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Conferenza paesaggio Appunti scolastici Premium

La 1a Conferenza Nazionale per il Paesaggio, organizzata dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, è nata come momento di riflessione istituzionale del Paese su un bene, il paesaggio italiano, nel quale le componenti storiche, culturali e naturalistiche sono inscindibilmente legate al territorio e ai suoi processi di trasformazione, la cui salvaguardia necessita, oggi più... Vedi di più

Esame di Restauro del territorio docente Prof. E. Uccellini

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Fondazione Benetton Studi e Ricerche

Domenico Luciani *

Per una “Carta” dei paesaggi italiani

1. Esistono in Italia le condizioni per una svolta lia per conoscere, salvaguardare e valorizzare il pa-

strategica necessaria a rinnovare metodi, strumenti e trimonio di memoria e di natura costituito dai no-

norme della tutela dei paesaggi italiani e del governo stri paesaggi;

delle loro trasformazioni. d) promuovere idee e delineare sperimentazioni che

Questa svolta è resa possibile da una grande tradi- appaiano utili ad una svolta strategica, teorica e

zione di Enti, Istituti e Associazioni che, con le loro ini- pratica, fondata sul presupposto che tutela, salva-

ziative educative e culturali, con le loro battaglie d’idee guardia, valorizzazione e gestione sono aspetti in-

hanno contribuito alla diffusione di nuove sensibilità tegrati, reciprocamente indispensabili di un effetti-

verso la natura e verso la memoria. Questa tradizione è vo buongoverno delle trasformazioni dei paesaggi

stata affiancata, nell’ultimo quindicennio, dentro e fuo- italiani;

ri dall’università, da ipotesi di adeguamento e di speri- e) offrire agli operatori, agli specialisti, ai responsabi-

mentazione dell’attrezzatura conoscitiva, operativa e li, un’occasione di confronto e di informazione sul-

normativa per la salvaguardia e la valorizzazione dei le esperienze paesaggistiche, sulle scuole, sulle ri-

paesaggi in tutto il territorio nazionale. cerche, sulle iniziative editoriali e di comunicazione,

Studiosi, operatori, uomini di scienza e di legge, anche in rapporto con le altre esperienze europee.

hanno deciso di incontrarsi e confrontarsi in un forum

e di promuovere, in collaborazione tra loro, anche in vi- 3. Il forum è stato organizzato in sei sessioni te-

sta della Conferenza che il Governo intende organizza- matiche e una tavola rotonda conclusiva. Ogni sessione

re nel prossimo ottobre, una serie di iniziative scientifi- è stata aperta e chiusa da un coordinatore e, dopo le co-

che, editoriali ed espositive che contribuiscano a ripor- municazioni dei relatori, è stato dato spazio all’inter-

tare la questione dei paesaggi italiani al centro del di- vento dei partecipanti. Prima dell’inizio delle sessioni si

battito politico e culturale del Paese. è svolta un’apertura a cura di Gherardo Ortalli e Rossa-

na Bettinelli nella quale è stato ripercorso il lavoro pre-

2. Il forum ha cercato di raccogliere e confrontare paratorio e sono stati delineati gli obiettivi generali del

i molteplici esiti di questo lavoro per: forum.

a) offrire materiali e proposte sulle linee generali di La sessione Idee e parole-chiave per capire i pae-

una grande campagna di alfabetizzazione verso i saggi, coordinata da Eugenio Turri, con relazioni di Fran-

paesaggi e di una riforma delle norme legislative; cesco Corbetta, Ernesto Guidorizzi, Giuseppe Papagno,

riforma che, consolidando il principio invalicabile, Carlo Socco, Maria Chiara Zerbi, ha compiuto una ri-

fissato dalla Costituzione, della tutela del paesag- cognizione nell’ampio dibattito contemporaneo. È sta-

gio come compito della Repubblica, sappia utiliz- ta rilevata una persistente varietà di linguaggi e di si-

zare strumenti capaci di guidare il processo di mo- gnificati ed è stato individuato un nucleo centrale di ri-

dificazione al quale i paesaggi sono sottoposti; ferimenti, di aggiornamenti e di conquiste del “pensa-

b) migliorare l’intesa multidisciplinare sui concetti fon- re e agire” per i paesaggi, all’intersezione tra campi e di-

damentali attinenti alla sfera del territorio (ammi- scipline. È emersa l’esigenza comune a tutte le comunità

nistrazioni, catasti topografici, usi); alla sfera del- scientifiche e operative di articolare e distinguere il con-

l’ambiente (strutture idrogeologiche, ecosistemi cetto di territorio da quello di ambiente e da quello di

naturali); alla sfera del paesaggio (forme, identità, paesaggio. Tenuto conto che il concetto di paesaggio è

percezioni); – nella storia delle idee degli ultimi due secoli – un con-

c) fare il punto su quanto si pensa e quanto si fa in Ita- cetto polisemico, importante punto d’intesa tra varie di-

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scipline è apparso il legame tra l’idea di paesaggio e l’i- ta a un luogo in tempi lunghi e modi processuali). Di

dea di identità, fino ad aprire un’ipotesi di studio sul luo- conseguenza è apparsa urgente la formazione di figu-

go come individuo. Questo legame è necessario alle di- re professionali peculiari, i paesaggisti, capaci di coor-

verse comunità di studiosi e di operatori; è, più in ge- dinare la vasta tastiera di specialismi pertinenti nella

nerale, utile alla formazione di una adeguata sensibilità continuità tra conoscere e intervenire.

collettiva, di nuovi comportamenti individuali e di più si- È emersa la rivendicazione delle arti e delle scien-

cure consapevolezze e responsabilità sociali; è infine in- ze contemporanee a misurarsi con l’operatività e la pro-

dispensabile per conoscere e fissare i limiti di compati- gettualità nei paesaggi, potendo immaginare e realizzare

bilità e di sostenibilità delle trasformazioni, vale a dire per modificazioni qualitative coerenti con le loro identità,

definire il programma di governo delle trasformazioni. con committenze e concorsi così come avviene in altri

La sessione sulle Fonti e documenti per conoscere Paesi europei.

i paesaggi, coordinata da Lucio Gambi, con relazioni di Nella sessione dedicata alle Interpretazioni, imma-

Giovanni Banchini, Maurizio Bossi, Pierluigi Dall’Aglio, gini e parole per comunicare i paesaggi, coordinata da

Massimo Quaini, Gilmo Vianello, ha posto in luce la Fabrizio D’Amico, sono stati proiettati alcuni densi spez-

particolare stratificazione e ricchezza del patrimonio zoni televisivi raccolti da Nino Criscenti e commentati da

documentario, cartografico e iconografico conservato e acute riflessioni di Andrea Zanzotto con una testimo-

disponibile nel nostro Paese, così come i molteplici pro- nianza su un suo personalissimo itinerario nei luoghi.

blemi di indagini sui fondi, di riordino e di valorizzazio- La sessione sui Poteri e strumenti per salvaguarda-

ne dei depositi, di interpretazione critica delle informa- re e valorizzare i paesaggi, coordinata da Gianni Tami-

zioni contenute nei documenti, di continuità e di ag- no, con relazioni di Donatella Cavezzali, Sauro Turroni,

giornamento delle ricognizioni. Mario Zambrini ha compiuto un’ampia ricognizione sul

È emerso il pericolo di una deriva banalizzante del- coacervo di iniziative europee, nazionali, regionali e lo-

la cartografia tecnica contemporanea ed è stata pro- cali nel campo delle politiche agrarie (in vista della Agen-

posta l’ipotesi di un profondo rinnovamento delle car- da 2000), delle grandi operazioni infrastrutturali (in vi-

te dei paesaggi, con un uso intelligente delle nuove sta del passaggio dalla valutazione d’impatto ambientale

tecnologie. “a valle” alla valutazione strategica “a monte”) e delle

La centralità della geografia nell’ordinamento sco- principali tendenze insediative, in particolare nelle aree

lastico italiano è emersa come una delle basi per una di maggiore addensamento. Le questioni di salvaguar-

nuova campagna di alfabetizzazione sui paesaggi. dia e valorizzazione dei paesaggi appaiono oggi decisi-

Si è così delineata una proposta relativa al rinno- ve nella costruzione dell’Europa, delle diverse ipotesi

vamento della pubblicistica (atlanti, guide) e in genera- attuali e dei diversi ambiti geografici nei quali si va de-

le alla educazione e divulgazione della storia e della lineando questa costruzione. Si tratta di immaginare

geografia dei nostri paesaggi. una articolazione federalista dei poteri che, per quanto

La costituzione di centri archivistici e museali loca- attiene il nostro Paese, punti alla più precisa individua-

li che raccolgano fonti e documenti sulle trasformazio- zione dei compiti assegnabili da una parte alle autono-

ni territoriali, ambientali e paesaggistiche ha trovato un mie e dall’altra alle strutture centrali e/o di coordina-

primo momento di documentazione e di confronto. mento.

La sessione sui Metodi e sperimentazioni per ope- Nella sessione sulle Norme e istituzioni per gover-

rare nei paesaggi, coordinata da Domenico Luciani, con nare le trasformazioni dei paesaggi, coordinata da Giu-

relazioni di Umberto Bagnaresi, Mariapia Cunico, Ro- seppe Severini, con relazioni di Piergiorgio Ferri, Riccar-

berto Gambino, Francesco Lechi, Annalisa Maniglio Cal- do Fuzio, Antonio Mansi, il tema centrale è stato quel-

cagno, ha permesso un confronto diretto tra diverse me- lo della efficacia dell’intervento pubblico.

todologie operative, attitudini professionali e ipotesi Così, per quanto riguarda la distribuzione delle

formative. È emersa un’ampia diversificazione tra pro- competenze sull’asse Stato/Regione/Enti locali, anche

blemi e prospettive degli interventi nella città, in parti- con riguardo al principio di sussidiarietà e in ragione del-

colare nella “nuova città” (periferie, città diffusa) e, dal- la effettiva capacità di cura, va preso atto realistica-

l’altra parte, problemi e prospettive degli interventi nei mente dei fattori che definiscono, anche in concreto,

paesaggi dell’agricoltura e, in generale, nei grandi spa- una tale idoneità compiuta. Altrettanto, per ciò che

zi aperti non urbani. concerne le sanzioni sia penali che amministrative, oc-

La riflessione si è concentrata sull’esigenza di una corre recuperare la loro completa esecuzione, anche at-

radicale distinzione tra progetto architettonico (pas- traverso un coordinamento delle tipologie. In questo

saggio dal disegno alla realizzazione in tempi brevi e mo- quadro, alcune tendenze in atto sono state oggetto di

di definiti), piano urbanistico (previsione delle funzioni attenzione critica: dal riordino e accorpamento dei mi-

e degli usi del territorio), disegno/programma paesag- nisteri, alle varie forme semplificatrici e concentratrici

gistico (definizione delle cose da fare per dar forma e vi- dell’azione pubblica. 115

Si è infine sottolineata la diversità tra fine di con- saggio nell’ambito del fondamentale collegamen-

to col sistema dei beni culturali, nell’inscindibilità del

servazione e fine di sviluppo, rintracciando nel loro con- plesso organizzativo;

fronto esterno il risultato possibile. f) il governo delle trasformazioni dei paesaggi non

può prescindere dall’istituzione di una specifica fi-

4. A conclusione dei lavori del forum, si è svolta una gura di adeguato livello a cui affidarne il disegno.

tavola rotonda sul tema Paesaggi italiani, per il gover- Le conclusioni del forum possono essere sintetizzate

no delle trasformazioni, coordinata da Domenico Lu- nelle seguenti valutazioni generali.

ciani, con relazioni di Fabrizio D’Amico, Lucio Gambi, Il nostro Paese è un insieme di paesaggi diversi,

Costanza Pera, Giuseppe Severini, Gianni Tamino, Eu- ognuno dei quali racchiude e rappresenta fattori natu-

genio Turri. rali, stratificazioni storiche, insediamenti umani, in rela-

Rispettando le posizioni articolate emerse da un di- zione tra loro genetica e funzionale e in permanente tra-

battito di forte intensità e alto livello nell’arco dei quat- sformazione.

tro giorni, si è concordato su alcuni punti, che possono Ogni paesaggio presenta un proprio assetto di lun-

essere considerati ormai acquisiti e che devono co- ga durata, peculiari caratteri, forme identificabili e per-

munque essere posti alla base di ogni intervento nor- cettibili; tutto ciò contribuisce a definirne l’identità, i ca-

mativo. ratteri intangibili, le soglie insuperabili per la compati-

Premesso che il paesaggio non è più proponibile co- bilità delle modificazioni.

me “spazio vuoto” ma come sistema complesso, luogo I paesaggi costituiscono, nel loro insieme, un pa-

di emergenze, assetti e memorie fondamentali per l’i- trimonio fondativo della compagine nazionale e un va-

dentità di chi lo vive: lore comune incommensurabile, del quale tutti i cittadini

a) risulta non più accettabile la tradizionale identifi- sono singolarmente e collettivamente responsabili e

cazione/confusione tra paesaggio, ambiente e ter- provvisori custodi.

ritorio; La salvaguardia e la valorizzazione dei paesaggi è

b) è indispensabile procedere a una meditata redistri- perseguita dalla Repubblica, in tutte le sue articolazio-

buzione dei poteri che assegni a ciascun livello di ni centrali, regionali e locali, in accordo con le comunità

governo le responsabilità che è in grado di soste- insediate, con l’uso puntuale di sanzioni e di incentivi

nere effettivamente; che ricercano un equilibrio lungimirante tra conserva-

c) si afferma una volta per tutte l’assoluta inscindibi- zione e innovazione.

lità del patrimonio paesaggistico dal patrimonio

culturale;

d) si attende la formulazione di una legge quadro che NOTE

rilanci e riqualifichi la protezione del paesaggio se-

condo un disegno unitario e riorganizzi le fonda- * Materiali dal Forum: Paesaggi italiani, per il governo delle tra-

sformazioni organizzato dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche

mentali funzioni di tutela, gestione, valorizzazione; con la collaborazione del Touring Club Italiano e della sezione ve-

e) in una eventuale riorganizzazione dei ministeri si neta di Italia Nostra Castelfranco Veneto e Asolo, 26-27-28-29

chiede l’autonomia della struttura preposta al pae- maggio 1999

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Fondo per l’Ambiente Italiano (F.A.I.)

Documento in vista della Prima Conferenza Nazionale per il Paesaggio

È convinzione, più volta ribadita, del FAI – Fondo Non esiste un solo paesaggio

per l’Ambiente Italiano, che bene artistico e bene pae-

saggistico meritino il medesimo impegno di tutela in La storia della tutela, è un altro fatto, è passata dal

quanto sono entrambi preziosi beni culturali. Sono due singolo frammento all’insieme, dalle leggi del 1939 al-

concetti intimamente correlati poiché non si può pen- la cosiddetta “Legge Galasso” 431/85: non c’è adesso

sare di salvaguardare un monumento senza preoccuparsi una certa volontà di rimettere in discussione proprio

di ciò che gli sta intorno. l’insieme come oggetto di tutela?

L’unicità che contrassegna tanti paesaggi italiani Il paesaggio è l’insieme di diverse componenti - ar-

deve essere difesa dai molteplici attentati nascosti die- chitettura, agricoltura, urbanistica; non c’è un solo pae-

tro falsi progetti di sviluppo, individuando nel paesaggio saggio, ma tanti paesaggi e bisogna rifuggire dall’uni-

un sistema complesso e articolato di sedimentazioni cità ideologica.

storiche e memorie che ne determinano l’identità Il caos delle competenze pianificatorie

Aggiornare e rivedere le leggi di tutela Ecco perché è bene considerare sempre, contem-

Da qualche tempo si discute con crescente insi- poraneamente, tutto il quadro legislativo in quanto è dal

stenza sull’eventualità di una revisione delle leggi di tu- combinato-disposto di molte leggi a diverso livello (Sta-

tela: revisione che secondo alcuni dovrebbe consistere to, Regioni, Enti locali) e di vari periodi (dal 1939 alle re-

in un integrale rifacimento; secondo altri in un aggior- centissime leggi Bassanini) che deriva la situazione at-

namento delle leggi esistenti. tuale. Aggiornare o cambiare la 1089, la 1497 o la 431

È bene ricordare che alla base dell’attuale discus- non ha senso se contemporaneamente non si interviene

sione vi sono essenzialmente due motivi: a modificare coerentemente altre leggi nazionali e re-

1. L’avvenuta moltiplicazione dei soggetti preposti, in gionali, se non si determina con precisione il quadro del-

un modo o in un altro, alle varie forme di tutela. le competenze pianificatorie oggi distribuite tra regioni,

2. L’insoddisfazione e l’avversione di alcuni di tali sog- Stato e altri enti pubblici. E tantomeno si può ignorare il

getti verso altri. grande complesso legislativo della Comunità Europea.

I diversi parametri dell’azione di tutela Il fine comune è il benessere della società

Mentre il punto 1 è un dato di fatto obiettivo, il pun- Non si tratta solo di contemporaneità operativa di

to 2 deve essere oggetto di attento studio e sarebbe sba- leggi e di istituzioni, ma anche di contemporaneità di di-

gliato scegliere in base a simpatie o alleanze che hanno scipline e di campi d’intervento. È dalla convergenza che

origine in un quadro assai diverso da quello della tutela. deriva l’assetto generale sia a livello di “paesaggio” che

Inoltre occorre domandarsi se le leggi sulla tutela a livello di “territorio” o di altre categorie sia culturali che

costituiscono effettivamente un fatto unitario o se non economiche.

si debbano valutare con criteri diversi la tutela che pro- Il paesaggio, l’ambiente, il territorio, i beni culturali

viene dall’esistenza di specifiche presenze archeologiche e ambientali, la pianificazione, la politica agricola co-

o storiche e la tutela di ambienti complessi e di paesaggi. munitaria, il turismo devono essere concordemente di-

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sciplinati e devono coerentemente operare per l’unico denze sul territorio, nonché dell’inserimento di nuove

fine: il benessere della società e, in essa, degli individui. forme architettoniche nel paesaggio e del significato che

si intende dare alla parola “restauro” applicata al pae-

saggio: un concetto per ora vuoto al quale è necessa-

Per una “Carta del paesaggio” rio dare un preciso e rigoroso contenuto.

La tutela, infatti, ha come obiettivo il mantenimen-

Questo quadro complesso, ma unitario, può esse- to di valori (indipendentemente dai criteri con cui pos-

re definito redigendo una “Carta del paesaggio”: di- sono essere valutati), ma noi viviamo in un momento sto-

chiarazione dei fini da perseguire, a cui i singoli atti le- rico in cui tali valori hanno subito un tale degrado da non

gislativi e attuativi devono mirare e su cui si può verifi- potersi recuperare con giri di valzer semantici.

care la loro congruenza. E il recupero passa necessariamente anche attra-

Su tale carta – che dovrà essere, peraltro, un do- verso una progettazione coordinata con la progettazio-

cumento più puntuale rispetto agli enunciati contenuti ne del nuovo, la quale, però, non deve essere mitizza-

nel “Progetto di convenzione europea del paesaggio”, ta, né tantomeno considerata equivalente e confronta-

incluso nella “Raccomandazione 40/1998” approvata bile con i valori preesistenti.

dalla 5a Sessione del Consiglio d’Europa riunitosi a Stra-

sburgo il 26-28 maggio 1998 - devono basarsi il meto-

do e gli strumenti attraverso cui operano i vari ministe- La tutela non è un ostacolo per lo sviluppo

ri variamente interessati ai temi dell’ambiente e del pae-

saggio, le regioni e quant’altri. La contrapposizione di una politica della tutela a

una politica dello sviluppo, insieme al luogo comune -

troppe volte ripetuto - secondo cui la tutela si oppone

Il ruolo dell’educazione scolastica allo sviluppo e il degrado è il prezzo inevitabile - anche

se spiacevole - da pagare, non possono essere più ac-

A fianco della “Carta del paesaggio” deve essere cettati. Sono convinzioni che si basano su conti sbagliati,

messo in atto l’insegnamento del paesaggio e dei suoi sulla sopravvalutazione di immediati guadagni in alcu-

componenti: la natura, l’agricoltura (non soltanto sotto ni settori e, di contro, sulla sottovalutazione dei suc-

il profilo della coltivazione della terra, ma anche in quan- cessivi oneri e degli enormi danni che vengono scarica-

to fonte di un’alimentazione sana e corretta, di promo- ti su altri settori, più deboli e meno rappresentati, ma

zione turistica, di nuove opportunità occupazionali; sen- non per questo meno incidenti sulla qualità dell’am-

za ovviamente trascurare il ruolo esercitato dall’agricol- biente e sulla vita della società.

tura nella prevenzione di smottamenti e incendi), le pre-

senze storico-testimoniali, il patrimonio culturale e arti-

stico, a tutti i livelli scolastici (dalle materne all’università) Tre proposte per salvare il salvabile

e para-scolastici, coprendo la storica carenza dell’inse-

gnamento italiano verso ciò che non è mera specula- – Elaborare piani paesistici senza deroghe (causa pri-

zione intellettuale astratta. maria della vanificazione di ogni proposta)

– Unificare tra le regioni i criteri di tutela del pae-

saggio

Ampliare il valore del vincolo – Predisporre un’iter di verifica e approvazione dei

piani urbanistici in zona di tutela che preveda una

La Carta dei paesaggi deve anche affrontare, su- “Conferenza dei servizi” a cui partecipino i rap-

perando le incertezze riscontrabili nella normativa vi- presentanti della Soprintendenza, della Regione e

gente, l’argomento dell’ampliamento del vincolo dal dei Comuni di appartenenza. In tal modo si acce-

singolo monumento al suo contesto, dell’estensione lererà il processo di approvazione del piano in esa-

del valore del vincolo da semplice strumento di controllo me che sarà valutato al meglio sia sotto l’aspetto

a strumento d’intervento consapevole per le soprinten- della tutela sia dello sviluppo compatibile.

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Maurizio Galletti

Ufficio Centrale per i Beni Ambientali e Paesaggistici, Ministero per i Beni e le Attività Culturali

*

La tutela del paesaggio: azioni e procedure

Definizione di nuovi strumenti di controllo della grammazione urbanistica e/o di altri piani di settore e la

qualità degli interventi sul territorio, qualità del predisposizione dei relativi progetti, vanifica, anche se in

paesaggio, qualità dell’architettura e delle grandi perfetta coerenza con il dettato Costituzionale (art. 9), la-

infrastrutture a scala nazionale boriosi iter procedurali e progettuali, con conseguenti

maggiori costi che ricadono sulla collettività, se non anche

Il controllo della qualità del paesaggio tutelato può es- perdite di finanziamenti comunitari e rallentamenti di pro-

sere garantito, in taluni casi, dalla sua salvaguardia inte- cessi produttivi ed occupazionali di sicuro detrimento per

grale oppure da uno sviluppo compatibile sancito in sede l’economia del paese nel suo complesso

di programmazione generale degli interventi infrastruttu-

rali di rilevanza pubblica (fra i quali, oltre agli interventi edi-

lizi che discendono da piani urbanistici comprensoriali, vi Progettazione del recupero dell’edilizia storica e del

sono le grandi reti viarie autostradali, anche a carattere recupero del paesaggio

transeuropeo; le reti stradali statali; le linee ferroviarie ad

Alta Velocità; le reti di trasporto energetico quali elettro- Si rileva l’improcrastinabile necessità di varare una

dotti, gasdotti e metanodotti; le centrali di produzione di normativa tesa alla tutela ed al recupero delle città stori-

energia elettrica; le attività connesse con l’attività estrat- che e dei territori ad essi contermini (in particolare i pic-

tiva di idrocarburi e di gas naturale; la coltivazione di risorse coli, numerosi centri disabitati o in via di rapido abban-

geotermiche; l’attività estrattiva mineraria; le grandi ope- dono), integrata con la salvaguardia o, comunque, con lo

re di regimazione e di difesa idraulica quali dighe di rite- sviluppo sostenibile dei territori circostanti non ancora

nuta, dighe di laminazione e le casse di espansione; le ope- soggetti a radicali mutamenti. Tale iniziativa andrebbe

re infrastrutturali quali porti commerciali marittimi, aero- correlata con forme di incentivazione e/o defiscalizzazio-

porti, interporti; gli impianti per lo smaltimento di rifiuti tos- ne tali da compensare le eventuali penalizzazioni inflitte

sico - nocivi; gli impianti chimici integrati, ecc.), in modo allo jus aedificandi, perlopiù consentite dalle vigenti nor-

tale che i tracciati ed i siti prescelti sotto il profilo della com- me urbanistiche, e tali da orientare, in aree consimili, i sog-

patibilità urbanistica e della convenienza economica non getti privati e l’imprenditoria edilizia verso il recupero del-

confliggano con l’interesse paesaggistico tutelato, o con l’antico anziché in direzione della costruzione del nuovo.

altri interessi di tipo archeologico o monumentale. Tale va- E’ indispensabile che le norme che sostengono tali poli-

lutazione dovrebbe essere fatta ex ante in sede di con- tiche di settore siano ricomprese nell’ambito degli stru-

certazione generale, quale la Conferenza Stato – Regioni, menti di pianificazione territoriale paesaggistica. In pro-

con l’attiva partecipazione dell’Amministrazione dei Beni spettiva si potrebbe ottenere un ’indotto occupazionale

e delle Attività Culturali, e precedere altri momenti valu- non secondario attraverso la ripresa del settore edilizio, at-

tativi attualmente vigenti quali la V.I.A. (art. 6, DPR tualmente in crisi, con un’obiettivo in linea con l’azione

349/1986) e le Conferenze dei Servizi (DPR 383/1984; di tutela di questa Amministrazione. Per quanto attiene

art. 81 DPR 616/1977) che avvengono a fronte di una vo- nello specifico alla progettazione del recupero dell’edili-

lontà di scelta del sito e del progetto già espressa dal pro- zia storica sarebbe opportuno riesaminare ed, eventual-

ponente e, il più delle volte, già confrontata con gli Enti lo- mente, aggiornare le esperienze maturate anni addietro

cali, motivo per il quale, l’eventuale dissenso espresso da al riguardo (Recupero del centro storico di Bologna; Car-

questo ministero ai sensi dell’art. 82 del DPR 616/1977, a ta di Gubbio, ecc.) ed analizzare e tenere conto delle

valle del processo formativo delle intese delle Ammini- tendenze in atto in talune zone a vocazione turistica del

strazioni proponenti con gli Enti locali nell’ambito della pro- nostro territorio (recupero di complessi agricoli per agri-

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turismo; recupero di ville storiche e piccoli borghi per uti- Grandi appalti pubblici e ingegneria ambientale

lizzo alberghiero sulla scorta del successo ottenuto da ini-

ziative consimili in Francia – Chateaux Relais – ; in Gran E’ indispensabile che i progetti dei manufatti e

Bretagna ed in altri paesi europei). delle opere d’arte più rilevanti sotto il profilo della tra-

sformazione territoriale connessi con le grandi infra-

strutture sopracitate, qualora ammissibili sotto il profi-

Riqualificazione dell’industria edilizia, recupero lo della compatibilità paesaggistica, siano oggetto di ap-

delle tecniche storiche e lavoro qualificato positi concorsi di architettura e che nelle commissioni

di esame sia presente l’Amministrazione dei Beni e del-

Sarebbe opportuno a questo proposito promuove- le Attività Culturali, in linea con quanto espresso nel

re, in accordo con il Ministero del Lavoro, il Ministero D.L.vo n. 368/1998; in tale modo, stimolando con-

dell’Industria, il Ministero dei Lavori Pubblici e il Ministero fronti progettuali, anche di livello internazionale, si po-

dell’Ambiente e con le Associazioni di Categoria com- trebbero superare esiti che risultano attualmente rare-

petenti, iniziative volte a riattivare le scuole – cantiere fatti e conchiusi nelle corrette ma, talvolta, algide ela-

ove riqualificare mano d’opera del settore edilizio in borazioni delle società di ingegneria; incapaci, peraltro,

C.I.G. per utilizzarla attraverso canali preferenziali nei nella maggior parte dei casi, di produrre “segni” cul-

cantieri di recupero e di restauro. turalmente significativi. Difatti il mero ricorso alle tec-

In tale prospettiva sarebbe altresì indispensabile pro- niche di ingegneria ambientale e di bio ingegneria è

muovere iniziative legislative tese ad incentivare la ripre- condizione necessaria ma non sufficiente a garantire

sa di attività produttive tradizionali a supporto dell’attività una efficace qualità progettuale complessiva tale da

di recupero edilizio e di restauro quali ad esempio la ma- rendere accettabile una “diminutio” dell’integrità del si-

nifattura dei rivestimenti e dei materiali di copertura in to tutelato a fronte, invece, di un intellegibile prodot-

cotto; i materiali di rivestimento lapidei, ecc. Tali attività to dell’ingegno che risulti in simbiosi con l’ambiente su

andrebbero coordinate in sede regionale con la pianifi- cui incide e che trasforma.

cazione di settore relativa all’attività estrattiva (piano ca-

ve) in un possibile ciclo virtuoso che incida in modo mi-

rato nell’ambiente e minimizzi gli impatti che solitamen- Linee generali per una normativa che regoli la

te provocano nel paesaggio tali attività. E’ superfluo sot- cartellonistica, la pubblicità stradale, l’antennistica

tolineare come anche in questi casi, la presenza attiva del urbana ed extraurbana

Ministero per i Beni e le Attività Culturali nelle sedi pro-

grammatorie opportune renderebbe meno conflittuale Per quanto riguarda la cartellonistica e la pubblicità

l’azione di tutela, che interviene, come è noto a valle dei stradale si tratterebbe di ricondurre a qualità di segno –

processi di programmazione urbanistici e di settore. ove ciò è possibile e non in tutti i contesti di interesse

paesaggistico lo è – il contenitore nonché il contenuto,

selezionando in modo adeguato le immagini in relazio-

Tutela del paesaggio e nuove tecnologie ne al contesto, qualora esso sia antropizzato in parte o

Anche in questo caso, dalla promozione di accor- non lo sia affatto (in tal caso il divieto dovrebbe essere

di con il Ministero dell’Industria, dei Lavori Pubblici e del- assoluto). Sarebbe altresì opportuna l’introduzione di

l’Ambiente e con le Associazioni di Categoria compe- norme che prevedano l’irrogazione di sanzioni econo-

tenti, potrebbero scaturire degli indirizzi e degli stimoli micamente rilevanti nel caso, frequente, di abusi, con la

nei confronti dei produttori affinché si studino materia- possibilità per l’Ente preposto alla vigilanza ed al con-

li e rivestimenti che possano utilizzarsi, in modo econo- trollo (Comune) di procedere all’immediata rimozione

micamente vantaggioso, in tutti quegli episodi edilizi dell’oggetto.

(nuovo o recupero, con esclusione del restauro monu-

mentale) ove la mimesi è sufficiente a garantire la ne- Non si può prescindere, infine, dal coinvolgimen-

cessaria compatibilità con l’ambiente ed il paesaggio tu- to del mondo universitario e della ricerca scientifica

telato anziché ricorrere al materiale tradizionale. nel suo complesso, laddove esistano, già elaborati, stu-

Per quanto attiene agli elementi emergenti “estra- di e ricerche che andrebbero coordinati, veicolati e di-

nei” ai contesti tutelati quali tralicci elettrici, antenne a tra- retti nella risoluzione delle problematiche sopra enun-

liccio e paraboliche si potrebbe, anche in questo caso, at- ciate.

traverso la promozione delle Amministrazioni e delle Ca-

tegorie interessate, studiare tecnologie alternative e/o NOTE

elementi mimetici che ne consentano l’inserimento sen-

za arrecare turbativa, tenendo conto di eventuali espe- * Contributo ai lavori della Sessione 3: Paesaggi italiani e qualità del-

rienze già maturate al riguardo in altri paesi europei. la progettazione

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Roberto Gambino

Politecnico di Torino, Facoltà di Architettura

Premessa cezionali doti di fungibilità, adattabilità e resistenza nei

confronti dei processi trasformativi. Nonostante il de-

Il paesaggio, in quanto risorsa complessa che inte- grado, la risorsa paesistica offre tuttora straordinarie

ressa l’intero territorio nazionale, può svolgere un ruo- opportunità per sorreggere e qualificare lo sviluppo del

lo cruciale, finora largamente sottovalutato a livello po- Paese. È responsabilità nazionale, prima che regionale e

litico e culturale, per lo sviluppo sostenibile del Paese. Es- locale, coglierle con coerenti azioni di governo, che af-

so costituisce la più eloquente e visibile espressione di frontino i nodi strutturali del degrado ed aprano pro-

quella “unità nella varietà” che caratterizza in modo pe- spettive strategiche di rivalorizzazione. La salvaguardia

culiare l’Italia, permeandone non soltanto l’estrema di- e la valorizzazione della risorsa paesaggio, lungi dal po-

versificazione dell’immagine e delle forme fisiche, ma tersi rinchiudere negli angusti orizzonti della difesa pas-

anche l’articolazione storica delle culture e delle for- siva e puramente vincolistica, comportano un forte im-

mazioni sociali, dei sistemi economici locali, delle forme pegno politico e progettuale per azioni complesse di go-

organizzative e del tessuto produttivo. Il paesaggio inol- verno del territorio, basate sulla duplice consapevolez-

tre – in quanto espressione significativa del quadro di vi- za che le cose possono cambiare e che non si possono

ta delle popolazioni, secondo l’interpretazione racco- separare le cose dal loro divenire. In questa prospettiva

mandata dal Consiglio d’Europa – costituisce un nodo evolutiva, l’istanza conservativa deve inevitabilmente

di convergenza di pratiche sociali e di politiche pubbli- allearsi alle esigenze di autentica innovazione.

che diversificate, la cui coerente integrazione è condi-

zione imprescindibile per la sostenibilità dello sviluppo.

Il patrimonio paesistico italiano è stato esposto, so- Articolare le strategie di sviluppo in funzione

*

prattutto nella seconda metà del secolo, a devastanti pro- della diversità paesistica (ex punto b)

cessi di degrado, mutilazione e distruzione. Potenti spin-

te omologatrici, connesse all’industrializzazione della ba- Ragioni:

se economico-produttiva, alla modernizzazione degli ap- La diversità paesistica, latamente intesa (in accordo

parati infrastrutturali e, più recentemente, alla globaliz- con la Convenzione del paesaggio proposta dal Consi-

zazione delle dinamiche economiche e sociali, hanno glio d’Europa, 1998) è una risorsa importante sotto mol-

offuscato o cancellato specificità e differenze essenziali, ti profili: soprattutto ecologico (in quanto più che in al-

alterato o reso irriconoscibili molti paesaggi originari, tri paesi essa è fortemente e storicamente connessa al-

smantellato unitarietà e solidarietà lentamente costruitesi la biodiversità e quindi alla resilienza dei sistemi am-

nel corso dei secoli. Tali spinte si sono incrociate con im- bientali nei confronti delle perturbazioni indotte dai pro-

pulsi di crescita impetuosi, alternati a processi di più o cessi di trasformazione); economico (in quanto riflette e

meno rapido declino, che hanno diversificato i percorsi rafforza la differenziazione degli ambienti insediativi e dei

di sviluppo all’interno dei diversi quadri ambientali, pro- milieux che propiziano lo sviluppo locale, ed in partico-

ducendo nuove differenze e ponendo le basi di nuovi lare arricchisce e diversifica l’offerta turistica e l’appeal nei

“ambienti insediativi”, nei quali stentano a prender for- confronti di operatori, visitatori e consumatori esterni);

ma nuove coerenti configurazioni paesistiche. e sociale (in quanto esprime e rende riconoscibili le iden-

Tuttavia la complessa stratificazione dei depositi tità socio-territoriali e le culture locali). Ma la diversità

culturali e la stessa conseguente diversificazione ecosi- paesistica non può essere salvaguardata se non salva-

stemica conferiscono al patrimonio paesistico italiano ec- 121

delle acque, la realizzazione recentemente avviata del-

guardando le differenze e le specificità dei contesti ter- la rete ecologica nazionale, le politiche dei parchi e del-

ritoriali, e quindi articolando opportunamente le strate- le aree protette, le politiche per l’agricoltura sostenibi-

gie di sviluppo. In questo senso è necessario tornare a fa- le e quelle per il turismo sostenibile.

re i conti col territorio o, in altri termini, “territorializza-

re” adeguatamente le politiche del paesaggio. Azioni:

1) individuare sedi e modalità di confronto e integra-

Azioni: zione tra le politiche ambientali e le politiche di ge-

1) riconoscere la diversità paesistica come aspetto es- stione del paesaggio, in particolare nella program-

senziale del quadro di riferimento conoscitivo, va- mazione dei fondi strutturali;

lutativo e interpretativo su cui fondare le politiche 2) integrare pienamente la considerazione del pae-

di sviluppo sostenibile del Paese: a cominciare dal- saggio nella pianificazione dei parchi e delle aree

la Carta della Natura prevista dalla L.394/1991, at- protette:

tualmente in corso di elaborazione da parte dei – attribuendo alla pianificazione e gestione dei

Servizi tecnici nazionali, che dovrà quindi incorpo- territori interessati dai parchi e dalle aree pro-

rare la piena considerazione del patrimonio paesi- tette (che coprono, considerando le aree con-

stico in tutti i suoi aspetti naturali e culturali; tigue cointeressate, quasi un quarto del terri-

2) definire a livello nazionale strategie di sviluppo so- torio nazionale) un ruolo fondamentale di spe-

stenibile che valorizzino la risorsa paesaggio e le sue rimentazione per le politiche di gestione del

diversificate declinazioni locali e che evitino o con- paesaggio;

tengano gli impatti negativi sui paesaggi determinati – riconoscendo nel paesaggio, latamente inteso,

dalle tendenze trasformative in atto: a tal fine rive- una fondamentale chiave interpretativa del

ste importanza decisiva l’identificazione, non più patrimonio di valori naturali-culturali che fa

procrastinabile, delle “linee fondamentali dell’asset- capo ai parchi (non a caso internazionalmen-

to del territorio con riferimento ai valori naturali ed te classificati, per la maggior parte, come

ambientali” previste dalla L.394/1991 e rilanciate “paesaggi protetti”), e quindi delle prospetti-

con ruolo e contenuti assai ampliati dal Dlgs ve di valorizzazione;

112/1998. La definizione delle “linee” deve infatti – coordinando le politiche di gestione dei parchi

costituire la prima e fondamentale sede di confron- con le politiche di tutela e valorizzazione pae-

to e valutazione integrata delle scelte di tutela e di sistica dei rispettivi contesti territoriali;

sviluppo da cui dipendono le sorti del paesaggio ita- 3) coordinare le politiche di gestione del paesaggio

liano, e nella quale inoltre si precisa il contributo con quelle di difesa del suolo, in particolare:

specifico dell’Italia alla costruzione, tuttora in corso, – introducendo la considerazione dei valori pae-

dello Schema di sviluppo dello spazio europeo. sistici nell’elaborazione dei Piani di Bacino pre-

visti dalla L.183/1989;

– individuando i principali nessi critici che pos-

Raccordare la tutela del paesaggio sono determinarsi tra istanze di valorizzazione

*

e le politiche ambientali (ex punto d) paesistica ed esigenze di difesa e sicurezza,

come tipicamente nel caso delle fasce fluviali,

Ragioni: interessate sia dai Piani stralcio delle Autorità

La convergenza delle politiche concernenti am- di bacino, sia dalle misure di salvaguardia pre-

biente e paesaggio risponde ad esigenze ormai larga- viste dalla L.431/1985;

mente avvertite a livello europeo, come dimostra da un 4) ripensare radicalmente le politiche d’emergenza e

lato l’accoppiamento degli obiettivi della biodiversità e d’intervento urgente legate alle cosiddette cala-

della diversità paesistica nelle recenti direttive dell’U- mità naturali, in termini tali da ridurre i rischi di de-

nione Europea, dall’altro la concezione integrata del vastazione paesistica conseguenti alla casualità, al-

paesaggio proposta dal Consiglio d’Europa nel 1998 la settorialità, alla disorganicità ed alla scarsa lun-

con il progetto di Convenzione del paesaggio. Ragioni gimiranza degli interventi stessi.

più specifiche si avvertono in Italia a causa sia degli

stretti legami storicamente determinatisi tra la diversifi-

cazione economica-sociale-culturale che si riflette nei NOTE

paesaggi e la diversificazione biologica, sia del grande

impatto paesistico di molte politiche ambientali; tra * Il testo fa riferimento al Documento preparatorio della Sessione te-

queste, in particolare, la difesa del suolo e la gestione matica 2 “Paesaggio e sviluppo sostenibile”

* * *

122

Paesaggio e sviluppo sostenibile del territorio

Non è certo casuale che la Prima Conferenza Na- tito di frenare efficacemente i processi di degrado e di

zionale per il Paesaggio cada nel momento in cui, da più avviare una coerente ed adeguata valorizzazione della

parti e per le ragioni e nei modi più diversi, si avverte l’e- risorsa paesaggio nell’interesse del Paese. Tre grandi

sigenza di innovazioni importanti nel governo del terri- svolte strategiche sembrano profilarsi, alle quali tutte o

torio. Il faticoso avvio delle riforme istituzionali (destinato gran parte delle altre innovazioni auspicate potrebbero

a modificare significativamente il ruolo rispettivo dei di- ricondursi; esse concernono:

versi attori istituzionali, in nome del principio di sussi- – il senso del paesaggio,

diarietà, e a spostare sempre più l’attenzione dai pro- – il senso dell’azione di tutela,

blemi di government a quelli di governance), il dibatti- – la centralità del territorio.

to parlamentare sulle riforme “urbanistiche”, i tentati-

vi avviati per rinsaldare i rapporti tra politiche ambien-

tali e politiche territoriali, i lavori in corso per la forma- 1. La prima svolta strategica concerne il senso

zione della Carta della natura (base della definizione, del paesaggio

non più procrastinabile, delle “linee fondamentali d’as-

setto del territorio nazionale” già previste dal DPR Il ruolo che al paesaggio deve essere attribuito nel-

616/1977) e quelli che concorrono alla definizione del- le politiche nazionali e locali, il significato che la sua tu-

lo “Schema di sviluppo dello spazio europeo” e delle tela innovativa può assumere nelle strategie di sviluppo

nuove politiche europee per gli spazi rurali e per le reti del Paese e delle sue diverse aree territoriali. Intendersi

infrastrutturali, il rilancio stesso, in chiave più spiccata- su ciò (che è cosa diversa dalla disperata impresa di de-

mente “territorialista”, della programmazione dei fon- finire una volta per tutte una nozione così invincibil-

di strutturali, delineano nel loro insieme un quadro – mente polisemica e complessa come quella di paesag-

estremamente fluido ed aperto – di profondo e generale gio) è necessario anche soltanto per riscontrare positi-

ripensamento delle pratiche e delle politiche fin qui se- vamente le raccomandazioni che il Consiglio d’Europa

guite per il governo del territorio. Tale ripensamento è ha affidato al progetto di Convenzione del paesaggio

stato a sua volta sollecitato da grandi mutamenti negli approvato nel 1998. Quando il Consiglio d’Europa invi-

scenari urbani e territoriali, che hanno registrato da un ta a considerare il paesaggio come “un aspetto essen-

lato l’esplosione della crisi ambientale, dall’altro e con- ziale del quadro di vita delle popolazioni, che concorre

giuntamente l’emergere di inedite spinte alla diffusione all’elaborazione delle culture locali e che rappresenta

degli insediamenti e delle infrastrutture, tali da cancel- una componente fondamentale del patrimonio culturale

lare i confini della città e da trasferire nel paesaggio ex- e naturale dell’Europa”, non meno che una fonda-

traurbano il teatro principale del cambiamento. È in mentale “risorsa economica”, o quando ricorda che

questo quadro – indubbiamente diverso da quello del tutto il territorio europeo (”paesaggi rimarchevoli “ e

1985 in cui (accanto alla discussa legge sul condono) si “paesaggi ordinari”) ha valenza paesistica, la risposta

inserì la riforma della L.431 – che non può non collocarsi appropriata non può consistere nella semplice aggiun-

la discussione attuale sulle nuove politiche del paesag- ta di una direzione generale di un Ministero o di nuove

gio praticabili in Italia. È in questo quadro che prende voci dell’agenda politica, ma va ricercata in un ripensa-

evidenza la rilevanza politica, economica, sociale e cul- mento profondo di tutte le politiche che incidono, di-

turale della “questione paesistica”. Lungi dal potersi ri- rettamente o indirettamente, sull’evoluzione, positiva o

durre ad un mero problema di razionalizzazione tecni- negativa, del patrimonio paesistico. Ed è questo, in Ita-

co-amministrativa dell’azione di tutela, tale questione in- lia, un compito estremamente impegnativo, che non sol-

veste il nodo dei rapporti tra società e territorio, del tanto batte in breccia ogni tentativo di rinchiudere la

modo in cui essi si danno oggi nel nostro Paese e del considerazione del paesaggio in singoli paradigmi scien-

modo in cui è possibile ridisegnarli. tifici e culturali (come quelli estetico-semiologici o quel-

Nelle parole che il Ministro Melandri aveva rivolto li ecologici o quelli storicisti) ma che soprattutto pone in

alla Commissione Scientifica incaricata di preparare la evidenza una indeclinabile responsabilità dello stato na-

Conferenza, nella seduta d’insediamento, si era in effetti zionale, che attraversa tutte le sue articolazioni e tutte

colta l’intenzione di imprimere una svolta alle politiche le consolidate competenze ministeriali. Alcune implica-

per il paesaggio finora sviluppate nel nostro Paese. Una zioni meritano di essere segnalate.

svolta coerente con le radicali innovazioni provvida- Anzitutto il riconoscimento del valore economico

mente introdotte con la L.431/1985, ma tuttavia estre- della risorsa paesaggio sposta l’attenzione dai problemi

mamente impegnativa a fronte del quadro complessivo di semplice protezione a quelli più complessi della ge-

di pratiche e di politiche che non hanno finora consen- stione, ponendo in discussione un ampio ventaglio di

123

politiche più o meno direttamente interessate all’uso e od ecologici delle sue singole parti, comprese quel-

alla valorizzazione di tale risorsa, come quelle turistiche le degradate o trascurate come tipicamente le pe-

o quelle agricole. Tale riconoscimento può essere infat- riferie urbane e metropolitane, un significato ed un

ti utilmente accostato a quello che segnalò, all’inizio de- interesse culturale e quindi un’esigenza di forme più

gli anni ‘70, il ruolo economico dei centri storici e del pa- o meno articolate di tutela e d’intervento (l’atten-

trimonio edilizio esistente, aprendo la strada ad una più zione per i valori diffusi ed ordinari, visibili o laten-

matura considerazione, da parte di un ampio schiera- ti, prende quindi il posto di quella tradizionalmen-

mento di forze politiche, sociali e culturali, delle politiche te riservata ai monumenti, alle “bellezze naturali”,

urbane e per la casa. Nell’attuale contesto, la conside- alle aree di particolare valore).

razione delle dimensioni economiche della questione

paesistica dovrebbe consentire, ad esempio, di contra- Andando oltre, si potrebbe osservare come il nuo-

stare più efficacemente gli effetti devastanti della “mo- vo “senso del paesaggio” rimetta in discussione lo stes-

dernizzazione” agricola (come l’omologazione-semplifi- so concetto di bene culturale, che, soprattutto sulla scia

cazione, la scomparsa dei “paesaggi di piccola scala”, l’e- della definizione operatane dalla Commissione France-

rosione dell’agricoltura periurbana o la marginalizzazio- schini, ha svolto un ruolo di primo piano nell’orientare nel

ne delle attività tradizionali del pascolo); o di cogliere le nostro Paese l’azione di tutela. Alla luce del dibattito po-

rilevanti ricadute occupazionali che potrebbero derivare litico-culturale degli ultimi decenni, sembra in effetti dif-

da un organico rilancio delle attività di “manutenzione” ficile negare i limiti di un concetto che induce necessa-

paesistica, dentro e fuori delle aree protette; o di valu- riamente a concentrare l’attenzione sui singoli oggetti di

tare i costi che la conservazione del paesaggio, come la tutela, in qualche modo enucleandoli dal contesto e

sua devastazione, comporta. consentendone l’assimilazione ai beni “posizionali” fre-

Va poi sottolineato il significato complesso che sta quentati dagli economisti. Il dibattito sui centri storici o

assumendo, in Italia, il definitivo superamento delle con- sui parchi naturali (che per entrambe le categorie ha

cezioni riduttive, prevalentemente “visibilistiche”, che messo in evidenza i rischi della separatezza e la straor-

impregnavano la tutela paesistica prima della L.431. dinaria ricchezza e rilevanza dei rapporti col contesto) o

L’abbandono di tali concezioni, con l’appoggio insosti- il definitivo superamento dell’idea romantica dei “bei

tuibile dell’”ecologia del paesaggio”, concorre certa- paesaggi” tendono a spostare l’attenzione dal concetto

mente a strappare l’azione di tutela dall’insostenibile di- dei beni culturali a quello, assai più complesso e com-

screzionalità delle valutazioni estetiche soggettive e dal- prensivo, di patrimonio culturale. Concetto, quest’ultimo,

la “schiuma edonistica” che spesso le pervade, e lancia che implica la considerazione dei processi di “patrimo-

un solido ponte di congiunzione con le azioni di tutela, nializzazione” con cui si stabiliscono relazioni comples-

scientificamente fondate, dell’ambiente fisico, delle ri- se di appartenenza, identificazione ed autorappresenta-

sorse primarie, dei processi biologici fondamentali (ba- zione tra i luoghi di deposito dell’eredità materiale e

sti pensare alle connessioni tra la biodiversità e la diver- memoriale e le culture locali storicamente e spazial-

sità paesistica). Ma tale abbandono non comporta cer- mente determinate. Concetto, ancora, che evoca l’inte-

tamente (come il dibattito degli ultimi anni ha ben di- razione processuale tra oggetti e componenti diversifi-

mostrato) la perdita d’interesse per quei valori estetici e cate, il loro far sistema (e non semplici inerti “giacimen-

semiologici, storici e culturali del paesaggio che sem- ti” di risorse disarticolate). Al centro dell’attenzione si si-

brano anzi caratterizzarne la straordinaria attualità. Par- tuano così i processi anzichè i prodotti, mentre il conte-

ticolare rilievo assume (anche in riferimento alla Con- sto, da sfondo passivo e indifferente – come ancora

venzione europea), il passaggio dal riconoscimento di sin- troppo spesso viene considerato nelle misure di tutela o

goli paesaggi culturali, meritevoli di specifica tutela, al ri- negli interventi di restauro – diventa il legante necessa-

conoscimento del valore culturale dei paesaggi, soprat- rio dei singoli eventi culturali, stretto ad essi in una pro-

tutto nel senso: spettiva intrinsecamente co-evolutiva. Mediazione sim-

a) che si riconosce così che il paesaggio ha sempre – bolica tra società e territorio, il patrimonio organizza e

anche quando i suoi connotati naturali sembrano qualifica il paesaggio, legando dinamicamente la co-

esenti da ogni contaminazione antropica, come nei scienza storica alle attese, ai progetti e ai “disegni terri-

paesaggi “della scoperta” – un imprescindibile si- toriali” (come li chiamava Emilio Sereni) della società

gnificato culturale, legato ai contenuti ed alle mo- contemporanea.

dalità dell’esperienza paesistica, ai legami inscindi-

bili tra ecosfera e semiosfera, alle motivazioni e ai

condizionamenti degli stessi “sguardi” che vi si 2. La seconda svolta strategica concerne il

orientano; senso dell’azione di tutela

b) che si conferisce in tal modo all’intero territorio, in-

dipendentemente dall’eccellenza dei valori estetici Il significato concreto che può essere assegnato al-

124

la “conservazione” dei valori paesistici quando questi va- riguardare “paesaggi già costruiti”, vale a dire model-

lori non sono più confinabili in poche circoscritte aree lati o anche soltanto caricati di significato dalle società

protette o nelle “bellezze naturali”, ma investono dif- umane. Ed è questa la ragione più profonda per cui non

fusamente e pervasivamente l’intero territorio, quando ci può essere tutela senza progetto.

essi si trovano coinvolti in dinamiche evolutive ed in Questo passo decisivo – dalla gestione dei vincoli al

processi di transizione che introducono brusche ed ine- progetto di gestione delle risorse, dalla tutela passiva al-

vitabili discontinuità con le lente sedimentazioni del la conservazione innovativa – ha anche implicazioni im-

passato e che pongono di fronte a scelte concrete; portanti per la professionalità e la formazione degli ope-

quando, in sostanza, il semplice “riconoscimento” dei ratori o per le configurazioni tecniche e giuridiche del-

valori in atto deve cedere il passo al progetto. In linea di le misure di tutela. Ma, se è vero che “non c’è paesag-

principio, la necessità di spostare l’azione di tutela dal- gio senza progetto”, è anche vero che il progetto del

la gestione di vincoli “ciechi e muti” al “progetto d’in- paesaggio non è un affare privato degli architetti, dei

novazione conservativa” non sembra incontrare oppo- paesaggisti e degli operatori istituzionali. Non si può an-

sizioni; anche per l’evidente insufficienza dei vincoli me- zi celare il rischio che alle derive burocratiche della ge-

ramente “procedurali” derivanti dalla L.1497 e dalla stione dei vincoli si contrappongano le derive corpora-

L.431 (spesso tutto si riduce ad “un bollo in più”) e per tive di una progettualità totalmente autoreferente, pri-

le distorsioni connesse all’incontrollabile discrezionalità va di rapporti con le storie, le dinamiche e le creatività

della loro applicazione, in carenza dei piani previsti. Tut- di coloro che vivono ed operano nelle realtà locali. Al

tavia il passaggio “dai vincoli al progetto” appare in co- contrario, ridar senso al paesaggio, riprendere creativa-

sì clamoroso contrasto con le pratiche correnti che me- mente quei “discorsi paesistici” che i processi di degra-

rita sottolinearne alcune implicazioni. do hanno spesso traumaticamente interrotto, è una

Esso comporta, evidentemente, un ripensamento grande impresa collettiva, una sfida che impegna inte-

radicale del concetto stesso di conservazione, in dupli- rattivamente l’intera società e che costringe a rivedere

ce direzione. Prima di tutto nel prendere atto di quella il ruolo e le responsabilità rispettive delle diverse istitu-

straordinaria dilatazione spazio-temporale del “principio zioni, delle comunità e degli attori locali e dei diversi por-

di conservazione” che ha trovato pieno riconoscimen- tatori d’interessi.

to nella Carta di Gubbio riproposta dall’Associazione Na-

zionale Centri Storico Artistici nel 1990: dal monumen-

to alla città storica al territorio storico globalmente in- 3. Una terza svolta strategica concerne

teso; ma anche, dalle emergenze naturali alle bioregio- la centralità del territorio

ni, al territorio intero come struttura vivente; ed anco-

ra, dai beni arbitrariamente fissati in uno specifico mo- Nella questione paesistica i processi di trasforma-

mento storico ai paesaggi e al territorio come palinse- zione degli usi del suolo, gli sviluppi insediativi ed in-

sti in continua evoluzione, senza discriminanti cronolo- frastrutturali e le politiche urbanistiche e territoriali svol-

gici. Ma a questa dilatazione del campo d’attenzione si gono (nel bene e nel male) un ruolo decisivo nelle di-

è accompagnata – e non avrebbe potuto non accom- namiche del paesaggio. Non si salva il paesaggio se

pagnarsi – una modificazione profonda del significato non si salva il Paese; e non si salva il Paese se non si tor-

stesso della conservazione. Se alla fine degli anni ‘60, na a fare seriamente i conti col territorio. Questa affer-

agli albori della “svolta ambientalista”, l’istanza con- mazione non va fraintesa: riconoscere che il paesaggio

servativa era vista soprattutto come vincolo e limitazio- “nasce entro e dal territorio” (Gambi) o che la tutela del

ne alle attese di sviluppo (i “limiti dello sviluppo” del paesaggio deve essenzialmente basarsi sul governo del

MIT), essa tende ormai sempre più spesso a coniugarsi territorio non implica l’identificazione dei due concetti.

con quelle, nel grande abbraccio dello “sviluppo soste- Il concetto, o meglio la “nozione sociale” di paesaggio

nibile”. Le evidenze empiriche ci ricordano sempre più evoca infatti valori – come quelli semiotici, od estetici,

spesso che non c’è autentica conservazione senza in- o mitologici – che non si manifestano direttamente nel-

novazione (è così in natura – non si possono “separare l’assetto del territorio; l’esperienza paesistica implica

le cose dal loro divenire”- ma è così anche nel campo ar- inoltre una dimensione “soggettiva” ben diversa dalla

tistico e culturale: non c’è restauro che possa limitarsi a soggettività inerente la produzione e l’abitazione del

fermare l’azione del tempo, che non ridia senso nuovo territorio. Non va dimenticato che il paradigma paesi-

all’opera restaurata). Ma anche, simmetricamente, non stico ha mostrato la sua fertilità proprio nell’oltrepassa-

c’è più spazio per azioni innovative che prescindano re i contributi pur decisivi del paradigma “scientifico” e

dall’esistente e dal suo carico di memorie, che ignorino nel misurarsi coi processi d’identificazione ed auto-rap-

la complessa tensione delle istanze conservative. È la presentazione che coinvolgono le comunità locali e la lo-

conservazione, oggi, il vero luogo dell’innovazione, nel- ro capacità di “far significare le cose” (Barthes). Ma è nel

la misura in cui ogni innovazione paesistica non può che territorio che i problemi di difesa del suolo, di riequilibrio

125

e stabilizzazione ecologica, di salvaguardia della qualità Non si può sottovalutare il fatto che questo coor-

ambientale, d’innovazione dell’agricoltura e dei pro- dinamento “trasversale” interferisce pesantemente nel-

cessi produttivi, di riorganizzazione degli assetti inse- le competenze attribuite ai diversi settori dell’ammini-

diativi e di modernizzazione delle reti infrastrutturali si strazione centrale. Un’adeguata e preventiva conside-

incrociano, ripercuotendosi sul paesaggio. Ed è quindi razione dei valori paesistici non può evitare di incidere,

prima di tutto nel governo del territorio che va trovata ad esempio, sulle scelte di fondo che orientano le poli-

la chiave per rispondere positivamente alla domanda di tiche infrastrutturali (autostrade e ferrovie veloci, elet-

paesaggio e per non distruggere o sprecare questa ri- trodotti ed impianti di produzione energetica, opere di

sorsa fondamentale del Paese. In altri termini la con- difesa del suolo e di sistemazione idraulica, ecc.) oltre

servazione e l’arricchimento dei valori paesistici fanno che, ovviamente, sulle modalità attuative delle politiche

parte integrante dello sviluppo sostenibile del territorio. stesse. Ancor più direttamente, la considerazione pae-

È da questa constatazione che occorre partire per ri- sistica è destinata ad interferire con le politiche am-

prendere il cammino avviato con la L.431/1985, evitan- bientali, soprattutto quelle volte alla realizzazione di

do ogni ingiustificata settorializzazione e ridefinendo una infrastruttura ecologica nazionale (inserita nella re-

le responsabilità che il governo del territorio a tutti i li- te ecologica europea cui l’Italia è tenuta a concorrere).

velli deve finalmente e con piena consapevolezza assu- Questa si fonda infatti principalmente sulla realizzazio-

mersi nei confronti del paesaggio. ne della rete ecologica nazionale, che deve incorporare

A livello centrale, ciò ribadisce la necessità di quel- e interconnettere il sistema nazionale dei parchi e delle

la funzione “d’indirizzo e coordinamento”, ripetuta- aree protette, interessando le fasce fluviali e gli ambiti

mente affermata sul piano legislativo ma finora troppo territoriali di maggior interesse naturalistico. Il sistema

scarsamente esercitata, in particolare per ciò che con- delle aree protette ha conosciuto negli ultimi vent’anni

cerne: una crescita spettacolare, per cui si può stimare che

a) la definizione degli obiettivi e delle regole, cui de- una quota prossima al 25% del territorio nazionale sia

ve ispirarsi l’azione di tutela e riqualificazione pae- coperto o influenzato direttamente dai piani e dalle al-

sistica a tutti i livelli e in tutti i settori d’intervento; tre misure di protezione concernenti i parchi e le aree

b) la definizione delle Linee fondamentali d’assetto del protette, il che conferisce ovviamente un ruolo strategico

territorio nazionale (previste dalla L.394/1991 e ri- alle politiche ivi praticabili nei confronti dei problemi

lanciate con ruolo e contenuti assai ampliati dal complessivi del paesaggio (tanto più che per la maggior

Dlgs 112/1998), in rapporto da un lato con la Car- parte le aree protette italiane risultano classificate in-

ta della Natura in corso di elaborazione (che non ternazionalmente come “paesaggi protetti” e non po-

può limitarsi a considerare il paesaggio soltanto che figurano o figureranno prossimamente come pae-

sotto il profilo ecologico, in pieno contrasto con saggi culturali nella lista Unesco del patrimonio mon-

quella visione olistica, ricomprensiva di aspetti na- diale); simmetricamente, va notato che la tutela paesi-

turali e culturali, che è stata recepita nella Con- stica, all’interno e all’esterno delle aree protette, si sta

venzione europea) e, dall’altro, con lo Schema di configurando come una strategia fondamentale per as-

sviluppo dello spazio europeo, nel quale la specifi- sicurare a tali aree un’efficace protezione, secondo le

cità paesistica dell’Italia deve trovare la giusta con- esperienze più aggiornate; per cui parrebbe davvero

siderazione; difficile e insensato proporre politiche del paesaggio

c) il coordinamento delle politiche a vario titolo inci- che prescindessero dalle politiche dei parchi e delle aree

denti sull’assetto, l’evoluzione e la fruizione del protette, e viceversa.

paesaggio (gestione dei rischi, difesa e sistemazio- Questi pochi cenni bastano ad intendere come il

ne del suolo, agricoltura e territori rurali, maglie in- tentativo di fecondare con “un’adeguata considerazio-

frastrutturali e reti urbane, reti ecologiche e spazi ne dei valori paesistici-ambientali” (come vuole la L.431)

naturali, ecc.); le diverse politiche che li possono investire, richieda la

d) la programmazione delle azioni economiche per ricerca di ricomposizioni ed unità d’intenti che non pos-

lo sviluppo sostenibile dei principali sistemi territo- sono certo fondarsi su improbabili riaccorpamenti degli

riali (arco alpino, Appennino, isole e sistemi costie- ambiti di competenza ma comportano piuttosto un

ri), anche ai sensi della L.426/98, sulla base di ac- energico riorientamento verso l’esercizio cooperativo

cordi interministeriali, con le Regioni e gli altri sog- del potere. Ciò riguarda non soltanto le relazioni “oriz-

getti pubblici e privati; zontali” tra i diversi settori di governo – come tipica-

e) la promozione della conoscenza, il coordinamento mente tra il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali

e lo sviluppo dei sistemi informativi e dei sistemi di e quello dell’Ambiente e del Territorio – ma anche le re-

monitoraggio, atti a supportare ed orientare l’a- lazioni “verticali” tra i diversi livelli, interessate da quel

zione di tutela a tutti i livelli, oltre che le attività del- potente “rimescolamento dal basso” che le riforme

le Soprintendenze. hanno finora solo parzialmente riscontrato. La defini-

126

zione di indirizzi ed opzioni di fondo a livello centrale ni urbanistici-territoriali che si può tentare di imprigio-

non è affatto in contrasto con l’orientamento alla mas- nare la complessità trans-scalare e polisemica del pae-

sima responsabilizzazione delle Regioni e degli Enti lo- saggio, la sua insopprimibile e dinamica diversità. La

cali nell’azione di tutela, che al contrario concorre a diversificazione degli strumenti ed il pluralismo dei sog-

rafforzare, nella misura in cui offre loro un quadro co- getti di governo riflettono, in larga misura, l’evoluzione

noscitivo e programmatico di riferimento. È in tale qua- dei processi decisionali che caratterizza la società con-

dro che le Regioni possono adempiere ai compiti loro at- temporanea e la complessificazione inarrestabile dei

tribuiti di pianificazione paesistica (uscendo da una trop- problemi che essa deve gestire. La co-pianificazione,

po lunga stagione di ritardi e latitanze) e gli Enti locali attraverso la concertazione, le conferenze di servizi, gli

possono più efficacemente contribuire alla tutela pae- accordi di pianificazione tra i diversi soggetti di gover-

sistica, sulla base di letture attente e ravvicinate dei di- no, è una via obbligata per conferire all’azione di tute-

versi paesaggi e di articolati e differenziati criteri di ge- la la necessaria efficacia, realizzando le indispensabili si-

stione, oltre che su opportune misure regolative. nergie.

Un’adeguata considerazione del ruolo e dei valori La necessità di comportamenti e pratiche coope-

del paesaggio richiede certamente approcci integrati rative va d’altronde ben oltre i soggetti istituzionali,

nei processi di pianificazione e gestione del territorio, coinvolgendo gli attori locali ed i portatori d’interessi da

che sono oggettivamente ostacolati dalla frammenta- cui, in ultima analisi, dipendono le dinamiche trasfor-

zione degli strumenti e delle competenze. In particola- mative del paesaggio. Il loro coinvolgimento nei progetti

re sembra ormai necessario andare oltre quell’ambiva- di conservazione innovativa non mira sempre e soltan-

lenza tra piani paesistici e piani urbanistici-territoriali to alla ricerca di “accordi lieti” o di accettabili compro-

che ha trovato ospitalità nella L.431/1985, riconoscen- messi; come dimostra l’esperienza dei patti territoriali,

do a questi ultimi (e quindi soprattutto ai Piani Territo- esso è anche indispensabile per dar voce agli interessi di-

riali di competenza delle Province, come già previsto dal scordi, per fare emergere i conflitti e strutturare diver-

Dlgs 112/98, ed ai Piani Regolatori di competenza dei samente i problemi, tenendo conto delle diverse pulsioni

Comuni) l’obbligo di integrare pienamente nei propri che sottostanno ai processi di costruzione dei diversi

contenuti il tema del paesaggio. Così come sembra ne- paesaggi, radicandoli nelle specifiche realtà territoriali.

cessario pretendere dai Piani di Bacino ex L.183/1989 La valorizzazione della diversità paesistica – che costi-

(oltre che, ovviamente, dai Piani dei Parchi, peraltro già tuisce una straordinaria ricchezza del Paese – non può

vincolati a ciò dal loro ruolo “sostitutivo”) analoga con- che inquadrarsi in una prospettiva dialogica e coopera-

siderazione dei valori paesistici. tiva, nella quale le creatività locali trovino piena possi-

Tuttavia, non è con la “onnicomprensività” dei pia- bilità di espressione. 127

Mario Ghio

Università degli Studi di Firenze, Facoltà di Architettura

Introduzione per disfunzioni gravi, ovvero per inquinamenti di suoli,

o di acque, o dell’atmosfera, non sono che parvenze di

Si ricordano alcuni degli scopi della Prima Confe- paesaggi; sono paesaggi destinati a scomparire.

renza Nazionale per il Paesaggio dichiarati dal Ministro Esplicitamente, si chiede in qual modo far sì che il

Melandri nei giorni di apertura della Conferenza: paesaggio diventi una delle componenti irrinunciabili

avviare una riflessione globale che porti a proporre delle “strategie” di pianificazione e gestione del terri-

nuovi strumenti atti a garantire una migliore qualità glo- torio e dell’ambiente da parte delle autorità locali, re-

bale; individuare … nuovi strumenti anche procedurali e gionali, nazionali.

legislativi … per far sì che il paesaggio diventi una delle I cinque documenti che seguono sono parti di una

componenti irrinunciabili delle strategie di pianificazione sola risposta, e suggeriscono una “strategia di azioni”,

e gestione del territorio da parte delle autorità locali, re- nessuna indipendente dalle altre e inutile senza le altre.

gionali, nazionali; indicare linee direttive su una risorsa Il primo contiene una reinterpretazione – sollecita-

che ha anche forti ricadute economiche; avviare con tut- ta da recenti documenti del Consiglio d’Europa – del

te le istituzioni coinvolte e le associazioni interessate a rapporto tra “percezione” e “paesaggio” nelle società

questo processo una riflessione coraggiosa …. di tutti i tempi, ma da riconsiderare oggi per condizio-

Durante la prima riunione di docenti universitari e ni di vita di questi nostri anni. Una reinterpretazione che

di rappresentanti di Associazioni ambientaliste e cultu- è alla base dei punti successivi, in cui sono illustrate le

rali presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, principali iniziative che, secondo l'autore, dovrebbero es-

convocata in preparazione della Prima Conferenza, il Mi- ser prese quasi contemporaneamente in vari campi e

nistro ha tra l’altro precisato esser necessario: settori:

– giungere a una profonda revisione, in ambito cul- – l’adozione di nuove leggi di livello nazionale e re-

turale, della nozione di paesaggio; gionale, a) – introducenti nuove o più severe misure

– ridefinire culturalmente e migliorare nei fatti i rap- di salvaguardia sull’intorno di aree, opere, beni,

porti tra processi tendenti a qualificare paesaggi e percorsi, altre risorse di interesse archeologico, sto-

processi dell’urbanistica; rico, artistico, ecologico, ambientale; b) – obbli-

– armonizzare a tal fine le diverse competenze che in- ganti a studi più attenti e completi degli attuali

tervengono non solo nelle città ma anche sui loro sulle relazioni e reciproche influenze, in ogni terri-

dintorni e al loro esterno: su campagne, rilievi, co- torio, tra luoghi, risorse, attività, sfruttamenti; c) –

ste….. favorenti, anche con finanziamenti appositi, un lar-

– ridurre la frammentarietà dei controlli sulle tra- go ricorso a strumenti e sistemi di monitoraggio

sformazioni; continuo sui principali elementi e fenomeni misu-

– determinare un legame tra cultura materiale e com- rabili nei territori, nell’ambiente, nei paesaggi;

patibilità ambientale; – la conseguente modificazione di strumenti, meto-

– istituire un OSSERVATORIO sulle evoluzioni territo- di e procedure ora in uso sia per le pianificazioni ter-

riali comportanti trasformazioni di paesaggi; giun- ritoriali, urbanistiche, ambientali ai diversi livelli de-

gere a confronti all’interno di un OSSERVATORIO IN- cisionali (Stato, Regioni, Province, Comuni) sia per

TERNAZIONALE (evidente riferimento a S.D.E.C., le progettazioni e realizzazioni di grandi opere (fer-

O.R.A.T.E.,5° Prog.Quadro della Commiss. Europea) rovie e stazioni, porti, aeroporti, autostrade, gran-

È implicita una giusta affermazione: paesaggi am- di impianti, ecc.);

mirevoli allo sguardo, ma di campagne e città invivibili – l’addestramento in forme nuove (per lo sviluppo e

128 la diffusione di una cultura e prassi di ordine pluri- saggio”, di un qualche intervento di notevole respiro

e infra-disciplinare) di ricercatori, amministratori, qualificante non solo, entro ristretti limiti, un luogo,

professionisti, personale amministrativo, affinchè un’opera, un complesso di riconosciuto valore, ma un’a-

siano in grado di partecipare a processi di pianifi- rea ampia, estesa, includente complessi urbani e indu-

cazione comportanti non solo, ma anche, conser- striali inquinati e trafficati, contenente beni di interesse

vazione o riqualificazione di paesaggi ovvero crea- storico, artistico, archeologico e, all’interno e sull’intor-

zione di nuovi paesaggi; processi obbliganti sempre no, terreni in parte abbandonati, in parte coltivati, spes-

a collaborazioni sistematiche, di lungo periodo, tra so degradati e privi di una qualsiasi qualità.

“esperti” in discipline diverse, portatori di respon- Esistono oggi tuttavia, e sono da ricordare, nume-

sabilità diverse. rosi provvedimenti, leggi, norme e procedure che of-

Queste le principali iniziative da prendere contem- frono alcune possibilità di operare sul fronte del pae-

poraneamente, per consentire anche in Italia la elabo- saggio, ma in modo insufficiente.

razione, adozione e realizzazione di veri e propri “piani Salvaguardie: all’esterno dei suddetti Parchi Nazio-

di paesaggio” (da non confondere con gli attuali “Pia- nali e Regionali, si fa ricorso a quei “piani paesistici” e

ni Paesistici” e “Piani Territoriali-Paesistici”, utili oggi “piani territoriali-paesistici” previsti dalle nostre leggi;

solo in piccolissima parte, malgrado il loro nome, al questi, malgrado il loro nome, definiscono e impongo-

perseguimento dei fini indicati dal Ministro). no solo “salvaguardie” di aree naturalisticamente e sto-

Quanto all’ Osservatorio “nazionale” (non di un sin- ricamente importanti (aree e risorse di riconosciuto in-

golo Ministero, di una singola Regione o Provincia, po- teresse naturalistico e/o ambientale: boschi e foreste, co-

tendo già oggi ogni Ministero, Regione e Provincia far- ste sul mare, terreni sui lati dei grandi corsi d’acqua, ecc.)

si il suo osservatorio secondo le sue competenze, il che ed escludono l’edificabilità in alcuni luoghi, in altri for-

infatti avviene) e ai possibili collegamenti con un Os- temente la limitano, imponendo indici di edificabilità ter-

servatorio internazionale, sembra molto difficile la sua ritoriali o fondiari particolarmente bassi. Indipendente-

istituzione se non saranno prese prima le iniziative rias- mente dai suddetti piani e già prima dell’approvazione

sunte in A e più ampiamente illustrate nel seguito. della legge che li prevede, esistevano e perdurano in Ita-

Possono essere istituiti osservatori “di settore”; ogni lia gli effetti positivi di molte “salvaguardie”, le più ef-

Ministero ha già il proprio e così quasi tutte le Regioni e ficaci delle quali quelle poste sui centri storici, su ville sto-

quasi tutti gli Enti di settore; uno sui piani regolatori è sta- riche, su aree di alto interesse archeologico e paeleon-

to istituito dall’INU in collaborazione con la Regione To- tologico.

scana, nella sede della Regione; osservatorio molto uti- Interventi: non sono mancati e non mancano i re-

le, che però non “osserva” molti dei fenomeni (es. le “re- cuperi e restauri di centri antichi, di complessi monu-

lazioni e reciproche influenze” tra luoghi, risorse, attività, mentali, di monumenti singoli, di ville storiche, non le fo-

decisioni, ecc.), dei problemi, degli strumenti, delle pro- restazioni o riforestazioni di monti e colline (però, spes-

cedure cui è stata dedicata la Conferenza. so, con essenze non autoctone) e le cure lungo costa di

L’argomento “osservatori” non è affrontabile com- famose pinete; non le realizzazioni, anche se non nu-

piutamente, per ora, se non saranno risolti prima mol- merose, di nuovi parchi e giardini urbani.

ti dei problemi ricordati dal Ministro e trattati nel seguito; Norme in alcuni piani regolatori. Ancora a favore di

per il momento, potranno essere tentati alcuni esperi- “progetti di paesaggio” (ma senza che questi possano

menti “semplici”, “di prova”, forse nell’ambito delle ini- essere poi realmente redatti e attuati) nei piani adotta-

ziative suggerite in 4. ti da alcune Regioni, Province, Comuni (con indicazioni

tanto più precise quanto più il piano si avvicina al livel-

lo del Comune) sono delimitate tante diverse “zone”,

1. Paesaggio e cultura della pianificazione nei stabilendo non solo le utilizzazioni e trasformazioni con-

documenti del Consiglio d’Europa e della sentite in ciascuna (in una solo residenze e uffici, in al-

Commissione Europea: una ri-definizione tra solo industrie, in altre solo coltivazioni, ecc.) ma sta-

della nozione di paesaggio bilendo anche le forme e dimensioni da conferire alle

opere nuove realizzabili o, se già esistenti, trasformabi-

1.1- Se si escludono i progetti e gli interventi ri- li. Anzi, per gli interventi in alcune zone (ad esempio per

guardanti il paesaggio dei Parchi Nazionali e dei Parchi riattamenti e recuperi di edifici in centri storici, per le co-

Regionali, il cui numero e la cui estensione è fortunata- struzioni agricole in aree extraurbane di valore storico o

mente in crescita, non si può certo affermare che in Ita- paesistico o ambientale e, a volte, per tutte le costruzioni

lia – Paese ricco forse più di tutti gli altri d’Europa, di esistenti e prevedibili in un Comune, sono prescritti an-

paesaggi urbani e non urbani di altissima qualità, ma an- che i materiali e i colori da utilizzare; allo stesso modo,

che più di altri segnato da gravissimi guasti – sia visibi- per tutti gli impianti a verde da eseguire con alberi e ce-

le il risultato di un qualche recente “progetto di pae- spugli lungo viali, in giardini e parchi pubblici, in giardi-

129

ni privati, sui lati di strade storiche o, in aree agricole, sui ri, di pianura, costieri, marini; agricoli e forestali; esistenti

confini di campi coltivati, si impone l’impianto di essenze all’esterno, sui dintorni e all’interno degli aggregati ur-

autoctone o almeno da lungo tempo localmente natu- bani e industriali di qualsiasi epoca, dimensione, valore,

ralizzate. importanza – e di ciascuno di questi sono considerate le

Insufficienze. Nei modi suddetti, si opera certo a relazioni con altri, contigui o lontani.

favore di possibili, eventuali, futuri “progetti di Specialmente nel citato documento del Consiglio

paesaggio”, ma resta sempre una indifferenza più o d’Europa appare con frequenza l’espressione “perce-

meno marcata nei riguardi del “contesto” di opere, zione”. Leggendo, si comprende che non è più e non

elementi, luoghi salvaguardati, o recuperati, o trasformati, soltanto quel tipo di percezione che, intorno al 1300, si

e da qui deriva una forte disattenzione alle “relazioni e dice abbia spinto qualcuno ad inventare la parola “pae-

reciproche influenze” tra un luogo e l’altro, una risorsa saggio”, prima inesistente. È piuttosto una percezione

e l’altra, una trasformazione e l’altra. Tutto ciò fa sì che che, già presente in forma istintiva in società umane del-

veri e propri “progetti di paesaggio” non siano parte delle la preistoria, in forme sempre più affinate e complesse

storia italiana degli ultimi cinquant’anni. I dintorni ha accompagnato poi tutta l’evoluzione umana nei rap-

immediati e non immediati di tanti centri, elementi, siti porti di ogni società con il proprio territorio, nonché con

e percorsi storici, così come di tanti luoghi di alto interesse l’ambiente naturale in cui tali territori erano e sono im-

naturalistico e ambientale, specialmente in questi ultimi mersi e di cui fanno parte. Perciò, non è solo la perce-

cinquant’anni sono stati brutalmente alterati. zione di chi dipinge paesaggi o li descrive in poesia o in

prosa (a volte dovuta anche dall’osservare un insieme di

1.2. Solo da poco tempo qualcosa di nuovo, di cui an- luoghi da un solo punto, qualche volta persino in un so-

che in Italia si dovrà tener conto, sta avvenendo sul lo istante) né di chi studia e commenta opere d’arte let-

fronte del paesaggio. terarie o pittoriche rappresentanti o evocanti paesaggi.

L’apprezzabile novità, più volte citata dal Ministro Neppure quella o quelle di chi studia paesaggi secondo

Melandri in apertura di Conferenza, è in principi e con- una singola disciplina (solo storia o archeologia, solo

cetti non nuovi in sé (anzi, ciascuno, isolatamente con- geografia o ecologia, antropologia, economia, ecc.)

siderato, è piuttosto antico, moltissime volte espresso, senza confrontare le percezioni sollecitate dal coltivare

molte volte e in molti luoghi esemplarmente applicato), la propria disciplina con quelle che alimentano e di cui

ma per la prima volta esplicitamente o implicitamente si alimentano altre discipline.

espressi e insieme richiamati in documenti di enti inter- Tutte queste potrebbero esser definite percezioni

nazionali che, in certa misura, di quei principi e concet- “pure”: nascono da pura esigenza di comprendere alcu-

ti potrebbero favorire l’applicazione anche in Italia, nel- ni dei caratteri di un paesaggio, di rappresentarli, o de-

lo studiare, pianificare e gestire vasti territori, ponendone scriverli, o più semplicemente di ricordarli e far ricordare

in luce la storia e salvaguardandone o riqualificandone la suggestione provata, senza intenzione alcuna di inter-

l’ambiente. venire su di essi per conservarli se pregevoli, modificarli se

Uno dei documenti è del Consiglio d’Europa, che in qualche punto o nell’insieme disarmonici, migliorarli se,

ha adottato e diffuso da poco un “Progetto di conven- per chi li osserva o li studia, del tutto insignificanti.

zione europea sul paesaggio”; un altro della Commis- Di tutt’altra natura – e, certo, mai ottenibile osser-

sione Europea, che proprio durante il ‘99 (nei mesi in cui vando un insieme di luoghi da un punto (tanto meno in

è stata preparata dal Ministero per i Beni e le Attività un istante) – quella particolare percezione degli spazi,

Culturali la “Prima Conferenza italiana per il paesag- delle risorse naturali e culturali, di insediamenti, produ-

gio”) si andava preparando, non si sa se procederà co- zioni e consumi, nonché delle relazioni e reciproche in-

me fin ora dichiarato. Ma i documenti sotto questo fluenze, nello spazio e nel tempo, tra tutti questi ele-

aspetto più importanti sono lo S.D,E.C. (Schéme de dé- menti, sistemi, processi, che nasce – non tanto in un in-

veloppement de l’éspace communautaire) e l’O.R.A.T.E. dividuo quanto in una società insediata in un territorio

(Obsérvatoire en résau de l’aménagement du térritoire – dall’intenzione di accumulare conoscenze utili ad im-

européen). Le elaborazioni dei tre documenti sono du- maginare le trasformazioni possibili in prospettiva, indi-

rate anni. Le approvazioni sono del ‘98 e ‘99, con pro- viduarne le cause vicine e lontane, per intervenire a

messe di incentivi da parte della Commisione Europea, tempo ove necessario.

erogabili agli Stati che le faranno proprie e a Regioni, Questa non è solo percezione delle trasformazioni

Province, Comuni che vi si atterranno. avvenute e in corso. È una “percezione ad ampio spet-

L’intento è comprensibile a pieno solo leggendo tro”, rivolta sia al passato che al futuro, critica in en-

questi documenti insieme e confrontandoli tra loro: in trambe le direzioni e, in entrambe le direzioni, permea-

tutti e tre, i paesaggi considerati (da conservare, o mi- ta di immaginazione, indispensabile specialmente oggi

gliorare, o nuovi da progettare) sono tutti quelli possi- in ogni società che voglia compiere scelte tempestive di

bili, ovunque percepiti e percepibili – montani, collina- interesse generale per assicurarsi la sopravvivenza in

130

luoghi che, pur trasformandosi, non solo siano orga- eccessivi da acque superficiali e profonde, abbassamenti

nizzati correttamente, ma siano sotto ogni aspetto ar- progressivi di vaste pianure, lenta scomparsa di spiagge,

moniosi e significativi. lenta alterazione di sistemi ecologici terrestri e marini,

È questa particolare percezione, alla radice di quel ….. e le relazioni e reciproche influenze tra un feno-

modo di operare che fu di molte delle società di epoche meno e l’altro. Tutto ciò – come avviene da tempo in

antiche, medioevali, rinascimentali, quando le trasfor- molti dei paesi maggiormente industrializzati, ma po-

mazioni economiche, sociali, ambientali erano lente, chissimo in Italia – impone il ricorso a monitoraggi con-

semplici gli strumenti e ogni mercato locale era assai po- tinui su un alto numero di fenomeni, essendo pratica-

co influenzato dagli altri; società che coltivando boschi mente impossibile, senza veri monitoraggi, quantifica-

e campagne, usando suoli e acque, producendo case, re gli andamenti dei fenomeni: si prevede “a tentoni”,

strade e ogni altra opera indispensabile alla sopravvi- e in ugual modo sono compiute le scelte.

venza, modellarono con grande arte e coerenza non so- In questo quadro, è evidente che il paesaggio (sia

lo ogni elemento e luogo, ma anche la “scena di insie- il “paesaggio di grande insieme”, sia quello che, per i sin-

me” delle aree da loro abitate e sfruttate. goli luoghi urbani ed extraurbani è e sarà da concepire

Di questo modo di percepire-operare si avverte ades- e riconcepire spesso in relazione all’insieme) potrà essere

so acutamente l’esigenza non solo, ma anche, a causa salvaguardato, o qualificato, o più volte riqualificato, o

della crescente rapidità e intensità delle trasformazioni e anche inventato, solo se derivante da operazioni che af-

dei degradi prodotti dall’ormai dirompente evolversi del- fiancheranno, o saranno parte intrinseca, di pianifica-

l’economia a scala mondiale servita da tecniche e tec- zioni, programmazioni e progettazioni riguardanti ad un

nologie ogni giorno più avanzate, con improvvisi acca- tempo e ovunque:

parramenti e sfruttamenti di spazi e risorse naturali e – il territorio (cioè campagne e boschi, rive di fiumi e

umane da parte di sempre più consistenti capitali priva- coste sul mare, aggregati urbani e industriali, in-

ti continuamente tendenti ad aggregarsi per dominare frastrutture e impianti),

sempre meglio i mercati; da invecchiamento di intere po- – l’ambiente naturale (acque, suoli, atmosfera, siste-

polazioni, trasmigrazioni di altre da paesi poveri, au- mi ecologici),

mento costante del turismo di massa, di consumi e rifiuti, – l’ambiente culturale (luoghi e opere di interesse pa-

di attentati all’ambiente, più pesantissimi interventi per leontologico, archeologico, storico, artistico; percor-

grandi opere di pubblico interesse o ritenute tali. si storici; centri storici) ovviamente operando sugli

Pertanto, la “percezione” cui siamo invitati è, in aspetti economici, sociali, finanziari, amministrativi,

realtà, una “percezione-lungimiranza” e questa è ora da organizzativi che direttamente o indirettamente inci-

rinnovare con frequenza per due ragioni almeno: dono sugli assetti, gli usi e le qualità del territorio, del-

– per orientare a tempo, nel corso delle trasformazioni l’ambiente naturale, dell’ambiente culturale.

che sopravvengono, l’uso degli spazi e delle risor- Se ora sembra possibile rispondere ovunque alle

se naturali e culturali, così che sia ancora possibile nuove esigenze, ciò è dovuto anche all’evoluzione av-

continuare a soddisfare, in generale, tutti gli inte- venuta negli ultimi anni e tuttora in corso in tutte le di-

ressi pubblici, generali, diffusi (ma è di interesse scipline scientifiche, nonché in tutte le tecniche e tec-

pubblico anche l’armonia dell’insieme e, se la si nologie di analisi, prospezione, previsione, simulazione

otterrà, non sarà più un’armonia “statica”: dovrà e rappresentazione a tutte le scale geografiche, nonché

cambiare anch’essa nel tempo); di calcolo rapido dei costi pubblici e privati da sostenere

– perché anche negli individui che vivono in una stes- per realizzazioni, manutenzioni, gestioni, più ipotesi

sa regione, la percezione-lungimiranza cambia ne- sui benefici. Se non esistessero queste tecniche e tec-

cessariamente nel tempo. nologie a nessuno verrebbe in mente di sostenere che,

Però, se in tempi trascorsi si poteva operare, pro- in tema di paesaggio, si potrebbe ormai operare ovun-

durre, sopravvivere secondo una percezione-lungimi- que nei modi sopra indicati, abbandonando gradual-

ranza quasi istintiva, oggi questa è ottenibile solo at- mente l’operare “per settori”, “a brani”, attraverso

traverso operazioni complesse (vedi 3) in cui, attraver- “poteri confinati”, affidandosi a “saperi confinati”.

so complesse strumentazioni, possano intervenire e pos-

sano confrontarsi analisi, prospezioni e previsioni con- 1.3. Iniziative da prendere.

dotte secondo quasi tutte le discipline. Operazioni che In generale, i nostri strumenti di pianificazione, per

devono infatti consentire di individuare e comprendere tante ragioni molto deboli per ciò che riguarda il pae-

anche fatti e fenomeni non immediatamente e non a saggio, lo sono in particolare:

tutti evidenti: non solo le trasformazioni di ordine eco- – per la perdurante assenza, già posta in luce, di al-

nomico, sociale, tecnologico, culturale in corso e quel- cune salvaguardie e misure precauzionali sull’in-

le che sono sul punto di sopravvenire, ma anche nu- torno dei siti e percorsi di interesse archeologico

merose forme di occulto inquinamento, emungimenti e storico, dei centri storici, di luoghi e risorse di al-

131

to interesse naturalistico, ecologico, ambientale; go le coste di laghi e del mare, intorno ai cimiteri. Qui

– inoltre, per la perdurante assenza, all’interno e sul- valgono ragioni di ordine igienico, sanitario, ambienta-

le e di sicurezza. I siti di interesse paleontologico, ar-

l’intorno di ogni territorio comunque abitato e cheologico, storico, artistico, i centri storici, i percorsi sto-

sfruttato, di ricerche e valutazioni riguardanti le re- rici, elementi e sistemi caratterizzanti tutti il paesaggio

lazioni e reciproche influenze tra un luogo e l’altro, italiano molto più di quello di altri paesi, non sempre e

una risorsa e l’altra, un’attività produttiva e l’altra, ovunque godono, in Italia, di obbligatorie (non “facol-

un intervento e l’altro; tative”) misure di salvaguardia sul loro intorno, e queste

– ricerche e valutazioni possibili solo se saranno for- non dovrebbero essere “fasce” di profondità rigida-

temente incrementati, all’interno e sull’intorno di mente e astrattamente prestabilita, ma “ambiti” di

ogni territorio comunque abitato e sfruttato, gli profondità anche notevole (però mai inferiore ad un

strumenti di continuo, automatico monitoraggio minimo invalicabile) da definire durante i processi di

sulle quantità e qualità delle risorse naturali, delle pianificazione cui è dedicato il punto 3.

attività, delle produzioni, dei traffici, di consumi e Qualsiasi Comune amministrante settori di territo-

rifiuti, dei recuperi e riusi, ecc. rio non protetti (sono, questi, tutti i siti esterni a “par-

Poiché queste precauzioni sono essenziali per giun- chi nazionali” a “parchi regionali” e tutti quelli il cui uso

gere poi a qualificare realmente i paesaggi del paese, ad non è condizionato da leggi o norme già in vigore (ve-

esse è dedicato un apposito documento (vedi 2). di 1.1), settori che, pertanto, coprono la grande mag-

Alle suddette insufficienze si affianca la presenza di gioranza del territorio nazionale, può decidere di con-

alcune procedure di pianificazione improprie, con una se- cedere diritti di edificazione, o di realizzare una o più

parazione quasi schizofrenica tra i processi pianificatori strade nuove anche a pochi metri dai confini di un sito

di Regioni, Province, Comuni da un lato e, dall’altro, le archeologico o storico, di una strada storica, di un cen-

attività e iniziative degli Enti di Settore responsabili del- tro storico che in tutto o in parte è ancora in contatto

le progettazioni e realizzazioni di porti, aeroporti, ferro- con la campagna. (Per i siti archeologici, è anche un fa-

vie, stazioni, autostrade e relativi svincoli, nodi di scam- cilitare l’attività notturna di quelli che un tempo erano

bio, il tutto con forti squilibri nell’assegnazione di fondi definiti tombaroli, ormai molto organizzati, collegati a

pubblici ai diversi Enti. Prevalgono ancora, in Italia, mo- gruppi internazionali, operanti a volte con escavatori).

di di operare ben diversi da quelli suggeriti dal Consiglio In ugual modo, importanti Enti di Settore possono

d’Europa e dalla Commissione Europea. Non dapper- proporre nuovi tratti autostradali e ferroviari, stazioni,

tutto, ma in molte Regioni, si opera ancora non solo per porti, aeroporti, nodi di scambio, grandi linee di tra-

“luoghi” astratti dal loro contesto, ma anche per “set- sporto dell’energia, cabine di trasformazione, ecc. nel-

tori di competenza” (per le procedure vedi 3). le immediate vicinanze di molti dei suddetti siti, luoghi

Il tutto è negativamente rafforzato dalla inade- e percorsi. Possono proporli e presto o tardi li realizza-

guatezza, nelle università e nei corsi di dottorato, degli no, vista la improprietà e incompletezza delle nostre

addestramenti dei nostri urbanisti, paesaggisti, pubbli- procedure Simulazione Impatto Ambientale e Valuta-

ci amministratori. Per giungere ad una migliore prepa- zione Impatto Ambientale, visti gli squilibri nelle dispo-

razione dei futuri professionisti, amministratori e del nibilità di fondi pubblici da parte dei vari Enti e delle va-

personale amministrativo occorrono appositi e non su- rie Amministrazioni locali, visti i risultati di gran parte del-

perficiali addestramenti, e parti importanti dei citati do- le attuali “conferenze di servizi” e degli attuali “accor-

cumenti europei sono dedicati a questo aspetto. Quel- di di programma”.

li dell’UE contengono promesse di contributi non indif- Tra l’altro, se – come nei pressi immediati del Par-

ferenti agli enti pubblici che con ordine e sufficiente in- co dell’Appia Antica, dei complessi archeologici di Er-

tensità intendano dedicarvisi coinvolgendo anche or- colano, Pompei, Agrigento, Tivoli e di migliaia di altri –

ganismi e settori privati. Occorre un addestramento non esistono già edifici pubblici o privati su aree che da

breve, pressoché assente in Italia, adatto a coinvolgere sempre sono state “edificabili”, nulla vieta che un gior-

e a fare operare insieme e a lungo cultori di quasi tutte no o l’altro una qualche Amministrazione Comunale

le discipline, per l’affermarsi di una cultura e prassi in- decida di incrementare gli indici di edificabilità, che

ter e infra-disciplinare (vedi 4). eventuali proteste e ricorsi per una qualche ragione non

abbiano successo, e che grandi volumi sostituenti quel-

li ora esistenti e contenenti abitazioni, uffici, alberghi, ri-

2. Proposta riguardante un ‘’Reticolo delle storanti “di prestigio” siano “valorizzati” dalla vista sui

salvaguardie’’ resti di interesse storico, artistico, archeologico che do-

In Italia, per legge, devono essere rispettate e non vrebbero essere in ben altro modo valorizzati.

edificate fasce di rispetto di varia ampiezza sui bordi di Il Parlamento, su indicazione del Ministero per i

Beni e le Attività Culturali, previo accordo con le Regio-

strade provinciali e nazionali, ferrovie, aste fluviali, lun-

132 cessariamente uguali, ma con simili effetti.

ni, dovrebbe finalmente emanare in tempi brevi una

legge che imponga “ambiti di rispetto” non rigidi (per- Sarebbe anche importante (contemporaneamente

ciò, di profondità variabile secondo locali esigenze cul- alla emanazione o anche prima della emanazione di

turali, ambientali e soprattutto “paesistiche”) sull’intor- una legge del tipo suggerito o di altra tendente allo stes-

no dei siti, luogi e percorsi suddetti, con possibilità di ar- so fine) invitare diverse strutture universitarie ad orien-

ticolarne la dimensione punto per punto secondo pro- tare per un certo numero di anni un consistente nume-

cedure nuove; in tal modo, consentire di variarne l’am- ro di tesi di laurea e di borse di studio in modo che sia-

piezza nei diversi punti e nelle diverse direzioni da un mi- no presi sistematicamente e più volte in esame, dal pun-

nimo assoluto e non riducibile ad un massimo eventuale, to di vista di discipline diverse (non solo dal punto di vi-

così che sia possibile tener conto del variare dei carat- sta di chi coltiva discipline dell’ingegneria, dell’architet-

teri del paesaggio (esistente da creare) sul più vasto in- tura, dell’urbanistica, della storia o dell’archeologia) luo-

torno, secondo morfologia, geologia, idrologia locale, ghi prossimi a:

locali caratteri naturalistici, locali insediamenti esistenti – siti di interesse paleontologico, archeologico, storico,

o previsti. – centri storici,

Completando le salvaguardie già imposte dalle leg- – percorsi storici, anche se tali luoghi sono già edifi-

gi oggi in vigore con quella qui suggerite, si determi- cati o già infrastrutturati, o compresi in ambiti sog-

nerebbe ciò di cui troppo si avverte l’assenza in Italia: un getti a trasformazioni per previsto sviluppo econo-

“reticolo delle salvaguardie”, prevalentemente formato mico o per previsto abbandono, analizzando così ri-

dall’intreccio tra le reti dei percorsi storici e le reti dei cor- petutamente e da punti di vista disciplinarmente di-

si d’acqua, i cui punti di incontro sono quelli in cui so- versi:

no sempre sorti elementi e complessi di interesse stori- – le relazioni trascorse, esistenti e prevedibili tra ca-

co e/o archeologico. ratteri dei siti, centri, percorsi suddetti e i caratteri

Esempio di traccia per un testo possibile: dapper- dei dintorni;

tutto – qualunque sia il sito, luogo o percorso di inte- – le possibilità tecniche, giuridiche, economiche di

resse storico, artistico, archeologico, paleontologico, modificare i piani e programmi locali in modo da

ovunque esso sia – obbligo di imposizione da parte porre in luce “sistemi” formati (come detto e si ri-

delle Regioni, e di specificazione da parte di Province e pete) da siti, luoghi, percorsi di interesse storico, ar-

Comuni, di “ambiti di rispetto”, inedificabili e non at- tistico, archeologico, paleontologico, ed elementi e

traversabili da strade e ferrovie, di profondità anche va- sistemi contigui, di interesse naturalistico, ecologi-

riabile, da decidere punto per punto e luogo per luo- co, ambientale, paesistico.

go in base a studi e piani e progetti da redigere e ap- Questo argomento (tesi di laurea, tesi di dottorato)

provare secondo le procedure consentite (vedi, sul rin- è sviluppato nel punto 4.

novo di queste procedure, il punto 3.3) ma in nessun

punto meno profonde di … e non più di… … misura- 3. Proposte per i processi e per le procedure di

ti normalmente alla linea di confine del sito o luogo e

dai bordi del percorso, con obbligo di prevedere in pia- pianificazione / programmazione

ni, programmi, progetti di qualsiasi tipo e livello riqua-

lificazioni, recuperi, restauri dell’ambiente e degli ele- 3.1 Processi, prima parte.

menti e sistemi costituenti paesaggio, ivi comprenden- Sembra ragionevole attenersi a quanto precisato

do edifici, ponti e altre opere visibili dall’interno del si- nell’Art. 2 del Progetto di “Convenzione europea del

to, luogo o percorso dotato di uno o più di uno degli paesaggio”, predisposto nel ‘96 e ‘97, elaborato con la

interessi citati. partecipazione di rappresentanti di governi nazionali, di

Si ricorda che una legge francese del ‘83 limitata- amministrazioni regionali, di altri enti della UE, appro-

mente a luoghi e opere di valore storico e archeologico vato a Strasburgo nel maggio ‘98 come “raccomanda-

e ai centri storici, fissa a 500 metri e non meno l’am- zione”, dal Congresso dei Poteri Locali e Regionali d’Eu-

piezza delle fasce di rispetto sull’intorno; poi, nel ‘93, per ropa.

“insiemi” formati da luoghi e opere del genere suddet- L’Art. 2 recita: “La presente Convenzione si appli-

to e tra loro vicini, sono stati previsti i noti ZPPAUP con- ca a tutto il territorio europeo e riguarda gli spazi natu-

sistenti in progettazioni e interventi di ordine specifica- rali, rurali, urbani e periurbani; essa concerne sia i pae-

tamente paesistico. Fasce di rispetto lungo e intorno saggi straordinari che i paesaggi ordinari: tutti quelli

opere e luoghi di valore sono imposte da decenni in In- che influiscono sull’ambiente di vita delle popolazio-

ghilterra, Germania, Olanda, Svizzera, Austria. Quasi ni”. Con parole diverse, analogo concetto è espresso per

ovunque sono in uso da molti decenni le greenbelt in- i territori d’Europa in documenti della Commissione Eu-

torno ai luoghi urbanizzati. In gran ritardo, si suggeri-

scono qui per l’Italia precauzioni e procedure non ne- ropea: S.D.E.C. e O.R.A.T.E. 133

Si dovrebbe pertanto assumere zione e la Sanità, le cui attrezzature sono e saran-

a) che anche le leggi, norme, procedure italiane ri- no quasi interamente da migliorare e spesso da ri-

guardanti direttamente o indirettamente il pae- localizzare in gran parte d’Italia.

saggio debbano favorire non solo un’attenzione ai N.B.: L’apporto sistematico di tutti gli Enti di setto-

paesaggi percepibili in luoghi (abitati e non) di ri- re ai processi di pianificazione è in uso in vari Paesi;

conosciuto interesse naturalistico, ambientale, sto- ovunque si afferma che “consente, poi, alto risparmio di

rico, archeologico, culturale, … o soltanto estetico- tempo e denaro”.

scenografico, ma anche ai luoghi del tutto privi di 3.2 Processi, seconda parte.

qualità, abitati e non, già degradati o in pericolo di Oggi, in Italia, in fatto di processi di pianificazione

degrado, e/o necessariamente da trasformare con territoriale-urbanistica-ambientale (a fianco, o all’inter-

nuove costruzioni e infrastrutture; no, o a seguito dei quali dovranno essere posti ovunque

b) che a questo fine, intanto e per prima cosa, sia da in atto, non solo nei parchi nazionali e regionali, anche

completare l’attuale insieme di salvaguardie e mi- strumenti e metodi di vera pianificazione e progetta-

sure precauzionali, iniziando dalla istituzione di zione paesistica di ampio respiro) i migliori “metodi di

quel “reticolo di salvaguardie” raccomandato al coinvolgimento ciclico” delle Province da parte delle

punto 2, abbracciante non solo, come ora, alcuni Regioni, poi dei Comuni da parte delle Province, sono

fiumi, alcune strade, ecc., ma anche i dintorni im- in uso solo in alcune Regioni del nord e centro-nord (per

mediati e non di luoghi di interesse paleontologi- ora, poco o per nulla nel centro-sud e nel sud) e anche

co, argheologico, storico, artistico, di centri storici nel nord e centro-nord non da molto tempo, dopo mol-

e percorsi storici, reticolo da concepire in funzione te alterazioni negative ormai avvenute, e con non lievi

di successivi piani e progetti di paesaggio; differenze tra una Regione e l’altra in fatto di tempesti-

c) che le stesse leggi, norme, ecc., debbano sempre vità ed efficacia. Efficacia minima, per ora, nelle aree

obbligare, tra l’altro, ad acquisire conoscenze si- densamente occupate da attivissime, piccole e medie in-

stematiche su relazioni e reciproche influenze, at- dustrie, da allevamenti di suini, ecc., perciò colpite da al-

tuali e probabili in futuro, tra luoghi diversi, risor- ti inquinamenti e, come tali, “squalificate alla base”

se diverse, attività diverse e diversi sfruttamenti, per ciò che attiene ai paesaggi; migliori i paesaggi già

per giungere all’attenzione generalizzata di cui si è esistenti e quelli ottenibili in futuro in aree prevalente-

detto in a); mente agricole e boscate, con produzioni di frutta, uva,

d) che ai fini detti in c), per la quantificazione di ciò vini pregiati, ecc.

che avviene e di ciò che si vuole avvenga (senza la In tutti i casi, i suddetti “metodi di coinvolgimento

quale nessun calcolo di relazioni e reciproche in- ciclico”, anche in situazioni difficili, promettono nel

fluenze è possibile) sia da incentivare con provve- tempo i risultati migliori in fatto di ambiente e di pae-

dimenti appositi l’impianto di numerosi sistemi di saggio.

monitoraggio dei principali fenomeni, naturali e Per discuterne in questa sede e chiarire in cosa

non, e il completamento o rinnovo dei sistemi di questi processi, malgrado la loro complessità, siano

monitoraggio esistenti; ancora insufficienti anche nelle aree meno compro-

e) che (vedi Procedure in 3.3) sia da imporre in tutte le messe, sono da considerare i “periodi di pianificazio-

procedure di ricerca, valutazione, e decisione ri- ne”. Si intende qui e nel seguito, per “periodo di pia-

guardanti pianificazioni urbanistiche, territoriali, am- nificazione” quel periodo durante il quale una Regio-

bientali (tutte direttamente o indirettamente inci- ne o una Provincia ritiene che un insieme di “stru-

denti su tutti i paesaggi, attuali e futuri) l’apporto si- menti di pianificazione” (piani, programmi, progetti,

stematico di quegli Enti di settore (responsabili di au- norme, incentivi e disincentivi) definiti e decisi all’ini-

tostrade, ferrovie, porti, aeroporti, grandi reti di im- zio del periodo, possa continuare ad esser valido per

pianti) che oggi non sempre partecipano alle pro- il governo delle trasformazioni prevedibili durante tut-

cedure di pianificazione di Regioni, Province, Co- to il periodo (ad esempio e orientativamente, un de-

muni e solo dopo, quando devono attuare loro pro- cennio) supponendo che le previsioni fatte all’inizio del

getti, li corredano di impropri “studi di impatto am- periodo siano valide a un di presso per quel periodo;

bientale”, non sono affatto tenuti a “studi di im- pertanto che, prima della fine del periodo (o anche du-

patto paesistico” e impongono il tutto obbligando rante il suo corso, se interverranno fenomeni inizial-

tutti a sottoscrivere tardivi “accordi di programma”; mente non previsti) tutti o gran parte degli strumenti

– di quei Ministeri che, come il Ministero per i Beni e le siano da rivedere e aggiornare.

Attività Culturali, oggi intervengono prevalentemen- Per ciò che riguarda le informazioni, i suddetti “me-

te con controlli tardivi, finali, su “progetti di opere”, todi di coinvolgimento ciclico” generalmente compor-

disponendo di soli sessanta giorni per decidere; tano la raccolta e diffusione – prima dell’inizio di ogni

– degli altri Ministeri, in particolare quelli per l’Istru-

134

nuovo “periodo di pianificazione” – di aggiornate infor- diverse insufficienze, tra le quali sono particolarmente

mazioni cartografiche e alfanumeriche. Di queste, rac- importanti quelle elencate in 3.1, voci a, b, c, d, e.

colte e aggiornate inizialmente a livello regionale e rap- Ma, supponendo che tali insufficienze siano prima

presentate alfanumericamente e cartograficamente in o poi eliminate, per concludere questo sommario esa-

forma sintetica, si chiede poi il controllo, un ulteriore ag- me dei nostri processi di pianificazione, val la pena sof-

giornamento e il completamento a livello intermedio; al- fermarsi sulle “procedure decisionali”.

trettanto si opera subito dopo nei rapporti tra livello in-

termedio e livello comunale; in tal modo, di livello in li- 3.3 Procedure decisionali; approvazioni ufficiali di do-

vello, le informazioni diventano più particolareggiate cumenti di pianificazione.

usando scale di rappresentazione a denominatore gra- Secondo i più volte citati documenti europei sul

dualmente inferiore. Il tutto viene poi riassunto e ri-rap- paesaggio:

presentato in forma sintetica a livello regionale per essere – i documenti di pianificazione predisponenti pro-

utilizzato, come detto, per l’avvio del periodo di pianifi- getti di paesaggio devono porre tra l’altro in luce le

cazione successivo o di eventuali periodi intermedi. relazioni e reciproche influenze tra i diversi luoghi,

Altrettanto avviene per le scelte di pianificazione. La elementi e fenomeni rilevati, e tra fenomeni previ-

Regione, interpretando leggi e rispettando decisioni di sti o che si vogliono favorire;

livello nazionale, indica alle Province le sue scelte. Ogni – le decisioni prese dalle Amministrazioni pubbliche

Provincia, nel verificare i dati e le cartografie ricevute e durante e al termine dei processi di pianificazione e

nel rispondere alla Regione specificando il tutto in mo- programmazione, dovranno essere precedute da

do molto più particolareggiato, precisa anche in qual un’ampia diffusione dei documenti elaborati e dei

modo intende attenersi alle scelte di pianificazione del- piani e programmi da approvare, diffusione seguita

la Regione, proponendo correzioni e aggiustamenti. da dibattiti pubblici, con ampia partecipazione di

Ciò che è accettato dalla Regione entra nel “piano re- quegli istituti di ricerca universitari e di quelle asso-

gionale” e per ogni Provincia diventa “piano provincia- ciazioni private di cultura (oltre che di operatori pri-

le di massima”. Uguale il ciclo per giungere ai “piani co- vati) che non hanno partecipato allo svolgimento di

munali” che, se approvati dalle Province, rendono defi- ricerche preliminari né alla stesura dei documenti fi-

nitivi gli stessi piani provinciali. nali ecc.; il tutto al fine di far controllare dal maggior

Allo scopo, ai diversi livelli, sono istituiti di tempo in numero possibile di studiosi ed esperti la validità e la

tempo gruppi diversi di esperti, ciascun gruppo incaricato completezza di tali ricerche e di tali documenti.

di approfondire, descrivere, rappresentare – per il livello È noto che, invece, anche nei migliori e più accu-

a cui opera – “insiemi” di problemi specifici (economici, rati processi e documenti italiani di pianificazione, le

sociali, finanziari, amministrativi, geografici, geologici, ur- suddette “relazioni e reciproche influenze” non sono af-

banistici, ambientali, ecc.) e di delineare soluzioni possi- fatto sistematicamente esaminate e illustrate: restano

bili, poi accettate o non accettate dalle Pubbliche Am- decisamente nell’ombra, pur essendo aspetti sostan-

ministrazioni. Ma un supporto di grande importanza a ziali di ogni ambiente e di ogni paesaggio; è inoltre no-

così consistente lavoro è dato, non in tutte ma in alcu- to che le “pubblicazioni” dei piani, oggi in uso in Italia,

ne delle Regioni e Province suddette, da speciali Istituti non danno certo luogo a quelle analisi, a quei dibattiti

(creati, generalmente, dalle stesse Regioni) che non oc- e controlli che sono raccomandati nei documenti euro-

casionalmente ma in permanenza svolgono ricerche e pei; di solito, anche se l’invito a muovere obiezioni e ad

diffondono informazioni riguardanti settori particolari: le avanzare suggerimenti è rivolto a tutti, intervengono poi

attività agricole e le lavorazioni in loco dei prodotti, ov- quasi solo, e in modo molto formale, quei privati che ri-

vero le attività forestali, l’artigianato locale, ecc. Altri Isti- tengono leso un qualche loro diritto, e quelli che chie-

tuti operano in permanenza in campo statistico, altri an- dono indici di edificabilità più alti.

cora in campo cartografico, ecc.

E non come “progetto di paesaggi”, ma a favore A questo punto occorre formulare la seguente ipo-

del paesaggio, esiste poi quella definizione di “zone” già tesi, anche se per il momento utopica:

ricordata in 1.3, con precisazione delle opere attuabili e – che prima o poi i metodi di pianificazione descritti

non attuabili in ciascuna “zona”, delle densità consen- sommariamente in 3.2 si diffondano ad altre Regioni;

tite, dei materiali e colori utilizzabili, nonché delle es- – che siano gradualmente eliminate le varie insuffi-

senze vegetali da impiantare in viali, giardini, parchi, cienze elencate in 3.1;

lungo strade esterne e sul confine di campi coltivati. – che ai processi di pianificazione regionale, provin-

Si è detto che questo modo di operare e pianificare ciale e comunale partecipino realmente, responsa-

più o meno “per periodi”, coinvolgendo ciclicamente i tre bilmente e fin dall’inizio tutti gli Enti di settore ope-

livelli amministrativi, non esiste ancora in molte Regioni ranti nel territorio considerato e in territori circo-

d’Italia e che, anche là dove esiste, è ancora debole per stanti, responsabili di grandi infrastrutture e gran-

135

di impianti, così che gli “studi di impatto ambien- Per la partecipazione

tale” siano svolti con l’apporto e il consenso delle Pubblicazione e ampia diffusione – anche via inter-

Amministrazioni locali e che siano eliminati i tardi- net e con CD-rom, dei documenti prodotti a termine di

vi “accordi di programma”; fase, impegnando soprattutto Province, Comuni, Enti di

– che agli stessi processi partecipino anche e fin dal- settore, a controllare e precisare con loro documenti,

l’inizio attrezzate Soprintendenze, rappresentanti schede, cartografie più particolareggiate, sollecitando

degli altri Ministeri, esperti paesaggisti dotati di osservazioni, indicazioni, suggerimenti da altre Ammini-

formazione apposita quale quella indicata in 4; strazioni, Organismi, Enti che non hanno direttamente

– che, pertanto, ad ogni fase conclusiva di un qualche partecipato alle elaborazioni di fase, in particolare a e da

gruppo di documenti (anche quelli preliminari, pron- 1-Dipart. Universitari coltivanti le più diverse discipline, 2-

ti per essere utilizzati poi in altre fasi) si possa proce- altri Organismi scientifici, 3- Associazioni culturali, 4-

dere nel modo esemplificato nella pagina che segue. Amministrazioni di livello superiore e inferiore, 5- Enti di

Esempio di “presentazione” e di “procedura di par- settore non operanti nella Regione, 6- Regioni Province

tecipazione” per documenti consistenti in rappresenta- confinanti,.Ministeri, 8-abitanti e altri fruitori.

zioni cartografiche, fotografiche, statistiche, più schede,

descrizioni, giudizi, riguardanti situazioni, relazioni, reci- Ugualmente, gli altri gruppi di documenti (ciascu-

proche influenze esistenti al momento in cui inizia un “pe- no da integrare con pubblicazione e sollecitazioni di

riodo di pianificazione” e ritenuti completi dall’Ammini- giudizi, come sopra) riguarderanno – come sempre – si-

strazione pianificante: tuazioni, tendenze in atto, simulazioni prospettiche,

a) conoscenze al momento acquisite su clima, meso- previsioni, ipotesi di decisioni, ecc.in relazione a:

climi, microclimi; – aspetti demografici, sociali, occupazionali;

b) localizzazione e caratteri di elementi, sistemi e in- – aspetti finanziari, investimenti, redditi, fallimenti;

tersistemi geologici morfologici, idrologici, idro- – produzioni, distribuzioni, consumi, rifiuti e relativi

geologici, pedologici, fitologici, ecologici, e loro trattamenti;

dintorni; – comunicazione e trasporti;

c) localizzazioni geografiche, dimensioni, caratteri fi- – residenze e complessi residenziali;

sici di insediamenti e infrastrutture, e loro immediati – industrie e complessi industriali;

dintorni; situazioni ambientali e paesistiche; – ambiente nei suoi vari aspetti, impatti ambientali;

d) localizzazione e caratteri di luoghi, aree, fasce di già – cartografie, relazioni, norme di pianificazione ter-

riconosciuto interesse ambientale e loro immedia- ritoriale, urbanistica, ambientale e indicazioni per

ti dintorni; situazioni paesistiche; progettazioni di paesaggi.

e) localizzazione e caratteri fisici di opere, luoghi,

aree, trame, tracce di interesse storico, artistico, Va ricordato che questo metodo, apparentemente

archeologico, e loro dintorni; situazioni ambienta- richiedente tempi lunghi, è invece in uso in molti paesi

li a paesistiche; d’Europa, perché riconosciuto adatto a far risparmiare

poi, durante le realizzazioni, gran quantità di tempo e

Per le relazioni e reciproche influenze denaro. Per ora è improbabile in Italia per numerose ra-

f) – descrizioni/rappresentazioni delle relazioni so- gioni: scarsità di strumenti, modesta preparazione tec-

stanziali (individuabili solo attraverso studi ed nica e scientifica di tanti amministratori, difesa da par-

esperimenti di natura tecnica o scientifica) e te dei grandi Enti di settore dei poteri loro conferiti,

delle relazioni percepibili come “paesaggi”, esi- ecc. Ma sarà indispensabile prepararsi. E uno dei pro-

stenti all’interno di a, b, c, d, e, e/o esistenti tra blemi nuovi da risolvere sarà, tra molti altri, il come

a, b, c, d, e; analizzare e come porre in luce, di così diversi aspetti, le

– citazioni e schede di opere tecniche, scientifi- relazioni e reciproche influenze. In merito, vedi 4.

che, pittoriche, letterarie, fotografiche, cine-

matografiche, di articoli su giornali e riviste, di

opere di propaganda turistica, riguardanti le 4. Proposta riguardante gli addestramenti di

relazioni e inter-relazioni nuovi tipi di esperti

– citazioni e schede di atti amministrativi compiuti

in passato o in corso, tendenti alla salvaguardia, (avanzata dall'autore, anche a nome di “INU-Fondo

qualificazione, riqualificazione di elementi e si- Europa”, ai coordinatori della sessione tematica 2 e 4) .

stemi da Ia a Ie (o loro | parti) e/o alla salva- Per giungere a miglioramenti della qualità globale

guardia, qualificazione, riqualificazione di rela- (non solo formale, ma anche economica, sociale, am-

zioni tendenti ad evitare pericoli, inquinamen- bientale, culturale) di ambiti territoriali ampi, natural-

ti, alterazioni, degradi, impatti ambientali, ecc. mente complessi, già utilizzati in passato in modi com-

136

plessi e spesso disordinati, ora sul punto di essere inve- sti, amministrativisti…, e in Italia (nei corsi universitari, nei

stiti da trasformazioni sia dirette che indotte, oltre a corsi di specializzazione, attraverso le borse di studio, an-

processi di pianificazione del tipo illustrato in 3 occor- che tenendo conto delle trasformazioni ormai in corso

rono quasi sempre appositi investimenti pubblici di ri- nelle strutture e negli insegnamenti universitari) pratica-

lievo, poi da recuperare nel tempo. Sono cioè da avvia- mente non esistono, se esistono sono pochissimo cono-

re ogni volta e luogo per luogo “cicli economici” al- sciuti, e proprio non sembra che nei nuovi ordinamenti

quanto speciali, e questi, per essere avviati e seguiti per siano previsti, veri allenamenti ad operare a lungo in

anni, richiedono spesso un’alta specializzazione di chi vi gruppo, su temi complessi, da parte di “esperti” dotati

lavora e un’alta capacità di operare a lungo in gruppo. di preparazioni scientifiche e tecniche così diverse come

In breve tempo non è certo possibile migliorare so- quelle su elencate.

stanzialmente il livello di preparazione tecnica, scienti- Per questa ragione si propongono nuove forme di

fica amministrativa e risvegliare l’interesse verso il be- specializzazione, così strutturate:

nessere sociale e l’equilibrio ambientale, della maggio- 1) istituzione – da parte di un Ente pubblico o un

ranza di coloro che, già oggi amministratori o dirigenti gruppo di Enti pubblici, in accordo con Diparti-

o consulenti di Amministrazioni Pubbliche o di Enti di menti Universitari – di “cicli di borse di studio”, con-

settore, non hanno già raggiunto per loro conto alti li- cedendo contemporaneamente ogni anno tali bor-

velli in tale tipo di cultura e/o, per loro virtù, non han- se a 15 o 20 giovani, opportunamente selezionati,

no tali interessi e capacità. laureati in discipline diverse, ciascuno già possesso

Non esiste in Italia un numero sufficiente di ammi- del titolo di “dottore” nella propria disciplina (quin-

nistratori, dirigenti, loro collaboratori in grado di operare di, preferibilmente, borse post-dottorato, previste

a favore della qualità globale cui si dovrebbe tendere e in molti documenti dell’Unione Europea e incenti-

sembra si voglia tendere. Ma poco a poco, anno dopo vabili dall’Unione Europea);

anno, tutti costoro – preparati e non – sono e saranno 2) avendo scelto preventivamente (da parte del Mini-

sostituiti da altri, provenienti da studi universitari e, stero e/o dall’Amministrazione concedente le borse,

spesso, da esperienze di specializzazione post-lauream. o dal gruppo di Enti che hanno preso insieme l’ini-

Questi possono e potranno godere di una preparazio- ziativa) un ambito territoriale sufficientemente vasto,

ne tecnica e scientifica diversa se si darà subito corso ad complesso, e sul punto di essere investito da tra-

azioni tendenti a tal fine. sformazioni;

Sono perciò da sollecitare sia i Ministeri che le Am- 3) così che i 15 o 20 “dottori” cui saranno state con-

ministrazioni di Regioni e Province (molti dei quali Enti temporaneamente concesse le speciali borse di stu-

concedono già, ogni anno, borse di studio a laureati, ma dio possano essere concretamente impegnati a stu-

senza organizzarle in “sistemi”) a prendere iniziative diare e descrivere, ciascuno per proprio conto e

tendenti a soddisfare le esigenze nel campo della for- secondo la sua disciplina, non solo le situazioni tra-

mazione e informazione, ai fini di una nuova cultura e scorse, esistenti, probabili in prospettiva, ma le cau-

prassi inter- ed infra-disciplinare. se vicine e lontane dei cambiamenti avvenuti e pre-

A questo fine, pur dovendosi sempre prevedere il ri- vedibili, e le possibili forme di rimozione o limita-

lascio di titoli individuali di specializzazione in una sola o zione sostanziale dei fenomeni negativi nell’ambi-

in poche discipline, si dovrebbe tener conto del fatto che to territoriale preindividuato,

le pianificazioni e programmazioni qui considerate deri- 4) prevedendo però in ogni ciclo un Seminario ogni

vano sempre da attività svolte contemporaneamente da mese, ciascuno della durata di due-tre giorni (da 15

diversi individui, ciascuno dei quali ovviamente monodi- a 18 Seminari nel triennio) per incontri e confron-

sciplinato o quasi, ma in grado di operare a lungo insie- ti sistematici tra tutti i borsisti ciascuno impegnato

me agli altri secondo un metodo che potrebbe esser de- a presentare in forma scritta e a illustrare oral-

finito “corale” (o, meglio, di ricerca di una “coralità”) tut- mente in ogni seminario:

ti sollecitandosi, confrontandosi e non di rado scontran- – la parte di ricerca svolta nel mese precedente;

dosi, per giungere a risultati da tutti o dalla maggioran- – considerazioni sul seminario precedente;

za condivisi, comunque apprezzabili e condivisibili dalle – ipotesi per dare soluzione ai problemi studiati;

popolazioni e dalle Amministrazioni che “politicamente” – confrontare e discutere pubblicamente più vol-

dovranno farli propri. Le pianificazioni – programmazio- te i risultati delle varie ricerche in corso e le di-

ni territoriali/ urbanistiche/ ambientali di vasto respiro e verse ipotesi di soluzione, e confrontare que-

di lungo periodo non sono “progetti”; sono processi in ste ipotesi con soluzioni che in altre parti d’I-

cui sono da impegnare insieme “esperti” in quasi tutte talia e in altri paesi d’Europa hanno avuto evi-

le discipline: non solo geologi, idrologi, idrogeologi, na- dente successo, e con i metodi, gli strumenti,

turalisti, ingegneri, architetti, paesaggisti, storici, ar- i tempi impiegati e i costi sostenuti per tali so-

cheologi, ma anche medici, sociologi, economisti, giuri- luzioni. 137

5) prevedendo inoltre almeno un viaggio all’estero coli Comuni, ciascuno dei quali ama distribuire premi a

ogni anno per esami accuratamente predisposti di propri abitanti che si laureano, per trarne un vantaggio

problemi simili a quelli studiati, soluzioni adottate, di puro prestigio.

risultati ottenuti;

6) impegnando inoltre, dal secondo anno in poi, tut- Una forma più semplice, meno impegnativa, pra-

ti i borsisti (anche quelli che non hanno abitudine ticamente priva di costi ma di una certa efficacia per

a prendere in considerazione gli aspetti geografici, lo sviluppo di una cultura pluridisciplinare può consi-

urbanistici, territoriali dei problemi da loro studia- stere nell’invito a laureandi in discipline diverse, ai ri-

ti) a collaborare alla redazione di documenti e car- spettivi relatori, di svolgere contemporaneamente i

tografie rappresentanti la localizzazione di risorse lavori preparatori delle loro tesi di laurea in modo che

esistenti, evoluzioni trascorse, evoluzioni configu- in ciascuna tesi, dal punto di vista della disciplina col-

rabili in prospettiva, possibili linee di intervento a tivata dal laureando, sia esaminata la situazione esi-

correzione di tendenze ritenute negative, ecc.; stente e prevedibile in un determinato ambito terri-

7) pubblicando e diffondendo le relazioni conclusive dei toriale (es. un piccolo Comune e suoi dintorni), im-

borsisti che hanno costantemente e positivamente pegnando tutti a incontrarsi spesso per illustrare cia-

partecipato, rilasciando a ciascuno di questi un tito- scuno agli altri i problemi da lui individuati e le solu-

lo riconosciuto valido dall’Ente o dagli Enti organiz- zioni da lui ritenute possibili, e assicurando a tutti

zatori. quelli che si laureeranno la pubblicazione totale o

Costo previsto per un ciclo: parziale del loro lavoro, indicando il nome dell’auto-

min.: 1 mil.do di Lire distribuibile in tre anni: L. 330 re e quello del relatore.

milioni / anno in media Anche questo tipo di esperimento dovrebbe esse-

max: 1,5 mil.di Lire distribuibile in tre anni: L. 500 re ripetuto per molti anni consecutivi, invitando ogni an-

milioni/anno in media. no, ai dibatti sui problemi individuati, i laureati degli an-

È il costo sostenuto ogni anno, anche da alcuni pic- ni precedenti e i rispettivi relatori.

138

Margherita Guccione

Ufficio Centrale per i Beni Archeologici Architettonici, Artistici e Storici, Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Paesaggio e Progetto

Considerazioni in margine ai temi della tutela ambientale e paesaggistica

Le analisi e le valutazioni che hanno affrontato il te- ca un orizzonte di accezioni enormemente dilatato che

vanno affrontate con gradi diversi di progettualità. La

ma della tutela e dell’intervento nel paesaggio hanno

fornito, nel corso della Conferenza Nazionale del pae- centralità della dimensione progettuale della tutela pae-

saggio, molti spunti utili a qualificare il punto di vista di sistica è ben esemplificata dal paradosso di Bernardo

Secchi che ha osservato come “forse tutto il paesaggio

chi opera sul fronte della tutela. Un punto di vista che,

nel panorama delle funzioni istituzionali del nuovo Mi- dovrà essere progettato se vorrà essere conservato”.

nistero per i beni e le attività culturali, è urgente preci- Una dimensione progettuale che è ancora più evi-

sare, spostando l’attenzione dall’oggetto della tutela, il dente quando il danno è già stato consumato, laddove

è necessario dar forma o “nuova forma” al paesaggio:

paesaggio (sul cui significato “plurimo” si è anche in

1

questa sede a lungo dibattuto ), a soggetti, obiettivi e dopo l’abusivismo, dopo il terremoto, in situazioni di ab-

strumenti di una tutela paesistica “non meramente di- bandono e marginalità. In casi come questi emergono

fensiva” ma partecipe, con piena corresponsabilizza- i limiti della cultura del restauro. Perché applicare al

zione, delle politiche territoriali. paesaggio il tema del ripristino può essere solo un eser-

Si è anche detto che una disciplina, come quella cizio intellettuale: come nell’approccio visionario di Vio-

della tutela del paesaggio, può superare l’appiattimen- let-le-Duc che concepisce e restituisce in disegni puntuali

to vincolistico che l’ha connotata fino ad oggi, solo mu- le immagini del Monte Bianco prima dell’erosione o

tando radicalmente prospettiva. È ovvio che in questa di- nella suggestiva proposta di Bruno Taut di sfaccettare i

rezione molti sono gli ostacoli da superare: di natura giu- picchi alpini in giganteschi cristalli.

ridica e amministrativo-gestionale. E anche di natura Tuttavia se non è possibile considerare il paesaggio

culturale. un “grande manufatto” e quindi attingere in toto alle

È innanzitutto necessario rilevare la difficoltà di af- metodologie disciplinari del restauro architettonico si

frontare queste tematiche con la mentalità di chi ope- può riflettere in analogia a queste per alcuni aspetti

ra per la tutela dei beni architettonici. Nel concreto, si dell’intervento sul paesaggio: per l’attenzione alla con-

tratta di una mentalità che è ancora fortemente condi- servazione della materia fisica che supporta l’immagine

zionata dai principi e dalle modalità del restauro, per lo (si pensi all’impatto prodotto dagli interventi di sostegno

più mirato ad intervenire su singoli oggetti, seguendo l’i- della Unione Europea che, modificando le coltivazioni,

stanza conservativa. comportano di conseguenza radicali trasformazioni del

La tutela del paesaggio non richiede solo un salto paesaggio, indipendentemente dalla presenza di vin-

di scala, per la considerazione (ovvia) che riguarda un in- coli); per la necessità di operare in un ottica di preven-

sieme complesso e diffuso di beni, ma necessita di un at- zione al fine di salvaguardare quel carattere di palinse-

2 che fa del paesaggio un archivio vivente; per le li-

teggiamento valutativo e progettuale: con capacità di in- sto

terazione in un processo dinamico, per individuare, di- mitazioni d’uso indispensabili a salvaguardare contesti

paesistico-culturali particolarmente fragili.

rei senza pregiudizi, gli obiettivi da perseguire e gli in- Con questa premessa è però necessario porre l’ac-

terventi da intraprendere. Considerando l’ampio spettro

di situazioni che si presentano, dalla tutela integrale al- cento sul fatto che solo da una cultura progettuale può

discendere un’attività di tutela paesistica efficace, che

la valutazione ex ante delle trasformazioni indotte dai consideri complementari gli obiettivi conservativi con

processi di riqualificazione o di sviluppo, alle proposte di quelli di “risignificazione contemporanea” del paesag-

restauro del paesaggio. gio compromesso o di “invenzione” di luoghi. Una tu-

Si delinea, pertanto, per l’attività di tutela paesisti- 139

tela volta ad alimentare la ricerca progettuale sui temi guenze che la sola valutazione della legittimità comporta

della progettazione paesistica, per rispondere anche a un sul piano operativo all’azione delle Soprintendenze.

bisogno collettivo di reinterpretazione del paesaggio, ca- Senza considerare, oltretutto, che il vincolo pone con-

pace peraltro di superare la stereotipa contrapposizione dizioni pesanti sulla base di motivazioni espresse anche

naturale/artificiale o antico/moderno. in modo generico e vago, senza registrare le trasfor-

Per condurre un’efficace opera di tutela occorre mazioni che pesantemente hanno segnato il paesaggio

promuovere una cultura progettuale che utilizzi capacità (dopo decenni di abusivismo e provvedimenti di con-

professionali insieme a strumenti di conoscenza e di va- dono), spesso senza fornire elementi per individuare le

lutazione dei paesaggi italiani. Gli atlanti del territorio o valenze reali da salvaguardare o da recuperare.

i manuali dei paesaggi, più volte citati nei contributi Un ordine di problemi sia sul versante legislativo che

per la Conferenza Nazionale, potrebbero essere una su quello dell’indirizzo metodologico-culturale è dunque

“base condivisa” per la progettazione e per la valuta- legato al dispositivo giuridico del vincolo paesistico e al

zione, con l’accortezza di non proporre una dimensio- suo contenuto sostanziale, nelle derivazioni estetico-

ne precettistica (tanto pericolosa quanto inadeguata al formali della 1497/39 o di natura tipologica della

caso del paesaggio) ma metodologie e indirizzi. Il so- 431/85. L’altro ordine di problemi dipende invece dai

stegno della qualità del progetto di architettura è un momenti decisionali: si è proposto, ma certo non basta,

contributo qualificante della tutela paesistica. Non solo di spostare l’azione di tutela al momento di redazione

in casi eccellenti o esemplari, ma soprattutto nella mi- dei piani, di limitare un potere di annullamento tanto di-

riade degli interventi diffusi che disegnano il paesaggio. screzionale quanto inaccettabile, per il fatto stesso di

Il recente disegno di legge recante “Disposizioni per porsi come “ultima spiaggia” di un processo avviato già

la promozione della cultura architettonica e urbanistica” da tempo e da altri soggetti.

individua alcune linee di promozione in tal senso (per In tutte le diverse fasi di pianificazione e di gestio-

esempio con il favorire il ricorso alla procedura concor- ne la tutela dovrebbe svolgersi con modalità definite e

suale per individuare soluzioni di qualità) che possono note: per ovvi motivi di trasparenza, per rendere pubblici

costituire un primo nucleo da sviluppare per sostenere accanto agli strumenti limitativi anche gli strumenti di

la qualità del progetto nel e del paesaggio. Con i “do- conoscenza, indirizzo e valutazione che informano l’a-

vuti distinguo” determinati dal salto di scala tra pae- zione dell’amministrazione. A maggior ragione questo

saggio e edificio, dalla molteplicità degli interessi in gio- vale nella prospettiva di momenti di cooperazione inte-

co, dai costi aggiuntivi che appunto dalla qualità di- ristituzionale che comportino un allargamento del cam-

scendono e che, nel caso del paesaggio, si amplificano po con il coinvolgimento (e la corresponsabilizzazione di-

a dismisura. retta) di nuovi soggetti nella gestione e nel controllo dei

Alla qualità è riferito il binomio del titolo in cui i due vincoli.

termini, paesaggio e progetto, sono legati idealmente (e Non vanno infine tralasciate altre questioni: la con-

grammaticamente dalla congiunzione “e”) appunto dal traddizione tra vincoli puntuali (o per categorie tipolo-

concetto di qualità. Si postula pertanto un rapporto di giche) e una tutela del paesaggio che necessariamente

interdipendenza tra paesaggio e progetto. Ma se è ve- si proietta in una dimensione territoriale e ambientale.

ro che la qualità del paesaggio richiede una progetta- A tal proposito si è spesso osservato come sarebbe op-

zione di qualità, è anche vero che una progettazione di portuno superare la dicotomia tra paesaggio protetto e

qualità è il presupposto dell’intervento (corretto) nel paesaggio non protetto. In una accezione nuova, la tu-

paesaggio. tela paesistica potrebbe tutelare, con intensità diverse,

È questa una riflessione che si pone al limite di tutto il paesaggio.

quanto previsto dalla legislazione vigente sull’esercizio

della tutela paesistica, in cui la valutazione per l’inseri- NOTE

mento nel paesaggio tutelato di un’opera non ne con-

sidera la qualità del progetto, ma opera solo una verifi- 1 Il carattere complesso e sistemico del paesaggio è stato evi-

ca di legittimità (che valuta se la trasformazione opera- denziato da una nutrita letteratura critica che ha ampiamente messo

ta dall’intervento progettato non vanifichi le motiva- in risalto non solo le diverse accezioni del termine paesaggio, ma an-

che le sfumature di significato, le sovrapposizioni e le confusioni che

zioni del vincolo che insiste in quel dato paesaggio, mo- si ingenerano con concetti contigui, quali ambiente, territorio, insie-

tivazioni legate peraltro ad un preciso momento tem- me geografico.

porale). In questo giudizio (e per questo va qualificato) 2 Cfr. André Corboz, Il territorio come palinsesto, in: Casabella,

è posto un nodo importante e sono evidenti le conse- 516, 1985, pp.22-26.

140

Istituto Nazionale di Architettura

Federico Bilò

Valori estetici e paesaggio contemporaneo

1. Premessa strutto culturale, ovvero l’esito di un giudizio critico

esteticamente intenzionato, frutto dell’osservazione e

Il presente contributo si propone di mettere in di- delle reiterate esperienze del paese stesso considera-

scussione il concetto usualmente accreditato di paesag- to sotto lo specifico riguardo degli aspetti figurativi.

gio al fine di precisarne uno differente e più “evolutivo”; Pertanto, occuparsi di paesaggio significa occuparsi

quindi, forte delle precisazioni concettuali stabilite, cer- dei valori figurativi del paese, ed il termine paesaggio,

ca di indicare quali ricadute operative e legislative pos- notoriamente polisemico, è qui inteso esclusivamente

sano generarsi da quel diverso concetto di paesaggio. nella sua eccezione figurativa, essendo demandate al-

Viene dunque recepita e sviluppata una delle tre accezioni a termini correlati come ambiente, terri-

traiettorie di lavoro delineate dal Comitato Scientifico: torio, ecc.

l’aggiornamento del concetto di paesaggio. Che tale Ma il giudizio critico esteticamente intenzionato

aggiornamento sia urgente ed indifferibile lo dimo- del paese, il cui esito è il paesaggio, fonda su un re-

strano i fatti: ci si affronta spesso oggi con assetti ine- pertorio più o meno consapevole di valori figurativi:

diti del paese, caratterizzati sovente dall’ibrido, cioè quelli dell’educazione estetica di un determinato in-

dall’arbitraria giustapposizione ovvero dall’incongruo dividuo, che appartiene a una precisa cultura, ad un

accostamento di materiali territoriali appartenuti, lun- luogo, ad un’epoca, ad una società. Tali valori figura-

go il corso storico, ad ambiti distinti e talora contrap- tivi sono quindi storicamente determinati e, pertanto,

posti: si mescolano infatti materiali rurali, naturali ed ar- variabili.

tificiali, ordinati e caotici, centrali e periferici. Tali con- Come scrive Eco, “ciò che interviene a definire le

trapposizioni sono oggi superate in una superiore pro- nostre attese e le nostre tendenze (a proporci una se-

miscuità, vero tratto distintivo di quella urbanizzazione rie di esigenze formali), non è una naturale adesione al-

del territorio che gli studiosi hanno definito variamen- la felicità organizzativa dei processi naturali, ma tutto

te Città Diffusa, Ipercittà, ecc. Questo quadro inedito un mondo di esperienze precedenti che ci guidano nel-

impone la revisione degli strumenti interpretativi ac- la scelta della organizzazione percettiva entro un cam-

1

creditati e dei valori in funzione dei quali vengono po di stimoli dati” , e questo è perché “la percezione

emessi i giudizi di qualità. Il concetto di paesaggio non di un tutto non è immediata e passiva: è un fatto di or-

fa eccezione: la rielaborazione del suo statuto e la ri- ganizzazione che si apprende in un contesto socio-cul-

definizione dei valori che lo sostanziano, si impongono turale; in tale ambito le leggi della percezione non so-

come progetto culturale necessario. no fatti di pura naturalità ma si formano entro deter-

2

Il mancato aggiornamento della nozione di pae- .

minati modelli di cultura”

saggio alle ragioni della contemporaneità appare infatti Semplificando ai limiti del tollerabile, diremo che

la vera causa ostativa alla ridefinizione degli obiettivi da il “modello di cultura” presente in ogni giudizio critico

perseguire nel medio e lungo termine e alla precisazio- sul paese è fornito dalla pittura di paesaggio e co-

ne degli strumenti normativi e progettuali pertinenti. munque dalle arti della rappresentazione sorelle della

pittura (fotografia, cinema). Il paesaggio è infatti un co-

strutto culturale nato all’interno della disciplina pitto-

2. Il paesaggio non esiste in sé rica, ove assume la dignità di genere autonomo solo a

partire dal ‘600, identificandosi progressivamente in

Affermiamo che il paesaggio non esiste in sé; esi- un corpus di valori codificati che scarsamente si sono

ste il paese, il mondo. Il paesaggio è piuttosto un co- modificati nel tempo, fino costruire un vero e proprio

141

di paesaggio è sostanziata da un persistente pre-giu-

stereotipo culturale. Per converso, guardare il mondo dizio, poiché alcune connotazioni del paesaggio stes-

con occhio esteticamente intenzionato è attitudine che so sono ritenute soprastoriche e immutabili. Ci si scon-

deriva dalla pittura, essendo proprio la pittura ad inse- tra con quel luogo comune che consiste nella triplice at-

gnare all’occhio a saper vedere, a riconoscere ed indi- tribuzione di naturalità, bellezza ed armonia al pae-

viduare in uno scenario reale qualità estetiche. saggio; tale convincimento, che deriva dalla coscienza

A valle di queste premesse, consideriamo que- paesaggistica maturata entro la pittura seicentesca e i

st’affermazione di Bruno Zevi che, nel lontano 1962, suoi canoni estetici, resiste pervicacemente a qualunque

prendendo atto del “paesaggio inedito” dovuto alla tentativo di modificazione, e si configura come vero e

territorializzazione urbana e ribadita la biunivocità del proprio stereotipo culturale.

rapporto - lungo l’arco storico - tra assetti territoriali e Posizioni culturali così connotate da pregiudizi

paesaggio pittorico, notava che “i testi iconografici estetico-ideologici spiegano, ma non giustificano, l’im-

scorrono assai meno nel tratto di storia che va dal ri- barazzo davanti al paese ibrido e complesso della con-

sorgimento ad oggi. I disboscamenti inconsulti, le stra- temporaneità, rendendo più acuta la necessità dell’e-

de ferrate, i programmi parziali di riforma, la mecca- nunciazione di un nuovo progetto culturale riguardo il

nizzazione, il saccheggio delle campagne da parte dei paesaggio, sostanziato da valori figurativi nuovi, che af-

monopoli industriali, inducono radicali rielaborazioni fianchino quelli ereditati dall’età preindustriale; a nostro

geografiche, nuove forme del paesaggio che i pittori parere, tali nuovi valori figurativi, che istituiscono il

non captano se non in episodi marginali. Si manifesta paesaggio contemporaneo, devono derivare dall’inse-

così una scissione tra arte e paesaggio che tuttora per-

3

. Le affermazioni di Zevi ci inducono ad affermare gnamento dell’arte moderna, dalla sua peculiare vio-

dura” 5

che, se l’arte non guarda il paese, mancando di ag- lenza figurativa , dalla sua iconoclastia.

giornarne l’interpretazione, simmetricamente la cultu- Restare legati a modelli obsoleti apre infatti solo al-

ra del paesaggio non guarda l’arte; vogliamo cioè af- lo spazio della nostalgia e della recriminazione, oscura

fermare che le difficoltà interpretative intorno al pae- qualunque qualità del diverso - in questo caso il nuo-

saggio contemporaneo derivano dal mancato assorbi- vo -, e soprattutto produce atteggiamenti progettuali

mento, da parte della cultura paesaggistica, dell’inse- inefficaci, minati all’origine da una volontà di conser-

gnamento dell’arte contemporanea; e ciò che pertan- vazione che sempre si riduce ad inseguire i cambia-

to occorre è un rinnovamento della percezione, una menti, senza peraltro mai raggiungerli, incapace di pro-

rifondazione dei parametri dell’aisthesis, una rifonda- grammarli e indirizzarli.

zione basata sulla lezione dell’arte del Novecento, dan- Ovviamente le precedenti considerazioni non im-

do corpo all’affermazione di Remo Bodei secondo cui plicano l’emissione di un giudizio assolutorio nei con-

“un’opera d’arte riesce a rinnovare la percezione delle fronti dei moltissimi scempi irresponsabilmente com-

4

cose appiattite dall’abitudine” . piuti ai danni del paesaggio, o meglio del territorio: tut-

ti quei casi che non sono ispirati da una consapevole so-

stituzione di valori figurativi, ma soltanto da stolta in-

3. Valori estetici e paesaggio contemporaneo consapevolezza ed ignoranza, con il solo risultato di al-

terare la fisionomia storica dei luoghi.

Stiamo dunque esprimendo la necessità di indivi- Proviamo dunque a considerare un differente re-

duare e rendere operanti nuovi valori estetici da af- pertorio di valori, sostituendo il brutto al bello, l’artifi-

fiancare ai vecchi, nella convinzione che le regioni dei ciale al naturale, il disarmonico all’armonico; potremo

contesti e le ragioni dei programmi indurranno a sce- forse negare l’attualità e la pregnanza di questi valori

gliere i valori più opportuni e congruenti che presiedo- nella contemporaneità, o la loro centralità nell’arte del

no all’attività critica del valutare, dello scegliere, del Novecento?

progettare. Seguiamo per un attimo le indicazioni del futuri-

Infatti, così come sarebbe causa di giudizi inap- smo italiano, che si è adoperato per combattere l’i-

propriati e fuorvianti assumere i valori estetici della deologia della bellezza naturale: come dice Luisa Bo-

contemporaneità per emettere un giudizio critico su nesio, “Boccioni, nelle sue riflessioni tecniche ha pre-

uno scorcio di paese ancora largamente rimasto nel suo conizzato la vittoria della <pubblicità rossa> sulla natura

assetto storicamente formatosi (se non per disvelarne <verde di rabbia>, codificando l’ideale della trasfor-

valenze ulteriori), analoga inadeguatezza è quella che mazione industriale e tecnologica del paesaggio natu-

6

deriva dall’assunzione dei valori estetici della storia per rale” . Benché sconfitta dalla metafisica, l’indicazione

emettere giudizi critici sull’aspetto contemporaneo del futurista deve essere recepita, sviluppata ed aggiorna-

paese laddove questo sia contraddistinto da quell’ibri- ta ai tempi; dunque il brutto, l’artificiale e il disarmonico

da mescolanza che è la cifra peculiare di questi tempi. definiscono i valori estetici su cui fondere uno statuto

Intendiamo affermare che attualmente la nozione contemporaneo del paesaggio, e l’arte del Novecento

142 cittadinanza ed il progetto del nuovo, specie laddove

ha prodotto innumerevoli opere ispirate a tali valori: quest’ultimo non si ispiri ad una non sempre necessa-

dobbiamo dunque trasferire al paesaggio “quella vio- ria poetica dell’ascolto. Eppure già nel 1964 Ernesto

lenza dell’immagine” in cui Franco Purini riconosce “la

7 Rogers evidenziava lucidamente la necessità di “ri-

prima eredità delle avanguardie storiche” . prendere le fila” della tradizione della trasformazione

Rintracciamo tali valori estetici nelle opere degli ar- consapevole e artistica del territorio, per (e sono le

tisti, lungo le due vie distinte del coinvolgimento e del sue parole) “inventare un nuovo paesaggio per i 50 mi-

riserbo (Schwitters e Rauschenberg vs Mondrian e lioni di italiani che ormai ci vivono”. Suggerendo al-

Judd), considerando cioè tanto le avanguardie negati-

8 cune modalità, Rogers scriveva che dal “dialettico con-

ve che quelle costruttive. Impariamo dalle scomposi- trasto di questa azione del preservare e dell’inventare

zioni e sovrapposizioni cubofuturiste; dalle macchine il nuovo paesaggio, sorgerà un’Italia nuova come ar-

spaesatrici dipinte da Dalì, dal suo giustapporre impre- 11

monico sviluppo della sua storia”

vedibilmente – condensare – ciò che appartiene a luo- .

ghi diversi; impariamo dalle polimaterie di Prampolini e Il primato della conservazione, sotteso al quadro le-

Burri, e torniamo ad osservare con occhi nuovi le so- gislativo a partire da un’interpretazione troppo orien-

vrapposizioni di elementi, materiali, colori e tessiture tata dell’art. 9 della Costituzione, svilisce gravemente

che troviamo nel paese che ci circonda; impariamo dal- l’idea stessa di progettualità. È infatti inibita, se non del

l’opera di Rauschenberg che, come dice Jellicoe, “è di tutto esclusa, qualunque possibilità di ampliamento o

grande importanza per gli architetti paesaggisti, perché sostituzione dei valori figurativi ereditati dal paesaggio

egli sembra coordinare in un’unica vasta composizione storico, ovvero e implicitamente escluso qualunque

9 ;

un gran numero di oggetti senza rapporto tra loro” metro di valutazione estetica diverso dall’armonia, dal-

impariamo dalle cataste di Kounellis, sovrapposizioni in- l’ambientamento, dalla mimesi.

coerenti di vari prodotti e relitti; impariamo dalle rare- Anche negli strumenti urbanistici la conservazione

fazioni e concentrazioni materiche di Fontana, veri e si istituisce quale asse portante; considerando infatti

propri sistemi gravitazionali; e così via. questa situazione dal punto di vista che abbiamo sin qui

Come si vede, solo una profonda conoscenza e adottato, noteremo come sia esclusa qualunque possi-

comprensione dell’arte di questo secolo ci consentirà di bilità di trasformazione del paese stesso che non faccia

dotarci di strumentazioni critiche tali da poter emette- centro sull’ideale dell’armonia, escludendo in toto la

re giudizi critici sul paese che ci circonda che risultino modernità. Salvo poi vederne reintrodotti nei fatti i pro-

accordati ai tempi, e di fare scelte progettuali consistenti dotti meno qualificati, ad esempio nelle cementificazioni

in manipolazioni positive degli incoerenti materiali ter- ad alta densità delle coste, ma non già sulla scorta di una

ritoriali presenti sul campo. pur possibile consapevolezza estetica, bensì soltanto in

accondiscendenza alle ben più “reali” pressioni econo-

miche. E qui si evidenzia un’ulteriore debolezza con-

4. Verso il progetto cettuale: finché il paesaggio o, meglio, il paese verrà

considerato come puro oggetto di contemplazione, tra-

Il senso ultimo, proiettato cioè sull’attività pro- scurando le ineliminabili spinte economico-politiche che

gettuale, di questa apparentemente oziosa discussio- inevitabilmente lo percorrono e lo trasformano - si pen-

ne, si ritrova nella tensione dialettica tra conservazio- si alla rendita fondiaria - gli strumenti vincolistici rimar-

12

ne e trasformazione, troppo spesso ridotta allo sterile . Per di più, in un paese che ha fat-

ranno insufficienti

predominio del primo termine; ed anche in questo ca- to consuetudine del condonare qualsivoglia abuso edi-

so ci dobbiamo confrontare con una catena di pre- lizio, che sostanzialmente ignora procedure come l’e-

giudizi. È significativo constatare come l’unica azione sproprio, la confisca, la demolizione, che significato può

progettuale per il paesaggio esplicitamente ritenuta assumere una legislazione vincolistica?

opportuna da Rosario Assunto (forse colui che in Ita- Crediamo invece che il senso più autentico del

lia ha compiuto le riflessioni sul paesaggio più fonda- progetto della conservazione risieda nella possibile dia-

te dal punto di vista filosofico) sia il restauro, “non so- lettica storico-contemporanea, non già come congela-

lo per restituire ai luoghi l’aspetto visuale originario, ma mento di un passato mitico - sua imbalsamazione e so-

per recuperare certi attributi del paesaggio come realtà stanziale falsificazione - quanto piuttosto come con-

10

naturali” . trasto reattivo. Trasponendo dal monumento al pae-

Non ci dilungheremo ulteriormente sull’inoppor- saggio un ragionamento di Giovanni Carbonara, oc-

tuna volontà di congelare certi valori figurativi del correrebbe volgere il progetto di restauro al consegui-

mondo, ritenuti evidentemente definitivi ed insupera- mento di un’immagine “diversa e non sostitutiva ri-

bili, né sull’ostinazione nel valutare il paesaggio in spetto a quella originaria perduta, riprogettata utiliz-

funzione della naturalità; piuttosto è necessario preci- zando e reimmettendo in un <circuito> figurativo i re-

13

sare come tali convincimenti delegittimino di fatto la sti esistenti accanto ad elementi attuali” . 143

NOTE le ne consente la trasformazione; consente, appunto, di agire in es-

so. L’opera distruttiva delle avanguardie <negative> rivela così il suo

1 volto costruttivo”. In: MANFREDO TAFURI, FRANCESCO DAL CO, Ar-

UMBERTO ECO, Necessità e possibilità nelle strutture musicali, chitettura contemporanea, Electa, Milano 1979, vol. I, pag. 105.

in: U.E., La definizione dell’arte, Mursia, Milano 1978, pag. 178. 9

2 GEOFFREY JELLICOE, L’architettura del Paesaggio, Edizioni di

Ivi, pag. 179.

3 Comunità, Milano 1982, didascalia fig. 145.

BRUNO ZEVI, Per una moderna coscienza critica del paesag- 10 ROSARIO ASSUNTO, Il Paesaggio e l’Estetica, Novecento, Pa-

gio, in “L’Architettura. Cronache e storia” n. 78, 1962.

4 lermo 1994, pag. 466.

REMO BODEI, Le forme del bello, Il Mulino, Bologna 1995, 11 ERNESTO ROGERS, Homo additus naturae, in “Casabella-

pag. 121.

5 Continuità” n. 283, 1964.

Cfr.: FRANCO PURINI, Rifluita nel suo stesso successo, in “Lo- 12 Riportiamo a questo proposito due osservazioni di Paolo

tus” n. 57, 1988. Ora anche in: F.P., Dal progetto. Scritti teorici di Fran- Leon. La prima: “Poiché si altera il paesaggio allo scopo di appro-

co Purini 1966-1991, Kappa Roma 1992, pag. 145. Cfr. anche ALES- priarsene, il risultato è la sua distruzione, non la creazione di un nuo-

SANDRO ANSELMI, Il paesaggio dell’architettura, in: FABRIZIO ROSSI vo paesaggio – come invece avverrebbe se l’alterazione rispondesse

PRODI, Atopia e Memoria, Officina, Roma 1994.

6 ad un bisogno diverso da quello paesaggistico (produttivo, sociale, ar-

LUISA BONESIO, La terra invisibile, Marcos y Marcos, Milano tistico, ecc.). Questa è una distinzione molto rilevante, che sfugge spes-

1993, pag. 9.

7 so ai conservazionisti”. La seconda: “… il vincolo è condizione ne-

PURINI, Rifluita nel suo stesso… cit.

8 cessaria, non sufficiente, per la conservazione del paesaggio: non ac-

A proposito delle avanguardie negative scrive Manfredo Tafu- compagnato dalle altre misure, il vincolo può addirittura favorire l’e-

ri: “Gli oggetti indifferenti, <che galleggiano sospesi nel flusso della spandersi della rendita; è noto, infatti, che poiché il vincolo restringe

corrente monetaria>, sono ora disponibili: ridotti a segni, essi posso- l’offerta, esso genera spesso le forze (sociali, politiche, malavitose) che

no essere inseriti in un processo di metamorfosi continue. È questo l’o- lo rendono inefficace”. PAOLO LEON, La politica del paesaggio, in

biettivo ultimo di Duchamp che, montando su uno sgabello una ruo- “Casabella” n. 575/6, 1991.

ta di bicicletta, o rovesciando un orinatoio e ponendo all’oggetto co- 13 GIOVANNI CARBONARA, La Reintegrazione dell’Immagine,

sì manipolato il titolo di Fontana (1917), non ha solo fini scandalisti- Bulzoni, Roma 1976, pag. 100.

ci. L’intera realtà è <ready-made>, già data. Eppure, il sì detto al rea-

144

Italia Nostra

Diciotto punti per la Prima Conferenza Nazionale per il Paesaggio

Che cos’è il paesaggio territori rurali e naturali, soprattutto se di valore pae-

saggistico, hanno perso qualità e consistenza, per la

1. Il paesaggio è il prodotto storico di una lun- mancanza di politiche di conservazione attiva, con la

ghissima e multiforme sedimentazione di imprese, pro- conseguenza di essere esposte ai processi irrazionali di

getti, lavori ed edificazioni con cui l’uomo ha organiz- urbanizzazione. Oggi, quasi ovunque, gli intervalli a ca-

zato l’ambiente in cui vive. Natura e storia formano di- rattere prevalentemente agricolo e naturale sono stati

verse unità di paesaggio – naturale, agrario, urbano –, sostituiti da una sconfinata periferia, senza forma e sen-

ciascuna caratterizzata da genesi, caratteri, significati, za memoria.

utilità, problemi diversi, ma tutti leggibili tenendo con- Anche se è quasi nulla la crescita demografica ed

to di quell’intreccio. Esso concorre quindi a formare l’in- è minimo ogni altro parametro dello sviluppo, il consu-

dentità dei luoghi. mo di suolo agricolo continua inesorabile. Mentre il re-

cupero degli spazi dismessi, sempre solennemente di-

2. Nella vicenda culturale italiana ed europea il chiarato come irrinunciabile, solo in rari casi è diventa-

paesaggio è stato oggetto di interpretazioni diverse. to un’autentica alternativa all’ampliamento urbano.

Queste però non devono essere viste come l’espressio- Questa dinamica perversa, che andrebbe meglio studiata

ne di posizioni antitetiche, ciascuna delle quali si con- e documentata, è certamente la più vistosa manifesta-

trappone alle altre, ma come l’espressione di differenti zione della grave crisi che affligge il governo del territorio

punti di vista, ciascuno dei quali sottolinea uno degli e del paesaggio del nostro paese.

aspetti del paesaggio. Perché conservarlo, perché incrementarlo

3. L’intervento dell’uomo sulla natura ha avuto

ed ha segni diversi: dal positivo al negativo. A volte 5. Il paesaggio è memoria ed è risorsa culturale. Il

(con semplice manutenzione, oppure con la formazio- paesaggio è un deposito di storia. In esso è rappresen-

ne di nuovi paesaggi agrari, oppure con la creazione di tato e testimoniato il nostro passato, il passato della no-

opere integrate nel paesaggio preesistente) ha aggiun- stra civiltà. Esso è dunque il fondamento della identità

to valore alla forma della Terra, altre volte (con l’incuria delle diverse comunità che abitano il pianeta (dalle na-

e l’abbandono, con l’eliminazione dei segni del passa- zionali alle locali). Esso serve – a noi e alle generazioni

to in nome del profitto immediato, con l’artificializza- future – perché è una insostituibile risorsa della civiltà,

zione dissennata) ha sottratto valore e distrutto il patri- è la materia vitale che alimenta il futuro.

monio culturale e storico costituito dal paesaggio, ha ri-

dotto la ricchezza della civiltà umana. 6. Il paesaggio è anche risorsa economica. Sempre

più, nell’economia moderna, i settori legati alla produ-

zione di “beni immateriali”, tra i quali i comparti lega-

Lo stato attuale del paesaggio italiano ti alla ricreazione e al benessere fisico, al turismo, alla co-

4. In Italia, negli ultimi cinquant’anni, lo spazio ur- noscenza e al godimento estetico, assumono crescente

banizzato è aumentato di dieci volte. Prima della se- rilievo. In moltissime aree dell’Italia (e dell’Europa), il

conda guerra mondiale, città e paesi erano ancora se- paesaggio di qualità è luogo e condizione per produzioni

eno-gastronomiche “di nicchia”, caratterizzate dalla

parati dalla campagna e da grandi vuoti. Ora i residui 145

qualità e dall’identità, fondamentali per lo sviluppo eco- mente coerente con il principio enunciato nella

nomico e sociale delle aree coinvolte e per la conserva- proposta di convenzione;

zione di valori universali. – già dal 1939 vige in Italia una legge che rico-

nosce il paesaggio come un valore e ne promuove

7. Nei prossimi decenni non va trascurato il peso e disciplina la tutela. Essa è stata successivamente

che può avere per lo sviluppo dell’occupazione in mol- emendata e perfezionata, anche in attuazione del

te regioni italiane un’azione di manutenzione del suo- dettato costituzionale.

lo, di riduzione dei rischi e dei costi del degrado am-

bientale, di avvio di un’azione di presidio ambientale. Si b) Formulare e attuare politiche paesaggistiche volte

tratta di ricostruire e mantenere ambienti naturali di- alla protezione, alla gestione, alla pianificazione

strutti dall’incuria dell’uomo (e minacciosi per la so- dei paesaggi tramite l’adozione di provvedimenti

pravvivenza nelle aree a valle del degrado), oppure am- particolari (…).

bienti caratterizzati dai manufatti e dalle forme del pae- – La legge 431, ultimo aggiornamento delle leg-

saggio agrario. ge di tutela del paesaggio, riconosce ed indica i

paesaggi che sono soggetti a tutela e definisce gli

8. Alla qualità del paesaggio è legata anche la strumenti della tutela individuandoli nei piani ter-

qualità della vita. La bellezza dei panorami, l’armonia dei ritoriali paesistici.

luoghi nei quali si svolge la sua vita sono essenziali per

il benessere della donna e dell’uomo, del bambino e del- c) Avviare procedure di partecipazione del pubblico,

l’anziano. Nell’epoca della globalizzazione, la concor- delle autorità locali e regionali e degli altri prota-

renza tra le regioni e le città assume sempre di più la gonisti interessati dalla concezione e dalla realiz-

qualità dell’ambiente (come componente della qualità zazione delle politiche paesaggistiche (…).

della vita) come un valore economico da mettere in gio- – È questo il punto debole dell’attività di tutela in

co nel “marketing urbano”. Ciò pone, una volta anco- Italia, non pienamente attuata, laddove le leggi so-

ra, l’esigenza di migliorarne la qualità del paesaggio no state disattese ed aggirate, accreditando, anche

anche là dove (come nelle periferie urbane) non si è sta- in vasti strati dell’opinione pubblica e della cultura,

ti capaci di creare qualità nuove, ma solo di distrugge- tesi non documentate sulla non modernità delle po-

re quelle preesistenti. litiche di tutela.

d) A considerare sistematicamente il paesaggio nelle

Come governarlo politiche di gestione del territorio, di urbanistica e

in quelle a carattere culturale, ambientale, agrico-

9. Come ricordato anche nella memoria introdut- lo, sociale ed economico, nonché nelle altre politi-

tiva del Ministro, il Congresso dei poteri locali e regio- che settoriali che possano avere una influenza di-

nali d’Europa ha predisposto, anche con la partecipa- retta o indiretta sul paesaggio.

zione attiva del governo italiano, un progetto di con- – Il principio della pianificazione, apparentemen-

venzione che può e deve costituire la base per ogni ul- te affermato in Italia, è di fatto delegittimato dalla

teriore approfondimento. prassi della legislazione settoriale e particolare, fre-

quentemente orientata a svincolare le scelte di tra-

Si assumono i seguenti quattro punti indicati dal sformazione dagli obblighi di coerenza alle scelte

progetto di convenzione su cui il governo sembra esse- generali della pianificazione.

re disponibile ad impegnarsi. 10. La legge n.431/85 ha affrontato il tema della in-

a) Riconoscere giuridicamente il paesaggio in quanto tegrazione dei contenuti paesaggistici con quelli urba-

componente essenziale del contesto di vita delle nistici, laddove indica che le Regioni possono redigere

popolazioni, espressione della diversità del loro co- piani territoriali con contenuti paesistici. Fin dalla sua ap-

mune patrimonio culturale, ecologico, sociale ed provazione, anche le Regioni apparentemente più evo-

economico e fondamento della loro identità. lute hanno dimostrato la loro incapacità ad assumere re-

In merito si rilevano i seguenti fatti: sponsabilità delegate dalla nazione. Diverse Regioni, sul

– dal 1948 la Costituzione repubblicana sancisce cui territorio insiste notoriamente un patrimonio di in-

all’art. 9 che: la Repubblica “tutela il paesaggio e teresse nazionale, e per il quale lo Stato giustamente ha

il patrimonio storico artistico della Nazione”. Con sempre speso risorse aggiuntive, fecero un ricorso con-

questo viene data sanzione giuridica al riconosci- tro la legge presso la Corte Costituzionale – che lo ha

mento del paesaggio italiano come elemento fon- opportunamente respinto – in nome di una idea del-

dante dell’identità del paese. Questo è perfetta- l’autonomia resa irresponsabile rispetto agli interessi

146

generali. Ancora oggi continuano ad esservi forti resi- li e periferici del Ministero per i Beni e le Attività

stenze ad attuare indirizzi proposti dalla legge. Culturali sono ora svolti in forma episodica e sol-

tanto dimostrativa, a causa della assoluta man-

11. Queste resistenze, in quindici anni, non hanno canza di adeguate strutture organizzative, in ter-

fatto emergere ragioni oggettive per mettere in discus- mini di personale, servizi, mezzi finanziari di inter-

sione il modo in cui la legge ha posto le premesse per vento. Infatti, i compiti di tutela di competenza

innovare il sistema di pianificazione. Infatti, esiste ora dello Stato sono sostanzialmente affidati ad un mi-

una esperienza di attuazione di quella legge (là dove nuscolo ufficio centrale, ed a Soprintendenze sem-

un’attuazione positiva e pur reticente vi è stata) che in- pre più deboli, prive dei più elementari strumenti

duce a sottolineare, e a proporre come indirizzi, i se- (tra cui sarebbe essenziale un sistema informativo

guenti punti: a) il sistematico riconoscimento delle qua- sul paesaggio italiano) indispensabili anche in vista

lità storiche e naturali del territorio, ad ogni livello di go- dei compiti indicati nei punti successivi di questo

verno e di pianificazione (nazionale, regionale, provin- documento.

ciale, comunale), come base costituente della pianifica- Non sembra possibile, in conclusione, che un pae-

zione; b) l’individuazione degli interventi ammissibili e se che è il luogo su cui è fondata da sempre l’idea

delle utilizzazioni compatibili negli spazi territoriali, co- di paesaggio, non disponga delle strutture e dei

me criterio preliminare per ogni decisione da attuare; c) mezzi migliori per conservarlo.

l’inserimento della “specifica considerazione dei valori

paesistici e ambientali” nella pianificazione territoriale e 13. Obiettivo primario del Governo deve essere

urbanistica ordinaria, a tutti i livelli. quello di conferire piena efficacia alla conservazione e al

godimento dell’insieme dei beni paesaggistici, ed in

12. L’esperienza della attuazione della legge 431/85 particolare dei beni culturali che ne costituiscono una

e la constatazione delle tendenze attuali di cambia- componente essenziale, da parte delle generazioni pre-

mento del paesaggio nazionale, propongono ora l’esi- senti e future. Lo stato di degrado di vaste porzioni del

genza di: territorio e del paesaggio italiano impone che in molti

a) mantenere integro l’impianto. Pertanto la legge n. contesti la tutela si realizzi, oltre che con politiche di ma-

431/85 resta nella sua impostazione un caposaldo nutenzione e mantenimento, con interventi di recupe-

della vigente legislazione, conforme anche agli in- ro, a partire dalla ricognizione delle risorse residue e la

dirizzi della proposta europea di convenzione sul ri-creazione di valori paesaggistici. Soltanto una corret-

paesaggio; ta gestione del territorio, ovvero la pratica efficace del-

b) integrarne i contenuti laddove non consente spe- la pianificazione territoriale e urbanistica, può creare le

cifici interventi la cui necessità è resa evidente dal condizioni per una efficace azione di valorizzazione del-

rilievo dello stato del paesaggio descritto nelle pre- le risorse paesaggistiche, di recupero, e per la creazio-

messe di questo documento. Infatti nell’elenco di ne di architettura di valore.

cui all’art. 1 del DL n. 312/85 (Galasso), recepito

dalla L. 431/85, non sono inclusi i territori agricoli 14. Sottolineare l’utilità della pianificazione signifi-

che formano il paesaggio agrario italiano. Occorre ca andare finalmente oltre la parzialità e, quindi, l’in-

dunque che tali territori siano aggiunti all’elenco e sufficienza della protezione passiva (dei vincoli di tute-

che, da parte del Governo, siano presi urgente- la). Ma occorre, al tempo stesso, riaffermare che essa co-

mente tutti gli altri provvedimenti complementari, stituisce un necessario passaggio obbligato verso l’at-

necessari ad assicurare la tutela attiva della loro in- tuazione della politica di tutela. Il vincolo deve essere in

tegrità; primo luogo considerato come un atto preliminare di

c) perfezionarne il meccanismo attuativo, chiarendo pianificazione che provvederà ad articolare le politiche,

innanzitutto che non è ammissibile la subdelega, da sia attive che passive, di tutela. In secondo luogo – co-

parte delle Regioni, del potere di autorizzazione ai me dimostra l’esperienza della attuazione della legge

Comuni, in quanto non capaci di rappresentare 431/1985 – il vincolo agisce strumentalmente come sol-

l’interesse generale a tutelare il paesaggio. Inoltre, lecitazione alla pianificazione e, quindi, alla possibilità di

occorre estendere il contenuto del controllo dei una fruizione dei beni paesaggistici che ne garantisca la

soggetti preposti alla tutela della sola verifica di le- conservazione.

gittimità, al merito dei provvedimenti autorizzativi;

d) corredarla degli strumenti operativi necessari per 15. Oltre alle condizioni fin qui indicate, la tutela at-

una estesa e sistematica applicazione, resa finora tiva del paesaggio richiede l’impiego di tutti gli strumenti

episodica e debole dalla mancanza di allocazione di complementari disponibili: le politiche e le azioni di set-

specifiche ed adeguate risorse umane e finanziarie tore, gli incentivi finanziari, la partecipazione a pro-

da parte del Governo. I compiti degli uffici centra- grammi e progetti nazionali e sovranazionali, il concor-

147

grandi fiumi e dei monti, possano essere tutelati in forme

so dell’imprenditoria privata. Questi strumenti devono

essere strettamente integrati nella pianificazione e, so- ed intensità non omogenee e diverse a seconda dei Co-

prattutto, non devono essere adoperati in contrasto muni dove si trovano. Ecco dunque dove la corretta ap-

oppure come alternativa ad essa. plicazione del principio di sussidiarietà trova ragione di es-

sere applicato con l’indicazione della competenza dello

16. La tutela e la valorizzazione del paesaggio met- Stato con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Co-

tono in gioco una pluralità d’interessi collettivi: da quel- sa che è già posta e risolta in questi termini fin da quan-

li nazionali a quelli locali. Occorre evitare sia il rischio del- do è stato approvato l’art. 9 della costituzione.

la negazione di uno o dell’altro degli interessi coinvolti,

sia quello del conflitto paralizzante tra le istituzioni pre- 18. Riassumendo dunque, non sembra necessario

1

poste alla cura di tali interessi. Il principio di sussidiarietà ne urgente mettere mano a leggi di riforma complessi-

è il criterio utilizzabile per stabilire a chi spetta la re- va del settore. L’attuale sistema normativo è, nei princi-

sponsabilità della decisione finale in relazione ad oggetti pi, pienamente rispondente a una efficace e compiuta

e ad aspetti, tra i quali i beni culturali ed i valori pae- politica di governo e di tutela del territorio, e può esse-

saggistici, che non sono attribuibili esclusivamente ad re perfezionato con semplici integrazioni. Esso è infatti

istituzioni che rappresentano soltanto parti della collet- basato sull’attribuzione ai poteri locali delle competen-

tività nazionale, ma delle quali è indispensabile garan- ze in materia urbanistica, mentre compete allo Stato ga-

tire il concorso nella formazione delle scelte. rantire la tutela (ed indirizzare la valorizzazione). Se la si-

tuazione attuale è del tutto insoddisfacente, non è per

17. Esiste però una malintesa interpretazione del carenza normativa (soltanto cinque regioni hanno com-

principio di sussidiarità, indicato nel testo del trattato di piutamente attuato la legge n. 431/85). È invece ne-

Maastricht all’art.3b, di cui si trova riscontro in tutta la ma- cessario che l’amministrazione statale preposta alla tu-

teria contenuta nei decreti Bassanini, e nella letteratura tela sia adeguatamente attrezzata, a partire dal poten-

contingente sul federalismo. Questa interpretazione si- ziamento qualitativo e quantitativo del personale e del-

gnificherebbe, secondo alcuni, il trasferimento di compi- la strumentazione operativa.

ti dello Stato agli Enti Locali, anche se questi oggettiva-

mente non hanno i requisiti costitutivi per gestire i pro-

blemi che sono di competenza dei livelli superiori. Si fin- NOTE

ge di non distinguere tra compiti dell’uno e compiti del- 1

l’altro, in una furiosa opera di decentramento spesso non Trattato di Maastricht, art. 3b: “Nei campi che non ricadono

nella sua esclusiva competenza la Comunità interviene, in accordo con

pertinente. Non pare possibile sostenere che la gestione il principio di sussidiarietà, solo se, e fino a dove, gli obiettivi delle azio-

della tutela della costa (migliaia di chilometri), il paesag- ni proposte non possono essere sufficientemente raggiunti dagli Sta-

gio agrario (migliaia di ettari), il sistema degli insedia- ti membri e, a causa della loro scala o dei loro effetti, possono esse-

menti storici ed archeologici grandi e piccoli (migliaia), dei re raggiunti meglio dalla Comunità”.

148

Paolo Leon

Università degli Studi di Roma Tre, Facoltà di Economia

Il paesaggio è un bene, e dunque va amministrato, futuro atteso di un paesaggio – una volta che fosse de-

non soltanto regolato. Poiché la proprietà di questo be- finito tale – spetta ai proprietari della risorsa fisica sulla

ne (o meglio del suo supporto fisico) è in genere diffu- quale insiste il paesaggio; ché se il paesaggio non fos-

sa, i singoli proprietari non hanno come missione quel- se definito, le popolazioni non si attenderebbero altro

la del paesaggio (conservazione, valorizzazione), ma reddito che quello derivante dallo sfruttamento di una

quella della risorsa come fattore di produzione (per il qualsiasi risorsa fisica (un generico suolo, la pesca, l’al-

mercato, o per il servizio pubblico, o per qualsiasi altro levamento, la coltivazione, la raccolta del legno).

scopo che si danno i soggetti secondo la loro specifica Da ciò segue che il paesaggio deve essere ammini-

missione). Si ritiene, in genere, che apponendo vincoli strato, ovvero che il bene deve avere una qualche for-

alla risorsa allo scopo di creare il bene paesaggio, si ma di gestione. Poiché non siamo nel caso dei parchi o

possa riuscire a far trasformare la risorsa generica in delle aree protette, e poiché il bene materiale sul qua-

paesaggio, anche agli occhi dei proprietari della risorsa. le insiste il paesaggio è proprietà altrui, la gestione del-

In parte, il vincolo effettivamente genera la risorsa; la quale si parla non è la gestione di un bene fisico, ma

ma poiché apporre un vincolo crea ogni volta una scar- la gestione delle attività che valorizzano il paesaggio.

sità, il suo valore implicito (di mercato o fuori mercato) Il paesaggio è fonte di godimento individuale e

cresce, mentre il valore di tutto ciò che non è vincolato collettivo. La parte di utilità individuale dovrebbe esse-

diminuisce, accrescendo l’uso di ciò che il vincolo non re assoggettata ad un prezzo, mentre l’utilità collettiva

definisce come paesaggio. Ora, il problema del pae- dovrebbe essere finanziata dallo Stato. Il paesaggio è

saggio sta largamente nella sua definizione fisica, e se ambedue queste cose – come qualsiasi bene culturale –

la definizione è imperfetta (come sarà sempre il caso) e dunque la sua gestione non può che essere mista, ispi-

parte del non-paesaggio (che però è paesaggio) verrà rata cioè da forme di gestione aziendale e da forme di

compromessa. Forse più importante è un’altra conside- gestione pubblica. Nel nostro ordinamento, abbiamo di-

razione: se il vincolo è solo apposto, ma non ammini- verse forme societarie capaci di combinare le due diverse

strato, può facilmente generare le forze volte ad an- forme di gestione. È in ogni modo evidente che do-

nullarlo. È chiaro, infatti, che se il vincolo rende implici- vrebbe sorgere, sulla scorta di questo ragionamento, un

tamente maggiore il valore delle aree vincolate, allora si qualcosa che assomiglia all’agenzia del paesaggio: agen-

creeranno gli interessi per scardinarlo e profittarne a fi- zia, non semplice ufficio pubblico, e proprio per la com-

ni privati o commerciali come avviene per i parchi e le binazione delle due utilità da massimizzare.

aree protette. Il paradosso è che le popolazioni il cui ter- Si può creare un’agenzia del paesaggio (senza che

ritorio è vincolato ritengono che il vincolo riduca il loro questa possieda il bene), sul quale apporre un prezzo per

reddito; ma è noto che tale visione è spesso telescopi- il godimento individuale e che riceva risorse pubbliche

camente errata: le popolazioni ritengono che il reddito per valorizzarne l’utilità collettiva? 149

Cesare Macchi Cassia

Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura sua specificità, e che deve invece portare ad un lungo e

Partendo dal presupposto, che sembra sufficiente- vario lavoro teso a individuare i modi di intervento sui

mente condiviso, di una forte innovazione del significato processi di progettazione del paesaggio, al migliora-

e del valore stesso della risorsa paesaggio, sottolineo al- mento dei loro risultati. Di qualsiasi processo si tratti: in-

cuni punti in una logica progettuale. conscio o coscente dei propri riflessi morfologici, pub-

Ciò al duplice scopo di mettere in luce la parte più blico o privato, diretto o mediato, di grande o di picco-

importante di quella innovazione, cioè il superamento in la scala.

positivo dalla logica della sola tutela – perseguita esclu- Avendo come sfondo questi punti forti, mi sembra che

sivamente dalla norma, mentre ogni azione ha in sé nella costruzione di linee di comportamento viste come

una proposta di modificazione che va quindi dalla nor- strumenti di quel lungo e vario lavoro, i seguenti argomenti

ma stessa indirizzata - e di offrire un contributo alla debbano essere messi sul tavolo e approfonditi, dando

formulazione di linee di comportamento da discutere al- una risposta tentativa ad alcune delle domande poste al Co-

la Conferenza per il paesaggio. In tal senso queste no- mitato scientifico e ad altre che sembrano ugualmente

te fanno riferimento alle domande poste dal Ministro al importanti.

Comitato scientifico al termine della sua relazione, e Assumere un atteggiamento attivo in relazione al-

solo ad alcune di esse. le risorse paesistiche e più in generale ambientali porta,

In primo luogo sembra utile e necessario riportare oltre a non separare conservazione e innovazione, a ri-

qui i punti forti di quella innovazione di significato re- conoscere un carattere progettuale alla stessa conserva-

lativamente alla concezione stessa di paesaggio. zione.

L’accettazione dell’esistenza di differenti famiglie di Ciò significa intendere quelle risorse come poten-

paesaggi che vanno trattate in modi fortemente diver- zialità da costruire ancor più che come presenze da re-

si. Ai due estremi: il paesaggio dei nuovi “territori ur-

bani” della città contemporanea milanese che individua gistrare. Significa aggiudicare loro valore tramite le mo-

dalità con le quali esse vengono intese da un progetto

i suoi spazi collettivi nei grandi vuoti delle aree protet- che le vede parte integrante.

te, degli spazi agricoli residuali, dei verdi lineari lungo i

corsi d’acqua naturali e artificiali, avendo eliminato ogni Assumere un atteggiamento attivo porta ad affer-

mare una prassi progettuale secondo la quale il progetto

separazione tra città e non città, tra urbano e naturale; di trasformazione è contemporaneamente progetto di

i paesaggi storici più celebrati della cultura agricola to- recupero della memoria ed innesco di una nuova iden-

scana. tità culturale che entra in sintonia con quella già esi-

La derivazione di ciò dal fatto di considerare degni stente e sedimentata, facendola riemergere.

di attenzione tutte le famiglie di paesaggi. Essendo es- Non è possibile parlare di valore paesistico o di va-

si in ogni caso visti come la specifica forma di rappre- lore storico-culturale di un territorio – che definisce in

sentazione del continuo lavoro di modificazione – stra- senso moderno il significato di quello paesistico – se

tificazioni e progetti - dei territori di vita da parte delle non riferendosi alle potenzialità e ai vincoli costituiti, a

diverse popolazioni, e il substrato della specificità, cioè tutti i livelli della grande come della piccola scala, dalla

della qualità della vita delle medesime. permanenza di elementi strutturanti la forma ambientale

La coscienza del valore economico oltre che cultu- ed urbana: non solo quindi sotto specie di ambienti este-

rale del paesaggio. ticamente pregevoli, di manufatti storici e artistici o di so-

La visione dinamica del paesaggio, che si scontra pravvivenze dell’ambiente naturale, ma dell’insieme dei

con lo strumento statico del vincolo per la difesa della

150

segni e delle forme che si sono depositati nella lunga sto- limento, o meglio la non presa in considerazione di un

ria di antropizzazione e trasformazione del territorio. compito politico-culturale che riferendosi al senso del

Questo appare essere l’aggiornamento culturale della datato articolo costituzionale sulla difesa del paesaggio,

nozione di paesaggio di cui abbiamo modernamente bi- l’avrebbe specificato nelle diversità culturali e quindi

sogno. aggiornato nella modernità.

L’assunzione di responsabilità nei riguardi della for- Si sta aprendo una forbice tra accessibilità ai più per

ma del territorio può costituire oggi lo strumento che le scelte localizzative e di immagine, e decadimento di

con minore ambiguità ci permette di parlare dei diversi ciò che viene conseguito. Ciò è pericoloso per i nostri

luoghi e insieme di definire uno sfondo su cui costruire “territori urbani”, ma anche per la democrazia.

la qualità di un progetto per essi, realizzando nell’uni- Il paesaggio è tutto il contesto, non ne è parte. Né

co possibile modo un corretto rapporto pianificazio- fisica, né scalare. Tutte le scale sono ugualmente im-

ne/conservazione. È infatti constatazione via via sempre portanti nella sua definizione, a livello di lettura, di uso,

più condivisa che la forma fisica del territorio si configuri così come a livello del processo di progettazione che

quale deposito dei valori storico-culturali e paesistici, co- dobbiamo saper indirizzare.

me risorsa economica e culturale, e che la permanenza Il rapporto tra le scale è diverso per le differenti fa-

nel tempo di questo aspetto della realtà costituisca co- miglie di paesaggi.

me un vero e proprio “monumento”. Ad esempio, la scala minuta degli elementi costi-

È il mutamento di significato al perdurare della for- tutivi il paesaggio della città contemporanea si rappor-

ma, che definisce una condizione monumentale per i va- ta direttamente con la scala geografica del “territorio ur-

lori e per i segni che definiscono quella forma. Ren- bano”.

dendoli materiali preziosi per la progettazione degli spa- Quest’ultimo riassume in un’unica forma strutturale

zi da essi strutturati e in generale dell’intero territorio. le diverse città che lo compongono, ma mentre le più

La condizione di quelle risorse e di quei segni è infatti per antiche hanno elaborato al loro interno valori interpo-

un verso dinamica e per un altro statica. sti che, mediando significati e spazi, costituiscono rife-

Il paesaggio è specificità, è differenza, è localismo. rimento per la scala minuta, definiscono gerarchie or-

Ci si potrebbe quindi attendere una naturale attenzio- dinative, la città contemporanea non presenta tra le

ne ai suoi significati e valori da parte dei livelli di gover- sue parti fattori di contiguità e di corrispondenza spa-

no locali. Questa è invece, nella maggioranza dei luoghi ziale capaci di elaborare una scala intermedia. In essa si

e dei momenti, fortemente carente anche quando il li- affermano invece rapporti tra luoghi analoghi separati,

vello centrale mette in campo iniziative e normative che e la loro stessa dimensione, insieme alla distanza nello

chiedono questa attenzione. spazio e nel tempo e alla pervasività rispetto all’univer-

Il tema del paesaggio pone in luce con grande so fisico disponibile, costituisce un riferimento geogra-

chiarezza il problema del rapporto biunivoco – loca- fico che emerge fortemente a fianco della scala dei

le/globale – di valori, interessi, capacità culturali, assu- componenti singoli.

mendo con ciò un significato di straordinaria valenza. Fa- A fianco di questa autoreferenzialità, sono i vuoti

cendo emergere con chiarezza il significato culturale territoriali a definire la scala geografica del territorio ur-

della politica. bano attraverso la loro disponibilità, le loro differenti tes-

Da qui può anche partire una riflessione su quale siture, il loro valore di differenza, il loro significato col-

non semplicistico, moderno aggiornamento giuridico lettivo.

della nozione di paesaggio abbiamo bisogno, su come Ne emerge un paesaggio che solo un osservatore

attuare un riordino delle competenze sul territorio, sul- non interessato, o statico, può scambiare per casuale e

la necessità di verificare i risultati del governo del ter- privo di riferimenti al contesto. La sua caratteristica è in-

riorio. vece quella di situarsi tra i due estremi apparentemen-

Il ruolo delle Regioni in particolare, dall’epoca del- te senza contatto della scala complessiva e della scala del

la loro creazione negli anni ‘70, avrebbe potuto riassu- dettaglio.

mersi degnamente nel favorire il coniugarsi della crescita Ne emerge la necessità di un progetto che sappia

economica con il corretto uso del territorio di vita delle mettere in luce in modo compiutamente integrato il rap-

diverse comunità nazionali. Assumendo come stru- porto tra la scala minuta e la scala geografica, cogliendo

mentalmente fondamentale e degno della massima ri- le potenzialità che stanno nella nuova dimensione, nei

conoscibilità il rapporto positivo tra pianificazione e nuovi significati e modi d’uso della città contemporanea.

conservazione, tra progetto e tutela, tra modificazione Per dare alla sua affermazione sul territorio un significato

e custodia. L’omologazione in atto tra le parti – spazi e culturale che si aggiunga, innovandolo radicalmente, a

manufatti – dei singoli territori e in parte tra i territori quello raggiunto in altri momenti della storia e della di-

stessi, la perdita delle differenze, la diminuzione del va- mensione della città. Mettendo con ciò in luce quali pro-

lore del capitale disponibile, rappresentano invece il fal- poste urgenti per le zone urbanizzate, e anche il significato

151

e l’utilità, in alcuni casi e contesti, di piani di recupero pae- cella le relazioni, è invece tutto da conquistare e molto

sistico e ambientale. potrà contribuire allo stesso aggiornamento della no-

Una concezione allargata di paesaggio urbano sto- zione di paesaggio.

rico e l’assunzione delle testimonianze tipologiche non In generale, limiti ormai evidenti di una situazione

solo per il loro valore di singoli fatti edilizi ma come par- in evoluzione sono quelli rappresentati da una troppo

ti integranti di ambienti complessi ed estesi che travali- immediata associazione tra valore e storia.

cano e i limiti municipali e le competenze stabilite dal- Strade da perseguire sono quelle del riconosci-

le leggi del ‘39, sono punti base per un atteggiamento mento di valore a una rosa di testimonianze monu-

moderno su i centri storici e la loro tutela. mentali, storiche e moderne, tali da costituire i capisal-

Una progressiva estensione semantica del concetto di dell’immagine di un paesaggio; del riconoscimento di

di centro storico ha caratterizzato la riflessione nelle se- valore alla lettura a sistema di queste testimonianze, an-

di di dibattito (Ancsa), fino ad introdurre la nozione di che al di là del valore puntuale, in modo tale, ad esem-

“città esistente”. Il superamento di una tradizione nor- pio, da costituire una base di partenza per una riflessione

mativa che in materia di tutela del patrimonio culturale sul paesaggio agrario e sull’agricoltura rurale, attraver-

spesso contribuisce a far sì che le pratiche si limitino al- so il riconoscimento del valore delle “tipologie conno-

la conservazione di singoli “pezzi” quali reperti immersi tanti”, quali sono in molti territori italiani cascine, ville

in un territorio che sempre meno è il loro e che ne can- e acque artificiali.

152

Annalisa Maniglio Calcagno

Università degli Studi di Genova, Preside della Facoltà di Architettura

Alcune considerazioni per operare sul paesaggio

Dall’impegno analitico alla sperimentazione

La peculiarità dell’“operare sul paesaggio” (e cioè ne di misure finalizzate alla valorizzazione e gestione del-

della pianificazione e progettazione paesistica) va ravvi- le risorse territoriali. Occorre impadronirsi dell’esperien-

sata nella particolare considerazione che deve essere za paesistica coniugando tra loro approcci diversi e tra

attribuita alla complessa natura di questa entità fisica loro complementari, che insieme concorrano ad inda-

scientificamente analizzabile, organizzata in sistemi na- gare la complessa natura del paesaggio.

turali e artificiali, prodotto dell’interrelazione tra cultu- La pianificazione (e anche la progettazione) paesi-

ra, azione dell’uomo ed evoluzione spontanea delle stica impone quindi, alla pianificazione urbanistico-ter-

realtà naturali. ritoriale nuove prospettive subordinando ogni interven-

Per “operare sul paesaggio” occorre, quindi, fa- to e trasformazione antropica del territorio alla lettura

re riferimento al sistema diffuso di “beni e di valori” analitica (alla conoscenza approfondita cioè di tutti gli

che lo connotano e lo caratterizzano, alla dinamica in- elementi naturali e antropici), all’individuazione dei va-

terna che ne assicura il funzionamento, alle relazioni lori e del complesso intreccio di relazioni esistenti nel

intercorrenti tra realtà naturale e attività umana, ai paesaggio, al rispetto delle componenti ambientali, al-

processi che lo modificano incessantemente, all’espe- l’individuazione dell’evoluzione in atto nel territorio e al-

rienza percettiva che lega la società all’immagine del la definizione delle misure di intervento più opportune

territorio. per indirizzare la compensazione e la riqualificazione

Un’azione istituzionale sul paesaggio, dotata di degli squilibri esistenti e per individuare le premesse per

strumenti operativi concreti, consente di passare dalla le trasformazioni future.

tutela vincolistica al corretto uso delle risorse ambientali Viene posta, in tal modo, al centro dello studio,

– frequentemente sottovalutate dalla pianificazione ur- un’adeguata individuazione e valutazione delle carat-

banistica –, alla possibilità di migliorare e accrescere il po- teristiche paesistiche e ambientali del territorio ed in

tenziale ecologico ed ambientale della città e del terri- particolare la conoscenza degli aspetti relazionali dei

torio (attraverso uno studio analitico del complesso in- vari elementi, fattori e caratteri del paesaggio; la com-

treccio delle interrelazioni esistenti fra fattori naturali e prensione dei legami funzionali che connettono tra lo-

artificiali, tra vocazioni e usi del suolo), alla capacità di ro fenomeni e processi e delle dinamiche in atto nel-

produrre nuovi paesaggi e di riqualificare quelli esisten- l’insieme paesistico considerato. Viene sollecitata e ap-

ti consolidandone strutture e funzioni. profondita, inoltre, l’analisi e la comprensione delle mu-

L’attuale politica del territorio, invece, continua a tazioni paesistiche passate, delle dinamiche evolutive

contrapporre luoghi dove la civiltà economica può ef- in atto e delle probabili mutazioni future.

fettuare alterazioni a luoghi in cui la natura – e quindi Dalla conoscenza e dall’integrazione di queste co-

determinate risorse di base, indispensabili alla vita – so- noscenze devono quindi essere ricavate le regole quali-

no protette, dando origine ad azioni difensive e com- tative e quantitative per il controllo e la guida delle tra-

pensative, quali i parchi, le riserve naturali, e i luoghi sot- sformazioni stesse, per l’individuazione di indirizzi pro-

toposti a tutela paesistica. positivi per la costruzione (e modalità d’uso) di nuovi

Per raggiungere il concetto di totalità dinamica e paesaggi.

complessa, che comprende tutto ciò che sul nostro pia- Gli studi sugli assetti geomorfologici, vegetaziona-

neta è “permeato e generato dalla vita”, occorre af- li e antropici, sulle qualità visive e sui valori panoramici

fiancare al concetto di “zone da tutelare” (contrappo- del paesaggio, le valutazioni sulle vunerabilità e le po-

ste a superfici a disposizione dell’uomo), l’individuazio- tenzialità ambientali, assumono un peso determinante

153

sia nell’analisi dello stato attuale, sia negli orientamen- enunciati, delle logiche funzionali, i metodi di valutazio-

ti da assumere rispetto alle trasformazioni e agli inter- ne generalmente utilizzati nella ricerca di idoneità inse-

venti attuabili, nonché alle azioni di tutela, di valorizza- diativa – sono coniugabili con difficoltà con l’imposta-

zione e/o di riqualificazione da promuovere. zione della disciplina paesistica che si esprime attraver-

so condizionamenti all’uso del suolo dedotti da criteri di

La disciplina paesistica porta, quindi, necessaria- valore e vulnerabilità e dalla individuazione e compren-

mente, ad un ampliamento dei processi conoscitivi e in- sione delle possibili evoluzioni del sistema paesistico.

terpretativi del territorio e ad una integrazione interdi- La pianificazione urbanistica, infatti, tende soprat-

sciplinare tra diversi studi specialistici. tutto a promuovere l’uso dello spazio riconducendo le

L’elaborazione conoscitiva, fondata su basi analiti- decisioni alla finalità di soddisfare i bisogni funzionali re-

che, utilizza la scomposizione per temi e fattori della lativi alle molteplici attività umane.

complessità ambientale e culturale allo scopo di com- La vastità dei bisogni che la pianificazione urbani-

prenderne le specificità e individuare le interrelazioni stica deve soddisfare, la quantità di problematiche coin-

tra tematismi diversi. volte nelle scelte urbanistiche porta, e ha portato so-

L’elaborazione descrittiva e/o cartografica tende a vente, a considerare come “secondarie” o a trascurare

rendere esplicito il valore e la peculiarità dei beni e de- del tutto, le finalità di tutela e valorizzazione dei beni

gli elementi di interesse paesistico, culturale e ambien- paesistici e le regole per un corretto uso e/o protezione

tale e il differente grado di vulnerabilità del territorio in delle risorse ambientali del territorio.

rapporto agli usi cui può essere sottoposto, onde pro-

muovere azioni differenziate di tutela e/o modalità di va- La pianificazione paesistica intesa nella sua acce-

lorizzazione, di riqualificazione e di gestione. zione più completa, e cioè come disciplina di sintesi, ri-

Il sistema descrittivo – comunicazione grafica e lin- cerca i migliori usi della risorsa sulla base delle conside-

guistica – vengono, quindi, a fare parte integrante del- razioni di sintesi che emergono dalle conoscenze acqui-

l’analisi dei caratteri e delle peculiarità paesistiche non- site nella fase analitica multi-disciplinare; stabilisce regole

ché della valutazione delle potenzialità e/o della vulne- e misure di intervento indirizzate a compensare e mini-

rabilità dei luoghi. mizzare gli squilibri esistenti; persegue il raggiungimen-

Con l’aggettivo “paesistico” collegato al termine di to delle istanze della collettività nei confronti del vasto

“pianificazione” ci si riferisce all’obiettivo primario di ri- ambito indicato genericamente come “qualità della vita”.

collegare l’assetto del paesaggio naturale e antropico al- La peculiarità delle analisi paesistiche consiste nel-

le esigenze di uno sviluppo qualitativo delle risorse e al la particolare considerazione che viene attribuita agli

mantenimento quantitativo del patrimonio di base; di elementi caratterizzanti il paesaggio e nel diverso valo-

promuovere un uso non distruttivo dello spazio, del- re che viene attribuito alla leggibilità dell’insieme, al-

l’ambiente naturale e delle sue risorse, finalizzando le l’integrità, rarità, peculiarità, di forme e strutture paesi-

decisioni alla protezione del patrimonio dei beni cultu- stiche, all’importanza ecologica, scientifica, culturale e

rali e ambientali cui si attribuisce valore; di individuare visuale di un territorio; sono tutti criteri utili alla valuta-

l’uso ottimale delle “risorse” attraverso la scelta degli in- zione dei paesaggi, frequentemente sottovalutati nella

terventi e delle attività compatibili, dei loro modi di at- pianificazione urbanistica.

tuazione della loro quantificazione e localizzazione al fi-

ne di renderli ammissibili. Con la presa di coscienza dell’esauribilità delle ri-

Questa intenzionalità può prevedere interventi vol- sorse e dei limiti di modificabilità dell’ambiente, il terri-

ti a perpetuare le modalità esistenti di utilizzazione del torio non è più considerato come oggetto passivo dei

suolo e/o ad attuare interventi migliorativi (e/o di tute- processi di trasformazione, ma come soggetto degli in-

la) dei valori paesistici, degli equilibri ecologici e delle terventi e delle scelte; la pianificazione urbanistica e

qualità ambientali. territoriale si trova quindi a dover conciliare lo sviluppo

Può promuovere il corretto uso dei beni attraverso insediativo, produttivo, strutturale (e perciò economico)

interventi volti a modificare, con obiettivi mirati, l’attuale con l’esigenza di tutelare le qualità paesistiche e le ri-

modo di utilizzazione e gestione del territorio. sorse ambientali; a dover acquisire le novità di merito e

Può evidenziare, in altri casi, utilizzazioni impro- di metodo che la disciplina paesistica promuove riguar-

prie di beni, di elementi singoli o di sistemi paesistici e do all’uso del territorio.

prevedere interventi di ripristino ambientale. La disciplina paesistica, da integrare alla pianifica-

Questi obiettivi vanno spazialmente riferiti, attra- zione urbanistica, ricerca modi d’uso del territorio che

verso una idonea perimetrazione cartografica, alle si- assicurino la tutela della qualità e minimizzino la pro-

tuazioni individuate e agli obiettivi da perseguire. babilità di arrecare danni al sistema di beni individuati nei

È necessario precisare inoltre che l’attuale imposta- fattori agronomici, vegetazionali, geologici, idrici, ar-

zione della pianificazione urbanistica – la rigidezza degli chitettonici, paesaggistici, visivi e panoramici; individua

154

forme e modi di riqualificazione del paesaggio e del- razioni sulle dinamiche in atto, le valutazioni sulla “vul-

l’ambiente, in diverse situazioni di degrado, compro- nerabilità o attitudine” ad accogliere trasformazioni e/o

missione, perdita di valori. nuove attività, consentono di adottare misure per avviare

una tutela attiva del paesaggio, promuoverne qualità e

Per quanto osservato più sopra, gli indirizzi paesi- identità, per concretizzare prospettive di sviluppo so-

stici utilizzabili all’interno della pianificazione urbanisti- stenibile.

ca (nell’attuale struttura e concezione) sono ancora ne-

cessariamente assai riduttivi rispetto ai principi fondati- Consentono in particolare non solo di

vi e alle finalità che la pianificazione paesistica persegue: – conseguire un progressivo superamento del sistema

finalità, come osservato più sopra, di valorizzazione, tu- vincolistico e inibitorio in favore di strategie pro-

tela, riqualificazione e miglioramento dell’equilibrio am- positive (riequilibratrici o riqualificatorie) nell’at-

bientale e della potenzialità ecologica dei territori, dif- tuale situazione paesistico-territoriale;

ficilmente coniugabili con gli strumenti amministrativi e ma possono anche

con l’apparato normativo dei piani regolatori. – favorire operazioni progettuali fondate sull’attenta

Nel piano paesistico vengono inoltre individuate considerazione dell’identità culturale dei luoghi,

possibilità di scelte e strumenti per produrre e ricreare per riconferire leggibilità a paesaggi incoerenti o di-

nuovi paesaggi; vengono individuate modalità per non sgregati, per conservare e potenziare i caratteri

impoverire, destrutturare o distruggere quelli esistenti paesistici fondamentali;

(con elementi estranei alla dinamica del paesaggio stes- – contribuire a valutare nel piano e nel progetto, la

so), per consolidarne e potenziare strutture e funzioni pluralità di fattori implicati nei processi di modifi-

ecologiche, per compensare gli squilibri esistenti. cazione delle paesistico-ambientali;

Una struttura progettuale e normativa, lontana da – contribuire a superare le tendenze ad operare con

schematismi e rigidità funzionali, propositiva e aperta a interventi puntuali e non coordinati;

possibili “variabili” paesistiche, capace di coniugare fun- – favorire quelle trasformazioni che assicurino un mi-

zioni e processi del piano urbanistico e del piano paesistico gliore equilibrio ecologico e riducano le condizioni

sembra essere ancora prematura sul piano attuativo. di vulnerabilità;

– contrastare l’abbandono, l’alterazione e/o lo sman-

Le “analisi e le sintesi paesistiche”, i “giudizi di va- tellamento delle strutture agrarie paesaggistica-

lore” su porzioni o elementi del paesaggio, le conside- mente rilevanti. 155

Luciano Marchetti

Vicecommissario per le zone terremotate dell’Umbria, Ministero per i Beni e le Attività Culturali

tualizzazione religiosa” dei comportamenti sociali.

Dopo un evento catastrofico come il terremoto, il La comparsa di “nuovi modelli di sviluppo”, avulsi

paesaggio rappresenta un elemento da tenere in giusta da un’attenta storicizzazione e teoricamente poco attenti

considerazione sia nella definizione degli interventi legati ad alcuni valori strutturali delle singole culture, quali il ra-

all’urgenza che di quelli programmati per il definitivo ri- dicamento al territorio e l’identificazione con i valori uni-

pristino dei beni danneggiati. Nel caso dell’Umbria le zo- ci e specifici del paesaggio, ha inciso profondamente su

ne colpite avevano, per la maggior parte, già subito dei strutture sociali apparentemente semplici e forti ma in

fenomeni di progressivo depauperamento in relazione realtà estremamente complesse e fragili, ed ha innesca-

sia alla diminuzione della popolazione residente sia agli to pericolosi processi di perdita di identità e di progres-

effetti perversi di precedenti eventi sismici e, soprattut- siva incomprensione ed allontanamento dei singoli indi-

to, degli interventi postsismici. La zona montana a con- vidui dal loro “paesaggio culturale”, dal loro ambiente.

fine con le Marche aveva progressivamente perduto la Quest’ultimo, modificato per millenni dall’uomo, sembra

capacità di esprimere un’economia in grado di dare il ne- avere perduto quello stretto legame con la vita umana

cessario sostentamento alle popolazioni che prima vi ri- stessa e con le esigenze legate alla sopravvivenza della

siedevano, e fenomeni migratori, anche imponenti, ave- collettività che ne aveva permesso la graduale antropiz-

vano progressivamente vuotato degli abitanti i borghi zazione nel rispetto della straordinaria ricchezza e varietà

montani, riducendo a seconde case quelle che una vol- degli ecosistemi naturali, la trasformazione del territorio

ta erano abitazioni principali. ed il mantenimento delle caratteristiche di “naturalità”

Gli effetti del sisma e di questa profonda modifica (considerata come tasso eccezionale di biodiversità del-

del tessuto sociale si sono sommati ed hanno rapida- le specie animali e vegetali in presenza dell’attività e del-

mente sconvolto un tessuto urbano e rurale stratificatosi le modificazioni umane) e di “spazialità culturale” (con-

nei secoli e progressivamente adattatosi alla natura del

territorio ed alle esigenze umane. siderata come valore connesso alla sfera umana ed im-

prescindibile dall’ecosistema naturale)”.

I paesaggi culturali, come ben definiti dall’arch. Il brusco alterarsi degli equilibri consolidati dal tem-

Carla Maurano, consulente dell’Ente Parco dell’Etna:

“sono il risultato formale di processi evolutivi di tra- po e l’introduzione di innovazioni tecnologiche a gran-

de impatto ambientale, unite ad una incontrastata vo-

sformazione degli ambienti naturali da parte delle co- lontà di “modernizzazione ed industrializzazione”, han-

munità antropiche. Tali processi sono stati originati dal- no stravolto alcune delle aree di fondovalle e condan-

la necessità primaria di rispondere a ben definite esi- nato all’abbandono molte delle aree di cresta del siste-

genze materiali e spirituali, ed attivati attraverso la mes- ma montagnoso che fiancheggia la Val Nerina.

sa in opera di artifici che, in modi diversi, hanno reso ma- Il Commissario per i Beni culturali danneggiati dal

nifesta nel tempo la volontà dell’uomo di razionalizza- sisma ha ritenuto di dover prendere atto di queste con-

re la Natura ed interpretarne a proprio vantaggio leggi siderazioni e della constatazione che in occasione di

e regole. Artifici che, in modi diversi, hanno garantito il precedenti eventi sismici gli interventi di ricostruzione

delicato quanto complesso equilibrio dinamico deriva- non si erano preoccupati di opporsi a tali tendenze de-

to dal rapporto tra le diverse culture ed i relativi ambienti generative, ma anzi le avevano assecondate. Basti ri-

naturali, tanto attraverso l’applicazione razionale di tec- cordare gli interventi post-sisma a Cascia in località San-

niche e tecnologie “eco-derivate”, quanto attraverso l’u- ta Maria della Neve o a Sellano in località Postignano o,

tilizzo strumentale di codici e fenomeni apparentemen- ancora a Norcia in località Biselli, ove gli amministrato-

te distinti come la “sacralizzazione” dei luoghi e la “ri-

156

ri e gli amministrati si erano lasciati lusingare dalla sire- bientale. Ma la semplice ricostruzione non poteva ga-

na del “più nuovo e più bello” realizzando nei fatti del- rantire un mantenimento dei livelli di insediamento sta-

le squallide periferie urbane in luogo dei piccoli e sug- bile delle due frazioni e nemmeno un loro incremento,

gestivi centri storici danneggiati dal terremoto. condizioni che sole potevano conseguire un efficace e

In quest’ottica, per evitare il ripetersi di tali negati- stabile mantenimento delle condizioni socio-culturali di

ve eventualità il Vice-commissario per i beni danneggiati queste aree. Conseguentemente, si è reso necessario

nella Regione Umbria ha perseguito due linee di inter- verificare quali possibilità di sviluppo compatibile fosse-

vento. Da un lato, attraverso la normativa sulla rico- ro oggettivamente ipotizzabili per le aree in oggetto e

struzione, privilegiare il recupero del costruito rispetto al- quindi per l’intero territorio della Val Nerina Umbra.

la demolizione con successiva ricostruzione ex-novo del La convenzione con la sezione umbra di Legam-

patrimonio danneggiato, pur garantendo dei livelli di si- biente era conseguente all’attività svolta dai volontari di

curezza adeguati in relazione alla sismicità dell’area; questa organizzazione nell’area della Val Nerina per il ri-

dall’altro, studiare metodi di consolidamento adeguati levamento dei danni provocati dal terremoto e quindi al-

e forme di utilizzo del territorio che potessero garanti- la conoscenza già acquisita dei relativi problemi. Da ta-

re una crescente ripresa delle attività economiche e le accordo è poi nato il coinvolgimento della scuola me-

quindi sociali nell’area della montagna. dia superiore di Perugia, l’Istituto tecnico ad indirizzo

Questa seconda azione si è concretizzata in un ac- scientifico e tecnologico “G. Bruno”, con la convinzio-

cordo di programma con la Regione Umbria, due co- ne che solo la scuola può costituire quel veicolo di co-

muni dell’area ed il servizio Sismico Nazionale per un’at- noscenza e di sensibilizzazione della popolazione ne-

tività di ricerca che potesse fornire, attraverso degli stu- cessaria per creare una coscienza civile sensibile alla tu-

di su campioni ristretti, una metodologia di intervento tela del patrimonio culturale ed ambientale dell’area, e

e di valorizzazione del particolare territorio esaminato. che, nello stesso tempo, la scuola stessa rappresenta una

Lo studio della presenza umana nel territorio umbro fucina di idee e di proposte per l’uso del territorio. La col-

interessato dal sisma ha un valore particolare in quanto laborazione con la scuola, da un lato, arricchisce di idee

quelle aree, oggi marginali, sono state interessate da at- non convenzionali la ricerca e, dall’altro, contribuisce al-

tività agro-silvo-pastorali che hanno consentito lo svi- la formazione dei giovani facendo loro prendere co-

luppo di una società locale caratterizzata, anche, da fe- scienza dei limiti dello sviluppo e della necessaria ricer-

nomeni di rilevante valore culturale, come quello della ca della sua compatibilità.

Scuola Medica di Preci che, sviluppatasi nel XIII secolo for- Alla comunità scolastica, professori ed allievi, è sta-

se come emanazione e conseguenza dell’analoga scuo- ta richiesta una partecipazione particolare ed unica nel

la benedettina, chiusa in seguito alla proibizione dell’e- suo genere; le classi si sono incontrate con la realtà del

sercizio dell’arte medica per i chierici, è rimasta vitale fi- territorio acquisendo le informazioni sulla sua storia e

no al XVIII secolo; o come i numerosi cicli di affreschi di sulla sua evoluzione attraverso incontri sia con speciali-

buona fattura realizzati ad opera di artisti anche non au- sti che con gli abitanti del luogo, ripristinando, in un cer-

toctoni. Realtà che si erano potute affermare anche in re- to senso, quella tradizione di trasmissione orale della co-

lazione ad una prosperità non trascurabile degli insedia- noscenza, della storia e delle tradizioni che ha caratte-

menti urbani e rurali. rizzato la cultura di tutte le nostre zone prima dell’alfa-

La ricerca, quindi, doveva approfondire lo studio di betizzazione generalizzata.

queste aree in quanto sia il Ministero per i Beni e le At- Gli studenti proseguono in questa attività di ricer-

tività Culturali che il Commissario Delegato per il recu- ca e di elaborazione e proposta che vedrà il suo compi-

pero del patrimonio culturale danneggiato dal terremo- mento nel giugno del 2000.

to non potevano ignorare l’esigenza di approfondire la Un’altra importante considerazione sulle possibili li-

conoscenza al fine di utilizzarla proficuamente per il lo- nee di ricerca e di valorizzazione del “bene paesaggio” si

ro recupero. Per ovvi motivi di urgenza e di oneri sop- può trarre dagli studi intrapresi dall’Arch. Maurano per il

portabili da un ufficio provvisorio come quello del Com- Parco dell’Etna e per quello del Cilento sulle interrelazio-

missario ci si è concentrati su due aree campione scelte ni fra millenaria presenza umana, la sua grande mobilità

all’interno dell’area terremotata: la frazione di Monte- e quindi la possibilità di esportazione e scambio di tecni-

santo di Sellano e quella di Roccanolfi di Preci, la secon- che, credenze e modalità di trasformazione dei territori

da all’interno del Parco Nazionale dei Sibillini e la prima elaborando specifici linguaggi conformativi del paesaggio.

in una zona limitrofa. Da un preventivo esame dei costi La ricerca storico-culturale, portata avanti dall’ar-

per il recupero degli immobili danneggiati si è constata- chitetto si lega all’analisi dei diversi ambienti, da quelli

to come, a fronte di una presenza umana stabile di po- più singolari a quelli più facilmente identificabili, come

che unità, gli oneri relativi fossero assai rilevanti e quin- quelli terrazzati delle zone collinari, tipici di tutte le cul-

di il recupero di tali insediamenti trovava la sua unica giu- ture contadine che hanno operato su siti declivi per

stificazione nelle necessità culturali e di salvaguardia am- renderli adatti all’utilizzo agricolo. 157

L’architetto constata come interi territori appaiano se “antropizzate”, riconvertite e segnate da luoghi di cul-

sapientemente disegnati e ristrutturati dall’uomo con to e percorse da superstiziose credenze, i centri urbani ru-

un lavoro durissimo e continuato nel tempo che, pre- rali, cerniere strategiche e “nicchie” di particolari attività

supponendo la conoscenza profonda dei singoli sistemi sociali, gli insediamenti sparsi, veri e propri sistemi au-

naturali e del loro funzionamento, testimonia la possibi- tosufficienti, ecc. Questi paesaggi culturali, insieme, rap-

lità di interventi di antropizzazione eco-compatibili pur presentano gli elementi costitutivi di un unicum le cui

nella loro radicalità, a condizione che la collettività uma- parti sono definite e distribuite secondo regole antiche

na rispetti le leggi e le regole del corpo-territorio di quel- e sperimentate, attente al tipo e all’uso o non uso dei

la Grande Madre disponibile a farsi modificare per pro- suoli, alle condizioni geologiche, alla conservazione del-

durre quanto a lei richiesto solo in cambio di rispetto ed le specie meglio adattate ai terreni e al clima, alla irregi-

attenzioni costanti. mentazione e al non spreco delle acque, all’attenzione

La ricerca di questi rapporti fra uomo e specifico sito e alla precauzione per gli effetti degli eventi meteorolo-

ambientale può riallacciare quei legami storici e culturali gici; regole antiche, sperimentate e comuni elaborate, af-

troncati dall’avvento dell’industrializzazione e meccanizza- finché il sistema territoriale complessivo possa essere

zione selvagge con la loro illusoria possibilità di trasforma- equilibrato, funzionare al meglio e garantire al meglio chi

zione radicale degli ambienti ad uso esclusivo della comu- ci vive, in una realtà inscindibile di ambiente, tradizione,

nità antropica e senza una valutazione delle conseguenze cultura, religiosità, produttività. In quella realtà millena-

secondarie della scomparsa del patrimonio di biodiversità ria di conservazione e sviluppo che ha plasmato e carat-

che aveva caratterizzato le singole aree geografiche. terizzato i nostri territori, i nostri paesaggi culturali.”

Dagli studi effettuati emerge come: “l’appropria- Queste ricerche possono poi essere fonte di scelte

zione dei territori collinari, ad esempio, che pure è fun- metodologiche di intervento per il loro recupero che

zione di esigenze variabili delle comunità residenti (so- consentano di avvicinarsi con umiltà e conoscenza del-

pravvivenza, contingenze storiche, geografiche ed eco- la complessità strutturale di questi siti, evitando inter-

nomiche più o meno complesse), si fonda sulle poten- venti che possano in qualche modo comprometterne la

zialità e caratteristiche intrinseche del versante prescel- corretta conservazione.

to per il terrazzamento. È la natura del luogo (microcli- È necessario ricordare che spesso interventi anche

ma, qualità dei terreni, rete idrografica, ecc.) a deter- di natura diversa possono incidere sulla conservazione

minare non solo il tipo e le modalità del terrazzamento, del paesaggio ed anche sulla salvaguardia degli uomini

la posizione di cisterne, accessi e costruzioni, ma anche che risiedono in determinate aree, numerosi sono gli

la scelta dei cultivar da impiantare, che vengono sele- esempi di scelte errate nella realizzazione di infrastrut-

zionati con criteri sperimentali attentissimi agli equilibri ture che hanno provocato più danni che benefici: per ci-

ecologici dell’area, a quelli statici dei muri ed alla ge- tarne una fuori dal territorio nazionale, basti ricordare

stione e funzionalità del versante. I paesaggi terrazzati la realizzazione di una strada di fondovalle nella catena

riproducono così artificialmente l’assetto del sistema dell’Atlante in Marocco, più precisamente nella vallata

naturale di partenza, riproponendosi come organismi vi- dell’Urika, la cui conseguenza immediata è stata una ra-

venti in cui è richiesto ad ogni componente la collabo- pida urbanizzazione delle aree adiacenti con lo sposta-

razione, l’integrazione, la piena assolvenza alle proprie mento dei vecchi abitati in quota nelle nuove aree di

funzioni, pena la perdita dell’equilibrio dinamico che fondovalle, un tempo destinate ad usi esclusivamente

contraddistingue l’intero sistema e la sua rovina. Alla agricoli. Un’analisi storica dello sviluppo delle comunità

conservazione di questo equilibrio sono spesso legati an- umane nell’area avrebbe evidenziato come la scelta di

che i rituali dedicati a Demetra o elementi di religiosità costruire in quota fosse frutto, non solo di necessità di-

o credenza contadina volti all’organizzazione ed al man- fensive e di economizzazione delle scarse aree agricole

tenimento di usi e doveri sociali relativi. In realtà, l’esi- disponibili, ma anche di difesa dalle piene improvvise del

stenza di un processo divino che lega l’uomo alla terra fiume di fondovalle soggetto ad un regime torrentizio

e la partecipazione ad esso dell’individuo, del contadi- estremamente variabile. Questa considerazione avrebbe

no, rispondono alla necessità che questi sia consapevo- sconsigliato di realizzare le opere nel modo in cui sono

le e responsabile dell’importanza e del valore “sacro” del state effettivamente eseguite e che la piena del 1997 ha

suo ruolo, del suo lavoro indispensabile a pulire i muri, distrutto con la perdita di numerose vite umane.

a drenare e conservare le acque, a mantenere attivo, vi- Questo tipo di ricerca della matrice antica dell’an-

tale, sicuro e produttivo il sistema collinare. tropizzazione delle singole aree, del suo legame con

Ma anche il sistema terrazzato non è che parte di un l’immaginario tradizionale, le credenze religiose e le at-

sistema territoriale più ampio, ed esso interagisce con al- tività di sfruttamento dei diversi ambienti, può rappre-

tri tipi di paesaggi culturali, che usa e dai quali viene usa- sentare la realtà del nostro patrimonio secondo un an-

to, garantendo equilibrio all’intera struttura di riferi- golo visuale non usuale e foriero di metodologie di con-

mento: il sistema delle foreste, il più delle volte anch’es- servazione nuove ed efficaci.

158

Salvatore Mastruzzi

Direttore Generale per i Beni Ambientali e Paesaggistici, Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Acquisire risorse per interventi di restauro del paesaggio

La tutela del paesaggio, inteso in un’accezione più Ciò significa naturalmente disponibilità di risorse

ampia rispetto a quella di “aspetto visibile della struttura che attualmente non ci sono, né nel bilancio dell’Am-

fisica del territorio”, rientra nel più vasto tema dell’uso ministrazione centrale, né nei bilanci degli Enti delega-

di risorse scarse in un sistema complesso e dinamico; per ti alla tutela paesaggistica.

esso non si può parlare di conservazione dello status quo La costruzione di un credibile piano finanziario,

ma di valutazione delle trasformazioni compatibili con che non sia incompatibile con gli attuali indirizzi di po-

la conservazione dei valori esplicitati dalla collettività, litica economica, passa attraverso alcune prioritarie ac-

della quale costituiscono il patrimonio. La trasmissibilità quisizioni concettuali.

dei valori alle generazioni future segna il limite dello svi- 1. Attribuzione di Valori diversi a paesaggi diversi,

luppo sostenibile (sviluppo che soddisfa i bisogni e le quindi “dichiarare” l’interesse pubblico alla con-

aspirazioni della presente generazione senza compro- servazione di quei valori: è questa la sostanza dei

mettere la possibilità per le future generazioni di soddi- vincoli paesistici e, comunque se ne voglia modifi-

sfare i propri bisogni). care la gestione e la stessa impostazione giuridica,

Finora la gestione della tutela, giuridicamente de- non si può negare che il vincolo oggi rappresenta

rivata da un’idea di paesaggio ereditata dal pensiero la difesa temporanea dei suddetti valori, “in atte-

idealistico-crociano, è stata essenzialmente, se non sa che la pianificazione consenta di articolare le

esclusivamente, conservazione dello status quo. Appli- politiche, sia attive che passive, di tutela” (Salzano).

cata ad una risorsa allocata sul territorio, quindi sulla ba- 2. L’uso del suolo, in contesti paesaggistici di pregio,

se fisica di ogni attività umana, naturalmente dinamica, quindi vincolati, consente la formazione di una sor-

la tutela si è tradotta in non uso. ta di “rendita posizionale” concettualmente ana-

Ma la tutela del paesaggio sul territorio non può es- loga a quella che si gode da chi detiene il diritto di

sere solo vincolistica e punitiva: pianificare, dettare nor- proprietà o di uso in contesti urbani di pregio.

me, imporre vincoli, negare o assentire autorizzazioni. 3. Tale “rendita” è di difficile quantificazione, perché

La risorsa “paesaggio”‘ è tra le poche capaci di ri- riferita a beni immateriali, come sono quelli pae-

dare identità e qualità ad una vita e ad uno spazio sem- saggistici. Essa si riferisce a chiunque usi il suolo, sia

pre più soffocati dalla standardizzazione ma anche dal- esso privato cittadino sia istituzione o ente pubbli-

l’antropizzazione selvaggia. Solo intervenendo su aree co.

estese vi è residua possibilità di salvare sia i beni cultu- Fatte queste premesse, si ritiene che la collettività,

rali che il paesaggio nella sua interezza, nei suoi aspet- cui appartiene nella sua globalità il bene paesaggistico,

ti emergenti e nella sua qualità diffusa, in quella qualità dovrebbe intercettare una parte, sia pur minima, dei

che fa definire il Bel Paese un museo all’aperto. benefici (anche se non sempre monetizzabili) derivanti

Per difendere tale risorsa, per valorizzarla utiliz- a chi usa il suolo dal fatto che il contesto paesaggistico

zandola senza consumarla, non bastano gli interventi è vincolato, quindi di particolare valore, ma in cui però

autoritativi. Occorre una capacità propositiva nuova, è anche giuridicamente riconosciuto un interesse pub-

iniziative coraggiose che pongano il problema del re- blico.

stauro del paesaggio in termini non subalterni rispetto Le risorse in tal modo acquisite dovrebbero costi-

a quello monumentale. tuire un Fondo Unico per il Restauro del Paesaggio, cui

Interventi esemplari, che indichino una precisa vo- attingere per gli interventi di riqualificazione e restauro

lontà di politica culturale, ma che segnino anche l’inizio necessari a trasformare la tutela passiva e denegante in

di una tutela attiva diffusa a tutte le scale. tutela attiva e valorizzazione del bene. 159

Ovviamente la strumentazione giuridica da ap- finchè, nel bilancio paesaggistico complessivo di quel

prontare può essere più o meno complessa, può gra- certo ambito territoriale, vi sia una valutazione positi-

duare o meno l’incidenza del “contributo” da pagarsi da va dell’intervento.

parte di chi usa il suolo e anche il paesaggio (edilizia pri- Il contributo di cui si è parlato si pone invece ad

vata, residenziale e non, alcune opere pubbliche) e da un livello più generale, che esula dall’ambito territoriale

parte di chi usa il suolo ma non anche il paesaggio (re- su cui incide il singolo intervento. Si tratta di reinte-

ti infrastrutturali). grare in ambito nazionale, attraverso interventi di ri-

Si potrebbe parlare di 2% e 1% sul valore delle qualificazione e di restauro che in generale non ri-

opere che si vogliono realizzare. guarderanno le aree delle singole opere autorizzate, la

È necessario precisare che non si tratta di una mi- “risorsa paesaggio” nella sua globalità. Si potrebbe af-

sura di compensazione riferita al singolo intervento. fermare, con evidente traslazione concettuale dal-

Infatti ogni intervento, per poter essere realizzato in l’ambito dei beni culturali, che si vuole mantenere inal-

contesto vincolato, deve comunque contenere in sé terato il patrimonio paesaggistico nel suo complesso,

quelle caratteristiche, originarie o derivate da prescri- anzi, se possibile, che se ne vuole accrescere il valore

zioni e limitazioni, che lo fanno giudicare “compatibi- patrimoniale.

le” con il contesto stesso. Le stesse misure compensa- Da ciò la perfetta congruenza con i principi di so-

tive, che spesso accompagnano le realizzazioni delle stenibilità delle trasformazioni, da ciò la concreta at-

grandi opere, non possono essere disgiunte dalle ope- tuazione dei principi stabiliti dalla conferenza di Am-

re stesse, di cui costituiscono componente essenziale af- sterdam sullo sviluppo sostenibile (1998).

160

Patrizia Micoli

Geologo direttore coordinatore, Ministero per i Beni e le Attività Culturali

La ricerca scientifica e la geografia del paesaggio e dello sviluppo sostenibile

Il paesaggio nella geografia italiana questo, inserita da Philip L. Wagner e Marwin W. Mike-

sell insieme a quella di Max Sorre ed Albert Demangeon

Il paesaggio nella disciplina geografica costituisce nella sezione “Landscape and Ecology” della loro ras-

5

un tema centrale e una primaria fonte di conoscenza, .

segna

anche se la sua storia risulta caratterizzata da varie fa- Non tutti i maestri della geografia di questo pe-

si evolutive che gli hanno attributo, di volta in volta, im- riodo, tuttavia, hanno ritenuto di dover dedicare parti-

portanza e significati diversi. colare attenzione al tema del paesaggio nei loro “gran-

Nella prima metà del nostro secolo il paesaggio di” manuali della geografia classica; tra questi ricor-

ha avuto un ruolo centrale non solo in Italia ma anche diamo Roberto Almagià (1961) ed Elio Migliorini (1953);

presso le scuole russe, tedesche, francesi, imponen- il termine paesaggio ricorre invece nel poderoso ma-

dosi come concetto oggettivo che fa riferimento agli nuale di Osvaldo Baldacci (1972), anche se riferito so-

elementi naturali e umani e alle loro relazioni sul ter- prattutto al paesaggio agrario o considerato quale ri-

6

ritorio. sultato di un determinato processo morfogenetico .

Tra i maestri della disciplina che hanno gettato le Più di recente Costantino Caldo accenna ad una

basi della tradizione geografica italiana il primo ad af- “geografia del paesaggio sviluppatasi fra le due guer-

frontare il tema del paesaggio è Antonio Renato Toniolo re” (1979) e Piero Dagradi introduce il concetto di pae-

1 , il quale distingue tra Naturlandschaft

(Toniolo, 1954) saggio agrario come spazio connotato dalle tecniche

e Kulturlandschaft, il primo definito naturale, astratto, agricole (1982), in sintonia con la concezione di Paul

7

spazioso e vario, primitivo, zoologico e biologico; il se- Claval (1983) .

condo è invece il paesaggio umano, detto anche geo- Un ulteriore approfondimento degli studi analitici

grafico, ma anche politico, biologico, artificiale, che si sul paesaggio permette di giungere al saggio critico di

8

configura, per esempio, attraverso un’attività minera- Franco Farinelli (1980) e alla “profonda traccia” di

9

ria, agricola, industriale, proponendo una sorta di pae- Adalberto Vallega (1978, 1985) , in parte fatta propria

saggificazione dell’intera geografia, tentativo intrapre- anche da Maria Chiara Zerbi, più avanti citata.

so anche da Umberto Toschi il quale, fin dal 1949, de- La metodologia di indagine geografica si sostanzia

finì la geografia come la scienza che studia gli insiemi, in una “descrizione esplicativa” che muove dall’osser-

asserendo che il primo insieme è il paesaggio e che la vabile e si spinge nella ricerca delle cause che hanno

geografia, quella vera, è la scienza del primo insieme concorso a determinare quel particolare paesaggio. Per

2

fondamentale che è il paesaggio (Toschi, 1962) . portare a termine questo livello di analisi sono affian-

Dello stesso periodo è l’opera di Renato Biasutti il cate all’osservazione fonti storiche e statistiche le qua-

quale fa propria una posizione fisicalista, che conside- li consentono di effettuare il passaggio dalle strutture

ra il paesaggio naturale come prodotto della natura, ca- osservabili ai processi che queste sottendono (Zerbi,

10

ratterizzato esclusivamente dai suoi aspetti fisici (Bia- . Un percorso praticabile grazie alla par-

1993, 1994)

3

sutti, 1962) . ticolare attenzione dedicata alla problematica degli in-

Promotore della teoria possibilista del paesaggio dicatori ambientali, al ruolo che essi esplicano nella ri-

umanizzato è Aldo Sestini (Sestini, 1947a, 1947b, cerca geografica, alla loro natura, ai tipi multiformi, la

4

1963) sostenitore del paesaggio antropogeografico; la cui centralità nelle diverse fasi della ricerca geografica

è ormai da tempo posta in particolare evidenza (Corna

sua opera, Le fasi regressive dello sviluppo del paesag- 11

Pellegrini, 1986 e Zerbi, 1987) .

gio antropogeografico, fu subito apprezzata e, per 161

grafica, e la comprensione del mondo in modo sinte-

Già alla fine degli anni ‘60 e soprattutto nel corso tico, olistico.

degli anni ‘70 si profila l’emergere della questione am-

bientale poiché diventano sempre più evidenti i limiti

dello sviluppo intensivo e indiscriminato, perseguito Una varietà concettuale di paesaggio

negli anni della ripresa economica e sociale del dopo- nella legge 431/85

guerra. In corrispondenza di tali ritmi di crescita si re-

gistrano parallele espansioni delle attività che interes- A distanza di quindici anni circa dalla sua emana-

sano il territorio, quasi sempre incontrollate, come se lo zione, la legge 431/85 richiede alcune riflessioni sulle

spazio costituisca una risorsa fungibile o rigenerabile

12 importanti novità introdotte, sulle molte luci e poche

(Micoli, 1992) . Si consolida, in quegli anni, il princi- ombre dei suoi effetti.

pio secondo il quale l’Homo oeconomicus non può es- Il merito più grande che da più parti le viene rico-

sere il soggetto passivo e irriflessivo di processi decisi al nosciuto è quello di aver ricongiunto nel paesaggio

di fuori delle parti, in ambiti ristretti e incontrollati. Nel- l’ambiente e l’urbanistica, poiché attraverso i suoi det-

la valutazione di cosa, come e quando produrre co- tami la tutela ambientale è divenuta parte integrante

mincia a ricollocarsi la stima prioritaria delle finalità dei problemi di rilevanza urbanistica, territoriale, so-

“complessive” del lavoro, dell’imprenditoria, degli in- cioeconomica e culturale, entrando a connotare obbli-

terventi sul territorio, delle iniziative finanziarie, tecni-

13 15

gatoriamente la pianificazione

che e amministrative (Paratore, 1988) . Solo con la .

legge 431/85, sulla quale torneremo più avanti, si po- Per questo motivo la legge, come è facile com-

trà parlare di svolta ambientalista nell’urbanistica ita- prendere, ha rivelato subito un aspetto dirompente

liana; con essa la ricongiunzione tra paesaggio, am- ed un significato provocatorio, anche se positivo, dal

biente e urbanistica compie un sicuro passo avanti: in- momento che il suo dettato invita a “ripartire dal-

fatti, la tutela ambientale acquista piena rilevanza ur- l’ambiente” per progettare città e territorio, puntando

banistica, territoriale e socioeconomica, entrando a al miglioramento della qualità della vita con rinnova-

connotare obbligatoriamente la pianificazione (Gam- to vigore a motivo della solida e ampia legittimazione

14 .

bino, 1989) giuridica dei vincoli ambientali e del crescente con-

C’è da registrare, tuttavia, che in Italia, a partire da- senso accordato dall’opinione pubblica alle “ragioni

gli anni ‘60, la ricerca geografica tende a ridimensionare dell’ambiente”.

l’approccio al paesaggio come fonte informativa poiché La legge Galasso, inoltre, conferisce effettiva riva-

sostituisce lo studio delle relazioni verticali intercorren- lorizzazione del Piano come strumento deputato a mo-

ti tra l’uomo e l’ambiente, di cui il paesaggio costitui- tivare, differenziare e giustificare le scelte di tutela e ra-

sce una sorta di interfaccia, con lo studio delle relazio- zionalità distributiva negli interventi sull’ambiente e sul

ni orizzontali generate da flussi di persone, di merci, di paesaggio.

capitali, di informazione tra aree differenti, relazioni Come diretta conseguenza di questo cambiamen-

non sempre di facile percezione attraverso il paesaggio. to, si viene determinando anche una diversa attribu-

Recentemente, almeno negli ultimi quindici, ven- zione delle responsabilità tecniche e scientifiche di

ti anni, il paesaggio è tornato in auge, anche se non più quanti sono deputati ad intervenire nel governo del-

come fonte di conoscenza, ma con nuove connotazio- l’ambiente; responsabilità che non ricadono più esclu-

ni: quella percettiva, che individua in esso l’aspetto vi- sivamente sull’urbanista e sull’architetto, ma vengono

sibile dell’ambiente, oggetto di fruizione individuale e condivise dalle altre figure professionali che partecipa-

sociale, e quella ecologica, in base alla quale è auspi- no alla stesura dei Piani stessi, quali naturalisti, geolo-

cabile una sorta di pianificazione che sia il risultato di gi, geografi, agronomi, forestali ecc.

una cooperazione dell’uomo con il mondo ecologico. C’è da rilevare, tuttavia, come la mancata defini-

Si tratta, in sostanza, dell’utilizzo dello spazio secondo zione del concetto di paesaggio da parte della legge

16

le attitudini proprie dell’ambiente, evidenziate attra- , abbia la-

431, per questo precocemente contestata

verso una cartografia tematica il più possibile ampia e sciato spazio alle più diverse interpretazioni, alimen-

della adozione di una connotazione rispettosa della or- tando una sorta di confusione. In generale, l’analisi

ganizzazione biologica del paesaggio, che viene ad as- delle relazioni e dei documenti programmatici che ac-

sumere la valenza di un sistema di ecosistemi. compagnano i Piani fa registrare una presa di distanza

Ci riferiamo a una serie di analisi diverse e, talo- dalle concezioni estetizzanti, dal vedutismo che aveva

ra, contrastanti, che la Zerbi ha saputo sistemare in una caratterizzato il precedente concetto di paesaggio, le-

sorta di teoria del paesaggio arricchita, ne Il paesaggio gandolo a quello di un godimento esteriore destinato

tra ricerca e progetto, di fermenti diversi che si pon- a pochi amanti del bello.

gono come obiettivo comune il superamento del dua- In particolare, la legge Galasso, non definendo in

lismo cartesiano, sempre presente nella disciplina geo- modo chiaro e preciso l’oggetto dei Piani, genera una

162 19

grande confusione, anche lessicale, che prende il so- 1986) . Dall’altra, la tutela o la valorizzazione del

pravvento anche nelle componenti analitiche dei pia- paesaggio nella pianificazione contemporanea diven-

ni, sia quelle che riguardano le “cose”, sia quelle che tano momenti strettamente correlati alla crisi dell’o-

riguardano i “costrutti”, come ambiente, paesaggio, dierno ordine urbano e alla ricerca di identità e di spe-

territorio, patrimonio culturale. Tutto ciò, emerso in fa- cificità, che sembra imporsi di fronte alla uniforma-

se di applicazione della legge, non costituisce altro zione e banalizzazione dello spazio e alla globalizza-

20

che la punta di un iceberg che tradisce la reale inade- zione dei processi urbani (Mazza e All., 1988) nel vil-

guata maturazione della nuova concezione dell’am- laggio globale.

biente e del paesaggio, non solo nel sapere comune, È per questi motivi, infatti, che sembra prendere

ma anche nel sapere scientifico delle discipline inte- forma a scala internazionale, travalicando le vecchie

ressate. economie di prossimità, l’individuazione di quadri am-

In questo quadro, si vengono affermando due ten- bientali specificamente connotati; un modo, questo, per

denze contrapposte; una considera il paesaggio come affermare e rivendicare la propria identità, il ruolo spe-

un “bene” di particolare valore e, per questo, identifi- cifico nella rete delle relazioni economiche, sociali e

cabile e vincolabile come risorsa rara, unica o scarsa che culturali.

deve essere tutelata e valorizzata; l’altra tende a “dis-

solvere” tale concetto in quello di territorio, identifi-

cando nel paesaggio essenzialmente il divenire e, per Il bene culturale “paesaggio” nella politica italiana

così dire, il conformarsi di una certa società in un cer-

to territorio, che nient’altro esprime se non i valori del La Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente e

paese reale. lo Sviluppo, tenuta a Rio nel 1992, ha impresso una

La nozione di “paesaggio edificato”, proposta fin svolta storica alla geopolitica mondiale, una svolta de-

dal 1845 dal Cattaneo, il concetto di “abitare” svilup- stinata ad incidere profondamente anche nella cultura

pato da Haidegger (1976), le più recenti delucidazioni del paesaggio del nostro Pianeta.

del Gambi (1986) sul paesaggio che “nasce entro e dal In tale sede, infatti, è stato distinto di netto il con-

territorio”, costituiscono riferimenti autorevoli a favo- cetto della crescita da quello dello sviluppo del piane-

re di quest’ultima posizione, peraltro condivisa da chi ta Terra; da quel momento si è convenzionalmente sta-

scrive, la quale, in generale, sembra godere di maggior bilito che il primo sta ad indicare un accrescimento non

17 .

favore necessariamente dai risvolti positivi mentre il secondo

Questi concetti, naturalmente, prendono forma e implica una espansione o realizzazione di potenzialità,

si consolidano soprattutto a livello teorico, poiché nel- il conseguimento graduale di uno stato più completo,

le pratiche sociali e nelle scelte operate per il governo comunque migliore, che implichi anche l’idea di una

del territorio non sempre si riflette questa nuova posi- “crescita” qualitativa; si è determinata, insomma, una

zione non facile da realizzarsi a motivo delle spesso di- biforcazione culturale estrinsecantesi appunto in due

vergenti esigenze della tutela, da un lato, e dello svi- modi diversi di intendere lo sviluppo.

luppo, dall’altro. Fino a quel momento, infatti, vigeva una posizio-

Tale mancata definizione, tuttavia, non sminuisce ne convenzionale secondo la quale sviluppo e crescita

l’importanza delle innovazioni introdotte con l’appli- economica coincidevano ed entrambi erano oggetto di

cazione della legge 431/85 né sminuisce il merito di indagine attraverso l’analisi dei tassi di aumento del-

aver riconosciuto al paesaggio un valore autonomo, di l’occupazione, del prodotto nazionale lordo e del pro-

aver allargato i vincoli espressi dai Piani ad un maggior dotto lordo pro-capite, mentre il rapporto tra compor-

numero di categorie di beni, di aver promosso la tute- tamento sociale e ambiente costituiva solo una “ester-

la delle risorse primarie, quali suolo e acque, per cui il nalità” rispetto al sistema economico.

paesaggio sembra essere assimilabile alla somma delle A partire da tale data si è affermata con prepo-

risorse da tutelare. tenza la nuova posizione che non identifica necessa-

Aspetti, questi, che possono condurre ad una sot- riamente lo sviluppo con la crescita, che include l’am-

tovalutazione del ruolo simbolico-rappresentativo del biente nelle internalità del sistema economico, che

paesaggio, dal momento che non si comprende bene comporta un miglioramento della qualità della vita,

in che cosa lo stesso differisca dalla somma delle sue del paesaggio, del patrimonio culturale, che implica

18 . Al riguardo, è utile riflet-

risorse (Gottmann, 1985) l’affermazione di valori che riguardano la società e la

tere su come da una parte il riconoscimento dei par- natura.

chi e delle grandi aree naturali si propone come “me- Questa nuova consapevolezza risulta tanto più ri-

tafora del nostro rapporto con la natura, come traccia levante a motivo della consistenza del patrimonio cul-

su cui ricostruire il nostro atteggiamento nei confron- turale del nostro Paese; c’è da rilevare, infatti, che i no-

ti delle risorse e dei processi naturali” (Gambino, stri beni culturali e ambientali costituiscono una risor-

163

sa tale da rappresentare l’elemento portante di un La geografia della regione coincide

21

mondo fondato sulla sostenibilità ; tutto ciò viene con la geografia del paesaggio

riaffermato con forza dalla concettualizzazione se-

condo la quale il paesaggio viene letto come l’insieme Il concetto di paesaggio e sviluppo sostenibile non

non scomponibile del substrato naturale e del patri- può essere scisso dal concetto di regione e sviluppo so-

monio storico, archeologico, artistico, etnografico: stenibile; non è un caso che esponenti di rilievo della

una sorta di palinsesto naturale in cui si iscrivono i se- disciplina geografica, come ad esempio, Max Sorre so-

22

gni dell’uomo . stenessero che regione e paesaggio costituiscono due

entità che possono coincidere.

Se ripercorriamo brevemente la storia della regio-

1948 ne, dobbiamo sottolineare come nel XIX secolo questa

Costituzione

L. n.1089/39 su art. 9 - Tutela del 1967

tutela delle Òcose di viene identificata in una struttura costituita dall’am-

paesaggio = uno dei Commissione Franceschini

interesse artistico e compiti fondamentali per tutela e valorizzazione

storicoÓ biente fisico che genera una funzione e, appunto, da

della Repubblica del patrimonio storico,

archeologico, artistico

L. n.1497/39 su questo connubio nasce la regione. Successivamente,

e del paesaggio

tutela delle Òbellezze

naturali e panoramicheÓ nello stesso secolo, la stessa viene assimilata ad un’as-

sociazione di elementi fisici e culturali che costituisco-

BENI no una struttura soggetta ad evoluzione nel tempo.

CULTURALI Nella seconda metà del secolo XX (1950-1980) si

(Conv. LÕAia - 1954)

1975 afferma una concezione strutturalista che ha come

Istituzione del 1986

Ministero per i presupposto la regione funzionale costituita da una

Istituzione

Beni Culturali Ministero Ambiente struttura e da una funzione in continua evoluzione:

e Ambientali L. n.431/85 queste ultime due voci si ritiene costituiscano due

Legge Galasso aspetti inscindibili della realtà; mentre struttura e fun-

zione rispondono alla logica della meccanica raziona-

Fig. 1. Importanti tappe di sviluppo del concetto di beni culturali le, la struttura in evoluzione segue le regole della ter-

modinamica.

Una gestione sostenibile dei beni culturali e am- Nel complesso, la concezione strutturalista della re-

23

bientali , tuttavia, non si esaurisce in un’opera di ri- gione si sostanzia nel paradigma del funzionalismo,

cognizione e catalogazione, in una tutela, ripristino e per cui si può individuare un magnete (città, porto,

valorizzazione capita e attuata da una élite di speciali- un’industria, un nodo di traffico) che ha un suo cam-

sti, ma costituisce un evento di portata assai più ampia, po di forza, cioè un territorio di gravitazione.

che deve dilatarsi e includere altri momenti, preceden- Le attività economiche esercitate dal magnete e

ti e successivi, quanti sono necessari alla fondazione di dal suo intorno costituiscono le funzioni della strut-

una cultura allargata, premessa indispensabile per una tura e il loro sviluppo nel tempo determina l’evolu-

fruizione sociale piena e consapevole (fig. 1). zione della regione, la quale può essere studiata e co-

Si tratta di una “cultura” diversa che deve diven- nosciuta attraverso i livelli di analisi diacronico e sin-

tare patrimonio della collettività non meno che degli cronico.

operatori del settore e che si concretizza nel giusto In questo contesto assumono valore di parole chia-

equilibrio tra esigenze della tutela e della fruizione, fra ve la centralità, la coesione, la gerarchia, l’area di gra-

le istanze della conservazione, della valorizzazione e del vitazione determinata dal dominio di un elemento cen-

riuso, mettendo nel debito conto la funzione strategi- trale; l’insieme dei concetti suesposti permette di deli-

ca che tali beni possono giocare nei processi di riorga- neare i tratti di una regione funzionale di tipo polariz-

nizzazione territoriale, in quanto potenziali perni di zato, un’area organica, organizzativa, nodale e, dun-

sviluppo economico e socio-culturale a patto di essere que, gravitazionale dotata di una struttura che può

coinvolti da un management creativo e lungimirante essere descritta attraverso le funzioni che esplica, in

24

(Grosso 1996a, 1996b, Mautone,1994) . particolare attraverso le attività economiche.

Un ruolo importante nella prospettiva di questa Per comprendere quale tipo di paesaggio esprima

convinzione gioca il senso dell’appartenenza al pro- questa tipologia di assetto territoriale è opportuno fa-

prio ambiente di vita, al proprio habitat, nell’accezio- re riferimento alla teoria delle località centrali del Ch-

26

ne più feconda del termine, un sentimento che op- . Lo studioso tedesco conferì spessore

ristaller (1980)

portunamente stimolato e arricchito può condurre a su- concettuale e ricchezza metodologica alla regione gra-

perare i confini del “particolare” per una identità ca- zie alla sua teoria basata su un campo di forza, costi-

ratterizzata da orizzonti sempre più ampi che si allar- tuito appunto dalla località centrale che può sostan-

25

gano a comprendere l’intero Pianeta , pur non com- ziarsi in vario modo; un esempio può essere quello di

portando detrimento alcuno alla dimensione locale. un polo industriale che viene ad assumere una “cen-

164 saggio umano”: 1. Regioni prive di abitanti,…10. Re-

tralità” che è funzionale, e non necessariamente to- gioni industriali e minerarie.

pografica. Nel tempo si è consolidato lo stretto legame esi-

Il concetto di regione funzionale, tuttavia, implica stente tra regione e paesaggio; con i P.T.P. (Piani Terri-

una forma di riduzionismo poiché, basandosi su strut- toriali Paesistici) il legame è divenuto ancora più stret-

tura e funzione, manifesta una sostanziale assenza di to poiché il paesaggio subisce un sostanziale cambia-

attenzione per le relazioni che si instaurano tra comu- mento concettuale e diventa progetto, anticipando di

nità e ambiente. È dunque una concezione che si svi- qualche anno l’avvio della nuova cultura, consapevole

luppa sulle coordinate orizzontali costituite dalla distri- della necessità dello sviluppo sostenibile per la tutela del

buzione delle funzioni sul territorio e non su quelle Pianeta.

verticali intercorrenti tra comunità e ambiente e che fa Abbiamo già avuto modo di accennare come l’ap-

proprie come idee trainanti la localizzazione, la diffu- proccio al paesaggio diventi prepotentemente opera-

sione e la “crescita”. tivo, richiedendo l’intervento di varie professionalità

Una regione diversa da quella indicata dal Toschi che concorrano alla realizzazione del progetto e, in

come tratto della superficie terrestre individuata e dif- particolare, ponendosi in stretto collegamento con le

ferenziata per i suoi caratteri, soprattutto per quelli del 28

modalità operative del lavoro empirico del geografo

proprio paesaggio; una regione che negli anni ‘60 an- ,

cora si sostanziava in un insieme di strutture disaggre- nonostante la sussistenza di diverse concettualizza-

gate, mentre si cominciava a concepire la realtà in ter- zioni determinate dall’indirizzo teorico metodologico

mini di complessità. seguito.

La vera confutazione di questa teoria si avrà solo Piace richiamare ancora una volta Dematteis per il-

negli anni ‘70 quando la presa di coscienza dello svi- lustrare il percorso che, ad avviso di chi scrive, prelude

luppo vorticoso delle città suggerirà di proporre come all’orientamento verso la complessità e, dunque, verso

prioritaria la questione ambientale, sancita nella Con- la consapevolezza della necessità di perseguire lo svi-

ferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente umano (Stoc- luppo sostenibile. Lungo questo percorso si affermano

colma, 72). due tendenze fondamentali, che si differenziano per

Ad essa si deve il merito di aver introdotto uffi- processi logici inversi.

cialmente la variabile ambiente nelle politiche di ge- Il “paesaggio simbolo”, un insieme di segni da in-

stione del territorio, di aver considerato la città e l’in- terpretare, offre un’immagine che costituisce l’inizio

dustria come luoghi della possibile compromissione di un percorso conoscitivo, individuale o collettivo,

ambientale e, di conseguenza, di aver indicato la ne- che può condurre alla conoscenza, esplicitando i si-

cessità di affrontare la questione ambientale su scala re- gnificati evocati da quella immagine iniziale e già im-

27

gionale (Mura 1996) . pliciti in essa.

Di contro alla crescita economica ad ogni costo co- Un paesaggio inteso, dunque, come metafora eu-

29

mincia ad affermarsi il ruolo di rilievo della tecnologia, , come punto d’arrivo privilegia-

ristica o pedagogica

attraverso i sistemi informativi di riferimento, e di una to, anche se soggettivo, della conoscenza scientifica

cultura consapevole dei limiti dello sviluppo e partico- della Terra nei suoi rapporti con l’uomo; concezione che

larmente attenta alla questione ambientale, alla qualità si è affermata a motivo di un rinnovato interesse per la

della vita, alla tutela del patrimonio culturale. problematica della percezione e della rappresentazione

La regione, pertanto, comincia a non essere più geografica, che ha riportato in auge il soggetto che per-

identificata in un tratto di territorio omogeneo in base cepisce o osserva il paesaggio, prendendo le mosse

a una o più caratteristiche (funzioni) che lo differen- dall’esperienza percettiva per seguire diversi iter fina-

ziano dal territorio esterno, ma in un “organismo”, lizzati a spiegazioni causali dei comportamenti e delle

cioè in uno spazio che si caratterizza, rispetto all’ester- azioni verso il mondo esterno o all’esplorazione delle re-

30

no, per una coesione finalizzata al raggiungimento di lazioni “interne” soggettive e intersoggettive .

un obiettivo, alla realizzazione di un progetto. Il “paesaggio modello”, costruzione razionale

esplicativa di realtà esterne, può essere studiato attra-

verso uno schema di relazioni spazio-temporali, atto a

I presupposti della geografia del paesaggio spiegare le forme sensibili di quella porzione di territo-

dello sviluppo sostenibile rio, oppure di tipi di forme che si ripetono con caratteri

simili in aree diverse, con un percorso logico che indi-

Una forma di identificazione della regione con il vidua nel riconoscimento il punto di arrivo del proces-

paesaggio, a nostro avviso, può essere rintracciata già so conoscitivo, al quale si può arrivare sintetizzando, in

in alcune opere della geografia classica e può essere una costruzione razionale e oggettiva, elementi e rela-

considerata implicita nell’opera stessa del Biasutti che zioni già note in astratto.

ne Il paesaggio terrestre distingue dieci tipi di “pae- È interessante, in questo contesto, riproporre il

165

contenuti della conoscenza quanto dell’azione; mo-

SOGGETTO difica, invece, l’asse orizzontale indicando nel sim-

rapporti interni: bolo il corrispondente prodotto progettuale della pia-

rapporti fra soggetti:

paesaggio come paesaggio come prodotto nificazione “debole” e nel modello quello della pro-

costruzione mentale storico - sociale - culturale gettazione “forte”, basata su criteri rigorosamente ra-

del soggetto - (approccio storico) zionali (fig. 3).

rappresentazione

(approccio etico) In questa ripartizione progettuale è possibile indi-

viduare nei campi SE e SO una pianificazione che si ba-

SIMBOLO MODELLO sa soprattutto sugli oggetti, sugli elementi costitutivi del

rapporti tra rapporti causali paesaggio con un approccio di tipo naturalistico, che

rappresentazioni e cose: tra cose: paesaggio valuta come prioritari i rapporti fra le cose con una me-

paesaggio come risultato come geosistema todologia strettamente razionale, basata sul calcolo, a

di tale rapporto (approccio positivistico) SE; di tipo estetico, cioè particolarmente attento non

(approccio estetico) solo agli oggetti in quanto tali ma in quanto segni, sim-

OGGETTO boli resi tali dalla nostra percezione, a SO.

da G. Dematteis, modificato Di chiara comprensione il quadrante di NE, relati-

vo all’approccio di tipo storicistico, dove importanti

Fig. 2. Componenti concettuali del paesaggio sono i soggetti e la loro storia, da ricostruire attraver-

so documenti di natura giuridica, socio-economica, ar-

percorso logico seguito dal Dematteis per delineare il tistica. Particolare attenzione deve essere riservata al

rapporto esistente tra paesaggio geografico e piani, in- quadrante di NO, anche se, forse, il più ostico per il

troducendo, accanto alla succitata bipartizione tra sim- 31 maggiormente avvezzo a proiettare studi,

geografo

bolo e modello, gli aspetti soggettivi e oggettivi della ricerche e interventi in una dimensione bimodulare, in

rappresentazione separati da assi cartesiani che ripar- quanto maturati interiormente al soggetto e proietta-

tiscono quattro quadranti (fig. 2); quello di NE è cam- ti successivamente all’esterno, sulle “cose” rappresen-

po della geografia storicistica e delle scienze sociali, tate.

quello di SE della geografia fisica e dell’approccio po- Fondamentale è, comunque, anche per la disci-

sitivistico, quello di SO della percezione dell’uomo che plina geografica questo livello di analisi, che si sostan-

tenta di collegare in qualche modo le azioni esterne con zia nella conoscenza della “natura” interna della rap-

le rappresentazioni interne; da ultimo il quadrante di presentazione, per agire avendo ben maturato le in-

NO, dove il paesaggio diventa un fatto esclusivamen- tenzioni, le modalità e le finalità dell’intervento sui

te interno, una mera costruzione mentale. soggetti che ne determinano la trasformazione.

È interessante passare da questo sintetico sche- Porsi in tale prospettiva, inoltre, aiuta a compren-

ma del paesaggio geografico alla illustrazione grafi- dere meglio come gli altri approcci conoscitivi e di azio-

ca dell’azione esercitata attraverso i piani. Per attua- ne non siano fra loro alternativi ma complementari, no-

re questo passaggio Dematteis lascia inalterato l’asse nostante ciascuno di essi risulti il più adatto in deter-

dell’oggetto/soggetto, poiché esso riguarda tanto i minati contesti.

In presenza di un fenomeno di erosione, che sia

SOGGETTO costiera, fluviale, carsica o di altra origine, il quadran-

te che ha più titolo è sicuramente quello di SE, anche

norma giuridica:

regole di coerenza se con il ricorso al settore di NE è possibile fare una ve-

agire sui rapporti

interna: rifica socio-economica e culturale, necessaria in fase

sociali tra soggetti

produzione di senso progettuale, e con l’ausilio del quadrante di SO è pos-

(es.: centro storico) sibile tenere nel debito conto anche l’attribuzione dei

PIANIFICAZIONEÓ

PIANIFICAZIONEÓ valori simbolici alla fisionomia dei luoghi.

FORTEÓ

DEBOLEÓ In questo quadro si collocano momenti conosci-

tivi e progettuali diversi, caratterizzati da numerose

progetto fisico: calcolo:

agire sui rapporti

agire sulle cose contraddizioni, che possono essere composte attra-

come segni tra cose verso due distinte scelte politiche. L’una adotta il pia-

op. cit.,

(cfr.MICOLI P., (es.: fenomeno di erosione) no suggerito da uno solo dei quadranti nel tentativo

S. Maria in Trastevere) di individuare, attraverso un campo ben delimitato,

OGGETTO

da G. Dematteis, modificato norme semplificatrici e regole assolute; l’altra ritiene

necessario il ricorso al quadrante di NO stimando in

positivo l’ampliare e il sottoporre ad analisi critica il

Fig. 3. Componenti concettuali del paesaggio nella pianifi- progetto, caratterizzato da dubbi e idee contrastanti,

cazione territoriale

166 luppo sostenibile, il supporto dei sistemi informativi

geografici.

SISTEMA SISTEMA SISTEMA

PRODUTTORE PAESAGGIO VISIBILE UTILIZZATORE

. Si tratta di uno studio pilota che potrà costituire un

3

Abiotico Ricerca, studio punto di riferimento per aprire un confronto che pro-

.

DÕIMMAGINI

culturali) ELEMENTI .

4

. . . duca un arricchimento finalizzato a migliorare ed, even-

OGGETTI 5

2 9 Fruizione,

Biotico

1

. . vendita tualmente, a completare il risultato raggiunto e ad

6 8

(Beni . estendere questa esperienza anche ad altre aree.

ZONA DI FILTRO .

7

Costruito NON PERCETTIVO Azione

RIDUCIBILITAÕ amŽnagŽment Piace concludere sottolineando che la strada in-

trapresa verso l’armonizzazione dei piani paesistici, al

fine di individuare nuove “aree sensibili” facendo te-

STUDIO AZIONE

OGGETTI soro della esperienza fin qui maturata, costituisce la

6 indiretta tramite lÕamŽnagŽment,

1 diretto del Sistema Produttore la costruzione

2 indiretto del Sistema Produttore

IMMAGINI chiave di lettura e di accesso ad una politica realmen-

7 diretta sullÕaspetto paesaggistico

3 diretto del Sistema Paesaggio Visibile 8 sul Filtro Percettivo tramite

4 del Filtro Percettivo te protesa verso la realizzazione dei paesaggi dello svi-

lÕinformazione, la legislazione

5 del Sistema Utilizzatore 9 sul Filtro Percettivo tramite le scelte,

da M.C. Zerbi, 1993, modificata luppo sostenibile, preoccupata di preservare l’integrità

i miti degli ecosistemi, di creare gestioni efficienti delle risorse

Fig. 4. Involucro concettuale geografico naturali, di garantire equità alle comunità umane, ri-

spettando in tal modo i diritti delle generazioni future.

nella convinzione di privilegiare le scelte migliori per-

ché ponderate, maturate e attuate in un quadro valu- NOTE

tativo più ampio.

In tale fase, naturalmente, il discorso meta-geo- 1 TONIOLO A. R., Compendio di geografia generale, Milano,

grafico diviene parte integrante di quello geografico. Messina, Principato, 1954 (VII edizione).

2

La riproposizione per sommi capi di queste sinte- TOSCHI U., Corso di geografia generale, Bologna, Zanichel-

li, 1962 (V edizione).

tiche ed efficaci trasposizioni grafiche della conoscen- 3 BIASUTTI R., Il paesaggio terrestre, Torino, UTET, 1962 (II edi-

za e della pianificazione del paesaggio è sembrata par- zione).

ticolarmente adatta a sostenere la tesi che individua 4 SESTINI A., Il paesaggio antropogeografico come forma di

nella legge Galasso il momento storico nel quale si af- equilibrio, in “Bollettino della Società Geografica Italiana”, Roma

1947a, pp. 1-8; Idem, Le fasi regressive nello sviluppo del paesaggio

ferma nella sostanza, in Italia, il concetto di sviluppo so- antropogeografico, in” Rivista Geografica Italiana”, Firenze, Pacini,

stenibile. Accanto a quelle descritte si ritiene utile in- 1947b, pp. 153-171; Idem Il paesaggio, Milano, Touring Club Ita-

trodurre un’altra costruzione grafica della fase di stu- liano, 1963. Nonostante Aldo Sestini abbia contribuito a consegui-

dio e di quella operativa (fig. 4), altrettanto efficace nel re i livelli più alti che la letteratura geografica italiana ha raggiunto

nel produrre analisi di paesaggi secondo i canoni della geografia clas-

descrivere il processo logico-concettuale e quello pro- sica, ben diverse sono le rappresentazioni del paesaggio fornite dal-

gettuale correlati alla gestione del paesaggio; le relati- la letteratura contemporanea che punta a focalizzare la organizza-

ve spiegazioni sono illustrate nella legenda della stes- zione economica del territorio e le implicazioni sociali ad essa corre-

32

sa figura . late, oppure, attraverso un’analisi tipicamente ecologista, a eviden-

ziare gli atteggiamenti irresponsabili e le speculazioni e a valutare gli

I piani paesistici, infatti, nascono nell’intento di impatti ambientali prodotti dall’opera dell’uomo sul territorio. At-

tutelare tutti i tipi di paesaggi, naturali e antropizzati, tualmente, comunque, qualunque sia il peso attribuito all’ambiente

anche urbani, e per salvaguardare gli ecosistemi, pur ri- fisico, si conferisce maggiore rilievo al comportamento umano di

badendone l’importanza anche sotto i profili socio- quanto avvenisse nell’atmosfera ispirata a Vidal de la Blache, capo-

scuola dei geografi francesi, il quale diverge dal determinismo na-

economico, culturale, estetico, percettivo. turalistico ratzeliano per aprire ad un possibilismo in cui la storia ri-

A ciò si aggiunga che gli approcci sopra ricordati veste maggiore importanza dell’ecologia.

costituiscono un’importante metodologia di indagine 5 LANDO F., Paesaggio e geografia culturale. In merito ad al-

che può, sempre ad avviso di chi scrive, essere ricon- cune pubblicazioni, in “Rivista Geografica Italiana”, Firenze, Pacini,

1995, pp. 495-511. Si veda il dotto excursus che l’Autore fa “navi-

dotta alla teoria della complessità che considera la re- gando” attraverso pubblicazioni inerenti al paesaggio e alla geografia

gione come un organismo che si caratterizza per una culturale; di rilievo, anche perché stimolanti per ulteriori approfon-

propria coesione sociale finalizzata al raggiungimento dimenti, le conclusioni cui Fabio Lando giunge, anche se non com-

di un obiettivo, alla realizzazione di un progetto. pletamente condivisibili, ad avviso di chi scrive.

6 Dei tre maestri della Geografia cfr. BALDACCI O. Geografia

Sarà non privo di interesse vedere applicata la teo- generale, Torino, UTET, 1972; ALMAGIÁ’ R., Fondamenti di geogra-

ria della complessità e dello sviluppo sostenibile ad fia generale, Roma, Cremonese, 1961, 2 voll. e MIGLIORINI E., La ter-

un’area specifica. Per questo motivo, chi scrive, sta ap- ra e gli uomini. Lezioni di geografia umana, Napoli, Pironti, 1953 (II

profondendo, sotto il profilo geografico, un caso di stu- edizione). Si veda anche BALDACCI O., Il pensiero geografico, Bre-

scia, La Scuola, 1978; CARACI I., Storia del pensiero geografico, in

dio che evidenzi, tra l’altro, il ruolo fondamentale del FERRO G. e CARACI I., Ai confini dell’orizzonte, Milano, Mursia,

materiale documentario, in particolare di quello carto- 1979; DEMATTEIS G., Le metafore della Terra. La geografia umana

grafico, nonché della tecnologia; di rilievo è, infatti, per tra mito e scienza. Milano, Feltrinelli, 1985. CARACI I., Storia della

una pianificazione che miri al perseguimento dello svi- geografia in Italia dal secolo scorso ad oggi, in CORNA PELLEGRINI

167

19

G. (a cura di), Aspetti e problemi della geografia, Milano, Marzora- GAMBINO R., Nuovi indirizzi per i parchi, in Atti del Conve-

ti, 1987, pp. 45-94 e GAMBI L. Critica ai concetti geografici di pae- gno: Dodici parchi per il Veneto per il 1987, Venezia, 1986; cfr. an-

saggio umano, in Idem, Una geografia per la storia, Torino, Einaudi, che Idem, Piani paesistici: uno sguardo d’insieme, in “Urbanistica”,

1973, pp. 148-174. 1988, pp. 6-62; Idem, Il paesaggio edificato: piani paesistici e pro-

7 Nel testo si fa riferimento a: CALDO C., Geografia umana, Pa- spettive di recupero, in “Recuperare”, 1989.

20

lermo, Palumbo, 1979; DAGRADI P., Introduzione alla geografia MAZZA L. (a cura di), Le città del mondo, Milano, Electa,

umana, Bologna, Pàtron, 1982, (II edizione); CLAVAL P., ‘Elements de 1988.

21

géographie humaine, Parigi, Génin, 1974, trad. it. Elementi di geo- La politica dello sviluppo sostenibile è il traguardo più am-

grafia umana, Milano, Unicopli, 1983, (II edizione). bizioso che l’umanità si sia posta, ben più impegnativo di quello per

8 FARINELLI F., Due modelli in cerca di riflessione, insediamen- cui nel 1945 furono istituite le Nazioni Unite. Infatti, sviluppo soste-

to e paesaggio, in CORNA PELLEGRINI G. e BRUSA C. (a cura di), La nibile vuol dire preservare l’integrità degli ecosistemi e creare gestioni

ricerca geografica in Italia, Varese, ASK Edizioni, 1980, pp. 793-799. efficienti delle risorse naturali, garantire equità alle comunità uma-

9 VALLEGA A., Il Paesaggio, concetto mitico, in Cassa di Ri- ne e rispettare i diritti delle generazioni future (cfr. VALLEGA A.,

sparmio di Savona (a cura di), Il paesaggio costiero della provincia di Geopolitica e sviluppo sostenibile. Il sistema mondo nel secolo XXI,

Savona. Evoluzione e problemi, Savona, Cassa di Risparmio, 1978, pp. Milano, Mursia, 1994).

22

303-314; Idem, Paesaggio, in AA.VV., Gli strumenti del sapere. I Il termine “beni culturali”è stato introdotto recentemen-

concetti. Torino, UTET, 1985, vol, II, pp. 606-608. te per sostituire le precedenti categorie di “cose di interesse arti-

10 ZERBI M. C., Paesaggi della geografia, Torino, Giappichelli, stico e storico” – dette anche “cose d’arte” o “antichità e belle ar-

1993; Idem (a cura di), Il paesaggio tra ricerca e progetto, Torino, ti” – e di “bellezze naturali e panoramiche”. Tali espressioni figu-

Giappichelli 1994. rano infatti nelle leggi 1089/1939 e 1497/1939 concernenti ri-

11 CORNA PELLEGRINI G., Gli indicatori ambientali nella ricer- spettivamente la tutela delle precitate categorie di “beni”. Le leg-

ca geografica, in P. SCHMIDT DI FRIEDBERG (a cura di), Gli indicato- gi del 1939 sono dominate da una impostazione estetica; si fa ri-

ri ambientali: valori, metri e strumenti nello studio dell’impatto am- ferimento a ville, giardini, parchi che si distinguono per la loro “non

bientale, Milano, F. Angeli, 1986, pp. 181-188; ZERBI M. C., Gli in- comune bellezza”, complessi di cose immobili aventi valore “este-

dicatori ambientali nella ricerca geografica, in CORNA PELLEGRINI G. tico” tradizionale, a bellezze naturali. Ma possono individuarsi al-

(a cura di), Aspetti e problemi della geografia, vol. I, Milano, Mar- tri criteri oltre quello estetico: il criterio scientifico che opera con

zorati, 1987, pp. 725-70. particolare riguardo alle “singolarità geologiche”; il criterio stori-

12 MICOLI P., Premessa geografica allo studio dei piani territo- co-sociale, il quale interviene con rango non inferiore a quello

riali paesistici del Comune di Roma, in “geografia”, Roma, Edigeo, estetico nella qualificazione dei complessi aventi valore estetico e

1992, pp. 115-123; Idem, Quali parametri per i piani territoriali pae- tradizionale (è il caso dei centri storici); il criterio della fruibilità pub-

sistici del Comune di Roma?, in “geografia”, Roma, Edigeo, 1993, blica, il quale agisce in rapporto alle bellezze panoramiche, da pro-

pp. 65-79. teggere in quanto si possono godere da un punto di vista o di bel-

13 PARATORE E., La vitalità della natura e l’uomo economico nei vedere accessibili al pubblico. Le “cose” che entrano a far parte

Piani Paesistici: l’esempio del Lazio, in “geografia”, Roma, Edigeo, della categoria dei beni ambientali sono prodotti della creatività

1988, pp. 123-126. umana. L’uomo ha contribuito in varia misura come agente mo-

14 GAMBINO R. I piani paesistici nell’esperienza urbanistica, in dificatore dell’ambiente naturale. Il paesaggio è dunque una te-

“Rivista Geografica Italiana”, Firenze, Pacini, 1989, pp. 427-443; stimonianza di un certo ambiente socio-economico e del suo evol-

Idem, I piani paesistici: uno sguardo d’insieme, in “Urbanistica”, versi nel tempo. Inoltre, “culturale” deriva dalla destinazione alla

1988; cfr. anche PALLOTTINO M., Relazione presentata al Convegno fruizione umana, sia essa scientifica, estetica o di altra natura. La

organizzato dall’INU, Paesaggio, Ambiente, Pianificazione territoria- nuova terminologia di beni culturali sorge in ambito internazionale,

le (Cagliari, 1987). introdotta, probabilmente in occasione della Convenzione per la

15 Pianificazione urbanistica e tutela paesistico-ambientale in protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato (l’Aja,

Italia seguono per lo più percorsi diversi e paralleli, che solo in ra- maggio 1954), nel cui art. 1 sono considerate le categorie di be-

ri casi deviano da questa impostazione di base per alcune sporadi- ni culturali prescindendo dalla loro origine e dal loro proprietario.

che occasioni d’incontro. Anche sotto il profilo giuridico questi Di patrimonio e attività culturali si parla anche nella Convenzione

due momenti della pianificazione hanno matrici diverse, le leggi culturale europea per la protezione del patrimonio culturale e na-

1089 e 1497 del 1939 che disciplinano rispettivamente il patrimo- turale del mondo (Parigi, dicembre 1954). La Costituzione, all’art.

nio artistico e delle bellezze naturali e la legge urbanistica 1150/42, 9, individua nella tutela del paesaggio uno dei compiti fonda-

per cui nei fatti si determina una divisione che non si limita agli in- mentali della Repubblica.

dirizzi pianificatori ma si manifesta anche nelle pratiche ammini- Nel 1967 la Commissione Franceschini pubblica: “Per la sal-

strative e nei comportamenti sociali che il territorio esprime. Non vezza dei beni culturali in Italia, per la tutela e la valorizzazione del

ha avuto un ruolo determinante nella composizione di questa di- patrimonio storico, archeologico, artistico e del paesaggio”. Nel

visione neanche la legge 1187/68 che introduce nei Piani regolatori 1975 è istituito il Ministero per i beni culturali e ambientali; nel 1986

l’obbligo della “tutela delle zone a carattere storico, ambientale e il Ministero per l’ambiente.

23

paesistico, né il DPR n. 616/77 concernente il riordino della mate- In tema di geografia e beni culturali, oltre alle opere citate

ria urbanistica articolando in modo nuovo la distribuzione delle si vedano anche: BELLEZZA G., Geografia e beni culturali, Milano, An-

competenze fra Stato e Regioni e che, in particolare, all’art. 80 in- geli, 1999; il numero monografico di “geotema”, organo ufficiale del-

clude nella materia urbanistica “le operazioni di salvaguardia e di l’Associazione Geografi Italiani, Bologna, Pàtron, n. 1, 1996; CERRETI

trasformazione del suolo nonché la protezione dell’ambiente” C. e TABERINI A. (a cura di), Ambiente geografico, storia, cultura e

(GAMBINO R., op..cit., 1989). società, Roma, Centro Italiano per gli Studi Sorico Geografici, 1998.

16 24

GAMBI L., La costruzione dei piani paesistici, in “Urbanisti- GROSSO N., Agricoltura, tutela dell’ambiente e conserva-

ca”, 1986. zione del paesaggio: le frontiere dell’agro-ecologia nella CEE –UE, in

17 Al riguardo, si vedano: CATTANEO C., Industria e morale, in “Rivista Geografica Italiana”, 1996a, pp.215-225; idem, Uso, tute-

Atti della Società d’incoraggiamento di Arti e Mestieri, Milano, 1845; la e valorizzazione del paesaggio e della dimora rurale nella pro-

HAIDEGGER M., Saggi e discorsi, Milano, Mursia, 1976 e GAMBI L., spettiva di uno sviluppo sostenibile. Il caso dell’area metropolitana mi-

op. cit., 1986. lanese, in “Bollettino della Società Geografica Italiana”, 1996b, pp.

18 GOTTMANN J., La città invincibile, Milano, Franco Angeli, 491-515; idem, Geografia e beni culturali e ambientali nella costru-

1985. zione di un futuro sostenibile. Il caso della foresta di Camaldoli, in “Ri-

168 30

vista Geografica Italiana”, Firenze, Pacini, 1998. Quest’ultimo studio DEMATTEIS G., I Piani …, op. cit.; l’Autore rammenta nelle no-

è stato eseguito nell’ambito di gruppi di ricerca CNR e FAR 60%, coor- te il carattere ambiguo del concetto di paesaggio nella geografia ac-

dinati da E. Manzi, ordinario presso l’Università di Pavia. cademica che, partendo dalla regola “prima osservare e descrivere”,

25 Su questi temi si veda CALDO C. e GUARRASI V. (a cura di), propone una natura percettibile, concreta, viva e persino soggettiva

Beni culturali e geografia, Bologna, Pàtron, 1994; in questo volume del paesaggio, come premessa e stimolo emotivo alla sua conoscen-

cfr. anche MICOLI P., S. Maria in Trastevere, un bene culturale nella za, e ricorda come venga riservato al concetto “tipo di paesaggio” il

percezione geografica, pp. 182-200. carattere di modello astratto. Dà inoltre indicazioni bibliografiche per

26 CHRISTALLER W., Le località centrali della Germania meri- l’esame del percezionismo e del behaviorismo nello studio del pae-

dionale, trad. di Malutta E. e Pagnini P., Milano, Franco Angeli, 1980. saggio, nonché per l’approccio fenomenologico e semiologico allo

27 Per un programma di gestione sostenibile delle regioni ita- stesso.

31

liane, Relazione presentata da Mario Mura, studioso, prematura- In questo campo hanno avuto un ruolo di sensibilizzazione e

mente scomparso, in occasione della Giornata di lavoro tenuta pres- di avvio a questo tipo di approccio al paesaggio: OLSSON G. Birds in

so la Società Geografica Italiana sul tema: La regione sostenibile. Egg. Eggs in Bird, London, Pion, 1980; RAFFESTIN C., I segni della geo-

Geografia regionale e nuovi modelli di gestione del territorio, Roma, grafia, in Hérodote Italia, 4 (1981), pp. 47-76; FARINELLI F., Episte-

Villa Celimontana, 15 febbraio 1996. mologia e geografia, in CORNA PELLEGRINI G. (a cura di), Aspetti e

28 DEMATTEIS G., I piani paesistici. Uno stimolo a ripensare il problemi della geografia, Milano, Marzorati, 1987, vol II, pp. 1-37;

paesaggio geografico, in “Rivista Geografica Italiana”, Firenze, Paci- MARTURANA H. e VARELA F., L’albero della conoscenza, Milano,

ni, 1988, pp. 445-455. Garzanti, 1987.

29 32

DE VECCHIS G., (a cura di), I paesaggi del Lazio: letture, in- Si sottolinea un particolare: con questo schema si è inteso fa-

terpretazioni, percezioni, in “Semestrale di Studi e Ricerche di Geo- re specifico riferimento al paesaggio culturale, cioè a quello che si con-

grafia”, Roma, Università degli Studi “La Sapienza”, n. 2, 1993. Nel nota per la presenza di un bene culturale. È chiaro che il senso del mo-

volume vengono presentati approcci al paesaggio diversi ma compa- dello concettuale non cambia se non restringiamo gli oggetti ai soli

tibili: storico, letterario, geografico, musicale, artistico in un articola- beni culturali ma li ampliamo a comprendere tutti gli elementi costi-

to diorama che offre la possibilità di operare un confronto tra i diversi tutivi del paesaggio stesso. Sul paesaggio culturale si veda PICCARDI

metodi seguiti. S., Il paesaggio culturale, Bologna, Pàtron, 1986. 169

Ministero dei Lavori Pubblici

Direzione Generale della Difesa del Suolo

Nota preliminare per la Consulta per il Paesaggio

Per inquadrare le attività del Ministero dei Lavori vo intervento sostitutivo, nelle misure di contrasto e di de-

Pubblici che influiscono sulla dinamica evolutiva del molizione delle costruzioni abusive.

paesaggio occorre fare riferimento all’ampio ventaglio

delle sue attività. 4. Sono in corso specifiche azioni, sul dettaglio

Esse riguardano in prevalenza azioni destinate a delle quali si fa riserva di riferire, per la repressione del-

trasformare il territorio e dunque il paesaggio, ma sono la cartellonistica pubblicitaria abusiva lungo le strade

anche presenti aree di lavoro, quali la difesa del suolo, statali.

la cui impostazione più recente è indirizzata al rispetto

dei caratteri storici e naturali del territorio, con ciò co- 5. Sul fronte della realizzazione delle linee elettri-

stituendo una potenziale area di “collaborazione” con che ad alta tensione si sottolinea la necessità di uno spin-

la tutela paesistica. to aggiornamento della normativa, in parte in corso in

Analogamente va sottolineata la cooperazione tra sede parlamentare, anche per iniziativa del Ministero dei

disciplina urbanistica e tutela paesistica quando la prima Lavori Pubblici.

è informata ai principi dell’uso sostenibile del territorio. 6. La trasparenza delle procedure di programma-

1. Nell’ambito dei nuovi orientamenti per la dife- zione e approvazione dei progetti introdotta dalla leg-

sa del suolo, espressi con apposite previsioni legislative ge Merloni agevola, attraverso lo strumento dei pro-

o atti di indirizzo, vanno ricordate le attività di indivi- grammi triennali delle opere pubbliche, l’attività di con-

duazione e perimetrazione delle aree di libera esonda- certazione e di collaborazione tra enti, che può esplicarsi

zione dei corsi d’acqua – “fasce fluviali” per la cui sal- fin dal progetto preliminare con il ricorso ad apposite

vaguardia sono previste specifiche misure, anche di de- conferenze dei servizi di consultazione e orientamento.

localizzazione – quelle dedicate alla tutela del reticolo

idrografico minore, alla conservazione del potere di as- In termini generali sarebbe auspicabile che la tute-

sorbimento dei suoli attraverso la copertura vegetale, al- la del paesaggio non si traducesse soltanto in una veri-

la salvaguardia degli insediamenti nella fascia collinare fica “a valle” del processo di progettazione attraverso un

e dei loro caratteri costitutivi, e al rilascio del minimo de- nullaosta dell’ente preposto alla osservanza dei vincoli

flusso costante vitale negli alvei. relativi alla porzione di territorio su cui si va ad operare,

ma che si individuassero appropriate modalità per poter

2. Nel campo della trasformazione del territorio un incorporare fin dalle prime fasi del progetto gli aspetti

esempio evoluto è rappresentato dai Programmi di Ri- da tutelare, facendo sì che la tutela del paesaggio non

qualificazione Urbana e Sviluppo Sostenibile che attra- sia percepita come una sorta di “resistenza alla trasfor-

verso interventi di recupero di strutture esistenti e di ri- mazione” del territorio ma rappresenti anzi un criterio

qualificazione di aree urbane anche industriali sono fi- informatore di tale trasformazione.

nalizzati ad un minor consumo di territorio e ottengo- Uno strumento per mirare a questo obiettivo po-

no quindi effetti positivi per la conservazione del pae- trebbero essere i Piani Territoriali Paesistici (o il Piano ter-

saggio. ritoriale di coordinamento), se essi scendessero ad una

scala maggiore di dettaglio per quanto riguarda le in-

3. È stato da tempo diramato, ed è in corso di con- frastrutture nell’ambito della programmazione/pianifi-

certazione, uno schema di disegno di legge per rafforza- cazione d’area. In tal caso la definizione del piano pae-

sistico dovrebbe trovare la fattiva collaborazione delle

re gli strumenti a disposizione degli Enti locali, e il relati-

170

amministrazioni competenti all’infrastrutturazione ter- settore che adottino gli standard di qualità individuati.

ritoriale. Nel settore industriale si potrebbe pensare ad un mar-

Ci si dovrebbe poi indirizzare verso una tutela atti- chio analogo all’ecolabel.

va del paesaggio in connessione con la realizzazione di Si raccomanda infine l’istituzione di qualche mec-

grandi opere infrastrutturali: nel loro processo di idea- canismo premiale, anche di tipo simbolico, per i privati

zione e attuazione potrebbe infatti svilupparsi una con- che hanno concorso nelle loro proprietà alla tutela dei

certazione di azioni volte al miglioramento paesistico (at- caratteri del paesaggio italiano.

tuando per punti quello che è già ipotesi di lavoro del Se si esamina poi il rapporto tra amministrazione tu-

Ministero per i Beni e le Attività culturali: i piani di ri- telante e paesaggio si rileva una problematica: la unità

qualificazione ambientale e paesaggistica). Si pensi, ad di paesaggio da tutelare solitamente supera i confini

esempio, alle necessità di collocazione di materiali di sca- amministrativi comunali. Il soggetto referente per la

vo o di demolizione, da utilizzare per il recupero o la ri- maglia elementare del paesaggio potrebbe quindi essere

configurazione di aree. di livello più appropriato alla sua scala: le Soprintendenze

Per il miglioramento del paesaggio industriale si potrebbero svolgere tale compito.

potrebbero avviare concorsi internazionali per ideare Si auspica infatti il superamento di una certa con-

dei manufatti edilizi industriali di miglior qualità, met- trapposizione tra culture diverse e tra enti diversi per

tendo in atto una politica di sgravi fiscali ed incentivi fi- giungere ad una effettiva collaborazione nel persegui-

nanziari, specie nel mezzogiorno, per gli operatori del re l’auspicabile obiettivo della qualità del paesaggio.

171

Ministero dell’Industria del Commercio e dell’Artigianato

Direzione Generale Sviluppo Produttivo e Competitività

L’artigianato artistico e il paesaggio

Le origini delle attività artigiane si confondono con attuata dallo Stato con l’apposizione di una marchio pre-

quelle stesse dell’umanità. Risalgono alle prime espe- visto dalla legge n. 1/90 così come modificata dall’art.

rienze con le materie offerte dalla natura, alla indivi- 44 della legge n. 52/96.

duazione delle necessità pratiche e alla scoperta – sug- Tutto ciò riguarda le zone individuate dal Consiglio

gerite dai bisogni della vita – dell’attitudine ad inventa- nazionale ceramico, che ha sede presso il Ministero del-

re e costruire gli strumenti per soddisfarle. l’Industria e che attualmente sono:

I primi manufatti sono semplici ed elementari, ri- Albissola Superiore e Albissola Marina (SV), Asse-

chiamano immediatamente l’ambiente naturale e le mini (CA), Bassano del Grappa (VI), Caltagirone (CT), Ca-

materie prime che questo offre, rivelano le abitudini e podimonte (zona del Comune di Napoli), Castellamon-

il modo di vivere del gruppo sociale che li ha prodotti e te (TO), Castelli (TE), Cerreto Sannita e San Lorenzello

mostrano una chiara destinazione all’uso per il quale so- (BN) – Civita Castellana (VT), Deruta (PG), Faenza (RA),

no stati realizzati. Grottaglie (TA), Gualdo Tadino (PG), Gubbio (PG), Im-

L’ambiente naturale offre modelli, ispira forme e pruneta (FI), Lodi (MI), Montelupo Fiorentino (FI), Nove

colori. (VI), Orvieto (TR), Santo Stefano di Camastra (ME), Sciac-

Bastano queste premesse per giustificare il ricono- ca (AG), Squillace (CZ), Vietri sul Mare (SA), Urbania (PS).

scimento della funzione dell’artigianato nel contesto Quando si entra in queste città si respira nell’aria la

delle tematiche sul paesaggio inteso “come insieme di loro origine artigiana; l’attenzione del visitatore viene at-

elementi naturali interrelati alle componenti storiche tratta dalle tantissime vetrine che espongono ceramiche

dovute alla presenza dell’uomo sul territorio”. prodotte secondo forme, decori, tecniche e stili che so-

La stessa toponomastica delle città rimane ancora a no divenuti patrimonio storico e culturale di quelle zone.

testimoniare e a ricordarci l’intensa attività svolta dagli ar- E ogni città ha un suo museo che riveste un ruolo

tigiani che improntarono di sé l’economia del tempo. importante e arricchente nella vita attiva, culturale e di

Dagli inizi ad oggi si può dire che non esiste solu- relazione. Essi infatti sono un punto ed un’occasione

zione di continuità. d’incontro, una fonte d’idee, un motivo di riflessione e

Le nostre imprese artigiane (circa 1.3 milioni, 1/3 di di riappropriazione dei valori del passato che spingono

quelle complessive italiane) costituiscono una rete con- ad una innovazione verso le prospettive di mercato.

nettiva essenziale del nostro sistema produttivo, capil- Quanto detto per la ceramica vale per altri settori

larmente diffusa sull’intero territorio. dell’artigianato artistico.

In particolare l’artigianato di qualità, oltre che fat- Raramente l’artigianato di un determinato territo-

to socio-economico, culturale, artistico, costituisce rio appare distaccato dai valori culturali, archeologici,

un’importante componente del turismo, un richiamo ambientali, tradizionali e sociali che hanno caratteriz-

che si unisce alla bellezza della natura, ai patrimoni ar- zato, attraverso i secoli, il modo di esprimersi artigia-

tistici e culturali, ai fattori climatici ed ambientali per at- nalmente e la vita di quella particolare zona.

tirare verso l’una o l’altra località. Nel condividere tutta una serie di interventi a li-

Alcuni paesi d’Italia si distinguono soprattutto per vello locale, destinati al recupero e ad una migliore vi-

la loro “natura” artigiana. vibilità dei centri storici, nel cui ambito l’artigianato, so-

Valga un esempio per tutti: la tutela della denomi- prattutto quello del settore del restauro, gioca un ruo-

nazione d’origine delle produzioni di ceramica artistica lo importantissimo si ritiene di richiamare un problema

e tradizionale, ai fini della difesa e della conservazione che è diventato di grande attualità per la categoria: la

delle loro caratteristiche tecniche e produttive, viene prosecuzione dell’iter legislativo delle proposte di leg-

172

ge recanti “norme per la tutela e la valorizzazione del- tolare della potestà di determinare e definire forme giu-

l’artigianato artistico” (testo unificato – AC 969 – 992 ridiche qualificanti attività economico-settoriali.

– 2861) sulle quali è in corso un dibattito che prende I “principi fondamentali” stabiliti nel sopra richiamato

lo spunto dal passaggio delle funzioni statali alle re- testo unificato adottato dalla X Commissione della Came-

gioni in materia di artigianato ai sensi del D. Lgs. n. ra dei Deputati sono in armonia con il tema della Confe-

112/98. renza. Essi, infatti, intendono garantire il recupero, la tute-

Se da un lato è necessario prevenire ogni forma di la, la valorizzazione, la promozione della tradizione dell’ar-

duplicazione e di aggravio inopportuno dei bilanci pub- tigianato artistico e tipico, valorizzando anche mestieri che

blici occorre ribadire che – rispetto ai principi di federa- rischiano la scomparsa e riconfermandone il ruolo ai fini del-

lismo e alle competenze delle Regioni – lo Stato resta ti- la valorizzazione delle tradizioni e delle culture locali. 173

Movimento Azzurro

Associazione di protezione Ambientale

Rocco Chiriaco

Presidente

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura Risulta pertanto evidente che una politica di tute-

e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il la e di promozione culturale, volta a salvaguardare tale

patrimonio storico e artistico della nazione” (art. 9 del- vitale e civile equilibrio da ogni possibile sconvolgimen-

la Costituzione). to, e a contenere quindi da un lato la sconsiderata ag-

L’ampio, pubblico dibattito apertosi da alcuni anni gressione dell’uomo al suo ambiente e a prevenire, dal-

in Italia sulla sorte del nostro patrimonio artistico, stori- l’altro, i danni provocati da eventuali catastrofi natura-

co e ambientale, è servito, se non altro, a meglio chia- li, deve fondersi sul preciso intendimento dell’intimo

rire e fare intendere quale sia, in termini concreti, il rap- rapporto che lega quei fatti e quei fenomeni in un or-

porto che corre tra questo e i restanti 138 articoli della ganico sistema dinamico. Questo soprattutto in un Pae-

Costituzione repubblicana. se come l’Italia, dove non è dato trovare alcun luogo e

Al di là della sua poca esplicita formulazione, il ri- alcuno spazio in cui l’intervento dell’uomo non abbia in

ferimento di tale articolo ai diritti del cittadino alla vita, qualche modo alterato l’opera della natura e, al tempo

al lavoro e al progresso civile (diritti che la Costituzione stesso, non ne sia stato condizionato.

si impegna a garantire e a promuovere), appare ormai Secondo una consuetudine ormai consolidata, il

elementare e diretto. paesaggio viene visto come uno scenario naturale im-

Tutela dell’ambiente vuol dire, infatti, salvaguardia moto ed inerte e non come un ambiente in gran parte

dell’equilibrio ecologico, che è condizione dello svilup- codificato e trasformato dagli uomini. In altre parole la

po biologico, quindi della vita stessa del genere umano; lettura del territorio è sempre avvenuta secondo criteri

e vuol dire, al tempo stesso, controllo per una corretta estetici senza tenere conto che nel paesaggio sono in-

e razionale utilizzazione delle risorse naturali, su cui si seriti invece i segni delle trasformazioni delle società

fondano il lavoro dell’uomo e lo sviluppo di una società contadine, del mutare dell’economia, del progresso del-

organizzata. le tecniche.

Tutela del patrimonio storico e artistico significa, Pertanto, ad un osservatore attento, i vecchi borghi,

d’altra parte, conservazione e recupero delle testimo- le case, i laghi, i fiumi, le stesse forme dei campi deb-

nianze e dei prodotti della scienza, dell’arte e della cul- bono apparire come documenti e testimonianze di una

tura delle passate civiltà, ai fini dell’acquisizione di storia che deve essere in gran parte ancora scritta.

un’esperienza e di una coscienza storica, che sole con- Senza dubbio, nel nostro secolo, l’azione dell’uomo

sentono il progresso civile della società, dando un si- ha notevolmente modificato il paesaggio, tanto che al-

gnificato alla nostra esistenza e uno scopo al nostro la- cune volte risulta difficile individuare le numerose tra-

voro. sformazioni che anche in breve tempo si sono susse-

Tutti questi valori, che siamo soliti apprezzare nel- guite.

la loro specifica e contingente rilevanza e che sono og- Nella maggior parte dei casi è però ancora possibile

getto di studio di singole e differenti scienze e discipli- scorgere nell’ambiente molti aspetti che testimoniano il

ne, rappresentano dunque, all’atto pratico, aspetti di- nostro passato, che ne individuano le caratteristiche

versi di un medesimo problema esistenziale. Un proble- specifiche e, di conseguenza, offrono l’opportunità di

ma che tutti noi ci sforziamo, in un modo o nell’altro, mettere in atto una corretta azione di tutela.

di risolvere, tenendo conto delle esigenze e delle scelte Pertanto ci accingeremo a modificare il paesaggio

individuali o sociali, ma quasi sempre ignorando o elu- in cui viviamo solamente quando saremo consapevoli del

dendo i suoi primi termini e condizioni. rispetto verso il patrimonio culturale che ci circonda.

174

Gianluigi Nigro

Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Facoltà di Architettura

Paesaggio e ambiente: politiche di piano e cooperazione interistituzionale

1. Sul concetto di paesaggio esercitare un controllo speciale delle trasformazioni

antropiche.

Nell’esperienza comune “paesaggio” è quella Successivamente il concetto di paesaggio si è ve-

parte di territorio che si abbraccia con uno sguardo da nuto evolvendo con l’estendersi della cultura ecologica

un punto determinato; nel concetto di paesaggio è in- e della cultura della città e del territorio storici, in

fatti insito il rapporto percettivo tra uomo e territorio. concomitanza e in contrapposizione ai violenti feno-

Un territorio è paesaggio quando viene visto, quando meni di trasformazione del territorio degli ultimi de-

vengono colti i messaggi che esso manda dal punto di cenni. Il carattere accelerato ed intenso delle trasfor-

vista percettivo; quando, cioè, l’uomo ”legge” i segni mazioni antropiche (dai fenomeni insediativi all’infra-

che esso contiene, ricavandone un qualche arricchi- strutturazione del territorio, dalle pratiche agricole al

mento dello spirito, sul piano della conoscenza e/o prelievo e consumo delle risorse naturali) ha spesso

dell’emozione estetica. In questo territorio ed in que- consistentemente alterato il sistema dei segni del ter-

sto paesaggio i segni sono sia quelli della natura e dei ritorio e, soprattutto, delle loro relazioni; ciò sia di-

suoi cicli sia quelli lasciati dalle vicende e dalla storia rettamente con un processo di cancellazione, sostitu-

dell’uomo. zione o introduzione di nuovi segni, sia indirettamente

In questa accezione il concetto di paesaggio pre- con la mutazione delle condizioni di funzionamento

scinde da giudizi di valore: il paesaggio esiste nella mi- dei cicli naturali. È così che si sono moltiplicati i pae-

sura in cui esiste il territorio con i suoi segni ed esiste saggi sgradevoli, che altro non sono che la rappre-

un uomo che li percepisce. Certo, il livello e lo spes- sentazione sintetica e visibile dei fenomeni del de-

sore della percezione cambiano secondo la capacità e grado ecologico e della dequalificazione delle forme

l’intenzione, individuali e/o collettive, di leggere ed in- insediative, e si è palesemente dimostrata inadegua-

terpretare nel territorio i segni e le loro relazioni; ma ta la tutela per punti emergenti e non sistemica. La

mentre la percezione del paesaggio è in qualche mo- legge 431/85 ha rappresentato una prima presa d’at-

do soggettiva, i segni fisici che lo costituiscono, i lo- to di ciò ed ha aperto significativamente la strada al-

ro caratteri, le loro relazioni sono oggettivi, indivi- la evoluzione del concetto di paesaggio ed alla relati-

duabili ed analizzabili scientificamente dalle diverse di- va tutela.

scipline che studiano la natura, l’insediamento antro- Com’è noto la legge, che risente del dibattito e

pico e le loro dinamiche. dell’elaborazione teorica sull’ambiente sotto il dupli-

Fino a qualche tempo fa il concetto di paesag- ce profilo dei beni culturali e dell’ecologia, conside-

gio sembrava limitarsi alla considerazione di quei ra beni di interesse generale non più gli elementi che

segni e di quegli insiemi di segni, per lo più natura- singolarmente esprimono qualità estetiche e pano-

li, le cui relazioni, all’interno di una precisa porzio- ramiche, ma tutti quegli elementi naturali ed antro-

ne di territorio, venivano reputati significativi dal pici che per categorie concorrono, secondo una lo-

punto di vista estetico. Conseguentemente la tute- gica sistemica, a “segnare” il territorio contribuendo

la paesistica aveva per oggetto quelle situazioni ter- a definirne i caratteri ecologici, antropici e paesaggi-

ritoriali nelle quali, tramite apposite procedure, ve- stici. Si tratta, sotto il profilo teorico, di un salto di

niva riconosciuta questa condizione (“bellezze na- qualità rilevante: il paesaggio è inteso come insieme

dei segni della natura, come insieme dei segni della

turali”); dunque una tutela mirata alla “conserva- sedimentazione dei processi storici insediativi ed eco-

zione” di porzioni eccellenti di territorio nelle quali 175

duazione del vincolo, dall’altra la esplicitazione del-

nomico-culturali, come relazione tra i segni e dunque le valenze e delle opportunità insite nelle risorse

anche come immagine estetica: in sintesi paesaggio paesistico-ambientali nonché la individuazione dei

come dimensione visibile dell’ambiente, cioè delle segni del paesaggio esistente da assumere come ri-

condizioni materiali e spirituali nelle quali negli spe- ferimento per il paesaggio da costruire nel futuro

cifici territori si svolge la vita dell’uomo. Tutelare il della storia dell’uomo.

paesaggio vuol dire allora tutelare anche l’ambiente Ma l’aspetto a mio avviso più significativo e che

come sopra inteso, e dunque non tanto il “bel pae- qui mi preme sottolineare di quella esperienza è il

saggio” contrapposto al “non paesaggio”, ma un contenuto ed il carattere prevalenti che la pianifica-

“determinato paesaggio” caratterizzato dalla speci- zione paesistica ha assunto e che l’hanno differen-

ficità dei segni naturali ed antropici di cui è costitui- ziata rispetto alla pianificazione urbanistico-territo-

to e dalle relazioni che questi segni tra loro determi- riale. Al di là della denominazione e dei riferimenti

nano. legislativi regionali (di legislazione paesistica o di le-

gislazione urbanistica) in base ai quali sono stati for-

2. La pianificazione paesistica dopo la L. 431/85 mati, i piani paesistici redatti dalle Regioni, salvo il

caso della Regione Lazio che ha assunto come rife-

Non condivido i giudizi banalizzanti o addirittu- rimento la figura pianificatoria nazionale istituita

ra negativi sull’attività di pianificazione paesistica dalla L.1497/39, si risolvono in discipline di compa-

delle Regioni a seguito della L. 431/85. Innanzitutto tibilità, più o meno articolate e differenziate volte a

perché tre quarti delle Regioni dispongono oggi di fornire indicazioni di procedura, di metodo e di va-

piani paesistici formati in seguito ed in ossequio alla lutazione cui fare riferimento nelle dinamiche di svi-

legge; in secondo luogo per il significato che la sta- luppo e nel processo di trasformazione funzionale

gione di pianificazione paesistica provocata dalla L. antropica del territorio, peraltro regolato dalla pia-

431/85 ha assunto come esperienza di crescita col- nificazione territoriale ed urbanistica. Ciò a confer-

lettiva di conoscenza, di pratica professionale inter- ma, anche in quella circostanza, che il piano paesi-

disciplinare, di sperimentazione e rilancio della cultura stico nasce come ipotesi più razionale, meno discre-

di piano, in particolare d’area vasta. Si è trattato in- zionale e più dinamica, di gestione del vincolo di tu-

fatti, per le Regioni che l’hanno praticata, di una oc- tela, mentre il piano urbanistico territoriale, che tro-

casione unica per procedere all’inventario dei “segni” va limiti e linfa dal piano paesistico cui è subordina-

del territorio, costruito attraverso una elaborazione to, cura l’assetto funzionale e produttivo del terri-

inevitabilmente multidisciplinare finalizzata anche al- torio; assetto in nome del quale appone vincoli ma,

la valutazione della rilevanza dei diversi segni e dun- come è noto, di altra natura. Ma su questo tornerò

que della loro attitudine ad essere conservati/tra- in seguito.

sformati.

La sistematica ricognizione e descrizione dei se-

gni o, se si vuole, dei beni oggetto di tutela e di at- 3. Il paesaggio ed i beni culturali nelle pratiche

tenzione paesaggistica ha aiutato le comunità inte- di progettazione e pianificazione urbanistica

ressate dai piani paesistici a riconoscere e rappre- I piani urbanistici e territoriali dell’ultima genera-

sentare le caratteristiche naturali ed antropiche si- zione pongono al centro della propria attenzione gli

gnificanti, positive e negative, del proprio territorio, aspetti ambientali, sia ecologici che culturali. La co-

con indubbia crescita della cultura collettiva in pro- struzione dei contenuti progettuali dei piani si basa

posito. Il ricorso diffuso agli specialisti portatori dei sempre più su una teoria interpretativa dei processi di

vari saperi (geologi, biologi, agronomi, archeologi, trasformazione antropica del territorio secondo la

storici dell’architettura, ecc.) non solo ha favorito quale la qualità dello spazio urbano e di quello ex-

un processo di conoscenze integrate, ma ha anche traurbano è strettamente connessa con la loro capa-

comportato il passaggio da un atteggiamento me- cità di restituire i segni della stratificazione storica e

ramente descrittivo ed astratto proprio, fino a qual- quelli dei caratteri naturalistici; ciò in un’accezione

che tempo fa, delle scienze della terra, ad un atteg- globale e sistemica, a prescindere dalla presenza di

giamento valutativo, indirizzato a rendere ragione vincoli di tutela monumentale e paesistica.

delle regole della tutela e/o della valorizzazione. È Non bisogna infatti dimenticare la tradizione del-

appena il caso di sottolineare in questo quadro la la cultura urbanistica, alla quale si deve l’introduzio-

presenza, tra gli altri specialisti, del progettista e del ne, nel corpo legislativo, appunto urbanistico, del

pianificatore: la finalità della tutela e della valoriz- “centro storico”. Tradizione che ha portato nella pras-

zazione richiede da un lato la motivazione e la gra-

176 431/85, di decidere, di volta in volta, e cioè per singoli

si progettuale e pianificatoria ad estendere, nella co- progetti ed in modo sostanzialmente discrezionale,

struzione dei piani, l’attenzione all’esistente nel suo quali debbano essere i comportamenti operativi per-

complesso (dal centro storico alla città storica ed al ter- ché gli interventi siano da considerarsi rispettosi del-

ritorio storico, dalle “zone agricole” agli “ambiti di la tutela e dunque, sotto questo profilo, legittimi. Il

paesaggio”) e ad assumere un atteggiamento pro- vincolo non stabilisce preventivamente e concreta-

gettuale diversificato in rapporto alle situazioni spe- mente la portata della limitazione che esso stesso

cifiche e di contesto; atteggiamento che consente di comporta né è accompagnato da modalità prefissate

articolare l’intensità della trasformazione dalla con- di approfondimento conoscitivo e di esplorazione pro-

ferma dello stato attuale alla riqualificazione, al nuo- gettuale volta a conciliare conservazione e valorizza-

vo impianto. zione.

È evidente però che il piano urbanistico e/o ter- Corollario di ciò è che il vincolo, al di là degli

ritoriale deve fare i conti con la sua ridotta capacità di sforzi di sistematicità introdotti dalla L. 431/85, nel

regolamentare i comportamenti dei privati in nome di momento in cui viene apposto, è generico, non si

interessi generali che non siano di tipo urbanistico o gradua rispetto alla rilevanza assoluta e contestuale

genericamente ambientale e, sul versante della ge- dell’elemento vincolato; è un vincolo cieco e muto,

stione, con il rischio di invadere il campo attualmen- che nulla dice rispetto al modo migliore per attuare la

te riservato ad autorità diverse da quella urbanistica, tutela, o, se parla, dice le cose più comode per una ge-

che esercitano comunque le proprie competenze ed il stione piattamente burocratica della tutela basata sul-

proprio potere attraverso l’apposizione del vincolo e la conservazione più o meno assoluta, trascurando le

la relativa gestione o attraverso le procedure della questioni della valorizzazione del bene e cioè della sua

V.I.A.; ciò anche a prescindere dall’esistenza di piani incarnazione nel ciclo vitale del territorio e, in ultima

paesistici regionali ovvero di piani urbanistico-territo- analisi, della sua stessa sopravvivenza.

riali con contenuti e valenza anche ambientali e pae- In sostanza la necessità di una individuazione or-

sistici. ganica delle componenti paesaggistiche del territorio

L’irrisolto problema della differenza dei contenu- appartenenti al sistema naturale e/o a quello antropi-

ti e dell’efficacia delle diverse figure pianificatorie co e delle loro relazioni visibili ed invisibili, nonché la

(piano paesistico; urbanistico-territoriale; urbanistico- necessità di inserire beni e “segni” nei processi di vi-

territoriale con valenza paesistica) tutte attualmente ta delle comunità, superando la banale equivalenza tra

imputate alle Regioni ed agli Enti locali, e tra queste vincolo ed immutabilità del bene, spingono alla ricer-

ed i Piani di bacino, i Piani delle Aree naturali protet- ca di un più stretto rapporto tra politiche di vincolo e

te, nonché i vincoli monumentali e paesistici e le pro- politiche di piano.

cedure V.I.A., è alla base dell’attuale complessità, po- Ma c’è un’ulteriore ragione, non meno impor-

ca chiarezza e scarsa incisività del governo del terri- tante delle altre, che invita alla ricerca di questo rap-

torio e della sua inefficacia rispetto agli obiettivi, in ge- porto. Sempre nell’attuale ordinamento le compo-

nere condivisi, della tutela e della valorizzazione. Si nenti del territorio che ne costituiscono la valenza

tratta di un problema che postula un approfondi- paesaggistica, e cioè i “segni” della natura e della sto-

mento, anche in questo campo, delle dimensioni ope- ria dell’uomo, afferiscono a materie ed a competen-

rative dei principi della sussidiarietà e della coopera- ze diverse, imputate a poteri diversi. Né sembra pos-

zione interistituzionale, ma anche e contemporanea- sa essere altrimenti, dal momento che la nostra forma

mente della innovazione sul versante degli atti tecni- di democrazia è caratterizzata dal pluralismo dei po-

co-amministrativi e delle figure di piano più adatte ad teri costruito sull’articolazione, per livelli e settori, in

assicurare, nella tempestività, la qualità alle dinamiche verticale ed in orizzontale, delle competenze; circo-

di sviluppo dei territori e delle città. stanza che rende pressoché improponibile una ipote-

si di ricerca di sintesi e di sinergie basata sul riaccor-

pamento delle competenze relative alle materie terri-

4. Tra vincolo e piano toriali e dunque sul conseguente e relativo riaccorpa-

4.1 La tutela mento dei poteri.

Nell’attuale ordinamento le politiche della tutela Sembra più ragionevole puntare ad una ricom-

si esprimono attraverso il vincolo e la sua gestione. Il posizione ed integrazione in corso d’opera dei con-

vincolo altro non è che un diritto che l’Amministra- tenuti frammentati “per competenze”, nell’esercizio

zione competente si riserva riguardo ai singoli ele- cooperativo del potere, utilizzando strumenti tecnici

menti del territorio, via via individuati ovvero rica- ed amministrativi adeguati a questa ricomposizione

denti nelle categorie di cui all’art. 1 della legge ed integrazione nonché a modalità decisionali interi-

177

112/98 che ha attribuito al Piano territoriale di coor-

stituzionali; muoversi, cioè, nella prospettiva di col- dinamento provinciale di cui alla L. 142/90 la possi-

locare la tutela e la valorizzazione nel processo di bilità di assumere il valore e gli effetti dei piani di tu-

piano. tela nei settori della natura, dell’ambiente, della di-

4.2 L’integrazione tra tutela e valorizzazione: fesa del suolo e delle bellezze naturali, cioè delle

alcune questioni aperte componenti fondamentali del paesaggio. I veri nodi

Una prima questione riguarda la utilità di affida- della questione non sono stati affrontati: può il pia-

re a tecniche di piano la stessa individuazione, ad in- no regionale paesistico o territoriale urbanistico con

tegrazione eventuale di quanto non già sottoposto a valenza paesistico-ambientale, ovvero il P.T.C.P. ave-

vincolo, delle componenti naturali ed antropiche del re valore esplorativo e dichiarativo dei beni e, conse-

territorio che, in quanto “segni”, costituiscono “be- guentemente, imporre discipline conformative della

ni” sotto il profilo paesaggistico e la cui conservazio- proprietà, in nome dell’interesse paesaggistico, per

ne attiva è di preminente interesse pubblico. La se- beni non precedentemente ed autonomamente sot-

conda questione riguarda la individuazione del mo- toposti a vincolo con le procedure ordinarie ex lege

dello di pianificazione (caratteri del processo di piano, 1497/39? Quale il ruolo delle diverse Amministrazio-

scala, tipo e contenuto degli strumenti di piano) ca- ni (regionale e statale) nella formazione, approvazio-

pace di integrare tutela e valorizzazione, vincolo e ne e gestione di questi piani? La disciplina stabilita dal

piano e di facilitare la cooperazione tra titolari delle re- piano regionale paesistico o territoriale urbanistico

lative competenze, ai vari livelli e nei diversi settori. con valenza paesistico-ambientale, ovvero dal P.T.C.P.,

La individuazione delle componenti che costitui- che di fatto consiste nel regolare preventivamente, ar-

scono “beni” dal punto di vista paesaggistico richie- ticolandoli in funzione della rilevanza contestuale del

de, specie dopo la L. 431/85, una loro considerazio- bene, i comportamenti procedurali, conoscitivi e pro-

ne integrata volta a cogliere, in relazione all’apparte- gettuali ai fini del rilascio delle autorizzazioni, è vin-

nenza al sistema naturalistico e/o a quello antropico, colante ed a quali condizioni, la gestione del vincolo

le condizioni essenziali, anche invisibili, della loro so- da parte dell’Amministrazione centrale e periferica del

pravvivenza come “segni”, nonché una valutazione Ministero per i Beni e le Attività Culturali.?

circa la rilevanza relativa che essi assumono rispetto al

contesto ai fini dell’attivazione di politiche articolate 5. Due ipotesi a confronto

e differenziate di tutela e valorizzazione. Non c’è dub-

bio che il processo di piano, inteso come insieme di at- Fermo restando il mantenimento dell’attuale se-

ti tecnici ed amministrativi di governo delle trasfor- parazione tra vincolo paesaggistico e disciplina urba-

mazioni territoriali ed urbane è la sede più adatta per nistica e tra le relative gestioni, si possono tuttavia evi-

questa individuazione. denziare possibilità innovative, quanto a strumenti e

D’altra parte il processo di piano è anche la sede procedure, volte a rendere più sistemica, complessiva

congrua per l’intreccio della tutela con le politiche di e condivisa la considerazione del paesaggio in tutte le

valorizzazione; la sede per passare da un vincolo cie- occasioni di trasformazione antropica (dal prelievo

co ed astratto a regole volte ad integrare la conser- delle risorse naturali, alle pratiche agricole e foresta-

vazione dei segni ereditati con l’eventuale introdu- li; dal divenire delle forme insediative, allo sviluppo

zione di nuovi segni senza distruggere o banalizzare delle reti infrastrutturali). Le innovazioni fanno riferi-

i segni precedenti; la sede soprattutto per introdurre mento, schematicamente, a due diverse ipotesi di la-

nuovi usi che consentano al bene di non essere se- voro.

gregato, di rientrare invece in circuiti virtuosi di atti- La prima consiste nel lasciare immutato l’attuale

vità sociali ed economiche che gli assicurino, quanto meccanismo di individuazione dei beni e quindi di

meno, una dignitosa sopravvivenza attraverso un rea- apposizione del vincolo, eventualmente migliorando-

le radicamento col territorio. lo sotto il profilo della partecipazione e condivisione,

Ma in quale momento del processo di pianifica- attraverso forme concrete di collaborazione interisti-

zione, con quali soggetti, con quali strumenti ipotiz- tuzionale (comitati congiunti formati da Soprinten-

zare questo virtuoso incontro tra vincolo e piano? denze, Regione, Provincia, Università, ecc.); nell’affi-

Attraverso un piano paesistico-ambientale o un pia- dare poi alla pianificazione territoriale/urbanistica re-

no territoriale-urbanistico? È sbagliato ritenere che la gionale, provinciale e comunale, la definizione della

questione sia stata risolta dalla L. 431/85 nel mo- portata operativa del vincolo, ovvero delle regole da

mento in cui ha lasciato la facoltà alle Regioni di sce- rispettare nelle aree vincolate in rapporto ai diversi usi

gliere tra piano paesistico e piano territoriale urbani- ed alle diverse trasformazioni antropiche possibili. Ciò

stico con valenza paesistico-ambientale; o dal DL

178

utilizzando procedure formali di copianificazione e ne organica e sistematica dei “segni” che caratteriz-

riassorbendo in detta pianificazione la disciplina dei zano e diversificano i territori regionali costituendone

piani paesistici regionali preesistenti. “il paesaggio”, prima ed insostituibile dimensione

La seconda consiste invece, in primo luogo, nel- della loro identità e riconoscibilità.

L’organicità e la sistematicità che è bene caratte-

l’innovare l’attuale meccanismo di individuazione dei rizzi questa disciplina ne postulano la costruzione at-

beni, di graduazione ed apposizione del vincolo, traverso un “piano”, la cui finalità deve essere quel-

estendendo e rendendo obbligatori i piani paesistici a la di aiutare tutti i soggetti dai quali dipendono le tra-

livello regionale, intesi come piani di ricognizione si- sformazioni del territorio (e dei suoi segni) ad avere at-

stemica dei caratteri paesaggistici ed ambientali del tenzione al paesaggio. Fornendo, a chi usa il territo-

territorio che rivestono interesse pubblico, di defini- rio, a chi lo pianifica, a chi ne progetta le trasforma-

zione delle regole della compatibilità delle trasforma- zioni ed a chi le esegue, le informazioni, gli indirizzi,

zioni antropiche. Tali piani dovrebbero essere frutto di i criteri, le indicazioni necessarie a leggere il paesag-

una pratica di sussidiarietà tra Stato e Regioni e, tra- gio e le sue componenti, a prevedere o a progettare

mite queste ultime, Province e Comuni, nonché di inserirsi in esso con attenzione ai suoi “segni” in-

espressione formale di copianificazione delle Regioni troducendo solo segni capaci di arricchire quelli pree-

e dello Stato. Consiste, in secondo luogo, nell’affida- sistenti e le loro relazioni. Fornendo, inoltre, indica-

re alla Provincia ed ai Comuni la possibilità di specifi- zioni circa l’opportunità di aiutare l’attenzione per il

care ed approfondire le regole della compatibilità, ov- paesaggio con apposite politiche di sostegno (agri-

vero di interventi specifici di qualificazione paesistico- coltura, periurbano, ecc.).

ambientale, come contributo integrante il piano pae- Il contenuto di questa disciplina, che non può

sistico-ambientale regionale e quindi distinto dal pro- che essere costituita con l’apporto delle diverse scien-

prio strumento di pianificazione territoriale ed urba- ze e conoscenze, naturalistiche ed antropiche, che

nistica; il contenuto del quale dovrà essere comunque consentono di cogliere l’essenza costitutiva e le dina-

compatibile con le regole del piano paesistico regio- miche proprie delle molteplici componenti del pae-

nale. saggio, sarà quello di stabilire le condizioni della com-

Nel primo caso il piano territoriale/urbanistico sa- patibilità delle trasformazioni, in rapporto alla valuta-

rebbe la sede delle inevitabili mediazioni tra politiche zione della rilevanza del paesaggio e dei suoi segni

di conservazione e politiche di trasformazione; ciò (graduazione del “vincolo”) ed alla diversa consisten-

con il rischio di rendere meno chiari ed espliciti gli za ed alla diversa intensità della trasformazione an-

aspetti tecnico-scientifici delle situazioni conflittuali e tropica. Una disciplina di “compatibilità paesaggisti-

delle possibili alternative e di aumentare oltre misura ca”, dunque, che avrà lo scopo di suggerire, ovvero di

il connotato politico delle decisioni di piano. Inoltre, imporre, i comportamenti conoscitivi, valutativi, ar-

la compresenza nello stesso piano urbanistico, di re- gomentativi che devono accompagnare la definizione

gole conformative della proprietà imputabili a valori delle politiche di settore a tutti i livelli, delle azioni di

connaturati al bene (caratteri del paesaggio) ovvero a

valori da attribuire al bene (aspetti funzionali-urbani- progetto e di intervento in modo che la cultura del

stici) porterebbe, come già sta portando, a conse- paesaggio si diffonda nelle pratiche di governo e di

guenze la cui portata è oggi non ancora valutata ap- trasformazione del territorio.

1

pieno La circostanza poi che, in questa seconda ipote-

. si, la disciplina di compatibilità paesistico-ambientale

Nel secondo caso i piani separati, uno (piano pae- sia frutto di copianificazione tra Regioni e Stato, ren-

sistico-ambientale matrice strutturale del territorio re- de quest’ultima più autorevole di quanto non sareb-

gionale) caratterizzato da discipline di compatibilità be se fosse definita in sede di Piano Provinciale. Ciò in

paesistico-ambientale, gli altri (piano territoriale pro- particolare rispetto alla possibilità di praticare verifiche

vinciale, piano urbanistico comunale) da discipline ur-

banistiche per la realizzazione degli interventi dell’as- adeguate di compatibilità paesistico-ambientale nel

setto programmato, potrebbero essere il risultato di caso di interventi di trasformazione promossi dai po-

teri forti (Anas, Enel, F.S., Società di telecomunicazio-

procedure trasparenti tramite le quali le decisioni sa- ni, Radiotelevisioni, ecc., e le stesse Amministrazioni

rebbero prese in una maggiore evidenza della porta- settoriali statali e regionali).

ta tecnica delle alternative e delle scelte. Questa ipotesi comporta una ricollocazione del

La seconda ipotesi, allo stato attuale, mi sembra ruolo dello Stato in materia di copianificazione paesi-

la più convincente. In effetti ritengo che occorra assi- stico-ambientale nonché un suo ridimensionamento in

curare la tutela del paesaggio e del suo divenire fina- materia di amministrazione diretta; non sarebbe pos-

lizzando l’istituto del vincolo alla costruzione di una sibile prevedere per le Regioni la facoltà di condivide-

“disciplina paesaggistica”, basata sulla considerazio- 179

NOTE

re con lo Stato (cioè con tutti i Ministeri che hanno

competenza sul territorio: dal Ministero dei Lavori 1 Se è vero che il TAR Lazio ha riconosciuto la possibilità di in-

Pubblici, al Ministero dell’Ambiente, dei Trasporti, dei serire elementi di disciplina ambientale nell’ambito di quella urbani-

Beni e le Attività Culturali) la pianificazione paesisti- stica è anche vero che ciò ha giustamente autorizzato molti osserva-

ca ed ambientale a fronte di semplificazioni delle pro- tori a ritenere necessario, accanto a quello dei vincoli urbanistici, il ri-

cedure autorizzative (Nulla-Osta, Valutazione Impatto sarcimento dei vincoli ricognitivi, magari estendendo la perequazione

oltre misura e dunque rischiando di renderla impraticabile perché

Ambientale, ecc), di sostegni finanziari alle politiche ambientalmente insostenibile. A questo proposito è necessario che il

regionali di riqualificazione paesistico-ambientale? Mi Testo Unico delle disposizioni legislative sui beni culturali e sui beni pae-

auguro che questa ipotesi possa essere approfondita sistico-ambientali contenga le disposizioni della legge 1497/39 sulla

in sede di Conferenza per il Paesaggio. non indennizzabilità dei vincoli paesistico-ambientali.

180

Liliana Pittarello

Soprintendente per i Beni Ambientali e Architettonici della Liguria, Ministero per i Beni e le Attività Culturali

A. Intervento alla riunione del 24 marzo 1999 gne ecc., con la consapevolezza che si tratta di

natura antropizzata, cioè storicamente in mas-

È ormai da tempo urgente ed indispensabile fare il sima parte modellata dal lavoro dell’uomo (o

punto sull’efficacia della legge Galasso e mettere insie- anche dal suo abbandono), per la quale occor-

me le esperienze positive e negative delle gestioni mi- rerebbe attenzione alle problematiche della con-

nisteriale e regionali, per arrivare a delineare un asset- servazione, riqualificazione, salubrità, vita.

to normativo più snello e più efficace per la tutela. c. La riproposta in termini più aggiornati del pae-

Già negli anni 1992-93 si era lavorato per l’orga- saggio inteso come spazio di percezione, co-

nizzazione di un convegno, che poi il Ministero non ri- me “luogo” nel quale le comunità locali rico-

tenne di realizzare. Vi fu però in sede di comitato noscono la propria identità e nel quale i turi-

scientifico e poi nella giornata di seminario organizzata sti, i visitatori individuano le caratteristiche pe-

nel giugno 1993 un utile scambio di esperienze fra tec- culiari del sito. Occorre difendere l’azione di tu-

nici dell’Ufficio Centrale, delle Regioni, delle Soprin- tela del paesaggio dalle critiche di chi bolla co-

tendenze, dei Ministeri dell’Agricoltura e dei Lavori me superato l’orientamento di tutela dei suoi

Pubblici, ecc. valori d’immagine. È un errore ridurre la que-

La richiesta nostra era quella di anticipare il mo- stione del paesaggio alla sola questione eco-

mento del nostro impegno almeno all’esame dei piani logico-ambientale od economico-sociale. La

attuativi, al fine di riuscire a tutelare il paesaggio in mo- mancanza in Italia di una disciplina attenta al-

do più complessivo e di dare maggiori certezze al cit- la “forma del territorio” (il paesaggio) – fatta

tadino. eccezione per pochi studiosi e filosofi comun-

Ora finalmente il Ministero ha la volontà politica di que perlopiù separati dalla concreta operatività

affrontare la questione del nostro paesaggio malato e di – ed il modo di “fare urbanistica” con poca o

aprire un confronto per migliorarne la tutela. nessuna attenzione agli esiti formali delle pre-

Espongo di seguito i risultati che secondo me si do- visioni dei piani ritengo siano due delle cause

vrebbero raggiungere. della poca consapevolezza culturale con cui in

Italia dal dopoguerra ad oggi si è intervenuti

1) Una concezione più consapevole ed ampia del sul territorio.

concetto del paesaggio da tutelare, da intender-

si come 2) Il riconoscimento della natura sovraordinata del fi-

a. Paesaggio culturale, cioè il palinsesto dei da- ne dell’attenzione al paesaggio, che dovrebbe es-

ti fisici della formazione storica del paesaggio sere insieme il quadro di riferimento ed anche la ga-

e dei rapporti fra i vari processi, che dovreb- ranzia comunque assicurata della pianificazione ur-

be essere tenuto in conto nella progettazione banistica a tutti i livelli.

di qualsivoglia intervento edilizio, dell’espan- La scelta che venne fatta negli anni ‘70 di concen-

sione di un abitato, della realizzazione di pic- trare sui tavoli delle Regioni la pianificazione terri-

cole e grandi opere pubbliche, dell’uso del toriale e la tutela del paesaggio aveva come fine

suolo ecc. l’integrazione delle due materie, ma non vi furono

esiti in tal senso, poiché l’attenzione alla qualità del

b. Paesaggio naturale, cioè gli aspetti ecologici, ve- paesaggio nei fatti risulta perdente se posta sullo

getazionali, geomorfologici, i fiumi, le monta- 181

stesso piano di altre esigenze e discipline, le quali grale al risanamento e recupero ecc. – da

si possono esprimere con dati e normative sempli- esercitare nelle varie zone classificabili in un

ci e certe (come gli standard, gli indici di cubatura, paesaggio, sulla base di approfonditi studi

le zone, ecc.), mentre i temi del paesaggio (l’ar- conoscitivi, sviluppando cioè i criteri fonda-

monia, la bellezza, i modi di percezione, l’atten- tivi sui quali venne elaborato il Piano Terri-

zione alla costruzione storica del territorio, la qua- toriale di Coordinamento Paesistico ligure);

lità compositiva degli interventi, l’attenzione alla na- – le procedure approvative del piano paesi-

tura…) non si possono certo quantificare e normare stico;

in modo semplice. – le condizioni perché si possano approvare

L’affermazione che la tutela del paesaggio è mate- “varianti” del P.P;

ria sovraordinata significa accrescere la consapevo- – le modalità delle subdeleghe (ora ampia-

lezza delle Regioni delegate e pretendere da ogni mente utilizzate delle Regioni in forza del-

piano urbanistico la previsione dell’esito visivo (una l’art.118 della Costituzione);

sorta di valutazione dell’”impatto paesistico”) del- – fra queste modalità, l’obbligo al reale con-

le trasformazioni previste e rese possibili, al di là di trollo da parte delle Regioni delegate sul-

indici e zonizzazioni. l’operato degli Enti locali subdelegati: è in-

Per garantire la tutela del paesaggio inteso in que- fatti assurdo quanto accade ora in Liguria,

sta accezione è indispensabile che il Ministero con- dove non essendo normata nessuna forma

tinui ad avere un ruolo: senza la riflessione impo- operabile di tale controllo, anche la verifica

sta dalla legge Galasso, infatti, pur con i limiti del- della corretta applicazione della subdelega

la macchinosità delle procedure ivi definite, proba- (cioè ad esempio se una casa progettata

bilmente in Italia oggi si parlerebbe ben poco di superi o meno i 400 mc ed allora sia com-

paesaggio, il cui concetto di tutela sarebbe stato petenza nel primo caso della Regione, nel

definitivamente perlopiù soccombente e dimenti- secondo del Comune, ma solo se superio-

cato nell’ambito della pianificazione urbanistica. re ai 5.000 abitanti, sennò della Provincia,

Questo ruolo dovrà però accrescersi in termini di qua- ecc.) ricade sulla Soprintendenza;

lità, ed essere prima di tutto un ruolo di indirizzo. – fra queste modalità, l’obbligo della defini-

zione degli indirizzi irrinunciabili della tute-

3) La revisione della legge Galasso, tale da, pur non al- la, che anche gli Enti subdelegati dovranno

terandone gli aspetti sostanziali, dare agli uffici del- seguire;

lo Stato un ruolo tecnico e progettuale, sollevandoli c) il chiarimento di “come va a finire” il proces-

– a regime – dal controllo frammentario a tappeto so di pianificazione e controllo stabilito dalla L.

stabilito dalla legge, un controllo essenzialmente di 431, cioè cosa accadrà a regime, quando la

procedura di tutti i provvedimenti autorizzativi del- Regione si sia fornita di un P.P valido ed ap-

le Regioni delegate e degli Enti locali subdelegati, provato e siano stati definiti i criteri di cui al

in un momento in cui i processi economici delle va- punto b). Io credo che in questo caso sia as-

rie operazioni sono già molto avanzati. surdo ed insostenibile che lo Stato prosegua

nel controllo caso per caso, la delega potreb-

La riforma dovrebbe garantire: be essere data in toto alle Regioni, magari de-

a) intese fra Stato e Regioni finalizzate alla defi- finendo fra Soprintendenze e Regioni dei tavoli

nizione dei criteri cardine della pianificazione di confronto, delle “conferenze di verifica”

paesistica, così da assicurare maggiori certez- periodiche. Gli uffici statali, superate le mac-

ze al cittadino ed una più complessiva elabo- chinose procedure definite dalla L. 431, ve-

razione in fase di programma; drebbero così ridefinito il loro ruolo in termini

b) la definizione, anche sulla base di esperienze di qualità e sarebbero impegnati in quanto so-

positive sperimentate nei 14 anni passati da pra indicato al punto a) ed in questa attività di

Regioni ed Uffici ministeriali centrali o perife- verifica congiunta.

rici, di criteri di indirizzo generali (a riempire il Questo sarebbe il fine da raggiungere in tutta Ita-

silenzio del 1986 quando nessun indirizzo ven- lia, ma con tempi differenziati a seconda delle re-

ne dato dal Ministero alle Regioni per la pia- gioni, perché dovrà attuarsi sulla base dello stato at-

nificazione paesistica), atti a definire e chiari- tuativo della pianificazione paesistica, che è diver-

re: so di regione in regione.

– le caratteristiche irrinunciabili del P.P. o P.C.P.

(che dovranno giungere a definire i diversi 4) I mezzi per raggiungere i fini enunciati dovrebbe-

gradi di tutela – dalla conservazione inte- ro essere:

182 – L’elaborazione di intese sul piano culturale tec- paesaggio italiano, cresce generale un senso di sconfor-

nico-scientifico intorno alla definizione della to. Allora, il turista ed il cittadino usano parole sempli-

complessità del paesaggio da tutelare fra Mi- ci per definire quanto vedono: un paesaggio appare

nistero, Regioni, Università, Associazioni, altri bello o brutto, salvaguardato o scempiato, armonico o

Ministeri interessati; disordinato. L’opera insigne di architettura può risulta-

– formazione di un tavolo privilegiato Stato de- re illeggibile all’interno di un’espansione urbana squa-

legante/Regioni delegate (ricordando peraltro lificata, oppure tante opere vicine possono lasciare di-

il loro recente atteggiamento sulla porzione del sorientati, tanto dissonanti sono i linguaggi espressi. Ed

T.U. relativa al paesaggio) per la definizione allora, senza tanti ragionamenti ma come semplice scel-

delle linee di riforma della legge Galasso, evi- ta dettata dal fastidio visivo, molti turisti possono sce-

tando il clima del conflitto sulle competenze gliere di non tornare e l’economia di una località può ri-

istituzionali (che a mio modo di vedere sareb- cevere duri colpi. La consapevolezza di questo disagio è

be pericoloso ed improduttivo nell’ottica di ormai estesa: è nata persino una nuova associazione in

affrontare concretamente la difficile questione nome della “Bellezza” ed altre associazioni storiche fan-

del paesaggio italiano), al fine di orientare in- no convegni sulla “bellezza del paesaggio”. La bozza

sieme la materia sulla base anche delle espe- della cosiddetta legge sull’”architettura” introduce un

rienze positive e di una serena ed obiettiva concetto fondamentale, mutuandolo peraltro dalla vi-

valutazione di quelle negative; gente legge sulla tutela del paesaggio e dalla Costitu-

– Potenziamento delle strutture e dei mezzi del- zione, ma esplicitandolo: il modo col quale gli inter-

le Soprintendenze. venti edilizi si inseriscono nel contesto ha interesse pub-

blico, cioè chi si fa una casa o chi gliela progetta non de-

ve soddisfare solo le proprie esigenze o i propri gusti, ma

B. Testo approntato per “Urbanistica Informazioni” deve pensare che l’ingombro, la facciata, il tetto o il ga-

n.165/99, accolto nei documenti preparatori rage della sua casa saranno visti da milioni di cittadini,

al Convegno passanti e turisti e dai loro figli che verranno, che han-

no il diritto di non essere infastiditi dal suo intervento,

In queste settimane, il Ministero per i Beni e le At- che hanno il diritto di vedere una cosa “bella”, un in-

tività Culturali è impegnato fra l’altro in due importanti serimento “non stonato”. Nell’800 ed all’inizio del ‘900

progetti: il primo, già annunciato fin dai primi giorni del si ricercava il “decoro urbano” e non credo che nessu-

suo incarico dal Ministro Melandri, è relativo al disegno no oggi possa negare l’alta dignità, qualità e bellezza,

della cosiddetta legge sull’”architettura”, che ha il fine ad esempio, della Circonvallazione a monte di Genova

di promuovere la qualità in architettura e nel paesaggio; o dei grandi corsi e piazze di Torino in quel periodo.

il secondo è l’organizzazione della Prima Conferenza In realtà, il senso del giudizio diciamo “estetico”

Nazionale per il paesaggio, che si svolgerà a ottobre. espresso ai sensi della legge 1497/39 si è venuto chia-

Queste iniziative dimostrano una nuova attenzione rendo nei decenni di questo dopoguerra, arricchendo-

al territorio da parte del Ministero, che finalmente si ap- si di significati e motivazioni: parlare di “bellezza”, di

presta a svolgere quel ruolo di alto profilo di indirizzo ”armonia” di un sito è un modo semplice per indicare

culturale che dovrebbe competere allo Stato, soprattutto che quel sito ha nel tempo assunto caratteristiche che,

in relazione ad una materia come il territorio, la cui pro- per richiamare Rosario Assunto, lo individuano e lo qua-

grammazione, gestione, tutela è in Italia tanto fram- lificano come “luogo”: per perpetuarne l’individualità,

mentata da implicare ad esempio Conferenze dei servi- che è poi quanto garantisce all’uomo il senso di appar-

zi in molti casi composte da parecchie decine di soggetti. tenenza ed il sentirsi a proprio agio, occorre che i nuo-

Certo è che esprimere indirizzi sulla qualità degli in- vi interventi pongano attenzione al processo di costitu-

terventi non è di per sé facile. Ci vuole coraggio oggi in zione storica di quella località, alle relazioni che vi si so-

Italia a parlare di “bellezza”, di “inserimento armonico”, no instaurate, ai segni delle generazioni che si sono

di “adesione al contesto storico”, ecc. Lo sanno bene le susseguite. Quando gli interventi non prestano atten-

Soprintendenze, che dal 1939 per legge si occupano di zione a questi valori, i “luoghi” si dissolvono, il filo con-

paesaggio: spesso veniamo accusati di fare tutela in duttore della loro storia viene spezzato, le relazioni fra

modo ottuso ed oscurantista, di adottare parametri su- i diversi elementi diventano irriconoscibili ed allora l’uo-

perati (come sarebbero i criteri “estetici” e “vedutistici”), mo, disorientato, definisce “brutto” quel posto. Questo

di volere le “casette tutte uguali”, di indicare operazio- è un Paese in cui per secoli il paesaggio è stato costrui-

ni false ed antistoriche quando prescriviamo l’impiego to attraverso parametri visivi, secondo allineamenti vi-

dei materiali tradizionali della zona, di voler impedire che suali, secondo regole (gli ordini dell’architettura anche

il nostro momento storico si esprima con un proprio lin- la tradizione costruttiva dei borghi): perché mai non si

guaggio in architettura. Eppure, quando si guarda il dovrebbe più, oggi, parlare di estetica del paesaggio o

183

dell’architettura? Alcuni affermano che il degrado qua- non si garantisce solo attraverso un buono strumento di

litativo e formale delle espansioni edilizie dal dopo- pianificazione territoriale al 25.000 od anche al 10.000.

guerra ad oggi sia proprio dovuto alla mancanza di re- Dovrebbe essere il piano regolatore comunale con valenza

gole compositive che garantiscano, come nei secoli pas- paesistica a chiarire metodi e criteri per intervenire con at-

sati, un alfabeto comune agli interventi, al di sopra dei tenzione prioritaria alla qualità del paesaggio e si do-

quali certo un tempo poteva eccellere un’architettura vrebbe trovare il modo di comprendere nel suo iter le ve-

per genialità particolare del progettista o per una fun- rifiche dell’esito di impatto paesistico di quanto reso fat-

zione specifica, inserita comunque in un contesto di tibile. E dovrebbe essere anche garantita una gestione che

elementi in qualche modo “in tono”, come le note in sappia indirizzare e garantire la qualità degli interventi. L’e-

un’armonia. È probabile che da decenni stiamo vivendo sperienza ligure chiarisce, anche, quanto le difficoltà di co-

ancora il rifiuto dell’accademia, il rifiuto dell’eclettismo niugare le esigenze di sviluppo e quelle della salvaguar-

di inizio secolo, finendo però per creare un clima di dia del paesaggio fatichino ad essere superate: non sa-

personalismo che assicura ad ognuno (che sia il pro- rebbe difficile riconoscere come la salvaguardia delle ri-

prietario, l’imprenditore o le troppe figure professiona- sorse territoriali sia in molti casi d’aiuto e non in contra-

li che possono firmare un progetto) di costruire case co- sto con l’economia locale, ma questa consapevolezza

me più gli piacciono, alla sola condizione, ma neanche tarda a farsi strada, certo perché manca una creatività in-

sempre, viste le piaghe dell’abusivismo e dei condoni, novativa da parte degli imprenditori (che tendono a con-

che segua regole che non sono più compositive e for- tinuare a proporre il modello di sviluppo delle seconde ca-

mali, ma che derivano esclusivamente da norme sem- se, rivelatosi spesso illusorio ed in ultima analisi dannoso

plici, perché quantificabili e motivabili sulla base di di- all’economia delle comunità), ma anche perché occorro-

scipline che offrono dati certi: l’igiene, gli indici di cu- no più azioni di sostegno alle attività agricole o legate al-

batura, le distanze dai confini, ecc. I regolamenti edilizi la trasformazione dei prodotti locali.

comunali e le normative dei piani regolatori difficilmente Che fa la Soprintendenza, nello svolgimento del

si avventurano a dare prescrizioni finalizzate alla “qua- ruolo residuo disposto dalla L. 431/85? La legge preve-

lità” delle opere, oppure, se anche indicano i materiali de procedure di controllo di rara inadeguatezza e mac-

e le tecniche da utilizzare, gli uffici comunali valutano in chinosità sull’operato delle Regioni: il controllo è quasi di

genere piccoli abusi le opere in contrasto, e quindi non mera legittimità ed il conseguente parere non si può

li impediscono e non li perseguono. esprimere attraverso indicazioni utili a migliorare la qua-

La gestione del territorio in Liguria non fa eccezione. lità dell’inserimento nel contesto, ma può solamente

Anche se il Piano Territoriale di Coordinamento Paesisti- esplicitarsi attraverso l’annullamento del provvedimento

co, in vigore dalla fine del 1986 ed esteso all’intera Re- autorizzativo regionale o dell’Ente subdelegato o attra-

gione (oggi per l’80% vincolata ai sensi delle leggi verso il mancato annullamento. Inoltre, la legge preve-

1497/39 e 431/85), ha caratteristiche di grande origina- de che questo controllo venga attuato sui progetti edi-

lità ed aderenza alle tematiche della salvaguardia degli lizi (e non sui piani attuativi), di fatto cioè quando i pro-

aspetti naturalistici, geomorfologici, culturali e tradizionali cessi economici sono già molto avanzati, addirittura do-

del territorio ed anche se le commissioni edilizie comunali po la concessione edilizia, nel caso di materia subdele-

vengono integrate con i cosiddetti “membri esperti” per gata ai Comuni. Un annullamento espresso a questo

la quota parte di competenza paesistica subdelegata, di punto, soprattutto nel caso di edifici inseriti in un piano

fatto accade che l’esito non sia soddisfacente: sono po- attuativo su cui la Regione abbia già da anni espresso

chi i Comuni che si sono finora dotati del “livello pun- “parere di massima paesistico” favorevole, come acca-

tuale” del P.T.C.P. (da definirsi attraverso il rinnovo del pia- de in Liguria, crea ovviamente grave danno all’operato-

no regolatore); troppi sono i modi normati per andare in re e mostra un lavorare schizofrenico della Pubblica Am-

variante del piano paesistico; gli uffici tecnici dei piccoli ministrazione nel suo complesso, così da rendere odio-

Comuni (il 41% dei 235 Comuni liguri ha meno di 1000 so il provvedimento assunto dalla Soprintendenza, pur a

abitanti e ben il 18% meno di 500) sono ridotti ad un so- tutela del bene comune che è il paesaggio.

lo tecnico, quasi mai laureato; la Regione poco ha fatto Per rendere più qualificato ed utile il suo ruolo, la So-

per qualificare i “membri esperti” ed i tecnici comunali, printendenza ligure ha a lungo richiesto di esaminare i ci-

peraltro a ciò impegnata da una propria legge del ‘91; le tati “pareri di massima paesistici” previsti dalle normati-

subdeleghe sono state attribuite a Province e Comuni sen- va regionale sui piani attuativi: la Regione non ha aderi-

za nessun incremento di personale e senza nessun altro to a tale richiesta, ma nel settembre 1994 ha legiferato

supporto; la Regione non attua il controllo della gestio- di inserire il Soprintendente o suo delegato fra i membri

ne delle subdeleghe da parte degli Enti locali e questo dei Comitati Tecnici Urbanistici regionale e provinciali,

compito finisce per ricadere sul lavoro svolto dalla So- nelle sedi, cioè, dove vengono esaminati i piani regola-

printendenza ai sensi della L. 431/85. L’esperienza ligure, tori ed i piani attuativi. Pur fra le grandi difficoltà che ta-

cioè, chiarisce che la qualità del paesaggio e delle opere le lavoro implica per un ufficio gravemente sottoorgani-

184

co come quello ligure, certamente in tal modo viene fi- gliato riferirsi ad elenchi di “paesaggi”, perché questo

nalmente garantita alla Soprintendenza una visione ter- sembra dimenticare il rapporto con l’uomo, sembra che

ritoriale delle problematiche e quindi l’elaborazione di pa- si tratti di elenchi di categorie, di “cose”, mentre è il rap-

reri maggiormente qualificati. Nelle sedi dei C.T.U. si at- porto percettivo con l’uomo che distingue l’azione del-

tua inoltre un confronto più diretto fra le istanze che per la tutela del paesaggio da quella della gestione del ter-

brevità sintetizzo in “urbanistiche” e “paesistiche”, istan- ritorio o dell’ambiente.

ze che devono trovare una integrazione e composizione Del resto, il Progetto di convenzione europea cita

nella pianificazione territoriale e nella sua gestione. il termine sempre al singolare, quando ne parla in sen-

È cresciuta così la prassi di colloquio e di collabo- so generale. Lo cita al plurale quando si riferisce a “pae-

razione fra gli uffici, che ha proprio in questi giorni por- saggi” dei diversi Stati o comunità, ma non a diverse ca-

tato alla presentazione di un documento di indirizzi tegorie (paesaggio agrario, industriale, urbano, ecc.,

congiunto per la interpretazione delle norme del P.T.C.P. come alcuni teorici tendono a fare).

sulla base dell’esperienza di gestione maturata dal 1987

e contenente anche alcune prime semplici indicazioni 2) Il vincolo

(che si vorrebbero negli anni prossimi estendere alla re- 2.1 La proposta di mutarne natura attribuendogli gra-

dazione di sorte di “manuali” sulla falsariga di quanto di diversi di valore.

viene fatto in Francia) sui criteri di valutazione dell’in- Nelle discussioni dei vari gruppi di lavoro spesso

serimento paesistico degli interventi. emerge il convincimento che il vincolo su di un’area

Il documento si inquadra nell’intesa Regione Ligu- perimetrata debba precisare cosa vi si possa fare e da ciò

ria–Ministero in corso di definizione, finalizzata a svi- deriva l’indicazione di stabilire diversi gradi di vincolo.

luppare sia attività congiunte di indirizzo e di formazio- Non concordo con tale orientamento che confon-

ne per tecnici delle Amministrazioni locali, membri de il riconoscimento di valore paesistico insito nel vincolo

esperti delle commissioni edilizie integrate e progettisti con i diversi gradi di tutela che solo la programmazio-

in relazione alle specifiche normative locali ed alla qua- ne paesistica può definire.

lità degli interventi in riferimento al contesto culturale e

paesistico, sia attività di studio sulle caratteristiche sto- 2.2 La tutela passiva.

riche e compositive del paesaggio ligure e forme nor- Viene spesso avanzata la contrapposizione fra “tu-

mative idonee, al fine di aggiornare il vigente P.T.C.P., co- tela passiva” svolta sulla base dei vincoli e la “tutela at-

me previsto dalla legge urbanistica regionale del 1997. tiva”, svolta con finanziamenti ed interventi di riqualifi-

L’intesa prevede anche la possibilità di attivare a tali fi- cazione. Tali due attività non dovrebbero essere viste in

ni convenzioni e collaborazioni con l’Università e la contrasto, ma in sinergia.

Scuola di specializzazione del Paesaggio. Oggi molti definiscono “passiva” la tutela pluride-

In questo modo, ci si impegna a unire le forze per cennale esercitata dall’Amministrazione statale ai sensi

lavorare alla migliore qualità possibile del paesaggio li- della L.1497, nel senso che non è stata tale da essere

gure, ben sapendo che in questo campo non esistono propositiva. Ma mi sembra eccessivo quanto espresso

formule preconfezionate di esito sicuro e che nessuno nel documento dell’Ufficio Centrale distribuito nell’in-

può affermare di esserne il detentore. contro del 30 giugno, che addirittura afferma che “fi-

nora la gestione della tutela … è stata essenzialmente,

se non esclusivamente, conservazione dello status quo.

C. Appunto per l’incontro del 13 luglio 1999 del Applicata alla risorsa allocata sul territorio…la tutela si

Gruppo “Legislazione di tutela e normative è tradotta in un non uso”. Non riesco a riconoscere in

per il territorio” questa definizione l’esercizio della tutela: finora la tutela

è stata esercitata avendo attenzione – e molta – alle esi-

L’appunto che segue raccoglie anche contributi re- genze economiche alla base dei singoli progetti di in-

lativi al lavoro di altri gruppi (Gruppo “Paesaggio e svi- tervento, espresse o rappresentate perlopiù dagli Enti lo-

luppo sostenibile” e Gruppo “Paesaggi italiani e qualità cali. Basta guardarsi intorno. Altro che “non uso”!

della progettazione”). In sostanza, difendo il vincolo, inteso come “ricono-

scimento di valore paesistico” e ritengo che debba so-

1) “Paesaggio” – “paesaggi” pravvivere alla pianificazione, in contrasto con quanto espo-

Non concordo con questo plurale di cui si com- sto dal prof. Salzano nel punto 11 dello scritto distribuito

piacciono molti esperti di materie scientifiche. Non si sempre il 30 giugno, dove viene affermata l’utilità del vin-

tratta di mera questione formale indicare il termine al sin- colo come “difesa temporanea, in attesa che la pianifica-

golare o al plurale. Il termine “paesaggio” implica il rap- zione consenta di articolare le politiche sia attive che pas-

porto di percezione fra uomo e territorio. Sono convin- sive di tutela”. Il vincolo, cioè il giudizio di valore, non può

ta che noi dobbiamo parlarne al singolare. Trovo sba- essere passibile delle varianti che la pianificazione territoriale

185

b) le caratteristiche irrinunciabili del Piano di Coordi-

può subire: per questo deve sopravvivere. Certo, nelle aree namento Paesistico. Secondo me, esso dovrebbe:

di vincolo oggetto di una pianificazione qualificata devono – basarsi sulla conoscenza delle componenti sto-

essere superati, come dirò dopo, i “doppi controlli”. riche e naturali del paesaggio e di un ap-

3) Il Piano Paesistico profondito esame visivo dello stesso;

3.1 Estensione del piano. – essere occasione e strumento di riordino dei vin-

– il D.P.R. n.8/72 trasferisce alle Regioni la pianifica- coli esistenti (sulla base del giudizio di valore

zione paesistica ex art.5 della L.1497/39 delle singole aree): con ciò si sancirebbe la natura

– la L.431/85 impone alle Regioni di attuare i “Piani vincolistica del giudizio di valore attribuito dal

Paesistici” o i “Piani urbanistico-territoriali con spe- P.C.P. ad aree non precedentemente vincolate;

cifica valutazione dei valori paesaggistici e am- – indicare i diversi gradi di tutela (conservazione

bientali“ integrale, diversi gradi di sviluppo compatibi-

– il D.L.112/98, art.57, stabilisce che le Regioni con leg- le, risanamento e recupero di aree abbando-

gi regionali prevedano che il piano territoriale di coor- nate o compromesse, aree dove non occorre

dinamento provinciale assuma il valore e gli effetti dei tutela specifica, ecc.) con valore prescrittivo, da

piani di tutela nei settori che cita, fra cui la “tutela del- programmare di esercitare sull’intero territorio

le bellezze naturali” non mi è quindi chiaro perché regionale per quanto sopra detto, suddiviso e

qualcuno affermi che non si può tutelare il paesaggio classificato con perimetrazioni su cartografie

2

se questo è “onnipresente”, se lo si concepisce in ma- almeno al 10.000) ;

niera “totalizzante”, come se in tal modo la sua tute- – per alcune zone selezionate assumere l’aspet-

la si annullasse nella gestione urbanistica. Le norme vi- to di piano disegnato di landscape;

genti citate non identificano infatti la tutela del pae- – comprendere norme d’attuazione di dettaglio,

saggio con la gestione urbanistica, ma indicano nello fino alla redazione di manuali per gli inter-

stesso strumento (il piano territoriale di coordinamen- venti sul costruito, per gli interventi sul terre-

to) la possibilità di affrontare in modo integrato am- no e per il rispetto delle tipologie edilizie tra-

bedue le tematiche, che sono mantenute distinte. dizionali in ambiti paesistici così caratterizzati;

– a mente delle normative, dovrebbe essere il

Mia opinione, anche sulla base dell’esperienza di Piano di Coordinamento Provinciale ad assu-

gestione del Piano Territoriale di Coordinamento Paesi- mere valenza paesistica, ma il riordino dei vin-

stico (P.T.C.P.) ligure, è che: coli e le zonizzazioni possono travalicare il con-

– la tutela della qualità del paesaggio – come la di- fine provinciale: per queste definizioni, la sede

fesa del territorio – debba essere intesa come fina- dovrebbe essere quindi, meglio, uno stru-

lità “sovraordinata” alla quale deve tendere la pia- mento-quadro regionale. Ogni Regione do-

nificazione territoriale a tutti i livelli; vrebbe comunque individuare sulla base della

– il paesaggio sia tutto quanto l’uomo percepisce, sua storia il rapporto fra Piano Territoriale Re-

1

. Sarà il piano paesistico, ri-

cioè l’intero territorio gionale, Piani di Coordinamento Provinciali,

ferito all’intero territorio, ad indicare diversi gradi di Piani Regolatori Comunali: quel che conta è

tutela, ad esempio: che tutti questi livelli di pianificazione dovreb-

a. aree di valore assoluto bero rispettare il fine della salvaguardia del

b. aree di sviluppo “compatibile”, ulteriormente territorio e del paesaggio.

da diversificare c) le procedure approvative del Piano, che dovranno

c. aree abbandonate o compromesse da assog- comprendere il parere dell’Amministrazione dei Be-

gettare a restauro ambientale ni Culturali (l’”intesa” prevista dall’art.57 del

d. aree a caratteristiche speciali D.L.112/98).

e. aree prive di valore paesistico 3.3 L’attuazione e gestione del Piano.

3.2 Natura del piano. Nella sede della revisione della legge Galasso, op-

Nella sede della revisione della legge Galasso, op- pure di una “Intesa quadro con le Regioni sulla gestio-

pure di una “Intesa quadro con le Regioni sulla gestio- ne della Galasso”, occorrerebbe sancire:

ne della Galasso”, occorrerebbe sancire: a) le condizioni perché si possano approvare “varian-

a) la definizione degli indirizzi irrinunciabili della tutela, ti” alle previsioni di Piano. Ove, come detto sopra,

che Stato, Regioni, Enti subdelegati dovranno se- il piano stesso abbia natura “vincolistica”, tali va-

guire (che sarebbe bene fossero gli stessi in tutta rianti non dovrebbero incidere sui “giudizi di valo-

Italia; potrebbe essere la “Carta del paesaggio” re” attribuiti alle singole zonizzazioni e quindi sui

sulla quale si sta lavorando). vincoli;

186 rebbe a formare un fondo da gestire a livello centrale sen-

b) l’attuazione del Piano Paesistico attraverso i Piani

3 za rapporto con le aree di derivazione di tali somme. Mia

Regolatori Comunali , i quali dovrebbero affronta- opinione è che, essendo il vincolo perlopiù vissuto come

re durante il percorso della loro elaborazione dei un gravame, questa tassa sarebbe non operabile perché

momenti di verifica sull’impatto visivo di quanto si estremamente impopolare, a meno che non venisse con-

sta valutando di rendere eseguibile (o anche di ri- cepita chiaramente proporzionata alla redditività dell’opera

sanare), sulla base di progetti planovolumetrici; e finalizzata con immediatezza ed evidenza al recupero

c) le modalità delle subdeleghe agli Enti locali da par- ambientale, evidenza che si può garantire solo ove le ope-

te delle Regioni della gestione della tutela paesisti- re di recupero vengano attuate nella stessa area territoriale

ca: esse dovrebbero sussistere solo in presenza di (comune, o almeno provincia) da cui la tassa è tratta. Se

pianificazione paesistica approvata, di indirizzi di proprio si vuole seguire questa strada, sulla quale non

tutela paesistica sanciti e precisati e di uffici tecnici posso non esprimere perplessità, si potrebbe studiare,

degli Enti locali sufficientemente dotati di persona- cioè, un sistema affine agli oneri di concessione (anche se

le qualificato ed a ciò preparato. Le disposizioni rin- questo fondo non è pensato gestito dai Comuni), oppu-

novate in materia dovrebbe avere valore retroattivo; re si potrebbero condizionare certe autorizzazioni alla rea-

d) l’obbligo al reale e concreto controllo ed indirizzo lizzazione di opere di risanamento e valorizzazione paesi-

da parte delle Regioni delegate sull’operato degli stica di aree o strutture pubbliche o comuni.

Enti locali subdelegati; Occorrerà immaginare un sistema di incentivi per il

e) l’espressione di parere delle Soprintendenze sui recupero paesistico e, soprattutto, per la cura dell’am-

Piani Regolatori Comunali e sui piani attuativi, pre- biente (ad esempio, ripagare gli agricoltori per opere o

feribilmente in sede di concerto con le Regioni e le culture finalizzate alla conservazione, valorizzazione, ri-

Province (e non solo all’interno dei Comitati Tecni- presa di coltivazioni, ecc.): a tal fine, occorrerebbe si-

ci Urbanistici Regionali o Provinciali dove il voto

4

, od addirittu- stematizzare i contributi di derivazione europea che già

della Soprintendenza conta solo x 1

ra in alcune regioni non conta neppure). oggi vengono erogati dalle Regioni. Nelle varie com-

missioni si è molto sentito parlare della necessità di re-

4) Riordino delle competenze fra i diversi livelli isti- cupero del paesaggio di territori compromessi. Secon-

tuzionali do me bisognerebbe, oltre che pensare al paesaggio dei

Nella stessa sede della revisione della legge Galas- territori guastati dalle opere abusive, avere attenzione al-

so, oppure di una “Intesa quadro con le Regioni sulla ge- le aree montane ed agricole degradate per abbandono,

stione della Galasso”, si dovrebbe precisare “come va a dove un intervento di recupero ambientale potrebbe ri-

finire” il processo pianificatorio, attraverso un riordino costituire l’economia del luogo, richiamando lavoro ed

delle competenze come attualmente distribuite: abitanti. Non porrei come prioritarie le aree degradate

– ove il Piano Paesistico sia buono ed approvato dal- dall’abusivismo, anche perché bisognerebbe che l’in-

l’Amministrazione dei Beni ed ove ci siano le ne- tervento di recupero creasse o favorisse attività lavora-

cessarie garanzie per la sua gestione corretta (pun- tive stabili, non solo quelle connesse col cantiere.

to 3.3), potrà essere delegato alle Regioni anche il Infine, occorre orientare verso la qualità delle ope-

controllo “puntuale” oggi attuato dal Ministero re ed il recupero ambientale le ingenti somme che ven-

per i Beni e le Attività Culturali attraverso le So- gono spese da vari soggetti pubblici sul territorio, at-

printendenze; traverso un rapporto autorevole del Ministero per i Be-

– la delega totale alle Regioni dovrà cioè avvenire in ni e le Attività Culturali con le altre Amministrazioni e

maniera differenziata, via via che esse avranno ela- Soggetti centrali.

borato i Piani Paesistici secondo i criteri stabiliti e si 6) La formazione dei tecnici

siano dotate delle normative atte alla gestione cor- Concordo appieno con quanto detto dal Cons. Se-

retta del piano; verini, circa i margini di valutazione discrezionale che co-

– potrebbero conservarsi momenti di verifica con- munque resterebbero nella gestione della tutela a livel-

giunta, attraverso “conferenze” Regione-Soprin- lo puntuale, anche in presenza di piano paesistico pre-

tendenza periodiche appositamente istituite; scrittivo corredato da dettagliate norme attuative. Allo-

– Il Ministero dovrebbe anche poter disporre di fon- ra, occorre che tutti siano sensibilizzati e professiona-

di per attuare progetti di risanamento o recupero lizzati nella tutela paesistica: i tecnici comunali, i mem-

ambientale di aree degradate o abbandonate con bri “esperti” che integrano le Commissioni edilizie nei

elevati valori storici e paesistici. 5

casi di subdelega, i professionisti … A mente dell’e-

sperienza pluridecennale maturata, l’Amministrazione

5) Fondi per il risanamento e recupero paesistico Centrale del Ministero e le Soprintendenze dovrebbero

Il Documento diramato dall’Ufficio Centrale il 30 giu- lavorare con le Regioni a questo fine.

gno configura una sorta di tassa “sulla bellezza”, che ver- 187

7) Senso della riforma zo normativo ed economico: in relazione alle Soprin-

a) Le proposte sopra esposte sono finalizzate: tendenze con organici inadeguati, occorrerà rinforzar-

– alla miglior qualità della tutela del paesaggio ne le strutture ed accrescerne i mezzi.

italiano,

– ad un migliore, più certo ed agile rapporto NOTE

del cittadino con la Pubblica Amministrazione,

– ad un miglior rapporto fra i vari livelli istitu- 1 Del resto, così è inteso nella pianificazione paesistica ligure.

zionali. 2 Sviluppando cioè i criteri fondativi sui quali venne elaborato il

b) Sarebbe così salvaguardato e messo a disposizione P.T.C.P. ligure. Ricordo che il Piano Territoriale di Coordinamento Pae-

sistico della Liguria:

dell’interesse pubblico quel patrimonio di espe- – è in vigore in scala al 25.000

rienza maturato nelle Soprintendenze a motivo del- – è stato adottato alla fine del 1986 ed approvato nel 1990

le loro competenze istituzionali, di “saper leggere” – è stato elaborato sulla “carta dei vincoli”, su cartografie de-

il paesaggio (in senso storico, vedutistico, estetico, scrittive, sulla base di studi approfonditi storici, vegetazionali,

geomorfologici, ecc. per quanto era possibile in quegli anni e

di qualità …) e di curarsi della tutela del patrimo- con i tempi definiti dalla L. 431

nio storico territoriale (che è competenza esclusiva – individua per l’intero territorio regionale, attraverso perimetrazioni

delle Soprintendenze), mettendole in condizioni di al 25.000, le aree sottoposte a differenziati gradi di tutela

fare quello che per la loro specializzazione tecnica – comprende il “livello territoriale” e quello “locale”. Si deve de-

finitivamente attuare nel “livello puntuale”, che le norme pre-

sanno fare meglio, vedono venga definito dal Piano Regolatore Comunale con va-

– collaborando cioè alla pianificazione della qua- lenza paesistica: attualmente, solo pochi Comuni hanno a tal fi-

lità del paesaggio ne variato i vigenti P.R.G.

– collaborando con le Regioni nelle attività di In sostanza, anche se certamente il P.T.C.P. ligure è da migliorare

apportandovi le variazioni che si verificano indispensabili dopo 14 an-

sensibilizzazione e formazione ni di gestione (soprattutto per introdurvi previsioni di “recupero am-

– progettando o valutando progetti di risana- bientale”), i suoi criteri fondativi appaiono validi e, penso, estensibili

mento o recupero ambientale come “modello” a livello nazionale.

– valutando insieme con le Regioni, ma con un 3 Come è previsto nel P.T.C.P. ligure.

4 In Liguria il Soprintendente o suo delegato è stato inserito con

ruolo definito ed autorevole i piani attuativi ed diritto di voto in tali Comitati fin dal settembre 1994 da leggi regionali.

i P.R.G., preferibilmente – come sopra detto – 5 La Soprintendenza ligure è già molto impegnata in attività di

in corso di stesura, per la valutazione dell’im- “formazione”: è infatti in corso di formalizzazione un’Intesa con la Re-

patto paesistico di quanto da essi previsto rea- gione anche a tal fine indirizzata, sono stati elaborati documenti

“congiunti” con la Regione per la precisazione di alcune norme at-

lizzabile. tuative del P.T.C.P., sono stati negli anni scorsi attuati ed anche ora so-

no programmati incontri con Regione, Province, Ordini professionali

8) Le strutture per concordare attività formative e per la messa a punto di manuali

Tutto quanto sopra esposto implica un grosso sfor- sulla falsariga di quelli francesi.

188

Polis

Associazione Culturale

Edoardo Salzano

Note per la riunione della Consulta per il Paesaggio del 3 maggio 1999

Tre principi Del resto, nell’esperienza dell’ultimo mezzo secolo,

è dimostrato che – nonostante gli errori e le inefficien-

L’evoluzione legislativa che si è sviluppata dal 1939 a ze dimostrate dall’azione statale – le responsabilità più

oggi e il dibattito culturale che l’ha accompagnata (dalla gravi e le negligenze più devastanti devono essere at-

legge Bottai alla legge Galasso, dalla Commissione Fran- tribuite, nella grande maggioranza delle situazioni ter-

ceschini alla Commissione Papaldo, …), e le esperienze ritoriali, alle azioni locali.

condotte nel nostro Paese (negli aspetti positivi come in L’auspicabile progredire del processo di integrazio-

quelli negativi) conducono a porre come decisivi e centrali ne europea può consentire di far evolvere l’attribuzione

tre principi, tra loro non dissociabili, che devono presiedere delle competenze verso il livello sovranazionale, nella mi-

all’azione di tutela del paesaggio e dei beni culturali: sura in cu si manifesta la presa di coscienza di una iden-

1. i beni cultuali e ambientali, e il paesaggio che ne co- tità culturale dell’Europa, e quindi di una responsabilità

stituisce la sintesi territoriale, sono patrimonio ina- comunitaria nella tutela dei patrimoni che di tale iden-

lienabile nella collettività nazionale: quindi la loro tità costituiscono il fondamento.

individuazione e tutela sono competenza primaria

dello Stato;

2. l’azione di vincolo è indispensabile per garantire la Utilità del vincolo

salvaguardia dei beni e il loro godimento da parte

delle generazioni presenti e future; essa è perciò Vincolare un bene non risolve certo tutti i proble-

compito che lo Stato è tenuto a esercitare anche in mi della sua conservazione e del suo godimento. È tut-

via presuntiva; tavia indispensabile per garantirne la sussistenza, cioè la

3. la pianificazione territoriale e urbana deve costitui- base materiale di ogni possibile fruizione. In tal senso è

re il metodo e l’insieme di strumenti capace di con- indispensabile rivendicare la piena legittimità dell’azio-

ferire piena efficacia alla tutela dei beni culturali e ne di vincolo finché lo svilupparsi dei processi di anali-

ambientali, di raggiungere la sintesi nel complesso si, di definizione dei modi di godimento e di conserva-

delle esigenze attinenti l’uso del territorio, da ot- zione, di attribuzione patrimoniale non abbiano garan-

tenere il concorso di tutti gli interessi (generali e lo- tito tutte le condizioni necessarie.

cali) coinvolti. In tal senso va pienamente recuperata la proposta,

avanzata dalla seconda Commissione Papaldo, tendente

a far sì che taluni beni culturali fossero dichiarati tali dal-

L’appartenenza nazionale la legge ed altri, descritti dalla stessa legge, fossero “be-

ni culturali presunti” e come tali assoggettati “al regime

È l’insieme dei beni culturali e naturali, compresi nel dei beni culturali dichiarato proprio della loro categoria”,

loro processo di formazione storica, che costituisce il fon- finché non sia emessa una “dichiarazione negativa”.

damento dell’identità culturale della nazione. Quei beni

perciò non sono attribuibili alla piena ed esclusiva dispo-

nibilità di istituzioni che rappresentano soltanto parti di ta- La pianificazione

le collettività. Di tali istituzioni, e delle comunità che esse

rappresentano, è indispensabile garantire il concorso, ma La più matura evoluzione culturale induce a consi-

deve essere chiaro a chi appartiene la responsabilità del- derare la pianificazione territoriale e urbana come il

la decisione finale, in ogni procedura di concorso. metodo generale che le istituzioni pubbliche elettive

189

adottano, a qualunque livello territoriale (nazionale, re- responsabilità primaria spetta allo Stato, i livelli di go-

gionale, provinciale, comunale) per conferire coerenza verno regionale e locale sono certamente legittimati a

e trasparenza a tutte le scelte suscettibili di modificare concorrere con esso nell’azione di individuazione, defi-

l’assetto del territorio. Nel campo della tutela dei beni nizione, tutela.

culturali è dalla legge Bottai che tale consapevolezza In terzo luogo, e conseguentemente, l’istituto del-

emerge, e trova la più compiuta (finora) espressione la intesa tra poteri concorrenti come fonte di legittima-

nella legge Galasso. zione complessiva delle decisioni da ciascuno di essi as-

Ciò non significa chiudere gli occhi di fronte alla sunte. È opportuno a tale proposito indicare un recen-

realtà e dimenticare che in molte circostanze i piani re- te testo normativo che può costituire, se esteso al di là

golatori comunali, e gli stessi piani presentati come ispi- del suo specifico contesto, un modello sulla cui base af-

rati da “specifica considerazione dei valori paesistici e frontare compiutamente la questione.

ambientali”, abbiano avallato, o addirittura promosso,

azioni di distruzione dei beni culturali e ambientali e di

manomissione irreparabile di paesaggi di rilevante inte- Un modello per le “intese”

resse. Significa invece assumere la pianificazione terri-

toriale e urbana, a tutti i livelli, come il luogo, e l’insie- Si tratta del testo dell’art. 57 del decreto legislati-

me degli strumenti, che può consentire di portare a sin- vo 112/1998 (il cosiddetto Bassanini bis).

tesi le diverse esigenze concernenti le trasformazioni “La Regione, con legge regionale, prevede che il

del territorio, di comporre in un unico quadro di deci- piano territoriale di coordinamento provinciale di cui

sioni gli interessi e le azioni dei diversi soggetti pubbli- all’articolo 15 della legge 8 giugno 1990, n. 142, assu-

ci coinvolti nel processo di trasformazione, di ottenere ma il valore e gli effetti dei piani di tutela nei settori del-

il consenso necessario per dare efficacia e continuità al- la protezione della natura, della tutela dell’ambiente,

l’azione di tutela. delle acque e della difesa del suolo e della tutela delle

bellezze naturali, sempreché la definizione delle relati-

ve disposizioni avvenga nella forma di intese tra la pro-

La concorrenza dei poteri e l’istituto della “intesa” vincia e le amministrazioni, anche statali, competenti”.

È un modello, del resto, che è già stato più volte pro-

Rivendicare il ruolo della pianificazione come luo- posto e applicato in concrete esperienze di governo del ter-

go della sintesi tra esigenze e interessi attinenti diversi ritorio. Esso può dar luogo a utili semplificazioni e snelli-

livelli di responsabilità e di governo significa mettere menti delle procedure. Così ad esempio (e in particolare)

l’accento su tre aspetti. negli strumenti di pianificazione formati attraverso tali

In primo luogo, il criterio da assumere per distin- “intese” potrebbe essere stabilito se e per quali “ogget-

guere le responsabilità coinvolte. Tale criterio non può ti” sia ancora necessaria l’acquisizione del provvedimen-

essere assunto che nel principio di sussidiarietà corret- to abilitativo dell’autorità statale (nullaosta o simili), e per

tamente inteso (secondo lo statuto europeo). quali “oggetti” invece i provvedimenti abilitativi dell’au-

In secondo luogo, l’esigenza (e la responsabilità) torità locale, verificandone la conformità agli strumenti di

della concorrenza dei poteri nell’azione di tutela. Se la pianificazione, assolvano anche alla finalità di tutela.

190

Antonia Pasqua Recchia

Ufficio Centrale per i Beni Ambientali e Paesaggistici, Ministero per i Beni e le Attività Culturali

*

Paesaggio e sviluppo, antinomie componibili

molto più complessa e perfino confusa la trasposizione

È difficile immaginare una fase di transizione e di sul piano delle scelte, essenzialmente perché risulta

crisi altrettanto complessa come è l’attuale per quel che estremamente difficoltoso strutturare un metodo con-

concerne il governo del territorio e la tutela del pae- diviso di valutazione, secondo un approccio consen-

saggio. Molteplici sono i fattori determinanti lo stato di suale, che comporti l’equa ripartizione di costi e bene-

incertezza che, pur in presenza di un vivacissimo dibat- fici tra i diversi gruppi. Ciò sia a causa della imperfetta

tito scientifico, culturale e politico, caratterizza i processi legittimazione dei soggetti investiti della decisione sia,

valutativi e decisionali su quei temi: si va dalle contrap- essenzialmente, del conflitto (o della non coincidenza)

posizioni apparentemente solo terminologiche alla reim- nello spazio, tra interessi locali e globali e, nel tempo, tra

postazione critica di discipline come l’urbanistica e la pia- tempi brevi e tempi transgenerazionali. A chiunque si oc-

nificazione, dalla ridefinizione degli obiettivi e dei con- cupi di questioni ambientali risulta evidente la discrasia

tenuti della tutela alla riorganizzazione dei sistemi isti- tra consenso “prossimo” e consenso “remoto” alle scel-

tuzionali di decisione e di controllo. te sul paesaggio, tanto più condivise, anche nelle for-

È vero comunque che le fasi di trasformazione, an- mulazioni più vincolanti, quanto meno incidono nel-

che se tumultuosa, costituiscono premessa necessaria di l’ambito ristretto della soggettività dei gruppo o degli in-

successivi stati di equilibrio maggiormente aderenti, nei dividui. La soglia che stabilisce il limite della disponibi-

diversi ambiti, ai bisogni delle società in cui si determi- lità a modificare i comportamenti in ragione delle scel-

nano. Ne deriva l’auspicio che si raggiunga, in tempi non te ambientali è molto variabile, a seconda dell’imme-

lunghi, la conciliazione tra le ragioni dello sviluppo e diatezza, reale o presunta, del ritorno di beneficio. Il ri-

quelle della conservazione dei valori, poste sinora in tardo con cui lo strumento del piano (sia esso inteso co-

rapporti quasi sempre conflittuali. me piano-testo che come piano-processo o in qualsiasi

altra accezione la cultura urbanistica lo voglia intende-

I valori, i bisogni re) è stato approntato è da imputare soprattutto alle dif-

ficoltà di conciliare il consenso con le scelte selettive (o

La tutela del paesaggio (inteso nell’accezione to- restrittive) sull’uso del suolo che il piano impone.

talizzante e non in quella dicotomica di aspetto visibile Da ciò la necessità di stabilire il minimo comun de-

della struttura fisica del territorio, cioè dell’ambiente) nominatore del valore da tutelare, che sia generalmen-

rientra nel più vasto tema dell’uso di risorse scarse in un te condiviso, e di conferire il massimo della legittima-

sistema complesso e dinamico; per esso non si può par- zione ai soggetti individuati per la tutela. Da ciò, anche,

lare di conservazione dello status quo ma di valutazio- la necessità di ridefinire i rapporti tra tali soggetti, anche

ne delle trasformazioni compatibili con la conservazio- alla luce di un bilancio ultradecennale.

ne dei valori esplicitati dalla collettività, della quale co-

stituiscono il patrimonio. La trasmissibilità dei valori al- I Soggetti istituzionali e gli strumenti

le generazioni future segna il limite dello sviluppo so- Sembra innegabile il fatto che il Ministero per i Be-

stenibile (sviluppo che soddisfa i bisogni e le aspirazio- ni e le Attività Culturali stia affrontando negli ultimi

ni della presente generazione senza compromettere la tempi con maggior determinazione e cognizione di cau-

possibilità per le future generazioni di soddisfare i pro- sa le problematiche connesse all’amministrazione della

pri bisogni). tutela ambientale e paesaggistica, ponendosi come in-

Rispetto alla chiarezza dell’assunto generale appare terlocutore autorevole nel dibattito scientifico sul te-

191

ma. Soltanto poco più di quattro anni orsono, in occa- Ritardi ed errori si sono avuti per entrambi i sog-

sione di un importante convegno sul tema del “Pae- getti: a livello di Regioni ed Enti locali per quanto ri-

saggio”, I’Istituzione deputata alla sua tutela risultava in- guarda gli adempimenti, a livello di Amministrazione sta-

vece clamorosamente assente. Oggi non è così, ma l’in- tale per quanto riguarda le carenze organizzative.

dubbia maggiore visibilità raggiunta non deve trarre in L’obiettivo fondamentale, quello di dotarsi in tem-

inganno circa la facilità di semplificare e risolvere tutti i po reale (rispetto alle grandezze in gioco) di una effica-

nodi problematici che si sono via via accumulati nel ce pianificazione paesistica, è stato mancato nella mag-

tempo. gior parte dei casi: anche quando ci sono, è difficile

È opinione diffusa che le difficoltà di attuare in Ita- che i Piani siano strutturati in modo tale da costituire un

lia una efficace politica di tutela ambientale e paesag- quadro di riferimenti certi entro cui collocare le valuta-

gistica siano dipese anzitutto dalla riduttiva imposta- zioni degli interventi. A volte è l’incongruenza della sca-

zione estetico-formale dell’azione di tutela, fondata su la, a volte è la genericità delle analisi e delle valutazio-

giudizi di valore che privilegiavano l’emergenza, la “sin- ni del paesaggio, quasi sempre è l’assenza di elementi

golarità”, la “bellezza”, in secondo luogo dal “mostro propositivi ai fini della progettazione, che vadano ad ar-

burocratico” centralizzato che ha ostacolato o addirit- ricchire ed integrare il quadro delle prescrizioni e dei di-

tura impedito il riconoscimento del ruolo positivo svol- nieghi.

to dall’approccio “localistico” al problema della tutela Di più, la delega della valutazione di compatibilità

stessa. degli interventi che quasi tutte le regioni hanno adottato

La realtà sembrerebbe dimostrare altrimenti. a favore delle province e persino dei comuni ha prodotto

È senz’altro vero che nel nostro Paese hanno sten- effetti assai contraddittori e spesso nefasti per la tute-

tato ad affermarsi concetti totalizzanti come l’ecologia la, in ragione del conflitto tra consenso remoto alla con-

del paesaggio, nei quali l’approccio olistico è la pre- divisione dei valori e dissenso prossimo alla limitazione

messa per stabilire, in un crescendo di ampliamenti ed delle scelte.

integrazioni, una sorta di “primato” terminologico, pae- Se è indubbiamente riscontrabile una crescente

saggio come sistema di ecosistemi, in cui sono ricom- domanda di identità dei gruppi, (integrativa ma, si ri-

prese tutte le altre accezioni (ambiente, territorio, ecc.). tiene, non sostitutiva della domanda di identità nazio-

Ma è pur vero che sin dal 1984-85 è maturata, anche a nale), e se è altrettanto indubbio che essa si sostanzia

livello di normativa, la concezione della tutela estesa a nella riscoperta del patrimonio culturale “prossimo” e

complessi strutturali, il cui valore è nella loro stessa fun- nella enunciata difesa e protezione del patrimonio am-

zione strutturante, piuttosto che limitata ad oggetti di- bientale-paesaggistico “prossimo”, non si può negare

chiarati ed individuati nella loro singolarità. l’effetto deleterio della enfatizzazione del carattere sem-

La perfetta adeguatezza rispetto ai tempi delle tra- pre e comunque positivo delle scelte regionalistiche o lo-

sformazioni istituzionali e delle maturazioni disciplinari calistiche in tema di tutela, a detrimento delle scelte cen-

è stata allora dimostrata anche nel’individuazione delle trali che avrebbero un carattere sempre e comunque ne-

modalità di attuazione: la legge 431 infatti aveva cor- gativo.

rettamente indicato, in conformità alla legislazione vi- Il “regionalismo” come riconoscimento e valoriz-

gente, nella Pianificazione paesistica regionale lo stru- zazione dell’interdipendenza dei fattori culturali e na-

mento principe di quella vera ed efficace politica di tu- turali delle diverse aree non può delegittimare, sia pu-

tela che si voleva realizzare. re implicitamente, il soggetto centrale deputato alla tu-

Le difficoltà insorte nell’attuazione del complesso si- tela di quei valori che la collettività nel suo insieme, e

stema di regole allora introdotto sono quindi da impu- non solo quella locale, ha individuato in quella stessa in-

tare più a fattori connessi alla formazione del consenso terdipendenza, e, ancor più, in quegli stessi fattori cul-

che non ad un generico ritardo della cultura “del pae- turali e naturali.

saggio” (o dell’ambiente). Percorrendo questa strada si potrebbe incorrere in

Analizzare il paesaggio, identificarne i valori (valu- un certo strabismo intellettuale, come quello che addi-

tarlo), valutarne la compatibilità delle trasformazioni rittura attribuisce ad una coscienza ecologica ante lit-

proposte: pur volendo circoscrivere tali operazioni ad un teram il complesso delle rivendicazioni e delle lotte che

ambito di applicazione limitato (escludendo l’accezione le comunità hanno combattuto lungo tutta l’Età mo-

olistica del termine, propria dell’approccio ecologico), la derna per la conservazione degli usi civici sia sulle terre

sfida posta nel 1985 agli organi istituzionali era assai im- demaniali che su quelle feudali e private.

pegnativa, ma anche assai stimolante e coinvolgente. La sfida sul paesaggio non può dirsi però nemme-

Non si può dire che la sfida sia stata vinta e che si no vinta dai soggetti statali indicati nella norma come

siano raggiunti gli obiettivi di trasporre nelle scelte di tra- “ultima spiaggia” della tutela.

sformazione quella cultura del paesaggio che si è det- Nel Ministero per i Beni e le Attività culturali le

to essere già allora pienamente matura. scelte di accentrare i poteri della tutela, a qualsiasi sca-

192

la si esercitassero (dal comignolo all’autostrada) furono per così dire nel loro codice genetico professionale, i

fatte, nel 1985, nel contesto di un dibattito culturale sul- principi della complessità, dell’integrazione, dell’inter-

la allora recentissima legge 431, nel corso del quale si settorialità, della processualità. Una sorta di pervicace

metteva in luce, da parte di alcuni, la necessità di attri- autodisistima permette l’affermazione del principio ri-

buire invece agli organi periferici del Ministero stesso, le duttivo di una valutazione strettamente confinata al-

Soprintendenze, autonomia decisionale. La valutazione l’ambito visivo-percettivo delle componenti del paesag-

di compatibilità delle trasformazioni che qualsiasi inter- gio, anzi, ancor più limitatamente, ai famosi “coni vi-

vento induce nei beni paesaggistici si sarebbe dovuta suali”.

istruire e concludere, almeno per alcune categorie di in- Complessivamente si può parlare di una sconfitta.

terventi, nella Soprintendenza, allo stesso modo in cui

all’autonomia decisionale dei Soprintendenti era ed è La riorganizzazione della tutela

demandata la valutazione sulla compatibilità delle tra- L’istituzione dell’Ufficio Centrale per i Beni Am-

sformazioni sui beni culturali. bientali e Paesaggistici nel dicembre 1994, attivo dal giu-

Allora prevalsero scelte organizzative che privile- gno 1995, nel contesto storico-politico-culturale cui si è

giarono la componente amministrativa nella gestione accennato, costituisce però un segnale importante: è la

della tutela, proprio da parte dell’Ufficio Centrale che riaffermazione di quanto lo Stato ritenga importante

avrebbe dovuto, più di ogni altro organo del Ministero, conservare i valori del paesaggio all’interno dei proces-

valorizzare i contenuti tecnico-culturali di quella stessa si di trasformazione del territorio; è la riproposizione del-

attività. la difesa del diritto collettivo al paesaggio lato sensu nei

All’obiettiva condizione di frustrazione che ne è confronti degli interessi legittimi settoriali e locali a rea-

derivata a livello periferico, accentuata dalla sempre lizzare interventi nel paesaggio stesso; è infine, per lo

maggiore inadeguatezza di strumenti e di mezzi, spes- Stato, la ricostituzione, notevolmente rafforzata, della

so si è reagito con una sorta di declassamento delle at- chance di operare con efficienza ed efficacia che si era

tività di tutela ambientale svolte nelle Soprintendenze ri- persa nel corso di dieci anni.

spetto a quelle più gratificanti della tutela e degli inter- L’ampio decentramento realizzato a livello orga-

venti sul patrimonio culturale. D’altro canto l’ingorgo nizzativo nell’esercizio della tutela connota l’azione del-

funzionale ed operativo che si è ben presto determina- l’Ufficio Centrale in senso radicale: si riconoscono e va-

to a livello centrale ha prodotto una contestuale e sem- lorizzano le competenze tecniche delle Soprintendenze,

pre più accentuata inadempienza dell’Amministrazione, se ne sollecita l’autonomia decisionale, anche in rap-

manifestatasi in modi e circostanze diverse: mancato ri- porto al ruolo preponderante che si attribuisce alla co-

spetto dei tempi per l’emissione dei pareri, frequente as- noscenza del paesaggio, conoscenza che è patrimonio

senza nelle sedi decisionali intersettoriali (come le Com- primo dell’organo periferico.

missioni di Valutazione di Impatto Ambientale), opa- Tutta l’attività amministrativa viene semplificata, si

cità mostrata nei confronti del cittadino, sia in quanto rafforzano le strutture logistiche e si realizzano complessi

esercente un diritto sia come osservante un dovere. progetti di informatizzazione, al centro e in periferia, con

Ne è derivata una progressiva perdita di credibilità l’obiettivo di recuperare efficienza ed efficacia all’azio-

da parte dell’Amministrazione, sia pure in un contesto ne di tutela, mediante il rispetto dei tempi certi, invero

in cui l’applicazione delle due leggi di tutela paesaggi- assai ridotti rispetto a prima, e la massima trasparenza

stica (legge 1497/1939 e legge 431/1985) ha comunque rispetto ai cittadini e alle altre istituzioni.

costituito l’unica possibilità di conservazione di quei va- Si investono risorse per la realizzazione di uno dei

lori la cui persistenza avrebbe pur dovuto essere, per gli più complessi e completi sistemi informativi territoriali fi-

Enti locali, obiettivo irrinunciabile e prioritario nel go- nalizzato alla conoscenza del paesaggio, dei suoi valo-

verno del territorio. In una sorta di infausto circolo la len- ri, delle sue vulnerabilità, dei suoi vincoli, delle sue su-

ta, anche se informale, estromissione dai centri decisio- scettività, delle sue compatibilità.

nali ed un certo logorio dell’immagine, hanno favorito Si recupera credibilità presso le altre istituzioni e

l’instaurarsi, nell’Amministrazione ed in particolare nel- presso i cittadini.

le Soprintendenze, di una sindrome da accerchiamento, Si impostano infine i problemi di coordinamento e

che ha rafforzato ancor più i rigidi connotati denegan- di indirizzo a livello nazionale della tutela ambientale,

ti dell’azione di tutela (di cui l’annullamento delle au- con la consequenziale necessità di pervenire alla defini-

torizzazioni regionali o locali costituisce l’atto più em- zione di criteri metodologici cui uniformare l’attività de-

blematico). gli organi periferici, pur nel rispetto delle rispettive spe-

La “cultura del paesaggio” come sistema com- cificità territoriali, mai tanto cogenti come in questo

plesso diventa sempre più estranea agli operatori della settore.

tutela che, essendo prevalentemente architetti, do- È proprio in questa fase di primo bilancio, decisa-

vrebbero invece avere insiti nella loro storia formativa, mente positivo, che si focalizzano i temi di riflessione per

193

un’ancora più efficace azione di tutela, i cui riferimenti gni dell’antropizzazione, o la rappresentazione di esso

terminologici sono quelli della negoziazione e della con- -, bensì anche quelli connessi all’uso di esso come ri-

sensualità, del bilancio ecologico-economico, della com- sorsa, il bilancio economico comprende anche quello

patibilità tra la scala delle regole e quella delle trasfor- ecologico. In qualunque modo la si voglia intendere, si

mazioni proposte. ritiene che la valutazione della compatibilità debba es-

La negoziazione preventiva si conferma sempre più sere effettuata considerando l’intervento proposto co-

come strumento anche economicamente vantaggioso per me uno degli elementi, non l’unico. Altri elementi da

pervenire alla valutazione consensuale: il potere dene- considerare sono le misure compensative e la stessa as-

gante proprio dello Stato, che annulla decisioni già prese senza di intervento; anch’essa infatti induce trasforma-

in altre sedi, se in molti casi ha indubbiamente impedito zioni in un contesto diacronico tipico di un sistema com-

che si continuassero a perpetrare scempi nel paesaggio ha plesso come il paesaggio.

anche mostrato tutti i limiti di una barriera a valle, sia per Il tema della compatibilità della scala si pone infine

i riflessi dannosi sul corretto rapporto tra i diversi livelli del- non appena si voglia verificare I’efficacia della strumen-

l’Amministrazione che concorrono alla realizzazione del- tazione della tutela, come sta succedendo per la Pianifi-

lo stesso obiettivo (tutelare il paesaggio), sia per l’impos- cazione paesistica. Il problema è di importanza fonda-

sibilità di applicarsi a tutte le autorizzazioni che ne abbi- mentale, come sa chiunque abbia effettuato valutazioni

sognerebbero, con la nefasta conseguenza di introdurre di compatibililtà: lo scollamento che si è spesso sottoli-

una disparità di trattamento, fonte prima di contenzioso. neato tra il Piano e la valutazione, da cui deriva la lettu-

Nel ritenere comunque valida una ripartizione di compe- ra solo vincolistica del Piano stesso (vincolo come nega-

tenze tra Stato e Regioni, a fronte dei tanti progetti di tra- zione di uso, non come proposta di uso compatibile) è de-

sformazione tra cui, non ultimo, quello della istituzione di terminato anche dalla non corrispondenza dei parametri

una Autorità unica per il “governo del territorio”, si sot- scalari del Piano con quelli dell’intervento. Forse non è az-

tolinea tuttavia la necessità di istituzionalizzare il momen- zardato affermare che mentre le macrotrasformazioni si

to di confronto prima della valutazione definitiva. possono governare con il Piano, le microtrasformazioni,

Il tema del bilancio ecologico-economico è analo- la cui individualità e densità assai spesso disorienta il va-

gamente di importanza fondamentale, soprattutto nel lutatore, si possono governare solo con il progetto.

caso della valutazione dei grandi interventi. La doppia at- Nell’uno come nell’altro caso è di importanza cru-

tribuzione fa riferimento alla onnicomprensività che, al- ciale il poter disporre di tutti i più avanzati strumenti co-

ternativamente, viene rivendicata a ciascuno dei due noscitivi, in particolare di sistemi informativi territoriali.

termini. Se si intende il paesaggio come complesso di

ecosistemi, in una prospettiva temporale molto lunga, NOTE

il bilancio ecologico assomma in sé, alla fine, anche le

valenze economiche. Se si intendono come valori del * La maggior parte di queste considerazioni sono state pubblicate su

paesaggio non solo quelli connessi alla mediazione cul- Economia della Cultura, 1997, anno VII, n 2, con il titolo: Il metodo con-

turale dell’uomo - come la memoria dei luoghi, o i se- diviso - Tutelare il paesaggio tra decentramento e regionalizzazione.

* * *

Adeguare gli strumenti di conoscenza, indirizzo e valutazione

Contributo all’elaborazione del documento preliminare della Sessione “Paesaggio e sviluppo

sostenibile”

1. Organizzare un monitoraggio permanente – da un punto di vista oggettivo: entità delle “pres-

sul paesaggio per la “Produzione di un sioni” subite, determinata dal numero e dal tipo de-

rapporto triennale sullo stato del Paesaggio” gli interventi che vi si collocano.

Il progetto potrebbe avviarsi mediante l’utilizzazione

Il monitoraggio deve essere orientato verso le aree di un sistema informativo territoriale nazionale, come è

maggiormente “sensibili”: quello dell’Ufficio Centrale per i Beni Ambientali e Pae-

– da un punto di vista soggettivo: aree molto vulne- saggistici, nel quale, dalle sedi periferiche, dovrebbe in-

rabili, con bassa capacità reattiva delle componen- serirsi in tempo reale ogni informazione relativa alle ri-

ti e bassa capacità di assorbimento, visivo e non; chieste di autorizzazione ad intervenire in aree vincolate.

194 Il rafforzamento di tale Sistema informativo è per- concertazione preventiva tra i diversi soggetti che gover-

tanto essenziale. Si prevede in futuro una connessione nano il territorio, tutti legittimati istituzionalmente. La

in rete anche con gli Enti locali (con le Soprintendenze concertazione presuppone condivisione di scelte e valo-

sarà attuata nei prossimi mesi). ri. La concertazione si rafforza con la misurazione conti-

La finalità di elaborare un “Rapporto triennale sullo nua del grado di affidabilità delle decisioni prese di con-

stato del paesaggio” è quella di disporre di uno strumen- certo alla prova dei fatti (cioè delle realizzazioni).

to conoscitivo di supporto alle decisioni, in grado di orien- È allora evidente, per l’Amministrazione in parti-

tare le scelte di politica del paesaggio, con riferimento a: colare, il ruolo della verifica, che riguarda la qualità de-

– rimodulazione degli strumenti di tutela, dimostra- gli esiti delle politiche, delle norme e delle scelte dei va-

tisi eventualmente inefficaci; ri soggetti.

– pressione per rimodulare i grandi interventi di tra- Lo strumento può essere quello del monitoraggio

sformazione del territorio e gli stessi programmi di di cui al punto 1, i cui dati vengano poi rapportati ai mo-

sviluppo settoriali, da cui la cadenza triennale del menti decisionali già realizzati, ma che ne possono an-

Rapporto, coincidente con la cadenza temporale che venir modificati.

della programmazione; Quindi:

– definire i programmi di riqualificazione e restauro Concertazione a livello dei piani – valutazione pre-

del paesaggio. ventiva – verifica dei risultati.

È necessario selezionare indicatori sia quantitativi (dal- Il momento autorizzatorio puntuale è lasciato alle

la pressione demografica, alla crescita del reddito, al numero autorità locali.

degli interventi, alla loro dimensione economica ecc.) sia

qualitativo (tipologie di opere, tipologia dei soggetti, ecc.). 4. Potenziare la presa in carico del Paesaggio

nella Valutazione Ambientale Strategica

2. Promuovere la formazione di carte locali (V.A.S.)

delle permanenze e delle vulnerabilità Si vuole porre l’accento sulla necessità di ricono-

Si tratta di avviare un sistema di “catalogazione dif- scere, nell’ambito del tema ambientale, il ruolo specia-

fusa” dei paesaggi, necessariamente demandata agli en- le che hanno le componenti paesaggistiche, intese sia

ti territoriali, ma con criteri e standard di rilevamento de- come risorse naturali, sia come risorse culturali. Ancora

finiti univocamente. si vuole sottolineare l’importanza che le risorse cultura-

L’individuazione delle permanenze, nell’ambito dei si- li in quanto tali, intese cioè nella loro accezione più co-

stemi di paesaggio, porta a definire parti o insiemi di elementi mune di “patrimonio culturale”, rivestono nel contesto

nel P. tipologicamente riconoscibili e perimetrabili. Di tali della definizione di uno “Stato dell’ambiente” che sia fi-

parti è necessario definire “indici” di vulnerabilità, secondo nalizzato alla valutazione della sostenibilità dello svi-

la capacità di reazione delle componenti alle trasformazioni luppo che si intende perseguire nell’Unione (come risulta

indotte dalla realizzazione di certe tipologie di opere. evidente dal Trattato di Amsterdam).

La carta della vulnerabilità dovrebbe costituire lo Il trattare le suddette componenti in maniera som-

strumento principe per la valutazione preventiva, cioè maria e tutto sommato quasi subalterna nell’ambito

per quella valutazione che, ormai è acclarato, si ritiene ne- della Valutazione Ambientale Strategica si ritiene che

cessario sostituire alla valutazione ex post, i cui caratteri possa produrre conseguenze piuttosto gravi sia sulla

negativi, almeno in certe formulazioni, sono ampiamen- efficacia della procedura stessa sia, in via più generale,

te riconosciuti. sulla stessa attuazione dei programmi di sviluppo.

La carta della Vulnerabilità costituisce l’integrale del- Si ribadisce la necessità peraltro ormai general-

la capacità di carico di quel paesaggio, della soglia limite mente acquisita, di “anticipare” le valutazioni al punto

di compromissione. da concertare le scelte che concernono il governo del

Le carte delle Permanenze e delle Vulnerabilità co- territorio e i programmi di sviluppo. D’altro canto così

stituiranno il più rilevante strato informativo del GIS sul come l’ambiente non si tutela soltanto, o principal-

paesaggio italiano. mente, con interventi di finanziamento diretti nel cam-

po dell’ambiente, bensì integrando la tematica am-

bientale in tutti i settori di investimento, così il paesag-

3. Estendere la valutazione preventiva gio, sia nella accezione naturalistico-ecologica che in

e le verifiche successive quella antropico-culturale, non si tutela solo con inter-

venti diretti, bensì con l’integrazione della sua dimen-

Si ritiene ormai improrogabile il riconoscimento, co- sione specifica, accanto a quella ambientale, nei piani e

me unico strumento davvero efficace, del criterio della nei programmi di sviluppo. 195

L’integrazione della componente paesaggistica nel patibilità paesaggistica del Ministero per i Beni e le At-

“sistema ambiente” deve essere recepita e inserita a tut- tività Culturali e pertanto non solo istituzionalmente

ti i livelli delle linee guida. ma anche culturalmente e naturalmente predisposte a

All’interno della V.A.S dei piani e dei programmi di fornire tutti i più opportuni strumenti per la V.A.S. rela-

sviluppo da finanziare con i fondi strutturali riveste in- tiva al paesaggio.

fatti ruolo parallelo, integrante e non secondario agli Fortunatamente con il Ministero dell’Ambiente si è

aspetti specificamente ambientali e naturalistici tutela- definito un modello operativo nel quale il Ministero per

ti dal Ministero dell’Ambiente, la valutazione degli aspet- i Beni e le Attività Culturali, con le sue strutture centra-

ti paesaggistici legati alla conformazione naturale, sto- li e periferiche, affianca le Autorità ambientali, regionali

rico e culturale del territorio, e degli aspetti storico-ar- e nazionali, nel processo di supporto alle Autorità del-

tistici, archeologici e architettonici specificamente tute- lo sviluppo nella preparazione dei piani e di valutazione

lati, in Italia, dal Ministero per i Beni e le Attività Cultu- delle loro implicazioni, con evidente particolare riguar-

rali con le competenze derivanti da diverse leggi do agli aspetti dell’ambiente che implicano la compati-

(1497/39, 431/85, 349/1986, 1089/39). bilità con la tutela paesaggistica, storica, archeologica e

Nel modello del partenariato, che è alla base del- architettonica dei programmi.

la fase programmatoria dei Fondi strutturali, il ruolo del- L’inserimento nella V.A.S. degli operatori suindica-

le autorità ambientali, nazionali e regionali, “è di im- ti evita la frammentarietà di valutazioni e controlli e

portanza cruciale per assicurare la conformità delle permette una unitarietà di indirizzi a livello nazionale.

strategie e degli interventi con gli indirizzi di politica am- Gli strumenti e le metodologie previste per le pro-

bientale comunitaria, in un’ottica di promozione dello cedure di V.A.S., sia nella fase di valutazione ex ante, sia

sviluppo sostenibile, nonché per garantire il rispetto intermedia ed ex post, dovranno rendere effettiva ed ef-

della normativa in materia ambientale”. Il coinvolgi- ficace l’integrazione della componente ambientale-pae-

mento, fin dalle primissime fasi di definizione delle saggistica-culturale nelle politiche di settore e nella co-

strategie settoriali di intervento, delle Autorità Am- struzione dei Programmi Operativi Regionali, quale ele-

bientali dovrà pertanto includere in stretto partenaria- mento fondamentale della sostenibilità dello sviluppo e

to le Regioni e le Amministrazioni centrali competenti, del risanamento del contesto economico, sociale, am-

ossia i due Ministeri che in Italia, con differenti ango- bientale, paesaggistico e culturale dell’intero Mezzo-

lazioni, hanno competenza sulla tutela ambientale, il giorno. Tanto si riconosce e si conferma nel “Rapporto

Ministero dell’Ambiente e il Ministero per i Beni e le At- di Sintesi” sulla prima fase della programmazione dei FS,

tività Culturali. secondo cui “il Programmatore deve assicurare tutela e

Il riconoscimento del ruolo esclusivo al Ministero manutenzione (alle risorse naturali e culturali) non più

dell’Ambiente nella strutturazione dell’ “Autorità am- solo in omaggio a esigenze generali di rispetto della bio-

bientale” non può comportare la sottovalutazione di diversità, del paesaggio e delle testimonianze storiche,

competenze, la dispersione di capacità professionali, ma perché questo è essenziale, in contesti definiti, a ga-

l’esclusione di strutture preposte alle valutazioni di com- rantire il successo dell’azione di sviluppo”.

196

Anna Maria Reggiani

Soprintendente Beni Archeologici del Lazio, Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Archeologia e Paesaggio

Se il paesaggio archeologico costituisce uno degli nazionale e recepito nelle definizioni in uso nella legi-

elementi fondamentali di quello storico è pur vero che slazione italiana nazionale e regionale.

Il parco archeologico, invece, non ha avuto alcun

il suo significato attuale è mutato con il progredire del- processo classificatorio, né a livello internazionale, ove

la scienza archeologica, è quindi quanto mai opportu- la componente archeologica rientra come categoria di

na una riflessione sulle problematiche di approccio che “valore storico culturale” nella struttura territoriale, né

richiedono il paesaggio con rovine, caro a tutti coloro in Italia ove nonostante un vivace dibattito, a partire da-

che dell’archeologia conservano una visione romantica, gli anni sessanta ad oggi, abbia accompagnato la pro-

le aree archeologiche statali ben differenziate dai par- posta di creazione di parchi archeologici nelle aree laziali

chi archeologici ed i resti che emergono sia dopo i e siciliane, non esiste alcun riferimento normativo né

grandi lavori infrastrutturali che dopo gli scavi pro- classificatorio a livello nazionale ed ove i parchi archeo-

grammati. logici laddove esistenti, sono regolamentati da leggi re-

gionali. La storia dell’istituzione del parco archeologico

Paesaggio con rovine dell’Appia Antica che penetra nel cuore di Roma, è che

si avvale di una legge istitutiva che lo classifica fra i par-

Nel paesaggio con rovine risiede gran parte del fa- chi a valenza naturalistico-ambientale della Regione La-

scino esercitato dal nostro paese, soprattutto nel XVIII e zio, è in qualche modo esemplificativa di quanto è sta-

XIX secolo. to compiuto in Italia in materia.

La formazione di generazioni di classi dirigenti av- Se il termine “parco”, così come è stato mutuato

veniva allora attraverso i canoni di Winckelmann del dal mondo naturalistico, sottolinea la concezione di

“bello, giusto, vero” che aveva nell’Italia, in Roma in par- un’area delimitata, caratterizzata dalla presenza di una

serie di beni tipologicamente affini, concentrati spazial-

ticolare, una delle sue sedi privilegiate. mente per la fruizione pubblica, con l’aggettivo ar-

L’atmosfera di quei viaggi si può ancora oggi re- cheologico si qualifica la particolare valenza che la zo-

spirare in alcune parti della campagna romana, miraco- na riveste per il patrimonio culturale.

losamente salvata dall’avanzare dell’edilizia moderna Differente è la definizione di “area archeologica”,

spontanea e programmata, ad esempio nei grandi ac- quale si è andata costituendo sulla scia della riscoperta

quedotti che adducevano l’acqua a Roma, nei resti del- dell’antichità e a seguito dei grandi scavi, che a partire

le strade consolari, nei templi e nei sepolcri che si ergono dal Rinascimento hanno riportato alla luce le più im-

solitari sullo sfondo della campagna laziale. portanti aree archeologiche italiane: Villa Adriana a Ti-

La stessa atmosfera si respira anche all’interno del- voli (fine del XV secolo, 1724 e 1742), Ercolano (1711

le aree archeologiche. e 1738), Palatino (1720), Pompei (1748), Templi sicilia-

ni (1715 e 1759), Etruria (XVIII secolo), Ostia (1855), Pae-

Area archeologica e parco archeologico stum (XVIII secolo), ecc. L’area archeologica è solita-

mente uno spazio di proprietà pubblica di limitata esten-

Entrando nell’argomento è opportuno sia chiarire sione (qualche decina di ettari di fronte alle decine di mi-

il rapporto fra parco archeologico e parco naturalistico gliaia dei parchi), gestito direttamente dall’amministra-

ambientale, che quello fra parco e area archeologica. zione ed istituito a scopo di tutela, conservazione e frui-

Il parco naturalistico ambientale si avvale di un si- zione. Inoltre il rapporto con il territorio circostante è fit-

stema classificatorio e normativo, nato in ambito inter- tizio, dal momento che al loro interno, le aree archeo-

197

logiche “storicizzate” sono il frutto di decenni di inter- banistico, che regolano l’uso del territorio e la sua pia-

venti di scavo e di manutenzione che hanno alterato il nificazione, inserendo normative per l’inserimento di

rapporto con l’ambiente; rispetto all’intorno soprattut- aree verdi da destinare a parco archeologico.

to nel centro sud dell’Italia, l’area archeologica si pre-

senta il più delle volte come una sorta di “isola felice”

circondata da zone altamente degradate a livello am- Attività di scavo

bientale e archeologico. In ultima analisi si può dire che

il processo di costituzione delle aree archeologiche de- Infine è da valutare il modo con cui i nuovi scavi

maniali custodite non ha finora preso in considerazione mutano il paesaggio archeologico tradizionale. È un

l’ipotesi di aree tampone come ulteriore protezione del- ambito questo che è stato finora vissuto in termini con-

l’area stessa. flittuali per l’evidente disagio di comporre in un unico

Attualmente non esiste uno strumento normativo quadro le ragioni dell’interesse pubblico, nel caso di

a livello nazionale che consenta la istituzione di un par- grandi opere infrastrutturali e quelle dell’archeologia.

co archeologico; la creazione o l’ampliamento di un’a- L’esigenza di riproporre in termini positivi il dibat-

rea archeologica dalla nascita dello stato unitario ad tito fra interesse pubblico e privato è ormai diffusa-

oggi, avviene grazie ad un provvedimento di esproprio mente sentita non solo dagli Enti preposti alla tutela, ma

delle zone interessate. anche dai settori più avanzati di quanti operarono nel-

Per quanto concerne, invece, la proposta di istitu- l’ambito dei Lavori Pubblici e che tentano di invertire una

zione di un parco archeologico, per chi opera nel Mini- tendenza che ha fatto in passato delle esigenze occu-

stero, punto di riferimento sono le direttive ministeriali pazionali, il perno della programmazione degli inter-

emanate attraverso una serie di circolari. venti sul territorio.

Si ricordano in particolare le note che assimilando Non sono infatti lontani i tempi ricordati da A. Emi-

la definizione statica di area archeologica quale “Museo liani nel saggio “Una politica dei Beni Culturali” – “in cui

all’aperto” (circolare del Ministero per i Beni Culturali e buona parte delle mura delle nostre città fu abbattuta

Ambientali, art. 15.11.90) ne suggeriscono la proposta non solo per fare largo alle incalzanti esigenze di traffi-

e definizione nell’ambito di una pianificazione territoriale co, ma anche per dare lavoro agli stessi operai disoccu-

più ampia, quale è il Piano Nazionale per l’Archeologia; pati; due modi ugualmente ipocriti per coprire quasi

in questo quadro, la creazione di un parco archeologi- ovunque la lenta speculazione resa possibile dalle aree

co dovrebbe avvenire grazie all’emanazione di un ap- liberate! …” considerazione che mantiene la sua validità

posito decreto, in cui le aree da assoggettare a tutela de- anche per periodi successivi.

vono essere chiaramente individuate e per le quali gli Il problema della tutela dei depositi archeologici è

strumenti di regolamentazione sono le leggi 1089/1939, stato così affrontato dapprima per i centri urbani, a

616/1977, 431/1985. partire dal Convegno di Rapallo nel 1978 “Archeologia

Resta da valutare, sulla base dei risultati ottenuti, se e pianificazione dei centri abitati” e, successivamente,

gli attuali strumenti legislativi siano sufficienti alla rea- pianificato soprattutto in Emilia Romagna, con la rea-

lizzazione dello scopo e al raggiungimento di finalità che lizzazione di carte archeologiche tematiche (come quel-

interessano la tutela del territorio in cui il parco è ubi- le di Modena e di Faenza) e più recentemente dibattu-

cato, nonché gli aspetti di carattere gestionale derivan- to nei convegni.

ti dalla sua istituzione. È evidente la necessità di limitare per quanto pos-

In tale contesto l’argomento si presenta in chiave sibile rinvenimenti cosiddetti “fortuiti” con conse-

problematica, soprattutto per quanto concerne i crite- guenti imprevisti nella realizzazione delle opere pub-

ri di perimetrazione, la classificazione dei parchi rispet- bliche relative. Un esame del territorio interessato dal-

to alle esigenze di conservazione, che in certi casi im- l’opera, corredato da specifiche ricerche, porta inve-

pongono di limitare i flussi di visita, il rapporto con il ter- ce alla conoscenza preliminare delle presenze ar-

ritorio circostante, l’equilibrio da ricercare tra l’aspetto cheologiche oggetto di interferenza da parte del pro-

naturalistico ambientale e quello archeologico-monu- getto, così da ridurre a casi veramente fortuiti, nel cor-

mentale, la necessità di istituire un coordinamento ge- so dei lavori, i rinvenimenti assolutamente non pre-

stionale delle attività che si svolgono all’interno del ventivabili.

parco (dalla manutenzione e restauro dei monumenti, La metodica tradizionale non consente di pro-

alle varie attività umane consentite, ecc.) e relativa co- grammare né il numero, né i tempi, né i costi dei fermi

pertura finanziaria. in corso d’opera. La nuova metodologia programmati-

Del tutto diverse dal punto di vista normativo, so- ca consente invece di conoscere a monte il numero e le

no le situazioni in cui è stata recepita l’esigenza di tutela caratteristiche degli interventi archeologici e, quindi, di

di un’area, attraverso l’uso di piani regolatori delle gran- pianificarne i tempi e i costi.

di aree urbane, di piani regionali, di leggi a carattere ur- L’attività archeologica diviene così una realtà inse-

198

rita su di un’ampia programmazione territoriale, e lo sca- l’uomo e riconoscendo che è gravemente esposto a ri-

vo archeologico affrontato come opera prioritaria. schi di varia natura, stabilisce anche l’istituzione di zo-

L’adozione di tale strategia è quella prevista dalla ne di riserva archeologica.

convenzione europea per la protezione del patrimonio L’adozione dei principi della convenzione di Malta

archeologico, siglata a Malta nel 1992 che per com- ed in generale una migliore conoscenza della normati-

binare le rispettive esigenze dell’archeologia e dei pro- va europea potrebbe essere un elemento di contributo

getti di sviluppo, prevede opportune misure per faci- al dibattito nel nostro paese.

litare la conservazione integrata del patrimonio ar- Va da sé, comunque, che anche in questa materia,

cheologico, il finanziamento della ricerca e conserva- la concertazione degli interventi tra tutti i livelli interes-

zione archeologica, la diffusione dell’informazione sati dalle pubbliche amministrazioni, deve diventare lo

scientifica. strumento ordinario di azione, da formalizzare attra-

Ricordando che il patrimonio archeologico, è un verso opportune procedure quali l’accordo di program-

elemento essenziale per la conoscenza della storia del- ma, i patti territoriali, ecc. 199

Regione Autonoma della Sardegna

Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport

Osservazioni al Documento preparatorio

della Prima Conferenza Nazionale per il Paesaggio (approvato dalla Giunta Regionale il 15.7.99)

1 3. I dati legislativi ed istituzionali sono richiamati

1. Preliminarmente – sotto il profilo del metodo soltanto per sottolineare il ruolo del Ministero in rela-

– si deve sottolineare come il Ministero abbia indetto la zione alla legge Galasso.

Prima Conferenza Nazionale per il Paesaggio senza una Un ruolo, questo, esercitato in termini di controllo

previa consultazione con la Conferenza dei Presidenti burocratico delle autorizzazioni rilasciate dalle Regioni.

delle Regioni e delle Province Autonome, cui spetta, Pur lamentando i limiti di tale ruolo, il documento

ormai da oltre vent’anni, la gran parte delle competen- trascura di evidenziare le carenze statali in materia, spe-

ze in materia di paesaggio. cie quelle relative alla potestà di indirizzo e di coordi-

Va altresì sottolineato come il documento prepa- namento – assegnatagli dai DPR di trasferimento e de-

ratorio sia stato elaborato nel chiuso degli uffici mini- lega delle funzioni alle Regioni -, la incapacità dimostrata

steriali senza alcun confronto preliminare con le Regio- di pervenire ad una legge quadro in materia di tutela dei

ni e poi diffuso per il dibattito con tutte le istituzioni e beni culturali e del paesaggio che pure costituiva uno

le forze sociali, culturali interessate. specifico impegno previsto dal DPR 616/77.

In questo modo si è voluto dare un indirizzo ed un Di contro vengono evidenziati, in modo tenden-

taglio al dibattito preliminare tale da condizionare, in se- zioso e fuorviante, i limiti che pure ha avuto, l’azione del-

guito, l’andamento della Conferenza. le Regioni, non sempre omogenea e tempestiva nell’a-

Come ha più volte sottolineato la Corte Costi- dozione degli strumenti di pianificazione e di tutela.

tuzionale, in materia di tutela del paesaggio, vale il La mancata concertazione tra Stato e Regioni in

principio della leale collaborazione tra Stato e Re- materia di tutela paesistica viene attribuita semplicisti-

gioni. camente al dato legislativo senza considerare l’atteg-

Collaborazione che, per essere leale, non può tradursi giamento assunto dagli organi ministeriali sia in sede

in subordinazione di uno dei due soggetti interessati. centrale che, soprattutto, periferica.

La stessa struttura organizzativa dei lavori pre- Così pure, l’assunto che il mancato controllo della

paratori vede una netta prevalenza del personale pianificazione paesistica da parte del Ministero abbia im-

statale con la totale esclusione di quello regionale pedito verifiche di tipo qualitativo (in cosa consistano

che pure – specie in materia di pianificazione paesi- poi, non è dato sapere), non considera che in gran par-

stica – è quello che ha maturato la più significativa te delle Regioni le Soprintendenze hanno potuto – quan-

esperienza. do lo hanno voluto – collaborare con le Regioni alla

stesura dei piani territoriali paesaggistici.

2. Il documento esordisce richiamando tutta una Questo tipo di argomentazione rivela l’assunto di

serie di problematiche, in modo non propriamente coor- fondo delle tesi ministeriali, volte a rimarcare le re-

dinato, forse poste a titolo esemplificativo di quello che sponsabilità delle Regioni non solo per la mancata ado-

è lo stato dell’arte nella materia. zione dei Piani paesistici ma anche e soprattutto sul-

Manca un inquadramento storico della proble- l’efficacia della pianificazione.

matica che, nel dibattito culturale italiano, è stato Va quindi sottolineato che se di responsabilità si de-

aperto con la Commissione Franceschini e le sue con- ve parlare, esse attengono sia allo Stato che alle Regio-

clusioni. ni, con un’aggravante a carico del Ministero dei BBCC

Non appare, inoltre, una riflessione sull’evoluzione che, dalla sua istituzione ha brillato per assenza in ordine

istituzionale delle competenze dall’istituzione del Mini- alla trattazione delle problematiche della tutela e piani-

stero per i BBCC al ruolo attribuito alle Regioni con i DPR ficazione paesistica.

del 1972 e 1977, sino alla legge 431.

200 Le uniche indicazioni che si traggono dagli atti sta- si è evoluta ed ha raggiunto livelli di complessità tali che

tali, riguardano la materia del condono edilizio, inoltre investono i principi fondamentali dell’ordinamento.

si è avuta un’unica circolare sulla legge Galasso, peral- Essa non riguarda solo e soltanto la dimensione cul-

tro di carattere introduttivo e che quindi ha avuto po- turale, che è pure essenziale, della società, ma investe

chissima utilità nell’applicazione dei disposti innovativi la vita quotidiana di tutti i cittadini, in termini di qua-

previsti dalla legge Galasso. lità della vita e della crescita personale e civile di ciascuno

La Conferenza Nazionale per il Paesaggio non può di essi.

quindi tradursi in un processo all’attività delle Regioni La centralità assunta dalla questione ambientale in-

che sono state lasciate sole nell’individuare le più op- veste ormai tutti i settori del vivere civile, tanto che

portune linee di tutela e pianificazione paesistica. può affermarsi che essa costituisca parte essenziale del

diritto di cittadinanza riconosciuto e tutelato dalla Co-

4. Che il quadro legislativo nazionale e regionale stituzione.

– in materia di territorio, paesaggio ed ambiente – ab- Ciò porta a ritenere che la Conferenza per il pae-

bia subito, in questi ultimi quindici anni una forte evo- saggio vada ad assumere una notevole valenza politica

luzione è un dato indiscutibile che richiede un forte in- ed istituzionale, per cui le tematiche da trattare devono

tervento di razionalizzazione, semplificazione e coordi- essere viste nella prospettiva di un miglioramento della

namento. qualità della vita del cittadino, miglioramento che non

Ciò che si deve sottolineare – nel documento mi- può che essere perseguito se non in una logica di par-

nisteriale – è l’assenza di ogni riferimento al dibattito in tecipazione e di coinvolgimento diretto dei singoli cit-

corso, specie per ciò che concerne il federalismo istitu- tadini interessati.

zionale. Bisogna pertanto rifuggire dalle tentazioni di stam-

Il principio di sussidiarietà non può essere solo ac- po illuministico che inducono a ritenere il cittadino co-

cennato, come fa il documento ministeriale, ma deve co- me un soggetto da tenere sotto controllo perché altri-

stituire il criterio discriminante per ogni qualsivoglia di- menti provoca danni.

segno di riassetto istituzionale in materia di tutela e Sotto questo profilo, l’enfatizzazione posta sui dan-

pianificazione del territorio. ni indotti dall’abusivismo porta da un lato a colpevoliz-

La soluzione per i problemi del coordinamento tra le zare il cittadino e, dall’altro, a rimuovere le responsabi-

varie forme e finalità di tutela non può essere certo trovata lità istituzionali – non solo in termini di mancati controlli

in un nuovo centralismo statalista ma solo in un assetto ma anche e soprattutto in termini di mancata pianifi-

che sia rispettoso dell’autonomia regionale e locale. cazione – che ricadono sugli organi pubblici.

Il riordino deve riguardare non solo gli assetti del- Tutti gli strumenti che possono e devono essere

le competenze istituzionali ma anche e soprattutto le individuati per migliorare o recuperare una qualità del

procedure che attengono i processi decisionali in mate- paesaggio, devono vedere la partecipazione attenta e re-

ria di valutazione ambientale, pianificazione e tutela. sponsabile dei cittadini, singoli o associati nelle orga-

L’esperienza delle Conferenze di servizi e l’insuffi- nizzazioni, non solo ambientaliste, che operano sul ter-

ciente avvio dell’esperienza dello sportello unico, sono ritorio.

lì a dimostrare che è necessario individuare sedi deci- La tutela del paesaggio non è qualcosa che inte-

sionali vicine ai problemi, in grado di procedere in mo- ressa o può interessare solo le istituzioni preposte, essa,

do rapido e coordinato sia per ciò che riguarda gli in- per essere realmente efficace, deve coinvolgere tutti i cit-

terventi pubblici e produttivi sia per ciò che riguarda la tadini in un processo di maturazione culturale, civile e

generalità dei cittadini. democratica che occorre sostenere non solo con gli

Soprattutto va evidenziato come – in una materia strumenti di controllo ma anche e soprattutto con quel-

come quella della tutela ambientale e paesaggistica – sia li di valorizzazione.

necessario superare il grado elevato di discrezionalità po-

sto in capo a soggetti decisionali monocratici per per- 6. La positività delle sperimentazioni richiamate

venire all’individuazione di parametri certi e prefissati che dal documento non può essere attribuita alla determi-

diano certezza del diritto al cittadino ed all’operatore nante presenza del Ministero in rapporto agli altri sog-

economico. getti coinvolti, anche perché altre esperienze di colla-

Parametri e certezza che possono darsi solo con borazione, pur tradotte in atti di pianificazione, si sono

un’efficace e coordinata pianificazione del territorio e rivelate non risolutive.

con procedure decisionali improntate ad una collegialità Vale al riguardo rammentare che tutte le fasi di

effettiva e non formale. elaborazione della pianificazione paesistica in Sardegna

hanno visto la partecipazione delle Soprintendenze mi-

5. La materia della tutela paesaggistica ed am- nisteriali. Ebbene ciò non ha impedito che, al mutare di

bientale – dai tempi della Commissione Franceschini – Soprintendenti, cambiasse l’atteggiamento del Mini-

201

stero arrivando all’annullamento di una parte dei Piani zazione dei diversi strumenti di pianificazione e tutela a

paesistici che i Soprintendenti a suo tempo avevano livello regionale e locale, superando l’attuale sovrappo-

approvato con il loro voto negli organi regionali a ciò sizione che si traduce in duplicazione e moltiplicazione

preposti. delle procedure di controllo, individuando quello che –

Ed è per questo che gli esempi proposti non pos- per ogni ambito territoriale – è l’ambito, il soggetto e le

sono considerarsi come esemplificativi di una positiva ri- procedure di governo e tutela del territorio.

sposta alle esigenze di coordinamento in materia di tu- Ad esempio, in un ambito di parco, dotato di pia-

tela paesistica ed ambientale. no e propri organi di gestione, non ha molto significa-

to mantenere la vigenza di altri strumenti di pianifica-

7. Tra gli obiettivi indicati dal documento prepa- zione per continuare ad esercitare le competenze di

ratorio, quello primario da perseguirsi da parte della controllo derivanti dalla disciplina paesistica, forestale,

Conferenza deve essere quello di individuare un coor- urbanistica, demaniale, di uso civico, ecc.

dinamento ed una semplificazione delle procedure che Il problema del coordinamento tra le varie forme di

presiedono al governo del territorio, riaffermando la gestione e tutela del territorio non può essere risolto so-

centralità della pianificazione territoriale, paesistica ed lo con il coordinamento dei vari strumenti di pianifica-

ambientale, superando l’attuale assetto di frammenta- zione, si richiede, anche e soprattutto, un coordina-

zione delle competenze riordinandole in un disegno fe- mento delle varie procedure di valutazione e di autoriz-

deralista ispirato al principio della sussidiarietà. zazione/concessione delle ipotesi di trasformazione del

Solo all’interno di tale prospettiva possono essere territorio.

inquadrati gli altri obiettivi posti dal documento. Si tratta quindi di individuare forme di coordina-

Al riguardo si ritiene non percorribile l’ipotesi di mento che superino le rigidità dell’attuale formula del-

pervenire a soluzioni onnicomprensive, valide per tutto la Conferenza di servizi per giungere ad operare una

il territorio nazionale. multidisciplinare valutazione degli interventi di trasfor-

L’Italia è costituita da un insieme di paesaggi, di va- mazione del territorio con un confronto aperto alle va-

lenze territoriali, ambientali, culturali ed artistiche, assai rie forze economiche, sociali e culturali interessate.

differenti e che richiedono un approccio mirato e non Il principio che deve essere giustamente affermato

omogeneo in termini di pianificazione e tutela. per un effettivo coordinamento ed una razionalizzazio-

Non esiste un paesaggio italiano, esistono i pae- ne delle procedure di pianificazione e tutela paesistica-

saggi italiani, a dimensione regionale o infraregionale. ambientale è quello del federalismo e della sussidia-

Ad essi va dedicata attenzione, al fine di individuare so- rietà.

luzioni calibrate in relazione ai contesti ed alle valenze In tale prospettiva va riaffermato il ruolo dei sog-

individuabili come meritevoli di tutela e valorizzazione. getti locali, pubblici e privati, nella gestione e nella tu-

La stessa bozza di Convenzione europea sul pae- tela del territorio, ruolo che può essere surrogato solo

saggio insiste sulla diversità dei paesaggi, rilevabile non in caso di insufficienza o di straordinarietà.

solo su scala europea ma anche su scala nazionale. Un tale coordinamento non può che essere effet-

Non a caso si sta sperimentando l’ipotesi di valo- tuato mediante una procedura aperta, non chiusa al so-

rizzazione dei paesaggi mediterranei nell’ambito del lo momento istituzionale ma che veda la partecipazio-

progetto Interreg della UE. ne di tutti i soggetti interessati, pubblici o privati.

Da qui deriva la centralità della pianificazione come La procedura deve garantire, insieme, certezza dei

presupposto necessario ed indispensabile della gestione tempi per rispondere alle esigenze di sviluppo del terri-

del territorio, della sua tutela e valorizzazione, nel ri- torio ed evitare le attuali lungaggini burocratiche che,

spetto delle peculiarità che caratterizzano i vari pae- spesso, impediscono la realizzazione delle iniziative.

saggi regionali e infraregionali. Un obiettivo di tal genere deve costituire il primo

Solo lo strumento della pianificazione può garan- impegno di una Conferenza che non può essere solo un

tire una tutela mirata e finalizzata alla valorizzazione dei momento di studio e di verifica ma avere anche carat-

singoli paesaggi e delle peculiarità paesistiche ed am- tere propositivo.

bientali riscontrabili sul territorio. Bisogna inoltre considerare il fatto che la valenza

Insistere sulla omogeneità di indirizzi o di criteri di paesaggistica ed ambientale di un dato territorio non è

tutela, validi per tutto il territorio nazionale, può dare limitata al solo ambito locale. Molti paesaggi, così come

l’impressione che si voglia solo supportare un disegno i beni culturali, hanno valenza nazionale ed anche in-

di riassetto centralistico dell’assetto delle competenze ternazionale. La loro tutela deve quindi coinvolgere an-

istituzionali senza che ciò garantisca un’efficace e vali- che i soggetti che si pongono a tali livelli, senza che ciò

da tutela del territorio. si traduca in nuove forme di centralismo tutorio, di livello

Il coordinamento tra le varie forme di tutela deve nazionale o, magari, sovranazionale.

quindi perseguirsi a partire da un raccordo e razionaliz- Ciò pone il problema di un coordinamento con le

202 do da pervenire ad una sua integrazione con specifici in-

politiche comunitarie e con i progetti di intervento che terventi di valorizzazione e sviluppo.

in tale sede vengono elaborati. A tal fine si ritiene opportuno che in sede di con-

ferenza vengano affrontati anche i problemi che atten-

8. L’obiettivo della tutela paesaggistica ed am- gono la valenza economica delle politiche di tutela e di

bientale non può che essere quello di perseguire uno svi- valorizzazione paesistica ed ambientale, in modo da co-

luppo sostenibile del territorio anche e soprattutto di niugare ambiente e sviluppo, così da favorire ed incen-

quelli che vivono oggi in condizioni di grave crisi eco- tivare la partecipazione popolare alle politiche di tutela.

nomico-sociale.

La sostenibilità dello sviluppo non può però tradursi

in un limite allo sviluppo, per cui l’eventuale valutazio- NOTE

ne negativa di interventi che venissero proposti dovrà es-

sere accompagnata dall’individuazione di alternative 1 Nota del Comitato di redazione: la Conferenza dei Presidenti

compatibili con il paesaggio-ambiente. delle Regioni e delle Province Autonome ha fatto parte della “Con-

sulta per il Paesaggio” a partire dalla riunione del 3 Maggio 1999, tra-

Una tale esigenza impone di ripensare l’attuale mite la rappresentanza della Regione Piemonte, capofila per il setto-

struttura della legislazione di tutela basata principal- re relativo al paesaggio della Conferenza dei Presidenti delle Regioni

mente su una disciplina meramente vincolistica in mo- e delle Provincie Autonome. 203

Regione Emilia Romagna

Giancarlo Poli

Assessorato Territorio, Programmazione e Ambiente

Appunti sul Documento preparatorio

della Prima Conferenza Nazionale per il Paesaggio

I principi contenuti in premessa risultano condivisi- contenuti dei Piani Paesistici. Risulta infatti anacronisti-

bili nelle loro linee generali, tuttavia identificare nel so- ca ed inspiegabile l’attuale tendenza a sovrapporre ta-

lo processo urbanistico l’elemento di trasformazione le vincolo ad aree già tutelate dai Piani Paesistici o da-

del paesaggio risulta alquanto semplicistico, alla luce del- gli Strumenti urbanistici (se non attribuendo a questa at-

la molteplicità di strumenti programmatici e finanziari, tività la volontà di riappropriarsi di una competenza da

legati sia a politiche comunitarie che nazionali. Questi parte dello Stato) in quanto teso a salvaguardare i soli

strumenti, ad azione diffusa e di notevole spessore per punti di eccellenza del territorio, secondo un’imposta-

gli effetti di trasformazione territoriale da essi prodotta, zione “monumentalista”, paragonabile a quella che ha

sono riferibili in particolare al settore agricolo, turistico, guidato l’elaborazione del Piano della Campania. Non si

infrastrutturale, di risanamento ambientale e di difesa ritiene esistano infatti paesaggi che meritano di essere

del suolo. tutelati ed altri che possono essere “consumati”.

La Prima Conferenza Nazionale per il Paesaggio I Piani Territoriali Paesistici non dovrebbero essere,

rappresenta un’occasione irripetibile per rilanciare, o ne avrebbero dovuto essere, “il nuovo strumento vin-

meglio per varare, una concreta politica del paesaggio colistico” ma l’univoco e sintetico quadro di riferimen-

che non si appiattisca esclusivamente su di un regime to per valutare la sostenibilità delle trasformazioni ter-

vincolistico passivo gestito in modo opinabile (in quan- ritoriali di qualsivoglia natura (non solo urbanistica!) ta-

to basato sulla soggettività di chi esercita il controllo e li comunque da non alterare i tratti tipici del paesaggio;

sulla contingenza) ma che risulti al passo coi tempi, sia così come il Piano di Bacino costituisce l’univoco riferi-

dal punto di vista concettuale che da quello dei mecca- mento per valutare i rischi naturali e le politiche di mi-

nismi di gestione. Una politica finalmente allineata con tigazione degli stessi. Entrambi questi strumenti do-

altre leggi di settore (es. i Parchi) dotata di adeguati vrebbero e potrebbero essere integrati e assimilati, se-

strumenti finanziari tali da permettere una efficace evo- condo un reale principio di sussidiarietà, nei diversi livelli

luzione dei piani vigenti (estendendoli all’intero territo- di programmazione e pianificazione territoriale. Solo in

rio regionale), nonché una reale valorizzazione e recu- questo modo sarebbe possibile infatti ottenere un’as-

pero dei paesaggi più degradati (anche per effetto del- sonanza ed una integrazione di obiettivi che portereb-

l’abusivismo edilizio) o destrutturati (da parte delle reti be ad una maggior chiarezza ed efficacia degli stru-

infrastrutturali, di politiche agricole incentivanti la mo- menti stessi (in Emilia-Romagna questo processo è già

nocoltura o da fenomeni di sprawl urbano). in corso e sembra funzionare).

È necessario abbandonare la tutela per categorie Occorre promuovere una vasta campagna di alfa-

collegata alla L. 431 riconducendo alla dovuta transito- betizzazione sul paesaggio nell’ambito delle attuali e fu-

rietà un dispositivo concepito in attesa dell’elaborazio- ture attività di educazione ambientale (da cui questo te-

ne dei Piani Paesistici regionali. Tali categorie, inoltre, ma risulta nei fatti inspiegabilmente escluso), in quan-

non risultano identificative dei paesaggi caratterizzanti to la reale salvaguardia dello stesso passa necessaria-

la realtà italiana, ma rappresentano mere “geometrie” mente attraverso la creazione di una consapevolezza po-

non riconducibili ad alcuna struttura organica od orga- polare. Un qualsiasi oggetto od un paesaggio diventa un

nizzata del territorio, sia in campo geografico, che geo- “bene culturale” solo nel momento in cui la conoscen-

morfologico o storico-culturale. za viene condivisa e l’oggetto o il paesaggio può esse-

Occorre trovare un diverso ruolo per il vincolo ex le- re fruito, altrimenti l’oggetto stesso viene inteso come

ge 1497 in quanto superato dall’elaborazione e dai reperto parte di un catalogo.

204 Per quanto concerne la semplificazione delle pro- ne degli obiettivi della pianificazione paesistica regionale,

cedure questa può ottenersi attraverso l’eliminazione su basi paritetiche, oggettive e sussidiarie.

delle autorizzazioni ex art. 7 della L. 1497 che, come è Nonostante il notevole sviluppo concettuale che si

ampiamente dimostrato dalla prassi, non hanno pro- riscontra nel documento preparatorio emerge ancora

dotto nessun risultato apprezzabile, se non in termini qua e là un atteggiamento “tematico” nei confronti

pubblicistici, determinandosi a valle di tutto il processo del paesaggio, quasi si potessero enucleare dall’insieme

decisionale. categorie come: paesaggi archeologici, paesaggi urba-

Avviare una nuova stagione di collaborazione tra or- ni, rurali, ecc. Deve essere chiaro che nella realtà italia-

gani periferici dello Stato e Regioni al fine di operare si- na essi rappresentano una astrazione, un mezzo facili-

nergicamente e non in contrapposizione (come troppo tato di lavoro e di elaborazione, e non già paesaggi

spesso ancora oggi si verifica) a partire dalla condivisio- compiutamente intesi. 205

Sylvia Righini Ponticelli

Soprintendente Reggente per i Beni Ambientali e Architettonici per le Province di Brescia, Cremona e Mantova

Ministero per i Beni e le Attività Culturali

“Vorremmo salvare il paesaggio, chi ci aiuta?”

tuali e suggerimenti che meritano la massima conside-

Come contributo ai lavori preliminari alla Prima razione. Per motivi di spazio, non potendo offrire la tra-

Conferenza Nazionale per il Paesaggio ritengo utile for- scrizione integrale dei singoli interventi si cercherà di

nire una sintesi del serrato dibattito tenutosi nella Tavola riassumerne i contenuti raggruppandone le tematiche.

Rotonda organizzata il 17 aprile 1999, in occasione del-

la Prima Settimana della Cultura, presso la Soprinten- Il territorio della Lombardia orientale e l’impegno

denza per i Beni Ambientali e Architettonici di Brescia, della Soprintendenza (arch. G.B. Sannazzaro, Ispettore

Cremona e Mantova, dal titolo “Vorremmo salvare il della Soprintendenza):

paesaggio, chi ci aiuta?”. Nel 1997 sono state espletate dall’Ufficio 4723

Un titolo volutamente provocatorio, scelto per l’in- istruttorie (6169 nel 1998 e 6336 nel 1999) e decreta-

contro che ha visto riuniti, nel salone della Soprinten- ti 101 annullamenti (137 nel 1998). La maggior parte

denza, amministratori pubblici, rappresentanti del Mi- degli annullamenti è certamente a tutela della Val Ca-

nistero, dell’Avvocatura di Stato di Brescia, del Tribuna- monica e del Lago di Garda dove la notevole attività edi-

le Amministrativo di Brescia, nella persona del Presi- lizia a destinazione turistica è fra le cause più rilevanti di

dente, della Regione, delle Province e dei Comuni, per- possibile conflitto con la tutela dei rispettivi ambiti e ca-

sonalità politiche e professionisti. ratteri tipologici paesaggistici, che mutano, nella Val

La Soprintendente ha introdotto il dibattito accen- Camonica, nel risalire o nel discendere il corso alpino o

nando al malessere che prova, insieme agli architetti prealpino dell’Oglio e che creano nel Garda un contra-

del suo ufficio, dinanzi all’impossibilità di espletare una sto di particolare effetto nella cornice paesistica defini-

fattiva azione di tutela, intesa come prevenzione, con- ta dal lago e dalla montagna. Se nella Val Camonica di

servazione e valorizzazione, avendo le Soprintendenze particolare impegno è stato l’accordo per un percorso al-

solo il potere di annullare le autorizzazioni sindacali per

ravvisata illegittimità alla fine dell’iter burocratico di una ternativo dell’elettrodotto Gorlago/Capo di Ponte, nel

Garda di grande delicatezza appare il mantenimento di

pratica: questo a fronte di un territorio dalle variegate boschi, uliveti, di strutture caratteristiche quali le limo-

e peculiari caratteristiche paesaggistiche tutelato ai sen-

si delle leggi 1497/39 e 431/85 con vincoli che copro- naie o di un intero villaggio operaio testimonianza di ar-

cheologia industriale come Campione del Garda. Pro-

no il 50,35% dell’intera superficie. blemi non mancano anche nella tutela del territorio del

Il nostro ruolo di censori formali è impopolare oltre Sebino e nella Franciacorta.

che defatigante, e la nostra azione, che, per chi ignora Nel territorio della Bassa Bresciana, caratterizzata

la prassi, può essere giudicata tardiva, il più delle volte è dall’unitarietà di aspetti percettivi legati alla secolare

vanificata dalle sentenze della giustizia amministrativa. conduzione agricola, così come nel Cremonese e nel

Certo non voleva essere il nostro stato d’animo il te- Cremasco, particolarmente problematica è la valuta-

ma dell’incontro, ma piuttosto la pubblica dichiarazio- zione di nuove strade comprendenti anche ampi svin-

ne della nostra ferma determinazione ad espletare la tu- coli, e spesso le conseguenti contaminazioni industria-

tela del paesaggio, anche se nella forma contratta pre- li. Nel Cremasco è opportuno rammentare il caso del

vista dalla normativa vigente, intendimento questo im- ponte strallato di Montodine, cui la Soprintendenza si

plicito nel titolo, e nel contempo l’impellente necessità è opposta in sede di Conferenza Servizi, ma che sem-

di individuare i nostri alleati in una battaglia ormai da bra essere stato assentito dall’Amministrazione Cen-

tempo in corso e dall’esito quanto mai incerto. trale.

I convenuti hanno risposto con osservazioni pun-

206 Gli strumenti di tutela (arch. Vallara Dirigente Re- Paesistico nessuna indicazione per una revisione in que-

gione Lombardia, arch. A. Ferruzzi, Consulente Regio- sto senso dei piani vigenti.

ne Lombardia). Molto acutamente l’arch. Boschi osserva come l’o-

L’evento cui viene data la maggiore importanza è l’a- biettivo della tutela del paesaggio sia preservare l’am-

dozione da parte della Regione del Piano Paesistico (non biente senza o con una minima parte di interventi del-

ancora approvato), un documento che, secondo i relato- l’uomo, quello dell’urbanistica è, al contrario l’organiz-

ri, si distingue per la sua modernità in quanto non è as- zazione dell’intervento dell’uomo: finalità assolutamente

solutamente un piano di azzonamento ma attribuisce contrapposte e inconciliabili.

grande importanza alla conoscenza del territorio, quale L’arch. Tramutola ritiene che questa conflittualità,

premessa essenziale per un’adeguata tutela. Esso è dotato questo parlare dell’urbanistica e del paesaggio come di

di un apparato documentale di notevole spessore, che do- due categorie sia un concetto in fase di superamento in

vrebbe consentire ed agevolare la successiva pianificazione quanto la tutela del paesaggio è sovraordinato, come di-

territoriale demandata alle Province. Inoltre si ispira alla ce la Costituzione, rispetto agli altri strumenti di gover-

Convenzione europea del paesaggio, la quale, secondo no del territorio.

l’arch. Boschi, rappresentante del Ministero presso il Con- Allo stato attuale della normativa lo strumento ur-

siglio d’Europa, è un documento regressivo rispetto ai li- banistico prevale rispetto ai dispositivi riguardanti la tu-

velli ai quali siamo arrivati in Italia (non avendo tutti i tela del paesaggio. La verifica ambientale è effettuata da

paesi, infatti, un’abitudine a ragionare in termini di tute- parte degli organi competenti che, oggi in Lombardia,

la, di filosofia della conservazione). Qualità prevalente, se- si identificano con i Comuni; gli stessi enti territoriali che

condo l’arch. Ferruzzi è tuttavia il ritorno alla discrezio- a suo tempo si erano dotati di quei piani regolatori,

nalità del giudizio, straordinaria novità che ha come tra- spesso tuttora in vigore, che hanno contribuito siste-

guardo il raggiungimento della qualità, finalità ricercata maticamente alla distruzione del paesaggio. Poche so-

non solo dagli Ordini professionali ma anche dalla Facoltà no quelle amministrazioni che percorrono la strada im-

di Architettura. Bisogna accettare che la tutela cambi con popolare di una verifica degli strumenti urbanistici pro-

la cultura, che i giudizi siano attualizzati quindi non è più ponendone varianti riduttive. Né la presenza di due

auspicabile continuare a sperare nei piani regolatori, ma esperti ambientali, con funzione consultiva, presso le

tendere ad ottenere non solo quantità ma anche qualità, commissioni edilizie, assicura una fattiva tutela del pae-

e valorizzare ciò che il Piano Paesistico ha, cioè il recupe- saggio non avendo nessuna chiara norma da contrap-

ro della capacità di giudizio senza meccanismi di auto- porre alle indicazioni dei piani regolatori. Il Piano Paesi-

maticità. stico della Lombardia infatti, solo adottato ma non an-

cora approvato, è uno strumento di indirizzo e di coor-

Pianificazione urbanistica e pianificazione ambien- dinamento che rinvia a provincie e comuni la futura

tale, (arch. Bettinelli, Consigliere di Italia Nostra, arch. normativa di attuazione.

Cupaiolo, Dirigente del Servizio Territoriale e Provincia- Se si dispone solo di piani urbanistici che sono stru-

le di Brescia, arch. R. Boschi, Ispettore Centrale del Mi- menti di gestione e non di tutela del territorio, quale sarà

nistero per i Beni e le Attività Culturali, arch. Tramuto- la sorte del paesaggio?

la, dell’Ufficio Centrale per i Beni Ambientali e Paesag- Bisogna forse ricominciare dalle coscienze, sugge-

gistici). risce l’Assessore provinciale dott. Tino Pino, prima che

Ma come possono coniugarsi le concrete previsio- il bene che vogliamo salvare sia del tutto scomparso.

ni dettate dai piani regolatori con l’attuale normativa di L’arch. Boschi dà la misura dell’importanza di questo be-

tutela del paesaggio? Come comporre il dualismo tra ne definendolo l’archivio storico dell’uomo, poiché in es-

pianificazione urbanistica e pianificazione ambientale? so vi sono tutti i segni della storia dell’uomo. Una realtà

Italia Nostra auspica una soluzione legislativa che faccia da preservare non con metro scientifico perché la tute-

prevalere le ragioni dell’ambiente sulla rapina del terri- la del paesaggio è “una costruzione mentale” frutto del

torio, innanzitutto con quella legge sul regime dei suo- coinvolgimento della pittura della poesia, della lettera-

li che sarebbe una delle scelte di fondo risolutive che nel tura, della musica, una dimensione lontanissima da chi

nostro Paese non si sono ancora volute fare. Preconiz- invece il paesaggio lo vuole utilizzare. Tino Bino fa rile-

za inoltre la valutazione di impatto ambientale non al- vare come nel cittadino lombardo la cultura del fare e

la fine di un procedimento come verifica, ma durante l’i- del lavoro sia insita nel proprio carattere, tanto da rite-

ter in modo che si arrivi ad una certificazione parallela nere che ciò lo assolva da qualsiasi cosa faccia o co-

ed ancora che la valutazione sia estesa ai piani urbani- struisca. Bisogna convincersi che lo sviluppo non è più

stici. La stessa Regione, che pure attribuisce una gran- nella quantità ma nella qualità.

dissima importanza nella tutela del paesaggio agli stru- Avere il coraggio dei vincoli, ridare loro dignità ed

menti urbanistici, essendo gli strumenti che dialogano efficacia questa sembra la strada da percorrere risol-

maggiormente con il progetto, non fornisce nel Piano vendo nel contempo il problema della “riduzione di

207

rendita”, come propone l’arch. Cupaiolo, limitando l’u- serebbe attraverso lo ‘sportello unico’ già in funzione in

so del territorio con strumenti come la perequazione ur- diverse città.

banistica o territoriale che consente di spostare gli effetti Nel clima di incertezza sulle reali sorti del nostro

economici degli interventi non avvenuti e garantire l’in- paesaggio forte e determinante è il ruolo culturale e di

teresse privato ma soprattutto quello pubblico della sal- guida riconosciuto alla Soprintendenza che gli interve-

vaguardia del paesaggio. nuti vorrebbero più forte. Il Presidente del TAR Dott. A.

Nel panorama attuale della tutela, l’architetto di- Ingrassia di Brescia ha avuto parole di elogio per lo

venta una delle risorse in campo per la tutela del terri- sforzo prodigato dal nostro ufficio, rilevando tuttavia

torio, sia esso progettista, urbanista o esperto ambien- come la struttura della Soprintendenza sia insufficien-

tale. L’arch. Maffeis, rappresentante dell’Ordine degli Ar- te quanto all’organico ma soprattutto al supporto giu-

chitetti di Brescia rileva come l’architetto debba opera- ridico inesistente all’interno dell’ufficio, ma che, a suo

re nel paesaggio ed il suo operato comporta modifiche parere, sarebbe indispensabile, fintanto che le motiva-

al territorio più o meno innocue, che a volte possono an- zioni per l’annullamento dei decreti sindacali dovranno

che valorizzarlo. essere costruite sulla legittimità del procedimento. Il di-

L’arch. M. Fasser della Soprintendenza, vede il pro- scorso potrebbe cambiare, dice il Dott. Ingrassia, qua-

fessionista imbrigliato da norme e cavilli legislativi che lo lora fosse recuperato allo Stato il potere di una valuta-

privano di quell’inventiva architettonica che dovrebbe es- zione di merito. L’avvocato dello Stato R. Montagnoli,

sere propria del suo operare. A questo si aggiunga il rit- che segue costantemente il nostro operato, rileva co-

mo frenetico con il quale vengono rilasciate le conces- me la giurisprudenza amministrativa abbia spesso da-

sioni edilizie che non lascia spazio ai dovuti approfon- to indicazioni in materia di vincolo, di autorizzazione

dimenti e contribuisce all’impoverimento progettuale. paesaggistica, di annullamenti, ma come raramente si

L’arch. Terzi, Assessore del Comune di Cremona non na- possano trovare sentenze che approfondiscano la na-

sconde la propria preoccupazione per l’interpretazione tura di questa strana situazione per cui la Regione, può

allargata che potrebbe essere data al concetto di impresa autorizzare i lavori e poi il Ministero può annullare l’au-

con la conseguenza che circa il 50% delle richieste pas- torizzazione regionale.

208

Bernardo Rossi Doria

Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, Facoltà di Architettura

Lo stato in cui si presenta ovunque il territorio na- con procedimenti di contaminazione di responsabi-

zionale con tutte le sue ricche risorse, in termini di cat- lità istituzionali e deregolamentazione, a favore dei

tivo aspetto, cattiva qualità, degrado ambientale, è ta- quali esiste peraltro un orientamento diffuso quan-

le che la proposta di affrontare il tema della tutela del to discutibile.

paesaggio trova largo consenso, genera grandi atte- Dall’altra parte anche il Parlamento è attivo. La

se e spinte a partecipare ad una discussione che da an- commissione dei Lavori Pubblici della Camera dei De-

ni stagnava, nonostante che i suoi termini fossero già putati lavora su una nuova legge urbanistica che do-

da anni posti con chiarezza. vrebbe scaturire, a quanto sembra, da ben 17 diversi

Gli interessi rappresentati sono diversi e con- disegni di legge di cui nessuno è proposto dal Gover-

trapposti. Da una parte sono quelli di chi, sull’onda di no. Un nota della Presidenza della Commissione enun-

una tendenza parlamentare e governativa evidente, cia diligentemente e senza però indicare priorità e

spinge per una ulteriore deregolamentazione dell’uso opzioni, tutte le possibili questioni da affrontare, tra

del territorio, asserendo che le regole della tutela – i cui naturalmente è citata quella della tutela del pae-

vincoli – costituiscono un ostacolo alla libera trasfor- saggio. Anche da quel versante non si percepiscono

mabilità di ogni parte territorio. Dall’altra da chi ri- espliciti segnali di indirizzo che possano orientare l’os-

scontra nella debolezza istituzionale, se non nella pas- servatore sulle intenzioni dei legislatori. Se mai ce ne

sività dello Stato nell’attuare correttamente e com- sono, sono relativi a insofferenza per i vincoli, non so-

piutamente la politica di tutela che le leggi, anche ag- lo quelli paesaggistici, ma anche tutti gli altri di natura

giornate dallo stesso Parlamento e dai Governi, pre- ambientale.

scrivono e consentono.

Un’attività di promozione della revisione della le- * * *

gislazione vigente è in atto, da parte di giuristi e le-

gislatori, con l’obiettivo di rendere i vincoli “flessibi- Conviene dunque esporre un punto di vista defi-

li” ed aggirabili, e forse anche di trasferirne la ge- nito cominciando con il ripercorrere la storia relativa-

stione, col pretesto dello snellimento delle procedure, mente recente della questione della tutela del pae-

agli Enti locali. Ci si domanda se l’intera conferenza sia saggio.

concorde con questo orientamento, e se i sottocomi- La tutela del paesaggio è disciplinata in Italia fin

tati che si interessano delle questioni di merito, non dall’inizio del secolo con specifiche leggi. Tuttavia è

abbiano nulla da dire sull’opportunità di imboccare la con l’art. 9 della Costituzione che si sancisce l’inte-

strada della deregolamentazione. resse della collettività nazionale a che si tuteli il pae-

Comunque, la discussione in atto chiarisce che saggio.

la questione del paesaggio interferisce con quella Il testo dell’art. 9 della Costituzione segue di po-

dell’assetto del territorio, e che quest’ultima nella co tempo ed in un contesto politico istituzionale rin-

sua attuale logica istituzionale, non incorporando novato, la conclusione di una discussione parlamen-

in se stessa la questione della tutela delle risorse tare di grande interesse (leggasi la relazione di ac-

storiche e naturali del territorio, non può proporsi co- compagnamento del Ministro Bottai) conclusasi nel

me “prevalente” rispetto alla politica di tutela e con- 1939 con il varo della L. 1497/39 che regolamenta la

servazione. Né potrebbe eventualmente incorporare tutela del paesaggio e delle “Bellezze d’insieme”.

in sé la questione della tutela, dandogli soluzione 209

È nello stesso contesto politico e culturale che nel urbanistici, laddove indicava che le Regioni “posso-

1942 viene approvata la legge urbanistica n. 1150, i no” redigere piani territoriali con contenuti paesisti-

cui fondamenti sono tuttora alla base della legisla- ci. Di fatto pochissime leggi regionali hanno trattato

zione vigente, e che in particolare innovava rispetto al l’argomento, non riuscendo comunque a cogliere le

passato laddove estendeva il sistema di pianificazione potenzialità di integrazione tra istanze di interesse na-

all’intero territorio, non limitandolo come in prece- zionale e locale e facendo confusione tra vincoli ur-

denza al solo territorio urbano. Questa estensione si banistici e vincoli di tutela e relative responsabilità di

riferiva non soltanto al territorio agricolo di ciascun co- gestione. Di qui nasce l’equivoco non accettabile se-

mune, ma si manifestava in sede di pianificazione ter- condo cui esisterebbero territori di interesse paesag-

ritoriale dove si rappresentavano interessi che travali- gistico (pochi e ristretti) e territori non paesaggistici

cavano quelli delle collettività locali e dei confini en- ove operare senza i necessari scrupoli.

tro cui sono insediate. Ci furono d’altra parte forti resistenze da parte

Il fatto che fossero formulate due diverse leggi delle Regioni ad accettare gli indirizzi proposti dalla

per la tutela del paesaggio, definito bellezze d’insie- legge 431/85. Fin dalla sua approvazione le Regioni

me, e per l’assetto del territorio, era essenzialmente apparentemente più evolute dimostrarono la loro in-

determinato dalla circostanza che i legislatori di allo- capacità ad assumersi responsabilità delegate dallo

ra avevano ben chiara l’idea che gli interessi della col- Stato. Ad esempio la Regione Umbria sul cui territo-

lettività nazionale, tra i quali quello della tutela del pa- rio insiste notoriamente un vasto patrimonio di inte-

trimonio culturale e del paesaggio, si rappresentava- resse nazionale e per il quale lo Stato giustamente ha

no nello Stato, mentre gli interessi delle collettività lo- sempre speso risorse aggiuntive, fece un ricorso alla

cali si rappresentavano presso gli Enti locali. Ciò che Corte Costituzionale, opportunamente respinto, in

non escludeva che vi fossero appropriate procedure nome di una idea dell’autonomia resa irresponsabile

per confrontare questi interessi e, ovviamente com- rispetto agli interessi generali.

porli.

L’applicazione della legge 1497/39 fu di difficile * * *

attuazione anche a causa di un regolamento del 1940

che non corrispondeva allo spirito innovativo della

legge, ma faceva piuttosto riferimento ad una prassi Se la problematica che emerge dall’esame del-

di pianificazione dell’ampliamento degli abitati così le esperienze in materia è quella esposta, le que-

come regolata prima del 1942. stioni da affrontare non sono quelle di favorire a li-

Che il tema della composizione degli interessi vello nazionale istanze di riduzione dei vincoli o di

rappresentati nei procedimenti attuativi delle due leg- trasferimento delle responsabilità di gestione a li-

gi non fosse risolto è risultato evidente fin dal dopo- velli regionali e locali, quando l’esperienza concreta

guerra. In sede di attuazione della riforma regionale mostra che per natura istituzionale e costitutiva le

si cercò di affrontare il problema che sembrava ag- Regioni e gli Enti locali non possono rappresentare

gravarsi con il trasferimento delle competenze pri- la prevalenza degli interessi a tutelare il patrimonio

marie dell’urbanistica. Fu proprio per favorire l’inte- culturale della nazione.

grazione delle istanze di tutela del paesaggio con Pare naturale invece che si riaffermi il principio

quelle della pianificazione territoriale che le compe- dell’integrità dell’intero territorio nazionale, e d’altra

tenze della Pianificazione Paesistica furono delegate parte la necessità che si provveda al governo delle sue

alle Regioni (e non trasferite per riaffermare il princi- risorse con lo strumento della pianificazione. Sul pri-

pio costituzionale dell’art. 9). mo punto, l’integrità del territorio, non dovrebbero es-

L’integrazione tra le diverse istanze non ha tro- serci dissensi se è vero che la preoccupazione per lo

vato attuazione a causa della incapacità costitutiva stato del paesaggio nazionale è diffusa ovunque. Sul

delle neoistituite Regioni a farsi carico di responsabi- secondo punto qualcuno vorrà forse discutere, ma

lità delegate. pare che sia difficile pensare che i piani urbanistici

Nel 1985 i legislatori ritennero di fare un ulterio- debbano perdere quei contenuti strategici e perma-

re passo avanti varando la legge 431, definendo “ope nenti che sono caratteristici di scelte dimensionate in

legis” i territori soggetti a vincoli paesaggistici entro uno spazio temporale durevole e intergenerazionale,

cui eventualmente predisporre piani paesistici. Pur riguardanti la sostenibilità, rinnovabilità, durevolezza

non interessando l’intero territorio la legge indicava delle risorse.

quelle parti (coste, laghi, monti, boschi, ecc.) che in Come non pensare che il patrimonio storico e

ogni caso sono di interesse generale. naturale ovvero il paesaggio non costituisca un con-

La legge 431/85 affrontava anche il tema della tenuto di questi piani locali anche se indotto dallo Sta-

integrazione dei contenuti paesaggistici con quelli to? Ma anche, come non pensare che il paesaggio che

210

si vuole tutelare sia quello visto e riconosciuto con gli tegorie di beni che, tutti e con la medesima intensità,

occhi della collettività nazionale, prima ancora che una volta che ne siano stati riconosciuti i caratteri,

con gli occhi spesso appannati dalle necessità o vel- debbono essere tutelati. Cosa che è già posta e risol-

leità locali, e spesso particolari? ta in questi termini fin da quando è stata approvata

È in voga ora l’orientamento a dividere i Piani la Costituzione.

urbanistici in una parte cosiddetta strutturale conte- La vera questione su cui occorre invece discu-

nente le prescrizioni di lunga durata ed una operati- tere è sulla effettiva volontà politica del Governo di

va che in realtà si configura come un programma di far funzionare correttamente lo Stato in materia di

gestione a breve scadenza. Perché no, purché il pia- tutela del paesaggio e del territorio. La verità è che

no strutturale incorpori ciò che è riconosciuto come ri- non siamo ancora usciti da un lungo periodo di di-

sorsa da conservare e valorizzare, in nome della col- simpegno che ha visto attuarsi un processo di ridi-

lettività nazionale. mensionamento ed impoverimento, in termini di ri-

In questo occorre forse un supplemento di di- sorse finanziarie strumentali ed umane, del ruolo

scussione. Nel formulare argomentazioni, come quel- dell’amministrazione del Ministero per i Beni e le At-

le appena esposte, si afferma che ciò collima con l’af- tività Culturali,, centrale e periferica, a seguito del

fermazione del principio di sussidiarietà, adottato nei quale si manifesta una debolezza strutturale, inca-

trattati europei, secondo cui ai livelli istituzionali più pace di fornire i servizi che sarebbero richiesti. La

alti compete esclusivamente ciò che non può farsi scelta del trasferimento di competenze, sarebbe

correttamente ai livelli inferiori. chiaramente una manifestazione di disimpegno ul-

Esiste però una malintesa interpretazione di que- teriore su di un problema che è, e non può che es-

sto principio, di cui si trova riscontro anche in tutta la sere nazionale.

materia contenuta nei cosiddetti decreti Bassanini, e È vero che la mondializzazione dell’economia

nella letteratura contingente sul federalismo. Si ritie- prescinde dall’attenzione per il territorio, e ne ap-

ne che sussidiarietà significhi esclusivamente trasferi- panna i caratteri e l’identità. Cosichè, da visioni cen-

mento di compiti dello Stato, anche quelli come la tralistiche corrispondenti sembra proporsi la esigen-

competenza in materia di tutela dei beni culturali e za di poter prescindere dalla considerazione dei valori

paesaggistici, alle Regioni e agli Enti locali, anche se della fisicità del territorio, con cui si manifesta la for-

questi oggettivamente non possono avere i requisiti ma e la bellezza del paesaggio. Se questo fosse l’in-

costitutivi per gestire i problemi che sono di compe- dirizzo governativo prevalente, la scelta di indire la

tenza dei livelli superiori. Ma si finge di non distin- Conferenza sembrerebbe oggettivamente in con-

guere tra compiti dell’uno e compiti dell’altro, in una traddizione.

furiosa opera di decentramento spesso non pertinen- Rinforzare e riqualificare, con nuove risorse uma-

te in nome di uno slogan che a ben vedere risulta de- ne e strumentali, l’organizzazione dello Stato. Perfe-

magogico: avvicinare le decisioni ai cittadini. Dimen- zionare la legislazione esistente per renderla più effi-

ticando che individualmente i cittadini non possono cace ed operante per tutto il patrimonio paesaggisti-

decidere e che per questo ed altri compiti si sono da- co. Non possono essere che questi gli obiettivi del

ti delle specifiche istituzioni. Governo che peraltro per bocca del Ministro ha di-

Per fare un esempio si pensi alla rete nazionale chiarato di volersi uniformare ad un documento ap-

dei trasporti che attraversa decine di comuni, pro- provato dalla Conferenza europea dei poteri locali, al-

vince e regioni, e che proprio in conformità al princi- la cui elaborazione ha contribuito. Ed in tal senso

pio di sussidiarietà non può che essere di pertinenza sembra opportuno partire da un aggiornamento co-

dello Stato che infatti ha la competenza per la defi- noscitivo sullo stato del territorio per definire meglio

nizione delle “linee fondamentali” dell’assetto del gli strumenti di intervento che debbono essere messi

territorio. a punto oppure perfezionati.

Analogamente non pare possibile sostenere che L’aggiornamento non potrà prescindere dalla con-

nella gestione della tutela della costa (8000 km), il statazione:

paesaggio agrario (migliaia di ettari), il sistema degli a) che il territorio nazionale è saturo in quanto a

insediamenti storici ed archeologici grandi e piccoli spazio destinato alla urbanizzazione;

(migliaia), dei grandi fiumi e di monti, si adottino op- b) che la parte urbanizzata contiene in sé vasti spa-

zioni di intensità differenziate di tutela nei diversi co- zi che possono essere destinati a soddisfare bi-

muni che comprendono parti di queste risorse. Ecco sogni di ammodernamento e sviluppo in una ot-

dunque dove la corretta applicazione del principio di tica di riqualificazione e recupero del diffuso de-

sussidiarietà trova ragione di essere applicato con l’in- grado esistente;

dicazione della competenza dello Stato, con il Mini- c) la parte non urbanizzata comprende i tratti si-

stero per i Beni e le Attività Culturali, a stabilire le ca- gnificativi della ‘naturalità’ e del paesaggio agri-

211

te la necessità di incentivare e premiare il buon pro-

colo e insediativo del territorio nazionale e ne getto di architettura, proposito questo, assolutamen-

costituiscono l’identità da conservare e valoriz- te condivisibile.

zare, ed è ugualmente soggetta ad azioni di de- C’è però il dubbio che si possa eludere il problema

grado da abbandono e da sfruttamento non per- della cattiva qualità dell’ambiente territoriale e paesag-

tinente come ad esempio nel caso del cosiddet- gistico pensando che possa essere risolto da un molti-

to “materiale lapideo” ovvero le Cave. plicarsi di singoli e buoni progetti architettonici. E c’è an-

Non solo dunque esiste il problema di “conser- che il dubbio conseguente che il progetto urbanistico e

vare” ciò che risulta non investito da un cinquanten- la pianificazione, possano essere per questo considera-

nale ed estensivo processo di urbanizzazione ancora ti superflui. Tanto che nelle discussioni preparatorie del-

non arrestato. Esiste il problema di trovare indirizzi di la Conferenza per il paesaggio, anche se nessun argo-

riqualificazione all’interno degli spazi urbanizzati. Il di- mento sembra trascurato, il perno della questione risulta

sagio che muove attorno alla Conferenza è quello relativo al fatto che secondo alcuni dei fautori e pro-

determinato dalla constatazione del fallimento della motori del buon progetto architettonico, sono i vincoli

politica del territorio del dopoguerra in termini di qua- che impediscono e tarpano la creazione architettonica.

lità insediativa offerta. Il brutto paesaggio contem- Non si smetterà di ricordare, per contestare que-

poraneo (se può essere tale un paesaggio) si è so- sta tesi, che l’invenzione della macchina, atto crea-

vraimposto ad un bel paesaggio che c’era prima. Una tivo bello, fondamentale e “moderno” degli inge-

innovativa opera di ripristino e re-invenzione della gneri, non avrebbe mai potuto avvenire se gli inge-

qualità urbana è ancora possibile ed occorre pro- gneri progettisti non si fossero scrupolosamente po-

muoverla. sti in condizione di rispetto rigoroso dei vincoli del-

Conservare laddove ci sono risorse integre, ri- la natura. E che anzi proprio la profonda compren-

pristinare e ricreare laddove ci sono risorse mano- sione dei vincoli (cosa cui spesso i progettisti di ar-

messe. Questi dunque degli obiettivi da promuovere chitettura si dichiarano ostili) è all’origine di quegli

ben puntualizzando che contrariamente a quanto af- atti creativi.

fermano coloro che sono pregiudizialmente ostili al- Per analogia si deve ritenere che lo sforzo di co-

la conservazione questa è compito innovativo e pro- noscenza della natura del territorio, del suo significa-

gressivo, così come ripristinare un contesto significa to, delle sue componenti non può non essere alla ba-

ricrearvi un ambiente vivibile a partire dalle risorse ori- se del progetto di trasformazione e costituire il vin-

ginarie. colo, proprio il vincolo…di riferimento per ogni atto

di progettazione e pianificazione.

* * * Da tempo si fanno sforzi conoscitivi e di com-

prensione sulla natura del territorio. Non abbastanza

ancora s’è fatto per ancorare a questi sforzi conosci-

In realtà queste tesi possono trovare e trovano lar- tivi un metodo progettuale efficace e pertinente. Il fat-

go consenso e, se questo è vero, la discussione si spo- to è che lo sforzo di aggiornare il campo e il metodo

sta sugli strumenti da adottare per attuare una poli- delle analisi conoscitive per superare la inadeguatez-

tica di tutela del paesaggio. za e non pertinenza dei contenuti dei piani e dei pro-

Due sono le parole ricorrenti ed emergenti in getti, ha finora prevalso, ed in questo senso ha con-

questa discussione: “Vincolo” e “Progetto”. L’uno ferito una dimensione ‘settoriale’ ed in qualche caso

per essere demonizzato, l’altro per essere esaltato. E fuorviante, alle ricerche prodotte.

non sembra esagerato dire che in proposito sussiste Per questo occorre sicuramente andare oltre la ca-

una grande confusione, anche perché, visto da chi si pacità affinata negli anni recenti di conoscere le risorse

occupa di pianificazione, si dovrebbe parlare anche di paesaggistiche e naturali del territorio ancorando il lo-

una terza parola che però tende ad essere accanto- ro riconoscimento ad una idea programmatica… pro-

nata: il “Piano”. gettuale. Semplificando si può affermare che occorre

L’ansia di sapere quale sia il nostro futuro e so- che il campo delle analisi conoscitive sia frutto di una

prattutto l’ansia di modellarlo, traspare da questo di- riflessione pre-analitica che è soggettiva e presuppo-

battito e si traduce nel trasferire nell’idea di progetto ne un’idea… un progetto di relazione col territorio in

un significato onnicomprensivo e totale che risulta ri- cui si opera, che prenderà forma col progredire della

duttivo e soprattutto non risolutivo. conoscenza.

La Conferenza Nazionale per il Paesaggio è in- Se questa è una delle dimensioni della riflessione

detta dal Governo in un intrigante abbinamento con sul progetto urbanistico, che ovviamente è diverso e

una proposta di legge di promozione della buona ar- complesso rispetto al progetto edilizio, occorre fare ul-

chitettura. Significativo è il fatto che l’istanza del pro- teriori passi avanti.

getto trovi spazio nell’iniziativa governativa, che sen-

212 Progetto è un modello ideale che non esiste plesso di governo delle trasformazioni. Il piano è

nella realtà, verso cui si tende. Anche i piani urba- contenuto nella totalità della realtà urbana e terri-

nistici, soprattutto nel passato, prima e dopo la ri- toriale nella misura in cui essa vi è riconosciuta, e

voluzione francese si sono configurati come tali e non ne può prescindere. Il disegno del progetto del

sono stati rappresentati con dei disegni simili a quel- piano somiglia soltanto al disegno della città che su

li dei progetti architettonici, corredati da altri ela- quella base si è realizzato, ma è molto più ricco e

borati. Mentre il risultato dei progetti edilizi che so- denso di informazione.

no essenzialmente atemporali per la brevità del tem- In conclusione, vincolo, progetto, piano sono tut-

po in cui generalmente si realizzano, somiglia fisi- ti termini complementari ed inseparabili. Il progetto ar-

camente alla rappresentazione ovvero al disegno chitettonico, necessario e irrinunciabile, non è suffi-

originale, il risultato dei progetti urbanistici è di- ciente come strumento a se stante. Anzi così conce-

verso perché il tempo e la gente, ovvero la città, ob- pito risulta perfino fatuo. Occorre che si inserisca in un

bligano l’adeguamento continuo, la gestione pro- processo di governo delle trasformazioni urbane e

lungata del progetto, il suo cambiamento da mo- territoriali e di eventi più complessi ed articolati nel

dello disegnato a piano, ovvero a programma com- tempo. 213

Andrea Ruffolo

Architetto vazionista, tenuto conto delle dinamiche economiche

Bella Italia, amate sponde,

Pur vi torno a riveder! della società e delle trasformazioni che esse, benché

Trema in petto e si confonde spesso in modo convulso e irrazionale, comportano. È

L’alma oppressa dal piacer. necessario quindi che un’avveduta politica di difesa pae-

(V. MONTI: Dopo la battaglia di Marengo) saggistica contrasti le dinamiche più distruttive e antie-

Bisognerà un giorno vedere che cosa manca alle nostre grandi città: conomiche, ma non ostacoli quelle necessarie.

ampi e quieti ed estesi luoghi adatti alla meditazione, luoghi con Il paesaggio attuale è esso stesso, infatti, risultato

lunghi portici spaziosi per le giornate cattive o troppo assolate,

dove non penetri strepito di vetture e di mercanti (…) di trasformazioni che nel lontano passato hanno pro-

(F. NIETZSCHE: La gaia scienza) dotto problemi e lacerazioni di cui oggi abbiamo perso

traccia.

La perdita del legame con lo spazio e il paesaggio è stata

proporzionale, negli ultimi decenni, all’intensità delle modificazioni Il problema della tutela e della valorizzazione pae-

paesistiche. Esse hanno cancellato gli antichi riferimenti, le antiche saggistica è legato, oggi, alla portata spesso imprevedi-

memorie, con lo smarrimento che ne consegue con chi in esse si bile delle dinamiche di trasformazioni sociali ed econo-

era identificato; (…) miche (pensiamo al solo fenomeno dell’immigrazione

(E. TURRI: Semiologia del paesaggio italiano) degli ultimi anni, alla globalizzazione dei mercati, o alle

È per questo che, non essendoci mai preoccupati di valutare la bibliche migrazioni turistiche) che proiettano un pae-

compatibilità ambientale delle attività e degli insediamenti, rispetto saggio cresciuto (fin solo a qualche decennio addietro) se-

alla “qualità ambientale”, alle “potenzialità “ e alle “capacità di

carico” degli ecosistemi, oggi ci troviamo a parlare di distruzione e condo logiche di economie contadine e locali, in una di-

scempio del territorio, con conseguenze spesso gravissime per la mensione planetaria che – malauguratamente – tende ad

sicurezza e la salute. assimilare luoghi, tradizioni, culture diversissimi tra loro.

(A. MASULLO:

Il pianeta di tutti: vivere nei limiti perché la terra abbia un futuro) Oggi, perciò si aggiunge all’impatto prodotto dai

grandi flussi di urbanizzazione e industrializzazione del

primo dopoguerra e al guasto di una generale insensi-

Il nostro concetto di “benessere” si è profonda- bilità verso il “parametro estetico” dell’architettura –

mente modificato negli ultimi anni. La constatazione quello di un Paese che si avvia ad essere (volente o no-

quotidiana di un crescente degrado ambientale e la dif- lente) multietnico e in cui sarà molto più difficile distin-

fusione e apprendimento dei dati relativi a questo de- guere il preservando dal trascurabile.

grado, impongono alla nostra cultura e ai nostri com- Posto che la politica “ecologica” ricade in altre

portamenti un ripensamento dei modelli di sviluppo tra- competenze, obiettivo di una politica del paesaggio ri-

dizionali basati su uno sfruttamento intensivo delle ri- mane essenzialmente quello di mantenere il più possi-

sorse. Non sfugge a questa regola il “paesaggio” che è, bili inalterate le valenze naturalistiche e culturali di pre-

da un lato “ forma esteriore del territorio”, ma anche gio, consentendo, al contempo, che quelle trasforma-

“lo spazio ambientale e culturale” in cui le trasforma- zioni che l’evoluzione della società richiede avvengano

zioni socio-economiche si producono. in coerenza con criteri di qualità (naturalistica e cultu-

Una politica del paesaggio ha da un lato l’obietti- rale).

vo di preservare gli aspetti estetico-culturali e le radici In questo senso, anche gli ambiti già compromessi da

mnemoniche della storia e delle tradizioni, dall’altro la interventi deturpanti effettuati – nel passato recente –

difesa di valenze naturalistiche e ecologiche. E tuttavia,

non può pretendersi nemmeno un estremismo conser- devono trovare adeguati strumenti di “ripristino”.

214

1. Ampliamento del concetto questo consumo di territorio. Nel cosiddetto Giudizio di

giuridico-amministrativo di paesaggio Compatibilità Ambientale, che conclude la procedura

autorizzatoria ambientale e inizia quella di tipo urbani-

Il concetto di paesaggio si è andato ampliando sia stico, gli aspetti paesaggistici sono marginali e la con-

nella sua accezione terminologico-culturale, sia nella certazione “ambiente-beni culturali” riguarda la sola

sua valenza prettamente giuridico-amministrativa. verifica del rispetto dei vincoli paesaggistici, ai quali

Dal punto di vista lessicale il termine paesaggio è spesso si ovvia con deroghe. Le reali vocazioni paesag-

andato spostandosi da un’idea di scorcio o veduta ec- gistico-territoriali non sono considerate in quanto la

cellente a quella di territorio-ambiente. procedura di V.I.A. segue e non precede le scelte loca-

Dal punto di vista giuridico-amministrativo si è as- lizzative.

sistito ad un analogo processo, che – dal protezionismo È quindi necessario individuare linee di indirizzo

di ambiti limitati (già presente nelle legislazioni di diversi del territorio nazionale che permettano di ribaltare tale

Paesi fin dall’inizio del secolo) – ha portato a identifica- logica distruttiva del paesaggio.

re sempre più il paesaggio con un’area vasta di territo-

rio, fino ad assumere, come è stato detto - il significa-

to di forma esteriore del territorio. 3. I limitati campi visuali del paesaggio italiano

Di questa “forma esteriore” fa parte il quadro na-

turalistico (oggi di competenza del Ministero dell’Am- La particolarità e la varietà della formazione geolo-

biente) che, nei suoi aspetti faunistici e vegetazionali, ri- gica e naturalistica del nostro Paese, costituisce – insieme

chiede adeguate politiche di protezione degli ecosistemi. al suo imponente retaggio di testimonianze storico-arti-

Ma v’è di più: la qualità ambientale, con i suoi ri- stiche – la vera singolarità che pone il nostro Paese in una

flessi di tipo percettivo (rumori, odori, inquinamenti, posizione di preminenza assoluta rispetto ad altre situa-

modificazioni del microclima, ecc.) è essa stessa ele- zioni paesaggistiche seppur vicine (penso alla Francia o al-

mento essenziale della qualità paesaggistica e della sua la Spagna). La varietà del “menù” paesaggistico italiano,

modalità di percezione. cioè la possibilità di avere in breve spazio unità paesag-

Pertanto si può dire che il concetto amministrativo gistiche totalmente diverse tra loro, costituisce da un la-

di paesaggio non può oggi prescindere da connotazio- to la bellezza e il fascino della situazione italiana (con evi-

ni di carattere ecologico. denti riflessi sul turismo) ma ne è anche il punto di mag-

Il paesaggio é sì, dunque, semiologia del territorio giore vulnerabilità.

e della tradizione artistico-culturale, ma anche “territo- Non v’è dubbio infatti che, proprio per la limitatez-

rio dell’ambiente”. za dei campi visuali del paesaggio italiano (Sestini) cir-

coscritti da rilievi e numerose emergenze orografiche (a

differenza di quelli mitteleuropei che si estendono fino

2. Limiti della pianificazione territoriale all’orizzonte) ogni intervento di modificazione dell’assetto

e della valutazione d’impatto ambientale del territorio (seppur minimo) assume connotazione di

emergenza visuale rilevante. Emergenza che secondo la

La pletora di strumenti di pianificazione per il con- dottrina (K. Lynch), positivamente o negativamente, per-

trollo del territorio e delle sue modificazioni hanno ge- mane nel campo mnemonico di quel determinato pae-

nerato, oltre ad un inevitabile disordine di linee di indi- saggio.

rizzo, anche la paralisi, controproducente e sfociante L’eccezionalità del paesaggio italiano, ammirato

nell’abusivismo, di ogni attività di trasformazione. dal mondo intero per l’armonico sodalizio tra confor-

Mi soffermerò su un unico punto che sembra pa- mazione orografica, assetto vegetazionale, eccezionalità

radigmatico: la paradossale inconciliabilità tra gli obiet- artistico-urbanistiche (le cui radici affondano nei pro-

tivi delle politiche di protezione ecologica e quelle di pro- dromi elleno-etruschi) e condizioni climatiche, richiede

tezione paesaggistica. La politica ambientale (che si tra- un supplemento di qualità che deve trovare – proprio per

duce in diversi strumenti di pianificazione) infatti, ha per la sua vulnerabilità – sostanza in una più moderna cul-

obiettivo di preservare i livelli qualitativi dell’ambiente; tura del progetto e di architettura del paesaggio.

il rispetto di tali livelli, inevitabilmente, comporta de-

centramento e delocalizzazione di attività, invadendo

perciò ambiti paesaggisticamente meno compromessi. 4. Assenza di giudizio estetico nell’autorizzazione

Per converso, la conseguenza è che sempre nuovi am- di opere di modificazione del territorio

biti paesaggistici vengono invasi dai nuovi interventi

estendendo il degrado. La procedura cosiddetta di Va- La totale assenza di giudizio estetico e di qualità è

lutazione di Impatto Ambientale é paradossalmente, lo frequente nelle procedure di rilascio delle concessioni

strumento amministrativo che, oggi, consente e avalla edilizie, o delle autorizzazioni rilasciate dai Comuni.

215

Le commissioni Edilizie – ex-Commissioni di “ornato l’imbrigliamento in mal definite tipologie, total-

cittadino” – non sono altro che meri passaggi burocra- mente anodine, che – proprio per la loro insignifi-

tici. L’istruttoria sui progetti viene predisposta prece- canza (per non dire bruttezza) – costituiscono ol-

dentemente e da chi, in genere, non ha sensibilità este- traggio alla nostra cultura estetica. In questo sen-

tiche. so ci si attende molto dall’iniziativa della Legge sul-

Questo disinteresse per la qualità estetica ha pro- l’architettura, lanciata dall’allora Ministro Veltroni e

dotto una legislazione e un’abitudine culturale e am- saggiamente raccolta dal Ministro Melandri.

ministrativa che ha focalizzato ogni interesse sul dato – Linee guida per la ridefinizione di competenze este-

economico-dimensionale (le cubature per esempio) sen- tiche delle Commissioni Edilizie e per le revisoni

za minimamente distinguere tra prodotti di pregio ar- dei Piani Regolatori che tengano conto dei valori

chitettonico e non. estetici delle preesistenze (materiali, criteri veduti-

Ma v’è di più: la logica conseguenza di questo di- stici, illuminazioni, piantumazioni autoctone, ecc.),

sinteresse per il bello ha prodotto proprio in Italia (in- ma anche di nuove problematiche (es.: antenne

ternazionalmente riconosciuta come Patria della bella televisive e di telecomunicazioni; linee di elettrifi-

architettura) innumerevoli guasti paesaggistici prodot- cazione, impiantistica di sicurezza, zone per archi-

ti da un’edilizia appiattita su stereotipi grossolani e in- tettura innovativa, ecc.).

differenti alle preesistenze. Questo è anche il risultato

della indifferenziazione di una ridda di professionalità 2. Ecologia del paesaggio. Limitare le fonti di di-

che operano nell’edilizia ma che, solo in Italia, sono le- sturbo percettivo: linee di indirizzo per l’ aggiornamen-

gittimati a firmare progetti di architettura. Geometri, to dei Regolamenti di Edilizi e di Igiene.

periti edili, ingegneri, ecc. hanno poco a che fare con Linee di indirizzo che possano regolamentare – an-

il “bello”. In tutta Europa solo gli architetti e i paesag- che sotto il profilo paesistico – aspetti di disturbo am-

gisti sono gli unici professionisti deputati alla presen- bientale altrimenti trascurati dalle normative e che por-

tazione di progetti di trasformazione edilizia e paesag- tino ad un aggiornamento periodico dei Regolamenti

gistica. Edilizi e di Igiene dei Comuni.

Per concludere questo aspetto, basta confrontare la Mi riferisco soprattutto – ma non solo – al rumore:

situazione italiana, in cui il tecnico del Comune (quasi la cui recente regolamentazione (vedere: “Piani urbani

sempre geometra almeno nei piccoli comuni) decide il del rumore” ex DPCM14/11/97), ancorché largamente

buono e il cattivo, con quella francese dove ogni auto- inapplicata, non sembra sufficiente a diminuire i pro-

rizzazione è istruita preventivamente, anche sotto il pro- blemi. Infatti anche in questo caso la legislazione non

filo estetico, da un “Architecte des Bâtiments de Fran- entra nel merito della “qualità del rumore” ma solo

ce”; mentre, ove si ricada nell’ambito di uno dei “Mo- della sua intensità. Non si può pertanto diminuire l’im-

numents o Sites Classés” (corrispondenti a quelli di cui patto di disturbo (o “estetico”) del rumore, poiché es-

alla L.1497/39 e 1089/39) è necessario, l’ulteriore as- so è denotato da classificazioni quantitative che richie-

senso di un “Architecte des Monuments Historiques de dono peraltro lunghe procedure di controllo, monito-

France”. raggio, valutazione con il risultato di vanificare qualsia-

si rapido intento repressivo.

Risulta, per esempio, che vengano esentate talune

Suggerimenti forme di rumore (sirene di mezzi di emergenza, ampli-

ficatori di finte campane di chiese, ecc) i cui effetti sul-

1. Qualitá del paesaggio e dell’architettura. Limi- la percezione qualitativa del paesaggio sono noti o fa-

tazione delle professionalità estranee all’architettura; li- cilmente intuibili.

nee guida per Nuovi Regolamenti Edilizi Comunali. Mi riferisco anche al problema del traffico veicola-

– Maggiore rilievo agli aspetti qualitativi e estetici re (privato e pubblico) con il suo corollario di impatti vi-

dell’architettura che devono concorrere a formare suali e ambientali.

il giudizio di un’opera tanto quanto quelli quanti-

tativi; di conseguenza limitazione dell’ambito di in- 3. Commissioni locali per il il ripristino paesaggisti-

tervento di professionalità estranee al discorso del- co. Istituzione – a livello locale – di gruppi di lavoro che

l’architettura e del paesaggio, almeno nelle zone di individuino situazioni di particolare compromissione,

pregio paesistico, in sintonia con il quadro norma- avviando Piani di ripristino paesaggistico da attuarsi an-

tivo dei maggiori paesi europei. che attraverso le demolizione di interventi recenti a for-

– Promozione della qualità architettonica che come te impatto visuale e individuando possibili fonti di fi-

é stato sottolineato (Sandulli, Pittarello, De Cunzo), nanziamento.

deve riguardare, dove possibile, anche l’incentiva- Segnalo a questo proposito, che in Francia da cir-

zione di libertà espressive di qualità e non soltanto ca 10 anni i Comuni e gli Enti locali attingono a Fondi

216

Europei per la riconversione di ambiti industriali e mi- tografia del territorio nazionale, tenendo conto dei prin-

nerari dismessi e di periferie di città e piccoli comuni cre- cipali fenomeni di trasformazione: de-industrializzazione,

sciuti in maniera casuale. terziarizzazione, mobilità, nuove conurbazioni ecc.

Un Piano che potrebbe aiutare a limitare il consu-

4. Un piano direttore del paesaggio nazionale. Linee mo di territorio mantenendo il più elevato possibile il tas-

di indirizzo di assetto territoriale e paesistico. so di concentrazione urbanistico e infrastrutturale (si

Istituzione di un Ufficio (affiancato da esperti) con veda la politica dei “points noirs” di Svezia e Francia), e

il compito di redigere un Piano Direttore del Territorio che – nel rispetto delle diverse autonomie – esalti le rea-

Nazionale che – sulla falsariga e in accordo a quello di li vocazioni territoriali.

altri paesi europei – invidui le linee generali dell’assetto Nell’ambito di tale Piano potrebbero figurare tra

territoriale e paesistico del Paese. l’altro indicazioni per la concertazione di Programmi

L’esperienza pur significativa delle Proiezioni Terri- utili a promuovere l’adeguamento di grandi infrastrut-

toriali del Progetto ’80 potrebbe essere provvidamente ture nazionali (penso alle reti autostradali e ferroviaria)

riaggiornata. o di quelle urbane (penso alle metropolitane e ai par-

Piano che dovrebbe – come per la ”Relazione sullo cheggi) la cui stentata funzionalità è, oggi, fonte di ul-

Stato per l’ambiente” – aggiornare periodicamente la fo- teriori guasti ambientali e paesaggistici. 217

Edoardo Salzano

Istituto Universitario di Architettura di Venezia *

Dodici tesi per la Conferenza Nazionale sul Paesaggio

l’abbandono, con l’eliminazione dei segni del passato in

Interessante e utile mi sembra la proposta di for- nome del profitto immediato, con l’artificializzazione

mulare, quale sbocco culturale e politico della Confe- dissennata) ha sottratto valore e distrutto il patrimonio

renza, una “Carta italiana del paesaggio”. Un docu- culturale e storico costituito dal paesaggio, ha ridotto la

mento cioè (se ne ho compreso le intenzioni) che pon- ricchezza della civiltà umana.

ga all’opinione pubblica i temi e gli impegni di fondo,

con un linguaggio chiaro e semplice ma con il massimo

di rigore possibile. A che serve

Sulla base della scaletta proposta da Pio Baldi vorrei (punto 5.1.2)

proporre alcune molto sintetiche enunciazioni, vere e pro- 4. Il paesaggio è memoria e il paesaggio è risorsa.

prie “tesi” facilmente argomentabili, ma la cui argomen- Il paesaggio è un deposito di storia. In esso è rappre-

tazione tralascerò raccogliendo l’invito alla brevità. Le rag- sentato e testimoniato il nostro passato, il passato del-

grupperò secondo tre domande che mi sembra riassu- la nostra civiltà. Esso è dunque il fondamento della

mano alcuni dei punti del documento di Pio Baldi: che co- identità delle diverse comunità che abitano il pianeta

s’è il paesaggio, a che cosa serve, come governarlo. (dalle nazionali alle locali). Esso serve (a noi e alle ge-

nerazioni future) perché è una insostituibile risorsa del-

la civiltà, è la materia vitale che alimenta il futuro.

Che cos’è il paesaggio (punto 5.1.1) 5. Il paesaggio è anche risorsa economica. Sempre

1. Il paesaggio è il prodotto storico della cultura e più, nell’economia moderna, tendono ad accrescere il lo-

del lavoro dell’uomo sulla natura. Natura e storia, va- ro peso (fino a diventare dominanti) i settori legati alla

riamente integrandosi nelle varie parti del pianeta, for- produzione di “beni immateriali”, tra i quali i comparti

mano tipi diversi di paesaggio (naturale, agrario, urba- legati alla ricreazione e al benessere fisico, al turismo, al-

no), ciascuno caratterizzato da genesi, caratteri, signifi- la conoscenza e al godimento estetico assumono cre-

cati, utilità, problemi diversi, ma tutti leggibili tenendo scente rilievo. In moltissime aree dell’Italia (e dell’Euro-

conto di (a partire da) quell’intreccio. Esso definisce pa) il paesaggio di qualità è luogo e condizione per

quindi l’identità dei luoghi. produzioni enogastronomiche “di nicchia”, caratteriz-

2. Nella vicenda culturale italiana ed europea il zate dalla qualità e dall’identità, fondamentali per lo svi-

1

.

paesaggio è stato oggetto di interpretazioni diverse luppo economico e sociale delle aree coinvolte e per la

Queste però non devono essere viste come l’espressio- conservazione di valori universali.

ne di posizioni antitetiche, ciascuna delle quali si con- 6. Nei prossimi decenni non va trascurato il peso

trappone alle altre, ma come l’espressione di differenti che può avere per lo sviluppo dell’occupazione in mol-

punti di vista, ciascuno dei quali sottolinea uno degli te regioni italiane un’azione di manutenzione del suo-

aspetti del paesaggio. lo, di riduzione dei rischi e dei costi del degrado am-

3. L’intervento dell’uomo sulla natura ha avuto ed bientale, di avvio di un’azione di presidio ambientale. Si

ha segni diversi: dal positivo al negativo. A volte (con la tratta di ricostituire e manutenere ambienti naturali di-

semplice manutenzione, oppure con la formazione di strutti dall’incuria dell’uomo (e minacciosi per la so-

nuovi paesaggi agrari, oppure con la creazione di ope- pravvivenza nelle aree a valle del degrado), oppure am-

bienti caratterizzati da un assiduo rapporto di costru-

re integrate nel paesaggio preesistente) ha aggiunto

valore alla forma della Terra, altre volte (con l’incuria e zione del paesaggio agrario.

218 ne a programmi e progetti nazionali e sovranazionali, il

7. Alla qualità del paesaggio è legata anche la

qualità della vita: La bellezza dei panorami, l’armonia dei ricorso all’imprenditoria privata. Questi strumenti devo-

luoghi nei quali si svolge la sua vita sono essenziali per no essere strettamente integrati nella pianificazione,

il benessere della donna e dell’uomo, del bambino e del- non devono essere adoperati in contrasto ad essa op-

l’anziano. Nell’epoca della globalizzazione, la concor- pure come alternativa.

renza tra le regioni e le città assume sempre di più la 11. Sottolineare l’utilità della pianificazione significa

qualità dell’ambiente (come componente della qualità riconoscere la parzialità, e quindi l’insufficienza della pro-

della vita) come un valore economico da mettere in gio- tezione passiva (dei vincoli di tutela). Ma occorre al tem-

co nel “marketing urbano”. Ciò pone, una volta anco- po stesso ribadirne l’utilità, sotto un duplice profilo. In pri-

ra, l’esigenza economica di migliorare la qualità del pae- mo luogo, il vincolo è necessario come difesa tempora-

saggio anche là dove (come nelle periferie urbane) non nea, in attesa che la pianificazione consenta di articolare

si è stati capaci di creare qualità nuove, ma solo di di- le politiche, sia attive che passive, di tutela. In secondo luo-

struggere quelle preesistenti. go perché (come dimostra l’esperienza della 431/1985) il

vincolo agisce strumentalmente come sollecitazione alla

pianificazione, e quindi alla possibilità di fruizione dei be-

Come governarlo ni paesaggistici che ne garantisca la conservazione.

(punti 5.2.2 e 5.2.3) 12. La tutela e valorizzazione del paesaggio espri-

8. Obiettivo primario è quello di conferire piena ef- me una pluralità d’interessi collettivi: da quelli naziona-

ficacia alla protezione e al godimento dei beni paesag- li a quelli locali. Occorre evitare sia il rischio del conflit-

gistici (di quelli esistenti e di quelli da realizzare) da par- to paralizzante sia quello della negazione di uno o l’al-

te delle generazioni presenti e future. La pianificazione tro degli interessi coinvolti. Il principio di sussidiarietà,

territoriale e urbanistica, come insieme di metodi e stru- 2

, è il criterio utilizzabile per

nella sua accezione corretta

menti volti ad assicurare coerenza alle trasformazioni del individuare a chi spetta la responsabilità della scelta in

territorio garantendo trasparenza e partecipazione al relazione agli oggetti e aspetti su cui occorre decidere.

processo delle decisioni, è l’ambito entro il quale tale L’estensione a tutte le fattispecie dell’istituto dell’intesa

obiettivo può essere raggiunto. tra amministrazioni pubbliche, introdotto nell’ordina-

9. Particolarmente significativo, da questo punto di mento italiano con l’articolo 57 del decreto legislativo

vista, il modo in cui la legge 431/1985 ha posto le pre- 112/1998 è lo strumento pratico da impiegare per ot-

messe per innovare il sistema di pianificazione. L’espe- tenere il più alto consenso e la più tempestiva efficacia.

rienza di attuazione di quella legge (là dove un’attua-

zione positiva vi è stata) induce a sottolineare, e a pro- NOTE

porre come indirizzi, i seguenti punti:

a) l’assidua ricognizione delle qualità naturali e stori- * Contributo ai lavori della Sessione 3: Paesaggi italiani e qualità del-

che del territorio, ad ogni livello di governo e di pia- la progettazione

nificazione (nazionale, regionale, provinciale, co-

munale), come prima fase della pianificazione; 1 Basterà ricordare la concezione estetica del paesaggio, che

esprime certo il punto di vista più antico e consolidato, quella del pae-

b) l’individuazione delle trasformazioni fisiche ammis- saggio come “rappresentazione materiale e visibile della Patria [Ö].la

sibili e delle utilizzazioni compatibili con le caratte- fisionomia, la caratteristica, la singolarità per cui una nazione si dif-

ristiche proprie di ogni unità di spazio come con- ferenzia dall’altra” (Benedetto Croce), quella del “paesaggio come luo-

dizione per ogni decisione sulle trasformazioni da go della memoria e del tempo” (Rosario Assunto), quella del pae-

saggio come “forma che l’uomo, nel corso ed ai fini delle sue attività

promuovere o consentire; produttive, coscientemente e sistematicamente imprime al paesaggio

c) l’inserimento della “attenta considerazione delle naturale (Emilio Sereni), e quelle più recenti della cosiddetta “ar-

valenze paesistiche e ambientali” nella pianifica- cheologia del paesaggio” e della “ecologia del paesaggio”.

zione territoriale e urbanistica ordinaria, a tutti i li- 2 Trattato di Maastricht, art.3B: “ Nei campi che non ricadono

nella sua esclusiva competenza la Comunità interviene, in accordo con

velli. il principio di sussidiarietà, solo se, e fino a dove, gli obiettivi delle azio-

10. Una tutela attiva del paesaggio richiede l’im- ni proposte non possono essere sufficientemente raggiunti dagli Sta-

piego di tutti gli strumenti disponibili: le politiche e le ti membri e, a causa della loro scala o dei loro effetti, possono esse-

azioni di settore, gli incentivi finanziari, la partecipazio- re raggiunti meglio dalla Comunità.” 219

Maria Alessandra Sandulli

Università degli Studi di Milano, Facoltà di Scienze Politiche

Premessa ad uno studio per la riforma della legislazione sulla tutela del paesaggio

Questa più “ampia” concezione del paesaggio si

Il paesaggio costituisce un valore primario per il no- adatta in modo particolare al nostro Paese, nel quale la

stro ordinamento, che ne pone la tutela, unitamente a “forma” del territorio sotto tutti gli anzidetti aspetti

quella del patrimonio storico e artistico della Nazione, tra costituisce un bene assolutamente fondamentale: il no-

gli obiettivi prioritari della Repubblica, enunciati tra i prin- stro, più che ogni altro Paese, unisce straordinarie bel-

cipi fondamentali della Costituzione (art. 9). lezze naturali (alle coste e alle isole si aggiungano le

Il significato del termine “paesaggio” ha quindi splendide campagne del centro-Italia oltre al meravi-

immediatamente assunto la massima importanza, de- glioso scenario alpino ed appenninico) a grandiose ope-

terminando i confini della protezione costituzionale e re d’arte, testimonianza di diverse e molteplici epoche

della conseguente primazia della relativa disciplina su- storiche e culturali (dai resti greci a quelli etruschi e ro-

gli altri interessi confluenti sul territorio. mani, dall’arte bizantina agli splendori del rinascimen-

L’originaria concezione del paesaggio come “qua- to, dal gotico, al barocco, al neoclassico, ecc.) e le une

dro naturale” e la conseguente identificazione della sua e le altre costituiscono un tutt’uno assolutamente in-

nozione giuridica con quella di bellezza naturale, indi- scindibile.

viduata attraverso specifici prowedimenti di vincolo, è L’aspetto esteriore del nostro territorio quale esso

stata rapidamente superata in favore di un’accezione as- risulta dalla combinazione tra l’elemento naturale e l’in-

sai più ampia dell’espressione. tervento dell’uomo, rappresentando una straordinaria

In forza della naturale evoluzione delle disposizioni testimonianza storico-culturale, è del resto la fonte di

costituzionali “a causa delle modificazioni introdotte nel- una delle nostre maggiori ricchezze, se non addirittura

l’ordinamento complessivo in cui sono inserite e del di- la principale: il turismo.

venire storico della società in cui quelle sono applicate” Nelle aree panoramiche come nelle città d’arte

(C. Cost. 11-25.2.1988 n. 211 in tema di sanità pubbli-

ca), ad essa viene infatti ora onnicomprensivamente at- questo riveste non soltanto un importantissimo valore

economico, ma anche un primario ruolo culturale, fa-

tribuito il significato di “forma esteriore del territorio” vorendo lo sviluppo stesso della popolazione e una mag-

quale risulta dalla combinazione tra gli elementi natura-

li e l’intervento dell’uomo (C. Cost. 26.2-3.3.1986 n. 39). giore conoscenza dell’Italia nel mondo, non priva di ri-

flessi anche sul piano commerciale.

In questa più moderna accezione, il termine pae- Il paesaggio, inteso nell’anzidetto senso più globale

saggio assume anche una connotazione storico-cultu- di “forma” del territorio, di “apparenza” di questo, lo

rale, ponendosi come una testimonianza della storia, abbraccia quindi nella sua interezza, perché ogni ango-

delle radici, della cultura e quindi dell’identità di una co- lo, anche remoto, contribuisce a formarne il profilo

munità insediata sul territorio, sicché esso non è più sol- esteriore.

tanto costituito dal complesso dei singoli beni, sottoposti La protezione che la Corte Costituzionale assicura

a vincolo, per abbracciare invece l’intero aspetto este- a questo bene investe dunque l’intero territorio nazio-

riore dei luoghi e la relativa tutela costituzionale non si nale ed implica che ogni tratto di questo - e non soltanto

risolve nella salvaguardia e valorizzazione dell’esistente, quelle parti che presentino particolari caratteristiche - sia

ma si estende alla disciplina di ogni intervento umano tutelata e valorizzata per assumere un aspetto estetica-

che possa modificarne il profilo estetico, in una “ricon- mente più apprezzabile e offrire migliore testimonianza

siderazione assidua dell’intero territorio alla luce della della vita e della cultura del popolo che vi è insediato.

primarietà del valore estetico-culturale” (C. Cost. In quest’accezione il paesaggio assorbe quindi a

27.6.1986n. 151).

220

pieno titolo anche le aree culturalmente rilevanti e dun- riale, prevede una serie di discipline parallele, alle qua-

que i beni storici e archeologici visibili dall’esterno, ma, li peraltro è dato agevolmente derogare in sede di rea-

soprattutto, assorbe qualsiasi intervento dell’uomo che lizazzione di opere pubbliche.

implichi una trasformazione esteriore del territorio. Il recente D.lgs. 112 sembra fare un passo avanti

In questi sensi la tutela del paesaggio e la conse- a tale riguardo, prescrivendo da una parte che le pro-

guente disciplina degli interventi su di esso viene ne- cedure di localizzazione delle opere pubbliche di inte-

cessariamente ad interferire con tutti gli altri interessi, in resse statale siano attivate previa presentazione alla re-

primis economici, che in vario modo confluiscono sul ter- gione di un quadro annuale delle opere e degli inter-

ritorio e, soprattutto, con il modello tipico di gestione di venti che l’Amministrazione interessata intende realiz-

questo: la pianificazione urbanistica. zare sul suo territorio e che nel caso di variazione au-

Un’autorevole dottrina (PREDERI) ha anzi afferma- tomatica agli strumenti urbanistici la stessa Ammini-

to la piena coincidenza tra le due nozioni, soprattutto in strazione debba predisporre uno specifico studio sugli

considerazione della più ampia accezione di governo effetti urbanistico-territoriali e ambientali dell’inter-

del territorio assunta dall’urbanistica nell’art. 80 D.lgs. vento e sulle misure per il suo inserimento territoriale;

616 del 1977, anche se questa tesi è stata espressarnente e prevedendo dall’altra che le Regioni possano con

rifiutata dalla Corte Costituzionale (sent. 359 del 1986). propria legge affidare al piano territoriale di coordina-

La stretta connessione tra disciplina urbanistica e tu- mento provinciale di cui all’art. 15 L. 142 il valore e gli

tela del paesaggio emerge peraltro chiaramente dal- effetti dei piani di tutela nei settori della protezione del-

l’atteggiamento del legislatore nella L. 431 del 1985, che la natura, della tutela dell’ambiente, delle acque e del-

significativamente esalta il ruolo della pianificazione la difesa del suolo e della tutela delle bellezze natura-

quale strumento per la tutela paesistica, imponendo li, sempre che la definizione delle relative disposizioni

l’adozione, in alternativa, dei piani paesistici e dei nuo- avvenga nella forma dell’intesa tra la provincia e le am-

vi “piani urbanistico-territoriali”, con specifica conside- ministrazioni anche statali competenti (e dunque, oltre

razione dei valori paesistici ed ambientali, che sembra- Regioni, Comuni, Comunità montane, ecc., anche i

no aprire la strada alla composizione in unica sede de- Ministeri dell’Ambiente, dei Beni Culturali e Ambientali,

gli interessi sulla forma del territorio, destinata a supe- dei Lavori Pubblici, ecc.).

rare l’attuale modello del “sistema di tutela parallelo, in Lo strumento, il cui valore è però condizionato al-

cui ogni potere pubblico prowede autonomamente al- l’acquisizione dell’intesa, può quindi divenire la sede

la tutela di quello specifico interesse cui è addetto”. per la composizione unitaria dei diversi interessi, nel ri-

Da un sistema vincolistico teso alla mera conserva- spetto delle linee-guida tracciate dallo Stato nell’eserci-

zione dell’esistente, si passa infatti ad un sistema di tu- zio dei compiti di cui all’art. 52 co. 1 del decreto, attra-

tela del paesaggio nel suo momento dinamico, attra- verso intese nella Conferenza unificata, linee che do-

verso il modello tipico della disciplina urbanistica: la pia- vranno tener conto, secondo il puntuale disposto del de-

nificazione. creto delegato, dei valori naturali e ambientali, della di-

Il principio informatore della L. 431 del 1985, che fesa del suolo e dell’articolazione territoriale delle reti in-

vede negli strumenti di pianificazione il modello di ge- frastrutturali delle opere di competenza statale, nonchè

stione dei beni ambientali è ripreso e sviluppato nelle del sistema delle città e delle aree metropolitane anche

successive leggi 183 del 1989 per la difesa del suolo e ai fini dello sviluppo del Mezzogiomo e delle aree de-

394 del 1991 sulle aree protette alle quali, rispettiva- presse del Paese.

mente, si deve l’introduzione dei piani di bacino, pre- Ove adeguatamente esercitata, tale funzione potrà

valenti su quelli paesistici e dei piani dei parchi, sostitu- effettivamente fornire la traccia per una politica del ter-

tivi per le aree protette di qualsiasi strumento pianifica- ritorio che, rispettando l’obiettivo fissato dalla L.537/93

torio e dunque idonei a riunire in sé tanto la disciplina di eliminare inutili duplicazioni, “unificando in partico-

paesistica quanto quella urbanistica. lare le funzioni di ambiente e territorio”, abbia come pri-

La proliferazione dei piani di disciplina del territo- mo obiettivo la valorizzazione delle sue caratteristiche,

rio, in una con la diffusione dello strumento delle co- attraverso la promozione di una programmazione ur-

siddette varianti automatiche alle relative disposizioni co- banistica ad essa funzionale tanto nella zonizzazione e

stituisce per vero uno degli aspetti più criticabili della no- nelle tipologie costruttive quanto nella realizzazione

stra legislazione in materia e una delle maggiori cause delle più opportune infrastrutture.

di malgoverno del territorio. Il piano territoriale a livello provinciale con valore ed

In un momento nel quale, anche sotto la spinta co- effetti dei piani di tutela settoriale dovrebbe poi assumere

munitaria, si tende alla semplificazione delle procedure carattere generale e necessario, con la previsione di in-

tanto legislative che amministrative, sviluppando i mo- terventi sostitutivi delle Regioni ed eventualmente dello

delli di composizione unitaria dei diversi interessi, è ana- Stato in caso di mancato raggiungimento dell’intesa.

cronistico un sistema che, su un unico ambito territo- Anche se il ruolo assunto dalle Regioni nell’attua-

221

le sistema legislativo le pone al centro della gestione del ze sociali delle popolazioni residenti, appare opportuno

territorio, anche sotto il profilo della tutela del paesag- studiare un sistema meno limitativo nei loro confronti,

gio, coerentemente del resto con il disposto costituzio- tutelato magari da vincoli al trasferimento e all’utilizza-

nale (la Repubblica nelle sue diverse articolazioni), il va- zione del bene.

lore primario del paesaggio rende necessarie delle sedi A questi fini sarebbe opportuno affidare a comita-

stabili di confronto tra le esigenze, anche economiche, ti di esperti lo studio per il recupero delle zone già edi-

regionali di tale gestione e gli obiettivi generali di tutela ficate e per la migliore utilizzazione di quelle ancora in-

a tutto campo della forma del territorio affidati al Mini- contaminate.

stero per i beni e le attività culturali. In particolare, occorrerà ad esempio imporre per i

Con più specifico riferimento alla disciplina urba- nuovi interventi e le modifiche di quelli esistenti nelle zone

nistica, il nuovo piano territoriale - nel quale l’apporto di maggiore interesse paesistico specifiche tipologie archi-

dei Comuni è evidentemente fondamentale e decisivo tettoniche che ne valorizzino l’inserimento nel quadro pree-

- dovrebbe poi costituire l’occasione per una generale ri- sistente, costituendone anzi una nuova caratterizzazione.

disciplina della pianificazione urbanistica che, rivalu- Le Piramidi davanti al Louvre sono soltanto uno

tando il momento della programmazione, essenziale ad degli esempi di perfetta conciliabilità del moderno con

una corretta gestione del territorio alla luce anche del l’antico, con la sola fondamentale condizione che il mo-

suo valore estetico-culturale, riduca comunque la pos- derno sia però esso pure “bello”. Se viene così sponta-

sibilità delle varianti automatiche, attualmente così dif- neo pensare all’opportunità di modelli di architettura co-

fuse da negare effettività ad ogni scelta pianificatoria. stiera, non si può ad esempio negare l’opportunità an-

Il piano provinciale di coordinamento delle esigen- che di modelli di architettura rurale ben integrata con il

ze economiche e paesaggistiche avrebbe inoltre il van- paesaggio circostante per tutelare e valorizzare i beni

taggio di una più attenta considerazione delle aree in- enogastronomici del Paese.

termedie tra città e campagna, delle quali piu difficil- Piuttosto che vietare in toto l’edificazione sulle fa-

mente i piani regolatori comunali possano avere un’a- sce costiere o nelle zone montane con l’inevitabile ri-

deguata visione d’insieme. corso ad abusi potrebbe essere quindi preferibile indivi-

Perché possa parlarsi di tutela del paesaggio in sen- duare nell’ambito di esse le zone meno esposte ed im-

so effettivo è però necessario in primis fronteggiare il di- porre al loro interno un’architettura predefinita, oltre a

lagante fenomeno dell’abusivismo, che i recenti inter- specifiche misure di salvaguardia e magari di valorizza-

venti di sanatoria non contribuiscono certamente a fre- zione della vegetazione, e ad apposite garanzie contro

nare. l’inquinamento delle acque.

A tale riguardo si impone una duplice politica rivolta Quanto alla repressione dell’abusivismo occorrerà

da una parte ad una rigida repressione degli abusi at- un monitoraggio completo e continuo con l’unificazio-

traverso una diffusa ed incondizionata applicazione del- ne dei controlli in un’unica autorità, preferibilmente in-

le misure ripristinatorie e dall’altra ad una maggiore tol- dividuata in quella comunale competente a disporre il ri-

leranza nei confronti di quegli interventi che possano in pristino entro un termine prestabilito dalla relativa de-

qualche modo integrarsi con il paesaggio esistente. In nuncia, salvo incorrere in gravi responsabilità e aprire la

particolare, tenendo conto delle insopprirnibile esigen- strada all’esercizio di poteri sostitutivi.

222

Paolo Scarpellini

Soprintendente per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici delle province di Sassari e Nuoro

Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Carta italiana del paesaggio

Principi generali saggio devono mirare anzitutto a conservare inalterati i

connotati paesistici assunti dall’ambiente fisico attra-

Definiamo paesaggio l’aspetto fisico e visibile del- verso i mutamenti apportati dall’uomo attraverso il tem-

l’ambiente naturale integrato con le componenti e i po, e al tempo stesso ad eliminare gli elementi estranei

mutamenti dovuti alla presenza storica dell’uomo sul ter- e stridenti, e i guasti arrecati al paesaggio stesso.

ritorio. La rete dei percorsi storici (sentieri, mulattiere, stra-

Al paesaggio riconosciamo anzitutto un valore di de, tratturi, ecc.) costituisce parte integrante del pae-

identità del luogo, intesa come unica e irripetibile inte- saggio, sia come elemento formativo del quadro pano-

grazione tra assetto naturale del suolo e presenza sto- ramico, sia come luogo di punti di vista privilegiati, e de-

rica dell’uomo, attuatasi attraverso una lenta ed equili- ve pertanto essere salvaguardata, ed anzi reintegrata e

brata, e perciò sostenibile, trasformazione fisica del- riutilizzabile, laddove sia stata cancellata o nascosta.

l’ambiente, prima delle recenti repentine alterazioni.

Tutti i beni culturali presenti sul territorio costituiscono La progettazione e la tutela del paesaggio

parte integrante del paesaggio locale.

Al paesaggio riconosciamo poi diversi altri valori, La tutela del paesaggio non deve essere considerata

che ne fanno una risorsa essenziale per l’armonioso e uno dei tanti tematismi del territorio, bensì un obietti-

duraturo sviluppo dell’attività dell’uomo sul territorio, e vo sovraordinato rispetto ai criteri di uso del suolo e di

per il perseguimento di una sempre più elevata qualità pianificazione urbanistica. Su questa base, devono es-

della vita. Diversi e importanti sono i benefici derivanti sere fissate chiare norme di riferimento, in forma con-

dalla cura del paesaggio storico: lo sviluppo dell’industria certata, tra Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Mi-

turistica, l’ordinato funzionamento del sistema territo- nistero dei L avori Pubblici e Regioni, con la collabora-

riale, il rapporto mnemonico e affettivo tra abitante e zione delle Università e delle Associazioni portatrici di in-

abitato, la generale manutenzione dell’ambiente. teressi diffusi. Deve essere istituito, in sede decentrata,

Fenomeni di vario genere, in prevalenza molto re- un tavolo di concertazione Stato/Regione.

centi e quasi sempre riconducibili all’azione impropria e Il Piano paesistico (provinciale o regionale) deve es-

inopportuna dell’uomo contemporaneo, fortemente sere redatto dalle Regioni e approvato dal Ministero per

condizionato dalle accresciute esigenze della società at- i Beni e le Attività Culturali. In caso di inadempienza da

tuale, hanno depauperato il paesaggio storico dando parte della Regione, sarà redatto direttamente dal Mi-

luogo a paesaggi compromessi, o dismessi, o addirittu- nistero per i Beni e le Attività Culturali. I piani territoriali

ra rifiutati dalle collettività locali. di coordinamento provinciali, in fase di formazione o di

Il paesaggio è oggi esposto al rischio costante di de- revisione, devono avere valenza paesistica, e pertanto

terioramento e depauperamento, certamente per l’ab- devono essere costruiti d’intesa con il Ministero per i Be-

bandono dei suoli e dei siti, ma anche a causa dei po- ni e le Attività Culturali.

tenti mezzi di trasformazione di cui la nostra epoca di- Il Piano Paesistico deve possedere le seguenti irri-

spone, e delle sempre più numerose e diversificate esi- nunciabili caratteristiche: approfondita conoscenza del-

genze della società attuale. E se aumenta la capacità di le componenti storiche e naturali del paesaggio locale

modificare il paesaggio, deve aumentare la capacità di (atlante del paesaggio); disciplina d’intervento articola-

controllarne le modifiche. ta in funzione del grado di conservazione e trasforma-

Le azioni e le attività connesse con la tutela del pae- 223

zione al quale assoggettare il territorio vincolato; norme 4. Istituzione di un Comitato Paritetico Regionale

di attuazione di dettaglio, fino all’adozione di manuali Paesistico (composto da Soprintendenti e da al-

del paesaggio per ambiti paesistici omogenei; preventi- trettanti rappresentanti dell’Amministrazione Re-

va concertazione o approvazione da parte del Ministe- gionale e presieduto dal Presidente della Giunta

ro per i Beni e le Attività Culturali. La qualità degli in- Regionale o suo delegato, ad esempio Assesso-

terventi ammissibili non può che essere assicurata dal- re regionale competente), con il compito di

la coerenza con i caratteri del paesaggio storico, da di- orientare, in maniera concertata, tutte le forme

stinguere nel confuso accatastamento di segni e ma- di controllo della tutela e della qualità del pae-

nufatti di anonima e recente fattura. saggio.

5. Subordinazione dell’attività di programmazione,

prima della fase iniziale, di tutte le opere pubbliche

Adeguamento normativo ad una previa verifica di competenza paesaggisti-

ca da parte delle Regioni e delle Soprintendenze

Le modifiche e le integrazioni legislative devono es- (Comitato Paesistico).

sere volte essenzialmente a prevenire la costituzione di 6. Istituzione di un fondo del Ministero per i Beni e le

interessi, pubblici o privati, contrastanti con la primaria Attività Culturali per attivare o incentivare inter-

esigenza della tutela del paesaggio. venti di prevenzione del degrado ambientale, di

1. Istituzione di un doppio controllo di merito (Ente lo- realizzazione del restauro ambientale per la riqua-

cale e Ministero per i Beni e le Attività Culturali) sul- lificazione paesaggistica delle aree degradate, pur-

la compatibilità paesaggistica degli interventi. ché l’obiettivo sia il ripristino del paesaggio “stori-

2. Ripristino del preventivo parere vincolante delle So- co” e non l’“abbellimento” estetico generico del

printendenze sugli strumenti urbanistici. territorio, ovvero, in caso di irreversibile degrado, la

3. Obbligo da parte delle Regioni della redazione dei formazione di un paesaggio di qualità coerente e

Piani Territoriali Paesaggistici, possibilmente estesi compatibile con le caratteristiche naturali e storiche

a tutto il territorio regionale, con norme di attua- del luogo.

zione che disciplinino gli interventi nel dettaglio, 7. È necessario incentivare la formazione professionale

piuttosto che limitarsi a dettare limiti e divieti talo- sul tema della progettazione ambientale e della tu-

ra insufficienti o troppo estesi. I piani devono essere tela del paesaggio.

sottoposti all’approvazione del Ministero per i Be-

ni e le Attività Culturali. (…)

224

Lionella Scazzosi

Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura

Aggiornamento della nozione di paesaggio

di comprensione e rispetto per tutto ciò che ci giunge dal

Non è questa la sede per esporre compiutamente le passato e che deve caricare sempre di nuovi significati/

questioni relative alla nozione, complessa, di paesaggio. funzioni e di nuovi interventi umani ogni parte per tra-

Si dà comunque qualche cenno ai riferimenti teorici prin- smetterla al futuro. Come per i beni architettonici e i

cipali che si utilizzano, perché il contributo operativo centri storici, anche per quanto riguarda il paesaggio si è

che segue risulti più chiaro. ormai da più parti e da tempo posta in rilievo l’esigenza

Il termine “paesaggio” è assunto come concetto più di superare il conflitto tradizionale tra una prassi della tu-

complesso ed esaustivo rispetto a quello di “territorio” (le- tela avente per oggetto singoli beni o aree in quanto

gato a una lettura degli aspetti funzionali dell’uso del suo- episodi eccezionali e la necessità di salvaguardare l’insie-

lo, propria della tradizione delle discipline urbanistiche) e me diffuso del paesaggio stesso.

a quello di “ambiente” (con cui si fa riferimento priorita- Oggi, attraverso il tema della pianificazione del pae-

riamente ai problemi di carattere ecologico): esso rac- saggio non si pone solo un problema di tutela e conser-

chiude in sé molte valenze e comprende diverse letture set- vazione dei caratteri storico-culturali ereditati dal passa-

toriali a cui ogni territorio può essere sottoposto (storiche, to, insieme a quelli di salvaguardia e incremento dei va-

architettoniche, estetiche, ecc.), cui si intrecciano quelle na- lori ecologico-ambientali che vi si intrecciano, ma anche

turalistiche, ambientali, economiche, funzionali, ecc. un problema di qualità, di riconoscibilità e di identità per

Il paesaggio è “manufatto” complesso, artificio, l’intero territorio, sia urbano, che agricolo, che di frangia,

costruzione dell’opera della natura e dell’opera degli ecc. Raggiungere una qualità globale, dunque, è una

uomini che nei secoli lo hanno utilizzato, conservato e in- meta che investe tutte le parti del territorio nel suo com-

novato, sempre trasformato. In questo senso il concet- plesso: accanto alle esigenze di salvaguardia storica e/o

to di paesaggio si applica a tutto quanto il territorio, non naturalistica di ciò che è giunto a noi in condizione di pre-

solo a parti o componenti di particolare qualità o signi-

ficato, pur richiedendo strumenti di lettura e di intervento valente buona conservazione, si pongono necessità di

aggiunta e innovazione per tutte quelle aree che sono ab-

specifici: l’opera dell’uomo e l’opera della natura sono bandonate, degradate, che hanno perso o che sono pri-

presenti ovunque in un intreccio inscindibile.

Il paesaggio è in continua trasformazione, “opera ve di identità architettonica e di connotazioni qualitative.

Questa concezione di paesaggio è matura nell’ela-

aperta”, in mutamento inevitabile non solo per inter- borazione culturale, sia in Italia che all’estero, e ha tro-

venti di grande scala, ma soprattutto per interventi minuti vato espressione, di recente, nella bozza di testo per la

e puntuali, nei quali sono implicati tantissimi operatori, nel Convenzione europea per il paesaggio (1999), promos-

tempo e nello spazio, che continuamente aggiungono e sa dal Congresso dei Poteri locali e regionali del Consi-

trasformano, per contrastare l’azione continua e capilla- glio d’Europa e ora in attesa di definitiva approvazione.

re della natura. Il paesaggio è carico, in ogni sua parte, di Le differenze fra il problema dell’ambiente e il problema

tracce e segni della storia degli uomini che vi hanno la- del paesaggio (pur nella loro interazione) sono in fase di

vorato: in questo senso è un grande “archivio vivente”, approfondimento nelle elaborazioni più recenti di molti

aperto per chi voglia e sappia leggerlo; è “palinsesto”, un Paesi europei, e assumono una loro evidenza soprattut-

unico documento continuamente in parte riscritto, non to in quelli, come la Germania, dove la questione ecolo-

semplice stratificazione. L’intervento sul paesaggio non gica ha avuto un peso determinante nel definire le poli-

può che essere, sempre e comunque, di trasformazione: tiche di tutela e gestione del territorio, soprattutto nella

tutela e conservazione si realizzano solo attraverso un mu- seconda metà del ‘900.

tamento continuo, consapevole, guidato, tuttavia pieno 225

rimentazione di cui occorre oggi fare un bilancio: da un

Revisione legislativa lato il decentramento di competenze non si è rivelato ri-

È ricorrente una critica alle leggi fondamentali della solutivo; dall’altro emerge la necessità (anche alla luce

tutela, in particolare la legge 1497 del 1939, frutto di una delle difficoltà incontrate da esperienze di forte decen-

impostazione culturale legata prevalentemente all’affer- tramento compiute in altri paesi) di confermare un ruo-

mazione del valore estetico dei beni; tuttavia, fin dalle pri- lo, pur con necessità di mutamento, per organismi de-

me riflessioni critiche sulle due leggi del 1939 compiute centrati dello Stato, come le Soprintendenze, che han-

nel secondo dopoguerra (a partire dalla Commissione no dimostrato competenze professionali comunque for-

Franceschini), molti autori hanno posto in evidenza come mate ai problemi della tutela (anche se non specifica-

il testo della legge 1497/39 lasci aperte, in realtà, varie mente su quelli del paesaggio) e godono di autonomia

possibilità interpretative, che hanno permesso finora e rispetto agli interessi locali. Inoltre, soprattutto negli an-

permettono ancora di utilizzarla per la tutela di beni, ni più recenti, sono state avviate in molte parti d’Italia, ad

aree e componenti molteplici, con motivazioni differenti opera dei più diversi soggetti istituzionali (Comuni, So-

da quelle puramente estetiche (valori naturalistici, geolo- printendenze, Province, Enti locali diversi, come gli Enti

gici, tradizionali, ecc.): essa è ancora sufficientemente di gestione di aree protette, ecc.), una serie di speri-

flessibile per rispondere alle attuali esigenze. mentazioni volte a innovare i caratteri della strumenta-

Inoltre, la legge 431 del 1985, che ha integrato la zione tecnica di progetto, le modalità e gli strumenti

1497, ha di fatto introdotto nella cultura diffusa e nella per la realizzazione e la gestione delle scelte, i rapporti

strumentazione tecnica, attraverso l’obbligatorietà dei fra amministrazioni locali e amministrazione dello Stato,

piani paesistici, un capovolgimento concettuale dell’i- ecc.: la relazione del Ministro ha portato alcuni casi, ma

dea di tutela: ha affermato, infatti, la necessità del pro- essi sono più numerosi, anche se sviluppatisi occasio-

getto/piano preventivo come strumento che deve guidare nalmente e soprattutto non generalmente noti, per cui

la tutela, invece del solo “vincolo”, strumento discre- non costituiscono ancora un corpo consolidato di cono-

zionale di controllo che interviene a posteriori rispetto al scenze cui poter fare riferimento.

formarsi delle volontà e dei progetti di trasformazione.

Inoltre, essa ha creato le condizioni per iniziare a speri- Piuttosto che impegnare gli operatori su un dibat-

mentare, nel concreto, un processo di decentramento tito difficile per una nuova legge di tutela, necessaria-

delle responsabilità di tutela del paesaggio, in coerenza mente pieno di implicazioni teoriche e di principio, che

con la consapevolezza che le necessità di diffusione del- rischierebbero di far scivolare in secondo piano i temi

l’opera di tutela non possono essere risolte con l’esten- operativi, più urgenti, è probabilmente più utile utilizza-

sione dei tradizionali poteri discrezionali di vincolo al- re le possibilità che l’attuale normativa e l’attuale asset-

l’intero paesaggio. to di competenze consentono, sviluppando più com-

piutamente e operativamente il processo positivo di ca-

Certo, l’applicazione della legge 431 attraverso il de- povolgimento delle modalità della tutela avviato dalla L.

centramento di competenze alle Regioni (e attraverso di es- 431 (dal vincolo al piano). Alla diffusa insofferenza nei

se spesso direttamente ai Comuni) e il ruolo di controllo e confronti dei “vincoli” di tutela occorre rispondere pro-

di surroga affidato alle Soprintendenze e agli Uffici centrali ponendo forti innovazioni nel ruolo degli organismi del-

del Ministero hanno creato e creano non poche difficoltà lo Stato e degli organismi locali e rendendo più operati-

e contraddizioni: oltre all’incapacità da parte di alcune Re- va la nuova concezione di tutela attiva del paesaggio che

gioni di condurre a maturazione positivamente i processi di è andata maturando.

piano, gli organismi decentrati (Regioni, Comuni, Soprin-

tendenze, ecc.) hanno incontrato notevoli difficoltà a ri-

spondere ai compiti loro affidati con le forze e le compe- Direzioni di lavoro:

tenze di cui essi dispongono, insufficienti per quantità, ma

anche per qualità, in una situazione culturale priva di pro- Si sottolineano in particolare tre direzioni di lavoro:

fessionalità consolidate nel settore dell’architettura del pae- 1. L’ampliamento del campo di applicazione della pro-

saggio (l’Italia è uno dei pochissimi paesi al mondo a non gettazione/pianificazione paesistica a tutto il pae-

aver avuto fino a pochissimi anni fa scuole per paesaggi- saggio, non solo a quello che è riconosciuto di par-

sti, né universitarie né di grado inferiore), e senza che i li- ticolare valore, al paesaggio del quotidiano: tutela

velli di governo più alti (Stato e Regioni) fornissero linee gui- e governo di tutto il territorio.

da unitarie per affrontare i molteplici e complessi problemi 2. Il rafforzamento e contemporaneo mutamento del

di progetto e di gestione del paesaggio. ruolo del livello centrale di governo.

3. La ridefinizione delle finalità e dei caratteri degli

Il tempo trascorso dall’approvazione della L. 431 strumenti di piano e progetto per il paesaggio.

va probabilmente considerato come un periodo di spe-

226 Nello specifico: ticolare regime di pianificazione e di gestione per tute-

larne meglio le specificità (aree archeologiche, strade

1. Tutela e governo di tutto il paesaggio storiche, ecc.). Del resto, già nella storia della protezio-

ne della natura e dell’ambiente si è compreso che non è

L’Italia, con la legge 431, ha ampliato fortemente opportuno tutelare solo le eccezionalità, ma occorre

il campo di interesse della progettazione del paesaggio, coinvolgere l’intero territorio.

ma solo estendendolo all’intero territorio, al paesaggio

del quotidiano, non unicamente alle parti che possono

essere riconosciute di particolare valore, è possibile ri- 2. Governo centrale e governo locale:

spondere oggi alla domanda diffusa di qualità paesistica il ruolo del centro

di tutti i luoghi di vita: è possibile, cioè, affrontare an-

che i problemi di recupero delle frange degradate ai Uno dei modi per poter rispondere a volontà di am-

margini degli insediamenti storici, delle aree dismesse, pliamento del campo di interesse, senza ampliare quan-

di miglioramento delle cadute di qualità, di innovazio- titativamente il lavoro dei funzionari della tutela, è quel-

ne, oltre a quelli di conservazione della qualità esisten- lo di puntare decisamente su un rafforzamento del ruo-

te. Già oggi sono abbastanza diffusi casi in cui singole lo di indirizzo tecnico e operativo degli organismi centrali.

amministrazioni comunali, o sovracomunali, si dotano La necessità del decentramento delle competenze non

di piani settoriali (che affrontano soprattutto problemi può essere posta in discussione (a beni diffusi non può

ecologico-ambientali o i problemi di dotazione di aree che corrispondere tutela diffusa); occorre, tuttavia, che

verdi, ecc.), senza tuttavia che essi siano inseriti in un non venga meno, e che anzi si rafforzi maggiormente ri-

quadro organico di conoscenze e di scelte e che sono spetto all’oggi, un impianto uniforme per la tutela/pro-

privi di riferimenti normativi e operativi definiti e omo- gettazione/pianificazione dei beni paesistici.

genei, almeno di massima, a livello regionale o nazio- Anche alla luce delle esperienze estere, occorre ri-

nale. Inoltre, il paesaggio si costruisce a diverse scale di vedere il ruolo degli organismi del Ministero (ma anche

intervento e per governarlo occorre conoscerlo e “pro- delle Regioni), perché essi assumano un forte ruolo pro-

gettarlo” (conservare, innovare, recuperare) alle stesse positivo di stimolo, di incentivazione, di indirizzo meto-

scale, anche quelle più dettagliate. Ciò significa fare in dologico, di esemplificazione, di riconoscimento dei me-

modo che il processo di pianificazione/progettazione riti, al posto di quello di prevalenti controllori nel processo

del paesaggio si sviluppi organicamente anche ai livel- di trasformazione del paesaggio: in particolare, ciò si-

li amministrativi inferiori a quelli regionali, anche se ciò gnifica sviluppare iniziative diverse e molteplici, che va-

non può significare un’estensione quantitativa degli dano dalla predisposizione di nuovi strumenti progettuali,

attuali compiti di controllo delle Soprintendenze. operativi e gestionali, al supporto tecnico-scientifico, al-

Del resto, diversi Paesi europei si sono dotati, in la capacità di definizione di priorità, all’attitudine didat-

parte o in toto, di una pianificazione paesistica che si oc- tica, ecc.

cupa di tutto il territorio extraurbano (Germania, Paesi

Bassi, Francia, Svizzera), non solo di aree eccezionali. Es- In particolare:

sa si sviluppa con varie modalità: per esempio, in Ger-

mania o, più di recente, in parte anche in Francia, i pia- 2.1. Ruolo di indirizzo nella definizione di metodologie

ni paesistici, pur non essendo strumenti obbligatori, coin- di piano/progetto e nelle procedure di attuazione da

volgono l’intero territorio comunale o sovracomunale e parte dei livelli centrali del governo dei beni cultu-

divengono operativi appoggiandosi, in genere, alla pia- rali e paesistici.

nificazione urbanistica. La progettazione e la pianificazione delle opere di

Si tratta, quindi, di abbandonare definitivamente conservazione e trasformazione del paesaggio richiedo-

una concezione di tutela per episodi eccezionali, per no indagini e un iter progettuale specifici, diversi da

gradazioni di valore assoluto da attribuire alle diverse par- quelli della pianificazione urbanistica. Essi sono oggetto

ti del territorio, poiché questo porta come conseguenza di riflessione e sperimentazione in vari Paesi europei.

il potenziale abbandono di ciò che rimane, ritenuto di mi- Una metodologia di progetto/piano che sia adeguata ai

nor valore, a trasformazioni non connotate qualitativa- problemi e che sia patrimonio diffuso tra i tecnici, costi-

mente. Ogni parte del territorio ha diritto, invece, ad tuisce la premessa necessaria perché possa essere ga-

un’attenzione di tipo paesaggistico, alla qualità. rantita una qualità alta delle realizzazioni a venire, sia nel-

Ciò non significa non riconoscere le specificità, le ca- le opere di innovazione, che in quelle di salvaguardia.

ratteristiche e i valori dei singoli luoghi, ma significa far- Nella attuale situazione italiana, sarebbe utile una

lo in senso progettuale, operativo, attivo, non ai fini del- definizione minimale (periodicamente aggiornata) di una

la sola difesa della qualità esistente. E non significa nep- metodologia di studio del paesaggio e di progetto/piano

pure non prevedere unità paesistiche sottoposte a par- cui tutti gli elaborati debbano rispondere: una serie di re-

227

quisiti minimi per l’elaborazione dei piani a tutte le scale, cologia, la conservazione della natura, la forestazione, i la-

dei progetti ad alto impatto territoriale, degli stessi elabo- vori pubblici, l’urbanistica, le attività e le istituzioni cultu-

rati che accompagnano le richieste di autorizzazione per rali, il turismo, l’edilizia, ecc. Particolare attenzione do-

interventi singoli che devono essere presentate ad Enti lo- vrebbe essere posta, per esempio, per capire gli effetti sul

cali e soprintendenze (oggetto e modalità degli studi pre- paesaggio delle politiche comunitarie europee, in parti-

liminari, scale di rilievo, di studio e di progetto, caratteri e colare quelle agricole e infrastrutturali, ecc. e per essere

finalità degli elaborati progettuali, ecc.). Essa dovrebbe pronti, mobilitando le necessarie competenze tecniche, a

interessare sia le metodologie di studio che gli elaborati di orientarli opportunamente e ad utilizzarli anche ai fini del-

piano/progetto a tutte le scale (del resto per la V.I.A. vi so- la conservazione e della progettazione del paesaggio. Si

no standard metodologici da rispettare nell’elaborazione tratta di stabilire un raccordo continuo tra le politiche set-

dei progetti, anche se la parte relativa alla lettura del pae- toriali nel quadro delle finalità di tutela e di miglioramen-

saggio nei suoi aspetti storici e culturali è decisamente ca- to paesistico. Per esempio, dovrebbe essere pienamente

rente rispetto a quella degli aspetti ecologico-naturalisti- sviluppata, nella pratica delle azioni di sostegno delle at-

ci, per loro natura più facilmente misurabili). tività agricole, una concezione della figura dell’agricolto-

Anche se non ci fosse nessun mutamento nell’attuale re (che già viene affermata, anche se non senza contrad-

organizzazione della tutela e nel ruolo delle Soprinten- dizioni, nei documenti della politica agricola comunitaria)

denze, sarebbe già un grosso avanzamento se i pareri po- non più solo come produttore di reddito, ma anche come

tessero essere dati in base a una documentazione pre- garante della protezione del territorio (con un ruolo di ma-

definita che sia in grado di documentare adeguatamen- nutentore), nei suoi valori storico-culturali e ecologico-

te i caratteri del paesaggio e di illustrare le conseguenze naturalistici, oltre che di risorsa per la fruizione ricreativa

paesistiche delle proposte di intervento: in tal modo l’ar- e turistica, economica, ecc. La politica europea del set-asi-

bitrarietà comunque inevitabile di ogni scelta, sarebbe mi- de, in questo senso, può essere considerata un’occasione

tigata dalla presenza di molteplici dati conoscitivi ogget- perduta. Ancora: la tutela finanziata di certi valori natu-

tivi e dalla presenza di un corpo di regole conoscitive ralistici, andrebbe collegata, sia concettualmente che nel-

omogenee e di criteri noti per assumerli. Anche l’even- la concretezza dei progetti, con quella della tutela anche

tuale sostegno economico per opere sul paesaggio, a del significato storico ad essi collegato e delle sue tracce

enti pubblici e a privati, dovrebbe essere sempre condi- (si pensi, per esempio, al doppio valore, ecologico e stori-

zionato al rispetto di ben definite caratteristiche meto- co, del sistema dei tratturi, dei pascoli, ecc., ma anche di

dologiche di progetto e di intervento. Ciò è tanto più im- una semplice siepe di separazione fra i campi).

portante, quanto più aumentano le risorse che il Gover- Se si accetta una concezione di paesaggio consa-

no intende mettere a disposizione per il settore. pevole della presenza contemporanea di significati sto-

Le esperienze estere, avendo già in parte percorso rici, naturalistici, architettonici, occorre che sia costruito

tale strada (in particolare la Francia, la Gran Bretagna, la saldamente un intreccio fra le politiche della tutela del-

Svizzera), rappresentano in questo senso un riferimento la natura con quelle della tutela del patrimonio storico-

per l’Italia, carente anche di adeguate strutture di for- culturale, con quelle dell’innovazione. In questo mo-

mazione professionale specifica. mento anche i Paesi europei che in passato più di altri si

Sarebbe opportuno che il livello centrale dell’Am- sono impegnati, in prevalenza, per lo sviluppo di uno so-

ministrazione dello Stato sviluppasse tale ruolo direttivo, lo degli aspetti costitutivi del paesaggio (in particolare per

coinvolgendo le migliori competenze che sono presenti la tutela dell’ambiente e l’ecologia) stanno muovendosi

in Italia, in uno sforzo concentrato nel tempo ed ecce- verso un’integrazione di tale politica con quelle per la tu-

zionale che indirizzi dal punto di vista metodologico l’o- tela delle tracce storiche e per la qualità dell’intero pae-

pera di tutela, pur attribuendo comunque la più ampia saggio come luogo di vita dei suoi abitanti e come risorsa

autonomia di sperimentazione a ogni realtà locale, con capace di ospitare una molteplicità di funzioni (da quel-

le sue specificità e tradizioni sia territoriali, che culturali, le turistiche, a quelle produttive, alla mobilità, alla resi-

che amministrative, che economiche, che operative, ecc. denza, ecc.). La multifunzionalità è infatti divenuta uno

Un ruolo simile potrebbero anche assolvere le Regioni. dei principali concetti chiave per una politica per il pae-

saggio, in molti paesi esteri.

2.2. Raccordo di politiche settoriali.

La tutela del paesaggio passa spesso, anche nell’e-

sperienza di altri Paesi, attraverso finanziamenti, sovven- 3. Ridefinizione delle finalità e dei caratteri degli

zioni e incentivi economici. Il problema, tuttavia, non è strumenti di piano/progetto per il paesaggio

quello di trovare e mettere a disposizione nuovi fondi e

strumenti, quanto quello di utilizzare anche ai fini della tu- Il ruolo e i caratteri degli strumenti di piano/progetto

tela e della progettazione del paesaggio quelli già esi- del paesaggio costituiscono un punto fondamentale,

stenti, provenienti da settori diversi, come l’agricoltura, l’e- ma anche delicato, per garantire la qualità della conser-

228 tori specifiche competenze progettuali o materiale co-

vazione/trasformazione/aggiunta, in modo da risponde- noscitivo di dettaglio dei diversi aspetti costitutivi del

re alle nuove esigenze di avere un paesaggio di qualità paesaggio (per esempio, tecniche costruttive e materiali

diffuso all’intero territorio. Del resto, vari altri Paesi eu- di terrazzamenti, di canalizzazioni, ecc.); potrebbero es-

ropei, anche quelli dove è presente da più lungo tempo sere preparati strumenti didattici (pieghevoli; manuali e

una tradizione di attenzione e di attiva politica per il schede tecniche rivolti alla popolazione, agli agricolto-

paesaggio, stanno vivendo oggi una fase di sperimen- ri, ai tecnici, agli amministratori, all’associazionismo;

tazione di nuove modalità di progetto, di controllo e di esemplificazioni tecniche; corsi di aggiornamento; ecc.)

indirizzo delle trasformazioni del paesaggio. che diffondano la consapevolezza del valore dei carat-

In Italia la tradizione della strumentazione urbani- teri paesistici del territorio e che aiutino gli operatori a

stica e l’esperienza della pianificazione paesaggistica se- intervenire su di essi con modalità di manutenzione

guita alla legge 431/85 hanno prodotto fino ad oggi de- adeguate; potrebbero essere raccolte e messe a dispo-

gli strumenti per il governo del paesaggio che in preva- sizione dei molteplici operatori e dei proprietari, in mo-

lenza regolamentano le volontà e le azioni di trasforma- do facilitato, le informazioni relative a tutte le occasio-

zione del territorio condotte o programmabili dai vari ni di sovvenzioni provenienti dai settori dell’agricoltura,

soggetti e operatori che in esso operano: essi in sostan- dell’ecologia, della tutela della natura, della cultura, del

za non differiscono molto dalla procedura dei “vincoli” turismo, dell’edilizia, delle opere pubbliche, delle ac-

di tutela della legge 1497/39, se non per il fatto di giun- que, ecc.

gere a monte e non a valle della formazione delle volontà Il piano si dovrebbe configurare, dunque, anche co-

di intervento; di essere maggiormente motivati, in quan- me piano e programma di gestione: non tanto un siste-

to fondati su una serie di analisi e studi; di utilizzare, du- ma di vincoli e di regolamentazioni dell’iniziativa dei sin-

rante l’elaborazione, verifiche e concertazioni con la po- goli, quanto (anche) una raccolta e messa a disposizio-

polazione e i suoi rappresentanti. ne di occasioni di finanziamento, di informazioni, di sug-

gerimenti utili, di supporti conoscitivi, tecnici, operativi,

Pertanto occorrerebbe prevedere nei piani/progetti ecc. Anche in questo caso ci sono esperienze estere si-

per il paesaggio: gnificative.

3.1. Integrazione con un programma di azioni 3.2. Integrazione con un programma di interventi

e di investimenti. straordinari e di manutenzione ordinaria.

I piani che si occupano di paesaggio non si preoc- Gli strumenti progettuali e di piano che si occupano

cupano, in genere, della strumentazione operativa, at- di paesaggio tendono a mantenere una separazione tra

tuativa, gestionale, per la realizzazione delle scelte che es- il momento della progettazione dell’intervento di carat-

si indicano; spesse volte esse restano sulla carta, altre vol- tere straordinario da quello della definizione delle moda-

te restano affidate a strumenti occasionali o estempora- lità di gestione ordinaria dei luoghi nel tempo a venire: in-

nei e non coordinati tra loro. Occorrerebbe corredare vece, il piano dovrebbe definire una programmazione

ogni piano/progetto per il paesaggio di un elaborato nel tempo degli interventi, anche se di massima. In par-

tecnico di natura attiva, ossia di un’ampia parte dedica- ticolare, dovrebbe sviluppare una serie di indicazioni a di-

ta a stabilire strumenti per l’attuazione e la gestione versa scala per guidare le trasformazioni a breve termine,

quotidiana delle scelte (a medio e lungo termine), indi- con opere di carattere straordinario, ma anche a medio

viduandoli tra quelli esistenti o definendone di nuovi: può e lungo termine, definendo, con diverse modalità, crite-

trattarsi di strumenti organizzativi, gestionali, didattici e ri per le opere di manutenzione e di piccola trasforma-

formativi, istituzionali, amministrativi, di immagine, ecc., zione diffusa, fatte dal sommarsi di modesti interventi

da sviluppare nel tempo (non solo economici e finanzia- puntuali (che costituiscono il fattore che spesso determi-

ri, quali sussidi, premi, finanziamenti, incentivi, ecc.). na la permanenza o lo stravolgimento o la distruzione del-

Questo compito andrebbe attribuito a tutti i piani e i pro- la qualità complessiva dei luoghi). In coerenza con la ne-

getti per il paesaggio, a tutte le scale e sia per quelli re- cessità di una lettura di dettaglio dei caratteri formali e

lativi ad aree a gestione speciale, che per quelli che si oc- materici degli aspetti storico-architettonici del paesag-

cupano di interi territori amministrativi. gio, il piano/progetto dovrebbe lavorare ad una analoga

In particolare, a titolo di esempio: potrebbero essere scala di dettaglio, per definire le proprie indicazioni. L’e-

definiti, a livello nazionale o regionale o di area o di sin- sempio dei master plan inglesi e dei management plan

golo comune, modelli di contratti da stipulare con i pri- può costituire in questo senso un riferimento assai utile

vati per la gestione e la manutenzione di specifici aspet- e sperimentato, almeno in aree speciali, ma in questa di-

ti o componenti (come muri a secco, terrazzamenti, pa- rezione si muovono anche francesi, tedeschi, ecc., che

scoli, alberature, aree umide, ecc.) a fronte di contribu- hanno definito specifici strumenti operativi o che inte-

ti, sovvenzioni, ecc., provenienti da vari settori; potreb- grano comunque gli studi e le normative dei piani di ca-

bero essere messe a disposizione di agricoltori e opera- 229

rattere generale con indicazioni di carattere attuativo. zione del paesaggio o dove la politica per il paesaggio ri-

Anche in Italia, tuttavia, vi sono alcune sperimentazioni in- guarda prevalentemente gli aspetti ecologico-ambientali.

teressanti (terrazzamenti, strade storiche, ecc.). Del resto, a livello internazionale, l’Icomos, attraverso il

suo Comitato per i giardini e il paesaggio, sta condu-

3.3. Struttura del piano cendo una riflessione per una definizione più articolata

Diverse metodologie di pianificazione dei paesaggi delle tipologie dei ‘paesaggi culturali’.

messe a punto in diversi Paesi europei, come la Gran Bre-

tagna o la Francia, sottolineano l’opportunità di prepa- In particolare:

rare le scelte di intervento con una serie di valutazioni del- Lettura dei caratteri storico-culturali e unità di pae-

le risorse esistenti (culturali, storiche, naturali, ecc.), del- saggio.

le condizioni qualitative e dei problemi di degrado delle Mentre gli aspetti naturalistici e i problemi ecologi-

varie parti che costituiscono il paesaggio preso in esame: co-ambientali del territorio godono di metodologie di let-

su questa base è possibile definire le azioni di conserva- tura da tempo sperimentate (geologia, vegetazione, fau-

zione, di eliminazione, di miglioramento, di innovazio- na, morfologia, ecc.), assai meno soddisfacenti sono in

ne/sostituzione, di innovazione/aggiunta da program- genere le modalità di lettura utilizzate per gli aspetti sto-

mare e attuare. Si tratta di una struttura di piano legata rico-culturali del territorio (archeologia, beni architetto-

e finalizzata all’operatività, profondamente diversa da nici, usi e tradizioni, insiemi visivi, ecc.). Spesso la lettu-

quella a carattere prevalentemente descrittivo e norma- ra si risolve in un semplice censimento dei beni architet-

tivo che è prevalente nell’esperienza italiana. tonici e degli elementi storici del territorio (ville, castelli,

Anche sulla base delle più recenti sperimentazioni edifici rurali, edifici produttivi, edifici religiosi, aree a pa-

estere e italiane, sarebbe opportuno ripensare profon- scolo, aree con terrazzamenti, frutteti-oliveti-castagneti,

damente la strumentazione tecnica di piano e di progetto giardini, strade, ecc.): anche se assai vasto, esso si pre-

per il paesaggio, che, a qualsiasi scala e a qualsiasi fina- senta più come una sommatoria di oggetti isolati tra lo-

lità sia indirizzata, dovrebbe comprendere di massima ro e nel contesto o come un insieme di elementi puntuali

quattro fasi concettuali: (per esempio, i beni religiosi maggiori e minori), piutto-

1) Lettura del paesaggio (individuazione di unità pae- sto che come una lettura di sistemi i cui componenti so-

sistiche e lettura di dettaglio delle caratteristiche); va- no legati da relazioni funzionali storiche (Venezia e la la-

lutazione delle potenzialità e dei problemi di de- guna, la villa e la sua proprietà fondiaria, la casa rurale

grado ai fini della regolamentazione e della defini- e il podere mezzadrile, la strada storica con la rete minore

zione e programmazione di interventi. di strade e i manufatti che devono ad essa la loro pre-

2) Definizione delle scelte e dei criteri di governo in ter- senza, ecc.). Si tratta di approfondire il tema delle unità

mini di: a) conservazione, b) innovazione/aggiunta, di paesaggio, superando una concezione di paesaggio

c) recupero del degrado. che lo vede costituito da un puzzle di aree omogenee, a

3) Criteri e programmazione degli interventi sul ma- favore di una concezione a sistema: probabilmente oc-

nufatto, sia di carattere straordinario che di manu- corre intendere tali unità a volte come aree, ma altre vol-

tenzione ordinaria, a breve-medio-lungo termine. te come rete di relazioni in spazi non contigui o altre an-

4) Identificazione delle risorse (non solo economiche, cora come elemento lineare; esse possono di volta in vol-

ma in senso lato), definizione degli strumenti e pro- ta intrecciarsi e sovrapporsi in tutto o in parte in uno stes-

grammazione delle azioni e delle fasi per l’attua- so territorio. Ognuna può corrispondere a un sistema

zione delle scelte (programma di gestione). funzionale.

Lettura di dettaglio dei caratteri formali e materici

3.4. Nota su alcuni problemi di lettura del paesaggio. degli aspetti storico-architettonici del paesaggio.

L’apparato concettuale e metodologico per legge- In genere, le metodologie di lettura utilizzate per gli

re il territorio come paesaggio appare ancora, in gene- aspetti storico-architettonici del paesaggio si fermano a

re, insufficiente. In particolare, andrebbero approfondi- una scala poco dettagliata (1: 10.000, 1: 5.000, 1: 2.000)

ti i problemi metodologici relativi alla lettura degli aspet- e possono rilevare solo il disegno generale di certi com-

ti storico-culturali e le questioni inerenti l’individuazione ponenti paesistici i cui caratteri storici dipendono, inve-

delle “unità” di paesaggio (o aree omogene). Sono an- ce, essenzialmente, dai materiali e dalle tecniche co-

che da approfondire i problemi di lettura di dettaglio de- struttive utilizzate (come accade, per esempio, nei mu-

gli aspetti formali e materici dei caratteri storico-archi- retti in pietra a secco dei terrazzamenti collinari, nelle pa-

tettonici del paesaggio. vimentazioni dei percorsi, nelle divisioni vive dei campi,

Il problema della lettura degli aspetti storici è mol- nelle canalizzazioni, ecc.). Il problema di una metodolo-

to sentito attualmente in diversi Paesi esteri ed è ogget- gia più adeguata è vivo soprattutto nelle aree forte-

to di attenzione anche in quelli, come la Germania o i mente e capillarmente costruite nel corso del tempo dal

Paesi Bassi, che hanno una lunga tradizione di pianifica- lavoro dell’uomo, come le aree collinari coltivate a vi-

230

gneto, oliveto, frutteto, ma anche in quelle di pianura, – Elaborare una “Carta del paesaggio”, documento di

con le regolamentazioni delle centuriazioni, delle boni- intenti simile alla proposta di “Convenzione europea

fiche, ecc.: si tratta di veri e propri manufatti che richie- per il paesaggio”, capace, tuttavia, di entrare un po’

dono un approccio analitico analogo a quello dei ma- più nel merito, rispetto ad essa, dei problemi pro-

nufatti edilizi o dei centri storici. È dunque opportuno, co- gettuali e attuativi e delle specificità italiane. Essa po-

me già peraltro vi sono alcuni esempi, fare riferimento a trebbe fra l’altro collegarsi alla Carta italiana del re-

tutta la grande elaborazione metodologica e all’espe- stauro del 1972, che si articolava in una parte ge-

rienza operativa delle discipline della conservazione per nerale e una parte di “Istruzioni”, più facilmente e

affrontare tali temi, pur con i necessari adeguamenti. frequentemente modificabili e aggiornabili: mentre

affrontava i temi dei centri storici, lasciava ancora

scoperti sia i giardini storici che il paesaggio.

Alcune prospettive a breve/medio termine – Integrare la strumentazione per il governo del ter-

ritorio attualmente prevista a livello comunale e

Sembra fondamentale, in questo momento, la cir- provinciale con specifici Studi e/o Piani per il pae-

colazione di informazioni, la documentazione di espe- saggio (sviluppando quel processo di pianificazione

rienze italiane e straniere, l’aggiornamento della cultu- avviato con la L. 431), che dovrebbero coinvolgere

ra tecnica italiana nel settore dell’architettura del pae- tutto il territorio amministrativo, non solo aree spe-

saggio. ciali, e promozione del concetto di Programma di

Negli anni scorsi, di fronte alla carenza di una cul- gestione. Potrebbe essere lasciata libertà alle singole

tura diffusa tra i tecnici e gli operatori, sia delle Soprin- Regioni (o Province?) di definire più precisamente le

tendenze che esterni, sul tema della tutela dei giardini forme e le caratteristiche di tali strumenti, secondo

storici, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha as- le proprie specificità culturali, amministrative, ecc.,

sunto un ruolo di forte promozione del tema, organiz- e facendo tesoro delle sperimentazioni anche non

zando grandi convegni annuali, finanziando ricerche e sistematiche svolte in questi anni. Per esempio, oc-

producendo pubblicazioni specifiche che coinvolgessero corre stabilire: obbligatorietà dei piani; caratteri (so-

nuovi operatori, organizzando un apposito Comitato di lo studi sui problemi paesistici oppure veri e propri

settore, ecc.: va riconosciuto che tale azione ha avuto un piani paesistici); programmi di gestione come par-

forte ruolo propositivo nel determinare l’attuale ben te integrante o come strumento autonomo rispet-

maggiore grado di attenzione diffusa per il tema del to ai piani; rapporto tra studi e/o piani per il pae-

giardino storico in Italia a ogni livello. saggio e la pianificazione urbanistica; rapporto tra

A breve termine, occorre probabilmente realizzare studi e/o piani per il paesaggio e studi e/o piani re-

per il paesaggio un tipo di azione simile a quella, anche lativi ai problemi dell’ambiente-ecologia-tutela na-

se il tema del paesaggio si presenta carico di maggiori dif- turalistica, ecc.

ficoltà per le implicazioni sulle modalità di organizzazio- – Rafforzamento del ruolo delle Province, che paiono

ne del governo del territorio nel suo complesso, sul ruo- gli enti che in questo momento possono impegnarsi

lo degli organismi dello Stato e degli Enti locali, sulle com- più degli altri per una pianificazione e un governo

petenze disciplinari che coinvolge. per il paesaggio (piani, ma anche sovvenzioni, in-

Per esempio potrebbe essere utile, fra l’altro (non in centivi, finanziamenti legati alla loro gestione, azio-

ordine di importanza): ni didattiche e formative, ecc.). Vi sono degli esem-

– Fare della Conferenza l’occasione di un bilancio e la pi italiani significativi.

sede di presentazione delle esperienze più signifi- – La pianificazione/progettazione per il paesaggio va

cative maturate in questi anni in Italia, con la fina- formulata, fin dalle prime fasi di studio e di elabo-

lità di iniziare a formare un corpo consolidato e tra- razione, di concerto con le Soprintendenze compe-

smissibile di conoscenze tra gli operatori del setto- tenti per territorio (esperienze in questo senso sono

re, i tecnici, gli amministratori, ecc. Programmare in- già state svolte).

contri annuali analoghi per alcuni anni. – Obbligatorietà di una integrazione delle domande

– Promuovere un ruolo attivo del Ministero per i Beni di concessione edilizia con documentazione speci-

e le Attività Culturali, nei prossimi anni, nel racco- ficamente finalizzata a dimostrare la compatibilità

gliere, vagliare e far circolare informazioni sulle espe- delle trasformazioni dal punto di vista paesaggisti-

rienze più interessanti, in atto e compiute in Italia nel- co (oltre che ecologico-ambientale): permesso pae-

la progettazione e nella gestione del paesaggio. saggistico (l’esperienza francese pare significativa).

– Istituire un Comitato per il paesaggio presso il Mi- È opportuna la definizione puntuale di una docu-

nistero per i Beni e le Attività culturali (analogo a al- mentazione minima da produrre, che ne assicuri la

tri come quello per i giardini storici, ecc.), o, meglio, qualità.

un organismo con qualche maggior potere. – Definizione da parte del Ministero (e eventuale pro-

231

mozione della stessa operazione da parte delle Re- FE”, “INTERREG”, ecc. o alle campagne di premia-

gioni) di linee guida metodologiche per l’introdu- zione e finanziamento di progetti di qualità pro-

zione nella strumentazione urbanistica attuale (Pia- mosse dalla Comunità Europea da alcuni anni su

ni regolatori, piani di area, ecc.) di contenuti pae- temi definiti di volta in volta (per es. i giardini stori-

saggistici, definendo caratteri metodologici minimi ci, ecc.), o a altre esperienze estere, come quelle

standard e comprendendo eventualmente anche francesi (label).

gli aspetti della gestione: analisi e studi, elaborati – Promozione da parte del Ministero per i Beni e le At-

tecnici progettuali (per esempio, la scala di rilievo e tività Culturali o altri Enti locali di campagne di sen-

progetto), elaborati normativi, elaborati di pro- sibilizzazione a tema periodiche (per es. annuali)

grammazione e gestione, ecc. per la tutela/recupero/valorizzazione del paesaggio.

– Elaborazione di un Manuale esemplificativo da di- Per esempio, per elementi strutturanti il paesaggio,

stribuire ad amministratori locali e tecnici, per mo- come terrazzamenti e muri a secco; per forme di col-

strare modalità di utilizzazione della vigente nor- ture tradizionali (frutteti, vigneti, castagneti…); per

mativa urbanistica di livello locale anche ai fini del sistemi di canalizzazioni storiche; per siepi e divisio-

governo del paesaggio (soluzione minimale rispet- ni vive dei campi; ecc.

to a quella di specifici studi/piani con contenuti pae- – Sviluppo di una politica di tutela specifica per alcu-

saggistici e ambientali). ni settori o tipi di paesaggio che presentano pro-

– Per aree di particolare degrado (per esempio, peri- blemi particolari (per esempio, le strade storiche,

ferie e aree di connettivo nelle conurbazioni me- spesso sovra-regionali e con esigenze di governo

tropolitane, aree di abusivismo, ecc.), promozione unitario) definendone metodologicamente gli stru-

da parte del Ministero (ma anche di Regioni) di al- menti, le forme di gestione, di fruizione, ecc., anche

cuni “Piani di recupero paesaggistico” modello. facendo riferimento a esperienze estere (Svizzera,

– Potrebbe essere incentivata l’elaborazione di stu- Stati Uniti, Gran Bretagna, ecc.). Definizione di nuo-

di/piani per il paesaggio, prevedendo, per esempio, ve tipologie di aree protette di livello nazionale, ol-

facilitazioni per enti e per privati nell’ottenere fi- tre ai parchi naturali (per esempio i ‘paesaggi linea-

nanziamenti per agricoltura, ecologia, lavori pub- ri’ o i paesaggi ‘a sistema’ o ‘a rete’), che devono es-

blici, turismo, cultura, patrimonio storico, ecc. solo sere governate con criteri di piano e di gestione

in presenza di un tale studio o piano. unitari. Per tale tipo di unità paesistiche dovrebbe es-

– Definizione, da parte del Ministero per i Beni e le At- sere elaborato uno specifico piano paesistico e pro-

tività culturali (o di altri enti territoriali) di modelli di gramma di gestione.

contratti che accompagnino obbligatoriamente l’e- – Per quanto riguarda le competenze pubbliche pa-

rogazione di sussidi e finanziamenti per opere di ma- rallele e spesso preponderanti che influiscono sulle

nutenzione, intervento straordinario, ecc., relative al trasformazioni del paesaggio (lavori pubblici, am-

paesaggio o relative ad altre opere che abbiano in- biente, trasporti, politiche agricole, natura, ecc.) e i

fluenza sul paesaggio (per esempio, agricoltura, grandi interventi pubblici che spesso non fanno i

ambiente-ecologia, ecc.). conti con gli aspetti paesaggistici (e solo in parte

– Promozione, da parte del Ministero per i Beni e le con quelli ecologico-ambientali), potrebbe essere

Attività culturali o altri Enti locali, di bandi per il fi- utile la costituzione di un gruppo di lavoro perma-

nanziamento o la premiazione di esperienze esem- nente interministeriale fra esperti di progettazio-

plari: più che piani o progetti, sembra opportuno ne/tutela del paesaggio ed esperti degli altri settori

premiare esperienze di buona gestione e buona va- interessati (rappresentanti dei Ministeri): di partico-

lorizzazione (per esempio, formazione e aggiorna- lare urgenza il raccordo fra paesaggio e i settori del-

mento tecnico, attività di studio, attività didattiche l’agricoltura, dell’ambiente-conservazione della na-

verso la popolazione, marchi di qualità, sostegno di tura, dei lavori pubblici, per definire almeno qualche

prodotti locali tradizionali, predisposizione di at- sinergia negli interventi e negli strumenti d’azione

trezzature turistiche, ecc.), sviluppate da Ammini- delle politiche in Italia. Esigenze di raccordo delle

strazioni pubbliche o da privati, in alcuni settori si- posizioni italiane ci sono anche nei confronti delle po-

gnificativi: paesaggi agrari storici, strade storiche, litiche della Unione Europea, in particolare per l’a-

parchi archeologici, ecc.. Si può fare riferimento ai gricoltura, che spesso è stata ed è fattore di trasfor-

positivi risultati di esperienze quali i progetti “LI- mazione e distruzione di paesaggi agrari.

232

Società Geografica Italiana

Documento per la Conferenza Nazionale per il Paesaggio

La Società Geografica Italiana, fondata a Firenze nel zioni, alle distanze ed alla loro influenza sui fenomeni re-

1867, ha svolto nella sua storia un importante ruolo di lazionali), la tradizione corografica (la descrizione dei luo-

promozione delle conoscenze geografiche, dapprima ghi), la tradizione dello studio scientifico della Terra (nel-

con il supporto offerto a varie iniziative di esplorazione le sue parti costituenti) e la tradizione dello studio del-

di terre lontane e, successivamente, con il progressivo le relazioni uomo-ambiente. Ogni tradizione ha avuto,

impegno nella geografia cosiddetta “scientifica”, or- per così dire, un proprio momento di gloria nell’evolu-

ganizzando congressi (il primo Congresso Geografico zione della disciplina, momento durante il quale si è im-

Italiano si svolse a Genova, nel 1892, in occasione del- posta sopra le altre dominandole, senza tuttavia annul-

le celebrazioni colombiane), sostenendo ricerche e stu- larle. La storia della disciplina è scandita dal succedersi

di nelle varie branche della disciplina ed impegnandosi, di questi momenti, ciascuno dei quali è caratterizzato da

anche, nell’editoria geografica. differenti strumenti concettuali ed operativi.

È in questa linea che ha recentemente (luglio 1992) Nella situazione contemporanea, sia pure in modo

ri-definito il proprio Statuto, le proprie finalità ed obiet- difforme a seconda delle scuole, sta ritornando alla ri-

tivi. Come scopo fondamentale si propone “il progres- balta la tradizione di studio delle relazioni uomo-am-

so delle scienze e conoscenze geografiche” e, come biente, una tradizione che assegna una particolare im-

obiettivo primario, la Società “promuove e favorisce il portanza al concetto di “paesaggio”. Si può osservare

progresso degli studi geografici con particolare riguar- come il ri-emergere di questa tradizione sia stato solle-

do alla conoscenza del territorio, paesaggio ed am- citato da cause esterne alla disciplina: il diffondersi di

biente, e alla salvaguardia dei beni culturali, ambienta- una nuova sensibilità collettiva nei confronti dell’am-

li e paesaggistici. Inoltre promuove la diffusione in Ita- biente - e del suo aspetto direttamente percepibile, il

lia di una cultura geografica facendosi iniziatrice, per paesaggio – e l’affermarsi di nuovi bisogni post mate-

questo scopo, di pubbliche riunioni, conferenze, escur- rialistici nelle società più avanzate. Molte discipline scien-

sioni, viaggi di studio, proiezioni, convegni, tavole ro- tifiche, non soltanto la geografia, si sono trovate nella

tonde, ecc…”. condizione di ricevere stimoli dal contesto sociale piut-

È importante sottolineare questo preciso impegno tosto che nella condizione di fornirne. Ciò sembra ap-

del Sodalizio a fronte del tema del Paesaggio - con cui plicarsi particolarmente bene al caso dei movimenti am-

il Ministero sta confrontandosi - ma anche di temi vici- bientalisti o alla riscoperta delle identità culturali locali.

ni quali l’ambiente e il territorio o quali i beni culturali, Si impone oggi, nella geografia italiana, un parti-

ambientali e paesaggistici di cui i primi si sostanziano. colare impegno di elaborazione culturale in queste di-

Questi temi non sono certo nuovi per la disciplina geo- rezioni, a proposito del quale alcuni Autori (Pinchemel,

grafica. 1996) hanno parlato di un “ricentraggio” della Geo-

grafia, che equivale ad una ripresa dei suoi motivi tra-

È noto come nella Geografia, analogamente alla dizionali, dai quali estrarre, mobilitando i nuovi stru-

maggior parte delle discipline tradizionali, si assista og- menti a disposizione, tutte le potenzialità che rispon-

gi ad un vero pluralismo negli approcci, nelle tematiche dono alle esigenze contemporanee.

e nelle relative metodologie. Si può tuttavia riconosce- Il rinnovato interesse per l’ambiente e per il pae-

re, al suo interno, il perdurare di un piccolo numero di saggio ha già trovato espressione, a livello accademico,

tradizioni che ne costituiscono, per così dire, le radici nella tipologia e nella intitolazione dei corsi di geogra-

profonde. Esse vengono generalmente indicate come fia ai quali è stata aggiunta la “Geografia dell’Ambien-

tradizione spaziale (la tradizione attenta alle localizza- te e del Paesaggio”, recentemente attivata in alcune

233

Università italiane. Il nuovo corso di insegnamento non ta definizioni di base e proposte di linee d’azione in

esaurisce certo la Geografia ma ne rappresenta una di- grado di creare punti di riferimento comuni e condivisi-

rezione di sicura espansione. bili da parte di tutti i Paesi membri.

In secondo luogo diventa indispensabile la promo-

Se dal piano del “discorso” che i geografi fanno zione di una conoscenza rivolta all’azione. Proprio sul

sulla realtà si passa alla realtà stessa si può osservare co- piano conoscitivo il contributo della comunità dei geo-

me il paesaggio italiano abbia conosciuto, negli anni del grafi può avere grande rilievo. Poche discipline dispon-

secondo dopoguerra, trasformazioni così profonde da gono oggi, come la geografia, di una riflessione così ar-

alterarne gli stessi caratteri distintivi. Sono ben note le ticolata sul paesaggio: sui suoi significati, i suoi deter-

forme di evoluzione – comuni alle principali società in- minanti e i suoi componenti, le modalità con cui ap-

dustriali avanzate – che hanno prodotto attentati al prenderlo. Il bagaglio conoscitivo sul paesaggio, rimasto

paesaggio: il decentramento industriale e gli incontrol- “congelato” negli anni dello sviluppo teorico e quanti-

lati insediamenti residenziali soprattutto nelle cinture tativo della disciplina, ha cominciato ad essere rivisto ed

periurbane, le pressioni antropiche sui litorali, la realiz- attualizzato da varie scuole geografiche americane ed

zazione di infrastrutture di trasporto attente più agli europee, con risultati di notevole interesse. Uno sforzo

aspetti funzionali che non a quelli ambientali, i cam- analogo si sta verificando nella ricerca geografica italia-

biamenti tecnici ed economici nel settore agricolo che na. Questo impegno mette oggi la geografia in grado

hanno cancellato i caratteri agrari tradizionali di molti di rispondere a varie esigenze di conoscenza, in parti-

luoghi. colare nella formazione verso la quale la disciplina si è

Questi orientamenti – che restano forti ancora og- prevalentemente indirizzata.

gi – sono stati insufficientemente considerati sotto il La geografia ha svolto, già nel passato, un’impor-

profilo dei loro effetti sull’ambiente e sul paesaggio. tante funzione educativa nei confronti del paesaggio.

Gli obiettivi di sviluppo economico, che hanno svolto e Un pezzo forte nell’insegnamento scolastico della di-

svolgono un ruolo egemone, vengono invocati per giu- sciplina è sempre stata la “lettura del paesaggio”, un’o-

stificare situazioni di degrado ambientale che si sareb- perazione attraverso la quale si passa dal piano dell’os-

bero potute evitare adottando una visione più lungimi- servazione sensibile al piano dell’interpretazione delle

rante. Nella realtà l’idea di sviluppo sostenibile, divenuta forme del paesaggio. Sul valore didattico di questa ope-

popolare alla fine degli anni Ottanta e subito adottata razione sono disponibili oggi vari contributi che tendo-

come slogan politico, non ha ancora dato luogo a tra- no a valorizzare il momento soggettivo di rapporto con

duzioni operative convincenti. la natura e le componenti culturali del paesaggio, tra-

Lo stato di cose sopra delineato rende oggi indi- scurate dagli approcci di natura prevalentemente geo-

spensabile una politica pubblica per il paesaggio. A grafico-fisica. Occorre, al riguardo, riconoscere le spe-

prima vista i termini “politica” e “paesaggio” sembra- cificità dell’insegnamento geografico per i vari ordini e

no difficilmente accostabili. Il paesaggio è un concetto tipi di scuola, evitando le semplicistiche riduzioni del-

complesso e proteiforme, difficile da maneggiare. Pu- l’insegnamento della geografia a “scienza della Terra”.

re non è indifferente l’utilizzo di questo concetto al po- Quest’ultimo è un approccio di grande importanza che

sto di quello di ambiente o di territorio. Esso traduce l’e- va affiancato, non sostituito, all’approccio di studio del-

voluzione nella sensibilità collettiva che si è compiuta da- le relazioni uomo-ambiente, su cui si fonda la specificità

gli anni Settanta ad oggi, un’evoluzione che ha risco- della disciplina. In un momento come l’attuale che ne-

perto gli aspetti estetici, negati o trascurati dall’archi- cessita di una comprensione unitaria dell’ambiente,

tettura e dall’urbanistica, e soprattutto il valore “patri- l’ambiente trasformato dall’uomo, appare paradossale

moniale” del paesaggio, elemento di identità territo- l’eventualità di una marginalizzazione della disciplina

riale, riserva di storia e di cultura da tramandare alle ge- nell’insegnamento medio superiore. Al contrario, è ne-

nerazioni future (le relazioni con l’idea di sostenibilità so- cessario pensare ad un rilancio dell’insegnamento del-

no qui evidenti), risorsa per il benessere dei residenti e la disciplina in direzioni socialmente utili. L’educazione

per l’attrazione dei visitatori e dei turisti. all’ambiente (nei suoi aspetti scientifici) ed al paesaggio

Per costruire un politica pubblica per il paesaggio (nei suoi aspetti esperienziali e culturali) è certamente

occorre che si verifichino varie condizioni. La prima fra una di esse.

di esse è la legittimazione dell’idea stessa di paesaggio, Alla funzione educativa, da svolgersi in modo mi-

ancora messa in discussione, da varie parti, nel dibatti- rato nella scuola, è necessario si affianchi un’opera di

to recente. A tale legittimazione potrà dare un impor- sensibilizzazione rivolta al più vasto pubblico. I mezzi di

tante contributo il livello sovranazionale, attraverso at- comunicazione di massa sono, a questo proposito, gli

ti giuridici e di indirizzo. Particolarmente significativa strumenti fondamentali. Il paesaggio, in modo più o

appare al riguardo la Convenzione Europea del Pae- meno consapevole, è un grande protagonista delle im-

saggio proposta dal Consiglio d’Europa. Essa compor- magini da cui siamo inondati. Alla varietà dei suoi mo-

234

di di apparire vanno collegati, quando possibile, stru- flessione sulle caratteristiche di una formazione supe-

menti per consentirne una lettura critica, per capirne le riore per “operatori del paesaggio” anche in relazione

funzioni, per promuovere il rispetto dei suoi valori. Il pae- alle ipotesi di riforma dei corsi di laurea universitari.

saggio rappresenta un aspetto fondamentale del con- Create le condizioni per una considerazione più re-

testo di vita delle popolazioni che devono poter svolgere sponsabile del patrimonio paesaggistico del nostro Pae-

un ruolo attivo nella sua evoluzione partecipando alla se, attraverso un’opera di sensibilizzazione, formazione

definizione degli obiettivi di qualità paesaggistica del lo- ed educazione da intraprendere urgentemente, resta la

ro territorio. grande sfida di immaginare corsi d’azione capaci pre-

Fra le funzioni formative si impone, come indila- servare quanto resta dei quadri visivi che hanno reso ce-

zionabile, la preparazione di tecnici capaci di tutelare lebre la nostra penisola, e di restituire valore a quanto è

paesaggi sensibili, restaurare paesaggi degradati, dise- ancora possibile. È una sfida che passa attraverso un’at-

gnare nuovi paesaggi interpretando nel loro agire non tenta ricognizione degli strumenti legislativi disponibili

soltanto il punto di vista degli esperti ma anche quello (per i quali l’Italia non è seconda a nessuno) ma anche

delle comunità locali, delle associazioni di tutela di in- dell’efficacia (ben più discutibile) di tali strumenti per

teressi collettivi, del pubblico generico. È urgente “in- immaginare altre, più incisive, forme di azione.

ventare” e riconoscere uno “status” a degli operatori Ci si aspetta un’applicazione degli strumenti di ti-

tecnici del paesaggio, o “paesaggisti”, o “architetti del po fiscale, riconoscendo al paesaggio ed ai beni am-

paesaggio” che abbiano competenze specifiche, rico- bientali una dignità paritetica a quella dei beni cultura-

nosciute e riconoscibili, sul nostro patrimonio visivo. La li, la sperimentazione di forme contrattuali tra soggetti

geografia può certamente dare il suo contributo, ma in- pubblici e privati per la realizzazione di interventi sul pae-

sieme ad essa una varietà di altre discipline. Ciò che è saggio, l’incoraggiamento di comportamenti individua-

importante qui sottolineare è che questa figura profes- li più consoni nei nuovi interventi edilizi o negli interventi

sionale va oggi costruita e riconosciuta come da tempo di rinnovo. Ma soprattutto ci si aspetta una chiara as-

avviene in altri Paesi. Non appaia provocatorio ricorda- sunzione di responsabilità da parte dei soggetti pubbli-

re che negli Stati Uniti si celebra quest’anno di cente- ci, ai diversi livelli, perché sappiano proporre azioni di

nario della fondazione dell’Associazione Americana de- “gestione sostenibile” del paesaggio capaci di armo-

gli Architetti del Paesaggio o suggerire di guardare, per nizzare la sua evoluzione con le istanze economiche, nel

esempio, all’esperienza della vicina Francia quanto alle rispetto delle aspirazioni di qualità paesaggistica sempre

scuole di formazione di “paesaggisti”. Si impone una ri- più diffuse nella società. 235

Stefano Stanghellini

Presidente INU, Istituto Nazionale di Urbanistica – Istituto Universitario di Architettura di Venezia

Tecla Mambelli

Università degli Studi di Padova *

La sostenibilità nella pianificazione del paesaggio

Il presente contributo, dopo aver discusso della no- pertanto considerati meritevoli di tutela. La preoccupa-

zione di paesaggio, esamina come in Italia l’esigenza del- zione per una progressiva riduzione, in termini quanti-

la sua tutela e valorizzazione sia stata recepita dalla le- tativi e qualitativi, dello stock di risorse disponibili si ac-

gislazione nazionale e regionale in materia di pianifica- compagna via via al riconoscimento della loro impor-

zione del territorio. Quindi si concentra sulle forme di va- tanza in ambito economico e sociale (Fusco Girard,

lutazione che possono essere impiegate per soddisfare 1993).

tale esigenza nella elaborazione degli strumenti di pia- Le risorse ambientali non vengono più viste come

nificazione territoriale. beni pubblici puri utilizzabili a prezzi nulli nel processo

di produzione e consumo, ma come beni intermedi (o

misti pubblici/privati). Infatti i principi di “non rivalità”

1

1. Il paesaggio quale risorsa ambientale , che caratterizzano

e “non escludibilità” nel consumo

i beni pubblici, sono validi fino al punto in cui non si ri-

La gestione del paesaggio, della sua tutela e della sua tiene necessario ridurre gli effetti generati dalla conge-

evoluzione, richiede di essere impostata su un’aggiorna- stione nel loro uso o dall’inquinamento, che ne dimi-

ta interpretazione del concetto stesso di paesaggio. nuiscono l’utilità ricavabile dai singoli individui e posso-

Vi sono infatti molti modi diversi di concepire il no anche comprometterne la possibilità di utilizzo da

paesaggio: da quelli più tradizionali, incentrati sulla per- parte delle generazioni future (Stellin,1994).

cezione della veduta paesaggistica e panoramica, a Negli anni ’90, grazie al consenso cresciuto attor-

quelli più recenti che fanno piuttosto riferimento alla no al concetto di sviluppo sostenibile, in quanto “capace

struttura portante del paesaggio, ovvero al “territorio”, di soddisfare i bisogni dell’attuale generazione senza

alla sua forma geologica, alle sue condizioni ambienta- compromettere i bisogni delle generazioni future”

li, anche in senso prettamente ecologico, e natural- (World Commission on Environment and Development,

mente alla configurazione degli insediamenti. 1987), anche in Italia gli obiettivi di tutela e valorizza-

Il paesaggio, in Italia, è un “paesaggio storico”, di- zione dell’ambiente e del paesaggio assumono caratte-

segnato almeno in pari misura dalla natura e dalla lun- re prioritario nella legislazione e nella pianificazione del

ga presenza dell’uomo. È questo, in definitiva, che lo territorio. Essi orientano infatti la promozione dello svi-

rende estremamente vario, articolato, interessante, e luppo economico verso una prospettiva di equità inter-

perciò unanimamente riconosciuto come valore. Ed è un generazionale ed infragenerazionale.

valore aggiunto a quello dei singoli elementi che lo

compongono, sia naturalistici che appunto storico-cul-

turali (Avarello, 1999). 2. Il paesaggio e l’ambiente nell’esperienza

I diversi punti di vista da cui si può guardare al italiana di pianificazione

paesaggio convergono in questa considerazione e con- In Italia la tutela del paesaggio si è basata per lun-

corrono ad arricchire le possibili letture e interpretazio- go tempo sulla legge 1497 del 1939, che la circoscrive-

ni del paesaggio, e di conseguenza a fornire indicazio- va alle cosiddette “bellezze naturali”. La funzione della

ni e criteri per la sua tutela e valorizzazione. tutela poteva essere esercitata dallo Stato attraverso vin-

Per tali ragioni, anche il paesaggio così interpreta- coli imposti su specifici beni oppure, nel caso di vaste lo-

to rientra fra i beni ambientali che, a partire dagli anni calità, mediante la elaborazione di un “piano territoria-

’80, iniziano ad essere percepiti come risorse scarse e

236 caposaldo fondamentale nella distinzione delle compo-

le paesistico”. Lo scopo di questo tipo di piano consisteva nenti “strutturali” della pianificazione da quelle “ope-

nell’impedire che le aree di tali località fossero utilizzate rative” (Inu, 1998).

in modo pregiudizievole alla “bellezza panoramica”. Il piano strutturale, oltre a formulare indirizzi stra-

Dopo che negli anni ‘70 le competenze istituzionali tegici di sviluppo, è strumento di individuazione vinco-

in materia di pianificazione paesistica erano state tra- lante delle parti di territorio destinate a essere preservate

sferite dallo Stato alle Regioni, la legge 431 del 1985 ha da sostanziali trasformazioni in considerazione dei loro

accolto una nozione più ampia di paesaggio. La tutela riconosciuti valori culturali e ambientali. Esso guarda al

è stata infatti estesa a vaste “categorie di beni” (fasce lungo periodo. La pianificazione operativa guarda inve-

costiere, terreni contermini ai laghi, fiumi e loro spon- ce al breve-medio periodo: definisce gli ambiti di inter-

de, montagne, aree boscate, ecc.). Per tali vaste parti del vento entro le zone che il piano strutturale ha ricono-

territorio, inoltre, la funzione della tutela è stata asso- sciuto suscettibili di trasformazione e precisa i contenu-

ciata a quella della valorizzazione attraverso la redazio- ti funzionali e morfologici di tali trasformazioni.

ne, da parte delle Regioni, di “piani paesistici e piani ur- Questa impostazione risulta funzionale al recepi-

banistico-territoriali con specifica considerazione dei va- mento, nella pianificazione territoriale, dell’idea di svi-

lori paesistici ed ambientali”. luppo sostenibile articolata nelle due accezioni di “de-

In questo modo, dunque, il “piano territoriale pae- bole” e “forte”. Di conseguenza essa consente di pre-

sistico” ha esteso i suoi contenuti dal paesaggio in sen- cisare il contributo che la valutazione sta recando ai

so specifico all’ambiente in genere: nato per tutelare sin- piani territoriali con valenza paesistico-ambientale

goli beni e “vedute panoramiche”, esso è diventato un (Mambelli, 1999).

generico strumento di tutela ambientale, anche diffusa. Infatti, pur essendo il processo di pianificazione

L’esperienza italiana di pianificazione è segnata an- per sua natura da sempre intriso di valutazioni, il prin-

che da un altro tipo di evoluzione, la quale interessa in- cipio di sostenibilità enfatizza il ruolo della valutazione

vece la pianificazione territoriale esercitata dagli Enti nella pianificazione (Fusco Girard e Nijkamp, 1997).

locali. Per effetto delle leggi nazionali e regionali sul L’obiettivo di realizzare la sostenibilità cosiddetta

decentramento amministrativo, infatti, alla pianifica- forte è proprio della dimensione strutturale della piani-

zione territoriale delle Province sono state delegate le ficazione. L’interpretazione della sostenibilità in termini

funzioni di tutela in genere (es. difesa del suolo e pre- di cambiamenti non decrescenti delle quantità specifi-

venzione delle calamità, protezione della flora e della che di capitale naturale legittima infatti la ricerca di in-

fauna, tutela e valorizzazione delle risorse idriche ed dicatori di sostenibilità non monetari e, sulla loro base,

energetiche, ecc.) e quindi anche quella di tutela pae- la definizione di norme di tutela delle risorse non ripro-

saggistica. Questa infatti oggi tende ad inserirsi nei pia- ducibili.

ni territoriali delle Province per esplicita delega regionale. Le tecniche di valutazione impiegate per definire i

Un importante punto di passaggio di questo se- limiti inderogabili alla trasformabilità del territorio han-

condo processo evolutivo sono le nuove leggi regiona-

li di pianificazione territoriale e urbanistica. Le Regioni no lontane radici nella teoria dei limiti dello sviluppo ur-

stanno infatti definendo nuovi sistemi di pianificazione bano, comunemente nota come “teoria delle soglie”.

territoriale, ispirati agli indirizzi culturali affermatisi nel Del resto l’accezione forte della sostenibilità richiede

recente dibattito nazionale fra cui spicca il principio del- l’individuazione di soglie limite espresse con particolari

la sostenibilità dello sviluppo (Inu, 1995 e 1998). indicatori che misurano la consistenza e le caratteristi-

Per effetto di questo principio al sistema dei piani che qualitative delle risorse ambientali e paesistiche.

territoriali è richiesto di declinare la sostenibilità anzitutto Valutazioni di questa natura sono acquisite alla

3

nella forma “forte”, allo scopo di garantire la conser- pratica di pianificazione . Tuttavia il carattere sistemico

vazione delle risorse ambientali riconosciute uniche e dei fenomeni ambientali – che richiede una difficile co-

non sostituibili, e secondariamente nella forma cosid- struzione di indicatori complessi – rende sempre più

detta “debole”, curando cioè che in ogni trasforma- complicata e problematica la individuazione dei limiti di

zione fisica della città e del territorio il consumo delle ri- trasformabilità del territorio (Fusco Girard e Nijkamp,

sorse ambientali sostituibili sia compensato dall’incre- 1997). Un secondo problema è che in ogni comunità

2

mento di altre . coesistono esigenze, valori e obiettivi diversi, talvolta an-

che conflittuali, in merito all’uso delle risorse territoria-

li, che vanno riconosciuti e legittimati (Gambino, 1997).

3. Le valutazioni per la sostenibilità Questi problemi possono essere affrontati con va-

nelle nuove forme del piano lutazioni di tipo multicriteriale, che si avvalgono di una

gamma di metodi molto estesa ed in continua espan-

L’evoluzione della pianificazione territoriale ed ur- sione. Nella pianificazione territoriale, poiché le ipotesi

banistica promossa dalle nuove leggi regionali trova un di uso delle risorse si presentano il più delle volte pre-

237

4. Paesaggio e sviluppo sostenibile nelle leggi

determinate dal punto di vista tecnico, si impiegano urbanistiche regionali

metodi che aiutano a scegliere fra alternative definite,

4

valutate sulla base di un numero finito di attributi . La più recente legislazione urbanistica regionale,

La sostenibilità debole, invece, compete alla di- rinnovatasi secondo i principi della riforma urbanistica a

mensione operativa della pianificazione. Al piano ope- lungo dibattuti nel Paese, pone dunque nuova atten-

rativo spetta il compito di assicurare che il bilancio del- zione all’ambiente e al paesaggio, attraverso la decli-

le trasformazioni ipotizzate sia attivo sotto il profilo pae- nazione del concetto di sviluppo sostenibile nella piani-

sistico-ambientale. ficazione urbanistica e territoriale, e l’introduzione di

Secondo questa impostazione, le scelte che ven- esplicite procedure di valutazione.

gono compiute implicano la formulazione di giudizi di Le leggi urbanistiche delle Regioni Toscana (LR

valore su tutte le risorse in gioco, in vista delle decisio- 5/95), Umbria (LR 31/97), Liguria (LR 36/97), Valle d’Ao-

ni che devono essere assunte in merito alla loro utiliz- sta (LR 11/98), Basilicata (LR 23/99) e la proposta di leg-

zazione. ge della Regione Emilia-Romagna (novembre 1999), of-

Di fronte alla necessità di dover scegliere tra opzioni frono al riguardo indicazioni di grande interesse, anche

alternative in relazione a un determinato complesso di se, nonostante le esplicite dichiarazioni di principio,

obiettivi, occorre utilizzare valutazioni che comportano manchino ancora precisi riferimenti metodologici per

la stima di valori monetari in termini di costi e benefici informare la pianificazione locale al principio della so-

per i soggetti coinvolti e per la comunità, dato che lo stenibilità.

scopo principale è attribuire un prezzo al bene. La ricca L’attenzione prestata allo sviluppo sostenibile (espli-

letteratura sulle procedure di valutazione monetaria del- citamente individuato come principale obiettivo dell’at-

le risorse ambientali ha trovato applicazione in alcune tività di governo del territorio in Toscana, Liguria, Valle

esperienze concrete, in cui si è cercato di stimare la d’Aosta ed Emilia Romagna) implica comunque, in pri-

funzione di uso o di conservazione di aree rurali e di par- ma istanza, la valutazione ambientale degli effetti del-

5

chi (Franceschetti, 1997; Stellin e Rosato, 1998) . le azioni di trasformazione sul territorio e la definizione

Per valutare se una modificazione dell’attuale allo- di standard e di indicatori ecologico-ambientali.

cazione delle risorse è efficiente (ossia se produce un au- Alcune Regioni che dispongono di un ampio patri-

monio naturalistico da difendere, propongono preva-

mento del benessere sociale), l’analisi economica sug- lentemente verifiche di compatibilità ambientale per la

gerisce di misurare i costi e i benefici ad essa associati valutazione degli effetti delle azioni di trasformazione sul

e, quindi, di calcolare i benefici sociali netti conseguen- territorio.

ti alla decisione di investimento o di regolamentazione. La Regione Valle d’Aosta prevede valutazioni di im-

La modificazione progettata viene quindi confrontata patto ambientale per le varianti sostanziali ai Piani Rego-

con la situazione senza progetto. latori Generali (secondo le procedure stabilite dalla legi-

Tuttavia, se si vogliono ottenere risultati soddisfa- slazione regionale in materia), mentre la Regione Umbria

centi, vanno rispettate delle assunzioni assai restrittive prevede che il piano comunale determini “i parametri eco-

rispetto alla commensurabilità monetaria: questo com- logici di ogni ambito urbano in ordine almeno alla su-

porta una forte riduzione del campo d’indagine e ri- perfice minima non pavimentabile” (LR Umbria 31/97

chiede che il risultato dell’analisi economica sia inte- art.2) e valuti le azioni di trasformazione previste in base

grato con una matrice d’impatto che espliciti gli effetti ad un bilancio degli effetti sulle risorse essenziali del ter-

del progetto difficilmente monetizzabili. ritorio, verificandone la compatibilità igienico-sanitaria.

Indipendentemente da ciò, l’analisi costi-benefici ha Queste valutazioni, di tipo preventivo, sono essen-

mostrato significative limitazioni nel caso dei piani ter- zialmente valutazioni di impatto e si collocano all’inizio

ritoriali e urbani, in quanto non consente di considera- del processo di piano (ex ante). Sono valutazioni fina-

re gli aspetti distributivi. Alcune recenti sperimentazio- lizzate a scegliere tra alternative localizzative o a stabi-

ni mirano quindi a modificare il suo impianto, in modo lire l’ammissibilità di determinate azioni di piano.

che esso possa tenere conto della distribuzione degli ef- Un secondo gruppo di Regioni sta cercando di in-

fetti delle previsioni e delle regolamentazioni fra i diversi trodurre valutazioni per la sostenibilità del piano in vista

gruppi che formano la comunità coinvolta. Tali speri- degli obiettivi di efficienza ed efficacia del piano stesso,

mentazioni si pongono quindi in stretta sintonia con la piuttosto che per la sola tutela ambientale.

“valutazione dell’impatto comunitario” (Lichfield, 1996): Toscana e Liguria prevedono infatti più articolate va-

stimando i costi e i benefici associati a ogni progetto e lutazioni degli effetti sui sistemi ambientali e socio-eco-

la loro distribuzione tra i gruppi sociali, esse operano una nomici, mentre Basilicata ed Emilia-Romagna prevedono

descrizione globale dell’insieme dei progetti che for- valutazioni della sostenibilità ambientale e insediativa.

mano il piano operativo. In questa ottica, di grande attenzione all’evoluzio-

238

ne e alle modifiche dei sistemi naturali ed antropici, è ne- È noto come la dimensione ambientale dello svi-

cessario un aggiornamento continuo dello stato delle ri- luppo sostenibile sia generalmente affrontata, anche

sorse e delle mutazioni intercorse nel paesaggio e nel- sotto la spinta di direttive comunitarie, dalle valutazio-

l’ambiente, a cui contribuiscono forme di monitoraggio ni di impatto ambientale. A livello di politiche, piani e

e valutazioni ex post. programmi, la valutazione di impatto assume una natura

Il monitoraggio, sulla base di una sistematica rac- strategica e viene denominata Strategic Environmental

6

colta di informazioni, è finalizzato, attraverso determi- Assessment (SEA) . È questa una metologia su cui me-

nati indicatori, a tenere sotto controllo lo stato di criti- rita soffermarsi in modo specifico perché appare su-

cità delle risorse, mentre la valutazione (ex post) è l’u- scettibile di interessanti sviluppi anche per quanto ri-

nica attività capace di misurare l’efficacia degli interventi guarda le risorse paesaggistiche.

e di correggere e/o riformulare le strategie di piano. In La SEA è stata definita come un “formalizzato, si-

questa accezione la valutazione assume il ruolo fonda- stematico e comprensivo processo per valutare gli effetti

mentale di “interprete” del territorio sulla base di una ambientali di una politica, piano o programma e le sue

lettura stratificata, finalizzata alla sua salvaguardia e va- alternative, includendo la predisposizione di un rappor-

lorizzazione. to scritto sui risultati di questa valutazione, e utilizzan-

Nei testi delle leggi urbanistiche regionali i due prin- do tali esiti in un processo decisionale che tenga conto

cipali strumenti a cui vengono demandati la funzione del- della partecipazione pubblica” (Therivel et al, 1992).

la conoscenza ed il compito di definire indirizzi di tute- Essendo predisposta nelle fasi iniziali del processo

la, sono costituiti dal Piano territoriale di coordinamen- decisionale, prima che sia stata definita la tipologia e la

to provinciale e dal Piano strutturale comunale. localizzazione di tutti i progetti, la SEA può assicurare

Per quanto riguarda il primo strumento, alla valu- che tutte le alternative siano adeguatamente valutate,

7 e i soggetti

tazione è riconosciuto il compito di definire indicatori di siano considerati gli impatti cumulativi

coinvolti siano consultati. Per questo la SEA viene con-

rischio e di sensibilità delle risorse, e di procedere alla de- siderata uno strumento di fondamentale importanza

finizione di invarianti e unità di paesaggio attraverso la per il raggiungimento dello sviluppo sostenibile (Theri-

creazione e la sovrapposizione di mappe di criticità set- vel e Partidario, 1996).

toriali. Attraverso la costruzione del quadro conoscitivo La costruzione di indicatori e indici di sostenibilità,

del territorio si provvede alla rappresentazione e valu- su cui si basano le valutazioni di impatto, sono di fon-

tazione dello stato del territorio e dei processi evolutivi damentale importanza per il raggiungimento di uno

che lo caratterizzano. Il Piano provinciale assolve, in sviluppo sostenibile. L’indicatore può essere definito co-

questo modo, al compito di definire le caratteristiche dei me uno strumento che serve a misurare la diffusione e

sistemi naturali ed antropici del territorio. l’entità di un fenomeno. Esso permette di comparare si-

Il Piano strutturale comunale, a sua volta, definisce tuazioni che mutano nel tempo e nello spazio e di se-

più nel dettaglio per il territorio comunale i bilanci del- gnalare le variazioni anomale che si determinano. L’in-

le risorse territoriali ed ambientali e i criteri per la for- dice permette la misurazione sintetica (o la definizione

mulazione del giudizio di compatibilità ambientale. Que- di un concetto) attraverso la combinazione delle infor-

sti ultimi saranno espressi in quantità fisiche e/o con va- mazioni fornite da più indicatori (Marradi, 1980). Nello

lori di soglia, standard o parametri che non devono es- specifico gli indici ecologici hanno l’obiettivo di misura-

sere superati. Sempre in campo ambientale, il Piano re gli effetti delle attività umane sulla capacità di carico

strutturale comunale ha infine il compito di indicare le del territorio.

strategie di sviluppo socio-economico sostenibile e le di- Per ogni indicatore di sostenibilità deve essere spe-

verse destinazioni del territorio, in relazione alla preva- cificato un valore di soglia critico, che non può essere su-

lente vocazione delle sue parti e alle tutele paesaggisti- perato senza provocare danni irrevocabili all’ambiente e

co-ambientali. al paesaggio. L’insieme dei valori di soglia rappresenta

quindi un sistema di riferimento per valutare lo stato at-

tuale dei sistemi considerati e l’accettabilità delle loro

5. La valutazione del paesaggio modificazioni in seguito a determinati interventi.

nella pianificazione: sviluppi metodologici Tuttavia, se lo sviluppo sostenibile integra più di-

mensioni, ciò significa che non deve essere ricercata la

L’esigenza di migliorare la qualità delle nuove for- sola tutela ambientale. In particolare, quando la soddi-

me di pianificazione con un’adeguata conoscenza del- sfazione dei bisogni di una comunità insediata in un de-

le risorse ambientali e in particolare di quelle paesaggi- terminato territorio postula interventi che modificano il

stiche e della loro accettabile evoluzione, può essere rac- paesaggio, allora occorre studiare il rapporto esistente

colta soprattutto da due procedure di valutazione: la tra gli elementi costitutivi del paesaggio e le categorie

Strategic Environmental Assessement e la Community di domanda sociale di uso del territorio. In questo caso,

Impact Evaluation. 239


PAGINE

280

PESO

2.04 MB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La 1a Conferenza Nazionale per il Paesaggio, organizzata dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, è nata come momento di riflessione istituzionale del Paese su un bene, il paesaggio italiano, nel quale le componenti storiche, culturali e naturalistiche sono inscindibilmente legate al territorio e ai suoi processi di trasformazione, la cui salvaguardia necessita, oggi più che mai, di nuovi e più adeguati strumenti di tutela e valorizzazione. La Conferenza vera e propria è stata preceduta da un intenso lavoro preparatorio documentato nel presente volume allegato agli Atti della 1° Conferenza Nazionale per il Paesaggio. Il volume raccoglie l’insieme dei contributi del Comitato scientifico e della Consulta per il Paesaggio, un compendio ricchissimo di analisi, idee e proposte altamente qualificate su legislazione, sviluppo sostenibile, archeologia, progettazione, politiche europee, che si è concluso con la partecipazione ai lavori della Conferenza stessa.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in urbanistica
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Restauro del territorio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Mediterranea - Unirc o del prof Uccellini Eleonora.

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