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Condominio e servitù

La dispensa si riferisce al seminario di Istituzioni di Diritto Privato I, tenuto dalla Dott. ssa Parola il 7 aprile 2011.
Gli argomenti trattati nella lezione sono i seguenti:
- Condominio minimo con analisi della sentenza S.U. n. 2046/06
- Uso promiscuo... Vedi di più

Esame di Istituzioni di Diritto Privato I docente Prof. C. Granelli

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ESTRATTO DOCUMENTO

4.- Appare del tutto nuovo e, come tale, inammissibile il terzo motivo di ricorso.

È risaputo che i motivi del ricorso per Cassazione devono investire, a pena di inammissibilità, questioni che siano già

comprese nel thema decidendum del giudizio di appello, non essendo prospettabili per la prima volta in sede di

legittimità questioni nuove e nuovi temi non trattati nella fase di merito. Orbene, non risulta prospettata in appello la

doglianza concernente l'urgenza ex se delle opere occorrenti per adeguare l'edificio alla normativa antisismica, posto

che in sede di gravame Nicola Cersosimo, con il primo motivo aveva lamentato la mancata ammissione della richiesta

consulenza tecnica indispensabile per valutare l'applicabilità nella fattispecie della disposizione di cui all'art. 1110 cod.

civ. e, con il secondo, aveva censurato l'affermazione circa l'insussistenza della prova relativa alla ultimazione dei

lavori.

5.- Rigettato il ricorso, sussistono giusti motivi per compensare integralmente le spese processuali.

P.Q.M.

La Corte, pronunziando a Sezioni Unite:

rigetta il ricorso e compensa le spese. 6

Uso promiscuo della cosa comune

Tribunale Bari, sez. III, 29 ottobre 2009, n. 3237

In tema di condominio negli edifici, l'uso della cosa comune da parte di ciascun condomino

è soggetto, ai sensi dell'art. 1102, c.c., al duplice divieto di alterarne la destinazione ed

impedire agli altri partecipanti di fare parimenti uso della cosa stessa secondo il loro

diritto. Pertanto, deve ritenersi che la condotta del condomino, consistente nella stabile

occupazione - mediante il parcheggio per lunghi periodi di tempo della propria autovettura

o motorino - di una porzione del cortile comune, configuri un abuso, poiché impedisce agli

altri condomini di partecipare all'utilizzo dello spazio comune, ostacolandone il libero e

pacifico godimento, in tal modo, alterando l'equilibrio tra le concorrenti ed analoghe

facoltà.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione del 30.3.2003 il Condomino di viale Kennedy n. 83/B - Bari-

conveniva in giudizio davanti al Giudice di pace di Bari il sig. M. N. per sentire "dichiarare

la illegittimità dell'utilizzazione, da parte del convenuto, degli spazi condominiali a scopo di

parcheggio di un motociclo; per l'effetto, ordinare al convenuto la cessazione dei

comportamenti sopradetti... "

Assumeva l'attore:

- di essersi dotato di un regolamento condominale nel quale era stato espressamente previsto

il divieto di occupare stabilmente con costruzioni provvisorie e con oggetti di qualsiasi tipo,

le scale i ripiani, gli anditi e, in genere, i locali e gli spazi di proprietà ed uso comuni (art.

14);

- che il M. consentiva alla propria figlia minore di parcheggiare abitualmente il motorino

tipo Aprilia all'interno dello spazio condominiale "in corrispondenza del prospetto

secondario";

- di essere stato indotto, a seguito delle proteste degli altri condomini, a diffidare il M. e di

aver convocato alcune assemblee condominiali per la soluzione del problema in questione,

tutte conclusesi con delibere contrarie alla utilizzazione delle aree comuni nel senso

indicato.

Con comparsa depositata il 9.7.2003 si costituiva in giudizio il M. chiedendo il rigetto della

domanda e deducendo:

- che la figlia non aveva mai occupato stabilmente l'area comune, ma aveva fatto solo

saltuarie e momentanee soste all'interno del cortile e per un limitato spazio di tempo;

- che quindi la figlia non aveva mai alterato la destinazione d'uso della cosa comune, né

aveva mai impedito agli altri condomini di farne a loro volta uso;

- che l'azione proposta doveva considerarsi infondata perché il regolamento condominiale,

alla sezione dedicata all'uso dei giardini, impediva espressamente solo la circolazione dei

motorini ma non anche la sosta temporanea degli stessi;

- che nella assemblee condominiali in cui il problema era stato discusso non era stata

adottata alcuna determinazione, ma erano state manifestati solo alcuni pareri da parte di

singoli condomini, culminati nell'approvazione a maggioranza, durante la assemblea del

12.11.2002, di una proposta di "collocazione di cavalletti in ferro davanti ai cancelli di

ingresso da via Niceforo". 7

Istruita la causa, con sentenza del 27.6.2005 n. 3350/05 il Giudice di pace di Bari rigettava

la domanda, non riscontrando alcuna contrarietà del comportamento del M. al regolamento

condominiale, e condannava il Condominio al pagamento delle spese del procedimento.

Avverso la sentenza indicata ha proposto appello il Condominio di viale Kennedy 82B-

Bari, adducendo il difetto di motivazione della sentenza impugnata, non avendo, a dire

dell'appellante, esplicitato il Giudice di prime cure la ricostruzione dello svolgimento del

processo, le questioni dibattute nonchè, più in generale, il ragionamento probatorio

osservato.

Di qui la necessità di riproporre le stesse questioni già portate alla cognizione del primo

giudice e, in particolare,

- che il comportamento del M. si poneva in contrasto con l'art. 1102 c.c., attesa la sua

incidenza sulla destinazione del cortile/giardino;

- che l'istruttoria del giudizio di primo grado aveva accertato, contrariamente a quanto

ritenuto in sentenza, che la figlia del M. aveva parcheggiato il motorino nelle zone in

questione sia di notte che di giorno;

- che di tali risultanze istruttorie il giudice non aveva tenuto alcun conto, essendosi limitato

ad una interpretazione letterale dei termini utilizzati nell'art. 14 del regolamento

condominiale, senza porre in connessione la disposizione in questione con gli altri atti a sua

disposizione, e soprattutto, con quanto previsto nei preliminari di vendita degli immobili, in

cui era statuito espressamene il divieto di parcheggio nelle aree comuni di qualsiasi veicolo

di sorta;

- la omessa considerazione da parte del giudice di primo grado di quanto previsto nello

stesso Regolamento condominiale che. a) all'art. 14 farebbe divieto di occupazione di ogni

spazio comune con oggetti mobili di qualsiasi genere; 2) all'art. 1 lett. F) vieterebbe

esplicitamente la circolazione di motocicli; 3) il regolamento di portineria la sosta di

motocicli e biciclette.

Con comparsa del 10.1.2006 si è costituito in giudizio il M., sostenendo:

- la sufficienza e logicità della motivazione della sentenza impugnata,

- la correttezza del comportamento del M., attesa la sua conformità a quanto previsto

dall'art. 14 del Regolamento condominiale, non avendo la di lui figlia occupato stabilmente

gli spazi di uso comune;

- l'inammissibilità dell'appello per difformità delle conclusioni rassegnate rispetto a quelle

formulate nel giudizio di primo grado.

Costituite le parti all'udienza del 10.1.2006, dopo un rinvio interlocutorio, all'udienza del

14.4.2009, dopo la precisazione delle conclusione delle parti, il Tribunale, nella persona di

questo magistrato, disponeva lo scambio delle comparse conclusionali e delle repliche

riservandosi per la decisione. MOTIVI DELLA DECISIONE

L'appello è fondato e va pertanto accolto.

In punto di fatto, non è in contestazione tra le parti il dato fattuale che il Condominio in

questione sia costituito da una palazzina posta all'interno di un più esteso complesso

abitativo, isolato dalla pubblica via da una recinzione che delimita una zona al cui interno vi

sono cortili, giardini e viali, cioè zone strumentali a consentire il raggiungimento delle varie

abitazioni.

Ciò detto, è necessario ricostruire le risultanze istruttorie acquisite nel corso del giudizio di

primo grado, rispetto alle quali non è dato comprendere quale sia stata la valutazione del

Giudice di prime cure, essendosi questi limitato, in quattro righi, ad alcune affermazioni,

8

senza tuttavia chiarire in cosa consistesse il comportamento in concreto tenuto dalla sig.na

M. e perché quel comportamento dovesse considerarsi, a suo dire, non violativo delle

disposizioni regolamentari relative all'uso delle cose comuni.

Nel corso dell'interrogatorio formale tenuto all'udienza del 19.5.2004, l'amministratore del

Condominio dichiarò:

- di ricoprire tale carica del febbraio del 2004 e di non aver mai notato nessun motorino

circolare nei viali del condominio, pur non essendo presente sui posti tutti i giorni;

- di aver sempre visto il motorino del M. parcheggiato, di mattina, di pomeriggio e in serata,

negli spazi sottostanti la fila di balconi del complesso;

- che il motorino accedeva all'interno del complesso dal cancello di Via Niceforo "a pochi

metri dalla zona dove parcheggia".

Il teste N. V., moglie del M., escussa in udienza, riferì:

- di aver sempre visto, da circa trent'anni, parcheggiare all'interno del complesso biciclette e

motorini di altri condomini;

- che la figlia attraversava, conducendo a mani il motorino spento, il viale pedonale per

giungere sul posto dove sostava il mezzo, in uno spazio condominiale;

- che la sosta del motorino sarebbe stata saltuaria "qualche volta sì e qualche volta no";

- che da circa due mesi la figlia non parcheggiava più il motorino all'interno del complesso;

- che il motorino, nelle volte in cui veniva parcheggiato all'interno, veniva legato con una

catena alle ringhiere.

All'udienza del 10.12.2004 fu assunta la deposizione del sig. V. M., fidanzato, all'epoca dei

fatti, della figlia dell'appellato, il quale dichiarò:

- di aver visto in occasione delle visite a casa M., altri motorini e biciclette parcheggiate nel

cortile, che "loro" "appoggiavano" il motorino "in quel cortile" solo per il tempo necessario

e che il mezzo veniva legato con una catena;

- che il motore veniva spento al momento in cui entravano all'interno del complesso; - che

da parecchio tempo il motorino non sostava più in quella zona; - che il motorino spesso

veniva parcheggiato nel suo garage.

A sua volta, il teste C. G., soggetto che si occupava della pulizia del viale, riferì:

- di aver pulito i viali del condominio in diverse ore della giornata, sia della mattina che del

pomeriggio, e di aver visto "in varie ore" il motorino del M.;

- di aver visto la figlia "utilizzarlo e quindi parcheggiarlo vicino alla ringhiera';

- di aver visto "spesso" il motorino parcheggiato soprattutto le volte in cui si recava al

lavoro la mattina "presto alle sei circa.. a quell'ora il motorino era sempre parcheggiato lì": -

di non vedere più da qualche mese il motorino parcheggiato;

- di svolgere l'attività in questione per circa 3-.4 ore al giorno da circa otto anni. Il teste C.

E. riferì:

di aver- visto durante le ore della giornata, -`quando rientravo a casa e quando uscivo- il

motorino parcheggiato con una catena a una ringhiera in una zona pedonale, Che gli altri

condomini parcheggiavano fuori dallo stabile;

- che fino a 4-5 anni prima "anche altri motorini" venivano parcheggiati all'interno "anche io

parcheggio all'interno del Condominio in virtù di una semplice cortesia. Ma quando alcuni

condomini si sono lamentati e poi si è discusso in assemblea , invocando il rispetto del

Regolamento condominiale che vieta il transito e la sosta di veicoli ho rimosso il mio

motorino come hanno fatto tutti gli altri, tranne il sig. M. che ha continuato a parcheggiare

ed a transitare a motore acceso nel viale di accesso di via Niceforo". 9

Dalle prove assunte emerge un quadro di riferimento generale sufficientemente chiaro, e

cioè:

- che almeno in un dato momento storico non era infrequente che i condomini entrassero e

parcheggiassero i loro motorini all'interno del complesso;

- che ciò suscitò le proteste di altri condomini e che il Condominio decise di porre fine a tale

prassi";

- che il M. continuò anche successivamente a fare uso del motorino all'interno del

complesso.

È emerso dalle deposizioni assunte che il motorino faceva ingresso all'interno del complesso

e veniva parcheggiato in una zona comune, dove era legato con una catena ad una ringhiera,

nelle occasioni in cui ciò era ritenuto necessario dalla M., nel senso che il mezzo veniva

parcheggiato all'interno quando non era nella disponibilità del fidanzato della M., ovvero

quando i giovani avevano la necessità, durante il giorno, di salire in casa, ovvero quando,

parcheggiato fino alle prime ore del giorno, veniva notato dall'addetto alle pulizie.

Sulla base di tale quadro di riferimento, il punto di partenza della decisione non può che

essere l'art. 1102 c.c., a mente del quale ciascun partecipante può servirsi della cosa comune

"purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne

parimenti uso secondo il loro diritto".

La giurisprudenza nomofilattica ha chiarito che le limitazioni poste dall'art. 1102 c.c. al

diritto di ciascun partecipante alla comunione di servirsi della cosa comune, rappresentate

dal divieto di alterare la destinazione della cosa stessa e di impedire agli altri partecipanti di

fame parimenti uso secondo il loro diritto, vanno riguardate in concreto, cioè con

riferimento alla effettiva utilizzazione che il condomino intende farne e alle modalità di tale

utilizzazione, essendo, in ogni caso, vietato al singolo condomino di attrarre la cosa comune

o una parte di essa nell'orbita della propria disponibilità esclusiva e di sottrarla in tal snodo

alla possibilità di godimento degli altri condomini (cfr. Cass., 28.4.2004, n. 8119: Cass.,

22.3.2001, n. 4135; Cass., 26.1. 2000, n. 855).

In tale contesto, l'art. 14 del Regolamento del condominio in questione, richiamato a lungo

nel corso del processo, vieta alla lett. c) di occupare "stabilmente ..con oggetti mobili di

qualsiasi specie gli spazi di proprietà ad uso comune

Secondo l'appellato, l'uso che la M. avrebbe fatto dello spazio condominiale non sarebbe

stato di stabile occupazione e, comunque, non avrebbe alterato la destinazione della cosa

comune.

L'assunto, valorizzato apoditticamente in sentenza dal Giudice di prime cure, non può essere

condiviso.

Considerato che non pare dubbio che un motorino sia "un oggetto mobile di qualsiasi tipo",

il riferimento alla occupazione stabile attiene, sul piano semantico, alla occupazione

duratura, destinata, cioè, a durare nel tempo, che, tuttavia, può essere non necessariamente

continua, cioè senza interruzione, atteso che si può occupare stabilmente uno spazio, pur

non occupandolo in maniera continua, ma ogni qual volta sia necessario. Nella fattispecie, è

in atti la prova che la sig.na M. utilizzasse lo spazio comune, che non poteva essere

destinato a parcheggio, per parcheggiare il proprio motorino durante la notte.

Il teste C., della cui attendibilità non si ha motivo di dubitare, non essendo stato anche solo

prospettato un qualche interesse inquinante, ha chiarito di aver visto spesso il motorino

parcheggiato all'interno del cortile alle primo ore della giornata, cioè alle sei del mattino,

circostanza, questa, da cui è possibile inferire che il motorino era rimasto parcheggiato in

quel posto per tutta la notte. 10

Non è decisiva la circostanza che il motorino non fosse sempre, ogni notte, parcheggiato

all'interno, perché ciò che rileva è che la sig.na M. piegasse alle proprie esigenze

individuali, avendone una disponibilità funzionale, uno spazio comune che aveva una

destinazione diversa.

Sotto altro profilo, si è già detto, che il motorino faceva ingresso all'interno del complesso,

durante il giorno, nelle occasioni più disparate e veniva ogni volta parcheggiato con una

catena ad una ringhiera comune nel giardino interno.

Anche in tal caso, non pare decisivo la circostanza che potessero esservi giornate in cui il

motorino non fosse parcheggiato, perché ciò non impediva affatto alla M. di disporre

stabilmente, cioè con continuità, dello spazio comune per parcheggiare il proprio mezzo

meccanico.

La sentenza impugnata non è quindi condivisibile nella parte in cui afferma che nel

Regolamento condominiale non vi sarebbe stata norma che vietasse il parcheggio di

ciclomotori nel cortile interno.

L'assunto non solo è smentito da quanto detto, ma anche da quanto previsto dallo stesso

regolamento condominiale in relazione al servizio di portierato, contemplando l'art 6, tra i

compiti del portiere, quello di vietare che nel giardino di ingresso sostassero motociclette; si

tratta di un dato indirettamente confermativo del divieto di sosta dei motorini nel giardino.

La Corte di cassazione ha sul tema statuito in maniera condivisibile che in tema di

condominio negli edifici, l'uso della cosa comune da parte di ciascun condomino è soggetto,

ai sensi dell'art. 1102 c.c., al duplice divieto di alterarne la destinazione e di impedire agli

altri partecipanti di fare parimenti uso della cosa stessa secondo il loro diritto. Pertanto, deve

ritenersi che la condotta del condomino, consistente nella stabile occupazione - mediante il

parcheggio per lunghi periodi di tempo della propria autovettura - di una porzione del cortile

comune, configuri un abuso, poiché impedisce agli altri condomini di partecipare all'utilizzo

dello spazio comune, ostacolandone il libero e pacifico godimento ed alterando l'equilibrio

tra le concorrenti ed analoghe facoltà. (Cassazione civile, sez. II, 24 febbraio 2004, n. 3640).

Ne discende che sul punto l'appello è fondato e la sentenza deve essere riformata. Sulla

inammissibilità dell'appello.

L'appellato ha eccepito, come argomento finale, la inammissibilità dell'atto di appello

perché le conclusioni ivi rassegnate sarebbero più ampie di quelle formulate nel corso del

giudizio di primo grado.

L'eccezione è infondata.

Nell'atto introduttivo del giudizio di primo grado il Condominio aveva chiesto la

declaratoria di illegittimità della utilizzazione, da parte del convenuto, degli spazi

condominiali a scopo di parcheggio di un motociclo e, per l'effetto, ordinare la cessazione

dei comportamenti sopra descritti.

Nell'atto di impugnazione, l'appellante ha chiesto la declaratoria che le modalità d'uso del

cortile/giardino come parcheggio di motorini, perpetrata dal M., non "sarebbe consentita per

tutti i motivi dedotti in narrativa, e quindi vietata, ponendosi in contrasto con la funzionale

destinazione della predetta area comune (da ritenersi alterata ai sensi dell'art. 1102 c.c.) e

con i vincoli (divieto di parcheggio/occupazione delle aree comuni) imposti sia dalle

previsioni contenute nel vigente regolamento e elle assemblee condominiali".

Il riscontro delle conclusioni formulate dalla parte nei due gradi di giudizio consente

agevolmente di affermare che, pur nella diversità della formulazione letterale, le conclusioni

rassegnate in grado di appello sono sovrapponibili, in funzione meramente esplicativa,

11

rispetto a quelle formulate nel giudizio di primo grado, e non strumentali ad ottenere un

diverso provvedimento.

In definitiva, la sentenza impugnata deve essere riformata, atteso l'uso illegittimo degli spazi

condominiali da parte del M., per avere questi destinato gli stessi a parcheggio del proprio

motorino; all'appellato deve essere ordinata la cessazione del uso in questione.

Le spese di entrambi i gradi di giudizio, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando sull'appello proposto dal Condominio di Viale

Kennedy 83B - Bari-, in persona dell'Amministratore pro-tempore, avverso la sentenza

emessa dal Giudice di pace di Bari n.3350/05 il 20-27/6/2005 nel processo n. 5447/03 R.G.,

accoglie l'appello, e, in riforma della sentenza impugnata, dichiara illegittimo e, quindi,

vieta l'uso dello spazio condominiale da parte dell'appellato per destinarlo a parcheggio del

proprio motorino;

Condanna M. N. al pagamento delle spese processuali del doppio grado di giudizio in favore

del Condominio di Viale Kennedy 83/B - Bari - che si liquidano in complessivi 3.464,5

euro, di cui 414,5 euro per spese, 1.050,00 euro per diritti, e 2.000,00 euro per onorari.

Così deciso in Bari, il 16 settembre 2009.

Giudice Pietro Silvestri 12

Servitù

IL CASO

L’accesso alla soffitta del condominio Alfa è esercitato attraverso una botola aperta nel soffitto di

un appartamento di proprietà esclusiva del condomino Tizio.

Gli altri condomini ritengono che sussista a loro favore un diritto di servitù. A tale domanda si

oppone Tizio.

Assunte, rispettivamente, le vesti del legale di Tizio e del condominio Alfa, si illustrino le ragioni a

favore e contro ciascuna parte.

Cass., sez. II, 04-11-2008, n. 26493.

In tema di servitù, l’esistenza nell’appartamento di proprietà esclusiva sito all’ultimo piano

dell’edificio condominiale di una botola sul soffitto per accedere al tetto comune, non conferisce a

detto accesso, in mancanza dell’interclusione del fondo dominante, natura di servitù in favore dei

condomini, qualora, come nella specie, sia da sempre esistita la possibilità di aprire verso il tetto

condominiale identico accesso sul soffitto dell’ultimo piano del vano scala comune; peraltro la

tutela della riservatezza e dell’inviolabilità del domicilio dei proprietari del preteso fondo servente

esclude la possibilità di una fruizione autonoma da parte dei condomini e richiede una

collaborazione incompatibile con il «pati» che caratterizza l’esercizio della servitù.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

- Con citazione 19/03/1996 C.A. e U.R. convennero innanzi al pretore di

Pesaro M.I., quale amministratore del condominio dello stabile sito in detta città, via

(OMISSIS), e i condomini S.B., va.gi., F.L., S.A. e D.L.L.,

esponendo quanto segue: che erano comproprietari di un appartamento, con sottotetto, sito

all'ultimo piano dell'edificio in questione; che l'unica via di accesso al tetto condominiale era

costituita dal passaggio attraverso una botola situata all'interno del proprio appartamento, dalla

quale si accedeva al sottotetto e, attraverso un abbaino, al tetto; che non esisteva, a favore dei

condomini, nessuna servitù di passaggio gravante sull'appartamento di loro proprietà, anche se in

precedenza essi avevano consentito tale accesso in caso di necessità e a puro titolo di cortesia;

che, al contrario, i convenuti ritenevano di essere titolari del diritto di servitù di passaggio

acquistato per destinazione del padre di famiglia; che, con provvedimento ex art. 700 c.p.c., del

27/02/1996, il pretore di Pesaro, accogliendo il ricorso proposto da essi attori, aveva ordinato

al condominio di provvedere entro il termine di tre mesi all'apertura di un'altra botola e alla

realizzazione di un altro abbaino nel soffitto dell'ultimo piano della tromba delle scale

condominiali, secondo le modalità e le strutture tecniche indicate dal C.T.U., autorizzando, in

difetto, all'esecuzione dei lavori i ricorrenti a spese del condominio con diritto di rivalsa; che

tuttavia la costruzione della nuova botola e del nuovo abbaino erano stati deliberati dall'assemblea

dei condomini ma non erano stati mai realizzati.

Tutto ciò premesso, chiesero la conferma del provvedimento di urgenza, la dichiarazione di

inesistenza della servitù di passaggio e il risarcimento del danno.

Si costituirono M.I., D.L.N., S.B., S.A. e va.gi., i quali sollevarono

una serie di eccezioni in rito e, nel merito, sostennero la esistenza, in loro favore, del diritto di

servitù per l'accesso al tetto condominiale costituita per destinazione del padre di famiglia fin

dal 1953, anno di costruzione dell'immobile; eccepirono altresì che il sottotetto era di proprietà

condominiale, come risultava dall'atto pubblico di assegnazione del 19/09/1996, e, in subordine,

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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa si riferisce al seminario di Istituzioni di Diritto Privato I, tenuto dalla Dott. ssa Parola il 7 aprile 2011.
Gli argomenti trattati nella lezione sono i seguenti:
- Condominio minimo con analisi della sentenza S.U. n. 2046/06
- Uso promiscuo della cosa comune con analisi di una sent. del Tribunale di Bari del 2009
- Servitù con analisi della sent. Cass. n. 26493/08


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (a ciclo unico)
SSD:
Università: Pavia - Unipv
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di Diritto Privato I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pavia - Unipv o del prof Granelli Carlo.

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