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Le proprietà dei beni pubblici

La natura dei beni è definita dagli incentivi degli operatori alla loro

produzione

Un bene è definito “pubblico puro” se è contemporaneamente non

escludibile e non rivale (la scoperta di un vaccino, la sicurezza, la

pace). Questi beni sono prodotti in quantità non sufficiente o

socialmente desiderabile perché nessun operatore è disposto a

dividerne i benefici.

I beni “meritori” sono quelli che producono benefici sociali non percepiti

come tali (la conservazione del patrimonio artistico)

I beni pubblici “impuri” sono quelli che sono o solo escludibili o solo

rivali

I beni di gruppo (club goods) sono quelli escludibili e per i quali occorre

pagare un costo (un abbonamento a Skype, l’acquisto di un

biglietto ad esempio) per disporne

Le proprietà dei beni pubblici (2)

Esiste anche una tipologia di beni cosiddetti “finiti” perché rivali nel consumo

ma accessibili a tutti (ad esempio le risorse naturali come la terra,

minerali non rinnovabili). Il rischio è che ogni agente ne consumi una

quantità superiore (esternalità negativa sul benessere sociale) a quanto

necessario. Hardin ha definito questo sfruttamento eccessivo di beni “la

tragedia dei beni comuni”.

Alla tipologia dii beni finiti appartengono anche i “beni parzialmente

rinnovabili”, come la fauna idrica, i bacini idrici, le foreste.

Esistono anche beni economici che producono benefici privati e pubblici come

nel caso dell’istruzione, si chiamano “prodotti congiunti”, dove oltre

all’impulso dato alla crescita esiste l’interesse di chi si attende un

maggiore reddito dall’istruzione.

Infine i “beni complementari”, quelli che influiscono sulla probabilità che altri

agenti (ad esempio le imprese concorrenti) decidono un’azione analoga

(di investire dove ha investito la prima). Spesso è tuttavia necessario

l’intervento delle autorità centrali per orientare le azioni nella direzione

desiderata.

Le produzione di beni pubblici (1)

Chi assicura la produzione dei beni pubblici ? Due soluzioni:

Secondo Pigou (1920) è l’autorità centrale attraverso tasse e sussidi.

Secondo Coese (1960) è sufficiente, dove sono assenti, la produzione di

diritti di proprietà che garantiscono con lo scambio l’equilibrio.

Entrambe presentano vantaggi e svantaggi (quali incentivi, quali vincoli alla

produzione, maggiore o minore centralizzazione) e comunque le

proprietà dei beni pubblici non sono statiche, cambiano le

consuetudini, la cultura, i desideri e dunque le scelte economiche e

politiche della collettività (il bene può essere soggetto a scelte

diverse).

La fornitura di beni pubblici dipende allora da 4 caratteristiche strutturali: la

loro dimensione, l’eterogeneità degli agenti, le tipologie di produzione,

le regole che governano le transazioni.

La prima analisi dell’azione collettiva per la produzione di un b.p. si deve a

Olson (1965)

Le produzione di beni pubblici (2)

La dimensione: se cresce la dimensione del gruppo di agenti che

contribuiscono alla sua produzione il comportamento non cooperativo

tende a crescere (operatori free riding) e a non favorire soluzioni

efficienti. In questo caso necessaria la produzione da parte di autorità

centrale con tassazione.

Disomogeneità del gruppo: si verifica quando il bene è un join product e chi

riceve più benefici (i leader) è disposto a produrne di più. Anche qui

necessario intervento centrale per aumentare i benefici privati e quindi

la ricreca di leader disposti a produrli.

Tecnologia di aggregazione: è la caratteristica che determina la tipologia di

incentivi necessari per la produzione di beni pubblici. La quantità

prodotta è data dalla somma delle sottoscrizioni individuali o da altre

forme di aggregazione (il contributo più modesto o il contributo più

elevato)

Infrastruttura istituzionale: insieme di regole da applicare per la

pubblico.

sottoscrizione di un bene

Le interdipendenze tra nazioni e beni pubblici

Abbiamo già analizzato le interdipendenze esistenti tra Stati nazionali dovute alla

globalizzazione. Nessuno Stato può singolarmente garantire un quadro

economico e politico stabile, gestire i problemi dell’immigrazione, difendere

la stabilità monetaria, l’ambiente ecc.

L’interdipendenza non riguarda solo le merci ed i servizi, i confini fisici e non solo

sono sempre più permeabili, i conflitti regionali possono minacciare la

stabilità, la mobilità degli individui accelera i rischi dei contagi.

Queste interdipendenze possono essere studiate dalla teoria dell’”azione

collettiva” che vede gli stati come una collettività di unità geopolitiche che

interagiscono creando esternalità reciproche producendo beni e mali

pubblici.

La differenza è che gli stati nazionali hanno potere di coercizione per ridurre le

inefficienze allocative interne, mentre la collettività internazionale non ha

strumenti di “governo mondiale” in grado di far rispettare le regole stabilite a

livello internazionale. Mancando una infrastruttura sovranazionale occorre

muovere verso un sistema multilaterale di policy making.


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in cooperazione internazionale e sviluppo
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Montalbano Pierluigi.

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