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Caso TF1 Appunti scolastici Premium

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Internazionale, tenute dalla Prof. ssa Alessandra Lanciotti nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza del Tribunale di Primo Grado relativa al caso TF1 del 2009. Parole chiave: canoni televisivi, aiuti di stato, raccomandazioni,... Vedi di più

Esame di Diritto Internazionale docente Prof. A. Lanciotti

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ESTRATTO DOCUMENTO

– in subordine, dichiarare il ricorso manifestamente infondato in diritto;

– condannare la ricorrente alle spese.

Sulla ricevibilità

Sul rispetto del termine di ricorso

Argomenti delle parti

25 La Commissione, sostenuta dalla France Télévisions, s’interroga sulla ricevibilità del ricorso

con riferimento alla data della sua presentazione.

26 La decisione impugnata sarebbe stata indirizzata alla ricorrente con lettera raccomandata

con ricevuta di ritorno il 20 giugno 2005 e da lei ricevuta il 23 giugno 2005. La ricorrente ne

avrebbe pertanto avuto piena conoscenza per tale data e, comunque, al più tardi il 29 giugno

2005, data alla quale avrebbe chiesto alla Commissione di inviarle per telefax nuovamente la

decisione impugnata in quanto la lettera raccomandata 20 giugno 2005 sarebbe andata

smarrita.

27 Il ricorso sarebbe pertanto tardivo.

28 La Commissione dichiara di non ignorare la giurisprudenza secondo la quale, in caso di atti

che, secondo una prassi costante e, a fortiori, in esecuzione di un obbligo di legge, sono

pubblicati sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, il termine di ricorso inizia a decorrere a

partire dalla data di pubblicazione, ma rileva che la decisione impugnata non corrisponde

esattamente agli atti contemplati dall’art. 26, n. 1, del regolamento n. 659/1999. Infatti, la

decisione impugnata conterrebbe contemporaneamente la raccomandazione che propone

l’adozione di misure opportune, contemplata dall’art. 18 di tale regolamento, e l’accettazione

dello Stato membro, contemplata dall’art. 19, n. 1, del medesimo regolamento. La

Commissione si chiede pertanto se la decisione impugnata avesse dovuto essere stata

pubblicata a norma dell’art. 26, n. 1, di tale regolamento e si rimette alla prudente valutazione

del Tribunale su tale punto.

29 La Commissione tuttavia s’interroga sulla pertinenza di tale giurisprudenza nel caso in cui

l’atto sia stato notificato alla ricorrente. Applicare tale giurisprudenza nel caso di specie

equivarrebbe a privare di ogni significato la comunicazione prevista dall’art. 20 del

regolamento n. 659/1999 e ad estendere in modo ingiustificato i termini di ricorso dei

principali interessati, nella specie i concorrenti delle imprese beneficiarie dell’aiuto.

30 La ricorrente considera che la decisione impugnata le è stata comunicata nella sua integralità

non già il 23 giugno 2005, bensì solo il 29 giugno 2005. Siccome il deposito del ricorso è

avvenuto il 9 settembre 2005, esso sarebbe pertanto ricevibile. Inoltre, il ricorso sarebbe a

maggior ragione ancora ricevibile qualora il termine fosse iniziato a decorrere solo a partire

dalla pubblicazione della decisione impugnata.

Giudizio del Tribunale

31 Si deve in primo luogo rilevare che la decisione impugnata di cui lo Stato membro

interessato, nella specie la Repubblica francese, è il solo destinatario (v., in questo senso,

ordinanza del Tribunale 13 maggio 2008, causa T-327/04, SNIV/Commissione, non

pubblicata nella Raccolta, punto 33), non è stata notificata ma è stata unicamente comunicata

alla ricorrente.

32 In forza dell’art. 230, quinto comma, CE, il ricorso di annullamento, deve essere proposto

entro un termine di due mesi a partire, a seconda dei casi, dalla pubblicazione dell’atto, dalla

sua notifica al ricorrente o, in mancanza, dal giorno in cui questi ne ha avuto conoscenza.

33 Risulta dal dettato stesso di tale disposizione che il criterio della data in cui si è avuta

conoscenza dell’atto impugnato come dies a quo del termine di impugnazione è sussidiario

rispetto a quelli della pubblicazione o della notifica dell’atto stesso (ordinanze del Tribunale 21

novembre 2005, causa T-426/04, Tramarin/Commissione, Racc. pag. II-4765, punto 48;

SNIV/Commissione, punto 31 supra, punto 21 e TF1/Commissione, punto 12 supra,

punto 19).

34 Inoltre, relativamente ad atti i quali, secondo una prassi costante dell’istituzione interessata,

costituiscono oggetto di una pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea,

benché tale pubblicazione non sia una condizione per la loro applicabilità, la Corte e il

Tribunale hanno ammesso che il criterio della data della presa di conoscenza non è

applicabile e che è la data di pubblicazione che fa decorrere il termine di ricorso. In siffatte

circostanze, infatti, il terzo interessato può legittimamente presumere che l’atto in questione

sarà pubblicato (ordinanze Tramarin/Commissione, punto 33 supra, punto 49;

SNIV/Commissione, punto 31 supra, punto 22, e TF1/Commissione, punto 12 supra,

punto 20). Tale soluzione, che attiene alla certezza giuridica e si applica a tutti i terzi

interessati, vale in particolare qualora, come nella specie, il terzo interessato, autore del

ricorso, ha avuto conoscenza dell’atto prima della sua pubblicazione.

35 Infine, il fatto che la Commissione dia ai terzi accesso integrale al testo di una decisione

inserita nel suo sito Internet, unitamente alla pubblicazione di una comunicazione sintetica

sulla Gazzetta ufficiale che consente agli interessati di identificare la decisione di cui trattasi e

che li avvisa di tale possibilità di accesso via Internet, deve considerarsi come una

pubblicazione ai sensi dell’art. 230, quinto comma, CE (sentenza del Tribunale 15 giugno

2005, causa T-17/02, Olsen/Commissione, Racc. pag. II-2031, punto 80; ordinanze del

Tribunale 19 settembre 2005, causa T-321/04, Air Bourbon/Commissione, Racc. pag. II-3469,

punto 34, e Tramarin/Commissione, punto 33 supra, punto 53).

36 L’art. 26, n. 1, del regolamento n. 659/1999 dispone che la Commissione pubblica sulla

Gazzetta ufficiale delle Comunità europee un’informazione sintetica delle «decisioni da essa

adottate a norma del combinato disposto degli artt. 18 e 19, n. 1».

37 Per stabilire se la decisione impugnata, la quale non è basata su alcun espresso fondamento

normativo, corrisponda a quanto l’art. 26, n. 1 del regolamento n. 659/1999 vuole intendere

con l’espressione ricordata al punto precedente, si deve in primo luogo passare in rassegna

le tappe del procedimento seguito nella specie dalla Commissione e in secondo luogo

precisare il senso della detta espressione.

38 In primo luogo, dal punto 64 della decisione impugnata risulta che con la lettera del 10

dicembre 2003, qualificata dalla Commissione «lettera articolo 17» (punto 15 della decisione

impugnata), tale istituzione non si è limitata ad informare la Repubblica francese della

conclusione preliminare secondo la quale il regime del canone d’abbonamento non era o non

era più compatibile con il mercato comune e ad invitare tale Stato membro a presentare le

sue osservazioni.

39 In tale lettera, la Commissione ha fatto presente che «in limine dovevano essere apportate

modifiche al sistema esistente al fine di garantire la compatibilità del sistema francese di

canone d’abbonamento con le norme comunitarie applicabili agli aiuti di Stato» (punto 64

della decisione impugnata). La Commissione «ha ritenuto che le autorità francesi dovessero

adottare le misure necessarie per garantire il rispetto [di taluni] principi» riguardanti, in

sostanza, la proporzionalità della compensazione statale rispetto ai costi del servizio pubblico

(punto 64, primo trattino della decisione impugnata) e la gestione da parte degli operatori di

radiodiffusione di servizio pubblico delle loro attività commerciali alle condizioni del mercato

(punto 64, secondo e terzo trattino della decisione impugnata).

40 Così operando, la Commissione, già dalla lettera del 10 dicembre 2003, ha deciso di

indirizzare allo Stato membro interessato una «raccomandazione in cui propone opportune

misure» che interviene pertanto, in linea di principio, solo allo stadio previsto dall’art. 18 del

regolamento n. 659/1999, cioè «alla luce delle informazioni fornite[le] dallo Stato membro».

41 Nella decisione impugnata la Commissione, dopo aver ricordato i termini di tale

raccomandazione (punto 64 della decisione impugnata) e esaminato gli impegni adottati dalla

Repubblica francese in risposta a detta raccomandazione (punto 65 e seguenti della

decisione impugnata) ha «considerato che gli impegni delle autorità francesi riguardanti il

principio dell’assenza di sovracompensazione [erano] soddisfacenti» (punto 68 della

decisione impugnata) e che quelli «riguardanti il comportamento commerciale delle reti

pubbliche [rispondevano] soddisfacentemente alle raccomandazioni da lei [formulate]»

(punto 70 della decisione impugnata). Ha altresì preso atto dall’impegno delle autorità

francesi a procedere «nei due anni a partire dalla presente lettera» alle modifiche legislative e

di regolamento necessarie per l’esecuzione di tali impegni e a fornirle, entro lo stesso termine,

un rapporto a tale riguardo (punto 71 della decisione impugnata).

42 Sulla base di tali differenti impegni delle autorità francesi e della constatazione che essi

soddisfacevano alla sua raccomandazione, la Commissione ha deciso di chiudere il presente

procedimento (punti 1 e 72 della decisione impugnata) rammentando tuttavia che la decisione

impugnata non pregiudicava sotto nessun aspetto il suo potere di procedere all’esame

permanente dei regimi di aiuti esistenti, previsto dall’art. 88, n. 1, CE (punto 73, primo comma

della decisione impugnata).

43 Dalla descrizione che precede risulta che nella specie la Commissione, fin dallo stadio della

procedura previsto dall’art. 17, n. 2 del regolamento n. 659/1999, ha deciso di indirizzare alla

Repubblica francese la «raccomandazione in cui propone opportune misure» prevista

dall’art. 18 di tale regolamento. Successivamente, ricevuti gli impegni della Repubblica

francese, la Commissione li ha esaminati, li ha considerati rispondenti a tale

raccomandazione e, di conseguenza, li ha accettati. Tale accettazione, che si basa su un

previo esame degli impegni e va, pertanto, oltre il semplice fatto di prenderne atto, può

tuttavia essere assimilata, quanto meno in prima analisi e al fine di corrispondere, fin che

possibile, alle fasi processuali letteralmente previste a termini del regolamento n. 659/1999, al

fatto di «[prenderne] atto», ai sensi dell’art. 19, n. 1 di tale regolamento.

44 In secondo luogo, si deve stabilire il significato dell’espressione «decisioni (…) adottate a

norma (…) del combinato disposto degli articoli 18 e 19, paragrafo 1», contenuta all’art. 26,

n. 1, del regolamento n. 659/1999.

45 Tale espressione sta a significare che l’obbligo di pubblicazione sancito da tale disposizione

non verte di primo acchito e soltanto sulla «decisione [adottata] ai sensi dell’articolo 18» del

regolamento n. 659/1999 di indirizzare allo Stato membro una raccomandazione che propone

l’adozione di misure utili, ma che tale obbligo di pubblicazione sorge solo nell’ipotesi in cui la

raccomandazione della Commissione sia accettata dallo Stato membro, il che corrisponde al

caso di cui all’art. 19, n. 1 dello stesso regolamento.

46 Pertanto, in definitiva, l’art. 26, n. 1 del regolamento n. 659/1999 fa obbligo alla

Commissione, se e qualora la sua raccomandazione che propone l’adozione di misure

opportune sia accettata dallo Stato membro, di procedere alla pubblicazione del contenuto di

tale raccomandazione che detta istituzione aveva deciso di indirizzare allo Stato membro e

del fatto che tale raccomandazione è stata accettata dallo Stato membro. I terzi sono pertanto

informati non di una fase soltanto intermedia del procedimento di esame, ma del suo stato

finale.

47 Nella specie, la decisione impugnata, anche se interviene a seguito di un procedimento in cui

la raccomandazione prevista all’art. 18 del regolamento n. 659/1999 è stata presentata fin

dallo stadio della lettera rivolta ai sensi dell’art. 17 (v. punti 38-40 supra), corrisponde in realtà

a quanto tale regolamento designa, all’art. 26, n. 1, con l’espressione «decisioni (…) adottate

a norma (…) del combinato disposto degli articoli 18 e 19, paragrafo 1».

48 Essendo la decisione impugnata senz’altro corrispondente ad uno degli atti contemplati

dall’art. 26, n. 1, del regolamento n. 659/1999, ed essendo pertanto soggetta a pubblicazione,

conformemente al disposto dell’art. 102, n. 1, del regolamento di procedura del Tribunale, è

«a partire dalla fine del quattordicesimo giorno successivo alla data della pubblicazione

dell’atto nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea», cioè a partire dalla mezzanotte del 14

ottobre 2005, che ha cominciato a decorrere il termine di ricorso. Così operando, e in

applicazione del combinato disposto dell’art. 230, quinto comma, CE, e degli artt. 101 e 102,

n. 2 del regolamento di procedura, il termine di ricorso è scaduto il martedì 27 dicembre 2005

a mezzanotte.

49 Il presente ricorso, essendo stato proposto il 9 settembre 2005, è ricevibile.

Sulla natura della decisione impugnata

Argomenti delle parti

50 La Commissione, sostenuta dalle intervenienti, afferma che la decisione impugnata,

contenendo una raccomandazione accettata dalle autorità francesi, non produce effetti

obbligatori e non è pertanto un atto impugnabile.

51 Si tratterebbe di una lettera indirizzata alla Repubblica francese nel corso della fase di

esame permanente di un aiuto esistente. Orbene, secondo la formulazione stessa dell’art. 88,

n. 1, CE, le misure opportune sarebbero soltanto delle proposte. Solo nell’ipotesi in cui lo

Stato membro dovesse decidere di non adottare tali proposte, la Commissione dovrebbe, se

lo ritiene opportuno, adottare una decisione a norma dell’art. 88, n. 2, CE al fine di esigere la

modifica del regime di aiuto di cui trattasi, e soltanto tale decisione avrebbe carattere

obbligatorio. La Commissione non disporrebbe di un potere coercitivo nei confronti dello Stato

membro nell’ambito dell’esame preliminare di una misura statale. La Commissione invoca, a

sostegno della sua posizione, la sentenza del Tribunale 22 ottobre 1996, causa T-330/94,

Salt Union/Commissione (Racc. pag. II-1475, punto 35) e l’ordinanza Tramarin/Commissione

(punto 33 supra).

52 Il cosiddetto procedimento delle «misure opportune» si apparenterebbe pertanto ad un

procedimento quasi contrattuale. In caso di accettazione da parte dello Stato membro delle

proposte di misure opportune della Commissione, questi sarebbe tenuto a darvi attuazione. In

caso di rifiuto la Commissione avvierebbe il procedimento di indagine formale.

53 Tuttavia, a questo stadio del procedimento delle misure opportune, che del resto non

avrebbe alcun effetto sospensivo, la Repubblica francese potrebbe continuare a versare gli

aiuti sulla base del regime esistente per ancora due anni a partire dalla notifica della

decisione impugnata. Le uniche coercizioni consisterebbero nella minaccia dell’avvio di un

procedimento di indagine formale in caso di mancato rispetto degli impegni e nel fatto che, a

partire dai due anni e in mancanza di rispetto degli impegni, l’aiuto controverso non sarebbe

più esistente ma nuovo. Solo una decisione di avvio del procedimento di indagine formale

potrebbe eventualmente comportare un carattere obbligatorio.

54 Inoltre, il solo obbligo che graverebbe sullo Stato membro sarebbe quello di rispettare i suoi

impegni e tale obbligo risulterebbe dalla sua accettazione unilaterale delle proposte della

Commissione e non dalla decisione impugnata, che si limiterebbe a prendere atto di tali

impegni.

55 Del resto, la Commissione non avrebbe la possibilità, sul solo fondamento del mancato

rispetto degli impegni, di avviare un procedimento per inadempimento sulla base dell’art. 88,

n. 2, CE o dell’art. 226 CE.

56 L’argomento della ricorrente relativo all’incitamento fatto agli Stati membri a non cooperare

lealmente con la Commissione sarebbe specioso. È vero che lo Stato membro potrebbe

decidere di non cooperare e di rifiutare tutte le proposte di misure opportune. Ma ciò si

tradurrebbe in un immediato avvio del procedimento di indagine formale, seguito da una

decisione unilaterale della Commissione che esige la modifica immediata del regime di aiuti. Il

procedimento di cooperazione seguito nella specie consentirebbe di evitare l’apertura del

procedimento di indagine formale pur lasciando il tempo allo Stato membro di dare attuazione

ai suoi impegni a un ritmo convenuto ma non entro termini più lunghi. Il sistema

incentiverebbe pertanto la cooperazione tra la Commissione e gli Stati membri senza incitare

questi ultimi a comportarsi in modo sleale.

57 L’argomento che deduce la mancanza di un sindacato giurisdizionale dell’azione della

Commissione in caso di assenza, allo scadere del termine impartito allo Stato membro, della

decisione di aprire il procedimento d’indagine formale, sarebbe scorretto. Il mancato rispetto

dei suoi impegni da parte della Repubblica francese consentirebbe alla ricorrente di chiedere,

dinanzi al giudice nazionale, la sospensione del versamento del nuovo aiuto che diventerebbe

allora il canone d’abbonamento. Inoltre, la ricorrente potrebbe rivolgere un invito ad agire, poi

introdurre un ricorso per carenza nei confronti della Commissione qualora quest’ultima

istituzione non avviasse immediatamente il procedimento d’indagine formale. Infine, il

procedimento formale si concluderebbe con una decisione definitiva della Commissione,

impugnabile dalla ricorrente.

58 La Commissione non sarebbe infine incorsa, nella formulazione del punto 73 della decisione

impugnata, in confusione circa la natura della decisione impugnata, la quale natura

dipenderebbe dalla sostanza di tale documento.

59 La ricorrente contesta la posizione della Commissione.

Giudizio del Tribunale

60 Secondo la costante giurisprudenza, solo gli atti che producono effetti giuridici obbligatori

idonei ad incidere sugli interessi di chi li impugna, modificandone in misura rilevante la

situazione giuridica, possono costituire oggetto di un ricorso di annullamento ai sensi

dell'art. 230, quarto comma, CE (sentenza della Corte 11 novembre 1981, causa 60/81,

IBM/Commissione, Racc. pag. 2639, punto 9; sentenze del Tribunale 4 marzo 1999, causa

T-87/96, Assicurazioni Generali e Unicredito/Commissione, Racc. pag. II-203, punto 37; 22

marzo 2000, cause riunite T-125/97 e T-127/97, Coca-Cola/Commissione, Racc. pag. II-1733,

punto 77; e 18 settembre 2001, causa T-112/99, M6 e a./Commissione, Racc. pag. II-2459,

punto 35; ordinanza del Tribunale 5 novembre 2003, causa T-130/02, Kronoply/Commissione,

Racc. pag. II-4857, punto 43).

61 Per stabilire se un atto o una decisione producano siffatti effetti, occorre tener conto della

loro sostanza (sentenza IBM/Commissione, punto 60 supra, punto 9, e ordinanza della Corte

13 giugno 1991, causa C-50/90, Sunzest/Commissione, Racc. pag. I-2917, punto 12;

sentenza Coca-Cola/Commissione, punto 60 supra, punto 78, e ordinanza

Kronoply/Commissione, punto 60 supra, punto 44).

62 Nel settore degli aiuti di Stato, le norme procedurali stabilite dal Trattato variano a seconda

che si tratti di misure già esistenti oppure di nuovi aiuti. Mentre le prime sono soggette

all'art. 88, nn. 1 e 2, CE, i secondi sono disciplinati dai nn. 2 e 3 dello stesso articolo

(sentenza della Corte 30 giugno 1992, causa C-47/91, Italia/Commissione, Racc. pag. I-4145,

punto 22).

63 Per quanto riguarda gli aiuti già esistenti, nel citato art. 88, n. 1 si attribuisce alla

Commissione la competenza a procedere, con gli Stati membri, al loro esame permanente.

Nell'ambito di tale esame, la Commissione propone agli Stati le opportune misure richieste dal

graduale sviluppo o dal funzionamento del mercato comune. Il n. 2 di detto articolo dispone

poi che qualora la Commissione, dopo aver intimato agli interessati di presentare le loro

osservazioni, constati che un aiuto non è compatibile con il mercato comune a norma

dell'art. 87 CE, oppure che tale aiuto è attuato in modo abusivo, essa decide che lo Stato

interessato deve sopprimerlo o modificarlo nel termine da essa fissato (sentenza

Italia/Commissione, punto 62 supra, punto 23; sentenza della Corte 9 agosto 1994, causa

C-44/93, Namur-Les assurances du crédit, Racc. pag. I-3829, punto 11).

64 Secondo l’art. 17, n. 2, del regolamento n. 659/1999, se la Commissione considera che un

regime di aiuti esistenti non è, o non è più compatibile con il mercato comune, informa lo

Stato membro interessato della sua posizione preliminare dandogli l’opportunità di presentare

le proprie osservazioni entro il termine di un mese.

65 Secondo l’art. 18 del regolamento n. 659/1999, se la Commissione, alla luce delle

informazioni fornite dallo Stato membro a norma dell’art. 17 di cui sopra, conclude che il

regime di aiuti esistenti non è, ovvero non è più compatibile con il mercato comune, emette

una raccomandazione in cui propone misure opportune allo Stato membro interessato. Non

può essere contestato che siffatta raccomandazione, la quale costituisce solo una proposta,

non è, presa isolatamente, un atto impugnabile (v. in questo senso sentenza

Salt Union/Commissione, punto 51 supra, punto 35, prima frase).

66 Secondo l’art. 19, n. 2, del regolamento n. 659/1999, se lo Stato membro interessato rifiuta di

attuare le misure proposte e la Commissione, dopo aver considerato gli argomenti presentati

dallo Stato membro, continua a ritenere che tali misure siano necessarie, la Commissione

avvia il procedimento di cui all’art. 4, n. 4, di tale regolamento.

67 Secondo l’art. 19, n. 1, del regolamento n. 659/1999, se lo Stato membro interessato accetta

le misure proposte dalla Commissione e ne informa quest’ultima, la Commissione ne prende

atto e ne informa lo Stato membro.

68 Per quanto riguarda quest’ultima ipotesi, nella specie pertinente, va respinto l’approccio

sostenuto in sostanza dalla Commissione e che consiste, sulla base di una lettura isolata e

letterale dell’art. 19, n. 1 di cui sopra, nel ritenere che essa non adotti alcuna decisione nel

caso di una procedura di esame di un aiuto esistente che si conclude con l’accettazione da

parte dello Stato membro delle misure opportune proposte, o ancora, nel ridurre il

procedimento di cui agli artt. 17, 18 e 19, n. 1, del regolamento n. 659/1999 a un

procedimento quasi contrattuale.

69 Infatti, un tale approccio viola i termini e l’oggetto del detto procedimento, che costituisce, per

sua stessa natura, un procedimento decisionale, come del resto precisato all’art. 26, n. 1 del

regolamento n. 659/1999, tramite l’espressione «decisioni (…) adottate a norma (…) del

combinato disposto degli articoli 18 e 19 paragrafo 1».

70 Certamente, la Commissione e lo Stato membro possono discutere circa le misure opportune

proposte, ma, in definitiva, il procedimento di esame si conclude con la decisione menzionata

al punto precedente solo allorché la Commissione, nell’esercizio della sua competenza

esclusiva a valutare la compatibilità degli aiuti di Stato con il mercato comune, decide di

accettare gli impegni dello Stato come rispondenti alle sue preoccupazioni.

71 Nella specie, la Commissione ha esaminato gli impegni della Repubblica francese, ha

considerato che essi rispondevano alla sua raccomandazione e consentivano pertanto di

assicurare la compatibilità del regime del canone d’abbonamento con il mercato comune e ha

quindi deciso di chiudere il presente procedimento (punti 1 e 72 della decisione impugnata),

rammentando che la decisione impugnata non pregiudicava assolutamente il suo potere di

procedere all’esame permanente dei regimi di aiuti esistenti previsti dall’art. 88, n. 1, CE

(paragrafo 73, primo comma della decisione impugnata).

72 Così operando, la Commissione, lungi dal prendere passivamente atto degli impegni della

Repubblica francese, ha adottato una decisione nei loro confronti, senza la quale il

procedimento di esame del canone d’abbonamento non si sarebbe concluso, ma avrebbe

proseguito il suo corso, con il proseguimento degli scambi allo scopo di ottenere impegni

soddisfacenti per la Commissione o con l’avvio del procedimento d’indagine formale in

applicazione dell’art. 19, n. 2 del regolamento n. 659/1999.

73 Per quanto riguarda gli effetti giuridici obbligatori della decisione impugnata, è sufficiente

rilevare che, conformemente all’art. 19, n. 1, in fine, del regolamento n. 659/1999, lo Stato

membro interessato che, all’atto della pubblicazione prevista dall’art. 26, n. 1, del regolamento

n. 659/1999, ha necessariamente accettato le misure opportune «è tenuto a dare

applicazione» a tali misure (v., per il riconoscimento da parte della Corte di un siffatto effetto

giuridico obbligatorio, nelle cause precedenti all’entrata in vigore del regolamento

n. 659/1999, sentenze della Corte 24 marzo 1993, causa C-313/90, CIRFS

e a./Commissione, Racc. pag. I-1125, punto 36; 15 ottobre 1996, causa C-311/94, Ijssel-Vliet,

Racc. pag. I-5023, punti 42 e 43, e 5 ottobre 2000, causa C-288/96, Germania/Commissione,

Racc. pag. I-8237, punto 65, in fine).

74 Tali considerazioni non vengono rimesse in discussione con il riferimento, operato dalla

Commissione, all’ordinanza Tramarin/Commissione, punto 33 supra, e alla sentenza

Salt Union/Commissione, punto 51 supra.

75 Per quanto riguarda la causa che ha dato luogo all’ordinanza Tramarin/Commissione,

punto 33 supra, essa verte su un caso di esame preliminare di un nuovo aiuto. Tale esame

preliminare deve sfociare, conformemente all’art. 4, n. 1, del regolamento n. 659/1999,

nell’adozione di una decisione ai sensi dei nn. 2, 3 o 4 di tale articolo, la quale decisione è

idonea, se del caso, a costituire oggetto di un ricorso di annullamento. È in questo contesto

che il Tribunale ha considerato che la lettera con la quale la Commissione, nell’ambito

dell’esame preliminare, aveva invitato la Repubblica italiana a rinunciare ad una proposta di

regola transitoria tra il regime di aiuti in vigore e il regime di aiuti notificato, costituiva un atto

preparatorio della decisone definitiva e non poteva pertanto costituire oggetto di un ricorso.

76 Nell’ambito dell’esame permanente degli aiuti esistenti e nell’ipotesi di un’attuazione

conforme da parte dello Stato membro dei suoi impegni, la Commissione, dopo la decisione

contemplata dall’art. 26, n. 1, del regolamento n. 659/1999, non deve più adottare altra

decisione. Il solo atto di cui dispongono pertanto i terzi interessati – e nella specie la

ricorrente – non è, come nella causa Tramarin/Commissione, un atto preparatorio di una

decisione definitiva che si adotterà in seguito, bensì la decisione contemplata nella

disposizione sopra considerata del regolamento n. 659/1999, la quale decisione produce

l’effetto giuridico obbligatorio menzionato al punto 73 supra.

77 Neanche il riferimento alla sentenza Salt Union/Commissione, punto 51 supra, è tale da

giustificare la posizione della Commissione. Infatti, l’ipotesi espressamente considerata dal

Tribunale al punto 35 di tale sentenza era quella di un rifiuto da parte dello Stato membro di

accettare una proposta della Commissione di misure opportune, la quale proposta

isolatamente considerata e come rilevato sopra al punto 65, non costituisce effettivamente un

atto impugnabile. Tuttavia, la situazione nella specie è diversa, poiché corrisponde ad

un’accettazione delle misure opportune da parte dello Stato membro.

78 Dalle considerazioni che precedono risulta che né l’ordinanza Tramarin/Commissione,

punto 33 supra, né la sentenza Salt Union/Commissione, punto 51 supra, suffragano la

posizione della Commissione.

79 Quanto infine alla questione di chiarire se gli effetti giuridici obbligatori prodotti dalla

decisione impugnata siano tali da incidere sugli interessi della ricorrente, si deve rilevare che

tale decisione interina, in un quadro giuridico e temporale vincolante proprio del meccanismo

di esame permanente degli aiuti esistenti, impegni della Repubblica francese che potevano

essere considerati inidonei ad assicurare la compatibilità del regime del canone

d’abbonamento con il mercato comune. La decisione impugnata consente pertanto alla

Repubblica francese di continuare, per due anni, a dare attuazione al regime di aiuti di cui

trattasi.

80 La decisione impugnata consente, inoltre e soprattutto, il mantenimento del detto regime di

aiuto al di là di tale termine di due anni e tramite taluni adattamenti.

81 Dall’insieme delle considerazioni che precedono risulta che la decisione impugnata produce

effetti giuridici obbligatori tali da incidere sugli interessi della ricorrente e costituisce pertanto

un atto idoneo a costituire l’oggetto di un ricorso di annullamento ai sensi dell’art. 230, quarto

comma, CE.

Sull’interesse ad agire della ricorrente

Argomenti delle parti

82 La Commissione, sostenuta dalle intervenienti, non contesta assolutamente la legittimazione

ad agire della ricorrente ma sostiene che la ricorrente, nella sua qualità di concorrente di

un’impresa beneficiaria di un aiuto reso volontariamente conforme con il diritto comunitario,

avrebbe ottenuto soddisfazione e non avrebbe pertanto alcun interesse ad agire per

l’annullamento della decisione impugnata. In caso di annullamento, la situazione della

ricorrente sarebbe meno soddisfacente di quella risultante dalla decisione impugnata, la quale

tenderebbe a modificare il regime di aiuti in un senso più favorevole all’interesse comune.

83 La ricorrente contesta la posizione della Commissione.

Giudizio del Tribunale

84 Secondo la costante giurisprudenza, la ricevibilità di un ricorso di annullamento è

subordinata alla condizione che la persona fisica o giuridica da cui esso promana abbia un

interesse all’annullamento dell’atto impugnato. Tale interesse dev’essere esistente ed

effettivo e va valutato il giorno in cui il ricorso viene proposto (sentenze del Tribunale 14 aprile

2005, causa T-141/03, Sniace/Commissione, Racc. pag. II-1197, punto 25, e 20 settembre

2007, causa T-136/05, Salvat père & fils e a./Commissione, Racc. pag. II-4063, punto 34).

85 Un tale interesse presuppone che l’annullamento di tale atto possa produrre di per sé

conseguenze giuridiche, o, secondo un’altra formulazione, che il ricorso possa, con il suo

esito, procurare un beneficio alla parte che lo ha proposto (v. sentenza del Tribunale 28

settembre 2004, causa T-310/00, MCI/Commissione, Racc. pag. II-3253, punto 44, e

giurisprudenza ivi citata). Una decisione che dia interamente soddisfazione al richiedente non

è, per definizione, idonea a recargli pregiudizio (v., in tal senso, sentenza della Corte 18

giugno 2002, causa C-242/00, Germania/Commissione, Racc. pag. I-5603, punto 46;

sentenza del Tribunale 17 settembre 1992, causa T-138/89, NBV e NBV/Commissione,

Racc. pag. II-2181, punto 32) e tale richiedente non ha interesse a chiederne l’annullamento.

86 Per contro, quando il richiedente sostiene che l’atto di cui trattasi, anche se gli è

eventualmente in parte favorevole, non tutela tuttavia in modo adeguato la sua situazione

giuridica, gli deve essere riconosciuto un interesse ad agire al fine di far verificare, dal giudice

comunitario, la legittimità di tale decisione. La valutazione del carattere favorevole o meno

dell’atto impugnato rientra quindi nel merito e non nella ricevibilità del ricorso (v., in tal senso,

conclusioni dell’avvocato generale Tesauro relative alla sentenza della Corte 9 novembre

1989, causa 55/88, Katsoufros/Corte di giustizia, Racc. pag. 3579, in particolare

pagg. 3585-3587).

87 Nella decisione impugnata, la Commissione, presso la quale la ricorrente aveva depositato

un reclamo riguardante, in particolare, il regime del canone d’abbonamento radiotelevisivo, ha

ritenuto che un certo numero di impegni della Repubblica francese fossero tali da assicurare

la compatibilità di tale regime con il mercato comune. La ricorrente, dal canto suo, considera

tali impegni inadatti a quel fine e censura la decisione impugnata proprio in quanto essa li

interina, e, così facendo, violerebbe, a suo discapito, le disposizioni del Trattato in materia di

aiuti di Stato.

88 È giocoforza constatare che l’argomento della Commissione secondo cui la ricorrente non ha

interesse a chiedere l’annullamento della decisione impugnata in quanto quest’ultima

costituirebbe una decisione favorevole nei suoi confronti riposa sulla premessa che le

contestazioni della ricorrente circa il merito, ossia, in particolare, circa il carattere

manifestamente inadeguato di tali impegni, sono errate.

89 Orbene, la ricorrente, nella sua qualità di operatore televisivo concorrente di France 2 e

France 3, aveva chiaramente interesse a sottoporre al giudice comunitario la questione se

tale istituzione avesse considerato legittimamente, nella decisione impugnata, che gli impegni

sottoscritti dalla Repubblica francese consentivano di assicurare la compatibilità del regime

francese del canone d’abbonamento con il mercato comune.

90 Inoltre, e contrariamente a quanto sostenuto dalla Commissione, un annullamento della

decisione impugnata motivato da un errore manifesto di tale istituzione nella determinazione

delle misure opportune da mettere in atto o da una motivazione insufficiente dell’adeguatezza

di tale misura ai problemi identificati, non collocherebbe la ricorrente in una situazione meno

favorevole di quella risultante dalla decisione impugnata.

91 Infatti, un annullamento per l’uno o l’altro di questi motivi starebbe a significare che la

decisione impugnata era o caratterizzata o idonea ad essere caratterizzata da impegni

inadeguati e pertanto sfavorevole alla ricorrente. A seguito di tale annullamento, spetterebbe

alla Commissione, alla luce delle condizioni presenti del finanziamento di France 2 e

France 3, valutare, nell’ambito dell’esame permanente degli aiuti esistenti, l’opportunità di

proporre altre misure opportune per il futuro.

92 Da ciò consegue che contrariamente a quanto sostiene la Commissione, la ricorrente ha un

interesse ad agire per l’annullamento della decisione impugnata.

93 Da tutto quanto sopra considerato consegue che il ricorso è ricevibile.

Nel merito

94 Il presente ricorso contiene cinque motivi. Il primo motivo deduce la violazione dell’obbligo di

motivazione, il secondo motivo deduce la violazione dei diritti della difesa, il terzo motivo

deduce l’insufficienza della portata degli impegni della Repubblica francese, il quarto motivo

deduce lo sviamento di procedura, il quinto motivo deduce l’erronea interpretazione della

sentenza della Corte 24 luglio 2003, causa C-280/00, Altmark Trans e Regierungspräsidium

Magdeburg (Racc. pag. I-7747; in prosieguo: la «sentenza Altmark»).

95 Occorre esaminare dapprima i motivi che deducono violazione dei diritti della difesa e

sviamento di procedura. Saranno in seguito esaminati i motivi che deducono l’erronea

interpretazione della sentenza Altmark, punto 94 sopra, e quindi i due motivi che deducono la

violazione dell’obbligo di motivazione e, rispettivamente, l’insufficienza della portata degli

impegni.

Sul secondo motivo, che deduce violazione dei diritti della difesa

Argomenti delle parti

96 La ricorrente, pur riconoscendo che il procedimento amministrativo in materia di aiuti di Stato

è aperto soltanto nei confronti degli Stati membri, sostiene che, nel corso della fase di esame

prevista dall’art. 88, n. 2, CE, la Commissione deve intimare agli interessati di presentare le

loro osservazioni. La ricorrente si stupisce per il fatto di non aver potuto discutere con la

Commissione circa l’opportunità e la portata degli impegni della Repubblica francese, dal

momento che, sulla loro base, la Commissione ha convalidato il mantenimento di un sistema

costitutivo di un aiuto di Stato in contrasto con l’art. 87 CE. Il dibattito si sarebbe imposto a

maggior ragione dal momento che il dialogo tra la ricorrente e la Commissione, che sarebbe

approdata alla conclusione che il sistema del canone d’abbonamento era un aiuto di Stato ai

sensi dell’art. 87 CE, si sarebbe bruscamente interrotto quando si trattava di valutare la

compatibilità di tale sistema con il mercato comune.

97 La ricorrente ritiene che il posto che le è stato riservato nel procedimento nella specie è poco

compatibile con la giurisprudenza secondo la quale, anche in assenza di una disposizione

scritta, la Comunità non può ledere la situazione di una persona, se questa non è stata posta

in grado di esprimere il suo punto di vista. Tenuto conto del potere di valutazione della

Commissione qualora essa adotti una decisione di applicazione dell’art. 88, n. 1, CE, il

rispetto del diritto di esser sentiti avrebbe dovuto essere stato a maggior ragione garantito.

L’interruzione del dialogo tra la Commissione e la ricorrente costituirebbe una violazione dei

diritti della difesa di quest’ultima.

98 La Commissione, sostenuta dalle intervenienti, contesta la posizione della ricorrente.

Giudizio del Tribunale

99 Si deve ricordare che il procedimento di controllo degli aiuti di Stato, tenuto conto della sua

ratio, è un procedimento nei confronti dello Stato membro responsabile, alla luce dei suoi

obblighi comunitari, della concessione dell’aiuto (sentenze del Tribunale 8 luglio 2004, causa

T-198/01, Technische Glaswerke Ilmenau/Commissione, Racc. pag. II-2717, punto 61, e 11

maggio 2005, cause riunite T-111/01 e T-133/01, Saxonia Edelmetalle/Commissione,

Racc. pag. II-1579, punto 47).

100 Questa considerazione, sviluppata dalla giurisprudenza nel contesto del controllo da parte

della Commissione dei nuovi aiuti, è altresì valida in quello dell’esame permanente degli aiuti

esistenti.

101 Da ciò deriva che se nulla vieta ad una parte di trasmettere alla Commissione informazioni

che denunciano l’incompatibilità con il mercato comune di un aiuto di Stato, che si tratti di un

nuovo aiuto o di un aiuto esistente, questa facoltà non conferisce a tale parte alcun diritto di

difesa. La Commissione non è assolutamente tenuta a intrattenere con tali parti un dibattito

contraddittorio.

102 È vero che, nell’ambito del procedimento di indagine formale previsto dall’art. 88, n. 2, primo

comma, CE e dall’art. 6 del regolamento n. 659/1999, procedimento che può essere avviato,

per quanto riguarda il controllo di aiuti nuovi, con una decisione adottata in applicazione

dell’art. 4, n. 4, del regolamento n. 659/1999 e, per quanto concerne l’esame permanente di

aiuti esistenti, mediante una decisione adottata in applicazione dell’art. 19, n. 2 del medesimo

regolamento, la Commissione «invita (…) gli altri interessati a formulare le loro osservazioni»

(art. 6, n. 1, seconda frase del regolamento n. 659/1999). Tuttavia è giocoforza constatare

che nella specie la decisione impugnata non è stata adottata in esito ad un siffatto

procedimento d’indagine formale, bensì in esito ad una proposta di misure opportune

accettata dallo Stato membro interessato, cioè nell’ambito dell’art. 19, n. 1, del regolamento

n. 659/1999.

103 In tale fase del procedimento di esame permanente degli aiuti esistenti la Commissione non

doveva invitare la ricorrente a trasmetterle le sue osservazioni. Pertanto, la ricorrente non ha

titolo per rivendicare il beneficio dei diritti della difesa avvalendosi della loro violazione da

parte della Commissione.

104 Ciò considerato, tale motivo va respinto.

Sul quarto motivo, che deduce sviamento di procedura

Argomenti delle parti

105 Secondo la ricorrente, la Commissione sembra rimettere alle autorità nazionali l’onere,

purtuttavia rientrante nella sua esclusiva competenza, del rilevamento di un aiuto di Stato. La

ricorrente non vede come la Commissione possa in tal modo delegare detta competenza e

pertanto riconoscere un effetto diretto all’art. 87 CE mediante una semplice decisione con la

quale accoglie degli impegni, mentre è stato necessario un regolamento per prevedere

l’effetto diretto dell’art. 88, n. 3, CE.

106 La Commissione contesta la posizione della ricorrente.

Giudizio del Tribunale

107 Si deve in primo luogo constatare che, contrariamente a quanto sembra denunciare il

presente motivo, la decisione impugnata non ha assolutamente lo scopo di rimettere alle

autorità nazionali l’onere, assertivamente incombente solo alla Commissione, del rilevamento

di un eventuale aiuto di Stato, fermo restando, peraltro, che come rilevato dalla Corte, il

giudice nazionale è ad ogni modo competente a constatare, se del caso, l’esistenza di un

aiuto di Stato (v., in tal senso, sentenza della Corte 22 marzo 1977, causa 78/76,

Steinike & Weinlig, Racc. pag. 595, punto 14).

108 In secondo luogo, e nei limiti in cui, con il presente motivo, la ricorrente tende a denunciare

un asserito trasferimento da parte della Commissione alle autorità nazionali della sua

competenza esclusiva a valutare la compatibilità di un aiuto di Stato con il mercato comune, è

giocoforza constatare che la decisione impugnata non procede in alcun modo a un siffatto

trasferimento di competenza.

109 Al contrario, è nell’esercizio della sua competenza esclusiva a valutare la compatibilità degli

aiuti di Stato con il mercato comune che la Commissione, mediante la decisione impugnata,

ha ottenuto dalla Repubblica francese taluni impegni, intesi ad assicurare la compatibilità del

regime del canone d’abbonamento con il mercato comune. Inoltre la decisione impugnata,

come ricordato al paragrafo 73, non pregiudica assolutamente il potere della Commissione,

sulla base dell’art. 88, n. 1, CE, di procedere all’esame permanente dei regimi di aiuti esistenti

e di proporre le misure opportune richieste dallo sviluppo progressivo o dal funzionamento del

mercato comune.

110 Ciò considerato, il presente motivo va respinto.

Sul quinto motivo, che deduce erronea interpretazione della sentenza Altmark

Argomenti delle parti

111 La ricorrente considera che la Commissione è incorsa in errore di diritto circa l’applicabilità

dell’art. 86, n. 2, CE, in caso di aiuto derivante da una sovracompensazione del costo degli

obblighi di servizio pubblico.

112 Nella sentenza Altmark, punto 94 supra, la Corte avrebbe optato per l’approccio detto

«compensativo». La scelta di tale approccio compensativo sarebbe stata ancora confermata

dalla successiva giurisprudenza sia della Corte che del Tribunale.

113 La ricorrente sostiene che, contrariamente a quanto affermato dalla Commissione, la Corte,

nella sentenza Altmark, punto 94 supra, non conferma implicitamente che un aiuto che

compensa, o piuttosto sovracompensa, i costi sostenuti da un’impresa per la fornitura di un

servizio di interesse economico generale (in prosieguo: il «SIEG») può essere dichiarato

compatibile con il mercato comune se le condizioni dell’art. 86, n. 2, CE sono soddisfatte.

114 Infatti, non spetta alla Corte rispondere, anche implicitamente, nell’ambito di un rinvio

pregiudiziale, ad una questione che non le è stata sottoposta.

115 Inoltre, la Corte avrebbe fatto riferimento alla sua sentenza 22 novembre 2001, causa

C-53/00, Ferring (Racc. pag. I-9067; in prosieguo: la «sentenza Ferring»). Orbene, in questa

sentenza la Corte avrebbe espressamente escluso l’applicazione dell’art. 86, n. 2, CE,

dichiarando che un vantaggio che eccede i costi aggiuntivi risultanti dal servizio di interesse

generale «non può, comunque, essere considerato necessario per consentire a tali operatori

di adempiere la loro specifica missione».

116 Inoltre, l’applicazione dell’art. 86, n. 2, CE presupporrebbe la presenza di condizioni

connesse con la definizione, il mandato, e il controllo dei compiti di servizio pubblico nonché

con il carattere proporzionale della compensazione finanziaria concessa in contropartita di

tale servizio. Orbene, la Corte, nella sentenza Altmark, punto 94 supra, avrebbe fatto di

queste stesse condizioni criteri di valutazione cumulativi non già della compatibilità, bensì

dell’esistenza stessa dell’aiuto, mediante la prima, la seconda, e la terza delle quattro

condizioni stabilite al punto 95 e nel dispositivo di tale sentenza (in prosieguo: insieme

considerate, le «condizioni Altmark»). In altri termini, il controllo della proporzionalità secondo

la Corte si eserciterebbe allo stadio della qualifica dell’aiuto, cioè in uno stadio anteriore a

quello a cui la Corte intenderebbe applicarlo.

117 Infine, nella sua prassi, la Commissione avrebbe applicato l’art. 86, n. 2, CE, a situazioni

nelle quali la seconda e la quarta condizione Altmark non erano soddisfatte, con la implicita

conseguenza che, allorché la prima e la terza delle condizioni Altmark non sono soddisfatte, il

salvataggio della misura mediante il suo esame ai sensi dell’art. 86, n. 2, CE sarebbe escluso.

Orbene, nella specie, la Commissione, dal momento che avrebbe essa stessa constatato che

la terza condizione Altmark non era soddisfatta, avrebbe dovuto necessariamente arrivare

alla conclusione che si trattava senz’altro di un aiuto ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, senza che

fosse necessario interrogarsi sulla sua eventuale compatibilità.

118 La Commissione sarebbe pertanto incorsa in errore di diritto nell’indagare se una misura

statale di compensazione dei costi del servizio pubblico potesse essere giustificata ai sensi

dell’art. 86, n. 2, CE, sebbene essa stessa avesse constatato che la detta misura non

soddisfaceva le condizioni Altmark che consentono di eludere la qualifica di aiuti di Stato.

119 Nella replica la ricorrente nega di mettere in discussione la competenza esclusiva della

Commissione a pronunciarsi sulla compatibilità di un aiuto con il mercato comune, come

sarebbe del resto confermato dal ricorso depositato. Contesterebbe piuttosto le condizioni

nelle quali la Commissione procede a un siffatto esame.

120 Infatti, la ricorrente ricorda che la Corte, nella sentenza Ferring, punto 115 supra, non fa

riferimento all’art. [86], n. 2, [CE], a giustificazione della soluzione adottata. Anzi, dopo aver

posto il principio che una compensazione che rispetta la condizione di equivalenza non è un

aiuto, la Corte aggiungerebbe che «se risulta che i grossisti distributori traggono dal non

assoggettamento al contributo sulle vendite dirette di medicinali un vantaggio che eccede i

costi aggiuntivi che essi sostengono per l’assolvimento degli obblighi di servizio pubblico

imposti loro dalla normativa nazionale, tale vantaggio, per la parte che eccede tali costi

aggiuntivi, non può, comunque, essere considerato necessario per consentire a tali operatori

di adempiere la loro specifica missione». Di conseguenza, secondo la Corte, occorre

rispondere «che l’art. [86, n. 2, CE] dev’essere interpretato nel senso che esso non si applica

ad un vantaggio fiscale di cui beneficiano le imprese incaricate della gestione di un servizio

pubblico quali quelle di cui trattasi nella causa principale, in quanto tale vantaggio eccede i

costi aggiuntivi del servizio pubblico».

121 Sarebbe pertanto chiaro che la Corte escluderebbe ogni applicazione della deroga

dell’art. 86, n. 2, CE, a favore di una compensazione che ecceda i costi aggiuntivi connessi

all’assolvimento di obblighi di servizio pubblico, di modo che siffatti aiuti dovrebbero essere

valutati unicamente sulla base dell’art. 87 CE. In questo caso l’esame della compatibilità

dell’aiuto con il mercato comune continuerebbe a rientrare sotto la competenza della

Commissione ma, non potendo fare applicazione della deroga dell’art. 86, n. 2, CE, tale

esame potrebbe portare in pratica solo ad una conclusione negativa.

122 Del resto, la Corte, nella sentenza Altmark, punto 94 supra, non inficerebbe tale analisi.

Infatti, la Corte non escluderebbe espressamente un’applicazione dell’art. 86, n. 2, ma non la

confermerebbe neppure.

123 La Commissione, sostenuta dalla Repubblica francese e dalla France Télévisions, contesta

gli argomenti esposti dalla ricorrente. Sostiene, in sostanza, che con tale motivo la ricorrente

confonde due questioni invece ben distinte e che la sentenza Altmark, punto 94 supra, ha

contribuito a chiarire. La prima sarebbe quella di sapere quando si sia in presenza di un aiuto

di Stato, ai sensi del Trattato, e la seconda quando un siffatto aiuto possa essere dichiarato

compatibile con il mercato comune.

Giudizio del Tribunale

124 Con il presente motivo, la ricorrente sostiene in sostanza che la Commissione sarebbe

incorsa in errore di diritto concludendo per la compatibilità del sistema del canone

d’abbonamento radiotelevisivo con il mercato comune, pur avendo considerato che talune

condizioni Altmark non erano rispettate.

125 Tale tesi non può essere accolta in quanto è conseguenza di una errata interpretazione della

sentenza Altmark, punto 94 supra.

126 Nella sentenza Altmark, punto 94 supra, la Corte ha ricordato che, secondo una costante

giurisprudenza, la qualifica di aiuto richiede che tutte le condizioni contemplate all’art. 87, n. 1,

CE, siano soddisfatte (punto 74 della sentenza) e che tale disposizione enuncia le seguenti

condizioni: in primo luogo, deve trattarsi di un intervento dello Stato o effettuato mediante

risorse statali; in secondo, tale intervento deve poter incidere sugli scambi tra Stati membri; in


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Internazionale, tenute dalla Prof. ssa Alessandra Lanciotti nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza del Tribunale di Primo Grado relativa al caso TF1 del 2009. Parole chiave: canoni televisivi, aiuti di stato, raccomandazioni, mercato comune, diritto di difesa, obbligo di motivazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Lanciotti Alessandra.

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