Che materia stai cercando?

Comuni - Sentenza Corte Costituzionale 47/2003

Materiale didattico per il corso di Diritto degli Enti Locali e dei servizi pubblici della Prof.ssa Francesca Di Lascio. Trattasi della sentenza della Corte Costituzionale n. 47 del 2003 che ha stabilito l'illegittimità della legge della Regione Lombardia del 1992 che istituiva il nuovo Comune di Baranzate. Vedi di più

Esame di Diritto degli enti locali e dei servizi pubblici docente Prof. F. Di Lascio

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

difficile attuazione, che aggraverebbero i procedimenti referendari e ne renderebbero di ardua

lettura e interpretazione i risultati da parte del legislatore regionale. Mentre l'obbligatorio interpello

dell'intera popolazione del Comune d'origine rischierebbe di porre quantitativamente nel nulla la

volontà dei diretti interessati.

La questione, sostiene la Regione, andrebbe allora risolta caso per caso, con attenzione alle

peculiarità della vicenda concreta portata all'attenzione del giudice costituzionale.

Ci sarebbe una differenza fra la vicenda del distacco di Boville da Marino (caso che diede

origine alla questione risolta con la sentenza n. 433 del 1995) e la vicenda dell'erezione a Comune

autonomo di Baranzate, per distacco da Bollate. Una cosa infatti sarebbe l'erezione a Comune

autonomo di una frazione (non piccola ma neppure enorme) di un Comune che resta comunque più

grande, come nel caso ora all'esame della Corte, altra cosa sarebbe invece l'erezione a Comune

autonomo di una larghissima parte del territorio di un Comune preesistente, come avvenne nel caso

di Marino. In quel caso, sarebbe stato assurdo non consultare tutta la popolazione di Marino,

proprio perché Marino, dopo la scissione di Boville, sarebbe diventato altro da quel che era.

Proprio l'attenzione alle peculiarità del caso di Baranzate, evidenziata dai lavori preparatori

della legge regionale n. 21 del 2001, dovrebbe guidare la Corte verso il rigetto della odierna

questione di legittimità costituzionale. In particolare, nella memoria si sostiene che il Consiglio

regionale lombardo avrebbe attentamente valutato sia la sentenza n. 433 del 1995, sia le eccezioni

alla regola generale da questa fissate, ritenendo che il referendum svoltosi si potesse ex post

considerare legittimo proprio in quanto tenutosi tra i soli elettori della frazione che domandava di

erigersi a Comune autonomo.

Questa istruttoria non sarebbe stata compiuta dal TAR per la Lombardia. L'ordinanza del

giudice a quo, infatti, si limiterebbe ad affermare che, nel caso in esame, non risulta ricorrere

nessuna delle ipotesi derogatorie rispetto al principio della necessaria consultazione di tutta la

popolazione del Comune originario. Ma l'affermazione sarebbe apodittica, senza una parola di

dimostrazione. Tale mancanza finirebbe per determinare una irrimediabile carenza di motivazione

relativamente alla non manifesta infondatezza della questione sollevata. Il dubbio di costituzionalità

sarebbe pertanto manifestamente inammissibile.

In via subordinata, la Regione chiede che la questione di costituzionalità abbia un esito diverso

con riguardo alla legge generale sul procedimento e a quella provvedimentale istitutiva del Comune

di Baranzate.

La questione relativa alla prima legge potrebbe essere accolta, ma dovrebbe essere rigettata la

questione sollevata sulla seconda.

Da una parte, potrebbe essere affermata l'incostituzionalità della previsione normativa, generale

e astratta, per cui al referendum consultivo indetto per l'istituzione del nuovo Comune partecipano

soltanto gli elettori della frazione che abbia chiesto di essere eretta in Comune autonomo.

Ma, dall'altra parte, questa declaratoria di incostituzionalità non necessariamente travolgerebbe

anche la legge istitutiva del Comune di Baranzate, atteso che nella specie il Consiglio regionale

lombardo ha effettivamente verificato di fatto e in concreto - sulla base delle condizioni che la Corte

ha indicato nella sentenza n. 433 del 1995 - che sussisteva un interesse a partecipare alla

consultazione di quella sola parte di popolazione che chiedeva di erigersi in Comune autonomo.

3.2. - Il Comitato “Uniti per Baranzate” fa proprie le ragioni di infondatezza della questione di

legittimità costituzionale illustrate dalla Regione Lombardia.

Il Comitato ritiene inoltre la questione di costituzionalità inammissibile per varie ragioni: per

inammissibilità del ricorso che ha dato avvio al giudizio a quo, avverso l'atto di nomina del

commissario prefettizio, per carenza di interesse e per difetto di legittimazione attiva del Comune di

Bollate; perché l'impugnazione dell'atto di indizione dei comizi elettorali sarebbe avvenuta

attraverso la non consentita proposizione di motivi aggiunti, modificandosi in tal modo il petitum e

ampliandosi il thema decidendum; perché anche rispetto all'impugnativa di tale ultimo atto il

Comune di Bollate sarebbe privo di legittimazione attiva e di interesse; perché, infine, sarebbe

inammissibile per carenza di interesse e difetto di legittimazione attiva il ricorso proposto dai

cittadini elettori Capitani e Confalonieri.

Il difetto di motivazione dell'ordinanza di rimessione su queste questioni pregiudiziali si

tradurrebbe in omessa motivazione sulla rilevanza della questione di costituzionalità.

Altro motivo di inammissibilità risiederebbe nel fatto che il giudice a quo non avrebbe valutato

la non manifesta infondatezza della questione, avendo omesso ogni necessario riferimento al caso

concreto della legge istitutiva del Comune di Baranzate. Il TAR, in particolare, non avrebbe preso

in considerazione gli imprescindibili elementi di fatto geografici, ambientali, sociologici e storici

che la giurisprudenza costituzionale indica ai fini dell'estensione della nozione di popolazioni

interessate, ai sensi dell'art. 133, secondo comma, della Costituzione, e che il Consiglio regionale

aveva invece accuratamente valutato per escludere l'estensione del referendum anche alla restante

popolazione bollatese.

Secondo la difesa del Comitato, inoltre, la legge regionale n. 28 del 1992 e la legge regionale n.

21 del 2001 andrebbero scrutinate in modo autonomo, e non potrebbe risolversi la questione in

termini di incostituzionalità in astratto, quanto alla prima, e di illegittimità automaticamente

derivata, quanto alla seconda. Inoltre, la questione di costituzionalità della legge regionale n. 28 del

1992 sarebbe rilevante soltanto nel caso in cui, concretamente, si fosse posta la necessità

costituzionale del referendum esteso all'intera popolazione del Comune originario.

Avulsa dal caso concreto, la questione di costituzionalità della legge generale sarebbe

irrilevante; e sarebbe parimenti inammissibile la questione sollevata con riferimento alla legge

regionale provvedimentale, giacché il giudizio di non manifesta infondatezza andava esperito e

motivato in base alla situazione specifica di Baranzate rispetto a Bollate.

A dimostrazione dell'assunto che sulla legge provvedimentale istitutiva del Comune la

dichiarazione di incostituzionalità non potrebbe essere automatica, la difesa del Comitato ricorda

che, nel caso della sentenza n. 433 del 1995, che ha portato alla pronuncia di incostituzionalità della

legge della Regione Lazio sul procedimento legislativo e della legge regionale istitutiva del

Comune di Boville, la legge istitutiva del Comune di Fiumicino emerse quale ipotesi derogatoria

all'estensione del referendum all'intera popolazione del Comune originario, perfettamente legittima

ai sensi dell'art. 133 Cost. Pure la legge istitutiva di Fiumicino, invero, era stata adottata sulla base

della medesima legge procedimentale del Lazio “a monte” della legge istitutiva del Comune di

Boville, ma non per questo era dato parlarsi di incostituzionalità “derivata”, considerato che le

condizioni specifiche di Fiumicino erano particolari e che la consultazione di parte limitata della

popolazione appariva razionale e costituzionalmente giustificata.

3.3. - Ad avviso del Comune di Bollate, l'art. 10, comma 3, della legge regionale n. 28 del 1992

viola, di per sé, l'art. 133, secondo comma, della Costituzione perché sancisce in via generale ed

astratta che soltanto le popolazioni delle frazioni che intendano erigersi in Comune debbano essere

sentite, a prescindere da qualsivoglia indagine in ordine alla portata ed agli effetti del distacco e,

quindi, al concreto interesse dell'intera popolazione del Comune che subisce il distacco medesimo a

partecipare alla consultazione.

La legge regionale precluderebbe ogni diversa valutazione, obbligando il Consiglio regionale a

limitare la consultazione ai soli cittadini della frazione.

In ogni caso, nella memoria si esclude che in concreto ricorressero le condizioni in presenza

delle quali soltanto può derogarsi al principio generale di estensione del referendum a tutto il

Comune e non alla sola frazione. L'istituzione del Comune di Baranzate significherebbe infatti, per

il Comune di Bollate, la perdita di circa un quarto della propria popolazione, così finendo con

l'incidere, in modo rilevante, sulla consistenza demografica nonché sull'organizzazione e sull'attività

del Comune di Bollate. Né, d'altra parte, sussisterebbe alcuna caratterizzazione sociale distintiva

della frazione di Baranzate rispetto all'intero Comune.

Considerato in diritto

1.- Il Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia dubita della legittimità

costituzionale, in riferimento all'art. 133, secondo comma, della Costituzione, dell'art. 10, comma 3,

della legge regionale della Lombardia 7 settembre 1992, n. 28 (Norme sulle circoscrizioni

comunali), nonché della intera legge regionale della Lombardia 23 novembre 2001, n. 21

(Istituzione del Comune di Baranzate in Provincia di Milano).

L'art. 10 della legge regionale n. 28 del 1992, nel disciplinare l'effettuazione del referendum per

la consultazione delle popolazioni interessate ai fini della istituzione di nuovi Comuni e di

mutamenti delle circoscrizioni e delle denominazioni comunali, prevede, al comma 3, che “al

referendum indetto per l'istituzione di nuovo Comune o per il mutamento di circoscrizione

comunale partecipano soltanto gli elettori della frazione che abbia chiesto di essere eretta in

Comune autonomo, o di quella frazione o borgata o porzione di territorio che verrebbe trasferita

dall'uno all'altro Comune”.

Secondo il remittente, tale disposizione sarebbe in contrasto con l'art. 133, secondo comma,

della Costituzione, che impone di sentire, ai fini delle modificazioni territoriali dei Comuni, le

“popolazioni interessate”, fra le quali dovrebbe ritenersi compresa, alla luce della giurisprudenza di

questa Corte, anche la popolazione residente nella parte del territorio comunale diversa da quella su

cui si intende costituire il nuovo Comune.

Il Tribunale ricorda che si può derogare a questo principio in casi eccezionali in cui non sussiste

un interesse qualificato, in relazione alla progettata variazione territoriale, in capo all'intera

popolazione del Comune originario: ma sostiene che nel caso in esame non ricorrerebbe nessuna di

tali ipotesi, e che, prevedendo la norma generale di cui all'art. 10, comma 3, della legge regionale n.

28 del 1992, che la consultazione sia sempre limitata alla sola popolazione della frazione che si

intende erigere in Comune autonomo, tale norma generale, nonché la legge istitutiva del Comune di

Baranzate, apparirebbero in contrasto con il disposto costituzionale.

2.- Non possono accogliersi le eccezioni di inammissibilità delle questioni, che il Comitato

“Uniti per Baranzate” ha sollevato sull'assunto che il Tribunale remittente avrebbe omesso di tener

conto di eccezioni di carenza di interesse e di difetto di legittimazione attiva del ricorrente, di

inammissibilità dei motivi aggiunti, di erroneità del rito seguito, con ciò incorrendo in un difetto di

motivazione della rilevanza. Si tratta, infatti, di eccezioni preliminari sollevate nel giudizio a quo,

inidonee di per sé, in presenza di una non implausibile motivazione dell'ordinanza di rimessione in

ordine alla rilevanza, e in assenza di ragioni che rendano evidente la mancanza di rilevanza, a

precludere alla Corte l'esame del merito (cfr., ad esempio, sentenze n. 79 del 1996 e n. 195 del

1999).

3.- Ulteriori eccezioni di inammissibilità sono state sollevate sia dal Comitato “Uniti per

Baranzate”, sia dalla Regione Lombardia, sull'assunto che dovrebbero tenersi distinte la legge

generale e quella istitutiva del nuovo Comune; che, quanto alla prima, essa non verrebbe in

considerazione - con conseguente irrilevanza, secondo il Comitato, della questione - in quanto nella

specie sarebbero presenti le particolari condizioni che giustificavano la limitazione del referendum

alla sola popolazione della frazione; che, quanto alla seconda, il giudice a quo avrebbe omesso di

motivare adeguatamente sulla insussistenza delle predette condizioni, con conseguente difetto di

motivazione sulla non manifesta infondatezza.

Si tratta di eccezioni in cui il profilo dell'ammissibilità è strettamente connesso al merito della

controversia, e non può essere giudicato indipendentemente da una valutazione circa il rapporto fra

la legge generale - e i relativi atti applicativi - e la legge particolare istitutiva del nuovo Comune.

4.- Il Comune di Baranzate è stato istituito dalla Regione Lombardia con la legge impugnata,

approvata dal Consiglio il 13 novembre 2001, sulla base di una iniziativa popolare presentata il 21

maggio 1997 (progetto di legge n. 349), seguita dai pareri del Comune di Bollate e della Provincia

di Milano (rispettivamente in data 18 luglio e 24 luglio 1997, entrambi sfavorevoli), dalla delibera

di indizione del referendum adottata dal Consiglio regionale il 29 settembre 1998 (delibera n.

VI/1010), dallo svolgimento dello stesso referendum, fra i soli elettori della frazione di Baranzate,

in data 21 marzo 1999 (con la partecipazione del 64% degli elettori e il voto favorevole del 70% dei

votanti), da una prima approvazione della legge intervenuta il 19 gennaio 2000, e dal rinvio di tale

legge ad opera del Governo (che contestava la violazione dell'art. 133, secondo comma, della

Costituzione) con atto del 18 febbraio 2000, cui il Consiglio in scadenza non diede seguito; a sua

volta il Consiglio insediatosi dopo le elezioni della primavera del 2000, senza dar seguito al

procedimento legislativo svoltosi nella precedente legislatura, e sfociato nel rinvio governativo,

riprese tuttavia in esame la proposta di iniziativa popolare presentata nel 1997, ma non diede luogo

ad un rinnovo integrale del procedimento, con nuova indizione di referendum, bensì si limitò ad

approvare la legge oggi qui impugnata.

L'unica consultazione delle popolazioni interessate alla variazione territoriale, intervenuta in

vista della istituzione del nuovo Comune, è dunque quella svoltasi nel 1999 in forza della

deliberazione 29 settembre 1998 del Consiglio regionale. Ora, in quella deliberazione l'organo

regionale non adottò alcuna determinazione, né quindi alcuna motivazione, in ordine alla

individuazione delle “popolazioni interessate” da consultare. Il Consiglio si limitò a “dare atto che,

ai sensi del terzo comma dell'art. 10 della l.r. 28/92, partecipano al referendum consultivo gli

elettori della frazione Baranzate del Comune di Bollate” (punto 3 del deliberato, cui corrisponde,

negli identici termini, un periodo delle premesse).

Non vi è dubbio, dunque, che la norma applicata ai fini della delimitazione della popolazione

consultata fu quella, e solo quella, dell'art. 10, comma 3, della legge regionale n. 28 del 1992, la

quale stabilisce che la consultazione debba in ogni caso riguardare la sola popolazione della

frazione che chiede di essere eretta a Comune o che verrebbe trasferita ad altro Comune, sul

presupposto che solo questa sia la “popolazione interessata” alla variazione territoriale; né, in quella

sede, venne in alcun modo in esame il problema se altre popolazioni, in specie quella della restante

parte del Comune di Bollate, avesse o non avesse un interesse qualificato tale da imporne la

consultazione.

5.- Quanto si è osservato è sufficiente per ritenere che, nella specie, la questione di legittimità,

sotto il profilo dell'osservanza dell'art. 133, secondo comma, della Costituzione, della legge

istitutiva del nuovo Comune non possa essere risolta senza valutare, anzitutto, la legittimità

costituzionale della norma generale contenuta nell'art. 10, comma 3, della legge regionale n. 28 del

1992.

La legge regionale n. 21 del 2001, infatti, è una tipica legge provvedimento, adottata sulla base

di un procedimento che la legge generale disciplina accuratamente quanto alla fase che va

dall'iniziativa alla trasmissione dei pareri e dei risultati del referendum alla commissione consiliare

competente per l'ulteriore corso del provvedimento legislativo (cfr. il titolo III, “Norme

procedurali”, articoli 8-11, della legge regionale n. 28 del 1992). La legge provvedimento, che non

innova e tanto meno si sovrappone alla legge generale, sostituendola pro parte, è attuativa della

scelta compiuta con quest'ultima, la quale dunque non può considerarsi estranea al presente

giudizio.

6.- La questione concernente l'art. 10, comma 3, della legge regionale n. 28 del 1992 è fondata.

Questa Corte ha già avuto modo di chiarire che spetta alla legge regionale dare attuazione

all'art. 133, secondo comma, della Costituzione, individuando le popolazioni interessate alla

variazione territoriale; che è sempre costituzionalmente obbligatoria la consultazione delle

popolazioni residenti nei territori che sono destinati a passare da un Comune preesistente ad uno di

nuova istituzione, ovvero ad un altro Comune preesistente; che, anzi, la volontà espressa nel

referendum da tali popolazioni direttamente interessate “deve in ogni caso avere autonoma evidenza

nel procedimento, così che il legislatore regionale ne debba tenere conto quando adotta la propria

finale determinazione, componendo nella propria conclusiva valutazione discrezionale gli interessi

sottesi alle valutazioni, eventualmente contrastanti, emersi nella consultazione” (onde, si può qui

aggiungere, non potrebbe meccanicamente applicarsi all'intera popolazione del Comune la

previsione del quorum strutturale per la validità del referendum, di cui all'art. 17 della legge

regionale della Lombardia 28 aprile 1983, n. 34, recante, tra l'altro, “Nuove norme sul referendum

abrogativo della Regione Lombardia”, e i risultati del referendum debbono essere distintamente


PAGINE

9

PESO

72.21 KB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico per il corso di Diritto degli Enti Locali e dei servizi pubblici della Prof.ssa Francesca Di Lascio. Trattasi della sentenza della Corte Costituzionale n. 47 del 2003 che ha stabilito l'illegittimità della legge della Regione Lombardia del 1992 che istituiva il nuovo Comune di Baranzate.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in politiche pubbliche
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto degli enti locali e dei servizi pubblici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Di Lascio Francesca.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto degli enti locali e dei servizi pubblici

Decentramento amministrativo
Dispensa
Sentenza Teckal
Dispensa
Servizi pubblici locali - Servizi sociali
Dispensa
Servizi pubblici locali - Servizi funebri e cimiteriali
Dispensa