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La fine di Pausania il Reggente: Thuc. I 131, 2-134, 4 (I)

oJ de; boulovmeno" wJ" h{kista u{popto" ei\nai kai;

pisteuvwn crhvmasi dialuvsein th;n diabolh;n ajnecwvrei to;

deuvteron ej" Spavrthn. kai; ej" me;n th;n eiJrkth;n ejspivptei

to; prw'ton uJpo; tw'n ejfovrwn (e[xesti de; toi'" ejfovroi" to;n

basileva dra'sai tou'to), e[peita diapraxavmeno" u{steron

ejxh'lqe kai; kaqivsthsin eJauto;n ej" krivsin toi'"

boulomevnoi" peri; aujtw'n ejlevgcein. (132,1) kai; fanero;n

me;n ei\con oujde;n oiJ Spartia'tai shmei'on, ou[te oiJ ejcqroi;

ou[te hJ pa'sa povli", o{tw/ a]n pisteuvsante" bebaivw"

ejtimwrou'nto a[ndra gevnou" te tou' basileivou o[nta kai; ejn

tw'/ parovnti timh;n e[conta (Pleivstarcon ga;r to;n

Lewnivdou o[nta basileva kai; nevon e[ti ajneyio;" w]n

ejpetrovpeuen), (2) uJpoyiva" de; polla;" parei'ce th'/ te

paranomiva/ kai; zhlwvsei tw'n barbavrwn mh; i[so"

bouvlesqai ei\nai toi'" parou'si, tav te a[lla aujtou'

ajneskovpoun, ei[ tiv pou ejxededihv/thto tw'n kaqestwvtwn

nomivmwn, kai; o{ti ejpi; to;n trivpodav pote to;n ejn

Delfoi'", o}n ajnevqesan oiJ ÓEllhne" ajpo; tw'n Mhvdwn

ajkroqivnion, hjxivwsen ejpigravyasqai aujto;" ijdiva/ to;

ejlegei'on tovde:

ïEllhvnwn ajrchgo;" ejpei; strato;n w[lese Mhvdwn,

Pausaniva" Foivbw/ mnh'mÆ ajnevqhke tovde.

• (3) to; me;n ou\n ejlegei'on oiJ Lakedaimovnioi

23 La fine di Pausania il Reggente: Thuc. I 131, 2-134, 4 (II)

•(134, 1) ajkouvsante" de; ajkribw'" tovte me;n

ajph'lqon oiJ e[foroi, bebaivw" de; h[dh eijdovte"

ejn th'/ povlei th;n xuvllhyin ejpoiou'nto.

levgetai dÆ aujto;n mevllonta xullhfqhvsesqai

ejn th'/ oJdw'/, eJno;" me;n tw'n ejfovrwn to;

provswpon prosiovnto" wJ" ei\de, gnw'nai ejfÆ

w|/ ejcwvrei, a[llou de; neuvmati ajfanei'

crhsamevnou kai; dhlwvsanto" eujnoiva/ pro;"

to; iJero;n th'" Calkioivkou cwrh'sai drovmw/ kai;

prokatafugei'n: h\n dÆ ejggu;" to; tevmeno".

kai; aujto;n ejmevllhsan me;n ej" to;n

(…) (4)

Kaiavdan »ou|per tou;" kakouvrgou"¼

ejsbavllein: e[peita e[doxe plhsivon pou

katoruvxai. oJ de; qeo;" oJ ejn Delfoi'" tovn te

tavfon u{steron e[crhse toi'" Lakedaimonivoi"

metenegkei'n ou|per ajpevqane (kai; nu'n

kei'tai ejn tw'/ protemenivsmati, o} grafh'/

sth'lai dhlou'si) kai; wJ" a[go" aujtoi'" o]n to;

La fine di Pausania il Reggente: Thuc. I 131, 2-134, 4

Pausania, che voleva essere sospettato il meno possibile ed era sicuro che si sarebbe liberato dell’accusa

con il denaro, ritornò per la seconda volta a Sparta. E prima viene gettato in prigione dagli efori (è lecito

agli efori fare ciò al re); poi, più tardi, dopo essersi adoperato con successo, ne uscì e si offrì di essere

giudicato davanti a chiunque volesse esaminarlo su quei fatti. (132, 1) Gli Spartiati non avevano nessuna

prova evidente contro di lui – né l’avevano i suoi nemici né la città nel suo insieme – fidandosi della quale

con certezza potessero punire un uomo della famiglia reale, e che in quel momento ricopriva una carica

(era infatti tutore di Plistarco, figlio di Leonida, che era ancora giovane, e di cui era cugino): (2) ma con il

suo comportamento contrario alle usanze e con la sua imitazione dei barbari faceva nascere molti sospetti

che non volesse conformarsi alla situazione attuale; e gli Spartiati prendevano in esame le altre sue azioni,

per vedere se nel suo modo di vita in qualche caso si fosse allontanato dalle usanze stabilite, e in

particolare notarono che una volta aveva voluto far incidere, lui solo, per conto proprio, questo distico

elegiaco sul tripode di Delfi, che i Greci avevano dedicato come primizia del bottino preso ai Medi:

Dopo che ebbe distrutto l’esercito dei Medi

il comandante dei Greci, Pausania, a Febo offrì questo ricordo.

(3) A quell’epoca i Lacedemonii avevano subito cancellato dal tripode questo distico e inciso i nomi di

tutte le città che, dopo aver insieme sconfitto il barbaro, avevano dedicato l’offerta: ma anche allora

questa era stata considerata un’offesa da parte di Pausania (…)

(134, 1) Quando ebbero udito tutto accuratamente, gli efori se ne andarono, per il momento, ma

conoscendo ormai con certezza la situazione, si accinsero ad arrestarlo nella città. Si dice che mentre stava

per essere arrestato per la strada, appena vide la faccia di uno degli efori che si avvicinava, capì per quale

scopo veniva; e quando un altro gli fece di nascosto un cenno con la testa, dandogli per benevolenza

questa indicazione, egli andò di corsa al santuario della Calcieca e vi si rifugiò prima che potessero

prenderlo. Il recinto sacro infatti era vicino. (…)

(4) Avevano intenzione di gettarlo nel Ceada, dove gettano i criminali: poi decisero di sepperlirlo lì

vicino. Ma il dio di Delfi più tardi dichiarò ai Lacedemonii tramite l'oracolo che bisognava trasferire la

tomba al luogo dove era morto (e ora giace all'entrata del recinto sacro, come indicano le stele con

un'iscrizione), e poiché ciò che avevano fatto era un sacrilegio, bisognava restituire alla Chalkioikos due

corpi in cambio di uno. Allora essi fecero fare due statue di bronzo e le dedicarono al posto di Pausania

47 Nep. Paus. 5, 5

cuius mortui corpus cum eodem nonnulli

dicerent inferri oportere, quo ii qui ad

supplicium essent dati, displicuit pluribus, et

procul ab eo loco infoderunt, quo erat mortuus.

Inde posterius <dei> Delphici responso erutus

atque eodem loco sepultus <est>, ubi vitam

posuerat.

47 bis Cornelio Nepote, Pausania, 5, 5

Alcuni sostenevano che il cadavere doveva

essere gettato là dove si usava precipitare i

suppliziati; ma la proposta spiacque alla

maggioranza: fu quindi sepolto poco lontano

dal luogo dove era morto. In seguito, per un

responso di Apollo delfico, fu disseppellito di lì

e poi sepolto nello stesso punto in cui era

spirato (trad. E. Narducci, lievemente modif.)

Paus. III 17, 1

Lakedaimovnioi de; ejktelou'nte"

provstagma ejk Delfw'n tav" te eijkovna"

ejpoihvsanto ta;" calka'" kai; daivmona

timw'sin ÆEpidwvthn, to; ejpi; Pausaniva/

tou' ïIkesivou mhvnima ajpotrevpein to;n

ÆEpidwvthn levgonte" tou'ton.

Pausania, III 17, 1

Adempiendo a un ordine delfico, i Lacedemonii

fecero le statue in bronzo e onorano il demone

Epidotes, dicendo che Epidotes allontana l'ira

del dio dei supplici a causa di Pausania.

Schol. in Thuc. p. 98, 26-28 Hude

•duvo swvmata kteJ.ò toutevsti duvo

ejfovrou" ajpoqanei'n ajntÆ aujtou': oiJ

de; ejsofivsanto tou;" ajndriavnta"

cioè (il dio delfico prescrisse con vaticinio) che

due efori fossero uccisi in cambio di lui; e quelli

scaltramente ricorsero alla trovata delle statue.

23 PELOPONNESO

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Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questo appunto si riferisce al corso di Storia greca tenuto dal professor Umberto Bultrighini. Numerosi storici antichi parlano di una città degli schiavi in Libia:
- SUDA, d 1423 (Teopompo, FGrHist 115 F 110);
- SEG XXXIX 1243;
- Strabone, XIV 1, 38;
- Stefano di Bisanzio;
- Eup. 212 K.-A., in Hesych. d 2258;
- Append. Prov. II 84 (CPG I p. 411);
- Cratino, Serifii, fr. 236 K.-A.


DETTAGLI
Esame: Storia greca
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Bultrighini Umberto.

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