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La donna

Un curioso e significativo punto di partenza per affrontare il tema della condizione della donna

nella società cinese è dato dalla scrittura: all’interno di questo complesso sistema di caratteri,

quello di donna, pronunciato nu, è la stilizzazione dell’antico pittogramma che mostrava una

persona inginocchiata, con le mani giunte e il capo chino, in segno di rispetto e devozione verso

l’uomo (il cui carattere, nan, è invece l’unione di due unità di senso, quella di campo, terra e quella

di forza). Abbastanza evidente quindi la distinzione dei ruoli nella vita quotidiana, in cui la donna

era sottomessa e succube dell’ uomo che lavorava e diventava il capo famiglia.

Che le donne in Cina oggi reggano “la metà del cielo”, in quanto a nuovi compiti, nuove

responsabilità, nuovi ruoli è vero, anzi forse ne reggono anche un po’ di più: sicuramente però,

l’accezione originaria dell’ormai famoso slogan di Mao, che puntava a sottolineare la conquista

della parità con l’uomo da parte della donna, se già al tempo non faceva riferimento ad una

concreta uguaglianza di diritti e trattamento, purtroppo non lo fa neppure nel 2007. In alcune zone

della Cina, con particolare riferimento alle aree rurali più povere, nascere femmina nel XXI secolo

è ancora una disgrazia e fonte di drammi familiari. Se poi ai retaggi culturali di una tradizione che

ha sempre messo al centro l’uomo, padre e poi marito, si aggiungono anche le conseguenze della

politica di contenimento delle nascite, conosciuta con il nome di “legge del figlio unico”, attuata dal

governo cinese dalla fine degli anni ‘70, si può capire come il sesso del nascituro diventi di vitale

importanza per alcune famiglie che devono portare avanti la stirpe.

Rispetto al passato, la politica del figlio unico ha subìto un graduale ammorbidimento, se si pensa

che all’inizio i metodi adottati dal Partito erano sbrigativi e imposti in modo autoritario: spesso nelle

unità di lavoro si assisteva ad un capillare controllo sui cicli mestruali delle donne, una volta

partorito il primo figlio venivano sterilizzate e gli aborti forzati erano una pratica all’ordine del giorno

soprattutto nelle zone più povere. Con il tempo si è cercato di eliminare certe pratiche, alcune delle

quali però purtroppo sopravvivono, si è puntato a lasciare maggior “libertà” alle donne che vogliono

avere più di un figlio, penalizzandole però da un punto di vista economico, con multe o tasse salate

per aver trasgredito la legge che impone un bambino solo. L’aver puntato ad un sistematico e

organizzato contenimento demografico, in parte giustificabile se si calcola che 1/5 della

popolazione mondiale proviene dalla Cina, unito a un sistema di gerarchie familiari che ha sempre

privilegiato il maschio, ha tuttavia portato a ad un forte squilibrio interno nella società: oggi esiste

un vistoso divario fra presenza maschile e femminile in Cina e il rapporto numerico fra uomini e

donne secondo i sondaggi è di 120 maschi per 100 femmine (in alcune regioni aumenta a 130

uomini per 100 donne).

Nel Paese delle contraddizioni, paradossalmente si sta viaggiando su un doppio binario: se nelle

campagne e nelle aree più interne e remote del Paese, dove ancora il tasso di analfabetismo è

6

elevato e dove i mezzi di sostentamento delle famiglie sono esigui, le bambine spesso non

vengono ancora registrate e purtroppo si assiste ancora ad abbandoni o infanticidi, nelle aree più

sviluppate e nei grandi centri il governo di Pechino ha invertito la rotta di marcia e da qualche anno

sta offrendo incentivi alle famiglie che mettono al mondo figlie femmine: è del 2004 il varo del

10

, con il quale le famiglie ottengono degli aiuti finanziari e non che si

piano “Aiuto alle ragazze”

traducono in rimborsi per le tasse scolastiche, altissime nei grandi centri, assicurazioni gratuite fino

a quando la figlia diventa maggiorenne, agevolazioni varie nel momento della ricerca del posto di

lavoro.

All’interno delle continue e rapide trasformazioni che si stanno verificando in Cina, il dibattito

attorno al ruolo della donna assume quindi un’importanza fondamentale: primo perché ancora

esistono enormi disparità a livello di possibilità, di trattamento e di diritti, fra la sua condizione nelle

aree rurali e nelle aree urbane, secondo perché la sua presenza nella società cinese è vitale

anche come elemento di equilibrio in una realtà sempre più maschile, terzo perché comunque

negli anni si è assistito ad una progressiva emancipazione che ha portato una parte delle donne

cinesi ad avere un livello di istruzione sempre più elevato, a entrare nel mondo del lavoro, a

ritagliarsi un posto nell’universo che le circonda e a iniziare a volgere lo sguardo verso l’esterno.

Tutto ciò in un Paese che, dopo anni di chiusura e con l’apertura all’Occidente, ha assorbito in

modo a volte famelico e senza discriminazioni, mode, abitudini, valori altri che si scontrano con la

tradizione e che stanno modificando le dinamiche interne alla società, e più in piccolo, al suo

nucleo fondante, la famiglia.

La famiglia

Come per donna, introduciamo il concetto di famiglia partendo dal carattere che lo

contraddistingue: jia. Formato da due parti, dotate entrambe di senso, quella superiore “tetto”,

quella inferiore “maiale”, il carattere di famiglia nasce proprio dalla loro unione e il suo significato

va ricercato nel passato. La Cina è sempre stato un Paese prevalentemente agricolo e la società

contadina era il suo motore: il maiale era considerato un animale preziosissimo, in quanto era

fonte di sostentamento per la sua carne e di inesauribile ricchezza, dato che del suo corpo non si

11 . Possedere un maiale era

risparmiava nulla, setole comprese che servivano a fare le spazzole

quindi importante nel momento in cui si voleva creare un nucleo familiare e poterlo mantenere:

avere sotto il tetto questa bestia era quindi segno di prosperità e diventava garanzia di

sopravvivenza. Ecco così il carattere di famiglia, “il maiale sotto il tetto”.

10 Federico Rampini, Il secolo cinese, Milano, 2005

11 Renata Pisu, op. cit. 7

Da allora la famiglia è molto cambiata, in alcuni casi si stenta a riconoscere e a reperire ciò che la

lega alla tradizione rurale, sono in atto cambiamenti enormi nella società cinese, la cui rapidità di

assorbimento lascia l’osservatore a volte basito di fronte al netto contrasto con quanto appreso dai

libri e dagli studi fatti. Facciamo però un passo indietro e torniamo ancora una volta alla lingua?

Nello studio del cinese, una tra le imprese giunoniche che un Occidentale si trova a dover

affrontare è la memorizzazione dei caratteri, (diciamo che ne “bastano” 2000/3000 per poter

leggere tranquillamente un quotidiano o esprimersi con una certa varietà di linguaggio) ognuno dei

quali formato da più tratti, composti secondo un ordine ben preciso che rende armoniosa questa

piccolissima unità grafica. Se poi, oltre alla difficoltà del riconoscimento e della riproduzione scritta,

si aggiunge anche quella legata all’estrema varietà di significati che i caratteri colgono e sono

tenuti ad esprimere si rischia di cadere nello sconforto.

Una fra le mie personali battaglie ancora in atto, è relativa alla memorizzazione della mole di

“parole” che i cinesi utilizzano per distinguere i componenti della famiglia: ogni grado di parentela è

contraddistinto da un carattere e, posto che la famiglia tradizionale cinese comprendeva molte

persone, tenere a mente tutte le diverse denominazioni e non fare confusione è proprio arduo. In

Cina non ci si può sbagliare, non possono nascere malintesi ed è improbabile il verificarsi di gaffe

(a patto di ricordarsi tutti i nomi dei componenti della famiglia) perché tutti hanno un nome diverso:

didi è il fratello minore, gege il fratello maggiore, meimei la sorella minore, jiejie la sorella maggiore,

nainai o zumu la nonna paterna, yeye o zufu il nonno paterno, waimu la nonna materna, waigong il

nonno materno, jiujiu lo zio materno, shushu lo zio paterno, fratello minore del padre? e via

dicendo, a comprendere nuore, cognati, suocere, cugini, nipoti?non solo in una distinzione di

ramo genealogico, ma anche di età e sesso.

Quest’attenzione e cura per la nomenclatura dei termini riferiti ai componenti della famiglia ci dice

molto della struttura stessa e dei ruoli che al suo interno erano distinti: un nucleo allargato,

tradizionalmente molto unito, all’interno del quale gli anziani rivestivano un posto fondamentale e

godevano di assoluto rispetto. Ancora oggi in Cina, la reverenza per l’anziano è uno tra i valori

presenti e molto sentiti; tuttavia le trasformazioni in atto apportate dalla modernità vedono

lentamente disgregarsi alcuni tra i legami del tessuto familiare e nelle aree urbane le nuove

generazioni concentrano le loro attenzioni e cure sui bambini. Accade così che, un esercito di figli

unici, si trovi non solo senza fratelli e sorelle, ma anche senza zii e zie, cugini e cugine, coccolati e

vezzeggiati da genitori sempre più apprensivi e disposti ad accontentare ogni loro richiesta. Il

vuoto della mancanza di affetti viene colmato dai prodotti del “benessere”: computer, playstation,

giochi sempre più tecnologici, vestiti alla moda – magari Occidentale – cd, i-Pod, cibo dei fast-food

e svaghi che la globalizzazione ha ormai spalmato indiscriminatamente in tutto il mondo. 8

La famiglia che esce da quasi un trentennio di politiche di contenimento delle nascite e da una

fisiologica diminuzione dei figli - dovuta a vari fattori quali 1. l’elevarsi del grado di istruzione dei

giovani che, dove le possibilità economiche lo permettono, cominciano ad andare a studiare

all’estero e cercano più di un tempo la realizzazione personale, 2. il dilagare negli ultimi anni di

un nuovo destabilizzante aspetto per società cinese, quale il crescente individualismo, 3. il

desiderio delle donne di affermarsi nel lavoro, 4. la corsa all’arricchimento e l’aspirazione a godere

dei benefici apportati dal denaro – ha sempre meno a che fare con la sua antenata, non tanto per il

numero di rappresentanti al suo interno, ma per le dinamiche che la caratterizzano.

Sicuramente è necessario fare dei distinguo fra aree sviluppate e avanzate del Paese e aree rurali,

dove il concetto di famiglia è ancora più legato alla tradizione, dove si mettono al mondo più figli

rispetto alla città (ed eventualmente non li si registra all’anagrafe), dove l’uomo è ancora il capo-

famiglia, il cardine e la donna si trova in posizione subalterna, dove i genitori si indebitano per fare

studiare i figli, dove non sempre i bambini vanno a scuola, dove nelle zone più arretrate dilaga la

piaga dell’ignoranza e dell’analfabetismo e povertà e miseria spingono le persone a cercare

qualsiasi tipo di fonte di guadagno per sopravvivere, fino a vendere il proprio sangue per pochi

12

yuan.

Un’altra realtà poi è rappresentata dalle famiglie emigrate all’estero, di cui abbiamo già parlato nel

paragrafo I cinesi all’estero.

Gli insegnamenti di Confucio

Chissà cosa penserebbe Confucio (551 – 479 a. C.), uno tra i più grandi filosofi e pensatori cinesi,

il cui pensiero è alla base del sistema etico che da secoli caratterizza i comportamenti sociali di

questo Paese, a proposito del nuovo e crescente individualismo del XXI millennio?

Sicuramente non bisogna generalizzare un aspetto che, fortunatamente in Cina, è ancora limitato

ai centri più sviluppati, quelli colpiti in pieno dalla modernità e dalle conseguenze del benessere;

un’ampia parte di cinesi infatti segue ancora i princìpi dell’etica confuciana, che nel corso dei secoli

non hanno solamente sistematizzato la struttura burocratica, ma sono anche diventati un modello

di condotta all’interno della società.

Secondo Confucio, poteva esservi buon governo solo se si assisteva ad una pacifica evoluzione di

tutta la società, che si basava su relazioni di tipo gerarchico: per garantire l’armonia sociale, ogni

13

individuo, riconosciuto ed accettato il proprio ruolo, doveva contribuire al benessere collettivo.

12 Della tradizionale abitudine dei contadini di vendere il sangue per guadagnare un po’ di soldi nei momenti più bui di

un’esistenza di stenti, parla i romanzo di Yu Hua, Cronache di un venditore di sangue, pubblicato nel 1999. Dello

scandalo del massiccio contagio da HIV dei contadini dell’Henan, avvenuto all’inizio degli anni ’90 e provocato dalle

conseguenze di prelievi e successive trasfusioni di sangue in condizioni igieniche assenti e secondo criteri criminosi da

parte di centri di raccolta del sangue clandestini e/o delle autorità sanitarie locali, testimonia il reportage di un

giornalista francese Pierre Haski in Il sangue della Cina, pubblicato nel 2006.

13 Maria Weber, Il miracolo cinese, Bologna, il Mulino, 2001 9

Quindi, sia nella società, sia all’interno del suo nucleo fondante, la famiglia, vi erano dei rapporti di

tipo gerarchico: nella società, i sudditi dovevano essere leali al sovrano e non metterne in

discussione le decisioni e dall’altro lato, il sovrano era tenuto a governare in modo saggio e a fare

il possibile per migliorare le condizioni di vita del popolo; nella famiglia, i “sudditi” erano i figli per il

padre, la moglie per il marito, il fratello minore per quello maggiore e ognuno aveva degli obblighi

da rispettare verso l’altro.

Più di due millenni sono trascorsi da quando Confucio esponeva la sua dottrina di buon governo ai

signori feudali del tempo, eppure ancora oggi alcuni tra i punti chiave dell’etica confuciana sono

riscontrabili nel sistema culturale cinese:

1. L’importanza dell’armonia sociale, che deve essere ricercata solo subordinando i bisogni del

singolo a quelli della collettività

2. Il forte spirito di appartenenza familiare, sia come nucleo ristretto sia – forse ancor più – come

entità allargata

3. La necessaria presenza di un ordine gerarchico, come fattore di equilibrio e fonte di stabilità

nella convivenza sociale

Nei secoli la famiglia ha sempre ricoperto un ruolo fondamentale nella realtà cinese, dato che al

suo interno, in miniatura, si svolgono le dinamiche che poi si replicano su scala più grande nella

società: è, insieme, un’unità economica nella quale i membri producono e consumano in comune,

un’unità religiosa responsabile di assolvere ai riti richiesti, un’organizzazione di welfare che si fa

14

carico dei membri anziani, malati o in stato di bisogno ()

A proposito di quest’ultimo aspetto, ho un ricordo nitido che fa riferimento ad una fra le tante

conversazioni che ho avuto durante il mio secondo viaggio in Cina, fra il 2002 e il 2003, con una

signora cinese: donna colta, sulla cinquantina, medico in pensione. Spesso trovavamo a

confrontare le diverse tradizioni, i differenti stili di vita e una volta lei, forse un po’

provocatoriamente e con tono quasi accusatorio, mi ha chiesto come potevamo noi ritenerci un

popolo civile dal momento che abbandoniamo gli anziani nelle case di riposo; secondo lei infatti

nostro dovere, in quanto figli e debitori nei confronti dei genitori, è quello di ospitarli nella nostra

casa e occuparci di loro amorevolmente. Prassi normale all’interno della famiglia cinese,

estremamente inusuale e, per alcuni versi, improponibile, nel nostro sistema. Il bello della diversità.

14 Maria Weber, op. cit. 10

Cultura e alimentazione

Un mio allievo cinese, immigrato con la sua famiglia in Italia quasi due anni fa, che ama definirsi

~

buongustaio, mi ha recentemente riportato un detto che cita:

“zao shang chi de hao, zhong wu chi de bao, wan shang chi de shao”

Tradotto significa “la mattina mangia bene, a mezzogiorno mangia fino a sazietà, la sera mangia

poco”: una colazione quindi buona, nel senso di nutriente, un pranzo abbondante il giusto per

sentirsi sazi e una cena leggera. Chissà se il detto rispetta poi le abitudini alimentari

cinesi…certo è che, per diretta testimonianza della sottoscritta, la colazione è un pasto

importante perché deve fornire al corpo l’energia necessaria per affrontare la giornata.

La signora che mi ha ospitata per un breve periodo a Pechino, tutte le mattine, prima di andare

al parco a fare taiqiquan, faceva colazione con una tazzona di latte di soia, tre o quattro fette di

pane e un uovo sodo (a volte anche due); miei amici cinesi preferivano invece mangiare spaghetti

saltati, focaccine, ravioli, fagottini di pasta ripieni…scegliendo indifferentemente il gusto dolce o

salato. Talché ho capito che potevo scordarmi caffè e cornetto - non che ne sentissi così tanto

la mancanza - a meno di entrare nei Mac Donald’s sparsi a macchia di leopardo un po’ in tutta la

città e ingurgitare un muffin (un delizioso attacco al colesterolo) assieme a un beverone

lunghissimo dal gusto assai lontano al caffè . Idea cassata in partenza. Passando davanti al

regno dell’Happy Meal, però, rimanevo basita dal vedervi seduti, oltre ai turisti stranieri, una

miriade di bambini cinesi che preferivano alla tradizione panini con l’hamburger e patatine fritte.

Gli effetti della globalizzazione…~

Che l’alimentazione rivesta un posto molto importante all’interno della cultura di un Paese è fuori

discussione: come la società, anch’essa si modifica, arricchendosi di gusti e cibi nuovi o

abbandonandone alcuni, facendo penetrare mode e imponendole gradualmente, contribuendo in

maniera rilevante al benessere fisico e alla salute delle persone, mantenendo saldi dei punti

chiave che la diversificano luogo da luogo.

La Cina, in particolare, investe la cucina e l’alimentazione di un valore che va ben oltre quello di

nutrirsi: qui il cibo e la sua preparazione diventano espressione stessa dell’essere, vera filosofia e

arte gastronomica, con la costante consapevolezza che esiste un legame saldo fra cibo e salute.

Per accostarsi alla cucina cinese, nel senso più ampio del termine, è necessario tenere in

considerazione molti fattori:

L’aspetto morfologico del Paese che influenza la divisione del territorio in 4 principali aree

gastronomiche

L’aspetto storico, per cui la Cina di oggi è l’insieme di culture e tradizioni, nato dall’incontro di

vari gruppi etnici 11


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Dispensa al corso di Sociologia delle relazioni interculturali della Prof.ssa Enrica Tedeschi. Trattasi di un saggio di Educazione alimentare interculturale avente ad oggetto la Cina ed in particolar modo: la cultura, la società e l'economia cinese; la cucina e l'alimentazione, la filosofia alimentare, la preparazione dei cibi e gli ingredienti.

Si ringrazia la Prof.ssa Enrica Tedeschi per aver gentilmente messo a disposizione il materiale.
[url=https://sites.google.com/site/enricatedeschi/]https://sites.google.com/site/enricatedeschi/[/url]


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in relazioni internazionali
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia delle relazioni interculturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Tedeschi Enrica.

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