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Auditorium a Roma - Analisi semiotica Appunti scolastici Premium

Questa dispensa fa riferimento al corso di Analisi psicologica e semiotica dei consumi e della pubblicità, tenuto dalla prof.ssa Pezzini. Oggetto di questa ricerca è l'ipotesi secondo la quale lo spazio di consumo Auditorium funzionerebbe a Roma come uno spazio eterotopico cioè uno spazio costruito dalle... Vedi di più

Esame di ANALISI PSICOLOGICA E SEMIOTICA DEI CONSUMI E DELLA PUBBLICITÀ docente Prof. I. Pezzini

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ESTRATTO DOCUMENTO

COLLANA DI SEMIOTICA

diretta da Isabella Pezzini

2

A cura di

Isabella Pezzini

Roma: luoghi del consumo,

consumo dei luoghi

Ara Pacis, Auditorium, Esquilino e altro.

Analisi semiotiche e sociolinguistiche

PRIN 2006

Coordinamento editoriale di Leonardo Romei

Edizioni Nuova Cultura

Collana di Semiotica

diretta da Isabella Pezzini

A cura di Isabella Pezzini

Roma: luoghi del consumo,

consumo dei luoghi

Copyright © 2009 Edizioni Nuova Cultura - Roma

ISBN: 9788861343610

Copertina: progetto grafico di Emilia Antonucci

Questo volume è stato realizzato con il contributo

del MIUR PRIN 2006: “La città come testo”.

Unità di ricerca locale del Dipartimento di Sociologia e Comunicazione

della Sapienza Università di Roma.

L’unità di ricerca di Roma è composta da:

Isabella Pezzini (responsabile), Ilaria Tani, Franciscu Sedda,

Pierluigi Cervelli, Leonardo Romei, Vincenza Del Marco,

Paolo Demuru, Mariarosa Bova, con la collaborazione di Cristina Greco,

Bianca Terracciano, Raffaele Guaitoli.

È vietata la riproduzione non autorizzata,

anche parziale, realizzata con qualsiasi

mezzo, compresa la fotocopia, anche

ad uso interno o didattico.

Questo volume è stato stampato

con tecnologia “print on demand”

presso centro stampa Nuova Cultura

P.le Aldo Moro, 5 - 00185 Roma

www.nuovacultura.it

Per ordini: ordini@nuovacultura.it

Le fotografie sono degli autori dei saggi, salvo diversa indicazione.

Il disegno di copertina è di Renzo Piano.

[int_9788861343610_01] Indice

Premessa ................................................................................................... 9

Ugo Volli, Il bordo e il linguaggio ........................................................ 17

PARTE I

S : A P A

PAZI PER LA CULTURA RA ACIS E UDITORIUM

Isabella Pezzini, Nuovi spazi semiosici nella città: due casi

a Roma ..................................................................................................... 55

Maurizio Gargano, Un nuovo museo per l’Ara Pacis Augustae:

esperienza quotidiana e forme di una città ........................................ 83

Leonardo Romei, Un Centre Pompidou a Roma? ................................ 94

Elisa Pardini, Ricognizione fotografica di una giornata

all’Auditorium ..................................................................................... 122

Mariarosa Bova, Cosa fa l’Auditorium: una riscrittura

dei consumi nella metropoli ............................................................... 130

Pierluigi Cervelli, Il Parco della Musica di Roma:

una cartografia delle pratiche ........................................................... 159

PARTE II

S : E

PAZI PER LA VITA QUOTIDIANA IL QUARTIERE SQUILINO

A cura di Ilaria Tani

Vincenza Del Marco, Portici e giardini. Spazi pubblici a Piazza

Vittorio .................................................................................................. 185

6

Pierpaolo Mudu, Le soglie delle trasformazioni urbane:

immigrazione e ordine all’Esquilino ................................................. 204

Ilaria Tani, Formazioni e trasformazioni di spazi linguistici e

sociali: riflessioni sull’Esquilino ......................................................... 221

Massimo Vedovelli, Monica Barni, Carla Bagna, Italiano e

lingue immigrate nei nuovi panorami linguistici urbani

all’Esquilino .......................................................................................... 243

Paolo Demuru, Identità, credenze e luoghi (comuni) in Scontro

di Civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio di Amara Lakhous ........ 256

PARTE III

C

ONFRONTI E RILANCI

A cura di Pierluigi Cervelli

Pierluigi Cervelli, Trasformazioni culturali e dinamiche urbane.

Nove domande ..................................................................................... 277

Gianni Celestini, Macrocosmi e microcosmi urbani ................. 293

• Daniel Modigliani, Le trasformazioni di Roma nel nuovo

• Piano Regolatore Generale ......................................................... 301

Piero Ostilio Rossi, Le Città di Roma .......................................... 310

• Roberto Secchi, Etica del progetto e trasformazione

• dell’esistente ................................................................................. 333

Franco Zagari, Il punto di vista del paesaggio ........................... 345

Orazio Carpenzano, Spazialità latenti. Una ricerca progettuale

sulle testate edilizie cieche .................................................................. 351

Alessia Maggio, La presenza muta delle cose ........................... 355

• 7

PARTE IV

F RA LOCALE E GLOBALE

Adriana Magro, Moema Rebouças, La città ai piedi: una ricerca

fra i bambini di Vitoria in Brasile ...................................................... 367

Franciscu Sedda, Pierluigi Cervelli, Fra Roma e Dubai. La città

glocale .................................................................................................... 378

Bibliografia generale ............................................................................ 435

Gli Autori .............................................................................................. 455

Mariarosa Bova

Cosa fa l’Auditorium: una riscrittura

dei consumi nella metropoli A mia madre

0. Premessa

Il Parco della Musica è occupato e gestito da due enti diversi tra

loro per storia ed offerta culturale. Uno di questi è la Fondazione

Musica per Roma, che inizia la sua attività con l’apertura del

Parco della Musica; si caratterizza subito proponendo al pubblico

iniziative culturali varie per tipologia (musica, arte, teatro, lette-

ratura, scienze…) e genere (musica leggera italiana, musica rock

internazionale…) privilegiando comunque linguaggi e forme e-

spressive moderne e contemporanee. L’altro ente è l’Accademia

Santa Cecilia che invece ha una lunga e secolare tradizione, iden-

tificata con la sua orchestra di musica classica, i suoi successi e

vicissitudini nel passaggio da una sede romana ad un’altra, ulti-

me quelle in via della Conciliazione (dal 1958 al 2003) e poi al

Parco della Musica di Piano dove tuttora è sita.

Entrambe le organizzazioni, pur mantenendo propri loghi

e specificità, agiscono e si offrono al pubblico nello stesso com-

plesso architettonico e sotto la comune denominazione Audito-

rium Parco della Musica; scelta che si è dimostrata vincente, con-

siderate le presenze di visitatori e il successo economico. In par-

ticolare l’Accademia Santa Cecilia, dopo i primi due anni di

assestamento, ha registrato un ampliamento notevole dei pub-

blici di riferimento, non solo in termini numerici quanto soprat-

tutto relativamente a fasce di età e attività lavorative: profes-

sionisti adulti e senior (addetti ai lavori o in genere amanti della

131

Cosa fa l’Auditorium: una riscrittura dei consumi nella metropoli

musica classica), ma anche e soprattutto giovani e studenti (i

nuovi target conquistati). Al punto che nel 2008 – secondo fonti

dirette – la domanda da parte del pubblico ha addirittura supe-

1

rato l’offerta.

Di qui alcuni interrogativi tra loro collegati:

- A quali condizioni (prima ancora delle strategie economiche e

di marketing) Santa Cecilia è riuscita ad ampliare il bacino di

utenza originario, senza scontentare gli affezionati e riuscen-

do a fidelizzare nuovi utenti, nuove fasce generazionali?

- Come, nell’Auditorium di Piano, si sono conciliate tra loro (sen-

za reciproche interferenze, anzi con effetti vantaggiosi) l’attua-

lità di Musica per Roma con la tradizione dell’Accademia?

- Più specificamente, rispetto ai valori di quest’ultima (e di

quanto ad essi legato in termini di attività, comunicazione,

pubblico…) come ha agito il cambiamento di sede da Via del-

la Conciliazione a Via de Coubertin? Cosa e quanto della tra-

dizione, della storia e del nome “Santa Cecilia” si è mantenu-

to e/o trasformato, e che peso ha avuto in tutto questo la

nuova configurazione spaziale con i nuovi soggetti, i loro “fa-

re” e le pratiche fruitive in essa esistenti?

Un’informazione ulteriore : molto spesso l’infoline Santa Cecilia

2

riceve le telefonate di cittadini interessati a conoscere gli eventi

serali della Capitale. Ciò di per sé è “strano”: infatti l’Accademia

Santa Cecilia non rappresenta tutto l’Auditorium, e a sua volta

l’Auditorium – cosa più importante ai fini di questa indagine –

Questa e le altre informazioni qui riportante, riferite al bacino di utenza

1

dell’Accademia, mi sono state rilasciate dalla dott.ssa Valeria Selvaggio (re-

sponsabile del settore Gestione Teatro - Santa Cecilia) il giorno 6 febbraio 2008,

in occasione di un colloquio tenutosi presso il suo ufficio.

L’informazione è stata ricavata nel corso di un’intervista telefonica (settem-

2

bre 2008) ad un’addetta all’infoline Santa Cecilia.

132 Mariarosa Bova

non rappresenta tutti i luoghi di consumo culturale di Roma…

eppure per molti le cose non stanno esattamente così. L’infor-

mazione è interessante perché testimona quanto l’Auditorium sia

entrato nei discorsi quotidiani e nell’immaginario collettivo, a tal

punto che in parecchi si rivolgono ai suoi centralini per notizie su

una serata di sicuro interesse in città. Sorge allora una domanda:

cosa e come “fa” l’Auditorium per produrre un simile effetto?

Gli interrogativi posti in questa premessa potrebbero sembra-

re troppi, ma possono essere ridotti a un’unica questione, fon-

damentale, articolata in diversi aspetti.

1. Introduzione

In queste pagine la questione fondamentale è riassunta nell’ipo-

tesi di partenza della ricerca (cfr. Pezzini infra), secondo la quale

lo spazio del consumo Auditorium funzionerebbe nella metropo-

li romana come uno spazio eterotopico.

In ambito sociosemiotico – l’approccio disciplinare di riferi-

mento per questo lavoro – il termine spazio indica “una costru-

zione culturale”, cioè non solo un edificio, una superficie o un

contenitore di oggetti ma anche l’insieme di tutti i soggetti in es-

so presenti, con i rispettivi ruoli e “fare” che convergono su quel-

lo stesso spazio, gli uni inscrivendovi determinate istruzioni

d’uso, gli altri ricontrattandole nel tempo in una continua intera-

zione reciproca (Marrone 2001).

Con eterotopico/eterotopia si intende, più in particolare, lo spa-

zio in cui un soggetto (Destinante) propone ad un altro (Destina-

tario) un accordo/contratto per intraprendere un’azione e raggiun-

gere uno scopo.

Dunque ipotizzare che lo spazio del consumo Auditorium sia

un’eterotopia significa ipotizzare che esso sia uno spazio costrui-

to dalle relazioni tra soggetti e in cui questi, o alcuni di essi –

come enti organizzatori e pubblici di riferimento – siglino un

133

Cosa fa l’Auditorium: una riscrittura dei consumi nella metropoli

nuovo accordo per una nuova azione, cioè un nuovo progetto di

consumo nella città, di fruizione nel/del territorio urbano.

Si tenterà quindi di ricostruire il discorso dello spazio Audi-

torium (con le soggettività inscritte, i ruoli attanziali, le modalità

e i valori profondi) considerando gli enunciati di cui è composto

(architettura e allestimenti, eventi realizzati, pratiche fruitive) e i

loro rapporti.

Inoltre, avendo ipotizzato che esso funzioni come eterotopia e

che dunque si tratti di un discorso efficace con effetti sul consu-

mo, si cercherà di verificare o invalidare l’ipotesi osservando la

sua azione rispetto ai seguenti consumi:

- quelli dell’Accademia Santa Cecilia, il solo dei due enti gestori

con una storia e dei consumi culturali pregressi che hanno

subìto un riposizionamento nella nuova sede del Parco della

Musica;

- quelli programmati e presentati al suo interno;

- e infine quelli realizzati dall’Auditorium in collaborazione

con altri luoghi romani della cultura, in un circuito che vede

lo spostamento dei fruitori da uno scenario architettonico ad

un’altro.

2. Un’indagine in tre tappe

I punti sopra elencati rappresentano tre tappe del lavoro, che

possoro essere sintetizzate in tre preposizioni: verso/a/da l’Audi-

torium in modo da costruire una struttura di indagine che assu-

ma la centralità del luogo rispetto ai consumi, esplicitando le loro

differenti caratteristiche in base al loro “orientamento” rispetto

ad esso. Si mostrerà in tal modo cosa fa l’Auditorium, indican-

done volta per volta le diverse azioni (§ 2.1.3, 2.2.3, 2.3.2).

Altresì, comprimendo e strutturando la ricerca lungo tale traiet-

134 Mariarosa Bova

toria principale, vale a dire l’azione dello spazio sui consumi – in

sintonia del resto con l’ipotesi principale da cui si è partiti (§ 1) –

non si potrà fare a meno di notare come progressivamente se ne

produca un’altra, inversa e complementare alla prima: quella in-

dicante l’azione dei consumi sullo spazio. L’analisi mostrerà, in-

fatti, come i confini dell’Auditorium (complessivamente consi-

derato) non coincidano esattamente con quelli dell’architettura

zoomorfa di Piano, ma vengano di volta in volta “riaggiustati”

dalla sua organizzazione di eventi nella Capitale (§ 2.3.1 e 2.3.2).

In un simile gioco di azione e reazione tra luoghi e consumi, gli

uni e gli altri sembrano trovare nell’Auditorium un dispositivo

di sinergia, uno spazio comune presupposto ed effetto dei loro

rispettivi fare. Per il caso esaminato, dunque, contrariamente a

quanto sostenuto da Massimo Ilardi (2004) – il quale legge i pro-

cessi in atto nella metropoli contemporanea attraverso l’opposi-

zione tra logica ordinatrice dell’architettura e dei suoi piani rego-

latori da un lato, e logica disobbediente del consumo dall’altro

(che si realizza indipendentemente da regole e progettualità del-

la prima, scardinandola) – architettura e consumi non sarebbero

reciprocamente escludenti o distruttivi, ma elementi centrali e

convergenti di un unico progetto: lo spazio del consumo Audito-

rium, appunto.

2.1.Verso l’Auditorium

In questo paragrafo intendo mettere in evidenza il nuovo posi-

zionamento dei consumi in seguito al cambiamento di sede – da

quella storica di via della Conciliazione a quella disegnata da Pia-

no – concentrando l’attenzione sul ruolo dello spazio nella pro-

duzione di questo effetto.

2.1.1. L’Accademia Santa Cecilia in Via della Conciliazione

Dal 1958 al 2003 la sede dell’Accademia Santa Cecilia è stata in

135

Cosa fa l’Auditorium: una riscrittura dei consumi nella metropoli

Via della Conciliazione 4, nel palazzo Pio costruito durante il pe-

riodo fascista e inserito lungo il rettilineo monumentale che da

Castel Sant’Angelo entra direttamente in piazza San Pietro.

In questo edificio il passaggio dall’esterno all’interno, e da un

interno ad un altro, è chiaramente segnato da limiti architettonici

che permettono di distinguere le varie zone funzionali, i rapporti

tra di esse e il percorso predisposto per il fruitore. Infatti, supe-

rando dal marciapiede un’alta porta vetrata, si accede ad un

primo segmento spaziale di forma rettangolare; si tratta dell’in-

gresso alla cui destra si trova il box della biglietteria.

Oltre questa, una sequenza orizzontale di porte a vetri incor-

niciate da infissi di ferro permette l’accesso al Foyer, uno spazio-

so rettangolo pavimentato in marmo, lo stesso materiale che

riveste le pareti dal basso in alto per circa due terzi della superfi-

cie, mentre nell’ultimo tratto – e fino all’alto soffitto – la muratu-

ra è tinteggiata in bianco e presenta fregi dalle linee geometriche

di ispirazione fascista. Non ci sono finestre, per cui la luce è quel-

la naturale che proviene dalle porte vetrate dell’ingresso e so-

prattutto quella artificiale di tradizionali lampade a muro, alcuni

faretti in sospensione e il soffitto perimetrato da una cornice di

muratura che nasconde il dispositivo luminoso ma dalla quale

viene diffusa la luce. Questa zona del Foyer si presenta come

spazio di sosta prima dello spettacolo e di attraversamento verso

la sala concerti. Inoltre si caratterizza come spazio ampio e cen-

trale rispetto agli ambienti laterali, di ridotte dimensioni, che si

affacciano su di esso presentando ciascuno una precisa destina-

zione funzionale: un bar e un box guardaroba sulla destra, un sa-

lottino ospiti e un altro box guardaroba sulla sinistra; l’interno

del bar e del salottino, delimitati da porte a vetri, sono visibili dal

Foyer.

L’agibilità di questi spazi laterali è però limitata. Si presen-

tano di solito bui e chiusi al pubblico, rimanendo debolmente il-

luminato solo il Foyer centrale; è invece solo in occasione di con-

136 Mariarosa Bova

certi o particolari eventi in programma, e limitatamente alla loro

durata, che questi spazi laterali vengono aperti all’andirivieni dei

fruitori riempendosi di luci, colori e rumori. Attraversando il

foyer, lasciandosi ai lati gli spazi descritti, e salendo per alcuni

gradini si raggiunge l’entrata della sala concerti (1760 posti). Le

poltroncine di velluto rosso degradano verso il palcoscenico, si-

tuato in fondo e in posizione centrale, e valorizzato rispetto al

resto da rilievi dorati.

Inoltre, presso l’Auditorium Conciliazione, al primo piano, si

trova una sala destinata a mostre d’arte, accessibile da una delle

due entrate laterali e dunque fisicamente separata dalla zona

principale del foyer e della sala concerti.

Al lato della porta d’ingresso dell’Auditorium Conciliazione

una bacheca in vetro mostra ai passanti il cartellone con il pro-

gramma della stagione di musica classica. Le serate con gli artisti

di musica leggera sono pubblicizzate a parte (attraverso il sito

ufficiale, tramite stampa locale, trasmissioni radio) e comunque

rappresentano un’area di attività secondaria rispetto alla princi-

3

pale e originaria destinazione di questo Auditorium.

Da quanto detto emerge come architettura e configurazione

degli spazi, loro allestimenti e destinazione funzionale, distinzio-

ne netta tra l’attività principale (fruizione musica classica) e quel-

le secondarie, di supporto o di contorno alla prima (ristorazione,

sala espositiva, musica leggera), caratterizzino l’Auditorium Con-

ciliazione come spazio tradizionale. Tradizionale dunque non so-

lo per la tipologia dell’offerta culturale (musica classica) e degli

enti che la propongono (Orchestra Sinfonica di Roma e Accade-

mia Santa Cecilia fino al 2003) ma anche per le modalità attraver-

so le quali quel tipo di consumo viene predisposto per il pubbli-

co. Consumo a scomparti separati, per chi già sa, ed esige prati-

Come mi hanno dichiarato i due giovani addetti alla biglietteria, l’affluenza

3

di pubblico a tali eventi è spesso molto limitata. 137

Cosa fa l’Auditorium: una riscrittura dei consumi nella metropoli

cità negli spostamenti e qualità artistica della performance mu-

4

sicale.

2.1.2. L’Accademia Santa Cecilia in Via de Coubertin

Nel 2003 l’Accademia Santa Cecilia si trasferisce nella sede da

lungo tempo attesa e realizzata su progetto di Renzo Piano. Sito

nel quartiere Flaminio, l’Auditorium Parco della Musica offre

una struttura di vastissime dimensioni, dotata di verde e par-

cheggi e soprattutto di tre ampie sale concerto intorno a una ca-

vea centrale, una sorta di quarto auditorium all’aperto. L’archi-

tettura, fatta di corpi separati, variabili in scala e accostati tra lo-

ro, si presta bene ad una utilizzazione flessibile degli spazi in cui

convergono sia consumi culturali sia consumi commerciali (bar,

ristoranti, libreria) di supporto ai primi ma allo stesso tempo au-

tonomi per il servizio offerto al pubblico in fasce orarie indipen-

denti da quelle degli spettacoli. L’offerta eventi dell’Auditorium

si presenta estremamente variegata includendo non solo musica

classica, curata dall’Accademia Santa Cecilia, ma anche musica

leggera, pop, rock nazionale ed internazionale oltre a spettacoli

teatrali, cinema, performance di danza contemporanea, mostre

d’arte… curate dalla Fondazione Musica per Roma, l’altro ente

gestore dell’Auditorium Parco della Musica (§ 0).

In una simile struttura, l’Accademia Santa Cecilia ha trovato

la disponibilità di una grandissima sala concerti all’avanguardia

per l’acustica, la sala Sinopoli con circa 3000 posti; sale teatro per

le prove e le incisioni; bookshop per la vendita di spartiti e inci-

Questi ultimi risultano molto agevoli sia all’interno dell’edificio, per le sue

4

modeste dimensioni e la linearità dei percorsi interni; sia al suo esterno, cioè

dai vari punti della città fino agli spazi pubblici, perpendicolari a via della

conciliazione, sui quali si affaccia (vale a dire Via Traspontina, dove si trova

la fermata delle seguenti linee di trasporto pubblico: 23, 34, 40, 982, 271, 10

notturno; e Piazza Pia, con le fermata del 23, 24, 40, 62, 271 e 280).

138 Mariarosa Bova

sioni realizzate; spazio per i propri uffici con ingresso a pian ter-

reno, compreso tra la libreria e il bar; biglietteria riservata all’in-

gresso, accanto a quella Musica per Roma. E inoltre, malgrado

l’accostamento a quest’ultima e ai suoi spazi, l’Accademia per i

propri abbonati ha potuto mantenere un carattere di riservatezza

ed esclusività predisponendo un apposito servizio cortesia. Que-

sto si trova quasi all’estremità del Foyer, ospitato in una sua rien-

tranza adiacente all’ingresso della sala Sinopoli; si tratta di uno

spazio che si distingue dal resto del foyer non per esserne sepa-

rato attraverso vetri, porte, cordoli o quant’altro, bensì per la di-

scontinuità rilevabile in termini di luce e rumore. Infatti, essendo

a lato delle vetrate che danno sulla cavea, non riceve direttamen-

te luce naturale e l’illuminazione è garantita spesso dai faretti

presenti sulla postazione cortesia e direzionati sul personale ad-

detto alle informazioni. Anche il rumore in questo punto del

foyer è molto attutito, persino nei giorni di maggiore afflusso;

infatti si trova oltre il piccolo museo archeologico e quello degli

strumenti musicali, persino oltre l’area solitamente destinata alle

installazioni e all’esposizione di opere d’arte (che raggiungono

ma non superano l’ingresso della sala Sinopoli).

Sempre qui, lungo il Foyer ma sul lato opposto del servizio

cortesia, è posizionato ad altezza viso uno schermo video che

trasmette in diretta quanto succede all’interno della sala Sinopoli:

prove e preparativi prima di un concerto. La presenza di questo

dispositivo aumenta lo spazio esperibile per chiunque si trovi in

quel punto del Foyer: egli infatti avrà a disposizione non solo lo

spazio fisico immediato, ma anche lo spazio digitale che gli ren-

derà presente quanto al momento non è accessibile (l’interno del-

la sala concerto durante le prove).

Ma non si tratta dell’unico video che riguarda l’Accademia

Santa Cecilia. Infatti superate le porte a vetro dell’ingresso, dove

sono sistemati l’infopoint e le biglietterie, c’è un grande schermo

a muro in cui scorrono immagini e testo di presentazione degli


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa fa riferimento al corso di Analisi psicologica e semiotica dei consumi e della pubblicità, tenuto dalla prof.ssa Pezzini. Oggetto di questa ricerca è l'ipotesi secondo la quale lo spazio di consumo Auditorium funzionerebbe a Roma come uno spazio eterotopico cioè uno spazio costruito dalle relazioni tra soggetti, enti organizzatori e pubblici. Per verificare tale ipotesi si cerca di analizzare l'azione di consumo dell'Auditorium rispetto ai consumi dell'Accademia Santa Cecilia, quelli interni, e quelli realizzati in collaborazione con altri luoghi culturali.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in industria culturale e comunicazione digitale
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di ANALISI PSICOLOGICA E SEMIOTICA DEI CONSUMI E DELLA PUBBLICITÀ e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Pezzini Isabella.

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