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conosceva al tempo della cessione”. Questa è una valutazione la quale implica un riflesso

sulla eventualità che il creditore nonostante l'accordo volto ad escludere la possibilità di Divieti  

stipulare l'atto di cessione ceda il diritto di credito ad un ulteriore soggetto. In un caso di pattizi  

questo genere la cessione è ritenuta ammissibile, cioè il cessionario può ottenere il pagamento

del credito sempre che non fosse a conoscenza della clausola iniziale. Questa è una

valutazione sotto un particolare profilo di questo tipo di attività, la quale implica la necessità

che si faccia un richiamo alla disciplina che è contenuta non tanto in ordine al diritto di

credito ma in ordine al divieto di alienazione,e cioè in ordine all'art.1379 c.c. Si prevede che si

possa stipulare un contratto con cui si inibisce al titolare del diritto di proprietà la possibilità

per un certo periodo di tempo di cedere. Che cosa dice in maniera specifica questo art.1379?

Dice che il divieto di alienare stabilito dal contratto ha effetto solo tra le parti, amplia la

valutazione nel senso che il divieto di alienare implica un rapporto particolare tra proprietario

e ulteriore soggetto con cui viene stipulato questo rapporto, ed è relativo soltanto alle relazioni

che intercorrono tra questi due soggetti, si aggiunge che non è valido se non è concluso entro

convenienti limiti di tempo, quindi non è possibile stipulare un divieto di alienazione per tutta

la durata della vita del proprietario e che non risponde ad un apprezzabile interesse di una

delle parti. Cosa può succedere? Può succedere che questa impostazione la quale condiziona il

riconoscimento del divieto di alienazione e che quindi limita la possibile validità del divieto di

alienazione, limiti di tempo che devono essere rispettati, apprezzabile interesse di una parte

che condiziona la stipulazione di un accordo di questo tipo, ci richiama ad una domanda. E se

il titolare nonostante la stipulazione di un accordo in questo senso valido e ammissibile, vende

nonostante il divieto il bene di cui è titolare a questo terzo soggetto, questo terzo soggetto

acquista il bene? Lo acquista in qualunque circostanza? Lo acquista anche se sa del divieto di

alienazione? Questa giuridicità del divieto di alienazione incide sulla posizione del terzo

acquirente? Abbiamo già avuto modo di scontrarci con norme che stabiliscono la produzione

di un certo effetto, non facendo dipendere questo effetto dalla normativa sotto il profilo della

correttezza e buona fede, per cui sulla base del dettato letterale che scaturisce da certe norme,

il soggetto acquista in virtù del meccanismo della trascrizione, a prescindere dalla sua buona o

mala fede. Vi potrà essere la risarcibilità dell'eventuale danno che si è arrecato nei confronti

del soggetto che è controparte nella stipulazione di un determinato contratto, ma lui acquista.

Il diritto prevale sulla morale, sull'etica. La circolazione è favorita a prescindere dalle

circostanze particolari, altro è la normativa, altro è la condotta. La condotta è criticabile, la

normativa parrebbe di no. Analogo discorso vale in ordine all'art. 1379 c.c. Divieto di

alienazione: violazione del divieto ed effetti del divieto si hanno soltanto tra le parti, il terzo

acquista. Il terzo acquista sia che sappia, sia che non sappia del divieto di alienazione, è una

circostanza che caratterizza questa ipotesi, naturalmente questa valutazione che viene espressa

in ordine al diritto di proprietà non viene ribadita interamente in ordine al diritto di credito.

Buona fede nell'ambito dell'art. 2644 c.c., buona fede nell'ambito dell'art. 1379 c.c., ipotetica

buona fede nell'ipotesi dell'art. 1260 c.c. significa che non è la buona fede oggettiva, ma è la

pura e semplice conoscenza o mancata conoscenza di una certa situazione, cioè è la buona

fede di carattere soggettivo.

Vi è da aggiungere altro. Art. 1262 documenti probatori del credito “il cedente deve Art.  1262  cc  

consegnare al cessionario i documenti probatori del credito che sono in suo possesso “ cioè

si ha la necessità dell'adempimento di questa particolare prestazione, in virtù della cessione

del credito e quindi in virtù della legittimazione a ricevere la prestazione prevista a vantaggio

del creditore cessionario e in virtù della validità e dell'efficacia della cessione nei confronti

del debitore, perché i documenti probatori del credito vogliono rafforzare la posizione del

creditore cessionario nei confronti del debitore, sembra che vi sia un implicito limite alla

operatività di questo art. 1262 c.c., naturalmente ciò presuppone che quel negozio di cessione

sia ritenuto efficace nei confronti del debitore ceduto e che quindi in virtù di questo tipo di

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situazione il cessionario debba essere messo in condizione di avere tutti i documenti idonei a

comprovare il credito di cui è divenuto titolare. Se viene meno questo discorso il rapporto si

limita alla vicenda tra cedente e cessionario, c'è una circoscrizione nell'ampiezza del margine

dell'operatività di questo primo comma. Si aggiunge che se è stata ceduta solo una parte del

credito, il cedente è tenuto a dare al cessionario una copia autentica dei documenti,

naturalmente cosa presuppone questa particolare disposizione? Presuppone che sia rimasto

nelle mani del cedente la titolarità ad ottenere la prestazione in ordine ad una parte del credito,

egli ha ceduto soltanto un frammento ulteriore e allora per forza di cose potendo rimanere in

atto la situazione tra cedente e debitore ceduto è ovvio che non può liberarsi della parte

documentale che comprova il credito, ma dovrà consegnare soltanto una copia. C'è una

ragione pratica nell'art. 1262 c.c. che è all'origine di questa particolare disposizione.

Naturalmente questo tipo di valutazione implica dei riflessi, il credito può essere ampio, la Forma  

normativa sul credito può dipendere dal negozio formalizzato, trascritto o può dipendere

anche da un negozio verbale, così risulta sulla base dell'art.1350 c.c., che non impone la

necessità della forma scritta per tutte le attività contrattuali. La regola in materia di forma sta

nella libertà della forma rispetto alla quale in certe ipotesi si contraddice probabilmente in una

logica di eccezionalità e di valutazione caso per caso, ma non tanto in una valutazione

specifica e non estensibile dell'analogia, ma nella specialità delle ipotesi che impongono la

necessità di forma. Si può ampliare una certa disposizione di carattere particolare perché non

è da vedersi nell'ambito della logica di eccezionalità, cioè non è fine a se stessa. Qual è il

punto di arrivo di questa particolare valutazione? Se il diritto di credito è fondato

esclusivamente su un contratto verbale, si può cedere il diritto di credito? ci sono dei limiti in

ordine alla validità della cessione? Naturalmente il problema non si porrà per quelle ipotesi in

cui a prescindere dalla forma il credito nasce da un documento scritto. La validità dell'atto di

cessione può aversi nei confronti di un credito di carattere verbale? Io ho la sensazione di sì,

cioè nella magia dei rapporti che possono verificarsi tra le parti non credo che si possa

ostacolare la validità di un atto di cessione che sia realizzato in forma scritta o verbale nei

confronti di un credito che sussista nei confronti di un particolare soggetto. Naturalmente che

cosa significa tutto ciò? Quali riflessi ha nei confronti del debitore ceduto? il debitore è tenuto

a manifestare per iscritto la sua volontà? No, è tenuto ad accettare. Se non gli viene fatta la

notifica della cessione che per forza di cosa implica il riferimento a dati scritti,visto e

considerato che il debitore ceduto perché sia efficace nei suoi confronti l'atto di cessione è

tenuto solo ad accettare, in questa accettazione non mi pare che risulti prescritto un onere di

forma. Questo art.1262 “documenti probatori del credito” non vuol imporre che quel credito

debba essere formalizzato, se esiste un materiale documentale che comprovi un certo credito

naturalmente deve essere trasmesso al cessionario. Ma non c’è una regola per cui non si ha

cessione del credito se non in presenza di un meccanismo che risulti scritto.

Art. 1263 “Accessori del credito” “Per effetto della cessione,il credito è trasferito al

cessionario con i privilegi,con le garanzie personali e reali e con gli altri accessori.” Art.  1263  cc  

L'efficacia della cessione costituisce una sostituzione alla legittimazione attiva del cedente, si

sostituisce la legittimazione attiva del cessionario, per forza di cosa tutto ciò che è relativo

alla stipulazione di un rapporto di credito è evidente che vale nei confronti non del cedente ma

oramai del cessionario, si è realizzata la sostituzione della loro situazione. E i diritti reali di

garanzia? Il cedente al 2° comma dell'art.1263 “il cedente non può trasferire al cessionario,

senza il consenso del costituente, il possesso della cosa ricevuta in pegno; in caso di dissenso,

il cedente rimane custode del pegno. Salvo patto contrario, la cessione non comprende i frutti

scaduti”. Questa è una norma che deve essere interpretata. È chiaro che in virtù della cessione

del credito tutto ciò che è relativo alle forme di garanzia è destinato ad operare non tanto a

vantaggio del cedente, quanto piuttosto al vantaggio del cessionario. Si sostituisce alla

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legittimazione dell'uno la legittimazione dell'altro. E visto e considerato che il diritto reale di

garanzia è un ulteriore elemento in ordine a un determinato rapporto di credito è evidente che

la sostituzione nella titolarità del credito opera anche nei confronti dei rapporti previsti a

garanzia. Che cosa comporta tutto ciò se non la necessità che quel diritto di pegno venga

trasferito dalle mani del cedente alle mani del cessionario? Per quanto riguarda l'ipoteca si

deve attuare una modifica dell'intestazione del diritto di proprietà. Credo che questa ipotesi di

cui al 2°co. dell'art.1263 c.c. tenga presente questo tipo di situazione ma fino a un certo punto.

Nel senso che qui si dice che il cedente non può trasferire al cessionario senza il consenso del

costituente il possesso della cosa ricevuta in pegno, qual'è la situazione? Avendo costituito un

diritto di pegno in ordine a questo tipo di situazione, si prevede la responsabilità del cedente

circa la conservazione della cosa su cui è costituito il diritto di credito, quindi non è tanto

qualcosa che è relativo alla possibilità o meno di incamerare la vendita ma è un problema

relativo alla conservazione della cosa su cui è costituito il diritto reale di pegno, quindi è un

problema che in ordine alla costituzione del pegno, che prevede la titolarità del possesso nelle

mani di un certo individuo, deve essere colui nei confronti del quale rimane questo tipo di

situazione. Perchè? Per ragione di conservazione, cioè alla possibilità che quel pegno

rimanendo nelle mani di un certo soggetto venga venduto all'asta.

Vi è dell'altro per quanto riguarda la garanzia. La garanzia è prevista e regolata nell'ambito Garanzia  

degli art. 1266 e 1267 c.c. Art.1266 “Obbligo di garanzia del cedente” “Quando la cessione è

a titolo oneroso,il cedente è tenuto a garantire l'esistenza del credito al tempo della cessione.

La garanzia può essere esclusa per patto,ma il cedente resta sempre obbligato per il fatto

proprio. Se la cessione è a titolo gratuito,la garanzia è dovuta solo nei casi e nei limiti in cui

la legge pone a carico del donante la garanzia per l'evizione”.

A questo punto bisogna fare un passo indietro. La cessione del diritto di credito è un rapporto Efficacia  

che lega il cedente e il cessionario, coinvolge anche la posizione del debitore che deve essere della  

portato a conoscenza di questa situazione, così come risulta previsto dall'art.1264 c.c. cessione  

“Efficacia della cessione riguardo al debitore ceduto”. Il debitore ceduto non è tenuto ad

esprimere la propria volontà, ma solo ad adempiere. A vantaggio di chi è una situazione da

chiarirsi in base al contratto da cui ha origine il rapporto o sulla base dell'atto di cessione che

costituisce uno svolgimento nella situazione prevista in ordine al contratto da cui scaturisce il

rapporto obbligatorio. Il negozio di cessione del credito presuppone un contratto che è lo

svolgimento di una sequenza che ha origine nell'ambito del contratto. Art.1264 “efficacia

della cessione riguardo al debitore ceduto” “La cessione ha effetto nei confronti del debitore

ceduto quando questi l'ha accettata o quando gli è stata notificata”. Vi sono due modalità in

presenza delle quali si realizza l'effetto dell'atto di cessione nei confronti del debitore:

accettazione e notifica. Art.1264 co. 2 “Tuttavia,anche prima della notificazione, il debitore

che paga al cedente non è liberato, se il cessionario prova che il debitore medesimo era a

conoscenza dell'avvenuta cessione” Significa che nell'ambito del rapporto da cui consegue la

relazione fra cedente e debitore ceduto, il debitore non può basarsi sulla lettera del contratto o

sulla valutazione da cui ha origine il suo diritto di credito, perché nell'ambito di questa ipotesi

se si prova che ha adempiuto al cedente pur sapendo di questa particolare situazione di

cessione del credito, egli sarà tenuto a ripetere la prestazione.

Questo discorso relativo alla notifica implica delle riflessioni. Cosa significa notifica? Quando La  notifica  

si parla di notifica in senso tecnico, si vuol coinvolgere nell'ambito della prestazione

realizzata una figura di un certo soggetto, questo soggetto che è coinvolto in questa

prestazione è l'ufficiale giudiziario. L'ufficiale giudiziario deve consegnare un documento, lo

porta al debitore ceduto e così il debitore ceduto è informato di questa situazione. Ho la

sensazione che una valutazione di questo tipo sia eccessivamente rigorosa, è un eccesso di

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formalità. E se per caso non si ricorre a questo strumento che ha al centro della sua attuazione

la presenza dell'ufficiale giudiziario ma si ricorre ad altri mezzi di comunicazione, per

esempio ci si rivolge a un terzo? Siamo sicuri che sia necessario lo strumento della notifica?

Ho l'impressione che non sia così vincolante. Il problema consiste nella possibilità di

dimostrare l'intervenuta conoscenza del debitore ceduto. La notifica è necessaria per dare

modo a questa persona di sapere la realtà dei fatti. Quindi ho la sensazione che debba

prevalere il principio della conoscenza.

La sentenza della Cassazione del 5 Febbraio 2008 n°2665 riguarda la materia della cessione

del credito. In questo caso la fattispecie vedeva una ditta appaltatrice di alcuni lavori per un Cassazione  

Comune la quale aveva ceduto il suo credito nei confronti del comune a una società di 2665  del  

factoring, che svolge l'attività di raccogliere crediti di altri soggetti per andare poi a riscuoterli 2008  

per sé. La società di factoring l'aveva poi ceduto a una diversa società di factoring, dunque

alla fine questo credito veniva ad essere nelle mani della IFItalia, International Factoring

Italia. Questa società cessionaria ritiene opportuno azionare questo credito e quindi chiede e

ottiene dal Tribunale un decreto ingiuntivo nei confronti del Comune che doveva pagare il

prezzo di questo originario appalto. Il Comune nel frattempo aveva già pagato la stessa

somma all'originario appaltatore. L'appaltatore non era stato corretto, perché da una parte

aveva ceduto il credito alla società e dall'altra parte aveva riscosso dal debitore la somma così

da guadagnarci due volte. Il Comune quindi avendo già pagato ad altro soggetto cerca in

qualche modo di non dover pagare una seconda volta, per cui propone opposizione al decreto

ingiuntivo. In primo grado ottiene la revoca di questo decreto ingiuntivo. In secondo grado,

invece, viene condannato a pagare alla società di factoring. Ricorre quindi in Cassazione. La

società di factoring ricorre in Cassazione per un diverso motivo che poi vedremo. Quello che

ci interessa è il ricorso del Comune, quindi del debitore ceduto. Il problema è quello

dell'opponibilità, dell'efficacia della cessione riguardo al debitore ceduto. Bisogna in sostanza

vedere quando e da quale momento la cessione è diventata efficace nei confronti del debitore

ceduto. Se lui aveva pagato all'originario cedente, cioè all'appaltatore, quando ancora la

cessione non era efficace, allora il suo credito sarebbe liberato. Se lui ha pagato, anche solo

per errore, dopo che però si era già verificato un fatto tale da rendere efficace anche nei suoi

confronti la cessione, a questo punto non è libero, dovrebbe pagare due volte, salvo

eventualmente, con notevole difficoltà, andare a ricercare l'appaltatore e ripetere la somma a

suo tempo pagata. Il Comune vuole cercare in qualche modo di far valere l'inefficacia nei suoi

confronti di questa cessione, e fa quindi riferimento alle normative che regolano la materia

della contabilità di stato, che si ritrovano in un decreto del 1923 che regola gli aspetti del

diritto amministrativo che attengono al modo in cui le pubbliche amministrazioni devono

gestire le finanze. In particolare il comune sostiene che la cessione di un credito in cui sia

debitore una pubblica amministrazione non sia regolata dalle norme generali del codice civile,

quindi l'art.1264 e l'art.2559 per quanto riguarda le aziende. Secondo il Comune le norme alle

quali si deve guardare sono esclusivamente quelle della contabilità di stato, per cui si

dovrebbe applicare, per valutare l'efficacia della cessione, un procedimento pubblicistico e

non il normale procedimento privatistico previsto dal codice civile. Perciò il comune sostiene

che in questo caso non si sarebbe seguito questo specifico procedimento e quindi non sarebbe

efficace nei suoi confronti la cessione. La Cassazione dà torto al comune, in quanto andando

ad analizzare effettivamente queste norme del decreto sulla contabilità di stato emerge che

l'unico articolo che in qualche modo andrebbe a derogare il codice civile per quanto riguarda

la cessione del credito sarebbe l'art. 70 che richiede il consenso del debitore ceduto, quando

esso sia una pubblica amministrazione. Mentre nella disciplina generale è sufficiente ai fini

dell'efficacia che il debitore venga informato, per questo particolare caso è necessario che la

pubblica amministrazione consenta, diventi in qualche modo parte dell'accordo. L'art.70 si

riferisce però ai contratti in corso, quindi ai contratti in cui l'appalto si sta ancora svolgendo,

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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Civile, tenute dal Prof. Giovanni Furgiuele nell'anno accademico 2011.
Il documento affronta la cessione del credito e in particolare i seguenti aspetti: divieti legali di cessione, divieti pattizi, consensualismo, accettazione, notifiche.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Furgiuele Giovanni.

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