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La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Internazionale, tenute dalla Prof. ssa Alessandra Lanciotti nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza della Corte di Giustizia del 1996 relativa al caso T. Port. Parole chiave: mercato comune delle banane, provvedimenti... Vedi di più

Esame di Diritto Internazionale docente Prof. A. Lanciotti

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25 Invitato a valutare la necessità di una soluzione della terza questione alla luce della detta sentenza, il

Verwaltungsgerichtshof dell' Assia, con ordinanza 10 gennaio 1996, ha mantenuto la questione,

riformulandola come segue:

"In caso di soluzione affermativa alla prima questione, a quali condizioni il giudice nazionale può concedere

provvedimenti provvisori, nell' ambito di un procedimento cautelare diretto ad ottenere una tutela provvisoria,

fino all' emanazione di una disciplina equitativa, ai sensi dell' art. 16, n. 3, o dell' art. 30 del regolamento

(CEE) del Consiglio 13 febbraio 1993, n. 404".

Sulla prima questione, relativa alla disciplina delle situazioni di manifesta iniquità

26 Con la prima questione, il giudice nazionale domanda in sostanza se gli artt. 16, n. 3, o 30 del

regolamento impongano alla Commissione di disciplinare i casi estremi in cui importatori di banane di paesi

terzi o di banane ACP non tradizionali incontrino difficoltà tali da metterne a repentaglio la sopravvivenza,

dovute all' attribuzione di un contingente estremamente ridotto, commisurato agli anni di riferimento che

vanno presi in considerazione ai sensi dell' art. 19, n. 2, del regolamento.

27 Per quanto riguarda l' art. 16, n. 3, del regolamento, la Corte ha già dichiarato nell' ordinanza 29 giugno

1993, causa C­280/93 R, Germania/Consiglio (Racc. pag. I­3667, punto 44), che questa disposizione obbliga

in realtà le istituzioni ad adattare il contingente tariffario quando, durante la campagna, ciò risulti necessario

al fine di tener conto di circostanze eccezionali che influiscano in particolare sulle importazioni. In tal caso, si

deve effettuare l' adeguamento secondo la procedura prevista all' art. 27, vale a dire la Commissione deve

adottare provvedimenti dopo aver raccolto il parere del comitato di gestione delle banane. Se i provvedimenti

non sono conformi al parere espresso dal comitato, il Consiglio può prendere una decisione diversa entro il

termine di un mese.

28 La Corte ha ancora dichiarato, al punto 45 della stessa ordinanza, che, se la Commissione constatasse,

sulla base di dati obiettivi, che il contingente non permette di soddisfare ragionevolmente la domanda e che

le precedenti previsioni del Consiglio sono inesatte, il regolamento obbliga, in realtà, la Commissione e, se

del caso, il Consiglio a procedere ai necessari adeguamenti, cosicché gli Stati membri potrebbero proporre

ricorso dinanzi alla Corte qualora le suddette istituzioni venissero meno ai propri obblighi.

29 Risulta da queste considerazioni che l' art. 16, n. 3, del regolamento obbliga la Commissione a procedere

a una revisione del bilancio di previsione qualora la valutazione delle prospettive della produzione

comunitaria e del consumo si riveli inesatta.

30 A tenore dell' art. 16, nn. 1 e 3, nonché del nono 'considerando' del regolamento, una revisione del

bilancio di previsione è tuttavia possibile solo in caso di circostanze eccezionali che incidano sulla produzione

comunitaria o sull' importazione di banane ACP tradizionali.

31 Questa interpretazione è confermata dal sistema istituito dal regolamento. Infatti, il contingente doganale

istituito dall' art. 18, n. 1, viene determinato sulla scorta delle previsioni di produzione di banane comunitarie e

d' importazione di banane ACP tradizionali, nonché delle previsioni di consumo totale di banane nella

Comunità. Ne consegue che una revisione di questo contingente nel corso della campagna si impone solo se

la produzione di banane comunitarie e l' importazione di banane ACP tradizionali non raggiungono le

previsioni o se il consumo effettivo di banane nella Comunità eccede tali previsioni.

32 Per contro, circostanze eccezionali che influenzano la produzione o l' importazione di banane di paesi

terzi e di banane ACP non tradizionali non possono essere prese in considerazione per giustificare una

revisione del contingente doganale ai sensi dell' art. 16, n. 3, del regolamento.

33 Inoltre, le condizioni di un contratto concluso tra un produttore e un importatore di banane o l'

inadempimento contrattuale da parte del produttore non possono rientrare nella nozione di condizioni di

produzione o d' importazione di cui all' art. 16, n. 3, del regolamento.

34 In ordine all' art. 30 del regolamento, la Corte ha dichiarato nella citata ordinanza Germania/Consiglio,

punti 46 e 47, che, come risulta dal ventiduesimo 'considerando' del regolamento, l' art. 30 è anche destinato

a far fronte alla perturbazione del mercato interno che rischia di essere provocata dalla sostituzione dei

diversi regimi nazionali con l' organizzazione comune dei mercati. A questo proposito, detta disposizione

impone alla Commissione di adottare tutte le misure transitorie reputate opportune.

35 L' applicazione dell' art. 30 è subordinata alla condizione che i provvedimenti specifici che la Commissione

deve adottare siano diretti ad agevolare il passaggio dai regimi nazionali all' organizzazione comune dei

mercati e che siano necessari a tal fine.

36 Queste misure transitorie devono permettere di risolvere le difficoltà incontrate dopo l' istituzione dell'

organizzazione comune dei mercati, ma che hanno origine nelle condizioni dei mercati nazionali prima dell'

adozione del regolamento.

37 Al riguardo, la Commissione deve del pari tenere in considerazione la situazione degli operatori economici

che hanno adottato, nell' ambito di una disciplina nazionale precedente il regolamento, un dato

comportamento, senza potere prevedere le conseguenze di tale comportamento a seguito dell' instaurazione

dell' organizzazione comune dei mercati.

38 Nel valutare la necessità di provvedimenti transitori, la Commissione dispone di un ampio potere, che

esercita secondo la procedura prevista all' art. 27 del regolamento. Tuttavia, come la Corte ha dichiarato nell'

ordinanza Germania/Consiglio, punto 47, la Commissione o, se del caso, il Consiglio hanno l' obbligo di

intervenire se le difficoltà connesse al passaggio dai regimi nazionali all' organizzazione comune dei mercati

lo esigono.

39 A questo proposito, compete alla Corte il sindacato di legittimità di un' azione o di un' omissione delle

istituzioni comunitarie.

40 L' intervento delle istituzioni comunitarie è necessario, in particolare, se il passaggio all' organizzazione

comune dei mercati lede i diritti fondamentali degli operatori economici tutelati dal diritto comunitario, come il

diritto di proprietà e il diritto al libero esercizio delle attività professionali.

41 Qualora le difficoltà transitorie risultino da un comportamento degli operatori economici precedente l'

entrata in vigore del regolamento, è necessario che tale comportamento possa essere considerato

normalmente diligente, sia in relazione alla disciplina nazionale precedente sia in relazione alla prospettiva di

attuazione dell' organizzazione comune dei mercati, nei limiti in cui gli operatori interessati ne abbiano avuto

conoscenza.

42 Quanto al contenuto delle misure transitorie, occorre rilevare che l' art. 30 prevede l' adozione di tutte le

misure ritenute opportune. Questa disposizione autorizza quindi la Commissione a derogare, in caso di

necessità, al rispetto del periodo di riferimento previsto all' art. 19 del regolamento, anche a vantaggio di

singoli operatori.

43 Occorre quindi risolvere la prima questione nel senso che l' art. 16, n. 3, del regolamento non consente

alla Commissione di disciplinare i casi estremi in cui importatori di banane di paesi terzi o di banane ACP non

tradizionali incontrino difficoltà tali da metterne a repentaglio la sopravvivenza, dovute all' attribuzione di un

contingente estremamente ridotto, commisurato agli anni di riferimento che vanno essere presi in

considerazione ai sensi dell' art. 19, n. 2, del regolamento.

Per contro, l' art. 30 del regolamento dà facoltà alla Commissione ° e, a seconda dei casi, le impone ° di

disciplinare i casi estremi in cui importatori di banane di paesi terzi o di banane ACP non tradizionali

incontrino difficoltà tali da metterne a repentaglio la sopravvivenza, dovute all' attribuzione di un contingente

estremamente ridotto, commisurato agli anni di riferimento che vanno presi in considerazione ai sensi dell'

art. 19, n. 2, del regolamento, qualora tali difficoltà siano inerenti al passaggio dai regimi nazionali esistenti

prima dell' entrata in vigore del regolamento all' organizzazione comune dei mercati e non siano dovute a

mancanza di diligenza degli operatori interessati.

Sulla seconda questione, relativa alla validità dell' art. 19, n. 2, del regolamento

44 Dalla soluzione della prima questione si desume che l' art. 30 autorizza, o, se del caso, fa obbligo alla

Commissione, di adottare misure transitorie che comportano una deroga al periodo triennale previsto all' art.

19, n. 2, del regolamento.

45 Ciò considerato, non occorre risolvere la seconda questione.

Sulla terza questione, relativa all' emanazione di provvedimenti provvisori

46 Con tale questione, il giudice nazionale domanda se il Trattato autorizzi i giudici nazionali a disporre

provvedimenti provvisori nell' ambito di un procedimento diretto ad ottenere la tutela provvisoria degli

operatori economici interessati fino all' adozione, da parte della Commissione, di un atto giuridico che

disciplini, ai sensi dell' art. 30 del regolamento, i casi di estrema difficoltà in cui si trovino gli operatori.

47 A questo proposito, occorre ricordare che, nelle sentenze 21 febbraio 1991, cause riunite C­143/88 e C­

92/89, Zuckerfabrik Suederdithmarschen e Zuckerfabirk Soest (Racc. pag. I­415; in prosieguo: la "sentenza

Zuckerfabrik"), e Atlanta, già citata, la Corte ha riconosciuto la competenza dei giudici nazionali a concedere

provvedimenti provvisori nell' ambito dell' esecuzione di un atto nazionale fondato su un regolamento

comunitario.

48 Quanto alle condizioni alle quali tale competenza viene esercitata, la Corte ha dichiarato, nella citata

sentenza Atlanta, che provvedimenti del genere possono venire concessi dal giudice nazionale solo

° se tale giudice nutra gravi riserve sulla validità dell' atto comunitario e, nell' ipotesi in cui alla Corte non sia

già stata deferita la questione di validità dell' atto contestato, egli provveda direttamente ad effettuare il rinvio

pregiudiziale;

° se ricorrano gli estremi dell' urgenza, nel senso che i provvedimenti provvisori sono necessari per evitare

che la parte che li richiede subisca un danno grave e irreparabile;

° se il giudice tenga pienamente conto dell' interesse della Comunità;

° se, nella valutazione di tutti questi presupposti, il giudice nazionale rispetti le pronunce della Corte o del

Tribunale di primo grado in ordine alla legittimità del regolamento o un' ordinanza in sede di procedimento

sommario diretta alla concessione, sul piano comunitario, di provvedimenti provvisori analoghi.

49 Come la Corte ha rilevato al punto 18 della citata sentenza Zuckerfabrik, il rinvio pregiudiziale per

accertamento di validità costituisce, al pari del ricorso d' annullamento, uno strumento del controllo di

legittimità sugli atti delle istituzioni comunitarie. Ora, nell' ambito dell' azione d' annullamento, l' art. 185 del

Trattato CE attribuisce al ricorrente la facoltà di chiedere la sospensione dell' esecuzione dell' atto impugnato

e conferisce alla Corte la competenza per concederla. La coerenza del sistema di tutela cautelare impone

che il giudice nazionale possa altresì disporre la sospensione dell' esecuzione di un atto amministrativo

nazionale fondato su un regolamento comunitario la cui legittimità sia in contestazione.

50 La Corte ha inoltre rammentato, nella citata sentenza Zuckerfabrik, punto 19, che nella sentenza 19

giugno 1990, Factortame e a. (causa C­213/89, Racc. pag. I­2433), pronunciata in una causa vertente sulla

compatibilità di una legge nazionale con il diritto comunitario, essa aveva dichiarato, richiamandosi all' effetto

utile dell' art. 177, che il giudice nazionale, il quale le aveva deferito questioni pregiudiziali interpretative allo

scopo di poter dirimere tale problema di compatibilità, doveva poter ordinare provvedimenti provvisori e

sospendere l' applicazione della legge nazionale controversa fino al momento in cui la Corte si pronunci in via

interpretativa ai sensi dell' art. 177.

51 Ora, la tutela cautelare garantita dal diritto comunitario ai singoli dinanzi ai giudici nazionali non può

variare a seconda che essi contestino la compatibilità delle norme nazionali con il diritto comunitario oppure

la validità di norme del diritto comunitario derivato, vertendo la contestazione, in entrambi i casi, sul diritto

comunitario medesimo (sentenza Zuckerfabrik, citata, punto 20).

52 Tuttavia, la situazione prospettata dal giudice a quo è diversa da quella di cui trattavasi nelle cause citate.

Infatti il caso di specie non verte sulla concessione di provvedimenti provvisori nell' ambito dell' esecuzione di

un regolamento comunitario di cui si contesta la legittimità, al fine di garantire una tutela provvisoria di diritti

vantati dai singoli in forza dell' ordinamento giuridico comunitario, bensì sulla concessione agli operatori

economici di una tutela giurisdizionale provvisoria nell' ipotesi in cui, in forza di un regolamento comunitario, l'

esistenza e la portata dei diritti di questi stessi operatori debbano essere accertate da un atto della

Commissione che quest' ultima non ha ancora emanato.

53 A questo proposito, occorre rilevare che il Trattato non ha previsto la possibilità di un rinvio con cui il

giudice nazionale chieda alla Corte di dichiarare in via pregiudiziale la carenza di un' istituzione e, di

conseguenza, i giudici nazionali non hanno competenza a pronunciare provvedimenti provvisori in attesa che

l' istituzione si attivi. Il controllo della carenza rientra nella competenza esclusiva del giudice comunitario.

54 In una fattispecie come quella su cui verte il processo a quo, la tutela giurisdizionale degli interessati può

quindi venire garantita dalla sola Corte di giustizia e, se del caso, dal Tribunale di primo grado.

55 A questo proposito, occorre ricordare che, secondo la procedura prevista all' art. 27 del regolamento, la

Commissione adotta le misure transitorie su parere del comitato di gestione, adito da un rappresentante della

Commissione o da uno Stato membro.

56 In circostanze come quelle di cui al processo a quo, spetta allo Stato membro interessato, adito, all'

occorrenza, dall' operatore economico interessato, chiedere eventualmente l' avvio della procedura del

comitato di gestione.

57 Tenuto conto del caso estremo in cui afferma trovarsi la società ricorrente nel procedimento a quo, essa

può del pari rivolgersi direttamente alla Commissione chiedendole di adottare, secondo la procedura prevista

all' art. 27 del regolamento, le misure particolari richieste dalla situazione.

58 Nel caso in cui l' istituzione comunitaria ometta di agire, lo Stato membro può proporre ricorso per carenza

dinanzi alla Corte; del pari, l' operatore, che sarebbe stato destinatario dell' atto che la Commissione ha

omesso di adottare o, perlomeno, da questo direttamente e individualmente interessato, può esperire siffatta

azione dinanzi al Tribunale (v. sentenza 16 febbraio 1993, causa C­107/91, ENU/Commissione, Racc. pag. I­

599).

59 Sebbene, infatti, l' art. 175, terzo comma, del Trattato conferisca alle persone fisiche e giuridiche la

possibilità di proporre un ricorso per carenza quando un' istituzione ha omesso di emanare nei loro confronti

un atto che non sia una raccomandazione o un parere, la Corte ha nondimeno dichiarato che gli artt. 173 e

175 del Trattato sono l' espressione di uno stesso rimedio giuridico (sentenza 18 novembre 1970, causa

15/70, Chevalley/Commissione, Racc. pag. 975, punto 6). Ne consegue che, come l' art. 173, quarto comma,

consente ai singoli di proporre ricorso d' annullamento contro un atto delle istituzioni di cui non sono

destinatari se questo atto li riguarda direttamente ed individualmente, così l' art. 175, terzo comma, dev'

essere interpretato nel senso che conferisce loro anche la facoltà di proporre ricorso per carenza contro un'

istituzione che abbia omesso di adottare un atto che li riguarderebbe allo stesso modo. La possibilità per i

singoli di far valere i propri diritti non può infatti dipendere dall' azione o dall' inerzia dell' istituzione

considerata.

60 Nell' ambito dei detti ricorsi per carenza, il giudice comunitario potrebbe, su richiesta dei ricorrenti,

ordinare provvedimenti provvisori, ai sensi dell' art. 186 del Trattato. Da un lato, questa disposizione è redatta

in termini generali e non prevede eccezioni per determinate procedure (v., in tal senso, ordinanza 29 giugno

1994, causa C­120/94 R, Commissione/Grecia, Racc. pag. 3037, punto 42). Dall' altro, una costante

giurisprudenza, sin dall' ordinanza 21 maggio 1977 (cause riunite 31/77 R e 53/77 R, Commissione/Regno

Unito, Racc. pag. 921), ammette la possibilità che la Corte pronunci provvedimenti provvisori nell' ambito di

procedimenti a carattere declaratorio.

61 Peraltro, nel caso in cui la Commissione si rifiutasse espressamente di agire o emanasse un atto diverso

da quello che gli interessati sollecitano o ritengono necessario, lo Stato membro o l' operatore interessato

possono chiedere l' annullamento di tale atto dinanzi alla Corte o al Tribunale (v. sentenze 13 luglio 1971,

causa 8/71, Deutscher Komponistenverband/Commissione, Racc. pag. 705; 15 dicembre 1988, cause riunite

166/86 e 220/86, Irish Cement/Commissione, Racc. pag. 6473, e ENU/Commissione, citata).

62 Occorre quindi risolvere la terza questione nel senso che il Trattato non autorizza i giudici nazionali a

disporre provvedimenti provvisori nell' ambito di un procedimento sommario promosso per ottenere una tutela

cautelare, fino a che la Commissione abbia emanato un atto giuridico per disciplinare, in via equitativa, ai

sensi dell' art. 30 del regolamento, i casi di estrema difficoltà cui sono confrontati gli operatori.

Decisione relativa alle spese

Sulle spese


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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Internazionale, tenute dalla Prof. ssa Alessandra Lanciotti nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza della Corte di Giustizia del 1996 relativa al caso T. Port. Parole chiave: mercato comune delle banane, provvedimenti provvisori per passaggio di regime, caso estremi, importazione da Paesi terzi.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Lanciotti Alessandra.

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