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Caso Olimpiclub Appunti scolastici Premium

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Internazionale, tenute dalla Prof. ssa Alessandra Lanciotti nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza della Corte di Giustizia relativa al caso Olimpiclub del 2008. Argomenti trattati: IVA, primato... Vedi di più

Esame di Diritto Internazionale docente Prof. A. Lanciotti

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ESTRATTO DOCUMENTO

Normativa nazionale

3 L’art. 2909 del codice civile italiano, intitolato «Cosa giudicata», dispone quanto segue:

«L’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato ad ogni effetto tra le parti, i loro eredi o aventi causa».

4 Tale articolo è stato interpretato dalla Corte suprema di cassazione nella sua sentenza n. 13916/06 nei termini seguenti:

«(...) Qualora due giudizi tra le stesse parti abbiano riferimento al medesimo rapporto giuridico, ed uno di essi sia stato definito con

sentenza passata in giudicato, l’accertamento così compiuto in ordine alla situazione giuridica ovvero alla soluzione di questioni di fatto e

di diritto relative ad un punto fondamentale comune ad entrambe la cause, formando la premessa logica indispensabile della statuizione

contenuta nel dispositivo della sentenza, preclude il riesame dello stesso punto di diritto accertato e risolto, anche se il successivo giudizio

abbia finalità diverse da quelle che hanno costituito lo scopo ed il “petitum” del primo».

Causa principale e questione pregiudiziale

5 L’Olimpiclub, società a responsabilità limitata il cui oggetto sociale è la costruzione e la gestione di infrastrutture sportive, è proprietaria di un

complesso di attrezzature sportive ubicate su un terreno di proprietà del demanio dello Stato italiano. Il 27 dicembre 1985 essa ha

stipulato con l’Associazione Polisportiva Olimpiclub (in prosieguo: l’«Associazione»), associazione non avente scopo di lucro, i cui membri

fondatori coincidevano per la maggior parte con i detentori delle quote sociali dell’Olimpiclub, un contratto che consentiva all’Associazione

di usare tutte le attrezzature del complesso sportivo (in prosieguo: il «comodato»). A titolo di corrispettivo, l’Associazione doveva, in primo

luogo, assumere a proprio carico il pagamento allo Stato italiano del canone demaniale (somma da versare ogni anno a titolo della

concessione in uso del terreno), in secondo luogo, versare ogni anno ITL 5 milioni a titolo di rimborso delle spese forfettarie annuali e, in

terzo luogo, trasferire all’Olimpiclub tutte le entrate lorde dell’Associazione, consistenti nell’ammontare complessivo delle quote associative

annuali versate dai suoi soci.

6 Nel 1992, l’amministrazione fiscale ha effettuato verifiche concernenti detto comodato ed è giunta alla conclusione che le parti di tale

contratto, mediante un atto formalmente lecito, avevano perseguito, in realtà, esclusivamente il fine di eludere la legge per conseguire un

vantaggio fiscale. Così, l’Olimpiclub avrebbe trasferito ad un’associazione non avente fini di lucro tutte le incombenze amministrative e

gestionali del complesso sportivo interessato, pur beneficiando del reddito prodotto da tale associazione sotto forma di quote associative

versate dai membri della medesima e, a tale titolo, non soggetto ad IVA. Avendo pertanto considerato che il contratto di comodato era

inopponibile, l’amministrazione fiscale ha attribuito all’Olimpiclub tutto il reddito lordo prodotto dall’Associazione durante gli anni oggetto del

controllo fiscale e ha rettificato, di conseguenza, con quattro avvisi di rettifica, le dichiarazioni dell’IVA presentate dall’Olimpiclub per le

annualità fiscali 1988­1991.

7 L’Olimpiclub ha proposto un ricorso avverso tali avvisi di rettifica dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di primo grado di Roma la

quale ha accolto tale ricorso, dichiarando che l’amministrazione fiscale aveva erroneamente posto nel nulla gli effetti giuridici del contratto

di comodato, poiché non aveva dimostrato l’esistenza di un accordo fraudolento.

8 L’amministrazione fiscale ha interposto appello avverso tale decisione dinanzi alla Commissione tributaria regionale del Lazio, la quale l’ha

confermata. Secondo tale giudice, l’amministrazione fiscale non aveva dimostrato l’esistenza di un intento fraudolento delle due parti che

avevano stipulato il comodato, posto che le ragioni che le avevano indotte a stipularlo potevano legittimamente essere individuate

nell’antieconomicità della gestione diretta di attività essenzialmente sportive da parte di una società commerciale.

9 L’amministrazione fiscale ha proposto un ricorso per cassazione avverso tale ultima decisione dinanzi al giudice del rinvio. Intervenuto, nelle

more, il fallimento dell’Olimpiclub, il curatore fallimentare si è costituito in giudizio nel procedimento per cassazione in qualità di resistente.

10 Nell’ambito di tale procedimento, il curatore ha fatto valere due sentenze della Commissione tributaria regionale del Lazio passate in

giudicato e aventi ad oggetto avvisi di rettifica in materia di IVA redatti in seguito al medesimo controllo fiscale riguardante l’Olimpiclub, ma

concernenti altre annualità fiscali, vale a dire le sentenze nn. 138/43/00 e 67/01/03, relative, rispettivamente, alle annualità fiscali 1992 e

1987.

11 Anche se tali sentenze si riferivano a periodi d’imposta diversi, gli accertamenti ivi operati nonché la soluzione adottata sarebbero diventati

vincolanti nella causa principale, in virtù dell’art. 2909 del codice civile che sancisce il principio dell’autorità di cosa giudicata.

12 Risulta dalla decisione di rinvio che, in materia fiscale, i giudici italiani, interpretando l’art. 2909 del codice civile, sono restati a lungo ancorati

al cosiddetto principio della frammentazione dei giudicati, in base al quale ogni annualità fiscale conserva la propria autonomia rispetto alle

altre ed è oggetto, tra contribuente e fisco, di un rapporto giuridico distinto rispetto a quelli relativi alle annualità precedenti e successive,

per cui, qualora le controversie vertenti su annualità diverse di una medesima imposta (pur riguardando questioni analoghe) siano decise

con sentenze separate, ciascuna controversia conserva la propria autonomia e la decisione che vi pone fine non ha alcuna autorità di

giudicato nei confronti delle controversie afferenti ad altre annualità fiscali.

13 Tuttavia, tale impostazione sarebbe stata recentemente modificata, in particolare per l’abbandono del principio della frammentazione dei

giudicati. Ormai la soluzione derivante da una sentenza pronunciata in una controversia, quando gli accertamenti che vi si riferiscono

riguardano questioni analoghe, può essere utilmente invocata in un’altra controversia, benché detta sentenza sia relativa ad un periodo

d’imposta diverso da quello che costituisce l’oggetto del procedimento in cui è stata invocata.

14 Poiché le due sentenze menzionate al punto 10 della presente sentenza hanno accertato l’esistenza di validi motivi economici che

giustificavano la stipulazione di un contratto di comodato tra l’Associazione e l’Olimpiclub, ed erano dunque favorevoli a quest’ultima, la

convenuta nella causa principale ha sostenuto che il ricorso per cassazione deve essere dichiarato irricevibile in quanto è diretto a far

statuire di nuovo sulle medesime questioni di diritto e di fatto.

15 È alla luce di tali elementi che il giudice del rinvio si considera vincolato da dette sentenze che attestano definitivamente il carattere reale,

lecito e non fraudolento del comodato. Tuttavia, esso rileva che ciò potrebbe tradursi nella sua impossibilità di esaminare la causa

principale alla luce della normativa comunitaria e della giurisprudenza della Corte in materia di IVA, in particolare della sentenza 21

febbraio 2006, causa C­255/02, Halifax e a. (Racc. pag. I­1609) e, eventualmente, di accertare l’esistenza di un abuso di diritto.

16 Il giudice del rinvio fa particolare riferimento alla sentenza 18 luglio 2007, causa C­119/05, Lucchini (Racc. pag. I­6199) in cui la Corte ha

affermato che il diritto comunitario osta all’applicazione di una disposizione del diritto nazionale, come l’art. 2909 del codice civile, volta a

sancire il principio dell’autorità di cosa giudicata, nei limiti in cui l’applicazione di tale disposizione impedisce il recupero di un aiuto di Stato

erogato in contrasto con il diritto comunitario. Esso osserva che tale sentenza sembra illustrare una certa tendenza nella giurisprudenza

della Corte a relativizzare il valore del giudicato nazionale e a esigere di non tener conto di tale giudicato al fine di rispettare il primato delle

disposizioni del diritto comunitario ed evitare un conflitto con le medesime. Il giudice del rinvio si riferisce a tal proposito alle sentenze 1°

giugno 1999, causa C­126/97, Eco Swiss (Racc. pag. I­3055); 28 giugno 2001, causa C­118/00, Larsy (Racc. pag. I­5063); 7 gennaio

2004, causa C­201/02, Wells (Racc. pag. I­723), nonché 13 gennaio 2004, causa C­453/00, Kühne & Heitz (Racc. pag. I­837).

17 Poiché la riscossione dell’IVA svolge un ruolo importante nella costituzione delle risorse proprie della Comunità europea, il giudice del rinvio

si chiede se la giurisprudenza della Corte esiga che non sia riconosciuto carattere vincolante ad una sentenza nazionale che ha acquisito,

in virtù del diritto interno, autorità di cosa giudicata. Nella causa principale, l’applicazione dell’art. 2909 del codice civile potrebbe impedire

la piena attuazione del principio della lotta all’abuso di diritto, elaborato dalla giurisprudenza della Corte in materia di IVA quale strumento

diretto a garantire la piena applicazione del regime comunitario dell’IVA, riferendosi tale giudice, a questo riguardo, alla citata sentenza

Halifax e a..

18 In tale contesto, la Corte suprema di cassazione ha deciso di sospendere il giudizio e di sottoporre alla Corte la seguente questione

pregiudiziale:

«Se il diritto comunitario osti all’applicazione di una disposizione del diritto nazionale, come quella di cui all’art. 2909 [del codice civile],

tesa a sancire il principio dell’autorità di cosa giudicata, quando tale applicazione venga a consacrare un risultato contrastante con il diritto

comunitario, frustrandone l’applicazione, anche in settori diversi da quello degli aiuti di Stato (per cui, v. [sentenza] (...) Lucchini [citata]) e,

segnatamente, in materia di IVA e di abuso di diritto posto in essere per conseguire indebiti risparmi d’imposta, avuto, in particolare,

riguardo anche al criterio di diritto nazionale, così come interpretato dalla giurisprudenza d[ella Corte suprema di cassazione], secondo cui,

nelle controversie tributarie, il giudicato esterno, qualora l’accertamento consacrato concerna un punto fondamentale comune ad altre

cause, esplica, rispetto a questo, efficacia vincolante anche se formatosi in relazione ad un diverso periodo d’imposta».

Sulla questione pregiudiziale

19 Il giudice del rinvio chiede, in sostanza, se il diritto comunitario osti all’applicazione, in circostanze come quelle della causa principale, di una

disposizione di diritto nazionale, come l’art. 2909 del codice civile, in una controversia vertente sull’IVA afferente ad un’annualità fiscale

per la quale non si è ancora avuta una sentenza definitiva, nel caso in cui la disposizione di cui trattasi impedisca a tale giudice di

prendere in considerazione le norme di diritto comunitario in materia di pratiche abusive legate a detta imposta.

20 Occorre innanzitutto sottolineare che, per risolvere tale questione, è irrilevante che il giudice del rinvio non abbia esposto in modo dettagliato

le ragioni per cui si potrebbe dubitare del carattere reale, lecito e non fraudolento del comodato.

21 L’Olimpiclub ha fatto valere il principio dell’autorità di cosa giudicata, come interpretato nell’ordinamento giuridico italiano e descritto al punto

13 della presente sentenza, per sostenere che l’accertamento del carattere reale, lecito e non fraudolento del comodato, contenuto nelle

sentenze anteriori relative a periodi d’imposta diversi, ha carattere vincolante e definitivo.


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AUTORE

Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Internazionale, tenute dalla Prof. ssa Alessandra Lanciotti nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza della Corte di Giustizia relativa al caso Olimpiclub del 2008. Argomenti trattati: IVA, primato del diritto europeo, autorità di cosa giudicata.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Lanciotti Alessandra.

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