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Massimo Lo Cicero

l’esterno, allargando il dualismo tra quelle aree e le rimanenti aree del

Paese.

Esiste, insomma, una sorta di inerzia dinamica che esaspera il duali-

smo in presenza di uno scarto sistematico tra produttività aziendale e

produttività di sistema nelle singole regioni italiane.

I risultati del volume di cui discutiamo confermano sia la persistenza

nel tempo, dal 1995 al 2005, dei segni, di credito o debito, nelle bilance

dei pagamenti regionali, sia la correlazione tra regioni importatrici dalle

altre regioni e regioni importatrici dal resto del mondo. E anche della

medesima correlazione tra regioni esportatrici verso altre regioni italia-

ne e regioni esportatrici verso il resto del mondo .

13

Si rimanda il lettore alla interessante mole di dati esposti nel volume

di cui si discute in questo scritto. Si qui offre una sintesi della dimensio-

ne degli intrecci che si creano tra le posizioni di credito e quelle di debi-

to sia nella relazione tra le regioni italiane sia nella relazione tra le regio-

ni italiane e il resto del mondo. Tutti i dati che si espongono rappresen-

tano l’interscambio commerciale relativo alla media annuale dei valori

osservati nel biennio 2004-2005. I valori rappresentano miliardi di euro.

Si tratta degli ultimi due anni della serie analizzata nel volume, che si ri-

regione in cui risiede l’impresa. Un regione importatrice netta, per motivi di scarsa

produttività di sistema, impone alle imprese, che scelgono l’opzione della integrazione

verticale, una soluzione che dilata la inefficienza media del sistema e ne aumenta, come

si era detto nel testo, la perdita di competitività sul mercato internazionale. Si apre una

spirale involutiva e si chiude la strada della crescita per quella regione: ferma restando

la sua dipendenza finanziaria dalle altre regioni, o dalla intermediazione fiscale della

pubblica amministrazione, per quanto riguardi la mera riproduzione del circuito delle

reddito e della spesa su livelli anche solo identici a quelli del periodo temporale

precedente. Il permanere di un simile stato delle cose impedirebbe ogni forma di

federalismo fiscale in senso stretto: una economia con queste caratteristiche non può

rimanere stabile, e non può assolutamente crescere, senza un apporto netto di risorse

reali dall’esterno.

D’altra parte un caso simile, ma riprodotto su scala allargata alla dimensione dell’Unione

13

Europea, esiste tra la Germania, esportatrice netta rispetto all’Unione Europea e le

economie dei paesi dell’Europa latina, singolarmente considerati. Si veda l’appendice

della relazione annuale sullo stato dell’economia italiana per l’anno 2009, precisamente

il capitolo 3 della parte relativa all’economia internazionale e il capitolo 12 di quella

relativa al’economia italiana:

http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/relann/rel09/rel09it.

766 Cause e conseguenze della trasformazione dell’economia meridionale in una “pentola bucata”

ferisce al decennio 1995-2005. La Lombardia presenta un verso

deficit

l’estero di 27,2 e un surplus di 70,5 sull’interno. Senza le vendite nelle

regioni meridionali peggiorerebbe la sua posizione commerciale com-

plessiva, ma si ridurrebbe anche il volume di spesa interna e, di conse-

guenza, il tasso di crescita della regione. Non è possibile dire quanta

parte di quelle vendite si potrebbero canalizzare verso l’estero, chiu-

dendo la posizione di deficit o ribaltandola in una posizione di surplus,

perché dovremmo considerare la natura e il prezzo delle merci e dei

servizi ceduti. Anche il confronto tra vendere in Italia e vendere nei pae-

si che adottano l’euro non sarebbe facile per la diversità dei poteri di ac-

quisto osservabili nonostante la presenza della medesima valuta per de-

nominare il prezzo delle stesse prestazioni nei vari mercati locali pre-

senti nell’economia italiana ed in quella europea.

Il Veneto presenta un surplus sull’estero di 5,4 e un sull’inter-

surplus

no di 2: è una regione esportatrice netta a tutti gli effetti e si collega, come

è noto, ai mercati dell’economia tedesca grazie a un collaudato sistema di

accordi e di relazioni commerciali tra le imprese locali e tra le imprese lo-

cali e quelle europee. Il Piemonte presenta una posizione invertita rispet-

to a quella della Lombardia: un verso l’estero di 5,9 nonostante un

surplus

deficit verso le regioni italiane di 5,4. Una spiegazione potrebbe essere

trovata nella esistenza di sistemi di filiera tra le imprese piemontesi e quel-

le meridionali che generano flussi commerciali intraregionali.

La Campania presenta un di 0,4 sull’estero ma anche un

surplus defi-

di 18,9 sull’interno. È una “pentola bucata” nel senso stretto del ter-

cit

mine: compra beni e servizi da altre regioni pur avendo una piccola ri-

dotta capacità di esportazione verso l’estero. I trasferimenti di reddito

alle imprese e dalle famiglie defluiscono dal mercato regionale che ve-

de ridursi la dimensione della domanda effettiva locale in presenza di

una rilevante disoccupazione. Non deve essere sottovalutato, in questo

caso, lo scarto tra la dimensione della popolazione e quella del reddito

rispetto al totale nazionale: la popolazione della Campania si adegua al

10% di quella nazionale, mentre il suo reddito osservabile si colloca po-

co sopra il 6% di quello nazionale. Nelle regioni meridionali, insomma,

la Campania è la più rilevante sotto il profilo demografico. L’analisi della

bilancia dei pagamenti sconta la opacità dell’economia sommersa, che

767

Massimo Lo Cicero

si compone di economia criminale ma non solo di quella. Le transazioni

sommerse generano sia un effetto sul saldo tra esportazioni e importa-

zioni sia un rilevante effetto sul saldo tra spesa pubblica e tassazione. La

seconda si allarga perché alcune persone appaiono come bisognose di

servizi e trasferimenti e sono solo evasori, più o meno rilevanti. La pre-

senza degli evasori riduce il gettito delle imposte e delle tasse e, dun-

que, il saldo della politica fiscale (G-T) si allarga perché si riduce il getti-

to e si incrementa la spesa. Il vincolo della identità contabile, il fatto che

lo scarto tra risparmio e investimento debba essere uguale al saldo cor-

rente della bilancia dei pagamenti e al saldo tra spesa pubblica e prelie-

vo fiscale, risulta molto alterato nella sua rilevazione al crescere delle di-

mensioni dell’economia sommersa ed illegale. Anche la significatività

dei valori osservato ne risulta compromessa, per certi versi.

La Calabria presenta un doppio 0,2 sull’estero e 8,4 sulle re-

deficit:

gioni italiane. La Sicilia, infine, presenta un verso l’estero di 10 e

deficit

uno, del medesimo ordine di grandezza, sull’interno pari a 11.

L’economia siciliana è una “pentola bucata” che acquista beni e ser-

vizi, in termini di saldo netto finale, sia sul mercato delle regioni italiane

sia su quello delle nazioni diverse dall’Italia stessa.

Come si vede da tutte le combinazioni tra i due saldi, che sono state

riportate, questi sei casi rappresentano la tipologia possibile e la pola-

rizzazione tra le due Italie del fenomeno di cui si discute.

L’insieme delle osservazioni riportate ci indica anche le tre dimen-

sioni della politica economica che sono immediatamente collegabili a

queste fenomenologie: la politica della crescita; la spinta verso una poli-

tica fiscale che sia gestita in termini federali alla scala amministrativa

delle regioni italiane ; la politica di contrasto all’evasione fiscale e quel-

14

“Cova sotto la cenere una questione sociale. Il Sud che già ora è un focolaio di rivolte –

14

quando, con il federalismo fiscale, dovrà farcela, e scoprirà che non ce la fa, con le proprie

forze – minaccerà di diventare per la nostra Repubblica, ciò che è stata l’Algeria per la Quarta

Repubblica francese, la causa scatenante della sua crisi; il Nord – se scoprirà che il Fondo

di perequazione del federalismo solidale altro non sarà che la prosecuzione

dell’assistenzialismo al Sud – ripiomberà nella volgia secessionista, che si sommerà alla causa

scatenante meridionale nel provocare la crisi”. Scrive con grande lucidità Piero Ostellino

nell’editoriale, del “Corriere della Sera” il 15 novembre 2010.

Il ribaltone per favore no,

768 Cause e conseguenze della trasformazione dell’economia meridionale in una “pentola bucata”

la, convergente e complementare, della promozione di opportunità alle

imprese sommerse, ma non “criminali”, perché possano emergere dalla

propria condizione opaca di gestione.

Rimane evidente come tutte le regioni meridionali, ma anche la Val

d’Aosta, il Trentino, e le Marche presentino un persistente segno negati-

vo: considerando che i valori esprimono la media del decennio 1995-

2005 . Emerge il carattere duale, come si è già detto, del sistema.

15

Ma emerge anche la circostanza che il sistema nel suo complesso,

almeno nel decennio preso in esame, non abbia raggiunto un saldo net-

to delle esportazioni rispetto al resto del mondo e che, da questa evi-

denza, risulti confermata la diagnosi di una caduta nella capacità di

competere delle imprese italiane nel decennio medesimo rispetto al de-

cennio precedente e agli anni cinquanta e sessanta, la stagione del “mi-

racolo economico”.

3. I flussi finanziari compensano o eccitano l’effetto della

“pentola bucata”?

Si è già detto che in questo approccio ai problemi della crescita re-

gionale, e della struttura economica del Paese, l’assenza di valute legali

regionali e di una banca centrale, di cui esse rappresentino le passività,

impedisce che eventuali squilibri permanenti nei saldi tra le varie regio-

ni possano o debbano essere risolti con un aggiustamento dei tassi di

cambio: inesistenti per definizione in queste circostanze. Ma questo si-

gnifica che a uno squilibrio sistematico nei saldi commerciali deve corri-

spondere uno squilibro altrettanto sistematico nei flussi finanziari. Si ri-

cordi, prima di addentrarsi in questa dimensione del problema che, ai

flussi commerciali in senso stretto, deve essere affiancato il flusso di

Si veda la Tabella 1, a fine testo. Nella citata tabella si evidenzia come esista una linea

15

di separazione tra Centro Nord Est, le regioni esportatrici nette, e una parte del Nord (Val

d’Aosta, Liguria e il Trentino) e le rimanenti regioni meridionali. Si veda, su questa

segmentazione delle due Italie, anche Massimo Lo Cicero, L’economia e la politica

economica nel Mezzogiorno. Dalla questione meridionale alla questione settentrionale

in “Economia italiana”, 2010/1 gennaio-aprile, Roma, Unicredit Group.

(1995-2009) 769

Massimo Lo Cicero

spesa che il turismo induce sul territorio in presenza di consumatori

provenienti da altre regioni e altre nazioni. Le spese per i consumi legati

alle attrezzature turistiche, ma anche le spese indotte dal flusso turistico

nell’intorno dei beni naturali e culturali o comunque nel corso della per-

manenza dei turisti sul territorio di una regione, rappresentano una ca-

pacità di acquisto aggiuntiva che assorbe il corrispettivo in termini di

beni e servizi reali in vendita nella regione medesima. Se questi beni e

servizi sono prodotti dalla base economica, cioè l’insieme delle imprese

esistenti e radicate nel territorio, quella spesa affettiva risulta analoga a

quella delle esportazioni in senso stretto. Beni prodotti nel perimetro

del territorio, di cui cerchiamo di spiegare il saldo dei conti con l’estero,

vengono ceduti mentre viene accumulato nel medesimo perimetro il

controvalore monetario del loro prezzo.

Ovviamente, non possiamo escludere che parte dei beni ceduti a tu-

risti, che provengano dall’esterno del perimetro territoriale, non siano

stati preventivamente importati. È difficile, insomma, correggere i saldi

commerciali con una misura dei flussi monetari in entrata a fronte dei

consumi dei visitatori esterni rispetto alla regione considerata.

Il saldo commerciarle complessivo, che includa sia il turismo sia le

transazioni per beni e servizi, deve essere bilanciato da tre ordini di trasfe-

rimenti finanziari: quello relativo alla politica fiscale, lo scarto tra spesa

pubblica che entra nella regione e tassazione che viene prelevata dai red-

diti distribuiti nella regione; quello relativo alla posizione netta creditoria

delle banche operanti nella regione, considerando quella posizione come

il volume della raccolta esterna alla regione reimpiegata come crediti nel-

la regione stessa dopo aver considerato le dimensioni della raccolta inter-

na rispetto agli impieghi di contropartita erogati sull’interno. La dimensio-

ne dei trasferimenti previdenziali può essere ricompresa in un conto allar-

gato della spesa e dei prelievi che intercorrono tra attori economici e pub-

blica amministrazione. L’insieme delle transazioni che avvengono attra-

verso lo stato patrimoniale delle banche dovrebbe includere anche le par-

tite sotto la linea per le quali esse ricavano solo commissioni di interme-

diazione. Ci si riferisce a una raccolta del patrimonio di terzi che venga

impiegata in titoli pubblici o privati, siano esse obbligazioni o prodotti di

ingegneria finanziaria riconducibili, in ultima istanza, a impieghi di capi-

770 Cause e conseguenze della trasformazione dell’economia meridionale in una “pentola bucata”

tale (equity) su titoli emessi da imprese esterne all’area in esame. Esiste,

infine, un terzo deflusso netto di fondi che è rappresentato dal volume

degli investimenti diretti all’esterno della regione, o della nazione in cui si

trova la regione, di cui si considerano i saldi con l’estero, che genera usci-

te di mezzi finanziari a fronte dell’investimento in altre aree del mondo,

ma anche deflussi finanziari, per l’acquisto di tecnologie e servizi che

debbano essere impiegati per realizzare investimenti.

Questa ultima voce appare certamente anche nelle importazioni, ma

potrebbe anche essere veicolata come servizi, corrispettivi di alleanze

imprenditoriali o su investimenti localizzati nella regione della

royalties,

quale si cerca la dimensione dei conti con l’estero, derivanti da joint ven-

ed altre forme di imprenditoriale, realizzate tra le im-

tures networking

prese della regione osservata e quelle esterne al perimetro della stessa.

L’insieme di tutte queste direzioni di ricerca è stato esplorato e ana-

lizzato nel volume di cui si discute e rappresenta un primo passo molto

interessante nella ricerca di metodologie e criteri che permettano un

monitoraggio regolare, e non solo delle bilance dei paga-

una tantum,

menti alla scala regionale.

La corrispondenza dei saldi commerciali correnti con quelli

ex post

dei trasferimenti finanziari e degli altri saldi economici, lo scarto tra ri-

sparmi e investimenti e quello tra spesa pubblica e prelievo fiscale, ri-

mane un dato di fatto. Sul terreno della politica economica diventa inte-

ressante avviare anche una ulteriore prospettiva di lavoro. Si tratta di ca-

pire se sia l’eccesso di trasferimento di fondi verso una regione meridio-

nale a generare una capacità di spesa eccedentaria, che si trasforma in

importazioni nette, in un riequilibrio del reddito come tenore di vita

possibile e non in un incremento del prodotto generato nella

pro capite

regione . Ma si tratta anche di capire se una base economica, inadegua-

16

“Le importazioni di beni intermedi e di investimento possono rivelarsi un fattore di

16

promozione della competitività territoriale, dato che possono essere impiegate per

migliorare la competitività del sistema produttivo regionale. Tuttavia, se le importazioni

riguardano esclusivamente beni di consumo senza che esista un livello paragonabile di

esportazioni, il territorio è sottoposto ad un continuo stress di compensazione, che nel

lungo periodo può comportare il rischio di una desertificazione industriale”, Riccardo

De Bonis, Zeno Rotondi, Paolo Savona (a cura di), op. cit., p. 43. 771

Massimo Lo Cicero

ta alle dimensioni demografiche della regione stessa, non imponga tra-

sferimenti necessari per allargare quella base economica e mettere in

valore le risorse umane disponibili sotto un profilo demografico ma inu-

tilizzabili nel contesto di una base economica inadeguata .

17

Non si deve confondere, insomma, la “pentola bucata” con una eco-

nomia aperta agli scambi con l’estero per garantirsi un’accelerazione

della propria crescita. In entrambi i casi il perimetro dell’economia deve

essere permeabile ma l’esito del risultato dipende dal modo con cui l’in-

gresso di risorse finanziarie viene impiegato per ottenere creazione ed

accumulazione del valore creato. Costruendo, con i mezzi finanziari in

ingresso, strutture e organizzazioni che siano capaci di generare valore

in futuro, che siano investimenti e non mero consumo di risorse impor-

tate nella regione di riferimento, al servizio di un tenore di vita gonfiato,

in termini patologici, dalla finanza o dalla fiscalità.

Sostengono una simile interpretazione da economia aperta ai mer-

cati internazionali alcune evidenze che si ritrovano nel volume in esa-

me: la correlazione diretta tra saldo netto delle esportazioni verso le al-

In questa ottica, si pensi ad un caso particolare. In una stagione di trapasso tecnologico,

17

parti della base economica di una regione risultano obsolete e parti, magari marginali

per dimensioni, presentano forti opzioni di crescita e di espansione, in ragione di un

rinnovamento radicale degli impianti e dei processi organizzativi con cui quegli impianti

debbano essere gestiti e governati. In casi simili, trasferimenti finanziari che sostengano

l’acquisto di servizi e di apparati formativi che possano garantire la riconversione di

risorse umane, in via di obsolescenza perché legate alla parte più tradizionale della base

industriale locale, verso nuovi profili di competenza e di capacità, che possano essere

impiegati nella quota dinamica della medesima base economica regionale

rappresenterebbero un apporto costruttivo alla crescita dell’economia regionale e non

certo l’effetto di tracimazione della pentola bucata, che impedisce il riequilibrio tra

dimensione demografica e dimensione della base produttiva locale. Un simile approccio

tende a correggere il tipico fallimento del mercato del lavoro, che si presenta quando

l’offerta di lavoro risulti corta rispetto alla dimensione della domanda potenziale mentre

l’eccedenza di offerta, esposta al rischio latente di una obsolescenze delle proprie capacità,

non trovi alcuna forma di impiego. Sostenere questa disoccupazione, di carattere

strutturale, con strumenti finanziari di supporto pubblico sarebbe uno sterile sussidio,

che innesca spirali negative da “pentola bucata”, alimentando importazioni attraverso i

consumi, mentre una politica strategicamente fondata della formazione rappresenta un

ingresso di fondi ma anche un investimento in capitale umano per creare le condizioni

di una futura espansione della base economica locale.

772 Cause e conseguenze della trasformazione dell’economia meridionale in una “pentola bucata”

tre regioni e saldo netto complessivo verso l’estero; la correlazione in-

versa tra grado di apertura al commercio infraregionale ed al commer-

cio internazionale. Questa seconda osservazione spiega che non è pos-

sibile agire sulla base di una verifica competitiva che sia fondata solo

sulla prossimità e non anche sulla dimensione lunga della relazione tra

paesi diversi. Anche perché, estendere la propria presenza esterne de-

termina l’esistenza di una opzione: la potenzialità ma non la certezza di

incontrare nuove tecnologie e nuovi modelli di business che ci permet-

tano di aumentare la nostra produttività, una sorta di sul potenziale

call

ancora inespresso di crescita. Senza contare che la globalizzazione del

mercato offre un incentivo oggettivo alla espansione delle dimensioni

dell’impresa, essendo questa seconda variabile una conseguenza pro-

prio della estensione del mercato disponibile. In mercati locali tende ad

affermarsi il potere dei pochi attori che agiscono come mo-

incumbent,

nopolisti. I mercati globali presentano un latitudine dove possono con-

vivere una pluralità di imprese, ciascuna con una quota significativa di

mercato rispetto alla propria dotazione tecnologica ed alle proprie arti-

colazioni organizzative.

Le reti di impresa e i costruiti, alla scala mondiale, per in-

network –

tercettare sia la “targettizzazione” puntuale della clientela, le tribù di con-

sumatori, sia le economie di scala sulla produzione dei componenti e dei

beni intermedi – rappresentano una applicazione di questo nuovo ap-

proccio fondato sulle esternalità positive, alimentate dalla dimensione

internazionale delle strategie aziendali, anche quando quelle reti non

siano state costruite solo sulla dilatazione della propria organizzazione

ma dando vita a una forma organizzativa che include, ma non assorbe

necessariamente, le capacità di altre organizzazioni imprenditoriali.

4. Sintesi e osservazioni conclusive

L’impianto del volume, curato da Savona e dagli analisti economici

dell’Unicredit, è molto interessante e innovativo per tre ordini di motivi.

In perché collega la teoria della crescita, anche in una re-

primo luogo,

gione e non in una nazione, a un approccio fondato sui vantaggi, ed i

pericoli, della partecipazione a un mercato aperto e liberalizzato, pro-

773

Massimo Lo Cicero

ponendo la dimensione della domanda effettiva, e la conseguente larga

scala di produzione potenziale, come molla determinante dell’espan-

sione economica.

In perché conferma il carattere dualistico dell’econo-

secondo luogo,

mia italiana e la diversità strutturale intrinseca tra le parti della stessa. La

persistenza di importazioni nette e di esportazioni nette nel tempo, co-

me la correlazione tra il segno del saldo verso le altre regioni e quello

del saldo verso l’estero, rivelano la natura strutturale della differenza, tra

le macroregioni italiane, che non può essere, quindi, ricondotta a un

mero divario quantitativo nel tasso di crescita. Non ci troviamo di fronte

ad un’area arretrata e a un’area avanzata, entrambe con la medesima ar-

chitettura, in termini di strutture economiche e sociali, ma a una confi-

gurazione diversa della relazione tra capacità di produrre e capacità di

acquisto: ciò determina uno squilibrio crescente tra dimensione demo-

grafica e dimensione della base industriale, generando volumi di disoc-

cupazione nelle sezioni deficitarie del Paese, che assume essa stessa un

carattere strutturale. Finanziare la popolazione disoccupata, con stru-

menti che le trasferiscono reddito monetario, secondo gli effetti descritti

grazie alla metafora della “pentola bucata”, allarga e non riduce lo scar-

to tra la capacità di spesa e la capacità di creare valore, di produrre beni

e servizi utili alla comunità.

In perché propone un insieme di linee di ricerca che ri-

terzo luogo,

portano alle determinanti effettive della crescita, oltre la caratteristica

dell’esistenza o meno di un saldo netto delle esportazioni e dell’inflow

monetario generato dai flussi turistici.

Lungo queste tre direttrici si possono e si devono sviluppare ulterio-

ri analisi: una riflessione sulla relazione tra finanza e crescita e, di conse-

guenza, sulla natura e il ruolo del sistema bancario rispetto al processo

di accumulazione ; una riflessione su tecnologia e organizzazione, dei

18

Scrivono puntualmente gli autori della ricerca: “L’ipotesi di partenza, per cui i flussi di

18

scambio reali, interregionali ed internazionali, influenzano la qualità del credito a livello

territoriale, trova sostanziale riscontro empirico. I saldi della bilancia commerciale, sia

che si considerino le componenti di esportazione, sia tenendo conto di quelle di

importazione, emergono quali variabili capaci di spiegare la rischiosità del credito a livello

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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

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DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico per il corso di Valutazione e finanziamento dei progetti del Prof. Alessandro Cataldo. Trattasi del saggio di Massimo Lo Cicero dal titolo "Cause e conseguenze della trasformazione dell'economia meridionale in una pentola bucata", all'interno del quale è affrontato il tema del divario economico tra il Mezzogiorno d'Italia e il resto del paese.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in analisi economica delle istituzioni internazionali
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Valutazione e finanziamento dei progetti e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Cataldo Alessandro.

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