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possibile tra le diverse culture, ne consegue che formare alla comunicazione (e, più in generale, ad

un atteggiamento) interculturale significa formare:

a) persone che consapevolmente scelgono quali modelli comunicativi e culturali accettare, tollerare,

rifiutare nelle varie situazioni in cui si trovano ad operare

b) operatori che sanno evitare i conflitti involontari dovuti alle differenze culturali

c) protagonisti di un mondo che alle pulizie etniche sostituiscono la curiosità, il rispetto, l’interesse

per soluzioni diverse da quelle proprie.

Con queste finalità un corso di formazione alla comunicazione interculturale non è più un

semplice “addestramento”, un training finalizzato ad un bisogno immediato, ma si colloca nella sfera

dell’educazione, che cambia la natura delle persone e, indirettamente, quella della società in cui

viviamo.

Proporremo anzitutto, nei paragrafi 7.1 e 7.2, due strumenti che chiunque (un formatore di

personale oppure una persona che vuole migliorare la propria competenza comunicativa

interculturale) può portare con sé vita natural durante e continuare a compilare, raccogliendovi il

frutto delle sue osservazioni.

In 7.3 daremo infine alcune indicazioni sulla metodologia della formazione in questo settore.

7.1 Uno strumento per l’osservazione culturale

Una “cultura” è l’insieme dei “modelli culturali” messi in atto da un popolo per rispondere a

bisogni di “natura”: nutrirsi, procreare, proteggersi dal freddo, vivere in gruppo, ecc.

Poiché siamo cresciuti all’interno dei modelli della nostra cultura, ne siamo generalmente

inconsapevoli: ci sembra ad esempio “naturale”, mentre è “culturale”, che ci sia un capofamiglia e

non una capofamiglia, che non si debba picchiare chi ha idee diverse dalle nostre (ma sono passati

pochi decenni dal fascismo, dagli anni di piombo... e negli stadi di calcio ci si picchia oggi per tifo,

neppure per idee), che la gerarchia sia fatta in un certo modo, che nelle scuole e nelle università un

docente faccia domande di cui sa già la risposta, e così via.

E’ quindi necessario saper osservare la propria cultura mentre si osserva quella altrui. Gli

antropologi hanno individuato parametri e metodiche di osservazione sofisticatissimi; ma per i nostri

fini è meglio ricorrere ad una nozione sociolinguistica più semplice ma più maneggevole, cioè quella

di “ambito” situazionale. Per ogni ambito vengono indicati alcuni modelli culturali che si possono

osservare per comprendere come davvero funziona la nostra cultura, per osservarci dall’esterno, così

come ci vedono membri di altre culture con i quali vogliamo comunicare.

Il modello che proponiamo qui di seguito è basato su Balboni 1996a, a cui si rimanda per

approfondimenti. Si può usare questa tassonomia creando un file di banca dati in computer oppure in

un normale quaderno a fogli mobili con una voce per ogni pagina: in questa griglia si può possono

poi registrare

a. le riflessioni sui modelli culturali del nostro paese

b. le osservazioni che si fanno mano a mano le vicende professionali o i momenti di vacanza ci

portano in contatto con altre culture.

Il fatto di avere delle voci da osservare porta a “vedere” degli atteggiamenti, dei gesti, dei valori

della nostra cultura che prima passavano inosservati, quasi fossero naturali e non culturali, e che

nella stessa scheda queste osservazioni si mescolino con quelle relative ad altre culture, mettendo le

basi per un comparazione interculturale.

Che sia realizzata su computer o su carta, questa tassonomia rappresenta uno strumento semplice

ma efficace per uscire dagli stereotipi e creare, se possibile, dei sociotipi.

I domini che abbiamo selezionato, e che abbiamo articolato in una serie di voci che ciascuno può

modificare o integrare a seconda dei propri interessi, sono i seguenti:

DOMINIO 1: LE RELAZIONI SOCIALI

a) Rapporto con uno straniero

b) Rapporto giovani / adulti

c) Rapporto con i superiori

d) Corteggiamento, relazione amorosa

e) Relazioni omosessuali

f) Uso di offrire sigarette, bevande, ecc.

g) Modo di riparare ad errori, scusarsi

eccetera DOMINIO 2: L'ORGANIZZAZIONE SOCIALE

a) Sistema istituzionale ed elettorale

b) Sistema giudiziario

c) Sistema bancario e finanziario

d) L'industria

e) L'agricoltura

f) Il terziario

g) Le tele-comunicazioni

h) I trasporti

i) I mass media

j) La criminalità

k) La/e religione/i

eccetera DOMINIO 3: LA CASA E LA FAMIGLIA

a) Dimensione della famiglia

b) Ruoli nella famiglia

c) Rapporto genitori-figli

d) Autonomia dei figli da ragazzini, età dell’uscita da casa

e) Tipologia della casa

f) Tradizione e innovazione nelle case

g) Proprietà e affitto di abitazioni

h) Pulizia della casa

i) La casa di città

j) La casa di paese

k) La casa in campagna

l) Interesse della famiglia per la casa: pulizia, restauro, ecc.

eccetera DOMINIO 4: LA CITTA'

a) Rapporto città-cittadina-paese-campagna

b) Rapporto centro-periferia

c) Traffico privato e traffico pubblico

d) Strutture produttive e città

e) Divertimento, sport e città

f) Città e cultura

g) Il governo della città

h) La città e gli abitanti: come questi si sentono “cittadini”, padroni della città

i) Città e sostegno alle famiglie: asili, ricoveri, ecc.

j) Città e scuole

k) I problemi della droga

eccetera DOMINIO 5: LA SCUOLA

a) Scuola privata e pubblica

b) Livelli scolastici

c) Prestigio sociale della scuola, degli insegnanti

d) Rapporto scuola-mondo del lavoro

e) Tradizione e innovazione nella scuola

f) Ruolo delle famiglie nella scuola

g) Le lingue straniere

h) Scuola come formazione personale e/o professionale

eccetera DOMINIO 6: I MASS MEDIA

a) MM pubblici e privati

b) Autonomia dei MM, MM e politica

c) I giornali quotidiani

d) I settimanali politici e culturali

e) I settimanali per pubblici speciali (donne, sport, ecc.)

f) La pornografia

g) Televisione: informazione e intrattenimento

h) La radio

i) Il cinema d'autore e quello popolare

j) Presenza di mass media stranieri

k) Letteratura d'autore e d'evasione

eccetera.

7.2 Uno strumento per l’osservazione della comunicazione interculturale

Molti esempi contenuti contenuti in questo libro, così come le raccolte aneddotiche della

letteratura sulla comunicazione interculturale in azienda e come i siti Internet sulla comunicazione

interculturale (cfr. 8.1) sono obsoleti nel momento in cui vengono pubblicati: la rapidità degli

scambi internazionali che portano le persone e le immagini televisive e multimediali in giro per il

mondo fanno sì che l’interscambio di modelli culturali e di modelli di comunicazione interculturale

sia fluidissimo, costante, inarrestabile e non descrivibile in tempo reale.

Al contrario, la struttura concettuale che abbiamo posto alla base di questo volume non si

modifica con il tempo: il concetto di competenza comunicativa interculturale collocata sullo sfondo

di alcuni valori culturali e di alcuni fattori di particolare rischio comunicativo (essenzialmente,

quanto discusso nei paragrafi 1.6, 1.7 e nel capitolo 2) ci pare un modello universale, almeno allo

stato attuale della ricerca, ci pare cioè in grado di descrivere il fenomeno indipendentemente dal

luogo e ieri come oggi o domani – fatto salvo il cambiamento indotto dalla comparsa di strumenti

comunicativi di massa, del computer, ecc.

Se è vero che il modello di descrizione della competenza comunicativa interculturale è affidabile,

allora chi opera in ambiente internazionale può creare, come abbiamo detto già per la griglia

presentata in 7.1, un file oppure impostare un quaderno a fogli mobili indicando gli elementi della

competenza comunicativa interculturale da tenere sotto osservazione quando si interagisce con

stranieri, quando si va all’estero, quando si raccontano aneddoti a tavola, quando si guardano film

stranieri.

L’elenco è implicito nell’indice di questo volume e può essere arricchito, specialmente per quanto

riguarda i valori culturali, da alcune voci riprese dalla griglia del paragrafo precedente. I modelli

culturali e comunicativi da osservare sono:

Valori culturali di fondo

a) Il tempo

b) La gerarchia e il potere

c) Il rispetto sociale e la “correttezza politica”

d) Attribuzione e mantenimento dello status: la necessità di salvare la faccia

Uso del corpo per fini comunicativi

a) Sorriso

b) Occhi

c) Espressioni del viso

d) Braccia e mani

e) Gambe e piedi

f) Sudore (e profumo)

g) Rumori corporei

h) Toccarsi i genitali

i) Distanza frontale tra corpi

j) Contatto laterale

k) Il bacio

l) Lo spazio personale nel luogo di lavoro

Uso di oggetti per fini comunicativi

a) Vestiario

b) Status symbol

c) Oggetti che si offrono: sigarette, liquori, ecc.

d) Regali

e) Danaro

f) Biglietti da visita La lingua

a) Tono di voce


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9

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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

Dispensa al corso di Sociologia delle relazioni interculturali della Prof.ssa Enrica Tedeschi. Trattasi di un capitolo del libro di P.E. BALBONI dal titolo "Parole comuni, Culture diverse. Guida alla comunicazione interculturale" riguardante l'apprendimento, le basi e le tecniche della comunicazione interculturale: uso del corpo, uso dei segni e di oggetti, tono della voce etc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in relazioni internazionali
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia delle relazioni interculturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Tedeschi Enrica.

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