Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

in Foro it., 2005, I, 3046

svolta da un qualunque altro soggetto debitore che emetta obbligazioni a fronte di prestiti e

finanziamenti ricevuti dagli investitori, che non consente, come tale, allo Stato straniero di sottrarsi

alla potestà dello Stato ospitante, non potendosi quella stessa attività configurarsi come

manifestazione di un potere sovrano, ostativo all’esercizio di un sindacato giurisdizionale».

4. - Questa prospettazione difensiva, pur muovendo da esatte premesse, non può essere, però,

condivisa nella sua conclusione.

Ciò perché, mentre natura innegabilmente privatistica hanno gli atti di emissione e di collocazione

sul mercato internazionale delle obbligazioni di che trattasi, non analoga natura paritetica hanno i

successivi provvedimenti di moratoria, adottati dal governo argentino, ai quali, del resto, lo stesso

ricorrente sostanzialmente pretende di ricollegare la perdita del beneficio del termine ex art. 1186

c.c. ed il conseguente inadempimento di quello Stato.

4.1. - Il riferimento va, in particolare, a:

— la l. n. 25.561 del 6 gennaio 2002 (in Boletin Oficial del 7 gennaio 2002, n. 19810) che ha

dichiarato «l’emergenza pubblica in materia sociale, economica, finanziaria e cambiaria, in

conformità a quanto disposto dall’art. 76 della Costituzione nazionale, delegando il governo a

procedere al riordinamento del sistema finanziario ...»;

— la l. n. 25.565 in pari data (id., n. 29863/02) che ha autorizzato il ministro dell’economia a

compiere ogni atto necessario al fine di «adeguare i servizi del debito pubblico alle possibilità di

pagamento del governo nazionale ...»;

— la risoluzione n. 73 del 25 aprile 2002 (id., n. 29888/02) che, al fine di «un ordinato processo di

riprogrammazione di alcune obbligazioni e di rimborso del debito del governo nazionale», ha

disposto «il differimento, nella misura necessaria al funzionamento dello Stato nazionale, dei

pagamenti dei servizi del debito pubblico del governo nazionale fino al 31 dicembre 2002 ovvero

sino a che si completi il rifinanziamento dello stesso, qualora ciò accada prima di questa data»;

— le leggi n. 25.725 e n. 25.820 del 2003 (id., nn. 30065 e 30291/03) di proroga della delega al

governo, rispettivamente, fino al 31 dicembre 2003 ed al 31 dicembre 2004;

— la legge, infine, n. 25.827 del 2003 (id., n. 30302/03) con il quale il parlamento ha ulteriormente

disposto «il differimento dei pagamenti dei servizi del debito pubblico del governo nazionale,

contratto prima del 31 dicembre 2001 o in virtù di norme dettate prima di tale data, fino a che il

governo nazionale dichiari la conclusione del processo di ristrutturazione dello stesso».

4.2. - Tali provvedimenti — incidenti sul momento funzionale del rapporto obbligatorio tra le parti,

con un effetto che sarebbe assurdo ritenere limitato ai soli interessi (come deduce parte ricorrente) e

che invece, in relazione alla finalità perseguita, deve considerarsi esteso anche alla sorte capitale —

manifestano, evidentemente, la potestà sovrana dello Stato.

E ciò sia per la loro natura di leggi di bilancio (quali la nostra Costituzione sottrae anche a

referendum abrogativo), sia, soprattutto, per le già sottolineate finalità, eminentemente pubbliche,

perseguite, di governo della finanza in funzione della tutela di bisogni primari di sopravvivenza

economica della popolazione in un contesto storico di grave emergenza nazionale.

4.3. - Né rileva in contrario il fatto che dette leggi incidano su diritti patrimoniali di cittadini

stranieri, poiché ciò non vale certamente a configurare quella deroga eccezionale alle immunità che,

come sopra detto, è prospettabile solo in presenza di atti di esercizio della sovranità che si

presentino lesivi di «valori universali della dignità umana». Valori, con i quali le leggi della

Repubblica argentina, su riferite, non si pongono evidentemente in conflitto, ma che tendono, anzi,

a salvaguardare.

4.4. - Su questa linea, con affermazione incidentale che leggesi nella sentenza n. 329 del 1992 (Foro

it., 1993, I, 2785), la Corte costituzionale ha già, del resto, mostrato a sua volta di ritenere che

rientrino nella sfera dei poteri sovrani e di governo dello Stato i provvedimenti di moratoria del

debito estero ed il piano successivamente predisposto, di ripianamento delle obbligazioni contratte.

3 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

in Foro it., 2005, I, 3046

5. - La preminenza assoluta degli interessi della collettività organizzata a Stato, che con i

provvedimenti indicati si è esteso tutelare, esclude, pertanto, la valutabilità degli stessi sotto il

profilo dell’eventuale violazione del regime giuridico di atti negoziali posti in essere iure

privatorum.

Il che, appunto, comporta il riconoscimento dell’immunità dalla giurisdizione della Repubblica

argentina, in relazione alle pretese nei suoi confronti azionate dal Borri nel giudizio a quo.

Confermandosi, così, per tal profilo, il principio, già enunciato con la sentenza 331/SU/99 di questa

corte (id., Rep. 2000, voce cit., n. 81), per cui l’immunità ricorre anche nel caso di pretese a

contenuto patrimoniale, sempre che il riconoscimento delle stesse richieda apprezzamenti ed

indagini sull’esercizio dei poteri pubblicistici dello Stato o ente straniero.

Il quesito sulla giurisdizione va, quindi, risolto con declaratoria del difetto di giurisdizione del

giudice italiano nella presente controversia (il che, evidentemente, non esclude che per le sottostanti

pretese esistano altre forme di tutela, anche giurisdizionali, compatibili con l’immunità dello Stato

qui resistente: v. art. 22 accordo quadro sopra cit.).

1, 2, 3, 4, 6) I. - Le decisioni in epigrafe statuiscono (a volte in maniera discordante) relativamente ad alcuni dei più

controversi profili inerenti il caso dei c.d. tango bonds: la sussistenza della giurisdizione italiana nei confronti dello

Stato argentino; l’individuazione dei doveri di informazione degli intermediari finanziari nei confronti degli investitori e

le conseguenze da riconnettere alla loro violazione; l’eventuale responsabilità della Consob per omessa vigilanza.

II. - Quanto al primo profilo, le sezioni unite (chiamate per la prima volta a pronunziarsi sul punto) pervengono alla

declaratoria di insussistenza della giurisdizione del giudice italiano nei confronti della Repubblica argentina,

richiamandosi al principio di diritto internazionale consuetudinario dell’immunità giurisdizionale ristretta (generalmente

riconosciuto anche nel nostro ordinamento ex art. 10 Cost.).

Tale regola, efficacemente espressa nel brocardo par in parem non habet iurisdictionem, stabilisce che lo Stato non può

essere chiamato a rispondere in relazione agli atti compiuti iure imperii, vale a dire nell’esercizio della propria

sovranità, con esclusione, pertanto, di tutti gli atti posti in essere dallo Stato iure privatorum, ossia con finalità e

strumenti prettamente privatistici (cfr. Corte cost. 15 luglio 1992, n. 329, Foro it., 1993, I, 2785, con nota di M.

MONNINI, Rilievi processuali in tema di misure esecutive e cautelari su beni di Stati stranieri, prima e dopo il

fondamentale intervento della Corte costituzionale con la sentenza n. 329 del 1992).

Con l’ordinanza 11225/05, pur riconoscendo la natura «innegabilmente privatistica» dell’attività relativa all’emissione e

alla collocazione sul mercato internazionale dei tango bonds, si rileva come la moratoria dei pagamenti sarebbe da

attribuirsi in via diretta a provvedimenti normativi con efficacia generale adottati dalla Repubblica argentina nel 2002.

Da ciò conseguirebbe che l’eventuale valutazione del giudice italiano circa la sussistenza dell’obbligo comporterebbe

inevitabilmente il sindacato sull’attività iure imperii dello Stato argentino. La decisione in rassegna avalla, pertanto,

l’orientamento assolutamente prevalente della giurisprudenza di merito (cfr., in tal senso, tra le altre, Trib. Roma, ord.

31 marzo 2003, e Trib. Milano, ord. 11 marzo 2003, id., 2004, I, 293; mentre Trib. Roma 24 marzo 2005, id., 2005, I,

1582, con osservazioni di C. GIORGIANTONIO, pur pervenendo alla declaratoria di insussistenza della giurisdizione

del giudice italiano, seguiva un diverso percorso argomentativo).

Da sottolineare è l’affermazione secondo cui, nel caso di specie, deve essere esclusa l’invocabilità della particolare

deroga al principio dell’immunità ristretta costituita da violazioni di diritti fondamentali dell’individuo o da minacce

alla salute dei cittadini riconducibili ad atti dello Stato straniero posti in essere iure imperii (affermata, per la prima

volta, da Cass. 11 marzo 2004, n. 5044, id., Rep. 2004, voce Giurisdizione civile, n. 109, e Giust. civ., 2004, I, 1191,

con nota di R. BARATTA, L’esercizio della giurisdizione civile sullo Stato straniero autore di un crimine di guerra, cit.

in motivazione). La moratoria dei pagamenti disposta dal governo argentino incide unicamente sui diritti patrimoniali

dei cittadini stranieri senza ledere i valori universali della dignità umana e, pertanto, soggiace interamente alla regola

dell’immunità ristretta.

Accertato il difetto di giurisdizione del giudice italiano nei confronti della Repubblica argentina, l’ordinanza riconosce

l’esistenza di altre forme di tutela di carattere giurisdizionale, a disposizione dei singoli investitori, compatibili con

l’immunità di cui gode lo Stato. Si tratta della clausola attributiva della giurisdizione ai giudici dello Stato di New York

ovvero a quelli argentini contenuta «all’interno» del regolamento del prestito obbligazionario. In ogni caso, i

risparmiatori italiani, per far valere le loro ragioni creditorie, salve le azioni contro gli istituti bancari che hanno

collocato i bonds, dovranno rivolgersi fuori dal nostro paese: anche nell’ipotesi in cui, com’è stato prospettato, possa

essere presentato un ricorso all’International Centre for Settlement of Investment Disputes, organismo istituito dalla

Banca mondiale per facilitare la composizione, mediante arbitrato, delle controversie tra Stati membri e investitori.

4 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

in Foro it., 2005, I, 3046

Sul principio dell’immunità giurisdizionale ristretta, v., inoltre, Cass., ord. 12 novembre 2003, n. 17087, Foro it., Rep.

2003, voce cit., n. 80; 7 novembre 2000, n. 1150/SU, id., 2001, I, 2597; 3 agosto 2000, n. 530/SU, id., 2000, I, 3394, e

Giust. civ., 2001, I, 747, con nota di P. SIMONE, L’immunità dello Stato straniero dalla giurisdizione civile per attività

di addestramento alla guerra mediante velivoli militari della Nato; 3 febbraio 1996, n. 919, Foro it., Rep. 1996, voce

cit., n. 48.

In dottrina, sul punto, v. G. CASTIGLIONE, Immunità giurisdizionale e difetto di giurisdizione nella recente

giurisprudenza italiana, in Cons. Stato, 2000, II, 2367.

III. - Fra le «altre forme di tutela» cui si faceva riferimento, vanno annoverate le numerose azioni promosse dai

risparmiatori contro gli istituti bancari che hanno collocato i bonds argentini. Sono proprio relative a due di esse le

pronunzie di merito supra riprodotte.

Nelle vicende in esame, gli attori contestano la legittimità degli ordini e dei contratti di acquisto, stipulati nell’ambito di

un contratto-quadro di prestazione di servizi di investimento, di obbligazioni argentine. Le censure ruotano

principalmente intorno alla violazione, da parte degli enti creditizi, della disciplina di settore in materia di informazione

e adeguatezza delle operazioni, prevista dall’art. 21 d.leg. 24 febbraio 1998 n. 58 (nel prosieguo, t.u.f.) e dagli art. 27 ss.

del regolamento Consob 1522/98 e successive modificazioni (nel prosieguo, anche regolamento Consob).

Senza che metta conto di analizzare nel dettaglio gli specifici obblighi informativi imposti agli intermediari, si può

osservare come questi possano essere suddivisi in doveri di informazione «passivi» ed «attivi», tra loro strettamente

connessi. Tra i primi rientrano la know your customer rule, che impone all’intermediario di acquisire una serie di

informazioni sulle caratteristiche e sulla propensione al rischio del cliente, e la know your merchandise rule, che impone

di acquisire un’adeguata conoscenza degli strumenti finanziari offerti. Tra i secondi rientrano, a loro volta, la suitability

rule, che fa carico all’intermediario di astenersi dall’effettuare operazioni non adeguate e di segnalare la non

adeguatezza dell’operazione qualora sia il cliente a richiederla, nonché l’obbligo di fornire al cliente informazioni

adeguate sulla natura, sui rischi e sulle implicazioni della specifica operazione di investimento o disinvestimento.

Il tribunale mantovano e quello capitolino affermano la violazione dei cennati obblighi, argomentando in maniera

simile. L’intermediario, in quanto soggetto tenuto ad operare con la diligenza di un operatore particolarmente

qualificato (come prevedono, in termini generali, l’art. 1176, 2o comma, c.c., e in maniera più stringente l’art. 21, lett. a,

t.u.f. e le ulteriori disposizioni di dettaglio della Consob), ha l’onere di conoscere il grado di rischio degli strumenti

finanziari oggetto dei servizi di investimento prestati. Ne consegue che l’intermediario deve fornire agli investitori

informazioni specifiche sui rischi connessi agli investimenti, essendo a tal fine inadeguate le informazioni di carattere

generale contenute nel documento generale sui rischi degli investimenti previsto dall’art. 28, 1o comma, lett. b), del

regolamento Consob (le uniche fornite nei casi in esame); e che deve essere specificatamente segnalata l’inadeguatezza

delle operazioni che comportino investimenti con rischio differente rispetto a quello dichiarato dai clienti alla banca o

desumibile dagli investimenti precedenti (segnalazione che in entrambe le vicende non è avvenuta).

Si evince, pertanto, la centralità della nozione di «informazioni adeguate», che costituisce per l’interprete lo strumento

per rafforzare le regole informative previste a livello regolamentare e, allo stesso tempo, per attenuarne la rigidità. Il

concetto di adeguatezza costituisce, infatti, nel settore in esame l’anello di congiuntura con i principî generali, così che

gli obblighi informativi possono far leva sul principio di buona fede e di professionalità ed essere applicati con

gradazioni e intensità diverse in tutte le fasi del rapporto tra le parti.

Le sentenze di merito si segnalano anche per quanto attiene alla concretizzazione della clausola generale di adeguatezza

dell’informazione. Si afferma, infatti, che uno dei possibili modi di adempiere diligentemente l’obbligo di informare

adeguatamente il cliente consiste nell’indicazione dei giudizi di rating sul prodotto finanziario. I giudizi di rating,

almeno nel loro significato minimo, sono facilmente intelligibili anche dagli investitori non professionali e sono,

pertanto, idonei — sempre che siano indipendenti — a colorare di effettività quel «consenso informato» del cliente,

avuto di mira dal legislatore comunitario e da quello del t.u.f.

Al proposito, giova ricordare che il 21 aprile 2004 è stata approvata la direttiva 2004/39/Ce relativa ai mercati degli

strumenti finanziari (citata in motivazione dal Tribunale di Roma). L’iniziativa del legislatore comunitario, in armonia

con gli indirizzi strategici delineati dal consiglio europeo di Lisbona e dal piano d’azione per i servizi finanziari, è

finalizzata a modernizzare il quadro normativo europeo per far fronte alle esigenze del nuovo contesto in cui si svolge la

negoziazione degli strumenti finanziari. La direttiva in parola, fra l’altro, riscrive la disciplina delle norme di condotta

poste a tutela dei risparmiatori, tenendo conto degli standard di tutela degli investitori adottati recentemente dal

Committee of European Securities Regulators.

Sugli obblighi di diligenza e di informazione imposti agli intermediari nella prestazione dei servizi di investimento, cfr.

F. SARTORI, Le regole di condotta degli intermediari finanziari. Disciplina e forme di tutela, Milano, 2004, 181; R.

COSTI-L. ENRIQUES, Il mercato mobiliare, in Trattato di diritto commerciale diretto da G. COTTINO, Padova, 2004,

325; F. ANNUNZIATA, La disciplina del mercato mobiliare, Torino, 2003, 99; M. MIOLA, Art. 21, in Testo unico

della finanza, Torino, 2002; M. BESSONE, I mercati mobiliari, Milano, 2002, 135; G. CARRIERO, Statuto

dell’impresa di investimento e disciplina del contratto nella riforma del mercato finanziario, Milano, 1997, 46; M.M.

5 prof. Giorgio Costantino

D I (A – L)

IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici


PAGINE

7

PESO

524.58 KB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa si riferisce al corso di Diritto Processuale Civile I, tenuto dal Prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 11225 emessa dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nel 2005.
Non appartiene alla giurisdizione italiana la controversia di un soggetto contro l'Argentina per il mancato pagamento delle cedole dei bonds, in quanto l'atto è frutto di un'azione normativa che rientra nei poteri dello Stato Sovrano per salvare l'economia nazionale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto processuale civile i

Introduzione causa - Schemi
Dispensa
Modelli verbali udienza
Dispensa
Trattazione causa- Schema
Dispensa
Procedimenti di cognizione
Dispensa