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Intervento in causa, n. 41; 10 dicembre 1986, n. 7358, id., Rep. 1986, voce cit., n. 40; 30 gennaio

1987, n. 849, id., Rep. 1987, voce Lavoro (rapporto), n. 1636; 6 agosto 1987, n. 6782, ibid., n. 1272;

18 maggio 1988, n. 3449, id., Rep. 1988, voce cit., n. 446) è stato anche condiviso — peraltro

acriticamente — dalle sezioni unite con la sent. 6 dicembre 1990, n. 11710 (id., Rep. 1990, voce cit.,

n. 1036), ma che non merita ulteriore adesione, come del resto hanno avvertito le stesse sezioni unite

con la sent. 8 novembre 1989, n. 4692, id., Rep. 1989, voce Giurisdizione civile, n. 132 e voce

Lavoro e previdenza (controversie), n. 31).

Sua unica ragione è l'eterogeneità dei titoli costitutivi e dei contenuti delle obbligazioni derivanti

rispettivamente dai rapporti di lavoro fra istituti di formazione professionale e personale dipendente

e da quelli fra istituti e regioni finanziatrici dei corsi. Ma tale ragione sarebbe valida soltanto se fosse

preceduta da una persuasiva dimostrazione dell'impossibilità di includere nella vasta e composita

figura della cosiddetta garanzia impropria — comunemente riconosciuta — anche il caso del

convenuto il quale, al fine di essere rimborsato di quanto dovrà eventualmente dare all'attore, chiama

nel processo un soggetto che tuttavia solo verso di lui è obbligato e che nessun rapporto ha, pertanto,

con l'attore: dimostrazione, peraltro, che dovrebbe impegnarsi nel confutare la giurisprudenza e la

dottrina prevalenti, le quali reputano che la garanzia cui allude l'art. 106 c.p.c. è da intendere in

senso lato, per cui se, ad onta della reciproca autonomia dei rispettivi rapporti sostanziali, la sorte

della domanda del convenuto verso il terzo dipende, in senso beninteso economico, non certo

giuridico, da quella della domanda dell'attore verso il convenuto, sarebbe incongruo impedire che un

unico giudizio risolva entrambe le liti, quando ciò non implichi deroga alle regole sulla giurisdizione

o sulla competenza. In mancanza di una valida motivazione per abbandonare questo orientamento,

l'introduzione del limite dell'omogeneità delle obbligazioni coinvolte dalla domanda principale e

dalla chiamata in garanzia appare già di per sé inaccettabile, perché in contrasto con l'ampiezza del

comune concetto di garanzia impropria e con le esigenze pratiche in vista delle quali esso è stato

formulato.

Ma quel limite è inaccettabile anche per il fatto che ritenendo non omogenee le obbligazioni

derivanti dal rapporto di lavoro e dal finanziamento sol perché l'una scaturisce da un rapporto di

diritto privato, l'altra ha titolo in una convenzione pubblica, annette importanza ad una differenza

che invece non ne ha alcuna in sede di verifica dell'ammissibilità della chiamata.

Entrambi i rapporti hanno origine contrattuale. Ed è ormai acquisito alla giurisprudenza il principio

che nei contratti stipulati con l'amministrazione pubblica la pariteticità delle posizioni delle parti non

è esclusa né dall'eventuale presenza di una disciplina peculiare, divergente sotto alcuni aspetti da

quella del diritto privato, né dall'esigenza di far salve finalità di carattere generale. Può

indubbiamente derivarne l'attribuzione all'amministrazione di poteri di controllo e di autotutela

idonei ad incidere, qualora siano esercitati, su situazioni della controparte in maniera tale da renderle

figurabili come posizioni di interesse legittimo e non di diritto soggettivo, ma fino a quando non

venga allegato dall'amministrazione e verificato dal giudice l'avvenuto esercizio di siffatti poteri,

non è lecito sottrarre la convenzione pubblica ai principî fondamentali del diritto civile e negare, ad

esempio, che nell'inadempimento possa incorrere l'amministrazione così come può incorrervi

qualunque soggetto passivo di un rapporto obbligatorio.

Con riferimento al caso in esame, deve rilevarsi che il Centro di tutela minorile, chiamando in

giudizio la regione Puglia, ha inteso ottenere appunto l'accertamento e l'adempimento di un suo

credito, risultante dalla convenzione stipulata quando ottenne l'incarico di svolgere i corsi di

formazione. Infatti, a norma degli art. 12, ultimo comma, e 13, 2°, 3° e 4° comma, l. reg. 17 ottobre

1978 n. 54, «i rapporti finanziari tra la regione e gli enti gestori (dei corsi di formazione

professionale) sono regolati con convenzione», recante, fra l'altro, l'indicazione «della qualità delle

provvidenze finanziarie e delle modalità di erogazione»; ed il tribunale ha stabilito che

effettivamente l'assunzione da parte della regione dell'obbligo di provvedere alla copertura della

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spesa necessaria per remunerare il personale del centro è documentata oltre che da una convenzione,

persino da due contratti collettivi.

Del resto, neppure la regione nega l'esistenza di un rapporto di finanziamento con il centro,

preferendo opporre — come s'è detto — che l'intervento del giudice le impedisce di controllare

prima del pagamento, se il centro ha adempiuto i suoi obblighi. Sennonché questa è un'allegazione

non solo estremamente generica, in quanto non dice quali controlli, in concreto, potessero

condizionare l'obbedienza ad una condanna — che oltre tutto presuppone l'accertamento dell'obbligo

di adempiere —, ma è anche fuorviante.

Poiché il finanziamento consiste nella concessione di disponibilità finanziaria da parte di un ente

pubblico a favore di chi si impegni a realizzare, con il denaro ricevuto, una determinata opera o

attività, la posizione del beneficiario rispetto all'erogazione delle somme, una volta che queste siano

state promesse, è di norma quella del titolare di un diritto di credito, in quanto il fatto che il rapporto

sia costituito con un provvedimento amministrativo di carattere concessorio ed attribuisca al

concedente un potere di controllo sul compimento dell'opera o dell'attività non esclude che lo

svolgimento del rapporto stesso sia regolato da un contratto e che questo possa venir collocato in

secondo piano solo quando realmente siano esercitati — come s'è prima detto — poteri autoritativi.

Può, dunque, concludersi che la chiamata in garanzia della regione non ha violato il criterio di

riparto fra giurisdizione ordinaria e giurisdizione amministrativa fissato dall'art. 2 l. 20 marzo 1865

n. 2248, all. E, e dall'art. 1 c.p.c., né ha provocato una ingerenza del giudice nelle attribuzioni

dell'amministrazione pubblica.

Potrebbe esservi stata violazione delle norme sulla competenza. Ma il vizio ancora rilevabile

d'ufficio in questa sede — non avendo la ricorrente mai sollevato eccezioni — sarebbe sotto questo

aspetto l'incompetenza per materia (art. 38, 1° comma, c.p.c.). Ed esso non sussiste.

Già da un'interpretazione fedele al testo degli art. 409 e 442 c.p.c. si deduce che mentre al giudice

del lavoro è stata riservata in esclusiva la cognizione delle cause derivanti dai rapporti indicati in

quegli articoli, non è stata invece preclusa la cognizione delle cause relative ad altri rapporti.

Comunque, la possibilità che egli si occupi anche di questi è da ammettere, come hanno già rilevato

le sezioni unite con la citata sentenza n. 4692 del 1989, proprio per effetto dell'operatività

dell'istituto della garanzia impropria nelle cause di lavoro e previdenziali, se è vero che questa «per

definizione non può riguardare un rapporto compreso nell'ambito degli art. 409 (e 442)» ed appare

chiaramente consentita dal richiamo fatto all'art. 106 c.p.c. dal successivo art. 420, 9° comma.

Sotto ogni aspetto, dunque, il ricorso è da respingere.

1.- Contra, in riferimento a controversie della stessa specie, Cass. 6 dicembre 1990, n. 11710, in Foro it.,

Rep. 1990, voce Lavoro (rap porto) , n. 1036; Cass. 18 maggio 1988, n. 3449, id., Rep. 1988, voce cit. n. 446;

Cass. 6 agosto 1987, n. 6792, id., Rep. 1987, voce cit., n. 1272; Cass. 10 dicembre 1986, n. 7358, id., Rep., 1986,

voce Inter vento in causa e litisconsorzio , n. 40; Cass. 13 febbraio 1982, n. 915 in Foro it., 1982, I, 2276, con nota

di richiami di G. COSTANTINO (tutte richiamate in motivazione unitamente a Cass. 849/1987).

Nella vicenda che aveva dato occasione alla sentenza che aveva inaugurato l'orientamento ora espressamente

disatteso dalle sezioni unite (Cass. 915/1982, cit.), tuttavia, i giudici del merito avevano condannato in solido

l'ente con finalità sociale ed educativa e la regione; la corte, quindi, nell'accogliere il ricorso, aveva principali ter

negato, la sussistenza di una responsabilità solidale, esclusa anche dalla sentenza in epigrafe.

La giurisprudenza successiva, poi, aveva ribadito l'eterogeneità della obbligazione retributiva degli enti nei

confronti dei propri dipendenti e di quella di finanziamento delle regioni e l'assenza di qualsiasi collegamento, sia

pure indiretto, tra dette obbligazioni, deducendone l'inammissibilità della chiamata in garanzia.

Nel senso della sentenza in epigrafe, per l'ammissibilità della chiamata in garanzia della regione obbligata al

finanziamento degli enti con finalità sociale ed educativa nelle controversie instaurate nei confronti di questi

ultimi dai prestatori di lavoro, Cass. 8 novembre 1989, n. 4692, in Foro it., Rep. 1989, voce Giurisdizione civi le ,

n. 132, e voce Lavoro e previdenza (controversie), n. 31, che ha riconosciuto vuoi la giurisdizione dell'a.g.o. vuoi

la competenza del giudice del lavoro. * * *

NUOVI ORIZZONTI PER LA CHIAMATA IN GARANZIA "IMPROPRIA"

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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 10960 emessa dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nel 1991 con il commento in nota del Professore.
I criteri di giurisdizione e di competenza non ostacolano la chiamata in garanzia impropria delle Regione da parte degli Enti con finalità educative da loro finanziati.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

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