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– La caduta dei prezzi di fine millennio: E’ “bolla razionale”?

4.2 stata una

(Da Osservatorio Monetario 2004/1)

Il mercato azionario. Durante il 2003 i prezzi delle azioni hanno seguito

un trend rialzista in tutte le economie. Una domanda che resta aperta è se, e

questo trend verso l’alto sia riconducibile al miglioramento della

quanto,

situazione economica o se, di nuovo, sia in atto un allontanamento delle

quotazioni dai fondamentali, come avvenuto dal 1995 al 1999 durante la

cosiddetta “bolla del millennio”. Per una risposta al quesito occorre quindi

riesaminare quanto accaduto prima, durante e dopo tale “bolla” per riuscire a

comprendere meglio la natura e la rilevanza del fenomeno e avere qualche

informazione sulla situazione attuale. Quest’argomento era già stato affrontato nel

numero 2002/1 dell’Osservatorio, ma allora ci si trovava ancora dentro la fase

decrescente della “bolla” e quindi le conclusioni erano necessariamente più

incerte di quelle che si possono trarre oggi.

Prima di proseguire, però, conviene chiarire alcuni aspetti sulle bolle. Nel

linguaggio comune per bolla si intende normalmente tutto ciò che porta il prezzo

di mercato a un livello molto superiore al fondamentale, cui poi segue un periodo

di diminuzione dei corsi. In economia, però, si fa spesso riferimento a una più

complicata classifica di bolle, in relazione ai diversi comportamenti degli

investitori che le determinano. Di queste, quelle che maggiormente interessano

per il nostro caso sono:

- bolle crescenti. Si formano quando una serie di rialzi genera negli investitori

l’aspettativa di ulteriori rialzi. Il processo progressivamente si cumula portando

il prezzo delle azioni a un valore molto superiore al fondamentale, finché, ai

primi sintomi di flessione, segue un’ondata di panico con un crollo di borsa. Il

profilo della bolla razionale crescente è quindi di un aumento dei prezzi sempre

più rapido, cui segue un crollo quasi verticale (scoppio della bolla);

- mode nei rendimenti. Sono originate da un mutamento dei gusti degli

investitori a favore di una certa tipologia di attività la cui domanda, pertanto,

aumenta. Ne deriva una diminuzione dei rendimenti di equilibrio e, quindi, un

aumento dei prezzi. Il fenomeno è tanto più accentuato quanto più gli

investitori tendono ad imitarsi. A differenza della bolla, però, la crescita della

moda è piuttosto lenta, come pure la sua sparizione. Inoltre, la parte superiore

Bozza del 12/02/10 alle ore 18.35

2

della gobba dei prezzi è piuttosto arrotondata perché la moda richiede tempo

per esaurirsi;

- mode nelle opinioni. Si hanno quando le aspettative sullo sviluppo economico

delle imprese sono sistematicamente troppo ottimiste. Si tratta spesso della

valutazione di imprese nuove e/o settori economici nuovi, in cui, mancando

con l’efffetto

una sufficiente esperienza, una corretta valutazione è difficile,

possono nascere ondate di ottimismi e processi di “imitazione” tra

che

investitori che portano a forti aumenti dei prezzi. A mano a mano che i risultati

economici si rivelano inferiori alle attese, segue un periodo, di solito

(ma non uno “scoppio” come nelle bolle razionali), di discesa

abbastanza breve

dei corsi. A differenza della bolla crescente, che scoppia una volta per tutte, nel

caso delle mode nelle opinioni vi sono spesso delle temporanee parziali

controtendenze.

Ovviamente questi fenomeni possono anche sovrapporsi e non esauriscono tutto

l’insieme delle possibili anomalie. Talora, inoltre, una “gobba” nei prezzi può

essere riconducibile a un’analoga gobba nell’andamento del fondamentale. In

allontanato dal “vero” valore dei titoli:

questo caso il prezzo non sì sarebbe

l’avrebbe semplicemente seguito.

Un primo elemento di giudizio sulla possibile dimensione e la tipologia

“bolla del millennio”

della si ricava dal confronto tra il grafico dei tre indici Dow-

Jones, S&P500 e Nasdaq. La FIG.1 riporta i valori giornalieri delle tre serie dal

1

gennaio 1985 al gennaio 2004: i valori sono espressi in forma logaritmica.

Dal confronto fra i tre indici risulta che la “bolla del millennio” ha avuto

una dimensione molto diversa secondo gli indici considerati: il rigonfiamento dei

prezzi è stato molto forte per il NASDAQ (i titoli della new economy), più debole

per lo S&P500 e ancor più debole per il Dow-Jones. Questa differenziazione si

contrappone nettamente a quanto avvenuto nel 1987, quando in un sol giorno (il

“lunedì nero” 16 ottobre 1987), tutti gli indici sono crollati insieme di circa il 30%

e più o meno nella stessa maniera.

1 Una certa variazione può essere elevata o modesta in relazione al valore di partenza. Per es., una

variazione di 10 punti è elevatissima se l’indice parte da 20 punti (il 50%), modesta se parte da

10.000 punti (lo 0,2%). In un grafico logaritmico, la variazioni del grafico corrispondono a

variazioni percentuali delle variabili: esso è così più rappresentativo di un grafico lineare.


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Articolo del 2004 tratto dall'Osservatorio Monetario sulla razionalità della caduta dei prezzi azionari di fine millennio (la cosiddetta esplosione della bolla speculativa delle .com), considerando anche graficamente l'evoluzione degli indici Dow-Jones, S&P500 e NASDAQ su scala logaritmica di dati giornalieri nel periodo tra gennaio 1985 e gennaio 2004.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e management
SSD:
Università: Parma - Unipr
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Analisi e previsioni nei mercati finanziari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parma - Unipr o del prof Verga Giovanni.

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