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Caso Camar Appunti scolastici Premium

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Internazionale, tenute dalla Prof. ssa Alessandra Lanciotti nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza del Tribunale di primo grado del 1998 relativa al caso Camar. Parole chiave: ricorso per carenza, agricoltura in crisi,... Vedi di più

Esame di Diritto Internazionale docente Prof. A. Lanciotti

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esso precedentemente applicabile, di sostituire l'offerta insufficiente di banane somale. Pertanto

tali difficoltà hanno avuto conseguenze assai gravi sulla redditività dell'attività economica di tale

operatore e possono aver messo a repentaglio la prosecuzione di tale attività. Esse hanno

costituito «particolari difficoltà» che, ai sensi del citato art. 30, contribuiscono a far sorgere

l'obbligo della Commissione di adottare i provvedimenti ritenuti necessari.

La Commissione ha commesso un errore manifesto di valutazione ritenendo che tale operatore

fosse in grado di superare le notevoli difficoltà provocate dal passaggio dal regime nazionale al

regime comunitario fondandosi sul funzionamento del mercato, poiché l'adozione da parte della

Commissione stessa di misure transitorie ai sensi dell'art. 30 era il solo mezzo che consentisse di

far fronte alle difficoltà incontrate dall'operatore. Di conseguenza l'adozione di tali misure era

manifestamente necessaria.

Ne discende che le domande di tale operatore, dirette, da un lato, a fare dichiarare che la

Commissione ha illegittimamente omesso di adottare i provvedimenti necessari ai sensi del

medesimo art. 30 per consentirgli di superare le sue difficoltà di approvvigionamento dovute alla

crisi somala e, dall'altro, dirette a fare accertare l'illegittimità della decisione della Commissione

che respinge la sua domanda di provvedimenti transitori nell'ambito del regime del contingente

doganale per l'importazione di banane, sono fondate.

(v. punti 138, 143, 149, 153)

5 L'art. 16, n. 3, del regolamento n. 404/93, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel

settore della banana, obbliga le istituzioni ad adeguare il contingente doganale annuo per le

importazioni di banane provenienti da paesi terzi e di banane ACP non tradizionali quando, in

corso di campagna, ciò risulti necessario al fine di tener conto di circostanze eccezionali che

influiscano in particolare sulle condizioni di importazione. Inoltre, una revisione del contingente in

corso di campagna si impone solo se, a causa di circostanze eccezionali, la produzione di

banane comunitarie e le importazioni di banane ACP tradizionali non raggiungono le previsioni o

se il consumo effettivo di banane nella Comunità eccede tali previsioni.

(v. punto 162)

6 L'art. 215 del Trattato (divenuto art. 288 CE) non vieta di adire la Corte per far dichiarare la

responsabilità della Comunità per danni imminenti e prevedibili con una certa sicurezza, anche

se l'entità del danno non è ancora esattamente determinabile. In effetti, può essere necessario,

onde evitare danni maggiori, adire il giudice non appena è certa la causa del pregiudizio. Quando

il danno che può risultare dalla situazione di fatto e di diritto è imminente, la parte ricorrente può

riservarsi di precisare l'importo del danno che la Comunità dovrebbe eventualmente risarcire e

limitarsi allora a chiedere la declaratoria di responsabilità della Comunità.

(v. punti 192­193, 221)

7 Il sorgere della responsabilità extracontrattuale della Comunità presuppone che la parte

ricorrente provi l'illiceità del comportamento contestato all'istituzione interessata, l'effettività del

danno e l'esistenza di un nesso di causalità fra tale comportamento e il danno lamentato.

Nel campo degli atti amministrativi, qualsiasi violazione del diritto configura un comportamento

illecito atto a far sorgere la responsabilità della Comunità. Al riguardo, una decisione con cui la

Commissione ha negato l'adozione di provvedimenti provvisori che consentissero di calcolare il

quantitativo annuo attribuito ad un operatore economico per l'ottenimento di titoli d'importazione

di banane ACP tradizionali con riferimento ai quantitativi da esso smerciati durante gli anni 1988,

1989 e 1990 ­ quantunque fondata sull'art. 30 del regolamento n. 404/93 relativo

all'organizzazione comune dei mercati nel settore della banana, disposizione che impone alla

Commissione di adottare i provvedimenti transitori ritenuti necessari per facilitare il passaggio dai

regimi nazionali all'organizzazione comune dei mercati ed attribuisce a tale istituzione un ampio

potere discrezionale ­ ha tuttavia la natura di una decisione individuale e conseguentemente un

carattere amministrativo.

(v. punti 204­206)

Parti

Nelle cause riunite T­79/96, T­260/97 e T­117/98,

Camar srl, con sede in Firenze,

ricorrente nelle cause T­79/96, T­260/97 e T­117/98, e Tico srl, con sede in Padova,

ricorrente nella causa T­117/98,

rappresentate dagli avv.ti W. Viscardini Donà, M. Paolin e S. Donà, del foro di Padova, con

domicilio eletto in Lussemburgo presso lo studio dell'avv. E. Arendt, 8­10, rue Mathias Hardt,

la ricorrente nella causa T­79/96 essendo sostenuta da

Repubblica italiana, rappresentata dal signor U. Leanza, capo del servizio del contenzioso

diplomatico del Ministero degli Affari esteri, in qualità di agente, assistito dall'avvocato dello Stato

F. Quadri, con domicilio eletto in Lussemburgo presso la sede dell'ambasciata d'Italia, 5, rue

Marie­Adélaïde,

interveniente,

contro

Commissione delle Comunità europee, rappresentata, nella causa T­79/96, dal signor E. de

March, nella causa T­260/97, dal signor H. van Vliet e, nella causa T­117/98, dai signori F.

Ruggeri Laderchi e H. van Vliet, membri del servizio giuridico, in qualità di agenti, assistiti, nelle

cause T­260/97 e T­117/98, dall'avv. A. Dal Ferro, del foro di Vicenza, con domicilio eletto in

Lussemburgo presso il signor C. Gómez de la Cruz, membro del servizio giuridico, Centre

Wagner, Kirchberg,

convenuta nelle cause T­79/96, T­260/97 e T­117/98,

e

Consiglio dell'Unione europea, rappresentato dai signori J.P. Hix e A. Tanca, consiglieri giuridici,

in qualità di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo presso il signor A. Morbilli, direttore

generale della direzione «affari giuridici» della Banca europea per gli investimenti, 100, boulevard

Konrad Adenauer,

convenuto nella causa T­260/97,

sostenuti da

Repubblica francese, rappresentata, nella causa T­79/96, dalla signora C. de Salins,

vicedirettore presso la direzione «affari giuridici» del Ministero degli Affari esteri, e dal signor F.

Pascal, chargé de mission presso la stessa direzione, e, nella causa T­260/97, dalle signore K.

Rispal­Bellanger, vicedirettore per il diritto internazionale economico e per il diritto comunitario

presso la stessa direzione, e C. Vasak, segretario aggiunto presso la stessa direzione, in qualità

di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo presso la sede dell'ambasciata di Francia, 8 B,

boulevard Joseph II,

interveniente nelle cause T­79/96 e T­260/97,

aventi ad oggetto, da una parte, nella causa T­79/96, la domanda volta a far dichiarare che la

Commissione ha illegittimamente omesso di adottare, in forza dell'art. 30 del regolamento (CEE)

del Consiglio 13 febbraio 1993, n. 404, relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore

della banana (GU L 47, pag. 1), i provvedimenti che avrebbero consentito alla ricorrente di

rifornirsi, a seguito della situazione risultante dalla guerra civile in Somalia, di banane provenienti

da paesi terzi, nella causa T­260/97, la domanda volta ad ottenere l'annullamento della decisione

della Commissione 17 luglio 1997 con cui è stata respinta la domanda della ricorrente diretta ad

ottenere, in forza dell'art. 30 del detto regolamento, l'adozione di provvedimenti provvisori che

consentissero di calcolare il quantitativo annuo attribuito alla ricorrente per l'ottenimento di titoli

d'importazione di banane ACP non tradizionali con riferimento ai quantitativi da essa posti in

commercio negli anni 1988, 1989 e 1990 e, nella causa T­117/98, la domanda volta ad ottenere

l'annullamento della decisione della Commissione 23 aprile 1998 con cui è stata respinta la

domanda delle ricorrenti volta ad ottenere, in forza dell'art. 16, n. 3, del medesimo regolamento,

la revisione del contingente doganale per le importazioni di banane stabilito per il primo semestre

del 1998, al fine di tener conto delle conseguenze delle alluvioni verificatesi in Somalia dal 28

ottobre 1997, e, d'altra parte, nelle tre cause, la domanda volta ad ottenere il risarcimento del

danno, nella causa T­79/96, che la ricorrente asserisce di aver subito a causa del

comportamento della Commissione e, nelle cause T­260/97 e T­117/98, che le ricorrenti

avrebbero subito a seguito di tali decisioni di diniego,

IL TRIBUNALE DI PRIMO GRADO DELLE COMUNITÀ EUROPEE

(Quarta Sezione),

composto dal signor R.M. Moura Ramos, presidente di sezione, dalla signora V. Tiili e dal signor

P. Mengozzi, giudici,

cancelliere: J. Palacio González, amministratore

vista la fase scritta del procedimento e in seguito alla trattazione orale del 7 luglio 1999,

ha pronunciato la seguente

Sentenza

Motivazione della sentenza

Contesto giuridico

1 Il regolamento (CEE) del Consiglio 13 febbraio 1993, n. 404, relativo all'organizzazione

comune dei mercati nel settore della banana (GU L 47, pag. 1; in prosieguo: il «regolamento n.

404/93»), ha sostituito con un regime comune degli scambi con i paesi terzi i diversi regimi

nazionali previgenti. Tale regolamento prevedeva, nella versione vigente all'epoca dei fatti

all'origine delle presenti cause, l'apertura di un contingente doganale annuo per le importazioni di

banane dai paesi terzi e dai paesi d'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP). L'art. 15, divenuto

art. 15 bis in seguito alle modifiche introdotte dal regolamento del Consiglio 22 dicembre 1994, n.

3290, relativo agli adattamenti e alle misure transitorie necessarie nel settore dell'agricoltura per

l'attuazione degli accordi conclusi nel quadro dei negoziati commerciali multilaterali dell'Uruguay

Round (GU L 349, pag. 105), stabiliva una distinzione tra le banane «tradizionali» e le banane

«non tradizionali» a seconda che facessero parte o meno dei quantitativi, stabiliti nell'allegato del

regolamento n. 404/93, esportati tradizionalmente dagli Stati ACP verso la Comunità. Per la

Somalia, il quantitativo delle «importazioni tradizionali» era fissato a 60 000 tonnellate.

2 L'art. 18, n. 1, del regolamento n. 404/93 (come modificato dal regolamento n. 3290/94)

prevedeva, per le importazioni di banane di paesi terzi e di banane ACP non tradizionali,

l'apertura di un contingente doganale di 2,1 milioni di tonnellate (peso netto) per il 1994 e di 2,2

milioni di tonnellate (peso netto) per gli anni successivi. Nell'ambito di tale contingente doganale

le importazioni di banane di paesi terzi erano soggette ad un'imposizione pari a 75

ECU/tonnellata e le importazioni di banane ACP non tradizionali erano soggette a dazio zero.

Inoltre l'art. 18, n. 2, prevedeva, al secondo comma, che le importazioni effettuate al di fuori del

contingente, indipendentemente dal fatto che si trattasse di importazioni non tradizionali

provenienti dai paesi ACP o dai paesi terzi, erano soggette ad un'imposizione calcolata in base

alla tariffa doganale comune.

3 L'art. 19, n. 1, del regolamento n. 404/93 ripartiva il contingente doganale così aperto

destinando il 66,5% alla categoria degli operatori che avevano smerciato banane di paesi terzi o

banane ACP non tradizionali (categoria A), il 30% alla categoria degli operatori che avevano

smerciato banane comunitarie o banane ACP tradizionali (categoria B) e il 3,5% alla categoria

degli operatori stabiliti nella Comunità che avevano iniziato a smerciare banane diverse dalle

banane comunitarie o ACP tradizionali dal 1992 (categoria C).

4 Ai sensi dell'art. 19, n. 2, secondo comma, del regolamento n. 404/93, per quanto riguarda il

secondo semestre del 1993, ogni operatore otteneva il rilascio di titoli in base alla metà del

quantitativo medio annuo smerciato durante gli anni 1989­1991.

5 L'art. 19, n. 4, del regolamento n. 404/93 disponeva che, in caso di aumento del contingente

doganale, il quantitativo disponibile supplementare era attribuito agli operatori delle categorie di

cui al n. 1 del detto articolo.

6 Ai sensi dell'art. 16, nn. 1 e 3, del regolamento n. 404/93, un bilancio di previsione della

produzione e del consumo della Comunità nonché delle importazioni ed esportazioni era

elaborato ogni anno. In caso di necessità, segnatamente al fine di tener conto dell'incidenza di

circostanze eccezionali sulla produzione o sull'importazione, il bilancio poteva essere riveduto

durante la campagna. In tal caso il contingente doganale di cui all'art. 18 era adeguato secondo

le modalità stabilite all'art. 27.

7 L'art. 18, n. 1, quarto comma, del regolamento n. 404/93 prevedeva la possibilità di aumentare

il volume del contingente annuo alla luce del bilancio di previsione di cui all'art. 16 e rinviava, per

le modalità procedurali di tale aumento, all'art. 27 del regolamento.

8 L'art. 20 del detto regolamento conferiva alla Commissione il potere di adottare e di rivedere il

bilancio di previsione di cui all'art. 16 e di adottare le modalità di applicazione del regime degli

scambi con i paesi terzi alla Comunità, che potevano in particolare vertere sui provvedimenti

integrativi relativi al rilascio dei titoli, alla loro durata di validità e alle condizioni di trasmissibilità.

9 L'art. 30 del regolamento n. 404/93 prevedeva quanto segue:

«Se provvedimenti specifici appaiono necessari a decorrere dal luglio 1993 per agevolare il

passaggio dal regime vigente prima dell'entrata in vigore del presente regolamento a quello

introdotto con il presente regolamento, e soprattutto per superare particolari difficoltà, la

Commissione adotta, secondo la procedura prevista all'articolo 27, le misure transitorie stimate

opportune».

10 L'art. 27 del medesimo regolamento, cui fanno riferimento in particolare gli artt. 16, 18 e 30,

autorizzava la Commissione ad adottare i provvedimenti di attuazione di tale regime secondo la

procedura detta «del comitato di gestione».

11 Le modalità di attuazione del regime di importazione delle banane nella Comunità erano

stabilite, all'epoca dei fatti all'origine delle presenti cause, dal regolamento (CEE) della

Commissione 10 giugno 1993, n. 1442 (GU L 142, pag. 6). Ai sensi degli artt. 4 e 5 di tale

regolamento, la ripartizione del contingente doganale tra gli operatori della categoria A (66,5%) si

effettuava sulla base dei quantitativi di banane di paesi terzi o ACP non tradizionali smerciati

durante i tre anni anteriori all'anno precedente a quello per cui era aperto il contingente

doganale. A sua volta, la ripartizione del contingente tra gli operatori della categoria B (30%) era

fatta sulla base dei quantitativi di banane comunitarie o ACP tradizionali smerciati nel corso di un

periodo di riferimento calcolato come nel caso della categoria A.

12 In forza delle disposizioni dell'art. 19, n. 2, secondo comma, del regolamento n. 404/93, e

degli artt. 4 e 5 del regolamento n. 1442/93, ogni anno il periodo di riferimento si spostava di un

anno. Di conseguenza, se per le importazioni da effettuare nel 1993 il periodo di riferimento

comprendeva gli anni 1989, 1990 e 1991, per quelle da effettuare nel 1997 esso comprendeva

gli anni 1993, 1994 e 1995.

13 In seguito alle modifiche degli artt. 15 bis, 16, 18 e 19 del regolamento n. 404/93 introdotte dal

regolamento (CE) del Consiglio 20 luglio 1998, n. 1637 (GU L 210, pag. 28), il regolamento n.

1442/93 è stato sostituito dal regolamento (CE) della Commissione 28 ottobre 1998, n. 2362 (GU

L 293, pag. 32), attualmente in vigore. Ai sensi dell'art. 4 del regolamento n. 2362/98, la

ripartizione dei contingenti doganali e dei quantitativi di banane ACP tradizionali si effettua in

base ai quantitativi di banane effettivamente importati da ciascun operatore durante il periodo di

riferimento. Per le importazioni da effettuare nel 1999, nell'ambito dei contingenti doganali e delle

banane ACP tradizionali, il periodo di riferimento è costituito dagli anni 1994, 1995 e 1996.

14 Il regolamento (CE) della Commissione 27 ottobre 1999, n. 2268, relativo all'importazione di

banane nel quadro dei contingenti tariffari e delle banane ACP tradizionali per il primo trimestre

del 2000 (GU L 277, pag. 10), ha provvisoriamente prorogato il regime di importazione vigente

nel 1999. In forza dell'art. 2 di tale regolamento: «Gli operatori tradizionali e nuovi arrivati,

registrati per il 1999 in applicazione degli articoli 5 e 8 del regolamento (CE) n. 2362/98, possono

presentare domande di titoli d'importazione nel quadro dei contingenti tariffari e del quantitativo di

banane ACP tradizionali, per il primo trimestre del 2000, nella misura del 28%, secondo il caso,

del quantitativo di riferimento o dell'assegnazione annua loro notificata per il 1999 dall'autorità

nazionale competente». Disposizioni analoghe per quanto riguarda gli operatori tradizionali sono

contenute negli artt. 1 e 5 del regolamento (CE) della Commissione 1_ febbraio 2000, n. 250,

relativo all'importazione di banane nel quadro dei contingenti tariffari e delle banane ACP

tradizionali e che fissa le quantità indicative per il secondo trimestre del 2000 (GU L 26, pag. 6),

e nell'art. 2 del regolamento (CE) della Commissione 22 maggio 2000, n. 1077, che fissa taluni

quantitativi indicativi e massimali individuali per il rilascio di titoli d'importazione di banane nella

Comunità per il terzo trimestre del 2000, nel quadro di contingenti tariffari e del quantitativo di

banane tradizionali ACP (GU L 121, pag. 4).

15 Tra il 1994 e il 1996, in seguito alle tempeste tropicali Debbie, Iris, Luis e Marilyn, che

avevano danneggiato i bananeti della Martinica, della Guadalupa, delle isole San Vincenzo, di

Santa Lucia e della Dominica, la Commissione aveva adottato vari regolamenti [regolamenti (CE)

della Commissione 16 novembre 1994, n. 2791, 7 marzo 1995, n. 510, e 23 maggio 1995, n.

1163, relativi all'assegnazione in via eccezionale di una quantità addizionale del contingente

tariffario di importazione di banane, rispettivamente, per il 1994, per il primo trimestre del 1995 e

per il secondo trimestre del 1995, in seguito alla tempesta tropicale Debbie (rispettivamente, GU

L 296, pag. 33, GU L 51, pag. 8, e GU L 117, pag. 12); regolamenti (CE) della Commissione 6

ottobre 1995, n. 2358, 25 gennaio 1996, n. 127, e 3 maggio 1996, n. 822, relativi

all'assegnazione in via eccezionale di una quantità addizionale del contingente tariffario di

importazione di banane, rispettivamente, per il quarto trimestre del 1995, per il primo trimestre

del 1996 e per il secondo trimestre del 1996, in seguito alle tempeste tropicali Iris, Luis e Marilyn

(rispettivamente, GU L 241, pag. 5, GU L 20, pag. 17, e GU L 111, pag. 7)]. Tali regolamenti

avevano stabilito un aumento del contingente doganale nonché specifiche modalità per la

ripartizione del quantitativo addizionale tra gli operatori che riunivano o rappresentavano

direttamente i produttori di banane danneggiati da tali tempeste. Tali modalità di ripartizione

derogavano al criterio enunciato all'art. 19, n. 4, del regolamento n. 404/93.

16 I detti regolamenti sono stati emanati dalla Commissione in forza degli artt. 16, n. 3, 20 e 30

del regolamento n. 404/93.

17 La loro adozione è stata giustificata evidenziando che le dette tempeste tropicali avevano

causato ingentissimi danni ai bananeti delle regioni comunitarie della Martinica e della

Guadalupa nonché nei paesi ACP di San Vincenzo, di Santa Lucia e della Dominica, che le

conseguenze di tali circostanze eccezionali sulla produzione delle regioni vittime della calamità si

sarebbero fatte sentire per vari mesi e avrebbero avuto notevoli ripercussioni sulle importazioni e

sull'approvvigionamento del mercato comunitario e che tutto ciò rischiava di provocare un

notevole rialzo dei prezzi di mercato in talune regioni della Comunità.

18 Quanto al sistema d'aumento del contingente doganale previsto dall'art. 16, n. 3, del

regolamento n. 404/93, nel quarto 'considerando' dei detti regolamenti la Commissione ha

precisato quanto segue:

«[...] tale adattamento del contingente doganale è inteso a permettere, da un lato, un

approvvigionamento sufficiente del mercato comunitario [...] e, dall'altro, di risarcire gli operatori

che raggruppano o rappresentano direttamente i produttori di banane sinistrati e i quali rischiano

oltretutto, in assenza di misure adeguate, di perdere per lungo tempo i loro sbocchi tradizionali

sul mercato comunitario».

19 Al quinto 'considerando' la Commissione ha affermato quanto segue:

«[...] che i provvedimenti da adottare devono essere specifici e transitori, ai sensi dell'art. 30 del

regolamento (CEE) n. 404/93; che, in effetti, prima dell'entrata in vigore della nuova

organizzazione comune di mercato il 1_ luglio 1993, le organizzazioni nazionali di mercato

preesistenti prevedevano, per far fronte a casi di necessità o a circostanze eccezionali quali

quelle connesse [alle citate tempeste], un dispositivo che garantiva l'approvvigionamento del

mercato presso altri fornitori, salvaguardando però nel contempo gli interessi degli operatori

vittime di tali eventi eccezionali».

Fatti e procedimento

20 La ricorrente, la Camar srl, è stata costituita nel 1983 dal gruppo di investimento italiano De

Nadai allo scopo di importare in Italia banane di origine somala. Fino al 1994 essa è stata l'unico

importatore e, fino al 1997, il principale importatore di tale tipo di banane.

21 Tra il 1984 e il 1990 la bananicoltura ha raggiunto il pieno sviluppo in Somalia con una

produzione annua compresa tra le 90 000 e le 100 000 tonnellate. Una quota di tale produzione

è stata importata in Europa (51 921 tonnellate nel 1988, 59 388 tonnellate nel 1989 e 57 785

tonnellate nel 1990), e in particolare in Italia, dalla Camar (45 130 tonnellate nel 1990).

22 Il 31 dicembre 1990 è scoppiata in Somalia una guerra civile che ha provocato l'interruzione

del normale flusso di importazioni della Camar.

23 Dall'inizio di tale guerra sino all'entrata in vigore dell'organizzazione comune dei mercati, nel

luglio del 1993, la Camar ha approvvigionato il mercato italiano rifornendosi in taluni paesi ACP,

il Camerun e le isole Sopravento, nonché in taluni paesi terzi, dai quali aveva già iniziato ad

importare nel 1988.

24 Dall'instaurazione dell'organizzazione comune dei mercati, nel luglio 1993, alla fine del 1997

la Camar ha ricevuto titoli di categoria A (4 008,521 tonnellate nel 1993, 8 048,691 tonnellate nel

1994, 3 423,761 tonnellate nel 1995 e 5 312,671 tonnellate nel 1996) e di categoria B (5 622,938

tonnellate nel 1993, 10 739,088 tonnellate nel 1994, 6 075,934 tonnellate nel 1995 e 2 948,596

tonnellate nel 1996). Nel 1997 la Camar ha ricevuto titoli di importazione per 7 545,723 tonnellate

nell'ambito della categoria A e per 2 140,718 tonnellate nell'ambito della categoria B.

25 In tale periodo i quantitativi di banane importati dalla Somalia da parte della ricorrente erano

di circa 482 tonnellate nel 1993, 1 321 tonnellate nel 1994, 14 140 tonnellate nel 1995 e 15 780

tonnellate nel 1996. Nel 1997 era prevista una produzione di banane somale di circa 60 000

tonnellate, ma, a seguito di problemi climatici e in mancanza di un porto attrezzato diverso da

quello di Mogadiscio, le esportazioni provenienti dalla Somalia si sono limitate a 21 599

tonnellate, di cui 12 000 smerciate dalla Camar.

26 Nella sessione del Consiglio «agricoltura» 14 giugno 1993, il governo della Repubblica

italiana ha chiesto alla Commissione di adottare provvedimenti che permettessero la

salvaguardia della quota di importazione attribuita alla Somalia per il mercato comunitario

attribuendola temporaneamente ad altre fonti di importazione. La Commissione non ha dato

corso a tale domanda.

27 Sin dall'entrata in vigore dell'organizzazione comune dei mercati la Camar ha chiesto

ripetutamente alla Commissione di aumentare il contingente delle banane di paesi terzi di un

quantitativo pari alla differenza tra il quantitativo tradizionale di banane somale previsto dal

regolamento n. 404/93 (60 000 tonnellate) e i quantitativi effettivamente importati o che potevano

essere importati nella Comunità dalla Camar e di attribuirle i titoli corrispondenti alla differenza tra

tali quantitativi. In tale occasione la ricorrente ha invocato come precedenti le misure adottate

dalla Commissione a seguito dei cicloni Debbie, Iris, Luis e Marylin.

28 Il 24 gennaio 1996 la ricorrente ha notificato alla Commissione un invito ad agire, ai sensi

dell'art. 175, secondo comma, del Trattato CE (divenuto art. 232 CE) relativamente alle domande

presentate per la campagna 1996.

29 Non avendo ricevuto alcuna risposta entro il termine previsto, con atto introduttivo depositato

nella cancelleria del Tribunale il 28 maggio 1996 la Camar ha proposto un ricorso per carenza e

risarcimento danni registrato con il numero T­79/96.

30 Con separato atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 27 gennaio 1997, la ricorrente

ha inoltre presentato, a termini dell'art. 186 del Trattato CE (divenuto art. 243 CE), una domanda

di provvedimenti provvisori diretta ad ottenere «in via principale, [che sia ordinato] alla

Commissione di attribuire alla Camar, nel corso del 1997, licenze suppletive, per l'importazione di

banane da paesi terzi o ACP non tradizionali, al dazio previsto dal contingente tariffario, per un

quantitativo pari alla differenza tra il quantitativo di banane somale che la Camar riuscirà ad

importare nel 1997 ed il quantitativo importato nel triennio 1988, 1989 e 1990» e «in via

subordinata, [che siano disposte] altre eventuali misure che, nella Sua saggezza, il Tribunale

ritenga adeguate ad evitare che la Camar subisca, nell'attesa del giudizio definitivo sul suo

ricorso in carenza, danni irreparabili».

31 Tale domanda, registrata con il numero T­79/96 R, è stata respinta con ordinanza del

presidente del Tribunale 21 marzo 1997 nella causa T­79/96 R, Camar/Commissione (Racc. pag.

II­403). Nella detta ordinanza è stato sottolineato che, date le previsioni di produzione somala per

il 1997 (circa 60 000 tonnellate), nel corso di tale anno la ricorrente avrebbe potuto, prima facie,

importare banane somale nell'ambito del contingente doganale previsto e che non risultava vi

fossero difficoltà tali da minacciare la sopravvivenza della ricorrente.

32 La Repubblica francese, con atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 16 ottobre 1996,

ha chiesto di intervenire nella causa T­79/96 a sostegno delle conclusioni della convenuta.

33 Con atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 14 novembre 1996, la Repubblica italiana

ha chiesto di intervenire nella detta causa a sostegno delle conclusioni della ricorrente.

34 Con ordinanza del Tribunale 21 gennaio 1997, la Repubblica francese e la Repubblica italiana

sono state autorizzate ad intervenire.

35 La fase scritta del procedimento nella causa T­79/96 si è chiusa il 26 maggio 1997.

36 Il 27 gennaio 1997 la Camar, ai sensi dell'art. 175 del Trattato, ha chiesto alla Commissione di

determinare, in forza dell'art. 30 del regolamento n. 404/93, le licenze d'importazione di banane

di paesi terzi e ACP non tradizionali che le spettavano come operatore di categoria B per il 1997

e per gli anni successivi, fino al ripristino dei suoi normali quantitativi di riferimento, in base ai

quantitativi di banane da essa smerciati negli anni 1988, 1989 e 1990.

37 Non avendo ottenuto nessuna risposta nel termine previsto, la Camar, con atto introduttivo

depositato nella cancelleria del Tribunale il 5 giugno 1997, ha proposto un ricorso per carenza e

risarcimento danni registrato con il numero T­172/97.

38 Con separato atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 10 luglio 1997 la ricorrente ha

inoltre presentato una domanda di provvedimenti provvisori ai sensi dell'art. 186 del Trattato.

39 Con decisione 17 luglio 1997 la Commissione ha respinto la domanda presentata dalla Camar

ai sensi dell'art. 175 del Trattato. A seguito di tale decisione la Camar ha rinunciato alla domanda

di provvedimenti provvisori nella causa T­172/97 R e alla domanda di danni nella causa T­

172/97, le quali sono state cancellate dal ruolo, rispettivamente, con ordinanza del presidente del

Tribunale 8 ottobre 1997, causa T­172/97 R, Camar/Commissione (non pubblicata nella

Raccolta), e con ordinanza del Tribunale 28 gennaio 1998, causa T­172/97, Camar/Commissione

(Racc. pag. II­77). In quest'ultima ordinanza il Tribunale, visto l'attivarsi della Commissione, ha

inoltre deciso che non occorreva statuire sul ricorso per carenza nella causa T­172/97.

40 Il 25 settembre 1997 la Camar ha depositato nella cancelleria del Tribunale un ricorso diretto

ad ottenere l'annullamento della decisione della Commissione 17 luglio 1997 e una domanda di

risarcimento danni contro la Commissione e il Consiglio. Tale ricorso è stato registrato con il

numero T­260/97.

41 Con separato atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 22 ottobre 1997 la Camar ha

presentato una domanda di sospensione dell'esecuzione della decisione 17 luglio 1997 e una

domanda di provvedimenti provvisori, ai sensi degli artt. 185 del Trattato CE (divenuto art. 242

CE) e 186 del Trattato, dirette ad ottenere l'attribuzione di un adeguato quantitativo di licenze di

categoria B per il 1998 o un aiuto finanziario.

42 Tale domanda, registrata col numero T­260/97 R, è stata respinta con ordinanza del

presidente del Tribunale 10 dicembre 1997, causa T­260/97 R, Camar/Commissione e Consiglio

(Racc. pag. II­2357), che ha constatato l'inesistenza di un rischio imminente di danni gravi e

irreversibili.

43 Tale ordinanza è stata impugnata con ricorso respinto con ordinanza del presidente della

Corte 15 aprile 1998, causa C­43/98 P(R), Camar/Commissione e Consiglio (Racc. pag. I­1815).

44 Con atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 1_ dicembre 1997 la Repubblica francese

ha chiesto di intervenire nella causa T­260/97 a sostegno delle conclusioni dei convenuti. Con

ordinanza del Tribunale 19 febbraio 1998 la Repubblica francese è stata autorizzata ad

intervenire.

45 La fase scritta del procedimento nella causa T­260/97 è stata chiusa il 15 giugno 1998.

46 Con lettera 5 marzo 1998 le società Camar e Tico hanno chiesto alla Commissione di

adeguare, ai sensi dell'art. 16, n. 3, del regolamento n. 404/93, il contingente doganale per i primi

due trimestri del 1998 prendendo in considerazione le importazioni dalla Somalia del 1996, a

seguito della ridotta disponibilità di banane somale provocata dal fenomeno meteorologico noto

come «El Niño» che, dall'ottobre 1997 al gennaio 1998, ha danneggiato i bananeti della Somalia.

47 Con lettera 23­24 aprile 1998 (in prosieguo: la «lettera 23 aprile 1998») la Commissione ha

comunicato alle due società di non avere l'intenzione di accogliere la domanda di adeguamento

del contingente doganale. Infatti non era stata riscontrata nessuna insufficienza di rifornimenti nel

mercato comunitario né durante il secondo semestre del 1997 né durante il primo semestre del

1998. Inoltre non era possibile distinguere, come sarebbe stato necessario per accogliere la loro

domanda, i danni determinati dai problemi climatici dalle altre difficoltà riguardanti l'esportazione

di banane somale, dovute in particolare alla precarietà delle infrastrutture di imbarco e di

trasporto.

48 Con atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 14 luglio 1998, le società Camar e Tico

hanno proposto un ricorso di annullamento e risarcimento danni avverso la decisione della

Commissione 23 aprile 1998. Tale ricorso è stato registrato con il numero T­117/98.

49 La fase scritta del procedimento nella causa T­117/98 si è conclusa il 18 dicembre 1998.

50 Con lettera 11 gennaio 1999 la Camar, ricorrente nelle cause T­79/96, T­260/97 e T­117/98, e

la Tico, ricorrente nella causa T­117/98, hanno chiesto la riunione delle cause. Con ordinanza 25

marzo 1999, rilevando la loro connessione, il Tribunale ha deciso di riunire le tre cause.

51 Con atto depositato nella cancelleria del Tribunale il 6 febbraio 1999, la Repubblica italiana ha

chiesto di intervenire a sostegno delle conclusioni della ricorrente. La domanda è stata respinta

con ordinanza del Tribunale 7 maggio 1999 in quanto era stata depositata oltre i termini.

52 Su relazione del giudice relatore, il Tribunale (Quarta Sezione) ha deciso di passare alla fase

orale e ha invitato la Commissione e la società Camar, nell'ambito delle misure di organizzazione

del procedimento, a rispondere per iscritto a taluni quesiti.

53 Le difese delle parti e le risposte ai quesiti orali del Tribunale sono state sentite all'udienza del

7 luglio 1999.

Conclusioni delle parti

54 Nella causa T­79/96, la ricorrente, sostenuta dalla Repubblica italiana, chiede che il Tribunale

voglia:

­ dichiarare che la Commissione, avendo omesso di adottare i provvedimenti necessari per

consentire alla ricorrente di superare le difficoltà di approvvigionamento dovute alla crisi somala,

ha violato l'art. 30 del regolamento n. 404/93 e l'art. 40, n. 3, del Trattato CE (divenuto, in seguito

a modifica, art. 34, n. 2, CE);

­ dichiarare che la Commissione è tenuta ad adottare, per il futuro, provvedimenti adeguati;

­ condannare la Commissione a risarcire i danni causati alla ricorrente da tale omissione;

­ condannare la Commissione alle spese.

55 La Commissione, sostenuta dalla Repubblica francese, chiede che il Tribunale voglia:

­ dichiarare il ricorso irricevibile o, in subordine, respingerlo;

­ condannare la ricorrente alle spese.

56 Nella causa T­260/97, la ricorrente chiede che il Tribunale voglia:

­ annullare la decisione della Commissione 17 luglio 1997 che ha respinto la sua domanda di

provvedimenti transitori nell'ambito del regime del contingente doganale per l'importazione di

banane;

­ condannare la Commissione a risarcirle i danni passati e futuri dovuti al rifiuto della

Commissione di prendere in considerazione, per il calcolo delle licenze di categoria B, il suo

quantitativo normale di riferimento, che è quello del triennio immediatamente precedente lo

scoppio della guerra civile in Somalia;

­ in subordine, condannare il Consiglio a risarcirla per non aver adottato disposizioni specifiche

nell'ambito del regolamento n. 404/93 che permettessero di affrontare situazioni come quelle in

cui essa si trovava;

­ condannare la Commissione e/o il Consiglio alle spese.

57 Il Consiglio, sostenuto dalla Repubblica francese, chiede che il Tribunale voglia:

­ respingere il ricorso;

­ in subordine, dichiarare irricevibile o, sussidiariamente, respingere la domanda di risarcimento

danni per responsabilità extracontrattuale che si sostiene derivi dall'adozione del regolamento n.

404/93;

­ condannare la ricorrente alle spese.

58 La Commissione, sostenuta dalla Repubblica francese, chiede che il Tribunale voglia:

­ respingere il ricorso di annullamento;

­ dichiarare irricevibile o, in subordine, respingere la domanda di risarcimento danni;

­ condannare la ricorrente alle spese.

59 Nella causa T­117/98, le ricorrenti chiedono che il Tribunale voglia:

­ annullare la decisione della Commissione che ha respinto la domanda di adeguamento del

contingente doganale per l'importazione di banane a norma dell'art. 16, n. 3, del regolamento n.

404/93;

­ condannare la Commissione a risarcirle;

­ condannare la Commissione alle spese.

60 La Commissione chiede che il Tribunale voglia:

­ dichiarare il ricorso irricevibile o respingerlo;

­ condannare le ricorrenti alle spese.

Sulla domanda volta a far dichiarare la violazione dell'obbligo di agire e sulla domanda di

annullamento

Sulla ricevibilità del ricorso nella causa T­79/96

61 La Commissione eccepisce l'irricevibilità del ricorso nella causa T­79/96 e fa valere due

motivi, uno relativo alla mancata corrispondenza tra i provvedimenti chiesti nella lettera di diffida

e quelli chiesti nel ricorso, l'altro relativo al fatto che il ricorso concerne l'omissione di un atto di

cui la ricorrente non è destinataria e che, in ogni caso, non la riguarda né direttamente né

individualmente.

Sul primo motivo di irricevibilità, relativo alla mancata corrispondenza tra i provvedimenti chiesti

nella lettera di diffida e quelli chiesti nel ricorso

­ Argomenti delle parti

62 La Commissione sostiene che dal raffronto tra la descrizione dettagliata dei provvedimenti

chiesti nella lettera di diffida e le conclusioni del ricorso, che si richiamano genericamente ai

«provvedimenti adeguati», emerge che il ricorso ha un oggetto diverso e più ampio rispetto a

quello della richiesta di agire; di conseguenza, la Commissione non è in grado di sapere se si

debba difendere per aver omesso di adottare gli atti specificamente individuati nella richiesta di

agire o atti ulteriori.

63 Ora, dalla giurisprudenza della Corte relativa all'art. 35 del Trattato CECA (sentenze della

Corte 16 dicembre 1960, cause riunite 41 e 50/59, Hamborner e Thyssen/Alta Autorità, Racc.

pag. 989; 8 luglio 1970, causa 75/69, Hake/Commissione, Racc. pag. 535) discenderebbe che il

ricorso per carenza può vertere solo sull'atto precedentemente richiesto in quanto il

procedimento precontenzioso ha l'effetto di definire i limiti del ricorso.

­ Giudizio del Tribunale

64 La tesi della convenuta secondo cui la lettera di diffida e il ricorso hanno un oggetto diverso

non può essere condivisa.

65 Infatti nella lettera di diffida la ricorrente ha chiesto l'adozione di provvedimenti analoghi a

quelli con cui, per far fronte alle conseguenze delle tempeste tropicali Debbie, Iris, Luis e Marilyn,

la Commissione aveva aumentato il contingente doganale e aveva attribuito il quantitativo

addizionale che ne risultava agli operatori che riunivano o rappresentavano direttamente i

produttori di banane danneggiati, consentendo loro di sostituire i quantitativi indisponibili di

banane con banane di paesi terzi o ACP non tradizionali.

66 Nel ricorso la ricorrente ha fatto valere che la Commissione non aveva adottato a suo favore

provvedimenti analoghi a quelli adottati dopo le tempeste tropicali Debbie, Iris, Luis e Marilyn e

non aveva aumentato il contingente doganale né le aveva attribuito, in quanto operatore

rappresentante i produttori di banane somale, un quantitativo addizionale corrispondente a tale

aumento. Nelle conclusioni ha chiesto al Tribunale di dichiarare che la Commissione, avendo

omesso di adottare i «provvedimenti necessari per consentire alla ricorrente di superare le sue

difficoltà», ha violato il Trattato.

67 Occorre inoltre tener conto del fatto che, nell'ambito di un ricorso per carenza, il giudice

comunitario non può sostituirsi alla Commissione e adottare con sentenza le disposizioni che

questa avrebbe dovuto adottare per adempiere al suo obbligo di agire ai sensi del diritto

comunitario. Come ricordato dall'avvocato generale Elmer nelle conclusioni nella causa C­68/95,

T. Port, decisa con sentenza della Corte 26 novembre 1996 (Racc. pag. I­6065, in particolare

pag. I­6068): «[l]a Corte non può [...], in sede di ricorso per carenza, imporre alla Commissione di

emanare le disposizioni di cui all'art. 30 del regolamento [n. 404/93], ma può eventualmente solo

dichiarare che la Commissione ha trasgredito il Trattato non avendo adottato siffatte

disposizioni» (paragrafo 52 delle conclusioni). Conseguentemente, la ricorrente, nel presentare le

sue conclusioni al Tribunale, non poteva usare gli stessi termini della lettera di diffida inviata alla

Commissione; essa poteva solo chiedere al Tribunale di accertare la violazione degli obblighi

incombenti alla Commissione.

68 Il primo motivo di irricevibilità va dunque respinto.

Sul secondo motivo di irricevibilità, relativo al fatto che il ricorso concerne l'omissione di un atto di

cui la ricorrente non era destinataria e che non la riguarda né direttamente né individualmente

­ Argomenti delle parti

69 La Commissione deduce che il ricorso è irricevibile in quanto concerne l'omissione di un atto

di cui la ricorrente non è destinataria.

70 Essa rileva che l'art. 175, terzo comma, del Trattato stabilisce che una persona fisica o

giuridica può proporre dinanzi alla Corte un ricorso per carenza solo allo scopo di far dichiarare

che una delle istituzioni della Comunità ha omesso di emanare nei suoi confronti un atto che non

sia una raccomandazione o un parere.

71 Orbene, la diffida e il ricorso della Camar sarebbero diretti ad ottenere l'adozione di misure

analoghe a quelle adottate dalla Commissione in seguito alle tempeste tropicali, misure che, sia

formalmente sia sostanzialmente, sarebbero veri e propri regolamenti.

72 Ne consegue che il ricorso verterebbe sull'adozione di un regolamento, atto che, per

definizione, non può essere emanato nei confronti della ricorrente (v. sentenze della Corte 26

ottobre 1971, causa 15/71, Mackprang/Commissione, Racc. pag. 797, e 28 marzo 1979, causa

90/78, Granaria/Consiglio e Commissione, Racc. pag. 1081).

73 In ogni caso, anche se, interpretando estensivamente l'art. 175, terzo comma, del Trattato, si

ammettesse che una persona fisica o giuridica possa contestare ad un'istituzione di aver omesso

di adottare un atto di cui essa non sarebbe destinataria ma che, se fosse adottato, la

riguarderebbe direttamente e individualmente, l'atto su cui verte il ricorso non potrebbe

riguardare la ricorrente né direttamente né individualmente.

74 Quanto alla condizione espressa dal termine «direttamente», la Commissione sostiene che

essa non è soddisfatta in quanto, nell'ambito dell'organizzazione comune dei mercati nel settore

della banana, la determinazione degli operatori danneggiati e l'assegnazione dei quantitativi

individuali sono di competenza delle autorità degli Stati membri.

75 Quanto alla condizione espressa dal termine «individualmente», la Commissione sostiene che

la giurisprudenza comunitaria ha precisato che «la natura di regolamento di un atto non viene

meno ove sia possibile determinare con maggiore o minore precisione il numero o persino

l'identità dei soggetti di diritto ai quali esso si applica in un determinato momento, purché sia

assodato che tale applicazione ha luogo con riguardo ad una situazione oggettiva, di diritto o di

fatto, definita dall'atto stesso in relazione con il suo scopo» (sentenza della Corte 5 maggio 1977,

causa 101/76, Koninklijke Scholten Honig/Consiglio e Commissione, Racc. pag. 797, e sentenza

del Tribunale 7 novembre 1996, causa T­298/94, Roquette Frères/Consiglio, Racc. pag. II­1531,

punto 42).

76 Ora, le misure adottate in seguito alle tempeste tropicali, invocate dalla ricorrente, avrebbero

natura di regolamento, dato che predisporrebbero una disciplina speciale per una categoria di

operatori definita su base oggettiva.

77 Pertanto l'atto invocato dalla ricorrente la riguarderebbe solo nella sua qualità oggettiva di

importatore di banane somale, nello stesso modo di ogni altro operatore che si trovasse nella

medesima situazione, e il fatto di essere l'unico importatore di banane somale in Italia

(circostanza contestata nel 1994 e nel 1995) non cambierebbe la natura normativa di tale atto.

­ Giudizio del Tribunale

78 Ai sensi dell'art. 175, terzo comma, del Trattato, ogni persona fisica o giuridica può adire il

giudice comunitario per contestare a una delle istituzioni della Comunità di avere omesso di

emanare nei suoi confronti un atto che non sia una raccomandazione o un parere.

79 Nella citata sentenza T. Port, la Corte ha precisato che, come l'art. 173, quarto comma, del

Trattato (divenuto art. 230 CE) consente ai singoli di proporre ricorso d'annullamento contro un

atto delle istituzioni di cui non sono destinatari se questo atto li riguarda direttamente e

individualmente, così l'art. 175, terzo comma, del Trattato dev'essere interpretato nel senso che

conferisce loro anche la facoltà di proporre ricorso per carenza contro un'istituzione che abbia

omesso di adottare un atto che li riguarderebbe allo stesso modo (v. citata sentenza T. Port,

punto 59, nonché sentenze del Tribunale 15 settembre 1998, causa T­95/96, Gestevisión

Telecinco/Commissione, Racc. pag. II­3407, punto 58, e 3 giugno 1999, causa T­17/96,

TF1/Commissione, Racc. pag. II­1757, punto 27).

80 Nel caso di specie occorre osservare che, contrariamente a quanto afferma la Commissione,

anche se tale istituzione, in risposta alla lettera con cui la Camar chiedeva l'emanazione di

misure «analoghe» a quelle adottate in seguito alle tempeste tropicali, avesse emanato un

regolamento, tale atto avrebbe riguardato direttamente e individualmente la ricorrente.

81 Per quanto attiene alla condizione che l'atto riguardi direttamente la ricorrente, non vi è dubbio

alcuno che si sarebbe verificata per gli atti richiesti poiché, se la Commissione avesse adottato i

provvedimenti reclamati, le autorità nazionali avrebbero avuto un compito di mera esecuzione ai

fini della loro applicazione (sentenza della Corte 29 marzo 1979, causa 113/77, NTN Toyo

Bearing e a./Consiglio, Racc. pag. 1185, punto 11, e sentenza del Tribunale 18 settembre 1996,

causa T­155/94, Climax Paper/Consiglio, Racc. pag. II­873, punto 53).

82 Quanto alla condizione che l'atto riguardi individualmente la ricorrente, la Corte e il Tribunale

hanno precisato che, in determinate circostanze, anche un atto normativo che si applichi a tutti

gli operatori economici interessati può riguardare individualmente taluni di loro (sentenze della

Corte 16 maggio 1991, causa C­358/89, Extramet Industrie/Consiglio, Racc. pag. I­2501, punti

13 e 14, e 18 maggio 1994, causa C­309/89, Codorniu/Consiglio, Racc. pag. I­1853, punto 19;

sentenza del Tribunale 13 dicembre 1995, cause riunite T­481/93 e T­484/93, Exporteurs in

Levende Varkens e a./Commissione, Racc. pag. II­2941, punto 50). In tale ipotesi, un atto

comunitario può quindi presentare, nel contempo, carattere normativo e, nei confronti di

determinati operatori economici interessati, carattere decisionale.

83 Tuttavia, una persona fisica o giuridica può sostenere che l'atto controverso la riguarda

individualmente soltanto qualora esso la tocchi a causa di determinate qualità personali ovvero di

particolari circostanze di fatto che la distinguono da ogni altra persona (sentenze della Corte 15

luglio 1963, causa 25/62, Plaumann/Commissione, Racc. pag. 195, e Codorniu/Consiglio, citata,

punto 20; sentenze del Tribunale Exporteurs in Levende Varkens e a./Commissione, citata,

punto 51, e 27 aprile 1995, causa T­12/93, CCE Vittel e a./Commissione, Racc. pag. II­1247,

punto 36).

84 A tale riguardo si deve rilevare che la ricorrente aveva chiesto alla Commissione di adottare

provvedimenti fondati sull'art. 30 del regolamento n. 404/93 per far fronte alle conseguenze della

guerra civile in Somalia sulla produzione e sull'esportazione di banane. Come la Corte ha

precisato nella citata sentenza T. Port, quando la Commissione adotta un provvedimento ai sensi

di tale articolo, è tenuta a prendere in considerazione la situazione degli operatori economici

interessati (sentenza T. Port, citata, punto 37). Dato che prima del 1991 la ricorrente era l'unico

importatore di banane somale nella Comunità e, pertanto, la sola ad aver subito danni dovuti alla

guerra civile, la sua situazione avrebbe dovuto essere presa in considerazione dalla

Commissione se quest'ultima avesse agito in forza dell'art. 30. La ricorrente si trovava quindi in

una situazione di fatto che la distingueva sufficientemente da qualunque altro operatore del

settore bananiero e, di conseguenza, avrebbe dovuto essere considerata come individualmente

interessata nel caso in cui la Commissione avesse adottato i provvedimenti richiesti (v. sentenza

della Corte 26 giugno 1990, causa C­152/88, Sofrimport/Commissione, Racc. pag. I­2477, punto

11).

85 Da tutto ciò che precede risulta che il ricorso per carenza è ricevibile.

Sulla ricevibilità del ricorso nella causa T­117/98

Argomenti delle parti

86 La Commissione contesta la ricevibilità del ricorso di annullamento in quanto la lettera

impugnata non è una decisione ai sensi dell'art. 173 del Trattato, bensì una lettera di mera

cortesia.

87 Al riguardo la convenuta fa valere che un operatore privato non è legittimato a chiederle

l'applicazione dell'art. 16, n. 3. Pertanto, se, come nel caso di specie, la Commissione risponde a

una domanda di un operatore fondata su tale disposizione e diretta ad ottenere l'adeguamento

del bilancio di previsione e del contingente doganale, essa lo fa a titolo di mera cortesia.

88 Inoltre, se la Commissione non avesse risposto, gli operatori non avrebbero potuto proporre

un ricorso per carenza. Conseguentemente, in caso di risposta, essi non possono proporre un

ricorso di annullamento.

89 In ogni caso, un eventuale provvedimento di applicazione dell'art. 16, n. 3, non riguarderebbe

direttamente e individualmente la Camar e la Tico giacché sarebbe stato applicato a vantaggio di

tutti gli operatori vittime delle inondazioni in Somalia. Tali società non possono quindi contestare

il rifiuto di adottare un provvedimento del genere.

90 D'altra parte, la lettera delle ricorrenti 5 marzo 1998 non si inserirebbe in un contesto analogo

a quello che in passato aveva dato luogo all'adozione dei provvedimenti richiesti. Infatti le

autorità italiane non avrebbero presentato in via ufficiale e per iscritto la documentazione intesa a

confermare le affermazioni delle ricorrenti e comprovante, in particolare, i danni subiti dagli

operatori. Invece, dopo il passaggio delle tempeste Debbie, Luis, Iris e Marilyn, le autorità

nazionali interessate si erano affrettate a informarne la Commissione.

Giudizio del Tribunale

91 Occorre rilevare che, secondo una costante giurisprudenza, «costituiscono atti o decisioni che

possono essere oggetto di un'azione di annullamento ai sensi dell'art. 173 del Trattato i

provvedimenti che producono effetti giuridici obbligatori idonei ad incidere sugli interessi di chi li

impugna, modificando in misura rilevante la situazione giuridica di questo» (sentenze della Corte

11 novembre 1981, causa 60/81, IBM/Commissione, Racc. pag. 2639, punto 9, e 22 aprile 1997,

causa C­395/95 P, Geotronics/Commissione, Racc. pag. I­2271, punto 10; sentenza del

Tribunale 16 luglio 1998, causa T­81/97, Regione Toscana/Commissione, Racc. pag. II­2889,

punto 21).

92 Inoltre una decisione della Commissione, quando è negativa, va considerata con riferimento

alla natura della domanda di cui costituisce la risposta (sentenze della Corte 8 marzo 1972,

causa 42/71, Nordgetreide/Commissione, Racc. pag. 105, punto 5, e del Tribunale 22 ottobre

1996, causa T­330/94, Salt Union/Commissione, Racc. pag. II­1475, punto 32). In particolare, un

provvedimento di diniego può costituire oggetto di un ricorso d'annullamento ai sensi dell'art. 173

del Trattato quando l'atto che l'istituzione rifiuta di emanare avrebbe potuto essere impugnato in

forza di tale disposizione (sentenze della Corte 26 aprile 1988, cause riunite 97/86, 193/86, 99/86

e 215/86, Asteris/Commissione, Racc. pag. 2181, punto 17, e sentenza Salt Union/Commissione,

citata, punto 32).

93 Pertanto quando, come nel caso di specie, una decisione negativa della Commissione

riguarda l'emanazione di un regolamento, i soggetti di diritto che vogliano proporre un ricorso di

annullamento contro tale decisione devono dimostrare che, pur non essendo destinatari del

regolamento di cui trattasi, quest'ultimo li avrebbe riguardati direttamente e individualmente.

94 Ora, nel caso di specie, tali condizioni sono soddisfatte. Per quanto riguarda la natura dell'atto

impugnato, si deve osservare che la lettera della Commissione 23 aprile 1998 non è una lettera

di mera cortesia. Infatti con tale lettera la Commissione, dopo aver valutato le informazioni di cui

disponeva e quelle fornite dalle ricorrenti, ha deciso di non aumentare il contingente doganale in

applicazione dell'art. 16, n. 3, del regolamento n. 404/93. Tale atto costituisce una presa di

posizione chiara e definitiva sulle domande presentate alla Commissione tale da incidere sulla

situazione giuridica delle ricorrenti, le quali, in conseguenza della mera emanazione di tale atto,

perdono ogni possibilità effettiva di ottenere titoli di importazione di banane di paesi terzi in

seguito all'adeguamento del contingente doganale.

95 Pertanto, la lettera che respinge le domande dirette ad ottenere l'aumento del contingente

doganale ha di per sé prodotto effetti giuridici vincolanti e può quindi essere impugnata con

ricorso di annullamento.

96 Quanto al punto se il regolamento di cui la Commissione ha negato l'emanazione avrebbe

riguardato direttamente e individualmente le ricorrenti, occorre osservare che tale regolamento,

la cui esecuzione non avrebbe lasciato nessun margine di discrezionalità alle autorità nazionali,

avrebbe toccato le ricorrenti a motivo di una situazione di fatto che le distingueva da ogni altra

persona. Infatti i provvedimenti richiesti alla Commissione comportavano l'attribuzione di un

quantitativo supplementare di titoli di importazione agli operatori vittime delle inondazioni in

Somalia, commisurato al danno subito. Orbene, dagli atti risulta che fino al 1997 la Camar è stata

il principale esportatore di banane di origine somala e che dal quarto trimestre del 1997 la Tico le

è temporaneamente succeduta in tale posizione. La diminuzione dei quantitativi disponibili di

banane somale nel corso del quarto trimestre del 1997 e del primo semestre del 1998 ha quindi

colpito in misura particolare le ricorrenti che, perciò, avrebbero principalmente profittato

dell'aumento del contingente doganale. Conseguentemente si deve constatare che il rifiuto della

Commissione di adeguare il contingente doganale non ha colpito le ricorrenti in modo analogo a

qualunque altro importatore di banane somale, bensì le ha toccate a motivo di una situazione di

fatto che le distingueva da ogni altro operatore economico attivo sullo stesso mercato.

97 Tenuto conto di quanto precede, il ricorso deve essere dichiarato ricevibile.

Sul merito dei ricorsi nelle cause T­79/96 e T­260/97


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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Internazionale, tenute dalla Prof. ssa Alessandra Lanciotti nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza del Tribunale di primo grado del 1998 relativa al caso Camar. Parole chiave: ricorso per carenza, agricoltura in crisi, soggetti legittimati, risarcimento danni, responsabilità extracontrattuale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Perugia - Unipg
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Perugia - Unipg o del prof Lanciotti Alessandra.

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