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Atti emulativi - Modi acquisto proprietà

La dispensa si riferisce al seminario di Istituzioni di Diritto Privato I, tenuto dalla Dott. ssa Frenda il 31 marzo 2011.
Gli argomenti della lezione sono i seguenti:
- Analisi della sent. Cass. n. 3275/99 (atti emulativi)
- Analisi della sent. 2008 del Tribunale di Palermo (Immissioni)
- Analisi della... Vedi di più

Esame di Istituzioni di Diritto Privato I docente Prof. C. Granelli

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ESTRATTO DOCUMENTO

ISTITUZIONI DI DIRITTO PRIVATO I

(corso A-L, Prof. Carlo Granelli)

SEMINARIO III – 31.3.2011

Atti emulativi

Immissioni

Modi di acquisto della proprietà

MATERIALI

1. atti emulativi (Cass., sez. II, 03/04/1999 n. 3275………………………..…………………...p. 1

2. immissioni (Trib. Palermo, sez. III, 12/11/2008)……………………………………………p. 3

3. invenzione (Cass., sez. I, 11 agosto 2000, n. 10687)………………………………………….p. 9

4. specificazione (Cass., sez. II, 12 dicembre 1991, n. 13399)………………………………..p. 13;

5. accessione invertita (Cass., sez. II, 04-03-2005, n. 4774)…………………………….…….p. 16.

atti emulativi

Cassazione civile, sez. II 03/04/1999 n. 3275

Per aversi atto emulativo vietato ai sensi dell'art. 833 c.c. è necessario che l'atto di esercizio del

diritto sia privo di utilità per chi lo compie e sia posto in essere al solo scopo di nuocere o di recare

molestia ad altri, per cui non è riconducibile a tale categoria di atti l'azione del proprietario che

chieda l'eliminazione di una veduta aperta dal vicino a distanza illegale. (Nella specie si è esclusa

la natura di atti emulativi dell'acquisto di una striscia di terreno antistante l'immobile in cui si

aprono le vedute, in vista dell'aggiudicazione poi mancata del medesimo in sede di asta pubblica,

nonché dell'esercizio dell'azione di rispetto delle distanze legali).

Fatto

Con ricorso in data 7 luglio 1989 al Pretore di Mantova, sede distaccata di Revere, la s.a.s.

Immobiliare Sogno aggiudicataria all'incanto di un fabbricato sito in Poggio Rustico a seguito di

decreto 25-2-1989 del giudice dell'esecuzione presso il tribunale della stessa città, chiedeva ex art.

700 cpc di poter occupare per 18 mesi una striscia di terreno larga m. 1,70 e lunga m. 37,30 posta a

confine dell'immobile di proprietà della s.r.l. Gheda Immobiliare dovendo eseguire lavori di

ristrutturazione.

Il pretore accoglieva il 15-7-1989 il ricorso e rimetteva le parti dinanzi al tribunale per il giudizio di

merito.

Riassunta la causa dall'Immobiliare Sogno si costituiva la Gheda chiedendo in via riconvenzionale

che fossero trasformate da vedute in luci le aperture esistenti nel fabbricato della ricorrente perché a

distanza inferiore a quella prevista dall'art. 905 c.c..

Con sentenza 30 giugno 1983 il tribunale dichiarava che l'Immobiliare Sogno aveva legittimamente

occupato per diciotto mesi la striscia di terreno a confine della sua proprietà; la condannava a

ridurre a luci tutte le vedute prospicienti il fondo della Gheda Immobiliare.

Le impugnazioni, principale dell'Immobiliare Sogno e incidentale della Gheda, venivano respinte

dalla Corte d'Appello di Brescia con sentenza 21-9-1995.

Osservava la Corte, per quanto ancora interessa, che ai fini del rispetto delle distanze dell'art. 905

c.c. era sufficiente la possibile futura valorizzazione da parte della Gheda della striscia di terreno

chiusa da fondi di altri proprietari; che non poteva definirsi atto di emulazione la domanda della

stessa società perché fossero trasformate le vedute in luci.

Avverso la sentenza, notificata il 20-6-1996 ha proposto ricorso con atto del 2-10-1996 e con due

motivi di censura l'Immobiliare Sogno s.a.s.; resiste con controricorso la Gheda Immobiliare che ha

eccepito la nullità della notificazione del ricorso - ha chiesto - il risarcimento dei danni da

responsabilità processuale aggravata ex art. 96 cpc ed ha depositato memoria.

Diritto

L'eccezione sollevata dalla Gheda Immobiliare, di nullità della notificazione del ricorso perché ,

eseguita in Brescia, Via Vittorio Emanuele Il n. 43 presso l'avv. Antonietta Giannone che nel

giudizio di appello era stata domiciliataria del difensore della società avv.

Elio Benatti al diverso indirizzo di via C. Cima della stessa città, e perché consegnata la copia

dell'atto a persona che non sarebbe stata collega, nè dipendente dell'avv. Giannone, è per

quest'ultima parte infondata, perché la consegna dell'atto risulta avvenuta a mani di un'impiegata

dello studio legale incaricata della ricezione delle notifiche (Gasparini Patrizia).

L'inosservanza poi dell'art. 330 - 1 comma cpc per essere stato il luogo della consegna dell'atto a

persona avente diretto riferimento con la destinazione (si trattava sempre dell'avv. Giannone),

diverso da quello indicato nell'elezione di domicilio in grado di appello, dà luogo a nullità sanata

1

con efficacia ex tunc (artt. 156 - 3 comma e 164 - 3 comma c.p.c.) dalla proposizione del

controricorso.

Con il primo motivo denunciando violazione e falsa applicazione dell'art. 905 c.c.; insufficiente e

contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia (art. 360 nn. 3 e 5 c.p.c.) la

ricorrente lamenta che la sentenza impugnata confermando la sua condanna a trasformare in luci le

vedute prospicienti la striscia di terreno della Gheda Immobiliare, non ha tenuto conto del fatto che

le disposizioni di legge limitative delle vedute perseguono lo scopo di tutelare il proprietario di

immobili contro la molestia costituita dalle vedute stesse a troppo breve distanza, così da violare

l'intimità della vita privata (in tal senso: Cass. 2-8-1968 n. 2765); che il terreno in contestazione

acquistato dalla Gheda Immobiliare da tali Vincenzi non confina con altre proprietà della stessa; nel

rogito di acquisto Breviglieri 12-12-1988 la Gheda aveva consentito che in futuro la zona potesse

conteggiarsi in favore dei Vincenzi ai soli fini volumetrici secondo la normativa urbanistica per i

limiti di edificabilità della restante proprietà dei venditori.

La sentenza, ritenendo possibili due soluzioni alternative per l'utilizzazione del terreno, e cioè

l'accorpamento con zone viciniori da acquistarsi ovvero la cessione a terzi confinanti, non ha

considerato, quanto alla prima soluzione, che la striscia di terreno confina ad est con via Massarani

(già Via Garibaldi); a nord con i Vincenzi che non sono interessati all'acquisto ad ovest con Piazza

1 Maggio; a sud con l'immobile della ricorrente; quanto alla seconda soluzione, non è identificabile

un terzo confinante interessato all'acquisto se si escludono i Vincenzi costoro in base alle norme

tecniche di attuazione del P.R.G. potrebbero solo realizzare una costruzione di mq. 33 priva di

qualsiasi vantaggio economico.

Il motivo è infondato.

L'art. 905 c.c. è inteso a salvaguardare i fondi dalle indiscrezioni dipendenti dall'apertura di vedute

negli edifici vicini (v. Cass. 175 - 19974 n. 4401; Cass. 27-1-1988 n. 7419); il divieto che la norma

impone è di carattere assoluto; va rispettato anche se la veduta è limitata dalla presenza di un muro

cieco del fabbricato vicino (v.

Cass. 6-12-1991 n. 13157); prescinde dal danno che in concreto possa dalla sua violazione derivare

(V. Cass. 9-7-1975 n. 2692) e viene meno solo quando tra i due fondi vi sia una strada pubblica.

Sono quindi irrilevanti tutte le considerazioni della ricorrente sulla potenzialità edificatoria del

terreno della Gheda Immobiliare; l'art. 905 non consente al riguardo distinzioni; la tutela è

accordata al proprietario del fondo sottoposto indipendentemente dall'utilizzazione che possa farne.

Con il secondo motivo denunciando violazione e falsa applicazione dell'art. 833 insufficiente e

contraddittoria motivazione; travisamento dei fatti (art. 360 nn. 3 e 5 c.p.c.) la ricorrente lamenta

che la sentenza impugnata escludendo la configurabilità di un atto emulativo, nella domanda della

Gheda di modificazione in luci delle vedute non ha tenuto conto di alcune circostanze; la Gheda

aveva partecipato il 3-11- 1988 all'incontro nel quale era però risultata aggiudicataria dell'immobile

la ricorrente; il giorno precedente aveva stipulato con i Vincenzi un contratto per persona da

nominare di acquisto della striscia di terreno; aveva proceduto all'electio il 4-11-1988; il

frazionamento, già predisposto, redatto il 3-11-1988, era stato depositato presso il Comune il 4-11-

1988 e approvato nella stessa data; il prezzo di 60 milioni era esorbitante perché non suscettibile il

terreno di proficua utilizzazione; la trascrizione dell'atto era avvenuta il 25-11-1988 con successiva

integrazione il 28-11-1988; nella scrittura privata di vendita i Vincenzi avevano consentito che gli

acquirenti dell'immobile già della fallita Gima s.r.l. a confine con la striscia di terreno venduto

potessero realizzare vedute anche a distanza inferiore a quella legale; da tutto questo la Corte

d'Appello avrebbe dovuto trarre il convincimento che da Gheda si era precostituita una situazione

favorevole per l'ipotesi che fosse risultata aggiudicataria dell'immobile e, non avendo realizzato

l'intento, la successiva azione era stata proposta al solo fine di nuocere alla ricorrente.

La sentenza non ha, infine, considerato che le vedute preesistevano all'acquisto all'incanto

dell'immobile della fallita Gima; che dalla striscia di terreno nessun vantaggio la Gheda può ritrarre;

che l'acquisto era preordinato a nuocere all'aggiudicataria dell'immobile ove non fosse stata la

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Gheda; che gli estremi dell'atto emulativo erano ravvisabili nello stesso acquisto della striscia di

terreno.

Anche questo motivo è infondato.

Per aversi atto emulativo vietato dall'art. 833 c.c. e necessario che l'atto di esercizio del diritto non

arrechi utilità al proprietario ed abbia solo lo scopo di nuocere o recare molestia ad altri;

conseguentemente, non può considerarsi emulativa la domanda di eliminazione di una veduta aperta

dal vicino a distanza illegale, perché tende al riconoscimento della libertà del fondo ed alla

rimozione di una situazione illegale e pregiudizievole (V. Cass. 26-11-1997 n. 11852; Cass. 22-4-

1992 n. 4803).

La sentenza impugnata, senza incorrere nei denunciati vizi di motivazione si è attenuta a questi

principi; ha escluso un comportamento emulativo della Gheda Immobiliare nell'azione di rispetto

delle distanze legali, rilevando come gli accordi dalla stessa conclusi con i Vincenzi non erano stati

fittizi rispondendo al preciso intento della società di accorpare la striscia di terreno con l'immobile

confinante ove ne fosse rimasta aggiudicataria o, comunque, a quello di mantenere integra la

facciata che sulla stessa sporgeva con aumento di pregio del compendio, ottenendo già dai Vincenzi

il consenso a non eliminare le vedute già esistenti.

Ha negato quindi la configurabilità di atti emulativi con riguardo sia all'acquisto da parte della

Gheda Immobiliare della striscia di terreno, sia alla successiva proposizione della negatoria

servitutis.

La sentenza ha pure evidenziato l'irrilevanza dell'anteriorità delle vedute all'acquisto della società

ricorrente posto che nessuna prova essa aveva fornito di poter esercitare la servitù di veduta per

usucapione, per destinazione del padre di famiglia o in base a titolo, rimaneva indifferente l'epoca di

creazione delle aperture.

Infondata è anche la domanda della controricorrente di condanna dell'Immobiliare Sogno al

risarcimento dei danni da responsabilità processuale aggravata ai sensi dell'art. 96 - comma 1 c.p.c..

La norma richiede l'accertamento sia dell'elemento soggettivo dell'illecito (mala fede o colpa grave

sia dell'elemento oggettivo (entità del danno sofferto).

E, non risultando dagli atti del processo elementi oggettivi dai quali desumere la concreta esistenza

del danno, pur in presenza di un ricorso infondato e dilatorio, nulla può essere liquidato ex art. 96

c.p.c., neppure ricorrendo a criteri equitativi (V. Cass. 1-12-1995 n. 12422; Cass. 2-6-1992 n. 6637).

Col rigetto del ricorso l'Immobiliare Sogno è tenuta al pagamento delle spese del giudizio liquidate

come in dispositivo. p.q.m.

La Corte rigetta il ricorso e la domanda di danni ex art. 96 c.p.c.; condanna la ricorrente alle spese

liquidate in lire 506.550, oltre lire 3 milioni per onorari.

Roma 22-10-98- immissioni

Tribunale Palermo, sez. III 12/11/2008

In tema di inquinamento elettromagnetico, il rispetto dei limiti normativi , anche per il loro

carattere pubblicistico, non implica una presunzione assoluta di liceità delle immissioni, ben

potendo sussistere una situazione che, pur rispettosa dei limiti, si riveli in concreto lesiva, anche

solo potenzialmente, del diritto alla salute. Pertanto, la tutela giudiziaria del diritto alla salute può

essere preventiva e dare luogo a pronunce inibitorie se sia possibile accertare che nella situazione

che si avrà una volta iniziato l'esercizio dell'impianto è insito un pericolo di compromissione per la

salute di chi agisce in giudizio. 3

Fatto

Con atto di citazione notificato il 4.2.2004, S. L., V. V. ed il Condominio di via Vittorio Emanuele

nr. 492, in persona dell'amministratore pro tempore convenivano in giudizio il Ministero

dell'Interno al fine di ottenere il risarcimento dei danni cagionati dalle radiazioni promananti dalle

antenne ad alta direttività ed omnidirezionali che si trovano sul tetto del complesso ove sono ubicati

gli Uffici della Questura di Palermo, complesso confinante con il condominio attore nel quale

abitano il S. L. ed il V. V..

Allegavano gli attori di avere accertato tramite due consulenti (ing. A. ed ing. F.) e tramite il

Ce.Ri.S.E.P. - Centro Sistemi di Potenza - Laboratorio di compatibilità elettromagnetica che i valori

delle onde elettromagnetiche provenienti da dette antenne superavano i limiti previsti dall'art. 4

comma II Decreto Interministeriale nr. 381/98 ed art. 3 D.P.C.M. 8.7.2003 (cfr. consulenza di parte

allegata al fascicolo degli attori); di avere quindi agito in sede cautelare, ottenendo dal Tribunale di

Palermo in data 29/31.12.2003 un provvedimento ex art. 700 c.p.c. che ordinava al Ministero

convenuto la dismissione delle antenne omnidirezionali esistenti sul tetto del Palazzo della Questura

e gli inibiva di puntare le antenne direzionali esistenti verso la terrazza del ricorrente (cfr. fascicolo

della fase cautelare), provvedimento confermato in sede di reclamo.

Richiamando infine gli studi più recenti sugli effetti dannosi legati all'esposizione ad onde

elettromagnetiche e lamentando di avere subito un danno patrimoniale consistente, per S. L. e V.

V., nel deprezzamento degli immobili di loro proprietà, oltre che un danno alla salute, concludevano

gli attori chiedendo al Tribunale di "ritenere e dichiarare che gli impianti per cui è causa producono

emissioni di campi elettromagnetici eccedenti i limiti consentiti dal D.I. 381/98 conf dal DPCM

8.7.2003, e/o che sono comunque altamente nocivi per la salute stante la loro potenzialità lesiva;

ritenere e dichiarare ex art. 32 Cost. o secondo più opportuna qualificazione giuridica la nocività

degli impianti meglio descritti in narrativa e collocati sul tetto dell'immobile della Questura sito in

Piazza Vittoria nr. 8, conseguentemente condannare il Ministero degli Interni, in persona del

Ministro pro tempore, al risarcimento dei danni per il deprezzamento subito dall'unità immobiliare

del prof. S. L., quantificati in euro 9.000, 00 o in quella maggiore o minore somma che il Giudice

riterrà opportuna, anche in via equitativa; condannare il Ministero degli Interni, in persona del

Ministro pro tempore, al risarcimento dei danni per il deprezzamento subito dall'unità immobiliare

del dr. V. V., quantificato in euro 7.000, 00 o in quella maggiore o minore somma che il giudice

riterrà opportuna anche in via equitativa; condannare il Ministero degli Interni in persona del

Ministro pro tempore, al risarcimento dei danni alla salute e del danno morale a favore del prof S.

L. e del dr. V. V. che si stimano nella somma di euro 1.500,00 per ciascuno ovvero nella maggiore

o minore somma che il Giudice riterrà opportuna anche in via equitativa; condannare il Ministero

degli Interni, in persona del Ministro pro tempore, a rimborsare al Condominio di Corso Vittorio

Emanuele nr. 492, in persona del suo amministratore pro tempore, la somma complessiva di euro

6.144,28 come meglio descritta in narrativa, quale pagamento delle somme avanzate per la perizia

del Ce. Ri.S.E.P., per la CTU dell'ing. Miraglia e per le spese legali della fase cautelare; con vittoria

di spese, competenze, onorari e rimborso forfetario ".

Si costituiva il Ministero dell'Interno in persona del Ministro pro tempore che, in via preliminare,

eccepiva la carenza di legittimazione attiva del Condominio attore, soggetto che non aveva

partecipato alla fase cautelare e che aveva formulato una domanda di rimborso del tutto esulante dal

thema decidendum.

Contestava poi le richieste attoree, esponendo, in fatto, che, in occasione di entrambe le

segnalazioni pervenute dal S. L. e relative alla presenza di antenne e tralicci sul tetto dell'edificio

che ospita la Questura, erano stati effettuati gli opportuni e necessari controlli che avevano escluso

la non conformità a legge delle antenne e dei tralicci presenti ed il rispetto dei limiti di emissione

previsti dalla normativa di settore (in seguito alla prima segnalazione del 13.4.1999, l'AUSL 6 di

Palermo aveva effettuato il rilevamento delle emissioni elettromagnetiche constatando che non

superavano i valori di legge - cfr. nota del 15.6.1999 in atti -, rilevamento che era stato confermato

dalla Polizia di Stato - Zona Telecomunicazioni "Sicilia Occidentale" - cfr. rapporto del 30.6.1999

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in atti -; in seguito alla segnalazione del 26.4.2001 era stato accertato che i nuovi tralicci erano

inattivi - cfr. nota della Polizia di Stato - Zona Telecomunicazioni "Sicilia Occidentale" del

18.6.2001 - e comunque erano conformi alle disposizioni di legge vigenti - cfr. relazione dell'ing.

Capo del 31.7.2001 della SINT s.r.l. per conto di Ericsson Telecomunicazioni s.p.a. -). Richiamava

quindi la normativa di settore, sottolineando il particolare scopo cui erano destinate le antenne in

oggetto (ossia la tutela della sicurezza pubblica), e rilevava l'insussistenza sia del danno alla salute

sia dei danni patrimoniali, come rappresentati dagli attori.

Concludeva quindi il Ministero chiedendo al Tribunale di "ritenere e dichiarare che gli impianti

radioelettrici della Questura di Palermo, in piazza Vittoria nr. 8, come assemblati prima

dell'esecuzione dell'ordinanza cautelare dei 29-13.12.2003 sono conformi alla normativa vigente e

che essi non oltrepassano i limiti previsti inizialmente dal D.L. nr. 381/98 ed ora dal D.P.C.M.

dell'8.7.2003; per l'effetto, revocare l'ordinanza cautelare come sopra indicata; in linea subordinata,

modificare, previo espletamento di CTU da condurre sull'originario assetto degli impianti, la

suddetta misura cautelare, adottando gli accorgimenti necessari ad assicurare la piena e regolare

operatività degli impianti stessi; in ogni caso, rigettare tutte le domande risarcitorie formulate dal

prof S. L. e dal dr. V. V. perché infondate; ritenere e dichiarare il difetto di legittimazione attiva del

Condominio di via Vittorio Emanuele nr. 492 e comunque rigettare le domande perché infondate;

con condanna degli attori al pagamento delle competenze e degli onorari di giudizio, salve

beninteso ed a parte, le spese prenotate a debito, nell'importo che risulterà dalle annotazioni al

campione, la cui liquidazione spetta, secondo la normativa in vigore al competente ufficio

amministrativo che cura la tenuta del campione stesso".

La causa veniva istruita documentalmente e con l'esame di alcuni testimoni; infine, all'udienza del

20.6.2007, veniva trattenuta in decisione con la concessione dei termini di legge per lo scambio

delle memoria conclusionali e delle repliche.

Diritto

Va in primo luogo rigettata l'eccezione relativa alla carenza di legittimazione ad agire del

Condominio convenuto.

Ed invero, benché quest'ultimo soggetto non sia stato parte della fase cautelare, è ammissibile

l'azione dallo stesso esperita unitamente ai ricorrenti S. L. e V. V., attesa l'autonomia della fase

cautelare rispetto alla fase di merito (cfr. per tutte Cass. 3646/96).

Va poi ulteriormente premesso che il presente procedimento di merito riguarda un provvedimento

cautelare emesso ex art. 700 c.p.c. in data antecedente rispetto all'1.3.2006, ossia prima della data di

entrata in vigore delle norme che hanno svincolato questo tipo di tutela dalla necessità inesorabile di

un successivo giudizio di merito (decreto-legge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con

modificazioni, nella legge 14 maggio 2005, n. 80; decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115 e legge di

conversione 17 agosto 2005, n. 168, nonché decreto-legge n. 273 del 2005, c.d. milleproroghe,

convertito nella legge 23 febbraio 2006 n. 51); pur tuttavia, nessuna conferma del provvedimento

cautelare va disposta in questa sede: ed invero, già nel vigore della disciplina antecedente alla

novella del c.p.c., era esclusa, nella fase di merito, la pronuncia di convalida dei provvedimenti

cautelari, attesa la loro natura strumentale che faceva si che rimanessero assorbiti dalla decisione

della causa della quale seguivano la sorte e che l'istante era tenuto ad iniziare nel termine perentorio

fissato dal Giudice: (Cass. Civ., Sez. 1, 1.4.1983 nr. 2365).

Passando al merito della questione, occorre premettere che gli attori hanno spiegato domanda di

risarcimento per l'asserita lesione dei diritto alla salute, del quale hanno sostanzialmente invocato la

tutela anche con la reintegrazione in forma specifica ex art. 2058; che poi quest'ultimo rimedio si

concreti in una richiesta di ordinare al Ministero convenuto un "facere", prima in via provvisoria poi

in via definitiva, costituisce una conseguenza normale dell'azione ex art. 2058 c.c. (e nella

giurisprudenza di legittimità si è ormai da tempo consolidato il principio secondo il quale a tutela

del diritto alla salute il soggetto danneggiato da immissioni può esercitare, anche cumulativamente,

l'azione inibitoria ex art. 844 c.c. - a tutela del diritto di proprietà e quindi di natura reale - , l'azione

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di responsabilità aquiliana e l'azione di risarcimento in forma specifica ex art. 2058 c.c. - vedasi

Cass. sez. un. 15/10/1998 n. 10186, Cass. sez. un. 9/4/1973 n. 999 e Cass. 2/6/2000 n. 7420).

Deve peraltro ritenersi, sulla scorta della ormai unanime giurisprudenza, che non è necessario che il

danno si sia verificato perché il titolare del diritto possa reagire contro la condotta altrui, se essa si

manifesta in atti suscettibili di provocarlo, posto che la protezione apprestata dall'ordinamento al

titolare di un diritto si estrinseca, prima, nel vietare agli altri consociati di tenere comportamenti che

contraddicano il diritto, poi, nel sanzionare gli effetti lesivi della condotta illecita, obbligando il

responsabile al risarcimento del danno. Con particolare riferimento al diritto alla salute sarebbe, poi,

contraddittorio affermare che esso non tollera interferenze esterne che ne mettano in discussione

l'integrità ed ammettere che alla persona sia data la sola tutela del risarcimento del danno e non

anche quella preventiva (cfr. Corte Costituzionale sent. nr. 30 del 30.12.1987). È quindi del tutto

ammissibile chiedere al giudice di inibire all'amministrazione un comportamento che, iniziando a

funzionare con le modalità previste, è accertato possa determinare una situazione di messa in

pericolo della salute (Cass. Civ. sez, III, 27.7.2000 nr. 9383).

Va poi ulteriormente precisato che, a fronte di un pregiudizio attuale al bene fondamentale della

salute, nessuna incidenza sull'accoglimento o meno della domanda può essere attribuito al fatto che

detto accoglimento possa incidere sulle concrete modalità di erogazione del servizio: nel caso di

specie, quindi, a nulla rileva il richiamo operato dal Ministero convenuto a quegli "svariati

inconvenienti tecnici nell'utilizzo delle ricetrasmittenti da parte delle Forze dell'Ordine", lamentati

ma non dimostrati come ricollegabili alla ordinata dismissione delle antenne oggetto di causa

(vedasi sul punto Cass. sez. un. 20/2/1992 n. 2092: "qualora la Pubblica amministrazione,

nell'installazione di un impianto di depurazione con inosservanza delle distanze minime prescritte,

leda il diritto di salute del proprietario del fondo vicino, a quest'ultimo deve riconoscersi la facoltà

di adire il giudice ordinario non soltanto con azione risarcitoria, ma anche con richiesta di condanna

alla rimozione dell'opera, atteso che quel fatto lesivo, rispetto ad un diritto non suscettibile di

affievolimento, non è ricollegabile ad atti o provvedimenti amministrativi e si configura come

attività materiale illecita").

Quanto al quadro normativo di riferimento, la disciplina delle emissioni di onde elettromagnetiche é

regolamentata dalla Legge Quadro 22.2.2001 nr. 36 (sulla protezione della popolazione dalle

esposizione a campi elettromagnetici), che ha disciplinato in modo organico la materia, fissandone i

principi fondamentali, indicando anche le ripartizioni di competenze tra Stato ed Enti locali sulla

base del principio che compete esclusivamente allo Stato la fissazione delle soglie di esposizione e

la determinazione dei limiti di esposizione (come confermato anche dalla sentenza della Corte

Costituzionale nr. 103 dell'8.2.2006), in quanto titolare esclusivo della determinazione dei profili

della tutela ambientale e della salute pubblica.

Detta legge si ispira, poi, al principio di precauzione (richiamato espressamente dall'art. 1 comma

primo, punto b, quando indica, tra le finalità della normativa, quella di "promuovere la ricerca

scientifica per la valutazione degli effetti a lungo termine e attivare misure di cautela in

applicazione del principio di precauzione di cui all'art. 174, paragrafo 2, del trattato istitutivo

dell'Unione Europea") in base al quale sono stati fissati a livello nazionale dei valori soglia (non

derogabili da parte delle Regioni nemmeno in senso più restrittivo e rappresentanti il punto di

equilibrio fra le esigenze contrapposte di evitare al massimo l'impatto delle emissioni

elettromagnetiche, e di realizzare impianti necessari al paese), il cui superamento determina una

presunzione di pericolosità delle immissioni stesse.

Quanto ai limiti di esposizione, l'art. 4 comma II lett. A) rinvia al D.P.C.M. del 18.7.2003

("Fissazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la

protezione della popolazione dalle esposizioni ai campi elettromagnetici generati dalle frequenze

comprese tra 100 KHz e 300 GHz"); i limiti di esposizione ed i valori di attenzione ivi fissati

dall'art. 3 II comma, ricalcano le disposizioni di cui al Decreto Interministeriale nr. 381/98 -

"Regolamento recante norme per la determinazione dei tetti di radiofrequenze compatibili con la

salute umana" - emanato in attuazione della delega contenuta nell'art. 1 comma 6 lett. A) nr. 15 L.

6

249/1979. Sempre l'art. 4, al comma II, prevede che, in corrispondenza di edifici adibiti a

permanenze non inferiori a quattro ore, non devono essere superati i seguenti valori,

indipendentemente dalla frequenza: 6 V/M per il campo elettrico, 0,0, 16°A/m per il campo

magnetico e per le frequenze comprese tra 3 mhz e 300 ghz, 0,10 W/m° per la densità di potenza:

detti valori sono riproposti nel D.P.CM. attuativo della legge quadro (tabella 2 del decreto).

Proprio l'esistenza di una siffatta disciplina dimostra inequivocabilmente che, allo stato delle

conoscenze scientifiche, l'esposizione ai campi elettrici, se siano superati determinati limiti

massimi, è considerata fonte di possibili effetti negativi sulla conservazione dello stato (ed infatti, il

D.P.C.M. è stato adottato all'esito di una istruttoria in cui sono intervenuti il Ministro della salute ed

il Comitato Internazionale di valutazione per l'indagine sui rischi sanitari derivanti dall'esposizione

ai campi elettromagnetici ed i limiti fissati dalle normative citate sono stati determinati in base ai

risultati raggiunti dalla comunità scientifica sugli effetti acuti e cronici dell'esposizione): detta

disciplina ha quindi lo scopo di impedire che possa essere tenuta una condotta che vi contrasti (ed a

tal fine sono previste anche sanzioni amministrative per i trasgressori).

La giurisprudenza prevalente ritiene, poi, che il rispetto dei limiti normativi, anche per il loro

carattere pubblicistico, non implichi una presunzione assoluta di liceità delle immissioni, ben

potendo sussistere una situazione che, pur rispettosa dei limiti, si riveli in concreto lesiva, anche

solo potenzialmente, del diritto alla salute - ed il principio é stato affermato dalla sentenza Cass.

27/7/2000 n. 9893 riguardante proprio un caso di inquinamento elettromagnetico -. La tutela

giudiziaria del diritto alla salute nei confronti della pubblica amministrazione può, infatti, essere

preventiva e dare luogo a pronunce inibitorie se, prima ancora che l'opera pubblica venga messa in

esercizio nei modi previsti, sia possibile accertare, considerando la situazione che si avrà una volta

iniziato l'esercizio, che nella medesima situazione è insito un pericolo di compromissione per la

salute di chi agisce in giudizio.

Orbene, nel caso in esame, è risultata provata la presunzione di pericolosità concreta delle

emissioni.

La consulenza espletata nel corso del giudizio cautelare, infatti, ha accertato che le antenne

contestate producono onde elettromagnetiche cd. ad alta frequenza, che si irradiano nell'ambiente

circostante sia sul piano orizzontale che su quello verticale: sulla base delle attuali conoscenze

scientifiche, a distanza dalla sorgente i campi elettromagnetici si distribuiscono su specifici sempre

più ampie e la loro intensità diminuisce man mano che si propagano. È evidente allora che la

concentrazione massima delle radiazioni si ha appunto nei luoghi immediatamente vicini alle

antenne, quali il condominio attore ed, in particolare, le abitazioni del S. L. e del V. V., posizionate

a ridosso dell'edificio della Questura ed a pochi metri da esso (circostanza questa non contestata).

Il consulente nominato d'ufficio, poi, pur avendo accertato che, al momento della perizia, i limiti di

legge sopra richiamati non erano stati superati, ha però sottolineato che gli impianti oggetto di causa

sono idonei a superare detti limiti e che l'unica misura realmente idonea a tutelare il diritto dei

ricorrente è costituita dalla dismissione delle antenne omnidirezionali e dalla inibizione di puntare

le antenne direzionali verso l'area di pertinenza dei ricorrenti, tenuto conto che il Ministero

convenuto non ha fornito elementi sulla base dei quali valutare gli effettivi stato ed utilizzazione

dell'impianto e che la potenza massima delle apparecchiature può essere variata in ogni momento,

sia regolando quelle esistenti sia con eventuali sostituzioni con altre antenne dello stesso tipo e

dimensioni.

Proprio le cennate conclusioni, pienamente condivisibili in quanto ben motivate ed esaustive,

rendono da un lato superfluo il rinnovo della consulenza richiesto dal Ministero convenuto, diretto

"ad appurare se sia possibile ripristinare lo stato originario degli impianti, adottando eventuali

accorgimenti tecnici volti a prevenire il pericolo di immissioni elettromagnetiche soprasoglia"

(l'individuazione di siffatti accorgimenti tecnici avrebbe potuto essere effettuata autonomamente -

ed allegata - dal convenuto, avendo il Ministero dell'Interno senz'altro la possibilità di accedere ai

mezzi tecnici ed alle professionalità necessarie a tal fine), dall'altro, confermano la bontà dei

risultati cui sono giunti i consulenti di parte Ing. A. ed ing. F. utilizzando i risultati della campagna

7

di misure effettuate il 30 e 31 luglio 2001 presso il Palazzo Asmundo dal Ce.Ri.S.E.P. (organismo

della cui attendibilità scientifica non vi è motivo di dubitare, anche se interessato alla misurazione

dalla parte in causa) che registrò valori di molto superiori ai limiti di legge, così superando quella

presunzione di non pericolosità che assiste il limite di cui al D.M. 387/98. Ne consegue allora che il

pericolo che l'utilizzo delle antenne in oggetto determini il superamento di quei limiti posti a tutela

della salute pubblica deve ritenersi accertato in concreto.

Peraltro, non può essere sottaciuto che il Ministero convenuto si é limitato a depositare

documentazione relativa allo stato delle antenne e dei tralicci presenti sul Palazzo ove ha sede alla

Questura nel 1999 (come accertato in seguito alla prima segnalazione proveniente dal S. L.),

mentre, con riferimento alla situazione alla data della seconda segnalazione dell'attore, ha

depositato esclusivamente il certificato di conformità rilasciato dalla SINT s.r.l. per conto della

Ericsson Telecomunicazioni s.p.a. nel quale, però, i risultati non sono stati ottenuti mediante la

misurazione delle emissioni ad antenne operanti, bensì sulla scorta dell'aggiunta, ai valori ottenuti

dalla misurazione dei campi magnetici preesistenti, di quegli che sarebbe stati provocati dalle nuove

antenne calcolati in via presuntiva: trattasi quindi di certificazione di conformità che non esclude

affatto, come è stato più sopra illustrato, il superamento dei limiti previsti dalla normativa di settore.

Va quindi accolta la domanda relativa all'accertamento della potenzialità lesiva per la salute delle

antenne ad alta direttività ed omnidirezionali che si trovano sul tetto del complesso ove sono ubicati

gli Uffici della Questura di Palermo.

Vanno invece rigettate le domande risarcitorie relative al danno alla salute, posto che nessuna

patologia è stata né accertata, né tantomeno lamentata e che non è possibile procedere alla

liquidazione di un danno biologico soltanto ipotetico (cfr. Cass. Civ., sez. II, 23.1.2007 nr. 1391),

ed al danno per il deprezzamento dell'immobile, tenuto conto che nessuna prova hanno fornito sul

punto gli attori, i quali non hanno nemmeno allegato quale fosse il valore degli immobili medesimi.

Va altresì rigettata la richiesta di risarcimento del danno morale quale, appunto, conseguenza di un

fatto illecito astrattamente inquadrabile in una ipotesi di reato: è vero, infatti, che il fenomeno

dell'inquinamento provocato da onde elettromagnetiche è riconducibile alla previsione dell'art. 674

c.p., ma solo laddove i valori del campo elettromagnetico superino i limiti indicati dalla normativa

vigente in materia e, nel caso di specie, è stata accertata la sola potenzialità lesiva delle emissioni

elettromagnetiche promananti dalle antenne oggetto di giudizio.

Va infine rigettata la domanda di risarcimento avente ad oggetto le spese sostenute per la redazione

della consulenza di parte spiegata dal condominio.

Dette spese, essendo inerenti ad una semplice allegazione difensiva di carattere tecnico, vanno

considerate spese relative all'attività stragiudiziale posta in essere dal difensore e dal consulente

della parte, ossia spese strettamente dipendenti dal mandato relativo alla difesa: pertanto, anche

queste spese hanno natura di prestazioni giudiziali (Cassazione civile sez. II, 1 marzo 1994, n°

2034) posto che la consulenza tecnica di parte altro non é che un particolare modo dell'esercizio dei

poteri di difesa della parte (e non una posta di danno riconducibile all'illecito).

Il Ministero convenuto andrà infine condannato alla rifusione delle spese di giudizio sostenute dagli

attori, nella fase cautelare e di merito, attesa la sua sostanziale soccombenza sul punto fondamentale

della controversia. p.q.m.

Il Tribunale di Palermo in composizione monocratica definitivamente pronunciando sulla domanda

proposta con citazione del 3-2-2004 da S. L., V. V. e dal Condominio di via Vittorio Emanuele nr.

492, in persona del legale rappresentante pro tempore,

- dichiara la potenzialità lesiva delle antenne ad alta direttività ed omnidirezionali che si trovano sul

tetto del complesso ove sono ubicati gli Uffici della Questura di Palermo;

- per l'effetto, ordina la dismissione delle antenne omnidirezionali esistenti sul tetto del Palazzo

della Questura e confinanti con le proprietà S. L. e V. V. ed inibisce il convenuto al puntare l'asse

delle antenne direzionali verso la medesima terrazza; 8


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa si riferisce al seminario di Istituzioni di Diritto Privato I, tenuto dalla Dott. ssa Frenda il 31 marzo 2011.
Gli argomenti della lezione sono i seguenti:
- Analisi della sent. Cass. n. 3275/99 (atti emulativi)
- Analisi della sent. 2008 del Tribunale di Palermo (Immissioni)
- Analisi della sent. Cass. n. 10687/00 (invenzione)
- Analisi della sent. Cass. n. 13399/91 (specificazione)
- Analisi della sent. Cass. n. 4774/05 (accessione invertita)


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (a ciclo unico)
SSD:
Università: Pavia - Unipv
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di Diritto Privato I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pavia - Unipv o del prof Granelli Carlo.

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