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pregiudiziali:

«1) Se l’art. 6, n. 1, della direttiva [93/13], ai sensi del quale gli Stati membri prevedono che

le clausole abusive contenute in un contratto stipulato da un professionista non vincolano il

consumatore, alle condizioni stabilite dalle loro legislazioni nazionali, possa essere interpretato

nel senso che il fatto che il consumatore non sia vincolato da una clausola abusiva predisposta

dal professionista non opera ipso iure ma, esclusivamente, nel presupposto che il consumatore

impugni utilmente tale clausola abusiva mediante una specifica domanda in tal senso.

2) Se la tutela dei consumatori garantita dalla direttiva [93/13] imponga che il giudice

nazionale – indipendentemente dalla natura del procedimento, sia esso o meno contraddittorio

– anche senza una specifica domanda in tal senso, ossia senza un’impugnazione fondata

sull’abusività della clausola, si pronunci d’ufficio sulla natura abusiva di una clausola

contrattuale ad esso sottoposta e, in tal modo, verifichi d’ufficio, nel contesto dell’esame della

sua competenza territoriale, le clausole stabilite dal professionista.

3) In caso di soluzione affermativa alla seconda questione, quali criteri debbano essere presi in

considerazione e ponderati da parte del giudice del rinvio nell’ambito di tale esame».

Sulle questioni pregiudiziali

Sulla prima questione

20 Con la prima questione il giudice del rinvio chiede se l’art. 6, n. 1, della direttiva, ai sensi

del quale le clausole abusive contenute in un contratto stipulato fra un professionista ed un

consumatore non vincolano quest’ultimo, debba essere interpretato nel senso che il

consumatore non è vincolato esclusivamente nei casi in cui egli abbia impugnato utilmente

siffatta clausola.

21 Per risolvere la questione sottoposta si deve rammentare, in via preliminare, che l’obbligo

imposto agli Stati membri dall’art. 6, n. 1, della direttiva mira ad accordare un diritto al

cittadino, in qualità di consumatore, e definisce il risultato che la direttiva intende conseguire

(v. sentenze 10 maggio 2001, causa C-144/99, Commissione/Paesi Bassi, Racc. pag. I-3541,

punto 18, e 7 maggio 2002, causa C-478/99, Commissione/Svezia, Racc. pag. I-4147, punti

16 e 18).

22 In tal modo, il sistema di tutela istituito dalla direttiva è fondato sull’idea che il

consumatore si trovi in una situazione di inferiorità rispetto al professionista per quanto

riguarda sia il potere nelle trattative sia il grado di informazione, situazione che lo induce ad

aderire alle condizioni predisposte dal professionista, senza poter incidere sul contenuto delle

stesse (sentenza 27 giugno 2000, cause riunite da C-240/98 a C-244/98, Océano Grupo

Editorial e Salvat Editores, Racc. pag. I-4941, punto 25).

23 La Corte ha parimenti deciso, al punto 26 di detta sentenza, che l’obiettivo perseguito

dall’art. 6 della direttiva non potrebbe essere conseguito se i consumatori fossero tenuti a

eccepire essi stessi l’abusività di una clausola contrattuale e che una tutela effettiva del

consumatore può essere ottenuta solo se si riconosce al giudice nazionale la facoltà di valutare

d’ufficio siffatta clausola.

24 Occorre sottolineare in proposito che, se si deve garantire tale facoltà al giudice nazionale,

occorre escludere l’interpretazione dell’art. 6, n. 1, della direttiva nel senso che il consumatore

non è vincolato da una clausola contrattuale abusiva esclusivamente nel caso in cui egli abbia

presentato una specifica domanda a riguardo. Siffatta interpretazione escluderebbe, infatti,

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che il giudice nazionale, nell’ambito dell’esame della ricevibilità della domanda sottopostagli,

possa valutare l’abusività di una clausola contrattuale d’ufficio e in assenza di un’esplicita

richiesta del consumatore.

25 Relativamente agli effetti giuridici che devono essere connessi ad una clausola abusiva, la

Corte ha precisato, nella sua sentenza 26 ottobre 2006, causa C-168/05, Mostaza Claro (Racc.

pag. I-10421, punto 36), che l’importanza della tutela dei consumatori ha condotto il

legislatore comunitario a stabilire, all’art. 6, n. 1, della direttiva, che le clausole abusive

contenute in un contratto stipulato tra un consumatore e un professionista «non vincolano il

consumatore». Essa ha sottolineato che si tratta di una norma imperativa che, in

considerazione dell’inferiorità di una delle parti contrattuali, mira a sostituire all’equilibrio

formale che il contratto determina fra i diritti e gli obblighi delle parti un equilibrio reale,

finalizzato a ristabilire l’uguaglianza delle parti stesse.

26 La Corte ha aggiunto, al punto 37 di detta sentenza, che la direttiva, la quale ha lo scopo di

rafforzare la tutela dei consumatori, costituisce, ai sensi dell’art. 3, n. 1, lett. t), CE, un

provvedimento indispensabile per l’adempimento dei compiti affidati alla Comunità e, in

particolare, per l’innalzamento del livello e della qualità della vita al suo interno.

27 Di conseguenza, l’espressione «alle condizioni stabilite dalle loro legislazioni nazionali»,

enunciata all’art. 6, n. 1, della direttiva, non può essere intesa nel senso che essa consente

agli Stati membri di assoggettare il carattere non vincolante di una clausola abusiva ad una

condizione come quella menzionata nella prima questione pregiudiziale.

28 Si deve pertanto risolvere la prima questione dichiarando che l’art. 6, n. 1, della direttiva

dev’essere interpretato nel senso che una clausola contrattuale abusiva non vincola il

consumatore e che non è necessario, in proposito, che egli abbia in precedenza impugnato

utilmente siffatta clausola.

Sulla seconda questione

29 Con la seconda questione il giudice del rinvio interroga la Corte in merito agli obblighi

incombenti al giudice nazionale in forza delle disposizioni della direttiva, al fine di sapere se

quest’ultimo, in sede di verifica della propria competenza e indipendentemente dalla natura del

ricorso, debba pronunciarsi, se necessario d’ufficio, sull’abusività di una clausola contrattuale.

30 Per risolvere tale questione si deve rammentare che la Corte, nella sua sentenza 21

novembre 2002, causa C-473/00, Cofidis (Racc. pag. I-10875, punto 34), ha rilevato che la

tutela prevista a favore dei consumatori dalla direttiva si estende ai casi in cui il consumatore

che ha stipulato con un professionista un contratto contenente una clausola abusiva si astenga

dal dedurre l’abusività di detta clausola perché ignora i suoi diritti o perché viene dissuaso dal

farli valere a causa delle spese che un’azione giudiziaria comporterebbe.

31 Occorre parimenti osservare che la Corte ha deciso, al punto 38 della citata sentenza

Mostaza Claro, che la natura e l’importanza dell’interesse pubblico su cui si fonda la tutela che

la direttiva garantisce ai consumatori giustificano che il giudice nazionale sia tenuto a valutare

d’ufficio la natura abusiva di una clausola contrattuale, in tal modo ponendo un argine allo

squilibrio che esiste tra il consumatore e il professionista.

32 Il giudice adito ha dunque il compito di garantire l’effetto utile della tutela cui mirano le

disposizioni della direttiva. Di conseguenza, il ruolo così attribuito al giudice nazionale dal

diritto comunitario nell’ambito di cui trattasi non si limita alla semplice facoltà di pronunciarsi

sull’eventuale natura abusiva di una clausola contrattuale, bensì comporta parimenti l’obbligo

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di esaminare d’ufficio tale questione, a partire dal momento in cui dispone degli elementi di

diritto e di fatto necessari a tal fine, incluso il caso in cui deve pronunciarsi sulla propria

competenza territoriale.

33 Nell’esecuzione di tale obbligo il giudice nazionale non deve tuttavia, in forza della direttiva,

disapplicare la clausola in esame qualora il consumatore, dopo essere stato avvisato da detto

giudice, non intenda invocarne la natura abusiva e non vincolante.

34 Alla luce di quanto esposto, le caratteristiche specifiche del procedimento giurisdizionale,

che si svolge nel contesto del diritto nazionale tra il professionista e il consumatore, non

possono costituire un elemento atto a limitare la tutela giuridica di cui deve godere il

consumatore in forza delle disposizioni della direttiva.

35 Si deve pertanto risolvere la seconda questione dichiarando che il giudice nazionale deve

esaminare d’ufficio la natura abusiva di una clausola contrattuale a partire dal momento in cui

dispone degli elementi di diritto e di fatto necessari a tal fine. Se esso considera abusiva una

siffatta clausola, non la applica, tranne nel caso in cui il consumatore vi si opponga. Tale

obbligo incombe al giudice nazionale anche in sede di verifica della propria competenza

territoriale.

Sulla terza questione

36 Con la terza questione il giudice del rinvio mira ad ottenere indicazioni in merito agli

elementi che il giudice nazionale deve prendere in considerazione al fine di valutare l’eventuale

carattere abusivo di una clausola contrattuale.

37 Per risolvere tale questione si deve osservare che, riferendosi alle nozioni di buona fede e

di significativo squilibrio tra i diritti e gli obblighi delle parti, l’art. 3 della direttiva definisce solo

in modo astratto gli elementi che conferiscono il carattere abusivo ad una clausola contrattuale

che non è stata oggetto di negoziato individuale (sentenza 1° aprile 2004, causa C-237/02,

Freiburger Kommunalbauten, Racc. pag. I-3403, punto 19).

38 In tale contesto, l’allegato cui rinvia l’art. 3, n. 3, della direttiva contiene solo un elenco

indicativo e non esauriente di clausole che possono essere dichiarate abusive (sentenza

Freiburger Kommunalbauten, cit., punto 20).

39 Inoltre, l’art. 4 della direttiva prevede che il carattere abusivo di una clausola contrattuale

dev’essere valutato tenendo conto della natura dei beni o servizi oggetto del contratto e

facendo riferimento, al momento della conclusione del contratto, a tutte le circostanze che

accompagnano detta conclusione.

40 Tuttavia, relativamente alla clausola oggetto della controversia principale, occorre

rammentare che la Corte ha dichiarato, nella citata sentenza Océano Grupo Editorial e Salvat

Editores, punti 21-24, che, in un contratto concluso tra un consumatore e un professionista ai

sensi della direttiva, una clausola previamente redatta da un professionista e che non è stata

oggetto di negoziato individuale, volta ad attribuire la competenza per tutte le controversie

derivanti dal contratto al giudice del foro in cui si trova la sede del professionista, risponde a

tutti i criteri per poter essere qualificata abusiva alla luce della direttiva.

41 Infatti, come sottolineato dalla Corte al punto 22 della citata sentenza Océano Grupo

Editorial e Salvat Editores, una clausola del genere impone al consumatore l’obbligo di

assoggettarsi alla competenza esclusiva di un tribunale che può essere lontano dal suo

domicilio, il che può rendergli più difficoltosa la comparizione in giudizio. Nel caso di

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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa si riferisce alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino, nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza della Corte di Giustizia Europea relativa al procedimento n. 243 del 1998.
La Corte stabilisce quali sono i poteri dei giudici nazionali in tema di clausole abusive nei confronti dei consumatori.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

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