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I.- Mediante la chiamata in garanzia, un terzo viene chiamato in un processo civile, affinché risponda in

luogo del convenuto, oppure affinché sia condannato a rispondere di quanto il convenuto sarà tenuto

eventualmente a prestare all'attore: nel primo caso, quando l'affermazione della responsabilità dell'obbligato

principale e del garante trovano fondamento negli elementi costitutivi della medesima fattispecie, la garanzia si

suole definire "propria"; nel secondo, quando la responsabilità dell'uno e dell'altro traggono origine da diversi

rapporti giuridici ed è esclusa l'esistenza di ogni legame tra il preteso creditore e il garante, la garanzia si suole

definire "impropria": cfr. P. CALAMANDREI, La chiamata in garanzia, Milano, 1913; S. LA CHINA, voce

Garanzia (chiamata in), in Enc.dir., XVIII, Milano, 1969, p. 466; C. CONSOLO C., Il cumulo condizionale di

domande, Padova, 1985, I, p. 280 ss., II, p. 599 ss. V. anche V. ANDRIOLI, Dir. proc. civ., Napoli, 1979; E.T.

civ.4, 6

LIEBMAN, Manuale di dir. proc. Milano, 1980; C. MANDRIOLI, Corso di dir. proc. civ. , Torino, 1987;

G. MONTELEONE, voce Intervento in causa, in Nss. D.I. - Appendice, IV, Torino, 1983, p. 345 ss.; L.

MONTESANO, La tutela giurisdizionale dei diritti, in Trattato di dir. civ., Torino, 1985; A. PROTO PISANI,

Dell'esercizio dell'azione, in Comm. del cod.proc.civ., diretto da E. Allorio, I, 2, Torino, 1973; E. REDENTI (T.

3 10

CARNACINI M. VELLANI), Dir. proc. civ. , Milano, 1985; S. SATTA(- C. PUNZI), Dir.proc.civ. , Padova,

1987; SEGNI A., voce Intervento in causa, in Nss. D.I., VIII, Torino, 1965, 961; nonché, anche per ulteriori

indicazioni, le mie voci Intervento nel processo. I) Diritto processuale civile, in Enc.giur.it., XVII, Roma, 1990, e

Garanzia (chiamata in), in Dig.priv., Torino, 1992.

Si pongono, quindi, due distinte questioni: (a) la determinazione dei casi nei quali la causa nei confronti del

debitore principale e quella nei confronti del garante possono essere trattate e decise in un unico processo e (b)

l'individuazione dei poteri delle parti, in riferimento agli atti di impulso processuale, alla allegazione dei fatti e,

quindi, alla deduzione di eccezioni, alla richiesta di prove, alla legittimazione alle impugnazioni.

II.- In riferimento alla prima, la realizzazione di un simultaneus processus tra la causa principale e quella di

garanzia implica una valutazione di economia processuale (v. L.P. COMOGLIO, Il principio di economia

processuale, I, Padova, 1980, p. 87 ss. e p. 153 ss.); è, quindi, rimessa alla valutazione discrezionale del giudice

di primo grado ed è sottratta al controllo dei giudici delle impugnazioni: cfr. Cass. 13 aprile 1987, n. 3667, in

Foro it., Rep. 1987, voce Intervento in causa e litisconsorzio, n. 30; Cass. 15 gennaio 1987, n. 281, ibi dem

, n. 31;

Cass. 15 ottobre 1986, n. 6066, id., Rep., 1986, voce cit., n. 36; Cass. 28 luglio 1984, n. 4497, id., Rep., 1984,

voce cit., n. 32; Cass. 3 dicembre 1983, n. 5151, id., Rep., 1983, voce cit., n. 56; Cass. 21 febbraio 1975, n. 660,

id., Rep., 1975, voce cit., n. 53; App. Napoli, 7 marzo 1968, id., Rep., 1969, voce cit., n. 9; Cass. 3 febbraio

1969, n. 305, ibidem, n. 44.

Si è finora ritenuto che il potere discrezionale del giudice di primo grado potesse essere esercitato in un ambito

ben definito: la realizzazione di un simultaneus processus tra la causa principale e quella di garanzia e, quindi,

l'autorizzazione a chiamare un terzo in causa, infatti, presuppongono l'esistenza del rapporto di garanzia e, cioè

che si tratti (a) di un caso di connessione per l'oggetto e/o per il titolo, oppure (b) di un caso di contestazione della

titolarità del rapporto giuridico controverso, oppure ancora (c) di un caso di pregiudizialità - dipendenza;

presuppongono, inoltre, l'applicabilità delle regole sulla modificazione della competenza per ragioni di con-

nessione: se n'è esclusa, quindi, l'ammissibilità in base alla diversità dei criteri di giurisdizione, di competenza

inderogabile o di rito tra la controversia tra le parti originarie e quella con il terzo, perché, in considerazione della

varietà di situazioni legittimanti, la disciplina delle modificazioni della competenza per ragioni di connessione ex

artt. 31 ss. c.p.c. non copre tutte le possibili fattispecie.

In particolare, si è finora ritenuta ammissibile la modificazione dei criteri di competenza per ragioni di

connessione con esclusivo riferimento alla garanzia "propria" (allorché il terzo sia chiamato in giudizio per

rispondere in luogo del convenuto), non anche nella garanzia "impropria" (quando la responsabilità del debitore

principale e del garante traggono origine da diversi rapporti giuridici ed è esclusa l'esistenza di ogni legame tra il

preteso creditore e il garante): adde alle sentenze specificamente contrarie a quella in epigrafe sopra richiamate,

Cass., 9 dicembre 1988, n. 6678, id., Rep., 1988, voce Competenza civile, n. 78; Cass., 7 luglio 1984, n. 3981,

id., Rep., 1984, voce Intervento in causa e litisconsorzio, n. 29;_Trib. Roma, 26 aprile 1982, id., Rep., 1983, voce

Competenza civi le , n. 123; Cass., 17 aprile 1987, n. 3796, id., Rep., 1987, voce Ac

que pubbliche , n. 125.

Nei casi di connessione in materia di lavoro, si è indicato un ulteriore ostacolo della diversità del rito: si è

ammessa, infatti, la realizzazione del simultaneus processus e, quindi, la chiamata in causa del garante, ai sensi

dell'art. 106 c.p.c., solo quando la responsabilità di quest'ultimo si fondi sui medesimi elementi costitutivi della

responsabilità del debitore principale e la controversia nei suoi confronti sia, quindi, assimilabile ad una

controversia di lavoro: Cass., 8 settembre 1988, n. 5102, id., Rep., 1988, voce Lavoro e previdenza

(controversie), n. 52; Cass., 12 ottobre 1987, n. 7557, id., Rep., 1987, voce cit., n. 36; Cass., 4 febbraio 1987, n.

1080, id., Rep., 1987, voce Competenza civile, n. 102; Cass., 7 novembre 1986, n. 6547, id., Rep., 1986, voce

Lavoro e previdenza (controver sie) , n. 55; Cass., 8 agosto 1983, n. 5293, id., Rep., 1983, voce cit., n. 117; Cass.,

4 marzo 1983, n. 1620, ibid., voce Competenza ci vile , 122; Trib. Salerno, 28 gennaio 1983_ ibid., n. 160. Nel

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senso che l'INPS può essere chiamato in causa dal datore di lavoro convenuto in giudizio per il pagamento delle

retribuzioni relative al periodo di c.i.g., v. Pret. Milano, 3 giugno 1983, in id., Rep., 1983, voce In tervento in

causa e litisconsorzio, n. 51; Pret. Rovereto, 7 febbraio 1983, ibidem, 52; Pret. Torino, 25 ottobre 1982, ibidem,

n. 53; nel senso, infine, che, fuori dell'ipotesi prevista dall'art. 1676 c.c., l'appaltatore non può essere chiamato

nel giudizio di accertamento instaurato da un lavoratore, v. Pret. Roma, 25 gennaio 1985, in id., Rep., 1985, voce

Intervento in causa e litisconsorzio, n. 39.

III.- Per un verso, la sentenza in epigrafe si manifesta conforme a tali orientamenti. Per altro verso, invece, ne

segna un radicale mutamento ed apre nuovi orizzonti.

La diversa soluzione in riferimento alla specifica fattispecie considerata è, infatti, determinata, in primo luogo, dal

rilievo (peraltro già compiuto da Cass. 4692/1987) per il quale la cognizione sul rapporto tra ente finanziatore

(regione) e datore di lavoro (ente con finalità sociale ed educativa) è attribuita al giudice ordinario e, in

particolare, al giudice del lavoro: in base a tale premessa, la corte ha affermato che non vi sono ostacoli,

nonostante la riconosciuta autonomia dei due rapporti, alla realizzazione del simultaneus proces sus

.

A tal proposito, in motivazione, si rileva che "da un'interpretazione fedele al testo degli artt. 409 e 442 c.p.c. si

deduce che mentre al giudice del lavoro è stata riservata in via esclusiva la cognizione delle cause derivanti dai

rapporti indicati in quegli articoli, non è stata invece preclusa la cognizione delle cause relative ad altri rapporti".

L'affermazione appare disinvolta, perché gli "altri rapporti", appunto perché non compresi tra quelli di lavoro

subordinato e parasubordinato ai sensi dell'art. 409, nn. 1, 3, 4 e 5 c.p.c., tra quelli previdenziali ai sensi dell'art.

442 c.p.c., tra quelle agrari ai sensi degli artt. 409, n. 2, c.p.c., 9 l. 14 febbraio 1990, n. 29, 47 l. 3 maggio 1982,

n. 203, e 26 l. 11 febbraio 1971, n. 11, sono attribuiti alla cognizione di giudici diversi e in base a un rito diverso.

Tuttavia, da questo primo punto di vista, la sentenza che si annota può essere inserita negli orientamenti

consolidati: una volta riconosciuto, a torto o a ragione, che la causa principale e quella di garanzia impropria sono

attribuite alla cognizione del medesimo giudice, non vi sono impedimenti alla realizzazione del simultaneus

processus.

Sennonché, appunto in considerazione della obiettiva difficoltà di comprendere tra i rapporti attribuiti alla

cognizione del pretore in funzione di giudice del lavoro quello tra ente finanziatore dell'attività e datore di lavoro,

la corte conclude rilevando che la competenza del pretore in funzione di giudice del lavoro sussiste "proprio per

effetto dell'operatività dell'istituto della garanzia impropria nelle cause di lavoro e previdenziali, se è vero che

"per definizione non può riguardare un rapporto compreso nell'ambito degli artt. 409 (e 442)" ed appare

chiaramente consentita dal richiamo fatto all'art. 106 c.p.c. dal successivo art. 420, nono comma".

Da questo secondo punto di vista, la decisione in epigrafe segna un'inversione di tendenza: secondo la corte, il

rinvio, senza ulteriori specificazioni, all'art. 106, contenuto nell'art. 420, co. 9°, consentirebbe al pretore in

funzione di giudice del lavoro di conoscere tutti i rapporti, riconducibili all'ampia nozione di garanzia, propria o

impropria che sia, e quindi consentirebbe al convenuto nel rito speciale di chiamare in causa un terzo, obbligato

nei suoi confronti anche in base a un titolo diverso da quello dedotto dall'attore, affinché sia condannato a

rispondere di quanto il medesimo convenuto sarà tenuto eventualmente a prestare.

IV.- L'argomento non si manifesta, tuttavia, decisivo, perché il richiamo dell'art. 106, contenuto nell'art. 420,

co. 9°, implica comunque l'interpretazione della disposizione.

L'art. 106 c.p.c., infatti, comprende vuoi l'intervento ad istanza di parte per "comunanza di causa", vuoi la

chiamata in garanzia.

Nel primo, si ha un'estensione soggettiva del rapporto processuale "comune" al terzo, nella seconda, il convenuto

esercita anticipatamente nei confronti del terzo l'azione di regresso nell'eventualità che la domanda sia accolta:

cfr. G. CHIOVENDA G., Istituzioni, II, 212; V. ANDRIOLI, Dir.proc.civ., cit., 621; A. PROTO PISANI,

Dell'esercizio dell'azione, cit., 1187; v., tuttavia, in senso parzialmente diverso P. CALAMANDREI, La chiamata

in garanzia.

Ne consegue che, l'intervento ad istanza di parte per "comunanza di causa" finisce con il coincidere, in parte, con

la garanzia propria: cfr. la voce Intervento nel processo. I) Diritto processuale civile, in Enc.giur.it., XVII, cit., n.

3.1.2. Si tratta di verificare in concreto se il terzo, la responsabilità del quale trova comunque la sua fonte nella

medesima fattispecie dalla quale deriva quella dell'obbligato principale, sia stato chiamato per rispondere nei

confronti di quest'ultimo o anche dell'attore.

Ma, appunto perché l'intervento ad istanza di parte per "comunanza di causa" e la garanzia propria

presuppongono l'identità della causa petendi tra l'azione esercitata in via principale e quella esercitata nei

confronti del terzo, né l'uno, né l'altra sono destinati a trovare ostacoli nei criteri di giurisdizione o di competenza

o nella diversità di rito. Tale identità, infatti, implica generalmente la coincidenza dei criteri di giurisdizione, di

quelli di competenza e del rito: nel senso che la competenza si termina in riferimento al rapporto dedotto come

causa petendi, anche qualora questo non sia contestato e la controversia abbia per oggetto una specifica

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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 10960 emessa dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nel 1991 con il commento in nota del Professore.
I criteri di giurisdizione e di competenza non ostacolano la chiamata in garanzia impropria delle Regione da parte degli Enti con finalità educative da loro finanziati.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

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