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I sette aspetti della globalizzazione del rischio

1. intensità – rischio letale per tutta l'umanità (es. guerra nucleare)

2. aumento eventi contingenti per l'individuo (es. div. Mondiale del lav.)

3. rischio da natura socializzata (sapere applicato all'ambiente)

4. rischio istituzionalizzato (es. i mercati di investimento)

5. consapevolezza del rischio: le lacune sono colmabili solo col sapere

6. essenza diffusa del rischio: rischi noti collettivamente a molti indiv.

7. limiti del sapere esperto: nessun sistema è in grado di prevenire

completamente i rischi che genera.

Società del rischio e comunicazione del rischio

- La comunicazione di crisi è una variabile fondamentale: la captazione

del consenso e la partecipazione informata sono cruciali.

-la confusione tra inquinamento e rischi di incidente è un elemento

cruciale della preoccupazione diffusa per il degrado ambientale

- aumento della domanda di informazione sulle ricadute ambientali

della tecnologia connesso a eventi chiari (Chernobyl, Fukushima,

Bhopal) e timori legati alla sfiducia nella scienza

- richiesta di maggiore partecipazione nelle localistiche, rivolta a attori

politici globali e locali

- richiesta di una più equa ripartizione di rischi e benefici mobilitazione

e effetto nimby

Società del rischio e comunicazione di crisi ed emergenza

- dilagante sfiducia verso le istituzioni in materia di sviluppo,

tecnologia e ambiente

- La comunicazione del rischio tende a enfatizzare le questioni

ambientali con propensione solo allarmistica e raramente informativa

- il termine “rischioso” è eccessivamente dipendente da fattori culturali

e poco contestualizzato e sottoposto ad analisi informative

La sociologia della crisi

- distinzione importante: a) disastro = calamità naturale, imprevista e

improvvisa che colpendo un sistema sociale produce un danno

osservabile; b) emergenza = si riferisce a eventi repentini, ma

prevedibili, sia legati alla natura che all'uomo che, perdurando

generano una crisi.

- l'emergenza non è solo il contrario della normalità (a volte può

tramutarsi nella normalità) - può esistere sia a livello micro che macro

anche se la sociologia si occupa di emergenze di massa – il carattere

dell'emergenza consente lo sviluppo del crisis mangement

- accezioni di emergenza: frequentista, se riferita ad un evento ad alta

probabilità di manifestazione – non normale, se riferita ad un evento

raro

La sociologia della crisi e il contesto culturale

- gli effetti della crisi sono già insiti nel sistema sociale colpito (es. terremoto in

California o in Italia) cambiando la quotà di vulnerabilità da contesto a

contesto. La prevenzione dovrebbe proprio ridurre tale quota.

- Es. di vulnerabilità nella differenza tra curva della domanda di sostegno e

risposta in campo sanitario in situazioni di emergenza (modello a onde). La

capacità di resistere a onde di domanda in successione è fondamentale per

soddisfare la crescita dei bisogni nel tempo (es. trasferimento in ospedali

circostanti di vittime dopo un terremoto)

- Rischio = Danno * probab/tempo formula gravata da linearità nel rapporto tra

danno e intensità

- Rischio = Probab * Intensità * Vulnerabilità formula che tiene conto delle

condizioni di risposta sistemica

La prevenzione, un'azione sociale, consente di ridefinire il concetto di rischio

La prevenzione e la risposta sistemica

- Modello di Thom: quando la crisi diventa catastrofe si ha una

mutazione morfogenetica che cambia in modo sostanziale il

sistema colpito (es. il nucleare in Giappone dopo il disastro di

Fukushima). Il crisis management DEVE tentare di ridurre al

massimo questo effetto. - E' molto difficile sul piano empirico

verificare quando e come si producono cambiamenti sostanziali –

Difficile identificare fattori chiave che consentano di descrivere il

fenomeno

Thom, tuttavia evidenzia: a) fare ogni sforzo possibile per evitare

cambiamenti morfogenetici b) fare attenzione a delle conseguenze

che possono essere positive (rafforzamento della coesione) per il

sistema sociale colpito

Morin addirittura ha auspicato la nascita della crisiologia come

branca sociologica specifica capace di studiare i mutamenti

sociali avviati da crisi o catastrofi

Sociologia e crisi

- La crisi come contenitore cognitivo specifico in cui i meccanismi

“di sempre” non hanno più valore.

- Morin e la doppia faccia della crisi: risk of regression and chance

of progression

In sintesi:

1. concetti di emergenza e vulnerabilità cruciali.

2. il modello a onde dell'emergenza è impiegato per valutare le

capacità di risposta di un sistema

3. Il modello di Thom e la crisiologia di Morin invitano ad

approfondire le indagini empiriche sulla crisi per valutare i

mutamenti in un sistema sociale colpito

4. la gestione della comunicazione di crisi è fondamentale sia

come strumento informativo sia come strumento formativo e di

prevenzione

Rischio, emergenza e comunicazione

- Il ruolo dei media: mantenere le opzioni disponibili all’interno di un

ventaglio previsto dai mass media (agenda setting)

- Il principio di bassa persuasione e forte rafforzamento dell opinioni vale

anche per la com. di emergenza

- Le reti personali importante ancoraggio alternativo ai media per la

costruzione delle cornici della realtà

- Il gruppo di riferimento è un importante mediatore tra comunicatori e

recettori (opinion leaders) sulle questioni di crisi e di emergenza

- Doppio livello di comunicazione: a) fruitori si espongono solo a

messaggi in linea con le proprie convinzioni; b) la rete relazionale inizzia a

sagomare credenze ed atteggiamenti modificando l’opinione dei soggetti

-

Importante ricostruire il quadro generale del quadro comunicativo della

popolazione

-

Goffman: la situzazione è un luogo delimitato da barriere percettive in cui

media stabiliscono il rapporto tra percezione del rischio e situazione

oggettiva di crisi

Rischio, emergenza e comunicazione

- In situazioni di crisi e disagio, quando fonti concorrenti rimandano a

schemi non noti o insoliti, aumenta lo scarto fonte-ricevente generando

una via preferenziale per i messaggi concordi con la propria visione

- Nella comunicazione di emergenza il gatekeeper, come selettore di

notizie, è fondamentale influendo sulla gerarchizzazione delle notizie e

sulle possibilità di ‘cambio della prospettiva’.

- Costruzione di una ‘quasi-realtà’, che è manipolatoria e distorsiva della

realtà oggettiva, ma che resta il punto di riferimento per l’agire

individuale e collettivo.

Sistemi cognitivi e di orientamento nella crisi

-i bisogni di carattere emotivo-cognitivo: a) necessità di acquisire

informazioni – b) bisogno di allentare le tensioni sociali – c)

mantenimento dell’equilibrio cognitivo di riferimento.

- Dissonanza e disagio della crisi spingono il soggetto a cercare

vie di riduzione del disagio: a) attraverso suggerimenti – b) con

maggiore permeabilità rispetto ai messaggi dei media – c)

attribuendo significati ai messaggi in funzione della riduzione della

dissonanza.

- La conoscenza del processo di manipolazione, genesi,

veicolazione, acquisizione e rielaborazione dell’informazione è

fondamentale per il governo del management delle emergenze.

Media e percezione del rischio nella fase di allarme

- Fattori di maggiore impatto sulla percezione del rischio:

sperimentazione pregressa del fenomeno e valutazione dei riflessi

diretti dell'emergenza

L'esperienza comprende anche eventi: avvenuti in luoghi

considerati vicini – diretti a gruppi di riferimento dell'attore – su

cui si ha una memoria storica (es. terremoti, cicloni)

Variabili della percezione del rischio (White): magnitudo e

frequenza – consistenza e frequenza dell'esperienza – importanza

dell'emergenza per i propri interessi – fattori caratteriali personali

Nella fase di allarme i media sono fondamentali: dal 60 al 75%

definisce quale fonte primaria la radio e la TV (o l'unica fonte)

Media e percezione del rischio nella fase di allarme/2

Studi Usa: a) la radio canale più efficiente per la

-

comunicazione di allarme b) ricevente influenzato

soprattutto da esperienze pregresse (importanti anche

l'ambiente ove il recettore riceve il messaggio) c)

allarmi ripetuti senza eventi di emergenza neutralizzano

allarmi futuri d) importanti nel messaggio: contenuto

(chiarezza, precisione, univocità, consistenza contro la

sottostima) – frequenza (ripetizione del messaggio e

molteplicità di fonti rafforzano il messaggio)

La percezione del rischio

- Rischio Naturale o Sociale

- Rischio Naturale: passivo (stressore senza obiettivi mirati), attivo

(con obiettivi mirati, es. epidemia)

- La percezione individuale del rischio si basa sulle proprietà

percepite della fonte del rischio e della situazione.

- la percezione del rischio orienta il comportamento che verrà

attuato in base a: controllabilità, familiarità, specificità,

recuperabilità dei danni

- ogni attore sociale elabora il proprio grado di esposizione al

rischio.

- Le classifiche della percezione del rischio in (Drottz e Sjoberg) e

il confronto tra rischio reale (per numero di morti e danni

economici) e rischio percepito.

I Media comunicano la crisi

- Scanlon e Alldred – fasi della comunicazione di crisi

1. allo scoppio della crisi: ricerca informazioni, analisi archivi, invio

cronisti

2. creazione di un primo inquadramento del contesto di crisi

3. richiesta conferma e incontri alle fonti ufficiali

4. TV, radio e giornali hanno impostazioni e comportamenti diversi

5. fronti antagonisti tra corrispondenti locali e stranieri

6. media chiedono info specialmente su comunicazioni, trasporti e

risorse locali

7. i media operano per cicli su notizie di spicco e usano materiali meno

drammatici da usare come routine decrittiva

8. nei casi di gravi c'è condivisione di informazioni tra i reporter

9. ciò che è reputato dannoso difficilmente viene comunicato dai media

10. cooperazione dei media con le autorità su questioni per cui è

richiesta riservatezza

I Media comunicano la crisi

Altre tendenze:

- troppa enfasi sulle fasi acute e meno sulla importante situazione di

attenuazione

- organi nazionali: aspetti socio-economici – organi locali: dettagli di

cronaca e con riferimenti concreti all'emergenza (com. di servizio)

- priorità e diffusione delle notizie - componente esterna: aspettative dei

recettori secondo i media – componente interna: ottimizzazione del

know-how acquisito organizzando i messaggi in modo da comunicare

non più la routine del disastro ma solo fatti nuovi o interessanti anche

quando la crisi si protrae (es. Fukushima - guerra in Libia)

- Il cambio di prospettiva

- Primo cambio di prospettiva: La rottura dei codici di routine di

fronte alla crisi è il primo frame cognitivo generato dal recettore a

proposito di una crisi

- mano a mano che l'oggetto della crisi diviene noto e si

accumulano le informazioni l'evento inizia a essere 'esorcizzato'

e entrano in gioco narrazzioni vicine, ma laterali rispetto

all'evento critico.

- Secondo cambio di prospettiva: all'aumento del disinteresse del

pubblico si torna verso la routinizzazione dei codici di

comunicazione

Il crisis management della comunicazione

- il crisis management è un processo necessario di gestione

dell'impatto, ma non è sostitutivo dei processi routinari di

riduzione della vulnerabilità. AL suo interno i media svolgono

un'azione basilare

- funzioni dei media: azione significativa di orientamento verso il

ritorno alla normalità; aiuto del sistema sociale colpito favorendo

i processi di integrazione


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa lezione fa riferimento al corso di Comunicazione delle istituzioni politiche[/b] tenuto dal prof. Anzera. Qui di seguito gli argomenti trattati: istituzioni e crisis management; Ulrich Beck e la società del rischio; Bauman e la modernità liquida; la comunicazione del rischio; i media e la comunicazione di crisi; strategie e comunicazione d'emergenza.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in comunicazione de pubblicità per pubbliche amministrazioni e non profit
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di COMUNICAZIONE DELLE ISTITUZIONI POLITICHE e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Anzera Giuseppe.

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