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Annalisa Di Clemente Dai principi contabili nazionali a quelli internazionali

investitori-risparmiatori, rappresentanze sindacali, enti previdenziali, mercato, comunità

internazionale.

Vanno comunque segnalati i limiti informativi del modello denominato “bilancio di

esercizio” rappresentati dalla evidenziazione non sufficiente e/o assente di altri elementi

strategici, quali: il capitale economico, il capitale di liquidazione, le proiezioni future circa

la capacità dell’impresa di progredire e svilupparsi, le conoscenze acquisite dall’impresa,

le tecniche raggiunte e l’esperienza maturata nel campo produttivo e distributivo, le

capacità dell’alta direzione (management), la qualità del personale, i risultati degli

investimenti ecologici e degli investimenti nella ricerca e sviluppo. In certi casi, le imprese

che hanno investito molto nelle conoscenze, nella formazione dei manager e del personale,

così come nell’ecologia, nel breve periodo presenteranno (rispetto alle imprese che non

hanno fatto tali investimenti) debiti più elevati, maggiori costi per ammortamenti e più

rilevanti oneri finanziari. In queste ipotesi si dice che il bilancio è “bugiardo”. Anche per

tali motivi si sollecita da più parti un’evoluzione dell’informazione di bilancio che prenda

in considerazione anche altre informazioni oltre a quelle tipicamente economiche,

patrimoniali e finanziarie (per es. relative agli investimenti ecologici, ai danni ambientali,

alla situazione del personale e al soddisfacimento delle proprie esigenze) al fine di arrivare

ad un bilancio sociale.

La responsabilità sociale dell’impresa e l’importanza del bilancio hanno portato i

pubblici poteri a porre vincoli ed incentivi alle imprese stabilendo a carattere

norme

imperativo sul bilancio. Ma le regole sul bilancio non sono solo quelle legali, essendovi

regole che riguardano le valutazioni, le procedure relative alla sua formazione e la

documentazione che appartengono anche ad altre discipline. In particolare, le norme di

fissano le regole tecniche per la rilevazione dei fatti di gestione e per la loro

contabilità

rappresentazione in bilancio; i sia nazionali che internazionali

principi contabili

rappresentano gli interventi delle professioni contabili per stabilire modalità di

comportamento uniformi nella rilevazione dei fatti aziendali così come nella

rappresentazione e nella determinazione dei valori di bilancio; la detta

legislazione fiscale

regole precise per la determinazione della materia imponibile e, quindi, per il calcolo delle

imposte; il e le fissano le regole vincolanti per i redattori di

codice civile norme speciali

bilancio; le normalmente intese come norme dell’Unione europea

direttive comunitarie,

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destinate ai legislatori dei singoli Stati membri, stabiliscono regole a cui le norme

giuridiche devono adeguarsi; i fissano regole immediatamente applicabili nei

regolamenti

territori della UE; la interpretando le norme giuridiche, stabilisce di fatto i

giurisprudenza,

comportamenti che devono tenere i redattori del bilancio d’esercizio. Le regole

internazionali non vengono definite principi, se non impropriamente, perché

l’impostazione seguita dallo IASB (International è stata quella

Accounting Standards Board)

di non lavorare per principi base, ma di dettare regole applicative per i casi specifici. Va

comunque sottolineato che tra le varie norme esiste una gerarchia che va rigidamente

rispettata.

Il bilancio che si denomina “legale” o “civilistico”, per distinguerlo da quello

Ias/Ifrs, deve essere redatto secondo le norme del codice civile, opportunamente

interpretate dalla giurisprudenza, che stabiliscono di: dei valori e di

regole rappresentazione

Le regole di rilevazione, che non possono essere in contrasto con quelle di

valutazione.

rappresentazione, sono normalmente stabilite dalla dottrina aziendalistica e dai principi

contabili. La normativa fiscale deve influenzare il bilancio solo per il calcolo delle imposte,

ma senza creare contrasti con quella del codice civile. A decorrere dal 2004, con l’avvento

delle nuove norme sul bilancio, che hanno eliminato la possibilità di operare interferenze

fiscali sul bilancio d’esercizio (art. 2426 c.c.), le regole fiscali possono avere influenza solo

sul calcolo delle imposte dovute, senza alterare i dati del bilancio, che deve essere formato

solo sulla base delle norme stabilite dal codice civile e dalle regole Ias/Ifrs.

Le direttive comunitarie sono recepite, con le opzioni ammesse dal legislatore

europeo, nel codice civile, al fine di assicurare un livello d’informazione di bilancio valido

in via minimale per tutte le realtà operative (imprese) della comunità. La legge

comunitaria 2003 (legge 31/10/2003, n.306), in applicazione di una disposizione europea,

ha delegato il governo ad emanare decreti legislativi (D.Lgs. 38/2005) per obbligare

all’applicazione delle norme internazionali Ias/Ifrs, dal bilancio 2005 o seguenti, i bilanci

consolidati dei gruppi e i bilanci di esercizio delle società quotate in borsa.

2. Le norme del codice civile sul bilancio d’esercizio

Il codice civile disciplina il bilancio d’esercizio, dopo l’attuazione del D.Lgs. 127/1991 di

recepimento delle direttive comunitarie, con tre ordini di principi legali:

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principi fondamentali o postulati del bilancio d’esercizio (art.2423 c.c.): chiarezza;

- e

veritiera corretta rappresentazione della realtà aziendale;

principi di redazione del bilancio d’esercizio o principi generali (art. 2423-bis c.c.):

- continuità aziendale; prudenza; preminenza della sostanza sulla forma; competenza;

valutazione separata delle voci di bilancio; costanza dei criteri di valutazione con possibilità

(motivata e quantificata);

di deroga

principi applicati (art. 2423-ter e segg. c.c.), di ordine sia formale che sostanziale.

-

Va precisato che le norme del codice civile sul bilancio si riferiscono direttamente alle

società per azioni (S.p.A.), ma si estendono anche alle società a responsabilità limitata

(S.r.l.), alle società in accomandita per azioni (S.a.a.), alle società cooperative e ai consorzi.

Inoltre alcune norme, quali le regole di valutazione, si applicano per richiamo esplicito

anche alle società di persone (società in nome collettivo e società in accomandita semplice)

ed alle ditte individuali.

principi fondamentali

I o del di esercizio sono contenuti nel

postulati bilancio

secondo comma dell’art. 2423 c.c. Tale norma precisa che “il bilancio deve essere redatto

con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale

e finanziaria della società e il risultato economico dell’esercizio” (2° comma). Nel comma

primo è invece precisato che il bilancio si compone di tre documenti: lo stato patrimoniale,

il conto economico, la nota integrativa.

I del bilancio, che devono ispirare tutta l’attività di

due principi fondamentali

formazione dello stesso, sono quindi dati dalla “chiarezza” e dalla “rappresentazione

veritiera e corretta”. La viene realizzata se i redattori del bilancio si attengono

chiarezza

scrupolosamente agli schemi di stato patrimoniale e di conto economico previsti dal codice

civile e dalle norme speciali; forniscono tutte le informazioni richieste dalla nota

integrativa (art. 2427 ed altri articoli c.c.); forniscono tutte le informazioni complementari

necessarie a dare la rappresentazione veritiera e corretta, anche se non richieste da

specifiche disposizioni (art. 2423.3 c.c.). Quest’ultima disposizione sta ad indicare che il

legislatore privilegia la sostanza sulla forma, nel senso che, se le informazioni richieste

dalla norma di legge non consentono una lettura chiara del bilancio, i redattori del bilancio

sono obbligati a fornire informazioni ulteriori. Inoltre, i principi contabili e le norme della

dottrina aziendalistica ritengono che la sia garantita solo se nello stato

chiarezza

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patrimoniale le voci delle attività e delle passività siano distinte in relazione al loro grado

di liquidità o di esigibilità e se le componenti reddituali del conto economico siano

suddivise per aree, tenendo in particolar modo distinte quelle ordinarie e quindi

ricorrenti, da quelle straordinarie e quelle finanziarie.

Il principio della e è considerato il cardine del

veritiera corretta rappresentazione

bilancio. Questo principio si applica ai che affluiscono nelle due parti contabili del

valori

bilancio, ossia gli impieghi e le fonti. Questi valori possono essere di tre tipi: valori

e

oggettivi, valori stimati valori congetturati.

I sono i valori di scambio, ossia dei valori che derivano dai rapporti

valori oggettivi

con i terzi e che danno luogo alla formazione di prezzi (che si definiscono costi

nell’acquisizione dei fattori produttivi e ricavi nella vendita delle merci, prodotti e servizi).

Questi valori sono oggettivamente veri o falsi (per essi vale quindi il concetto di verità nel

senso corrente del termine).

I sono i valori il cui ammontare è noto solo in un periodo di tempo

valori stimati

successivo a quello di formazione del bilancio. Si tratta, ad esempio, del presumibile

valore di realizzo del magazzino o dei crediti. I valori stimati possono risultare corretti o

meno solo a posteriori. Nel momento in cui si considerano ai fini della redazione del

bilancio sono verosimili o meno, ragionevoli o irragionevoli. Ad esempio è irragionevole

pensare di incassare per intero il credito non garantito verso un cliente fallito, quando non

vi siano attività sulle quali soddisfarsi.

I sono i valori la cui entità dipende dalle ipotesi assunte in ordine

valori congetturati

a certi eventi. Ad esempio, la determinazione del costo dei prodotti in corso di lavorazione

dipende dalle ipotesi prescelte circa la ripartizione tra le varie lavorazioni in corso dei costi

comuni alle stesse. Anche in questo caso non può parlarsi di verità o falsità, ma di

ragionevolezza o meno delle ipotesi prescelte.

I valori stimati e quelli congetturati sono detti Per essi vale il

valori soggettivi.

principio della ragionevolezza, della discrezionalità tecnica, della buona fede, ossia della

corretta applicazione dei principi legali e contabili. In questo senso va quindi letta la

formula “veritiera e corretta rappresentazione”, dove la correttezza implica la ragionevole

applicazione delle regole legali e tecniche di determinazione dei valori. Va precisato che

anche in questo caso vale il principio della prevalenza della sostanza sulla forma. Il quarto

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comma dell’art. 2423 c.c. richiede infatti che non debbano essere applicate le norme di

legge se queste portano a situazioni che contrastino con la rappresentazione veritiera e

corretta. principi di redazione principi generali

I del bilancio d’esercizio o sono elencati

nell’art. 2423-bis c.c. Vengono qui ripresi e commentati sinteticamente.

o del Nelle valutazioni di bilancio, ossia

a) Principio della continuità aziendale going concern.

nell’attività svolta per separare i valori consumati da quelli in essere, si presume che

l’impresa perduri nel tempo. Si deve quindi tenere conto dei valori d’uso dei beni, nella

prospettiva della continuazione dell’attività imprenditoriale, non di quelli di liquidazione,

che assumono la prospettiva della cessazione dell’attività e dello smembramento del

patrimonio aziendale. Ad esempio, si attribuisce correttamente un valore ad un

elaboratore che non potrebbe più essere venduto sul mercato perché tecnologicamente

superato, ma ancora utilizzato positivamente nell’azienda.

Il principio della prudenza si esprime in comportamenti che

b) Principio della prudenza.

tendono a non sopravvalutare le attività, ossia gli impieghi in essere, e a non sottovalutare

le passività, ossia le fonti in essere. Sopravvalutare gli impieghi in essere significa ridurre

gli impieghi consumati e ciò si traduce in un miglioramento del risultato economico

dell’esercizio, con il rischio di dover distribuire ai soci dividendi non ancora maturati. Il

rispetto del principio di prudenza richiede quindi che vengano inclusi nella

tutti

determinazione del reddito gli impieghi consumati (costi), nonostante il consumo sia

solo probabile (ad es. i costi futuri delle cause in corso per liti o i costi futuri per interventi

di garanzia gratuiti sui prodotti venduti) o sia noto solo dopo la data di riferimento del

bilancio (ad es. il fallimento di un cliente). Il rispetto del principio di prudenza richiede

inoltre che non vengano considerati nella determinazione del reddito gli utili non

realizzati (ad es. la semplice presunzione di guadagno di una ipotetica vendita futura di

un immobile). A causa del diverso trattamento previsto per le due tipologie di componenti

reddituali, il principio della prudenza è definito anche come “asimmetria dei costi e dei

ricavi”. Si tratta di un principio che sottolinea che la

c) Preminenza della sostanza sulla forma.

rilevazione dei fatti di gestione e la loro esposizione in bilancio devono avvenire tenendo

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conto della loro natura economica sostanziale, e non solo della forma giuridica, nel caso in

cui esistano contrasti fra i due aspetti.

Il principio della competenza richiede che i consumi dei fattori

d) Principio della competenza.

(costi) e delle fonti (ricavi) siano rilevati nel momento in cui si verificano e non nel

momento in cui si ha il regolamento monetario. Ad esempio, un ricavo è di competenza

dell’esercizio in cui viene effettuata la vendita, non di quello in cui avviene l’incasso della

fattura. Inoltre, le regole contabili stabiliscono che il ricavo si realizza con la consegna del

bene o con la fine della prestazione di un servizio (principio I costi per i

della realizzazione).

prodotti venduti vanno rilevati in relazione ai consumi effettuati, non al pagamento degli

stessi (il costo del personale comprende anche il trattamento di fine rapporto di lavoro,

anche se questo verrà pagato dopo molti anni). Questo è un principio che non

e) Principio della valutazione separata delle voci di bilancio.

consente compensazioni fra impieghi e/o fonti nel momento della valutazione. Ad

esempio, non si possono compensare le perdite su alcune partite di merci in giacenza con

gli utili su altre partite. Per i valori stimati o congetturati, ossia

f) Principio della costanza dei criteri di valutazione.

quei valori di bilancio per i quali non esiste la possibilità di oggettiva determinazione, la

legge o la dottrina o i principi contabili suggeriscono diversi criteri di valutazione. Al fine

di non alterare i risultati del periodo è allora necessario che, prescelto un criterio, questo

venga costantemente applicato nel tempo. Questo principio può essere derogato, in casi

eccezionali, e cioè quando lo richieda la rappresentazione veritiera e corretta della realtà

aziendale, con l’osservanza di certe prescrizioni: la deroga deve essere motivata nella nota

integrativa dove, inoltre, deve essere indicata la conseguenza della stessa in relazione alla

situazione patrimoniale, a quella finanziaria e al risultato economico d’esercizio. In questo

modo è possibile conoscere l’influenza della deroga sui risultati d’esercizio.

Il codice civile non indica altri principi generali di bilancio, alcuni dei quali sono

invece espressi dalla professione contabile: Sinteticamente, tali principi

principi contabili.

“non legali” del bilancio d’esercizio della IV Direttiva Comunitaria sono:

E’ un principio espresso dalla IV direttiva comunitaria, non fatto

a) Neutralità o imparzialità.

proprio dal nostro codice civile, ma che ispira tutta la teoria sul bilancio. Il bilancio di

esercizio è destinato ai soci e ai terzi. Il bilancio è unico e non deve privilegiare solo alcune

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classi di interessi ma informare tutti gli interessati. Il bilancio non deve avere finalità

diverse da quelle di una corretta rappresentazione della realtà aziendale.

Il bilancio deve informare periodicamente i soci e i terzi sulla realtà

b) Periodicità.

aziendale. La periodicità minima legale è annuale, ma diviene semestrale e trimestrale per

le società con azioni quotate sui mercati regolamentati. L’informazione interna è invece

fornita in tempi più brevi, ad esempio trimestrali o mensili, attraverso il budget ed il

controllo di gestione.

E’ un principio derivato da quello della costanza. All’interno di una stessa

c) Comparabilità.

impresa la comparabilità è garantita dall’applicazione costante delle regole di

contabilizzazione dei fatti aziendali, delle regole di rappresentazione di bilancio e delle

regole di valutazione. La normativa comunitaria porta a garantire la comparabilità anche

nello spazio, ossia fra imprese dello stesso settore.

I valori espressi nel bilancio devono essere esposti nella stessa valuta

d) Omogeneità.

(omogeneità formale) e con riferimento allo stesso potere d’acquisto (omogeneità

sostanziale). Quest’ultima è difficilmente perseguibile soprattutto in periodi economici

“perturbati”. Il bilancio può tollerare approssimazioni, errori,

e) Significatività o rilevanza o materialità.

arrotondamenti, purché non siano di tale entità da alterare il risultato di esercizio e il

corrispondente capitale di funzionamento. Si tratta di un’applicazione del concetto di

ragionevolezza. E’ sostanzialmente un criterio legale. Esso viene di

f) Costo come criterio base delle valutazioni.

norma impiegato come costo storico sia perché è di facile determinazione, sia perché

rappresenta il valore delle qualità funzionali dei fattori acquisiti. Il criterio del costo storico

(art. 2426 n.1 e n.9 c.c.) sta per essere abbandonato, per alcune attività, per effetto delle

direttive o dei regolamenti europei, a favore del o valore equo o valore corrente o

fair value

valore di mercato. Il criterio del costo è già stato disatteso dallo stesso D.Lgs. 127/1991 per

due fattispecie:

la valutazione delle partecipazioni immobilizzate in società controllate e collegate

- (metodo del patrimonio netto, alternativo a quello del costo);

la valutazione dei lavori in corso su ordinazione (valutazioni in base ai corrispettivi

- maturati).

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La prassi internazionale (principi contabili Ias 32, 39 e 40) è orientata all’abbandono

del criterio del costo storico in favore del Quest’ultimo è definito “il corrispettivo

fair value.

al quale un’attività può essere scambiata, o una passività estinta, tra parti consapevoli e

disponibili, in un’operazione fra terzi.” Le variazioni nel possono annualmente

fair value

confluire, a seconda dei casi, nello stato patrimoniale o nel conto economico. Con il

mutamento evidenziato si passa da una situazione attuale dove, grazie al prevalere della

prudenza sulla competenza, si giunge a determinare il “reddito distribuibile”, ad una

situazione futura nella quale prevale il principio di competenza che giunge a determinare

il “reddito prodotto” e/o atteso o potenziale. Le norme Ias e Ifrs dell’International

tendono di fatto ad abbandonare il principio di prudenza a

Accounting Standards Board

favore di quello di competenza in alcuni specifici casi, oltre a quelli indicati, e cioè:

rilevazione degli utili (oltre alle perdite) sui cambi, sulla base dei cambi esistenti alla

- data di chiusura dell’esercizio;

rilevazione degli strumenti finanziari destinati alla vendita in base al fair value;

- rilevazione al degli investimenti immobiliari e di quelli dell’agricoltura.

fair value

-

Queste regole devono essere eseguite dal 2005 o dal 2006 dalle società obbligate ad

applicare i principi contabili internazionali, o che li applicano per scelta propria, in quanto

autorizzate a scegliere di adottarli (D.Lgs. 38/2005). Per il momento il legislatore del

D.Lgs. 6/2003 ha già recepito il criterio del con riferimento alla valutazione delle

fair value

attività e passività in valuta.

g) Conformità del processo di formazione del bilancio ai principi contabili.

La verificabilità è postulata dal fatto

h) Verificabilità dell’informazione del bilancio di esercizio.

che il bilancio di esercizio è destinato all’esterno dell’azienda La legge prevede infatti

organi e forme di controllo quali le Società di revisione dei bilanci.

principi applicati

Vi sono infine i di bilancio. Questi principi riguardano sia le

regole di rappresentazione (regole formali) che quelle di valutazione (regole sostanziali).

Il redattore del bilancio deve rispettare la gerarchia dei principi che vede, quali

criteri ispiratori, i principi fondamentali da cui derivano i principi generali o di redazione

del bilancio. In subordine vi sono i principi applicati, sia di ordine formale (regole di

rappresentazione) che sostanziale (regole di valutazione). In altri termini, se vi sono dei

contrasti fra i vari principi, devono prevalere i principi fondamentali o postulati del

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bilancio (chiarezza e rappresentazione veritiera e corretta della realtà aziendale e dei suoi

equilibri, economico, finanziario e patrimoniale). Questo concetto è chiaramente espresso

dal quarto comma dell’art. 2423 c.c., che richiede la deroga obbligatoria alle regole legali

specifiche qualora contrastino con i principi fondamentali.

3. Bilancio civilistico e bilancio secondo le regole internazionali IAS/IFRS

Attualmente in Italia si hanno, di fatto, due bilanci distinti:

quelli redatti secondo la normativa della IV Direttiva comunitaria, del codice civile e

- dei principi nazionali;

quelli redatti secondo le regole internazionali Ias/Ifrs.

-

Una prima rilevante conseguenza dell’adozione dei principi contabili internazionali IAS-

è l’abbandono del criterio del costo che è superato dal principio del Da ciò

IFRS fair value.

deriva che, mentre il bilancio redatto secondo i principi nazionali tende a determinare il

reddito distribuibile (prevale di solito il principio di prudenza su quello di competenza),

quello Ias/Ifrs tende a determinare il reddito prodotto e, in parte, il reddito potenziale,

con la conseguente prevalenza del principio di competenza o, almeno, la parità fra i due

principi. E’ pertanto indispensabile precisare, in nota integrativa, i principi in base ai quali

è stato redatto il bilancio. Quanto precede deriva dall’importanza che è data ai destinatari

dell’informativa di bilancio. Per i principi nazionali sono prevalenti gli interessi dei soci-

proprietari, secondo quelli Ias/Ifrs sono privilegiati gli interessi degli investitori.

3.1. I principi di base internazionali per la redazione del bilancio Ias/Ifrs

Nel principio contabile internazionale Ias 1 e nel piano sistematico (Framework) per

la preparazione e la presentazione del bilancio sono indicati i per la

principi di base

redazione suddivisi in:

finalità del bilancio;

- assunzioni contabili sottostanti la redazione del bilancio;

- caratteristiche qualitative del bilancio.

-

Relativamente alla gli utilizzatori del bilancio richiedono una stima

finalità del bilancio,

sulla capacità dell’impresa di generare disponibilità liquide e mezzi equivalenti, sulla

relativa tempistica e sul loro grado di certezza. Gli utilizzatori sono in grado di stimare

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meglio la capacità di generare flussi se hanno a disposizione informazioni che fanno

particolare riferimento alla situazione patrimoniale e finanziaria e ai suoi cambiamenti,

così come all’andamento economico della società. I tre ordini d’informazione sono

rispettivamente forniti dallo dal prospetto denominato

stato patrimoniale, rendiconto

e dal Rispetto al dettato del codice civile italiano si nota

finanziario conto economico.

l’orientamento al futuro che devono avere le informazioni fornite tramite bilancio.

Le sottostanti la redazione del bilancio IAS/IFRS, il cui

assunzioni contabili

significato è sostanzialmente corrispondente a quello degli analoghi principi civilistici

italiani, sono:

a) competenza;

b) continuità aziendale.

Le del bilancio IAS/IFRS che rendono l’informazione contenuta

caratteristiche qualitative

nel bilancio utile per i destinatari sono:

a) la comprensibilità: le informazioni contenute nel bilancio devono essere prontamente

comprensibili da parte degli utilizzatori che hanno ragionevole conoscenza dell’attività

d’impresa e delle regole contabili oltre che una normale diligenza (si tratta della

chiarezza).

b) Significatività (o rilevanza): l’informazione è efficace quando è in grado di influenzare

le decisioni degli utilizzatori. La significatività è influenzata dalla sua natura e dalla

rilevanza. L’informazione è rilevante se la sua omissione o errata presentazione può

influenzare le decisioni economiche degli utilizzatori prese sulla base del bilancio.

c) Attendibilità (o affidabilità): l’informazione è attendibile se è scevra da errori e

distorsioni rilevanti e quando gli utilizzatori possono fare affidamento su di essa per

prendere le decisioni, perché rappresenta fedelmente ciò che intende rappresentare.

All’attendibilità si possono ricondurre il principio della prevalenza della sostanza sulla

forma, la neutralità, in base alla quale le informazioni devono essere scevre da

distorsioni preconcette, la prudenza, la completezza, nei limiti della rilevanza.

d) Comparabilità. La comparabilità deve riguardare i bilanci della stessa società, nel

tempo, e di società diverse, nello spazio. E’ molto importante, a questo riguardo, che i

principi contabili applicati siano sempre dichiarati, così come gli eventuali

cambiamenti e gli effetti di tali cambiamenti.

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Gli ostacoli alla rappresentazione corretta e veritiera sono il raggiungimento di:

un corretto trade-off tra tempestività e attendibilità delle informazioni, privilegiando

- ciò che meglio soddisfa le esigenze informative degli utilizzatori del bilancio;

di un equilibrio tra benefici e costi (i benefici derivanti dalle informazioni devono

- essere maggiori dei costi necessari per fornire le dette informazioni).

La maggiore “innovazione” introdotta dagli IAS è rappresentata dal cosiddetto “principio

di prevalenza della sostanza sulla forma”; ciò implica che, ove possibile, sia introdotta per

le attività e per le passività la “valutazione a Il principio del è un

fair value”. fair value

metodo di valutazione che si basa sul presupposto che i valori espressi in bilancio debbano

riflettere il loro valore di scambio (o di mercato), per non permettere il mantenimento in

bilancio di valori “non più reali”. Talvolta, però, una valutazione a risulta

fair value

difficoltosa in particolare per quelle attività, es. quelle immateriali, per le quali non c’è un

mercato attivo di scambio, né quotazioni disponibili con frequenza.

4. Il reddito d’esercizio e il capitale di funzionamento

Abbiamo già precisato come il bilancio d’esercizio sia un sistema di valori ordinati al

calcolo del reddito d’esercizio e del derivato capitale di funzionamento. Il bilancio è infatti

composto da due sottosistemi contabili: quello reddituale, che fornisce informazioni sul

reddito attribuito all’esercizio; quello patrimoniale, che fornisce i valori in rimanenza per

la produzione dei redditi futuri.

Per definizione il è l’incremento che subisce il patrimonio netto per effetto

reddito

delle operazioni della gestione, incremento che corrisponde quindi alla somma algebrica

dei costi e dei ricavi (la diminuzione viene definita “perdita”). Il reddito, essendo il

risultato delle operazioni della gestione, deve essere legato al tempo. Si parla quindi di

reddito globale o totale se si prendono in considerazione tutte le operazioni compiute

durante la vita dell’azienda. Si parla di reddito d’esercizio se si prendono in

considerazione le sole operazioni attribuibili ad un periodo amministrativo.

Per quanto attiene al va segnalato che vengono di norma previsti due

reddito globale

procedimenti di calcolo e precisamente:

il procedimento sintetico, quando si fa la somma algebrica tra il patrimonio netto

- esistente al termine della vita dell’azienda e quello all’inizio. Ovviamente il

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patrimonio netto iniziale deve essere corretto per tener conto delle operazioni che

hanno modificato il capitale pur non derivando dalla gestione (incrementi e

prelievi) e per tener conto del fenomeno dell’inflazione;

il procedimento analitico, quando si fa la somma algebrica di tutti i costi e ricavi.

-

Per il calcolo del si ricorre solo al metodo analitico. Il reddito d’esercizio è

reddito d’esercizio

dato dalla differenza tra i costi ed i ricavi attribuibili per competenza ad un determinato

periodo amministrativo. La questione risulta particolarmente complessa per l’esistenza di:

investimenti durevoli, il cui costo va ripartito durante i vari periodi amministrativi

- di utilizzo (di “consumo”) con la tecnica dell’ammortamento;

investimenti effettuati in un periodo di tempo, ma consumati in un periodo

- amministrativo successivo (rimanenze attive) o precedente (ratei passivi);

fonti ottenute in un periodo, ma consumate in un periodo successivo (rimanenze

- passive);

fonti consumate in anticipo rispetto al loro ottenimento (ratei attivi).

-

E’ questa situazione che obbliga ad inserire nel bilancio di esercizio valori stimati e

congetturati. Determinare il reddito d’esercizio significa calcolare la differenza fra i ricavi

della produzione realizzata ed i costi dei fattori consumati per ottenere tale produzione.

Ne deriva che il reddito d’esercizio, lungi dall’essere un dato oggettivo, è un dato che

soffre di tutta una serie di limitazioni.

Ricordiamo come i valori consumati formino il conto economico, mentre i residui

valori, quelli in essere, formino lo stato patrimoniale. Lo stato patrimoniale evidenzia

perciò:

il capitale lordo di funzionamento o capitale investito, inteso come la sommatoria

- degli impieghi in essere (attività totali);

le passività, intese in senso stretto come fonti di terzi;

- il capitale netto o patrimonio netto, dato dalla differenza fra le attività e le passività

- (in senso stretto).

Il o o (le tre denominazioni si

capitale netto di funzionamento di bilancio di esercizio

equivalgono) è quindi un dato derivato dalle congetture, dalle stime e dalle ipotesi assunte

nel calcolo del reddito d’esercizio. Di conseguenza, i limiti rinvenibili nel reddito

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d’esercizio riguardano anche il che presenta le seguenti

patrimonio netto contabile

caratteristiche:

è una rappresentazione della ricchezza aziendale esistente in un

convenzionale

- determinato momento;

i valori attribuiti agli elementi attivi e passivi sono determinati sulla base della loro

- capacità di partecipare alla gestione e quindi ai redditi futuri;

presunta

tutte le valutazioni risentono del condizionamento rappresentato dalle misurazioni

- effettuate per il calcolo del reddito d’esercizio.

Inoltre, il capitale di funzionamento non è in grado di esprimere tutti i valori dell’azienda,

ad esempio, il suo grado di organizzazione, la capacità manageriale ecc. La nozione di

capitale di funzionamento non deve essere confusa con altre nozioni di largo impiego e,

precisamente, con quelle di: capitale economico e capitale di liquidazione.

Il o valore economico del capitale, è considerato un valore unico,

capitale economico,

determinato in funzione delle prospettive di redditività o di flussi finanziari futuri

dell’impresa, tenendo conto delle alternative di investimento esistenti, ed è definito in

occasione di operazioni straordinarie aziendali, quali la fusione, la cessione, lo scorporo

ecc. Il capitale economico, normalmente assunto quale valore teorico dell’azienda

considerata nel suo complesso, tiene conto di elementi immateriali dell’azienda (il nome

sul mercato, l’avviamento, le potenzialità future) che non sono riflessi nel bilancio

d’esercizio.

Il è il valore del patrimonio netto aziendale nell’ipotesi che si

capitale di liquidazione

preveda la cessazione dell’attività e che si ritenga di dover cedere per stralcio tutti i beni

dell’azienda. Si tratta quindi di una stima della somma che dovrebbe residuare in un

processo di liquidazione, dopo aver venduto isolatamente tutti i beni e aver estinto le

passività. Anche il capitale di liquidazione non può essere espresso dal bilancio

d’esercizio. Vi sono però dei punti di contatto fra le tre nozioni principali di capitale. Il

valore del capitale di funzionamento non dovrebbe mai essere superiore al capitale

economico (qualora ciò si verificasse, si avrebbe una distruzione di valore). Difficilmente il

capitale netto di funzionamento risulta inferiore al capitale di liquidazione, anche se

ipotesi del genere possono verificarsi in presenza all’interno dell’azienda di beni che

tendono a rivalutarsi (ad esempio i fabbricati ed i terreni).

“Sapienza”Università di Roma Dip. di Analisi Economiche e Sociali

18 A.A. 2010-2011

Annalisa Di Clemente Dai principi contabili nazionali a quelli internazionali

5. I limiti del bilancio come modello di rappresentazione della realtà aziendale

Da quanto detto emerge chiaramente come il bilancio d’esercizio presenti parecchi limiti

nel rappresentare la realtà aziendale. Questo perché il bilancio d’esercizio difetta:

- nell’esprimere il capitale economico aziendale, ossia il “valore” dell’azienda considerata

nel suo complesso come investimento atto a produrre redditi o flussi finanziari futuri;

- nell’esprimere il capitale di liquidazione, perché mutano i criteri di attribuzione dei

valori ai vari investimenti. Il criterio base per il capitale di funzionamento è il costo storico

sostenuto (sebbene per certi beni possa essere il mentre quello per il capitale di

fair value),

liquidazione è il presunto valore di realizzazione (che può differire anche di molto dal

primo);

- nel rappresentare la capacità dell’azienda di progredire e di svilupparsi in futuro (anche

se richiede previsioni in tal senso per attribuire valori corretti agli investimenti effettuati);

- nell’evidenziare, se non indirettamente, le conoscenze acquisite dall’azienda, l’esperienza

nel campo produttivo o distributivo e le tecniche raggiunte, mentre le pone in evidenza se

acquisite a titolo oneroso da terzi (know-how). L’evidenziazione “indiretta” è legata al fatto

che un’azienda con ottimo dovrebbe essere in grado di produrre maggiore

know-how

reddito rispetto ad aziende prive di tali conoscenze;

- nel prendere in considerazione le capacità manageriali, ossia dell’alta direzione, se non

(anche in questo caso) indirettamente per le positive conseguenze sui risultati;

- nel tenere conto della qualità del personale, che non appare in bilancio se non

indirettamente come influenza (difficilmente accertabile) sui risultati;

- nel considerare anche gli effetti degli investimenti ecologici così come della ricerca e

sviluppo. In particolare, va precisato come le aziende che investono molto nelle

conoscenze, nella formazione dei manager e del personale, come pure nell’ecologia,

possono presentare risultati peggiori nel breve periodo rispetto alle aziende che non

effettuano tali tipi di investimenti. Le prime hanno infatti più elevati debiti da pagare,

maggiori costi per ammortamenti e oneri finanziari più rilevanti.

Considerando tutti questi limiti, possiamo dire che il bilancio è “bugiardo”. Per tali

considerazioni, la capacità segnaletica del bilancio va considerata nelle “giuste”

dimensioni, ossia senza enfasi e senza detrazioni.

“Sapienza”Università di Roma Dip. di Analisi Economiche e Sociali

19 A.A. 2010-2011


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AUTORE

Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Materiale didattico per il corso di Economia e gestione delle imprese della prof.ssa Annalisa Di Clemente. Trattasi di un articolo della professoressa dal titolo "IL BILANCIO DI ESERCIZIO: UN MODELLO DI RAPPRESENTAZIONE DELLA REALTA’ AZIENDALE. DAI PRINCIPI CONTABILI NAZIONALI A QUELLI INTERNAZIONALI" riguardante il bilancio di esercizio e la normativa al riguardo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze delle pubbliche amministrazioni
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Di Clemente Annalisa.

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