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S. Francesco di Paola.

Demoliti numerosi fabbricati, furono

gettate le fondamenta di un solenne

edificio pubblico costituito da una vasta

sala centrale riservata ad assemblee

popolari, un corpo semicircolare preceduto

da un uniforme porticato adibito a

museo delle scienze, della tecnica e del

lavoro nazionale. A sud fu ristrutturato

il palazzo Acton assegnato ai ministeri

di stato e precedentemente destinato ai

militari e venne iniziata la costruzione

di un fabbricato gemello per misura e

articolazione della fabbrica nel quale

avrebbe dovuto essere allocato il

ministero degli esteri.

“Nella trasparenza assoluta delle sue

funzioni rappresentative , il gran foro

Gioacchino, inscriveva nello spazio

urbano i segni di una nuova

costituzione politica del governo

napoletano, fondata sull’equilibrio delle

istituzioni, sull’alleanza tra forze

sociali e poteri dello statyo, su prinicpi

ormai inalienabili di sovranità popolare,

libertà e autodeterminazione nazionale”

(S. Villari)

S. Francesco di Paola.

La sconfitta di Murat nel 1815

segnò la fine del decennio e la

restaurata monarchia borbonica pur

non rinunciando al progetto per la

piazza, ormai in avanzata fase di

costruzione, decise alcuni

fondamentali cambiamenti.

Il palazzo a settentrione non venne

più destinato a Ministero degli esteri

ma fu utilizzato come Real Foresteria

mentre al posto del grande edificio

pubblico centrale ordinò la

costruzione di un tempio. Le nuove

decisioni vennero prese sempre dal

Consiglio degli edifici civili , ora sotto

stretto controllo del ministro

dell’interno che ben presto finì per

esautorare il consiglio stesso

La scalinata di Capodimonte

Vedute di Napoli dall’alto della

scalinata di Capodimonte

L’apertura della città al contesto

metropolitano.

La demolizione delle mura e delle porte

di città , l’apertura di nuove strade e

piazze ai limiti della città murata,

come via Foria e piazza del Mercatello,

la villa reale di Chiaia avevano avviato

un processo di ricucitura tra la città e i

sobborghi. Ma al di là di questi

l’espansione urbana appariva

interdetta da un lato da un sistema di

barriere naturali: le colline di Posillipo,

del Vomero, dei Camaldoli, di

Capodimonte e del rilievo di Miradois

rappresentavano un limite fisico che in

alcuni casi coincideva con il limite dei

borghi; dall’altro con le paludi di

Coroglio e Bagnoli a ovest, ad est con

con quelle del Pascone e del Pasconello.

I primi provvedimenti di Giuseppe

Bonaparte riguardarono l’apertura di

tre sistemi viari suburbani in grado di

superare i confini orografici del

territorio.

Il corso Napoleone , riduttivamente

attribuito dagli storici alla volontà del

re di agevolare la comunicazione con

la reggia di Capodimonte, teso invece

a migliorare le comunicazioni con il

territorio settentrionale.

I napoleonidi operarono una svolta

decisiva per l’espansione urbana

napoletana, promuovendone

l’indispensabile dilatazione verso il

territorio circostante con un sistema

di assi di penetrazione dischiuso a

ventaglio verso le aree di potenziale

sviluppo della capitale.

Questo progetto aveva le sue radici

nelle proposte che Vincenzo Ruffo , già

dal 1789, aveva avanzato nel suo

Saggio per l’abbellimento di cui è

capace la città di Napoli.

Quei suggerimenti del Ruffo non

vennero accolti dai Borbone, ma

furono messi in pratica dai francesi.

Il corso Napoleone , fa parte di un

complesso sistema viario. La nuova

rete si articolava in quattro distinti

tracciati. I primi due dal palazzo di

Capodimonte al cavone di S. Gennaro

e da lì al Museo Nazionale furono

realizzati grazie ad opere di

ingegneria che consentirono di

superare proibitivi dislivelli del suolo.

Il terzo tracciato, ad ovest del Parco di

Capodimonte ne delimitava

L’intervento di rettifica della strada di Foria rientra a pieno titolo nel programma avviato dai napoleonidi. Via Foria

presentava in quegli anni una configurazione assai infelice. Situata al di fuori delle mura settentrionali della città,

circondate da un profondo fossato, essa si sviluppava dalla chiesa di S. Carlo all’Arena fino al borgo di S. Antonio

Abate ove dal 1751 era stato avviato il cantiere dell’Albergo dei Poveri e costituiva insieme al Largo delle pigne una

sorta di alveo naturale entro il quale si raccoglievano le acque meteoriche provenienti dalle colline circostanti

denominate ‘lave’. Come si rileva dal grafico non esisteva alcuna continuità tra le due parti dell’asse per la presenza

fuori Porta S. Gennaro di un agglomerato di case.

Nell’ambito dell’articolato piano di Murat di penetrazione verso le aree di potenziale crescita urbana si ritrova la

realizzazione della strada del Campo di Marte, parte integrante del piano che avrebbe dovuto aprire la città al territorio

orientale. In cima alla collina di Capodichino era stata realizzata una spianata destinata allo svolgimento delle

operazioni militari delle truppe francesi, che costituì un incentivo alla costruzione della nuova strada che vi giungesse

agevolmente , costeggiando il crinale e ricongiungendosi alla via di Caserta. L’apertura della strada fu eseguita con

estrema celerità rispetto al vicino intervento di Foria. Il tracciato prevedeva un tratto rettilineo iniziale e dopo un’ampia

curva che circondava a mezzogiorno il colle di Lotrecco , un secondo tratto rettilineo : all’ingresso in un ampio piazza in

corrispondeva dell’Albergo dei Poveri, un grande arco trionfale di 61 metri di lunghezza e tre viali alberati nelle tre

strade convergenti.

La nuova strada presentava inedite aperture sul contesto orientale che si andava recuperando dalle paludi.

Il secondo sistema viario di apertura al territorio del regno ad est , costituiva il principale asse di accesso alla città. In

questo programma va anche annoverato l’intervento di rettifica di via Foria che dal Museo nazionale raggiunge la

piazza sulla quale era realizzato l’Albergo dei Poveri.

L’esigenza pratica era quella di vincere gli ostacoli che la natura imponeva alla crescita urbana della capitale , ma il

nuovo asse di sviluppo orientale si tradusse nell’occasione di realizzare una arteria caratterizzata dalla sequenza di

inedite e pittoresche vedute, valorizzando gli edifici di rilevante interesse dislocati lungo il percorso, il Palazzo degli

Studi, l’Ospedale degli incurabili, l’Albergo dei Poveri.

Giuseppe Bonaparte dispose la realizzazione lungo l’asse anche dell’Orto botanico sui suoli contigui all’Albergo dei

poveri.

Fu tuttavia Gioacchino al suo arrivo a disporre l’allineamento di via Foria con il Largo delle pigne affidando l’incarico

dell’esecuzione agli architetti Gasse e Schioppa.

Il progetto prevedeva dunque di dotare la capitale di un ingresso confacente alla sua grandezza e magnificenza


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26

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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Immagini, schemi, mappe, particolari architettonici dell'architettura a Napoli sotto la dominazione francese (1800). Con l’arrivo dei Francesi vi fu una vera e propria ricostruzione dello stato che lasciò segni profondi nell’amministrazione della cosa pubblica. La legge sulla divisione ed amministrazione delle province del Regno fu promulgata nel 1806 da Giuseppe Bonaparte: il territorio fu diviso in tredici province e la capitale in tre distretti .


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'architettura
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di STORIA DELL'ARCHITETTURA DALL’OTTOCENTO AL MOVIMENTO MODERNO e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Seconda Università di Napoli SUN - Unina2 o del prof Amirante Giuseppina.

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