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LA COMPETENZA

1. I CRITERÎ DI COMPETENZA

 la competenza cautelare:

la regola della coincidenza tra giudice della cautela e giudice del

merito ex artt. 669 ter, co. 1°, e 669 quater, co. 1°, c.p.c., 23, co. 2°,

24, co. 1°, d.leg. 17 gennaio 2003, n. 5, 2378 c.c. (?);

L :

E ECCEZIONI

se competente per la causa di merito è il giudice di pace;

• se competente per la causa di merito non è il giudice italiano;

• se la causa di merito è deferita ad arbitri;

• se il provvedimento cautelare è chiesto in pendenza dei termini

• di impugnazione. 6 prof. Giorgio Costantino

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LA COMPETENZA

3. I RAPPORTI TRA I GIUDICI DEL MEDESIMO UFFICIO

2.- La questione di competenza: art. 38 c.p.c.:

Art. 38

Incompetenza

Modificato dall’art. 45, co. 2°, l. 18 giugno 2009, n. 69

L’incompetenza per materia, quella per valore e quella per territorio sono eccepite, a pena

di decadenza, nella comparsa di risposta tempestivamente depositata. L’eccezione di

incompetenza per territorio si ha per non proposta se non contiene l’indicazione del

giudice che la parte ritiene competente.

Fuori dei casi previsti dall’articolo 28, quando le parti costituite aderiscono

all’indicazione del giudice competente per territorio, la competenza del giudice indicato

rimane ferma se la causa è riassunta entro tre mesi dalla cancellazione della stessa dal

ruolo.

L’incompetenza per materia, quella per valore e quella per territorio nei casi previsti

dall’articolo 28 sono rilevate d’ufficio non oltre l’udienza di cui all’articolo 183.

Le questioni di cui ai commi precedenti sono decise, ai soli fini della competenza, in base a

quello che risulta dagli atti e, quando sia reso necessario dall’eccezione del convenuto o

dal rilievo del giudice, assunte sommarie informazioni».

In generale, il potere del giudice di rilevare d’ufficio questioni

processuali comprende la facoltà delle parti: se il giudice ha il potere

di rilevare una questione, le parti hanno la facoltà di proporre la

relativa eccezione.

Ma, ai sensi dell’art. 38, co. 3°, c.p.c., il giudice può rilevare d’ufficio

l’incompetenza, quando il convenuto è decaduto dalla relativa

eccezione.

In generale, il giudice, se rileva d’ufficio una questione, ai sensi

dell’art. 101 c.p.c., deve provocare il contraddittorio tra le parti, a pena

di nullità del provvedimento.

Ma, di fronte al rilievo d’ufficio dell’incompetenza, il convenuto, che

non l’abbia tempestivamente eccepita, non ha la facoltà di dedurre

nuovi e diversi argomenti.

Il rilievo d’ufficio della incompetenza nei casi in cui il vizio non sia

stato tempestivamente eccepito dal convenuto nella comparsa di

risposta, invece, costituisce un’ipotesi affatto singolare, perché il

convenuto, essendo decaduto dalla relativa eccezione, non può

dedurre motivi di incompetenza diversi da quelli segnalati dal giudice;

non può interloquire sull’esercizio del potere ufficioso; è dubbio possa

impugnare la decisione con la quale, a seguito del rilievo ufficioso e

nonostante questo, sia dichiarata la competenza.

7 prof. Giorgio Costantino

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LA COMPETENZA

3. I RAPPORTI TRA I GIUDICI DEL MEDESIMO UFFICIO

La questione di competenza (come la giurisdizione) è una questione pregiudiziale di rito

che può essere decisa - appena eccepita o rilevata

oppure

- unitamente al merito.

Nel processo ordinario, il giudice

- decide la causa o la rimette al collegio per la decisione (artt. 187, co. 1°, e 188

c.p.c.), se ritiene che la causa sia matura per la decisione di merito senza

o bisogno di assunzione di mezzi di prova ovvero

se è esaurita l'istruzione;

o

- provvede analogamente se sorgono questioni attinenti alla giurisdizione o

alla competenza o ad altre pregiudiziali,

- ma può anche disporre che siano decise unitamente al merito. (art. 187, co.

3° c.p.c.).

Nel processo del lavoro, il giudice

- decide la causa

se la ritiene matura per la decisione, o

o se sorgono questioni attinenti alla giurisdizione o alla competenza o

o ad altre pregiudiziali la cui decisione può definire il giudizio (art. 420,

co. 4°, c.p.c.).

La questione di competenza è decisa sempre con ordinanza.

Unitamente alla forma del provvedimento, tuttavia, non è stata anche prevista

l’omissione dei passaggi per pervenire alla eventuale definizione del processo:

 invito alle parti a precisare le conclusioni;

 precisazione delle conclusioni;

 fissazione dei termini per il deposito delle comparse conclusionali e delle

repliche o eventuale fissazione della udienza di discussione.

Qualora la competenza sia decisa unitamente al merito o, comunque, a questioni

di merito, per le quali sia prevista la forma della sentenza, è dubbio se, con

questa, possa essere decisa anche la questione di competenza o se debbano essere

pronunciati distinti provvedimenti. [7] Trib. Terni, 19 gennaio 2011

8 prof. Giorgio Costantino

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3. I RAPPORTI TRA I GIUDICI DEL MEDESIMO UFFICIO

Il provvedimento che risolve la questione di competenza è soggetto a

regolamento di competenza:

necessario se riguarda soltanto la competenza ex art. 42 c.p.c.;

• facoltativo se comprende anche il merito ex art. 43 c.p.c.

Ai sensi dell’art. 46 c.p.c. questi articoli non si applicano nei processi innanzi al

giudice di pace.

Il regolamento è proponibile contro i provvedimenti sulla sospensione del

giudice di pace [8] Cass. 29 agosto 2008, n. 21931

9 prof. Giorgio Costantino

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3. LA COMPETENZA TABELLARE:

I RAPPORTI ALL’INTERNO DELL’UFFICIO

3.- I rapporti tra i giudici del medesimo ufficio.-

Irrilevanza, in questo ambito, del principio del giudice naturale precostituito per

legge ex art. 25 Cost.:

3.1.- Le tabelle.-

art. 7 bis r.d. 30 gennaio 1941, n. 12:

1. La ripartizione degli uffici giudiziari di cui all'articolo 1 in sezioni, la destinazione dei singoli magistrati alle sezioni e alle

corti di assise, l'assegnazione alle sezioni dei presidenti, la designazione dei magistrati che hanno la direzione di sezioni a

norma dell'articolo 47-bis, secondo comma, l'attribuzione degli incarichi di cui agli articoli 47-ter, terzo comma, 47-quater,

secondo comma, e 50-bis, il conferimento delle specifiche attribuzioni processuali individuate dalla legge e la formazione dei

collegi giudicanti sono stabiliti ogni triennio con decreto del Ministro di grazia e giustizia, in conformità delle deliberazioni del

Consiglio superiore della magistratura assunte sulle proposte dei presidenti delle corti di appello, sentiti i consigli giudiziari.

Decorso il triennio, l'efficacia del decreto è prorogata fino a che non sopravvenga un altro decreto. La ripartizione degli uffici

giudiziari di cui all'articolo 1 in sezioni, la destinazione dei singoli magistrati alle sezioni e alle corti di assise, la assegnazione

alle sezioni dei relativi presidenti e la attribuzione dell'incarico di cui agli articoli 35 comma 3, 46 comma 4, 50-bis, il

conferimento delle specifiche attribuzioni processuali previste dalla legge, la formazione dei collegi giudicanti, sono stabiliti

ogni triennio con Decreto del Presidente della Repubblica, in conformità delle deliberazioni del Consiglio superiore della

magistratura assunte sulle proposte dei presidenti delle corti di appello, sentiti i consigli giudiziari. Decorso il triennio,

l'efficacia del decreto è prorogata fino a che non sopravvenga un altro decreto.

2. Le deliberazioni di cui al comma 1 sono adottate dal Consiglio superiore della magistratura, valutate le eventuali osservazioni

formulate dal Ministro di grazia e giustizia ai sensi dell'articolo 11 della legge 24 marzo 1958, n. 195, e possono essere variate

nel corso del triennio per sopravvenute esigenze degli uffici giudiziari, sulle proposte dei presidenti delle corti di appello, sentiti

i consigli giudiziari. I provvedimenti in via di urgenza, concernenti le tabelle, adottati dai dirigenti degli uffici sulla

assegnazione dei magistrati, sono immediatamente esecutivi, salva la deliberazione del Consiglio superiore della magistratura

per la relativa variazione tabellare. La violazione dei criteri per l'assegnazione degli affari, salvo il possibile rilievo

disciplinare, non determina in nessun caso la nullità dei provvedimenti adottati.

3. Per quanto riguarda la corte suprema di cassazione il Consiglio superiore della magistratura delibera sulla proposta del primo

presidente della stessa corte.

3-bis . Al fine di assicurare un più adeguato funzionamento degli uffici giudiziari sono istituite le tabelle infradistrettuali degli

uffici requirenti e giudicanti che ricomprendono tutti i magistrati, ad eccezione dei capi degli uffici.

3-ter . Il Consiglio superiore della magistratura individua gli uffici giudiziari che rientrano nella medesima tabella

infradistrettuale e ne dà immediata comunicazione al Ministro di grazia e giustizia per la emanazione del relativo decreto.

3-quater L'individuazione delle sedi da ricomprendere nella medesima tabella infradistrettuale è operata sulla base dei seguenti

criteri:

a) l'organico complessivo degli uffici ricompresi non deve essere inferiore alle quindici unità per gli uffici giudicanti;

b) le tabelle infradistrettuali dovranno essere formate privilegiando l'accorpamento tra loro degli uffici con organico fino ad

otto unità se giudicanti e fino a quattro unità se requirenti;

c) nelle esigenze di funzionalità degli uffici si deve tener conto delle cause di incompatibilità funzionali dei magistrati;

d) si deve tener conto delle caratteristiche geomorfologiche dei luoghi e dei collegamenti viari, in modo da determinare il

minor onere per l'erario.

3-quinquies . Il magistrato può essere assegnato anche a più uffici aventi la medesima attribuzione o competenza, ma la sede di

servizio principale, ad ogni effetto giuridico ed economico, è l'ufficio del cui organico il magistrato fa parte. La supplenza

infradistrettuale non opera per le assenze o impedimenti di durata inferiore a sette giorni.

3 sexies . Per la formazione ed approvazione delle tabelle di cui al comma 3-bis, si osservano le procedure previste dal comma

2. 10 prof. Giorgio Costantino

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3. LA COMPETENZA TABELLARE:

I RAPPORTI ALL’INTERNO DELL’UFFICIO

Le riserve di collegialità

Le riserve di collegialità in base all’art. 48 r.d. 30 gennaio 1941, n. Le riserve di collegialità in base all’art. 50 bis c.p.c., novellato dal

12, novellato dalla l. 26 novembre 1990, n. 353 (in vigore dal 2 d.lgs. 20 marzo 1998, n. 51 (in vigore dal 2 giugno 1999):

maggio 1995):

1) nei giudizi di appello; 1) nelle cause nelle quali è obbligatorio l’intervento del

2) nei giudizi nei quali è obbligatorio l'intervento del pubblico pubblico ministero, salvo che sia altrimenti disposto;

ministero; 2) nelle cause di opposizione, impugnazione, revocazione e in

3) nei giudizi devoluti alle sezioni specializzate; quelle conseguenti a dichiarazioni tardive di crediti di cui al

4) nei procedimenti in camera di consiglio; regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, al decreto-legge 30

5) nei giudizi di opposizione, impugnazione, revocazione e in gennaio 1979, n. 26, convertito con modificazioni dalla legge

quelli conseguenti a dichiarazioni tardive di crediti di cui al 3 aprile 1979, n. 95, e alle altre leggi speciali disciplinanti la

r.d. 16 marzo 1942, n. 267, al d.l. 30 gennaio 1979, n. 26, liquidazione coatta amministrativa;

convertito, con modificazioni, dalla l. 3 aprile 1979, n. 95, e 3) nelle cause devolute alle sezioni specializzate;

alle altre leggi speciali disciplinanti la liquidazione coatta 4) nelle cause di omologazione del concordato fallimentare e del

amministrativa; concordato preventivo;

6) nei giudizi di omologazione del concordato fallimentare e del 5) nelle cause di impugnazione delle deliberazioni

concordato preventivo; dell’assemblea e del consiglio di amministrazione, nonché

7) nei giudizi di responsabilità da chiunque promossi contro gli nelle cause di responsabilità da chiunque promosse contro gli

organi amministrativi e di controllo, i direttori generali e i organi amministrativi e di controllo, i direttori generali e i

liquidatori e ogni altra controversia avente per oggetto liquidatori delle società, delle mutue assicuratrici e società

rapporti sociali nelle società, nelle mutue assicuratrici e cooperative, delle associazioni in partecipazione e dei

società cooperative, nelle associazioni in partecipazione e nei consorzi;

consorzi; 6) nelle cause di impugnazione dei testamenti e di riduzione per

8) nei giudizi di cui agli artt. 784 e seguenti del c.p.c.; lesione di legittima;

9) nei giudizi di cui alla l. 13 aprile 1988, n. 117. 7) nelle cause di cui alla legge 13 aprile 1988, n. 117.

7 bis) nelle cause di cui all’articolo 140 bis del codice del

consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n.

206. (L. 24 dicembre 2007, n. 244, art. 2, co. 448°)

Il tribunale giudica altresì in composizione collegiale nei

procedimenti in camera di consiglio disciplinati dagli articoli 737 e

seguenti, salvo che sia altrimenti disposto.

Art. 144 ter disp. att. c.p.c.:

Tra le controversie previste dall’articolo 409 del codice non si considerano in ogni caso comprese quelle di cui all’articolo 50 bis, primo

comma, n. 5), seconda parte, del codice.

Art. 92 d.leg. 8 luglio 1999, n. 270: 1. Il tribunale dichiara lo stato di insolvenza e adotta gli altri

provvedimenti previsti dal presente decreto in composizione

collegiale.

2. Nell'ambito della procedura regolata dal presente decreto, il

tribunale giudica altresì in composizione collegiale nelle cause

relative all'accertamento del passivo previste dagli articoli 98 e

seguenti della legge fallimentare e nelle cause di approvazione del

concordato previste dall'articolo 214, terzo comma, della

medesima legge.

Art. 1, co. 3°, d. leg. 17 gennaio 2003, n. 5 (rettificato dall’Avviso 3. Salvo che nelle controversie di cui al comma 1, lettera e), il

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 9 settembre 2003, corretto Tribunale giudica in composizione collegiale. Nelle azioni

dal d.leg. 6 febbraio 2004, n. 37, e dal d. leg. 28 dicembre 2004, n. promosse da o contro associazioni rappresentative dei consumatori

310) e dalle camere di commercio il Tribunale giudica in composizione

collegiale anche se relative alle materie di cui al comma 1, lettera

e).

Art. 2, co. 1°, d. leg. 27 giugno 2003, n. 168: (…) Le sezioni decidono in composizione collegiale. (…)

Art. 140 bis, co.4°, d.leg. 6 settembre 2005, n. 206 Il tribunale tratta la causa in composizione collegiale.

Art. 50 ter c.p.c.: Fuori dei casi previsti dall’articolo 50-bis, il tribunale giudica in composizione monocratica.

11 prof. Giorgio Costantino

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3. LA COMPETENZA TABELLARE:

I RAPPORTI ALL’INTERNO DELL’UFFICIO

 Collegialità e competenza in senso tecnico ex art. 38 c.p.c.

tribunale ordinario e sezioni specializzata agraria;

o [tribunale ordinario e sezioni specializzata per la proprietà

o industriale]?

 Collegialità e rito ex artt. 426, 427, 439 c.p.c., 1, co. 5°, e 16 co.

6°, d.leg. 17 gennaio 2003, n. 5:

rito ordinario e rito camerale ex art. 50 bis c.p.c.

o

 Collegialità e monocraticità: artt. 50 quater, 281 septies, octies e

novies c.p.c. 12 prof. Giorgio Costantino

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3. LA COMPETENZA TABELLARE:

I RAPPORTI ALL’INTERNO DELL’UFFICIO

3.3.- Sede principale e sedi distaccate

Art. 48 quater r.d. 30 gennaio 1941, n. 12:

Nelle sezioni distaccate sono trattati gli affari civili e penali sui quali il tribunale giudica in

composizione monocratica, quando il luogo in ragione del quale è determinata la competenza per

territorio rientra nella circoscrizione delle sezioni medesime.

Le controversie in materia di lavoro e di previdenza e assistenza obbligatorie sono trattate

esclusivamente nella sede principale del tribunale. In tale sede sono altresì svolte, in via

esclusiva, le funzioni del giudice per le indagini preliminari e del giudice dell'udienza

preliminare.

In deroga a quanto previsto dal secondo comma, con decreto del Ministro di Grazia e giustizia in

conformità della deliberazione del Consiglio superiore della magistratura assunta sulla proposta

del presidente del tribunale sentito il consiglio dell'ordine degli avvocati, può disporsi che nelle

sezioni distaccate di tribunale aventi sede in isole, eccettuate la Sicilia e la Sardegna, siano

trattate anche le cause concernenti controversie di lavoro e di previdenza e assistenza

obbligatorie. La deroga può essere prevista anche per un tempo determinato in relazione a

particolari circostanze.

 Sede distaccata e collegialità

 Sede distaccata e questione di rito

 Sede distaccata e sede principale ex ar. 83 ter disp. att. c.p.c.:

Trib. Bari, 11 novembre 2002 [9]

o 13 prof. Giorgio Costantino

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3. LA COMPETENZA TABELLARE:

I RAPPORTI ALL’INTERNO DELL’UFFICIO

3.4.- Rapporti tra giudici onorari aggregati e giudici togati.

Art. 1 l. 22 luglio 1997, n. 276

(…) “procedimenti civili pendenti davanti al tribunale alla data del 30 aprile 1995, esclusi quelli già

assunti in decisione e quelli per i quali è prevista riserva di collegialità come indicati nel secondo

comma dell'articolo 48 dell'ordinamento giudiziario approvato con regio decreto 30 gennaio 1941, n.

12, come modificato dall'articolo 88 della legge 26 novembre 1990, n. 353. Si applica anche ai

procedimenti già assunti in decisione che siano rimessi in istruttoria con ordinanza collegiale (…)

Art. 4 l. 16 dicembre 1999, n. 479:

“1. Dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono attribuiti alle sezioni stralcio costituite a

norma della legge 22 luglio 1997, n. 276, i giudizi civili in corso già pendenti alla data del 30 aprile

1995 davanti al pretore in base al criterio della materia, con esclusione dei giudizi in materia di lavoro

e previdenza e dei giudizi attribuiti al giudice di pace, ai sensi dell'articolo 1, nonché dei giudizi già

trattenuti per la decisione alla data di entrata in vigore della presente legge e che non siano

successivamente rimessi in istruttoria.

N.B.: Art. 12 l. 22 luglio 1997, n. 276

1. In deroga a quanto stabilito dall'articolo 90, commi 1 e 5, della legge 26 novembre 1990, n. 353, come sostituito

dall'articolo 9 del decreto-legge 18 ottobre 1995, n. 432, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 dicembre 1995, n.

534:

a) la disposizione di cui all'articolo 48, ultimo comma, dell'ordinamento giudiziario approvato con regio decreto 30

gennaio 1941, n. 12, come sostituito dall'articolo 88 della legge 26 novembre 1990, n. 353, si applica anche ai

giudizi pendenti alla data del 30 aprile 1995, esclusi quelli già assunti in decisione alla data di entrata in vigore

della presente legge che non siano rimessi in istruttoria con ordinanza collegiale;

b) ai giudizi indicati nel comma 1 dell'articolo 1 della presente legge non si applicano le disposizioni di cui ai commi

secondo, sesto, settimo e ottavo dell'articolo 178 del codice di procedura civile nel testo vigente anteriormente al 30

aprile 1995. 14 prof. Giorgio Costantino

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21

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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa si riferisce alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino, nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta una scaletta dei seguenti aspetti relativi alla competenza:
- criteri di competenza
- questione di competenza
- rapporti tra giudici dello stesso ufficio (tabelle)
- litispendenza, connessione e pregiudizialità
- terzietà e imparzialità


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

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