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La scalinata di Capodimonte

Vedute di Napoli dall’alto della

scalinata di Capodimonte

L’apertura della città al contesto

metropolitano.

La demolizione delle mura e delle porte

di città , l’apertura di nuove strade e

piazze ai limiti della città murata,

come via Foria e piazza del Mercatello,

la villa reale di Chiaia avevano avviato

un processo di ricucitura tra la città e i

sobborghi. Ma al di là di questi

l’espansione urbana appariva

interdetta da un lato da un sistema di

barriere naturali: le colline di Posillipo,

del Vomero, dei Camaldoli, di

Capodimonte e del rilievo di Miradois

rappresentavano un limite fisico che in

alcuni casi coincideva con il limite dei

borghi; dall’altro con le paludi di

Coroglio e Bagnoli a ovest, ad est con

con quelle del Pascone e del Pasconello.

I primi provvedimenti di Giuseppe

Bonaparte riguardarono l’apertura di

tre sistemi viari suburbani in grado di

superare i confini orografici del

territorio.

Il corso Napoleone , riduttivamente

attribuito dagli storici alla volontà del

re di agevolare la comunicazione con

la reggia di Capodimonte, teso invece

a migliorare le comunicazioni con il

territorio settentrionale.

I napoleonidi operarono una svolta

decisiva per l’espansione urbana

napoletana, promuovendone

l’indispensabile dilatazione verso il

territorio circostante con un sistema

di assi di penetrazione dischiuso a

ventaglio verso le aree di potenziale

sviluppo della capitale.

Questo progetto aveva le sue radici

nelle proposte che Vincenzo Ruffo , già

dal 1789, aveva avanzato nel suo

Saggio per l’abbellimento di cui è

capace la città di Napoli.

Quei suggerimenti del Ruffo non

vennero accolti dai Borbone, ma

furono messi in pratica dai francesi.

Il corso Napoleone , fa parte di un

complesso sistema viario. La nuova

rete si articolava in quattro distinti

tracciati. I primi due dal palazzo di

Capodimonte al cavone di S. Gennaro

e da lì al Museo Nazionale furono

realizzati grazie ad opere di

ingegneria che consentirono di

superare proibitivi dislivelli del suolo.

Il terzo tracciato, ad ovest del Parco di

Capodimonte ne delimitava

L’intervento di rettifica della strada di Foria rientra a pieno titolo nel programma avviato dai napoleonidi. Via Foria

presentava in quegli anni una configurazione assai infelice. Situata al di fuori delle mura settentrionali della città,

circondate da un profondo fossato, essa si sviluppava dalla chiesa di S. Carlo all’Arena fino al borgo di S. Antonio

Abate ove dal 1751 era stato avviato il cantiere dell’Albergo dei Poveri e costituiva insieme al Largo delle pigne una

sorta di alveo naturale entro il quale si raccoglievano le acque meteoriche provenienti dalle colline circostanti

denominate ‘lave’. Come si rileva dal grafico non esisteva alcuna continuità tra le due parti dell’asse per la presenza

fuori Porta S. Gennaro di un agglomerato di case.

Nell’ambito dell’articolato piano di Murat di penetrazione verso le aree di potenziale crescita urbana si ritrova la

realizzazione della strada del Campo di Marte, parte integrante del piano che avrebbe dovuto aprire la città al territorio

orientale. In cima alla collina di Capodichino era stata realizzata una spianata destinata allo svolgimento delle

operazioni militari delle truppe francesi, che costituì un incentivo alla costruzione della nuova strada che vi giungesse

agevolmente , costeggiando il crinale e ricongiungendosi alla via di Caserta. L’apertura della strada fu eseguita con

estrema celerità rispetto al vicino intervento di Foria. Il tracciato prevedeva un tratto rettilineo iniziale e dopo un’ampia

curva che circondava a mezzogiorno il colle di Lotrecco , un secondo tratto rettilineo : all’ingresso in un ampio piazza in

corrispondeva dell’Albergo dei Poveri, un grande arco trionfale di 61 metri di lunghezza e tre viali alberati nelle tre

strade convergenti.

La nuova strada presentava inedite aperture sul contesto orientale che si andava recuperando dalle paludi.

Il secondo sistema viario di apertura al territorio del regno ad est , costituiva il principale asse di accesso alla città. In

questo programma va anche annoverato l’intervento di rettifica di via Foria che dal Museo nazionale raggiunge la

piazza sulla quale era realizzato l’Albergo dei Poveri.

L’esigenza pratica era quella di vincere gli ostacoli che la natura imponeva alla crescita urbana della capitale , ma il

nuovo asse di sviluppo orientale si tradusse nell’occasione di realizzare una arteria caratterizzata dalla sequenza di

inedite e pittoresche vedute, valorizzando gli edifici di rilevante interesse dislocati lungo il percorso, il Palazzo degli

Studi, l’Ospedale degli incurabili, l’Albergo dei Poveri.

Giuseppe Bonaparte dispose la realizzazione lungo l’asse anche dell’Orto botanico sui suoli contigui all’Albergo dei

poveri.

Fu tuttavia Gioacchino al suo arrivo a disporre l’allineamento di via Foria con il Largo delle pigne affidando l’incarico

dell’esecuzione agli architetti Gasse e Schioppa.

Il progetto prevedeva dunque di dotare la capitale di un ingresso confacente alla sua grandezza e magnificenza

Alla lunga ed elaborata vicenda progettuale, durata quasi due

anni seguirono tempi brevi per l’esecuzione . Fu interamente

costruita nell’arco di tre anni sebbene non si trattasse di lavori di

poco conto. Furono necessari due ponti di fabbrica e importanti

opere di scavo e riempimento per l’intera lunghezza di quasi

quattro chilometri. Su tutti i tratti furono piantati un doppio

filare di alberi e colonnette di piperno. All’arco di trionfo suggerito

da De Fazio fu preferita una soluzione la cui suggestione non

sfuggì a Stendhal che sottolineava l’ingresso urbano sottolineato

non già da un monumento ma da un percorso che scopriva in

lenta successione la campagna, le colline, il mare con il Vesuvio, e

in fondo la città che si allineava per oltre due chilometri, come

capeggiata dalla mole insieme maestosa e drammatica di un

edificio costruito per vincere in un solo gesto tutta la miseria del

regno Il Colletta scriveva a proposito

del Campo di Marte che

trattavasi di “un vasto

terreno sul colle di

Capodichino , ove nel 1528

Lautrech per assediar la città

attendò gran parte di esercito,

e fu da Gioacchino destinato

a campo militare, chiamato di

Marte; e perciò sbarbicate le

viti e gli alberi, demolite le

case che li cuoprivano, fu

ridotto a ppianura.

Diciottomila fanti, duemila

cavalli, le corrispondenti

artiglierie vi si movevano ad

esercizio; ma ordinati in due

linee.

Dalla città menava al campo

strada bellissima e

magnifica, che dispiegandosi

dolcemente nella pendice

orientale del colle,

costeggiando un lato di quel

Campo, univasi alla consolare

di Capua; per essa giungono i

forastieri alla città

La collina di Posillipo , posta all’estremo

margine occidentale della città era, agli inizi

del XIX secolo praticamente raggiungibile

solo da mare


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26

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1.84 MB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Immagini, schemi, mappe, particolari architettonici dell'architettura a Napoli sotto la dominazione francese (1800). Con l’arrivo dei Francesi vi fu una vera e propria ricostruzione dello stato che lasciò segni profondi nell’amministrazione della cosa pubblica. La legge sulla divisione ed amministrazione delle province del Regno fu promulgata nel 1806 da Giuseppe Bonaparte: il territorio fu diviso in tredici province e la capitale in tre distretti .


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'architettura
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di STORIA DELL'ARCHITETTURA DALL’OTTOCENTO AL MOVIMENTO MODERNO e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Seconda Università di Napoli SUN - Unina2 o del prof Amirante Giuseppina.

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