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avesse bisogno di simili sostanze eccitanti. Le corti inferiori concessero all’attore una consistente

somma di denaro per violazione della sua reputazione e dei suoi sentimenti. La Corte Suprema

Federale (BGH) confermò tale soluzione, sostenendo, essenzialmente, che il § 847 del codice civile

dovesse essere esteso per analogia sì da ricomprendere il caso in esame. Questa argomentazione,

basata sull’interpretazione analogica [della norma] era suscettibile però d’esser contestata perché

la parola “soltanto” contenuta nel § 253 proibisce espressamente un’estensione analogica di

quelle disposizioni, come il § 847, che contemplino delle eccezioni in deroga alla regola generale

di cui al § 253 del BGB. Alla luce di tale considerazione, successivamente la Corte Suprema

Federale (BGH) abbandonò la tesi incentrata sull’interpretazione analogica [del § 253]. Tuttavia,

il risultato raggiunto nel caso Herrenreiter fu riaffermato nuovamente in casi successivi, giacché si

sostenne che in molte situazioni l’illecito consistente nella violazione del “diritto della personalità”

­ un illecito sorto per dar risposta ai giudizi di valore espressi dalla Costituzione – sarebbe privo di

un’adeguata forma di tutela, se la vittima non potesse essere risarcita pecuniariamente per la

violazione dei propri interessi non patrimoniali.

La Corte Suprema tedesca limitò l’ampiezza di tali affermazioni, tramite ulteriori statuizioni, ossia

precisando che tale ipotesi di illecito, implicante il diritto della vittima alla tutela risarcitoria,

dovrebbe essere riconosciuto soltanto se: (a) la violazione del diritto della personalità dell’attore

sia “sostanziale”; (b) la condotta tenuta dal soggetto responsabile dell’illecito sia caratterizzata da

una colpevolezza sufficiente a giustificare una condanna al risarcimento del danno d’entità

piuttosto elevata.

Secondo la Corte di ultima istanza tedesca, entrambe le condizioni [appena enunciate] sarebbero

chiaramente soddisfatte nel caso in cui un soggetto, nel promuovere su vasta scala i propri

interessi commerciali, abbia violato palesemente il diritto della personalità dell’attore. La

ripetizione di un simile comportamento intollerabile ­ ha affermato il Supremo Collegio – dovrebbe

essere prevenuta mediante l’affermazione di una regola in tema di illecito civile che renda chiaro

ai potenziali responsabili come un comportamento del genere sia oneroso [implicando l’obbligo

del risarcimento del danno].

Nelle decisioni relative a questa materia, la Corte Suprema tedesca ha ricordato anche i drastici

cambiamenti tecnologici e sociali che si sono verificati a partire dall’emanazione del codice civile.

Gli sviluppi nei mezzi di comunicazione di massa, difficilmente prevedibili nel 1900, rendono la

protezione del diritto della personalità individuale di gran lunga più importante, rispetto al

passato, oltre che più complessa. Dunque, [la Corte] ha ritenuto che un tribunale che prenda in

considerazione seriamente il sistema di valori della Costituzione non possa sentirsi più vincolato

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dal § 253 del codice civile, nel momento in cui tale disposizione non riconosce il diritto al

risarcimento per i danni non patrimoniali persino in casi di gravi violazioni del diritto alla

personalità dell’individuo.

Le corti inferiori, dopo un’iniziale e parziale riluttanza, nella maggior parte dei casi hanno seguito

la soluzione affermatasi in seno alla Corte Suprema, approvata altresì dalla maggior parte degli

studiosi. Nel caso in esame, sia le Corti inferiori, sia la Corte Suprema avevano basato le proprie

decisioni sulle affermazioni appena sintetizzate”.

2. Le ragioni addotte dai convenuti a propria difesa

“Le motivazioni, di carattere costituzionale, addotte dai convenuti erano basate principalmente

sugli articoli 5 e 20 della Costituzioni federale tedesca.

Art. 5. “(I) Ognuno ha diritto di esprimere e di divulgare liberamente le proprie opinioni tramite

parole, scritti ed immagini, e di informarsi, senza impedimenti, grazie a fonti generalmente

accessibili. Sono garantite la libertà di stampa e d'informazione mediante la radio ed il cinema.

Non si può stabilire alcuna censura.

(II) Questi diritti trovano le proprie limitazioni nelle disposizioni delle leggi generali (scritte), nella

legislazione a tutela della gioventù e nel diritto all’onore della persona […]”.

Art. 20. “(II) Tutto il potere statale emana dal popolo. Esso è esercitato dal popolo tramite le

elezioni e altre forme di votazione, nonché per mezzo di speciali organi del potere legislativo,

esecutivo e giudiziario.

(III) Il legislatore è vincolato dall'ordine costituzionale, il potere esecutivo e quello giudiziario

dalla legge e dalla giustizia […]”.

In particolare, i convenuti sostenevano che la regola di diritto sostanziale in base alla quale erano

stati condannati dalle corti inferiori a risarcire l’attrice fosse stata elaborata dai giudici in

violazione del principio di separazione dei poteri enunciato all’art. 20 della Carta Costituzionale

tedesca.

La Corte Suprema ­ a loro dire ­ aveva agito contra legem nello statuire il diritto ad un

risarcimento pecuniario nel caso di violazione del diritto della personalità di un individuo. Si

trattava, a loro avviso, di un’usurpazione da parte dei giudici del potere legislativo. Non mettevano

in dubbio la costituzionalità della tesi secondo la quale il diritto della personalità rientrerebbe tra

gli “altri diritti” menzionati dal § 823 del codice civile. La loro censura era rivolta soltanto contro

la regola decisionale per cui ­ contrariamente alla lettera del § 253 del codice civile – si

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permetteva ad un individuo il cui diritto della personalità fosse stato gravemente violato di ottenere

il risarcimento per i danni non patrimoniali.

I convenuti non negavano che, in parte, il diritto della personalità della vittima [dell’illecito] fosse

uno degli altri diritti protetti dal 823 del codice civile, il cui riconoscimento fosse da ritenere

imposto dagli articoli 1 e 2 della Costituzione. Tuttavia, sostenevano che i diritti derivanti dagli

articoli 1 e 2, come tutti gli altri diritti umani protetti dalla Costituzione, fossero essenzialmente di

natura “protettiva”. Per tale ragione, ritenevano che non fosse possibile trattare tali previsioni

costituzionali come fondamento diretto di un’azione risarcitoria.

I convenuti, inoltre, asserivano che il risarcimento del danno cui erano stati condannati dalle corti

inferiori violasse il principio costituzionale di libertà di stampa in quanto un simile risarcimento,

ammesso dalle corti, non costituiva il tipo di “legge generale (scritta)”, ai sensi della quale il

legislatore può limitare la libertà di stampa, in conformità all’art. 5 della Costituzione”.

3. La motivazione della sentenza della Corte costituzionale

Come già anticipato, la sentenza della Corte Costituzionale federale ha confermato la decisione

resa dalle corti inferiori e dalla Corte Suprema, ritenendo legittimo lo sviluppo giurisprudenziale

favorevole alla tutela risarcitoria del danno non patrimoniale in caso di violazione della

personalità dell’individuo. Questo, in sintesi, l’iter argomentativo seguito dalla Corte. I giudici

costituzionali, dopo aver affermato che il giudice è tradizionalmente vincolato alla legge, un

elemento, questo, correlato al principio della separazione dei poteri di cui all’art. 20 della

Costituzione, hanno precisato, tuttavia, come quest’ultima norma abbia cambiato la formulazione

tradizionale nel momento in cui stabilisce che il giudice sia vincolato da Gesetz und Recht, cioè

dalla legge scritta e dal diritto. Questa precisazione, secondo la prevalente opinione generale,

comporta il rifiuto di un approccio positivistico, ossia basato esclusivamente sulla legge scritta, in

quanto, come risulta dalla formula di cui all’art. 20 appena richiamata, se Gesetz e Recht, in linea

di massima, coincidono, talvolta ciò può non accadere.

Sul punto, merita riportare per esteso il brano centrale della pronuncia della Corte costituzionale,

nel caso Soraya: “Talvolta il diritto può essere trovato al di fuori delle regole di diritto positivo

elaborate [dal legislatore statale]. Si tratta di un diritto, questo, che ha la propria fonte nell’intero

ordine costituzionale e che ha come proprio scopo la ‘correzione’ delle norme scritte. Spetta al

giudice scoprire questo diritto, dandovi concreta attuazione attraverso le proprie opinioni. La

Costituzione non limita [la funzione de]i giudici all’applicazione delle leggi nel loro senso

letterale, quando si trovino a decidere delle controversie. Una simile impstazione presupporrebbe

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una sostanziale completezza delle regole di fonte legislativa che non è configurabile, in concreto

[…]. La valutazione del giudice può portare alla luce certi valori della società […] che sono

implicitamente accettati dal sistema costituzionale ma che hanno ricevuto un’insufficiente

espressione nei testi legislativi. La decisione del giudice può aiutare a comprendere simili idee,

conferendo effettività a tali valori” (BverfGE 34, 269).

Affermando ciò, la Corte Costituzionale tedesca non solo ha accolto la tesi recepita dalle corti

inferiori, sancendo la legittimità costituzionale dell’interpretazione delle norme codicistiche da

queste seguita, ma ha precisto anche il dovere del giudice, di non limitarsi ad un’interpretazione

letterale, restrittiva delle disposizioni legislative, essendo suo compito interpretarle alla luce dei

principi costituzionali.

Simili affermazioni sono precisate nuovamente quando la Corte statuisce espressamente che il

“compito del giudice non si limita all’accertamento e all’attuazione delle previsioni del legislatore.

Egli può anche dover prendere [una decisione valutativa, ossia esprimere] un giudizio di valore

(implicante necessariamente elementi volitivi); portare alla luce e attuare, tramnite le proprie

decisioni, quei valori che sono inerenti all’ordine giuridico costituzionale, ma che non sono, o che

non sono adeguatamente espressi nel linguaggio delle leggi [scritte]. Nello svolgere questo

compito, il giudice deve guardarsi dall’ agire in modo arbitrario. La sua decisione deve basarsi su

argomentazioni razionali. Deve chiarire che la legge scritta non è in grado di svolgere la propria

funzione, consistente nel fornire una giusta soluzione al problema in questione. [Dove la legge

scritta non prevede una valida soluzione], la decisione del giudice colma la lacuna esistente

utilizzando il senso comune e le nozioni generali di giustizia stabiliti dalla comunità”.In linea di

principio, [nessuno] ha posto in dubbio il potere­dovere del giudice di rendere “decisioni creative”

, da quando è stata adottata la nostra attuale Costituzione. Le Corti Supreme hanno rivendicato

questo potere fin dall’inizio, [e ] la Corte Costituzionale federale lo ha sempre riconosciuto. Il

legislatore ha espressamente conferito alle Corti Supreme federali…. il compito di “sviluppare

ulteriormente il diritto…”. Resta soltanto la questione dei limiti che devono essere posti a tale

processo decisionale creativo [giudiziale]. Dobbiamo tener presente che il giudice è vincolato

dalla legge scritta, un principio che non può essere abbandonato se si deve rispettare il principio

dello stato di diritto [rule of law]. Non possiamo ridurre questi limiti ad una formula applicabile

ugualmente a tutte le aree del diritto e a tutti i rapporti giuridici.

2. Ai fini della presente decisione, ci limitiamo a porre la questione nell’area del diritto

privato. In quest’area il giudice si confronta con una grande codificazione, il Codice civile, che

è in vigore da più di settant’anni. Ciò ha un duplice significato: innanzitutto, la libertà del

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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Privato Comparato Monografico tenute dalla Prof. ssa Anna Maria De Vita nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo tradotto della sentenza della Corte Costituzionale tedesca relativa al caso Soraya. La sentenza analizza la violazione della privacy, dei diritti della personalità e il conseguente risarcimento del danno.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Privato Comparato Monografico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof De Vita Anna Maria.

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