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ESTRATTO DOCUMENTO

della tutela del territorio e del mare e con il Ministro delle infrastrutture, d'intesa con la Conferenza

Unificata e sentito il CNCU;

- l'articolo 9, comma 1, che, fermo restando il rispetto dell'articolo 17, assegna alle Regioni e alle Province

autonome di Trento e Bolzano l'attuazione delle disposizioni per l'efficienza energetica contenute nel

medesimo decreto legislativo;

- l'articolo 5, comma 1, concernente iniziative di raccordo concertazione e cooperazione, tra lo Stato, le

Regioni e gli enti locali, per l'attuazione dei decreti di cui all'articolo 4, comma 1, anche con il supporto

dell'ENEA e del CNR, finalizzate a favorire l'integrazione della questione energetica e ambientale nelle

diverse politiche di settore, a sviluppare e qualificare servizi energetici di pubblica utilità, a sviluppare un

sistema per una applicazione integrata ed omogenea della normativa su tutto il territorio nazionale,

minimizzando l'impatto e i costi di queste attività sugli utenti finali e a predisporre progetti mirati;

Visto il comma 4, dell'articolo 16, decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, e successive modifiche ed

integrazioni, concernente le modalità di modifica degli allegati al medesimo decreto legislativo;

Visto il parere del Consiglio di Stato in merito al decreto attuativo di cui all'articolo 4, comma 1, lettere a) e

b), espresso nella sezione consultiva per gli atti normativi nell'adunanza del 12 maggio 2008, che rileva la

pertinenza di modifica degli allegati al decreto legislativo 19 agosto 2005, n.192, attraverso un decreto

ministeriale e suggerisce l'utilizzo del presente atto;

Ritenuto di accogliere le indicazioni fornite dal Consiglio di Stato;

Vista la direttiva 2006/32/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 aprile 2006 concernente

l'efficienza degli usi finali dell'energia e i servizi energetici e recante abrogazione della direttiva 93/76/CEE

del Consiglio;

Visto il decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 115 di attuazione della predetta direttiva 2006/32/CE ed in

particolare il comma 6 dell'articolo 18;

Visti i due decreti del Ministro delle attività produttive di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela

del territorio 20 luglio 2004 recanti, rispettivamente, "nuova individuazione degli obiettivi quantitativi per

l'incremento dell'efficienza energetica negli usi finali ai sensi dell'articolo 9, comma 1, del decreto legislativo

16 marzo 1999, n. 79", e "nuova individuazione degli obiettivi quantitativi nazionali di risparmio energetico

e sviluppo delle fonti rinnovabili di cui all'articolo 16, comma 4, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n.

164", e successive modifiche ed integrazioni;

Acquisito il parere del Consiglio nazionale consumatori ed utenti (CNCU), reso nella seduta del 12 dicembre

2007;

Considerato che l'emanazione del presente decreto è funzionale alla piena attuazione della direttiva

2002/91/CE, e in particolare dell'articolo 7, e che, in proposito, la Commissione Europea già il 18 ottobre

2006 ha avviato la procedura di messa in mora nei confronti della Repubblica italiana, ai sensi dell'articolo

226 del Trattato CE (procedura di infrazione 2006/2378);

Considerato che, il decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, e successive modifiche ed integrazioni, fissa in

180 giorni, decorrenti dal 9 ottobre 2005, il termine per l'emanazione del presente provvedimento;

Acquisita l'intesa espressa dalla Conferenza unificata nella seduta del 20 marzo 2008

DECRETA 2

Art. 1

(Finalità e ambito di intervento)

1. Ai sensi dell' articolo 6, comma 9, e dell'articolo 5, comma 1, del decreto legislativo 19 agosto 2005, n.

192, e per le finalità di cui all'articolo 1 del medesimo decreto legislativo, per una applicazione

omogenea, coordinata ed immediatamente operativa della certificazione energetica degli edifici su tutto il

territorio nazionale, il presente decreto definisce:

a) le Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici;

b) gli strumenti di raccordo, concertazione e cooperazione tra lo Stato e le Regioni.

Art. 2

(Definizioni)

1. Ai fini del presente decreto con decreto legislativo si intende il decreto legislativo 19 agosto 2005, n.

192, e successive modifiche ed integrazioni.

2. Ai fini del presente decreto si applicano le definizioni di cui all'articolo 2, commi 1 e 2, del decreto

legislativo e successive modifiche ed integrazioni e l'ulteriore definizione di cui al comma seguente.

3. Singole unità immobiliari, ai fini del presente decreto si intende l'insieme di uno o più locali preordinato

come autonomo appartamento e destinato ad alloggio nell'ambito di un edificio, di qualsiasi tipologia

edilizia, comprendente almeno due unità immobiliari. E' assimilata alla singola unità immobiliare l'unità

commerciale o artigianale o direzionale appartenente ad un edificio con le predette caratteristiche.

Art. 3

(Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici)

1. Al fine di garantire la promozione di adeguati livelli di qualità dei servizi di certificazione, assicurare la

fruibilità, la diffusione e una crescente comparabilità delle certificazioni energetiche sull'intero territorio

nazionale in conformità alla direttiva 2002/91/CE, promuovendo altresì la tutela degli interessi degli

utenti, sono riportate in allegato A le Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici,

di seguito Linee guida.

2. Formano parte integrante delle Linee guida gli allegati 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 7.

3. Ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo, fermo restando quanto disposto dal comma 5, le

disposizioni contenute nelle Linee guida si applicano per le regioni e province autonome che non

abbiano ancora provveduto ad adottare propri strumenti di certificazione energetica degli edifici in

applicazione della direttiva 2002/91/CE e comunque sino alla data di entrata in vigore dei predetti

strumenti regionali di certificazione energetica degli edifici.

4. Nel disciplinare il sistema di certificazione energetica degli edifici le regioni e le province autonome, nel

rispetto dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario nonché dei principi fondamentali desumibili

dal decreto legislativo e dalla direttiva 2002/91/CE, tengono conto degli elementi essenziali di cui

all'articolo 4.

5. Ai fini del comma 1, le regioni e le province autonome che alla data del presente decreto abbiano già

provveduto al recepimento della direttiva 2002/91/CE adottano misure atte a favorire un graduale

ravvicinamento dei propri strumenti regionali di certificazione energetica degli edifici alle Linee guida.

Le regioni e le province autonome provvedono affinché sia assicurata la coerenza dei loro provvedimenti

con i contenuti dell'articolo 4. 3

Art. 4

(Elementi essenziali del sistema di certificazione energetica degli edifici)

1. Sono elementi essenziali del sistema di certificazione degli edifici, desumibili dalle Linee guida

di cui all'allegato A:

a) i dati informativi che debbono essere contenuti nell'attestato di certificazione energetica, compresi i

dati relativi all'efficienza energetica dell'edificio, i valori vigenti a norma di legge, i valori di

riferimento o classi prestazionali che consentano ai cittadini di valutare e raffrontare la prestazione

energetica dell'edificio in forma sintetica e anche non tecnica, i suggerimenti e le raccomandazioni in

merito agli interventi più significativi ed economicamente convenienti per il miglioramento della

predetta prestazione;

b) le norme tecniche di riferimento, conformi a quelle sviluppate in ambito europeo e nazionale;

c) le metodologie di calcolo della prestazione energetica degli edifici, compresi i metodi semplificati

finalizzati a minimizzare gli oneri a carico dei cittadini, tenuto conto delle norme di riferimento.

2. Sono elementi essenziali del sistema di certificazione degli edifici i requisiti professionali e i criteri per

assicurare la qualificazione e l'indipendenza dei soggetti preposti alla certificazione energetica degli

edifici desumibili dal decreto del Presidente della Repubblica di cui all'articolo 4, comma 1, lettera c) del

decreto legislativo;

3. Sono elementi essenziali del sistema di certificazione degli edifici, desumibili dall'articolo 6:

a) la validità temporale massima dell'attestato;

b) le prescrizioni relative all'aggiornamento dell'attestato in relazione ad ogni intervento che migliori la

prestazione energetica dell'edificio o ad ogni operazione di controllo che accerti il degrado della

prestazione medesima, di entità significativa.

Art. 5

( Coordinamento tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano)

1. Ai sensi dell'articolo 5, comma 1, del decreto legislativo, in merito all'attivazione di tutti i meccanismi di

raccordo, concertazione e cooperazione tra lo Stato, le Regioni, le Province autonome di Trento e

Bolzano e gli Enti locali, è istituito un Tavolo di confronto e coordinamento presso il Ministero degli

affari regionali e delle autonomie locali, con la partecipazione di rappresentanti dei Ministeri dello

sviluppo economico, delle infrastrutture e dei trasporti e dell'ambiente e della tutela del territorio e del

mare, di Regioni, Province e Comuni, con il supporto del CNR, del CTI, dell'ENEA, del CNCU,

dell'Istituto per l'innovazione e trasparenza degli appalti e la contabilità ambientale (ITACA) e del

Comitato Ecolabel.

2. Con successivo decreto del Ministero dello sviluppo economico d'intesa con i Ministeri degli affari

regionali e delle autonomie locali, delle infrastrutture e dei trasporti, dell'ambiente e della tutela del

territorio e del mare, e la Conferenza unificata sono definite composizione e modalità operative del

Tavolo di confronto e coordinamento di cui al comma 1.

3. Sono obiettivi e compiti del Tavolo di confronto e coordinamento di cui al comma 1:

a) il monitoraggio dell'applicazione della normativa sulla certificazione energetica degli edifici

finalizzato a garantire le più efficaci modalità di trasferimento delle informazioni nei confronti degli

acquirenti e dei conduttori degli immobili e alla massima diffusione e omogeneizzazione delle

procedure sul territorio nazionale; 4

b) il confronto e lo scambio di esperienze a supporto della predisposizione dei programmi di cui al

comma 3bis dell'articolo 9, del decreto legislativo;

c) la formulazione di proposte per la realizzazione di un sistema informativo regionale e nazionale, che

favorisca la raccolta di dati, in materia di certificazione energetica e di controllo per l'efficienza

energetica degli edifici;

d) la formulazione di proposte per l'adeguamento delle disposizioni normative vigenti;

e) la formulazione di proposte per lo sviluppo di iniziative coordinate di informazione dei cittadini

favorendo lo scambio di strumenti e l'ottimizzazione delle risorse disponibili;

f) valutazione dei costi di mercato e delle condizioni di accesso al servizio di certificazione energetica

degli edifici, sentiti i Consigli nazionali dei professionisti;

g) la formulazione di proposte inerenti lo sviluppo di certificazioni e marchi volontari di qualità

energetico-ambientale;

le proposte volte ad assicurare la più ampia pubblicità delle condizioni di svolgimento del

h) servizio di certificazione;

i) la promozione del ravvicinamento degli strumenti regionali di certificazione energetica degli

edifici alle Linee guida, di cui all'articolo 3, comma 5.

Art. 6

(Disposizioni finali)

1. Gli attestati di certificazione hanno una validità temporale massima di dieci anni, ai sensi del comma 5,

dell'articolo 6 del decreto legislativo. Tale validità non viene inficiata dall'emanazione di provvedimenti

di aggiornamento del presente decreto e/o introduttivi della certificazione energetica di ulteriori servizi

quali, a titolo esemplificativo, la climatizzazione estiva e l'illuminazione.

2. La validità massima dell'attestato di certificazione di un edificio, di cui al comma 1, è confermata solo se

sono rispettate le prescrizioni normative vigenti per le operazioni di controllo di efficienza energetica,

compreso le eventuali conseguenze di adeguamento, degli impianti di climatizzazione asserviti agli

edifici, ai sensi dell'articolo 7, comma 1, del decreto legislativo. Nel caso di mancato rispetto delle

predette disposizioni l'attestato di certificazione decade il 31 dicembre dell'anno successivo a quello in

cui è prevista la prima scadenza non rispettata per le predette operazioni di controllo di efficienza

energetica.

3. Ai fini del comma 2, i libretti di impianto o di centrale di cui all'articolo 11, comma 9, del decreto del

Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412, sono allegati, in originale o in copia, all'attestato di

certificazione energetica.

4. Ai sensi dell'articolo 6, comma 5, del decreto legislativo l'attestato di certificazione energetica è

aggiornato ad ogni intervento di ristrutturazione, edilizio e impiantistico, che modifica la prestazione

energetica dell'edificio nei termini seguenti:

a) ad ogni intervento migliorativo della prestazione energetica a seguito di interventi di riqualificazione

che riguardino almeno il 25% della superficie esterna dell'immobile;

b) ad ogni intervento migliorativo della prestazione energetica a seguito di interventi di riqualificazione

degli impianti di climatizzazione e di produzione di acqua calda sanitaria che prevedono

l'istallazione di sistemi di produzione con rendimenti più alti di almeno 5 punti percentuali rispetto ai

sistemi preesistenti;

c) ad ogni intervento di ristrutturazione impiantistica o di sostituzione di componenti o apparecchi che,

fermo restando il rispetto delle norme vigenti, possa ridurre la prestazione energetica dell'edificio;

d) facoltativo in tutti gli altri casi. 5

5. In relazione al premio per impianti fotovoltaici abbinati ad un uso efficiente dell'energia previsti in

attuazione dell'articolo 7, del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, l'indice di prestazione

energetica, su cui determinare la riduzione per accedere al premio, si determina esclusivamente con il

metodo di calcolo di progetto di cui al paragrafo 5.1, delle Linee guida di cui all'articolo 3.

6. Le disposizioni di cui al presente decreto e ai suoi allegati sono modificate e integrate con la medesima

procedura. Art. 7

(Modifica allegati al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, e successive modifiche ed

integrazioni)

1. All' allegato A, del decreto legislativo, sono apportate le seguenti modifiche:

a. nei commi 31 e 32, le parole: "l'equivalenza 9MJ = 1kWh ", sono sostituite con le parole:

e

"il valore di riferimento per la conversione tra kWh elettrici e MJ definito con

provvedimento dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, al fine di tener conto

dell'efficienza media di produzione del parco termoelettrico, e suoi successivi

aggiornamenti."

nei commi 16 e 17 la parola. "consumo" è sostituita da: "fabbisogno".

b.

2. I contenuti dell'allegato M, al decreto legislativo, sono integralmente sostituiti da quelli dell'allegato B, al

presente decreto.

3. Alla lettera d), del comma 1, dell'allegato H, del decreto legislativo, le parole da: "90+2logPn" a

"espressa in kW", sono sostituite con le seguenti: "X + 2 log Pn; dove log Pn è il logaritmo in base 10

della potenza utile nominale del singolo generatore, espressa in kW, ed X vale 90 per le caldaie a

condensazione, e vale 88 per tutte le altre tipologie di caldaie."

Art. 8

(Copertura finanziaria)

1. All'attuazione del presente decreto si provvede con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a

legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

IL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

IL MINISTRO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

IL MINISTRO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI 6

ALLEGATI

Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici

ALLEGATO A Norme tecniche di riferimento

ALLEGATO B

ALLEGATO 1 Indicazioni per il calcolo della prestazione energetica di edifici non dotati di impianto di climatizzazione

invernale e/o di produzione di acqua calda sanitaria

ALLEGATO 2 Schema di procedura semplificata per la determinazione dell'indice di prestazione energetica per la

climatizzazione invernale dell'edificio

ALLEGATO 3 Tabella riepilogativa sull'utilizzo delle metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche in relazione

agli edifici interessati e ai servizi energetici da valutare ai fini della certificazione energetica.

ALLEGATO 4 Sistema di classificazione nazionale concernente la climatizzazione invernale degli edifici e la

produzione di acqua calda sanitaria

Attestato di qualificazione energetica (ai sensi del comma 2, dell'articolo 8, del decreto legislativo

ALLEGATO 5 19 agosto 2005, n. 192 e successive mm.e ii.)

Edifici residenziali

Attestato di certificazione energetica

ALLEGATO 6 Edifici residenziali

Attestato di certificazione energetica

ALLEGATO 7 Edifici non residenziali 7

ALLEGATO A

(articolo 3, comma 1)

Linee guida nazionali per la certificazione energetica

degli edifici

Indice del documento

1. Finalità

2. Campo di applicazione

3. Prestazione energetica degli edifici

4. Metodologie per la determinazione della prestazione energetica degli edifici

5. Metodi di calcolo di riferimento nazionale

5.1 Metodo calcolato di progetto

5.2 Metodi di calcolo da rilievo sull’edificio

6. Valutazione qualitativa delle caratteristiche dell’involucro edilizio volte a contenere il

fabbisogno per la climatizzazione estiva. Riferimenti nazionali.

Metodo basato sulla determinazione dell’indice di prestazione termica dell’edificio

6.1

per il raffrescamento

Metodo basato sulla determinazione di parametri qualitativi

6.2

7. Metodologia di classificazione degli edifici

7.1 Rappresentazione delle prestazioni, struttura della scala delle classi e soglia di riferimento

legislativo

7.2 Classi energetiche e prestazione energetica globale

7.3 Climatizzazione invernale dell’edificio

7.4 Preparazione dell’acqua calda per usi igienici e sanitari

7.5 Certificazione di edifici e di singoli appartamenti (climatizzazione invernale)

8. Procedura di certificazione energetica degli edifici

9. Autodichiarazione del proprietario

1. Finalità

Le presenti Linee guida definiscono un sistema di certificazione energetica degli edifici in

grado di:

a. fornire informazioni sulla qualità energetica degli immobili e strumenti di chiara ed

immediata comprensione:

- per la valutazione della convenienza economica a realizzare interventi di

riqualificazione energetica delle abitazioni.

- per acquisti e locazioni di immobili che tengano adeguatamente conto della prestazione

energetica degli edifici;

b. contribuire ad una applicazione omogenea della certificazione energetica degli edifici

coerente con la direttiva 2002/91/CE e con i principi desumibili dal decreto legislativo 19

agosto 2005, n. 192, di seguito nominato decreto legislativo, attraverso la definizione di

una procedura nazionale che comprenda:

- l’indicazione di un sistema di classificazione degli edifici;

- l’individuazione di metodologie di calcolo della prestazione energetica utilizzabili in

modo alternativo in relazione alle caratteristiche dell’edificio e al livello di

approfondimento richiesto;

- la disponibilità di metodi semplificati che minimizzino gli oneri a carico dei cittadini.

Ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo le disposizioni contenute nelle Linee

guida si applicano per le regioni e province autonome che non abbiano ancora

provveduto ad adottare propri strumenti di certificazione energetica degli edifici in

applicazione della direttiva 2002/91/CE e comunque sino alla data di entrata in vigore dei

predetti strumenti regionali di certificazione energetica degli edifici.

Nel disciplinare il sistema di certificazione energetica degli edifici le regioni e le

province autonome, nel rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario

nonché dei principi fondamentali desumibili dal decreto legislativo e dalla direttiva

2002/91/CE, tengono conto degli elementi essenziali nel seguito indicati:

a) i dati informativi che debbono essere contenuti nell’attestato di certificazione

energetica, compresi i dati relativi all’efficienza energetica dell’edificio, i valori

vigenti a norma di legge, i valori di riferimento o classi prestazionali che consentano

ai cittadini di valutare e raffrontare la prestazione energetica dell’edificio in forma

sintetica e anche non tecnica, i suggerimenti e le raccomandazioni in merito agli

interventi più significativi ed economicamente convenienti per il miglioramento della

predetta prestazione;

b) le norme tecniche di riferimento, conformi a quelle sviluppate in ambito europeo e

nazionale;

c) le metodologie di calcolo della prestazione energetica degli edifici, compresi i metodi

semplificati finalizzati a minimizzare gli oneri a carico dei cittadini, tenuto conto

delle norme di riferimento;

d) i requisiti professionali e i criteri per assicurare la qualificazione e l’indipendenza dei

soggetti preposti alla certificazione energetica degli edifici;

e) la validità temporale massima dell’attestato;

f) le prescrizioni relative all’aggiornamento dell’attestato in relazione ad ogni

intervento che migliori la prestazione energetica dell’edificio o ad ogni operazione di

controllo che accerti il degrado della prestazione medesima, di entità significativa. 2

Ai fini di una applicazione omogenea della certificazione energetica, come precedentemente

detto, le regioni e le province autonome che alla data del presente decreto abbiano già

provveduto al recepimento della direttiva 2002/91/CE adottano misure atte a favorire un

graduale ravvicinamento dei propri strumenti regionali di certificazione energetica degli

edifici alle presenti Linee guida. Le regioni e le province autonome provvedono affinché sia

assicurata la coerenza dei loro provvedimenti con gli elementi essenziali di cui alle lettere da

a) a f).

2. Campo di applicazione

Ai sensi del decreto legislativo la certificazione energetica si applica a tutti gli edifici delle

categorie di cui all’articolo 3, del decreto Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n.

412, indipendentemente dalla presenza o meno di uno o più impianti tecnici esplicitamente

od evidentemente dedicati ad uno dei servizi energetici di cui è previsto il calcolo delle

prestazioni.

Si sottolinea che tra le categorie predette non rientrano, box, cantine, autorimesse, parcheggi

multipiano, depositi, strutture stagionali a protezione degli impianti sportivi, ecc. se non

limitatamente alle porzioni eventualmente adibite ad uffici e assimilabili, purché scorporabili

agli effetti dell’isolamento termico.

Specifiche indicazioni per i calcolo della prestazione energetica di edifici non dotati di

impianto di climatizzazione invernale e/o di produzione di acqua calda sanitaria sono

riportate nell’allegato 1.

Nel caso di edifici esistenti nei quali coesistono porzioni di immobile adibite ad usi diversi

(residenziale ed altri usi) qualora non fosse tecnicamente possibile trattare separatamente le

diverse zone termiche, l’edificio è valutato e classificato in base alla destinazione d’uso

prevalente in termini di volume riscaldato.

3. Prestazione energetica degli edifici

La prestazione energetica complessiva dell’edificio è espressa attraverso l’indice di

prestazione energetica globale EPgl.

EPgl= EPi + EPacs + EPe + EPill

dove:

EPi: è l’indice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale;

EPacs: l’indice di prestazione energetica per la produzione dell’acqua calda sanitaria;

Epe: l’indice di prestazione energetica per la climatizzazione estiva;

EPill: l’indice di prestazione energetica per l’illuminazione artificiale.

2

Nel caso di edifici residenziali tutti gli indici sono espressi in kWh/m anno.

Nel caso di altri edifici (residenze collettive, terziario, industria) tutti gli indici sono espressi

3

in kWh/m anno.

Le modalità di calcolo dell’energia primaria e i contributi delle fonti rinnovabili sono

valutati, nell’ambito delle metodologie di riferimento nazionali di cui al paragrafo 5, con le

modalità disposte ai decreti ministeriali 24 luglio 2004 e successive modifiche ed

integrazioni, in materia di efficienza energetica e sviluppo delle fonti rinnovabili”.

L’indice di prestazione energetica globale EPgl tiene conto:

- del fabbisogno di energia primaria per la climatizzazione invernale ed estiva, per la

produzione di acqua calda sanitaria e per l’illuminazione artificiale;

- dell’energia erogata e dell’energia ausiliaria dei sistemi impiantistici, incluso i sistemi

per l’autoproduzione o l’utilizzo di energia. 3

Si ricorda che la determinazione dell’indice di prestazione energetica per l’illuminazione

degli ambienti è obbligatoria per gli edifici appartenenti alle categorie E. 1, limitatamente a

collegi, conventi, case di pena e caserme, E. 2, E. 3, E. 4, E. 5, E. 6, e E. 7, di cui all’articolo

3, del decreto Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412.

Tuttavia, nella fase di avvio, ai fini della certificazione degli edifici, si considerano nelle

presenti Linee guida solamente gli indici di prestazione di energia primaria per la

climatizzazione invernale e per la preparazione dell’acqua calda per usi igienici e sanitari.

Inoltre, per la climatizzazione estiva è prevista una valutazione qualitativa delle

caratteristiche dell’involucro edilizio volte a contenere il fabbisogno energetico per

l’erogazione del predetto servizio come definito al paragrafo 6.

Con uno o più atti successivi, di integrazione al presente provvedimento, si procede ad

estendere la certificazione a tutti i servizi energetici afferenti l’edificio, ed eventualmente ad

integrare, ai metodi di valutazione delle prestazioni energetiche già indicati, i metodi a

consuntivo o le valutazioni di esercizio.

4. Metodologie per la determinazione della prestazione energetica degli edifici

Sulla base delle finalità, dell’esperienza e delle opportunità offerte dalla certificazione

energetica possono essere usate diverse metodologie di riferimento per la determinazione

della prestazione energetica degli edifici, differenti per utilizzo e complessità.

Sono pertanto considerati:

1. “Metodo calcolato di progetto”, che prevede la valutazione della prestazione energetica

a partire dai dati di ingresso del progetto energetico dell’edificio come costruito e dei

sistemi impiantistici a servizio dell’edificio come realizzati. Questo metodo è di

riferimento per gli edifici di nuova costruzione e per quelli completamente ristrutturati di

cui all’articolo 3, comma 2, lettera a), del decreto legislativo, per la predisposizione

dell’attestato di qualificazione energetica e della relazione tecnica di rispondenza del

progetto alle prescrizioni per il contenimento dei consumi energetici, previsti ai sensi del

decreto legislativo, fermo restando le relative flessibilità (vedi i decreti di cui all’articolo

4, comma 1, lettere a) e b), e l’articolo 8, commi 1 e 2, del decreto legislativo);

2. “Metodo di calcolo da rilievo sull’edificio o standard”, che prevede la valutazione della

prestazione energetica a partire dai dati di ingresso ricavati da indagini svolte

direttamente sull’edificio esistente. In questo caso le modalità di approccio possono

essere:

i. mediante procedure di rilievo, anche strumentali, sull’edificio e/o sui dispositivi

impiantistici effettuate secondo le normative tecniche di riferimento, previste dagli

organismi normativi nazionali, europei e internazionali, o, in mancanza di tali norme

dalla letteratura tecnico-scientifica;

ii. per analogia costruttiva con altri edifici e sistemi impiantistici coevi, integrata da

banche dati o abachi nazionali, regionali o locali;

iii. sulla base dei principali dati climatici, tipologici, geometrici ed impiantistici.

Queste metodologie trovano concreta applicazione nei metodi di calcolo illustrati al

successivo paragrafo.

5. Metodi di calcolo di riferimento nazionale

A partire dall’entrata in vigore del presente provvedimento, i metodi di cui ai paragrafi 5.1 e

5.2, in relazione ai diversi criteri del precedente paragrafo, costituiscono i metodi di

riferimento nazionali per la determinazione della prestazione energetica dell’edificio.

I metodi di cui al paragrafo 5.1 e 5.2, punto 1, utilizzano pienamente le metodologie di cui

all’articolo 4, comma 1, lettere a) e b), del decreto legislativo. Gli altri metodi riportati al

paragrafo 5.2, rispondono ai requisiti di semplificazione, finalizzati a minimizzare gli oneri a

4

carico dei richiedenti, conformemente alla disposizioni del comma 9, dell’articolo 6, del

decreto legislativo.

Gli strumenti di calcolo applicativi dei metodi di riferimento nazionali (software

commerciali) devono garantire che i valori degli indici di prestazione energetica, calcolati

attraverso il loro utilizzo, abbiano uno scostamento massimo di più o meno il 5% rispetto ai

corrispondenti parametri determinati con l’applicazione dei pertinenti riferimenti nazionali.

La predetta garanzia è fornita attraverso una verifica e dichiarazione resa da:

- CTI ed UNI per gli strumenti che hanno come riferimento i metodi di cui al paragrafo 5.1

e 5.2, punto 1;

- CNR, ENEA per gli strumenti che hanno come riferimento i metodi di cui al paragrafo

5.2, punti 2 e 3.

Nelle more del rilascio della dichiarazione di cui sopra, la medesima è sostituita da

autodichiarazione del produttore dello strumento di calcolo, in cui compare il riferimento

della richiesta di verifica e dichiarazione avanzata dal predetto soggetto ad uno degli

organismi pubblici nazionali citati.

5.1 Metodo calcolato di progetto

Per il calcolo degli indici di prestazione energetica dell’edificio per la climatizzazione

invernale (EPi) e per la produzione dell’acqua calda sanitaria (EPacs), attuativo del “Metodo

calcolato di progetto o di calcolo standardizzato” di cui al punto 1 del paragrafo 4, si fa

riferimento alle metodologie di calcolo definite ai sensi dell’articolo 4, comma 1, lettere a) e

b), del decreto legislativo, e precisamente alle norme della serie UNI/TS 11300 e loro

successive modificazione e integrazioni. Di seguito si riportano le norme a oggi disponibili:

a) UNI/TS 11300 – 1 Prestazioni energetiche degli edifici – Parte 1: Determinazione del

fabbisogno di energia termica dell’edificio per la climatizzazione estiva ed invernale;

b) UNI/TS 11300 – 2 Prestazioni energetiche degli edifici – Parte 2: Determinazione del

fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione invernale e per la

produzione di acqua calda sanitaria;

In particolare:

- la norma tecnica di cui alla lettera a) definisce il metodo di calcolo della prestazione

energetica dell’involucro edilizio per il riscaldamento ed il raffrescamento;

- la norma tecnica di cui alla lettera b), a partire dalla prestazione dell’involucro edilizio,

permette di calcolare la prestazione del sistema edificio-impianti in relazione allo

specifico impianto termico installato. A oggi queste norme permettono il calcolo per il

riscaldamento invernale e per la produzione di acqua calda sanitaria e non per il

raffrescamento estivo.

Il corrispondente foglio di calcolo, che costituisce il riferimento applicativo delle predette

norme, e significativi esempi numerici, sono reperibili sul sito internet del CTI a partire

dall’entrata in vigore del presente provvedimento.

Questa procedura è applicabile a tutte le tipologie edilizie degli edifici nuovi ed esistenti

indipendentemente dalla loro dimensione.

5.2 Metodi di calcolo da rilievo sull’edificio

Per il calcolo degli indici di prestazione energetica dell’edificio per la climatizzazione

invernale (EPi) e per la produzione dell’acqua calda sanitaria (EPacs), attuativo del “Metodo

di calcolo da rilievo sull’edificio” di cui al punto 2 del paragrafo 4, sono previsti i seguenti

tre livelli di approfondimento.

1. In merito al metodo di cui al punto 2i, per il calcolo degli indici di prestazione energetica

dell’edificio per la climatizzazione invernale (EPi) e per la produzione dell’acqua calda

sanitaria (EPacs), si fa riferimento alle norme tecniche di cui al paragrafo 5.1 e alle

relative semplificazioni previste per gli edifici esistenti. Infatti le predette norme

5

prevedono, per gli edifici esistenti, modalità di determinazione dei dati descrittivi

dell’edificio e degli impianti sotto forma di abachi e tabelle in relazione, ad esempio, alle

tipologie e all’anno di costruzione.

Questa procedura è applicabile a tutte le tipologie edilizie degli edifici esistenti

indipendentemente dalla loro dimensione.

2. In merito alla metodologia di cui al punto 2ii del paragrafo 4, per il calcolo degli indici di

prestazione energetica dell’edificio per la climatizzazione invernale (EPi) e per la

produzione dell’acqua calda sanitaria (EPacs), si fa riferimento al metodo di calcolo

DOCET, predisposto da CNR ed ENEA, sulla base delle norme tecniche di cui al

paragrafo 5.1, il cui software applicativo è disponibile sui siti internet del CNR e

dell’ENEA.

Questa procedura è applicabile agli edifici residenziali esistenti con superficie utile fino a

2

3000 m .

3. In merito alla metodologia di cui al punto 2iii del paragrafo 4, per il calcolo dell’indice di

prestazione energetica dell’edificio per la climatizzazione invernale (EPi) si utilizza

come riferimento il metodo semplificato di cui all’allegato 2, mentre per il calcolo

dell’indice energetico per la produzione dell’acqua calda sanitaria (EPacs) alle norme

UNI/TS 11300 per la parte semplificata relativa agli edifici esistenti;

Questa procedura è applicabile agli edifici residenziali esistenti con superficie utile fino a

2 .

1000 m

Ai fini delle presenti Linee guida sono edifici residenziali gli edifici classificati E1, in base

alla destinazione d’uso, all’articolo 3, del decreto del Presidente della Repubblica 26 agosto

1993, n. 412, con l’esclusione di collegi, conventi, case di pena e caserme.

Nell’allegato 3 si riporta una tabella riepilogativa sull’utilizzo delle metodologie di calcolo

delle prestazione energetica in relazione agli edifici interessati e ai servizi energetici da

valutare.

6. Valutazione qualitativa delle caratteristiche dell’involucro edilizio volte a contenere

il fabbisogno per la climatizzazione estiva. Riferimenti nazionali.

In considerazione della rilevanza crescente dei consumi per il raffrescamento degli edifici e

per non fornire valutazioni fuorvianti circa la qualità energetica dell’edificio nei casi in cui,

anche per le particolari condizioni climatiche, l’esposizione al calore e l’attitudine a

trattenerlo possono determinare condizioni gravose per la prestazione energetica in estate, si

ritiene utile tenere conto di questi aspetti pure nelle more della predisposizione di norme

tecniche consolidate in materia di impianti per la climatizzazione estiva.

A tal fine, a far data dal 1 luglio 2008, per la valutazione della qualità termica estiva

dell’involucro edilizio sono riferimenti nazionali le metodologie di cui ai paragrafi 6.1 e 6.2,

in relazione alle procedure utilizzate per la determinazione degli indici di prestazione

energetica di cui al paragrafo 4.

L’indicazione della qualità termica estiva dell’involucro edilizio deve essere riportata negli

attestati di qualificazione e certificazione energetica.

In assenza di un quadro di normativa tecnica sperimentato e consolidato, in materia di

climatizzazione estiva degli edifici, che, al momento, rende difficile la definizione di

specifici metodi semplificati e ritenuto che, ancorché qualitativi, i metodi di valutazione

indicati ai successivi paragrafi 6.1 e 6.2 non presentano le condizioni di semplicità e di

minimizzazione degli oneri disposti all’articolo 6, comma 9, del decreto legislativo, la

valutazione di cui al presente paragrafo è resa in ogni caso facoltativa nella certificazione di

2

,

singole unità immobiliari ad uso residenziale di superficie utile inferiore o uguale a 200 m

che per la determinazione dell’indice di prestazione energetica per la climatizzazione

invernale utilizzino il metodo semplificato di cui al paragrafo 5.2, punto 3. 6

In assenza della predetta valutazione, all’unità immobiliare viene attribuita una qualità

prestazionale corrispondente al livello “V” delle tabelle di cui ai paragrafi 6.1 e 6.2 .

6.1 Metodo basato sulla determinazione dell’indice di prestazione termica dell’edificio

per il raffrescamento (EPe,invol)

Congiuntamente all’applicazione delle metodologie di cui al paragrafo 5.1 e al paragrafo 5.2,

punti 1 e 2, sia in applicazione di disposizioni legislative che per scelta di utilizzo, si procede

alla determinazione dell’indice di prestazione termica dell’edificio per il raffrescamento

2

(EPe,invol), espresso in kWh/m anno, pari al rapporto tra il fabbisogno di energia termica

per il raffrescamento dell’edificio (energia richiesta dall’involucro edilizio per mantenere

negli ambienti interni le condizioni di comfort, non tiene conto dei rendimenti dell’impianto

che fornisce il servizio e quindi non è energia primaria) e la superficie calpestabile del

volume climatizzato. Il riferimento nazionale per il calcolo del fabbisogno di energia termica

per il raffrescamento, direttamente o attraverso il metodo DOCET del CNR/ENEA, sono le

norme tecniche di cui al paragrafo 5.1, e, a oggi, per il caso specifico la seguente norma

tecnica e sue successive modificazioni e integrazioni:

UNI/TS 11300 – 1 Prestazioni energetiche degli edifici – Parte 1: Determinazione del

fabbisogno di energia termica dell’edificio per la climatizzazione estiva ed invernale;

Sulla base dei valori assunti dal parametro EPe,invol, calcolati con la predetta metodologia,

si definisce la seguente classificazione, valida per tutte le destinazioni d’uso:

EPe,invol Prestazioni Qualità

2

(kWh/m anno) prestazionale

EPe,invol < 10 ottime I

10< EPe,invol < 20 buone II

20< EPe,invol < 30 medie III

30< EPe,invol < 40 sufficienti IV

EPe,invol > 40 mediocri V

6.2 Metodo basato sulla determinazione di parametri qualitativi

Congiuntamente all’applicazione delle metodologie di cui al paragrafo 5.2, punto 3, e con le

limitazioni ivi previste, in alternativa alla metodologia di cui al paragrafo 6.1, si può

procedere alla determinazione di indicatori quali: lo sfasamento (S), espresso in ore, ed il

fattore di attenuazione (fa), coefficiente adimensionale. Il riferimento nazionale per il calcolo

dei predetti indicatori è la norma tecnica UNI EN ISO 13786, dove i predetti parametri

rispondono rispettivamente alle seguenti definizioni:

a) fattore di attenuazione o fattore di decremento è il rapporto tra il modulo della

trasmittanza termica dinamica e la trasmittanza termica in condizioni stazionarie.

b) sfasamento è il ritardo temporale tra il massimo del flusso termico entrante nell’ambiente

interno ed il massimo della temperatura dell’ambiente esterno.

Sulla base dei valori assunti da tali parametri si definisce la seguente classificazione valida

per tutte le destinazioni d’uso:

Sfasamento Attenuazione Prestazioni Qualità

(ore) prestazionale

S> 12 Fa<0,15 ottime I

12 >S > 10 0,15<fa<0,30 buone II

10 >S > 8 0,30<fa<0,40 medie III

8 >S > 6 0,40<fa<0,60 sufficienti IV

6>S 0,60<fa mediocri V 7

Nei casi in cui le coppie di parametri caratterizzanti l’edificio non rientrano coerentemente

negli intervalli fissati in tabella, per la classificazione prevale il valore dello sfasamento.

7. Metodologia di classificazione degli edifici

L’attestato di certificazione energetica degli edifici, con l’attribuzione di specifiche classi

prestazionali, è strumento di orientamento del mercato verso gli edifici a migliore

rendimento energetico, permette ai cittadini di valutare la prestazione energetica dell’edificio

di interesse e di confrontarla con i valori tecnicamente raggiungibili, in un bilancio

costi/benefici.

Le esperienze in atto a livello internazionale ed europeo, i provvedimenti adottati in

argomento da parte di alcune Regioni e Province Autonome dimostrano che esistono diversi

sistemi di classificazione energetica degli edifici, che possono coprire anche aspetti di

sostenibilità ambientali.

Nel seguito è indicata la metodologia di classificazione che si ritiene più efficace per il

raggiungimento degli obiettivi posti dalla direttiva 2002/91/CE in relazione al patrimonio

edilizio nazionale valutato nella sua globalità territoriale.

7.1 Rappresentazione delle prestazioni, struttura della scala delle classi e soglia di

riferimento legislativo

In merito alla rappresentazione delle prestazioni energetiche globali e parziali dell’edificio, si

ritiene opportuno, per la massima efficacia comunicativa, affiancare ad una rappresentazione

grafica diretta delle predette prestazioni, conforme al punto 3 degli allegati 6 e 7

(comprensiva quindi dell’indicazione della prestazione raggiungibile con la realizzazione

degli interventi di riqualificazione raccomandati) un sistema di valutazione basato su classi.

La classe energetica globale dell’edificio è l’etichetta di efficienza energetica attribuita

all’edificio sulla base di un intervallo convenzionale di riferimento all’interno del quale si

colloca la sua prestazione energetica complessiva. La classe energetica è contrassegnata da

una lettera. Possono coesistere delle maggiori specificazioni all’interno della stessa classe (a

titolo esemplificativo classe B, B+).

Le classe energetica globale dell’edificio comprende sottoclassi rappresentative dei singoli

servizi energetici certificati: riscaldamento, raffrescamento, acqua calda sanitaria e

illuminazione.

Per la classificazione della prestazione relativa al servizio di climatizzazione invernale,

tenendo conto dell’evoluzione normativa (che prevede nuovi requisiti minimi concernenti gli

edifici di nuova costruzione a partire dal 1 gennaio 2008 e dal 1 gennaio 2010), è stato posto

il requisito minimo fissato a partire dal 2010 quale limite di separazione tra le classi C e D

(soglia di riferimento legislativo).

In considerazione del livello medio di efficienza del parco immobiliare nazionale e

soprattutto per stimolare interventi di riqualificazione diffusi, che possano concretizzarsi

agevolmente in passaggi di classe, si ritiene opportuno, avere a disposizione un congruo

numero di classi, soprattutto al di sopra della soglia di riferimento legislativo.

A tali esigenze si può rispondere con classi identificate dalle lettere dalla A alla G, nel senso

di efficienza decrescente, con l’introduzione di una classe A+ (relativamente alla

prestazione globale e a quelle concernenti la climatizzazione invernale ed estiva).

7.2 Classi energetiche e prestazione energetica globale

La scelta del sistema di classificazione degli edifici in base alle loro prestazioni energetiche,

pur nella sua inevitabile convenzionalità, rappresenta certamente un aspetto importante per

l’efficacia e la correttezza delle informazioni fornite ai cittadini. 8

A tal fine si ritiene opportuno che il certificato energetico esprima il confronto della

prestazione energetica globale propria dell’edificio:

EPgl= EPi + EPacs + EPe + EPill (1)

con “n” classi di riferimento, i cui limiti inferiori sono determinati attraverso la seguente

espressione:

EPgl (CLASSE) = K EPi + EPacs + K EPe + EPill (2)

(2010)

n 1 n L n 2 n L n

dove:

e K sono dei parametri adimensionali;

K

1n 2n

EPi è il limite massimo ammissibile dell’indice di prestazione energetica per la

(2010)

L

climatizzazione invernale in vigore a partire dal 1 gennaio 2010.

I significati degli altri simboli sono riportati al paragrafo 3.

Come già detto al paragrafo 3, si avvia la certificazione energetica limitando la valutazione

dell’indice di prestazione EP ai servizi di climatizzazione invernale e produzione di acqua

calda sanitaria.

In tal caso le precedenti espressioni (1) e (2) diventano rispettivamente:

EPgl= EPi + EPacs (3)

EPgl (CLASSE) = K EPi + EPacs (4)

(2010)

n 1 n L n

Nell’allegato 4 si riportano le scale delle classi energetiche per le prestazioni parziali e

globale, questa ultima, indicata al punto 3 del predetto allegato, definita con l’espressione

(4), con cui confrontare la prestazione energetica globale propria dell’edificio, calcolata con

l’espressione (3).

7.3. Climatizzazione invernale dell’edificio

Il sistema di classificazione nazionale, relativo alla climatizzazione invernale, è definito sulla

base dei limiti massimi ammissibili del corrispondente indice di prestazione energetica in

vigore a partire dal 1 gennaio 2010 (EPi ), di cui alle tabelle 1.3 e 2.3 dell’allegato C al

L(2010)

decreto legislativo, e quindi parametrato al rapporto di forma dell’edificio e ai gradi giorno

della località dove lo stesso è ubicato.

Un sistema così definito:

- è pienamente coerente con le finalità di cui al paragrafo 1;

- garantisce la stessa classe a tutti gli edifici, anche di diversa tipologia, che rispettano i

limiti del decreto legislativo (EPi ), in pari misura, ponendoli in maniera certa al di sopra

L

della soglia di riferimento;

- permette una politica energetica degli edifici basata su una corretta comunicazione ai

cittadini, su incentivi e premialità, facilmente integrabili o cumulabili tra loro, a partire

dal rispetto degli obblighi di legge e con l’utilizzo delle classi;

- assicura piena coerenza tra la metodologia di calcolo dell’indice di prestazione energetica

EPi e l’attribuzione della classe energetica.

Al punto 1 dell’allegato 4 si riporta la scala nazionale di classi espressione della prestazione

energetica per la climatizzazione invernale.

Al fine di fornire all’utente tutte le informazioni necessarie per individuare i provvedimenti

atti migliorare le prestazioni energetiche, nell’attestato di certificazione devono essere

riportati, oltre all’indice di prestazione energetica dell’edificio (energia primaria specifica),

9

quelli relativi alle prestazioni parziali, quali il fabbisogno energetico dell’involucro e il

rendimento medio stagionale dell’impianto.

Si richiama l’attenzione sul fatto che nel costruire la scala di confronto, per gli edifici

2

residenziali gli indici di prestazione sono espressi in kWh/m anno, mentre per residenze

3

collettive o edifici non residenziali, i medesimi indici sono espressi in kWh/m anno.

Nell’ambito di quanto disposto all’articolo 4 del presente decreto, nel contesto delle

specifiche realtà regionali possono essere adottati altri sistemi di classificazione in

conformità all’articolo 7 della direttiva 2002/91/CE e dei principi generali fissati dal decreto

legislativo.

Ai fini di tutela degli interessi degli utenti, di cui al comma 1, dell’articolo 3 del presente

decreto, è essenziale assicurare un livello di confrontabilità delle prestazioni degli edifici su

tutto il territorio nazionale. La predetta confrontabilità è garantita dalla rappresentazione

grafica, eventualmente aggiuntiva, di cui ai punti 3 e 4, degli allegati 6 e 7.

7.4. Preparazione dell’acqua calda per usi igienici e sanitari

La prestazione energetica, rappresentata dal relativo indice per la preparazione dell’acqua

calda per usi igienici e sanitari (EPacs), in chilowattora per metro quadrato di superficie utile

2

dell’edificio per anno (kWh/m anno), viene messa a confronto con una scala di valori

costituenti le classi energetiche.

Al punto 2 dell’allegato 4 si riporta la scala nazionale delle classi, espressione della

prestazione energetica per la preparazione dell’acqua calda per usi igienici e sanitari,

determinata sulla base di considerazioni tecnico-economiche.

7.5. Certificazione di edifici e di singoli appartamenti (climatizzazione invernale)

Per gli edifici residenziali la certificazione energetica riguarda il singolo appartamento. Nel

caso di una pluralità di unità immobiliari in edifici multipiano, o con una pluralità di unità

immobiliari in linea, si potrà prevedere, in generale, una certificazione originaria comune per

unità immobiliari che presentano caratteristiche di ripetibilità logistica e di esposizione,

(piani intermedi), sia nel caso di impianti centralizzati che individuali, in questo ultimo caso

a parità di generatore di calore per tipologia e potenza.

Per i predetti edifici, si può quindi prevedere:

a) in presenza impianti termici autonomi o centralizzati con contabilizzazione del calore, un

certificato per ogni unità immobiliare determinato con l’utilizzo del rapporto di forma

proprio dell’appartamento considerato (Lo stesso che si utilizza per la determinazione

dell’indice di prestazione energetica limite EP );

Li

b) in presenza di impianti centralizzati privi di sistemi di regolazione e contabilizzazione del

calore, l’indice di prestazione energetica per la certificazione dei singoli alloggi è

ricavabile ripartendo l’indice di prestazione energetica (EP i) dell’edificio nella sua

L

interezza in base alle tabelle millesimali relative al servizio di riscaldamento;

c) in presenza di appartamenti serviti da impianto centralizzato che si diversifichino dagli

altri per l’installazione di sistemi di regolazione o per la realizzazione di interventi di

risparmio energetico, si procede conformemente al punto a). In questo caso per la

determinazione dell’indice di prestazione energetica si utilizzano i parametri di

rendimento dell’impianto comune, quali quelli relativi a produzione, distribuzione,

emissione e regolazione, ove pertinenti.

A tal fine è fatto obbligo agli amministratori degli stabili di fornire ai condomini le

informazioni e i dati necessari.

8. Procedura di certificazione energetica degli edifici

La certificazione va richiesta, a proprie spese, dal titolare del titolo abilitativo a costruire,

comunque denominato, o dal proprietario, o dal detentore dell’immobile, ai Soggetti

10

certificatori riconosciuti ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica di cui

all’articolo 4, comma 1, lettera c), del decreto legislativo, con le disposizioni, ivi previste,

per assicurare indipendenza ed imparzialità di giudizio dei medesimi soggetti nei differenti

casi di edifici nuovi od esistenti.

La procedura di certificazione energetica degli edifici comprende il complesso di operazioni

svolte dai Soggetti certificatori ed in particolare:

1. l’esecuzione di una diagnosi, o di una verifica di progetto, finalizzata alla determinazione

della prestazione energetica dell’immobile e all’individuazione degli interventi di

riqualificazione energetica che risultano economicamente convenienti:

a) il reperimento dei dati di ingresso, relativamente alle caratteristiche climatiche della

località, alle caratteristiche dell’utenza, all’uso energetico dell’edificio e alle

specifiche caratteristiche dell’edificio e degli impianti, avvalendosi, in primo luogo

dell’attestato di qualificazione energetica;

b) la determinazione della prestazione energetica mediante applicazione di appropriata

metodologia, secondo quanto indicato ai precedenti paragrafi 4 e 5, relativamente a

tutti gli usi energetici, espressi in base agli indici di prestazione energetica EP totale e

parziali;

c) l’individuazione delle opportunità di intervento per il miglioramento della

prestazione energetica in relazione alle soluzioni tecniche proponibili, ai rapporti

costi-benefici e ai tempi di ritorno degli investimenti necessari a realizzarle;

2. la classificazione dell’edificio in funzione degli indici di prestazione energetica di cui

alla lettera b), del punto 1, e il suo confronto con i limiti di legge e le potenzialità di

miglioramento in relazione agli interventi di riqualificazione individuati;

3. il rilascio dell’attestato di certificazione energetica.

Le modalità esecutive della diagnosi di cui al punto 1 possono essere diverse e commisurate

al livello di complessità della metodologia di calcolo utilizzata per la valutazione della

prestazione energetica, come precisato al paragrafo 4.

Il richiedente il servizio di certificazione energetica può, ai sensi dell’articolo 6, comma 2bis,

del decreto legislativo, rendere disponibili a proprie spese i dati relativi alla prestazione

energetica dell’edificio o dell’unità immobiliare. Lo stesso può richiedere il rilascio

dell’attestato di certificazione energetica sulla base di:

- un attestato di qualificazione energetica relativo all’edificio o alla unità immobiliare

oggetto di certificazione, anche non in corso di validità, evidenziando eventuali interventi

su edifici ed impianti eseguiti successivamente;

- le risultanze di una diagnosi energetica effettuata da tecnici abilitati con modalità

coerenti con i metodi di valutazione della prestazione energetica attraverso cui si intende

procedere.

Il Soggetto certificatore è tenuto ad utilizzare e valorizzare i documenti sopra indicati (ed i

dati in essi contenuti), qualora esistenti e resi disponibili dal richiedente. L’attestato di

qualificazione e la diagnosi predetti, in considerazione delle competenze e delle

responsabilità assunte dai firmatari degli stessi, sono strumenti che favoriscono e

semplificano l’attività del Soggetto certificatore e riducono l’onere a carico del richiedente.

In particolare l’attestato di qualificazione, di cui al comma 2, dell’articolo 8, del decreto

legislativo, è obbligatorio per gli edifici di nuova costruzione e per gli interventi ricadenti

nell’ambito di applicazione di cui all’articolo 3, comma 2, lettere a), b) e c), del medesimo

decreto legislativo, in questo ultimo caso limitatamente alle ristrutturazioni totali. L’attestato

di qualificazione energetica deve essere predisposto da un tecnico abilitato non

necessariamente estraneo alla proprietà, alla progettazione o alla realizzazione dell’edificio.

L’attestato di qualificazione energetica degli edifici si differenzia da quello di certificazione,

essenzialmente per i soggetti che sono chiamati a redigerlo e per l’assenza dell’attribuzione

11

di una classe di efficienza energetica all’edificio in esame (solamente proposta dal tecnico

che lo redige).

Al di fuori di quanto previsto dall’articolo 8, comma 2, del decreto legislativo l’attestato di

qualificazione energetica è facoltativo e può essere predisposto dall’interessato al fine di

semplificare il successivo rilascio della certificazione energetica.

Uno schema di attestato di qualificazione energetica, con i suoi contenuti minimi è riportato

nell’allegato 5.

Entro i quindici giorni successivi alla consegna al richiedente dell’attestato di certificazione

energetica, il Soggetto certificatore trasmette copia del certificato alla Regione o Provincia

autonoma competente per territorio.

Nel caso di edifici di nuova costruzione o di interventi ricadenti nell’ambito di applicazione

di cui all’articolo 3, comma 2, lettere a), b) e c), del medesimo decreto legislativo, in questo

ultimo caso limitatamente alle ristrutturazioni totali, la nomina del Soggetto certificatore

avviene prima dell’inizio dei lavori.

Nei medesimi casi, qualora fossero presenti, a livello regionale o locale, incentivi legati alla

qualità energetica dell’edificio (bonus volumetrici, ecc.), la richiesta dell’attestato di

certificazione energetica può essere resa obbligatoria prima del deposito della richiesta di

autorizzazione edilizia.

In tali ambiti, al fine di consentire controlli in corso d’opera, può essere previsto che il

direttore dei lavori segnali al Soggetto certificatore le varie fasi della costruzione

dell’edificio e degli impianti, rilevanti ai fini delle prestazioni energetiche dell’edificio.

Il Soggetto certificatore, nell’ambito della sua attività di diagnosi, verifica o controllo, può

procedere alle ispezioni e al collaudo energetico delle opere, avvalendosi, ove necessario di

tecniche strumentali.

Le condizioni e le modalità attraverso cui è stata effettuata la valutazione della prestazione

energetica di un edificio o di una unità immobiliare viene indicata esplicitamente nel relativo

attestato, anche ai fini della determinazione delle conseguenti responsabilità.

Schemi di attestato di certificazione energetica, con i suoi contenuti minimi sono riportati

negli allegati 6 ed 7, rispettivamente per edifici residenziali e non residenziali.

9. Autodichiarazione del proprietario 2

Per gli edifici di superficie utile inferiore o uguale a 1000 m e ai soli fini di cui al comma

1bis, dell’articolo 6, del decreto legislativo, mantenendo la garanzia di una corretta

informazione dell’acquirente, il proprietario dell’edificio, consapevole della scadente qualità

energetica dell’immobile, può scegliere di ottemperare agli obblighi di legge attraverso una

sua dichiarazione in cui afferma che:

- l’edificio è di classe energetica G;

- i costi per la gestione energetica dell’edificio sono molto alti;

Entro quindici giorni dalla data del rilascio di detta dichiarazione, il proprietario ne trasmette

copia alla Regione o Provincia autonoma competente per territorio. 12

ALLEGATO 1

(Allegato A, paragrafo 2)

Indicazioni per il calcolo della prestazione energetica di edifici non

dotati di impianto di climatizzazione invernale e/o di produzione di

acqua calda sanitaria

1. In assenza di impianti termici, come definiti al comma 14, dell’allegato A, al decreto legislativo,

per la climatizzazione invernale e/o la produzione di acqua calda sanitaria e quindi

nell’impossibilità di poter determinare le conseguenti prestazioni energetiche e l’energia

primaria utilizzata dall’edificio, per tutti gli edifici delle categorie di cui all’articolo 3, del

decreto Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412, si procede con le seguenti modalità.

a) Climatizzazione invernale

i. In presenza di edifici che hanno un indice di prestazione dell’involucro edilizio

maggiore del valore limite riportato nelle seguenti tabelle 1 e 2, in funzione della fascia

climatica, rispettivamente per edifici ad uso residenziale e non residenziale, con

l’esclusione degli edifici industriali (categoria E.8), in considerazione del concetto di

certificazione della prestazione basato sull’ipotesi di utilizzo convenzionale e standard

dell’edificio in esame, si presume che le condizioni di comfort invernale siano raggiunte

grazie ad apparecchi alimentati dalla rete elettrica.

Il valore di riferimento per la conversione tra kWh elettrici e MJ è definito con apposito

provvedimento dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, al fine di tener conto

dell’efficienza media di produzione del parco termoelettrico, e suoi successivi

aggiornamenti.

ii. In presenza di edifici che hanno un indice di prestazione dell’involucro edilizio non

superiore al valore limite riportato nelle seguenti tabelle 1 e 2, in funzione della fascia

climatica, rispettivamente per edifici ad uso residenziale e non residenziali, con

l’esclusione degli edifici industriali (categoria E.8), si presume un rendimento globale

medio stagionale dell’impianto termico pari al valore calcolato con la formula riportata

al comma 5, dell’allegato C, del decreto legislativo. Per l’applicazione della predetta

formula, in luogo della potenza utile nominale del generatore si utilizza la potenza

richiesta dall’edificio calcolata secondo la norma UNI EN 12831 (carico invernale).

iii. In presenza di edifici industriali (categoria E.8) che non rispettino i pertinenti valori

limite di trasmittanza delle pareti, opache e trasparenti, di cui ai decreti di cui all’articolo

4, comma 1, lettere a) e b), del decreto legislativo, in considerazione del concetto di

certificazione della prestazione basato sull’ipotesi di utilizzo convenzionale e standard

dell’edificio in esame, si presume che le condizioni di comfort invernale siano raggiunte

grazie ad apparecchi alimentati dalla rete elettrica.

Il valore di riferimento per la conversione tra kWh elettrici e MJ è definito con apposito

provvedimento dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, al fine di tener conto

dell’efficienza media di produzione del parco termoelettrico, e suoi successivi

aggiornamenti.

iv. In presenza di edifici industriali (categoria E.8) che rispettino i pertinenti valori limite di

trasmittanza delle pareti, opache e trasparenti, di cui ai decreti di cui all’articolo 4,

comma 1, lettere a) e b), del decreto legislativo, si presume un rendimento globale medio

stagionale dell’impianto termico pari al valore calcolato con la formula riportata al

comma 5, dell’allegato C, del decreto legislativo. Per l’applicazione della predetta

formula, in luogo della potenza utile nominale del generatore si utilizza la potenza

richiesta dall’edificio calcolata secondo la norma UNI EN 12831 (carico invernale).


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DESCRIZIONE DISPENSA

Normativa ufficiale per la certificazione energetica degli edifici. Decreto Ministeriale 26/6/2009. Ministero dello Sviluppo Economico. Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici (G.U. 10/7/2009 n. 158 – in vigore dal 25/7/2009). Testo delle Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici, con tabelle esplicative.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia e conservazione dei beni architettonici e ambientali
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fisica Tecnica Ambientale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Mediterranea - Unirc o del prof Tripodi Domenico.

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