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Attribuzioni sezioni distaccate - ord. Trib. Bari 2002 Appunti scolastici Premium

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo di un'ordinanza emessa dal Tribunale di Bari nel 2002. L'inosservanza delle disposizioni... Vedi di più

Esame di Diritto Processuale Civile I docente Prof. G. Costantino

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ESTRATTO DOCUMENTO

È, inoltre, esatto il rilievo della resistente, secondo cui si tratta di foro esclusivo (Cass. 17 dicembre

1991, n. 13594, Foro it., Rep. 1991, voce Competenza civile, n. 95).

La sentenza 28 marzo 2001, n. 4503 della Cassazione (id., 2001, I, 2209) — citata dalla ricorrente a

sostegno della tesi dell’inapplicabilità dell’art. 21 c.p.c. — non è conferente, perché essa riguarda

l’ipotesi particolare di contratto di sfruttamento di una cava di pietra, certamente diversa da quella

qui in esame.

Inoltre, seguendo tale tesi, la novella dell’art. 21 sarebbe del tutto svuotata di significato.

Ciò posto, occorre verificare quali conseguenze derivino dal fatto che la domanda cautelare sia stata

proposta davanti al Tribunale di Bari, in relazione al diverso luogo (Monopoli) ove si trova

l’immobile oggetto del contratto.

Le alternative sono, in realtà, due:

— se si applica l’art. 83 ter disp. att. c.p.c., il procedimento va trasmesso al presidente del tribunale,

il quale, con decreto non impugnabile, decide se la causa deve essere trattata in sede centrale,

ovvero se deve essere trattata in sede distaccata;— se l’art. 83 ter non si applica, l’art. 21 c.p.c. non

sarebbe violato, perché Monopoli rientra nell’ambito del circondario del Tribunale di Bari ed è del

tutto evidente che la competenza territoriale stricto sensu, cui fa riferimento l’art. 21 c.p.c., è solo

quella afferente i rapporti tra due o più uffici giudiziari distinti.

Nella specie, invece, si tratta di rapporti tra sede centrale di un ufficio giudiziario e sede distaccata

del medesimo ufficio (Cass., sez. un., 10 febbraio 1994, n. 1374, id., 1994, I, 1401; 14 giugno 2001,

n. 8025, id., 2002, I, 1122).

Pertanto, se si optasse per l’inapplicabilità dell’art. 83 ter, la competenza territoriale resterebbe

radicata nel Tribunale di Bari.

Inoltre, non sembra accoglibile la tesi della resistente, secondo cui, vi sarebbe, comunque, un vizio

per violazione dell’art. 48 quater ord. giud., anche ritenendo inapplicabile l’art. 83 ter.

Infatti, detta ultima norma e l’art. 48 quater hanno alla base la medesima ratio ed hanno un senso

solo all’interno del sistema del giudice unico di primo grado.

Invero, l’art. 83 ter è stato introdotto dall’art. 128 d.leg. 51/98, mentre l’art. 48 quater dall’art. 15 di

detto decreto.

La resistente fonda il proprio assunto sul dato letterale dell’art. 48 quater, secondo cui: «Nelle

sezioni distaccate sono trattati gli affari civili ... quando il luogo in ragione del quale è determinata

la competenza per territorio rientra nella circoscrizione delle sezioni medesime», con la

conseguenza che, il combinato disposto di cui agli art. 21 c.p.c. e 48 quater comporterebbe

l’incompetenza territoriale del Tribunale di Bari.

Così non è, perché la locuzione «competenza per territorio» di cui all’art. 48 quater non può essere

intesa in senso tecnico, ma nel senso di individuazione dell’articolazione territoriale delle sezioni

distaccate, in rapporto alla sede centrale.

In definitiva, l’art. 48 quater detta i criteri di ripartizione interna degli affari, mentre l’art. 83 ter

disciplina le conseguenze della violazione di quei medesimi criteri.

L’art. 83 ter, infatti, stabilisce: «L’inosservanza delle disposizioni di ordinamento giudiziario

relative alla ripartizione tra sede principale e sedi distaccate o tra diverse sedi distaccate ... è rilevata

non oltre l’udienza di prima comparizione».

Ma la disposizione di ordinamento giudiziario cui fa riferimento l’art. 83 ter è proprio l’art. 48

quater.

In definitiva, o dette due norme si applicano entrambe, ovvero non si applicano affatto, ma è

assolutamente improponibile l’interpretazione secondo cui sarebbe applicabile solo l’art. 48 quater

che, letto insieme all’art. 21 c.p.c., condurrebbe all’incompetenza territoriale del Tribunale di Bari.

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IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

Ciò detto, va rilevato che certamente l’art. 83 ter è applicabile anche ai procedimenti cautelari, come

ritiene parte della dottrina (i cui autori non possono essere citati ex art. 118, 3° comma, disp. att.

c.p.c.) e come ha già statuito in un provvedimento, così massimato: «In seguito alla istituzione delle

sezioni distaccate di tribunale, le domande cautelari (tipiche o atipiche) ante causam vanno proposte

esclusivamente innanzi a tale ufficio, ove innanzi a quest’ultimo dovrà radicarsi l’eventuale

successiva azione di merito, sempre che non esistano criteri di collegamento con la sede centrale del

tribunale (e sempre che si tratti di controversia per la quale non è prevista riserva di collegialità).

Tuttavia, non trattandosi di questione di competenza, il giudice designato — ove riscontri l’assenza

di criteri di collegamento con il proprio ufficio — non deve dichiararsi territorialmente

incompetente, ma trasmettere il procedimento al presidente del tribunale perché provveda (nella

specie, una domanda cautelare a tutela di un modello di utilità e per conseguire la repressione della

competenza sleale era stata proposta innanzi al Tribunale di Napoli, sede centrale, e non presso la

sezione distaccata nel cui ambito territoriale si era verificato l’illecito)» (Trib. Napoli 27 giugno

2000; in senso analogo, in tema di rapporti tra organi dello stesso ufficio in materia cautelare, Trib.

Bari 20 ottobre 1993, id., 1994, I, 231; lo stesso principio, se pure nel sistema anteriore

all’introduzione del procedimento cautelare uniforme, è stato affermato da Cass. 21 maggio 1980, n.

3347, id., Rep. 1980, voce cit., n. 185, secondo cui: «La questione di competenza interna

nell’ambito di un medesimo ufficio relativamente all’assegnazione delle cause attiene

all’ordinamento dell’ufficio stesso ed assume esclusivo carattere amministrativo in quanto la

ripartizione interna delle cause è diretta al fine di realizzare una migliore distribuzione del lavoro e

non incide sulla competenza dell’ufficio mantenendo inalterata l’unità funzionale dei poteri

giurisdizionali di esso. Pertanto, poiché l’erronea ripartizione dei compiti tra giudici dello stesso

ufficio, in violazione di specifiche norme di legge, non coinvolge una questione di competenza in

senso proprio, ma comporta un vizio procedurale denunciabile con i normali rimedi di

impugnazione, non è proponibile il regolamento di competenza avverso l’ordinanza emessa ex art.

700 c.p.c. da un pretore non competente per la causa di merito, in atto pendente davanti allo stesso

ufficio, ma presso altro giudice»).

Né può valere ad escludere l’applicabilità dell’art. 83 ter il fatto che il limite temporale posto dalla

legge per rilevare l’inosservanza delle disposizioni sulle attribuzioni delle sezioni distaccate, è

costituito dall’udienza di prima comparizione, che non c’è nei procedimenti cautelari.

La norma, infatti, va intesa nel senso che detta udienza segna il termine ultimo per il rilievo, ma ciò

non significa affatto che l’eccezione non possa essere rilevata in un momento anteriore, come

nell’ipotesi di domanda cautelare proposta ante causam.

La norma, infatti, non dice «all’udienza di prima comparizione», ma dice «non oltre l’udienza di

prima comparizione».

Sono, a tal proposito, assolutamente fondati i rilievi della ricorrente, la quale ha replicato che:

— ai sensi dell’art. 48 ter ord. giud., l’istituzione, soppressione, o modifica delle circoscrizioni delle

sedi distaccate è disposta con decreto del ministro della giustizia, di concerto col ministro del

tesoro, sì che — ove, nella specie, si trattasse di questione di competenza stricto sensu — sarebbe

violato l’art. 25 Cost. sulla precostituzione per legge del giudice naturale, dal momento che il

decreto ministeriale richiesto dall’art. 48 ter ha carattere amministrativo e non legislativo;

— moltissime norme sul processo di cognizione sono certamente applicabili anche ai procedimenti

cautelari (art. 38, 39, a mò di esempio), sì che il riferimento alla prima udienza di comparizione non

esclude affatto che l’art. 83 ter sia applicabile anche ai procedimenti cautelari.

Concludendo, quindi, sul punto, a mente dell’art. 83 ter, il processo cautelare qui in esame va

rimesso al sig. presidente del tribunale, perché egli provveda, con decreto non impugnabile, o ad

assegnare l’affare al giudice della sezione distaccata di Monopoli, ovvero a restituirlo a questo

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IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

giudice designato, essendo evidente che il profilo attinente alla violazione delle norme sulle

attribuzioni delle sezioni distaccate non solo non è manifestamente infondata, ma — anzi — ha un

evidente fondamento.

La resistente, nelle note di replica depositate il 9 novembre 2002, ha esposto ulteriori argomenti a

sostegno della propria tesi, i quali però non valgono a contrastare le conclusioni cui si è testé

pervenuti.

La Porcellane di Monopoli, dopo avere richiamato l’attenzione sul fatto che, anche in tema di

rapporti tra sezioni dello stesso ufficio, può parlarsi d’incompetenza stricto sensu (come nel caso di

rapporti tra sezioni «ordinarie» e sezioni specializzate agrarie), ha evidenziato che, nei procedimenti

cautelari, il legislatore adopera il termine «competenza» in senso stretto nei rapporti tra magistrati

del medesimo ufficio (come nel caso di rapporti tra giudice istruttore competente per il rilascio di

misure in corso di causa, e giudice della cautela richiesta ante causam, nonché in tema di

declaratoria d’inefficacia, di revoca o modifica, o di attuazione della misura cautelare).

Ciò è vero, ma il termine «competenza» adoperato dal legislatore in detti casi, riguarda il profilo

funzionale della competenza, del tutto distinto dal profilo territoriale della stessa, profilo

quest’ultimo che, invece, viene disciplinato proprio dall’art. 83 ter.

La resistente, inoltre, assume che, nella specie, il decreto di sequestro sarebbe nullo, addirittura per

vizio di costituzione del giudice, sulla base di un suggestivo ragionamento, ma riconosce, expressis

verbis, che manca una norma ad hoc che sanzioni così radicalmente il vizio.

Tale tesi non è accoglibile perché, per il sol fatto che la resistente ammette che la nullità deriva non

da una norma espressa, essa contrasta col principio di cui all’art. 156 c.p.c., per il quale un atto

processuale è nullo nei soli casi previsti dalla legge.

È vero che la sentenza della Cassazione 8025/01 (citata da entrambe le parti) fa riferimento ad un

vizio di costituzione del giudice, ma è anche vero che essa ha stabilito che si tratta di un tipo sui

generis di nullità, diverso da quello di cui all’art. 158 c.p.c., perché può essere rilevato solo in

limine litis.

Inoltre, non convince affatto l’affermazione che detto vizio comporta la nullità degli atti.

La fattispecie esaminata dalla Suprema corte riguardava proprio il profilo della ripartizione degli

affari tra sede distaccata e sede centrale e, sul punto, il Supremo collegio ha così motivato: «In

questi termini, l’assunto del giudice a quo si palesa del tutto corretto, onde l’inammissibilità

dell’istanza per regolamento di competenza proposta dai ricorrenti, atteso che, avuto riguardo

all’organizzazione strutturale ed operativa, le sezioni distaccate non assumono le caratteristiche di

ufficio autonomo rispetto alla sede principale, la quale costituisce pur sempre il solo ufficio

giudiziario, cosicché le questioni riguardanti la ripartizione delle cause tra le une e l’altra,

rivestendo il carattere di una mera suddivisione di affari e non di una distinzione tra differenti sfere

di attribuzione, non si pongono in chiave di competenza territoriale, ma di organizzazione interna

dell’unico ufficio sulla base di disposizioni la cui violazione appartiene alla tipologia delle

invalidità concernenti la costituzione del giudice, disciplinate non come nullità insanabili bensì

come vizi da accertarsi in limine mediante uno speciale sub procedimento che sfocia in una

pronuncia ordinatoria del giudice sottratta ai mezzi di gravame ordinari ed insuscettibile, perciò, di

venire impugnata con il regolamento di competenza (Cass. 13 luglio 1993, n. 7694, id., Rep. 1993,

voce cit., n. 124; 10 febbraio 1994, n. 1374, cit.; 26 ottobre 1994, n. 8776, id., Rep. 1994, voce cit.,

n. 56; 1° ottobre 1997, n. 9582, id., Rep. 1997, voce cit., n. 180; 15 settembre 1999, n. 9824, id.,

Rep. 1999, voce cit., n. 28; 11 gennaio 2000, n. 194, id., Rep. 2000, voce cit., n. 64; 4 agosto 2000,

n. 10243, id., 2001, I, 3320)».

Infatti, posto che l’art. 83 ter non commina alcuna nullità, a mente dell’art. 156 c.p.c., la sentenza

8025/01 è fondata su argomentazioni sganciate da qualunque previsione normativa, in quanto dà per

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo di un'ordinanza emessa dal Tribunale di Bari nel 2002. L'inosservanza delle disposizioni sulle attribuzioni delle Sezioni Distaccate si applica anche ai procedimenti cautelari ma la loro inosservanza non determina nessuna nullità.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

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