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L’epitafio pericleo e il vivere liberamente: Tucidide, II 37, 2

Liberamente noi viviamo nei rapporti con la

comunità, e in tutto quanto riguarda il sospetto che

sorge dai rapporti reciproci nelle abitudini

giornaliere, senza adirarci col vicino se fa qualcosa

secondo il suo piacere e senza affligerci a vicenda

molestie che, sì, non sono dannose, ma pure sono

spiacevoli ai nostri occhi. (Trad. F. Ferrari)

Economia di guerra a Sparta: Thuc. I 141, 3 e 5

aujtourgoiv te gavr eijsi Peloponnhvsioi

kai; ou[te ijdiva/ ou[tÆ ejn koinw'/

crhvmatav ejstin aujtoi'", e[peita

cronivwn polevmwn kai; diapontivwn

a[peiroi dia; to; bracevw" aujtoi; ejpÆ

ajllhvlou" uJpo; peniva" ejpifevrein.

aiJ de; periousivai tou;" polevmou"

(5)

ma'llon h] aiJ bivaioi ejsforai; ajnevcousin.

23 Economia di guerra a Sparta: Tucidide, I 141, 3 e 5

I Peloponnesii lavorano la terra da soli e non

posseggono denaro, né privatamente né il loro stato;

sono inoltre inesperti di guerre lunghe e transmarine,

perché la povertà li costringe a farsi guerra tra di

loro per breve tempo.

(5) (…) son più le riserve di denaro che le

contribuzioni coatte a sostenere le spese della

guerra. (Trad. F. Ferrari)

42 Hdt. VI 52, 7-8

Labovnta" de; to; paidivon to;

timwvmenon pro;" th'" geinamevnh" wJ"

ejo;n provteron trevfein ejn tw'/

dhmosivw/: kaiv oiJ ou[noma teqh'nai

Eujrusqevnea, tw'/ de; newtevrw/

Prokleva. Touvtou" ajndrwqevnta"

aujtouv" te ajdelfeou;" ejovnta" levgousi

diafovrou" ei\nai to;n pavnta crovnon th'"

zovh" ajllhvloisi, kai; tou;" ajpo; touvtwn

genomevnou" wJsauvtw" diatelevein.

Erodoto, VI 52, 7-8

42 bis

Allora, preso il bambino che veniva onorato dalla

madre come primogenito, lo allevarono nel

palazzo pubblico e gli misero nome Euristene,

all’altro Procle. Dicono che essi, divenuti adulti e

pur essendo fratelli, furono in discordia tra di loro

per tutta la vita e che i loro discendenti si

comportano allo stesso modo. (trad. G. Nenci)

43 Hdt. VI 51

ÆEn de; th'/ Spavrth/ tou'ton to;n crovnon

uJpomevnwn Dhmavrhto" oJ ÆArivstwno"

dievballe to;n Kleomevnea, ejw;n

basileu;" kai; ou|to" Spartihtevwn, oijkivh"

de; th'" uJpodeestevrh", katÆ a[llo me;n

oujde;n uJpodeestevrh" (ajpo; ga;r tou'

aujtou' gegovnasi), kata; presbugeneivhn

dev kw" tetivmhtai ma'llon hJ

Eujrusqevneo".

43 bis Hdt. VI 51

Demarato, figlio di Aristone, rimanendo in

questo tempo a Sparta, calunniava Cleomene:

anche lui era re degli Spartiati ma di stirpe

meno nobile, per nessun'altra ragione meno

nobile, dato che sono nati dallo stesso

capostipite, se non in qualche modo per il fatto

che a causa della primogenitura viene

maggiormente considerata la stirpe di

Euristene. (trad. G. Nenci)

44 Arist. Pol. II 9, 1271a 25-26

o{ti dÆ oJ nomoqevth" oujdÆ aujto;"

oi[etai duvnasqai poiei'n kalou;"

kajgaqouv", dh'lon: ajpistei' gou'n wJ"

oujk ou\sin iJkanw'" ajgaqoi'" ajndravsin:

diovper ejxevpempon sumpresbeuta;"

tou;" ejcqrouv", kai; swthrivan

ejnovmizon th'/ povlei ei\nai to;

stasiavzein tou;" basilei'".

Aristotele, Politica, II 9, 1271a 25-26

44 bis

(…) è chiaro che il legislatore ritenga di non potere,

neppur lui, rendere i re "persone dabbene": in ogni

caso ne diffida come se fossero uomini non

sufficientemente degni e proprio per questo gli

Spartani avevano l'abitudine di mandare nelle

ambascerie insieme ai re i loro rivali e di pensare che

la salvezza dello stato risiedesse nella rivalità dei re.

(trad. R. Laurenti)

45 Plat. Leg. III 691 d-e

Qeo;" ei\nai khdovmeno" uJmw'n ti", o}" ta;

mevllonta proorw'n, divdumon uJmi'n futeuvsa"

th;n tw'n basilevwn gevnesin ejk monogenou'",

eij" to; mevtrion ma'llon sunevsteile. kai; meta;

tou'to e[ti fuvsi" ti" ajnqrwpivnh memeigmevnh

qeiva/ tini; dunavmei, katidou'sa uJmw'n th;n

ajrch;n flegmaivnousan e[ti, meivgnusin th;n

kata; gh'ra" swvfrona duvnamin th'/ kata;

gevno" aujqavdei rJwvmh/, th;n tw'n ojktw; kai;

ei[kosi gerovntwn ijsovyhfon eij" ta; mevgista

th'/ tw'n basilevwn poihvsasa dunavmei. oJ de;

trivto" swth;r uJmi'n e[ti spargw'san kai;

qumoumevnhn th;n ajrch;n oJrw'n, oi|on

yavlion ejnevbalen aujth'/ th;n tw'n ejfovrwn

duvnamin, ejggu;" th'" klhrwth'" ajgagw;n

dunavmew": kai; kata; dh; tou'ton to;n lovgon

45 bis Platone, Leggi, III 691 d-e

Vi era un dio che si preoccupava di voi, il quale

prevedendo il futuro fece nascere per voi una doppia stirpe di re

da una che era, riducendola di più a giusta misura. Dopo di che

un uomo, la cui natura si era combinata con una certa potenza

divina, vedendo che il vostro potere era piuttosto acceso, unì il

moderato potere dei vecchi alla superba forza della nobiltà, e

fece in modo che il potere dei ventotto anziani avesse lo stesso

diritto di suffragio, nelle questioni più importanti, di quello dei re.

Il vostro terzo salvatore, vedendo che il potere ribolliva ancora

d'orgoglio ed era intemperante, come un freno vi introdusse il

potere degli efori, accostandolo al potere della sorte: E per

questa ragione il potere regio che è presso di voi, risultando

composto di quegli elementi che dovevano comporlo e

possedendo la giusta misura, dopo aver salvato se stesso, fu

causa di salvezza per gli altri. (trad. E. Pegone)

La fine di Pausania il Reggente: Thuc. I 131, 2-134, 4 (I)

oJ de; boulovmeno" wJ" h{kista u{popto" ei\nai kai;

pisteuvwn crhvmasi dialuvsein th;n diabolh;n ajnecwvrei to;

deuvteron ej" Spavrthn. kai; ej" me;n th;n eiJrkth;n ejspivptei

to; prw'ton uJpo; tw'n ejfovrwn (e[xesti de; toi'" ejfovroi" to;n

basileva dra'sai tou'to), e[peita diapraxavmeno" u{steron

ejxh'lqe kai; kaqivsthsin eJauto;n ej" krivsin toi'"

boulomevnoi" peri; aujtw'n ejlevgcein. (132,1) kai; fanero;n

me;n ei\con oujde;n oiJ Spartia'tai shmei'on, ou[te oiJ ejcqroi;

ou[te hJ pa'sa povli", o{tw/ a]n pisteuvsante" bebaivw"

ejtimwrou'nto a[ndra gevnou" te tou' basileivou o[nta kai; ejn

tw'/ parovnti timh;n e[conta (Pleivstarcon ga;r to;n

Lewnivdou o[nta basileva kai; nevon e[ti ajneyio;" w]n

ejpetrovpeuen), (2) uJpoyiva" de; polla;" parei'ce th'/ te

paranomiva/ kai; zhlwvsei tw'n barbavrwn mh; i[so"

bouvlesqai ei\nai toi'" parou'si, tav te a[lla aujtou'

ajneskovpoun, ei[ tiv pou ejxededihv/thto tw'n kaqestwvtwn

nomivmwn, kai; o{ti ejpi; to;n trivpodav pote to;n ejn

Delfoi'", o}n ajnevqesan oiJ ÓEllhne" ajpo; tw'n Mhvdwn

ajkroqivnion, hjxivwsen ejpigravyasqai aujto;" ijdiva/ to;

ejlegei'on tovde:

ïEllhvnwn ajrchgo;" ejpei; strato;n w[lese Mhvdwn,

Pausaniva" Foivbw/ mnh'mÆ ajnevqhke tovde.

• (3) to; me;n ou\n ejlegei'on oiJ Lakedaimovnioi


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questo appunto si riferisce al corso di Storia greca tenuto dal professor Umberto Bultrighini. Numerosi storici antichi parlano di una città degli schiavi in Libia:
- SUDA, d 1423 (Teopompo, FGrHist 115 F 110);
- SEG XXXIX 1243;
- Strabone, XIV 1, 38;
- Stefano di Bisanzio;
- Eup. 212 K.-A., in Hesych. d 2258;
- Append. Prov. II 84 (CPG I p. 411);
- Cratino, Serifii, fr. 236 K.-A.


DETTAGLI
Esame: Storia greca
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Bultrighini Umberto.

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