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Madrid. BPR (da

Pessolano)

Parigi. L’Atlante

Lemos

la cittadella

bastionata da S.

Elmo a Pizzofalcone

pensata dagli

ingegneri militari

nel Cinquecento

diviene la dorsale

strategica nell’800

con la difesa

affidata alle truppe

mobili (le caserme e

una efficace batteria

alla punta del Castel

dell’ovo).

«divisa in due bacini uno

all’oriente e l’altro

all’occidente … separati da

un controforte che

partendo dal monte S.

Elmo da settentrione a

mezzogiorno si avanza

nel Monte Echia e

stabilisce la linea di

demarcazione».

La Vega. Il

Ramaglietto 1770

Nei primi anni del

Cinquecento si ha notizia

di interventi nel forte

aragonese, in Castel

dell’Ovo, sul castello alla

sommità di S. Martino il

Belforte angioino:

interventi parziali che

testimoniano le difficoltà

economiche che

impedivano al governo

vicereale interventi più

radicali.

Nel ventennio toledano

non solo vengono

realizzate nuove mura ,

ma si realizza un progetto

che testimonia la

lungimiranza del Toledo

nella programmazione

degli interventi

indispensabili alla difesa

e alla sua crescita.

Prioritariamente viene

decisa la costruzione del

castel Sant’Elmo affidata

all’Escrivà, ingegnere

militare che sstava

completando i lavori nella

fortezza dell’Aquila. La

fortezza assicurava il

vicerè da possibili

sollevazioni

L’intensa costruzione edilizia ,

determinata dall’aumento demografico,

subì un ulteriore incremento con l’ascesa

al trono di Carlo V. Durante l’età viceereale

spagnola si assiste a una forte espansione

a macchia d’olio della città secondo linee

di sviluppo spontaneo , quasi mai

pianificate; è il caso dei borghi

extramoenia sorti sorti a partire dalla metà

del ‘500 e con successivi sviluppi fra Sei e

Settecento, lungo antichi assi di

penetrazione dal territorio limitrofo o

lungo strade-mercato che presto si

ramificarono lungo percorsi naturali.

Ma l’età spagnola coincise anche con un

ampliamento pianificato della città: dal

1536 infatti, ancora prima della

definizione dei borhi Loreto, S. Antonio

Abate, Vergini, Spirito Santoi e Chiaia,

don Pedro da Toledo approntava una

razionale crescita della città inglobando in

un a nuova murazione la collina di S.

Martino e l’intero versante occidentale

fino ad allora escluso dalle mura urbane.

Il piano prevedeva inoltre la formazione dei

quartieri spagnoli lungo le pndici della

collina di S. Elmo in gran parte

inedificate: un’area dal tracciato

ortogonale riconoscibile nel tessuto

urbano.

E’ opportuno riepilogare le principali

novità nella difesa della città che viene

trasformata in città da guerra all’arrivo di

Pedro da Toledo negli anni Trenta del

‘500.

Verso la metà degli anni Trenta del Cinquecento si verifica

la nuova svolta nella trasformazione di Napoli in città da

guerra. Fino a questa data sappiamo di interventi di

adeguamento nel forte aragonese a mare considerato molto

importante, al potenziamento del castello sulla collina di

Sant’Elmo, sulle condizioni di Castel dell’Ovo, per la verità

poco apprezzato ai fini difensivi. Circostanze che denotavano

l’interesse per un sistema antiquato di difesa, che

probabilmente si seguiva per la cronica mancanza di fondi

disponibili per nuove più adeguate opere di difesa.

Il ventennio toledano (1532-1553) si impone all’attenzione

non solo per la realizzazione delle nuove mura di Napoli, ma

per l’importanza che il progetto complessivo di adeguamento

delle difese riveste e per la capacità e lungimiranza

dimostrate dal vicerè sia nell’individuazione degli obiettivi

sia nella programmazione degli interventi indispensabili

nell’attuazione di un proigramma adeguabile nel tempo

senza snaturane i presupposti.

I problemi della difesa sono strettamenti legati a quelli

dell’ordine pubblico e perciò, come aveva già fatto all’Aquila

dispone la realizzazione di una nuova grande fortezza , il

forte S. Elmo il cui progetto viene affidato all’Escrivà,

ingnere militare che stava completando la fortezza

abruzzese.

Il forte avrebbe messo al riparo il vicerè da possili rivolte

popolari. Successivamente il Toledo porta avanti i lavori della

nuova murazione a mare nel tratto fino alla porta della

Maddalena , e il versante settentrionale riprendendo i lavori

interrotti dagli aragonesi.

Le nuove opere tenevano pruioritariamente conto della

necessità di difendersi in prima istanza dai sudditi e pois

dai nemici esterni.. Da questa priorità deriva la scelta di

costruire innanzitutto il castel Sant’Elmo.

La fortificazione preesistente era ridotta alle sole pareti;

quanto sopravviveva delle antiche fabbriche venne inglobato

dall’Escrivà nel nuovo organismo che fu ottenuto

modellando la roccia sulla quale sorgeva. L’Escrivà si

impegnò a proteggere soprattutto il fronte occidentale , unico

versante dal quale si poteva raggiungere agevolmente la

sommità del colle. Da lì si dominava la città e soprattutto le

fortezze costiere.

La realizzazione del palazzo vicereale,l’apertura di via

Toledo, la sistemazione del vallone di Chiaia e la costruzione

dell’omonima porta con un breve tratto di mura occidentali,

la individuazione delle pendici di S. Martino per

l’acquartieramento delle truppe completano l’opera toledana .

Ci sono due possibili letture dell’insediamento napoletano

così come si presenta alla metà degli anni Cinquanta del

Cinqucento . Da un lato si può considerare la città

all’interno delle mura difensive come unitaria struttura,

dall’altro approfondendo lo studio alla luce di parametri che

tengono conto delle esigenze della difesa particolarmente

sentite nel XVI secolo, si individuano nella capitale vicereale

due nuclei nettamente divisi e ben riconoscibili per

destinazione attività e qualità degli abitanti. Il primo

costituito dal tessuto storico chiuso tra la cinta aragonese, il

porto e la zona dell’Incoronata, il secondo, la città degli

spagnoli, che investe quasi per intero l’ampliamento

cinqucentesco.


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17

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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Immagini, schemi, mappe, particolari architettonici dell'architettura a Napoli. La tavola Strozzi illustra il trionfo navale di Ferrante d’Aragona del 1464 restituendo una immagine frontale della città da Castel dell’Ovo sino al baluardo del Carmine.
Il programma urbanistico di Alfonso II è nella celebre lettera del 20 marzo 1524 di P. Summonte al Michiel.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'architettura
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di STORIA DELL'ARCHITETTURA DALL’OTTOCENTO AL MOVIMENTO MODERNO e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Seconda Università di Napoli SUN - Unina2 o del prof Amirante Giuseppina.

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