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Cass. civ. Sez. V, Sent., 01-10-2010, n. 20535 28/02/11 17:50

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Cass. civ. Sez. V, Sent., 01-10-

2010, n. 20535 IMPOSTA REDDITO PERSONE FISICHE E GIURIDICHE -

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TRIBUTI LOCALI

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Con sentenza n. 65/27/03 del 9/4/2005 la Commissione Tributaria

CREDITS Regionale della Toscana accoglieva il gravame interposto dalla

contribuente società esse 3 costruzioni generali s.r.l. nei confronti della

pronunzia della Commissione Tributaria Provinciale di Arezzo di rigetto

dell'opposizione spiegata in relazione ad avviso di accertamento emesso a

titolo di I.C.I. per l'anno d'imposta 1995.

Avverso la suindicata sentenza del giudice dell'appello il Comune di Arezzo

propone ora ricorso per cassazione, affidato ad unico motivo.

Resiste con controricorso la Esse 3 Costruzioni Generali s.r.l., che ha

presentato anche memoria.

Motivi della decisione

Con unico motivo la ricorrente denunzia violazione e falsa applicazione

della L. n. 212 del 2000, art. 7, comma 1, in relazione all'art. 360 c.p.c.,

n. 3.

Si duole che il giudice dell'appello abbia ritenuto illegittimo l'atto impositivo

impugnato per violazione dell'obbligo di relativa motivazione in ragione

dell'omessa allegazione degli atti ivi richiamati, laddove "la motivazione

essenziale dell'avviso di accertamento in parola è contenuta nella

deliberazione della Giunta Comunale n. 662 del 7.5.1998 con la quale,

nell'approvare i lavori della commissione tecnica all'uopo istituita, si è

fissato il valore delle singole aree del territorio del Comune di Arezzo", nè

sussiste l'obbligo di allegare tale deliberazione all'avviso di accertamento,

trattandosi di atto generale soggetto a pubblicità legale.

Il motivo è in parte inammissibile e in parte infondato.

Come questa Corte ha già avuto modo di affermare, in tema di

accertamento tributario motivato per relationem, nella disciplina anteriore

all'entrata in vigore della L. n. 212 del 2000, art. 7, (recante lo statuto dei

diritti del contribuente) la legittimità dell'avviso richiede (solo) la

conoscenza o la conoscibilità dell'atto da parte del contribuente, ove si

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tratti di atto extratestuale (v. Cass. n. 9220 del 2008), laddove solo col

regime introdotto dalla norma sopra richiamata (e poi, per le imposte sui

redditi, dal D.Lgs. 26 gennaio 2001, n. 32, art. 1) l'obbligo di motivazione

degli atti tributari può essere adempiuto per relationem, ovverosia

mediante il riferimento ad elementi di fatto risultanti da altri atti o

documenti, a condizione che questi ultimi siano allegati all'atto notificato

ovvero che lo stesso ne riproduca il contenuto essenziale (v. Cass.,

12/7/2006, n. 15842; Cass. n. 1906 del 2008; e, da ultimo, Cass.,

3/12/2008, n. 28666).

Orbene, di tali principi il giudice dell'appello ha nel caso fatto corretta e

puntuale applicazione, là dove nell'impugnata sentenza ha affermato che

"l'obbligo di motivazione degli atti impositivi può giudicarsi legittimamente

assolto per relationem solo ed esclusivamente quando, avendo

tempestivamente conosciuto o potuto conoscere il contenuto integrale

degli atti richiamati, il contribuente sia stato comunque posto in grado di

conoscere tutti gli elementi essenziali della pretesa addotta nei suoi

confronti e di comprendere l'iter logico-giuridico seguito

dall'amministrazione. ... Tutta la problematica appare comunque superata

alla luce del disposto dell'art. 7 dello statuto del contribuente (L. 27 luglio

2000, n. 212, richiamato anche da Cass. n. 15234/01 sopra citata), il

quale prescrive che "se nella motivazione si fa riferimento ad un altro atto,

questo deve essere allegato all'atto richiamato".

La norma appare estremamente rigorosa tanto che anche

l'amministrazione finanziaria si è adeguata al suo disposto con circolare

1/8/00 n. 150/E... Ancorchè questo rigore sia stato temperato dal D.Lgs.

26 gennaio 2001, n. 32, art. 1, il quale prescrive l'onere di allegazione

degli atti richiamati solo ove gli stessi non siano conosciuti nè ricevuti dal

contribuente e salvo che l'avviso non ne riproduca il contenuto essenziale,

nella fattispecie non paion essersi realizzati questi presupposti per

sollevare l'amministrazione dall'onere dell'allegazione. Non vi è infatti

prova che gli atti richiamati siano stati conosciuti o ricevuti dal

contribuente nè sono stati riprodotti negli avvisi, per cui questi, in

ottemperanza al principio stabilito per la tutela del contribuente, devono

essere dichiarati illegittimi".

Nè vale al riguardo il rilievo dedotto dal ricorrente che "la motivazione

essenziale dell'avviso di accertamento in parola è contenuta nella

deliberazione della giunta Comunale n. 662 del 7.5.1998 con la quale,

nell'approvare i lavori della Commissione Tecnica dall'uopo istituita, si è

fissato il valore delle singole aree del territorio del comune di Arezzo".

A parte il rilievo che esso al riguardo non formula invero nè denunzia vizio

di motivazione nè vizio revocatorio, va osservato che siffatta censura è in

ogni caso formulata in violazione del principio di autosufficienza del ricorso.

Come questa Corte ha avuto modo di affermare, qualora con il ricorso per

cassazione come nella specie si sollevino censure che comportino l'esame

di delibere comunali (così come di decreti sindacali e di regolamenti

comunali, non operando, con riguardo alle norme giuridiche secondarie -

rispetto alle quali va tenuto distinto il caso delle fonti paraprimarie o

subprimarie, quale lo statuto comunale - il principio tura novit curia, e non

rientrando, pertanto, la conoscenza dei regolamenti comunali, così corneali

provinciali, fa i doveri del giudice, che, solo ove disponga di poteri

istruttori, può acquisirne diretta conoscenza, indipendentemente

dall'attività svolta dalle parti: v. Cass., 29/8/2006, n. 18661) è necessario

- in virtù del principio di autosufficienza del ricorso stesso - che il testo di

tali atti sia interamente trascritto e che siano, inoltre, dedotti i criteri di

ermeneutica asseritamente violati, con l'indicazione: delle modalità

attraverso le quali il giudice di merito se ne sia discostato, non potendo la

relativa censura limitarsi ad una mera prospettazione di un risultato

interpretativo diverso da quello accolto nella sentenza (v. Cass.,

27/1/2009, n. 1893).

Orbene, nel caso la deliberazione della giunta comunale evocata dal

ricorrente non risulta dal medesimo debitamente riportata nel ricorso.

All'inammissibilità ed infondatezza del motivo consegue il rigetto del

ricorso.

Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

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P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese

del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 2.000,00, di cui

Euro 1.800,00 per onorari, oltre a spese generali ed accessori come per

legge.

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Atreyu

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Tributario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Turchi Alessandro.

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