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dovrebbero pertanto porsi l'art. 219 cod. proc. pen., nonché il primo comma dell'art. 220, per cui la

polizia giudiziaria, chiamata ad impedire che i reati vengano portati a conseguenze ulteriori ", é tenuta

in tal senso ad eseguire gli ordini del pretore.

Dal dispositivo dell'ordinanza che ha dato luogo al presente conflitto si desume con chiarezza, inoltre,

che l'atto stesso non si esaurisce - come invece vorrebbe la difesa del Pretore di Genova - nella

disapplicazione del decreto ministeriale 18 gennaio 1977, ai sensi dell'art. 5 dell'allegato E della legge

n. 2248 del 1865. Effettivamente, il Pretore non si é limitato a sostenere che la predetta autorizzazione

ministeriale alla pesca del novellame di sarda esorbitasse dalla previsione della legge n. 963 del 1965 e

fosse dunque illegittima: per poi decretare il sequestro di quel particolare genere di pescato,

relativamente al caso sottoposto al suo giudizio. Da un lato, all'atto in cui fu emessa l'ordinanza in

contestazione, al Pretore non era pervenuta la notizia di alcuno specifico reato: tali non essendo le "

segnalazioni di critica in ordine alla commercializzazione del prodotto in oggetto ", cui genericamente

accenna il rapporto informativo 17 febbraio 1977 del veterinario capo del Comune di Genova. D'altro

lato, é ancor più determinante la circostanza che, dopo aver negato la legittimità del d.m. 18 gennaio

1977, il Pretore disponga ben oltre l'ambito materiale e territoriale di applicazione del provvedimento

autorizzativo: non solo statuendo nel senso di rendere del tutto inoperante il provvedimento medesimo,

ma estendendo il suo divieto al novellame di qualunque specie marina (anziché al solo " bianchetto ") e

a tutti i compartimenti marittimi (anziché alle sole zone prese in considerazione dal Ministro per la

marina mercantile).

Da ciò discende che l'ordinanza impugnata non comporta la vanificazione, senza limiti di tempo, del

solo potere ministeriale di autorizzare la pesca del novellame di sarda; ma preclude - alla lettera -

l'esercizio dell'autorizzazione (espressamente prevista dall'art. 126 del d.P.R. n. 1639 del 1968) a

pescare, detenere, trasportare e commerciare lo stesso novellame di anguilla, come pure le

corrispondenti autorizzazioni relative al novellame allo stato vivo destinato agli allevamenti o ai

ripopolamenti " (di cui all'art. 125 del citato regolamento di esecuzione). Del resto, ciò non si verifica a

caso, dal momento che il Pretore fa implicitamente proprie le considerazioni conclusive del rapporto

del veterinario capo del Comune di Genova, per cui l'autorizzazione alla esclusiva pesca di novellame

di sarda " costituirebbe " una limitazione assurda ed in pratica inapplicabile "; e dunque non si limita a

vietare - a fronte dell'autorizzazione stessa - la pesca del solo bianchetto ", ma coinvolge nel divieto

ogni genere di novellame.

Né giova osservare che gli effetti realizzati dall'ordinanza del 25 febbraio 1977 sono stati -

verosimilmente - assai meno ampi del dispositivo di essa. Le usurpazioni o le menomazioni d'una

attribuzione rivendicata da altro potere dello Stato non dipendono, infatti, dalle sole conseguenze

concretamente prodotte dai comportamenti contestati, ma si misurano in vista dell'intrinseca entità delle

pretese che abbiano determinato le situazioni di conflitto.

5. - Ciò posto, il ricorso dev'essere accolto.

Giustamente, l'Avvocatura dello Stato osserva che il provvedimento pretorile in questione " appare

abnorme nel suo contenuto ", nonché " lesivo delle attribuzioni riservate in genere al potere esecutivo

ed in particolare al Ministro per la marina mercantile ". Nel primo senso, infatti, la Corte di cassazione

ha chiarito che l'attività impeditiva prevista dall'art. 219 cod. proc. pen. non comprende il potere di

emettere atti amministrativi riservati dalla legge ad altre autorità; ed ha poi precisato, di recente, che

nessun organo giurisdizionale può disporre un sequestro su tutto il territorio nazionale,

2 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 150 emessa dalla Corte Costituzionale nel 1981. La pronuncia stabilisce che a proporre il ricorso per conflitto di attribuzioni a nome del Governo deve essere il Presidente del Consiglio dei Ministri e non il singolo ministro.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

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