Che materia stai cercando?

Caso Daggendorf Appunti scolastici Premium

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Internazionale, tenute dalla Prof. ssa Alessandra Lanciotti nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza della Corte di Giustizia relativa al caso Daggendorf del 1992. Argomenti trattati: aiuti di Stato, vincolatività... Vedi di più

Esame di Diritto Internazionale docente Prof. A. Lanciotti

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Corte, ai sensi dell' art. 177 del Trattato CEE, due questioni pregiudiziali concernenti il

carattere definitivo della decisione della Commissione 21 maggio 1986, 86/509/CEE,

relativa agli aiuti concessi dalla Repubblica federale di Germania e dal Land della Baviera

ad un produttore di filo poliammidico e poliestere di Deggendorf (GU L 300, pag. 34), nei

confronti del beneficiario degli aiuti ivi considerati, decorso il termine stabilito dall' art. 173,

terzo comma, del Trattato CEE per la proposizione di un ricorso, nonché la validità di questa

stessa decisione.

2 Tali questioni sono state sollevate nell' ambito di una controversia sorta tra l' impresa

tedesca TWD Textilwerke Deggendorf GmbH (in prosieguo: la "società TWD") e il ministero

tedesco dell' Economia. Questa impresa, produttrice di filo poliammidico e poliestere,

riceveva dal 1981 al 1983 dalla Repubblica federale di Germania, nell' ambito del

programma congiunto di aiuti regionali del governo federale e dei Laender nonché del

regime di aiuti regionali della Baviera, aiuti tra cui una sovvenzione pari a 6,12 milioni di DM.

Tale sovvenzione veniva concessa sulla scorta di attestazioni rilasciate con decisioni del

ministero federale dell' Economia adottate a norma dell' art. 2 della legge tedesca relativa

alle indennità di investimento.

3 Poiché la Repubblica federale di Germania non aveva notificato nessuno dei suddetti

provvedimenti alla Commissione, quest' ultima nel 1985 avviava il procedimento di cui all'

art. 93, n. 2, primo comma, del Trattato CEE, in esito al quale adottava la summenzionata

decisione 86/509. Con quest' ultima decisione, che aveva come destinataria la Repubblica

federale di Germania, la Commissione accertava che gli aiuti accordati ad un fabbricante di

filo poliammidico e poliestere con sede in Deggendorf ­ vale a dire, la società TWD ­ erano

stati concessi in violazione delle disposizioni dell' art. 93, n. 3, del Trattato ed erano pertanto

illegittimi. Essa dichiarava che questi aiuti erano inoltre incompatibili con il mercato comune

ai sensi dell' art. 92 del Trattato CEE, intimando quindi alla Repubblica federale di Germania

di esigerne la restituzione.

4 Con lettera 1 settembre 1986 il ministro federale dell' Economia trasmetteva alla società

TWD, per informazione, copia della decisione 86/509, segnalandole che essa poteva

esperire avverso questa decisione un ricorso a norma dell' art. 173 del Trattato. Né la

Repubblica federale di Germania né la società TWD impugnavano la decisione dinanzi alla

Corte di giustizia.

5 Con decisione 19 marzo 1987 il ministro federale dell' Economia revocava le attestazioni

concesse in forza dell' art. 2 della legge relativa alle indennità di investimento, in base alle

quali gli aiuti federali erano stati erogati, sul rilievo che essi erano illegittimi e andavano

restituiti conformemente alla decisione della Commissione.

6 Il 16 aprile 1987 la società TWD impugnava questa decisione dinanzi al

Verwaltungsgericht di Colonia, il quale respingeva il ricorso con decisione 21 dicembre

1989.

7 La società ricorreva in secondo grado dinanzi all' Oberverwaltungsgericht del Land

Renania Settentrionale ­ Vestfalia il 21 febbraio 1990, deducendo in particolare che le

indennità di investimento erogatele nel periodo 1981­1983 erano in parte compatibili con il

mercato comune, così che la decisione 86/509 della Commissione era, almeno in parte,

illegittima. A parere della stessa società l' illegittimità della decisione poteva essere eccepita

anche dopo la scadenza del termine stabilito dall' art. 173, terzo comma, del Trattato.

8 Atteso quanto sopra, il giudice nazionale ha sottoposto alla Corte le seguenti questioni

pregiudiziali:

"1) Se un giudice nazionale sia vincolato da una decisione della Commissione CEE ai sensi

dell' art. 93, n. 2, del Trattato CEE, qualora esso venga adito, relativamente all' esecuzione

di tale decisione da parte delle autorità nazionali, dal beneficiario degli aiuti e destinatario

delle misure di esecuzione, il quale deduca l' illegittimità di tale decisione, e qualora lo

stesso beneficiario degli aiuti, pur essendo stato messo a conoscenza per iscritto dallo

Stato membro della decisione della Commissione, non abbia presentato (o non abbia

presentato tempestivamente) un ricorso ai sensi dell' art. 173, secondo comma, del Trattato

CEE.

2) In caso di soluzione negativa della questione n. 1:

Se la decisione della Commissione 21 maggio 1986, 86/509/CEE (GU L 300 del 24 ottobre

1986, pag. 34), sia in tutto o in parte invalida in quanto gli aiuti concessi, contrariamente a

quanto ritiene la Commissione, siano in tutto o in parte compatibili con il mercato comune".

9 Nell' ordinanza di rinvio il giudice nazionale rileva che la fondatezza della domanda sulla

quale esso è chiamato a pronunciarsi dipende dalla validità della decisione della

Commissione di cui trattasi, ma che tale questione in ordine alla validità della decisione si

pone unicamente nell' ipotesi in cui il giudice nazionale possa eventualmente prendere in

considerazione l' illegittimità della decisione malgrado la scadenza del termine di ricorso

prescritto dall' art. 173, terzo comma, del Trattato. La seconda questione viene pertanto

prospettata solo per l' ipotesi di soluzione negativa della prima questione, la quale presenta

carattere preliminare.

Sulla prima questione

10 Il problema che si pone per il giudice nazionale è quello se, alla luce degli elementi di

fatto e di diritto della lite oggetto della causa principale, alla società ricorrente sia o meno

preclusa, per sopravvenuta decadenza, la possibilità di eccepire l' illegittimità della suddetta

decisione nell' ambito di un ricorso proposto contro il provvedimento amministrativo

mediante il quale l' autorità nazionale, in ottemperanza alla decisione della Commissione,

ha revocato le attestazioni in base alle quali erano state erogate le sovvenzioni concesse

alla ricorrente.

11 Il giudice nazionale sottolinea come la decisione della Commissione non fosse stata

impugnata dalla società ricorrente nella causa principale, beneficiaria degli aiuti oggetto

della decisione, ancorché copia di questa decisione fosse stata trasmessa all' interessata a

cura del ministero federale dell' Economia, con l' espressa segnalazione che la stessa

avrebbe potuto adire la Corte di giustizia per contestare la decisione de qua.

12 E' alla luce di queste circostanze che la questione in esame deve trovare soluzione.

13 Deve anzitutto richiamarsi la costante giurisprudenza secondo la quale una decisione

che non sia stata impugnata dal destinatario entro i termini stabiliti dall' art. 173 del Trattato

diviene definitiva nei suoi confronti (v., in primo luogo, sentenza 17 novembre 1965, causa

20/65, Collotti/Corte di giustizia, Racc. pag. 873).

14 Va poi ricordato che un' impresa beneficiaria di un aiuto individuale preso in

considerazione in una decisione della Commissione adottata ai sensi dell' art. 93 del

Trattato è legittimata a proporre ricorso d' annullamento ex art. 173, secondo comma, del

Trattato medesimo, qualora la decisione abbia come destinatario uno Stato membro

(sentenza 17 settembre 1980, causa 730/79, Philip Morris/Commissione, Racc. pag. 2671).

Alla stregua del terzo comma dello stesso articolo, la scadenza del termine di ricorso in

esso previsto implica nei confronti di una tale impresa un effetto di decadenza identico a

quello che si produce rispetto allo Stato membro destinatario della decisione.

15 Secondo una giurisprudenza consolidata, uno Stato membro non può fondatamente

rimettere in discussione la validità di una decisione della quale è destinatario ai sensi dell'

art. 93, n. 2, del Trattato dopo la scadenza del termine stabilito dall' art. 173, terzo comma,

del Trattato (v. sentenze 12 ottobre 1978, causa 156/77, Commissione/Belgio, Racc. pag.

1881, e 10 giugno 1993, causa C­183/91, Commissione/Grecia, Racc. pag. I­3131).

16 Questa giurisprudenza, che esclude la possibilità per lo Stato membro destinatario di

una decisione ex art. 93, n. 2, primo comma, del Trattato di rimettere in discussione la

validità di tale decisione nell' ambito di un ricorso per inadempimento ai sensi del secondo

comma di questo stesso articolo, muove segnatamente dal rilievo che i termini di ricorso

sono intesi a preservare la certezza del diritto, evitando che atti comunitari produttivi di

effetti giuridici vengano rimessi in questione all' infinito.

17 Orbene, le stesse esigenze di certezza del diritto inducono ad escludere che il

beneficiario di un aiuto oggetto di una decisione della Commissione adottata in forza dell'

art. 93 del Trattato, che avrebbe potuto impugnare tale decisione e che ha lasciato

decorrere il termine imperativo all' uopo prescritto dall' art. 173, terzo comma, del Trattato,

possa contestare la legittimità della medesima dinanzi ai giudici nazionali nell' ambito di un

ricorso proposto avverso i provvedimenti presi dalle autorità nazionali in esecuzione di

questa decisione.

18 Infatti, ammettere che in circostanze del genere l' interessato possa, dinanzi al giudice

nazionale, opporsi all' esecuzione della decisione eccependo l' illegittimità di quest' ultima

equivarrebbe a riconoscergli la possibilità di eludere il carattere definitivo della decisione nei

suoi confronti dopo la scadenza dei termini di ricorso.

19 E' bensì vero che la Corte nella sentenza 21 maggio 1987 (cause riunite 133/85, 134/85,

135/85 e 136/85, Rau, Racc. pag. 2289), alla quale il governo francese ha fatto richiamo

nelle proprie osservazioni, ha dichiarato che la possibilità di esperire un ricorso diretto ai

sensi dell' art. 173, secondo comma, del Trattato contro una decisione di un' istituzione

comunitaria non osta alla proponibilità di un ricorso dinanzi ad un giudice nazionale avverso

un atto di un' autorità nazionale inteso all' esecuzione di questa decisione, deducendo l'

illegittimità di quest' ultima.

20 Tuttavia, come evincesi dalla relazione d' udienza relativa alle suddette cause, ciascuna

delle ricorrenti nelle cause principali aveva proposto dinanzi alla Corte un ricorso per l'

annullamento della decisione oggetto della controversia. Nella suddetta sentenza la Corte

non si è pertanto pronunciata, né era tenuta a farlo, in merito agli effetti di decadenza

connessi allo scadere dei termini di ricorso. Orbene, la questione deferita dal giudice

nazionale nella presente causa verte precisamente su questo punto.

21 La presente causa va altresì distinta da quella che ha dato origine alla sentenza 27

settembre 1983 (causa 216/82, Universitaet Hamburg, Racc. pag. 2771).

22 In quest' ultima sentenza la Corte ha statuito che un richiedente, la cui domanda di

importazione in franchigia doganale era stata respinta con provvedimento di un' autorità

nazionale adottato sulla scorta di una decisione della Commissione che aveva come

destinatari tutti gli Stati membri, doveva avere la possibilità, nell' ambito di un ricorso

proposto in forza del diritto nazionale avverso il rigetto della sua domanda, di eccepire l'

illegittimità della decisione della Commissione sulla quale era fondata la decisione nazionale

adottata nei suoi confronti.

23 Nella sentenza suddetta la Corte ha tenuto conto della circostanza che il rigetto della

domanda ad opera dell' autorità nazionale costituiva l' unico atto direttamente rivolto all'

interessato, del quale quest' ultimo aveva necessariamente avuto conoscenza in tempo utile

e che il medesimo poteva impugnare in giudizio senza incontrare alcuna difficoltà nel

provare il proprio interesse ad agire. Essa ha ritenuto che, ricorrendo questi presupposti, la

possibilità di eccepire l' illegittimità della decisione della Commissione fosse riconducibile ad

un principio giuridico generale che trova espressione nell' art. 184 del Trattato CEE, vale a


PAGINE

7

PESO

261.81 KB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Internazionale, tenute dalla Prof. ssa Alessandra Lanciotti nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza della Corte di Giustizia relativa al caso Daggendorf del 1992. Argomenti trattati: aiuti di Stato, vincolatività delle sentenze europee in materia.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Lanciotti Alessandra.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto internazionale

Azione di responsabilità extracontrattuale
Dispensa
Caso Codorniu
Dispensa
Caso Foto-Frost
Dispensa
Corte penale internazionale - Statuto in lingua italiana
Dispensa