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Astensione giudice - C. Cost. ord. n. 168/00 Appunti scolastici Premium

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino, nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo dell'ordinanza n. 168 emessa dalla Corte di Cassazione nel 2000.
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Esame di Diritto Processuale Civile I docente Prof. G. Costantino

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Corte cost. [ord.], 31-05-2000, n. 168

Foro it., 2000, I, 2425

Giust. civ., 2000, I, 1915, n. TISCINI

Corriere giur., 2000, 1467, n. ONNIBONI

Riv. giur. circolaz. e trasp., 2000, 696

Dir. e giustizia, 2000, fasc. 22, 56, n. DIDONE

risponde all’esigenza di proteggere il giudice del merito della causa dal pregiudizio

effettivo, o anche solo potenziale, derivante da valutazioni da lui espresse in occasione di

provvedimenti adottati in un momento precedente, evitando che egli sia costretto, nel

decidere, a ripercorrere l’identico itinerario logico precedentemente seguìto, soprattutto

quando preesistono valutazioni di contenuto che cadono sulla stessa res judicanda, essendo

medesimo l’àmbito della precedente cognizione e quello della successiva;

che, secondo il rimettente, l’ordinanza ex art. 186-quater cod. proc. civ. si configura quale

provvedimento a contraddittorio e cognizione pieni e ad istruttoria compiuta, dal contenuto

decisorio ed esecutivo, sicché - per il caso in cui il processo non si estingua e la pronuncia

della sentenza non sia rinunciata - il giudice è tenuto a operare sulla medesima res

judicanda, esaminando nuovamente gli stessi atti e lo stesso materiale probatorio in base al

quale ha emesso l’ordinanza;

che dunque - sempre secondo il rimettente - appare logico presumere che possa verificarsi

una naturale tendenza a mantenere, in sede di redazione della sentenza, il giudizio già

espresso in altro momento decisionale; non potendosi ritenere che l’eventuale successiva

precisazione delle conclusioni ed il deposito di comparse conclusionali possano

efficacemente condizionare la conclusione del giudizio ed influire sul meccanismo

psicologico che presiede alla formazione del convincimento del giudice;

che, nel corso di quattro procedimenti civili, il Giudice istruttore del Tribunale di Firenze -

essendosi anch’egli già pronunciato sulle rispettive istanze di condanna ai sensi dell'art.

186-quater cod. proc. civ. -, con altrettante ordinanze di identico contenuto, emesse il 2

aprile (R.O. nn. 434 e 435 del 1999) ed il 28 aprile 1999 (R.O. nn. 433 e 484 del 1999), ha

sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., questione di legittimità costituzionale

dell'art. 51, primo comma, n. 4, cod. proc. civ., «nella parte in cui non prevede l'obbligo di

astensione dal pronunciare sentenza per quel giudice che in ordine al medesimo oggetto si

sia, nel merito, pronunciato su richiesta di ordinanza ex art. 186-quater cod proc. civ.»;

che - premesse considerazioni analoghe a quelle svolte dal precedente rimettente in ordine

agli effetti della cosiddetta "forza della prevenzione" sulla serenità del giudice, allorquando

questi sia chiamato a ripercorrere il medesimo itinerario logico già in precedenza seguìto su

una medesima res judicanda - afferma in particolare il rimettente che le motivazioni che

hanno portato la Corte costituzionale (con la menzionata sentenza n. 326 del 1997) a

dichiarare non fondata altra questione di legittimità costituzionale della stessa norma, nel

caso di cognizione della causa di merito da parte del giudice che abbia concesso una misura

cautelare ante causam, non possono valere per la soluzione della presente questione;

che infatti, secondo il rimettente, le motivazioni svolte in tale decisione circa la diversità di

struttura, contenuto, finalità, àmbito di cognizione e valenza del materiale probatorio tra il

procedimento cautelare ante causam ed il successivo giudizio di merito, non possono

valere nell'ipotesi del giudice che si sia comunque pronunciato (accogliendola o

rigettandola) sulla istanza ex art. 186-quater , poiché: a) il materiale probatorio preso in

esame per pronunciarsi su tale istanza è il medesimo che poi sarà preso in esame nella vera

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IRITTO PROCESSUALE CIVILE

Materiali didattici

Corte cost. [ord.], 31-05-2000, n. 168

Foro it., 2000, I, 2425

Giust. civ., 2000, I, 1915, n. TISCINI

Corriere giur., 2000, 1467, n. ONNIBONI

Riv. giur. circolaz. e trasp., 2000, 696

Dir. e giustizia, 2000, fasc. 22, 56, n. DIDONE

e propria sede decisoria; b) la valutazione di detto materiale avviene in entrambi i casi nel

rispetto rigoroso del principio dell’onere della prova di cui all'art. 2697 cod. civ.; c) la

relativa ordinanza, sia pure nei ristretti termini di cui all'art. 134 cod. proc. civ. , dev’essere

motivata al pari di una sentenza, con ciò imponendosi che venga ripercorso nella sua

integralità il medesimo "itinerario logico" già in precedenza seguìto e che vengano a

reiterarsi valutazioni ricadenti pressoché sulla medesima res judicanda; d) l’ordinanza ex

art. 186-quater è idonea ad acquistare efficacia di sentenza, possedendone il medesimo

valore, giacché solo con sentenza può essere revocata [argomento, questo, svolto solo

nell’ordinanza R.O. n. 484 del 1999];

che, in tutti i giudizi, è intervenuto il Presidente del Consiglio dei Ministri, rappresentato e

difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per la declaratoria di

inammissibilità ovvero di infondatezza delle sollevate questioni.

Considerato che l’identità della norma sottoposta a scrutinio di legittimità costituzionale, e

la stretta connessione di profili denunciati con motivazioni sostanzialmente analoghe,

impongono la riunione dei giudizi, che vanno pertanto congiuntamente decisi;

che entrambi i rimettenti - a sostegno dei prospettati dubbi di illegittimità, riguardanti la

dedotta menomazione del principio di terzietà-imparzialità della giurisdizione, in ragione

della ritenuta negativa incidenza sulla serenità del giudice della così detta "forza della

prevenzione" - fanno richiamo alle osservazioni in tal senso svolte da questa Corte nella

sentenza n. 326 del 1997;

che, tuttavia, agli stessi è sfuggito che, contestualmente, è stato ivi precisato come ben

diversa, rispetto alla pluralità dei gradi di giudizio - dove «è l’esigenza stessa di garanzia,

che sta alla base del concetto di revisio prioris istantiae, a postulare l’alterità del giudice

dell’impugnazione, il quale si trova [...] a dover ripercorrere l’itinerario logico che è stato

già seguìto onde pervenire al provvedimento impugnato» -, «si presenta la situazione

quando l’iter processuale semplicemente si articoli attraverso più fasi sequenziali

(necessarie od eventuali poco importa) nelle quali l’interesse posto a base della domanda -

e che regge il giudizio - impone l’appagamento di esigenze, a quest’ultimo connesse, di

carattere conservativo, anticipatorio, istruttorio, ecc.»;

che, in relazione a ciò, dopo aver posto in evidenza la peculiare operatività del principio

dispositivo cui è informato il rito civile - nell’àmbito del quale la dialettica dei contrapposti

interessi si esplica, durante tutto il processo, in relazione ad attività e forme di tutela

diverse, che rispondono alle varie esigenze implicate dal diritto o dall’interesse

concretamente azionato nel giudizio stesso -, la Corte ha allora concluso che anche

nell'ipotesi di provvedimento cautelare (conseguente alla dialettica dei contrapposti

interessi, la quale di norma si svolge attraverso il contraddittorio tra le parti, su un piano di

«parità delle armi», in una continua funzione propulsiva che condiziona il perseguimento e

la stessa conclusione del giudizio: cfr. anche sentenza n. 341 del 1998) non sussiste

l'esigenza d'ordine costituzionale d'un obbligo di astensione del giudice, che lo abbia

pronunciato ante causam, dal trattare e decidere la successiva causa di merito;

3 D I (A – L)

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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Processuale Civile I, tenute dal Prof. Giorgio Costantino, nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo dell'ordinanza n. 168 emessa dalla Corte di Cassazione nel 2000.
La Corte ritiene manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale riguardante l'art. 51 cpc (casi di astensione dei giudici).


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Costantino Giorgio.

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