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L’Annunziata, ubicata fuori la Porta del Mercato vecchio, inizialmente collegata alla città da un percorso appena sterrato, dopo la costruzione della Strada

nuova, si trovò ad occupare un sito periferico ma privilegiato; la rapida crescita dell’istituzione suggerì ai governatori la costruzione nel 1516 della chiesa

di S. Maria del Casale (l’attuale S. Maria di Costantinopoli) che costituiva un polo di riferimento per la popolazione di quei fondi suburbani appartenenti

alla Casa Santa e, probabilmente per i malati contagiosi sistemati nelle fabbriche adiacenti.

Divenne allora necessario complemento alle proprietà dell’A.G.P. il territorio denominato Lemitone -compreso tra la via della Lava, asse di collegamento

del Conservatorio con il nuovo polo religioso di S. Maria del Casale, e le mura meridionali della città.- acquisito nel 1519.

Nel nuovo fondo, dopo aver allestito i necessari collegamenti viari che consentirono la suddivisione del podere in otto lotti, vennero costruite strutture di

supporto alla Fiera. Lungo la via del Lemitone, la via della Lava e la via Lonca alle botteghe si alternavano i fondachi, strutture commerciali più complesse

con cortile porticato centrale circondato sui quattro lati da vani adibiti a magazzini e a depositi di mercanzie, con scale laterali di accesso al primo piano

dove, lungo una balconata che si svolgeva sui quattro lati dell’edificio, si aprivano le stanze destinate all’alloggio dei mercanti.

caravanserraglio a Fes

il fondaco del carbone a granada il fondaco di s. gregorio armeno

Durante il viceregno, in particolare nella seconda metà del XVI

secolo, si erano moltiplicate ad Aversa le nuove fabbriche religiose

che rispondevano alle norme indicate dal Concilio di Trento. I sobri

apparati decorativi realizzati in quegli anni apparvero ben presto

inadeguati ai temi che la cultura barocca aveva già ampiamente

diffuso nella capitale nella seconda metà del Seicento.

Ad Aversa solo nel Settecento si attuarono interventi che incisero in

modo determinante nella trasformazione epidermica della città,

perché, pur nel rispetto degli spazi preesistenti, si operò un completo

rifacimento delle facciate e dei registri decorativi all’interno delle

più importanti fabbriche religiose.

Gli ‘ammodernamenti’ furono realizzati ad opera dei maggiori

architetti attivi a Napoli e nella Roma papale: il vescovo, legato alle

gerarchie ecclesiastiche, privilegiò professionisti di area romana,

affidando a Carlo Buratti il rifacimento della cattedrale e la

costruzione del nuovo Seminario, mentre i governatori

dell’Annunziata affidarono a professionisti napoletani l’incessante

attività edilizia intrapresa. Nel 1712 fu redatto un progetto,

completato solo nel 1776, per la costruzione della nuova torre

campanaria alla quale venne conferita una importante valenza

urbana. L’idea era di realizzare una nuova porta di ingresso alla città,

che includesse nei confini urbani le fabbriche dell’Annunziata, anzi

fosse ad essa simbolicamente collegata. La porta Napoli deve

intendersi come un tentativo di unificare la ‘città murata’ medioevale

e la ‘città aperta’ settecentesca, monumentalizzandone il nuovo

ingresso.

Sin dal 1739 si iniziarono i lavori di trasformazione del castello

aragonese: inadeguato alle esigenze residenziali della corte –non a

caso Carlo di passaggio ad Aversa nel 1734 venne ospitato per quasi

un mese nel palazzo Della Valle- fu oggetto di importanti lavori di

ristrutturazione per assolvere alla nuova funzione di quartiere di

cavalleria.

Quartiere di cavallera

Nel Settecento si accentuò il fenomeno di abbandono del centro

antico, già registrato nel periodo precedente, e si concentrarono nel

Lemitone tutte le nuove fabbriche residenziali con un progressivo

slittamento verso la Strada reale.

“Si può affermare, senza eccessivo azzardo, che una questione

peculiare della città ottocentesca sia costituita dal rapporto che le

nuove istanze, i nuovi valori, i nuovi programmi, le nuove culture

dello spazio urbano stabiliscono con il sistema mura-porte che è il

segno complessivo che raccoglie, contiene e da forma a ciò che è

passato, di cui si è, o si presume di essere, alternativi.

La cultura ottocentesca appare percepire la cinta urbica come un

impedimento, un vincolo da rimuovere, una presenza confliggente

con gli ideali della Modernità e cioè dell’igienicità, della rettilineità”.

Nel 1835 venne eseguita la demolizione della Porta del Mercato

vecchio e nel 1840 quella della Porta di Capua.

Va subito detto che la storia di Aversa nei secoli XIX e XX è

prevalentemente la storia della secolarizzazione della sua struttura

urbana: per essere tra le più ricche di fabbriche religiose, la città più

di altre avvertì il travaglio della trasformazione dei luoghi di Dio in

strutture dedicate al miglior servizio del cittadino. Con decreto

dell’11 marzo 1813 Gioacchino Napoleone destina l’abolito

complesso francescano della Maddalena a Real casa dei matti di Aversa;

un mese dopo viene messo a disposizione il convento dei Cappuccini

per ricoverare le donne matte. Nel 1821 per risolvere il problema del

sovraffollamento dei due istituti viene aperto un terzo asilo

destinando a tanto il Convento di Montevergine.

Nel 1836 viene adibita ad attività di ricovero e cura dei matti un’altra

struttura conventuale soppressa S. Agostino degli scalzi, sino a che nel

1845 si da il via al Progetto di ampliamento e di restauro del Real

Morotrofio della Maddalena affidandone l’incarico a Nicola

Stassano.

La trasformazione di queste strutture è quindi legata a un momento

di metamorfosi della città la cui storia nell’Ottocento è in gran parte

connessa alle origini e alla evoluzione della ricerca diagnostica e

terapeutica in materia di patologie mentali: è ad Aversa che si da la

prima risposta all’impulso originario di risolvere l’esigenza

dell’umanità di “portarsi un’utile riforma nel regime sanitario de’

Matti onde ottenersene con misure efficaci il ristabilimento”.

la Maddalena


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Immagini, schemi, mappe, particolari architettonici dell'architettura ad Aversa sotto gli Angioini. Si prendono in considerazione, in particolare:
- S. Giovanni Evangelista, S. Marta S. Audeno, S. Nicola, s. Maria a piazza S. Biagio;
- il Carmine;
- S. Agostino dei padri calzati;
- Caravanserraglio a Fes;
- il fondaco del carbone a Granada;
- il fondaco di S. Gregorio Armeno;
- la Maddalena.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'architettura
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di STORIA DELLA CITTA' E DEL TERRITORIO e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Seconda Università di Napoli SUN - Unina2 o del prof Amirante Giuseppina.

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