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se il fatto di dichiarare il ricorso irricevibile non comportasse, tenuto conto di tutti gli elementi di

fatto e di diritto, la violazione del diritto fondamentale ad una effettiva tutela giurisdizionale, ha

posto in non cale un diritto fondamentale che costituisce parte integrante dell'ordinamento

giuridico comunitario.

Sulla ricevibilità del ricorso contro l'ordinanza del Tribunale

19 Il Consiglio, così come la Commissione, eccepisce la manifesta irricevibilità dell'impugnazione

per carenza di interesse ad agire da parte della ricorrente. Infatti, tutta l'argomentazione del

Tribunale riguardante l'effettiva tutela giurisdizionale costituirebbe un obiter dictum, dato che il

reale motivo dell'irricevibilità del ricorso riguarda, come precisa il punto 65 dell'ordinanza

impugnata, il fatto che la ricorrente non soddisfaceva uno dei requisiti di ricevibilità stabiliti

dall'art. 173, quarto comma, del Trattato. Anche se il diritto interno non prevede alcuna possibilità

di proporre un ricorso giurisdizionale, il giudice comunitario dovrebbe pertanto continuare ad

applicare tale disposizione del Trattato verificando se i requisiti di ricevibilità che essa prevede

siano o meno soddisfatti.

20 Perché il suo ricorso potesse essere accolto, la ricorrente avrebbe quindi dovuto basare

l'impugnazione su una violazione dell'art. 173, quarto comma, del Trattato da parte dell'ordinanza

impugnata e, più particolarmente, sulla dimostrazione che essa era individualmente interessata

dal regolamento impugnato, e non su un'eventuale mancanza di effettiva tutela giurisdizionale

che, allo stato attuale della costruzione comunitaria, non può in alcun caso comportare la

ricevibilità del detto ricorso.

21 A tale riguardo si deve rammentare che la sussistenza dell'interesse ad agire del ricorrente

presuppone che il ricorso possa, con il suo esito, procurare un beneficio alla parte che lo ha

proposto (sentenza 13 luglio 2000, causa C­174/99 P, Parlamento/Richard, Racc. pag. I­6189,

punto 33).

22 Orbene, l'ordinanza impugnata ha dichiarato irricevibile il ricorso della ricorrente dinanzi al

Tribunale.

23 Appare dunque chiaramente che, se l'impugnazione venisse accolta, la ricorrente ne

ricaverebbe un beneficio certo perché il suo ricorso potrebbe essere esaminato nel merito. La

questione se l'asserito diritto ad una effettiva tutela giurisdizionale possa o meno, in alcune

circostanze, rendere ricevibile il ricorso d'annullamento di un regolamento proposto da una

persona fisica o giuridica riguarda il merito dell'impugnazione e non può, comunque, risolvere

prematuramente la questione dell'esistenza di un interesse ad agire della ricorrente.

24 Di conseguenza, il ricorso in esame va dichiarato ricevibile.

Sulla fondatezza dell'impugnazione

Gli argomenti delle parti

25 Con i suoi quattro motivi, che occorre esaminare congiuntamente, la ricorrente fa valere, in

sostanza, che la declaratoria di irricevibilità del suo ricorso, in quanto fondata sulle

considerazioni esposte ai punti 61­64 dell'ordinanza impugnata, viola il suo diritto ad una tutela

giurisdizionale effettiva per la difesa degli interessi propri o di quelli dei suoi aderenti.

26 Secondo la ricorrente, le disposizioni controverse del regolamento impugnato, che

comportano l'abolizione del regime d'intervento, dell'aiuto al consumo, come pure dell'aiuto ai

piccoli produttori, non richiedono alcuna normativa nazionale di applicazione e non danno adito

ad alcun atto delle autorità spagnole. Di conseguenza, la ricorrente non avrebbe la possibilità,

nel sistema giuridico spagnolo, di chiedere l'annullamento di un atto nazionale connesso alle

dette disposizioni, cosicché sarebbe escluso un rinvio pregiudiziale volto ad accertare la validità

di queste ultime. Inoltre, la ricorrente o i suoi aderenti non potrebbero nemmeno violare siffatte

disposizioni per poi contestare la validità della sanzione che, eventualmente, fosse loro applicata.

27 Non contenendo un esame della questione se il fatto di dichiarare irricevibile il ricorso diretto

all'annullamento parziale del regolamento impugnato non porti a tenere in non cale, tenuto conto

delle circostanze del caso di specie, il carattere effettivo del diritto alla tutela giurisdizionale della

ricorrente, l'ordinanza impugnata avrebbe violato un diritto fondamentale che forma parte

integrante dell'ordinamento giuridico comunitario.

28 La ricorrente sostiene che il diritto a una tutela giurisdizionale effettiva implica l'esame

specifico delle circostanze particolari del caso di specie. Non può parlarsi di reale carattere

effettivo di un diritto senza procedere ad un concreto esame della sussistenza di tale carattere. In

realtà, un siffatto esame comporterebbe necessariamente che si accerti se esista, nella specie,

un altro rimedio giurisdizionale. A tale riguardo la ricorrente si richiama ai punti 32 e 33 della

sentenza 2 aprile 1998, causa C­321/95 P, Greenpeace Council e a./Commissione (Racc. pag. I­

1651), che, a suo parere, conferma che, se non esiste un rimedio giurisdizionale nazionale, si

deve ammettere la ricevibilità di un ricorso di annullamento proposto in forza dell'art. 173, quarto

comma, del Trattato.

29 Il Consiglio e la Commissione fanno valere, in sostanza, che l'impugnazione è, comunque,

manifestamente infondata dato che l'art. 173, quarto comma, del Trattato non prevede che

l'impossibilità per la ricorrente di avere accesso a un rimedio giurisdizionale nell'ambito del diritto

nazionale costituisca un criterio o una circostanza in grado di giustificare la ricevibilità di un

ricorso diretto di annullamento proposto da una persona fisica o giuridica contro un atto

comunitario di portata generale. L'unico criterio pertinente sarebbe che quest'ultima sia

direttamente e individualmente interessata dall'atto impugnato. Orbene, nell'impugnazione non si

esaminerebbe la questione se la ricorrente sia individualmente e direttamente interessata da tale

atto e ci si riferirebbe esclusivamente all'esame che il Tribunale ha dedicato agli argomenti

addotti in ordine alla effettiva tutela giurisdizionale.

30 Il Consiglio e la Commissione rammentano inoltre che il Trattato ha previsto un sistema

completo di rimedi giurisdizionali inteso ad affidare alla Corte il controllo della legittimità o della

validità degli atti delle istituzioni e, segnatamente, degli atti di portata generale. Secondo la

Commissione, è vero che uno Stato membro che renda eccessivamente difficile, o addirittura

impossibile, la proposizione di una questione pregiudiziale violerebbe il diritto fondamentale ad

una tutela giurisdizionale effettiva e verrebbe meno così al suo dovere di leale cooperazione

quale previsto dall'art. 5 del Trattato. Tuttavia, anche in questo caso, potrebbe farsi cessare

un'infrazione del genere non forzando il senso dell'art. 173, quarto comma, del Trattato, ma

avviando un procedimento per inadempimento contro lo Stato membro in questione, in

conformità all'art. 226 CE.

31 La Commissione sostiene, per giunta, che essa non comprende come la ricorrente possa

asserire che il diritto spagnolo non offre alcun rimedio giurisdizionale contro il regolamento

impugnato. Essa rammenta che quest'ultimo costituisce un atto vincolante che produce

direttamente diritti e obblighi in capo ai singoli, cosicché ogni violazione delle sue disposizioni

può essere fatta valere dinanzi ai giudici nazionali. Orbene, nel diritto spagnolo, come

verosimilmente in altri ordinamenti giuridici degli Stati membri, l'amministrazione sarebbe tenuta

ad adottare una decisione sulle domande formulate dalle persone interessate da tale atto.

Qualora, trascorso un certo periodo, le autorità competenti non abbiano preso posizione sulle

suddette domande, tale silenzio equivarrebbe ad una risposta negativa o, al contrario, in

determinati casi, ad una risposta positiva, il che consentirebbe di proporre ricorso ove l'autore

della domanda non fosse soddisfatto della risposta fornita alla stessa. Una volta intrapresa la via

giurisdizionale, nulla impedirebbe al detto singolo di appellarsi a tutte le norme del diritto

comunitario e di chiedere, se del caso, un rinvio pregiudiziale relativo all'interpretazione o alla

validità dell'atto contestato sul fondamento dell'art. 234 CE.

Giudizio della Corte

32 Va rilevato, preliminarmente, che la ricorrente non ha contestato l'affermazione del Tribunale,

formulata al punto 44 dell'ordinanza impugnata, secondo cui il regolamento impugnato riveste

una portata generale. Essa non ha nemmeno contestato l'affermazione, espressa al punto 56

della suddetta ordinanza, secondo cui gli interessi propri della ricorrente non erano pregiudicati

dal regolamento impugnato, né quella, di cui al punto 50 dell'ordinanza stessa, secondo cui i suoi

aderenti non vengono lesi dal regolamento impugnato per via di determinate qualità loro peculiari

o di una situazione di fatto che li caratterizzi rispetto a qualsiasi altro soggetto.

33 Pertanto, occorre esaminare se la ricorrente, in quanto rappresentante degli interessi dei suoi

membri, possa nondimeno essere legittimata a proporre, nel rispetto dell'art. 173, quarto comma,

del Trattato, un ricorso di annullamento del regolamento impugnato, per il solo motivo che il

diritto a una tutela giurisdizionale effettiva lo richiederebbe, tenuto conto dell'asserita mancanza

di qualsiasi mezzo di tutela giurisdizionale dinanzi al giudice nazionale.

34 Si deve rammentare che, ai sensi dell'art. 173, secondo e terzo comma, del Trattato, la Corte

è competente a pronunciarsi sui ricorsi per incompetenza, violazione delle forme sostanziali,

violazione del Trattato o di qualsiasi regola di diritto relativa alla sua applicazione, ovvero per

sviamento di potere, proposti da uno Stato membro, dal Consiglio o dalla Commissione, o,

ancora, qualora essi siano proposti per salvaguardare le loro prerogative, dal Parlamento

europeo, dalla Corte dei conti e dalla Banca centrale europea. A termini del quarto comma della

suddetta disposizione, «[q]ualsiasi persona fisica o giuridica può proporre, alle stesse condizioni,

un ricorso contro le decisioni prese nei suoi confronti e contro le decisioni che, pur apparendo

come un regolamento o una decisione presa nei confronti di altre persone, la riguardano

direttamente ed individualmente».

35 Così, nel contesto dell'art. 173 del Trattato, un regolamento, in quanto atto di portata

generale, non può essere impugnato da soggetti giuridici diversi dalle istituzioni, dalla Banca

centrale europea e dagli Stati membri (v., in tal senso, sentenza 6 marzo 1979, causa 92/78,

Simmenthal/Commissione, Racc. pag. 777, punto 40).

36 Tuttavia, un atto di portata generale come un regolamento, in talune circostanze, può

riguardare individualmente alcune persone fisiche o giuridiche e rivestire pertanto un carattere

decisionale nei loro confronti (v., in particolare, sentenze 16 maggio 1991, causa C­358/89,

Extramet Industrie/Consiglio, Racc. pag. I­2501, punto 13; 18 maggio 1994, causa C­309/89,

Codorniu/Consiglio, Racc. pag. I­1853, punto 19, e 31 maggio 2001, causa C­41/99 P, Sadam

Zuccherifici e a./Consiglio, Racc. pag. I­4239, punto 27). Ciò si verifica se l'atto di cui trattasi

riguarda una persona fisica o giuridica in ragione di determinate loro peculiari qualità, o di una

circostanza di fatto che la distingue da chiunque altro e la identifica in modo analogo al

destinatario (v., in particolare, sentenze 15 luglio 1963, causa 25/62, Plaumann/Commissione,

Racc. pag. 195, in particolare pag. 220, e 22 novembre 2001, causa C­452/98, Nederlandse

Antillen/Consiglio, Racc. pag. I­8973, punto 60).

37 Qualora non ricorra tale condizione, nessuna persona fisica o giuridica è, comunque,

legittimata a proporre un ricorso di annullamento contro un regolamento (v., a tale proposito,

ordinanza CNPAAP/Consiglio, citata, punto 38).

38 Occorre tuttavia rammentare che la Comunità europea è una comunità di diritto nella quale le

relative istituzioni sono soggette al controllo della conformità dei loro atti al Trattato e ai principi

generali del diritto di cui fanno parte i diritti fondamentali.

39 Pertanto, i singoli devono poter beneficiare di una tutela giurisdizionale effettiva dei diritti

riconosciuti loro dall'ordinamento giuridico comunitario, poiché il diritto a detta tutela fa parte dei

principi giuridici generali che derivano dalle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri. Tale

diritto è stato anche sancito dagli artt. 6 e 13 della Convenzione europea per la salvaguardia dei

diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (v., in particolare, sentenze 15 maggio 1986, causa

222/84, Johnston, Racc. pag. 1651, punto 18, e 27 novembre 2001, causa C­424/99,

Commissione/Austria, Racc. pag. I­9285, punto 45).

40 Orbene, mediante gli artt. 173 e 184 del Trattato CE (divenuto art. 241 CE), da un lato, e l'art.

177, dall'altro, il Trattato ha istituito un sistema completo di rimedi giurisdizionali e di

procedimenti inteso a garantire il controllo della legittimità degli atti delle istituzioni, affidandolo al

giudice comunitario (v., in tal senso, sentenza 23 aprile 1986, causa 294/83, Les

Verts/Parlamento, Racc. pag. 1339, punto 23). Nell'ambito di tale sistema, non potendo, a causa

dei requisiti di ricevibilità di cui all'art. 173, quarto comma, del Trattato, impugnare direttamente

atti comunitari di portata generale, le persone fisiche o giuridiche hanno la possibilità, a seconda

dei casi, di far valere l'invalidità di tali atti, vuoi in via incidentale in forza dell'art. 184 del Trattato,

dinanzi al giudice comunitario, vuoi dinanzi ai giudici nazionali e di indurre questi ultimi, che non

sono competenti ad accertare direttamente l'invalidità di tali atti (v. sentenza 22 ottobre 1987,

causa 314/85, Foto­Frost, Racc. pag. 4199, punto 20), a rivolgersi al riguardo alla Corte in via

pregiudiziale.

41 Pertanto, spetta agli Stati membri prevedere un sistema di rimedi giurisdizionali e di

procedimenti inteso a garantire il rispetto del diritto ad una tutela giurisdizionale effettiva.

42 In tale contesto, in conformità al principio di leale collaborazione sancito dall'art. 5 del Trattato,

i giudici nazionali sono tenuti, per quanto possibile, ad interpretare e applicare le norme

procedurali nazionali che disciplinano l'esercizio delle azioni in maniera da consentire alle

persone fisiche e giuridiche di contestare in sede giudiziale la legittimità di ogni decisione o di

qualsiasi altro provvedimento nazionale relativo all'applicazione nei loro confronti di un atto

comunitario di portata generale, eccependo l'invalidità di quest'ultimo.

43 Sotto questo profilo, si deve riconoscere che, come ha rilevato l'avvocato generale ai punti 50­

53 delle conclusioni, non è ammissibile un'interpretazione del regime dei rimedi giurisdizionali

come quella sostenuta dalla ricorrente, secondo cui un ricorso diretto di annullamento dinanzi al

giudice comunitario sarebbe possibile se si potesse dimostrare, dopo un esame concreto da

parte di quest'ultimo delle norme procedurali nazionali, che queste ultime non autorizzano il

singolo a intentare un'azione che gli consenta di contestare la validità dell'atto comunitario

impugnato. Infatti, un sistema del genere richiederebbe che, per ogni caso specifico, il giudice

comunitario esamini e interpreti il diritto processuale nazionale, il che esulerebbe dalla sua

competenza nell'ambito del controllo della legittimità degli atti comunitari.

44 Si deve infine aggiungere che, in base al sistema del controllo della legittimità istituito dal

Trattato, una persona fisica o giuridica può presentare un ricorso contro un regolamento solo

qualora essa sia interessata non solo direttamente, ma anche individualmente da tale atto. Se è

vero che quest'ultimo requisito deve essere interpretato alla luce del principio di una tutela

giurisdizionale effettiva tenendo conto delle diverse circostanze atte a individuare un ricorrente

(v., ad esempio, sentenze 2 febbraio 1988, cause riunite 67/85, 68/85 e 70/85, Van der

Kooy/Commissione, Racc. pag. 219, punto 14; Extramet Industrie/Consiglio, citata, punto 13, e

Codorniu/Consiglio, citata, punto 19), tale interpretazione non può condurre ad escludere il


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Internazionale, tenute dalla Prof. ssa Alessandra Lanciotti nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza della Corte di Giustizia del 2002 relativa al caso Unione di piccoli agricoltori. Parole chiave: diritto di effettiva tutela giurisdizionale del singolo, Convenzione Europea dei diritti dell'uomo, atti di portata generale, rinvio pregiudiziale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Lanciotti Alessandra.

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