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La definizione di questi limiti dipende solo dalle capacità

cognitive del soggetto (collettivo): devono cioè essere

limiti governabili

- dal suo sistema percettivo;

- dalla complessità del suo cervello.

Definiamo arbitrarietà ‘materiale’ quella che passa fra i

caratteri bio-psichici del soggetto e i mezzi semiotici

prescelti. Ad es.

Gli umani hanno selezionato il canale fonico-acustico

(anziché canali chimici o grafico-visivi o olfattivi) perché è

quello più funzionale per il proprio sistema primario di

modellizzazione, la parola. Questo canale è compatibile

con un certo assetto bio-fisico (ad es. stazione eretta,

liberazione della mano, abbassamento della laringe,

depotenziamento funzioni respiratorie, riadattamento tratto

sopralaringeo) e un certo potenziale cognitivo (controllo

motorio fine degli organi della fonazione, capacità di

decodifica uditiva entro certi parametri ecc. ecc.)

Nei cani, ad es., l’area del cervello preposta all’olfatto è enormemente più

sviluppata che nell’homo sapiens sapiens. Ecco perché per il cane l’olfatto

è un canale comunicativo privilegiato.

Superficie dell’epitelio olfattivo:

• nell’uomo 2,5 cm²

• nel cane 150 cm²

Numero recettori olfattivi:

• nell’uomo 5.000.000 (milioni)

• nel cane bassotto 125.000.000

• nel fox terrier 147.000.000

• nel p. tedesco 220.000.000

L'orecchio umano può udire i suoni nell'intervallo dai 20 Hz ai 20.000 Hz.

Questo limite superiore tende ad abbassarsi con l'avanzare degli anni:

molti adulti non sono in grado di udire frequenze oltre i 16 kHz. L'orecchio

di per sè non è in grado di rispondere alle frequenze superiori o inferiori

all'intervallo indicato, ma queste ultime possono essere percepite col corpo

attraverso il senso del tatto sotto forma di vibrazioni. Secondo Albano

Leoni la banda di frequenza tra 200 e 5000 Hz è quella in cui si colloca la

parte maggiore e più rilevante dei suoni linguistici prodotti dall’apparato

fonatorio.

Torniamo ora sulla natura differenziale degli elementi

minimi.

F. de Saussure (Cours de linguistique générale, 1916)

spiega che nella lingua vi sono solo differenze; queste

valgono su entrambi i piani del segno:

«Quando si dice che essi [significati] corrispondono a dei

concetti, si sottintende che questi sono puramente

differenziali, definiti non positivamente mediante il loro

contenuto, ma negativamente, mediante il loro rapporto con

gli altri termini del sistema. La loro più esatta caratteristica

è di essere ciò che gli altri non sono» (CLG 162).

E, sul versante del significante,

«[c]iò che importa nella parola non è il suono in se stesso,

ma le differenze foniche che permettono di distinguere

questa parola da tutte le altre, perché sono tali differenze

che portano la significazione» (CLG 163).

Ecco lo schema classico con cui Saussure spiega il

meccanismo di ‘ritagliamento’ da parte del sistema

linguistico della ‘massa amorfa’ del suono e del senso:

Da CLG 156

La massa è “amorfa” prima dell’intervento del sistema;

prende ‘forma’ grazie a esso.

Le linee tratteggiate verticali rappresentano il sistema

(arbitrario) di ritagliamento della lingua sui due piani (s.te e

s.to); gli spazi determinati da tale operazione sono le unità

linguisticamente pertinenti (significanti e significati).

Torniamo ora al significante…

Per quel che si è detto, in ogni forma fonica devo

discriminare i tratti accessori, non pertinenti, da quelli che

“fanno la differenza” rispetto a tutti gli altri.

Ad es., in italiano, una eventuale leggera palatalizzazione

della /t/ in tetto, o una pronuncia “alla francese” di /r/ come

in rana, non fanno differenza: interpretiamo queste

realizzazioni come varianti casuali (regionali,

idiosincratiche ecc.) dello stesso elemento minimo, il

fonema /t/ o /r/.

Il fonema ha dunque un valore semiotico che dipende dalla

sua funzione differenziale nel sistema linguistico di cui fa

parte. Il posto di /a/ in italiano non è lo stesso che ha in

inglese o in tedesco.

Cfr. ted. /tat/ ≠ /ta:t/ (Stadt vs. Staat)

ingl. ≠ (Ship vs. Sheep)

ip i:p

Pertanto «il fonema è l’insieme delle proprietà

fonologicamente pertinenti di una forma fonica»

(Trubeckoij, Grundzüge zur Phonologie 1939, tr. It. pag.

47).

Queste proprietà fonologicamente (non foneticamente!)

pertinenti sono i tratti distintivi (ingl. relevant features).

Ad es. in ital. /p/ è l’insieme dei tratti

Occlusività + bilabialità + sordità

↑ ↑ ↑

Modo di art. Punto di artic. Non vibraz. CV

Un fonema è dunque un fascio di tratti distintivi.

I tratti distintivi fanno parte di un inventario

universale (quello utilizzabile dagli umani),

variamente sfruttato nelle diverse lingue.


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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa si riferisce alle lezioni di Filosofia del linguaggio, tenute dal Prof. Stefano Gensini nell'anno accademico 2011 e tratta i seguenti argomenti:
[list]
Semiotica;
Arbitrarietà radicale;
Significante;
Fonema;
Apparato fonatorio.
[/list]


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del linguaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Gensini Stefano.

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