Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

I.- La Giustizia civile – Lineamenti generali

giurisdizione. Se il processo può continuare, vuol dire che è cominciato e che non

riprende da capo davanti al giudice competente. L’azione, quindi, è ben esercitata anche

se la domanda è proposta ad un giudice incompetente o privo di giurisdizione.

I limiti delle disposizioni appena richiamate indicano, per un verso, le difficoltà

incontrate per l’affermazione dei principî recepiti dalla Costituzione, dal Trattato della

Unione Europea e dalla Convenzione sui diritti dell’uomo; per altro verso, richiamano

l’attenzione su un profilo metodologico nella interpretazione delle disposizioni e,

specificatamente, delle disposizioni processuali.

Queste ultime debbono essere lette e considerate in relazione alla effettiva portata

precettiva, piuttosto che in base alle enunciazioni di principio.

1.7 Il fondamento positivo del diritto di azione. Segue: alcune disposizioni

processuali.-

La delusione per la limitata portata precettiva delle disposizioni generali sul diritto di

azione indusse parte della dottrina a cercare nelle pieghe del sistema i principî che

hanno trovato formale e definitivo riconoscimento soltanto con la Costituzione del

1948, con Trattato della Unione Europea e con la Convenzione sui diritti dell’uomo

Ai sensi dell’art. 310, co. 1°, c.p.c., «l’estinzione del processo non estingue

310 c.p.c. l’azione».

L’estinzione si verifica quando il processo finisce senza stabilire chi ha ragione e chi

ha torto ovvero senza realizzare coattivamente il diritto per il quale è stata esercitata

l’azione esecutiva. Il che non è un fatto negativo, perché, in un sistema giudiziario

efficiente, soltanto una minima percentuale di controversie dovrebbe arrivare alla fine:

nella maggior parte, quando ne è chiaro l’esito, le parti dovrebbero acquietarsi e

rinunciare alla prosecuzione della controversia.

La previsione secondo la quale «l’estinzione del processo non estingue l’azione»

significa che quest’ultima può essere riproposta. La disposizione implica che soltanto la

decisione che stabilisce chi ha ragione e chi ha torto ovvero realizza coattivamente il

diritto per il quale è stata chiesta l’esecuzione «consuma» l’azione. Questa resta integra

se il processo si conclude in mero rito.

Dall’art. 310, co. 1°, c.p.c. si ricava il principio per il quale lo scopo del processo non

è la pace sociale, ma la tutela dei diritti. Una semplice disposizione processuale

consente di enucleare un fondamentale principio generale, oggi scolpito in norme

fondamentali e vincolanti anche per il legislatore ordinario.

Questo principio si ricava anche da altre disposizioni codicistiche.

Il processo, come si vedrà, è anche forma. Ma non è soltanto forma. Quest’ultima è

uno strumento per la tutela dei diritti attraverso un percorso, che, come già si è messo in

evidenza, deve essere «giusto».

I vizi o gli errori di forma non consentono, da soli, di respingere la domanda o di

162, 354, ult. negare l’azione: ai sensi dell’art. 162 c.p.c., «il giudice che pronuncia la nullità deve

co., 382, co. 3°,

c.p.c. disporre quando sia possibile la rinnovazione degli atti ai quali la nullità si estende»; lo

stesso dovere incombe al giudice di appello che dichiari la nullità di atti compiuti nel

processo di primo grado, ai sensi dell’art. 354, ult. co., c.p.c. Anche la Corte di

10 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

1.1.- La funzione strumentale del diritto processuale civile

cassazione, ai sensi dell’art. 382, co. 3°, c.p.c., può cassare senza rinvio soltanto «se

riconosce che il giudice del quale si impugna il provvedimento e ogni altro giudice

difettano di giurisdizione» ovvero se la causa non poteva essere proposta o il processo

proseguito».

Sono assolutamente eccezionali le ipotesi nelle quali il processo si conclude in mero

rito, per vizi formali.

Lo scopo del processo consiste, anche in base alle indicate disposizioni codicistiche,

nella tutela dei diritti.

1.8 La giurisprudenza.-

I principî generali sopra indicati, affermati dalla Costituzione, dal Trattato UE e dalla

Convenzione sui diritti dell’uomo e deducibili anche dalle pieghe della legislazione

ordinaria, sono stati e sono ribaditi dalla giurisprudenza.

Alcune pronunce si manifestano, in questa prospettiva, particolarmente significative

ed hanno segnato l’evoluzione successiva.

Appare opportuno darne conto.

A) In un contesto normativo nel quale il giudice amministrativo esercitava la

giurisdizione esclusiva in materia di pubblico impiego e disponeva di limitati poteri

anticipatorî della decisione di merito, si era dubitato della compatibilità di questo

sistema con gli indicati principî. I dipendenti privati, infatti, potevano chiedere ed

ottenere dal giudice ordinario provvedimenti anticipatorî della decisione di merito,

mentre tale possibilità era preclusa ai dipendenti pubblici. Questi ultimi erano privi di

strumenti di tutela effettiva.

Nel caso di specie, si trattava di assegnisti e contrattisti universitari, ai quali era

negata l’«indennità di contingenza», cioè la rivalutazione automatica della retribuzione.

Costoro, se fossero stati dipendenti privati o se avessere potuto comunque rivolgersi al

giudice ordinario, avrebbero potuto chiedere a quest’ultimo un provvedimento

anticipatorio degli effetti della decisione definitiva. Ma la giurisdizione era, all’epoca,

attribuita al giudice amministrativo. Questi, allora, disponeva di poteri limitati: nel

processo amministrativo poteva soltanto ottenersi la sospensione dell’efficacia dell’atto

impugnato; la giurisprudenza consentiva anche l’impugnazione e la sospensione del

silenzio della p.a. Ma la tutela si manifestava comunque insufficiente.

La questione venne sottoposta alla Corte costituzionale (Corte cost. 28 giugno 1985, Corte cost., 28

n. 190 (in Foro it., 1985, 1881), la quale dichiarò illegittimo l’allora vigente art. 21, ult. giugno 1985, n.

co., l. 6 dicembre 1971, n. 1034, la lettera del quale, appunto, limitava i poteri del 190

giudice amministrativo.

«Nei limiti in cui il T.A.R. lo ha sottoposto al giudizio della corte per assicurare che in tal

campo non si perpetui l’inammissibile diseguaglianza di trattamento tra dipendenti pubblici e

privati, il sospetto d’incostituzionalità dell’art. 21, ult. comma l. 1034/71 è fondato perché

esige rispetto il principio per il quale la durata del processo non deve andare a danno

dell’attore che ha ragione, di cui la dottrina non solo italiana fin dagli inizi del corrente

secolo ha dimostrato la validità, desumendola e al contempo confortandola con richiami di

disposizioni normative e provocando l’inserzione nel codice di rito civile del 1942 dell’art.

11 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

I.- La Giustizia civile – Lineamenti generali

700 (“chi ha fondato motivo di temere che durante il tempo occorrente per far valere il suo

diritto in via ordinaria, questo sia minacciato da un pregiudizio imminente e irreparabile, può

chiedere con ricorso al giudice i provvedimenti d’urgenza che appaiono, secondo le

circostanze, più idonei ad assicurare provvisoriamente gli effetti della decisione sul merito”)

che si esibisce quale direttiva di razionalità tutelata dall’art. 3, 1° comma, e, in subiecta

materia, dall’art. 113 Cost. Dall’art. 700 è lecito enucleare la direttiva che, le quante volte il

diritto assistito da fumus boni juris è minacciato da pregiudizio imminente ed irreparabile

provocato dalla cadenza dei tempi necessari per farlo valere in via ordinaria, spetta al giudice

il potere di emanare i provvedimenti d’urgenza che appaiono, secondo le circostanze, più

idonei ad assicurare provvisoriamente gli effetti della decisione sul merito».

B) Nella gerarchia delle fonti, il diritto europeo prevale su quello nazionale. Qualora

quest’ultimo avesse negato un diritto deducibile dal primo, si chiedeva se il giudice

nazionale potesse disapplicare il diritto nazionale e potesse emettere provvedimenti

anticipatorî a tutela dei diritti affermati dalla disciplina europea.

Nel caso di specie, il Regno Unito aveva emanato disposizioni che limitavano la

Corte CE 19 pesca nel mare del Nord. Con capitali spagnoli era stata costituita una società nel Regno

giugno 1990, n. Unito; questa aveva acquistato alcuni pescherecci; altri erano stati trasferiti dalla

213/89 Spagna. Oggetto della controversia erano le licenze di pesca, perché le autorità

britanniche le avevano revocate e le avevano negate, assumendo che la società e le

imbarcazioni erano, in realtà, spagnole e non potevano esercitare la pesca, in base alla

indicata normativa limitatrice. Quest’ultima era evidentemente in contrasto con il

principio di libera circolazione, ma si chiedeva se il giudice potesse disapplicarla e

potesse anche anticipare gli effetti della decisione.

Della questione venne investita la Corte della (allora) Comunità Europea (Corte CE,

19 giugno 1990, n. 213/1989, in Giur. it., 1991, I, 1, 1122).

«E’ incompatibile con le esigenze inerenti alla natura stessa del diritto comunitario qualsiasi

disposizione facente parte dell’ordinamento giuridico di uno Stato membro o qualsiasi

prassi, legislativa, amministrativa o giudiziaria, la quale porti ad una riduzione della concreta

efficacia del diritto comunitario per il fatto che sia negato al giudice, competente ad

applicare questo diritto, il potere di fare, all’atto stesso di tale applicazione, tutto quanto è

necessario per disapplicare le disposizioni legislative nazionali che eventualmente ostino,

anche temporaneamente, alla piena efficacia delle norme comunitarie … la piena efficacia

del diritto comunitario sarebbe del pari ridotta se una norma di diritto nazionale potesse

impedire al giudice chiamato a dirimere una controversia disciplinata dal diritto comunitario

di concedere provvedimenti provvisori allo scopo di garantire la piena efficacia della

pronuncia giurisdizionale sull’esistenza dei diritti invocati in forza del diritto comunitario.

Ne consegue che in una situazione del genere il giudice è tenuto a disapplicare la norma di

diritto nazionale che sola osti alla concessione di provvedimenti provvisori. Questa

interpretazione trova conferma nel sistema istituito dall’art. 177 del Trattato CEE, il cui

effetto utile sarebbe ridotto se il giudice nazionale che sospende il procedimento in attesa

della pronuncia della Corte sulla sua questione pregiudiziale non potesse concedere

provvedimenti provvisori fino al momento in cui si pronuncia in esito alla soluzione fornita

dalla Corte. La questione pregiudiziale va pertanto risolta dichiarando che il diritto

12 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

1.1.- La funzione strumentale del diritto processuale civile

comunitario dev’essere interpretato nel senso che il giudice nazionale chiamato a dirimere

una controversia vertente sul diritto comunitario, qualora ritenga che una norma di diritto

nazionale sia l’unico ostacolo che gli impedisce di pronunciare provvedimenti provvisori,

deve disapplicare detta norma…».

C) In base alla disciplina sostanziale, soltanto i lavoratori addetti ad una impresa con Cass. 10

più di quindici dipendenti godono della tutela «reale» del posto di lavoro; nelle imprese gennaio 2006,

più piccole, il legislatore ha attribuito prevalenza ai rapporti personali e all’intuitus n. 141

personae.

Si era sviluppato un ampio e serrato dibattito sulla ricostruzione della fattispecie e, in

particolare, sulla collocazione del «requisito dimensionale»: secondo alcuni, la

mancanza di quest’ultimo era una eccezione, che avrebbe dovuto essere allegata e

provata dal datore di lavoro convenuto; secondo altri, invece, era un elemento della

fattispecie acquisitiva del diritto alla stabilità del posto di lavoro, cosicché avrebbe

dovuto essere allegata e provata dal lavoratore che assumeva di essere stato

illegittimamente licenziato.

La questione venne risolta dalle Sezioni Unite della Corte di cassazione (Cass. 10

gennaio 2006, n. 141 (in Foro it., 2006, I, 704).

«La tesi che considera la tutela per equivalente del diritto soggettivo come la regola e la

tutela specifica come l’eccezione, non può essere condivisa. Già nell’ambito generale del

diritto privato l’art. 2058 cod. civ. nega un rapporto regola-eccezione così fatto ed anzi lo

capovolge: l’illecito aquiliano - ma la norma si estende all'illecito contrattuale - attribuisce al

danneggiato (nel rapporto contrattuale, al creditore insoddisfatto) la "reintegrazione in forma

specifica", se giuridicamente e materialmente possibile (comma 1) ed il risarcimento "per

equivalente" alla subordinata condizione che la reintegrazione risulti, secondo il giudice,

eccessivamente onerosa per il debitore (comma 2). Sulla base di queste disposizioni già la

dottrina immediatamente successiva all'entrata in vigore del codice del 1942 notò come il

legislatore avesse stabilito anzitutto il diritto del creditore “all'esatto adempimento della

prestazione dovuta" e come “soltanto in linea subordinata ed eventuale" questa potesse

ridursi al risarcimento del danno. Il legislatore del novecento aveva così superato

“l'anacronistica reminiscenza del diritto romano” (D.XLII, 13, 1 “... in pecuniam numeratam

condamnatur ...”) recepita nell'art. 1142 del codice civile francese, secondo cui ogni

obbligazione di fare o di non fare si risolve (se resout) nella prestazione di danni e interessi

nel caso di inadempimento; reminiscenza già scomparsa del resto già nel codice tedesco, di

fine ottocento, il quale nel § 280, comma 3, permette il risarcimento del danno in luogo della

prestazione (Schadenersatz statt der Leistung) solo sulla base di determinati e circoscritti

presupposti. La sostituzione di un’obbligazione di risarcimento all'azione primitiva - si

notava ancora in dottrina - non è dunque come in diritto romano un fenomeno generale e

costante, collegato in modo necessario e per così dire automatico al far valere in giudizio

l’obbligazione, bensì un fenomeno affatto speciale e saltuario, condizionato da particolari

circostanze di fatto. Oggi l’obbligazione di ricostruire la situazione di fatto anteriore alla

lesione del credito rendendo così possibile l’esatta soddisfazione del creditore, non tenuto ad

accontentarsi dell'equivalente pecuniario, costituisce la traduzione nel diritto sostanziale del

principio, affermato già dalla dottrina processuale degli anni trenta e poi ricondotto all’art.

13 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

I.- La Giustizia civile – Lineamenti generali

24 Cost., …, secondo cui il processo (ma potrebbe dirsi: il diritto oggettivo, in caso di

violazione) deve dare alla parte lesa tutto quello e proprio quello che le è riconosciuto dalla

norma sostanziale».

E’, dunque, confermato che la funzione del processo è quella di attuare gli interessi

dichiarati meritevoli di tutela dal legislatore sostanziale.

Il processo interagisce con il principio di uguaglianza.

Se la tutela giurisdizionale deve servire all’attuazione effettiva dei diritti, occorre

disporre di tecniche processuali adeguate ai diversi diritti.

Il che vuol dire che oggetto dello studio del diritto processuale non può essere una

unica tecnica processuale, ma devono essere tutte le tecniche idonee a soddisfare le

diverse specie di situazioni subiettive.

Nell’ambito di questo corso di diritto processuale civile, prevalente attenzione sarà

dedicata ai processi a cognizione piena, ma è necessario essere consapevoli della

collocazione di questi strumenti nel contesto generale.

E ancor prima dei diversi risultati che possono essere conseguiti.

1.9 Lo schema delle tutele.-

L’analisi specifica delle singole forme di tutela giurisdizionale sarà compiuta più

oltre.

Al limitato fine di illustrare lo schema che segue, a conclusione di questa

introduzione, è sufficiente porre in evidenza che il primo obiettivo della tutela

giurisdizionale consiste nell’accertamento del diritto affermato. Le controversie più

semplici, quanto all’oggetto, sono quelle «da pretesa contestata» (C ).

ARNELUTTI

Chi lamenta la lesione di un diritto, tuttavia, raramente si accontenta di ottenere

l’accertamento della sua esistenza; ne vuole la soddisfazione che gli è stata negata

dall’inadempimento o dal rifiuto di cooperazione degli altri consociati. Si tratta delle

controversie «da pretesa insoddisfatta» (C ). Oltre l’accertamento del diritto

ARNELUTTI

affermato, si chiede, quindi, un provvedimento che ne consenta la soddisfazione anche

contro la volontà degli obbligati o indipendentemente da essa. In questi casi, il

provvedimento giudiziale può esaurire i bisogni di tutela: esso è «fonte autonoma di

beni»; basti pensare alle sentenze che dichiarano la risoluzione di un contratto o

l’annullamento di una deliberazione di un condominio o di una società. Esso può anche

aprire l’accesso ad altre forme di tutela, al fine di conseguire altrimenti le utilità negate

dall’inadempimento o dalla mancata cooperazione degli obbligati.

Le tutele di cognizione, dunque, possono consistere nell’accertamento mero o

nell’accertamento costitutivo, il quale, a sua volta, può dar luogo a provvedimenti che

sono «fonte autonoma di beni» o a provvedimenti di condanna. A questi ultimi, può

seguire la tutela esecutiva. Questa presuppone, ai sensi dell’art. 474 c.p.c., la certezza

del diritto; tende alla sua realizzazione coattiva, mediante la sostituzione dell’attività

degli organi dell’esecuzione a quella del debitore inadempiente ovvero mediante misure

coercitive. 14 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

1.1.- La funzione strumentale del diritto processuale civile

Alla tutela cognitiva ed a quella esecutiva, infine, si affianca la tutela cautelare,

diretta ad evitare che, durante il tempo necessario alla cognizione o alla esecuzione, il

diritto possa subire un pregiudizio. 15 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

I.- La Giustizia civile – Lineamenti generali

SCHEMA

16 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

1.1.- La funzione strumentale del diritto processuale civile

1.10 Lo schema dei procedimenti.-

I risultati o gli obiettivi appena indicati possono essere raggiunti per diverse strade.

In generale, il criterio discretivo tra tutela a cognizione piena ed esauriente e tutela

sommaria risiede nella circostanza che, nella prima, sono predeterminate le forme di

attuazione del contraddittorio e quelle di formazione del convincimento del giudice.

L’analisi dei processi a contraddittorio pieno ed a cognizione piena ed esauriente

costituisce l’oggetto principale del corso, ma, come si è rilevato, occorre collocarli nel

sistema ed avere consapevolezza che essi costituiscono una delle possibili tecniche di

tutela giurisdizionale.

La diversità degli strumenti processuali non è incompatibile con il principio di

uguaglianza, perché è ragionevole predisporre procedimenti a cognizione piena ed

esauriente più semplici di quello ordinario, in considerazione (a) della natura delle

controversie; in particolare della semplicità e della ripetitività di esse; è anche

ragionevole predisporre forme di tutela giurisdizionale più rapide e più semplici di

quella ordinaria in considerazione (b) della natura degli interessi tutelati, destinati ad

essere irreparabilmente pregiudicati, se costretti ad attendere i tempi, anche fisiologici,

della tutela a cognizione e a contraddittorio pieni, ovvero in considerazione (c) della

ragionevole previsione che chi si trova in una determinata situazione ha ragione ed è,

quindi, contrario alla economia processuale imporgli di percorrere la via ordinaria,

essendo, invece, più opportuno scaricare l’onere dei tempi e dei costi di quest’ultima sul

destinatario del provvedimento.

Nell’ambito dei processi esecutivi per espropriazione, comunque diretti alla

soddisfazione dei diritti al pagamento di somme di danaro, la ratio della tutela

differenziata è stata individuata (d) nella titolarità di cause di prelazione tali da

escludere o da rendere improbabile il concorso di altri creditori ovvero (e) nella

professionalità del procedente e nella predeterminazione delle forme del procedimento.

Il diritto processuale, quale complesso delle regole della tutela giudiziale, è

fisiologicamente un diritto diseguale; la tutela differenziata non è una eccezione ovvero

una deviazione dai principî, ma la conseguenza fisiologica della funzione strumentale

del processo: questo, se ha lo scopo di fornire all’attore che ha ragione «tutto quello e

proprio quello ch’egli avrebbe di conseguire alla stregua del diritto sostanziale», non

può non atteggiarsi in forme diverse a seconda dei diritti che si vogliono tutelare; alla

diversità delle situazioni sostanziali tutelande deve - ovvero non può non -

corrispondere la diversità delle forme di tutela, appunto in considerazione della funzione

strumentale di quest’ultima.

La nozione di principio di uguaglianza, alla quale fare riferimento per una corretta

valutazione degli strumenti di tutela giudiziale, è quella di uguaglianza sostanziale, ai

sensi dell’art. 3, co. 2°, Cost, piuttosto che quella di uguaglianza formale, ai sensi del

primo capoverso della medesima disposizione: in questa prospettiva si presta ad essere

valutato il nuovo testo dell’art. 111 Cost., nella parte in cui stabilisce che «ogni

processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità»; la portata

17 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

I.- La Giustizia civile – Lineamenti generali

precettiva del nuovo principio costituzionale, in riferimento al processo civile, si presta

ad essere ragionevolmente individuata nella uguale possibilità di incidere sul

convincimento del giudice, non anche nella necessità che i poteri e le facoltà di ciascuna

parte debbano essere sempre esercitati nello stesso modo e nelle stesse forme.

Sennonché, le rationes appena indicate sono un posterius rispetto alle scelte del

legislatore.

Questi, allorché predispone forme più rapide e più semplici per la soddisfazione di

determinate situazioni sostanziali non lo fa perché quei particolari diritti sarebbero

destinati ad un sicuro pregiudizio se non fossero tempestivamente soddisfatti, ovvero

perché il titolare, in base all’id quod plerumque accidit, ha ragione ed è, quindi,

antieconomico imporgli i tempi ed i costi della tutela ordinaria; né lo fa perché ritiene

che determinate controversie siano omogenee, semplici e ripetitive. Quando prevede

forme più rapide e più semplici per la soddisfazione dei crediti non sempre considera la

cause di prelazione che assistono il credito o la professionalità del procedente.

Il legislatore assume quale termine di riferimento le esigenze, gli interessi ed i bisogni

dei titolari delle situazioni di volta in volta protette. E’ l’interprete, che, al cospetto della

varietà di forme di tutela, si sforza di cogliere la ratio della diversità e di classificare i

fenomeni, al pari dello studioso di scienze naturali che, ad esempio, classifica i bovini

come mammiferi ruminanti placentati e le formiche o le api quali imenotteri sociali.

Il diritto alla salute ed i fondamentali diritti della persona, quali i diritti di libertà,

infatti, sono certamente destinati a subire pregiudizi irreparabili se, per la loro tutela,

dovessero attendere i tempi, anche fisiologici, della tutela ordinaria; ma non godono di

alcuno strumento di tutela specifico. Una tutela specifica ed efficace è prevista a favore

dei finanziatori dei produttori dei prosciutti a denominazione di origine tutelata dalla l.

24 luglio 1985, n. 401.

Qualora si considerino le diverse ipotesi di tutela differenziata, non in relazione alle

rationes che ne possono giustificare la previsione, ma in riferimento alle esigenze che,

di volta in volta, si è voluto soddisfare, ci si può rendere conto che gli interessi egemoni

hanno periodicamente provveduto a munirsi di strumenti di tutela più efficaci: dalla

tradizione romanistica provengono le forme di tutela della proprietà e del possesso,

fondamentali in una economia prevalentemente agricola; il procedimento monitorio e i

titoli esecutivi di formazione stragiudiziale affondano le loro radici nelle esperienze del

ceto mercantile dei comuni italiani del rinascimento; lo Statuto dei lavoratori e il

processo del lavoro risalgono ai primi anni Settanta, in un periodo di forti lotte

sindacali; l’ipoteca automobilistica ed il procedimento per la vendita degli autoveicoli

sono stati introdotti nel 1927; il privilegio sui prosciutti segue l’apertura delle frontiere

americane alle importazioni, l’esigenza di finanziamenti ai produttori e il bisogno di

garanzie per i finanziatori; e così via.

In riferimento alle tecniche di tutela giurisdizionale, inoltre, il principio di

uguaglianza, formale e sostanziale ex art. 3, 1° e 2° comma, Cost., opera in riferimento

tanto alla posizione delle parti del processo, quanto a quella di titolari di situazioni

analoghe.

Dal primo dei punti di vista indicati, la sua applicazione coincide con quella della

18 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici


PAGINE

20

PESO

1.19 MB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
In questo documento si trova un articolo che spiega i concetti introduttivi alla materia: giusto processo, tutela giurisdizionale e tutela privata, diritto d'azione nel nostro ordinamento e in quello internazionale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto processuale civile i

Introduzione causa - Schemi
Dispensa
Modelli verbali udienza
Dispensa
Trattazione causa- Schema
Dispensa
Procedimenti di cognizione
Dispensa