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Caso Englaro - Rifiuto delle cure

Questa dispensa si riferisce al ciclo di seminari di Diritto Pubblico, tenuti dal Prof. Carlo Colapietro, nell'anno accademico 2010.
In questo documento si trova la sentenza n. 214 del 2009 del Tar Lombardia relativa al caso Englaro. Il tribunale... Vedi di più

Esame di Istituzioni di Diritto Pubblico docente Prof. C. Colapietro

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ESTRATTO DOCUMENTO

N.R.G. «2443/08»

dell’atto del D G D S G R L ,

IRETTORE ENERALE DELLA IREZIONE GENERALE ANITÀ DELLA IUNTA EGIONALE OMBARDIA

adottato in data 3 settembre 2008, concernente il trattamento sanitario della ricorrente, nonché di ogni altro atto

connesso.

e per il risarcimento dei danni, materiali e immateriali, subiti e subendi dal ricorrente

Visti gli atti e i documenti depositati con il ricorso;

Vista la domanda di sospensione della esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale

dal ricorrente, con separato atto notificato in data 30 dicembre 2008 e depositato in data 31 dicembre 2008;

Visto l’atto di costituzione in giudizio di: R L e di A F

EGIONE OMBARDIA LESSIO RANCA

viste le memorie delle parti;

Udito il relatore Ref. DARIO SIMEOLI e uditi altresì i procuratori delle parti presenti come da verbale;

Visto l’art. 26, comma 4 della legge n. 1034 del 6 dicembre 1971;

Sentite sul punto le parti e ritenuto che sussistono i presupposti di legge per la definizione del giudizio mediante

sentenza in forma semplificata. F D

ATTO E IRITTO

1. Ritiene, preliminarmente, il Collegio che il giudizio possa essere definito con sentenza in forma semplificata

emessa, ai sensi dell’art. 26 l. 6 dicembre 1971 n. 1034 (come modificato dall’art. 9 l. 21 luglio 2000 n. 205),

adottata in esito alla camera di consiglio per la trattazione dell’istanza cautelare, stante la completezza

dell’istruttoria, l’integrità del contraddittorio e l’avvenuta esaustiva trattazione delle tematiche oggetto di giudizio e

avendo il Presidente del Collegio rese edotte le parti di tale eventualità.

2. ­­ ­­, padre e tutore di ­­ ­­, da moltissimi anni in stato vegetativo permanente a seguito di

OMISSIS OMISSIS

grave trauma cranico encefalico riportato in un incidente stradale, con istanza del 19 agosto 2008, chiedeva

all’Amministrazione Regionale della Lombardia, di indicare la struttura del servizio sanitario regionale presso cui

procedere all’esecuzione del decreto della Corte di Appello di Milano pronunciato il 25 giugno 2008 e depositato

il 9 luglio 2008. Di seguito, lo stesso ha impugnato l’atto del D G D

IRETTORE ENERALE DELLA IREZIONE GENERALE

S G R L 3 settembre 2008, con il quale si nega che il personale del

ANITÀ DELLA IUNTA EGIONALE OMBARDIA DEL hospice

Servizio Pubblico Sanitario Regionale possa procedere, all’interno di una delle sue strutture, compresi,

alla sospensione del sostegno vitale (idratazione ed alimentazione artificiale) di cui goda l’ammalato in stato

vegetativo permanente il quale, tramite manifestazione di volontà del Tutore ed autorizzazione del Giudice

Tutelare, intenda rifiutare tale trattamento. L’amministrazione afferma, all’uopo, che, ponendo in essere siffatta

meno ai propri obblighi professionali e di

condotta, il personale sanitario, ivi operante, “verrebbe

servizio, anche in considerazione del fatto che il provvedimento giurisdizionale di cui si

chiede l’esecuzione, non contiene un obbligo formale a carico di soggetti o enti individuati”.

3. ratione materiae

Sulla questione dianzi indicata sussiste, senza alcun dubbio, la giurisdizione di questo

Tribunale ai sensi dell’art. 33 d.lgs. n. 80/1998. Difatti, la valutazione della Amministrazione Regionale, nella

qualità di soggetto titolare della funzione amministrativa di organizzazione del Servizio Pubblico Sanitario

Regionale, avente ad oggetto l’identificazione dei compiti allo stesso pertinenti, si inserisce in una fase del

rapporto amministrativo attinente al momento prettamente organizzativo del servizio pubblico, concretantesi nello

svolgimento del potere ad esso assegnato.

Nessun rilievo, sul punto, può avere qualsivoglia considerazione sul formante di diritto soggettivo ovvero sul

rango costituzionale della posizione soggettiva dedotta, dal momento che, anche in tema di diritti fondamentali

tutelati dalla Carta Costituzionale, ove si versi nelle materie riservate alla giurisdizione esclusiva (come, per

l’appunto, in caso di servizio pubblico), compete ai giudici naturali della legittimità dell’esercizio della funzione

pubblica la cognizione delle relative controversie in ordine alla sussistenza dei diritti vantati ed al

contemperamento degli stessi in rapporto all’interesse generale pubblico sempreché, beninteso, la loro incisione

sia dedotta come effetto di una manifestazione di volontà o di un comportamento materiale espressione di poteri

autoritativi di cui si denunci la contrarietà alla legge (cfr. Cass., sez. un., 28 dicembre 2007, n. 27187). Nessun

principio o norma, infatti, riserva esclusivamente al giudice ordinario la tutela dei diritti costituzionalmente protetti

(Corte Cost. 27 aprile 2007 n. 140).

Invero, gli argomenti della difesa regionale dedicati alla nullità dell’atto rimandano alla teoretica del carattere

incomprimibile dei diritti fondamentali che, all’unisono, il diritto positivo ed il pensiero giuridico non ritengono più

2 N.R.G. «2443/08»

valido criterio discriminante gli ordini giurisdizionali ove il riparto sia fissato dal legislatore per materie,

unicamente rilevando, in quest’ultimo caso, che la pubblica amministrazione si contrapponga all’individuo nella

sua veste di autorità (Corte Cost. 6 luglio 2004 n. 204).

Il giudice amministrativo, in definitiva, detiene nella presente vicenda tutti i poteri idonei ad assicurare piena

tutela, per equivalente o in forma specifica, alla lesione dei diritti fondamentali asseritamente sofferta in

dipendenza dell’illegittimo esercizio del potere pubblico.

4. Nell’ottobre del 2007, la Suprema Corte di Cassazione (Sez. I, 16 ottobre 2007 n. 21748), con riguardo alla

tragica vicenda di ­­ ­­, ha enunciato importanti principi di diritto di cui occorre, sia pure sinteticamente,

OMISSIS

riproporre lo svolgimento.

Il principio costituzionale del “consenso informato” (art. 32 Cost.) sta alla base del rapporto medico ­ paziente e

costituisce norma di legittimazione del trattamento sanitario. Ad esso è correlata non solo la facoltà del paziente

di scegliere tra le diverse possibilità di trattamento medico, ma anche di eventualmente rifiutare la terapia e di

decidere consapevolmente di interromperla, in tutte le fasi della vita, anche in quella terminale. Il rifiuto delle

terapie mediche, anche quando conduca alla morte, non può essere scambiato per un’ipotesi di eutanasia, ossia

per un comportamento che intende abbreviare la vita, causando positivamente la morte, esprimendo piuttosto

tale rifiuto un atteggiamento di scelta, da parte del malato, che la malattia segua il suo corso naturale. Posto che

l’esigenza di tutela dei valori di libertà e dignità della persona sono realizzabili anche dall’incapace, avvalendosi

degli strumenti posti a suo presidio (art. 357 c.c. ss., art. 424 c.c.), deve ritenersi che all’individuo che, prima di

cadere irreversibilmente nello stato di totale ed assoluta incoscienza, tipica dello stato vegetativo permanente,

abbia manifestato, in forma espressa o anche attraverso i propri convincimenti, il proprio stile di vita e i valori di

riferimento, l’inaccettabilità per sè dell’idea di un corpo destinato, grazie a terapie mediche, a sopravvivere alla

mente, l’ordinamento dà la possibilità di far sentire la propria voce in merito alla disattivazione di quel trattamento

attraverso il rappresentante legale. L’alimentazione e l’idratazione artificiali con sondino nasogastrico integrano

prestazioni poste in essere da medici, che sottendono un sapere scientifico e che consistono nella

somministrazione di preparati implicanti procedure tecnologiche. Esse, quindi, costituiscono un trattamento

sanitario, la cui sospensione non configura un’ipotesi di eutanasia omissiva, ma può essere legittimamente

richiesta nell’interesse dell’incapace.

dictum:

Ne consegue il seguente in presenza di malato da moltissimi anni in stato vegetativo permanente,

tenuto artificialmente in vita biologica non cognitiva mediante un sondino nasogastrico che provvede alla sua

nutrizione e idratazione, il giudice, su richiesta del tutore che lo rappresenta, e nel contraddittorio con il curatore

a)

speciale, può autorizzare la disattivazione di tale presidio sanitario sempre che: la condizione di stato

vegetativo sia, in base ad un rigoroso apprezzamento clinico, irreversibile e non vi sia alcun fondamento medico

che lasci supporre la benché minima possibilità di un qualche, sia pure flebile, recupero della coscienza e di

b)

ritorno a una percezione del mondo esterno; e sempre che tale istanza sia realmente espressiva, in base ad

elementi di prova chiari, univoci e convincenti, della voce del paziente medesimo, tratta dalle sue precedenti

dichiarazioni ovvero dalla sua personalità, dal suo stile di vita e dai suoi convincimenti, corrispondendo al suo

modo di concepire, prima di cadere in stato di incoscienza, l’idea stessa di dignità della persona.

4.1. La Corte di Appello di Milano, con decreto in data 9 luglio 2008, in dichiarata applicazione, in sede di rinvio,

del principio di diritto enunciato nella predetta sentenza 16 ottobre 2007 n. 21748 della Suprema Corte, ha

accolto l’istanza congiunta del tutore (il padre) e del curatore speciale di ­­ ­­ volta ad ottenere

OMISSIS

l’autorizzazione a disporre l’interruzione del trattamento di sostegno vitale artificiale (di quest’ultima) realizzato

mediante alimentazione con sondino nasogastrico. La Corte territoriale, in diversa composizione, quale

designata giudice di rinvio, in esito all’indagine così demandatale, ha, sul punto, espresso quindi il convincimento

univoche, efficaci e conferenti”,

che le prove assunte, “attendibili, autorizzassero la conclusione della

della determinazione volitiva del legale rappresentante dell'incapace nella sua

“correttezza

conformità alla presumibile scelta che, nelle condizioni date, avrebbe fatto anche e proprio la

rappresentata, di cui il tutore si fa e deve farsi portavoce”.

Da ultimo, la Suprema Corte, a Sezioni Unite, con pronuncia del 13 novembre 2008 n. 27145, ha dichiarato

inammissibile, per difetto di legittimazione, il ricorso per cassazione proposto dal pubblico ministero avverso il

predetto decreto emesso dalla Corte d’Appello.

5. Il fondamento giuridico ed etico del pronunciamento della Suprema Corte nonché l’accertamento di fatto

condotto dalla Corte di Appello di Milano (teso a ricostruire, sulla scorta del vissuto, la volontà di ­­ ­­),

OMISSIS

non spetta a questo Tribunale indagare.

Spetta a questo Giudice, invece, giudicare se sia rispettosa del principio di legalità, sui cui è edificato lo Stato di

diritto, l’enunciazione della Amministrazione Regionale della Lombardia secondo cui il potere giuridico

riconosciuto a ­­ ­­ dal Giudice Tutelare di rifiutare le cure per la propria figlia non possa trovare alcuno

OMISSIS 3


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AUTORE

Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa si riferisce al ciclo di seminari di Diritto Pubblico, tenuti dal Prof. Carlo Colapietro, nell'anno accademico 2010.
In questo documento si trova la sentenza n. 214 del 2009 del Tar Lombardia relativa al caso Englaro. Il tribunale afferma che non spetta al paziente e/o ai familiari trovare la struttura adatta per interrompere le cure mediche, bensì all'amministrazione sanitaria.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di Diritto Pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Colapietro Carlo.

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