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stenza dell’attività sociale quando il capitale (reale e cioè la somma dei valori

dei beni - conferiti o acquisiti nell’esercizio dell’attività sociale - che eguaglia il

capitale nominale) sia sceso (per perdite) al disotto del limite legale (2447 e

2484 n. 4 c.c.);

e) invece, nelle società di persone, tra le cause di scioglimento non si annovera

neppure l’azzeramento del capitale (cfr. art. 2272).

f) Nelle società sub d) funge, inoltre, da circuito d’allarme, imponendo obblighi

agli amministratori se la perdita supera il terzo (art. 2446 c.c.); se la perdita

persiste - ma non giunge a ridurre il capitale reale sotto il minimo legale - bi-

sogna “ritarare” il circuito, riducendo il nominale e, quindi, rendendolo più

sensibile alla perdita (nel senso che basterà una perdita comparativamente

minore per farlo scattare). Così facendo, si rende nuovamente possibile la re-

munerazione dell’investimento (la distribuzione degli utili)

Per evitare che il circuito d’allarme scatti prematuramente o addirittura che la

società si sciolga - prima cioè che gli investimenti decisi dagli amministratori abbia-

no potuto fruttare proventi all’attività sociale - si iscrivono voci di attivo puramente

contabile: cfr. art. 2426 n. 5: “I costi di impianto e di ampliamento, i costi di ricerca

e di sviluppo e di pubblicità aventi utilità pluriennale [c.d. immobilizzazioni immate-

riali - cfr. 2424, ATTIVO, B.I.1 e 2] possono essere iscritti nell’attivo con il consenso

del collegio sindacale e devono essere ammortizzati entro un periodo di cinque an-

ni”. L’ammortamento è una riduzione contabile della posta (che, in astratto, può

avvenire o riducendo la grandezza iscritta all’attivo - come oggi si deve per legge -

o appostando al passivo una grandezza crescente - come si faceva opportunamente

in passato). E’ importante notare che l’art. 2426 n. 5 c.c. dice che non possono es-

sere distribuiti dividendi finché l’ammortamento non è completato, salvo che vi sia-

no riserve disponibili tali da coprire l’ammontare dei costi non ammortizzato.

Il meccanismo della appostazione all’attivo di una grandezza numerica che

non corrisponde a situazioni soggettive e dell’ammortamento progressivo consento-

no di verificare se il costo è risultato produttivo. Se lo è stato, la grandezza numeri-

ca meramente contabile è rimpiazzata da una grandezza numerica che esprime il

valore pecuniario di situazione soggettive di vantaggio. Se non lo è stato, bisogna

“ritarare” il circuito d’allarme (ridurre il capitale nominale) o sciogliere la società.

Analoga è la funzione dei ratei e dei risconti: il rateo attivo contabilizza in un

esercizio tutta la ricchezza che perverrà negli esercizi successivi. Anticipa un’attività

reale (una grandezza alla quale corrispondono situazioni soggettive), tramite

un’attività contabile (una grandezza alla quale non corrispondono, in parte, situa-

zioni soggettive). Per esempio: riscossione posticipata di un canone di locazione. 3

Il risconto presenta come attività un costo di competenza di esercizi successivi

(pagamento anticipato di una locazione pluriennale): posticipa la riduzione attuale

di un’attività reale con un’attività contabile.

Il rateo passivo anticipa con una passività contabile presente una passività re-

ale futura (pagamenti dovuti in un esercizio ma esigibili negli esercizi futuri); il ri-

sconto passivo posticipa una attività reale presente sostituendola con una passività

contabile (riscossione anticipata da parte della società di canoni dovutile in futuro).

Questi congegni sono tutti funzionali a sincronizzare costi e proventi con la

verifica della produttività dell’impresa e quindi della riproduzione della ricchezza in-

vestita.

Per evitare che il circuito d’allarme scatti prematuramente e che - addirittura -

l’iniziativa collettiva debba interrompersi, la legge tempera la remunerazione dei so-

ci nonostante l’integrità del capitale: non solo non si possono distribuire utili se il

capitale non è integro; ma una parte degli utili di esercizio deve essere vincolata a

riserva legale: 1/20 degli utili di esercizio finché la riserva non abbia raggiunto 1/5

del capitale (art. 2430 c.c.); e parimenti vincolate, fino a saturazione della riserva

legale, sono le somme versate a titolo di sovrapprezzo (conferimenti non imputati a

capitale, perché esuberanti rispetto alla grandezza numerica del nominale).

3. Come un capitale aggettivabile propriamente come nominale esige che la

grandezza pecuniaria sia fissata nell’atto costitutivo della società, così di un valore

nominale della partecipazione può parlarsi propriamente a condizione che in una

clausola dell’atto costitutivo sia fissato il valore pecuniario della partecipazione; il

che per legge può avvenire nella società per azioni, con riferimento alla partecipa-

zione unitaria che chiamasi, appunto, azione.

Se, come oggi è consentito, l’atto costitutivo non fissa il valore nominale

dell’azione, ciononostante, in un tempo dato, a ciascuna azione potrà assegnarsi

una valore pecuniario pari al quoziente tra capitale nominale e numero delle azioni

nelle quali il rapporto sociale è stato scomposto (cfr. artt. 2346 1. e 2. c.c.).

Non c’è un valore nominale ma è sempre accertabile, di momento in momen-

to, una parità contabile azione/capitale nominale; con il non trascurabile vantaggio

che le deliberazioni di aumento o di riduzione del capitale nominale bastano a ridi-

stribuire il rapporto sociale tra gli azionisti, laddove, in presenza di valore nominale

dell’azione, alla deliberazione di aumento o di riduzione del capitale nominale deve

corrispondere una deliberazione di aumento o di riduzione del valore nominale delle

azioni, con il rischio che ci siano dei “resti” che, per il passato, hanno creato non

pochi problemi alla pratica.

4. Onde consentire al capitale nominale di svolgere la funzione che si è qui

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descritta (interrompere l’iniziativa quando il patrimonio netto sia in disavanzo ri-

spetto alla cifra indicata nell’atto costitutivo come capitale nominale) è necessario

che le risorse conferite siano di certa valutazione o, almeno, di attendibile stima e

di agevole liquidazione (cioè suscettibili di essere rimpiazzate da denaro, trasferen-

dole a terzi). Quest’ultima esigenza si ricava con ragionevole certezza proprio

dall’obbligo dell’ammortamento delle spese capitalizzate, l’ammortamento vincolan-

do a servizio dell’attività sociale ricchezza liquida o di pronta liquidazione - come

quella che risulta, di esercizio in esercizio, dal conto economico.

Certa è la valutazione e massima è la liquidità della risorsa denaro; attendibile

è la stima e ragionevole la liquidità dei crediti pecuniari e di beni conferiti in pro-

prietà, purché non si debba anche stimare la possibilità che il bene promesso non

sia consegnato, che il bene futuro non venga ad esistenza o che il bene altrui non

venga acquistato. Troppo è, per contro, l’arbitrio estimativo e troppo bassa la liqui-

dità delle opere e dei servizi perché la destinazione di questi sia compatibile con

quell’esigenza di ragguaglio permanente tra patrimonio netto e capitale, funzionale

ad interrompere l’iniziativa prima che il rischio si trasferisca sui creditori.

In quest’ordine di idee, acquistano plausibilità funzionale (si intende, cioè, a

cosa mai servono) regole del diritto azionario che procedono ad una selezione rigo-

rosa delle risorse conferibili e che sono le seguenti:

a) sì sempre al denaro - anzi, se l’atto costitutivo non dispone diversamente la

risorsa da destinarsi a servizio dell’iniziativa societaria è denaro (art. 2342.1

c.c);

b) sì ai beni in natura ed ai crediti per il valore loro attribuito da uno stimatore

indipendente (art. 2343 c.c.) e purché siano posti nella immediata e definiti-

vamente legittima appartenenza della società (purché non residuino consegne

da farsi o eventi che legittimino l’appartenenza a servizio della società - come,

per esempio, l’acquisto della proprietà da parte del conferente di una cosa al-

trui, ancorché già consegnata alla società) - art. 2342.3 c.c.;

c) no, incondizionatamente no, alle “prestazioni d’opera e di servizi” (art. 2342.5

c.c.).

La selezione delle risorse conferibili è, insomma, da correlarsi alla funzione del

capitale nominale, come congegno inteso a contrastare il sovraindebitamento

dell’ente e la traslazione conseguente del rischio sui creditori: sicché selezione delle

risorse conferibili c’è, e rigorosa, nella società per azioni (e, per questo tipo di so-

cietà, in forza di un vincolo comunitario che scaturisce dalla citata II direttiva di ar-

monizzazione), nella società in accomandita per azioni e nella società a responsabi-

lità limitata. Nonché nelle società cooperative, ma più per scelta di politica legislati-

va (quella di assoggettare le cooperative, in via residuale, al diritto della società per

azioni o, a certe condizioni, al diritto della società a responsabilità limitata - art.

5

2519 c.c.) che in forza della razionalità del sistema, posto che le cooperative non

conoscono un capitale nominale minimo né, dunque, si sciolgono per riduzione del

patrimonio netto al di sotto del capitale nominale minimo (cfr. art. 2545.XII c.c.)

Laddove invece, come accade nelle società di persone, il capitale nominale

non è neppure previsto ed un suo succedaneo, qual è la somma dei valori attribuiti

alle risorse inizialmente conferite e che la legge denomina “capitale” (artt. 2303.2 e

2306 c.c.), non è chiamato a svolgere questa funzione (tant’è che perfino

l’azzeramento del patrimonio netto, o perdita integrale del capitale, non è annove-

rato tra le cause di scioglimento - art. 2272 c.c.), c’è piena libertà nella scelta delle

risorse conferibili.

5. La selezione delle risorse conferibili nelle società di capitali - funzionalmen-

te da correlarsi alla prevenzione del sovraindebitamento tramite il congegno del ca-

pitale nominale - è stata, peraltro, all’origine di una insistita domanda di destinazio-

ne a servizio dell’iniziativa societaria di risorse non in regola con la selezione legisla-

tiva (cc.dd. conferimenti non imputabili a capitale), promanante dai ceti imprendito-

riali. Il successo di un’iniziativa imprenditoriale, per esempio, può essere fortemen-

te condizionato da una prestazione di servizi o da una tolleranza (si pensi ad una

consulenza tecnica continuativa o al consenso ad usare nella denominazione sociale

il proprio nome civile in quanto notorio ed accreditato) e chi è in grado di fornire ri-

sorse di questo genere può essere riluttante a farlo senza essere associato nelle

sorti dell’iniziativa (senza aver titolo a partecipare alla direzione dell’iniziativa ed a-

gli utili) ed esserlo proprio a fronte e proporzionalmente al valore della prestazione

effettuata; senza entrare a far parte della compagine sociale.

Ad una domanda del genere, l’unica risposta certa, che - a stregua del diritto

scritto - poteva fino a ieri darsi, passava attraverso il congegno della prestazione

accessoria alla partecipazione sociale, azionaria o di società a responsabilità limita-

ta. L’atto costitutivo della società per azioni poteva e può prevedere che il socio, ol-

tre ad attribuire a titolo di conferimento risorse (ovviamente) conferibili, assuma

“l’obbligo … di eseguire prestazioni accessorie non consistenti in denaro, determi-

nandone la durata, le modalità e il compenso…” (artt. 2345): il compenso potendo

certamente consistere in una “partecipazione agli utili netti risultanti dal bilancio”

(cfr. per questa tecnica di remunerazione art. 2432 c.c.) ulteriore rispetto alla ri-

scossione del dividendo deliberato dall’assemblea (art. 2433 c.c.). Una possibilità

equivalente era prevista per la società a responsabilità limitata (art. 2478 c.c.), al-

lora soggetta ad un regime del capitale nominale ricalcato su quello della società

per azioni.

Oggi, dopo la riforma organica del 2003, le risposte - ferma quella ricavabile

dalla previsione statutaria di prestazioni accessorie (ma, stando al testo legislativo)

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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Commerciale, tenute dal Prof. Luigi Salamone nell'anno accademico 2009.
Il documento riporta un appunto del Consiglio Nazionale del Notariato approvato dalla Commissione degli Studi d'impresa nel 2006 riguardo il capitale nominale e i conferimenti.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Cassino - Unicas
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cassino - Unicas o del prof Salamone Luigi.

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