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UNA TESTIMONIANZA INEDITA INTORNO ALLA CONDANNA DI G. BRUNO

15

nato, elemento non infrequente nei documenti bruniani; l’informazione

circa la durata della sua carcerazione presso il Sant’Uffizio, iniziata, in real-

tà, il 23 febbraio 1593, dunque oramai da ben più dei tre anni denunciati

dal menante; la notizia di un estrema manifestazione di tracotanza da parte

dell’accusato in faccia al cardinal Giulio Antonio Santori. Non altrimenti

attestata, questa informazione probabilmente riassume, distorcendola, la

voce pubblica del definitivo rifiuto del Nolano di ritrattare le sue asserzio-

ni, espresso in occasione della visita prenatalizia alle carceri (21 dicembre

1599) di fronte ai suoi inquisitori, acutamente identificati tout-court dal

16

pubblico con il cardinale Santa Severina.

Malgrado ciò, crediamo che il documento meriti una menzione per più

ragioni. fortiori dopo il ritrovamento

In primo luogo perché esso convalida, a 17

del Sommario del processo di Giordano Bruno, la testimonianza oculare

resa da Gaspare Scioppio nella celebre lettera scritta il 17 febbraio 1600 a

Corrado Rittershausen a proposito della reazione di Bruno alla lettura

18

della sentenza capitale che lo aspettava. Il «timore» che il filosofo

avrebbe attribuito ai giudici che lo mandavano a morte – secondo lo

19

Scoppio ma anche secondo un altro oscuro testimone per lo più trascu-

Cfr., ad esempio, T P , Essex e il Nolanus. Un nuovo documento inglese

15 IZIANA ROVVIDERA

su Bruno, «Bruniana & Campanelliana», a. IV, n. 2, 1998, pp. 417-427.

S R , Il sommo inquisitore: Giulio Antonio Santori tra autobiografia e storia

16 AVERIO ICCI

(1532-1602), Roma, Salerno, 2002, pp. 9-13 e passim; I ., Inquisitori, censori, filosofi sullo scena-

D

rio della Controriforma, Roma, Sellerio, 2008, ad indicem.

A M , Il sommario del processo di Giordano Bruno. Con appendice di docu-

17 NGELO ERCATI 16, Città del Vaticano, Biblioteca apostolica

menti sull’eresia e l’Inquisizione a Modena nel secolo

vaticana, 1942, Processo, p. 134, n. 29. L’identificazione del documento ritrovato dal Mercati con

il Sommario del processo è stata recentemente contestata da F B , Giordano

RANCESCO ERETTA

Bruno e l’Inquisizione romana. Considerazioni sul processo, «Bruniana & Campanelliana», VII,

2001,1, pp. 15-49: 26-29. L’attendibilità della lettera di Scioppio era discussa da V INCENZO

S , Vita di Giordano Bruno, Messina, 1921, pp. 794-798. Sullo scenario del docu-

PAMPANATO

mento, cfr. E C , Introduzione, in Giordano Bruno, 1548-1600. Mostra storico-docu-

UGENIO ANONE

mentaria, Firenze, Olschki, 2000, p. CXII

Il testo della lettera si legge in Processo, pp. 348 ss., doc. 71; cfr. A M ,

18 NIELLO ONTANO

Gaspare Schopp a Corrado Rittershausen: l’unica testimonianza sulla morte di Giordano Bruno,

«Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento Meridionale». Quaderni, 5, 1989, pp. 31-56. Re-

centemente è stata segnalata un’altra testimonianza di Scioppio sul supplizio di Bruno: la lettera

di questi al barone Wacker von Wackenfelds del 19 febbraio 1600 (B , Documents (cit.

RUNO

nota 12), doc. 71a, pp. 515 sgg.; C , Introduzione (cit. nota 17), p. n; M B

ANONE CX ASSIMO UCCIAN-

, Galileo e Keplero. Filosofia, cosmologia e teologia nell’Età della Controriforma, Torino, Ei-

TINI

naudi, 2003, p. 232 e n.). Questa lettera sarebbe stata, a sua volta, la fonte delle informazioni

che ne ebbe Keplero, senza la mediazione di Rittershausen, come creduto fino ad ora (ibid.,

pp. 231-232).

«Haec cum ita essent peracta, nihil ille respondit aliud, nisi minabundus ‘‘Maiori forsan

19

cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam’’» (ibid., p. 351).

90 FEDERICA FAVINO

20

rato – diventa qui «amaritudine et dispiacere», una compassione che

solo il testimone di parte poteva aver interesse a supporre nei giudici e

che questi avevano espresso invece solo per pura formalità nel consegnare

21

il condannato al braccio secolare. In queste righe, comunque, la spaval-

deria, il fermo sprezzo ostentato dal «Mercurio mandato dagli dei» di

22

fronte al suo destino – un tratto di stoicismo che non sfugge al cronista –

è lo stesso che la tradizione ci ha tramandato a partire proprio dalla cele-

bre lettera dello Scioppio. Che, del resto, il punto di osservazione dell’in-

formatore degli Orsini, se non la sua interpretazione dei fatti, sia molto

vicino a quello del giovane luterano convertito dimostra l’attenzione

che anch’egli riserva alla notizia di quei puritani inglesi «deducti in pala-

tium Inquisitionis» perché sospetti di sacrilegio dell’ostia, che il popolo

23

avrebbe, secondo Scioppio, proverbialmente scambiato per Luterani.

Si tratta della testimonianza di un «conte di Ventimiglia, che fu discepolo del Bruno e

20 edita da Domenico Berti nella seconda edizione della sua bio-

presente all’abbruciamento», già

B , Giordano Bruno da Nola. Sua vita e sua dottrina. Nuova edi-

grafia del Nolano (D

OMENICO ERTI 1889, p. 326 e n). Berti leggeva la te-

zione riveduta e notabilmente accresciuta, Torino, Paravia, dal professore

stimonianza del Ventimiglia «in un manoscritto del capitano Mancini, posseduto

Pierantoni». Egli vi leggeva «a un dipresso le stesse parole del conte di Ventimiglia [...]. Ag-

il conte di Ventimiglia che il Bruno gridò ai Giudici ‘‘voi mi sentenziate più paurosi

giunge (ibid., nota 1).

che io, che mi sento condannato’’...»

Copia parziale della sentenza, destinata al Governatore di Roma (Roma, 8 febbraio 1600):

21 alla Corte di voi monsignor Governatore di Roma qui presente,

«[...] et dover essere rilasciato che voglia mitigare il rigore delle leggi

per punirti delle debite pene, pregandolo però efficacemente di membro» (Processo,

circa la pena della tua persona, che sia senza pericolo di morte o mutilatione ad una

n. 65, p. 342). Come spiega Francesco Beretta, la formula era rimasta in vigore per rispetto

tradizione precedente all’introduzione della giurisdizione inquisitoriale, secondo cui al giudice ec-

in quanto chierico, era vietato pronunciare condanne a morte (F B ,

clesiastico, RANCESCO ERETTA

Galilée devant le Tribunal de l’Inquisition. Une relecture des sources, Fribourg, 1998, p. 234). La

impressa anche allo Scioppio, che ne raccontava a sua volta al Rittershausen:

formula era rimasta saeculari magistrati eum tradiderunt puniendum, rogantes

«[...] prorsusque excommunicarunt et (Processo, p. 351).

ut quam clementissime et sine sanguinis profusione puniretur»

M C , Morire ‘‘martire’’ e ‘‘volentieri’’. Interpretazioni del processo di Gior-

22 ICHELE ILIBERTO

M – E S (eds.), Humanistica. Per Cesare Vasoli,

dano Bruno, in F

ABRIZIO EROI LISABETTA CAPPARONE

Firenze, Olschki, 2004, pp. 171 ss.

«Fuit superiore mense Saxo quidam nobilis hic apud nos [...] Is multis catholicis innotuit

23 fide sua esse securissimum, dum ne quod publice scandalum prae-

[...] De periculo iussit eum de Anglis quibusdam in palatium

beret. Ac mantisse ille nobiscum diutius, nisi sparso rumore vulgo ab Italis

Inquisitionis deductis, perterritus sibi metuisset. / At Angli illi non erant, quod

dicuntur, Lutherani, sed Puritani et de sacrilega venerabilis sacramenti percussione Anglis usitata

suspecti [...]» (Processo, pp. 349-350). Cosı̀ il menante Orsini: «Sabbato la sera uno delli 6 inglesi

morir per mano del Santo Officio dopo fatta qualche essorbitanza a sacerdoti nel

venuti qua per certi atti al Pilo dell’Acqua benedetta et cosı̀ fu preso»

celebrare la messa, fece in San Marcello 380, n. 329); e ancora: «Sono fatti

(Roma, 25 febbraio 1600, ASC, Orsini I. Corrispondenza, b. venuti a

avertiti li superiori delle chiese di Roma, che sono in Roma alcuni heretici Oltramontani mo

posta per farsi abbrugiare, con spandere à qualche sacerdote in publico quando celebra il Sant.

Sangue et buttar via il calice, et ostia, et già uno di questi di cui si hanno li contrasegni sono viste

(Roma, 5 febbraio 1600, ivi, b. 380, n. 270).

a caso alcune dimostrationi» 91

UNA TESTIMONIANZA INEDITA INTORNO ALLA CONDANNA DI G. BRUNO

E i documenti del Sant’Uffizio confermano la verità storica dell’episo-

24

dio.

Rispetto alla lettera dello Scioppio, il nuovo documento presenta però

dell’uomo Bruno di

anche informazioni inedite: la notizia del turbamento

fronte alla crudeltà dello strumento di morte scelto per lui; qualche cenno

– di cui spiace davvero la cesura – sulle sue condizioni fisiche nei giorni che

dell’esecuzione,

trascorse nelle carceri secolari di Tor di Nona in attesa

quando, cioè, era piuttosto la sua anima al centro delle attenzioni dei con-

25

fortatori.

Soprattutto, il brano introduce un altro elemento interessante – qualora

Bruno avvenne e sui prece-

trovi conferma – sul contesto in cui il rogo di

denti della sua condanna. Stando al – pur impreciso – menante, infatti, il

rogo di Bruno sarebbe stato preceduto dalla distruzione col fuoco degli in-

al desti-

cartamenti giudiziari di un processo contro un «curato» già noto

natario, il quale avrebbe professato a sua volta la dottrina dell’infinità dei

mondi e sarebbe stato per questo già mandato al rogo. L’avviso inviato al-

parte

l’Orsini dallo stesso informatore il 29 gennaio precedente chiarisce in

quest’ultimo accenno:

Sono stati frustati in prigione – si legge in quell’avviso – parecchi bardassi, et

grossi, et postovi silentio, con essere stato

datoli bando quali hanno confessato de

bruciato un curato, come si farà. (Credesi di deci altri Firentini, pur preti in Ro-

ma). Il brugiato era Veronese frate crucifero curato alla Fontana de Treveri, li detti

bardassi hanno nominato più di 40 altri et tra questi di quelli, che mi rende rossore

26

il pensarci, nonché a scriverlo – et però lascio il resto nella penna.

Fatte salve, anche qui, le imprecisioni e le sviste, sembrerebbe verosi-

da Verona, l’ultimo accusatore

mile identificare l’eretico con fra Celestino

di Bruno, bruciato vivo a sua volta come eretico relasso, impenitente e per-

27

tinace in Campo de’ Fiori il 16 settembre 1599. Più indizi depongono a

I documenti del Sant’Uffizio permettono anche di identificare con precisione gli inglesi

24 e propri provocatori. Si tratterebbe di Henry Glemham, John Tery,

considerati dal menante veri di Nona ad istanza del Sant’Uffizio, esami-

londinese, John Guitten da Hertford, carcerati a Tor contestato e di non

nati il 5 e 6 gennaio 1600, e scarcerati sulla parola di non compiere più il reato Dot-

lasciare la città senza licenza (feria V - VI januarij 1600, Archivio della Congregazione per la

trina della Fede (d’ora in avanti ACDF), S.O., Decreta Sancti Officii 1600-1601, cc. 5v-6r). In

V), risulta la concessione della grazia ad Henry Glemham, ma il decreto

data 13 gennaio (feria Sancti Officii 1600-1601 (trascrizione moderna), c. 12).

del 6 gennaio è di difficile lettura (Decreta

E C , L’editto di proibizione delle opere di Bruno e Campanella, «Bruniana &

25 UGENIO ANONE

Campanelliana», I, (1995), 1, pp. 53-54.

ASC, Orsini I, Corrispondenza, 280, n. 304, di Roma, 29 gennaio 1600.

26 L A , Fra T. Campanella, la sua congiura, i suoi processi e la sua pazzia, Napoli,

27 UIGI MABILE , Sommario (cit. nota 14), p. 5n.

Morano, 1882, I, p. 69; M

ERCATI

92 FEDERICA FAVINO

favore di questa identificazione: il fatto che la sua sia la sola esecuzione ca-

28

pitale immediatamente precedente ai fatti di questa cronaca; la comune

origine geografica con il «curato» di cui parla l’informatore degli Orsini;

soprattutto però la reticenza, «il rossore» di quest’ultimo a riferire l’enor-

mità delle delazioni rese sotto tortura dai «bardassi», colpevoli evidente-

mente di reati di opinione analoghi a quelli del frate, se il suo esempio

era bastato per tacitarli. Si tratta di un imbarazzo che evoca puntualmente

il riserbo che traspare anche dai Decreta relativi al processo intentato nel

1593 contro fra Celestino, durante il quale il Pontefice aveva ritenuto ne-

cessario ricordare l’obbligo del più rigoroso silenzio sulle sue dichiarazioni

sia ai membri della Congregazione che avevano assistito alla lettura dei ver-

bali dei suoi interrogatori (il 16 luglio 1599) sia a quei chierici regolari,

Cappuccini, Domenicani, Gesuiti, che si erano avvicendati al suo cospetto

nelle ultime settimane prima della sentenza definitiva, per indurlo in extre-

29

mis a pentirsi. A fronte di queste convergenze, crediamo si possano

espungere senza inficiare la sostanza dell’informazione le sviste in cui il cro-

nista inciampa anche in questo caso. Non è infatti più il caso di dubitare

– come pure faceva invece il Pastor – dell’identità religiosa del monaco, de-

signato come appartenente all’ordine dei frati minori francescani della con-

gregazione dei Cappuccini, sia nella sentenza capitale del 1599, sia nei decre-

ti relativi alla detenzione conclusasi nel 1593, ma anche negli atti relativi al

suo primo processo, quello subito nel 1587 insieme ad alcuni confratelli,

30 con la sua abiura de vehementi.

che si era concluso il 17 febbraio 1588

A B , Martiri del libero pensiero, Roma, 1891, pp. 127 ss., L A

28 NTONIO ERTOLOTTI UIGI MA-

, Il S. Offizio dell’Inquisizione in Napoli, Città di Castello, 1892, I, p. 346; D O ,

BILE OMENICO RANO

Liberi pensatori bruciati in Roma dal XVI al XVII secolo, Roma, 1904, pp. 86-87. Il nome di fra’

non compaiono invece nel Diario delle giustizie fatte in Roma

Celestino e di Giordano Bruno di San Giovanni Decollato ed edito da L

(1671) conservato nell’Archivio della Confraternita UIGI

F , Esecuzioni capitali in Roma (1567-1671), in Eresia e riforma nell’Italia del Cinquecento:

IRPO Chicago - The Newberry library, 1974, pp. 309-319. Entro l’arco

miscellanea, Firenze, Sansoni; per una ricostruzione plausibile degli eventi –

cronologico fissato da questo documento – valido da Treia, parroco

l’unico altro curato eretico punito con fuoco è Pompeo o Pomponio Rustici

della chiesa di San Lorenzo fuori le mura della frazione di Montecchio, nella diocesi di Camerino,

, Martiri, pp. 75-78,

impiccato e poi bruciato in Campo dei Fiori il 5 agosto 1587 (B

ERTOLOTTI

, Liberi pensatori, pp. 92-95, F , Esecuzioni, p. 312).

O

RANO IRPO

Processo, pp. 44-45 e n. 7. Firpo rileva inoltre come «oscure cautele» avvolsero anche i

29 In deroga alla procedura ordinaria egli rimase fino all’ul-

giorni precedenti alla sua esecuzione. fu letta senza alcuna pubblicità (ibid.).

timo nelle carceri del Sant’Uffizio, dove la sua sentenza A P , Tribunali

Sulla regola ordinaria del silenzio per i membri del S. Uffizio, cfr. DRIANO ROSPERI

2

, pp. 194 ss.

della coscienza. Inquisitori, confessori, missionari, Torino, Einaudi, 2009

Firpo data l’abiura di Fra Celestino al 17 febbraio 1587 in base alla lettura del docu-

30 1593 (ACDF, S.O. Stanza Storica L.3-a, c. 1521),

mento originale del decreto del 7 settembre un emendamento di un anno a

che egli pubblica integralmente (Processo, p. 126n). Suggerisco Decreta

questa data in ragione del fatto che, in base ai Decreta della congregazione – ACDF, S.O.,

93

UNA TESTIMONIANZA INEDITA INTORNO ALLA CONDANNA DI G. BRUNO

E, del resto, l’indicazione del cronista – cosı̀ puntuale da sembrare veridica –

non trova alcun riscontro nella documentazione della parrocchia di Santa

31

Maria in Trivio coeva a questi fatti.

Proprio a causa del rigoroso silenzio imposto ai protagonisti della vicen-

da, non abbiamo alcuna informazione sul castello di accuse che mandò fra

Celestino a morte nel 1599. L’unica notizia a tal riguardo proviene, come è

noto, dall’agente toscano Francesco Vialardo, secondo il quale il frate

32

avrebbe negato a Cristo l’attributo di redentore del genere umano. Sono

troppe le imprecisioni riscontrate fino qui per attribuire all’avviso Orsini va-

lore di prova ed è troppo assonante il capo d’accusa relativo alla pluralità dei

mondi con quello contestato a Bruno nella sentenza che anche l’anonimo

menante potrebbe aver ascoltato l’8 febbraio confuso nella folla con lo

33

persone. Neppure le po-

Scioppio, per non pensare ad una confusione di

che testimonianze sopravvissute nell’archivio del Sant’Uffizio relative al pri-

Sancti Officii, 1587A, c. 55r – la condanna di fra’ Celestino all’abiura è del 21 maggio 1587. Del

sentenza edito da Firpo, la data coincide con la rilegatura del monu-

resto, nel documento della la lettura. I decreta consentono di seguire le fasi del

mentale volume, il che ne rende assai difficile feria VI, la Congregazione

primo procedimento subito da fra Celestino. Il 12 settembre 1586,

confermava la sua detenzione presso il monastero romano di San Bonaventura – dell’ordine

dei minori francescani della Congregazione dei Cappuccini, al quale egli apparteneva – insieme

di Giovanpietro da Tarvisio, col quale era stato arrestato. La Congre-

al confratello fra Michele e condotto a Roma come loro complice fra Pastore

gazione decretava inoltre che fosse arrestato ordine (ACDF, S.O., Decreta

Novalis da Vibo Vicentina (diocesi di Tarvisio), laico del loro stesso la

S.O., 1586, c. 135v). Il 23 dicembre seguente (feria II), in occasione della visita alle carceri,

Congregazione decideva che i tre confratelli venissero esaminati, messi a confronto l’uno con l’al-

loro causa venisse spedita (ivi, cc. 167v-168r). Il 21 maggio 1587 (feria IV), dopo la tor-

tro, e la del processo di entrambi, i giudici sentenziavano che egli e fra

tura di fra Celestino e la lettura veniva condannato all’abiura de levi (De-

Pastore abiurassero de vehementi, mentre fra Michele la decisione di sot-

creta S.O., 1587A, c. 55r). Il 22 giugno (feria II), tuttavia, i Decreta registrano

toporre di nuovo tutti e tre alla tortura (ibid., c. 119r). Fino ad ora non risultano altre notizie

successive a queste.

I primi documenti parrocchiali della Chiesa di Santa Maria in Trevi – in Trivio, della

31 al 1669, all’anno, cioè, in cui essa venne ricostituita

Conciliazione o dei Crociferi – risalgono le spettavano era stata trasferita alla vicina

in parrocchia. Nel 1601, infatti, la cura delle anime che le chiese erano filiali

chiesa dei Santissimi Vincenzo e Anastasio a Trevi, ma già allora entrambe Fonti per la

della chiesa di San Marcello (Le scritture parrocchiali di Roma e del territorio vicariale.

storia della popolazione. Ministero per i beni culturali e ambientali. Quaderni degli Archivi di

Roma, 1990, p. 79). Pertanto, le funzioni celebrate presso la chiesa di Santa Maria in Trivio

stato, di San Marcello. L’esame, ad esempio, dei registri dei battesimi dal

erano officiate dal curato e continua dei parroci (Archivio Storico

1584 al 1600 permettono di ricostruire la serie completa 5 (1595-99), 6 (1599-

Diocesano, Roma, San Marcello – battesimi – 3 (1584-1590), 4 (1590-1595),

1601). Nessun di questi proviene da Verona e tantomeno compare tra le vittime delle esecuzioni

eseguite a Roma nel medesimo arco di tempo.

capitali Processo, p. 45.

32 Qualora cosı̀ fosse, l’avviso Orsini costituirebbe un documento corroborante anche la te-

33 nella celebre lettera anche relativamente alla sentenza contro

stimonianza resa dallo Scioppio parziale, destinata al Governatore di Roma

Bruno, della quale, come noto, esiste solo una copia

(Processo, n. 66 e pp. 103-104).


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Atreyu

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Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
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A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Carella Candida.

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