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1. – Il Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, sezione di Lecce, ha sollevato questione di

legittimità costituzionale dell’art. 5, comma 4, della legge della Regione Puglia 20 dicembre 1973,

n. 26 (Norme in materia di circoscrizioni comunali), nel testo aggiunto dall’art. 1 della legge della

medesima Regione 30 settembre 1986, n. 28 (Modifica della legge regionale 20 dicembre 1973, n.

26 concernente norme in materia di circoscrizioni comunali), in riferimento all’art. 133 della

Costituzione.

La disposizione impugnata prevede che una modifica territoriale «effetto di permuta e/o di cessione

di terreni» fra Comuni confinanti, che siano tra loro d’accordo e che anche abbiano regolato

d’intesa tra loro «i rapporti patrimoniali ed economico finanziari», possa intervenire mediante

decreto del Presidente della Regione, previa deliberazione della Giunta regionale.

Ad avviso del giudice a quo, che deve fare applicazione di tale previsione normativa in giudizio,

con una disposizione del genere si derogherebbe a quanto previsto del secondo comma dell’art. 133

Cost., secondo cui le modifiche delle circoscrizioni comunali debbono essere decise da leggi

regionali, sentite le popolazioni interessate. Anche la disposizione dello statuto della Regione Puglia

vigente alla data del provvedimento regionale che ha parzialmente modificato i confini fra i Comuni

di Galatina e di Sogliano Cavour (art. 63 della legge 22 maggio 1971, n. 349, Approvazione, ai

sensi dell’art. 123, comma secondo, della Costituzione, dello Statuto della Regione Puglia)

prevedeva che mutamenti del genere potessero avvenire solo per legge regionale «sentite le

popolazioni interessate».

2. – Nel costituirsi in giudizio, la parte ricorrente nel processo principale ha dedotto, altresì, la

violazione dell’art. 3 Cost., che è parametro non invocato dal rimettente: tale censura non può

conseguentemente divenire oggetto di scrutinio, poiché nel giudizio incidentale «non possono

essere esaminati gli autonomi vizi eccepiti» dalle parti, ma non dal giudice a quo (ex plurimis,

sentenza n. 362 del 2008).

3. – La questione è fondata.

La norma impugnata introduce un procedimento semplificato, ai fini della modifica delle

circoscrizioni comunali nella Regione Puglia, limitatamente al caso in cui essa derivi da permuta

e/o da cessione di terreni voluta dalle due amministrazioni comunali confinanti: la formulazione

letterale di tale previsione normativa rende evidente che si possa procedere in difetto di entrambi i

requisiti richiesti dall’art. 133, secondo comma, Cost., ovvero la legge regionale ed il referendum

consultivo.

Quanto a quest’ultimo, in particolare, questa Corte ha già affermato, da ultimo nella sentenza n. 237

del 2004, che è principio consolidato della propria giurisprudenza quello «secondo cui l’art. 133,

secondo comma, della Costituzione, che nell’attribuire alla Regione il potere, con legge, di istituire

«nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni», prescrive

di sentire «le popolazioni interessate», «comporta, per le Regioni a statuto ordinario, l’obbligo di

procedere a tal fine mediante referendum (cfr. sentenze n. 279 del 1994, n. 107 del 1983 e n. 204

del 1981)». L’istituto referendario, infatti, garantisce «l’esigenza partecipativa delle popolazioni

interessate» (sentenza. n. 279 del 1994) anche per la mera modificazione delle circoscrizioni

comunali (sentenza. n. 433 del 1995) e pertanto il legislatore regionale dispone in materia soltanto

del potere di regolare il procedimento che conduce alla variazione, ed in particolare di stabilire gli

eventuali criteri per la individuazione delle “popolazioni interessate” al procedimento referendario

(sentenza. n. 94 del 2000).

Posto che l’art. 133, secondo comma, Cost. impone l’osservanza di tali forme ogni qual volta si

verifichi l’effetto di una modifica delle circoscrizioni territoriali, non sono ammesse deroghe per

ipotesi ritenute di minor rilievo.

Difatti, la legislazione statale e, quanto alla Regione Puglia, la stessa legislazione statutaria

sviluppatasi a partire dall’art. 133, secondo comma, Cost. è rispettosa delle condizioni appena

accennate.

L’art. 15 del d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti

locali), nel disciplinare l’esercizio dei poteri regionali in tema di modifiche territoriali dei Comuni,

ha previsto in generale la necessità che la Regione proceda in via legislativa, sentendo previamente

le popolazioni interessate, senza distinguere dalle altre le ipotesi in cui esista una concorde volontà

degli enti coinvolti nelle modificazioni territoriali.

Inoltre, la stessa Regione Puglia ha previsto in entrambi i testi statutari che ha adottato, in

conformità al dettato costituzionale ed alla richiamata giurisprudenza costituzionale, una disciplina

uniforme sia per l’istituzione mediante legge di nuovi Comuni, sia per i mutamenti delle loro

circoscrizioni e denominazioni ed ha previsto la necessità di previe idonee forme di partecipazione

delle popolazioni interessate (al già richiamato art. 63 dello statuto del 1971 è seguito l’art. 19,

secondo comma, dello statuto attualmente vigente, approvato con la legge regionale 12 maggio

2004, n. 7, recante lo Statuto della Regione Puglia).

Invece, nella propria legislazione ordinaria, a partire dal 1986, la Regione ha escluso sia la necessità

della apposita legge regionale, sia la previa consultazione referendaria delle popolazioni interessate,

nell’ipotesi, propria del giudizio a quo, in cui fra Comuni contermini, in presenza di permuta e/o

cessione di terreni, vi fosse un accordo fra le amministrazioni comunali interessate dalle modifiche

territoriali, quando, invece, l’art. 133, secondo comma, Cost. non consente in nessun caso di

surrogare con altri elementi procedimentali né la legge regionale, né il referendum: così l’art. 2

della legge regionale 30 settembre 1986, n. 26 (Modifica della legge regionale 20 dicembre 1973, n.

27, concernente norme sul referendum abrogativo e consultivo) ha introdotto nell’art. 21, comma 4,

lettera f) della legge regionale 20 dicembre 1973, n. 27 (Norme sul referendum abrogativo e

consultivo), i criteri di individuazione delle popolazioni interessate al referendum nel caso di

permuta del territorio fra due o più Comuni contermini solo per l’eventualità che manchi l’accordo

dei Comuni interessati, postulando in tal modo in forma inequivoca che, ove l’accordo sia

raggiunto, il referendum possa non avere luogo; contemporaneamente l’art. 1 della legge regionale

n. 28 del 1986 ha introdotto il censurato comma 4 dell’art. 5 della legge regionale n. 26 del 1973.

Infine, l’art. 4 della legge regionale 25 febbraio 2010, n. 6 (Marina di Casalabate: modifica delle

circoscrizioni territoriali dei Comuni di Lecce, Trepuzzi e Squinzano e integrazione della legge

regionale 20 dicembre 1973, n. 26, Norme in materia di circoscrizioni comunali) ha aggiunto

espressamente al comma 2 dell’art. 5 della stessa legge regionale n. 26 del 1973 la previsione

secondo la quale «in caso di accordo fra i Comuni interessati si prescinde dalla consultazione

popolare», ogni qual volta si proceda alla modifica delle circoscrizioni territoriali: con tale ultima

disposizione normativa la deroga apportata all’art. 133, secondo comma, Cost. assume quindi una

portata ancora più ampia, sia pure per il solo profilo dell’obbligo della consultazione referendaria.

La disposizione impugnata, confermata dalla contemporanea modifica apportata alla legge

regionale sul referendum, non può pertanto che essere interpretata come elusiva della speciale

procedura prescritta dal secondo comma dell’art. 133 Cost., a garanzia della partecipazione

popolare al procedimento e della necessaria assunzione di responsabilità in questa materia da parte

del massimo organo rappresentativo della Regione, mediante l’approvazione di un’apposita legge.


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico per il corso di Diritto degli Enti Locali e dei servizi pubblici della Prof.ssa Francesca Di Lascio. Trattasi della sentenza della Corte Costituzionale n. 214 del 2010 con sui è stata stabilita l'illegittimità della legge della Regione Puglia che prevedeva la ridefinizione delle circoscrizioni comunali attraverso semplice decreto del Presidente della Regione senza referendum nè legge regionale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in politiche pubbliche
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto degli enti locali e dei servizi pubblici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Di Lascio Francesca.

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