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Caso TF1 Appunti scolastici Premium

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Internazionale, tenute dalla Prof. ssa Alessandra Lanciotti nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza del Tribunale di Primo Grado relativa al caso TF1 del 2009. Parole chiave: canoni televisivi, aiuti di stato, raccomandazioni,... Vedi di più

Esame di Diritto Internazionale docente Prof. A. Lanciotti

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ESTRATTO DOCUMENTO

111 La ricorrente considera che la Commissione è incorsa in errore di diritto circa l’applicabilità

dell’art. 86, n. 2, CE, in caso di aiuto derivante da una sovracompensazione del costo degli

obblighi di servizio pubblico.

112 Nella sentenza Altmark, punto 94 supra, la Corte avrebbe optato per l’approccio detto

«compensativo». La scelta di tale approccio compensativo sarebbe stata ancora confermata

dalla successiva giurisprudenza sia della Corte che del Tribunale.

113 La ricorrente sostiene che, contrariamente a quanto affermato dalla Commissione, la Corte,

nella sentenza Altmark, punto 94 supra, non conferma implicitamente che un aiuto che

compensa, o piuttosto sovracompensa, i costi sostenuti da un’impresa per la fornitura di un

servizio di interesse economico generale (in prosieguo: il «SIEG») può essere dichiarato

compatibile con il mercato comune se le condizioni dell’art. 86, n. 2, CE sono soddisfatte.

114 Infatti, non spetta alla Corte rispondere, anche implicitamente, nell’ambito di un rinvio

pregiudiziale, ad una questione che non le è stata sottoposta.

115 Inoltre, la Corte avrebbe fatto riferimento alla sua sentenza 22 novembre 2001, causa

C-53/00, Ferring (Racc. pag. I-9067; in prosieguo: la «sentenza Ferring»). Orbene, in questa

sentenza la Corte avrebbe espressamente escluso l’applicazione dell’art. 86, n. 2, CE,

dichiarando che un vantaggio che eccede i costi aggiuntivi risultanti dal servizio di interesse

generale «non può, comunque, essere considerato necessario per consentire a tali operatori

di adempiere la loro specifica missione».

116 Inoltre, l’applicazione dell’art. 86, n. 2, CE presupporrebbe la presenza di condizioni

connesse con la definizione, il mandato, e il controllo dei compiti di servizio pubblico nonché

con il carattere proporzionale della compensazione finanziaria concessa in contropartita di

tale servizio. Orbene, la Corte, nella sentenza Altmark, punto 94 supra, avrebbe fatto di

queste stesse condizioni criteri di valutazione cumulativi non già della compatibilità, bensì

dell’esistenza stessa dell’aiuto, mediante la prima, la seconda, e la terza delle quattro

condizioni stabilite al punto 95 e nel dispositivo di tale sentenza (in prosieguo: insieme

considerate, le «condizioni Altmark»). In altri termini, il controllo della proporzionalità secondo

la Corte si eserciterebbe allo stadio della qualifica dell’aiuto, cioè in uno stadio anteriore a

quello a cui la Corte intenderebbe applicarlo.

117 Infine, nella sua prassi, la Commissione avrebbe applicato l’art. 86, n. 2, CE, a situazioni

nelle quali la seconda e la quarta condizione Altmark non erano soddisfatte, con la implicita

conseguenza che, allorché la prima e la terza delle condizioni Altmark non sono soddisfatte, il

salvataggio della misura mediante il suo esame ai sensi dell’art. 86, n. 2, CE sarebbe escluso.

Orbene, nella specie, la Commissione, dal momento che avrebbe essa stessa constatato che

la terza condizione Altmark non era soddisfatta, avrebbe dovuto necessariamente arrivare

alla conclusione che si trattava senz’altro di un aiuto ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, senza che

fosse necessario interrogarsi sulla sua eventuale compatibilità.

118 La Commissione sarebbe pertanto incorsa in errore di diritto nell’indagare se una misura

statale di compensazione dei costi del servizio pubblico potesse essere giustificata ai sensi

dell’art. 86, n. 2, CE, sebbene essa stessa avesse constatato che la detta misura non

soddisfaceva le condizioni Altmark che consentono di eludere la qualifica di aiuti di Stato.

119 Nella replica la ricorrente nega di mettere in discussione la competenza esclusiva della

Commissione a pronunciarsi sulla compatibilità di un aiuto con il mercato comune, come

sarebbe del resto confermato dal ricorso depositato. Contesterebbe piuttosto le condizioni

nelle quali la Commissione procede a un siffatto esame.

120 Infatti, la ricorrente ricorda che la Corte, nella sentenza Ferring, punto 115 supra, non fa

riferimento all’art. [86], n. 2, [CE], a giustificazione della soluzione adottata. Anzi, dopo aver

posto il principio che una compensazione che rispetta la condizione di equivalenza non è un

aiuto, la Corte aggiungerebbe che «se risulta che i grossisti distributori traggono dal non

assoggettamento al contributo sulle vendite dirette di medicinali un vantaggio che eccede i

costi aggiuntivi che essi sostengono per l’assolvimento degli obblighi di servizio pubblico

imposti loro dalla normativa nazionale, tale vantaggio, per la parte che eccede tali costi

aggiuntivi, non può, comunque, essere considerato necessario per consentire a tali operatori

di adempiere la loro specifica missione». Di conseguenza, secondo la Corte, occorre

rispondere «che l’art. [86, n. 2, CE] dev’essere interpretato nel senso che esso non si applica

ad un vantaggio fiscale di cui beneficiano le imprese incaricate della gestione di un servizio

pubblico quali quelle di cui trattasi nella causa principale, in quanto tale vantaggio eccede i

costi aggiuntivi del servizio pubblico».

121 Sarebbe pertanto chiaro che la Corte escluderebbe ogni applicazione della deroga

dell’art. 86, n. 2, CE, a favore di una compensazione che ecceda i costi aggiuntivi connessi

all’assolvimento di obblighi di servizio pubblico, di modo che siffatti aiuti dovrebbero essere

valutati unicamente sulla base dell’art. 87 CE. In questo caso l’esame della compatibilità

dell’aiuto con il mercato comune continuerebbe a rientrare sotto la competenza della

Commissione ma, non potendo fare applicazione della deroga dell’art. 86, n. 2, CE, tale

esame potrebbe portare in pratica solo ad una conclusione negativa.

122 Del resto, la Corte, nella sentenza Altmark, punto 94 supra, non inficerebbe tale analisi.

Infatti, la Corte non escluderebbe espressamente un’applicazione dell’art. 86, n. 2, ma non la

confermerebbe neppure.

123 La Commissione, sostenuta dalla Repubblica francese e dalla France Télévisions, contesta

gli argomenti esposti dalla ricorrente. Sostiene, in sostanza, che con tale motivo la ricorrente

confonde due questioni invece ben distinte e che la sentenza Altmark, punto 94 supra, ha

contribuito a chiarire. La prima sarebbe quella di sapere quando si sia in presenza di un aiuto

di Stato, ai sensi del Trattato, e la seconda quando un siffatto aiuto possa essere dichiarato

compatibile con il mercato comune.

Giudizio del Tribunale

124 Con il presente motivo, la ricorrente sostiene in sostanza che la Commissione sarebbe

incorsa in errore di diritto concludendo per la compatibilità del sistema del canone

d’abbonamento radiotelevisivo con il mercato comune, pur avendo considerato che talune

condizioni Altmark non erano rispettate.

125 Tale tesi non può essere accolta in quanto è conseguenza di una errata interpretazione della

sentenza Altmark, punto 94 supra.

126 Nella sentenza Altmark, punto 94 supra, la Corte ha ricordato che, secondo una costante

giurisprudenza, la qualifica di aiuto richiede che tutte le condizioni contemplate all’art. 87, n. 1,

CE, siano soddisfatte (punto 74 della sentenza) e che tale disposizione enuncia le seguenti

condizioni: in primo luogo, deve trattarsi di un intervento dello Stato o effettuato mediante

risorse statali; in secondo, tale intervento deve poter incidere sugli scambi tra Stati membri; in

terzo, deve concedere un vantaggio al suo beneficiario; in quarto luogo, deve falsare o

minacciare di falsare la concorrenza (punto 75 della sentenza).

127 Per quanto riguarda la condizione relativa all’esistenza di un vantaggio concesso al suo

beneficiario, la Corte ha rilevato che dalla giurisprudenza, e in particolare dalla sentenza

Ferring, punto 115 supra, risulta che nei limiti in cui un intervento statale deve essere

considerato come una compensazione diretta a rappresentare la contropartita delle

prestazioni effettuate dalle imprese beneficiarie per assolvere obblighi di servizio pubblico,

cosicché tali imprese non traggano, in realtà, un vantaggio finanziario, e il suddetto intervento

non produca quindi l'effetto di collocarle in una posizione concorrenziale più favorevole

rispetto a quelle che fanno loro concorrenza, tale intervento non ricade nell'ambito di

applicazione dell'art. 87, n. 1, CE (sentenza Altmark, cit. supra punto 94, punto 87).

128 La Corte ha tuttavia aggiunto che, affinché in un caso concreto una siffatta compensazione

possa sottrarsi alla qualifica di aiuto di Stato, devono ricorrere taluni presupposti (sentenza

Altmark, punto 94 supra, punto 88):

─ in primo luogo, l’impresa beneficiaria deve essere effettivamente stata incaricata

dell’adempimento di obblighi di servizio pubblico e detti obblighi devono essere stati definiti in

modo chiaro, (prima condizione Altmark);

─ in secondo luogo, i parametri sulla base dei quali viene calcolata la compensazione

devono essere stati previamente definiti in modo obiettivo e trasparente, (seconda condizione

Altmark);

─ in terzo luogo, la compensazione non deve eccedere quanto necessario per coprire

interamente o in parte i costi originati dall’adempimento degli obblighi di servizio pubblico,

tenendo conto dei relativi introiti nonché di un margine di utile ragionevole per l’esecuzione di

tali obblighi (terza condizione Altmark);

─ in quarto luogo, quando la scelta dell’impresa da incaricare dell’adempimento di obblighi

di servizio pubblico non venga effettuata nell’ambito di una procedura di appalto pubblico, il

livello della necessaria compensazione deve essere stato determinato sulla base di un’analisi

dei costi che un’impresa media, gestita in modo efficiente e adeguatamente dotata di mezzi al

fine di poter soddisfare le esigenze di servizio pubblico richieste, avrebbe dovuto sopportare

per adempiere tali obblighi, tenendo conto degli introiti nonché di un margine di utile

ragionevole per l’adempimento di detti obblighi (quarta condizione Altmark).

129 La Corte ha concluso che un intervento statale, che non risponde a una o a più delle dette

condizioni, dovrà considerarsi aiuto di Stato ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE.

130 Dalla inequivocabile formulazione della sentenza Altmark, punto 94 supra, risulta che le

quattro condizioni sopra menzionate hanno pertanto come solo e unico obiettivo la qualifica

della misura di cui trattasi come aiuto di Stato e più precisamente la determinazione

dell’esistenza di un siffatto vantaggio.

131 La Corte, così operando, ha ripreso e ha precisato la soluzione accolta nella sentenza

Ferring, punto 115 supra, più volte invocata dalla ricorrente nelle sue memorie, al fine di

consentire agli Stati membri di meglio valutare se il loro intervento a favore di un ente

incaricato dell’esecuzione di obblighi di servizio pubblico costituisca un aiuto di Stato, che

comporta un obbligo di notifica della misura alla Commissione nell’ipotesi di un nuovo aiuto, o

di cooperazione con tale istituzione nel caso di un aiuto esistente.

132 Si deve sottolineare che la tesi della ricorrente è altresì contraddetta dai punti 104 e 105

della sentenza Altmark, punto 94 supra, nei quali la Corte risponde alla seconda parte della

questione pregiudiziale con la quale il giudice del rinvio chiede, in particolare, se l’art. 73 CE

possa essere applicato a sovvenzioni pubbliche che compensano i costi aggiuntivi sostenuti

per l’assolvimento di obblighi di servizio pubblico.

133 Nei punti precitati la Corte fa presente che, nella misura in cui le sovvenzioni di cui trattasi

nella causa principale sono da considerarsi una compensazione che costituisce la

contropartita delle prestazioni di trasporto effettuate per eseguire obblighi di servizio pubblico

e che rispondono alle quattro condizioni Altmark, tali sovvenzioni non ricadrebbero sotto

l’art. 87 CE, con la conseguenza che la deroga a tale disposizione, prevista dall’art. 73 CE,

non va invocata. Da ciò consegue, secondo la Corte, che le disposizioni di diritto primario

concernenti gli aiuti di Stato, nella specie quelle dell’art. 73 CE, sarebbero applicabili alle

dette sovvenzioni solo nella misura in cui tutte le condizioni sopra citate non siano riunite o le

dette sovvenzioni non rientrino nelle disposizioni del regolamento (CEE) del Consiglio 26

giugno 1969, n. 1191, relativo all’azione degli Stati membri in materia di obblighi inerenti alla

nozione di servizio pubblico nel settore dei trasporti per ferrovia, su strada e per via navigabile

(GU L 156, pag. 1) come modificato dal regolamento (CEE) del Consiglio 20 giugno 1991,

n. 1893 (GU L 169, pag. 1).

134 Risulta così chiaramente che la Corte opera una distinzione tra la questione della qualifica di

una misura come aiuto di Stato, che nella specie deriverebbe dal fatto che non sono riunite le

quattro condizioni Altmark, e quella della sua compatibilità con il mercato comune. Tale

ragionamento della Corte relativo all’applicazione dell’art. 73 CE è nella specie interamente

trasponibile per quanto riguarda l’applicabilità dell’art. 86, n. 2 CE.

135 Le decisioni della Corte e del Tribunale che, a partire dalla sentenza Altmark, punto 94

supra, hanno fatto riferimento alle condizioni enunciate in tale sentenza, non rimettono in

discussione il fatto che tali condizioni riguardano la qualifica di aiuto di Stato ai sensi

dell’art. 87, n. 1, CE, ed esse non stanno ad indicare che la Corte abbia voluto, enunciando

tali condizioni, porre termine all’applicazione dell’art. 86, n. 2, CE, per la valutazione della

compatibilità con il mercato comune delle misure statali di finanziamento dei SIEG (v., in tal

senso, sentenze della Corte 27 novembre 2003, cause riunite da C-34/01 a C-38/01,

Enirisorse, Racc. pag. I-14243, punti 31-40; 30 marzo 2006, causa C-451/03, Servizi Ausiliari

Dottori Commercialisti, Racc. pag. I-2941, punti 61-72; 7 settembre 2006, causa C-526/04,

Laboratoires Boiron, Racc. pag. I-7529, punti 50-57, e 17 luglio 2008, causa C-206/06, Essent

Netwerk Noord e a., non ancora pubblicata nella Raccolta, punti 79-88; sentenze del

Tribunale 16 marzo 2004, causa T-157/01, Danske Busvognmænd/Commissione,

Racc. pag. II-917, punti 97 e 98; 16 settembre 2004, causa T-274/01, Valmont/Commissione,

Racc. pag. II-3145, punti 130 e 131; 15 giugno 2005, causa T-349/03, Corsica Ferries

France/Commissione, Racc. pag. II-2197, punto 310, e 12 febbraio 2008, causa T-289/03,

BUPA e a./Commissione, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 258).

136 In particolare, nella causa che ha dato luogo alla sentenza Servizi Ausiliari Dottori

Commercialisti, punto 135 supra, la Corte ha risposto ad una questione pregiudiziale con la

quale il giudice del rinvio voleva sapere se il compenso percepito dai centri di assistenza

fiscale per l’elaborazione e la trasmissione di una dichiarazione fiscale, conformemente alla

normativa nazionale, costituisse un aiuto di Stato ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE.

137 Nella sentenza la Corte ha ricordato le quattro condizioni Altmark, sottolineando che la loro

presenza consente ad un intervento statale, considerato una compensazione rappresentante

la contropartita delle prestazioni effettuate dalle imprese beneficiarie per eseguire obblighi di

servizio pubblico, di sottrarsi alla qualifica di aiuto di Stato.

138 Dopo aver osservato che l’esame delle due ultime condizioni relative al livello del compenso

di cui trattasi richiedeva una valutazione dei fatti di cui alla causa principale e ricordato che

non era competente a tale riguardo, la Corte ha affermato che spettava pertanto al giudice

nazionale valutare, alla luce dei detti fatti, se il compenso in oggetto costituisse un aiuto di

Stato ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE.

139 Si deve sottolineare che la Corte si è presa cura di aggiungere, in tale contesto, che il giudice

nazionale non è competente a valutare la compatibilità delle misure di aiuto di un regime di

aiuti con il mercato comune, poiché tale valutazione rientra nella esclusiva competenza della

Commissione, operante sotto il controllo del giudice comunitario (sentenza Servizi Ausiliari

Dottori Commercialisti, punto 135 supra, punto 71).

140 Quest’ultima considerazione della Corte sta chiaramente a dimostrare che il presente motivo

riposa su una confusione della ricorrente tra il test Altmark, inteso a stabilire l’esistenza di un

aiuto di Stato ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE, e il test dell’art. 86, n. 2, CE, che consente di

stabilire se una misura costitutiva di un aiuto di Stato possa essere considerata compatibile

con il mercato comune.

141 Ciò considerato, si deve constatare che la Commissione nella specie non è incorsa in alcun

errore di diritto.

142 Infatti, nella decisione impugnata, la Commissione ha innanzitutto esaminato se il sistema

del canone d’abbonamento costituisse un aiuto di Stato. Dopo aver constatato che la

condizione di esistenza di un aiuto di Stato relativa all’utilizzo di risorse di Stato era

soddisfatta (punto 21 della decisione impugnata), la Commissione ha verificato la condizione

relativa all’esistenza di un vantaggio selettivo (punti 22-25 della decisione impugnata) e ha

considerato, in questo contesto, che la seconda e la quarta condizione Altmark non erano

rispettate (punti 24 e 25 della decisione impugnata), senza pronunciarsi sulle altre condizioni

Altmark. La Commissione ha infine constatato che il sistema del canone d’abbonamento

radiotelevisivo incideva sugli scambi tra gli Stati membri (punto 26 della decisione

impugnata).

143 Di conseguenza, la Commissione ha concluso che tale sistema costituiva un aiuto di Stato

(punto 27 della decisione impugnata).

144 Tale istituzione ha poi esaminato se, come considerato in limine fin dalla decisione di avvio

del procedimento di indagine formale del 27 settembre 1999 (v. punto 10 supra), il sistema

del canone d’abbonamento radiotelevisivo fosse proprio un aiuto di Stato esistente. Dopo

aver constatato che tale sistema era stato istituito prima dell’entrata in vigore del Trattato e

che non aveva costituito l’oggetto di modifiche sostanziali (punti 28-35 della decisione

impugnata), la Commissione ha concluso che esso costituiva un aiuto di Stato esistente ai

sensi dell’art. 1, lett. b), sub i), del regolamento n. 659/1999 (punto 36 della decisione

impugnata).

145 La Commissione ha poi a giusto titolo esaminato la misura di cui trattasi con riferimento

all’art. 86, n. 2, CE, per decidere infine di chiudere il procedimento tenuto conto degli impegni

adottati dalle autorità francesi di modificare la normativa per offrire sufficienti garanzie contro

un’eventuale sovracompensazione dei costi prodotti dal servizio pubblico.

146 Così operando, la Commissione non ha, contrariamente a quanto affermato dalla ricorrente,

violato i termini della sentenza Altmark, punto 94 supra.

147 Dall’insieme delle considerazioni che precedono consegue che il quinto motivo sollevato

dalla ricorrente è infondato e va respinto.

Sul primo motivo, che deduce violazione dell’obbligo di motivazione

Argomenti delle parti

148 La ricorrente sostiene che la decisione impugnata non fornisce alcuna indicazione che

consenta di comprendere la scelta della Commissione di subordinare la compatibilità della

misura denunciata agli impegni proposti dalla Repubblica francese. Contrariamente a quanto

assunto dalla Commissione, la ricorrente non confonderebbe critiche sulla motivazione e

critiche sulla fondatezza della decisione impugnata, ma si limiterebbe a sostenere che la

decisione impugnata è, sotto l’aspetto particolare degli impegni, insufficientemente motivata.

Al massimo essa insisterebbe poi sul carattere tanto più rincrescioso di tale mancanza di

motivazione in quanto questa coronerebbe un procedimento avviato oltre dieci anni prima. La

ricorrente fa presente di limitarsi, senza affrontare la questione della fondatezza, a constatare

la lacunosità delle spiegazioni fornite nella decisione impugnata, la quale, dopo 65 punti

dedicati alla constatazione che il regime del canone d’abbonamento non presenta garanzie

sufficienti per assicurarne la compatibilità con il mercato comune, accetta senza altre

spiegazioni, in sette punti, gli impegni assunti dalla Repubblica francese.

149 Tenuto conto del fatto che il requisito della motivazione dovrebbe essere valutato, in

particolare, in funzione dell’interesse dei destinatari o di altre persone interessate a ricevere

spiegazioni, a torto la Commissione tenterebbe di circoscrivere la valutazione sulla sufficienza

della motivazione della decisione impugnata alle sole relazioni tra lei e la Repubblica

francese. Ciò equivarrebbe a neutralizzare i diritti dei terzi interessati nel procedimento di

annullamento delle decisioni in materia di aiuti di Stato.

150 L’insufficienza di motivazione sarebbe ancora più palese ed evidente alla luce dell’interesse

manifestato dalla ricorrente nel caso qui in esame e riflesso dai numerosi contatti e dalla

corrispondenza.

151 Una motivazione in cui la Commissione si limiterebbe ad un richiamo formale dei criteri di

valutazione dell’esistenza di un aiuto di Stato, per constatare poi, al punto 24 della decisione

impugnata che «la seconda condizione posta dalla sentenza Altmark, punto 94 supra, non è

soddisfatta» per il motivo che «la legge del 1986 non identifica parametri obiettivi e trasparenti

sulla base dei quali la compensazione dei costi del pubblico servizio verrebbe calcolata», non

può essere considerata sufficiente, dal momento che tale difetto di motivazione inciderebbe

sulla possibilità di valutare la pertinenza degli impegni adottati dalla Repubblica francese.

152 Per le medesime ragioni, un’analisi che si limiti a constatare che la normativa francese non è

idonea ad impedire una sovracompensazione degli obblighi di servizio pubblico o delle

sovvenzioni incrociate anticoncorrenziali senza però stabilire l’importo di queste non può

essere più qualificata come sufficiente.

153 Il fatto che la Commissione abbia rivolto una lettera di proposta di misure opportune alla

Repubblica francese ed abbia seguito l’approccio annunciato nella comunicazione della

Commissione circa l’applicazione delle norme sugli aiuti di Stato al servizio pubblico di

radiodiffusione (GU 2001, C 320, pag. 5; in prosieguo: la «comunicazione sulla

radiodiffusione») non modificherebbe l’analisi della ricorrente. Infatti, l’insufficienza di

motivazione della decisione impugnata potrebbe essere mitigata dalla motivazione contenuta

nella lettera 10 dicembre 2003, di cui la ricorrente non sarebbe la destinataria. Del resto, la

ricorrente non rimetterebbe in discussione l’analisi della Commissione che giunge alla

constatazione che il regime del canone d’abbonamento costituisce un aiuto di Stato che non

presenta sufficienti garanzie per assicurarne la compatibilità con il mercato comune. La

ricorrente resta tuttavia non in grado di valutare la fondatezza degli impegni accettati dalla

Commissione per mancanza di spiegazione da parte di quest’ultima circa la scelta di

accettare i detti impegni.

154 La Commissione, sostenuta dalle intervenienti, contesta la posizione della ricorrente.

Giudizio del Tribunale

155 Secondo la costante giurisprudenza, la motivazione prescritta dall’art. 253 CE dev’essere

adeguata alla natura dell’atto e deve fare apparire in forma chiara e non equivoca l’iter logico

seguito dall’istituzione da cui esso promana, in modo da consentire agli interessati di

conoscere le ragioni del provvedimento adottato e permettere al giudice competente di

esercitare il proprio controllo. La necessità della motivazione dev’essere valutata in funzione

delle circostanze del caso, in particolare del contenuto dell’atto, della natura dei motivi esposti

e dell’interesse che i destinatari dell’atto o altre persone da questo riguardate direttamente o

individualmente possono avere a ricevere spiegazioni. La motivazione non deve

necessariamente specificare tutti gli elementi di fatto e di diritto pertinenti, in quanto

l’accertamento del se la motivazione di un atto soddisfi i requisiti di cui all’art. 253 CE va

effettuato alla luce non solo del suo tenore ma anche del suo contesto nonché del complesso

delle norme giuridiche che disciplinano la materia (sentenze della Corte 13 marzo 1985,

cause riunite 296/82 e 318/82, Paesi Bassi e Leeuwarder Papierwarenfabriek/Commissione,

Racc. pag. 809, punto 19; 14 febbraio 1990, causa C-350/88, Delacre e a./Commissione,

Racc. pag. I-395, punti 15 e 16; 29 febbraio 1996, causa C-56/93, Belgio/Commissione,

Racc. pag. I-723, punto 86, e 2 aprile 1998, causa C-367/95 P, Commissione/Sytraval e

Brink’s France, Racc. pag. I-1719, punto 63).

156 Nella decisione impugnata, la Commissione, dopo aver, in primo luogo, ricordato il

procedimento all’origine di tale decisione (punti 2-16 della decisione impugnata), in secondo

luogo descritto il regime del canone d’abbonamento e concluso per la sua natura di aiuto di

Stato esistente (punti 17-36 della decisione impugnata), in terzo luogo constatato che la

condizione di applicazione dell’art. 86, n. 2, CE, relativa all’esistenza di un SIEG (punti 41-50

della decisione impugnata), nonché quella relativa al mandato e al controllo (punti 51-55 della

decisione impugnata), erano soddisfatte e, in quarto luogo, intrapreso l’esame della

condizione della proporzionalità della compensazione rispetto al fabbisogno del pubblico

servizio (paragrafi 56 e seguenti della decisione impugnata), ha considerato, nell’ambito di

tale ultimo esame, che «la normativa francese non presentava garanzie sufficienti contro

un’eventuale sovracompensazione dei costi prodotti dal servizio pubblico» (punto 60 della

decisione impugnata).

157 Nei punti da 61 a 63 della decisione impugnata, la Commissione ha spiegato sotto quale

aspetto, a suo avviso, la normativa francese non presentava siffatte garanzie.

158 Nel punto 64 della decisione impugnata, la Commissione ha descritto la raccomandazione

che propone l’adozione di misure opportune che aveva di conseguenza rivolto alla

Repubblica francese con la lettera 10 dicembre 2003.

159 Successivamente la Commissione ha passato in rassegna gli scambi intervenuti con le

autorità francesi e ha descritto e esaminato gli impegni presentati da tali autorità in risposta

alla sua raccomandazione con la quale proponeva l’adozione di misure opportune.

Constatando che tali impegni rispondevano a detta raccomandazione, la Commissione ha

deciso di chiudere il procedimento di esame del canone d’abbonamento (punti 65-72 della

decisione impugnata).

160 Si deve innanzitutto constatare che dalla motivazione della decisione impugnata, così come

riportata, risulta in modo chiaro e comprensibile il ragionamento sul quale la Commissione ha

fondato la sua decisione di chiudere il procedimento di esame del canone d’abbonamento.

161 Del resto la ricorrente, laddove nel suo ricorso assume che la decisione impugnata non le

fornisce alcuna indicazione che le consenta di comprendere la scelta della Commissione di

subordinare infine la compatibilità della misura denunciata agli impegni proposti dalla

Repubblica francese, non fornisce alcun preciso elemento a sostegno di tale affermazione.

Pertanto, benché menzioni, a più riprese nelle sue memorie, l’esistenza del suo reclamo

nonché quella di scambi con la Commissione, non indica assolutamente sotto quale aspetto

tale istituzione, alla luce di taluni elementi precisi di tale denuncia, di tali scambi o ancora di

altre informazioni che sarebbero state in possesso della Commissione, sarebbe stata tenuta a

motivare la decisione impugnata più di quanto non abbia fatto.

162 La ricorrente si limita a evocare globalmente le circostanze che il procedimento dinanzi alla

Commissione sarebbe durato più di dieci anni, che la Commissione avrebbe beneficiato di un

complemento di denuncia nonché di numerosi contatti con la ricorrente, che tale istituzione

avrebbe fatto ricorso ad uno studio esterno, che essa avrebbe pubblicato la comunicazione

sulla radiodiffusione alla quale la decisione impugnata si limiterebbe a fare riferimento e infine

che solo sette punti su 72 della decisione impugnata sarebbero dedicati alla giustificazione

della chiusura del procedimento. Alla luce di tali genericità, la ricorrente, secondo i termini da

lei usati «si limita a constatare la lacunosità delle spiegazioni fornite dalla Commissione»

sull’aspetto specifico degli impegni.

163 È giocoforza constatare che la ricorrente, con tali considerazioni, non fornisce alcun

elemento idoneo a dimostrare l’insufficienza della motivazione della decisione impugnata per

quanto riguarda il detto aspetto.

164 Per quanto riguarda poi la censura relativa alla motivazione del punto 24 della decisione

impugnata, vertente sulla seconda condizione Altmark, si deve ricordare che la Commissione,

al detto punto, ha constatato che tale condizione non era soddisfatta, il che non è negato

dalla ricorrente. La Commissione ha motivato tale constatazione con il fatto che «la legge del

1986 non identifica parametri obiettivi e trasparenti sulla base dei quali la compensazione dei

costi di servizio pubblico sarebbe calcolata». Si deve considerare che tale motivazione,

esposta per le esigenze della qualifica del canone d’abbonamento come aiuto di Stato, è

sufficiente.

165 Nella misura in cui tale censura della motivazione riguarda la compatibilità del regime del

canone d’abbonamento con il mercato comune, essa è priva di pertinenza e va pertanto

disattesa dal momento che, come è già stato rilevato, il test Altmark e la motivazione

contenuta nel punto 24 della decisione impugnata riguardano la qualifica della misura come

aiuto di Stato e non la compatibilità di tale aiuto con il mercato comune.

166 Per quanto riguarda infine la censura che deduce in sostanza il fatto che la Commissione

avrebbe dovuto cercare, nella decisione impugnata, di determinare l’esistenza e l’importo di

un’asserita sovracompensazione, censura che costituisce, alla luce della posizione della

ricorrente secondo la quale il sistema del canone d’abbonamento avrebbe indotto una

sovracompensazione, non tanto una censura di motivazione quanto piuttosto una censura di

merito che deduce una violazione dell’obbligo di esame, si deve rilevare che, secondo una

costante giurisprudenza l’esame degli aiuti esistenti può portare soltanto a misure per il futuro

(v., in tal senso, sentenze del Tribunale 15 giugno 2000, cause riunite T-298/97, T-312/97,

T-313/97, T-315/97, da T-600/97 a T-607/97, T-1/98, da T-3/98 a T-6/98 e T-23/98, Alzetta

e a./Commissione, Racc. pag. II-2319, punti 147 e 148; 4 aprile 2001, causa T-288/97,

Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia/Commissione, Racc. pag. II-1169, punto 91; 6 marzo

2002, cause riunite T-127/99, T-129/99 e T-148/99, Diputación Foral de Álava/Commissione,

Racc. pag. II-1275, punto 172). La Commissione può essere indotta a proporre misure

opportune solo in quanto considera che il sistema di finanziamento di cui trattasi presenta un

rischio di sovracompensazione per il futuro.

167 Alla luce di tali considerazioni, se è possibile che la ricerca, nell’ambito di un esame

permanente di un aiuto esistente, di un’eventuale sovracompensazione per il passato possa

eventualmente, secondo le circostanze particolari del caso di specie, presentare un interesse

per la valutazione della compatibilità di tale aiuto esistente con il mercato comune, resta ciò

nondimeno che una siffatta ricerca non è di per sé per forza indispensabile per una corretta

valutazione della necessità di proporre misure opportune per il futuro e per la determinazione

di tali misure. Il rischio o l’assenza di rischio di sovracompensazione per il futuro dipende, in

definitiva, essenzialmente dalle modalità concrete del regime di finanziamento stesso e non

dalla circostanza che tale regime avrebbe, in pratica, prodotto una sovracompensazione nel

passato.

168 Orbene, dagli atti non risulta, e la ricorrente non ha affatto dimostrato, che, nelle circostanze

della specie, la Commissione avrebbe dovuto, ai fini dell’esame del sistema del canone

d’abbonamento ai sensi dell’art. 88, n. 1, CE, procedere, oltre all’esame delle caratteristiche

proprie di tale sistema, al confronto dell’insieme delle fonti di finanziamento del servizio

pubblico con i costi di tale servizio per ricercare l’esistenza, per il passato, di un’eventuale

sovracompensazione da parte della Repubblica francese dei detti costi.

169 A tale proposito, è pacifico che la Commissione aveva, del resto, già operato, nella decisione

10 dicembre 2003 e a seguito del reclamo della ricorrente, un siffatto esame per il periodo

1988-1994 e che aveva concluso per l’assenza di sovracompensazione dei costi del servizio

pubblico per tale periodo.

170 Inoltre la ricorrente non assume assolutamente che avrebbe depositato un reclamo con il

quale denunciava una sovracompensazione a titolo del periodo successivo al 1994.

171 Tutt’al più la ricorrente ha depositato, nel marzo 1997, un complemento al suo reclamo del

10 marzo 1993. Indipendentemente dal fatto che tale complemento di reclamo potrebbe al

massimo presentare pertinenza solo per il periodo anteriore al suo deposito, si deve rilevare

che la ricorrente, oltre ad una menzione breve e senza significato particolare di tale

documento nel ricorso, non vi ha fatto assolutamente alcun altro riferimento o rinvio,

quand’anche generale, nelle memorie depositate dinanzi al Tribunale e non deduce da esso

alcun particolare argomento a sostegno della sua censura secondo la quale la Commissione

avrebbe dovuto esaminare, nella decisione impugnata, la questione dell’esistenza di una

sovracompensazione per il passato.

172 Da ciò consegue che la ricorrente non dimostra affatto che, nelle circostanze della specie, la

Commissione avrebbe dovuto, ai fini dell’esame del canone d’abbonamento sotto il profilo

degli aiuti esistenti e di un’eventuale proposta di misure opportune, esaminare se tale

meccanismo di finanziamento aveva indotto, unitamente alle altre fonti di finanziamento di

France 2 e France 3, una sovracompensazione dei costi del servizio pubblico durante il

periodo che ha preceduto l’adozione della decisione impugnata. Come rilevato dalla

Commissione, la ricorrente non indica, nel suo ricorso, alcun elemento di prova del fatto che

tale istituzione sarebbe venuta meno al suo obbligo di esame diligente e imparziale.

173 Inoltre, e nella misura in cui si dovrebbe comprendere la censura della ricorrente nel senso

che contiene un rimprovero fatto alla Commissione di non avere cercato, nella decisione

impugnata, di stabilire l’importo della sovracompensazione che può presentarsi in futuro in

assenza di proposte di misure opportune, è giocoforza constatare che una siffatta ricerca,

oltre al suo carattere puramente speculativo, non è ad ogni modo necessaria per la

constatazione dell’esistenza di un rischio di sovracompensazione e la formulazione di una

proposta di misure opportune.

174 Da quanto sopra considerato consegue che il presente motivo, che deduce l’insufficienza di

motivazione nonché la censura di merito, formulata in occasione di tale motivo e che deduce,

in sostanza, un’asserita violazione da parte della Commissione del suo obbligo di esame, per

quanto riguarda l’esistenza e l’importo di una sovracompensazione per il passato o per il

futuro, va respinto.

Sul terzo motivo, che deduce l’insufficienza degli impegni della Repubblica francese

Argomenti delle parti

175 Secondo la ricorrente, gli impegni della Repubblica francese sono inidonei a garantire la

compatibilità del sistema francese del canone d’abbonamento con le norme comunitarie in

materia di aiuti di Stato. Infatti, l’assenza di sovracompensazione degli obblighi di servizio

pubblico, la gestione delle attività commerciali della France Télévisions conformemente alle

pratiche di mercato, la vendita di spazi pubblicitari al prezzo di mercato, l’istituzione di

un’autorità indipendente per assicurare il rispetto di tali regole sarebbero altrettanto obiettivi

che avrebbero già potuto essere raggiunti per altre vie o su altre basi giuridiche.

176 Tali impegni sarebbero puramente formali e si limiterebbero, essenzialmente, ad un ritocco

legislativo che non apporta miglioramenti notevoli rispetto agli strumenti esistenti, i quali si

sarebbero rivelati impotenti a evitare la sovracompensazione e la prestazione di attività

commerciali in condizioni che non rispondono a quelle del mercato. La menzione espressa,

nella legge francese, di principi di diritto comunitario ad ogni modo già applicabili non può

avere effetti maggiori di quanti non ne abbiano avuti i detti principi stessi.

177 La ricorrente si stupisce, in particolare, del fatto che la Commissione, dopo aver constatato,

al punto 24 della decisione impugnata, l’assenza di parametri obiettivi e trasparenti sulla cui

base la compensazione dei costi di servizio pubblico deve essere calcolata, si astiene dal

precisare quali dovrebbero essere tali parametri o, quantomeno, dall’ottenere impegni

concreti della Repubblica francese a tal riguardo.

178 La Commissione avrebbe piuttosto dovuto proporre la soppressione del canone

d’abbonamento in quanto sovracompenserebbe il costo degli obblighi di servizio pubblico e

sarebbe costitutivo di una sovvenzione anticoncorrenziale.

179 Ciò sarebbe stato tanto più necessario in quanto gli impegni della Repubblica francese

sarebbero lungi dall’essere in via di attuazione per il 2006, e questo in violazione dell’obbligo

di leale cooperazione di tale Stato membro. Infatti, per il 2006, la France Télévisions Publicité

si sarebbe impegnata a fissare uno dei suoi costi GRP [Gross Rating Point (indicatore di

pressione dei media)] al 25% del costo GRP della ricorrente e dell’operatore commerciale di

radiodiffusione M6, il che sarebbe poco compatibile con l’impegno della Repubblica francese

di fare rispettare alla France Télévisions, mediante l’introduzione di una disposizione di legge,

le condizioni di mercato nelle sue attività commerciali.

180 La Commissione, sostenuta dalle intervenienti, deduce dall’affermazione della ricorrente,

secondo la quale il rispetto delle regole in materia di aiuti di Stato è un obiettivo che avrebbe

già potuto essere raggiunto per altre vie o su altre basi giuridiche, che l’attuazione di nuove

garanzie mediante misure opportune era senz’altro necessaria e rileva che tale affermazione

della ricorrente non dimostra assolutamente che gli impegni della Repubblica francese

abbiano avuto portata insufficiente.

181 Secondo la Commissione, non è corretto affermare che gli impegni della Repubblica

francese non sono efficaci, perché assertivamente non necessari.

182 La ricorrente si limiterebbe ad affermare, senza fornire alcun indizio di prova, che tali impegni

non sono idonei a soddisfare le esigenze del diritto comunitario.

183 Gli impegni non verterebbero su un semplice ritocco normativo, ma sull’inserimento

nell’ordinamento giuridico francese, in modo da renderle vincolanti secondo le norme

giuridiche francesi, di disposizioni che garantiscono che il finanziamento delle reti di servizio

pubblico francesi rispetti i principi della comunicazione sulla radiodiffusione.

184 Per quanto riguarda la tesi secondo la quale numerosi testi comunitari già si imporrebbero

nell’ordinamento giuridico nazionale, la Commissione rileva che, se si dovesse seguire tale

ragionamento fino alla fine, i procedimenti di controllo degli aiuti esistenti e degli aiuti nuovi

mediante decisioni individuali diventerebbero inutili, poiché sarebbero sufficienti le regole

orizzontali.

185 Contrariamente a quanto sosterrebbe la ricorrente per quanto riguarda la mancanza,

constatata nella decisione impugnata, di parametri obiettivi e trasparenti che consentano di

verificare l’assenza di sovracompensazione, le autorità francesi avrebbero adottato gli

impegni necessari. La Commissione evoca, a tal riguardo, il punto 67 della decisione

impugnata.

186 L’argomento relativo alle pratiche tariffarie delle reti pubbliche nel 2006, sollevato nel corso

della replica, sarebbe nuovo e pertanto irricevibile. Ad ogni modo, le prassi asserite

sembrerebbero pur sempre ricadere sotto il procedimento di esame degli aiuti esistenti

fintantoché il termine dei due anni non sia trascorso. Pertanto non ci si potrebbe avvalere di

esse per dimostrare l’asserita inefficacia degli impegni. Soprattutto, nel merito, la ricorrente

non fornirebbe la prova che le asserite pratiche rientrerebbero in un dumping sui prezzi.

Giudizio del Tribunale

187 Secondo l’art. 18 del regolamento n. 659/1999, se la Commissione conclude che il regime di

aiuti esistenti non è più compatibile con il mercato comune, «emette una raccomandazione in

cui propone opportune misure allo Stato membro interessato». Secondo la stessa

disposizione «[tale] raccomandazione può in particolare proporre (…) modificazioni

sostanziali nel regime di aiuti di cui trattasi [o] l’introduzione di obblighi procedurali o (…)

l’abolizione del regime di aiuti». Secondo l’art. 19, n. 1 del medesimo regolamento «se lo

Stato membro interessato accetta le misure proposte dalla Commissione e ne informa

quest’ultima, la Commissione ne prende atto».

188 Dalla formulazione dell’art. 18 del regolamento n. 659/1999 risulta che la Commissione gode

di un ampio margine di valutazione discrezionale nell’esercizio del suo potere di adottare,

secondo la formulazione dell’art. 26, n. 1 del medesimo regolamento, una decisione ai sensi

«del combinato disposto degli articoli 18 e 19, paragrafo 1», di tale regolamento, e, in questo

quadro, per stabilire le misure opportune in grado di rispondere alla sua conclusione secondo

la quale il regime di aiuti esistenti di cui trattasi non è o non è più compatibile con il mercato

comune.

189 Ciò considerato, non compete al Tribunale sostituire la propria valutazione a quella della

Commissione, poiché il suo controllo deve limitarsi a verificare che tale istituzione non sia

incorsa in errore manifesto di valutazione nel considerare che gli impegni adottati erano tali

da dirimere i problemi di concorrenza che il regime di aiuti di cui trattasi poneva (v., in tal

senso, sentenza del Tribunale 5 novembre 1997, causa T-149/95, Ducros/Commissione,

Racc. pag. II-2031, punto 63; 30 gennaio 2002, causa T-35/99, Keller e Keller

Meccanica/Commissione, Racc. pag. II-261, punto 77; v., altresì per analogia, sentenze del

Tribunale 3 aprile 2003, causa T-119/02, Royal Philips Electronics/Commissione,

Racc. pag. II-1433, punto 78; 30 settembre 2003, causa T-158/00, ARD/Commissione,

Racc. pag. II-3825, punto 329, e 4 luglio 2006, causa T-177/04, easyJet/Commissione,

Racc. pag. II-1931, punto 128).

190 Con il presente motivo la ricorrente in sostanza sostiene che gli impegni della Repubblica

francese adottati in risposta alle proposte di misure opportune della Commissione e accettati

da tale istituzione non contengono miglioramenti notevoli rispetto a strumenti esistenti che si

sarebbero rivelati impotenti ad evitare una sovracompensazione.

191 Si deve constatare che oltre al fatto che l’affermazione della ricorrente, secondo la quale il

sistema del canone d’abbonamento avrebbe indotto una sovracompensazione, non è

assolutamente suffragata, tale affermazione è comunque priva di pertinenza.

192 Infatti, ai fini del controllo da parte del Tribunale sulla legittimità della decisione impugnata, la

questione pertinente non è sapere se il sistema del canone d’abbonamento abbia o meno

indotto una sovracompensazione per il periodo precedente l’adozione di tale decisione, ma

soltanto sapere se, nelle particolari circostanze della specie, la Commissione avrebbe dovuto,

ai fini dell’esame di tale sistema di finanziamento e della proposta di misure opportune,

indagare sull’esistenza di una siffatta sovracompensazione.

193 Orbene, come è già stato constatato (v. punti 172 e 173 supra), la Commissione non è

venuta meno al suo obbligo di esame non procedendo, nelle circostanze della specie, a tale

indagine nella decisione impugnata.

194 Gli elementi successivi alla decisione impugnata nella misura in cui la ricorrente se ne avvale

nelle sue memorie (v. punto 179 supra) ma anche nella lettera 9 ottobre 2008 vanno disattesi.

Infatti, secondo la costante giurisprudenza, la legittimità di un atto comunitario si valuta in

funzione degli elementi di fatto e di diritto esistenti alla data alla quale l’atto è stato adottato

(sentenza della Corte 7 febbraio 1979, cause riunite 15/76 e 16/76, Francia/Commissione,

Racc. pag. 321, punto 7; sentenze del Tribunale 12 dicembre 1996, cause riunite T-177/94 e

T-377/94, Altmann e a./Commissione, Racc. pag. II-2041, punto 119; e 27 settembre 2006,

causa T-322/01, Roquette Frères/Commissione, Racc. pag. II-3137, punto 325). Di

conseguenza è esclusa la presa in considerazione, nel corso della valutazione della legittimità

di tale atto, di elementi successivi alla data in cui questo è stato adottato (sentenza Roquette

Frères/Commissione, già cit., punto 25, v., altresì in questo senso, sentenze del Tribunale 21

ottobre 1997, causa T-229/94, Deutsche Bahn/Commissione, Racc. pag. II-1689, punto 102,

e 13 luglio 2006, causa T-165/04, Vounakis/Commissione, Racc. PI, pagg. I-A-2-155 e

II-A-2-735, punto 114).

195 Inoltre, per quanto più in particolare riguarda i documenti prodotti dalla ricorrente nella lettera

9 ottobre 2008 e da lei presentati come fatti giuridici nuovi, si deve constatare che nel corso

dell’udienza la ricorrente non ha dimostrato, sulla base di tali documenti, l’esistenza di fatti

anteriori alla decisione impugnata, che sarebbero stati noti alla Commissione ma ignoti alla

ricorrente e di cui tali documenti avrebbero consentito la rivelazione. Del resto, per quanto

concerne più nello specifico la sentenza SIC/Commissione, punto 22 supra, la ricorrente non

ha dimostrato e non risulta che tale sentenza abbia chiarito o precisato il significato di una

disposizione del diritto comunitario quale avrebbe dovuto essere inteso dalla sua entrata in

vigore, con la conseguenza che la decisione impugnata apparirebbe, alla luce di tale

disposizione e del suo significato così precisato, inficiata da illegittimità.

196 Dalle considerazioni che precedono risulta che, contrariamente a quanto sostenuto dalla

ricorrente, la questione che si pone non è di chiarire se le misure proposte costituissero un

miglioramento notevole rispetto a strumenti esistenti che si sarebbero rivelati inidonei ad

evitare la sovracompensazione, bensì di capire se tali misure e gli impegni adottati dalla

Repubblica francese rispondessero adeguatamente ai problemi individuati dalla Commissione

nell’ambito del suo esame della compatibilità del canone d’abbonamento con il mercato

comune, fermo restando che, in assenza di qualsiasi indizio del fatto che la Commissione sia

venuta meno al suo obbligo di esame diligente ed imparziale (v. punto 172 supra) la qualità di

tale individuazione dei problemi da parte della Commissione non è in discussione.

197 Per tale esame occorre ritornare alla formulazione della decisione impugnata.

198 Al punto 56 della decisione impugnata, la Commissione inizia il suo esame della

proporzionalità affermando che essa «deve assicurarsi che il meccanismo [di finanziamento]

presenti garanzie contro un’eventuale sovracompensazione dei costi prodotti dal servizio

pubblico».

199 Al punto 60 della decisione impugnata, la Commissione annuncia che «considera che la

normativa francese non presenti garanzie sufficienti contro un’eventuale

sovracompensazione», poi ai punti da 61 a 63 di tale decisione esplicita le sue

preoccupazioni.

200 In sostanza, la Commissione lamenta che la normativa francese in primo luogo «non

contiene alcuna disposizione che preveda esplicitamente che la compensazione da parte

dello Stato del costo delle attività di servizio pubblico di una rete incaricata di compiti di

servizio pubblico non deve eccedere quanto è necessario per coprire tale costo, tenendo

conto dell’utile netto delle attività commerciali di tale rete» (punto 61 della decisione

impugnata), in secondo luogo «non indica mai esplicitamente che tali attività commerciali

debbono essere gestite conformemente alle pratiche del mercato» (punto 62 della decisione

impugnata), in terzo luogo «non dispone esplicitamente che ogni sfruttamento commerciale di

un programma televisivo rientrante nei compiti di servizio pubblico come pure la vendita di

spazi pubblicitari da parte di una rete televisiva investita di compiti di servizio pubblico,

devono essere effettuati ai prezzi del mercato» (punto 63 della decisione impugnata).

201 Da quanto precede consegue che le difficoltà individuate dalla Commissione, sulle quali si

basa la sua considerazione secondo la quale la normativa francese non presenta sufficienti

garanzie e che motivano pertanto la sua proposta di misure opportune, risiedono nel fatto che

tale normativa non riprende esplicitamente, nel suo stesso corpo, taluni requisiti formulati nel

diritto comunitario.

202 Si deve constatare che le proposte di misure opportune esposte dalla Commissione in esito

alla decisione impugnata corrispondono pienamente a tali preoccupazioni.

203 Quindi, allorché, al punto 64 della decisione impugnata, la Commissione fa presente che le

autorità francesi dovrebbero adottare le misure opportune per assicurare il rispetto di taluni

principi, tale istituzione formula detti principi, nel numero di tre, in termini esattamente

rispondenti alle tre preoccupazioni da lei espresse ai punti da 61 a 63 della decisione

impugnata.

204 Inoltre, e al di là di tale richiamo al rispetto di taluni principi e all’adozione delle misure

opportune in tal senso, la Commissione nella sua proposta di misure opportune afferma che

un’autorità indipendente dovrà periodicamente verificare il rispetto da parte delle reti del

servizio pubblico dei loro obblighi di esercitare le loro attività commerciali conformemente alle

pratiche del mercato, e in particolare, di non praticare dumping sui prezzi di vendita di spazi

pubblicitari (punto 64, secondo e terzo trattino in fine della decisione impugnata).

205 Per quanto riguarda gli impegni proposti dalle autorità francesi e descritti dalla Commissione

ai punti 67, 69 e 71 della decisione impugnata, essi sono intesi a rispondere alle

preoccupazioni e alle proposte di misure opportune di tale istituzione.

206 Il primo impegno è inteso a rispondere alla preoccupazione (v. punto 61 della decisione

impugnata), e alla proposta (v. punto 64, primo trattino della decisione impugnata), relative

alla sovracompensazione dei costi netti del servizio pubblico. Pertanto le autorità francesi «si

sono impegnate a vigilare affinché, nell’ambito dell’elaborazione della legge finanziaria,

l’importo dei mezzi finanziari di cui viene proposta la concessione al gruppo France

Télévisions copra solo il costo di esecuzione degli obblighi di servizio pubblico» (punto 67

della decisione impugnata). Le autorità francesi «hanno altresì fatto presente che “gli utili

eventualmente constatati a fine esercizio vengono (…) integralmente reinvestiti nelle attività

delle reti pubbliche, più precisamente ai fini del rinnovo o della modernizzazione del loro

apparato di produzione”» e che tale eventuale utile sarà preso in considerazione

nell’elaborazione del bilancio dell’esercizio successivo (punto 67 della decisione impugnata).

Sempre allo stesso punto, le autorità francesi si sono impegnate a iscrivere nella normativa

francese il principio dell’assenza di sovracompensazione dei costi del servizio pubblico.

207 Il secondo impegno è inteso a rispondere alle preoccupazioni (v. punti 62 e 63 della

decisione impugnata) e alle proposte (v. punto 64, secondo e terzo trattino, della decisione

impugnata) relative al comportamento commerciale delle reti pubbliche ed è diretto a

modificare, a tale fine, la formulazione della normativa francese (punto 69 della decisione

impugnata).

208 La Repubblica francese inoltre, in risposta alla proposta della Commissione di misure

opportune relativa ad un controllo periodico, ha assunto l’impegno di fare annualmente


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Internazionale, tenute dalla Prof. ssa Alessandra Lanciotti nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza del Tribunale di Primo Grado relativa al caso TF1 del 2009. Parole chiave: canoni televisivi, aiuti di stato, raccomandazioni, mercato comune, diritto di difesa, obbligo di motivazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Lanciotti Alessandra.

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