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Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate

Il tema delle Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate è inserito organicamente nell’assetto del territorio definito dal Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (Ptcp), approvato nel marzo 2004. L’obiettivo fondamentale delle Apea, ma in genere di tutto ciò che è governo del territorio, non può essere... Vedi di più

Esame di Progettazione urbanistica docente Prof. B. Cillo

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5. PROGETTAZIONE DI UN’APEA

5.1. L A METODOLOGIA DELLE SCHEDE

Come già detto, per raggiungere la qualifica Apea è necessario:

individuare un soggetto gestore delle reti e dei servizi per l’area;

progettare e realizzare contenuti urbanistico - territoriali di qualità;

realizzare condizioni di gestione ambientale di qualità.

Il presente capitolo delle Linee guida intende fornire indicazioni tecnico-operative utili al soddisfacimento della seconda condizione, mentre la prima è

già stata affrontata nel capitolo 3 (“Soggetto Gestore”) e la terza sarà sviluppata nel capitolo 6.

Le “schede” forniscono sostanzialmente una sorta di check list con la quale poter orientare le decisioni, ed in particolare le scelte progettuali relative

alla realizzazione di un’Apea. A tale scopo le schede si propongono di sistematizzare e richiamare sinteticamente le indicazioni attualmente già

contenute nelle normative esistenti (di settore, impatto ambientale, regolamenti edilizi, etc.), integrandole con aggiornate indicazioni di buone prassi,

collegandole e, laddove necessario, rendendole più esplicite. L’obiettivo generale è quello di fornire un sistema complessivo che, affrontando tutte le

tematiche coinvolte, sia in grado di indirizzare organicamente il progetto di un’Apea sia alla scala insediativa che a quella edilizia, sia in riferimento

alla fase progettuale che a quella gestionale.

A questo scopo, i temi individuati (e con essi i relativi obiettivi – vedi cap. 4) sono sviluppati mediante schede di approfondimento, strutturate in:

obiettivi,

- azioni operative volte raggiungimento dell’obiettivo di riferimento,

- specifica (descrizione tecnico-qualitativa, laddove possibile anche quantitativa, della modalità in cui l’azione deve essere attuata).

-

L’organizzazione per temi, obiettivi e azioni, porta ad una necessaria scomposizione utile alla soluzione di problemi specifici, tuttavia ciò deve tendere

ad una ricomposizione finale attraverso soluzioni progettuali organiche che siano frutto dell’indispensabile interazione fra le varie discipline coinvolte

e fra le diverse scale di intervento.

In particolare le schede sono organizzate secondo il seguente schema ad albero:

Azione a Specifica

Obiettivo 1 Azione b Specifica

Azione n Specifica

Tema Obiettivo 2 Azione n Specifica

Obiettivo n Azione n Specifica 41

Le schede, così strutturate, si sviluppano quindi definendo un elenco di azioni progettuali utili al concreto perseguimento degli Obiettivi Apea. Tali

azioni dovranno essere tradotte all’interno del progetto di una Apea in: un disegno ed una conformazione urbanistica con determinate caratteristiche,

specifiche ed efficaci norme urbanistiche ed edilizie, dotazioni territoriali e ambientali, impianti e reti infrastrutturali, etc.

Diverse tuttavia sono le azioni da applicarsi a:

aree di nuovo impianto (interventi su terreni precedentemente non urbanizzati, comunque di ampliamento rispetto ad ambiti esistenti),

- aree di completamento di zone già pianificate (aree residue non ancora attuate ma già previste dalla pianificazione comunale),

- aree esistenti (già realizzate e con imprese insediate).

-

Alle prime si chiede di essere da subito Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata, attraverso un disegno sostenibile degli stessi insediamenti

(progettazione di lay-out, infrastrutture, servizi e stabilimenti in un’ottica di sostenibilità e chiusura dei cicli naturali). Lo stesso si chiede alle seconde

per quanto possibile (vincoli determinati da precedenti scelte).

Come si preciserà meglio al successivo capitolo 6, per quanto invece riguarda la realizzazione di un programma di progressivo miglioramento e

riqualificazione delle aree esistenti, è condizione necessaria il consenso e la collaborazione dei soggetti privati insediati nell’area. Si tratta comunque

di programmi di interventi di natura complessa, finalizzati al raggiungimento di obiettivi di prevenzione integrata dell’inquinamento e di prestazioni

ambientali di qualità, ma nel caso di aree di nuova concezione si richiede la presenza di caratteristiche di elevata qualità ambientale e tecnologica a

partire dalla previsione nello strumento di pianificazione, mentre la riqualificazione di aree esistenti è programmata a partire da infrastrutture e

tecnologie d’area non necessariamente adeguate, e perciò gli interventi di riqualificazione, di riconversione tecnologica e di riprogettazione

organizzativa e gestionale punteranno al raggiungimento degli obiettivi di qualità per fasi progressive. In particolare dovrà essere valutato (e motivato)

caso per caso quali azioni di quelle proposte per la progettazione possano essere tecnicamente ed economicamente ritenute fattibili ed

eventualmente procedere anche adattandole e modulandole alla situazione e alla specifica area che si intende riqualificare. Più nello specifico però,

relativamente al tema “energia”, dovrà comunque essere perseguita una riduzione dei consumi energetici pari almeno al 20% rispetto ai consumi

precedenti, in linea con quanto stabilito negli accordi internazionali sui cambiamenti climatici. Il Programma Ambientale (vedi cap.6.2.) dovrà quindi

strutturarsi a doppio binario: dovrà considerare le caratteristiche delle diverse tipologie di insediamento, nonché le interrelazioni tra di esse, e stabilire

tappe per il raggiungimento degli obiettivi al fine di una progressiva omogeneizzazione.

Alla luce di tali considerazioni è quindi necessario sottolineare che le schede si rivolgono prioritariamente alla progettazione ex novo, pur volendo

rappresentare uno strumento utile per individuare anche possibili interventi volti alla riqualificazione dell’esistente.

Le azioni individuate dalle schede sono distinte in base al diverso livello di attuazione a cui esse afferiscono e sono specificati gli strumenti attraverso

i quali è possibile realizzarle. Sulla base delle normative vigenti, delle conoscenze maturate dalla Provincia di Bologna, e di esperienze analoghe,

italiane e internazionali, tenendo conto ovviamente della realtà territoriale e del tessuto produttivo bolognese, sono poi state individuate le azioni

ritenute necessarie a raggiungere lo status di Apea (azioni prioritarie) e quelle ritenute auspicabili allo scopo di ridurre ulteriormente gli impatti

sull’ambiente e migliorare la qualità delle aree produttive. Inoltre, a capo di ogni scheda è presente un’introduzione descrittiva del tema trattato, in cui

sono individuati gli obiettivi generali a cui tendere e i principali riferimenti normativi.

Le schede sono una sorta di menù, non esaustivo ma sicuramente selettivo, al quale i progettisti, i costruttori, gli imprenditori e gli amministratori sono

chiamati a fare riferimento per l’attuazione di nuovi ampliamenti, allo scopo di raggiungere da subito la qualifica di Apea.

42

La stessa struttura a schede sarà poi riproposta nel capitolo 6.2.2. per l’elenco di possibili azioni di carattere gestionale, fra le quali il Soggetto

Gestore potrà individuare quelle tecnologicamente ed economicamente più coerenti a livello locale, da inserire nel Programma Ambientale, al fine di

perseguire un miglioramento continuo.

5.2. SCHEDE

Legenda:

L.A LIVELLO DI ATTUAZIONE

Pianificazione Urbanistica Strutturale, operativa e attuativa: Lay-out, Infrastrutture comuni, ecc

U Architettonico/Edilizio: spazi e dotazioni impiantistiche degli ambienti privati interni ed esterni

A

S STRUMENTO DI ATTUAZIONE

oltre ai noti acronimi degli strumenti urbanistici (Psc, Poc, Pua, Rue, etc):

Accordo Territoriale

A.T Analisi Ambientale

A.A Altri Programmi

A.P

L.P LIVELLO DI PRIORITA’

priorità molto elevata (ovvero azioni fortemente raccomandate, che comportano costi non eccessivi e ritorni in tempi brevi; sono azioni ritenute

1 indispensabili per la qualifica di Apea, tuttavia negoziabili sulla base di comprovate motivazioni, fermo restando l’indispensabile dimostrazione del

raggiungimento dell’obiettivo);

priorità elevata (ovvero azioni pur sempre utili per raggiungere l’obiettivo ma che comportano un extracosto e tempi più lunghi di ritorno

2 dell’investimento);

priorità media (ovvero azioni che comportano il raggiungimento di performance di eccellenza a fronte sia di un extracosto considerevole e lunghi

3 tempi di ritorno dell’investimento, oppure azioni che incidono in modo diretto sull’organizzazione del processo produttivo).

AQ - Ob1 – P - b

Nei riferimenti fra un’azione e un’altra: es. Campo di Applicazione: Azione

Tema scheda Obiettivo P= progettazione

G= gestione 43

[SI] SISTEMA SOCIO-ECONOMICO e INSEDIATIVO

La realizzazione di un’Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata comprende in maniera significativa i temi e le azioni relative ad interventi per la

promozione della sostenibilità sociale. La sostenibilità sociale è caratterizzata dall’internazione di alcuni elementi basilari: qualità ambientale,

consumo e produzione responsabile, processi di qualificazione degli insediamenti produttivi e dei contesti organizzativi di lavoro. L’opzione del

perseguimento della qualità sociale oltre ad essere un orientamento strategico può essere sviluppata attraverso sistematiche azioni operative, quali

quelle sinteticamente evidenziate di seguito nella scheda. Esiste inoltre una forte relazione tra nuova competitività e sostenibilità; oltre ad essere

mere operazioni di marketing, le iniziative di promozione della qualità sociale conseguono infatti efficaci miglioramenti dell’azione dei sistemi

economici locali. Da valide, puntuali e innovative azioni di qualificazione economica derivano sistemi e modelli di sviluppo più avanzati, più sostenibili

e più equi.

La realizzazione di un’Apea comporta anche la progettazione e realizzazione di contenuti urbanistico - territoriali di qualità, a partire dalle scelte

localizzative e organizzative del sistema insediativo: tali scelte devono necessariamente fare propri i principi della sostenibilità ambientale. Una

pianificazione urbanistica e territoriale convenzionale può risultare inadeguata a raggiungere tale obiettivo: è invece consigliabile orientarsi verso

modelli che adottino un approccio ecosistemico, ovvero un approccio che miri alla salvaguardia dell’ambiente e alla chiusura dei cicli naturali delle

risorse (energia, acqua, rifiuti, ecc.), e che adotti i principi progettuali dell’architettura bioclimatica nonché della bioarchitettura, allo scopo di garantire

benessere e confort per gli utilizzatori, migliorare le prestazioni degli edifici in termini di risparmio energetico, ed integrare l’insediamento nel contesto

ambientale specifico di riferimento. Tali temi saranno approfonditi di volta in volta nelle successive schede tematiche, tuttavia in questa sede è

sembrato opportuno evidenziare alcune questioni che si chiede di declinare alla pianificazione e progettazione delle Apea.

E’ evidente però che occorre adottare un approccio ecosistemico a partire dalla pianificazione sovraordinata e strutturale, dove si assumono scelte di

primaria importanza, quale la localizzazione degli insediamenti industriali, gli indici edificatori e le destinazioni d’uso ammesse.

Per quanto concerne la localizzazione, le Apea dovrebbero privilegiare il completamento di aree produttive esistenti o il riutilizzo di aree dismesse o

comunque di aree già urbanizzate. A tale proposito la Provincia di Bologna in seno al proprio Ptcp, esclude la possibilità di prevedere nuove aree

produttive in parti di territorio agricolo non ancora compromesso, inoltre razionalizza le opportunità di trasformazione degli ambiti produttivi esistenti

sulla base delle loro caratteristiche territoriali. In particolare le possibilità di espansione sono concentrate nei 14 ambiti sovracomunali “di sviluppo”

che presentano minori fragilità ambientali, sono localizzati all’esterno dell’area urbana centrale maggiormente congestionata e sono meglio serviti dal

sistema viabilistico di livello regionale. Per i restanti ambiti produttivi “di consolidamento” sono previste politiche di contenimento dell’espansione,

esclusivamente indirizzate a soddisfare specifiche esigenze di aziende già insediate.

Per quanto riguarda la definizione di capacità edificatorie, definite all’interno degli Accordi Territoriali e della pianificazione strutturale, occorre stabilire

valori tali da garantire una soglia di sostenibilità ambientale ed economica. In particolare la scelta deve essere tale da assicurare: un consumo

minimo di suolo agricolo, il diritto al sole di tutti gli edifici, un corretto inserimento nel paesaggio, spazi per eventuali opere di mitigazione, nonché

adeguate risposte alle richieste del mercato. La capacità edificatoria adeguata a tali scopi orientativamente dovrebbe essere contenuta fra 0,25 e

0,35 mq/mq di superficie territoriale.

Relativamente alle destinazioni d’uso insediabili all’interno di un’Apea, il D.P.R. 447/98 (Suap) agli art. 1 e 2 specifica quali usi sono ammessi

all'interno delle aree produttive, affermando che tali aree “sono destinate allo svolgimento delle attività produttive, cioè di produzione di beni e servizi

45

SISTEMA SOCIO-ECONOMICO e INSEDIATIVO [Rif. SI] - progettazione

e di natura agricola, industriale, artigiana, commerciale, turistico alberghiera, finanziaria e di telecomunicazioni”. Possono quindi essere anche aree

produttive con destinazioni d’uso di tipo misto (manifatturiero, artigianale e terziario). La Regione Emilia Romagna (Atto di indirizzo e di

coordinamento tecnico, approvato con Delibera di Giunta n.118 il 13 giugno 2007) tuttavia indica che all'interno delle aree qualificate come Apea

debba essere esclusa la presenza di grandi strutture di vendita che si configurano come poli funzionali, in modo tale da limitare il numero degli

esposti a possibili fenomeni di inquinamento o incidenti, ed evitare che le Apea si trasformino in grandi attrattori di traffico. Le stesse indicazioni

regionali escludono l’uso residenziale, con l’eccezione degli alloggi dei proprietari e dei custodi.

Un fattore qualificante le Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate è la presenza di servizi dedicati prioritariamente agli addetti ma anche all‘intera

comunità locale, servizi volti ad ottimizzare i brevi tempi residuali all'attività lavorativa. Oltre all'indubbia utilità sociale di tali interventi, la presenza

all'interno dell'insediamento produttivo di servizi quali negozi di prima necessità, banche, asili nido, lavanderie, palestre, o aree verdi e per lo svago,

riduce l'esigenza di mobilità (riducendo il numero di spostamenti) e agevola la scelta del sistema di trasporto collettivo quale mezzo per recarsi al

lavoro. In generale un’area produttiva che offra una tale gamma di servizi, (a cui è possibile aggiungere la presenza di servizi e spazi per

l’intrattenimento serale/notturno) oltre ad elevare la qualità della vita di chi usa l’area per motivi di lavoro, può diventare un riferimento ed un servizio

rivolto all’intera collettività dei centri urbani vicini.

Altro elemento da non sottovalutare è quello relativo alla tutela della salute e della sicurezza di chiunque opera e ha accesso all’area che deve

rappresentare uno degli obiettivi prioritari a cui deve ambire la realizzazione di un’Apea. La materia è ampiamente disciplinata, almeno per quanto

riguarda le misure da mettere in atto internamente all’impresa (L.626/94 e D.Lgs. 334/99 come modificato dal D.Lgs. 238/2005), appare però

opportuno mettere in campo misure comuni e operare una razionalizzazione e omogeneizzazione delle procedure per la gestione delle emergenze; a

tale scopo il Soggetto Gestore può svolgere il ruolo di referente unico per la sicurezza e redigere un “piano delle emergenze d’area”. La

concentrazione industriale può infatti generare effetti "domino", di cui occorre tenere conto nella progettazione e nella gestione.

Servizi di telefoni e videoconferenza, e-commerce, telelavoro, formazione permanente a distanza, firma digitale, banche dati on-line, oltre agli ormai

tradizionali servizi e-mail, navigazione internet, “file-transfer”, accesso a server remoti, costituiscono solamente alcuni esempi della vastissima

gamma di servizi di telecomunicazione, la cui diffusione avanza con una rapidità proporzionale al miglioramento della loro articolazione ed affidabilità.

Un’efficiente infrastruttura telematica riduce le distanze, diminuisce la necessità di spostamento, facilita il monitoraggio ambientale, ma sopratutto

contribuisce alla crescita della competitività dell’intero sistema economico. Le Aree Ecologicamente Attrezzate devono garantire la dotazione di tali

servizi e una manutenzione e una loro gestione comune facilitata.

rif. TEMA OBIETTIVI

SISTEMA Ob1. Includere destinazioni d’uso, spazi e servizi che assicurino sostenibilità ambientale, qualità sociale e competitività economica.

INSEDIATIVO

SI Ob2. Garantire la presenza degli spazi e dei servizi necessari per realizzare una gestione comune delle emergenze e della sicurezza.

e SOCIO-

ECONOMICO Ob3. Ottimizzare la configurazione delle reti e degli impianti tecnologici, e realizzare sistemi avanzati per le telecomunicazioni. 46

SISTEMA SOCIO-ECONOMICO e INSEDIATIVO [Rif. SI] - progettazione

O 1. I ’ , ,

B NCLUDERE DESTINAZIONI D USO SPAZI E SERVIZI CHE ASSICURINO SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE QUALITÀ SOCIALE E COMPETITIVITÀ ECONOMICA

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

a POC U/A 1

Realizzare internamente all’area un Centro Riservare una quota di SU, sufficiente ad ospitare tali servizi.

-

Servizi (considerando i servizi già presenti Favorire la localizzazione della sede del Soggetto Gestore all’interno di tale Centro Servizi e di spazi quali

-

nell’area produttiva esistente), ovvero un sale riunioni e/o conferenze, aule per la formazione (ad es. cedere in proprietà o in comodato gratuito al

luogo a servizio delle imprese e degli addetti Soggetto Gestore/Comune uno spazio di idonea superficie).

ma fruibile anche dalla comunità locale PUA

Definire criteri progettuali (spazi esterni, volumi, materiali, etc) tali da garantire elevate condizioni di

-

(sportello bancario, ufficio postale, benessere e confort e ridotti impatti ambientali, oltre che un’elevata riconoscibilità e qualità architettonica. RUE

albergo/residence con centro congressi, Vedi schede AQ, EN, HP, MR.

centri per la formazione, asilo, mense, aree PUA

Individuare l’area da destinare a tali destinazioni d’uso teriziarie (es. UMI dedicata). In presenza di ex corti

-

verdi attrezzate, farmacia, centro ricreativo, rurali intercluse all’ambito, favorire un loro recupero per destinazioni terziarie.

attrezzature sportive, locali di intrattenimento Collegare tali servizi ai percorsi ciclo-pedonali interni all’area. Vedi TM-Ob2-P-b.

-

serale, ecc). Valutare l’opportunità di localizzare i servizi di natura ricreativa in punti diversi rispetto a quelli

- direttamente rivolti all’attività lavorativa.

b POC U 2

Definire criteri o modalità (ad es. bando) che Vedi anche TM-Ob1-P-d e MR-Ob2-P-f.

permettano di conoscere preventivamente bando

Accordo

(ed eventualmente orientare) la tipologia

della attività che si andranno a insediare.

2. G

O B ARANTIRE LA PRESENZA DEGLI SPAZI E DEI SERVIZI NECESSARI PER REALIZZARE UNA GESTIONE COMUNE DELLE EMERGENZE E DELLA SICUREZZA

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

a RUE U 2

Realizzare un impianto antincendio d'area, o L’impianto dovrà preferibilmente essere comune all’intero intervento e dovrà possibilmente essere

prevedere sistemi facilmente accessibili, alimentato con acque recuperate. Vedi AQ-Ob2-P-a. PUA

esternamente agli spazi privati. Qualora ciò non sia possibile dovrà comunque essere realizzato un impianto antincendio esterno per ogni

UMI, anche in assenza di attività soggette alla normativa di Prevenzione incendi.

E’ comunque necessario approfondire tale azione con gli enti e i soggetti addetti alla sicurezza antincendio

(in particolare VV.FF).

b PUA U 2

Prevedere spazi per il parcheggio per le ambulanze in prossimità dei centri di raccolta;

Predisporre impianti, spazi e servizi per - Realizzare, ove possibile e necessario ed in accordo con le autorità competenti, una pista di atterraggio

presidiare l’area (per la sicurezza e la - elicotteri o garantirla nelle immediate vicinanze.

gestione delle emergenze).

Vedi anche TM-Ob2-P-a. 47

SISTEMA SOCIO-ECONOMICO e INSEDIATIVO [Rif. SI] - progettazione

O 3. O ,

B TTIMIZZARE LA CONFIGURAZIONE DELLE RETI E DEGLI IMPIANTI TECNOLOGICI E REALIZZARE SISTEMI AVANZATI PER LE TELECOMUNICAZIONI

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

a POC U 1

Per UMI si intende un "sotto-comparto di attuazione", sufficientemente ampio da identificare una “entità”

Prevedere un’attuazione per “Unità minime di morfologicamente riconoscibile come unitaria (un isolato, una schiera, etc). Una volta identificata

intervento” (UMI) e non per singoli lotti, al fine PUA

planimetricamente, per ogni UMI dovrà essere richiesto un progetto unitario con il quale definire gli aspetti

di evitare un'attuazione frammentata sia che morfologicamente, spazialmente ed impiantisticamente dovranno contraddistinguere la progettazione

temporalmente che progettualmente. edilizia di ciascun lotto facente parte dell'UMI (allineamenti, altezze, volumetrie, dotazioni impiantistiche

Vedi anche HP-Ob2-P-b, AQ-Ob3-P-a e EN-

Ob2-P-a. comuni, collocazioni impianti, assetto degli spazi aperti, collocazione accessi, materiali di rivestimento,

colori, recinzioni, etc.). Pertanto occorre che le norme dei Piani Attuativi disciplinino criteri e procedure per

garantire tale "livello di progettazione unitario", definendolo come vincolante al rilascio dei singoli titoli

abilitativi.

b PUA U 1

Realizzare dotazioni/sistemi per servizi di Realizzare come opere di urbanizzazione infrastrutture apposite per ospitare reti di telecomunicazione a

telecomunicazioni a tecnologia avanzata tecnologia avanzata

c PUA U 2

Conferire la gestione della reti interne

all’Apea al Soggetto Gestore. Conve

nzione

d POC U 2

Realizzare gli eventuali nuovi elettrodotti, o il Per le linee di distribuzione ad alta tensione, impiegare, laddove possibile, conduttori interrati o

-

risanamento di quelli esistenti, adottando le parzialmente interrati. Utilizzare per tali linee le migliori tecnologie volte alla minimizzazione del campo Autoriz

zazione

soluzioni impiantistiche di più moderna elettromagnetico, scegliendole in funzione della tipologia di linea e della localizzazione del relativo Prov.

tecnologia e di più sviluppata competenza, tracciato.

volte a ridurre al minimo il livello di induzione Per le linee di distribuzione a media tensione, impiegare conduttori interrati. Qualora ciò non sia

-

elettromagnetica ed annullare il numero degli oggettivamente possibile, realizzare tali linee in cavo aereo cordato.

esposti. 48

SISTEMA SOCIO-ECONOMICO e INSEDIATIVO [Rif. SI] - progettazione

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

e PUA U 2

Alloggiare le reti tecnologiche in appositi

“cunicoli unici“ (o “cunicoli intelligenti”).

In alternativa prevedere che tutte le reti di

distribuzione compatibili seguano comunque

un unico tracciato, la cui larghezza e il cui

manto di copertura consentano di eseguire

opere e manutenzioni senza interventi

distruttivi (ad esempio corridoio di manto

erboso, o comunque non pavimentato, tale da

ospitare verde decorativo o un percorso ciclo

pedonale, cunicoli ispezionabili a lato

strada…).

f RUE A 2

Adottare le più moderne soluzioni Adottare apposite e opportune soluzioni impiantistiche.

-

tecnologiche e impiantistiche per ridurre al Richiedere la certificazione delle apparecchiature e dei prodotti

- PUA

minimo l’inquinamento elettromagnetico Richiedere che i progettisti possiedano una qualifica riconosciuta nel campo della bio-architettura, che

-

indoor. attesti in particolare una competenza avanzata rispetto al tema dell’inquinamento elettromagnetico. 49

SISTEMA SOCIO-ECONOMICO e INSEDIATIVO [Rif. SI] - progettazione

[TM] TRASPORTI E MOBILITA’

(in parte tratta da “Buone pratiche per la gestione ambientale delle Aree Industriali”, Dossier 14, Environment Park, 2005)

I trasporti di merci e di persone, soprattutto su gomma, sono causa di significativi impatti negativi (inquinamento acustico, emissioni in atmosfera,

congestione, incidentalità…) sul territorio.

In assenza di collegamenti ferroviari o fluviali (che sono modalità di trasporto meno impattanti), e più in generale, in mancanza di una corretta

localizzazione in fase di pianificazione urbanistica-territoriale, risulta difficile impostare delle strategie di azione efficaci per ridurre gli effetti negativi

dei trasporti. Infatti solo attraverso una corretta ubicazione dell’area, ovvero in prossimità delle principali vie di comunicazione intermodali (interporto,

scali ferroviari, aeroporti, autostrade, ecc.), è possibile perseguire in maniera sostanziale una mobilità di tipo razionale, sicura, efficiente e sostenibile

da un punto di vista ambientale. Del resto, la presenza di una rete di collegamento efficiente è uno dei principali requisiti che le aziende valutano nello

scegliere la localizzazione degli impianti. La presenza di una viabilità capace e sicura, il collegamento rapido con le vie di scorrimento veloci o con i

nodi logistici sono indispensabili al corretto funzionamento di un’area industriale. Allo stesso tempo un’efficace organizzazione viaria all’interno

dell’area industriale può contribuire significativamente alla gestione ambientale. Il Ptcp della Provincia di Bologna a tale proposito ha già compiuto

scelte strategiche: ha limitato le possibilità di sviluppo ai 14 ambiti produttivi di rilievo sovracomunale localizzati all’esterno dell’area urbana centrale,

maggiormente congestionata, e meglio serviti dal sistema viabilistico regionale, in particolare dal nuovo Passante Autostradale previsto a nord di

Bologna.

Tuttavia anche azioni concertate a livello di area produttiva, volte al raggiungimento di una mobilità sostenibile delle persone e delle merci, possono

contribuire a raggiungere considerevoli traguardi. I possibili campi di azione riguardano:

la creazione di infrastrutture;

- l’organizzazione della circolazione;

- l’uso di mezzi alternativi all’auto privata (attraverso forme di incentivazione);

- il miglioramento dell’offerta di trasporto pubblico locale;

- una segnaletica efficiente;

- la sicurezza stradale per tutti i tipi di mezzi (diminuzione dell’incidentalità)

- la razionalizzazione della logistica (riducendo i costi per le aziende e diminuendo i mezzi in circolazione).

-

Nell’area produttiva coesistono diverse modalità di spostamento (spostamenti pedonali, di veicoli leggeri, di mezzi di trasporto pesanti). Una

gerarchizzazione viaria in funzione dell’utilizzo, unita ad una manutenzione efficiente e ad una segnaletica chiara ed aggiornata sono gli elementi da

perseguire sin dalla fase di progettazione. L’uso di mezzi di trasporto alternativi a quello tradizionale su gomma è sempre auspicabile, ma la sua

portata elevata è limitata alle aree in cui sono presenti collegamenti ferroviari. Tuttavia, anche in aree non collegate a queste reti è possibile agire sul

traffico indotto organizzando e stimolando pratiche più sostenibili di movimento, quali:

il car pooling e il car sharing;

- l’incentivazione dell’uso dei mezzi pubblici;

- l’uso dei mezzi a due ruote non inquinanti.

- 51

TRASPORTI e MOBILITA’ [Rif. TM] - progettazione

Possono inoltre essere organizzati servizi comuni (ad es. la raccolta della posta) che utilizzino veicoli a ridotto impatto (elettrici, a metano o a

biodiesel).

Un sistema di parcheggi efficiente è un elemento chiave dell’area produttiva, unita alla gestione della logistica interna. La loro progettazione deve

agevolare la circolazione, limitando l’insorgere di incidenti.

In definitiva, numerosi vantaggi potrebbero essere ottenuti mediante una “gestione della mobilità” (mobility management). Il D. Lgs. del 27 marzo

1998 ha già reso obbligatoria l’individuazione di un Mobility Manager per le aziende con oltre 300 dipendenti localizzati in un unico sede, o con oltre

800 su più sedi. Appare opportuno includere fra i compiti attribuiti al Soggetto Gestore quello di ricoprire il ruolo di Mobility Managemet d’Apea, allo

scopo di individuare azioni che determinino vantaggi anche per le pmi che caratterizzano il sistema produttivo locale.

rif. TEMA OBIETTIVI

Ob1. Garantire l’efficienza della rete stradale interessata dai flussi generati e attratti, ottimizzare l’accessibilità viabilistica

all’area e favorire una mobilità sostenibile delle persone e delle merci

TRASPORTI

TM e MOBILITA’ Ob2. Massimizzare la sicurezza stradale e ottimizzare la circolazione internamente all’area, mediante un’adeguata

configurazione delle aree di sosta, della rete viaria e ciclo pedonale, e una opportuna regolamentazione del traffico 52

TRASPORTI e MOBILITA’ [Rif. TM] - progettazione

1. G ’ , ’ ’

O B ARANTIRE L EFFICIENZA DELLA RETE STRADALE INTERESSATA DAI FLUSSI GENERATI E ATTRATTI OTTIMIZZARE L ACCESSIBILITÀ VIABILISTICA ALL AREA E FAVORIRE UNA

MOBILITÀ SOSTENIBILE DELLE PERSONE E DELLE MERCI

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

a PSC U 1

Valutare gli effetti indotti dall’attuazione Stimare i carichi urbanistici aggiuntivi e la loro capacità di attrazione/generazione di traffico e garantire

-

dell’intervento urbanistico sulla viabilità e sul (mediante appositi studi) che le infrastrutture per l’accesso territoriale all’area abbiano un basso livello di VALSAT

traffico locali. congestione (F/C < 0,8). In particolare effettuare le seguenti stime e verifiche: SCAT

Risolvere gli eventuali punti critici individuati Stima del volume di attività esistenti e previste, del numero di presenze, delle aree geografiche di

-

nel sistema di accessibilità all’area, al fine di provenienza.

garantire l’efficienza della rete stradale Concentrazione delle presenze: numero di viaggi generati e attratti nei giorni e nelle ore di punta.

-

interessati dai flussi generati ed attratti. Calcolo dei flussi di traffico generati e loro distribuzione sulla rete stradale e sugli accessi/uscite.

- Verifica degli effetti cumulativi del traffico sulla rete degli svincoli, in termini di rapporto flusso/capacità, previa

- sovrapposizione della distribuzione temporale dei flussi esistenti e di quelli afferenti alle strutture in esame.

Evitare, se possibile, che le vie di accesso all’area attraversino i centri urbani.

- POC

Prevedere, laddove necessario e possibile, rotatorie agli incroci con la maglia urbana.

- Separare i flussi con destinazione interna all’area da quelli esterni. Vedi anche RU-Ob1-P-b.

- PUA

b POC U 1

Garantire la presenza del servizio di Attivare un confronto con il gestore del servizio di trasporto pubblico locale al fine di garantire un servizio

trasporto pubblico, attivando i necessari adeguato in termini di: punti di fermata, orari e frequenza. In particolare: PUA

accordi con il servizio locale e localizzando Prevedere un adeguato numero di spazi di sosta e di attesa dei mezzi pubblici e localizzarli in modo

-

linee e fermate. strategico (considerando come area d’influenza della singola fermata un raggio di 300 m).

Garantire l’adeguata visibilità, riconoscibilità e protezione dagli eventi metereologici avversi (protezione

- dalla pioggia, dal sole, ecc.), progettando le fermate in modo da risultare confortevoli e sicure.

Collegare le fermate con i percorsi pedonali protetti

- Garantire un’adeguata frequenza del servizio.

-

Vedi anche Piano di Gestione Qualità dell’aria (Pgqa). 53

TRASPORTI e MOBILITA’ [Rif. TM] - progettazione

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

c POC U 1

I percorsi ciclabili devono essere:

Realizzare piste ciclabili che rappresentino protetti e possibilmente separati dalla viabilità automobilistica,

una valida alternativa per gli spostamenti - PUA

continui, collegati con la rete ciclo-pedonale esistente e, se necessario, che vadano ad integrare

casa-lavoro, ovvero che siano realizzate in - quest’ultima,

modo tale da collegare l’area con il centro di adeguata sezione (realizzati a norma della L.28/06/1991 n°208 " Interventi per la realizzazione di

urbano vicino e con le eventuali stazioni - itinerari ciclabili e pedonali"),

ferroviarie in modo rapido, comodo e sicuro. dotati di attraversamenti sicuri (adeguatamente segnalati ed illuminati, a norma della L.28/06/1991

Vedi anche Piano di Gestione Qualità - n°208),

dell’aria (Pgqa). prevalenti rispetto alla viabilità automobilistica (ovvero, in caso di incroci e attraversamenti, la

- percorrenza ciclo pedonale deve essere favorita e facilitata rispetto a quella automobilistica),

N.B.: laddove non vi siano le condizioni che ombreggiati/alberati (vedi HP-Ob2-P-a),

rendono conveniente lo spostamento casa-lav - illuminati,

in bicicletta - dotati di spazi attrezzati per la sosta e il ristoro (es. panchine, fontane),

(distanza dell’area dal centro urbano e/o dalla - accessibili alle persone con disabilità motorie, agli ipovedenti, ai non vedenti e agli anziani.

stazione ferroviaria superiore a 5 KM) la priorit -

In presenza di elementi naturali e storico testimoniali di pregio (sentieri, argini, cavedagne, monumenti,

dell’azione sarà modificata. case coloniche, ecc.), realizzare anche percorsi ciclo-pedonali che valorizzino tali elementi. Occorrerà

tuttavia differenziare tali percorsi da quelli per spostamenti sistematici, per i quali è infatti necessario

privilegiare tracciati il più breve possibili.

Nota: rispetto al tema dell’accessibilità per approfondimenti vedi “Superare le barriere architettoniche

migliorando il confort. Schede tecniche per progettare la normalità” / a cura di Leris Fantini, consulente

Gaetano Venturelli, editrice Maggioli, Realizzato per conto della Regione Emilia-Romagna. PUA U 2

Realizzare parcheggi per biciclette coperti e

localizzati nelle immediate vicinanze degli

ingressi agli stabilimenti e adeguatamente

illuminati.

d A.T. U 2

Individuare i criteri e le modalità di selezione Favorire la riaggregazione delle diverse unità produttive della stessa impresa oggi localizzati in luoghi

-

delle attività che devono insediarsi in modo diversi. bando

tale da favorire la riconcentrazione degli Favorire la creazione di aree o di comparti nell'ambito delle Apea, destinati a filiere integrate, dando

-

insediamenti produttivi, così da eliminare priorità nell'assegnazione delle aree a imprese collegate da rapporti stabili di subfornitura o comunque

flussi di merci che coinvolgono in modo appartenenti alla stessa filiera produttiva.

improprio il territorio. Favorire l’insediamento di imprese che abbiano origine e/o destinazione delle merci comuni.

-

e POC U 2

Realizzare aree/infrastrutture logistiche Prevedere l’attività logistica fra le destinazioni d’uso, in conformità con i criteri e i limiti dimensionali

-

comuni. stabiliti in “Organizzazione e sviluppo del sistema della logistica di medie e grandi dimensioni del PUA

territorio provinciale bolognese”, approvato con Del. Consiglio Provinciale n. 65 del 19/09/2006 (link al

testo approvato http://cst.provincia.bologna.it/ptcp/approfondimenti/logistica.pdf).

Prevedere un’area adeguata per ospitarle tale attività come dotazioni territoriali, oppure porre su un’area

- un vincolo di destinazione (in tal caso, prevedere una normativa apposita).

Dimensionare e localizzare l’area, attribuendo un indice adeguato.

-

f POC U 3

Dotare l’area di punti di rifornimento di

carburanti ecologici (distributori di gpl, Autoriz

metano e punti di ricarica per mezzi elettrici). SUAP 54

TRASPORTI e MOBILITA’ [Rif. TM] - progettazione

O 2. M ’ , ’ ,

B ASSIMIZZARE LA SICUREZZA STRADALE E OTTIMIZZARE LA CIRCOLAZIONE INTERNAMENTE ALL AREA MEDIANTE UN ADEGUATA CONFIGURAZIONE DELLE AREE DI SOSTA

,

DELLA RETE VIARIA E CICLO PEDONALE E UNA OPPORTUNA REGOLAMENTAZIONE DEL TRAFFICO

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

a PUA U 1

Progettare un’adeguata rete viaria interna Strutturare la viabilità interna principale in circuiti ad anello, evitando strade a fondo cieco o cul de sac.

-

all’area. Diversificare, per quanto possibile, il flusso delle merci da quello delle persone.

- Predisporre sezioni e geometrie che non favoriscano velocità elevate; in particolare ridurre le dimensioni

- delle carreggiate ai minimi consentiti al doppio flusso dei mezzi pesanti. Vedi anche RU-Ob1-P-b

Lungo le vie di accesso dei mezzi di soccorso, evitare dossi artificiali o altre misure che ne ostacolino

- l’accessibilità (vedi anche SI-Ob2-P-b).

Realizzare percorsi ciclo-pedonali continui e sicuri (come specificato in TM-Ob1-P-c).

-

b PUA U 1

Organizzare i parcheggi separando in modo chiaro quelli pubblici da quelli privati. Indicativamente i parcheggi

Realizzare parcheggi tali da ridurre al

minimo le interferenze con il traffico dovrebbero essere:

veicolare, e progettati in modo da agevolare accorpati,

- dotati di ingressi ed uscite concentrati,

la circolazione. - collocati preferibilmente su strade secondarie o serviti da controviali,

Vedi anche HP-Ob2-P-a. - alberati,

- integrati con spazi verdi con funzione di ricarica della falda.

-

Prevedere inoltre aree di sosta e di manovra apposite per mezzi pesanti.

c PUA U 2

Realizzare una segnaletica che permetta un E’ necessario realizzare un’opportuna segnaletica:

facile orientamento e che imponga velocità per le emergenze (vedi SI-Ob2-G),

- stradale (indicante i limiti di velocità),

limitate. - pubblicitaria, in particolare posta agli accessi (in cui siano indicati chiaramente i nomi delle vie e

- quelli delle imprese oltre ad individuare le aree logistiche e di sosta). Vedi vademecum della

Provincia di Bologna per la segnaletica pubblicitarie.

La segnaletica dovrà essere:

aggiornata periodicamente,

- localizzata in modo efficace,

- efficacemente illuminata mediante tecnologie a basso consumo (ad es. Led, vedi EN-Ob4-P-c).

- 55

TRASPORTI e MOBILITA’ [Rif. TM] - progettazione

[AQ] ACQUA

(in parte tratta da “Buone pratiche per la gestione ambientale delle Aree Industriali”, Dossier 14, Environment Park, 2005)

L’industria rappresenta una delle maggiori fonti di consumo idrico nel nostro Paese, dopo l’agricoltura. Molti autorevoli e ormai noti studi avvertono che una

crisi idrica è da prevedersi nei Paesi del Bacino del Mediterraneo; il forte aumento della richiesta di acque dolci potrà generare, oltre che carenze di

approvvigionamento e fenomeni di competizione, anche un sensibile aumento dei costi.

L’apparente non limitatezza della risorsa idrica ha fatto sì che, ad oggi, poche aree industriali siano dotate di misure mirate al contenimento e alla

razionalizzazione dei consumi idrici. In Italia la maggior parte delle aziende soddisfano i loro fabbisogni prelevando direttamente dalla falda o da derivazioni

di acque superficiali, oppure utilizzano acque potabili fornite da acquedotti ad uso civile. L’uso di acque superficiali o di falda può dare origine ad impatti

ambientali su scala territoriale ampia, quali la diminuzione della portata dei corsi idrici sino a soglie troppo basse per garantire l’equilibrio degli habitat fluviali

o l’abbassarsi dei livelli delle falde, a cui a sua volta si associa il grave e crescente fenomeno della subsidenza.

Una gestione eco efficiente delle acque a livello di area produttiva rappresenta uno dei punti di forza nel raggiungimento di obiettivi di sostenibilità. Le recenti

impostazioni legislative nazionali e regionali tendono infatti ad incoraggiare un uso durevole della risorsa (DLgs 152/99 DM Ambiente 185/2003). I consumi di

acqua in un’area industriale, riguardano prioritariamente le acque di processo produttivo, ma esistono anche altri punti di consumo significativo come le acque

"di servizio", cioè quelle destinate all’antincendio, al lavaggio delle strutture o delle strade e agli usi irrigui per le aree verdi. I consumi di acque sanitarie e

potabili sono in genere meno rilevanti, ma i bilanci di consumo relativo possono variare tra aree produttive in funzione della tipologia di imprese insediate così

come i quantitativi e le tipologie di acque di processo necessarie. Esistono settori che sono particolarmente idroesigenti, quali quelli agro alimentari e della

chimica, per contro il settore del legno ha esigenze idriche trascurabili rispetto a queste. È inoltre importante osservare come vi siano profonde differenze anche

qualitative in termini di esigenze idriche, che possono portare a definire scenari di gestione differenti tra diverse aree industriali. Per le acque di servizio, le

esigenze non sono dipendenti dalla produzione e quindi è quasi sempre possibile l’uso di acque di qualità inferiore. Esistono esempi di aree industriali che si

sono dotate di fonti di approvvigionamento alternative per questi usi, quali il recupero delle acque piovane o il riuso di acque depurate.

Negli ultimi anni, a partire dall’esperienza consolidata del Macrolotto di Prato, si stanno affermando in Italia sistemi di approvvigionamento idrico di processo

che prevedono l’uso di acque seconde. E’ un sistema efficiente, in quanto le acque trattate dai sistemi di depurazione, dopo essere state oggetto di un

miglioramento qualitativo, invece che essere disperse ritornano a far parte dei cicli produttivi, consentendo di salvaguardare fonti utilizzabili per altri scopi.

Tuttavia questa tecnica non è ovunque applicabile; le acque seconde necessitano di trattamenti di affinamento per renderle idonee alla produzione oltre che

di sistemi di spinta e distribuzione, quindi possono risultare poco convenienti in aree industriali non idroesigenti. L’uso di acque seconde è comunque

incoraggiato dalla legislazione vigente mediante incentivi e agevolazioni riguardo a tariffe oneri e gamma di utilizzi, se pur siano stati introdotti vincoli e

parametri riguardo alla qualità delle acque reflue depurate ed i conseguenti utilizzi possibili.

Le acque meteoriche possono contribuire in maniera significativa al trasporto di inquinanti, generando fenomeni di concentrazione locale o contribuendo

all’inquinamento dei corpi idrici superficiali e del suolo. Le piogge possono infatti caricarsi di inquinanti, soprattutto dal dilavamento di superfici impermeabili

ove vi siano stoccate o accumulate sostanze pericolose. Al fine di limitare questi fenomeni, il D.Lgs. dell’11 maggio 1999 n. 152 all’articolo 39 norma la

gestione delle acque meteoriche di dilavamento e delle acque di prima pioggia, delegando alle Regioni la definizione delle strategie e modalità con cui le

acque di prima pioggia e di lavaggio delle aree esterne sono convogliate e opportunamente trattate in impianti di depurazione. Con la Del. Reg. 286 del 2005

la Regione Emilia-Romagna ha emanato un’apposita direttiva al fine di stabilire quali siano i casi in cui vi sia il rischio di dilavamento, dalle superfici

impermeabili scoperte, di sostanze pericolose o che possono compromettere la qualità dei corpi idrici determinando le specifiche modalità di trattamento e

57

ACQUA [Rif. AQ] - progettazione

recapito. Il decreto vieta inoltre lo scarico e l’immissione diretta delle acque meteoriche nelle acque sotterranee. La realizzazione di un’area produttiva,

specie se di ampie dimensioni, interrompe le linee naturali di deflusso e di infiltrazione delle acque meteoriche potendo dare origine a delle interferenze sui

livelli di fluttuazione della falda e sul deflusso superficiale ai corpi idrici recettori.

La gestione in chiave ambientale delle acque di pioggia, che ad oggi sono generalmente trattate con l’allontanamento via fognature, deve essere attuata

attraverso un apposito studio, redatto quale documento di accompagnamento al progetto di lottizzazione o di riqualificazione dell’area produttiva. In linea di

principio, il piano ha per obiettivo il mantenimento degli assetti idrologici superficiali naturali ante intervento. La riduzione, per quanto possibile, della

presenza di superfici impermeabili concorre efficacemente al raggiungimento degli obiettivi di gestione sostenibile delle acque meteoriche. L’avvio delle

prime piogge ad un sistema di depurazione presente nell’area produttiva potrebbe rappresentare un’opzione perseguibile, ma è in genere una soluzione

costosa. Comunque, nell’ottica di una gestione sostenibile delle acque meteoriche e di riduzione del recapito delle acque meteoriche in fognatura (richiamata

anche dalla DGR 286/05), dovrebbero essere valutate tecniche alternative che possano associare alla riduzione del rischio di inquinamento, sistemi di

trattamento in loco. Ove invece siano presenti concentrazioni tali da non consentire un trattamento attraverso i sistemi a verde, come nel caso di piazzali con

potenziale presenza di sostanze pericolose, si rende necessario l’avvio delle prime piogge in fognatura.

Le acque meteoriche rappresentano anche una potenziale fonte di approvvigionamento idrico. In alcune situazioni possono rappresentare un’alternativa

economicamente vantaggiosa rispetto ad un approvvigionamento di acque primarie. Sono generalmente usate come acque di servizio nell’alimentazione dei

sistemi antincendio, per i lavaggi, nei sistemi di raffreddamento, nell’irrigazione degli spazi verdi, negli scarichi dei wc e dovunque non sia necessario disporre di

acque di elevata qualità ed in quantità costanti. La conservazione delle acque meteoriche può avvenire all’interno di bacini a pelo libero o con stoccaggi

sotterranei; nel primo caso possono dare origine anche ad un effetto paesaggistico che caratterizza positivamente l’area produttiva. Per il loro riutilizzo andrà

prevista una rete di adduzione dedicata esclusivamente a questo tipo di acque, garantendo il perfetto isolamento di questa dalla rete di acque potabili.

In sintesi una corretta gestione delle acque meteoriche può rappresentare un vantaggio per l’area produttiva in quanto:

l’utilizzo di tecniche alternative riduce gli investimenti nella creazione e nel dimensionamento delle reti di smaltimento delle acque bianche;

- è garantita una maggiore sicurezza idrogeologica ed ambientale;

- è possibile un recupero dell’acqua;

- contribuisce alla protezione dei corpi idrici naturali.

-

Occorre inoltre garantire idonee condizioni di qualità delle acque superficiali e sotterranee, nonché di suolo e sottosuolo dell'area industriale, ed evitare

forme di contaminazione determinate da particolari attività svolte o da sversamenti accidentali, prevedendo sistemi di prevenzione e controllo.

rif. TEMA OBIETTIVI

Ob1. Garantire la sicurezza idrogeologica dell’area (ridurre le portate di deflusso e contribuire alla ricarica della falda sotterranea) e

la qualità ambientale del reticolo idrografico superficiale

Ob2. Ridurre i consumi anche differenziando gli approvvigionamenti in funzione degli usi, attraverso l’adozione di sistemi per il

AQ ACQUA riutilizzo dell’acqua meteorica o di reflui recuperabili.

Ob3. Ridurre lo scarico delle acque reflue attraverso un sistema di smaltimento a reti separate, e garantire un sistema di

depurazione dei reflui che riduca l’impatto ambientale dei processi depurativi tradizionali 58

ACQUA [Rif. AQ] - progettazione

1. G ’ ( )

O B ARANTIRE LA SICUREZZA IDROGEOLOGICA DELL AREA RIDURRE LE PORTATE DI DEFLUSSO E CONTRIBUIRE ALLA RICARICA DELLA FALDA SOTTERRANEA E LA QUALITÀ

AMBIENTALE DEL RETICOLO IDROGRAFICO SUPERFICIALE

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

1

a Valsat U

Definire una modalità di gestione del ciclo I contenuti del quadro conoscitivo e il bilancio idrico dovrebbero comprendere:

delle acque, sviluppando tale tema valutazione delle caratteristiche climatiche del sito, con particolare attenzione all’intensità degli eventi

- Scat

all’interno degli studi di impatto ambientale piovosi ed alle durate,

già richiesti dalla legislazione nazionale e analisi dello stato della rete drenante naturale che evidenzi le criticità esistenti sia dal punto di vista

-

regionale. idraulico che qualitativo,

In particolare dovrà essere definito: valutazione delle caratteristiche idrogeologiche e officiosità: tipo di terreno, profondità della falda,

-

quadro conoscitivo, morfologia,

- bilancio idrico, determinazione del bilancio idrico dell’area alla scala del bacino imbrifero significativo così come

- -

strategie di intervento, individuato dal Piano regionale Tutela Acque,

- monitoraggio. valutazione delle tipologia di superfici presenti nell’area di intervento differenziate in permeabili ed

- -

Vedi anche comma 2 art. 13.2 delle Nta del impermeabili con definizione dei coefficienti di deflusso e dei tempi di corrivazione,

Ptcp. valutazione delle tipologie di attività insediate in funzione della possibile dispersione di inquinanti, della

- contaminazione delle acque meteoriche di dilavamento dei piazzali, del fabbisogno idrico anche in

Nota: Relativamente a tale azione ed in relazione alle attività svolte.

generale relativamente al tema acqua, si POC U

Le strategie di intervento dovranno fare riferimento alle azioni progettuali di seguito indicate.

segnala come utile riferimento il progetto PUA

“AquaER” della Regione Emilia Romagna

b POC U 1

Favorire la riqualificazione dei sistemi idrici Effettuare un’analisi approfondita degli elementi del reticolo idrografico presenti nell’area al fine di

-

presenti. evidenziare le criticità esistenti sia dal punto di vista idraulico che qualitativo. Vedi AQ-Ob1-P-a. PUA

Evitare il tombamento dei corpi idrici esistenti, prevedendo invece la presenza di vegetazione che ne

Vedi AQ-Ob1-P-d - migliori la capacità e l’efficienza autodepurativa.

Favorire la riqualificazione paesaggistico ecologica del reticolo idrografico presente. Vedi anche HP-

- Ob1-P-b. POC U 2

Ai lati dei corpi idrici realizzare sezioni di terreno densamente vegetate con la funzione di fasce tampone

- o fasce filtro PUA 59

ACQUA [Rif. AQ] - progettazione

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

c POC U 1

Garantire la massima permeabilità Tendere a realizzare una superficie permeabile non inferiore al 30% della Superficie Territoriale (St).

superficiale possibile, compatibilmente con PUA

le caratteristiche di vulnerabilità degli POC U 2

Al fine di certificare il soddisfacimento dell’azione, si propone di utilizzare il metodo basato sull’ indice

acquiferi presenti nell’area (facendo “R.I.E.” (Riduzione Impatto Edilizio), richiedendo che questo sia inferiore a 1,5 (Vedi approfondimento in PUA

riferimento alla zonizzazione presente nel coda alla scheda).

Ptcp), allo scopo di mantenere una funzione RUE U/A 3

Realizzare tetti verdi (vedi anche EN-Ob1-P-h e HP-Ob2-P-c ): in ragione della fruizione, utilizzare specie

di ricarica della falda e diminuire il carico vegetali che richiedono scarse attività manutentive e che ben sopportano periodi di siccità. PUA

della rete fognante. RUE U/A 3

Prevedere l’accorpamento del verde privato al verde pubblico, proteggendolo da possibili interferenze con

i piazzali a servizio dell’attività lavorativa. PUA

RUE U/A 3

Prevedere sistemi per il recapito delle acque di pioggia di dilavamento a basso impatto, costituito dalla

progettazione di piccole aree naturali finalizzate a trattenere, filtrare e facilitare l’infiltrazione delle acque PUA

meteoriche, rallentandone la velocità di scorrimento. Vedi anche AQ-Ob1-P-d.

Nota: per approfondimenti vedi il sistema LID (Low Impact Development): www.lowimpactdevelopment.org

d POC U 1

Realizzare sistemi per la laminazione delle Per garantire un sistema di laminazione dell’acqua meteorica come richiesto dalla normativa (ovvero 500

acque meteoriche mediante soluzioni mc/ha; Ptcp art. 4.8, comma 1; Piano Stralcio per l’assetto Idrogeologico art. 20), adottare soluzioni PUA

integrate con il paesaggio. conformi alle seguenti:

vasche realizzate in maniera integrata con la progettazione del verde, evitando vasche o canali con

- pareti artificiali, vedi anche HP-Ob1-P-d.

interventi strutturali sul sistema di scolo che ne aumentino la capacità d’invaso (risezionamenti),

- favorendone al contempo la rinaturalizzazione,

recuperare i maceri esistenti, favorendone la tutela e salvaguardia,

- rimuovere i tratti tombati, riportando a cielo aperto il corso dei canali e facendo riacquistare loro,

- laddove possibile, un percorso naturale, una officiosità idraulica e una migliore capacità di invasare

volumi. Vedi anche AQ-Ob1-P-b.

A tale scopo attivare un confronto con l’Autorità idraulica competente (Consorzi di Bonifica, Autorità di

bacino, etc) per individuare una soluzione condivisa e ottimale.

e A.T. U 2

Non effettuare il prelievo da falda, con A meno di comprovate motivazioni, legate ad esigenze di processo produttivo non diversamente risolvibili

riferimento al PTCP art 5.4, comma 7. (vedi AQ-Ob1-P-a), e a meno di utilizzi che prevedano la restituzione in natura dell’acqua prelevata (ad PSC

esempio sistemi di pompe di calore o simili), non autorizzare l’apertura di nuovi pozzi.

f POC U 2

Contenere il prelievo da corpi idrici Realizzare un’analisi dello stato quali-quantitativo dei corpi idrici superficiali dell’area.

-

superficiali. Valutare le possibili fonti alternative di approvvigionamento idrico (acque meteoriche accumulate),

- indicando e motivando, in funzione dei fabbisogni delle attività che si insedieranno e dei possibili utilizzi

pubblici e privati (irrigazione verde pubblico, irrigazione verde privato, sistema antincendio, etc) la scelta

di approvvigionamento.

e AQ-Ob2-P-a

Vedi AQ-Ob1-P-a U/A 2

g Verificare la protezione naturale o garantire Ad esempio

Prevedere sistemi di prevenzione e controllo di possibili sversamenti (vedi AQ-Ob3-P-a). Valsat

un’adeguata protezione artificiale della falda realizzare sistemi di chiusura e parzializzazione delle reti di raccolta delle acque reflue in caso di SCAT

RUE

superficiale e profonda, riducendo i rischi di sversamenti accidentali o, in alternativa, dotare i piazzali di aree depresse delimitate da muretti in cls atte

inquinamento. a contenere i liquidi inquinanti accidentalmente sversati. PUA 60

ACQUA [Rif. AQ] - progettazione

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

h PUA U 2

Limitare le operazioni di movimento terra ed Vedi anche MR-Ob2-P-b.

in particolare evitare di modificare i flussi di

drenaggio e smaltimento delle acque

superficiali.

i PUA U/A 3

Predisporre un luogo attrezzato per il Realizzare un adeguato sistema di smaltimento delle acque residue del lavaggio.

-

lavaggio dei veicoli e dei macchinari Utilizzare acque meteoriche recuperate.

-

industriali. In funzione del sistema di riutilizzo acqua meteorica adottato, il lavaggio potrà essere comune all’intero

- .

ambito o solo a più comparti. Vedi AQ-Ob2-P-a 61

ACQUA [Rif. AQ] - progettazione

2. R , ’ ’

O B IDURRE I CONSUMI ANCHE DIFFERENZIANDO GLI APPROVVIGIONAMENTI IN FUNZIONE DEGLI USI ATTRAVERSO L ADOZIONE DI SISTEMI PER IL RIUTILIZZO DELL ACQUA

METEORICA O DI REFLUI RECUPERABILI

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

a RUE U/A 1

Realizzare una rete duale per Prevedere sistemi per il recupero e riutilizzo di acqua per usi non potabili:

l’approvigionamento idrico: sistemi di raccolta e riutilizzo delle acque meteoriche provenienti dalle coperture;

- PUA

una rete per la fornitura di acqua sistema di raccolta e riutilizzo delle di seconda pioggia provenienti dai piazzali e dalle strade;

- -

potabile il recupero e il riutilizzo delle acque trattate in uscita dal depuratore (acquedotto industriale), nel caso in

-

una rete per la fornitura di acqua per usi cui il processo di depurazione e smaltimento delle acque depurate adottato sia già predisposto o

- non potabili (scarico wc, irrigazione, predisponibile per tale impiego.

lavaggio, raffrescamento, antincendio, Per gli usi non potabili, dovrà essere prevista una rete di adduzione ad essi esclusivamente dedicata, ben

etc.) alimentata con acque di recupero distinguibile dalla rete di distribuzione dell’acqua potabile.

(acque meteoriche, acquedotto Prevedere soluzioni tecnologiche che, nel caso di disfunzioni della rete non potabile (esempio prolungata

industriale, acque grigie depurate, etc,). carenza di eventi piovosi), consentano la commutazione alla rete potabile.

Vedi anche art. 13.4 comma 3 e 4 delle Nta Nota: la realizzazione degli impianti dovrà rispettare i requisiti tecnici indicati dal Regolamento Edilizio Tipo

del Ptcp della Regione Emilia Romagna (Allegato B - Requisito volontario 8.2) o dalla norma tedesca E DIN 1989-1

2000-12. Entrambe le normative, se pur con modalità di calcolo e verifica leggermente differenti,

forniscono i criteri per un corretto dimensionamento dei serbatoi d’accumulo. La capacità d’accumulo dei

serbatoi dovrà infatti essere dimensionata in funzione: dell’apporto d’acqua piovana (calcolabile

principalmente in funzione della superficie di raccolta e dell’entità delle precipitazioni) e dall’entità del

fabbisogno (stimabile in funzione della gamma e della tipologia dei riutilizzi previsti). RUE A 2

In funzione dei cicli produttivi delle industrie insediate, valutare i possibili riutilizzi del refluo di processo e PUA

realizzare le necessarie soluzioni impiantistiche.

Nota: le tipologie di refluo recuperabile sono ad es.: reflui da depurazione, acque grigie, alcuni reflui da

processi produttivi,etc RUE A 3

Realizzare un sistema di recupero e riutilizzo delle acque grigie, proveniente dai lavabi dei bagni e dalle PUA

docce. Per la realizzazione e la verifica di tali impianti, fare riferimento al Regolamento Edilizio Tipo della

Regione E.R. (Allegato B, Requisito Volontario 8.3). Come esempio applicativo si veda il progetto

“Acquasave” del Comune di Bologna.

b RUE A 1

Prescrivere l'adozione di sistemi di riduzione In ottemperanza alle prescrizioni ed indirizzi regionali contenuti nel Piano Tutela Acque prescrivere

del consumo di acqua. l’utilizzo di: PUA

Vedi anche art. 13.4 comma 1 delle Nta del rubinetteria dotata di sistemi e dispositivi che razionalizzano il consumo dell’acqua (frangigetto,

-

Ptcp. diffusore, riduttori o interruttori di flusso, rubinetti monocomando, rubinetti con temporizzatore e rubinetti

con chiusura elettronica, …altro);

scarichi wc dotati di tasto interruttore o di doppio tasto.

-

Nota: fare riferimento al Regolamento Edilizio Tipo della Regione E. R, allegato B, Requisito volontario 8.1

c RUE A 2

Introdurre sistemi di contabilizzazione dei

consumi per ogni fonte di PUA

approvvigionamento. 62

ACQUA [Rif. AQ] - progettazione

O 3. ’

B GARANTIRE UN SISTEMA DI DEPURAZIONE DEI REFLUI CHE RIDUCA L IMPATTO AMBIENTALE DEI PROCESSI DEPURATIVI TRADIZIONALI

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

a POC U 1

Realizzare reti fognarie separate Realizzare reti fognarie separate in funzione della qualità dei reflui:

acque nere: reflui domestici, reflui industriali e acque di prima pioggia;

- PUA

acque bianche: acque meteoriche di seconda pioggia (per le quali prevedere un eventuale trattamento

- e acque meteoriche provenienti dalle coperture,

in loco possibilmente come previsto in AQ-Ob3-P-d

solo quando queste eccedono dalle capacità di accumulo previsto per un loro riutilizzo (vedi AQ-Ob2-P-

a). RUE A 2

Realizzare una rete separata per la raccolta delle acque grigie (provenienti dai lavabi dei bagni, dalle

docce, etc.) in funzione di possibili riutilizzi per usi non potabili. Vedi anche AQ-Ob2-P-a. PUA

RUE A 1

Dotare ogni singolo lotto (o il comparto) di opportuno sistema di “deviazione” delle acque di prima pioggia

in fognatura nera, ai sensi della DGR 286/2005 e della DGR 1860/2006. PUA

In base alla capacità idraulica della rete nera di lottizzazione, il recapito potrà essere previsto con deviatori

di flusso in continuo o con vasche di accumulo e rilancio (queste ultime sono da preferire alle prime)

nonché di opportuni sistemi di sicurezza che permettano di intervenire in caso di eventi accidentali (ad es.

rovesciamento autobotti).

b PUA U 1

Realizzare, ai sensi della DGR 286/2005 e

della DGR 1860/2006, idonei interventi per la

gestione della acque di prima pioggia.

c POC U 1

Valutare con gli enti competenti la possibilità Valutare l’effettiva esigenza (costi-benefici rispetto alla capacità depurativa esistente in loco ed alla

-

di trattamento in loco delle acque nere e distanza dell’impianto comunale) della realizzazione ex novo di tale impianto in alternativa PUA

delle acque di prima pioggia, ovvero la all’adeguamento di un depuratore esistente.

capacità del depuratore comunale esistente, Adottare i sistemi depurativi a minor impatto e a maggior efficienza .

-

nonché gli eventuali adeguamenti necessari, POC U 2

Realizzare impianti di fitodepurazione; questi possono essere utilizzati come trattamento secondario (dopo

privilegiando sistemi naturali. una sedimentazione) di reflui civili o misti o come trattamento teriziario (di affinamento) per scarichi PUA

industriali o per il trattamento di acque grigie o delle acque di prima pioggia.

Realizzare uno studio di fattibilità nel quale vengano indicate tutte le tipologie di reflui prodotti nell’area

- ed una loro caratterizzazione, ed in funzione di questa, valutare l’idoneità delle varie tipologie di

impianto di fitodepurazione (a flusso superficiale, a flusso sommerso verticale o orizzontale, ibrido, ecc).

Vedi AQ-Ob1-P-a.

Realizzare una rete fognaria dedicata a tali tipologie di refluo separandole dai reflui industriali.

- Progettare gli impianti di fitodepurazione in maniera integrata con la progettazione paesaggistica. Vedi

- anche HP-Ob1-P-d.

d PUA U 2

Realizzare, laddove è possibile, sistemi di I sistemi possono essere: canali di bio-filtrazione, canali di bio-infiltrazione, bacini di infiltrazione, bacini di

trattamento delle acque meteoriche di lagunaggio.

seconda pioggia potenzialmente non Valutare quale sia il sistema idoneo in funzione delle caratteristiche idrogeologiche dell’area in questione

contaminate, prevedendo l’utilizzo sinergico (presenza o meno di terreni argillosi, profondità della falda, ecc.) e della tipologia di attività che si svolgono

delle aree verdi. nell’ambito. Vedi AQ-Ob1-P-a. 63

ACQUA [Rif. AQ] - progettazione

R.I.E

Approfondimento:

La procedura R.I.E., ovvero “Riduzione dell’Impatto Edilizio”, rappresenta un metodo per controllare l’impatto ambientale di un intervento edilizio in termini di effetti

negativi prodotti dall’impermeabilizzazione dei suoli. Tale metodo si basa sul calcolo, mediante apposito algoritmo, di un indice numerico (indice RIE appunto) che è

in grado di “quantificare” la qualità ambientale di un intervento edilizio rispetto alla permeabilità del suolo e alla presenza di verde che caratterizzano l’intervento

stesso.

L’algoritmo con cui calcolare tale indice si presenta nella forma seguente:

Dove:

RIE Indice di riduzione dell’impatto edilizio

=

Sv i-esima superficie permeabile, impermeabile o sigillata trattata a verde

=

i

Si j-esima superficie permeabile, impermeabile o sigillata non trattata a verde

=

j

ψ coefficiente di deflusso

=

Se superfici equivalenti alberature

=

In termini semplificati l’algoritmo R.I.E esprime un rapporto dove, con riferimento ad una determinata area oggetto di valutazione, al numeratore vengono inserite le

superfici trattate a verde e al denominatore le superfici non trattate a verde.

Le superfici inserite, opportunamente moltiplicate per y (coefficiente di deflusso) o per il reciproco dello stesso e con l’aggiunta, al numeratore, delle alberature

presenti espresse in superfici equivalenti tramite valori preimpostati, concorrono a restituire un numero, denominato R.I.E. con campo di variazione compreso tra 0 e

ca. 10 (11,13 per esattezza).

E’ importante sottolineare come all’aumento dell’indice R.I.E. concorrano sia la presenza di “tetti verdi”, che la presenza di sistemi di raccolta e riutilizzo dell’acqua

meteorica, in quanto ad entrambe i casi corrisponde un coefficiente di deflusso più basso rispetto alle coperture tradizionali.

Tale metodo è stato adottato dal Comune di Bolzano il quale, con l'art. 19 bis del proprio Regolamento Edilizio (introdotto con deliberazione di C.C. n. 11 del

10.02.2004), ha infatti reso obbligatoria l'adozione della procedura RIE per tutti gli interventi di nuova costruzione e per gli interventi su edifici esistenti, nonché per

gli interventi di qualsiasi natura - su fondi e/o edifici esistenti - che incidano sulle superfici esterne esposte alle acque meteoriche (coperture, terrazze, sistemazioni

esterne, cortili, aree verdi, aree pavimentate, ecc.).

Per ulteriori approfondimenti tecnici si rimanda pertanto alla documentazione e alla strumentazione messa a punto e utilizzata dal Comune di Bolzano 64

ACQUA [Rif. AQ] - progettazione

[HP] HABITAT e PAESAGGIO

La realizzazione di un'area produttiva determina importanti effetti dal punto di vista naturalistico e paesaggistico. Gli obiettivi da perseguire nella

realizzazione di un’Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata sono:

1. Garantire l’armonizzazione dell’intervento con gli elementi del paesaggio naturali ed antropici in cui si inserisce

A tale scopo occorre predisporre un progetto urbanistico – paesaggistico che, partendo dalle preesistenze da valorizzare e/o riutilizzare, individui le

principali scelte di assetto delle futura area, tali da minimizzare le interferenze, e valorizzare le preesistenze. In fase di progettazione occorrerà quindi

prendere in considerazione varie soluzioni urbanistiche ed architettoniche, in funzione della percezione che si ha dall'esterno, ma anche

immaginando l'area al suo interno, allo scopo di garantire una qualità paesaggistica complessiva.

I parchi e le oasi naturalistiche, per quanto importanti, da soli non sono sufficienti a tutelare la biodiversità degli ecosistemi né possono contribuire

compiutamente a mantenere efficienti i processi evolutivi della biosfera; e questo non solo per la loro limitata estensione rispetto all’insieme del

territorio, ma soprattutto per le loro caratteristiche di isolamento.

Le aree industriali, così come quelle urbane, possono essere considerate delle barriere che impediscono lo scambio fra i residui habitat naturali, non

solo per il loro sviluppo in termini di territorio occupato, ma soprattutto per gli impatti che producono sul territorio circostante.

E’ dunque sempre più necessaria e impellente la creazione di reti ecologiche che colleghino tra loro le aree protette e le aree di elevato valore

naturalistico superstiti, in modo da garantire la sopravvivenza e l’arricchimento delle comunità biologiche e dei processi ecologici.

In sede di progetto occorrerà pertanto valutare non solo le eventuali interruzioni che l’insediamento produttivo determinerà sulla rete ecologica

esistente ma anche i possibili nuovi corridoi ecologici che possono essere realizzati all’intorno o addirittura all’interno dell’insediamento stesso, dal

momento che è sempre possibile mettere in atto soluzioni volte a mantenere, ripristinare o infittire la rete ecologica presente o potenziale di un’area.

2. Garantire la qualità degli spazi aperti (aree verdi, strade, parcheggi e aree di pertinenza dei lotti) e dell’edificato in termini di assetto complessivo e

scelte realizzative.

Rispetto alla finalità di rendere gli spazi dell'insediamento produttivo vivibili e gradevoli per le persone che lavoro all'interno dell'area, per chi risiede

nelle vicinanze o percorre le infrastrutture viarie localizzate nelle immediate vicinanze, emerge la necessità di una progettazione molto accurata non

solo delle caratteristiche architettoniche degli edifici (altezze, volumetrie, materiali di rivestimento, presenza di condotte e apparecchiature,

allineamenti e disposizione) ma anche della struttura e delle caratteristiche degli spazi aperti (aree verdi, strade, parcheggi, spazi di sosta, aree

pertinenziali, schermature ecc.) che, in termini ancora generali, dovrebbero puntare ad una maggiore presenza e diffusione del verde.

Tutto ciò significa valorizzare il territorio in tutte le sue componenti attraverso politiche e processi integrati, sviluppando una progettazione

multidisciplinare e multisettoriale;

L’accuratezza della progettazione si esplicita in scelte precise, puntuali e funzionali non solo dal punto di vista paesaggistico, urbanistico ed

architettonico ma anche attraverso ipotesi e scelte che si facciano carico sin dalla fase ideativa delle problematiche legate alla gestione e alla

manutenzione di tali aree, che dovranno puntare al contenimento dei costi anche attraverso scelte innovative (come ad esempio spazi che mirino alla

creazione di elementi più simili ad habitat naturali piuttosto che a giardini). 65

HABITAT e PAESAGGIO [Rif. HP] - progettazione

La scelta delle essenze vegetali e, in particolare, di quelle arboree, deve essere orientata verso le specie autoctone, in quanto, essendo quelle che

nella scala evolutiva hanno dimostrato il miglior adattamento all’ambiente locale, risultano di conseguenza quelle che richiedono il minor consumo

energetico (in termini di acqua, luce e sostanze minerali) per il loro sostentamento. La selezione delle essenze e della loro localizzazione dovrà

seguire specifici criteri progettuali, legati alle caratteristiche dell’intervento (ad es. il criterio di favorire l’orientamento piuttosto che il favorire

l’ombreggiamento delle facciate esposte a sud degli edifici), tenendo al contempo conto delle caratteristiche quali la rapidità di crescita, lo sviluppo

della chioma, la necessità di manutenzione, il clima e le caratteristiche del suolo. In particolare, la scelta della specie deve tenere conto della

resistenza agli agenti inquinanti, spesso presenti in abbondanza in un contesto industriale. Inoltre è importante valutare quanto alcune specie

possano essere incompatibili con determinate funzioni previste per lo spazio esterno specifico (ad esempio per le aree adibite a parcheggio sarebbe

meglio evitare l’impianto di specie arboree che producono sostanze viscose o lasciano cadere frutti o bacche).

rif. TEMA OBIETTIVI

Ob1. Garantire l’armonizzazione dell’intervento con gli elementi del paesaggio naturali ed antropici in cui si inserisce

HABITAT e

HP PAESAGGIO Ob2. Garantire la qualità degli spazi aperti (aree verdi, strade, parcheggi e aree di pertinenza dei lotti) e dell’edificato in termini

di assetto complessivo e scelte realizzative 66

HABITAT e PAESAGGIO [Rif. HP] - progettazione

O 1. G ’ ’

B ARANTIRE L ARMONIZZAZIONE DELL INTERVENTO CON GLI ELEMENTI DEL PAESAGGIO NATURALI ED ANTROPICI IN CUI SI INSERISCE

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

a POC U 1

Predisporre un progetto urbanistico – Conservare, valorizzare ed incrementare gli elementi di importanza naturalistica (quali siepi, filari,

-

paesaggistico che, partendo dalle piantate, boschetti ecc.) e antropica, (es. corti rurali, infrastrutture ed elementi di valore storico- PUA

preesistenze da valorizzare e/o riutilizzare, architettonico, archeologico, culturale e testimoniale), previa puntuale individuazione e approfondito

individui le principali scelte di assetto della censimento.

futura area, tali da minimizzare le Verificare e valutare i principali “punti” ed “elementi lineari” da cui l’area viene vista-percepita-osservata

-

interferenze, e valorizzare le preesistenze. e che potrebbero richiedere la previsione di elementi di mitigazione-mascheramento-apertura.

b PUA U 1

Conservare e migliorare gli habitat naturali, Formare un ambiente urbanizzato permeato da elementi naturali (“ecotopo urbano”).

-

contribuendo alla realizzazione di reti Collegare le nuove reti alla rete ecologica esistente.

-

ecologiche e massimizzando la dotazione di Integrare gli spazi aperti con gli elementi costituenti il nuovo sistema di rete ecologica.

-

verde. Diversificare gli elementi che compongono la rete ecologica allo scopo di favorire molti e diversi biotopi.

- Infittire la rete ecologica mediante creazione di nuovi corridoi ecologici e potenziare quelli preesistenti.

- Utilizzare specie autoctone, che richiedono limitata manutenzione e a bassa idroesigenza

- (l’idroesigenza dovrà tendere ad annullarsi dopo i primi anni di impianto);

Dove necessario, dotare le aree di verde pubblico di un sistema di irrigazione a goccia (o comunque a

- basso consumo) alimentato da impianto di recupero dell’acqua piovana (vedi AQ-Ob2-P-a);

Preferire l’utilizzo, in caso di funzione prettamente ecologica, di piantine forestali e sesti d’impianto tali

- da richiedere bassa manutenzione, o comunque una manutenzione limitata per le fasi successive ai

primi anni d’impianto.

Garantire la presenza più diffusa possibile di filari arborei e siepi arboreo-arbustive lungo strade,

- percorsi pedonali e ciclabili.

I sistemi per la laminazione delle acque meteoriche, e l’eventuale realizzazione di impianti di

- fitodepurazione, dovranno essere integrati nel territorio dal punto di vista paesaggistico. La vasca di

laminazione delle acque meteoriche (o il risezionamento di canali) e/o l’impianto di fitodepurazione, oltre

alla loro funzione specifica, dovranno avere una funzione ecologica e paesaggistica e dovranno essere

progettati in coerenza con il progetto urbanistico – paesaggistico divenendone parte integrante e

funzionale all’obbiettivo di garantire l’armonizzazione con gli elementi del paesaggio (es. zone umide,

canali vegetati, ecc…). Le vasche potranno anche avere funzione di dispersione nel suolo qualora le

caratteristiche di vulnerabilità degli acquiferi presenti nell’area e le caratteristiche chimiche (a valle di

e AQ-Ob3-P-c.

opportuni trattamenti) delle acque lo permettano. Vedi anche AQ-Ob1-P-d

Utilizzare l’elemento acqua per creare maggiore biodiversità.

-

c POC U 1

Realizzare, ove necessario, adeguate fasce Stabilire una connessione con la rete ecologica locale.

-

di mitigazione paesaggistica. Le specie da utilizzarsi devono essere autoctone e la fascia deve essere sviluppata sul piano sia

- PUA

arbustivo che arboreo.

Proteggere i bersagli più esposti (mitigazione dell’inquinamento da polveri)attraverso fasce verdi di

- protezione adeguatamente piantumate. 67

HABITAT e PAESAGGIO [Rif. HP] - progettazione

O 2. G ( , , ) ’

B ARANTIRE LA QUALITÀ DEGLI SPAZI APERTI AREE VERDI STRADE PARCHEGGI E AREE DI PERTINENZA DEI LOTTI E DELL EDIFICATO IN TERMINI DI ASSETTO

COMPLESSIVO E SCELTE REALIZZATIVE

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

a PUA U 1

Definire e qualificare la struttura e Prevedere parcheggi e percorsi ombreggiati con specie arboree. Prestare particolare attenzione alla

-

l’articolazione dello "spazio aperto": strade definizione degli spazi e alle condizioni d’impianto della vegetazione e prevedere una protezione dagli

principali, strade di distribuzione, parcheggi, urti. Nei percorsi nord-sud privilegiare la piantumazione sul lato ovest, mentre nei percorsi est-ovest

aree per le dotazioni territoriali, aree per la privilegiare il lato sud. Attrezzare inoltre i percorsi con panchine e cestini per i rifiuti.

costruzione della rete ecologica (a partire Valutare la possibilità di utilizzi multipli delle aree a parcheggio, più o meno accorpae (ad es. parcheggi attrezzati

-

dagli elementi esistenti), aree verdi in come campi sportivi, da utilizzarsi nei periodi in cui il parcheggio è vuoto). Vedi anche TM-Ob2-P-b.

Predisporre assetti degli spazi aperti che favoriscano l’orientamento dei fruitori all’interno dell’area,

genere, aree necessarie per la tutela e la - localizzando e organizzando i percorsi in modo tale da consentire all'utente di identificare, in modo chiaro,

valorizzazione degli elementi di importanza l'ingresso, i punti di passaggio (soglie, entrata-uscita) tra un ambito e l'altro, i luoghi di sosta e di attività.

storica-testimoniale esistenti. Posizionare le varie cabine di servizio e impianti in modo integrato con il disegno complessivo

- dell’intervento.

Utilizzare la vegetazione a medio-alto fusto per migliorare il controllo climatico dell’area (Vedi anche HP-

- Ob2-P-c).

Predisporre un corretto sesto d’impianto in relazione alla tipologia e funzione che dovrà assolvere lo

- spazio aperto progettato (fruibile, non fruibile, ricreativo, multifunzionale, parco urbano attrezzato o non

attrezzato, verde di rappresentanza ecc.).

Curare in particolare le aree di passaggio e di connessione con l’edificato esistente.

- Progettare le fasce di rispetto dagli elettrodotti, in sinergia con la progettazione del verde pubblico non attrezzato.

-

b RUE U/A 2

Prestare particolare cura alla definizione di Per ogni unità (Umi, Unità Minime di Intervento) e per l’intervento nel suo insieme, definire regole unitarie

-

altezze, volumetrie, allineamenti, materiali per la disposizione di impianti, condotte e apparecchiature poste all’esterno degli edifici o in copertura. In PUA

di rivestimento, colori, recinzioni, del particolare prevedere una progettazione unitaria degli edifici e degli spazi aperti là dove si desidera

progetto architettonico. raggiungere particolari obiettivi di qualità per realizzare un affaccio-vetrina verso tratti di viabilità ad alta

percorrenza. Relativamente alle UMI vedi anche SI-Ob3-P-a.

Definire gli allineamenti e gli orientamenti.

- Definire materiali e colori utilizzabili.Vedi MR-Ob1-P-a.

- Contenere al massimo l’impatto visivo delle zone esterne adibite a deposito, parcheggio mezzi pesanti,

- spazi per la rccolta e trattamento rifiuti, per carico e scarico merci… inserendole correttamente nella

progettazione generale dell’intervento edilizio e del verde. In particolare si suggerisce l’impianto di siepi

arboreo-arbustive di piante autoctone oppure alla realizzazione di schermi “verdi” realizzati con piante

rampicanti, o modellazioni del terreno.

Uniformare le recinzioni dei lotti su tutta l'area d'intervento, o almeno, strada per strada o per unità

- minime di intervento (pur mantenendosi all'interno di un numero limitato e concordato di tipologie); in

particolare favorire recinzioni che prevedano la presenza integrata di siepi arbustive, costituite

principalmente da specie autoctone.

Realizzare le cabine di trasformazione da media tensione (e gli eventuali impianti o stazioni di alta

- tensione) progettando i relativi manufatti edilizi in riferimento alla loro qualità architettonica ed

integrazione paesaggistica.

Realizzare gli eventuali sistemi fissi radiotelevisivi e per le telecomunicazioni progettando le installazioni

- impiantistiche e i manufatti edilizi in riferimento alla loro qualità architettonica ed integrazione paesaggistica. 68

HABITAT e PAESAGGIO [Rif. HP] - progettazione

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

c RUE A 2

Realizzare interventi finalizzati al controllo Tale controllo, che si differenzia in relazione al periodo dell’anno (estate, inverno) e alla località, può

dell’irraggiamento solare negli spazi esterni. essere attuato attraverso l’adozione delle seguenti strategie e tecnologie: PUA

Vedi anche EN-Ob1-P-c. a) Controllo Tecniche di sistemazione degli spazi esterni, quali:

dell’ombreggiamento - schermi verticali e orizzontali,

nella stagione - trattamento delle superfici circostanti,

surriscaldata; - disposizione del verde

- etc.

b) Controllo del Tecniche di sistemazione degli spazi esterni, quali:

soleggiamento nella - schermi verticali e orizzontali,

stagione fredda; - disposizione del verde

- etc.

c) Controllo della Tecniche di sistemazione degli spazi esterni, quali:

radiazione riflessa e - terreno nudo o pavimentazione fredda,

della temperatura - uso dell’acqua,

delle superfici - tetti verdi

circostanti. - etc.

d RUE P.A. 2

Controllare l'impatto dei cartelloni Predisporre una segnaletica pubblicitaria unica per l’intero ambito, che si integri con l’ambiente (colori,

-

pubblicitari e delle insegne. Le insegne taglia, materiali naturali ed ecologici, illuminati con tecnologie ad alta efficienza – led – e possibilmente PUA

devono essere collocate in maniera alimentati con energia rinnovabile).

funzionale e coerente con la progettazione Collocare le insegne in maniera funzionale e coerente con la progettazione dello spazio stradale.

- e TM-Ob2-G-a.

dello spazio stradale e dello spazio aperto Per la segnaletica stradale, vedi anche TM-Ob2-P-c

in genere.

e RUE U/A 3

Orientare e localizzare gli spazi esterni L’azione può essere attuata prevedendo ad esempio l’utilizzo di barriere naturali, barriere artificiali,

fruibili in modo da risultare protetti dai venti barriere miste(naturale e artificiali), presenza di depressioni o rilievi del terreno, barriere preesistenti. PUA

invernali prevalenti, senza tuttavia impedire Nota: riferirsi al Regolamento Edilizio Tipo della Regione Emilia Romagna, Allegato B, Requisiti Volontari

la ventilazione naturale estiva. 6.4 e 6.5 69

HABITAT e PAESAGGIO [Rif. HP] - progettazione

[EN] ENERGIA

Lo sviluppo di nuove aree produttive, e la riqualificazione di quelle esistenti, non può prescindere dall’avvio di politiche integrate di pianificazione e

gestione energetica. La vocazione territoriale e la configurazione degli insediamenti industriali, con la vicinanza fisica tra le imprese e la condivisione

tra queste delle medesime condizioni di vincolo-opportunità geografiche ed amministrative (condizioni climatiche, attori economici energetici, politiche

regionali e provinciali di sostegno ), rappresenta una possibilità di attuare strategie energetiche volte alla razionalizzazione dei consumi ed alla

ottimizzazione dei sistemi di approvvigionamento .

Il presupposto inprescindibile per una corretta pianificazione e gestione delle Apea ha alla base un quadro conoscitivo dei bilanci energetici delle

aziende insediate e di quelle che si localizzeranno nelle nuove aree di espansione. L’analisi dei fabbisogni termici ed elettrici delle imprese,

differenziati per usi primari, usi-finali e di processo, consente una valutazione sui possibili scenari di investimento in soluzioni impiantistiche

economicamente convenienti e ambientalmente compatibili con il territorio.

La generazione diffusa è inoltre una pratica efficiente, perché la produzione garantisce la quantità/qualità di approvvigionamento e il consumo

dell’energia presso i luoghi di produzione diminuisce le perdite dovute al trasporto. Da un punto di vista ambientale è da preferire la presenza di

impianti centralizzati, in quanto sono di più agevole gestione e permettono un migliore controllo delle emissioni nell’ambiente, oltre che un risparmio

sugli oneri di autorizzazione e controllo (parte fissa). Consentono inoltre alle imprese di risparmiare sugli oneri di gestione di singoli impianti (parte

variabile), delegando ad un soggetto terzo la gestione del servizio con tariffe agevolate basate ad esempio sul conteggio energetico o sui parametri

volumetrici insediativi. In assenza di condizioni per la creazione di impianti di generazione od ad integrazione a queste produzioni, l’attuazione di una

strategia di acquisto energetico collettivo tra più imprese può rappresentare un vantaggio competitivo per l’area industriale. Una ben conosciuta

possibilità di risparmio economico è legata all’acquisto consortile.

Il recupero termico dai processi di lavorazione andrà attuato ogni qual volta siano presenti aziende che producono effluenti, liquidi o gassosi, in

quantità tali da potere alimentare sistemi energetici a servizio dell’impresa stessa e anche di altre imprese dell’area produttiva.

L’adozione di fonti energetiche rinnovabili nel sito andrà fatta a partire dall’analisi delle condizioni climatiche/ambientali e della presenza di

combustibili rinnovabili che, potrebbero essere opportunamente integrati con sottoprodotti delle lavorazioni eseguite nell’area produttiva. Nelle

condizioni medie italiane le fonti rinnovabili proponibili sono il solare termico, il fotovoltaico, ma anche il mini-eolico, l’uso di biomasse e, della risorsa

geotermica.

La produzione di energia all’interno di aree produttive a servizio delle imprese insediate è solo una delle possibili opportunità per programmare

l’offerta energetica. In realtà, essendo lo scopo principale la qualità ambientale dell’area, interventi sul lato della domanda, per incrementare

l’efficienza energetica e conseguentemente ridurre le emissioni atmosferiche , devono rappresentare una delle tappe di un processo di sostenibilità.

Una politica efficace sull’efficienza energetica darà un contributo importante alla competitività e all’occupazione, coerentemente con gli obiettivi

fondamentali della strategia di Lisbona. Questa iniziativa promossa dalla Comunità Europea (come ha dichiarato il Commissario europeo all’energia

Andris Piebalgs), consentirà di conseguire tre importanti risultati: competitività e creazione di nuovi posti di lavoro; protezione dell’ambiente e

adempimento degli impegni assunti con il trattato di Kyoto; sicurezza per l’approvvigionamento energetico. Infatti con l’adozione del Libro Verde su

Efficienza Energetica o Fare di Più Con Meno “energia” ( il 22 Giugno 2005), la Commissione Europea ha previsto un potenziale risparmio al 2020 di

30 Mtep nel solo settore industriale. 70

ENERGIA [Rif. EN] - progettazione

In particolare l’impiego di motori elettrici ad alta efficienza per il settore industriale rappresenta una delle buone pratiche indicate nei programmi di

risparmio energetico dell'Unione Europea. Nel settore industriale, considerando che il 74% della bolletta elettrica è imputabile ai consumi dei motori,

l’utilizzo dei motori elettrici ad alto rendimento garantirà un notevole risparmio energetico.. Al momento non è in vigore alcuna legge che impone

standard minimi sui rendimenti dei motori elettrici; tuttavia il Cemep (Comitato Europeo Costruttori Macchine Rotanti e Elettronica di Potenza) e la

Commissione Europea hanno raggiunto un accordo volontario sulla costruzione di motori elettrici (Energy Efficient Motor Driven Systems – Aprile

2006). Tre sono le classi di efficienza eff1, eff2 e eff3 (la eff1 è la migliore, la eff3 la peggiore) e per ogni classe sono definiti i rendimenti minimi.

Per lo sviluppo di una maggiore efficienza ambientale del sistema produttivo sarà necessario un forte supporto all’innovazione ambientale di prodotto

e di processo, all’applicazione di tecnologie più pulite e alla sperimentazione di sistemi integrati “zero-emission”, ma anche alla diffusione di servizi e

sistemi di gestione per un costante miglioramento della qualità ambientale delle aree industriali.

La gestione energetica delle aree produttive, per mezzo del Soggetto Gestore, ha infatti come obiettivo quello di definire delle strategie di gestione

integrata in grado di offrire servizi d’area di Energy Management come:

audit energetico delle strutture e degli impianti;

- valutare i piani di investimento per la ottimizzazione dei consumi;

- sensibilizzare le imprese sul problema della gestione energetica;

- analizzare i consumi energetici;

- definire strategie di risparmio energetico attraverso l’adozione di tecnologie a basso consumo energetico nelle aree comuni;

- valutare con le aziende gli ambiti ove è possibile attuare un risparmio energetico, anche in termini di revisione e miglioramento dei processi

- produttivi;

valutare le possibili sinergie tra produzioni di diverse aziende (es. recupero di calore, fonti di vapore, combustione di scarti legnosi di

- lavorazione…) attraverso studi di fattibilità;

valutare la possibilità di utilizzo delle risorse locali rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico...);

- sviluppare strategie di edilizia bioclimatica;

- formare e sensibilizzare gli imprenditori e gli addetti sull’adozione di buone pratiche per il risparmio energetico;

- comunicare gli obiettivi ed i risultati raggiunti alle comunità locali;

- migliorare la qualità del servizio elettrico.

-

In caso di ristrutturazioni valutare caso per caso quali azioni di quelle proposte nella tabella per i nuovi interventi possono essere efficacemente

applicati; dovrà comunque essere perseguito un risparmio dei consumi energetici del 20% rispetto allo stato attuale, in linea con gli accordi

internazionali sui cambiamenti climatici.

rif. TEMA OBIETTIVI

Ob1. Ridurre i consumi di energia primaria per riscaldamento e/o raffrescamento e garantire il comfort termoigrometrico negli ambienti interni.

Ob2. Controllare/ridurre l’utilizzo delle fonti non rinnovabili per l’approvvigionamento energetico e massimizzare l’utilizzo di fonti rinnovabili.

Ob3. Ottimizzare le prestazioni dei sistemi di illuminazione naturale e artificiale negli ambienti interni ai fini del risparmio

EN ENERGIA energetico e del comfort visivo.

Ob4. Perseguire il risparmio energetico e il contenimento dell'inquinamento luminoso negli ambienti esterni pubblici e privati. 71

ENERGIA [Rif. EN] - progettazione

O 1. R /

B IDURRE I CONSUMI DI ENERGIA PRIMARIA PER RISCALDAMENTO E O RAFFRESCAMENTO E GARANTIRE IL COMFORT TERMOIGROMETRICO NEGLI AMBIENTI INTERNI

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

a RUE A 1

Applicare il D.Lgs. 29 dicembre 2006 n. 311 Ai sensi della Del. dell’Assemblea Legislativa ER 156/2008 (art. 3.1-b) si ha una applicazione integrale ma

e la Del. dell’Assemblea Legislativa ER limitata al solo ampliamento dell’edificio nel caso che il volume a temperatura controllata della nuova PUA

156/2008 integralmente (ma limitata al solo porzione di edificio risulti superiore al 20% di quello dell’edificio esistente e comunque in tutti i casi in cui

ampliamento dell’edificio) anche in caso di l'ampliamento sia superiore agli 80 metri quadrati.

ampliamenti in volume superiori al 10% e L’obiettivo di qualità riguarda invece l’applicazione ad ampliamenti in volume superiori al 5%.L’obiettivo di

comunque in tutti i casi in cui l’ampliamento qualità riguarda invece l’applicazione ad ampliamenti in volume superiori al 10%.

risulti superiore agli 80mq.

b RUE A 1

Secondo un approccio adattativo al benessere, Definire specifici obiettivi di benessere secondo l’approccio adattativo (riferimento EN 15251:2007 -

-

definire livelli prestazionali specifici in relazione Indoor environmental input parameters for design and assessment of energy performance of buildings PUA

alle attività svolte; utilizzare sistemi Bms addressing indoor air quality, thermal environment, lighting and acoustics)

(Building Management System) per ottimizzare Differenziare la climatizzazione in funzione dell’uso degli spazi.

-

le prestazioni del sistema edificio-impianto in Adottare sistemi di controllo, regolazione e gestione automatica dell’edificio e dell’impianto per

-

relazione a tali esigenze. ottimizzarne le prestazioni e adattarle alle condizioni variabili interne ed esterne

c RUE A 1

Ottimizzare il comportamento passivo Prevedere sistemi per la protezione delle chiusure (opache e trasparenti) maggiormente esposte all’irraggiamento

dell’edificio per la climatizzazione invernale solare estivo allo scopo di ridurre l’apporto di calore nella stagione surriscaldata. In particolare dovranno essere PUA

ed estiva, mediante misure e strategie per il evitate aperture zenitali non schermate. Vedi anche EN-Ob3-P-b Fare riferimento a:

controllo dell’impatto sole-aria. Del. Assemblea Legislativa ER 156/2008 allegato 3 Requisito 6.4 A e B,

- D. Lgs. 29 dicembre 2006 n. 311, Allegato I, comma 10

- Normativa UNI 10375, UNI EN 14501, UNI EN 13363;

- Requisiti Volontari 6.1 e 6.2 Allegato B del Regolamento Edilizio Tipo dell’Emilia Romagna.

- RUE A 2

Le superfici vetrate devono essere dimensionate per garantire il necessario livello di illuminazione

- naturale (vedi EN-Ob3-P-a) e concepite in relazione al loro orientamento, forma e dimensione in maniera PUA

tale che tendano a sfruttare al meglio i guadagni termici solari nella stagione sottoriscaldata e che siano

adeguatamente protetti dal soleggiamento estivo. In particolare è obbligatorio l’ombreggiamento (o

schermatura) anche per le prese di luce zenitali.

Favorire la ventilazione naturale o ibrida dell’edificio, tenendo in consideraione le condizioni

- termoigrometriche dell’aria immessa (vedi D. Lgs. 29 dicembre 2006 n.311, Allegato I, comma 9 lettera

c). Vedi anche EN-Ob1-P-e.

Adottare strategie volte a realizzare il night-cooling (ventilazione notturna).

- Operare il recupero energetico del calore prodotto dagli impianti presenti (gruppi frigoriferi, forni, cappe

-

d RUE A 1

Ottimizzare il rendimento degli impianti aspiranti…).

termici e di climatizzazione estiva. PUA

Ombreggiare ed assicurare la ventilazione naturale delle macchine a servizio dell’impianto di

-

Vedi anche Piano di Gestione Qualità condizionamento dell’aria, poste in esterno, per garantire un loro corretto ed efficiente funzionamento

dell’aria (Pgqa). Installare in ogni locale o zona a caratteristiche termiche uniformi, dispositivi per la regolazione

- RUE A 2

automatica della temperatura ambiente, per tenere in conto degli apporti solari e degli apporti gratuiti. PUA

Vedi D. Lgs. 29 dicembre 2006 n.311, Allegato I, comma 11.

Privilegiare l’utilizzo di sistemi radianti rispetto ad impianti di riscaldamento e raffrescamento

- esclusivamente ad aria (vedi anche EN-Ob1-P-l ).

Utilizzare impianti ad alto rendimento (per il riscaldamento invernale adottare caldaie a 4 stelle o sistemi

- a pompa di calore ad assorbimento, ai sensi del Dpr 660/1996).

Utilizzare fluidi refrigeranti compatibili con l’ambiente.

- 72

ENERGIA [Rif. EN] - progettazione

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

e RUE A 2

Ottimizzare il rendimento degli impianti di Sfruttare al meglio le condizioni ambientali esterne e le caratteristiche distributive dell’edificio per

aerazione. ottimizzare la ventilazione naturale. Qualora debbano essere adottati sistemi di ventilazione meccanica PUA

controllata, operare un recupero del calore prodotto. Vedi D. Lgs. 29 dicembre 2006 n.311, Allegato I,

comma 9. In particolare:

adottare recuperatori di calore con rendimenti non inferiori al 40%,

- ottimizzare i ricambi d’aria tramite sensori di qualità dell’aria. Vedi anche EN-Ob1-P-c.

-

f RUE A 1

Contenere le dispersioni termiche per ricambi Prevedere soluzioni tecniche specifiche per la riduzione di dispersione per aerazione dagli ingressi (es.

d’aria non necessari, evitando i ricambi d’aria porte scorrevoli ad elevata velocità, bussole dotate di ingressi richiudibili). PUA

non indispensabili al mantenimento delle Nota: in strutture dedicate ad attività produttive, ricambi d’aria indesiderati si hanno nelle zone di accesso

condizioni di salubrità dei locali. al pubblico e, soprattutto, nei magazzini-capannoni, per attività di carico/scarico merci.

g RUE A 1

Ottimizzare la resistenza termica Adottare da subito i valori di trasmittanza prescritti dal D. Lgs. 29 dicembre 2006 n. 311 per il 1° gennaio

dell’involucro (opaco e trasparente) 2010 (seguono trasmittanze limite per zona climatica E), come previsto dall’ “Atto di indirizzo e PUA

dell’edificio. coordinamento sui requisiti di rendimento energetico e sulle procedure di certificazione energetica degli

edifici della Regione Emilia Romagna”:

strutture verticali opache: U= 0,34 W/mqK

- coperture (piane e a falda) U= 0,30 W/mqK

- pavimenti verso locali non riscaldati o verso l’esterno U= 0,33 W/mqK

- chiusure trasparenti U= 2,2 W/mqK

- vetri U= 1,7 W/mqK

-

h RUE A 2

Contenere il fenomeno di “isola di calore” e il Adottare strategie per ridurre l’effetto “isola di calore” e soluzioni tecnologiche specifiche per le coperture

carico termico estivo sulla copertura dovuto per contenere i flussi termici estivi verso gli ambienti interni: PUA

alla radiazione solare A titolo esemplificativo si consiglia di realizzare:

Per le sistemazioni esterne:

un progetto del verde mirato all’ombreggiamento dei percorsi e dei parcheggi

- uso di materiali con bassa assorbanza della radiazione solare

-

Sulle coperture: ,

EN-Ob1-P-h HP-Ob2-P-c,

tetti verdi (vedi anche AQ-Ob1-P-c,

- cool roofs certificati

- guaine impermeabilizzanti di colore chiaro e capacità riflettente superiore al 50%,

- coperture ventilate.

- RUE A 1

evitare le guaine bitumate, anche ardesiate, di colore scuro.

- PUA 73

ENERGIA [Rif. EN] - progettazione

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

i RUE A 2

Garantire il controllo della condensa Il mantenimento di un livello corretto di umidità relativa (Ur) è necessario in tutti gli ambienti dove si

superficiale e della condensa interstiziale permane a lungo, e deve rispondere alle norme UNI EN ISO 7730. PUA

dell’involucro edilizio. Le misure per ottenere un buon controllo della condensa superficiale sono:

Vedi Del. dell’Assemblea Legislativa ER elevato isolamento termico dell’involucro opaco e trasparente,

-

156/2008 allegato 3 Requisito 6.3 e D.Lgs 29 adeguato rinnovo d’aria

-

dicembre 2006 n. 311, Allegato I, comma 8 utilizzo di materiali garantiti da certificazione di buone prestazioni fisico tecniche relative a:

- igroscopicità e permeabilità al vapore.

Per quanto invece riguarda la condensa interstiziale:

disposizione corretta degli strati costituenti l’involucro opaco,

- adozione di barriera al vapore,

- adeguato rinnovo d’aria.

-

Come previsto dall’ “Atto di indirizzo e coordinamento sui requisiti di rendimento energetico e sulle

procedure di certificazione energetica degli edifici della Regione Emilia Romagna”, si richiede che non si

realizzino mai condensazioni superficiali e di limitare le condensazioni interstiziali delle pareti opache alla

quantità rievaporabile.

l RUE A 3

Ridurre i fenomeni di stratificazione dell’aria. Privilegiare sistemi di climatizzazione radianti. Vedi EN-Ob1-P-d.

- Nel caso dell’uso di ventilatori per eliminare la stratificazione dell’aria, devono essere previsti sistemi di

- PUA

accensione / spegnimento a tempo.

m PUA U 3

Definire l’assetto degli spazi (lay-out) in base Nell’ambito dell’organizzazione degli spazi e della loro destinazione d’uso tenere in debita considerazione

all’impatto sole-aria: massimizzare l’accesso l’impatto sole-aria, intervenendo con soluzioni dedicate per il controllo bioclimatico, in relazione alle

al sole nella stagione sottoriscaldata e diverse orientazioni solari, ovvero ai diversi carichi termici dinamici.

minimizzarlo in quella surriscaldata. In particolare dovrà essere garantito il diritto al sole a tutti gli edifici.

e art. 13.7 comma 2 delle

Vedi EN-Ob1-P-c Inoltre si invita ad orientare gli stabili secondo l’asse N/S +/-15° (preferibilmente rispetto all’asse

Nta del Ptcp. eliotermico) con i lati maggiori posti a N e S; tuttavia la scelta dell’orientamento dovrà tenere in

considerazione anche le linee di assetto territoriale esistenti (presenza di centuriazione, elementi

paesaggistici di pregio…). Vedi HP-Ob1-P-a. 74

ENERGIA [Rif. EN] - progettazione

2. C / ’ ’ - ’

O B ONTROLLARE RIDURRE L UTILIZZO DELLE FONTI NON RINNOVABILI PER L APPROVVIGIONA MENTO ENERGETICO E MASSIMIZZARE L UTILIZZO DI FONTI RINNOVABILI

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

a POC U 1

Individuare soluzioni impiantistiche che, a Privilegiare sempre sistemi centralizzati con gestione e contabilizzazione autonoma, operanti in cascata

livello d’area (impianti di cogenerazione termica che consentano un’elevata modulazione della potenza erogata. PUA

centralizzati, con generatori termici ad alta Mediante apposito studio, valutare la fattibilità di un impianto di cogenerazione centralizzato, considerando

efficienza modulari - quindi implementabili) o l’opportunità di realizzare la centrale anche a servizio di comparti urbani limitrofi (residenziali e/o

a livello di singolo edificio/Umi commerciali). In particolare realizzare un’analisi costi/benefici, che consideri i costi globali dell’intervento

(microcogenerazione, pompe di calore, etc), (costi di gestione ed esternalità)

garantiscano la migliore efficienza Se invece (motivatamente) non è valutato fattibile, prevedere soluzioni alternative.

energetica. La produzione mediante cogenerazione deve fornire un risparmio di energia primaria (calcolato in

Vedi anche art. 13.7 comma 3 delle Nta del conformità della lettera b della Direttiva 2004/8/CE dell'11 febbraio 2004), maggiore del 30% rispetto ai

Ptcp e Piano di Gestione Qualità dell’aria valori di riferimento per la produzione separata di elettricità e di calore.

(Pgqa). Qualora sia valutato fattibile, prevedere come quota parte di dotazioni territoriali l’area necessaria per

realizzare la centrale. Dimensionare e localizzare l’area, attribuendo indici adeguati ed individuando una

posizione funzionale per l’intero ambito, compreso l’esistente. PUA U 2

In alternativa, dimostrando comunque che la scelta operata garantisce un miglioramento dell’efficienza ed

una coseguente riduzione degli impatti rispetto a soluzioni convenzionali, realizzare impianti distribuiti di

micro-cogenerazione oppure impianti d’accorpamento per unità minime d’intervento (Caldaia / Forno /

Riscaldatore, Recupero calore a perdere, Pompa di calore, ecc.).

Deve sussistere una rispondenza alla deliberazione n. 42/02 dell’AEEG che prescrive un valore IREmin

pari a 0,050 (5,0%) e per il parametro LTmin un valore pari a 0,100 (10,0%). Privilegiare sempre sistemi a

cascata termica che consentono una elevata modulazione della potenza erogata. POC U 2

Qualora nelle vicinanze dell’area sia già presente una centrale di cogenerazione, predisporre gli edifici e le

opere di urbanizzazione ad allacciarsi a tale impianto, del quale eventualmente realizzare il necessario PUA

ampliamento. Vedi D. Lgs. 29 dicembre 2006 n.311, Allegato I, comma 14. PUA U 3

Valutare l’opportunità di inserire sistemi di trigenerazione per il raffrescamento estivo.

L’impianto deve essere realizzato mediante:

un sistema centralizzato o

- tramite assorbitori di calore presso le utenze finali.

- 75

ENERGIA [Rif. EN] - progettazione

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

b RUE A 1

Installare impianti per la produzione di Soddisfare almeno il 75% del fabbisogno di acqua calda sanitaria. A modifica di quanto richiesto dal D.

-

energia termica ed elettrica alimentati da Lgs. 29 dicembre 2006 n.311, Allegato I, comma 12-13 e della Del. dell’Assemblea Legislativa ER PUA

fonti rinnovabili. 156/2008 allegato 3 Requisito 6.6.

Predisporre l’edificio ad ospitare pannelli solari termici e fotovoltaici (adeguata struttura della copertura

- e necessarie dotazioni impiantistiche.

Per gli interventi di cui alla Del. dell’Assemblea Legislativa ER 156/2008 Parte Prima, punto 3.1, lett. a)

- è obbligatoria l’installazione di impianti a fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica per una

potenza installata non inferiore a 0,5 kW per ogni 100 m2 di superficie utile di edifici non residenziali.

Quale obiettivo di qualità si chiede di installare una potenza non inferiore al 20% del fabbisogno elettrico

per illuminazione. RUE A 2

Le soluzioni da adottare possono essere le seguenti: PUA

• Valutare l’opportunità di installare impianti a collettori solari. Predisporre i nuovi edifici ad ospitare i

pannelli anche con previsione di ampliamento futuro dei moduli, prevedendo appositi spazi, adeguati

carichi strutturali e realizzando appositi cavedi e dotazioni impiantistiche. Prevedere soluzioni integrate

architettonicamente (tetti a falda, shed, etc.) ed in grado di sfruttare un’esposizione a Sud +/–15%.

• Valutare l’opportunità di installaree impianti fotovoltaici nei nuovi edifici nel rispetto del D.Lgs 311/06 e

valutare la fattibilità di installarli in quelli esistenti. Favorire l’integrazione architettonica dei pannelli

nell’edificio, prevedendo anche appositi spazi tecnici e cavedi impiantistici. Prevedere soluzioni

integrate architettonicamente; Massimizzare l’esposizione a Sud +/–15%. Prevedere la possibilità futura

di ampliare il numero di moduli installati. Riferirsi al Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, di

concerto con il Ministro dell’Ambiente, del 19/02/07 e successive modificazioni (Decreto attuativo del

D.Lgs 387/03 “Conto Energia”).

• Valutare l’opportunità di installare impianti geotermici con pompe di calore per riscaldare, produrre

acqua calda sanitaria e per raffrescamento estivo (free-cooling system). In tal caso garantire un COP >

4 e assicurare un risparmio effettivo fino al 90% per raffrescare (free-cooling system).

• Valutare l’opportunità di inserire impianti microeolici sulla base di una indagine sulle risorse eoliche

• Valutare l’opportunità di inserire impianti a biomassa, in presenza di filiere corte esistenti o attivabili che

consentano un facile e vantaggioso approvvigionamento di materia prima combustibile.

• Valutare l’opportunità di recuperare calore da processi produttivi. 76

ENERGIA [Rif. EN] - progettazione

3. O ,

O B TTIMIZZARE LE PRESTAZIONI DEI SISTEMI DI ILLUMINAZIONE NATURALE E ARTIFICIALE NEGLI AMBIENTI INTERNI AI FINI DEL RISPARMIO ENERGETICO E DEL COMFORT

MICROCLIMATICO E VISIVO

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

a RUE A 1

Garantire un adeguato livello di illuminazione ≥

Garantire negli spazi di lavoro un fattore medio d luce diurna (FLDm) deve essere 2%, ai sensi del

naturale per contenere al massimo l’uso della PUA

Regolamento Edilizio tipo della Regione Emilia Romagna (Allegati A/1 e A/2, Requisito Cogente 3.6).

luce artificiale nelle ore diurne. Nell’ottenimento della prestazione considerare:

di utilizzare camini di luce,

- l’effetto dei sistemi di schermatura solare,

- l’utilizzo di colori chiari per le superfici interne,

- di massimizzare il coefficiente di trasparenza al visibile,

- di non alterare la qualità della luce naturale in ingresso attraverso vetri colorati,

- controllare l’abbagliamento in relazione alle mansioni svolte.

-

b PUA U/A 2

Garantire alle superfici trasparenti un’ottimale La geometria dell’edificio deve garantire una corretta esposizione delle aperture trasparenti per

relazione con le fonti di luce naturale, massimizzare il comfort e le prestazioni visive degli ambienti di lavoro, sia per quanto riguarda gli aspetti

garantendo una buona visione del cielo. quantitativi che qualitativi. In particolare prevedere aperture che garantiscano ai dipendenti la visibilità di

qualificati spazi esterni. RUE A 2

c Garantire una buona illuminazione artificiale Realizzare una corretta localizzazione degli apparecchi illuminanti in funzione dei compiti visivi da

-

negli ambienti interni, in termini di qualità e soddisfare. PUA

quantità. Impiegare sorgenti luminose con opportuna resa cromatica. Negli ambienti di lavoro interni devono

- essere utilizzate sorgenti con indice di resa cromatica >80 (ai sensi della EN 12464-1).

Impiegare sorgenti luminose ed apparecchi di illuminazione con un adeguato livello di luminanza:

- rispondenza ai requisiti di prestazione definiti dalle norme UNI 10380 ( Illuminazione d'interni con luce

- artificiale) e UNI EN 12464-1 ( che sostituisce la norma UNI 10380/A1) in funzione del tipo di locale,

compito visivo o attività.

ai sensi della EN 12464-1 limiti di luminanza degli apparecchi negli ambienti con videoterminali deve

- essere di 200 cd/m² e 1000 cd/m² per angoli >65° radiali.

d RUE A 3

Adottare dispositivi che permettono di Prevedere un sistema di controllo che modifichi l’illuminazione artificiale in relazione ai livelli di

controllare/razionalizzare i consumi di illuminamento naturale (sensori di illuminazione naturale) e alla presenza di persone (sensori di presenza, PUA

energia elettrica per illuminazione. e interruttori a tempo). Il sistema può garantire un controllo “tutto o niente” (spegnimento/accensione)

oppure la variazione dei flussi luminosi emessi. Vedi anche EN-Ob1-P-b. 77

ENERGIA [Rif. EN] - progettazione

4. P ' '

O B ERSEGUIRE IL RISPARMIO ENERGETICO E IL CONTENIMENTO DELL INQUINAMENTO LUMINOSO NELL ILLUMINAZIONE DEGLI AMBIENTI ESTERNI PUBBLICI E PRIVATI

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

a RUE A 1

In tutte le aree esterne (pubbliche e private) L.R. 29 Settembre 2003 n.19.

-

garantire un’illuminazione energeticamente Direttiva per l’applicazione dell’art.2 della L.R. 29 Settembre 2003 n.19.

- PUA

efficiente e utilizzare apparecchi illuminanti UNI 10439 “Requisiti illuminotecnici delle strade con traffico motorizzato”.

-

che non consentano la dispersione dei flussi UNI 10819 “Impianti di illuminazione esterna - Requisiti per la limitazione della dispersione verso l'alto del

-

luminosi verso l’alto. flusso luminoso”.

Norma CEI 34 - 33 "Apparecchi di Illuminazione. Parte II: Prescrizioni particolari. Apparecchi per

- l’illuminazione stradale"

Norme CEI del comitato 34 “Lampade e relative apparecchiature”.

-

b RUE A 2

Progettare l’illuminazione esterna in funzione Rispetto dei requisiti della LR del 29 settembre 2003, n.19.

dell’uso dei diversi spazi e delle esigenze Privilegiare in particolare l’utilizzo di sistemi di telecontrollo, regolatori di flusso (crepuscolari o PUA

temporali, dimensionando l’intensità programmabili), timer per la graduale riduzione notturna, sensori di prossimità, fotocellule, etc.

luminosa in ragione degli effettivi usi.

c PUA U 3

Realizzare impianti di illuminazione pubblica Si segnala in particolare la tecnologia a Led per gli eventuali impianti semaforici e per la segnaletica

con tecnologie a basso consumo e luminosa in genere (vedi TM-Ob2-P-c).

possibilmente alimentati con fonti rinnovabili.

In caso di ristrutturazioni valutare caso per caso quali azioni di quelle proposte possono essere efficacemente applicate; dovrà comunque essere

perseguito un risparmio dei consumi energetici del 20% rispetto allo stato attuale, in linea con gli accordi internazionali sui cambiamenti climatici. 78

ENERGIA [Rif. EN] - progettazione

[MR] MATERIALI e RIFIUTI

I rifiuti sono una matrice estremamente complessa da gestire, e quindi con ampi margini di manovra. Ciò è fondamentalmente determinato dalla

estrema eterogeneità dal punto di vista fisico e merceologico dei rifiuti, che risultano quindi difficilmente regolamentabili da procedure o sistemi

standardizzati. Infatti, dal momento che i rifiuti rappresentano gli scarti finali dei sistemi produttivi, indicare procedure operative finalizzate alla

riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti (in fondo è questo che significa ottimizzare la gestione dei rifiuti) implica entrare nello

specifico dei singoli sistemi produttivi. La stretta dipendenza dei rifiuti dalle materie prime utilizzate ha portato ad unire i due temi in un’unica scheda.

Così come per le altre, anche per questa sezione si sono distinti due livelli di intervento:

a) Progettazione del nuovo

In questa sezione si è inteso indirizzare la fase costruttiva degli stabili dell’Apea verso l’uso di materiali e tecniche a basso impatto ambientale.

Particolare attenzione è stata rivolta alla gestione del cantiere ed all’utilizzo di materiali ad elevata riciclabilità e provenienti da impianti di recupero di

rifiuti inerti. Nella scelta dei materiali da costruzione, tuttavia, è necessario, tenere in debito conto le ricadute che hanno sulle prestazioni complessive

dell’edificio, in termini sia di contenimento dei consumi energetici che di comfort (microclimatico, acustico…). Un altro punto su cui si è ritenuto di

dover agire, è stata la corretta progettazione fin da subito delle aree destinate al deposito temporaneo dei rifiuti delle diverse attività produttive.

Infine, per quanto riguarda la possibilità di predisporre l’Apea di un deposito collettivo a servizio di tutte le realtà insediate, nonostante vi sia un

orientamento positivo per una soluzione di tale tipo - che peraltro potrebbe permettere una gestione ambientalmente ed economicamente efficace -

non si ritiene che attualmente vi siano gli strumenti normativi sufficienti per poter prescindere da una specifica autorizzazione rifiuti ai sensi del

recente D.Lgs. n. 152/2006 (Testo Unico Ambientale).

b) Azioni gestionali

Ciò che veramente può incidere per quanto riguarda l’effettiva riduzione delle quantità e della pericolosità dei rifiuti, nonché la possibilità di poterli

riciclare, sono le azioni gestionali che i singoli soggetti metteranno in atto una volta insediatisi nell’Apea. Dal momento che risulta praticamente

impossibile dettare le procedure specifiche per ogni singola attività (anche perché non si conoscono la natura delle future attività), si ritiene

indispensabile perlomeno “costringere” i soggetti ad avere un’adeguata cultura nel campo rifiuti, e quindi a poter e saper rendicontare in modo

preciso circa le quantità, le caratteristiche chimico-fisiche e la pericolosità dei rifiuti prodotti, nonché sui processi produttivi che li hanno generati.

Tutto ciò deve poi essere finalizzato a realizzare la seguente gerarchia di destinazione dei rifiuti:

i. riutilizzo/recupero di materia all’interno del proprio processo produttivo;

ii. riutilizzo/recupero di materia presso una attività produttiva appartenente alla stessa Apea;

iii. recupero energetico all’interno del proprio processo produttivo;

iv. recupero energetico presso una attività produttiva appartenente alla stessa Apea;

v. riutilizzo/recupero di materia esternamente all’Apea;

vi. recupero energetico esternamente all’Apea;

vii. smaltimento in discarica.

Una gestione collettiva dei rifiuti, organizzata a livello di area produttiva, potrebbe indubbiamente dare origine a vantaggi evidenti sia per gli Enti

pubblici che per le imprese. L’avvio di una pratica di gestione dei rifiuti in un’area produttiva può essere schematizzata nelle seguenti fasi:

• uno studio del "giacimento di rifiuti", che quantifichi le quantità di rifiuti prodotti, suddivisi per tipologia; 79

MATERIALI e RIFIUTI [Rif. MR] - progettazione

• la costituzione di un gruppo di interesse tra il gestore, le imprese ed eventualmente Enti Locali, che parteciperanno ed animeranno l’iniziativa;

• la messa in atto di un sistema organizzativo che individui le possibilità di avvio di filiere di recupero sia in loco che nel territorio e le azioni di

gestione alternative allo smaltimento in discarica;

• la scelta di un prestatore del servizio, dotato delle competenze tecniche e delle autorizzazioni necessarie;

• il monitoraggio delle quantità e delle tipologie di rifiuti prodotti all’interno dell’area produttiva;

• l’avvio di azioni di formazione ed informazione sulle possibilità tecniche e gestionali di riduzione della produzione di rifiuti alla fonte con la modifica

processi produttivi aziendali e della gestione degli approvvigionamenti.

Strumenti particolarmente utili al reggimento di tali obiettivi potrebbero essere:

• l’istituzione di un Waste Manager d’Apea;

• la redazione di un Piano di Gestione Rifiuti d’Apea.

rif. TEMA OBIETTIVI

Ob1. Garantire la qualità ambientale e la salubrità dei materiali da costruzione utilizzati.

MATERIALI /

MR Ob2. Ridurre il consumo di materia e la produzione di rifiuti tendendo alla chiusura del ciclo.

RIFIUTI Ob3. Ridurre i rischi e garantire la sicurezza nella gestione rifiuti. 80

MATERIALI e RIFIUTI [Rif. MR] - progettazione

O 1. G

B ARANTIRE LA QUALITÀ AMBIENTALE E LA SALUBRITÀ DEI MATERIALI DA COSTRUZIONE UTILIZZATI

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

a RUE A 2

Richiedere alla progettazione esecutiva la I possibili criteri per la selezione dei materiali da costruzione utilizzabili, dovranno privilegiare l’utilizzo di

definizione dei criteri di scelta dei materiali materiali: PUA

da costruzione utilizzati, in termini di con assenza di rilasci di vapori, odori, polveri, particelle e microfibre e altre sostanze nocive e/o inquinanti

-

sostenibilità ambientale e prestazioni in fase di produzione, di applicazione e di uso;

complessive del costruito. a bassa emissione di VOC, con particolare attenzione alla scelta di pitture, adesivi a base di solventi,

- materiali per pavimentazione (pavimenti acrilici, tappeti, moquette) e materiali di finitura;

di origine naturale e provenienti da fonti rinnovabili;

- non provenienti da sintesi petrolchimica;

- a bassa energia inglobata con preferenza, a parità di prestazione, di quelli a minore energia inglobata

- (ovvero quei materiali che comportino processi produttivi a basso consumo di energia);

provenienti da processi di riciclaggio e riuso di elementi tecnici e provenienti da demolizioni selettive,

- sottoprodotti e materiali residui;

prodotti in loco e a trasporto limitato attraverso il controllo delle distanze di approvvigionamento dei

- materiali rispetto al cantiere (escludere i materiali che necessitano di trasporto aereo);

i cui sistemi di produzione siano certificati (es. ISO 14001, EDP, certificazioni per la bioedilizia);

- che hanno effettuato LCA;

- emissioni controllate di radon.

-

In particolare escludere l’utilizzo di materiali la cui atossicità non è sufficientemente comprovata; preferire

materiali e componenti facilmente mantenibili, di lunga durata, facilmente riciclabili e con elevata

protezione antincendio. RUE A 3

b Orientare la scelta dei materiali verso

soluzioni che richiedono ridotta PUA

manutenzione. 81

MATERIALI e RIFIUTI [Rif. MR] - progettazione

O 2. R

B IDURRE IL CONSUMO DI MATERIA E LA PRODUZIONE DI RIFIUTI TENDENDO ALLA CHIUSURA DEL CICLO

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

a PUA U 1

Individuare modalità e criteri qualitativi Individuare nell’ambito esistente un’azienda a cui affidare il servizio di raccolta, recupero e smaltimento dei

ottimali in termini di raccolta, recupero e rifiuti speciali prodotti dall’intero ambito produttivo. Qualora non fossero presenti aziende idonee

riutilizzo, attraverso cui svolgere la gestione nell'ambito esistente, riservare all'insediamento di tale attività un lotto nel nuovo ambito, valutando la

dei rifiuti internamente all’area (raccolta possibilità di acquisire tale lotto come dotazione territoriale e assegnarlo mediante bando pubblico.

porta-a-porta, recupero materie prime Quindi, mediante appositi accordi o in sede di convenzione urbanistica, garantire che la raccolta dei rifiuti

seconde, etc). speciali (eventualmente anche pericolosi) avvenga:

nella modalità di raccolta porta-a-porta,

- attivando filiere di recupero delle materie seconde sia internamente all’area, sia inserendosi in filiere

- territoriali. POC U 2

In sede di attuazione della nuova area (Poc, Pua, Conferenza di servizi, etc), stipulare accordi con il

gestore del servizio pubblico locale (Spl) per l’organizzazione della raccolta differenziata dei rifiuti urbani (e PUA

assimilati) nella modalità porta-a-porta

Nota : la stipula di tali accordi può eventualmente essere demandata al Soggetto Gestore (vedi MR-Ob2-

G-a ) ma la fase attuativa potrebbe offrire maggiori opportunità alle amministrazioni comunali coinvolte. RUE A 1

b Ridurre, recuperare e riutilizzare il Per la realizzazione dei sottofondi stradali di qualsiasi natura, strade e parcheggi sia di urbanizzazione che

materiale inerte risultante da demolizioni o di pertinenza degli interventi privati, si dovrà utilizzare materiale proveniente da demolizione (cosiddetto PUA

scarti di lavorazione (materiale proveniente “macinato”) per almeno il 50% dello spessore del cassonetto, secondo il succitato Accordo di Programma

anche da attività esterne al cantiere). della Provincia di Bologna.

Vedi anche l’Accordo di Programma sugli RUE A 2

Gli inerti provenienti dal recupero e dalla lavorazione di materiale risultante da demolizioni dovranno

inerti della Provincia di Bologna (22 ottobre essere in possesso delle caratteristiche tecniche richieste dal capitolato speciale d’appalto, e potranno PUA

2002) essere utilizzati per:

rinfianco di tubazioni di rete (fognature, acquedotti, gasdotti);

- anticapillare su terreni vegetali e tessuti geotessile;

- magroni in calcestruzzo;

- drenaggi o strati di massicciata con presenza di acqua;

-

rilevati stradali e industriali, stesure finali prima della pavimentazione stradale. RUE A 2

Limitare le operazioni di movimento terra. Vedi anche AQ-Ob1-P-h PUA

PUA U/A 3

c Elaborare di un piano di gestione dei Vedi anche “Il Mattone Ritrovato” (AdP inerti).

residui da cantiere ”Piano Ambientale di In particolare tale piano dovrà essere contenere azioni rivolte a: Conven

zione

Cantiere”, da allegare al Pua. riduzione degli imballaggi,

- recupero e smaltimento differenziato degli imballaggi.

- 82

MATERIALI e RIFIUTI [Rif. MR] - progettazione

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

RUE A 3

d Utilizzare materiali e tecniche di Nelle strutture di elevazione verticali, orizzontali ed inclinate adottare sistemi costruttivi prefabbricati e/o

-

costruzione/installazione che consentano lo direttamente posabili in opera (a secco). PUA

smontaggio differenziato (costruzioni a Nelle chiusure perimetrali verticali progettare sistemi indipendenti rispetto alle strutture, privilegiando sistemi

-

secco e sistemi prefabbricati), attraverso assemblati a secco costituiti da strati di materiali indipendenti in grado di svolgere funzioni di isolamento

sequenze pianificate delle diverse parti del termico ed acustico e adottando tecnologie caratterizzata da rivestimenti a cappotto o facciate ventilate.

fabbricato in fase di manutenzione e Nelle coperture privilegiare i sistemi ventilati, realizzati secondo stratigrafie a secco o parzialmente a

-

demolizione, ed il contenimento energetico secco caratterizzate da materiali isolanti, a taglio acustico ed impermeabilizzanti.

in fase di dismissione/riciclaggio. Nelle partizioni interne verticali privilegiare sistemi costituiti da pannelli da posare direttamente in opera

-

Vedi anche art. 13.3 comma 4 delle Nta del nelle partizioni interne orizzontali privilegiare sistemi a secco o con getto di calcestruzzo collaborante

Ptcp. costituiti da strati di materiali a taglio acustico e termoisolanti.

Nelle partizioni interne inclinate privilegiare sistemi strutturalmente indipendenti.

- Nelle partizioni esterne ed interne, verticali ed orizzontali, impiegare giunti meccanici e colle reversibili.

- Nei diversi impianti di fornitura dei servizi (climatizzazione, idrosanitari, di smaltimento), posizionamento

- degli impianti in canaline ispezionabili ed esterne. RUE A 3

e Dotare gli organismi edilizi di un’elevata Predisporre una relazione di accompagnamento al progetto architettonico (Permesso di Costruire) che

flessibilità, tale da facilitare la risposta ad illustri le dotazioni di flessibilità e le possibilità di riconfigurazione degli organismi edilizi, con particolare PUA

eventuali esigenze di trasformazioni, riferimento a:

ampliamenti e riconfigurazioni. trasformabilità a basso costo delle partizioni edilizie, senza necessità di intervenire su parti strutturali,

- metodi e accorgimenti per la manutenzione facilitata, includendo la documentazione progettuale

- dettagliata delle dotazioni tecnologiche e impiantistiche. A.T. U 3

f Regolare e indirizzare l’insediamento delle Indire appositi bandi che consentano di conoscere (o selezionare) in anticipo le aziende che si insediano,

attività produttive in modo tale da favorire lo regolandone la localizzazione. POC

sviluppo di rapporti di simbiosi industriale bando

(es. scambio di calore, acqua o materiali di PUA

In alternativa, organizzare i lotti e i comparti dell’insediamento raggruppandoli in funzione delle tipologie di

scarto). Vedi SI-Ob1-P-b. cicli produttivi. 83

MATERIALI e RIFIUTI [Rif. MR] - progettazione

O 3. R

B IDURRE I RISCHI E GARANTIRE LA SICUREZZA NELLA GESTIONE RIFIUTI

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

a PUA A 1

Predisporre adeguate aree per lo Definire la localizzazione puntuale del deposito all’interno dell’area aziendale (che può essere anche

-

stoccaggio temporaneo differenziato dei plurima, quando ciò sia motivato da necessità logistiche dell’azienda per evitare inutili trasferimenti interni

rifiuti, di pertinenza di ogni singola attività e siano comunque garantite le condizioni di sicurezza ambientali).

insediata, con particolare riferimento alla Lo stoccaggio dei rifiuti deve essere realizzato in modo da non modificare le caratteristiche del rifiuto

-

normativa specifica che disciplina tali compromettendone il successivo recupero.

attività. La movimentazione e lo stoccaggio dei rifiuti liquidi o solidi deve avvenire in modo che sia evitata ogni

- contaminazione del suolo e dei corpi ricettori superficiali e/o profondi.

Devono essere adottate tutte le cautele per impedire la formazione degli odori e la dispersione di aerosol

- e di polveri; nel caso di formazione di emissioni gassose e/o polveri l'impianto, deve essere fornito di

idoneo sistema di captazione ed abbattimento delle stesse.

Devono essere illuminate artificialmente.

- Devono essere provviste di acqua corrente (nel caso di più di 8 contenitori e di dimensioni superiori ai 10

- mq).

In caso di necessità di deposito temporaneo di rifiuti pericolosi, si dovranno seguire le indicazioni presenti

- nel D.M. n. 161/2002 (recante requisiti riferibili ad impianti autorizzati allo stoccaggio di rifiuti pericolosi).

b POC U 3

Le aree di deposito temporaneo devono essere:

Se necessarie (*), predisporre aree comuni coperte da tettoia;

(isole ecologiche) per lo stoccaggio dei - PUA

adeguatamente areate;

rifiuti urbani e assimilati agli urbani, - protette dall’azione del vento, qualora fossero presenti sostanze polverulente;

differenziato in relazione alla tipologia o alla - impermeabilizzate, depresse, delimitate da muretti in cls, atti a contenere i liquidi inquinanti

possibilità di riutilizzo. - eventualmente presenti, e dotate di sistemi di raccolta dei reflui che possono fuoriuscire accidentalmente;

(*) La raccolta dei rifiuti urbani dovrebbe provviste di illuminazione artificiale;

-

essere effettuata nella modalità porta-a- provviste di acqua corrente (nel caso di più di 8 contenitori e di dimensioni superiori ai 10 mq);

-

modalità in cui non

porta (MR-Ob2-P-a), ubicate tenendo conto delle prescrizioni igieniche (in particolare evitare localizzazioni che possano

-

sono necessarie isole ecologiche. Queste favorire la produzione e il trasporto di sostanze inquinanti e maleodoranti);

pertanto dovranno essere realizzate solo deve essere consentita un’agevole movimentazione dei mezzi e delle attrezzature in ingresso ed in

-

nell’eventualità che siano presenti precisi e uscita.

motivati impedimenti che

temporaneamente non consentano la

raccolta porta-a-porta. 84

MATERIALI e RIFIUTI [Rif. MR] - progettazione

[RU] RUMORE

Il rumore rappresenta una delle forme di inquinamento più critiche per gli abitanti, troppo spesso trascurato nella progettazione urbana.

Le aree produttive ecologicamente attrezzate nuove dovranno arrivare a garantire un buon clima acustico, obiettivi a cui tendere anche per l’esistente

attraverso un programma di miglioramento:

− sia esternamente all’area (sorgenti interne/esterne, ricettori esterni),

− sia all’interno dell’area stessa (sorgenti interne, ricettori interni),

− sia all’interno degli stessi edifici, con particolare attenzione agli ambienti sensibili presenti.

Per “buon clima acustico” nello specifico si intende:

III classe per le residenze, interne ed esterne all’area*;

- IV classe per aree, spazi, unità con permanenza per motivi di lavoro e non (uffici, mense bar,etc), interni ed esterni all’area*

- 3dB(A) in meno rispetto ai limiti di emissione stabiliti dal DPCM 14/11/1997, in corrispondenza dei confini di ciascuna azienda.

-

Tali indicazioni vanno interpretate con la necessaria flessibilità, considerando che la base di partenza è sempre il rispetto dei limiti imposti dalla

normativa vigente dal quale non si può prescindere, ma si possono comunque assumere come riferimento per valutare le performance acustiche

delle aree ecologicamente attrezzate in un ottica di continuo miglioramento.

Nella scheda relativa alla progettazione del nuovo è stata assegnata una priorità più alta alle azioni che riguardano il contesto nel quale l’area

industriale andrà ad inserirsi e a quelle relative al comparto nel suo complesso (Ob1), nel caso in cui non sia possibile mettere in campo tali azioni, la

priorità passa alle azioni riportate nella progettazione di dettaglio (Ob2). Per quanto riguarda l’esistente invece, la priorità maggiore dovrà essere

quella relativa alla scala del singolo edificio nella quale è più facile intervenire attraverso opere di mitigazione acustica. Priorità dovrà essere

assegnata in particolare all'abbattimento dei rumori all'origine.

Ne consegue la necessità, in tutte le fasi di progettazione, di prevedere adeguate disposizioni volte a ridurre l'incidenza delle fonti di rumore e i loro effetti.

In particolare l'inquinamento acustico è uno dei principali fattori di degrado della qualità degli ambienti esterni. Le principali cause di rumore presenti in un'area

industriale sono il traffico generato dal trasporto, in particolare delle merci, gli impianti e i macchinari utilizzati nel processo produttivo. Va evidenziato che le

barriere vegetali hanno più un'incidenza psicologica nella protezione dal rumore, piuttosto che svolgere una reale riduzione delle emissioni di rumore.

Per quanto riguarda invece gli ambienti maggiormente sensibili interni all'area (aree, spazi, unità con permanenza per motivi di lavoro e non) è necessario

garantire un buon livello acustico e perseguire uno stato di comfort. Per fare ciò è necessario creare le condizioni per cui un lavoratore possa:

mantenere un alto livello d’attenzione, durante l’intero orario di lavoro, al fine di diminuire gli errori e il rischio d’infortuni;

comunicare facilmente con gli altri operatori;

mantenere l’assoluta integrità della facoltà uditiva;

subire un ridotto fastidio fisico e stress, con conseguente riduzione dei rischi di malattie psichiche ed esaurimenti nervosi e con incremento nella produttività.

* Per quanto riguarda l’ambiente esterno all’area, spesso sono presenti fattori di inquinamento acustico preesistenti che rendono difficoltoso o

impossibile il raggiungimento di tale obiettivo.

rif. TEMA OBIETTIVI

Ob1. Garantire un buon clima acustico negli ambienti esterni, con particolare attenzione ai ricettori presenti

RU RUMORE Ob2. Garantire un buon clima acustico negli ambienti con prolungata permanenza di persone 85

RUMORE [Rif. RU] - progettazione

O 1. G “ ”, ,

B ARANTIRE UN BUON CLIMA ACUSTICO NEGLI AMBIENTI ESTERNI CON PARTICOLARE ATTENZIONE AI RICETTORI PRESENTI

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

a SCAT U 1

Realizzare un’analisi del clima acustico Verificare preventivamente, al fine di determinare la localizzazione delle fonti di inquinamento acustico

(ante operam) del contesto nel quale l’area derivanti dall'area industriale, la presenza di ricettori e di altre sorgenti esterne all’area industriale che SIA

andrà ad inserirsi, al fine di individuare caratterizzano il clima acustico del contesto (es. autostrada, attività produttive esistenti, etc). PUA

prime strategie per la definizione del lay-out.

b SCAT U 1

In riferimento alla Documentazione Caratterizzare le nuove sorgenti sonore (traffico attratto, apparecchiature rumorose installate) e definire

-

Previsionale di Clima Acustico, da le emissioni previste. SIA

accompagnare al piano attuativo (*), definire Localizzare, nel limite del possibile, le sorgenti di rumore (strade principali, aziende particolarmente

- PUA

il lay-out dell’area in modo da minimizzare rumorose o a ciclo continuo, aree di carico/scarico merci, etc) alla massima distanza dai ricettori esterni e

l’impatto acustico prodotto dall’area nel suo interni (es. insediamenti residenziali adiacenti, uffici, mensa, bar, etc).

complesso in riferimento ai ricettori esterni Sfruttare l’effetto schermante di ostacoli naturali o artificiali (rilievi del terreno, altri edifici, etc.) già

-

ed interni ritenuti significativi. presenti nel sito.

Definire una micro-zonizzazione acustica interna all’area industriale tenendo in considerazione i ricettori

-

(*) Ai sensi di: sensibili presenti.

art.8 della L. 447/95; Organizzare percorsi e accessi in modo tale diversificare, per quanto possibile, il flusso delle merci da

- ).

art. 10 L.R 15/2001 e successiva DGR quello delle persone (Vedi TM-Ob1-P-a

Progettare la rete viaria interna in modo tale da contenere l’impatto acustico determinato dal traffico

673/2004, - indotto (vedi TM-Ob2-P-a).

del PTCP, art. 13.5, comma 3.

c POC U 1

Realizzare, se necessarie, idonee opere di Lungo le vie di accesso all’area e in prossimità di recettori dovranno essere previste adeguate opere di

-

mitigazione acustica, da integrare nella mitigazione acustica (es. modellazioni del terreno e utilizzo di asfalti fonoassorbenti) privilegiando PUA

progettazione dell’insediamento. interventi di ingegneria naturalistica funzionali all’inserimento paesaggistico dell’area, come fasce

boscate, siepi e/o elementi vegetali (valutare la densità della chioma, i periodi di fogliazione e

defogliazione, dimensioni e forma, accrescimento), integrate ove necessario, con elementi artificiali

(barriere) in materiale biosostenibile.

In prossimità dei ricettori interni all’area dovranno essere previste adeguate opere di mitigazione

- acustica, privilegiando l’utilizzo di materiali biosostenibili. Pavimentazioni e superfici dure dovranno

essere minimizzate, allo scopo di evitare, per quanto possibile, la riflessione dei rumori da parte del

terreno (prati e aree verdi contribuiscono significativamente all’abbattimento del rumore).

d SCAT A 2

I cantieri di costruzione dovranno essere All’interno del Capitolato speciale d’appalto si dovrà prescrivere che:

adeguatamente progettati sia come lay-out, durante gli orari in cui è consentito l’utilizzo di macchinari rumorosi non dovrà mai essere superato il

- SIA

sia come modalità gestionale e operativa, al valore limite Laeq = 70 dB(A), con TM > o = a 10 minuti, rilevato in facciata ad edifici con ambienti ad uso PUA

fine di limitare i disagi per gli addetti e la civile;

popolazione. dovranno essere eventualmente previste barriere mobili in corrispondenza delle lavorazioni più gravose a

- protezione dei ricettori impattati;

dovrà essere adeguatamente studiata l’accessibilità al cantiere e la viabilità utilizzabile dai mezzi pesanti;

- dovranno essere utilizzati macchinari rispondenti alla normativa, dotati di dispositivi per la riduzione delle

- emissioni acustiche. 86

RUMORE [Rif. RU] - progettazione

O 2. G

B ARANTIRE UN BUON CLIMA ACUSTICO NEGLI AMBIENTI CON PROLUNGATA PRESENZA DI PERSONE

rif. AZIONE SPECIFICA S L.A L.P

a PUA A 1

In riferimento al Documento di Impatto Approfondire le analisi già effettuate in fase di pianificazione attuativa (vedi RU-Ob1-N-a)

-

Acustico, richiesto in sede di rilascio del Valutare gli eventuali effetti cumulativi che potrebbero verificarsi rispetto alle aziende limitrofe.

- RUE

permesso di costruire, adottare strategie Confinare le fonti di rumore e collocare gli impianti in modo adeguato rispetto alle unità funzionali,

-

progettuali volte a ridurre l’impatto acustico Isolare acusticamente le sorgenti di rumore e contenere la riverberazione sonora.

-

prodotto da ogni singola azienda (sia Realizzare un’adeguata distribuzione planimetrica degli spazi, in particolare collocare adeguatamente gli

-

esternamente che internamente impianti e i macchinari rumorosi rispetto alle unità sensibili, e situare i locali che presentano i requisiti più

all’azienda). stringenti di quiete (uffici, commercio, servizi) sul lato dell’edificio meno esposto al rumore (esterno e

interno);

Installare componenti esterne in posizione schermata rispetto ai ricettori sensibili ed installare gli impianti

- rumorosi in appositi locali tecnici.

Cercare di raggiungere, come obiettivo di qualità dell’ambiente lavorativo, quello di non dovere utilizzare

dispositivi di protezione individuale (cuffie, tappi, etc.) se non nei locali nei quali l’utilizzo di macchinari

particolarmente rumorosi li rendano necessari.

b PUA A 3

Realizzare strutture edilizie adibite ad usi Adottare strategie riferite alle strutture edilizie volte alla riduzione della trasmissione del rumore; ad

civili (uffici, bar, mensa), tali da garantire esempio: RUE

valori elevati di potere fonoisolante. Per tali adottare tecnologie di involucro opaco e trasparente, e di partizioni interne, ad elevato potere

-

strutture infatti, il problema è la protezione fonoisolante;

dell’ambiente interno rispetto al rumore adottare strategie volte a ridurre i ponti acustici;

-

proveniente dall’esterno. adottare accorgimenti particolari in presenza di vibrazioni a bassa e bassissima frequenza, suscettibili di

- essere trasmesse dalle strutture edilizie. 87

RUMORE [Rif. RU] - progettazione

5.3. R A ’ P

ICONOSCIMENTO DELLA QUALIFICA PEA E VERIFICA DELL ECCELLENZA NELLA PIANIFICAZIONE DEI UA

Il compito di riconoscere la qualifica Apea, come meglio precisato nei capitoli relativi al Processo Urbanistico (cap. 2) e al Soggetto Gestore

(cap.3), spetta al Collegio di Vigilanza. In particolare i presupposti necessari per ottenere tale qualifica sono:

il recepimento da parte degli strumenti urbanistici comunali (Psc, Poc e Rue) delle indicazioni contenute nelle presenti Linee Guida e

- concordate in sede di Accordo Territoriale;

l’accertamento di una reale eccellenza nella progettazione dei Pua attraverso cui si attuano i nuovi ampliamenti, eccellenza che deve

- essere dimostrata dal raggiungimento degli “Obiettivi Apea”;

l’approvazione di un’Analisi Ambientale e un Programma Ambientale per l’intero ambito produttivo (nuovo ed esistente).

-

Tuttavia, l'area consegue un primo riconoscimento al termine della fase di pianificazione attuativa, cioè nel momento in cui sono stati definiti

puntualmente contenuti, strutture e prestazioni urbanistico-ambientali attese per l’area di ampliamento. Da questo momento, che avvia la fase

realizzativa degli interventi, decorrono i benefici conseguibili, in termini di sgravi, contributi, incentivi, ecc. Si precisa che per il conseguimento di

tale qualifica, la pianificazione attuativa dell’ampliamento dovrà prevedere anche presupposti e condizioni (norme, impegni sottoscritti dagli

attuatori e dalle Amministrazioni, etc - come meglio specificato al capitolo 2) per una gestione unitaria e condivisa delle infrastrutture e dei

servizi presenti nel nuovo comparto, in attesa che sia individuato un Soggetto Gestore dell’intero ambito e sia elaborato un programma di

miglioramento complessivo (Programma Ambientale).

Al fine di facilitare la verifica dell’eccellenza nella progettazione dei Pua e dell’effettivo raggiungimento degli obiettivi richiesti, il gruppo tecnico

della Provincia di Bologna sta lavorando alla definizione di un sistema di valutazione, dove si conferma quale condizione necessaria per

ottenere la prima qualifica di Apea, il recepimento (sulla base delle specifiche declinate all’interno delle schede, par. 5.2) tutte le azioni con

priorità molto elevata (priorità 1). E’ inoltre richiesto ai progettisti di esplicitare, rispetto alle azioni indicate nelle linee guida, gli interventi messi

in atto (indicando il preciso riferimento agli elaborati progettuali-normativi, o motivando il non intervento), e di specificare il livello di prestazione

conseguito.

88 6. GESTIONE E RIQUALIFICAZIONE DI UN’APEA

La sfida più importante e difficile, ma anche maggiormente qualificante, di quello che complessivamente possiamo definire “progetto Apea”,

è probabilmente gestire in maniera unitaria i servizi e le infrastrutture presenti in un ambito produttivo e riqualificare quelle parti già esistenti

che costituiscono gran parte, se non in alcuni casi la totalità, dell’ambito stesso.

Il presente capitolo sposta infatti l’attenzione dal tema della progettazione ex-novo a quello della gestione e della riqualificazione, al fine di

delineare che cosa e con quali strumenti sia necessario operare, sia a livello gestionale che a livello strutturale, per raggiungere gli “Obiettivi

Apea” a livello dell’intero ambito: parti nuove e parti già esistenti.

Il tema della riqualificazione delle aree esistenti è cruciale: non è possibile raggiungere un generale miglioramento ambientale ed un

complessivo aumento della competitività economica degli ambiti produttivi, agendo solo sulla progettazione di nuovi ampliamenti; occorre

intervenire sulle migliaia di ettari di tessuto produttivo che già esistono e già operano nel territorio della nostra Provincia.

Queste aree sono un patrimonio vastissimo e preziosissimo per la nostra economia e per la nostra società, ma al tempo stesso presentano

spesso elementi di fragilità e difficoltà in termini di qualità dei servizi e qualità ambientale (dalla scala edilizia a quella insediativa). Per questa

ragione occorre intervenire con grande cura e forza, avviando un concreto processo per un loro progressivo miglioramento; ciò senza dubbio

può essere fatto anche sfruttando le opportunità offerte dalla contemporanea realizzazione di nuovi comparti, ma non solo. Se così non si

facesse, il concetto stesso di Apea e gli obiettivi che questo progetto si pone, rischierebbero di perdere peso e valore, ma addirittura

rischierebbero di trasformarsi in un contraddittorio incentivo a urbanizzare sempre nuove aree ovvero a consumare sempre più suolo.

La Provincia di Bologna guarda peraltro con occhio particolarmente attento questi aspetti: da un lato, con il proprio Ptcp, ha scelto di non

prevedere aree produttive totalmente ex novo, ma solo ampliamenti di quegli ambiti ritenuti “suscettibili di sviluppo” (cfr par. 1.3.1, 2.2),

dall’altro, proprio per questa ragione, una Apea potrà essere definita veramente tale solo quando saranno condotti ad una sintesi

complessiva: la progettazione di un eventuale ampliamento, la progressiva riqualificazione delle parti esistenti e la gestione unitaria

dell’intero ambito.

A tal proposito è importante sottolineare come il tema della gestione, già in parte affrontato nel capitolo relativo al “Soggetto Gestore”

(cap.3), debba riguardare tanto l’ “esistente” quanto il “nuovo”, e come forse sia questo l’obiettivo più dibattuto e difficile di una Apea:

proporre una gestione unitaria delle infrastrutture e dei servizi presenti nell’intera area produttiva, allo scopo di perseguire economie di scala,

migliorare la qualità dei servizi alle imprese e agli addetti, migliorare l’efficienza delle infrastrutture comuni, garantire un controllo e quindi un

miglioramento complessivo delle performance ambientali in termini di riduzione degli impatti.

Qui di seguito si presentano i due principali strumenti attraverso cui il Soggetto Gestore è chiamato a svolgere la propria azione di gestione e

programmazione ambientale (Analisi e Programma Ambientale); inoltre si fornisce un primo elenco di azioni di carattere “gestionale”, utili a

perseguire gli Obiettivi Apea. 89

6.1 L’A A

NALISI MBIENTALE

L’Analisi Ambientale rappresenta lo strumento base su cui fondare la programmazione e la gestione ambientale di un ambito produttivo, al

fine di raggiungere la qualifica Apea. Infatti, tale documento analitico è sostanzialmente finalizzato a fornire un quadro conoscitivo iniziale,

definendo tutti quegli aspetti urbanistico-territoriali, ambientali ed economici che descrivono il contesto specifico in cui l’area industriale

stessa si inserisce.

La predisposizione di un’Analisi Ambientale funzionale al processo di qualificazione Apea, è richiesta nel comma 3.5.3.b della Dgr

1328/2002, dove in particolare si indica di fare riferimento a quanto previsto dal Regolamento CE n. 761/2001 Emas e dalla Decisione CE n.

681/2001 (nella quale viene fatto esplicito riferimento all’applicazione dei Sistemi di Gestione Ambientale alle zone industriali).

L’analisi ambientale deve:

rappresentare il riferimento per la progettazione degli ampliamenti (ovvero costituisce il quadro conoscitivo iniziale),

- fornire le conoscenze e i dati necessari per avviare il processo di miglioramento delle aree già esistenti,

- fornire le conoscenze e i dati necessari per una corretta gestione ambientale dell’intero ambito (esistente più eventuali nuovi

- ampliamenti).

Scopo fondamentale dell’Analisi è quindi conoscere la realtà dell’ambito, determinare le eventuali criticità, attuali e/o potenziali, e orientare in

questo modo le scelte e le azioni da mettere in campo per il “miglioramento” dell’ambito (riqualificazione, servizi, gestione, …); scelte ed

azioni che saranno poi specificate ed attuate mediante il Programma Ambientale (vedi cap. 6.2.).

A tal fine, i contenuti dell’Analisi dovranno essere riferiti agli obiettivi prestazionali individuati per le Apea (vedi cap. 4). Questo significa che

l’Analisi Ambientale dovrà descrivere una sorta di “livello zero” a partire dal quale si misureranno i futuri miglioramenti volti al raggiungimento

dei singoli obiettivi. In sostanza, quando ad esempio si prenderà in esame l’obiettivo di ridurre i consumi idrici (rif. AQ-Ob2), l’Analisi

Ambientale dovrà fornire il livello dei consumi che in quel momento caratterizza l’Ambito.

L’individuazione di tale “livello zero” dovrà avvenire analizzando ogni tema e ogni obiettivo sotto i seguenti profili:

1) caratteristiche urbanistiche e infrastrutturali;

2) condizioni ambientali del contesto;

3) modalità gestionali.

La sfera 1) si propone di analizzare i contenuti della pianificazione esistente (piani territoriali ed urbanistici, regolamenti); nonché le dotazioni

infrastrutturali, di progetto o esistenti, al fine di verificarne l’adeguatezza in termini prestazionali (es. efficienza di esercizio, capacità di carico,

ecc.).

La sfera 2) analizza lo stato delle componenti ambientali associabili all’obiettivo in esame, per evidenziare eventuali vulnerabilità o criticità di

25 26

ed impatti ambientali

sorta. Per poter procedere a questo tipo di valutazione è opportuno associare ad ogni singolo obiettivo aspetti

25 aspetto ambientale: elemento delle attività, dei prodotti o dei servizi di un’organizzazione che può interagire con l’ambiente (fonte: Regolamento CE n.761/2001 – Emas).

26 impatto ambientale: qualsiasi modifica dell’ambiente, positiva o negativa, derivante in tutto o in parte dalle attività, dai prodotti o dai servizi di un’organizzazione (fonte:

Regolamento CE n.761/2001 – Emas)

90 correlati. Si noti che le fasi di individuazione e di valutazione degli aspetti ambientali sono previste sia dalla Norma Iso14001 che dal

Regolamento Emas.

La sfera 3) analizza le gestioni delle reti e dei servizi (previsti o in essere), al fine di fornire un quadro della frammentazione gestionale

esistente e delle prassi in vigore.

La correlazione tra obiettivi prestazionali, aspetti ambientali e impatti ambientali deriva dall’integrazione dei temi considerati con le categorie

di aspetti ambientali indicate nel Regolamento n. 761/2001 (Emas). Tali categorie di aspetti ambientali sono (elenco non esaustivo, ex

Allegato VI Regolamento (CE) N. 761/2001):

emissioni nell’aria

• scarichi nell’acqua

• limitazione, riciclaggio, riutilizzo, trasporto e smaltimento dei rifiuti solidi e di altro tipo, specialmente dei rifiuti pericolosi

• uso e contaminazione del terreno

• uso delle risorse naturali e delle materie prime (compresa l’energia)

• questioni locali (rumore, vibrazioni, odore, polvere, impatto visivo, ecc.)

• questioni di trasporto (per le merci, i servizi e i dipendenti)

• rischio di incidenti ambientali e di impatti sull’ambiente conseguenti, o potenzialmente conseguenti, agli incidenti e situazioni di potenziale

• emergenza

effetti sulla biodiversità.

A seguito di una prima corrispondenza di carattere generale fra temi e categorie, ogni obiettivo dovrà essere correlato ad impatti ambientali

giudicati pertinenti.

Basandosi sulle tre tipologie di considerazioni (caratteristiche urbanistiche e infrastrutturali, condizioni ambientali del contesto, modalità

gestionali dei servizi e delle reti), per ogni obiettivo andrà elaborata una valutazione iniziale, i cui parametri potranno essere quantitativi o

(laddove ciò non è possibile) qualitativi. Le considerazioni legate alle tre sfere devono rendere la valutazione il più possibile oggettiva e

ripercorribile.

Il processo con il quale viene effettuata la valutazione deve seguire un principio che esprima una criticità in corrispondenza di condizioni di

allontanamento da una “situazione ottimale”, che può essere espressa da una dotazione infrastrutturale adeguata ed efficace, da una

condizione ambientale di qualità soddisfacente o da una prassi gestionale virtuosa sotto il profilo dell’ecoefficienza.

La valutazione dello stato di rispondenza agli obiettivi, conduce all’identificazione delle problematiche presenti nell’area industriale e ad una

loro gerarchizzazione in termini di importanza.

Per raggiungere le finalità sopradescritte, l’Analisi Ambientale dovrà:

comprendere un campo di investigazione vasto, includendo un approccio ambientale, urbanistico ed economico, globale e trasversale;

• permettere di misurare gli effetti indotti;

• fornire la maggiore conoscenza possibile dei bisogni dell’impresa;

• sottolineare i punti di forza derivanti dalla ristrutturazione urbana, indissociabili dalla creazione o riqualificazione di un’area industriale.

• 91

Pertanto l’elaborato dell’Analisi Ambientale dovrà necessariamente contenere:

un’adeguata documentazione tecnica rispetto alle varie componenti ambientali

• una descrizione sul numero e sulla tipologia delle Aziende insediate, tale da fornire informazioni il più possibile dettagliate sul loro ciclo

• produttivo (fabbisogno e bilancio energetico, fabbisogno idrico, produzione dei rifiuti, movimentazione delle merci e degli addetti)

offerta esistente in termini di servizi, e esigenze espresse dalle imprese sull’attivazione di nuovi servizi.

E’ evidente che per reperire le informazioni relative alle singole aziende, potrà rendersi necessario ricorrere a strumenti e metodi “diretti”

come quello di appositi questionari da somministrare agli insediati. Infatti la banca dati che si ha normalmente a disposizione, raramente è in

grado di fornire le informazioni necessarie o potrebbe essere a riguardo scarsamente aggiornata o poco attendibile. In generale comunque è

auspicabile il ricorso a tali metodi in quanto, oltre a permettere un ricco reperimento di informazioni, rappresentano una valida opportunità

per un coinvolgimento diretto delle Aziende. Si riporta in allegato il questionario utilizzato nel caso pilota di Ponte Rizzoli, al fine di fornire un

modello esportabile ad altri casi specifici.

Quale strumento di comunicazione sintetica dei principali risultati emersi dall’Analisi ambientale e dei servizi, si ritiene di interesse

27

, metodologia fra le più diffuse per la valutazione di

l’elaborazione di un’analisi Swot (Strenghts, Weakness, Opportunities and Threats)

progetti e fenomeni. I risultati dell’analisi Swot pongono l’attenzione del decisore sulle questioni fondamentali, anche se non esaustive, che

possono aiutare a prendere una decisione. L’efficacia di questa metodologia d’indagine, dipende, in modo cruciale, dalla capacità di

effettuare una lettura “incrociata” di tutti i fattori individuati nel momento in cui si prendono delle decisioni. Per rendere più agevole tale lettura

incrociata, i risultati sono solitamente presentati in forma di diagramma sintetico e poi descritti più diffusamente.

Fattori endogeni

Forza Debolezza

Sfruttare Affrontare

Opportunità

Fattori

esogeni Trasformare Evitare

Rischi

Tab.1 Diagramma dell’analisi Swot (rielaborazione di Mario Scarpari dalle slide del prof. Longhi e del prof.Carta).

27 Si tratta di un procedimento logico, elaborato negli anni Cinquanta dall’Harvard Business School per rendere sistematiche e fruibili informazioni inerenti un tema specifico e fornire,

di conseguenza, informazioni per politiche di intervento. Negli anni Ottanta, questo strumento di analisi strategica, è stato mutuato dall’economia aziendale per essere impiegato

dapprima per la costruzione di scenari urbani e, successivamente, per la messa a punto di diagnosi territoriali e per la valutazione ex ante di programmi regionali o urbani.

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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Il tema delle Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate è inserito organicamente nell’assetto del territorio definito dal Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (Ptcp), approvato nel marzo 2004. L’obiettivo fondamentale delle Apea, ma in genere di tutto ciò che è governo del territorio, non può essere altro che quello di uno sviluppo sostenibile fondato sulla chiusura dei cicli naturali. Ciò significa che un’Apea deve offrire elevate prestazioni ambientali, in termini di:
- uso efficiente delle risorse (energetiche, idriche, naturali);
- riduzione degli impatti ambientali;
- gestione delle interazioni tra ambiente e comunità circostanti.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'architettura
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Progettazione urbanistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Seconda Università di Napoli SUN - Unina2 o del prof Cillo Biagio.

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