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10. In diritto spagnolo la tutela dei consumatori contro le clausole vessatorie inserite nei contratti ad

opera di professionisti è stata inizialmente assicurata dalla Ley General 26/1984, de 19 de julio,

para la Defensa de los Consumidores y Usuarios (legge generale 19 luglio 1984, n. 26, relativa alla

tutela dei consumatori e degli utenti, Boletín Oficial del Estado n. 176 del 24 luglio 1984; in

prosieguo: la "legge n. 26/1984").

11. Ai sensi dell’art. 10, n. 1, lett. c), della legge n. 26/1984, le clausole, condizioni o disposizioni

riguardanti in modo generale l’offerta o la promozione di prodotti o di servizi devono essere

conformi alla buona fede e garantire un giusto equilibrio tra i diritti e gli obblighi delle parti, ciò

che, in ogni caso, esclude l’uso di clausole vessatorie. In forza dell’art. 10, n. 4, della legge, le

clausole vessatorie, definite come clausole che danneggiano il consumatore in modo sproporzionato

e ingiusto o che causano uno squilibrio tra i diritti e gli obblighi delle parti a danno dei consumatori,

sono nulle.

12. La trasposizione integrale della direttiva è stata realizzata con la Ley 7/1998, de 13 de abril,

sobre Condiciones Generales de la Contratación (legge 13 aprile 1998, n. 7, sulle condizioni

generali di contratto, Boletín Oficial del Estado n. 89 del 14 aprile 1998; in prosieguo: la "legge n.

7/1998").

13. L’art. 8 della legge n. 7/1998 prevede la nullità delle condizioni generali pregiudizievoli per

l’aderente e in contrasto con le disposizioni della legge e, in particolare, delle condizioni generali

vessatorie inserite nei contratti conclusi con un consumatore ai sensi della legge n. 26/1984.

14. Inoltre, la legge n. 7/1998 integra la legge n. 26/1984 aggiungendo, in particolare, un art. 10 bis

- il cui n. 1 riproduce in sostanza l’art. 3, n. 1, della direttiva - e una disposizione addizionale che

riprende buona parte dell’elenco, allegato alla direttiva, delle clausole che possono essere dichiarate

vessatorie, precisando che tale elenco ha solo carattere minimo. Ai sensi del punto 27 di tale

disposizione addizionale, è considerato vessatorio l’inserimento nel contratto di una clausola che

preveda esplicitamente come foro competente un foro diverso da quello del domicilio del

consumatore o del luogo di esecuzione dell’obbligazione.

Le cause a quibus e la questione pregiudiziale

15. I convenuti nelle cause principali, tutti domiciliati in Spagna, tra il 4 maggio 1995 e il 16 ottobre

1996 hanno concluso, ciascuno per suo conto, un contratto di acquisto a rate, a fini personali, di

un’enciclopedia. Le ricorrenti nelle cause principali sono i venditori di tali enciclopedie.

16. I contratti contenevano una clausola di attribuzione della competenza alle autorità giudiziarie di

Barcellona (Spagna), città in cui non è domiciliato nessuno dei convenuti nelle cause principali ma

in cui si trova la sede delle ricorrenti.

17. Poiché gli acquirenti delle enciclopedie non hanno versato le somme dovute alle scadenze

pattuite, tra il 25 luglio e il 19 dicembre 1997 i venditori hanno promosso innanzi al Juzgado de

Primera Instancia n. 35 di Barcellona il procedimento detto "juicio de cognición" (procedimento

sommario riservato alle controversie di valore limitato) chiedendo la condanna dei convenuti nelle

cause principali al pagamento delle somme dovute.

18. Tali ricorsi non sono stati notificati ai convenuti nelle cause principali in quanto il giudice a quo

dubita di essere competente a conoscere delle controversie. Esso rileva infatti che il Tribunal

Supremo ha ripetutamente dichiarato vessatorie clausole derogativa dalla competenza come quelle

di cui è causa nelle controversie che è chiamato a dirimere. Tuttavia, stando a tale giudice, le

pronunce dei tribunali nazionali sono contraddittorie quanto alla possibilità di rilevare d’ufficio la

nullità delle clausole vessatorie nell’ambito di procedimenti relativi alla tutela degli interessi dei

consumatori.

19. Stando così le cose, il Juzgado de Primera Instancia n. 35 di Barcellona, ritenendo che la

soluzione delle controversie richiedesse un’interpretazione della direttiva, ha deciso di sospendere il

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procedimento e di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale, che nelle cinque

ordinanze di rinvio è formulata in termini identici:

"Se la tutela assicurata al consumatore dalla direttiva del Consiglio 5 aprile 1993, 93/13/CEE,

concernente le clausole vessatorie nei contratti stipulati con i consumatori, consenta al giudice

nazionale di pronunciarsi ex officio sul carattere vessatorio di una di dette clausole in sede di

valutazione dell’ammissibilità di un’istanza proposta dinanzi ai giudici ordinari".

20. Con ordinanza del presidente della Corte 20 luglio 1998, le cinque cause C-240/98-C-244/98

sono state riunite ai fini della fase scritta e di quella orale del procedimento e della sentenza.

21. In via preliminare occorre rilevare che una clausola come quella controversa nelle cause

principali può essere qualificata vessatoria a norma della direttiva qualora, senza aver costituito

oggetto di negoziato individuale, sia stata inserita in un contratto concluso tra un consumatore ed un

professionista ai sensi della stessa.

22. Una clausola del genere, volta ad attribuire la competenza per tutte le controversie derivanti dal

contratto al giudice del foro in cui si trova la sede del professionista, impone al consumatore

l’obbligo di assoggettarsi alla competenza esclusiva di un tribunale che può essere lontano dal suo

domicilio, il che può rendergli più difficoltosa la comparizione in giudizio. Nel caso di controversie

di valore limitato, le spese di comparizione del consumatore potrebbero risultare dissuasive e

indurlo a rinunziare a qualsiasi azione o difesa. Siffatta clausola rientra pertanto nella categoria di

quelle che hanno lo scopo o l’effetto di sopprimere o limitare l’esercizio di azioni legali da parte del

consumatore, categoria contemplata al punto 1, lett. q), dell’allegato della direttiva.

23. Al contrario, tale clausola consente al professionista di concentrare tutto il contenzioso attinente

alla sua attività professionale presso il tribunale nel cui foro si trova la sede di tale attività, il che

agevola la sua comparizione in giudizio e, nel contempo, la rende meno onerosa.

24. Ne discende che una clausola derogativa dalla competenza, inserita in un contratto concluso tra

un consumatore ed un professionista senza essere stata oggetto di negoziato individuale e volta ad

attribuire la competenza esclusiva al tribunale nel cui foro si trova la sede del professionista, deve

essere considerata vessatoria ai sensi dell’art. 3 della direttiva se, in contrasto con il requisito della

buona fede, determina a danno del consumatore un significativo squilibrio tra i diritti e gli obblighi

delle parti derivanti dal contratto.

25. Quanto alla questione se un giudice, cui sia stata sottoposta una controversia relativa ad un

contratto stipulato tra un professionista e un consumatore, possa rilevare d’ufficio l’illiceità di una

clausola di tale contratto, si deve ricordare che il sistema di tutela istituito dalla direttiva è fondato

sull’idea che il consumatore si trovi in una situazione di inferiorità rispetto al professionista per

quanto riguarda sia il potere nelle trattative sia il grado di informazione, situazione che lo induce ad

aderire alle condizioni predisposte dal professionista, senza poter incidere sul contenuto delle stesse.

26. L’obiettivo perseguito dall’art. 6 delle direttiva, che obbliga gli Stati membri a prevedere che le

clausole vessatorie non vincolino i consumatori, non potrebbe essere conseguito se questi ultimi

fossero tenuti a eccepire essi stessi la illiceità di tali clausole. In controversie di valore spesso

limitato, gli onorari dei legali possono essere superiori agli interessi in gioco, il che può dissuadere

il consumatore dall’opporsi all’applicazione di una clausola vessatoria. Sebbene in controversie del

genere le norme processuali di molti Stati membri consentano ai singoli di difendersi da soli, esiste

un rischio non trascurabile che, soprattutto per ignoranza, il consumatore non faccia valere l’illiceità

della clausola oppostagli. Ne discende che una tutela effettiva del consumatore può essere ottenuta

solo se il giudice nazionale ha facoltà di valutare d’ufficio tale clausola.

27. Del resto, come osserva l’avvocato generale al paragrafo 24 delle conclusioni, il sistema di

tutela istituito dalla direttiva si basa sull’idea che la diseguaglianza tra il consumatore e il

professionista possa essere riequilibrata solo grazie a un intervento positivo da parte di soggetti

4 prof. Giorgio Costantino

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AUTORE

Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa si riferisce alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino, nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza della Corte di Giustizia Europea relativa ai procedimenti n. 240 e 244 del 1998.
La Corte analizza la domanda pregiudiziale relativa alla clausola derogativa di competenza in materia di clausole vessatorie nei confronti dei consumatori.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

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