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- E’ necessario riconoscere una potestà decisionale del Capo dello Stato (87, co. 11), quale organo super partes, «rappresentante dell'unità nazionale», estraneo a

quello che viene definito il "circuito" dell'indirizzo politico-governativo.

- Di fronte alla richiesta del Presidente della Repubblica dell'attività istruttoria ministeriale il Guardasigilli non può rifiutarsi di dare corso all'istruttoria e di

concluderla, determinando così un arresto procedimentale.

- Il ministro può soltanto rendere note al Capo dello Stato le ragioni di legittimità o di merito che, a suo parere, si oppongono alla concessione del provvedimento.

Altrimenti: inammissibile potere di veto.

- Il Presidente della Repubblica, ove non condivida le ragioni del Ministro, adotta direttamente il decreto concessorio, esternando nell'atto le motivazioni del

provvedimento favorevole.

- La controfirma del decreto concessorio da parte del Ministro della Giustizia attesta la completezza e la regolarità dell'istruttoria e del procedimento seguito:

l'assunzione della responsabilità politica e giuridica del Ministro controfirmante, a norma dell'art. 89 della Costituzione, trova il suo naturale limite nel livello di

partecipazione del medesimo al procedimento di concessione dell'atto di clemenza.

I FATTI.

Nota del PdR 8 novembre 2004:

- il PdR manifesta al ministro di voler concedere al Bompressi la grazia della pena detentiva residua.

- invita il ministro a predisporre “il relativo decreto di concessione per la successiva emanazione”.

Nota del Ministro 24 novembre 2004:

- il ministro comunica al Capo dello Stato di non aderire alla richiesta,

- sul presupposto che “la Costituzione vigente pone in capo al ministro della Giustizia la responsabilità di formulare la proposta di grazia”.

Posizione del Presidente della Repubblica:

- la tesi del Ministro condurrebbe alla spoliazione della prerogativa di “concedere grazia” riservata espressamente e in via esclusiva al Capo dello Stato

dall’articolo 87 della Costituzione;

- né la Costituzione, e neppure la legge, infatti, richiedono la “proposta” del ministro della Giustizia ai fini della concessione della grazia.

- la predisposizione del decreto e la successiva controfirma costituiscono, per il ministro della Giustizia, “atti dovuti”.

- l’avvocatura generale dello Stato eleva pertanto, con il presente ricorso, conflitto ai sensi degli articoli 37 e ss. dalla legge 87/1953, per violazione degli articoli

87 e 89 Costituzione.

- la proposta ministeriale non è richiesta né dalla Costituzione né dalla legge.

- tanto la predisposizione del decreto, quanto la successiva controfirma costituiscono, per il Ministro della giustizia, “atti dovuti”».

- In relazione agli atti formalmente presidenziali ma sostanzialmente governativi la controfirma «ha il significato di attestare la effettiva paternità dell'atto e la

conseguente assunzione di responsabilità politica» da parte del Ministro.

- con riguardo agli atti formalmente e sostanzialmente presidenziali, tra i quali rientra la concessione della grazia: «la controfirma ministeriale si presenta come

atto dovuto, in quanto ha funzione, per così dire, notarile», e cioè «di mera attestazione di provenienza dell'atto da parte del Capo dello Stato, oltre che di

controllo della sua regolarità formale».

- la «necessaria “giurisdizionalizzazione” della fase esecutiva delle sanzioni penali» rischierebbe di essere contraddetta dal riconoscimento al Guardasigilli di

«poteri decisionali veri e propri in ordine alla concessione della grazia».

- Corte costituzionale, sent n. 274 del 1990: afferma la tesi della «esclusiva pertinenza presidenziale del potere di concedere la grazia» - dichiara illegittimo l'art.

589, terzo comma, del codice di procedura penale del 1930, che attribuiva al Ministro della giustizia (e non al Tribunale di sorveglianza) il potere di disporre il

differimento della esecuzione della pena nel caso della presentazione della domanda di grazia da parte del condannato. La Corte avrebbe dunque chiaramente

escluso «l'esistenza di qualsivoglia potere decisionale da parte del Ministro della giustizia».

- in base al principio di leale collaborazione il parere del Ministro consente al più «di pervenire a un provvedimento condiviso».

- «nel caso in cui tale condivisione non si verificasse», è innegabile che «la volontà prevalente e quindi la decisione finale non possono che essere quelle del

titolare del potere costituzionale di grazia e cioè il Presidente della Repubblica».

Ricorso del PdR 10 giugno 2005 :

Conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato nei confronti del ministro della Giustizia in relazione al rifiuto di concedere la grazia a Ovidio Bompressi.

Motivo:

rifiuto del ministro di dare corso alla determinazione, da parte del Presidente della Repubblica, di concedere la grazia ad Ovidio Bompressi, come risultante dalla

nota ministeriale del 24 novembre 2004.

IL RICORSO E' RITENUTO FONDATO SULLA BASE DELLE SEGUENTI MOTIVAZIONI:

Inquadramento storico del potere di grazia ricostruito dalla Corte costituzionale.

Prerogativa personale dei sovrani assoluti, la concessione della grazia ha sostanzialmente mantenuto tale carattere anche dopo l'avvento della Monarchia

costituzionale, essendo quello di dispensare dalle pene il segno massimo del potere, che attribuiva particolare autorità e prestigio alla figura del Monarca.


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Costituzionale tenute dalla Prof. ssa Luisa Cassetti nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo con commento della sentenza n. 200 emessa dalla Corte Costituzionale nel 2006.
La sentenza riguardava il conflitto di attribuzioni tra il Presidente della Repubblica e il Guardasigilli per il rifiuto di quest'ultimo di controfirmare un atto di grazia.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Costituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Cassetti Luisa.

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