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Astensione giudice - C. Cost. ord. n. 168/00

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino, nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo dell'ordinanza n. 168 emessa dalla Corte di Cassazione nel 2000.
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Esame di Diritto Processuale Civile I docente Prof. G. Costantino

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Corte cost. [ord.], 31-05-2000, n. 168

Foro it., 2000, I, 2425

Giust. civ., 2000, I, 1915, n. TISCINI

Corriere giur., 2000, 1467, n. ONNIBONI

Riv. giur. circolaz. e trasp., 2000, 696

Dir. e giustizia, 2000, fasc. 22, 56, n. DIDONE

ORDINANZA N. 168 ANNO 2000

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori:

- Cesare MIRABELLI Presidente

- Francesco GUIZZI Giudice

- Fernando SANTOSUOSSO "

- Massimo VARI "

- Cesare RUPERTO "

- Riccardo CHIEPPA "

- Valerio ONIDA "

- Carlo MEZZANOTTE "

- Guido NEPPI MODONA "

- Piero Alberto CAPOTOSTI "

- Annibale MARINI "

- Franco BILE "

- Giovanni Maria FLICK "

ha pronunciato la seguente ORDINANZA

nei giudizi di legittimità costituzionale dell'art. 51, comma 1°, n. 4, del codice di procedura

civile promossi con ordinanze emesse il 4 dicembre 1998 e il 23 aprile 1999 dal Giudice

istruttore del Tribunale di Milano, il 28, il 2 (n. 2 ordinanze) e il 28 aprile 1999 dal

Tribunale di Firenze, rispettivamente iscritte ai nn. 83, 429, 433, 434, 435 e 484 del

registro ordinanze 1999 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 9, 36, 37

e 39, prima serie speciale, dell'anno 1999.

Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;

udito nella camera di consiglio del 10 maggio 2000 il Giudice relatore Cesare Ruperto.

Ritenuto che, nel corso di due processi civili, il Giudice istruttore del Tribunale di Milano -

avendo pronunciato sulle rispettive istanze di condanna del convenuto ai sensi dell'art. 186-

quater del codice di procedura civile -, con altrettante ordinanze di identico contenuto,

emesse il 4 dicembre 1998 (R.O. n. 83 del 1999) ed il 23 aprile 1999 (R.O. n. 429 del

1999), ha sollevato, in riferimento all’art. 24 Cost., questione di legittimità costituzionale

dell'art. 51, primo comma, n. 4, cod. proc. civ., «nella parte in cui non prevede l'obbligo di

astensione del giudice che abbia, con ordinanza, deciso sull’istanza ex art. 186-quater cod.

proc. civ.»;

che il rimettente sottolinea come la giurisprudenza costituzionale abbia ripetutamente

affermato (in particolare con la sentenza n. 326 del 1997) la stretta funzionalità della

denunciata norma rispetto al principio di imparzialità-terzietà della giurisdizione, che

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IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

Corte cost. [ord.], 31-05-2000, n. 168

Foro it., 2000, I, 2425

Giust. civ., 2000, I, 1915, n. TISCINI

Corriere giur., 2000, 1467, n. ONNIBONI

Riv. giur. circolaz. e trasp., 2000, 696

Dir. e giustizia, 2000, fasc. 22, 56, n. DIDONE

risponde all’esigenza di proteggere il giudice del merito della causa dal pregiudizio

effettivo, o anche solo potenziale, derivante da valutazioni da lui espresse in occasione di

provvedimenti adottati in un momento precedente, evitando che egli sia costretto, nel

decidere, a ripercorrere l’identico itinerario logico precedentemente seguìto, soprattutto

quando preesistono valutazioni di contenuto che cadono sulla stessa res judicanda, essendo

medesimo l’àmbito della precedente cognizione e quello della successiva;

che, secondo il rimettente, l’ordinanza ex art. 186-quater cod. proc. civ. si configura quale

provvedimento a contraddittorio e cognizione pieni e ad istruttoria compiuta, dal contenuto

decisorio ed esecutivo, sicché - per il caso in cui il processo non si estingua e la pronuncia

della sentenza non sia rinunciata - il giudice è tenuto a operare sulla medesima res

judicanda, esaminando nuovamente gli stessi atti e lo stesso materiale probatorio in base al

quale ha emesso l’ordinanza;

che dunque - sempre secondo il rimettente - appare logico presumere che possa verificarsi

una naturale tendenza a mantenere, in sede di redazione della sentenza, il giudizio già

espresso in altro momento decisionale; non potendosi ritenere che l’eventuale successiva

precisazione delle conclusioni ed il deposito di comparse conclusionali possano

efficacemente condizionare la conclusione del giudizio ed influire sul meccanismo

psicologico che presiede alla formazione del convincimento del giudice;

che, nel corso di quattro procedimenti civili, il Giudice istruttore del Tribunale di Firenze -

essendosi anch’egli già pronunciato sulle rispettive istanze di condanna ai sensi dell'art.

186-quater cod. proc. civ. -, con altrettante ordinanze di identico contenuto, emesse il 2

aprile (R.O. nn. 434 e 435 del 1999) ed il 28 aprile 1999 (R.O. nn. 433 e 484 del 1999), ha

sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., questione di legittimità costituzionale

dell'art. 51, primo comma, n. 4, cod. proc. civ., «nella parte in cui non prevede l'obbligo di

astensione dal pronunciare sentenza per quel giudice che in ordine al medesimo oggetto si

sia, nel merito, pronunciato su richiesta di ordinanza ex art. 186-quater cod proc. civ.»;

che - premesse considerazioni analoghe a quelle svolte dal precedente rimettente in ordine

agli effetti della cosiddetta "forza della prevenzione" sulla serenità del giudice, allorquando

questi sia chiamato a ripercorrere il medesimo itinerario logico già in precedenza seguìto su

una medesima res judicanda - afferma in particolare il rimettente che le motivazioni che

hanno portato la Corte costituzionale (con la menzionata sentenza n. 326 del 1997) a

dichiarare non fondata altra questione di legittimità costituzionale della stessa norma, nel

caso di cognizione della causa di merito da parte del giudice che abbia concesso una misura

cautelare ante causam, non possono valere per la soluzione della presente questione;

che infatti, secondo il rimettente, le motivazioni svolte in tale decisione circa la diversità di

struttura, contenuto, finalità, àmbito di cognizione e valenza del materiale probatorio tra il

procedimento cautelare ante causam ed il successivo giudizio di merito, non possono

valere nell'ipotesi del giudice che si sia comunque pronunciato (accogliendola o

rigettandola) sulla istanza ex art. 186-quater , poiché: a) il materiale probatorio preso in

esame per pronunciarsi su tale istanza è il medesimo che poi sarà preso in esame nella vera

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IRITTO PROCESSUALE CIVILE

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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino, nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo dell'ordinanza n. 168 emessa dalla Corte di Cassazione nel 2000.
La Corte ritiene manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale riguardante l'art. 51 cpc (casi di astensione dei giudici).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

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