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Astrid Lindgren - Vita e opere Appunti scolastici Premium

Questo materiale didattico si riferisce al corso di Letterature nordiche tenuto dal professor Massimo Ciaravolo. La storia della vita di Astrid Lindgren, e in modo particolare della sua infanzia, è fondamentale per comprendere al meglio certi aspetti della sua opera. Innanzitutto la sua esistenza si divide tra il mondo rurale e tradizionale della sua infanzia... Vedi di più

Esame di Letterature nordiche docente Prof. M. Ciaravolo

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l’intensità degli affetti famigliari durante le festività natalizie, al cui termine gli viene

chiesto di restare con loro per sempre. Ma egli prende consapevolmente la decisione

di non fermarsi e di non avere legami stanziali e riparte verso nuove mete.

Anche in amore vi è un esempio di eccezione. I vagabondi spesso hanno alle spalle

storie sentimentali infelici (cfr. i racconti di Jensen, soprattutto “Tordenkalven”). Così è

stato anche per il giovane artigiano sigaraio Bolle, con Dolly. E il vagabondo Bolle si

abitua suo malgrado all’idea che le donne lo evitano e hanno paura di lui. Ma anche

nella storia di Bolle vi è un’eccezione. Egli incontra una donna ‘strana’, come lui, che

vive lavorando in una malga di montagna nello Jämtland, badando agli animali al

pascolo. I due vivono un intenso anche se breve periodo di passione amorosa e di

condivisione (vd. lezione 8 del mod. C: “De egendomliga”, pp. 114-115, trad. it. pp.

178-180).

Passando alla quarta e ultima parte del romanzo, “Sekten”, ritorna in scena il

personaggio di Sandemar, il globetrotter. Egli ritorna come se fosse il guru di una setta

di vagabondi che si ritrova per elaborare una propria filosofia di vita. Questa filosofia, e

poi, come si vedrà, anche il finale del romanzo, rispecchiano gli interessi di Martinson

per il taoismo e le filosofie orientali come un modo di rifiutare ogni sorta di

compromesso con il produttivismo moderno, con l’homo faber. Si sviluppa così, negli

incontri dei vagabondi, tra i quali Bolle, una filosofia di ozio contemplativo e

nomadismo. Martinson, come sottolineano anche i critici Staffan Söderblom e Kjell

Espmark, esprime attraverso questi incontri della setta una propria visione del mondo,

qualcosa in cui crede. Tuttavia la rappresentazione del romanzo non è univoca. Da

una parte i vagabondi della ‘setta’ di Sandemar esprimono una posizione che è anche

dell’autore Martinson; dall’altra le riflessioni filosofiche avvengono in un contesto di

degrado quasi spettrale, nei sotterranei dei mattonifici: qualcosa che sta anche a

indicare una visione più amaramente realistica della condizione dei luffare. Ritornando

al personaggio di Sandemar notiamo come sia fondamentale la nuova entrata in scena

della polizia (leitmotiv ricorrente, anche in Rasmus på luffen). Infatti Sandemar muore

durante una retata di polizia; cercando di fuggire cade e perde la vita.

Bolle, sul finire del romanzo, ha una nuova, decisiva visione moderna: l’automobile

(cfr. pp. 381 e sgg.; ed. sv. 304-305). Siamo probabilmente negli anni Trenta, quando

l’automobile finisce di essere oggetto raro (cfr. più avanti la åttemobil ricordata da

Astrid Lindgren ai tempi della sua infanzia) e invade le strade di America ed Europa. E

dunque questo è anche il periodo in cui Bolle, ormai vecchio e stanco della vita, sente

che la propria vita e quella di tutti i luffare è giunta al termine. Appare anacronistico

vagare a piedi per delle strade dove sfrecciano, in modo modernamente arrogante, i

nuovi mostri a motore (cfr. analisi in lez. 8 mod. C). E anche i nuovi vagabondi, prodotti

dalla grande disoccupazione (quella successiva alla crisi del 1929?) gli sono estranei.

Bolle, malato e anziano, viene ricoverato in un ospedale e muore dolcemente accudito,

per la prima volta. In questa scena dell’ospedale, lindo e candido, si può già forse

intravedere una visione della Svezia moderna del welfare state (sappiamo che anche

quella svolta si colloca negli anni Trenta). Ma la cosa più sorprendente deve ancora

venire. La vita di Bolle non è finita, poiché egli, morendo, si reincarna in un altro

essere; entra dunque a far parte di una nuova vita. Martinson, dunque, per il finale si

affida di nuovo alle filosofie orientali secondo cui dopo una vita terrena l’anima si

reincarna in un nuovo essere che sta per essere messo al mondo. In che cosa si

reincarna? A voi la scoperta... 2

ASTRID LINDGREN 1907-2002

La storia della vita di Astrid Lindgren, e in modo particolare della sua infanzia, è

fondamentale per comprendere al meglio certi aspetti della sua opera. Innanzitutto la

sua esistenza si divide tra il mondo rurale e tradizionale della sua infanzia e quello

moderno e urbano della sua vita adulta e del suo lavoro. Fra i due mondi vi è una netta

cesura, causata anche dagli eventi della vita della scrittrice. Ritroviamo ancora – come

per Jensen, Hamsun e Martinson – l’esperienza del passaggio, dell’attraversamento di

una soglia che porta a uscire dal mondo contadino di provenienza e ad osservarlo

retrospettivamente da un nuovo orizzonte moderno.

Per Astrid Lindgren raccontare l’infanzia significa infatti anche recuperare la propria

infanzia e gli ambienti in cui è stata vissuta: lo Småland contadino e la fattigsverige.

C’è certamente un elemento rievocativo e nostalgico nella sua opera. Tuttavia la

condizione moderna non rappresenta per lei solo una perdita, uno smacco, la nostalgia

del mondo arcaico, ma significa anche conquista, liberazione, ovvero emancipazione.

Nel Novecento si sviluppa una nuova visione pedagogica, più attenta ai bisogni e ai

diritti del bambino, al suo spazio autonomo, magari anche in contrapposizione con i

presunti valori del mondo adulto. La Lindgren interpreta, come scrittrice novecentesca,

questo nuovo orizzonte riuscendo dunque a combinare perfettamente la cultura

pedagogica progressista con la sua eredità contadina.

Astrid Ericcson vive la propria infanzia in una famiglia di contadini relativamente

benestanti, che aveva in gestione un podere esistente già dal ‘400, facente parte delle

canonica. Ha tre fratelli ma comunque riesce a vivere un’infanzia privilegiata sia

materialmente sia spiritualmente, affettivamente. La sua è un’infanzia libera e sicura. È

trygg dal punto di vista materiale (lo Småland era altrimenti regione povera; da lì e dal

Norrland emigrò verso gli USA la maggioranza degli svedesi); ma è soprattutto trygg

dal punto di vista affettivo: i genitori sono persone generose, profondamente cristiane

ma gioiose, capaci di ridere e di raccontare, e di concedere frihet ai loro bambini, liberi

di giocare, scorrazzare, conquistare il loro spazio autonomo nell’idillio del podere e

della campagna circostante (un’educazione naturale che può ricordare quella proposta

da Jean Jacques Rousseau nel suo Emilio, 1762). In questa combinazione di frihet e

trygghet sta “il paradiso dell’infanzia” di Astrid Ericsson Lindgren.

Ma purtroppo tutto finisce e con la fine dell’infanzia anche Astrid perde il proprio

paradiso. La fine dell’infanzia è dunque un evento traumatico per lei, fine di un periodo

irrecuperabile. Dell’adolescenza si sa poco; è inquieta, malinconica e ribelle. A 18 anni

Astrid resta incinta, ma non vuole sposare il padre del bambino. È costretta, per lo

scandalo, a trasferirsi a Stoccolma (1926), dove nasce il figlio. Astrid deve però

lavorare come impiegata per sopravvivere e dà in affido il bimbo ad una coppia di

conoscenti a Copenaghen. Lavora presso l’Automobil Club svedese e nel 1930 sposa

il proprio capo, il signor Lindgren. Hanno una bimba e da donna sposata la Lindgren

riesce a recuperare anche il suo primo figlio a Copenaghen. In questo modo riacquista

anche un proprio equilibrio.

Ma la scrittura non arriva subito. Gli anni fondamentali per l’avvio della sua attività di

scrittrice sono il 1944/45. La Lindgren, da sempre abile a raccontare (a scuola era

chiamata “la Lagerlöf di Vimmerby”), inventava storie per la sua bambina, che le dava

il tema o il soggetto o addirittura il nome del personaggio su cui creare la storia. La

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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Questo materiale didattico si riferisce al corso di Letterature nordiche tenuto dal professor Massimo Ciaravolo. La storia della vita di Astrid Lindgren, e in modo particolare della sua infanzia, è fondamentale per comprendere al meglio certi aspetti della sua opera. Innanzitutto la sua esistenza si divide tra il mondo rurale e tradizionale della sua infanzia e quello moderno e urbano della sua vita adulta e del suo lavoro. Fra i due mondi vi è una netta cesura, causata anche dagli eventi della vita della scrittrice. Ritroviamo ancora – come per Jensen, Hamsun e Martinson – l’esperienza del passaggio, dell’attraversamento di una soglia che porta a uscire dal mondo contadino di provenienza e ad osservarlo retrospettivamente da un nuovo orizzonte moderno.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue, letterature e studi interculturali
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letterature nordiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Ciaravolo Massimo.

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