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Il messaggio indiretto al ricevente:

il talk show

La ribalta è organizzata per creare un ambiente

confortevole e informale (salotto tv) ed è

presente un pubblico in studio.

I produttori puntano in questo caso a raggiungere

due obiettivi:

1. assicurare a presentatori e ospiti in studio un

gruppo di destinatari compresenti, le cui

risposte siano da questi controllabili;

2. fornire ai riceventi non presenti (spettatori a

casa) modelli di interazione imitabili e

condivisibili, che ne orientino le risposte

(ridere, piangere, battere le mani,

commentare ecc.).

2. Attività quotidiana mediata

a ribalta della sfera

Come in un numero crescente di esempi, l

di produzione è costruita da una serie di azioni/interazioni

che appartengono alla vita quotidiana degli individui

che le eseguono o vi partecipano:

 mediatizzazione di un’azione quotidiana senza che i

protagonisti ne siano consapevoli (manca l’intenzionalità

di un messaggio al ricevente);

 mediatizzazione di un’azione con il consenso dei

protagonisti (incorporazione di un messaggio “indiretto” al

ricevente: es., incontro fra capi di stato, manifestazione

politica, reality show ecc.);

 mediatizzazione di un’azione che contenga anche un

messaggio al ricevente di tipo “diretto” (es.: cattura di

un ostaggio, azione terroristica ecc.).

3. Eventi mediali

Dayan e Katz (1992), Le grandi

cerimonie dei media. La storia in

diretta:

- avvenimenti importanti o eccezionali,

organizzati e pianificati, che vengono

trasmessi in diretta interrompendo il

corso normale della vita quotidiana di

milioni di individui in tutto il mondo;

- il coinvolgimento dei media

rappresenta un aspetto decisivo della loro

preparazione;

- il pubblico (la società) è il messaggio!

4. Azione di fantasia

 Gran parte della produzione tv è esplicitamente

una creazione dell’immaginazione fatta di

storie e personaggi “costruiti” che, in

genere, il pubblico riconosce come fiction

(generi di intrattenimento, pubblicità etc.);

 Oggi l’offerta mediale tende a giocare

l’“interpellazione” del pubblico su una linea di

continuo sconfinamento fra realtà e finzione

(infotainment, docufiction, reality tv ecc.).

Il “feedback” del pubblico

Nella comunicazione broadcasting, i produttori

mediali sperimentano la massima “invisibilità” del

pubblico;

Tuttavia, la risposta del pubblico (feedback), lungi

dall’essere assente:

 è piuttosto soggetta a una distanziazione

spazio-temporale rispetto al contesto di

produzione;

 prevede pertanto un’interazione non dialogica.

b) Azione a distanza del ricevente:

azione di risposta in contesti lontani

Grazie ai media di massa, le persone sono in grado

non solo di conoscere azioni ed eventi lontani, ma

anche di reagire a tali eventi e notizie.

Principali forme di risposta “a distanza” da parte del

pubblico:

1. Elaborazione discorsiva;

2. Appropriazione del significato;

3. Azioni di risposta concertate.

1. Elaborazione discorsiva

 Commenti, critiche e la condivisione discorsiva

dei messaggi dei media con altre persone sono

fonte di nuove interazioni sociali per i membri del

pubblico:

 nei contesti di consumo, ovvero quelli in cui ha

luogo la fruizione dei media;

 nei contesti della vita quotidiana, cioè anche

con persone che non hanno fruito direttamente di

quegli stessi messaggi ;

 Fenomeno del fandom = aggregazione sociale

attorno ai messaggi dei media (generi, programmi,

protagonisti).

2. “Appropriazione” del significato

Thompson (1995) utilizza il termine “appropriazione”

per riferirsi all’estensione del processo di ricezione

oltre il momento della fruizione:

 appropriarsi significa “far proprio” qualcosa di

estraneo e incorporarne il significato nella vita

quotidiana, in base al personale bagaglio di

competenze, conoscenze, inclinazioni;

 per i destinatari della quasi-interazione mediata, è

dunque il vero fattore di differenziazione del

processo ermeneutico (vs ricezione, di per sé

accessibile, in linea di principio, a tutti).

La “mediatizzazione estesa”

Il presupposto del processo ermeneutico di

appropriazione è la “mediatizzazione estesa”:

 e, cioè, la circolazione diffusa e la “rifrazione”

degli stessi messaggi/contenuti fra i diversi

media (es.: dipendenza tv/stampa);

 alla base, vi è un’elevata autoreferenzialità del

sistema dei media, funzionale alle sue stesse

routine produttive.

3. Azione collettiva

(“concertata”)

I media contribuiscono non solo a plasmare il

corso degli eventi, ma a crearne di nuovi,

che senza di essi non avrebbero luogo;

Ne sono un esempio le azioni collettive =

risposte simili da parte dei membri del pubblico,

coordinate o meno da un’agenzia (mediale,

politica ecc.) operante nei contesti di ricezione.

Forme di “azione collettiva”

Azione collettiva non coordinata:

 Reazioni sociali basate esclusivamente su una comunanza

di “interpretazioni” (es.: reazione degli investitori alla

percezione di crisi economica; reazione dei consumatori

all’annuncio di un imminente sciopero; panico;

partecipazione dal vivo a un evento mediale etc.);

Azione collettiva coordinata:

 Strategia testuale (pubblico in studio, risate pre-registrate

nelle sitcom, “televoto” ecc.);

 Azione sociale organizzata (gruppi di pressione, di fans

ecc.);

 Sommovimenti politici (reazione pacifista alla guerra del

Vietnam; caduta del comunismo nell’Europa dell’Est ecc.).

In conclusione…

I media concorrono alla formazione di un

“ambiente” di interazione antropologicamente

inedito:

1) un campo di intersezione continua fra

interazioni faccia a faccia, mediate e

quasi-interazioni mediate nella vita

quotidiana degli individui;

2) un campo d’interazione in grado di assumere

dimensioni globali inedite rispetto al passato.

La trasformazione della visibilità

Pubblico e privato

La distinzione tra pubblico e privato attiene alla sfera

del potere;

Dalla metà del XVI sec., si fa strada la visione

secondo la quale:

 “pubblico” = l’insieme delle attività legate al potere

istituzionalizzato (Stato);

 “privato” = l’insieme delle relazioni economiche e

personali/familiari, formalmente separate o

indipendenti dal potere dello stato (società civile).

In realtà, fin dall’avvento del capitalismo, sempre più lo

Stato ha assunto un ruolo interventista nella gestione

delle politiche economiche e i “privati” si sono attrezzati

per influenzare la politica dei governi.

L’ambito del pubblico

e del privato

Ambito Istituzioni Ambito

privato intermedie pubblico

Imprese Associazioni, Imprese economiche

economiche private partiti di proprietà dello

politici, stato

gruppi di

Relazioni personali pressione, Istituzioni statali e

e familiari ecc. parastatali

Fonte: Thompson, 1995 (con adattamenti)

“Pubblicità”

come visibilità

Tuttavia, nella società mediale il potere si

ridefinisce sempre più in termini di visibilità

(pubblico/privato = visibilità/invisibilità):

 nel dibattito pubblico e politico occidentale,

sempre di più pubblico equivale a “aperto”,

“accessibile a tutti”, visibile od osservabile

alla presenza di spettatori;

 il privato identifica ciò che è invece nascosto

alla vista, detto o fatto in presenza di pochi o

in segretezza.

Pubblico e privato

nella storia

 Assemblea dei cittadini nella Grecia classica

(agorà);

 “Arcana imperii” (dottrina del “segreto di stato”)

delle monarchie europee nel Medioevo e nella

prima modernità (gabinetto del principe);

 “Pubblicità” dello stato costituzionale moderno

(camere del parlamento); il segreto di stato è

limitato alle questioni vitali per il paese;

 Crescente trasparenza del potere contemporaneo

(arena politica globale).

Oltre il senso del luogo:

la nascita della “pubblicità mediata”

L’avvento dei media di massa ha ridisegnato i

confini fra pubblico e privato:

 prima dell’avvento della stampa, il “pubblico”

era legato alla condivisione di uno stesso luogo

(pubblicità tradizionale della

compresenza);

 dalla stampa in poi, sviluppo impetuoso della

pubblicità mediata accanto alle forme

tradizionali di pubblicità (Habermas, 1962:

pubblicità della “parola” nel circuito

comunicativo stampa/caffè).

La nascita della

“sfera pubblica mediata”

I media concorrono alla nascita di una nuova

sfera pubblica (sfera pubblica mediata), che

estende e muta qualitativamente lo spazio del

visibile/pubblico:

- non dialogico;

- non localizzato;

- aperto (es.: rottura di una “spirale del silenzio”).

Dalla fine del XX sec., crescente importanza della

lotta per la visibilità (risorsa scarsa e linfa per

il funzionamento stesso delle democrazie

rappresentative).


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa fa riferimento al corso di Processi culturali e comunicativi tenuto dalla prof.ssa Martino. Nella prima parte, viene ripreso il concetto di interazione mediata e quindi le azioni a distanza dell’emittente e le principali forme di risposta “a distanza” da parte del pubblico. Nella seconda parte, gli argomenti sono: la trasformazione della visibilità e la globalizzazione della comunicazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecnologie della comunicazione (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di PROCESSI CULTURALI E COMUNICATIVI e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Martino Valentina.

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