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Anziani a Palermo Appunti scolastici Premium

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Sociologia della Devianza, tenute dal Prof. Cirus Rinaldi, nell'anno accademico 2011.
Il documento contiene un report dell'analisi sociologica riguardo la condizione degli anziani a Palermo.
Parole chiave: emarginazione... Vedi di più

Esame di Sociologia della Devianza docente Prof. C. Rinaldi

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ESTRATTO DOCUMENTO

Popolazione Generale

Percentuale Stato Civile

100

80 61,4%

60

40 27,6%

9,4%

20 1,6%

0 nubile/celib coniugato/a vedovo/a divorziato/a

9,4 61,4 27,6 1,6

Serie1

Appare significativo osservare l’andamento dello stato civile, notando soprattutto

che lo stato di vedovanza incida maggiormente con l’aumentare dell’età, così come lo

stato di celibe/nubile (sebbene il picco maggiore lo si registri nella fascia 66-75 anni): ciò

significa che i nostri anziani palermitani rischiano, via via che invecchiano, di trovarsi

sempre più soli. Ed in misura assai rilevante questi sono composti da donne, il dato risulta

leggibile in maniera più chiara se si considerano le tabelle successive.

Popolazione anziana a Palermo: distribuzione per stato civile ed età 49

Età-StatoCivile%

100,00%

80,00%

60,00%

40,00%

20,00%

0,00% 60 - 65 66 - 75 76 - 85 oltre gli

anni anni anni 85 anni

26,50% 38,00% 26,70% 8,80%

nubile/celibe 36,30% 43,70% 17,80% 2,20%

coniugato/a 11,30% 33,40% 40,20% 15,10%

vedovo/a 39,80% 40,30% 17,00% 2,90%

divorziato/a

Popolazione anziana a Palermo: distribuzione per stato civile ed età

Stato Civile * Età Crosstabulation

Età Total

oltre gli

60 - 65 66 - 75 76 - 85 85 anni

anni anni anni

3720 5334 3743 1236 14033

Count

nubile/celibe % within 8,7% 8,8% 10,1% 12,9% 9,4%

Età 33370 40156 16400 2043 91969

Count

coniugato/a % within 78,1% 66,6% 44,0% 21,3% 61,4%

Età

Stato

Civile 4668 13838 16677 6260 41443

Count

vedovo/a % within 10,9% 22,9% 44,8% 65,1% 27,6%

Età 976 987 416 72 2451

Count

divorziato/a % within 2,3% 1,6% 1,1% ,7% 1,6%

Età 50

42734 60315 37236 9611 149896

Count

% within

Total 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%

Età 28,5% 40,2% 24,8% 6,4% 100,0%

% of Total

Guardando invece alla distribuzione per stato civile e genere notiamo come la

maggior parte degli uomini, il 56,7% sia coniugato, e che sempre all’interno del gruppo

maschile, il 24,20% sia rappresentato dai celibi, il 14,5% dai vedovi e il 30,40 % dai

divorziati.

La condizione femminile sembra caratterizzata da una maggiore solitudine: infatti

se il 43% circa è coniugato, il 76% circa vive da nubile, l’85% circa da vedova e il 70%

circa è divorziato.

Popolazione anziana a Palermo: distribuzione per stato civile e genere

Guardando nello specifico la distribuzione per stato civile e per genere si registra

come i coniugati rappresentino 61,4% della popolazione anziana totale, tra questi gli

uomini coniugati sono composti dall’83,7%, mentre le donne si attestano sul 45,5%: ciò

significa che gli uomini permangono in vita di coppia circa il doppio delle donne, queste

ultime sembrano destinate alla solitudine. 51

Il dato diventa più allarmante se si considera che le nubili corrispondono al 12,2%

contro il 5,4% composto da celibi, e che le vedove compongono il 40,4% con una

differenza di circa 30 punti percentuali rispetto ai vedovi (9,7%).

Popolazione anziana a Palermo: distribuzione per stato civile e genere

Stato Civile * Sesso Crosstabulation

Sesso Total

donne

uomini

Count 3391 10642 14033

nubile/celibe % within Sesso 5,4% 12,2% 9,4%

Count 52159 39810 91969

coniugato/a % within Sesso 83,7% 45,5% 61,4%

Stato Civile Count 6025 35418 41443

vedovo/a % within Sesso 9,7% 40,4% 27,6%

Count 745 1706 2451

divorziato/a % within Sesso 1,2% 1,9% 1,6%

Count 62320 87576 149896

Total % within Sesso 100,0% 100,0% 100,0%

% of Total 41,6% 58,4% 100,0%

Gli anziani e i nuclei familiari

La popolazione residente a Palermo è distribuita in 260.940 famiglie, all’interno di

questi nuclei ben il 25,4% è costituito da un solo componente. Le percentuali di famiglie

con più di un componente presentato scarti assai modesti e nello specifico 22,6%, 20,3%

e 21,6%, mentre nuclei pari al 10,1% sono costituiti da famiglie con un numero di

componenti superiore a quattro. Muta la composizione delle famiglie per circoscrizione

52

così come la loro distribuzione: mentre il minore numero di famiglie è concentrato nella I

circoscrizione (4,6%), il più alto si riscontra nell’VIII (20,4%): all’interno delle medesime

circoscrizioni è prevalente il modello familiare composto da un solo componente.

Guardando in maniera specifica alle diverse circoscrizione, sulla base di dati

aggiornati al 31/12/2005, al fine di rendere più completa la nostra lettura, possiamo

affermare che la I circoscrizione (Tribunali – Castellammare – Palazzo Reale – Monte di

Pietà) presenti l’incidenza percentuale delle famiglie sul totale cittadino più esigua (4,6%):

al suo interno sono assai predominanti le famiglie monocomponente (48,2%), e modesto

conseguentemente, se non marginale, il numero di famiglie numerose (una lieve differenza

nel quartiere Palazzo Reale/Monte di Pietà, in cui prevalgono le diverse tipologie familiari

(in particolare le famiglie con quattro componenti e oltre).

All’interno della II circoscrizione (Oreto – Oreto-stazione (parte)– Brancaccio –

Ciaculli – Settecannoli) l’incidenza percentuale delle famiglie sul totale cittadino è pari al

9,5%, le famiglie residenti risultano 24.823: una concentrazione assai marcata si regista

nel quartiere Settecannoli (69,7%). Si registra altresì presenza di prototipi familiari

numerosi per dimensione.

La III (Oreto – Stazione (parte) – Villagrazia-Falsomiele) circoscrizione presenta

un tasso di incidenza sul numero totale di famiglie pari al 10,9%: all’interno di questa

circoscrizione predominano le famiglie formate da quattro componenti, altra caratteristica

risiede nella concetrazione di famiglie con uno o due componenti presso il quartiere Oreto,

mentre le famiglie più numerose risiedono nel quartiere Villagrazia-Falsomiele.

Nella IV circoscrizione (Cuba-Calatafimi– Montegrappa-S. Rosalia – Altarello –

Mezzomonreale-Villatasca – Boccadifalco) risiedono 39.175 nuclei familiari, il tasso di

incidenza sul numero totale di famiglie è pari al 15,2%: al suo interno si registrano

tipologie familiari la cui composizione appare bilanciata (famiglie composte da quattro

componenti, famiglie costituite da quattro componenti, presumibilmente coppie senza figli

o famiglie monogenitoriali e unipersonali, etc.); evidente il divario con le famiglie

numerose (quattro o più componenti) che raggiungono un’incidenza pari al 10,7%.

La V circoscrizione (Borgo Nuovo – Uditore – Passo di Rigano – Noce – Zisa) è

quella più ricca di nuclei familiari (incidenza pari al 17,2%): maggiormente concentrati

nel quartiere Zisa e assai ridotti nel quartiere Borgo Nuovo. Caratteristica peculiare

l’incidenza di famiglie di un solo componente (23,9%). 53

Nella VI (Cruillas – S. G. Apostolo – Resuttana – San Lorenzo) circoscrizione

risiedono nuclei familiari pari a 28.913 e dunque al 11,1% del totale delle famiglie: le

tipologie familiari con quattro o più figli incidono in misura contenuta (8,3%), mentre

prevale il modello composto da due componenti (24,6%), presumibilmente composto da

coppia genitoriale o da genitore e figlio.

La VII circoscrizione (Arenella – Vergine Maria – Pallavicino – Tommaso Natale

– Partanna Mondello) presenta un’incidenza pari al 10,6%: essa si caratterizza come la

porzione urbana più povera di famiglie residenti, in particolar modo il quartiere

Pallavicino si distingue per alta percentuale di nuclei residenti mentre Arenella-Vergine

Maria risultata scarsamente abitato da famiglie residenti.

La VIII circoscrizione (Politeama – Libertà – Montepellegrino – Malaspina –

Palagonia) registra il più alto numero di nuclei familiari (53.195), con l’incidenza pari a

20,4% rispetto al totale cittadino. Appare interessante notare come le configurazioni

familiari contribuiscano a leggere il declino demografico della presente circoscrizione

visto che si tratta per la maggior parte di famiglie di dimensioni assai limitate. Tre

famiglie su 10 sono di tipo unipersonali: ciò è interpretato attraverso i dati che confermano

al presenza di popolazione anziana sola e di una prevalenza di single con evidenti effetti

su nuzialità e natalità.

Considerare nella tabella seguente le famiglie unipersonali o quelle a due

componenti ossia le famiglie di anziani, negli altri casi sembra rilevante si tratta infatti del

20% circa di famiglie con almeno un figlio a carico.

Popolazione anziana a Palermo: distribuzione per numero componenti nucleo familiare

Frequenza Percentuale

Validi 1 componente 36197 24,1

2 componenti 60241 40,2

3 componenti 29390 19,6

4 componenti 13593 9,1

5 componenti 5386 3,6

6 componenti 2155 1,4

7 componenti 790 ,5

8 componenti 288 ,2

9 componenti 115 ,1

10 componenti 114 ,1

oltre 10 componenti 1502 1,0 54

Totale 149771 99,9

Mancanti Mancante di sistema 125 ,1

Totale 149896 100,0

Numero Componenti per Nucleo Familiare %

100

90

80

70

60

50 40,2%

40

30 24,2% 19,6%

20 9,1%

10 3,6%1,4%0,5%0,2%0,1%0,1% 1%

0 1 c. 2 c. 3 c. 4 c. 5 c. 6 c. 7 c. 8 c. 9 c. 10 oltre

c. 10

c.

Registriamo come le famiglie monocomponente o composte da due componenti (in

questo caso presumibilmente dai due coniugi o da un genitore e un figlio) vedano

rispettivamente nel primo caso una netta maggioranza di donne anziane, il 32,9% (con

circa 20 punti percentuali di differenza con gli uomini anziani che si attestano all’11,9%) e

nel secondo caso uno scarto di circa 7 punti percentuali a favore degli uomini anziani.

I dati confermano che le donne anziane vivono più sole, mentre gli uomini anziani

generalmente possono contare su altri membri: la correlazione si ripete se guardiamo

anche ai nuclei familiari con tre e quattro componenti.

Le donne anziane a vivere in nuclei familiari composti da tre membri sono appena

il 16,2% mentre gli uomini superano questo dato di 8 punti percentuali (24,4%); le donne

anziane che vivono in nuclei familiari di quattro membri sono il 6,7% mentre la

percentuale di uomini anziani è pari quasi al doppio. 55

Popolazione anziana a Palermo: distribuzione per nucleo familiare e genere

Numero componenti nucleo familiare * Sesso Crosstabulation

Sesso Total

donne

uomini

Numero componenti nucleo Count 7435 28762 36197

familiare 1 componente % within 32,9%

11,9% 24,2%

Sesso

Count 27432 32809 60241

2 componenti % within 37,5%

44,0% 40,2%

Sesso

Count 15198 14192 29390

3 componenti % within 16,2%

24,4% 19,6%

Sesso

Count 7703 5890 13593

4 componenti % within 6,7%

12,4% 9,1%

Sesso

Count 2555 2831 5386

5 componenti % within 4,1% 3,2% 3,6%

Sesso

Count 1023 1132 2155

6 componenti % within 1,6% 1,3% 1,4%

Sesso

Count 372 418 790

7 componenti % within ,6% ,5% ,5%

Sesso

Count 126 162 288

8 componenti % within ,2% ,2% ,2%

Sesso 56

Count 55 60 115

9 componenti % within ,1% ,1% ,1%

Sesso

Count 48 66 114

10 componenti % within ,1% ,1% ,1%

Sesso

Count 352 1150 1502

oltre 10

componenti % within 1,3%

,6% 1,0%

Sesso

Count 62299 87472 149771

% within

Total 100,0% 100,0% 100,0%

Sesso

% of Total 41,6% 58,4% 100,0%

Se guardiamo invece alla relazione tra il numero di componenti del nucleo

familiare e le classi di età, notiamo come la tipologia di nuclei familiari monocomponente

siano composti per il 36% circa da soggetti tra i 76 e gli 85 anni, mentre per il 50% da

persone con più di 85 anni: in tal caso la solitudine è femminile, come abbiamo avuto

modo di discutere prima, e colpisce soggetti che immaginiamo già fragili per motivi

anagrafici.

Già nel caso dei nuclei familiari composti da due membri notiamo come la

situazione muti: vediamo infatti maggiormente rappresentata la classe d’età 65-75 anni

(45,2%), e a seguire la classe 76-85 anni (41,4%), quella 60-65 anni (34,9%) ed infine la

classe degli ultraottantenni (28,4%).

Nel caso delle restanti tipologia a diverso numero di componenti le classi di età si

distribuiscono omogeneamente ad eccezione di qualche punto percentuale a favore delle

prime due classi di età: appare interessante notare come nel caso di nuclei composti da

oltre dieci componenti la classe di età degli ultraottantenni sia rappresentata dal 3,8% (con

due-tre punti percentuali di scarti rispettivamente dalle altre classi di età).

Numero componenti nucleo familiare * Età Crosstabulation 57

oltre gli

60 - 65 66 - 75 76 - 85

Età 85 anni

anni anni anni

5560 12541 13355 4741 36197

Numero componenti Count

nucleo familiare 1 componente % 13,0% 20,8% 35,9% 24,2%

within 49,6%

Età 14889 27251 15384 2717 60241

Count

2 componenti % 34,9% 45,2% 41,4% 40,2%

within 28,4%

Età 11848 12144 4515 883 29390

Count

3 componenti % 27,7% 20,1% 12,1% 9,2% 19,6%

within

Età 6875 4680 1648 390 13593

Count

4 componenti % 16,1% 7,8% 4,4% 4,1% 9,1%

within

Età 2218 1874 1020 274 5386

Count

5 componenti % 5,2% 3,1% 2,7% 2,9% 3,6%

within

Età 738 848 451 118 2155

Count

6 componenti % 1,7% 1,4% 1,2% 1,2% 1,4%

within

Età 246 341 173 30 790

Count

7 componenti % ,6% ,6% ,5% ,3% ,5%

within

Età 93 112 62 21 288

Count

8componenti % ,2% ,2% ,2% ,2% ,2%

within

Età 45 37 26 7 115

9 componenti Count 58

% ,1% ,1% ,1% ,1% ,1%

within

Età 30 34 37 13 114

Count

10 componenti % ,1% ,1% ,1% ,1% ,1%

within

Età 177 434 530 361 1502

Count

oltre 10 %

componenti ,4% ,7% 1,4% 1,0%

within 3,8%

Età 42719 60296 37201 9555 149771

Count

% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%

within

Total Età

% of 28,5% 40,3% 24,8% 6,4% 100,0%

Total

Circoscrizione di residenza

Frequenza Percentuale

Validi Non definita 221 ,1

I circoscrizione 4683 3,1

II circoscrizione 13568 9,1

III circoscrizione 15965 10,7

IV circoscrizione 22794 15,2

V circoscrizione 26417 17,6

VI circoscrizione 18282 12,2

VII circoscrizione 13934 9,3

VIII circoscrizione 34032 22,7

Totale 149896 100,0 59

Popolazione Divisa Per Circoscrizione

100 Non definita

I circosc.

80 II circosc.

60 III circosc.

IV circosc.

40 V circosc.

22,7%

17,6%

15,2% VI circosc.

20 12,2%

9,1%10,7% 9,3%

0,1%3,1% VII circosc.

0 VIII circosc.

1

Circoscrizione di residenza * Sesso Crosstabulation

Sesso Total

donne

uomini

101 120 221

Circoscrizione di Count

residenza Non definita % within 45,7% 54,3% 100,0%

Circoscrizione di

residenza 1911 2772 4683

Count 1947,0 2736,0 4683,0

Expected Count

% within

I circoscrizione 40,8% 59,2% 100,0%

Circoscrizione di

residenza 3,1% 3,2% 3,1%

% within Sesso 1,3% 1,8% 3,1%

% of Total 5919 7649 13568

Count 5641,0 7927,0 13568,0

Expected Count

% within

II 43,6% 56,4% 100,0%

Circoscrizione di

circoscrizione residenza 9,5% 8,7% 9,1%

% within Sesso 3,9% 5,1% 9,1%

% of Total 60

6759 9206 15965

Count 6637,5 9327,5 15965,0

Expected Count

% within

III 42,3% 57,7% 100,0%

Circoscrizione di

circoscrizione residenza 10,8% 10,5% 10,7%

% within Sesso 4,5% 6,1% 10,7%

% of Total 9644 13150 22794

Count 9476,7 13317,3 22794,0

Expected Count

% within

IV 42,3% 57,7% 100,0%

Circoscrizione di

circoscrizione residenza 15,5% 15,0% 15,2%

% within Sesso 6,4% 8,8% 15,2%

% of Total 10767 15650 26417

Count 10983,0 15434,0 26417,0

Expected Count

% within

V 40,8% 59,2% 100,0%

Circoscrizione di

circoscrizione residenza 17,3% 17,9% 17,6%

% within Sesso 7,2% 10,4% 17,6%

% of Total 7818 10464 18282

Count 7600,8 10681,2 18282,0

Expected Count

% within

VI 42,8% 57,2% 100,0%

Circoscrizione di

circoscrizione residenza 12,5% 11,9% 12,2%

% within Sesso 5,2% 7,0% 12,2%

% of Total 6202 7732 13934

Count 5793,1 8140,9 13934,0

Expected Count

% within

VII 44,5% 55,5% 100,0%

Circoscrizione di

circoscrizione residenza 10,0% 8,8% 9,3%

% within Sesso 4,1% 5,2% 9,3%

% of Total 61

13199 20833 34032

Count 14149,0 19883,0 34032,0

Expected Count

% within

VIII 38,8% 61,2% 100,0%

Circoscrizione di

circoscrizione residenza 21,2% 23,8% 22,7%

% within Sesso 8,8% 13,9% 22,7%

% of Total 62320 87576 149896

Count 62320,0 87576,0 149896,0

Expected Count

% within

Total 41,6% 58,4% 100,0%

Circoscrizione di

residenza 100,0% 100,0% 100,0%

% within Sesso 41,6% 58,4% 100,0%

% of Total

I censimenti e le analisi quantitative se sono in grado di rendere conto dei

mutamenti strutturali della popolazione, individuando anche caratteristiche strutturali utili

per la definizione di interventi e politiche (per esempio la struttura familiare, etc.), non

rispondono al tipo di implicazioni sociali che, a partire dalla biografia dei soggetti

coinvolti, quelle stesse trasformazioni strutturali determinano.

Allora, sarebbe più verosimile ammettere che assistiamo all’aumento esponenziale

di una nuova fascia di popolazione con domande e bisogni specifici non espressamente

considerati dagli enti e dalle istituzioni pubbliche, spesso sostituiti, nella migliore delle

ipotesi, dal ruolo svolto dalle famiglie e dalle reti parentali di appartenenza.

Una riflessione critica di fondo coinciderebbe con la consapevolezza che bisogna

allentare l’illusione, assai semplicistica, di trovarsi di fronte a una condizione anziana

omogenea a fronte della quale si possono individuare interventi standard e preordinati. 62

Classi di età % anziani (65 e

totale

totale più)

popolazione

popolazione su popolazione

Quartieri da 65 a 69 da 70 a 74 75 e oltre residente

anziana (65 e residente

oltre)

423 402 740 1.565 12.722 12,3%

Tribunali-Castellammare

Palazzo Reale-Monte di Pietà 453 418 798 1.669 14.264 11,7%

2.001 1.859 3.054 43.938 15,7%

Oreto-Stazione 6.914

1.328 1.196 1.943 4.467 25.003 17,9%

Santa Rosalia 1.089 996 1.701 3.786 22.638 16,7%

Cuba 1.577 1.543 2.600 5.720 37.898 15,1%

Zisa 1.426 1.368 2.267 5.061 30.522 16,6%

Noce 1.423 1.351 2.652 5.426 21.668 25,0%

Malaspina-Palagonia 2.266 2.107 5.336 9.709 44.295 21,9%

Libertà 17,3%

Politeama 1.477 1.375 2.951 5.803 33.529 12,3%

Settecannoli 2.183 1.855 2.522 6.560 53.205 10,1%

Brancaccio-Ciaculli 530 455 754 1.739 17.169 12,9%

Villagrazia-Falsomiele 1.794 1.526 2.106 5.426 41.903 13,2%

Mezzomonreale 1.603 1.359 2.278 5.240 39.638 12,0%

Altarello 596 501 834 1.931 16.131 10,3%

Boccadifalco 284 236 326 846 8.202 16,0%

Uditore-Passo di Rigano 1.687 1.426 2.193 5.306 33.257 13,8%

Borgo Nuovo 830 759 1.429 3.018 21.858

Cruillas-San Giovanni 1.037 1.380 3.732 32.946 11,3%

1.315

Apostolo (ex C.E.P.) 20,3%

Resuttana-San Lorenzo 2.850 2.411 3.974 9.235 45.393 11,2%

Tommaso Natale 872 649 1.032 2.553 22.710 13,9%

Partanna Mondello 879 658 1.024 2.561 18.478 11,2%

Pallavicino 1.161 924 1.186 3.271 29.291 15,6%

Monte Pellegrino 1.435 1.252 1.899 4.586 29.362 12,9%

Arenella-Vergine Maria 387 331 539 1.257 9.737

120 115 152 387 3.810 10,2%

n.d

Città 15,2%

28.109 47.670 107.768 709.567

31.989 63

Fonte ufficio statistica- comune di Palermo Classi di età % anziani (65 e

totale

totale più)

popolazione

popolazione su popolazione

Circoscrizioni da 65 a 69 da 70 a 74 75 e oltre residente

anziana (65 e residente

oltre)

I 879 823 1.656 3.358 27.076 12,4%

II 2.980 2.578 3.725 9.283 75.871 12,2%

III 3.531 3.118 4.712 11.361 80.424 14,1%

IV 4.904 4.304 7.073 16.281 112.175 14,5%

V 5.542 5.117 8.521 19.180 123.994 15,5%

VI 4.185 3.464 5.371 13.020 79.018 16,5%

VII 3.287 2.559 3.767 9.613 79.933 12,0%

VIII 6.602 6.087 12.842 25.531 128.852 19,8%

n.d. 79 59 117 255 2.224 11,5%

Città 15,2%

28.109 47.784 107.882 709.567

31.989 64

1.Una “realtà in costruzione”. La storia naturale della ricerca: il contatto con la

popolazione anziana palermitana

1.1 Premessa

(Claudio Cappotto e Cirus Rinaldi)

La fase attuativa della ricerca ha permesso di osservare, interagire ed entrare in

relazione con un sistema complesso che spesso si allontanava da quell’idea, talune volte

stereotipata, della lega SPI vista unicamente come sportello sindacale per anziani.

Ogni lega è, infatti, una storia, un transculturale comunitario, un’interazione

complessa di narrazioni di diversi attori, un microsistema che al suo interno ha codici e

regole condivise, un nucleo sociale che solo ad un osservatore esterno attento mostra la

sua reale natura. Sicuramente, in questa sede, è possibile rintracciare delle linee comuni

che attraversano tutte le leghe, soffermandoci in particolar modo sui riscontri impliciti, ai

“non detti” di queste organizzazioni, utilizzando quindi una comprensione dal basso, che

parte dai vissuti della gente e finisce con le richieste territoriali, una sorta di macro analisi

della domanda che tiene conto di tante variabili: emotive, affettive, transpersonali,

cognitive, comportamentali, ma anche spaziali e temporali.

La presente osservazione parte da una logica di partecipazione: il sistema

esplorato, nell’estraneità del ruolo del ricercatore e del suo compito, ha accolto, ad un

certo punto, la figura del ricercatore come un nucleo di quella rete di relazioni, poiché,

anch’egli, con una modalità trasversale ma non ambigua, è entrato a far parte dei loro

script comportamentali, ha condiviso i loro codici simbolici di scambio e comunicazione,

cercando in ogni caso di colludere il meno possibile avendo sempre in mente il finalismo

ultimo del suo agire: la comprensione di ciò che è “altro da me”.

Quanto sopradetto s’innesta in una prospettiva complessa e multifattoriale, non

sempre condivisibile da una visione meramente descrittiva: i fenomeni sociali vanno

compresi secondo una prospettiva di complessità, intersistemica, più di concause

multilivello che causalità lineari, dove lo scienziato sociale diventa anch'egli una

relazione, e da osservatore diventa parte dell’osservazione e della relazione stessa:

l’osservatore che si osserva; dove l’attore sociale, l’organismo umano, giovane o anziano,

è meglio compreso se rappresentato come un sistema facente parte di sistemi più ampi,

come la famiglia d’origine, la comunità d’appartenenza, lo stato socio-economico, le reti

sociali entro cui si muove, la professione, il contesto culturale, i sistemi del corpo, etc. 65

1.2 Dinamiche e interazioni all’interno delle leghe: gli operatori SPI come mediatori

nell’accesso ai quartieri

(Claudio Cappotto)

Come primo livello di comprensione, si cercherà di descrivere l’elemento basale di

questa piramide sociale chiamata lega: gli operatori del sindacato. Quest’ultimi escono,

infatti, da ogni logica puramente lavorativa-produttiva, ma possono essere compresi solo

attraverso il valore, la fiducia, l’investimento affettivo che ricade nella relazione con i loro

iscritti. Ogni operatore con il quale si è interagito ha una storia nel territorio della lega in

cui presta servizio, un vissuto talmente radicato da essere spesso egli stesso non solo un

punto di riferimento nodale per gli abitanti del quartiere, ma talune volte viene investito di

ruoli che fortemente si distanziano dalla funzione meramente sindacale; molti di essi sono

nati nel quartiere in cui prestano il loro lavoro; hanno in esso reti formali e informali di

sostegno dense e ramificate; rappresentano il territorio e concertano con le Istituzioni per

le istanze che partono da esso; sono riconosciuti come “leader” e coloro che hanno forti

capacità di comunicazione e di risoluzione dei problemi; rappresentano un “ponte” tra il

quartiere e la città.

I capilega incontrati, all’interno della struttura, occupavano solo una “esigua” parte

del loro tempo a disposizione alle questioni prettamente sindacali, fiscali e pensionistiche:

le leghe, infatti, sono diventate nel tempo strutture sociali multidimensionali che

assolvono a ruoli e funzioni che sopperiscono le deficienze socio-assistenziali del

territorio.

Se si dovesse tracciare, anche solo parzialmente, le tipologie di servizi

informalmente espressi da queste poliedriche strutture, la descrizione dovrebbe partire dai

servizi puramente socio-sanitari, a quelli di orientamento e counseling per finire poi a

quelli con una chiara matrice psicologica.

I capi lega sono dei veri e propri consulenti, attuano, infatti, inizialmente un’analisi

della domanda, cercano di comprendere qual è la vera natura della richiesta dei loro utenti,

attraverso poi una vera e propria metodologia di problem solving attivano tutta una serie di

risorse presenti nella comunità (empowerment sociale) ma anche nello stesso individuo

66

(empowerment individuale) per cercare di risolvere o nel peggiore dei casi attenuare e

smorzare la crisis del soggetto: essi diventano promotori di cambiamento.

Queste figure carismatiche, possiedono tra l’altro un importante strumento che

raramente un operatore sociale ha a disposizione facilmente: conoscono, se non addirittura

condividono, le reti dei loro utenti; il sostegno sociale, reale o percepito che sia, parte

dall’interno e tiene conto della natura socio-antropologica dell’assistito.

Ciò può comportare in ogni caso delle variabili intervenienti non previste, o non

viste: la collusione operatore-assistito, l’invischiamento delle relazioni e degli spazi di vita

dei soggetti interagenti, la non differenziazione tra spazio privato e dimensione lavorativa,

l’inondazione emotiva dell’operatore che rende inefficace l’intervento.

In riferimento alle risorse del territorio, le leghe agiscono spesso in contesti

deprivati da un punto di vista socio-culturale, dove la marginalità sociale e la precarietà

lavorativa s’innestano con le dinamiche della criminalità organizzata, dove il clientelismo

diventa conditio e non evenienza, dove le politiche pubbliche e la fiducia della comunità

in esse hanno fallito facendo posto alla sicurezza e alla fiducia che le organizzazioni

mafiose offrono.

Paradossalmente però le leghe, in questi contesti, diventano degli spazi neutri,

delle aree protette in cui gli anziani possono usufruire di modalità di comprensione altre,

legittimare istanze sociali individuali o comuni.

L’appartenenza degli anziani a questi territori, spesso generazionale, se da una

parte è risorsa, è possibilità di viversi una sicurezza apparente dentro le mura, reciprocità

nel momento del bisogno, diventa soffocante nel momento in cui non si percorrono le

medesime strade condivise, si trasforma in controllo sociale e mancanza di libertà

individuale, diventa rete che implode, vittima delle sue stesse maglie.

I quartieri approcciati sono città dentro le città, realtà dentro la realtà, identità

individuali racchiuse da condivisioni, codici interpretativi comuni conosciuti solo dagli

attori che li utilizzano, spazi dove gli anziani e la gente comune si riconosce e desidera

essere riconosciuta.

Ma quali sono i percorsi che hanno fatto sì che uno sportello sindacale territoriale

diventasse catalizzatore di cambiamento, punto nevralgico di interazione sociale dentro un

determinato quartiere, finestra dalla quale osservare evoluzioni ed involuzioni sociali? 67

Sicuramente un asse di comprensione è quello dei vissuti dei singoli capilega, che

grazie ai loro percorsi sindacali passano da uno status di cittadino che vive in pieno il

proprio contesto di appartenenza ad uno in cui diventano agentes di partecipazione, nella

misura in cui trasformano le loro conoscenze pregresse in azioni prosociali; partendo dai

vincoli della comunità, sviluppano e promuovono in quest’ultima le possibilità.

Un‘altro tassello importante di comprensione è dato dalle rappresentazioni sociale

e le idee comuni prevalenti, presenti nelle microcomunità, delle azioni sindacali nel corso

degli anni: quella sfiducia nelle istituzioni che spesso colma la tutela mafiosa, viene, ad

essere compensata da valenze, riscontri e conquiste che solo il sindacato è riuscito ad

ottenere e a rendere visibile.

Spesso gli anziani contattati, pur avendo remore e diniego nei confronti degli

organi che rappresentavano lo Stato, riuscivano ad accettare una via istituzionale poiché

mediata e proposta da persone che gravitavano nel sindacato. Il sindacato, o meglio

ancora, le persone che hanno fatto delle battaglie sindacali, hanno nel tempo permesso alla

gente comune di credere che la legalità o il senso civico non rappresentano astrazioni

utopiche, ma possono rappresentare una via possibile, delle linee di senso che possono

essere percorse per migliorare la propria qualità della vita.

La possibilità di vedere questi sindacalisti premurosi, realmente attenti alle

esigenze dei loro iscritti, interessati non solo alla salute degli anziani ma soprattutto al loro

benessere, allacciandosi quindi non tanto a delle variabili prettamente legate ad un

modello biomedico di salute, o a quella dei servizi di tutela di questa, ma cercando anche

di sfiorare la loro soggettività, la loro identità, la complessa interazione mente-corpo, mi

ha permesso di capire la vera natura di queste relazioni: la matrice relazionale è emotiva,

di accudimento e contenimento.

Nell’incontro ci sono due soggettività che entrano in contatto, una vicinanza

spaziale che si trasforma nel tempo in premura affettiva e accompagnamento, non

mettendo mai in discussione la dignità dell’altro nel momento in cui quest’ultimo non

sempre ha gli elementi per riconoscersela.

In certi momenti, nelle modalità relazionali presenti tra i capilega ed i loro assistiti

riuscivo a intravedere la diade madre-bambino, le cure materne nei confronti del proprio

figlio indispensabili alla sopravvivenza di questo, la comprensione di un essere che nella

sua fragilità ripone la fiducia nell’altro; l’empatia dell’operatore diventa all’uopo il terreno

68

su cui poggia la costruzione di un legame che ha le sue radici nella passione d’animo e

nell’accettazione incondizionata dell’altro. 69

1.3 Osservazioni e caratteristiche psico-sociali del gruppo di soggetti anziani

coinvolti

(Claudio Cappotto)

Riuscire a tracciare delle linee esplicative e di comprensione del gruppo di anziani

intervistati è un’impresa ardua e complessa; ogni interazione, ogni processo comunicativo

e di scambio attuato con ogni singolo anziano, diviene una singola galassia, una

dimensione comprensibile solo in quello spazio e in quel tempo e solo dagli attori che

vivono questi processi.

Sicuramente però, nonostante l’unicità delle singole interviste, si cercherà di

tracciare una trama che le possa accomunare.

Durante la fase di contatto, ci si è spesso ritrovati nella situazione di essere

percepiti, se non addirittura reattivamente visti, come una minaccia, come usurpatori della

loro intimità, violentatori delle loro fragilità esistenziali personali o familiari.

Molte delle interviste sono state condotte nei locali delle sedi SPI proprio per

questo motivo; poche volte l’anziano ci ha accolti in casa propria, e quando si è trovato a

farlo, la diffidenza era tale che essa, in qualche modo, entrava prepotentemente nelle

risposte degli intervistati.

In qualche occasione però, la fame di relazione, la necessità di narrarsi e di essere

ascoltato, hanno fatto si che essi potessero toccare trasparentemente ogni aspetto della loro

vita senza che questo li denudasse emotivamente; in questi casi oltre ad essere accettato

nella mia differenza, scoprivano parti del loro sé che, in altre occasioni, erano state negate

o non del tutto comprese.

Non pochi sono stati gli anziani, che hanno avuto premure e accortezze che, in

qualche caso, prefiguravano una solitudine interiore ed emotiva, talune volte troppo

intensa anche per l’interlocutore.

Il loro senso di solitudine era intriso di rammarico e disillusione, probabilmente

direzionato verso una famiglia d’appartenenza che nel tempo aveva scelto

l’individualismo e la chiusura come uniche forme di tutela delle proprie scelte di vita;

raramente però, nell’arco di tempo in cui sono state effettuato le interviste, gli intervistati

hanno dipinto chiaramente la mancanza di un figlio nei loro confronti o la disapprovazione

di questi comportamenti. 70

Quando questo è accaduto, la risonanza emotiva è stata talmente forte che il

passaggio successivo era quello di un chiara negazione di ciò che avevano provato e

sentito. Alcune abitazioni erano particolarmente fatiscenti, precarie nelle condizioni

igieniche e di vivibilità; il legame alla struttura era però particolarmente forte, poiché

spesso era stata la casa in cui essi stessi erano cresciuti e dove le figure affettive di

riferimento avevano acquistato valore e senso.

Lo spazio privato quindi veniva ad essere una continuazione della loro identità, un

contenitore dei loro vissuti più intimi e personali, icastico della loro personalità e delle

dinamiche familiari più precoci; l’allontanamento da esso diventa la fine ineluttabile, una

mancanza di parti di sé, la fine e l’interruzione del loro spazio di vita.

Gli anziani intervistati invece presso le leghe, pur manifestando spesso sospetto e

remore, hanno avuto atteggiamenti e reazioni alla presenza dei ricercatori molto diversi.

Nell’uno o nell’altro caso, un ruolo pregnante e fondamentale è stato svolto dai

capilega, i quali mediavano un rapporto che non c’era, garantivano sulla persona del

ricercatore, negoziavano la sua presenza gradualmente e la investivano di fiducia. Il

ricercatore era accolto nella relazione nella misura in cui loro accoglievano una relazione

pregressa, quella tra gli anziani e gli operatori delle sedi SPI, densa di significati spesso

per me impenetrabili.

La diffidenza altre volte era invece più che altro semplicemente dovuta alla loro

condizione di anziani, di soggetti socialmente deboli e depotenziati; impotenza appresa

che può portarli ad essere vittima di raggiri se non addirittura di aggressioni fisiche. Fuori

e dentro le mura domestiche.

In realtà, le esplorazioni hanno avuto anche la fortuna di cadere in contesti in cui

gli anziani si dichiaravano soddisfatti della loro vita in misura simile, o persino superiore ,

alle persone in buona salute, con una percezione di autoefficacia prevalente, un senso di

fiducia nelle proprie capacità, un protagonismo interno positivo, un senso di sé (sense of

self) che promuove il coinvolgimento sociale attivo, un vero e proprio empowerment

individuale visto come orientamento positivo alla valutazione e all’uso delle proprie

risorse e di quelle altrui.

Queste situazioni di invecchiamento attivo, invecchiamento senza problemi

(successful aging), devono però essere analizzate anche attraverso i fattori psicologici di

71

matrice sociocognitiva che complessificano e evidenziano potenziali zone d’ombra di ciò

che è stato appena descritto: i giudizi di soddisfazione dei propri bisogni delle persone

anziane e non, possono essere non corrispondenti al vero a causa dell’abilità della mente

umana a distorcere la percezione della realtà esterna e interna, in modo che sia congruente

alle proprie aspettative.

Dalle narrazioni, gli scambi relazionali ed emotivi, che hanno avuto luogo con il

gruppo d’anziani, si intuisce che la loro autostima, ovvero la considerazione che un

individuo ha di se stesso e di cui quindi l’autovalutazione ne è la base, è in qualche

misura derivante dal controllo sugli eventi tramite la partecipazione e l’impegno nella

propria famiglia d’origine, nei gruppi di riferimento e nella comunità territoriale

d’appartenenza, la possibilità quindi di partecipare attivamente all’azione e alla gestione

del loro spazio di vita. Reattivamente, invece, il loro adattamento ai contesti di vita viene a

deficere quando si rendono conto di non poter padroneggiare gli avvenimenti più

importanti e centrali per la loro esistenza, valutandoli quindi come non controllabili; una

condizione di mancanza di controllo sulla propria esistenza, di percezione di mancanza di

potere (powerlessness), derivante da diverse dimensioni soggettive e oggettive che

interagiscono tra loro: l’insicurezza economica, il mancato accesso alle informazioni, la

deprivazione culturale, l’inesperienza nell’usare le proprie capacità per mobilitare le

proprie risorse verso la soluzione dei problemi, la deficienza nella memoria a breve

termine e in generale la degenerazione di alcune funzioni cognitive, il non coinvolgimento

nella dimensione politica di alcuni aspetti della vita, l’ incapacità di utilizzare efficaci

capacità di fronteggiamento in situazione stressanti; o aspetto più ricorrente nel gruppo di

donne anziane intervistate, la presenza di domande sociali e di bisogni che rimangono

inespressi. 72

8. Il disegno della ricerca

(Cirus Rinaldi)

La presente ricerca, di tipo esplorativo, intende indagare e problematizzare l’auto-

percezione dell’anzianità come condizione nella città di Palermo. Il metodo di

campionamento utilizzato è di tipo teorico o “a scelta ragionata”, la cui rappresentatività

non è di tipo statistico ma tipologico.

Lavori di tipo quantitativo e statistico sull'anzianità sono all'ordine del giorno ma

sono sempre più rari i lavori qualitativi che si propongano di “comprendere” i fenomeni. Il

Forum degli Assessorati alle Politiche Sociali ha realizzato, sotto la direzione scientifica di

C. Bruni, una ricerca sulle problematiche degli anziani e dei giovani genitori nella città di

Palermo, svolgendo un’indagine su un campione di 508 anziani residenti nel comune di

Palermo e finalizzandola all’individuazione dei bisogni dei soggetti soprattutto in

relazione ai servizi presenti nel territorio: spesso però considerare le richieste esplicite dei

soggetti pone la difficoltà di individuare i bisogni inespressi più facilmente comprensibili

attraverso strumento meno standardizzati e in profondità

Seguendo le indicazioni di Boudon, la sociologia contribuisce sì a migliorare la

conoscenza della società ma non si dovrebbe limitare esclusivamente a descriverla, ad

avere funzione di pura informazione, non si dovrebbe accontentare di raccogliere dati ma

piuttosto dovrebbe contribuisce ad “afferrare fenomeni” (Boudon, trad. it. 1996: 18), non

deve offrire solo informazioni sulle società ma deve permetterci di comprenderle.

Si è scelto di individuare, anche attraverso l'ausilio delle sedi SPI, soggetti

specifici, casi estremi, e con caratteristiche specifiche che presentassero caratteri strutturali

(status economico), condizioni di salute (case di cura, ospizi, inabili, malattie croniche,

etc.), strutture familiari (senza figli, con figli a carico, vedovi e vedove), vita relazionale,

in un certo qual modo assai lontani da quella che appare essere, anche istituzionalmente, la

rappresentazione dell'anziano tipo.

Abbiamo scelto di includere pertanto soggetti, distribuiti per genere, con figli o

famiglia a carico, senza figli o parenti prossimi (al fine di comprendere le difficoltà di chi

non può contare sulla rete informale parentale); in stato di vedovanza; senza famiglia

perché single, separato o divorziato; con invalidità o malattia; abbiamo tentato altresì di

includere gli anziani immigrati, homeless e GLBT, le categorie invisibili e impreviste.

73

Una scelta di questo tipo permette di analizzare direttamente il vissuto, la costruzione del

bisogno da parte dell'anziano, le richieste concrete (e sofferte).

È tuttavia una scelta che preclude altri risultati (quelli propri di un lavoro

prettamente quantitativo e quindi estensivo), ma che offre dimensioni inedite, emergenti

dai vissuti degli attori medesimi, che abbiamo voluto rendere rappresentativi per tipologia

di individuo coinvolto (vd, infra).

La socializzazione e l’avvicinamento al tema dell’anzianità è avvenuto

gradualmente anche grazie al ricorso ad una serie di focus group (N.3) condotti con

rappresentati sindacali, istituzionali, socio-sanitari e del Terzo settore che, se da un alto,

hanno fornito rappresentazioni delle loro immagini relative all’anziano tipo, dall’altro

hanno anche permesso di costruire uno strumento “partecipato” di raccolta delle

informazioni (griglia intervista).

Focus group effettuati

FOCUS GROUP I: svolto presso sede provinciale SPI (via Roma), in

data 28/11/2005. Partecipanti: rappresentanti leghe SPI (12)

FOCUS GROUP II: svolto presso la sede provinciale SPI via Roma in

data 04/04/2006. Partecipanti: rappresentanti leghe I circoscr.; segreteria

regionale SPI; consigliere circoscrizionale; presidente regionale FIMMG

(Federazione Italiana Medici Medicina Generale); Terzo settore (TOT

part. 8)

FOCUS GROUP III: – VIII Circoscr., svolto presso sede di via

Montalto, in data 19/04/2006. Partecipanti: segretario generale SPI;

Capolega; presidente circoscrizione; Dirigente amministrativo circoscr.;

terzo settore; rappresentante FIMMG. (TOT. Part. 7) 10 : l’intera discussione è

Il numero dei partecipanti è variato dalle 7 alle 12 unità

11

stata sviluppata entro le due ore. Attraverso i focus group si è tenuto conto delle “[…]

espressioni verbali della gente che sono i mezzi attraverso i quali le rappresentazioni

acquisiscono significato, struttura ed immagine” (Sotirakopoulou e Blackwell, 1992: 35).

10 Nella letteratura scientifica il numero consigliato varia dai 6 ai 12 partecipanti (XXXX).

11 I focus group, inoltre, rappresentano “[…] uno strumento utile per «raccogliere» l’eredità

del progetto lewiniano: coniugare ricerca e trasformazione sociale, ottenere il punto di vista

dei soggetti in una situazione socialmente rilevante con l’intento di pianificare progetti di

miglioramento della qualità della vita o di promuoverne la partecipazione sociale”

(Pietrantoni, Albanesi e Villano, 2002: 86) 74

Nella conduzione dei FG si è pensato di fare emergere non solo il punto di vista di

chi è testimone privilegiato relativamente alla condizione degli anziani a Palermo, ma

anche le interazioni tra i diversi partecipanti, momento essenziale per la comprensione e

12

l’emersione di rappresentazioni , anche se conflittuali.

Nei FG si è utilizzata una griglia di intervista aperta, dimensionata rispetto a

quattro fasi: una prima fase di warm-up della discussione e dell’interazione (che ha

garantito che ciascuno dei partecipanti si esprimesse motivando la propria posizione sul

tema assai generale “la condizione degli anziani a Palermo”); a questa prima fase segue lo

storming ovvero la rottura dell’equilibrio iniziale con l’espressione delle posizioni

specifiche; l’emergere di regole di conversazione (norming) ; la definizione dei ruoli

(performing).

Attraverso la tecnica del FG è stato possibile assistere ad una conversazione e ad

una discussione, che chiariva posizioni, che esplicitava opinioni divergenti e/o comuni;

nonché assistere agli aggiustamenti delle percezioni e delle rappresentazioni di entrambi i

13 .

gruppi attraverso il confronto e la condivisione

Il FG pertanto si presenta non solo come una tecnica di raccolta delle informazioni,

dei punti di vista, delle rappresentazioni e delle interazioni che le determinano (il cosa, il

come e il perché), ma anche come strumento per intervenire su un dato contesto sociale.

L’analisi del materiale raccolto si è concentrata sui concetti chiave emersi nelle

trascrizioni: è opportuno sottolineare che non si è praticato un approccio di content

analysis tradizionale, bensì un forma di codifica emergente che non utilizza griglie di

codifica predisposte a priori quanto piuttosto il riferimento continuo al testo d’origine

(Gray e Densten, 1998).

Parole e temi chiave derivate da un’analisi di tipo interpretativo in base agli

obiettivi della ricerca: del resto obiettivo principale non è generalizzare, bensì

comprendere e descrivere in maniera particolareggiata un fenomeno (Corrao, 2000: 92). I

dati emersi pertanto non hanno quale obiettivo principale la generalizzazione, né sono

12 In tal caso il focus group infatti può porsi come obiettivo non solo di indagare le

rappresentazioni che i partecipanti al gruppo hanno di una specifica situazione ma di crearne

nuove condivise, attivando il cambiamento, la discussione argomentativa.

13 La Corrao ricorda che “ […] si ha necessità di studiare e capire problemi sociali complessi:

talvolta le persone non riescono ad esprimere ciò che sentono e provano, le motivazioni che li

spingono ad agire in un modo piuttosto che in un altro[…]. Però, sentendo parlare altre

persone, e attraverso il confronto e il contrasto con loro, queste motivazioni possono diventare

più chiare ed essere espresse con minori difficoltà” (Corrao, 2000: 93-94). 75

indicate relazioni fra variabili strutturali (sesso, età, ceto sociale…) dei partecipanti e

opinioni espresse.

Si è focalizzata l’attenzione sui temi emergenti utili alla costruzione, come

precedentemente accennato, della griglia di intervista; pur tuttavia i focus group si sono

rivelati lo strumento migliore per la rilevazione di dati interattivi, che hanno introdotto

anche il ricercatore profondamente allo studio del fenomeno, anche attraverso

l’esplicitazione di un “linguaggio condiviso” rispetto al tema trattato (ciò che è dato per

scontato e ciò per cui gli altri partecipanti chiedono chiarimenti); le rappresentazioni, le

credenze rispetto al topic d’analisi (ciò che è condiviso, dato per scontato, ciò che viene

messo in discussione); gli argomenti che i partecipanti oppongono quando i loro punti di

vista sono messi in discussione; le fonti di informazione sulle quali i partecipanti basano le

loro giustificazioni rispetto ai loro punti di vista, alle loro esperienze e le modalità

attraverso cui gli altri vi reagiscono; gli argomenti, le fonti e i tipi di informazione che

stimolano il cambiamento di opinioni o la reinterpretazione delle esperienze, ed infine, gli

aspetti non verbali della comunicazione, quali il tono della voce, il linguaggio corporeo, il

grado di coinvolgimento emotivo cui sono sottoposti i partecipanti quando interagiscono.

76

Griglia intervista in profondità

Autopercezione della condizione anziana –Transizione all’età anziana

Quando ha capito di essere diventato anziano? Ha mai pensato di essere

vecchio?

Dimensione familiare

Mi parla della sua famiglia? La relazione con i figli, i nipoti, etc.; la rete di

solidarietà familiare, il caregiving

Rapporti intergenerazionali

Quali sono i suoi rapporti con i giovani? Trascorre molto tempo con i suoi

nipoti? Discriminazione per età-ageism

Reti di supporto e sostegno sociale (percepito).

Su chi può contare quando è stato in difficoltà? Rapporti di buon vicinato, etc.

Rapporti intra-generazionali - Peer to peer

Rapporti con gli altri anziani? Cosa fate insieme? Cosa fanno gli anziani nel

quartiere?

Isolamento ed emarginazione sociale

Reti sociali – Frequenta ed incontra familiari ed amici? (Domande supportive:

Come sono i suoi rapporti con il vicinato? Frequenta centri di aggregazione?)

Sicurezza, paura del crimine e vittimizzazione

Quali sono i maggiori problemi di sicurezza per un anziano? (Domande

supportive: Quali potrebbero essere le soluzioni per una maggiore sicurezza?

Pensa che il suo quartiere sia sicuro? L’hanno mai aggredita?)

Salute

Relazioni con i servizi socio-sanitari (Domande supportive: Come si è trovato?

A chi si rivolge quando ha problemi di salute? Cosa andrebbe migliorato?)

Percezione della qualità della vita - Politiche sociali, servizi

Domande supportive: usufruisce di sussidi integrativi, assistenza domiciliare,

agevolazione nei servizi pubblici, badante, etc..) Mancanza di informazioni

relative a risorse disponibili

Empowerment individuale

Percezione del futuro e progettualità

Area tempo libero

Come trascorre il tempo libero? (Domande supportive: Dove? Con chi?

Frequenta spazi di aggregazione?) 77

Lo strumento di rilevazione (la griglia di intervista) non è stato “disegnato”

rigidamente, si sono predisposti piuttosto gli items sensibili (vd. tabella precedente)

attorno ai quali è ruotata la conduzione dell’intervista. Sottolineare questo punto è assai

indicativo: infatti il ricercatore non si è servito di uno strumento rigido, codificato a priori,

quanto piuttosto di uno strumento debolmente strutturato che ha permesso di fornire alla

conduzione una cornice sensibile che insieme allo stimolo e all’emersione dei temi potesse

orientarsi anche ad un loro contenimento, considerate le caratteristiche del target.

A ciascun anziano, raggiunto attraverso contatto SPI, è stata assicurata la

partecipazione alla ricerca in forma anonima. Essi hanno accettato di partecipare

volentieri, mostrando non soltanto interesse per gli obiettivi della ricerca, ma apertura al

confronto e al dialogo con i ricercatori, condividendo aspetti assai personali della loro vita,

specialmente la dimensione emotiva legata alla loro condizione di salute, ai loro ricordi,

alla condivisione di affanni e di stenti. Le interviste sono state condotte, previo

14

appuntamento telefonico e/o contatto dei capi lega SPI, nelle diverse sedi SPI del

territorio urbano palermitano, così come riportato in tabella.

Ogni intervista esordiva con la descrizione della ricerca e la presentazione del

ricercatore per instaurare un clima di fiducia con l’anziano, fornendo altresì tutte le

informazioni relative alla tutela della privacy e all’uso etico delle informazioni raccolte

nonché della loro analisi scientifica.

Ogni intervista veniva trascritta immediatamente e trasferita in formato digitale per

favorirne l’analisi attraverso software ATLAS.ti 5.0: nella fase di raccolta delle interviste,

si sono raccolte informazioni e note empatiche relativamente alla relazione instaurata

durante la conduzione dell’intervista, nonché venivano annotate brevi descrizioni della

15

dimensione psico-sociale dell’intervistato .

Particolare attenzione è stata rivolta altresì ad un’osservazione e sensibilità

etnografiche dei diversi quartieri e sedi SPI, sulla base delle quali è stata stilata una storia

naturale della ricerca, utile a demistificare l’osservazione del ricercatore quale momento

oggettivo.

14 Ad eccezione di quei casi in cui l’anziano era impossibilitato per motivi di salute e fisici a

recarsi presso la sede SPI: in tutti questi casi l’intervista è stata condotta presso l’abitazione

dell’anziano, previo contatto telefonico.

15 Di queste dimensioni viene fornita una breve descrizione nel paragrafo 1.3, supra. 78

L’intervistatore ha effettuato le prime interviste con un obiettivo esplorativo di

messa a punto dei protocolli, dei metodi di trascrizione veloce, della conduzione

complessiva del colloquio anche rispetto alle tecniche di rilancio, di riformulazione delle

domande e di probing (Zammuner, 1996; Montesperelli, 1998).

La durata media delle interviste è stata di 1 ora e 15 minuti circa. Le interviste in

profondità ci hanno permesso di fornire ampio spazio all’espressione dell’intervistato, di

attribuire significati soggettivamente e interattivamente co-costruiti nella situazione

16

dell’intervista medesima .

L’intervista in profondità, rientrante all’interno delle interviste di tipo qualitativo,

ci ha permesso di superare molte delle resistenze degli intervistati, guidandoci alla

conoscenza dei progetti di senso, delle rappresentazioni e delle opinioni individuali, delle

categorizzazioni e del divenire processuale dei fenomeni studiati, consentendoci di ridurre

l’opacizzazione dovuta alla standardizzazione (Bichi, 2002: 10).

La metodologia utilizzata per portare a compimento il lavoro è principalmente la

17 . La scelta di questa metodologia è motivata dal fatto che il fenomeno

Grounded Theory

oggetto di studio è un “processo” che scaturisce da una serie di atti interattivi fra gli attori

chiave del sistema.

La dimensione processuale non potrebbe essere compresa attraverso il linguaggio

delle variabili e della statistica, perché la variabile statistica con i suoi caratteri di

neutralità ed oggettività non costituisce la base per un discorso metodologico complesso.

Il suo obiettivo principale non è però costituito dalla semplice descrizione del

fenomeno studiato, bensì dalla formulazione di proposizioni teoriche ad un livello di

sempre maggiore astrazione (Strati, 1997).

Il processo di disvelamento di conoscenze nuove relative ai fenomeni è molto

complesso e può essere realizzato solo con l’immersione dello studioso nel contesto in

esame: egli non deve essere distaccato, ma coinvolto nelle interrelazioni che gli attori

16 L’accezione di “relazione interattiva” è presente anche in alcune definizioni del concetto di

“narrazione”: essa «è una transazione sociale. Ciò che si scambia è una storia: la stessa

narrazione assume la forma che assume proprio perché c’è una storia che transita. La

narrazione è dunque la pratica sociale in cui due o più persone mettono in comune una storia»

(Jedlowski, 2000, p. 66).

17 La formulazione della Grounded theory è avvenuta nel 1967 in seguito a riflessioni e

dibattiti sui metodi di analisi qualitativa in sociologia realizzati da B. Glaser e A. Strauss.

Questi ricercatori hanno proposto nuove strategie e procedure per la ricerca finalizzate alla

scoperta, e quindi alla formulazione, di nuove teorie empiricamente fondate. Approccio

metodologico fondato sul dato emerso dalla ricerca; Cfr. Glaser e Strauss (1967). 79

sociali pongono in essere; deve mettere in atto un’analisi approfondita, un continuo

tentativo di comprensione del contesto con termini vicini a quelli delle persone che vivono

ed operano in tale contesto.

Queste operazioni non sono semplici da realizzare, ma sono indispensabili perché

per comprendere l’agire e le interazioni in un contesto sociale determinato occorre

coglierne sia la motivazione personale del soggetto che ne è autore, sia l’orientamento

18

datogli in base all’atteggiamento delle altre persone .

La teoria si costruisce dunque per via induttiva, sulla base qualitativa dei dati e

delle informazioni che emergono nel corso della ricerca empirica.

L’analisi induttiva si è avvalsa della procedura di codifica per categorie e

sottocategorie che ha permesso la individuazione di particolari proprietà e specifiche

dimensioni. Attraverso la procedura di codifica sono state formulate due tipi di categorie:

Categorie costruite dall’osservatore sulla base della letteratura scientifica e

specialistica, e che tendono a costituire delle spiegazioni, interpretazioni,

concettualizzazioni e non mere descrizioni;

Categorie derivate dal linguaggio specifico scaturite dall’interazione dei

partecipanti al focus group, che costituiscono “etichette in uso” di accadimenti, processi e

azioni che sono poi stati spiegati.

I dati così ottenuti non vengono però registrati dal ricercatore mediante una

descrizione: vengono trasformati in concetti che li riassumono sinteticamente,

“concettualizzare e non descrivere, indicare e non riassumere, etichettare i processi

caratteristici delle interazioni in corso, di cogliere e utilizzare le etichette in uso impiegate

19

dai soggetti di quelle interazioni” (Strati, 1997: 154) . I concetti rilevati vengono

codificati in categorie e sottocategorie che vengono costruite, definite e denominate dal

ricercatore stesso.

Queste però rimangono provvisorie per tutta la ricerca in modo tale da poter

realizzare modifiche, sostituzioni, comparazioni, accorpamenti, nuove denominazioni e

cancellazioni nel caso in cui si rivelassero come procedure essenziali all’acquisizione di

18 L’agire è sociale proprio quando è riferito all’atteggiamento di altri individui: si vedano

James (1890) e Mead (1934).

19 Si tratta della fase della codifica aperta o open coding: fase in cui “[…] i dati qualitativi

vengono frammentati, esaminati, confrontati, concettualizzati e raggruppati in categorie”

(Strati, op.cit.: 154) 80

nuovi dati o alla loro codifica. Individuare una nuova categoria comporta inoltre ripetuti

20

processi di codifica e comparazione .

Le osservazioni, le giustificazioni e le riflessioni vanno annotate perché

permettono di ricostruire i ragionamenti utilizzati e dunque consentono di scrivere la

21 .

teoria costruita.

Le varie categorie create vengono integrate fra di loro in osservanza delle loro

proprietà quando sono capaci di produrre un’unica nuova categoria: la categoria centrale

22

dell’indagine in corso . Quelle invece che ora si rivelano inutili vengono cancellate.

È la fase il cui il ricercatore riflette sul materiale prodotto e indaga ulteriormente

sulle uniformità sottostanti alle varie categorie per giungere alla formulazione di una teoria

che si basa su di un numero ristretto di categorie di livello superiore rispetto alle

precedenti. L’ultima fase consiste nella stesura definitiva della teoria.

Ricapitolando, inizialmente i dati rilevanti vengono scomposti e frammentati, e su

questi frammenti vengono apposte delle etichette costituite dai concetti (open coding). In

seguito i concetti vengono raggruppati in modo da formare delle categorie, ovvero concetti

più astratti e di ordine superiore (codifica assiale/ axial coding). Infine le categorie

vengono fra loro integrate. I dati che prima sono stati frammentati vengono ora ricomposti

in forma nuova (codifica selettiva/selective coding).

Gli approcci metodologici di questo tipo permettono al ricercatore di sviluppare

ipotesi per studi successivi attraverso una comprensione contestuale del gruppo studiato

ed inoltre presentano il carattere della flessibilità e la possibilità di testare persino le teorie

(Glaser e Strauss, 1967; Strauss e Corbin, 1990). La loro utilità si rivela particolarmente

nel caso di studi esplorativi e nella valutazione di problemi ed eventuali interventi nella

dimensione personale–soggettiva e oggettiva e sociale.

L’elaborazione dei dati è stata effettuata attraverso l'ausilio del software per

l'analisi testuale Atlas.ti versione 5 (Scolari-Sage). Il programma è stato creato

esplicitamente per consentire un’analisi ispirata alle indicazioni della Grounded Theory

(Muhr, 1997).

20 Questa fase è indicata come codifica assiale o axial coding: “[…] costituita da un insieme di

procedure secondo le quali i dati qualitativi vengono ricomposti, assemblati e integrati fra di

loro sulla base delle connessioni fra le categorie” (Strati, ibid.: 154)

21 Oggi il trattamento dei dati e la costruzione delle categorie sono facilitati dall’impiego di

software, vd infra.

22 Fase della codifica selettiva o selective coding, fase in cui “[…] si decide attorno a quale

fenomeno o evento allo studio tutte le altre categorie vadano integrate” (Strati, ibid.:157) 81

Esso principalmente supporta le attività di archiviazione, organizzazione, recupero

di grande mole di dati in formato testo nonché fornisce operazioni più sofisticate di

classificazione/categorizzazione, etichettamento e codifica dei vari frammenti di testo. Il

software offre inoltre applicazioni più complesse per l’analisi computer assistita dei dati

testuali.

Esso ci permette in primo luogo di considerare sei diversi livelli di analisi

all’interno di una cosiddetta Unità Ermeneutica (HU) (Muhr, 1997:8-9): i documenti

primari (primary documents), i testi sui quali è stata effettuata l’analisi (nel nostro caso si

tratta delle trascrizioni delle 96 interviste in profondità); le citazioni (quotations),

frammenti e porzioni di testo considerate come particolarmente rappresentative dal

ricercatore; i codici (codes), la cui funzione è quella di ‘etichettare’ ed inventariare,

concettualizzandole, le posizioni dei partecipanti e le interazioni all’interno del gruppo; le

annotazioni (memos): emerse durante l’analisi, note prese sul campo; le famiglie

(families): raggruppano ad un livello di astrazione superiore citazioni, codici ed

annotazioni; le reti semantiche (networks): permettono di creare diagrammi concettuali e

di rendere graficamente i legami tra quotations, codes, memos e families. Altra funzione di

Atlas.ti si esplica sul piano della presentazione dei risultati: esso infatti permette di

valutare i ‘pesi’ ovvero le frequenze dei codici emersi ( con la possibilità di associare ai

codici i frammenti di testo che li rappresentano) e di ricorrere a reti semantiche.

In quest’ultimo caso, l’applicazione permette di rappresentare graficamente i temi

emersi durante il FG, con la possibilità di collegarli tra loro attraverso relazioni logiche (

di implicazione; di associazione; di appartenenza; di causa; di contraddizione; etc.

relazioni queste che non escludono di definirne delle nuove, non previste dal software).

La rete semantica permette altresì di rendere immediatamente leggibili i risultati

del FG nonché di fornirne un senso complessivo. Concludendo, i principi su cui si fonda

l’impianto dell’applicazione possono essere riassunti sotto l’etichetta VISE (Muhr, 1997:

2-3), acronimo che sta per Visualization, Integration, Serendipity e Exploration.

Visualizzazione (Visualization): è possibile visualizzare le proprietà e le relazioni

complesse tra gli oggetti che si accumulano durante il processo di stimolazione del

significato e la struttura dei dati analizzati; Integrazione (Integration): non si perde la

visione di insieme mentre si lavora sui dettagli; l’unità ermeneutica è il ‘contenitore’ che

integra tutti gli altri elementi della ricerca; Serendipity: indicando con questo termine lo

82

scoprire qualcosa senza averla cercata ovvero sviluppare e favorire un approccio intuitivo

ai dati; Esplorazione (Exploration): l’applicazione permette inoltre di considerare un

approccio orientato alla scoperta e all’esplorazione dei dati.

I principali apporti forniti dall’analisi computer assistita dei dati testuali, dati

testuali di tipo processuale, sono pertanto: a) le potenzialità descrittivo-esplorative; b)

l’ispezionabilità della base dei dati; c) la possibilità di esplicitare le procedure e il loro

controllo e d) le possibilità di integrazione effettiva dei dati testuali con variabili

categoriali associate ai testi o alle interazione dei produttori dei testi (Cfr.Della Ratta-

Rinaldi, 2000: 102).

8.1 Il “campione”

(Cirus Rinaldi)

Abbiamo selezionato, per quanto sia stato possibile, gli anziani intervistati in base

a ciò che è definito in letteratura campionamento a scelta ragionata (theoretical sampling),

categoria compresa all’interno dei campionamenti non probabilistici.

Le strategie di campionamento non probabilistico utilizzate nella ricerca qualitativa

sono svariate, esse sono tuttavia caratterizzate dalla scelta non di molte unità quanto

piuttosto da casi tipici al fine di pervenire ad una rappresentatività cosiddetta tipologica; si

tratta pertanto di campioni costruiti rispetto ad uno scopo (purposive sampling) e guidati

dalla teoria (Miles e Huberman, 1994).

La scelta del theoretical sampling risente della logica “ragionata” della ricerca

qualitativa piuttosto che statistica: si è interessati pertanto a selezionare il campione in

base alla rilevanza della domanda di ricerca, alla posizione teorica e alla spiegazione che

si intende sviluppare, nonché con le finalità della ricerca medesima (Corbetta, 1999: 349).

La scelta del tipo di campionamento è orientata alla generalizzabilità dei casi

relativamente ad asserti teorici piuttosto relativamente a popolazioni od universi: il

campione a scelta ragionata comprende caratteristiche che coadiuvano il ricercatore a

controllare e sviluppare la propria teoria.

Esso pertanto è stato caratterizzato da: a) scelta dei casi in relazione alla teoria; b)

scelta dei casi devianti (considerando pertanto anche i casi contrari alle definizioni fornite

83

dalla teoria con cui si lavora); c) la modifica dell’ampiezza del campione nel corso della

ricerca (Silverman, trad. it. 2002: 159-169).

Siamo riusciti a raggiungere 96 anziani: il gruppo appare omogeneo per

distribuzione di genere, le donne (N.: 49) raggiungono il 51% e gli uomini (N.: 47) sono

rappresentati al 49% (vd. Tab. 1). Frequency Percent

Valid uomini 47 49,0

donne 49 51,0

Total 96 100,0

Tab.:1: Distribuzione degli anziani per genere

Abbiamo considerato quattro fasce di età (vd. Tab. II): la più rappresentata è

quella dei soggetti tra i 66 e i 75 anni che raggiungono il 47% degli intervistati, seguono

coloro i quali rientrano all’interno dell’intervallo 60-65 anni che si attestano sul 32%

circa, la fascia di età 76-85 anni che raggiunge quasi il 18% e gli over 85 che

rappresentano appena il 3%. Anche la distribuzione per genere e fascia di età appare

omogenea (vd. Tab. 3) Frequency Percent

Valid 60-65 anni 31 32,3

66-75 anni 45 46,9

76-85 anni 17 17,7

oltre 85 anni 3 3,1

Total 96 100,0

Tab. 2: campione distinto per fascia di età

Sesso Total

uomini donne

Età 60-65 anni 15 16 31

66-75 anni 20 25 45

76-85 anni 10 7 17

oltre 85 anni 2 1 3

Total 47 49 96

Tab. 3: Campione distinto per genere e fascia di età 84

Il campione è composto dal 67%circa da soggetti coniugati, mentre per il 27%

circa da soggetti in stato di vedovanza e per il 6% circa da celibi/nubili (Tab.4). È

interessante notare, così come riportato in Tab. 5, che le donne siano maggiormente

distribuite nella fascia relativa allo stato di vedovanza e di nubilato, con implicazioni che

discuteremo in sede di analisi dei dati. Frequency Percent

Valid Nubile/Celibe 6 6,3

Coniugato/a 64 66,7

Vedovo/a 26 27,1

Total 96 100,0

Tab. 4 Stato civile degli

anziani intervistati

Sesso Total

uomini donne

Stato Nubile/Celibe 1 5 6

Civile Coniugato/a 38 26 64

Vedovo/a 8 18 26

Total 47 49 96

Tab. 5: Frequenza intervistati distinta

per genere e stato civile

Età Total

60-65 anni 66-75 anni 76-85 anni oltre 85 anni

Stato Nubile/Celibe 2 2 2 0 6

Civile Coniugato/a 25 33 3 3 64

Vedovo/a 4 10 12 0 26

Total 31 45 17 3 96

All’interno del nostro campione (vd. Tab. 6), soltanto il 2% circa degli intervistati

non ha figli. La maggioranza ha figli non a carico (il 54% circa), mentre il 37% circa ha

almeno un figlio a carico ed il 6% circa si ritrova con un disabile (fisico o psichico). 85

Come riportato in tab. 7, abbiamo avuto la possibilità di intercettare un numero

cospicuo di donne coinvolte in attività di caregiving nei confronti di figli disabili (e non).

Frequency Percent

Valid Figli a carico 36 37,5

Figli non a carico 52 54,2

Figli disabili 6 6,3

Senza figli 2 2,1

Total 96 100,0

Tab. 6

Sesso Total

uomini donne

Figli a carico 22 14 36

Figli non a carico 23 29 52

Figli disabili 1 5 6

Senza figli 1 1 2

Total 47 49 96

Tab. 7

Dei soggetti intervistati il 77% possiede una casa di proprietà, mentre il 21% circa

vive in casa in affitto (Tab. 8): notiamo in Tab. 9 che la maggioranza degli intervistati che

vive in casa in affitto è composto da donne.

Vivere in casa di proprietà indica stabilità economica e benessere dell’anziano:

anche in questo caso il nostro campione è composto da un gruppo che possiamo definire

privilegiato; resta da valutare la questione relativa alle condizioni abitative e alle dotazioni

strutturali, la quantità di spazio a propria disposizione, la presenza di ascensori, acqua

calda, presenza barriere architettoniche, il riscaldamento nei mesi freddi invernali.

Frequency Percent

Valid casa di proprieta' 74 77,1

casa in affitto 20 20,8

Total 94 97,9

Missing System 2 2,1

Total 96 100,0 86

Tab. 8

Sesso Total

uomini donne

Situazione alloggiativa casa di proprieta' 41 33 74

casa in affitto 5 15 20

Total 46 48 94

Tab. 9

La quasi interezza (97,9%) degli intervistati riceve una pensione. È opportuno

sottolineare che la grande maggioranza delle donne intervistate è casalinga e pertanto

percepisce la pensione sociale. Sesso Total

uomini donne

Pensionato 47 47 94

in attesa di 0 2 2

pensionamento

Total 47 49 96

Tab. 10

Gli intervistati rappresentano omogeneamente, in termini di residenza, il territorio

urbano palermitano: dalla Tab. 11 notiamo come siano rappresentate equamente le otto

circoscrizioni, con un vantaggio della Quarta circ. (Cuba – S. Rosalia – Altarello –

Mezzomonreale – Boccadifalco) (in cui risiede il 17,7% degli intervistati) e a seguire della

Quinta circ. (Borgo Nuovo – Uditore-Passo di Rigano – Noce – Zisa) (dove invece risiede

il 16,7% degli anziani intervistati). Frequency Percent

Valid prima circoscrizione 9 9,4

seconda circoscrizione 11 11,5

terza circoscrizione 10 10,4

quarta circoscrizione 17 17,7

quinta circoscrizione 16 16,7

sesta circoscrizione 10 10,4

settima circoscrizione 11 11,5

ottava circoscrizione 12 12,5

Total 96 100,0 87

Tab. 11

Nella Tab.12 a seguire è possibile considerare gli intervistati distinti per genere e

circoscrizione di residenza Sesso Total

uomini donne

Circoscrizione prima circoscrizione 3 6 9

residenza seconda circoscrizione 4 7 11

terza circoscrizione 6 4 10

quarta circoscrizione 12 5 17

quinta circoscrizione 7 9 16

sesta circoscrizione 4 6 10

settima circoscrizione 7 4 11

ottava circoscrizione 4 8 12

Total 47 49 96

Tab.12 88

Fasi della ricerca

1. costituzione del gruppo di

coordinamento e del sistema di governance del

progetto

2. progettazione delle fasi di attività e

mappatura degli stakeholders

3. presentazione e sensibilizzazione

degli stakeholders

4. focus group tematici con gli

stakeholders individuati (N.3)

5. interviste testimoni privilegiati

6. analisi focus group (interviste

testimoni privilegiati) e rappresentazione dei temi e

delle dimensioni principali emersi

7. elaborazione focus group,

elaborazione dei temi principali emersi, costruzione

items interviste in profondità anziani

8. definizione profilo qualitativo

intervistati e definizione del campione

9. campionamento qualitativo degli

intervistati

10. contatto e sensibilizzazione del target

11. conduzione interviste in profondità

(N.96) 12. analisi testuale interviste:

individuazione temi chiave ed emergenti attraverso

Atlas.ti; confronto con membri equipe di ricerca

13. interviste in profondità con testimoni

privilegiati (Comune; Terzo settore; Sanità, etc.)

14. discussione risultati con l’equipe di

lavoro, la committenza; valutazione della spendibilità

della ricerca 89

Analisi dei dati

“Come si diventa vecchi”: autopercezione e rappresentazione dell’invecchiamento a

Palermo

Gli anziani

(Cirus Rinaldi) D : c'è un momento in cui si è detto sono anziano ?

R: le faccio un esempio, sono andato a prendere il pane e mi hanno chiesto quale pane dovevo

prendere e io gli ho risposto che la proprietaria lo sa già, io prendo il pane dei « vicchiareddi », il pane

morbido.

D: c'è un momento in cui si è detto sono anziano?

D: come no, ne ho passate nella mia vita! Lo penso benissimo che sono anziano, lo penso quando vedo che

ho la diabete o l' ho pensato quando mi hanno sbagliato a fare la puntura lombare e sono rimasto paralizzato

La nostra età ed i ruoli che mutano influenzano la nostra percezione della realtà,

delle sue norme e delle aspettative sociali. L’età è un dato visibile certamente, ma anche

paradossalmente invisibile nella misura in cui è un dato per scontato, è un fatto “naturale”

nella vita di ogni giorno.

L’età non può essere pertanto studiata come variabile indipendente, ma piuttosto

come costrutto che viene trasformato attraverso le pratiche sociali e le interazioni sociali,

ed è pertanto legata ad una cultura e ad un tempo storico ben precisi.

Esistono pertanto delle declinazioni contestuali dell’età e dell’invecchiamento pari

al numero delle appartenenze e delle rappresentazioni che un soggetto può fornire della

sua condizione e/o delle percezione della condizione degli altri.

Guardando la realtà sotto questa prospettiva, attraverso il linguaggio anche gli

attori e non solo gli scienziati sociali sono in grado di “concettualizzare” le proprie vite e

di costruire delle “teorie” a partire dalla propria vita, o meglio dalla riflessione sulla

percezione del proprio vissuto.

Le interviste raccolte testimoniano proprio attraverso l’uso di un preciso repertorio

interpretativo (Wetherell e Potter, 1992: 90) una serie di descrizioni, concetti e figure

spesso assemblate attorno a metafore o immagini, che possono essere considerate risorse

non solo per fornire dei giudizi e delle valutazioni, ma anche per costruire una certa

correlazione tra gli eventi e le azioni particolari da compiere (o già intraprese).

La vecchiaia consiste inevitabilmente in processi di deterioramento fisico e

psichico; malattia e fragilità sono visti come conseguenze dell’invecchiamento che

90

portano senza alcuno scampo alle caratteristiche “ultime” della vecchiaia. In tal modo la

vecchiaia viene costruita come inevitabile declino che “giustifica” l’inabilità dell’attore

nel portare a termine alcune aspettative sociali; di contro è possibile individuare un

repertorio “alternativo” in cui viene fornita una rappresentazione della vecchiaia come più

“positiva”: gli anziani si definiscono come indipendenti, emancipati e in “virtù” della loro

età, hanno diritto di pensare a loro stessi e di rifiutare le aspettative sociali che loro

attribuirebbero un “ruolo senza ruolo”.

All’interno della family “Autopercezione della condizione anziana-

invecchiamento” sono stati raccolti i codici che concettualmente sono riferibili ai processi

di invecchiamento e all’ageing agency così come percepiti nelle diverse ricostruzioni

biografiche. Distinguiamo, oltre che per comodità espositiva anche perché dimensione su

23

cui focalizzeremo d’ora in poi la nostra attenzione per ogni family , la variabile di genere.

Notiamo attraverso la lettura della tabella seguente che riporta la lista dei codici della

family “Autopercezione della condizione anziana-invecchiamento” relativa al gruppo di

24 all’interno della famiglia medesima, come uno dei

anziani, distinti per il loro “peso”

principali processi che rende consapevoli gli anziani del loro status sia rappresentato

dall’autopercezione dell’invecchiamento in quanto degenerazione fisica, difficoltà di

portare a compimento le normali routine quotidiane.

Code Family: Autopercezione della condizione anziana-invecchiamento

Gruppo anziani

____________________________________________________________________

HU: ANZIANI

Codici: (14)

Quotations: (70)

Autopercezione invecchiamento: degenerazione fisica – (17)

Isolamento – (10)

Malattia inabilità fisica – (7)

Autopercezione invecchiamento: dimensione emotiva – (7)

Sfiducia – (6)

Estate – (5)

Autonegazione - giustificazionismo figli – (4)

Autopercez. invecchiamento come transizione dal lavoro al pensionamento (3)

23 Al fine di rendere leggibile ogni output di dati preferiamo allegare in appendice le

elaborazioni del software (Lista dei codici; quotations e codici; le tabelle Codes-Primary

documents, etc.) selezionando ed evidenziando le tabelle più esplicite nonché quelle utili

nell’elaborazione delle nostre riflessioni.

24 È opportuno esplicitare che la frequenza qui indicata è più da considerasi come codice così

come radicato (grounded) nel testo, così come concettualmente ricorrente all’interno del testo. 91

Solitudine (3)

Desiderio di relazione (2)

Mancanza di sostegno (2)

Incapacità di esprimere un desiderio individuale - (2)

Pensionamento come rivitalizzazione dei rapporti – (1)

Autopercezione invecchiamento: istituzioni – (1)

____________________________________________________________________

autopercezione invecchiamento: estate

Autopercezione invecchiamento come istituzioni

transizione dal lavoro al pensionamento autonegazione - giustificazionismo figli~

sfiducia solitudine~

incapacità di esprimere un desiderio

individuale~ malattia inabilità fisica

pensionamento come rivitalizzazione dei

rapporti desiderio di relazione

autopercezione invecchiamento:

dimensione emotiva~ isolamento~

mancanza di sostegno~ autopercezione invecchiamento:

degenerazione fisica

CF:Autopercezione della condizione

anziana-invecchiamento

Fig.: Indicatori della famiglia di codici “Autopercezione della condizione anziana-

invecchiamento” nel gruppo composto da anziani

Il processo di invecchiamento, la sua percezione in termini di difficoltà ed inabilità

fisica, si esplicita come accennavamo soprattutto nel compimento delle attività routinarie,

compromettendone lo svolgimento, modificando le abitudini dei soggetti, limitandone le

possibilità di azione e di piena padronanza delle proprie azioni

D: c'è un momento della sua vita in cui si è detto "sto diventando anziano"?

R: no… detto a voce no, però io me ne accorgo…perché prima salivo le scale ed ero

tranquillo, fino a oggi salivo una scala a terzo piano a piedi e mi sono fermato due volte.

(……..) …la vecchiaia va arrivando…. Io facevo fino al sesto piano senza fermarmi. Ora

al terzo piano mi fermo due volte, già si vede che c'è qualcosa…che comincia a

appesantire, giusto? 92

P24: M30.txt - 24:10 (184:188) (Super)

Codes: [autopercezione invecchiamento: degenerazione fisica]

D: Preferisce camminare a piedi o prendere la macchina?

R: no a me piace camminare a piedi però mi stanco… l'altro giorno dovevo andare al

municipio per fare un documento per (….) la residenza e volevano la tessera e io l'avevo

in macchina, ci rissi ma io venivu a piedi, insomma sono dovuto tornare di nuovo, (…)

mezz'ora di permesso, mezz'ora non di più, ho detto no (…) ho preso la macchina e ci

sono tornato con la macchina. Sono stanco, mi deve credere… non è perchè io… mi

piacerebbe camminare a piedi…però sono stanco, non ce la faccio.

P24: M30.txt - 24:1 (72:78) (Super)

Codes: [autopercezione invecchiamento: degenerazione fisica]

D: c'è un momento in cui si è detto sono anziano?

R: una volta, qualche volta mi prende la depressione. Sento di essere anziano quando

non posso arrivare a fare certe cose.

P 9: M17.txt - 9:9 [CLA: c'è un momento in cui si ..] (75:77) (Super)

Codes: [autopercezione invecchiamento: degenerazione fisica]

D: Ma c'è stato un momento in cui si è sentito o l'hanno fatta sentire vecchio?

R: Sì certo. Quando vado a mare e il mio fisico cede. Una volta facevo girare tutti quando

passavo, ora si girano "pi non taliare".

P11: M19.txt - 11:10 [D: Ma c'è stato un momento in..] (52:54) (Super)

Codes: [autopercezione invecchiamento: degenerazione fisica/dimensione emotiva]

In questo ultimo frammento appare più diretta la relazione tra performance della

propria maschilità, legata in questo caso all’esibizione della propria dimensione corporea,

e la dimensione dello spazio pubblico che, se in un determinato periodo della vita

dell’intervistato, valorizzava il suo corpo giovane, adesso ne discrimina le limitazioni

ponendo il corpo vecchio al di sotto della desiderabilità sociale e, pertanto, della

possibilità della sua comparsa all’interno della scena pubblica.

Una simile limitazione che, dalle interviste, mette in discussione in primo luogo la

capacità attiva dei soggetti, porta anche i medesimi riconsiderare la propria dimensione

93

relazionale, diminuendo (o eliminando nei casi estremi) la frequenza dei contatti con la

rete dei pari.

Cerco di non pensare al fatto di stare invecchiando…lei è così giovane, io invece ho la

testa giovane, ma il mio corpo dimostra l'età che ha. Ieri ad esempio abbiamo fatto una

passeggiata con gli amici e non riuscivo a sostenere il loro passo,

P11: M19.txt - 11:2 (3:5) (Super)

Codes: [autopercezione invecchiamento: degenerazione fisica]

Nel caso specifico degli uomini notiamo come la degenerazione fisica e la

percezione del proprio stato di invecchiamento si leghino anche ad un mutato rapporto con

la dimensione attiva e la presenza nello spazio pubblico, non è un caso infatti, a nostro

avviso, che la degenerazione fisica nell’uomo anziano porti ad un ritiro progressivo nello

spazio e nella dimensione privati: il codice che per radicamento nella family segue quello

relativo alla degenerazione fisica è proprio quello di isolamento.

Abbiamo usato questo codice per esprimere non soltanto una dimensione di

marginalità dovuta a impedimenti concreti, dovuti a problemi fisici, ad inabilità fisica

sopravvenuta o a stati cronici ma anche alla dimensione relazionale.

L'isolamento si fa più acuto non soltanto se ci riferiamo a caratteristiche spaziali,

urbane ed architettoniche; a risorse relazionali, ma anche a periodi specifici (come l'estate,

momento critico non soltanto per la carenza di personale – istituzionale e volontario – in

servizi specifici, ma anche come stagione più critica per gli anziani cosiddetti fragili): ciò

che appare particolarmente preponderante è che gli anziani si autopercepiscono come

manchevoli di potenzialità di strumenti per poter vivere relazionalmente.

All’interno del gruppo degli uomini, notiamo come la dimensione lavorativa

fornisse una motivazione ai contatti sociali mentre, il pensionamento per esempio, porta il

soggetto a dovere riconfigurare in termini cognitivi ed emotivi il proprio ruolo: in

quest’ultimo caso gran parte degli intervistati lamenta di non avere un ruolo

“riconosciuto”, di non provvedere a determinare una “utilità” oggettiva, mostrando

processi di ritiro, di chiusura. Il momento di distacco dal lavoro appare per tutti

estremamente traumatico probabilmente perché necessita di una ridefinizione

dell’autopercezione di sè piuttosto difficile da mettere in atto. 94

Ciò può essere interpretato come difficoltà ad assumere un ruolo che socialmente è

definito come “passivo”, e che non dispone diffusamente di modelli, se non dei codici

riferibili alla parte conclusiva dell’esistenza di un essere umano.

A livello psicologico il fatto di ritenersi in pensione…cioè parcheggiato rispetto ad un esito

futuro. Necessario e definito per tutti….quando ne abbiamo coscienza e quando non ne

abbiamo coscienza…dico parcheggiato in attesa di…dal punto di vista psicologico.

P20: M27.txt - 20:3 [A livello psicologico il fatto..] (79:81) (Super)

Codes: [Autopercezione invecchiamento come transizione dal lavoro al pensionamento]

D: ha sentito molto il distacco dal lavoro ?

R: si, ho avuto tre anni di depressione quando sono andato in ufficio […].

P26: M5.txt - 26:12 [CLA : ha sentito molto il dist..] (75:77) (Super)

Codes: [Autopercezione invecchiamento come transizione dal lavoro al pensionamento]

D: i primi mesi di pensionamento sono stati brutti, ma cosa faceva ?

R: non vedevo l'ora che facesse notte e poi che facesse giorno. In parte la sento quella

sensazione anche ora.

P26: M5.txt - 26:13 [CLA : i primi mesi di pensiona..] (84:86) (Super)

Codes: [Autopercezione invecchiamento come transizione dal lavoro al pensionamento]

Il pensionamento, soprattutto nel caso di soggetto di classe media e di livello

culturale medio, rappresenta anche un momento di rivitalizzazione dei rapporti di coppia e

un approfondimento della dimensione introspettiva, nonché la sperimentazione di nuove

forme di tempo libero:

R.: Certo stiamo di più assieme e non c'è scontro visto che stiamo di più assieme.

D.: mi sta dicendo che il pensionamento può giovare alla coppia? 95

D: si, può giovare di più, si può vivere meglio, ci si accorge più dell'altro. Oggi ci

dedichiamo di più al rapporto tra di noi.

P18: M25.txt - 18:16 [Certo stiamo di più assieme e ..] (103:107) (Super)

Codes: [pensionamento come rivitalizzazione dei rapporti]

Questi frammenti di testi ci portano a riflettere criticamente sulla

rappresentazione pubblica del pensionamento, diffusamente basata su immagini di

passività, isolamento e precarietà psico-fisica a causa delle alterazioni dello stato

fisico e di salute.

Simili rappresentazioni, nel senso comune ma anche nei discorsi scientifici,

hanno finito col dotarsi di carattere di prescrittività, rafforzando lo stereotipo

negativo e passivo della vecchiaia, costruendo culturalmente l’anziano come

debole, dipendente, passivo.

Sosteniamo pertanto la necessità di guardare non alla vecchiaia, ma

piuttosto, alle vecchiaia, a tutti i modi di diventare anziano o anziana, ai diversi

modi di essere anziano o anziana, non trascurando che la fragilità e la dipendenza

siano caratteristiche dell’età anziana, ma interrogandosi, altresì, sui processi

strutturali, politici ed economici ed infine culturali che portano alcuni anziani ad

essere dipendenti più di altri, analizzando criticamente quelle condizioni, di natura

multidimensionale, che producono la marginalità ed accelerano la vecchiaia, la

fuoriuscita dal ruolo attivo, contribuendo talora ad accelerare il progressivo

deterioramento della stato di salute.

Probabilmente per le donne è più facile rifugiarsi nella dimensione familiare

all’interno della quale continuano sempre ad avere un ruolo e una funzione molto forti

(sebbene stereotipizzanti come avremo modo di osservare): a qualsiasi età, sia che abbiano

lavorato in casa che fuori, loro si richiede di avere delle funzioni, tuttavia sempre

subordinate alle necessità familiari.

Gli uomini in casa, nella dimensione tutta privata, sembrano rivestire un ruolo

secondario, quantomeno dal punto di vista operativo: chi ha lavorato, tra l’altro, si trova in

qualche modo costretto a svolgere mansioni nuove e percepite come meno importanti di

quelle svolte in passato all’interno dello spazio pubblico, il che alimenta frustrazioni

96

legate alla difficoltà di percepirsi in questo nuovo ruolo, tutto femminile, considerato

come secondario e subalterno (lavoro remunerato/spazio pubblico/relazioni sociali –

pensione/ spazio domestico/rifiuto relazioni sociali).

È tuttavia necessario individuare anche forme di coping relativamente alla nuova

condizione (accudimento della moglie malata e/o inabile, svolgimento di piccoli lavori in

casa, la spesa, pagare le bollette, prendere le medicine, etc.) che sviluppano esiti inediti di

processi di costruzione di contro-stereotipi di genere

D: mi parla di una sua giornata tipica?

R: scendo, faccio la spesa e sto mezza giornata fuori. L'altra mezza giornata sto dentro e

basta, non faccio più niente. In casa ci sono delle volte in cui metto la pentola e faccio il

mangiare, poi, devo lavare i piatti perché mia moglie è sofferente di artrosi e non può

camminare più. In più sempre mia moglie ha avuto un infarto e non si può più operare,

lei ha 88 anni.

P 1: M1.txt - 1:1 [mi parla di una sua giornata t..] (3:7) (Super)

Codes: [controstereotipi di genere]

passo la giornata in casa annaffiando quel poco di fiori che ho e cercando di aiutare mia

moglie a casa.

P17: M24.txt - 17:1 [passo la giornata in casa anna..] (4:5) (Super)

Codes: [controstereotipi di genere]

R: io uso il mio tempo libero per aiutare in casa, poi mi occupo delle normali faccende

domestiche e casalinghe

P18: M25.txt - 18:1 [ROB: io uso il mio tempo liber..] (5:6) (Super)

Codes: [controstereotipi di genere]

R: la mattina faccio il commesso viaggiatore per mia moglie che è malata, ha il femore

rotto, ha "la diabete", ce l'ho anche io.

P29: M8.txt - 29:1 [la mattina faccio il commesso ..] (5:6) (Super)

Codes: [controstereotipi di genere] 97

Quindi il presupposto di base sembra essere una visione della vecchiaia associata

all’inutilità, alla malattia contro una giovinezza di attività (i figli non vengono chiamati

perché lavorano) e salute. In quest’ ottica l’incapacità di esprimere un desiderio che

riguardi la propria persona contribuisce ad allontanare la percezione di sé dalla dimensione

della vecchiaia, ribadendo uno stato di autosufficienza e non di bisogno.

È possibile altresì che il soggetto sia restio ad identificarsi nella categoria degli

anziani e ne prenda invece le distanze, individuando uno stile di vita che in qualche modo

cerchi di disconfermare le etichette sociali solitamente attribuite all’essere anziano: questo

processo che potremmo interpretare tra l’azione di “diniego” e la “ricerca di attivismo”, se

da un alto, come avremo modo di approfondire più avanti, processi tali possono

determinare forme di attivismo ed essere considerati indicatore di processi di

empowerment individuale, al tempo stesso rivelano la tensione dei soggetti anziani,

soprattutto degli uomini, a “negoziare” costantemente la propria identità, la propria

legittimità ad esistere in un contesto sociale che li etichetta negativamente.

anche perché qui la logica di questi anziani è che non si sentono anziani. Io ad esempio

ho 62 anni ma non mi sento anziano, scalerei le montagne.

P18: M25.txt - 18:12 [anche perché qui la logica di ..] (77:78) (Super)

Codes: [autopercezione invecchiamento: degenerazione fisica]

Sono sincero, a me piace stare con la gente giovane, mi piace anche stare in mezzo ai

giovani perché fa sentire meno l'anzianità io sono ancora troppo valido perché io facevo

un lavoro in cui controllavo i lavori o partivo e andavo in Kenia, negli Emirati Arabi o in

Etiopia e mi viene dura non farlo più

P 7: M15.txt - 7:4 [Sono sincero, a me piace stare..] (44:45) (Super)

Codes: [autopercezione invecchiamento: dimensione emotiva]

Non è un caso che spesso i nostri intervistati vivano con difficoltà l’ipotesi di

dover mutare le proprie abitudini di vita, soprattutto in conseguenza del pensionamento o

dei primi acciacchi, o di essere coinvolti in attività “per anziani”.

R.: Certo manca di lavorare perché uno quando si sente un poco male… quando io

lavorava… niente…io travagghiava com'è gghiè (lavoravo come capita), nei fabbricati

anche all'aperto… mai un raffreddore, mai 98

niente.

P21: M28.txt - 21:5 [G: Certo manca di lavorare per..] (79:81) (Super)

Codes: [autopercezione invecchiamento: degenerazione fisica]

Ciò non può essere che interpretato come una reazione dei soggetti nei confronti

delle etichette sociali attribuite al ruolo dell’anziano nelle società contemporanee: il

diniego e l’attivismo raccontato, l’uso di repertori che in qualche modo contribuiscano a

fornire una rappresentazione attiva sono utilizzati dall’anziano contemporaneamente per

fornire all’interlocutore immagini positive, riabilitanti e perché lo stesso anziano “ricucia”

simbolicamente le fratture identitarie derivate dall’allentamento delle trame sociali.

Notiamo di conseguenza che alcuni soggetti, e ciò come vedremo è più diffuso tra

le donne anziane, non siano in grado di esprimere un desiderio che riguardi se stessi

perché significherebbe “ammettere” un bisogno, esprimere “pubblicamente” uno stato di

necessità.

Questo comportamento si può associare alla frequente giustificazione verso i figli

che “lontani” o “perché già pieni di preoccupazioni” non si occupano di loro e al tentativo,

compatibilmente con le proprie possibilità, di apparire autosufficienti, di “disturbare” il

meno possibile: chiedere aiuto è un gesto dettato dalla debolezza, una debolezza che però

non è vissuta serenamente come un momento naturale della vita, ma come qualcosa che

potrebbe essere evitato. Fintantoché è possibile sarebbe meglio evitare di mostrarsi

vulnerabili agli occhi del mondo e cercare di tenere i figli lontano dal peso e dalle brutture

della malattia e della vecchiaia.

Accade diffusamente all’interno del gruppo oggetto del nostro studio che coloro i

quali hanno figli siano portati sovente a mettere in atto processi di giustificazionismo e

strategie di negazione della propria sofferenza (fisica ed emotiva) relativamente al

(mancato) supporto dei figli (o dei parenti prossimi).

I soggetti (in maniera specifica le coppie senza figli), soprattutto quelli che a causa

di malattia e/o inabilità di uno dei due coniugi sono costretti a ristrutturare il proprio

legame e l’assetto della vita di coppia (suscettibile di mutamenti non solo derivanti dalla

malattia, ma anche dall’uscita dei figli o dal pensionamento) vivono in condizioni di ansia

maggiore derivanti dalla concentrazione delle responsabilità e della presa in carico del

coniuge malato su uno dei due, dal maggior grado di dipendenza del coniuge dovuto non

99

solo alla propria malattia e/o inabilità e pertanto di un elevato grado di vulnerabilità per

entrambi all’interno della coppia.

io non volevo essere anziano, così potevo assistere mia moglie meglio, ma ho 92 anni.

P 1: M1.txt - 1:6 [io non volevo essere anziano, ..] (119:119) (Super)

Codes: [autopercezione invecchiamento: degenerazione fisica]

R: (Piange). La malattia è brutta. Il Signore mi deve aiutare me e mia moglie. Se io muoio

mia moglie non ha nessuno.

P11: M19.txt - 11:12 [Sig: (Piange). La malattia è b..] (73:74) (Super)

Codes: [mancanza di sostegno]

La perdita di fiducia nelle proprie capacità e la paura di non essere più in grado di

“proteggere” se stessi, e probabilmente, anche i propri cari dai pericoli derivanti dal

mondo esterno, pone gli intervistati (nella loro percezione) in una posizione di

marginalità.

L’autopercezione del proprio invecchiamento all’interno del gruppo preso in

considerazione sembra essere influenzata oltre che dall’isolamento e dalla solitudine,

anche dalla percezione dell’insicurezza: questa è aggravata dalle condizioni ambientali,

dalla presenza di barriere architettoniche per chi è limitato nella locomozione, dai

disservizi e l’incuria provate da vandalismi e inciviltà, ciò è più evidente se ci riferiamo a

contesti e quartieri specifici

Le faccio un esempio. La spazzatura la dovremmo mettere solo in orari ben precisi. Ma

quando mai! C'è sempre il cafone di turno che la butta a tutte le ore. Ho fatto la

segnalazione ai vigili urbani senza risultato. La gente è incivile. Il mio portiere sgrida

sempre i picciotti che posteggiano di fronte l'entrata, la signora del primo piano, che ha la

figlia con la sedia a rotelle- mischina!- non può passare. Ma le pare giusto?

P11: M19.txt - 11:7 [Le faccio un esempio. La spazz..] (37:41) (Super)

Codes: [autopercezione invecchiamento: dimensione emotiva] 100

R: Boccadifalco è abbandonato, mancano troppe cose. La "munnizza" è troppa. I vigili

non fanno niente.

P12: M2.txt - 12:2 [ALE: Boccadifalco è abbandonat..] (53:54) (Super)

Codes: [autopercezione invecchiamento: dimensione emotiva]

All’insicurezza è sovente associato il senso di sfiducia che fa apparire gli anziani

assai vulnerabili quanto altri gruppi sociali (donne e bambini per esempio).

Ciò è particolarmente più avvertito in particolari condizioni, quali l’estate per

esempio, periodo in cui la città svuotandosi amplifica la percezione di isolamento e di

rischio

lei ha visto in estate soprattutto che squillano gli allarmi in tutti gli appartamenti della città,

lei ha visto qualcuno che chiama e dice guardi che li c'è quest'allarme che squilla? Che

suona... no. Io una cosa che ho visto fare che so fare è di andare giù a staccare la luce

perché finisca dopo due ore che sento suonare l'allarme che non mi fa dormire la

notte...la sicurezza è in un condominio una famiglia accanto all'altra... e invece non c'è

questo

P20: M27.txt - 20:10 [lei ha visto in estate sopratt..] (230:234) (Super)

Codes: [estate] [paura - rischio di vittimizzazione]

Reazioni omogenee all’interno del gruppo, con una qualche variazione tuttavia

all’interno del gruppo delle donne anziane, portano a condizioni di sfiducia generalizzata

nell’anziano che talora rendono assai difficoltoso non soltanto il contatto del target

(anziano), ponendo il focus sulle forme di animazione intra-generazionale, ma che

implicano riflessioni necessarie per le diverse ipotesi di intervento relativamente a

soluzioni contestuali di reti di controllo informale (vd. paragrafo su isolamento ed

emarginazione sociale, infra) 101

inciviltà autopercezione invecchiamento:

malattia inabilità fisica is cause of degenerazione fisica

is associated w ith

sfiducia is associated w ith autopercezione invecchiamento:

istituzioni

is associated w ith is cause of is cause of

paura - rischio di vittimizzazione is cause of is a

is associated w ith

mancanza di sostegno~ F:Autopercezione della condizione Autopercezione invecchiamento come

is cause of

anziana-invecchiamento_3 transizione dal lavoro al pensionamento

is cause of contradicts

is cause of

estate

is associated w ith attivismo~

isolamento~ autopercezione invecchiamento: contradicts

dimensione emotiva~ is part of

is associated w ith is a

is associated w ith is a is a desiderio di relazione pensionamento come rivitalizzazione dei

rapporti

solitudine~ autonegazione - giustificazionismo figli~

Fig.: Network semantico famiglia di codici “Autopercezione della condizione anziana-

invecchiamento” nel gruppo composto da anziani

Il network semantico indica chiaramente che il processo di autopercezione

dell’invecchiamento per i soggetti di sesso maschile ha come elementi basali di

significazione principalemente elementi riconducibili oltre che alla frammentazione dell’

auto e dell’eteroriconoscimento del proprio ruolo sociale e di genere (dimensione

corporea, degenerazione fisica, risorsa economica intrafamiliare, passività sociale

fragilità/debolezza, negazione del processo di invecchiamento) e l’indispensabile

ridefinizione di esso nella nuova identità anziana, ma anche dimensioni prettamente

relazionali e attinenti all’incapacità di disporre di risorse emotive e strumentali per

fronteggiare le difficoltà del nuovo spazio di vita (riconsiderazione delle proprie reti

formali ed informali, isolamento spaziale e di relazione, mutuo aiuto nella coppia,

incapacità di esprimere i propri bisogni e/o difficoltà nel definirli, solitudine psicologica

etc). L’anziano in questo caso inizia ha percepirsi come tale quando i vincoli, reali o

percepiti, diventano definizione e cornice della propria identità. 102

Diventare “anziana” a Palermo la sera sto sempre sola.

P 7: F15.txt - 7:2 [la sera sto sempre sola.] (37:37) (Super)

Codes: [solitudine]

Poi la domenica non le dico, magari i giorni feriali

una esce, compra qualche cosa….

ma la domenica è una tristezza, io non vorrei che venisse mai la

domenica. Che la domenica è una cosa proprio triste.

P 7: F15.txt - 7:12 [Poi la domenica non le dico, m..] (101:103) (Super)

Codes: [solitudine]

io mi piacerebbe fare più che altro la mia cosa… di stare in compagnia. Almeno di passare

mezza giornata… non dico tutta, ma mezza giornata a dialogare come sto facendo con lei… con le persone

della mia età…

perché certo una ragazzina non è che si può mettere cu mmia. Con le

persone anziane, parlare dei problemi, piccole, varie, varie cose.

P 7: F15.txt - 7:14 [io mi piacerebbe fare più che ..] (144:147) (Super)

Codes: [solitudine]

sono sola, non si creda!

P11: F5.txt - 11:5 [sono sola, non si creda.] (47:47) (Super)

Codes: [solitudine]

Code Family: Autopercezione della condizione anziana-invecchiamento

Gruppo anziane

____________________________________________________________________

HU: ANZIANE

Codes: (15)

Quotations: (94)

Solitudine – (18)

Lavoro di care – (16)

Ruolo di genere – (14)

"Ognuno a casa sua" - (13)

Incapacità di esprimere un desiderio individuale - (11)

Autonegazione - giustificazionismo - (5)

Autopercezione invecchiamento: dimensione emotiva - (5)

Radicamento al luogo - (5)

Immaginare il futuro - (3)

Mancanza di sostegno - (3)

Autopercezione invecchiamento: dimensione istituzionale – (1)

Autopercezione vecchiaia: decadimento fisico - (1)

Controstereotipi di genere – (1)

Essere confortati dalla religione – (1)

Raccontarsi come cura - (1) 103

______________________________________________________________

immaginare il futuro

lavoro di care~ "ognuno a casa sua"~

raccontarsi come cura autopercezione invecchiamento:

dimensione emotiva~

autonegazione - giustificazionismo figli~ controstereotipi di genere

ruolo di genere~

mancanza di sostegno~ is a autopercezione invecchiamento:

is a is a istituzioni

solitudine~ is a is a

is a autopercezione vecchiaia decadimento

is a

is a fisico

radicamento al luogo~ is a is a

is a incapacità di esprimere un desiderio

essere confortati dalla religione is a

is a individuale~

is a is a

F:Autopercezione della condizione

anziana -invecchiamento_1

Fig.: Indicatori della famiglia di codici “Autopercezione della condizione anziana-

invecchiamento” nel gruppo composto da anziane

Possiamo notare attraverso un veloce confronto tra i “pesi” dei codici all’interno

della family “Autopercezione della condizione anziana-invecchiamento”, distinguendo tra

donne ed uomini, che se gli anziani percepiscono il proprio processo di invecchiamento

come derivante da una graduale degenerazione fisica, dalla comparsa di malattie e di

progressiva inabilità, ed insieme dalla loro sottrazione (leggi anche esclusione) dalla sfera

pubblica dell’attivismo e della capacità di proteggere i propri cari, gli affetti e le proprie

cose, le anziane invece filtrano la percezione del proprio invecchiamento attraverso la

dimensione emotiva e la perdita graduale del ruolo.

Mentre gli uomini anziani sono consci del fatto che il loro invecchiamento è

direttamente proporzionale alla ritirata dallo spazio pubblico (il lavoro, gli amici, etc.),

nelle donne anziane si acuisce una condizione di subordinazione e di marginalità: al fatto

che sono donne, si unisce la longevità e la condizione di “vecchie” che le cristallizza

intorno al ruolo che è stato cucito loro addosso all’interno dello spazio privato. 104

Le donne in qualche modo perdono, soprattutto conseguentemente alla perdita del

coniuge (caso assai frequente all’interno delle nostre analisi socio-anagrafiche dei primi

capitoli), la possibilità (se mai l’ hanno avuta) di confrontarsi con la dimensione pubblica:

in tal senso, il coniuge o i figli diventano l’unica interfaccia con la dimensione pubblica,

sopravvenute malattie o inabilità per questo e usciti dalla famiglia questi altri, per le donne

anziane, tranne alcune eccezioni, la propria esistenza si svolge all’interno delle mura

domestiche, con tutto ciò che questo comporta, per esempio dal lato della progettazione e

dell’implementazione di servizi ed interventi, in termini di raggiungimento del target.

Nei frammenti di testo che seguono queste relazioni appaiono particolarmente

significative, soffermatevi soprattutto ad analizzare come la dimensione maschile,

coincidente con la presenza nello spazio pubblico, sia ciò che dà senso al femminile,

l'elemento di socialità venuto meno il quale per le donne viene a mancare l'interfaccia

(maschile) culturale che le rapporti al sociale nonché la propria legittimazione ad un ruolo

pubblico e sociale.

di più è la solitudine…. Di sera… è brutta la solitudine… di giorno magari viene me

figghia… ma magari arrivato a sera… è brutta a solitudine perciò volevo diciamo

qualcuna… o passare il tempo e magari… per svagarsi…ma la sera…

P 5: F13.txt - 5:5 [di più è la solitudine…. Di se..] (123:125) (Super)

Codes: [solitudine]

Stiamo sempre dentro, ci siamo abituati, mio marito non esce soprattutto in inverno

perché non può prendere flussi d'aria per via della pleurite. D'estate un poco usciamo ad

es. andiamo in villeggiatura. I momenti di sconforto e di tristezza ci sono perché quando

uno è solo pensa a tante cose e vengono in mente tutto quello che hai passato nella tua

vita, ti senti abbandonata, ti viene la tristezza.

P 4: F12.txt - 4:12 [Stiamo sempre dentro, ci siamo..] (108:112) (Super)

Codes: [solitudine]

D.: quindi sempre qua, quartiere noce…si muove mai da casa? Va a fare una

passeggiata, la spesa… 105

R.: no no, nun pò essere cchiù…(no, no, non può più andare avanti così) come si fa?

Prima niscieva cu i me figgi i me sorelle (Prima uscivo con i miei figli e le mie sorelle),

purtava a macchina (guidavo la macchina) quando lavoravo…si faceva qualche

scampagnata, ora niente, non si può andare da nessuna parte.

P 6: F14.txt - 6:2 [quindi sempre qua, quartiere n..] (27:30) (Super)

Codes: [solitudine]

D.: si muove mai fuori da questo territorio? Non so va al centro…

R: no…e come ci debbo andare? A piedi?

D: non ci va mai al centro… al Massimo, al Politeama, da quelle parti…

R: no no a che non vedo il Massimo per lo meno 20 anni. Perché morto mio marito… non

ho più la comodità di muovermi….c'era lui, la macchina…. Ora una volta che lui non c'è

più…che devo fare?

P 7: F15.txt - 7:7 [si muove mai fuori da questo t..] (57:62) (Super)

Codes: [solitudine]

Poi la cosa triste fu quando è morto mio marito, la cosa più triste… che sono rimasta da

sola…

ci avia un figlio che era scapolo però sa… un maschio non è che…esce, si ritira…però

per lo meno la sera ero in compagnia. Veniva e ero in compagnia. Ora invece… questo

stesso non c'è più

P 7: F15.txt - 7:19 [Poi la cosa triste fu quando è..] (190:192) (Super)

Codes: [solitudine]

Quando muore il marito è finita la casa

P13: F7.txt - 13:10 [Quando muore il marito è finit..] (63:63) (Super)

Codes: [incapacità di esprimere un desiderio individuale] 106

mio marito non c'è più e la vita non è più quella che faccio ora , prima avevo più vita

sociale.

P13: F7.txt - 13:13 [mio marito non c'è più e la vi..] (83:84) (Super)

Codes: [incapacità di esprimere un desiderio individuale]

Notiamo pertanto come il ruolo di genere e le aspettative legate alla dimensione

femminile giochino un ruolo di primaria importanza all’interno del processo di percezione

dell’invecchiamento e quanto questi nodi concettuali siano mutuamente inclusivi ed

interconnessi. paura - rischio di vittimizzazione

lavoro di care~ is associated w ith

is cause of solitudine~

is associated w ith ruolo di genere~

is a is associated w ith

is associated w ith

incapacità di esprimere un desiderio

individuale~ is a

is associated w ith F:Autopercezione della condizione

anziana -invecchiamento_1

immaginare il futuro

Fig.: Rete semantica tra alcuni codici della famiglia “Autopercezione della condizione

anziana-invecchiamento” nel gruppo composto da anziane

Ora una volta che lui non c'è più…che devo

fare?

P 7: F15.txt - 7:10 [Ora una volta che lui non c'è ..] (61:62) (Super)

Codes: [incapacità di esprimere un desiderio individuale]

107

Possiamo indurre quindi che le principali rappresentazioni della vecchiaia nelle

ricomposizioni biografiche che ci sono state offerte dalle donne anziane dipendano dal

loro ruolo svolto all'interno del proprio nucleo sia in termini inter-generazionali che intra-

generazionali: in primo luogo bisogna focalizzare l’attenzione sul “lavoro di cura” che le

donne anziane sembrano fornire maggiormente (ai genitori, sposi e prole) e averne allo

stesso tempo più bisogno, a causa della vita più lunga, dello stato di vedovanza e di

maggiore indigenza economica (basti confrontare i dati socio-anagrafici).

Prima ancora di sviluppare le riflessioni intorno alle strutture e alla modalità di

relazioni inter-generazionali e intra-generazionali, pare necessario soffermarsi sulla

rappresentazione che le donne anziane offrono del proprio ruolo. Rispetto a questo

possiamo ritrovare delle posizioni comuni all’interno del campione composto da donne

delle diverse circoscrizioni e quartieri.

All’interno della nostra analisi, ed in particolare tenendo conto della family

autopercezione dell’invecchiamento, notiamo come gli altri codici “radicati”, in maniera

rappresentativa, nella trama testuale della family siano rappresentati da “lavoro di care”

(16) e “ruolo di genere” (14).

Abbiamo associato il lavoro e la funzione di caregivers ad espressione diretta del

ruolo di genere femminile, individuando che all'interno delle differenze di genere si

costituiscono una serie di aspettative non solo da parte della famiglia nei confronti della

donna, ma anche delle forme di “auto-legittimazione” da parte delle donne medesime, che

faticano a “pensarsi” diversamente.

Attraverso il codice “Incapacità di esprimere un desiderio individuale” (11)

abbiamo infatti voluto indicare le difficoltà che le donne intervistate hanno manifestato

relativamente alla possibilità di pensarsi individualmente, di desiderare indipendentemente

dai loro congiunti, di pensare al futuro sganciando la dimensione cognitiva

dall’appartenenza familiare: le nostre anziane provano difficoltà a “pensarsi” persino se

devono esprimere un desiderio, una percezione futura, si sacrificano anche a livello

immaginativo per la “famiglia”, l’appartenenza, la rete che, se virtuosamente può anche

curare, può al tempo stesso essere causa di “malattia”, semplicemente perché non ha fatto

emergere le anziane come “individui”. 108

R: il mio futuro? Io vorrei il futuro dei miei figli, avere per loro un posto con uno stipendio

fisso e di vedere questo mio figlio più felice e non sbattersi la testa.

P 9: F3.txt - 9:8 [il mio futuro? Io vorrei il fu..] (84:85) (Super)

Codes: [immaginare il futuro]

R: vorrei un aiuto per mio fratello e mia cognata, per mia sorella, per aiutare il prossimo

P 2: F10.txt - 2:10 [se le dicessi sono un mago e p..] (120:121) (Super)

Codes: [incapacità di esprimere un desiderio individuale]

G: …questo è più brutto di tutti… io ai guai miei non ci penso. Questa è la mia vita…

P 6: F14.txt - 6:8 [G: …questo è più brutto di tut..] (179:179) (Super)

Codes: [incapacità di esprimere un desiderio individuale]

Io vorrei il futuro dei miei figli,

P 9: F3.txt - 9:10 [Io vorrei il futuro dei miei f..] (84:84) (Super)

Codes: [incapacità di esprimere un desiderio individuale] 109

ruolo di genere~

relazioni inter-generazionali~ immaginare il futuro

is associated w ith is associated w ith

paura - rischio di vittimizzazione is associated w ith is a is a

is associated w ith lavoro di care~

solitudine~ is a is associated w ith

is a F:Autopercezione della condizione

anziana -invecchiamento_2

is a

autonegazione - giustificazionismo figli~ is a

mancanza di sostegno~

is a contradicts incapacità di esprimere un desiderio

individuale~

"ognuno a casa sua"~

Fig.: Network semantico famiglia di codici “Autopercezione della condizione anziana-

invecchiamento” nel gruppo composto da anziane

9.2 “Essere anziani”: la percezione dell’isolamento e l’emarginazione sociale a

Palermo

(Claudio Cappotto)

Anziani D: si trova bene in questa zona?

R: mi trovo bene, anche perché non conosco nessuno… (ride)

P24: M30.txt - 24:2 [I: si trova bene in questa zon..] (90:92) (Super)

Codes: [isolamento]

Code Family: Isolamento ed emarginazione sociale

____________________________________________________________________HU:

ANZIANI

Codes (21)

Quotation(s): 100

Isolamento (10)

Ognuno a casa sua (10)

Vivere lo spazio pubblico (8)

Malattia inabilità fisica (7)

Autopercezione invecchiamento: dimensione emotiva (7)

Differenze socioeconomiche (7)

Sfiducia (6)

Aggregazione (5)

Mi accontento di quello che ho (5) 110

Relazioni di vicinato/quartiere (5)

Autonegazione - giustificazionismo figli (4)

Periferie come luoghi svantaggiati (4)

Inciviltà (4)

Autopercezione invecchiamento come transizione dal lavoro al pension. (3)

La città come lontana (3)

Solitudine (3)

Auto-aiuto (2)

Desiderio di relazione (2)

Incapacità di esprimere un desiderio individuale (2)

Mancanza di sostegno (2)

Paese vs Città (1)

____________________________________________________________________

autopercezione invecchiamento:

autonegazione - giustificazionismo figli~ is a dimensione emotiva~

is a

desiderio di relazione

mi accontento di quello che ho is a

differenze socioeconomiche mancanza di sostegno~

periferie come luoghi svantaggiati~ solitudine~

auto-aiuto is a is a

la città come lontana is a

is a is a is a is cause of

is a is a is associated w ith

is a

is a

Autopercezione invecchiamento come

transizione dal lavoro al pensionamento malattia inabilità fisica

is a is a

aggregazione is a F:Isolamento ed emarginazione sociale_1 is a isolamento~

is a is a

is a Paese vs Città~

inciviltà vivere lo spazio

is a pubblico~

is a is a

is associated w ith relazioni di vicinato/quartiere

sfiducia ognuno a casa sua: sviluppare~

Fig.: Indicatori della famiglia di codici “Isolamento ed emarginazione sociale” e nodi

principali nel gruppo composto da anziani

All’interno della family “Isolamento ed emarginazione sociale” abbiamo inserito

quei codici che rinviano non solo alla percezione individuale della marginalità ma anche

ad impedimenti, vincoli e limiti concreti ed oggettivi delle risorse relazionali (mancanza di

risorse ovvero inabilità fisica).

La percezione individuale di una condizione marginale ed isolata, che possiamo

definire solitudine, nasce dalla mancanza di rapporti interpersonali significativi o dallo

scarto tra le relazioni che gli anziani desidererebbero avere e quelle che effettivamente

hanno, insoddisfacenti non solo dal lato della loro natura, per la loro frequenza, il loro

111

numero, ma anche per l’incapacità che gli stessi soggetti esprimono a stabilire e mantenere

rapporti significativi con la famiglia, i pari, il vicinato.

Le relazioni sono ridimensionate anche sulla scorta della nuova vita da pensionato

che produce, come abbiamo avuto modo di notare precedentemente, riconfigurazioni

cognitive ed emotive legate al nuovo ruolo.

A questa condizione, già specifica, se si aggiungono ristrutturazioni della vita di

coppia dovute, per esempio, all’inabilita o malattia del coniuge, l’anziano riduce

drasticamente le abitudini relazionali pregresse (del periodo lavorativo), nonché le

relazioni tra i pari:

D: ha notato la differenza nella sua vita tra quando lavorava e quando è andato in

pensione?

R: tutto è diverso. Io non è che sento mancanza del lavoro, sto in casa e bado a mia

moglie, per me è normale. Tutta la vita l' ho passata in mare e non è che ho grandi

amicizie, persone ne conosco ma ci posso parlare per due o tre minuti e questo è tutto.

P 6: M14.txt - 6:3 [CLA: ha notato la differenza n..] (24:27) (Super)

Codes: [isolamento]

D: ha idea di cosa facciano gli anziani qui?

R: questo non lo so. C'è un circolo e forse vanno lì per svagarsi e giocare a carte, ma io

non mi preoccupo di queste cose. Io non ho amici, glielo ho detto.

P 6: M14.txt - 6:7 [CLA: ha idea di cosa facciano ..] (104:106) (Super)

Codes: [isolamento]

Uno dei principali effetti dovuti alla riduzione di relazioni con soggetti

significativi, in primo luogo i figli, è la maturazione di un diffuso senso di sfiducia e di

insicurezza che, come discuteremo a breve, è riflesso anche nel rapporto con lo spazio

urbano, il vicinato e con la vita del quartiere.

Tale percezione di insicurezza è maggiormente sviluppata negli anziani single, tra i

vedovi e tra quanti non hanno scambi intra- e intergenerazionali significativi (ci si riferisce

pertanto non solo a figli, pari ma anche famiglia di origine, e dunque fratelli e sorelle) 112

R: io non frequento nessuno. […]. campagna. Oggi la vita è diventata molto delicata,

bisogna stare attenti a chi si rivolge la mano con il saluto.

P17: M24.txt - 17:8 [CLA: cosa fanno gli anziani a ..] (37:41) (Super)

Codes: [isolamento]

D: Lei quindi sta da solo a casa

R: Sì solo.

D: Durante le giornate vede qualcuno?

R: No… io ha stato sempre che… mi guardo da pigliare amicizia, mi guardo sempre….

P21: M28.txt - 21:3 [I: Lei quindi sta da solo a ca..] (39:42) (Super)

Codes: [isolamento]

D.:se si trova a parlare con qualcuno, durante la giornata, la settimana, di solito con chi lo

fa?

R: ma con qualche d'uno, amici…ma la maggior parte io non mi piglio… sono un tipo…

D: Preferisce non parlare con le persone

R: Sì

P21: M28.txt - 21:6 [se si trova a parlare con qual..] (95:99) (Super)

Codes: [isolamento]

Altri vanno nei circoli ma io non li conosco perché non li frequento i circoli. Al centro che

c'è in alto ci sono andato due o tre volte ma non mi trovo, sono isolato per carattere, la

compagnia mi piace ma fino a quando lo dico io

P28: M7.txt - 28:11 [Altri vanno nei circoli ma io ..] (105:107) (Super)

Codes: [isolamento]

R: … se ci incontriamo… non sono amante di amicizie, non ne ho amici nemmeno…io

amici non ne ho. 113

P24: M30.txt - 24:4 [S: … se ci incontriamo… non so..] (106:107) (Super)

Codes: [isolamento]

D: ora quando le capita di andare al centro?

R: se devo fare una visita, vado alla USL, il resto passo la vita qua, faccio lo "scimunito

qua", sono come in esilio.

P27: M6.txt - 27:4 [CLA: ora quando le capita di a..] (31:33) (Super)

Codes: [isolamento] empow erment

ruolo di genere~ inciviltà

is associated w ith

is a

is associated w ith paura - rischio di vittimizzazione

la città come lontana is associated w ith

is cause of

attivismo~ is associated w ith

isolamento~

is associated w ith

periferie come luoghi svantaggiati~ sfiducia

is associated w ith is cause of

is associated w ith is associated w ith

is part of estate

is cause of

contradicts is associated w ith

is associated w ith

vivere lo spazio pubblico~ is associated w ith malattia inabilità fisica

contradicts mancanza di sostegno~ solitudine~

"ognuno a casa sua"~

Fig.: Rete semantica intorno al code “Isolamento” della famiglia “Isolamento ed

emarginazione sociale” nel gruppo composto da anziani

9.2.1 Le donne anziane e i bisogni inespressi

(Claudio Cappotto) Restiamo nelle nostre case

P 4: F12.txt - 4:8 [Restiamo nelle nostre case] (90:91) (Super)

114

Codes: [solitudine]

Code Family: Isolamento ed emarginazione sociale

____________________________________________________________________HU:

ANZIANE

Codes (12)

Quotation(s): 70

Solitudine (18)

Ruolo di genere (14)

"Ognuno a casa sua" (13)

Incapacità di esprimere un desiderio individuale (11)

Autonegazione - giustificazionismo figli (5)

Mancanza di sostegno (3)

La città come lontana (2)

Turismo urbano in bus (2)

Controstereotipi di genere (1)

Essere confortati dalla religione (1)

Estate (1)

Raggiungere gli anziani (1)

____________________________________________________________________

"ognuno a casa sua"~ estate

ruolo di genere~ raggiungere gli anziani

mancanza di sostegno~ autonegazione - giustificazionismo figli~

turismo urbano in bus is a is a

is a

controstereotipi di genere is a

is a incapacità di esprimere un desiderio

is a

is a individuale~

solitudine~ is a is a

la città come lontana is a essere confortati dalla religione

is a is a

F:Isolamento ed emarginazione sociale_2

Fig.: Indicatori della famiglia di codici “Isolamento ed emarginazione sociale” nel gruppo

composto da anziane 115

Nel caso delle donne anziane notiamo come la mancanza di relazioni sociali

significative, lo scarto con quanto si desidera e ciò di cui realmente si dispone, si associ

profondamente al ruolo di genere femminile e, in particolare, all’attività di care che ci si

aspetta le donne debbano fornire.

Le limitazioni spaziali, architettoniche, i vincoli legati alla piena fruizione dei

servizi, così come le capacità di proiezione in attività future, il senso di sicurezza sono

ridimensionate intorno alle aspettative sociali del ruolo di caregivers.

Se l’anziano, come abbiamo osservato, soprattutto nel passaggio al nuovo ruolo di

pensionato, è costretto a riconfigurazioni cognitive ed emotive legate al nuovo ruolo

ascritto, nel caso delle donne anziane, ci ritroviamo nell’incapacità espresse dagli stessi

soggetti a pensarsi indipendentemente dal ruolo e dalle aspettative sociale legate al ruolo

di caregiver.

Ciò implica, in primo luogo, l’aggravamento di una condizione che, fragile già

dalla partenza, non può che presentare scenari in cui le donne anziane soccombono, anche

per alcune caratteristiche strutturali diffuse all’interno della popolazione anziana

femminile. Secondo dati del WHO (2002), in tutte le società le donne vivono più a lungo

degli uomini, e nell’anzianità avanzata, la ratio donna/uomo è di 2:1.

Sebbene, con l’eccezione della mortalità infantile, osserviamo un vantaggio

generale delle donne nella probabilità di vita, le donne hanno proporzionatamente una

probabilità più bassa di vivere senza alcuna disabilità rispetto a quanto accade agli uomini

intorno ai 65 anni di età.

Ciò significa che le donne vivono un numero maggiore di anni con gravi

limitazioni delle proprie funzioni a causa di una o più malattie croniche rispetto agli

uomini della stessa età (WHO, 1995).

Le relazioni individuate tra i principali codici della famiglia “Isolamento ed

emarginazione sociale” assumono particolare significatività, anche da un punto

squisitamente grafico, se ci soffermiamo sui legami che tra essi abbiamo instaurato. 116

relazioni inter-generazionali~ is part of autonegazione - giustificazionismo figli~ "ognuno a casa sua"~

is associated w ith

is a

is associated w ith paura - rischio di vittimizzazione

lavoro di care~ autopercezione invecchiamento:

is associated w ith dimensione emotiva~

is cause of

is cause of

is part of solitudine~ is cause of

is cause of immaginare il futuro

ruolo di genere~ periferie come luoghi svantaggiati~ is cause of

is associated w ith

is associated w ith is associated w ith mancanza di sostegno~

incapacità di esprimere un desiderio

individuale~ la città come lontana

Fig.: Rete semantica intorno al code “Solitudine” della famiglia “Isolamento ed

emarginazione sociale” nel gruppo composto da anziane

Osserviamo coma la percezione della mancanza di relazioni significative sia

associabile non soltanto alla mancanza oggettiva di contatti frequenti con familiari, ma

anche come sia filtrata dalla specifica dimensione di genere e dalle forme di marginalità

auto-legittimate che fanno del gruppo delle donne anziane uno di particolare vulnerabilità.

Le donne intervistate sono propense ad esprime i propri disagi relazionali e sociali

amplificandoli per mezzo della percezione individuale di un disagio psico-fisico, essendo

quest’ultimo la modalità comunicativa, il “codice” attraverso cui esprimere più agilmente

un disagio assai diffuso, stratificato nella realtà sociale.

Lamentano particolarmente le condizioni di solitudine, versano di fatto in

condizioni di salute peggiori rispetto alla coorte maschile, come ci confermano le

principali indagini demografiche, ma ostinano a considerarsi e, aspetto più allarmante, ad

essere percepite come autonome perché forse sono “abituate” a convivere con il disagio.

Abbiamo individuato questa processo codificandolo con “Incapacità di esprimere

un desiderio individuale”, volendo indicare non soltanto l’incapacità di pensarsi

indipendentemente dal ruolo e dalle aspettative familiari (e sociali), ma anche la difficoltà

di autonomia e dell’incapacità di individuazione delle donne anziane, fenomeno che noi

117

25

ascriviamo alla vulnerabilità fisica, relazionale, sociale ed infine economica che le

caratterizza.

L’interesse e il riconoscimento della la propria condizione sono diffusamente

ridimensionate a causa delle preoccupazione, assai giustificabile invero, modellata sul

ruolo di caregiver strutturale perenne per il futuro dei propri congiunti, le loro necessità

materiali ed emotive, sacrificando di fatto le proprie aspettative per le aspettative che loro

vengono richieste

vorrei un aiuto per mio fratello e mia cognata, per mia sorella, per aiutare il prossimo

P 2: F10.txt - 2:10 [se le dicessi..] (120:121) (Super)

Codes: [incapacità di esprimere un desiderio individuale]

Io vorrei il futuro dei miei figli,

P 9: F3.txt - 9:10 [Io vorrei il futuro..] (84:84) (Super)

Codes: [incapacità di esprimere un desiderio individuale]

sistemare i miei figli, di avere un lavoro per loro.

P13: F7.txt - 13:14 [sistemare i miei figli..] (119:119) (Super)

Codes: [incapacità di esprimere un desiderio individuale]

il mio futuro? Io vorrei il futuro dei miei figli, avere per loro un posto con uno stipendio

fisso e di vedere questo mio figlio più felice e non sbattersi la testa.

25 Le donne sono le principali fruitrici di pensioni sociali e di pensioni mediamente più

modeste rispetto a quelle degli uomini o perché godono di pensioni di reversibilità, o di

pensioni previdenziali derivate da storie lavorative e contributive più corte e con salari di

riferimento più bassi. Si consideri la seguente quotation: “io no da che sono sposata non ho

mai lavorato perché da che mi sono sposata subito ho avuto bambini, ho avuto 4 figli da

allevarli…lavoravo quando ero diciamo ragazza, prima di fidanzarmi…lavoravo, poi me ne

sono andata in pensione, perché sono andata in pensione giovanissima…che ho avuto un

problema alla gamba” P 7: F15.txt - 7:17 [io no da che sono sposata non ..] (176:179)

[lavoro di care]

(Super)Codes: 118

P 9: F3.txt - 9:8 [il mio futuro? Io vorrei il fu..] (84:85) (Super)

Codes: [immaginare il futuro]

Ciò porta a sottovalutare la condizione delle donne anziane che, rispetto agli

uomini, si ritrovano a ricevere meno aiuti dalla rete familiare e parentale, vivono a lungo e

più malate, e se single o vedove vengono percepite più autosufficienti e indipendenti degli

uomini, e dunque meno legittimate a richiedere aiuto.

Dunque sovente le donne anziane vivono una condizione di accettazione

disincantata, che fa presagire una difficoltà legata all’espressione di bisogni sociali e

relazionali profondi: la difficoltà, per il ricercatore così come per l’operatore socio-

sanitario e il politico, si sostanzia nei limiti relativi alla comprensione e all’accesso alla

conoscenza dei codici culturali e ad alcune delle chiavi interpretative necessarie per

decodificare bisogni e domande di riconoscimento.

Le donne anziane hanno attribuito bassa importanza ad alcune istanze, ciò si deve

forse ad una visione subordinata del proprio ruolo che porta a ritenere alcuni aspetti

distanti dalla vita quotidiana, o ancor di più dall’orizzonte dei propri desideri, della propria

realizzazione personale.

Si tratterebbe allora di individuare bisogni inespressi che con difficoltà, guardando

al nostro target, riescono a concretizzarsi in domanda sociale esplicita.

Le domande rivolte a considerare le rappresentazioni che le donne hanno del

proprio futuro e della propria realizzazione personale sono condizionate pesantemente dal

ruolo di genere.

Ora una volta che lui non c'è più…che devo fare?

P 7: F15.txt - 7:10 [Ora una volta che lui non c'è ..] (61:62) (Super)

Codes: [incapacità di esprimere un desiderio individuale]

Quando muore il marito è finita la casa. Ai nipoti e ai figli voglio molto bene ma di fronte a

mio marito mi manca tutto il bello della casa. 119

P13: F7.txt - 13:10 [Quando muore il marito è finit..] (63:63) (Super)

Codes: [incapacità di esprimere un desiderio individuale]

mio marito non c'è più e la vita non è più quella che faccio ora, prima avevo più vita

sociale.

P13: F7.txt - 13:13 [mio marito non c'è più e la vi..] (83:84) (Super)

Codes: [incapacità di esprimere un desiderio individuale]

G: …questo è più brutto di tutti… io ai guai miei non ci penso. Questa è la mia vita…

P 6: F14.txt - 6:8 [G: …questo è più brutto di tut..] (179:179)

(Super)

Codes: [incapacità di esprimere un desiderio individuale]

Se ciò può essere anche inteso come possibilità di empowerment, soprattutto nel

caso di quelle donne che si sono allontanate dai ruoli di genere e da alcune aspettative

sociali, utilizzando anche contro-stereotipi di genere, e mantenendo attive alcune capacità,

nella maggior parte dei casi una condizione simile, dovuta a costruzione culturale e le

derivanti vulnerabilità provocano, nelle donne anziane medesime, difficoltà a percepire i

propri bisogni.

D ed ora signora lei pensa di avere, in quanto donna, qualche

difficoltà in più rispetto ad un suo coetaneo maschio?

R: no, nessuna difficoltà, io mi difendo da sola.

D: che differenza c'è tra un suo coetaneo maschio che abita da

queste parti e lei?

R: io sono per conto mio e gli altri per i fatti loro e a me non

mi interessa. Siamo distinti e separati. Bisogna anche vedere che

tipo di coetaneo è.

D: cosa nota che fanno le persone della sua età maschi che stanno

da soli? 120

R: c'è quello che si abbatte, sono uomini, gli uomini sono uomini

e non mi interessa. Non so che dirle, penso che la donna sia più

libera.

D: cosa pensa che un uomo possa avere in meno secondo lei?

R: la donna sta in casa e passa la giornata, cuce e fa tante cose

ma l'uomo non so cosa fa da solo, forse si abbatte se non ha

qualcuno vicino. La donna invece no, è sempre donna, l'uomo è

sempre più abbandonato. Io la penso così.

P12: F6.txt - 12:4 [CLA: ed ora signora lei pensa ..] (83:95)

(Super)

Codes: [ruolo di genere]

Appare particolarmente intenso il rapporto che, nel caso delle donne anziane, si

instaura tra isolamento, solitudine e ruolo di genere inteso, e autorappresentato, come

segregazione spaziale, confinamento nello spazio della vita familiare, dello spazio privato,

ci sto perché ci sono nata, ma se potevo stare fuori ci sarei stata molto volentieri. Ci sto e

ci campo.

P 9: F3.txt - 9:2 [ci sto perché ci sono nata ma ..] (19:20) (Super)

Codes: [incapacità di esprimere un desiderio individuale] [solitudine]

si, per passare ci vado in piazza, ma non mi siedo mai, non è cosa da donna e neanche

nel bar anche se oggi ci vanno pure le ragazzine. Ora è cambiato tutto rispetto ad una

volta. Io non sono capace ad entrare in un bar.

P11: F5.txt - 11:8 [si, per passare ma non mi sied..] (90:93) (Super)

Codes: [ruolo di genere]

D: gli anziani in questo quartiere cosa fanno?

R: se ne vanno in piazza, ma solo i maschi le donne no. Ci vorrebbe un bel locale dove

gli anziani possano passare le ore del pomeriggio.

D: le donne dove vanno?

R: le stanno alle loro case.

D: allora lei com'è che conosce le altre signore? 121

R: perché abitiamo vicino.

P13: F7.txt - 13:11 [CLA: gli anziani in questo qua..] (73:79) (Super)

D: si muove mai fuori da questo territorio? Non so va al centro…

R: no…e come ci debbo andare? A piedi?

D: non ci va mai al centro… al Massimo, al Politeama, da quelle parti?

R: no, no a che non vedo il Massimo per lo meno 20 anni. Perché morto mio marito…

non ho più la comodità di muovermi…C'era lui, la macchina…. Ora una volta che lui non

c'è più…che devo fare?

P 7: F15.txt - 7:7 [si muove mai fuori da questo t..] (57:62) (Super)

Codes: [solitudine]

Agli esiti delle forme di confinamento di genere è attribuibile l’amplificazione

della percezione dell’insicurezza e del rischio che sfocia non soltanto in sfiducia diffusa,

ma anche in indifferenza e distacco, fattori che minano alla base i legami esistenti, e la

creazione stessa di nuove relazioni (ci soffermeremo diffusamente sulle relazioni appena

indicate appena ci occuperemo della family “Sicurezza”). 122

9.4 Salute, benessere ed empowerment individuale

(Claudio Cappotto)

All’interno della code family “Salute” abbiamo voluto inserire non soltanto gli

indicatori relativi ad una definizione “oggettiva” del concetto di salute e di malattia quanto

individuare le possibili relazioni tra i diversi indicatori all’interno di un più vasto concetto

di benessere (WHO, 1995).

All’interno della rassegna letteraria scientifica più recente particolare attenzione è

stata assegnata al concetto di qualità della vita, divenuto leit motiv e parametro nella

pratica socio-sanitaria.

Pare necessario sottolineare che i concetti di salute, benessere e qualità della vita

sono stati analizzati nel presente lavoro secondo il paradigma bio-psico-sociale: siamo

pertanto consapevoli che le analisi e gli interventi non possano mai essere disgiunti dal

sociale, e pertanto dall’ambiente e dalle relazioni, anche quando si trattasse di avere a che

fare con dimensioni psico-fisiche dell’invecchiamento.

Ciò, in primo luogo, comporta che all’insegna di un approccio sistemico-

relazionale, l’operatore socio-sanitario, come avremo modo di mostrare, non potrà

esimersi dal considerare l’intero “sistema”, ponendo attenzione di volta in volta ai diversi

livelli, promovendo costantemente l’integrazione della dimensione fisica, psicologica e

sociale.

Questa prospettiva è particolarmente utile soprattutto quando si ha a che fare con

gli anziani, perché – come è stato più volte sostenuto precedentemente – non trascura il

punto di vista dei soggetti, esaltando al contrario l’importanza della percezione non solo

del proprio vissuto di malattia, ma della qualità dei servizi e degli interventi attivati.

Salute e malattia non diventano dati facilmente “oggettivati” quanto piuttosto

l’esito di percezioni, rappresentazioni ed interventi all’incrocio tra dati fisici, psichici e le

relazioni intrattenute con l’ambiente.

L’immagine stessa del “paziente” assume un ruolo attivo, scardinando le

presunzioni dei modelli funzionalisti che attribuiscono alla figura del medico ruolo di

legittimazione della disfunzione (Parsons, trad. it. ): la malattia diventa evento quotidiano

che acquista significato attraverso le biografie e le identità dei soggetti, così come

interconnesse con le relazioni ambientali. 123

Il soggetto diventa risorsa attiva in grado di creare condizioni di equilibrio e lo

stato di malattia è interpretabile come crisi che apre potenzialmente al cambiamento,

svelando una densa trama di significati e dinamiche relazionali: ciò che preme segnalare è

che attraverso questa prospettica teorica è possibile evidenziare e considerare le diverse

valutazioni soggettive, tra anziani e anziane, relativamente alle proprie condizioni di salute

quali indicatori di esigenze differenti, così come la percezione di un disagio psicofisico

può interpretarsi come manifestazione di disagi relazionali o sociali, o ancora come la

vulnerabilità economica di gruppi specifici si traduca in una diversa valutazione delle

proprie condizioni di salute o di rapporto con il proprio corpo.

Secondo queste premesse, il discorso della salute e sulla salute degli anziani e delle

anziane non può essere disgiunto da un più preciso ragionamento sull’empowerment

individuale e dall’analisi delle relazioni inter-generazionali.

Code Family: Salute

____________________________________________________________________HU:

ANZIANI

Codes (11)

Quotation(s): 76

Attivismo (27)

lavoro di care (18)

autopercezione invecchiamento: degenerazione fisica (17)

isolamento (10)

suggerimenti di intervento (10)

autopercezione invecchiamento: dimensione emotiva (7)

malattia inabilità fisica (7)

auto-aiuto (2)

raccontarsi come cura (1)

____________________________________________________________________ 124

raccontarsi come cura

isolamento~ autopercezione invecchiamento:

attivismo~ degenerazione fisica

auto-aiuto is a

is a malattia inabilità fisica

is a is a

is a

suggerimenti di intervento is a

is a

autopercezione invecchiamento: lavoro di care~

dimensione emotiva~ is a

is a F:Salute_1

Fig.: Indicatori della famiglia di codici “Salute” nel gruppo composto da anziani

Si è visto, negli anziani, come la percezione del proprio processo di

invecchiamento, se associato soprattutto con inabilità fisica e malattia, si colleghi a forme

di ripiegamento nella sfera privata, contro la più usuale presenza nello spazio pubblico.

Una delle possibili forme di coping utilizzate dagli anziani è il riferirsi ad attività,

impegni, hobby che li portino a “utilizzare” il maggior tempo che hanno a loro

disposizione, a “consumarlo”.

Abbiamo codificato le porzioni di testo relativi a questo campo semantico con il

codice “Attivismo”, inserito all’interno della family “Salute”: dunque anziché identificare

e ripercorrere le narrazioni relative alle storie di malattia, già peraltro indicate e

differenziate per genere nel paragrafo relativo alla percezione dell’invecchiamento,

osserviamo le relazioni significative tra i codici che possono portarci a comprendere le

percezioni soggettive relativamente all’ “essere in salute” o al contrario al “perdere la

salute”, individuando – e ciò per fini che saranno più chiari all’operatore socio-sanitario

ma anche al politico che pianifica interventi – le valutazioni soggettive che preludono a

precisi assetti relazionali e sociali.

Non sfugge infatti, anche per mezzo di una rapida lettura dei codici all’interno

della family e del loro “peso”, come la percezione degli anziani del proprio stato di salute

sia profondamente collegato al loro ruolo sociale e alla ricerca di forme di attivismo

sociale quale reazione al ripiegamento (forzato) nella sfera privata. 125

Via via che procede la nostra analisi concettuale attraverso le reti semantiche

attraverso i differenti indicatori, notiamo come le relazioni tra questi ultimi divengano più

fitte, ma esprimano fortemente nello stesso tempo le relazioni con le varie dimensioni.

Prestiamo attenzione alla figura seguente, che indica i principali network

semantici a partire dal codice “attivismo”: una rappresentazione grafica centrata

semplicemente “sul” suddetto codice non ci avrebbe permesso di leggere le varie

interconnessioni, esplicitate graficamente dai vari legami.

Abbiamo pertanto preferito rappresentare il percorso concettuale seguito a partire

“dal” codice “attivismo” sino a rintracciare le relazioni con la dimensione della salute, dei

suoi rapporti con la sfera dell’empowerment e, più in generale, con la dimensione

relazionale (e pubblica). lavoro di care~

empow erment isolamento~

is associated w ith auto-aiuto is associated w ith

is associated w ith is a

is associated w ith is a vivere lo spazio pubblico~

is a is cause of

raccontarsi come cura is a is associated w ith

F:Salute_1

is a

autopercezione invecchiamento:

degenerazione fisica contradicts

is part of paura - rischio di vittimizzazione

is a

is cause of is associated w ith is associated w ith

F:Autopercezione della condizione

anziana-invecchiamento_3 is a

is a "ognuno a casa sua"~

is cause of ruolo di genere~

contradicts

is cause of contradicts contradicts

is associated w ith

attivismo~

malattia inabilità fisica pensionamento come rivitalizzazione dei

is part of rapporti

Fig.: Rete semantica intorno al code “Attivismo” della famiglia “Salute” nel gruppo

composto da anziani 126

incapacità di esprimere un desiderio

immaginare il futuro is associated w ith individuale~

is associated w ith is cause of

ruolo di genere~ solitudine~

is cause of

mancanza di sostegno~

is part of autopercezione vecchiaia decadimento is cause of

fisico

lavoro di care~ is a is a

estate autopercezione invecchiamento:

dimensione emotiva~

is a is a

is a

assistenza familiare~ is a

is a

is a is a

suggerimenti di intervento is a autonegazione - giustificazionismo figli~

is a is a

raccontarsi come cura is a F:Salute_2

Fig.: Indicatori della famiglia di codici “Salute” nel gruppo composto da anziane

Code Family : Salute

____________________________________________________________________

HU: ANZIANE

Codes (13)

Quotation(s): 86

Solitudine (18)

lavoro di care (16)

ruolo di genere (14)

incapacità di esprimere un desiderio individuale (11)

suggerimenti di intervento (9)

autonegazione - giustificazionismo figli (5)

autopercezione invecchiamento: dimensione emotiva (5)

mancanza di sostegno (3)

immaginare il futuro (3)

assistenza familiare (2)

raccontarsi come cura (1)

autopercezione vecchiaia decadimento fisico (1)

estate (1)

____________________________________________________________________ 127

Nel caso delle donne anziane possiamo affermare che la dimensione di cura del

corpo, di costruzione biografica dei percorsi di benessere e malattia siano interpretati

attraverso valutazioni soggettive che si discostano dai vissuti “maschili”.

In maniera più specifica possiamo notare come la malattia o l’inabilità vengano

affrontate in prima persona dall’anziana, non solo perché si può trattare – nella diversità

dei casi – di malattie che colpiscono specificatamente le donne, ma perché il disagio fisico

si esprime sottoforma di disagio relazionale e sociale, nel senso che le donne – a

differenza degli uomini – continuano a percepirsi come autonome o a essere considerate

tali. Possiamo spiegare tale processo come adattamento delle donne (anziane) al ruolo,

o più precisamente, alle aspettative di ruolo di soggetto che fornisce care a lungo termine

(e che non ne riceve corrispettivo in cambio): da un punto prettamente socio-relazionale,

tali caratteristiche si condensano nei rapporti semantici tra i codici “Solitudine”, “lavoro di

care”, “ruolo di genere”, “incapacità di esprimere un desiderio individuale” e

“autonegazione - giustificazionismo figli”.

Vivere la malattia, il disagio fisico come sintomo di disagio sociale, significa per le

donne rifugiarsi nella sfera privata, rivestendo subordinatamente le pressioni legate al loro

ruolo di long term caregiver ad uso del coniuge, dei figli (specie se conviventi), della

prole (dei figli sposati), o dei genitori (caso che sembrerebbe più ricorrente di quanto si

pensi, non appare raro che più generazioni arrivino a con-vivere)

io cummattu cu i me figghi ca su malati… io che sugnu malata aiu a cummattere pure cu

iddi

P 6: F14.txt - 6:1 [io cummattu cu i me figgi che ..] (12:12) (Super)

Codes: [lavoro di care]

io no da che sono sposata non ho mai lavorato perché da che mi sono sposata subito ho

avuto bambini, ho avuto 4 figli da allevarli…lavoravo quando ero diciamo ragazza, prima

128

di fidanzarmi… lavoravo, poi me ne sono andata in pensione, perché sono andata in

pensione giovanissima… che ho avuto un problema alla gamba

P 7: F15.txt - 7:17 [io no da che sono sposata non ..] (176:179) (Super)

Codes: [lavoro di care]

Quando c'era mio marito che era ammalato facevo la vita di stare mesi e mesi buttata

all'ospedale e ora faccio la stessa vita ma solo che al posto di mio marito c'è mia

mamma.

P10: F4.txt - 10:2 [Quando c'era mio marito che er..] (8:10) (Super)

Codes: [lavoro di care]

Se gli uomini soffrono dell’isolamento relativo alla loro fuoriuscita dalla

dimensione pubblica dell’attivismo, le donne anziane continuano a rifugiarsi nella

solitudine forzata della sfera privata, rispettando le differenze di ruolo di genere,

esprimendo il proprio disagio attraverso l’unico codice a loro disposizione: quello della

sparizione, del sacrificio, dell’abnegazione, dell’incapacità di “pensarsi”

indipendentemente dal proprio ruolo o, seguendo il codice utilizzato ampiamente, “di

esprimere un desiderio individuale”.

Il sacrificio per il “ruolo” e l’ampia potenzialità di risorsa, di capitale sociale di

cura, attivabile nei casi emergenza e di crisi, che le donne rivestono, anche a costo del

proprio equilibrio psico-fisico e che non ricevono parimenti è rappresentato, per esempio,

dal frammento seguente, relativo al profilo di donna anziana che accudisce il marito in

ospedale, degente di lungo corso:

Per lavarmi dovevo tenere una sedia con il piede e contemporaneamente mi dovevo

lavare. Facevo questa vita perché a mio marito non lo lasciavo. Dormivo sulla sedia

sdraia e quando sono tornata a casa non riuscivo più a dormire nel letto

P10: F4.txt - 10:3 [Per lavarmi dovevo tenere una ..] (15:17) (Super)

Codes: [lavoro di care] 129

A questo aspetto, la percezione del disagio fisico come espressione di un più

generale disagio socio-relazionale, bisogna aggiungere altresì la mancanza di sostegno

sociale e l’assenza di una rete sociale.

Sia nel caso ci si voglia riferire alla varietà di risorse alle quali si può attingere

tramite e grazie ai rapporti, per esempio, di vicinato o che si voglia intendere i legami che

i soggetti presentano senza un esplicito riferimento alla loro natura di sostegno.

su nessuno, non posso contare su nessuno perché i miei figli se la

passano peggio di me

P 4: F12.txt - 4:3 [su nessuno, non posso contare ..] (32:32) (Super)

Codes: [mancanza di sostegno]

non posso contare su nessuno, io e mio marito siamo soli. Ognuno pensa per se.

P 4: F12.txt - 4:4 [non posso contare su nessuno, ..] (35:35) (Super)

Codes: [mancanza di sostegno]

Nel caso di espressione della richiesta di sostegno, appare significativo che si

presenti una certa forma di specializzazione di genere nel lavoro cura che vede, per

esempio, le figlie o le nuore, le figure femminili e quasi mai quelle maschili, come

principali caregivers:

D: quando non sta bene chi chiama?

R: chiamo l'ospedale.

D: i suoi figli non li chiama?

R: i miei figli sono maschi e la femmina ha i suoi problemi e non li chiamo se non sono

proprio costretta. I maschi lavorano e non possono venire.

P 9: F3.txt - 9:3 [quando non sta bene chi chiama..] (36:40) (Super)

Codes: [ruolo di genere] 130

incapacità di esprimere un desiderio

autopercezione vecchiaia decadimento individuale~

fisico paura - rischio di vittimizzazione

is a is a

F:Salute_2 is a mancanza di sostegno~

is associated w ith

is associated w ith is cause of is associated w ith

is a

is a is a is cause of

is a is associated w ith

is a immaginare il futuro

is a

ruolo di genere~ is cause of

solitudine~

is part of is cause of

lavoro di care~ perif erie come luoghi svantaggiati~

is cause of

is associated w ith autopercezione invecchiamento:

dimensione emotiva~

relazioni inter-generazionali~ autonegazione - giustificazionismo f igli~

is part of

Fig.: Rete semantica intorno al code “Solitudine” della famiglia “Salute” nel gruppo

composto da anziane

Sviluppando le nostre osservazioni, possiamo notare come il rapporto soggettivo

con la salute e il benessere risenta in larga misura, e la letteratura scientifica lo

confermerebbe, del grado di empowerment individuale dei soggetti ossia come capacità e

processo di acquisizione del potere (Rappaport, 1981) di controllare attivamente la propria

vita, di emanciparsi –specie nel caso delle fasce più povere, svantaggiate ed emarginate –

da condizioni caratterizzate da una quasi totale assenza di opportunità (Amerio, 2000).

Notiamo innanzitutto che questa “liberazione” di potenzialità (Swift e Lewin,

1987), deve essere sì conquistata dal singolo, ma tuttavia favorita da condizioni e

relazioni. 131

paura - rischio di vittimizzazione

solitudine~ is associated w ith

contradicts incapacità di esprimere un desiderio

radicamento al luogo~ individuale~

is cause of is cause of

is associated w ith

contradicts is associated w ith

immaginare il futuro ruolo di genere~

relazioni di vicinato/quartiere contradicts

contradicts is part of

contradicts

is a contradicts lavoro di care~

controstereotipi di genere is a

is cause of

essere confortati dalla religione assistenza familiare~

is cause of is cause of

F:Empow erment individuale_1

raccontarsi come cura is associated w ith

Fig.: Family “Empowerment individuale” e principali relazioni semantiche, gruppo

composto da anziane

Code Family : Empowerment individuale

____________________________________________________________________

HU: ANZIANE

Codes : 8

Quotation(s): 56

paura - rischio di vittimizzazione (16)

lavoro di care (16)

ruolo di genere (14)

relazioni di vicinato/quartiere (4)

immaginare il futuro (3)

assistenza familiare (2)

controstereotipi di genere (1)

essere confortati dalla religione (1)

____________________________________________________________________ 132

pensionamento come rivitalizzazione dei

vivere lo spazio pubblico~ is associated w ith attivismo~ is part of rapporti

is associated w ith is part of

is a lavoro di care~

relazioni di vicinato/quartiere auto-aiuto empow erment

is associated w ith

autonegazione - giustificazionismo figli~ is cause of

is cause of is a risorse la memoria

negazione della propria condizione di is cause of is a

anziano~ is a is cause of

desiderio di relazione is a

is a essere confortati dalla religione

is cause of

F:Empow erment individuale_1

risorse pensione anziano come is a

ammortizatore sociale is cause of

is cause of aggregazione

is a is a is cause of

periferia come luogo avvantaggiato is cause of

mi accontento di quello che ho suggerimenti di intervento controstereotipi di genere attivismo politico~

Fig.: Family “Empowerment individuale” e principali relazioni semantiche, gruppo

composto da anziani

All’interno delle reti emerse tra i codici della family “Empowerment individuale”

dei due gruppi possiamo osservare delle relazioni assai interessanti che continuano a

provare la rilevanza della dimensione di genere nella lettura e nell’analisi dei processi di

invecchiamento.

Il ruolo di genere sembrerebbe infatti intralciare i processi di empowerment

individuale soprattutto nel gruppo delle donne, dove possiamo riscontrare anche una

presenza, in realtà assai preponderante lungo tutta la nostra riflessione, della disponibilità

anche in tarda età all’offerta del lavoro di care (e delle aspettative socio-culturali ad esso

associate), ed anche, altra dimensione che contraddice i processi di empowerment, quella

del rischio di vittimizzazione e di conseguente vulnerabilità (il “peso” dei diversi codici

all’interno della famiglia di codici considerata è espresso nella tabella seguente).

Caso del ripiegamento nella sfera privata da ruolo da genere, momento in cui le

relazioni di vicinato e tutte le attività espressive più che quelle strumentali possono essere

forme di sviluppo di potenzialità nelle donne anziane.

Abbiamo riscontrato infatti che nella prossimità spaziale, nei rapporti di vicinato

avvengono scambi di aiuti, materiali e non, sia in condizioni di routine che in condizioni

133

di crisi e di emergenza, passando dalle semplici interazioni, alle visite informali, ai piccoli

presti, alle richieste di aiuto, a prestare soccorso, a controllare il quartiere.

La dimensione del vicinato può dunque essere scomposta e letta, attraverso il

nostro lavoro di analisi sugli anziani secondo una dimensione cognitiva, per la quale

all’interno del proprio quartiere e nelle interazioni del vicinato si sviluppano mappe

cognitive, rappresentazioni spaziali tramite cui si organizzano le esperienze, le conoscenze

della stessa zona, investendo simbolicamente gli spazi attraverso la personalizzazione dei

luoghi, con finalità precipuamente comunicative.

A questa dimensione cognitiva si associa, pertanto, una componente più

prettamente affettiva supportata dallo scambio dell’aiuto reciproco, dall’attaccamento. In

termini di supporto, alla luce della nostra analisi, possiamo ipotizzare che le relazioni di

vicinato conservino quella che viene definita una potenzialità latente di attivazione in caso

di emergenze e di situazioni critiche di bisogno.

La letteratura sulle reti sociali e le relazioni di vicinato sostiene che donne e

anziani di basso reddito, a livello di scolarità inferiore e residenti più a lungo in un dato

quartiere sono coloro che utilizzano le forme di relazione di vicinato più abbondantemente

(Mutti, 1992 ; Prezza e Santinello, 2002 ).

Qui sosteniamo, corroborando le acquisizioni della letteratura specialistica, che nel

caso delle donne si possa sostenere l’esistenza di “trasmissione intergenerazionale” di

modelli di vicinato e chi presenta una rete di vicinato estesa e rapporti positivi percepisce

il quartiere come più sicuro.

Il bisogno di affiliazione, più spiccato dunque nelle donne, può essere interpretato

attraverso le maggiori responsabilità delle donne nei confronti della casa e della famiglia

come fattori che potrebbero portare loro stesse ad un legame più stretto con i vicini per

potersi scambiare reciprocamente sostegno, per relazioni di prossimità informate

all’espressività e al confinamento di genere. Si consideri la seguenti porzione di intervista

D: gli anziani in questo quartiere cosa fanno?

R: se ne vanno in piazza, ma solo i maschi le donne no. Ci vorrebbe un bel locale dove

gli anziani possano passare le ore del pomeriggio.

D: le donne dove vanno?

R: le stanno alle loro case.

D: allora lei com'è che conosce le altre signore? 134

R: perché abitiamo vicino.

P13: F7.txt - 13:11 [CLA: gli anziani in questo qua..] (73:79) (Super)

Codes: [ruolo di genere]

Tuttavia permangono sfiducia generalizzata, ed indisponibilità ad esplicitare il

proprio stato di bisogno, come espressamente dichiarato da una delle intervistate:

io non parlo con le persone estranee e neanche faccio capire alle persone come me la

passo, anzi, essendo che prima me la passavo discretamente, quando avevo il

supermercato, io nella scala non lo faccio capire se la sera mangio pane e insalata o

mangio aragosta. Anche se sto morendo di fame non lo faccio capire, dico che va tutto a

posto. Non faccio capire come stanno realmente le cose, perché mi hanno conosciuto in

un modo e ora fare capire che ho bisogno non è cosa mia.

P 4: F12.txt - 4:7 [io non parlo con le persone es..] (82:86) (Super)

Codes: [mancanza di sostegno]

Nel caso degli uomini, possiamo notare invece come l’attivismo da ruolo sociale

possa avere sia esiti positivi che negativi per i processi di empowerment individuale.

Nel primo caso osserviamo come gli anziani “abituati” ad una vita pubblica, non

soccombono rispetto alle rappresentazioni pubbliche e culturali dell’anziano cercando di

26

disconfermarne (forse in primis a se stessi ) le limitazioni: questo è il caso, tra i possibili

incontrati, del coinvolgimento nelle forme di aggregazione ed di associazionismo di tipo

religioso.

La religiosità e le forme di aggregazione religiosa rivestono un particolare

momento di empowerment per i soggetti, uomini e donne: abbiamo tuttavia notato una

particolare propensione per gli uomini anziani, più di quanto ci aspettassimo, rispetto alla

26 L'anzianità per me non esiste, se c'è è dentro e non fuori. Anche nei momenti negativi non

ho mai pensato di essere anziano. P 2: M10.txt - 2:9 [L'anzianità per me non esiste,..] (96:97)

(Super) Codes: [attivismo]. P19; D: c'è un momento in cui si è detto sono anziano ? R: no,

mai. Mi sento giovane. M26.txt - 19:6 [CLA : c'è un momento in cui si..] (51:52) (Super)

Codes: [empowerment] 135

frequenza e alla partecipazione in associazioni religiose, dato che interpretiamo come

effetto del ridimensionamento nella sfera privata, all’interno della quale l’espressività per i

maschi è più facilmente esprimibile attraverso l’espressione della fede

La religione diventa fonte per strategie di coping, supporto sociale nei momenti di

crisi, la maggior parte dei nostri anziani è stata educata in contesti cattolici.

Gran parte di questi, orgogliosa della propria educazione cattolica, “non è mai

sola”, “prega e va in chiesa quando può”, “dedica il proprio dolore e la propria sofferenza

a Dio”. Al di là della discussione sulla fede in sé, crediamo che il coinvolgimento in

attività relazionali, a partire dalla professione di una qualunque fede, e la vita in parrocchia

assumono grande importanza per l’anziano. Si consideri la spiritualità (religiosa o

secolare) e la sua componente comunitaria come strumento per ottenere processi di

invecchiamento attivo, non trascurando la spiritualità in quanto condizione di benessere

individuale.

Gli adulti che invecchiano attivamente godono di uno stato relativamente stabile di

benessere sebbene si trovino ad affrontare prima o poi l’irreversibile declino fisico.

Appare tuttavia necessario sottolineare che, anche nella nostra analisi, si sono

presentate condizioni diverse per uomini e donne: per gli uomini significa vita

comunitaria, per le donne meno rapporti con la dimensione pubblica, ripiegamento nel

privato, sebbene positivamente.

La spiritualità può fornire all’anziano risorse per ottimizzare il processo di

cambiamento e per trovare strategie per “accettare” l’irreversibilità del declino fisico e le

sue conseguenze.

ho 92 anni. Posso vivere un altro anno o due. Sono devoto a san Giuseppe e a casa ho

un quadro con la sacra famiglia. Ultimamente sono andato alla chiesa di san Giuseppe e

ho acceso sei ceri e ringraziando mangio seduto, e questa è la vita mia.

P 1: M1.txt - 1:7 [ho 92 anni. Posso vivere un al..] (136:138) (Super)

Codes: [essere confortati dalla religione] 136

Poi sono un cattolico credente e frequento due chiese.

D: frequenta due parrocchie?

R: si, sono un credente felice e contento.

D: in queste parrocchie ci sono dei gruppi per anziani?

R: si, ci sono spesso delle messe per la guarigione degli anziani malati.

P17: M24.txt - 17:2 [Poi sono un cattolico credente..] (5:9) (Super)

Codes: [essere confortati dalla religione]

Gli anziani, e soprattutto i grandi anziani, sono stati cresciuti secondo valori sui

quali la religione (cattolica) ha avuto un grande impatto, influenzando le vite di ciascuno.

Ricerche recenti hanno provato associazioni positive tra religiosità, spiritualità,

benessere ed indicatori di salute fisica e mentale: certo non possiamo spingerci sino ad

individuare i meccanismi attraverso i quali la fede religiosa e la spiritualità (religiosa o

secolare) possano avere effetti sulla salute e le strategie di coping in condizioni a rischio di

marginalità, ma resta tuttavia un importante tema da approfondire in ricerche future.

Nel nostro gruppo soprattutto i soggetti con malattie acute o croniche fanno

riferimento alla religione e alla spiritualità, ricevendo in cambio visioni del mondo in cui

la loro sofferenza ha un significato e uno “scopo”, fornendo forme di controllo indiretto

sulle diverse circostanze.

La qualità della vita e il benessere dell’anziano possono beneficiare dal supporto

che gli anziani ricevono dalla spiritualità, secolare o religiosa. L’attivismo sindacale e

civile, per esempio, contribuiscono al pari della spiritualità religiosa a forme di

empowerment individuale e di piena esplicazione delle proprie potenzialità

Per l'ultimo referendum ad es. sia io e mia moglie abbiamo fatto una battaglia per far

capire alla gente del quartiere che è tutta berlusconiana che quello che loro capivano non

era corretto, che poteva esserci un'altra verità. Noi abbiamo cercato di adattarci senza

però ostilità, con il dialogo, con delle discussioni.

P 2: M10.txt - 2:5 [Per l'ultimo referendum ad es...] (59:62) (Super) 137

Codes: [attivismo politico]

svolgo le mansioni di segretario, mi occupo del tesseramento, di preparare i manifesti

delle iniziative, come ad es. gite. Faccio anche parte di un gruppo folcloristico e facciamo

prove.

P 4: M12.txt - 4:1 [svolgo le mansioni di segretar..] (7:10) (Super)

Codes: [attivismo politico]

Abbiamo tuttavia individuato delle differenze significative nelle attività di coping

messe in atto da quei soggetti appartenenti alla classe media, i quali a parità dei propri

coetanei delle classi più svantaggiate, sono dotati di mezzi culturali e materiali atti a

promuovere forme di invecchiamento attivo già a partire dalle forme di impiego del tempo

libero e del pensionamento come momento di rivitalizzazione dei rapporti interfamiliari

la mia giornata più che tipica è variabile perché ho l'hobby della fotografia, che è quello

principale da sempre, poi ho l'hobby della lettura, leggo di tutto, poi sto sempre in

movimento sia di inverno che d'estate. Mi piace anche la musica, mi interesso anche di

ciò che è tecnologico e da qualche tempo in qua ho comprato un computer nuovo con

nuovi software legati soprattutto alla fotografia. Le mie giornate sono differenziate a

seconda di ciò che faccio, la mattina per es. mi alzo e mi dedico alla fotografia per tutta la

giornata. Sono associato ad una grossa associazione che è la UIF(unione italiana

fotoamatori) e sono sempre in contatto e ci riuniamo per vedere quali sono le nostre

reciproche opere fotografiche e andiamo anche in giro per la Sicilia per le manifestazioni,

facciamo anche dei servizi fotografici nei paesi, nei posti dove c'è da vedere non solo il

paese o la manifestazione ma anche l'aspetto culturale. Sono delle gite fotografiche

come spunto ma è anche un divertimento a 270 gradi. Dopo queste gite ci riuniamo

nuovamente per vedere il materiale e contattiamo i sindaci con le associazioni per fare

delle mostre o delle pubblicazioni molto belle. Quello della fotografia occupa il 60% della

mia giornata.

P 2: M10.txt - 2:1 [la mia giornata più che tipica..] (4:16) (Super) 138

Codes: [attivismo]

Code: attivismo {27-9}~

La mia vita è cambiata nel senso che ho più tempo per implementare ciò che prima non

potevo fare per mancanza di tempo. Oggi ho potuto dedicarmi con più tempo alle mie

attività, non ne mollo nessuna.

P 2: M10.txt - 2:8 [La mia vita è cambiata nel sen..] (90:92) (Super)

Codes: [attivismo]

cerco di non perdere il mio tempo, sbrigo faccende, aiuto in casa, navigo ogni tanto su

internet etc.

P11: M19.txt - 11:1 [cerco di non perdere il mio te..] (2:3) (Super)

Codes: [attivismo] 139

9.4 Anziani a Palermo come ammortizzatori sociali: I rapporti intrafamiliari, care e

relazioni parentali

(Claudio Cappotto)

Anche all’interno del gruppo studiato abbiamo osservato come le donne rivestono,

negli ambiti lavorativi domestici non retribuiti, un altissimo ruolo in termini di cura (del

partner, dei figli disabili, dei nipoti, etc.), ma anche diverse funzioni, dal fungere da

ammortizzatore sociale a figura di socializzazione .

Le donne sopravvivono agli uomini, ciò è quanto emerge dagli studi demografici

nazionali ed internazionali, anche nell’area urbana palermitana questi dati sembrerebbero

confermati. Ma la dimensione di longevità che implicazioni economiche, culturali e sociali

comporta?

In primo luogo le donne dipendono maggiormente dai benefici statali, a causa delle

loro condizioni svantaggiate, ed hanno bisogno di maggiore assistenza dal momento che

presentano maggiori problemi di salute e pertanto, rispetto agli uomini, utilizzano

maggiormente i servizi socio-sanitari, rendendosi dipendenti dai sistemi sanitari pubblici

I sistemi di “Long Term Care” (d’ora in poi LTC) apparirebbero strumenti utili per

questo settore di popolazione, ma non esistono programmi di LTC (se non in Germania e

Scozia; vd. Naldini, 2006): i LTC sono il “tipo” di cura che le donne anziane sembrano

fornire maggiormente (ai genitori, agli sposi, alla propria prole e ai nipoti) e averne più

bisogno a causa della vita più lunga, dello stato di vedovanza e di maggiore indigenza

economica.

La globalizzazione economica ha marginalizzato sempre di più gruppi di individui

semplicemente riducendo la spesa pubblica in termini di servizi sociali: di fatto assistiamo

a processi di disgiungimento delle riforme economiche dalla politica sociale, ed anche

questo processo sembra possedere una dimensione di genere nella misura in cui le donne

anziane sono le maggiormente colpite.

Dato che donne sono impegnate nel corso della loro vita in gran parte del mondo

ad avere cura dei propri figli ed anche, come si diceva prima, sono impegnate in attività di

cura a lungo temine senza alcuna remunerazione, a costi altissimi in termini finanziari,

psicologici e fisici, i processi di privatizzazione sembrano voler mettere a repentaglio la

140

vita delle donne con over work non pagato durante l’intero corso di vita, e con

conseguenze sgravio dal punto di vista del benessere fisico ed economico.

Le donne sono occupate nel corso della propria vita a fungere da carers nei

confronti di giovani e vecchi, è necessario come affermano Knijn e Kremer (1997),

incorporare la care nella definizione della cittadinanza, affinché il prendersi cura e

ricevere cura siamo protetti quali parte di un approccio più inclusivo alla cittadinanza.

Non possiamo ipostatizzare un’immagine di anziani quale gruppo omogeneo,

all’interno esistono differenze di genere, classe, di tipo etnico etc.

Il problema è che tuttavia, a livello di politica sociale locale, non crediamo, sulla

base dell’analisi dei principali interventi, che sia stata adeguatamente attribuito valore alla

dimensione di genere, guardando sia alle specificità della vecchiaia femminile che della

vecchiaia maschile, che svela pur sempre le proprie fragilità specifiche (Davidson et al.,

2003; Thompson, 1994)

Il gap in anni è di circa 6.4: le donne vivono 6.4 anni in più degli uomini (74,6 vs

81.0 secondo dati UN) (2002). Lo studio avverte che sebbene la popolazione femminile

sia aumentata ed abbia speranze di vita maggiori rispetto alla popolazione maschile, si

assiste ad una contrazione nell’anzianità della femminilizzazione nella composizione

demografica più che in passato, con implicazioni per lo status maritale e per le condizioni

di vita più in generale.

Guardiamo, per esempio, alle trasformazioni dello stato civile ed in particolare allo

stato di vedovanza. Lo stato di vedovanza che rappresenta la perdita del partner sovente di

40-50anni, principale fonte di compagnia e supporto, specialmente per gli uomini, che

vedono la propria moglie come principale confidente (Davidson, 1999).

Gli uomini sposati sovente si ritrovano una compagna che li supporta nei servizi

domestici e per la propria cura personale, anche nel caso dovessero incorrere in disabilità

fisiche, il contrario non avviene per le donne. In campioni rappresentativi di ricerche sul

tema di vedovanza, le donne con più di 65 anni sono per circa la metà vedove,

raggiungendo i quattro quinti non appena raggiungono lo status di grandi anziane (+85).

Anche il trattamento pensionistico risente di ineguaglianze di genere: negli anni 90

le pensione delle donne anziane rappresentano in proporzione rispetto a quelle degli

uomini anziani il 66% in Italia, il 56% in Francia e il 42% in Germania (WalKer, A. e

Maltby, T. 1997, Ageing Europe, Open university Press, Buckingham). 141

L’invecchiamento della popolazione, ed il convincimento che mini alla base della

sostenibilità degli schemi pensionistici dello stato “pay-as-you-go” rispetto alle forme

privatistiche, è stato usato in diverse nazioni per ridurre la generosità delle pensioni statali

ed aumentare il ruolo di quelle private, soprattutto gli schemi di contribuzione individuale.

Queste riforme, la privatizzazione delle pensioni, hanno effetti diversi a seconda

che si considerino uomini o donne, riflettendo gli svantaggi delle donne nel mercato del

lavoro, pur con la consapevolezza che gli effetti sono mediati dalla classe sociale, dai ruoli

parentali e dalla storia della partnership .

Le donne anziane hanno migliori relazioni sociali con reti di amicizia e membri

della famiglia, potremmo definirle “Kin Keepers” (Finch, J. Mason J. 1993, Negotiating

family responsabilities, Routledge, London), alcuni lavori più recenti sostengono che le

vedove godano un nuovo senso di autonomia, condizione non riscontrabile nei vedovi

(Davidson, K., 2001). Lo stesso vale per le nubili.

D ed ora signora lei pensa di avere, in quanto donna, qualche difficoltà in più rispetto ad

un suo coetaneo maschio?

R no, nessuna difficoltà, io mi difendo da sola.

D che differenza c'è tra un suo coetaneo maschio che abita da queste parti e lei?

R: io sono per conto mio e gli altri per i fatti loro e a me non mi interessa. Siamo distinti e

separati. Bisogna anche vedere che tipo di coetaneo è. C’è quello che si abbatte, sono

uomini, gli uomini sono uomini e non mi interessa. Non so che dirle, penso che la donna

sia più libera. La donna sta in casa e passa la giornata, cuce e fa tante cose ma l'uomo

non so cosa fa da solo, forse si abbatte se non ha qualcuno vicino. La donna invece no, è

sempre donna, l'uomo è sempre più abbandonato. Io la penso così.

P12: F6.txt - 12:4 [CLA: ed ora signora lei pensa ..] (83:95) (Super)

Codes: [ruolo di genere]

È pur vero che la morte del coniuge può causare anche una perdita di contatti con la

dimensione pubblica, ciò è da addurre tuttavia a precisi ruoli di genere che influenzano la

spera pubblica del comportamento di alcune donne 142

Quando muore il marito è finita la casa, soprattutto quando uno rispetta il marito e la

famiglia. Hai nipoti e ai figli voglio molto bene ma di fronte a mio marito mi manca tutto il

bello della casa.

P13: F7.txt - 13:9 [Quando muore il marito è finit..] (63:65) (Super)

Codes: [ruolo di genere]

È pur vero tuttavia che anche all’interno del “campione” analizzato, le persone

anziane che vivono sole riportano meno la solitudine rispetto a quelle che hanno più

contatto con amici e famiglia, ciò sembra essere corroborato anche da ricerche su

campioni oltre che tipologicamente rappresentativi anche statisticamente rappresentativi

(De Jong Gierveld, J. 2003).

Gli uomini anziani sposati rimangono la fascia con più vantaggi sia in termini

economici (possesso di pensione) che in termini di cura e contatto sociale.

Osserviamo dunque come la famiglia così come il lavoro retribuito, nelle loro

rappresentazioni legate alle differenze di genere, vengano particolarmente evidenziate in

27

quei casi in cui uomini e donne sono potenzialmente disponibili nell’aiutare i genitori .

28

In questi casi le sorelle esperiranno pressioni a fornire lavoro di cura ai genitori,

mentre i fratelli a fornire supporto di tipo “maschile” (mantenere la casa, amministrarla dal

punto di vista finanziario,…).

Alcuni studi hanno mostrato quanto il genere influenzi le relazioni anche

all’interno della famiglia (Connidis, 2001): le figlie solitamente saranno caregivers,

forniranno aiuto in prima persona, mettendo a rischio anche la propria carriera lavorativa; i

fratelli espleteranno lavoro di cura solo in mancanza di sorelle, in presenza di queste

diventeranno l’interfaccia tra dimensione pubblica e lavoro di cura occupandosi di ogni

aspetto definito tradizionalmente come maschile ( trasporti, riparazioni, etc.).

L’analisi ha altresì permesso di verificare quanto l’allungamento della vita abbia

significato anche possibilità di maggiori contatti intergenerazionali (e dunque di relativi

27 Anche all’interno del nostro campione gli anziani vengono riconosciuti con ruoli e risorse

specifiche all’interno delle reti familiari: non si trascuri l’eventualità dell’offerta di stabilità

considerevole e supporto emotivo e pratico per figli e nipoti in caso di divorzio o di famiglie

neo-costituite.

28 I generale le donne nubili, vedove e senza figli, sono coinvolte regolarmente nelle relazioni

di cura dei propri parenti, le sorelle più dei fratelli. 143

conflitti). Appare di particolare rilevanza notare come la prossimità diventi fattore

importante nella cura dei nipoti: le nonne e i nonni “sono lì”, diventano “guardiani”, e più

precisamente negoziatori tra i membri della famiglia.

Gli anziani diventano risorse preziose per la “costruzione” sociale della storia delle

famiglie e quale fonte di legittimazione storica della propria famiglia, nonché quali attori

principali, testimoni delle trasformazioni dei valori, della ricostruzione storica degli usi e

dei costumi: l’anziano che racconta una storia diventa risorsa di memoria collettiva.

ai miei nipoti ci piacciono pure perché io ad esempio…ci racconto cose, anche cose

antiche, cose che io ho passato, la guerra, che l'ho vissuto… e certe volte quelli mi fanno

“nonna mi sembra di stare in un film”… perché io ci racconto le cose di quando c'era la

guerra, quando c'erano i bombardamenti, quando c'era il pane tesserato, quando…ci

racconto tutte queste cose, è normale, e loro mi ascoltano. Perché ci piace a sentirle. E

come quando vedi un film diciamo…

P 7: F15.txt - 7:15 (153:157) (Super)

Codes: [risorse la memoria]

Sì, qui prima mezzi non ce n'erano, c'era una carrozzina patronale, se si dovevano fare

compere a Palermo c'era un signore che con la carrozzina portava la gente in città per

fare la spesa.

P12: F6.txt - 12:7 (143:144) (Super)

Codes: [risorse la memoria] 144

9.5 L’anziano vulnerabile: paura del crimine, vittimizzazione e percezione del rischio

(di Cirus Rinaldi) Questi due passi qui li faccio ma

sto molto attento

P14: M21.txt - 14:15

Molti hanno però paura di uscire.

P15: M22.txt - 15:4

Allora la sicurezza non è il poliziotto che cammina,

non è le sbarre che ci mettiamo in casa […]

cioè un termine che non riesco a definire io sicurezza

P20: M27.txt - 20:9

Possiamo affermare che la paura del crimine e la percezione di rischio ed insicurezza

legate alla preoccupazione per la delinquenza per esempio, siano da comprendere

confrontando le condizioni di vita degli anziani, il loro ambiente sociale e le loro relazioni.

Ciò perché proprio gli anziani (insieme con le donne) presentano il tasso più basso

di vittimizzazione, e sebbene siano più frequentemente vittime di reati contro la proprietà

(borseggio, furto in appartamento, etc.), assai di rado diventano vittime di reati violenti

contro la persona.

Si tratta di un target sociale che presenta un’amplificata percezione del rischio e

dell’insicurezza: è opportuno però aggiungere che sebbene i tassi di vittimizzazione siano

bassi e così l’esposizione al rischio, la dimensione della vulnerabilità intesa come

“capacità di difendersi e di sopportare le conseguenze che derivano dalla vittimizzazione “

(Bandini et al., 2003: 570) è assai più profondamente avvertita anche tra i nostri

intervistati.

Nello specifico gli uomini sembrerebbero risentirne meno, ciò perché tendono ad

essere reattivi, almeno cognitivamente, allo stereotipo dell’anziano (maschio) inerme, poi

concretamente le capacità di coping sembrano essere assai scarse. 145

autopercezione invecchiamento:

degenerazione fisica

auto-aiuto solitudine~ vivere lo spazio pubblico~

is part of

periferie come luoghi svantaggiati~ is associated with is associated with

inciviltà is associated with sfiducia isolamento~

is associated with is associated with is cause of

paura - rischio di vittimizzazione suggerimenti di intervento

CF:Sicurezza

Fig.: Network “Sicurezza” nel gruppo composto da anziani

inciviltà

F:Autopercezione della condizione

anziana-invecchiamento_3 is associated with sfiducia

is a

F:Sicurezza_2 is cause of is a

is associated with isolamento~

is associated with is associated with

is a

malattia inabilità fisica is cause of

is cause of paura - rischio di vittimizzazione

Fig.: Network “Paura-rischio di vittimizzazione” nel gruppo composto da anziani 146

La paura del crimine può essere infatti intesa come una forma di “vittimizzazione

indiretta” (Conklin, 1971) perché ha ripercussioni su chi, pur non essendo stato vittima di

alcun reato, teme di diventarlo

Ciò provoca la creazione di paure concrete evocate nella vita quotidiana degli

anziani, determinando risposte fisiche ed emotive anche se si tratta di paure personali

“potenziali”

Ora c'ho le persiane che sono … mi stanno cadendo a terra…e ce lo dico…. Ma

(………) stai tranquilla. Perché la sera lo sa come una dorme? Con l'anima

sospesa….perchè ci sono queste persiane che… un minimo rumore…perché mi fanno

rumore…

P 7: F15.txt - 7:5 [Ora c'ho le persiane che sono ..] (48:52) (Super)

Codes: [paura - rischio di vittimizzazione]

Possiamo allora affermare, anche sulla base del materiale empirico raccolto, che

sicurezza sociale, controllo informale, ambiente sociale, qualità della vita e rapporti tra

cittadini ed istituzioni sono elementi che influiscono sulla percezione del rischio e

l’amplificazione della paura nei target fragili quali gli anziani.

La paura del crimine in aree urbane specifiche può essere interpretata attraverso la

percezione che gli anziani hanno del degrado che si manifesta attraverso forme di

disordine o di “inciviltà”, sia che si tratti di manifestazioni fisiche del disordine e

dell’inciviltà quali l’incuria dell’arredo urbano, i parchi e il verde dismesso, le case

abbandonate, la sporcizia e le immondizie abbandonate, o sociali quali il vandalismo dei

giovani, l’alcolismo, la prostituzione o la droga: ciò perché l’inciviltà causa paura perché

oltre ad essere segnale di disinteresse generale, “riflette l’incapacità degli organi di

controllo ad affrontare certi problemi sociali” (Bandini, XXXX: 454). 147

Questa è una contrada abbandonata. Ci sono anche tanti vandalismi, si figuri che c'erano

dei sedili in ferro e legname nella piazza, a poco a poco li hanno segati e buttati via. Ora

li hanno messi in marmo ma li hanno rotti lo stesso. Come ultimi li hanno messi tutti in

ferro e non li hanno toccati. Hanno segato anche una palma. Siamo abbandonati da tutti,

il comitato di quartiere non fa niente, non risolve niente. Le strade sono sporche ma

nessuno fa niente.

P14: M21.txt - 14:3 [Questa è una contrada abbandon..] (22:27) (Super)

Codes: [paura - rischio di vittimizzazione]

credo di sì, anche se a me tranne il portafogli non è successo niente. In fatto di sicurezza

non è che c'è una zona più sicura, se c'è è perché c'è qualcosa di grosso in più, qualche

mafioso. La sicurezza a Palermo dove è? Se io mi rivolgo ad un vigile lui mi risponde che

si deve guardare le spalle. Non usano la giustizia per fare giustizia vera, la usano a

modo loro. Ad es. qui c'è un marciapiede che è stato occupato da un fruttivendolo e i

vigili non dicono niente perché è un mafioso ma i marciapiedi non sono per i pedoni?

Invece li usano i negozi. La legge non viene ne applicata e ne osservata. Io a Palermo

non ho mai notato una cosa veramente seria, piantano gli alberi ma non li scopano mai,

nei mercatini non si può camminare, c'è indisciplina e basta, continua e tutti fanno quello

che vogliono. I vigili ci sono ma non fanno niente, li pagano e basta.

15: M22.txt - 15:6 [credo di si, anche se a me tra..] (49:57) (Super)

Codes: [paura - rischio di vittimizzazione]

Il più alto grado di vulnerabilità porta non solo ad incapacità di difendersi ma

anche di sopportare conseguenze fisiche ed economiche, di ristabilirsi dopo un’esperienza

di vittimizzazione, contribuendo a stati emotivi, senso di sfiducia, insicurezza, ansietà,

alienazione e insoddisfazione.

D:le capita mai di andare al centro?

R: domani devo andarci per fare una visita in via Roma.

D: l'autobus non lo prende?

R: no, ho paura di cadere per qualche spinta e poi mio figlio non vorrebbe, non vorrebbe

neanche che andassi a fare la spesa.

P 8: F2.txt - 8:4 [le capita mai di andare al cen..] (85:89) (Super) 148

Codes: [paura - rischio di vittimizzazione]

L’anziano dovrebbe ridurre pertanto ancora di più la sua esposizione alla

delinquenza, evitando zone e luoghi pubblici reputati pericolosi; limitare i contatti umani,

le attività sociali, alimentando uno stato di sfiducia generalizzata, diventando prigionieri

della propria casa

io posso dirle quello che fanno nella scala ed è quello che faccio io. Restiamo nelle

nostre case, nel pomeriggio in giro non vedo nessuno. La notte proprio nessuno perchè

si spaventano. Di aprire non apro a nessuno per le cose che fanno vedere a striscia la

notizia. Non faccio entrare nessuno, neanche quelli del gas, io mi "scanto". Non mi posso

fare fregare come tanti fessi. Non apro più a nessuno. Vengono quelli del telefono e mi

dicono che se cambio risparmio ma io non apro. Io non faccio tante telefonate ma sono

tutte spese perchè non faccio più di 5 euro, i telefonini non convengono il telefono fisso è

sempre a portata di casa e se ti senti male puoi chiamare i 118.

P 4: F12.txt - 4:9 [io posso dirle quello che fann..] (90:96) (Super)

Codes: [paura - rischio di vittimizzazione]

Verifichiamo pertanto come gli anziani posseggano caratteristiche specifiche,

ascritte e non, che li rendono soggetti a processi di vittimizzazione e forme di

autovittimizzazione dovute alla solitudine e l’autoisolamento per una serie di cause

individuabili nella perdita delle funzioni di un corpo non più giovane, quanto la perdita del

lavoro (e del ruolo sociale ad esso assegnato), dell’emancipazione dei figli, del gruppo dei

pari che viene a mancare così come i coniugi.

Vittime invisibili, all’interno della categoria, sono le donne anziane, specie quelle

in stato di vedovanza, le quali sono più esposte alla solitudine, e la cui fonte di reddito è

costituita dalla pensione di reversibità e/o dalla pensione sociale che producono limitate

possibilità economiche di sussistenza.

È poi da notare come l’aumento di vedovi/e e la tipologia familiare unipersonale

inaspriscano la condizione di solitudine. Suicidi lenti e graduali noti come “erosione

suicidarla” rientrano a stento nelle statistiche ufficiali e sono causa di sottostima del

fenomeno del suicidio in età senile: spesso più diffuso tra gli uomini, gruppo nel quale il

149

venir meno di un ruolo sociale e professionale si unisce insieme all’incapacità di gestire la

propria vita.

In termini psicosociali i soggetti sembrano sviluppare sì nuovi adattamenti (a

differenza delle donne) ma vediamo aumentare il senso di inadeguatezza e disistima.

La dimensione emotiva ed affettiva colpisce tutti anziani ed anziane: i primi non

sono più considerati capaci di incarnare le aspettative della maschilità attiva e nervosa, le

seconde che non portano più su di loro i segni della fecondità e che pertanto hanno

adempiuto ai compiti che il loro ruolo sociale ha prescritto loro in quanto principalmente

“femmine”.

Il grado di vulnerabilità dell’anziano (Pericolo nelle zone pubbliche, sia “reale”

che “percepito”; i rischi legati ai borseggi in prossimità del periodo di riscossione delle

pensioni o nelle vicinanze delle uffici postali; il pericolo di cadere e farsi male; l’incuria

degli spazi urbani e le limitazioni di movimento) e la possibilità che questi diventi vittima

di abusi da parte della famiglia che gli nega ed omette dunque cure ed assistenza (neglect)

o i casi in cui è lo stesso anziano che si lascia morire o cerca di non essere un peso per la

propria famiglia di origine ed ancora, si pensi, anche a tutti quei casi di abuso in ambiente

istituzionale (le case di cura fra tutti), si associano ad un’altra dimensione evidenziata

nelle nostre interviste, quella legata agli abusi nella quotidianità della vita degli anziani.

In primo luogo i tentativi di truffa

Al mercato cercano di approfittare degli anziani, le bilance sono truccate, ti prendono in

giro tutti i giorni, alcuni non mettono neanche i prezzi. Nei paesi i vigili fanno rispettare i

prezzi a Palermo no.

P15: M22.txt - 15:7 [Al mercato cercano di approfit..] (60:62) (Super)

Codes: [paura - rischio di vittimizzazione]

D: l'attesa ad uno sportello è una difficoltà per lei?

R: certe volte sì, alla posta o in banca. Bisognerebbe che questa gente anziana venga

accompagnata da qualcuno per evitare gli scippi, parlano sempre dei poliziotti di

quartiere ma dove sono? Solo in via Maqueda o in via Ruggero Settimo. La gente fa

quello che vuole e non c'è educazione verso la gente anziana. In giro ne vedo tante,

persone maleducate, persone che vogliono rubare ai "vecchiareddi" al mercato togliendo

100 grammi. C'è poco da fare. 150

P25: M4.txt - 25:7 [CLA: l'attesa ad uno sportello..] (104:109) (Super)

Codes: [paura - rischio di vittimizzazione]

Da non trascurarsi inoltre alcuni momenti particolarmente percepiti “a rischio” da

parte degli anziani, come la riscossione della pensione o il portare con sé delle somme di

denaro; sono proprio questi avvenimenti che portano a sviluppare nell’anziano strategie di

fronteggiamento e riduzione del rischio, come si evince dal seguente frammento

D: ha qualche timore quando va a prendere la pensione?

R: sì, qualche timore c'è sempre.

D: c'è qualche strategia che usa?

R: no, nessuna. La banca dove vado io ha il metronotte davanti e in qualche modo mi

sento protetto, ma se vogliono fregare lo possono fare benissimo seguendomi così come

hanno fatto con qualcuno, hanno simulato un tamponamento. Questo è successo ad un

mio amico, dopo il tamponamento due ragazzi lo hanno aggredito e gli hanno preso i

soldi. Io per evitare questo cerco di non prendere la pensione in un'unica soluzione così

se mi fregano io perdo poco. Se mi dovessero fregare tutto io non saprei come fare

perché è l'unica risorsa della famiglia.

P 4: M12.txt - 4:6 [CLA: ha qualche timore quando ..] (45:53) (Super)

Codes: [paura - rischio di vittimizzazione]

Assai lamentata la questione relativa all’abitazione dell’anziano, sovente in affitto,

che il padrone di casa incurante non si interessa di bonificare né di apportarvi migliorie: la

questione dunque non interessa semplicemente la dimensione architettonica e la vivibilità

di un arredo urbano anche a dimensione anziana, quanto piuttosto di quegli spazi proibitivi

per un anziano debole economicamente

si, qui ci abito da un anno e mezzo ma la padrona non mi vuole fare ancora il contratto e

mi ha fatto perdere i soldi della casa, se lei continua a non farmelo vado dalla finanza e la

denuncio. Non è spionaggio ma me lo deve fare o i soldi me li dà lei.

P 3: F11.txt - 3:4 [si, ci abito da un anno e mezz..] (42:44) (Super)

Codes: [paura - rischio di vittimizzazione] 151

29

Viene pertanto evidenziato un aspetto assai rilevante, da verificare in seguito ,

relativo alla situazione dell’offerta abitativa ed alloggiativa per gli anziani sempre più

irrigidita sulla dimensione della proprietà, sempre più di arduo accesso e, pertanto, causa

di sofferenza e malessere per una vasta categoria di soggetti che non godono di requisiti di

stabilità (lavorativa, economica, familiare, localizzativa, di salute).

Non emerge semplicemente il problema relativo alle limitazioni che investono la

popolazione anziana in termini di mobilità, di spazio urbano che ne agevoli l’esistenza,

quanto piuttosto di un contesto generale riconducibile generalmente all’aspetto “abitativo”

che ne riduce drasticamente la qualità della vita.

Si pensi ai casi di quotidiano disagio abitativo determinato dalla presenza di

barriere domestiche o condominiali che penalizzano la mobilità dei soggetti in condizione

di senilità avanzata, di invalidità o di malattia permanenti.

Una dimensione da non trascurare in ricerche successive è proprio quella delle

condizioni abitative, non soltanto verificandone le condizioni strutturali (in molti casi non

adeguate ai bisogni degli anziani, si considerino le case senza ascensore, gli immobili

fatiscenti, le case isolate), ma valutando altresì gli abusi del libero mercato (oltre che dei

proprietari) che riduce, quasi al limite di annullarle, le situazioni di affitto protette dai

rincari. autopercezione vecchiaia decadimento

fisico

radicamento al luogo~ ruolo di genere~

contradicts is cause of

solitudine~ paura - rischio di vittimizzazione

is associated with

CF:Sicurezza

29 Anche attraverso analisi e ricerche specifiche 152

Fig.: Network “Sicurezza” nel gruppo composto da anziane

F:Empowerment individuale_1

contradicts

paura - rischio di vittimizzazione contradicts

is cause of ruolo di genere~

is associated with

solitudine~

Fig.: Network “Paura-rischio di vittimizzazione” nel gruppo composto da anziane

Appare interessante evidenziare altresì come la dimensione percettiva di

insicurezza assuma una dimensione di genere particolarmente visibile nel gruppo di

anziane, gruppo nel quale alla paura e al rischio (oggettivo o soggettivo) di

vittimizzazione sono da associarsi l’isolamento (dimensione oggettiva) e la solitudine

(dimensione soggettiva):

R: i vicini? Sì, li conosco però vede la situazione è questa che io abito in un (cortile) sola,

non è che c'è abitazioni sopra, sotto, niente

D: cioè la sua casa è sua

R: si è singola, non vedo a nuddu (nessuno)…perciò io m'avissi a sentiri male (se

dovessi sentirmi male) di notte non posso chiamare a un vicino, una cosa, niente…devo

fare solo il numero di telefono dei mi figgi (figli).

P 7: F15.txt - 7:8 [i vicini si li conosco però ve..] (76:80) (Super)

Codes: [paura - rischio di vittimizzazione] [solitudine] 153

Il tema della violenza su donne (anziane e non) e minori, nonché quello del

maltrattamento in famiglia è sempre stato sottostimato e sottorappresentato nella sfera

politica, dai mass-media, nella ricerca e nell’opinione pubblica.

Il motivo non è esclusivamente da attribuirsi alla reticenza da parte delle vittime a

denunciare (elemento peraltro assai presente), quanto piuttosto è da interpretare alla

concezione della violenza sulle donne che tende ad essere una violenza legittimata,

accettata, corrispondente ai contesti di relazione di genere “normali” (Terragni, 1999:

187). Infatti per questi tipi di violenza e di reati, i rischi maggiori di vittimizzazione si

riscontrano all’interno di luoghi, ambienti e relazioni sicuri quali la casa, il lavoro, il

vicinato, le relazioni familiari.

La violenza alle donne si può concettualizzare come violenza di genere e più

precisamente come “violenza che trova un rispecchiamento nel modo in cui, storicamente

e culturalmente, si sono connotate le relazioni tra uomini e donne” (Terragni, ibid.: 188-

189). A sostegno di quanto detto, possiamo associare a forme di violenza particolare

esperienze e percezioni del rischio.

Alcuni studi si sono concentrati proprio sulla percezione di insicurezza delle

donne: spesso le donne sono vittime designate culturalmente. Un nostro intervistato

esprime chiaramente la costruzione della donna anziana come “bersaglio” culturale,

svelando altresì i rapporti di potere sottesi dai ruoli di genere:

R: no, mia moglie, prima la facevo io. Mia moglie sa dove deve risparmiare. Io le vado

dietro perché magari ho paura di un borseggio, perché non c'è controllo della polizia in

borghese.

P 7: M15.txt - 7:8 [GIU: no, mia moglie, prima la ..] (74:75) (Super)

Codes: [paura - rischio di vittimizzazione]

Perché, si chiede la Creazzo (1999: 229) i giovani uomini che, dal punto di vista

statistico, rappresentano i soggetti più aggrediti risultano più sicuri? Non sarebbe possibile

prestare attenzioni a tutti i pericoli, saremmo sempre in guardia, attendendo l’indicibile

oppure assolutamente adusi a qualunque accadimento. Invece, più verosimilmente, la

154

nostra attenzione è attirata e percepisce alcuni pericoli a differenza di altri: questo perché

la percezione del rischio è “culturalmente standardizzata” (Douglas, 1991: 82 e 158) così

come l’individuazione di vittime potenziali e concrete. 155

6.6 conclusioni

Essere anziani in condizioni di emergenza a Palermo o alla ricerca di un’anzianità

normale?

(di Claudio Cappotto e Cirus Rinaldi)

I vecchi sono degli esseri umani? A giudicare dal modo con cui sono trattati nella nostra società, è

lecito dubitarne. Per questa società, essi non hanno le stesse esigenze e gli stessi diritti degli altri

membri della collettività: a loro si rifiuta anche il minimo necessario. Per tranquillizzare la

coscienza della collettività, gli ideologi hanno forgiato miti, del resto contraddittori, che incitano

l'adulto a vedere nell'anziano non un suo simile, ma un “altro”: il saggio venerabile che domina

dall'alto il mondo terrestre, o il vecchio folle stravagante e vanesio. Che lo si ponga al di sopra o al

di sotto della nostra specie, resterà in ogni caso un esiliato. Ma piuttosto di travisare la realtà, si

preferisce ignorarla radicalmente: la vecchiaia resta un segreto vergognoso, un soggetto proibito. È

proprio questo il motivo che mi ha indotto a scrivere queste pagine. Ho voluto descrivere la

condizione di questi paria e il loro modo di vivere, ho voluto fare ascoltare la loro voce: saremo

costretti a riconoscere che si tratta di una voce umana. Si comprenderà allora che la sorte infelice

loro riservata denuncia il fallimento dell'intero nostro sistema sociale: è impossibile conciliarla con

la morale umanista professata dalle classi egemoni... Ecco perché bisogna rompere una congiura

del silenzio. Chiedo ai lettori di aiutarmi in questa battaglia. Simone de Beauvoir da “La Terza età”

“mai come oggi gli uomini sono morti così silenziosamente e igienicamente

e mai sono stati così soli”

(Elias, trad. it. 103)

La condizione degli anziani, anche e soprattutto nella città di Palermo, sembra

riflettere una tendenza italiana di progettare la dimensione assistenziale soltanto nella

temperie dell’emergenza, così facendo si trascura non soltanto la dimensione progettuale,

con le sue componenti operative, organizzative, di personale, ma anche l’intervento

proiettato verso la prevenzione.

In questo ultimo caso la progettazione di una logica preventiva coinciderebbe

anche con una precisa volontà di assunzione di responsabilità politiche, aspetto assente

anche nella declinazione delle politiche e degli interventi a livello locale.

Ecco che appare assai decisivo il contributo delle realtà che lavorano sul campo e

l’interconnessione con la rete territoriale: la visione sensibile ed empatica delle prime si

potrebbe unire alla professionalità della seconda anche in vista della progettazione di reti

alternative: questa possibilità potrebbe individuare nelle assistenti familiari e nelle badanti

straniere non soltanto un’alternativa all’istituzionalizzazione (ultima ratio da considerare

156

solo nei casi più gravi, ma anche una forma di integrazione culturale e sociale, parte di

servizi di “respite care” da incentivare per evitare l’abbandono anche temporaneo da parte

della famiglia.

Abbiamo più volte sottolineato, sulla base dei dati raccolti, quanto quella di

anziano sia una categoria molteplice e racchiuda più differenziazione che omogeneità;

guardare alla differenza è in primo luogo un esercizio civile, ma anche lo strumento ideale

per individuare all’interno della vecchiaia, intesa come allarme o minaccia, anche le

potenziali risorse.

Le più spingono politici e ricercatori a

recenti trasformazioni demografiche

ripensare profondamente le modalità di coinvolgimento e di partecipazione degli anziani

nella società, interrogandosi sui loro possibili ruoli, sul loro impegno attivo nella cura

della propria persona così come nel coinvolgimento nelle attività sociali, su ciò che

sinteticamente viene definito in letteratura socio-psicologica successful aging, intendendo

con la definizione le dimensioni di vita attiva, sociale, le possibilità di coinvolgimento

nonché quelle fisiche e cognitive.

Un primo tema di discussione è rappresentato dall’insieme delle relazioni in cui gli

come nodi importanti della rete di supporto:

anziani sono considerati come risorsa,

l’allungamento della vita e il relativo miglioramento delle condizioni di salute

contribuiscono a mantenere uno stile di vita partecipativo in diverse sfere della vita

quotidiana. Ciò è persino evidente nei casi in cui il carico assistenziale tende a

concentrarsi e a gravare su individui già anziani, per esempio, il cui lavoro di cura è

indirizzato a grandi vecchi (un genitore) o nel caso in cui avvenga scambio reciproco tra

categoria “old-old” (coniugi per esempio).

I risultati di molti studi, cui perveniamo anche noi con la presente ricerca,

evidenziano quanto gli anziani in Italia, specie nel Sud, continuino a svolgere ruolo di

e dunque di sostegno per i propri figli: nel caso delle

ammortizzatore socio-economico

donne anziane, smesso il sostegno per soggetti della generazione precedente (genitori o

altri parenti), si offrono ai propri figli, ai propri coniugi.

Le possono essere varie, dal supporto materiale ed economico

forme di sostegno

(si vive nella stessa casa genitoriale che diventa anche multigenerazionale; si consideri

altresì il caso dei figli coniugati e disoccupati), alle relazioni di cura dei bambini del loro

gruppo parentale, per periodi più o meno lunghi, alle altre forme di solidarietà (lo

157

svolgimento di commissioni per vicini malati o invalidi, l’offerta di compagnia, l’aiuto

nelle faccende domestiche, etc.).

Tuttavia bisogna ricordare che il è offerto asimmetricamente in

lavoro di care

termini di relazioni di genere: se gli uomini svolgono attività di collaborazione che li lega

alla sfera pubblica (prendere e lasciare bambini all’asilo, pagare le bollette, acquistare

farmaci, etc.), le donne anziane “limitano” la propria cura ad attività “tradizionali”, svolte

prevalentemente nella dimensione privata dell’ambito domestico.

Tutti questi elementi ci portano a riflettere sui principi di contenimento economico

che caratterizzano la storia attuale del welfare state e che ricollocano la famiglia quale

principale carer, in tal senso diventa necessario valorizzare le risorse della comunità a

favore delle famiglie con anziani a carico e di converso favorire la relazione delle famiglie

nei confronti di anziani che vivono (e vogliono stare) soli (Community-based care).

L’invecchiamento della popolazione pone dimensioni problematiche anche per

infatti se è vero che la vita si è allungata e che, generalmente, lo stato

l’offerta sanitaria:

di salute degli individui è migliorato, pare importante domandarsi - alla luce del rapporto

tra processo di invecchiamento e transizione sanitaria – quanto l’aumento della speranza di

vita possa ricondursi ad una condizione di vita attiva, autosufficiente (Barbagli et al.,

2002: 79).

All’interno della un posto di particolare rilievo, a cui

condizione di salute,

attenzione è stata prestata all’interno del processo di ricerca, è la dimensione soggettiva

del proprio stato di salute. Il soggetto diventa risorsa attiva in grado di creare condizioni di

equilibrio e lo stato di malattia è interpretabile come crisi che apre potenzialmente al

cambiamento, svelando una densa trama di significati e dinamiche relazionali: ciò che

preme segnalare è che attraverso questa prospettica teorica è possibile evidenziare e

considerare le diverse valutazioni soggettive, tra anziani e anziane, relativamente alle

proprie condizioni di salute quali indicatori di esigenze differenti, così come la percezione

di un disagio psicofisico può interpretarsi come manifestazione di disagi relazionali o

sociali, o ancora come la vulnerabilità economica di gruppi specifici si traduca in una

diversa valutazione delle proprie condizioni di salute o di rapporto con il proprio corpo.

Secondo queste premesse, il discorso della salute e sulla salute degli anziani e delle

anziane non può essere disgiunto da un più preciso ragionamento sull’empowerment

e dall’analisi delle relazioni inter-generazionali. Come abbiamo avuto modo

individuale 158

di sottolineare, se gli uomini soffrono dell’isolamento relativo alla loro fuoriuscita dalla

dimensione pubblica dell’attivismo, le donne anziane continuano a rifugiarsi nella

solitudine forzata della sfera privata, rispettando le differenze di ruolo di genere,

esprimendo il proprio disagio attraverso l’unico codice a loro disposizione: quello della

sparizione, del sacrificio, dell’abnegazione, dell’incapacità di “pensarsi”

indipendentemente dal proprio ruolo o, seguendo il codice utilizzato ampiamente, “di

esprimere un desiderio individuale”.

Ciò ha delle ripercussioni anche sul rapporto tra speranza di vita e speranza di

vita attiva.

In tal senso i fattori relazionali possono divenire una chiave di lettura assai

interessante per studiare gli effetti di morbidità e mortalità nelle donne che vivono sole o

con scarse relazioni sociali. In relazioni al rapporto con la salute, abbiamo notato come più

che l’invecchiamento in sé, è la sua percezione soggettiva, fortemente condizionata dalla

dimensione socio-relazionale, e le peggiori condizioni di salute che compromettono la vita

quotidiana degli anziani.

La perdita dell’autonomia, la presenza di disabilità o di malattie croniche se

associate alla dimensione relazionale svelerebbe, con le opportune modalità di raccolta

delle informazioni, quanto la solitudine dell’anziano si rilevi piuttosto come isolamento

dal supporto altrui o, al contrario, come condizione di dipendenza gravante sulle reti di

parentela.

Proprio la dimensione di il genere medesimo, diventa principio cruciale

genere,

nelle relazioni economiche e nella distribuzione delle relazioni di potere all’interno delle

relazioni sociali sopratutto in riferimento alla struttura familiare, al mercato, alla

distribuzione delle risorse tra uomini e donne anziane nel corsa di vita, ma anche

relativamente alla esperienza medesima della vecchiaia e dell’invecchiare.

A partire dalle riflessioni sul gruppo delle anziane, abbiamo notato come le

esperienze di queste ultime sono costruite socialmente e culturalmente; con ciò si intende

affermare che la divisione di potere e del lavoro, le proscrizioni normative ed anche le

strutture istituzionali sono profondamente informate alla divisione di genere, maschile e

femminile.

Ciò significa che le esperienze vissute dai soggetti sono condizionate

strutturalmente in relazione al proprio genere di appartenenza: le donne anziane, nello

159

specifico, raramente, se non in termini illusori, pongono in essere delle “scelte” o

“preferenze” (in termini economici) quanto piuttosto delle scelte obbligate determinate

dalle forze costrittive dei “regimi di genere” (gender regimes) (Connell, 1987) radicati ed

inscritti nello stato, nel mercato e nella famiglia.

Un terzo elemento da considerare è che gli svantaggi (economici, sociali e

culturali) per le donne vengono accumulati durante il corso di vita, aggravandosi con

l’avanzare dell’età. Secondo dati del WHO (2002), in tutte le società le donne vivono più a

lungo degli uomini, e nell’anzianità avanzata, la ratio donna/uomo è di 2:1. sebbene, con

l’eccezione della mortalità infantile, osserviamo un vantaggio generale delle donne nella

probabilità di vita, le donne hanno proporzionatamente una probabilità più bassa di vivere

senza alcuna disabilità rispetto a quanto accade agli uomini intorno ai 65 anni di età.

Ciò significa che le donne vivono un numero maggiore di anni con limitazioni

gravi delle proprie funzioni a causa di una o più malattie croniche rispetto agli uomini

della stessa età.

Il problema relativo all’accesso nel

e alla qualità del coinvolgimento delle donne

mercato del lavoro, già individuato dalla Pateman (1983) che descrive il welfare state

patriarcale (the patriarchal welfare state), consiste principalmente nella diffusione, sia

nello spazio privato che in quello pubblico, di strutture patriarcali di vita e espressione

familiare nelle quali alle donne viene lasciato ciò che non è considerato di profitto in

termini economici e di mercato: servizi e lavoro domestico non retribuito.

La stessa riflessione che viene specificata per le donne anziane può essere estesa

all’universo anziano nella sua generalità come prodotto culturale di rimozione e di

con la prima accezione ci vogliamo riferire alla rimozione sociale e culturale

abiezione:

dell’esperienza dell’invecchiare e della vecchiaia nelle società industriali che da processo

pubblico (si invecchiava pubblicamente mantenendo un ruolo) viene confinato e isolato

dal resto della società, mentre attraverso i processi di abiezione (Kristeva, trad. it. 2006) le

società creano una stratificazione dei corpi, attraverso la quale alcuni corpi divengono più

desiderabili di altri.

Questi processi insieme hanno portato alla creazione di una categoria residuale

associare facilmente il credo produttivistico e i ruoli

alla quale

dell’età anziana

occupazionali di una società in cui i processi economici, ed il lavoro in particolare,

160

non solo rappresentavano la fase centrale del ciclo di vita degli individui ma anche

lo scopo determinante.

Abbiamo notato come le traiettorie biografiche ed esistenziali vadano via via

autonomizzandosi dalle relazioni con i tempi ed il mondo istituzionale, non più

garante di una netta definizione delle diverse fase di transizione della vita degli

individui (Facchini, Rampazi, 2006).

All’immagine del pensionato senza occupazione, lavoro o responsabilità, si

associa il soggetto che è costretto a lavorare in nero o si impegna in piccole attività

di economia informale (quasi-illegale o illecita) pur di arrotondare la pensione

(lavoro part-time, si diceva prima del supporto ai figli, piccole attività domestiche,

disbrigo di pratiche, piccole produzioni destinate all’autoconsumo): anche

storicamente non saremmo pronti a ritenere cogente l’equazione pensionato uguale

inabile (soprattutto pensando ai prepensionamenti degli anni ’70 o alle baby

pensioni nel settore pubblico).

Ancor meno se pensiamo al ruolo svolto dagli anziani genitori pensionati nei

confronti dei figli (in cerca di inserimento lavorativo e non ) in termini materiali,

simbolici e relazionali che li allontana dallo stereotipo dell’anziano come attore

“passivo”, e persino dal peso politico acquisito dagli anziani, dai pensionati iscritti

ai sindacati che superano gli “attivi”.

Rimangono insufficientemente analizzate, sebbene individuate, dimensioni

che potrebbero essere adeguatamente analizzate in e riconosciute

ricerche future

in interventi di policy specifici.

In primo luogo e sulla base dei nostri dati, sembra assai necessario riporre

attenzione dunque, anche e sopratutto da parte dei servizi, non sulla vecchiaia in sé ma

piuttosto sull’invecchiamento prendendo in considerazione il “processo” e non lo stigma

dell’età.

Questa esigenza diventa più cogente quando riflettiamo sulle modalità attraverso le

quali le politiche sociali, direttamente ed indirettamente, influenzino i processi di

invecchiamento: esse infatti riescono a contribuire ad una certa rappresentazione del

161

fenomeno, determinando conseguenze materiali, inducendo ad avvertire come cogenti

alcune azioni piuttosto che altre.

Per i responsabili dei servizi o per gli operatori socio-sanitari ciò significa che a

secondo dei contenuti e delle disposizioni delle politiche certe attività possono essere

intraprese mentre altre sono vietate: basti pensare al settore pubblico, alle risorse materiali

rese disponibili per perseguire determinate attività o, più generalmente, alla dimensione

della visibilità dei problemi, del loro riconoscimento e pertanto dell’attenzione che gli si

riserva.

In tal senso e in termini assai generali, le politiche sono anche lo strumento che

legittima certe rappresentazioni, rendendole pubbliche ed accettabili.

E proprio all’interno della sfera della desiderabilità in relazione alla vecchiaia non

possiamo avvertire dell’esigenza relativa ad una presa in carico dei temi e dei problemi

derivanti dalla decisione di cura, dell’eutanasia e delle malattie terminali, temi sui

etici

quali sembra assestarsi gran parte della discussione (assai necessaria) della relazione tra

salute e long term care.

Una sfida assai importante per le politiche deriva altresì da nuovi target e nuove

i

in primo luogo, non si trascuri l ruolo che la dimensione etnica e le

domande sociali:

differenze culturali giocheranno nell’esperienza di invecchiamento dei soggetti nonché

nell’offerta dei servizi socio-sanitari e delle politiche pubbliche in generale. Il numero

sempre crescente di immigrati e i gruppi di Rom anch’essi invecchiano: e i segmenti

biografici, in questi casi, si intrecciano con la specificità culturale e la necessaria presa in

carico. All’interno della popolazione anziana si trovano anche gli anziani GLBT (gay,

lesbiche, bisessuali e transgender): l’intersezione tra età, corso di vita ed orientamento

sessuale è assai rara nelle ricerche psico-sociali, la gerontologia ha sovente ignorato questa

fetta di popolazione, già penalizzata dal più generale eterosessismo e dalla “gerontofobia”

30

che, in ambienti gay assume punte estreme .

30 Bellezza e giovinezza sfiorite rendono i gay e le lesbiche anziane

soggetti invisibili all’interno di una categoria sociale, quella degli

anziani, di per sé ignorata. Si tratta di una fascia di popolazione che

ha vissuto il pregiudizio e la liberalizzazione dei costumi, assai

interessante perché offre un esempio di strategie di fronteggiamento (di

ostilità da più parti) e di modelli di creazione di reti e comunità in

grado di superare le difficoltà legate al riconoscimento sociale e alle

barriere legali. Hanno infatti creato legami familiari sulla base delle

162

In tal caso le politiche pubbliche si troveranno il carico di “riconoscere” una

doppia alterità, quella della vecchiaia e delle sue possibili declinazioni. Bisognerà tuttavia

intendere la tensione del riconoscimento non come progetto kantiano di “riconoscimento

appropriato alla persona in quanto tale […], ossia a prescindere e indipendentemente da

ciò che la persona fa o esprime” (Sparti, 2003: 180), quanto piuttosto come pratica del

riconoscimento, consapevolezza di essere coinvolti in un processo in cui sono trasmesse

risorse simboliche e materiali per la formazione di un’identità.

È solo attraverso un riconoscimento di tipo estimativo – l’acknowledgement o

considerazione sociale – che mostriamo il nostro grado di ‘responsività’ (responsiveness),

“[…] il nostro impegno a riprodurre quegli stati di riconoscimento espressivo ed

intercorporeo che assicurano il nostro valore di persone fra persone, appunto la nostra

dignità umana” (Sparti, ibid.: 151). Il riconoscimento sociale, a partire dalle politiche

pubbliche, diventa pertanto strumento della conservazione: “[…], il riconoscimento

promuove la conservazione di sé: sono riconosciuto anzitutto come degno d’essere

conservato […]” (Sparti, ibid.: 157).

Non è un caso che il riconoscimento negato dia luogo alla che

dis-appartenenza,

nei vissuti biografici degli anziani è rapportata sovente alla sofferenza: “[…] le diverse

forme di misconoscimento assumono per l’integrità psichica dell’uomo lo stesso ruolo

negativo svolto dalle malattie organiche nel contesto della riproduzione del corpo

l’esperienza della degradazione e della mortificazione sociale mette a rischio l’identità

degli esseri umani allo stesso modo in cui le malattie minacciano la loro vita fisica”

(Honneth, trad. it. 2002: 162).

Il si configurerebbe pertanto come dispositivo di reintegrazione

riconoscimento

del soggetto nella trama relazionale sociale e collettiva (caring), secondo una precisa

considerazione della sua corporeità e della sua esperienza vissuta (Merleau-Ponty, 1965),

reti di amicizie quando le stesse famiglie di origine li aveva respinti.

Attraverso i dati, assai limitati invero, in nostro possesso sebbene

oggigiorno i temi legati al riconoscimento siano dibattuti

pubblicamente, tuttavia la solitudine degli anziani GLBT è drammatica e

sebbene essi siano in grado di creare network di supporto più forti, una

volta rigettati dalla famiglia di origine, rispetto al gruppo dei pari

eterosessuali (Kimmell, 1992), molti hanno interiorizzato stereotipi

negativi e continuano a vivere di nascosto con la paura di essere

scoperti. O rivelata la propria identità, hanno allentato le relazioni

con le famiglie di origine, o quelle con figli avuti da precedenti

matrimoni. 163

“[…] alla prevenzione delle malattie corrisponderebbe la garanzia sociale di rapporti di

riconoscimento che consentono ai soggetti la protezione più completa dalla sofferenza del

misconoscimento” (Honneth, ibidem: 163).

Ciò potrebbe avvenire attraverso una lettura ed un’interpretazione dei segni della

“malattia” che valorizzino le dimensioni interpretative, affettive ed empatiche dei soggetti,

sviluppando forme dialogico-narrative inedite nelle quali sono gli stessi attori ad

alimentare tale processo maieutico-discorsivo (Leonzi, 1999: 54).

Porsi criticamente tali riflessioni ci invita a prendere atto della necessaria

condivisione di responsabilità, del moltiplicarsi di nuove domande sociale e di nuovi

attori, del bisogno di formulazioni politiche che tengano conto di queste forti tensioni,

iniziando dalla banale constatazione che la società è divenuta differenziata fin troppo per

poter essere considerata secondo una prospettiva unitaria, centralizzata. La complessità, la

dinamica e la diversità delle società moderne richiedono nuove forme di governance

differenti, dinamiche e complesse (Kooinan, 2002: 81).

Nodo focale di questi discorsi è tuttavia il problema dell’identità, esso nasce come

problema nel senso che l’uomo ha bisogno di rifletterci nel momento in cui ormai è entrata

in crisi.

Per lo stato moderno fondamentale è la decostruzione dell’identità personale, lo

sradicamento culturale di ognuno per la ricostruzione di un’identità sociale. Quindi la

ricerca dell’identità nasce come un problema ed ancora nella società postmoderna essa è

un problema sebbene diverso da quello sopra descritto. Oggi esso è l’esatto contrario di un

tempo, la ricerca consiste nell’evitare in tutti i modi la fissazione, la stabilità, la solidità.

Un’identità stabile può essere solo controproducente in una società in continuo mutamento

in cui è opportuno saper indossare di volta in volta abiti diversi adeguati alle sempre

diverse situazioni.

Un altro importante elemento di differenza tra i due modelli di società evidenzia

quali siano gli organi a cui spetta il compito di costruzione dell’identità.

Nel primo caso esso spetta sicuramente e solamente allo Stato, che lo esercita

attraverso le istituzioni; nel nostro caso esso appartiene ad ogni singolo individuo e forse

per questo il problema si fa ancora più pesante, e si pone come limite alla crescita di una

31

società serena e non dell’incertezza .

31 Per una trattazione si rinvia a Giddens, 1991. 164

In condizioni di cambiamento radicale e di modernizzazione accelerata della

società muta il compito dell’integrazione sociale che dovrà garantire “il controllo affettivo

individuale da un lato, e il mantenimento e la ricostruzione del nesso sociale dall’altro”

(Messner, 2000: 164): il passaggio dalla società industriale alla società del rischio,

secondo Messner, è proprio caratterizzato dal fatto che la “minaccia all’identità costituisce

il fulcro” (Beck, 1986).

Bisogna pertanto mutare anche le forme e gli obiettivi della nel

solidarietà civile

riconoscimento dell’alterità dell’altro, in primo luogo orientandola non alla

compensazione bensì all’empowerment dei cittadini, proponendo programmi che

assicurino e migliorino la qualità della loro partecipazione.

“La solidarietà, quindi, non consiste in un unicum, ma si configura in modi diversi

conformemente alle sfere dell’agire, ai punti di riferimento morali, ai criteri di qualità e ai

media di scambio. Ogni forma proposta però deve, per farsi valere, superare il test

dell’empowerment, deve dimostrare di servire a rafforzare la partecipazione dei singoli,

deve provare come e in che misura può incoraggiarli e come apre nuovi campi

all’apprendimento sociale che si collegano alle risorse, alle disposizioni e alle forme già

esistenti in una comunità data” (Messner, ibidem: 148).

Nei confronti dei temi relativi all’empowerment delle categorie marginalizzate

le proposte più innovative, ancora poco dibattute nelle università italiane, provengono dai

gruppi di studiose che, muovendo da premesse femministe ed utilizzando una prospettiva

d’analisi costruttivista, sviluppano le proprie teorie in direzione del riconoscimento delle

istanze e dei punti di vista di cui sono portatrici le minoranze (Fraser, 1995; Benhabib,

1992; Young, 1990, 1996) all’interno della sfera pubblica.

Anche la vita private e le più banali azioni quotidiane hanno valenza e valori

politici, nei discorsi dei costruttivisti porre all’attenzione dell’agenda politica il privato

significa svelarne le relazioni di potere esistenti: al centro della tradizione costruttivista

risiede la domanda di inclusione popolare all’interno del dibattito pubblico e politico,

inclusione a cui è legato concettualmente il riconoscimento dei distinti punti di vista degli

attori. Riconoscimento significa innanzitutto attribuire particolare valore alle differenze

sociali, alle esperienze e alle identità. 165

Piuttosto che produrre un sistema comune di significati, il discorso politico ha il

compito necessario di comprendere la realtà e l’esperienza delle differenze dell’alterità,

abbattendo, in primo luogo cognitivamente, il pregiudizio del dato per scontato.

Secondo Zali Gurevich (1988) il vero riconoscimento presupporrebbe un processo

di de-centramento (de-centering), di estraniazione: “un riconoscimento non solo del fatto

che io sia il centro, nel senso che l’altro è diverso da me, ma anche che lui è il centro,

rendendo me l’altro differente. Cosi attraverso il rendere estraneo e l’esperire l’alterità, le

due parti del dialogo possono essere realizzate” (Gurevich, 1988: 1189).

Ciò significa che quante più diverse sono le identità che partecipano al discorso

pubblico, più vasto diventa il range di opzioni e di implicazioni che possono essere

immaginate.

Il richiamo ai criteri di universalità e l’enfasi al consenso in realtà non sarebbero

altro che norme fortemente dipendenti dalle culture in cui sono prodotte, espressioni di

forme di potere che invece di valorizzare la differenza mirano a calpestarne la valenza

(Young, 1996; Gould, 1996).

L’attenzione nei confronti della si esprime anche attraverso il

differenza

particolare risalto dato ai mondi vitali dei soggetti, alle conoscenze incarnate dei cittadini

ordinari, attraverso la legittimazione delle narrazioni (narrative) quali forme appropriate

del discorso politico, si promuovono l’empatia e la possibilità di comprendere esperienze e

vissuti a livello fisico, emotivo, peculiari alle soggettività.

La riflessione è da indirizzare pertanto al modo in cui le persone definiscono ed

esprimono i propri bisogni: il grave problema della disaffezione nei confronti del Welfare

è proprio da individuare nello scostamento di quest’ultimo dai problemi e dalle

state

domande sociali alimentati nella vita quotidiana.

Infatti “le categorizzazioni su cui si fondano le moderne politiche sociali svolgono

una funzione di sterilizzazione delle differenze e di omologazione dei bisogni,

assicurandone la gestione nello stesso momento in cui si approssimano l’uguaglianza dei

diritti minimi attraverso una loro rappresentazione standardizzata” (Fazzi, 2003: 19).

Un rispetto delle differenze implica pertanto un cambio di rotta e una svolta

linguistica e comunicativa delle politiche sociali che devono mirare a valorizzare le

esperienze e le dimensioni della vita quotidiana, rispondendo ai bisogni così come sono

concretamente vissuti, “[…] al di là di ogni oggettivazione delle conoscenze e di ogni

166

rappresentazione predefinita di cosa sia il bisogno e di quali siano le aspettative ed i

32

progetti di vita individuali” (Fazzi, ibidem; vd. Young, trad. it.1996: 38 ss. ).

Nel riconoscimento delle varie diversità incorporate, il ricercatore sociale non

dovrà mai perdere di vista l’espressività, il desiderio, l’affettività, la sessualità e la

dimensione corporea, contestualizzando il proprio intervento ed analizzando nel fenomeno

le componenti particolari piuttosto che presupporre generalizzazioni.

Gli elementi centrali della riflessione all’interno dei processi di policy non possono

non ruotare intorno all’importanza del “prestare ascolto a un’invocazione”, sottolineando

il carattere necessariamente responsivo (responsive) delle politiche sociali, e del

riconoscere la specificità dell’appello.

“Il tentativo, proprio della nostra tradizione, di trascendere questa finitezza

nell’aspirazione ad una teoria universale non produce altro che costrutti finiti, i quali

eludono il carattere della contingenza di solito riproponendo il dato sotto le spoglie del

necessario” (Young, ibidem: 7-8).

L’ideale universalistico di cittadino ha di fatto determinato l’esclusione dalla

cittadinanza di tutti quei soggetti, i cui bisogni esistenziali, espressivi, ed affettivi mal si

coniugavano con il carattere di astrattezza e di universalità sostenuti dallo stato.

Uno dei principali interrogativi di natura etica ci porta a dover riflettere sul fatto

che molti soggetti non autosufficienti come gli anziani, per la loro specifica condizione,

sono sottoposti alle scelte talvolta arbitrarie ed imposte di coloro i quali, fornendo un

servizio sociale, impongono pratiche alle quali il soggetto non può sottrarsi: la

preoccupazione principale è riuscire a comprendere, anche intermini analitici, quanto nel

momento stesso in cui vengono soddisfatti quei bisogni, nello stesso momento essi

vengono creati.

Il momento della “dipendenza” forse è un rischio assai grave in termini di

sospensione dei diritti fondamentali, da quelli alla scelta personale a quelli della vita

privata.

Ma come coniugare esigenza di qualità dei servizi di cura a lungo termine, rispetto

dei diritti e rinascimento dei bisogni? Quali manchevolezze negli strumenti di policy, quali

stereotipi? E funzionali a quale logica di intervento e programmazione?

32 Nelle citazioni si tiene conto dell’edizione italiana. 167

Le politiche pubbliche e quelle sociali nello specifico hanno determinato

rappresentazioni della condizione anziana alternative e conflittuali: l’idea stessa di un’età

anziana come fatto estremo inevitabile determina la spiegazione attraverso la quale si

giustifica la dipendenza da altri e perché si arriva a definire il diritto sociale ad essere

malati o fragili.

Tuttavia da parte del soggetto anziano l’accettazione di questi privilegi sociali

implica rischi quali l’essere categorizzato come dipendente, helpless, in perdita di autorità,

definito esclusivamente attraverso la caratteristica principale dell’inabilità fisica.

Da parte dei soggetti si sviluppano, e i nostri dati lo confermano, strategie atte a

superare la rappresentazione negativa della vecchiaia (fare lavori domestici e fare la spesa,

etc.): queste azioni non possono che essere analizzate come forma di re-azione alla

limitazione e segregazione nello spazio “privato” che rende invisibili le domande e le

necessità dell’anziano, forme di resistenza nei confronti di un controllo spaziale che si

rivela gerontofobo e privo di servizi, che non offre se non processi di “pensionamento

esistenziale” (Spedicato Iengo, 2003: 144).

La metafora dello spazio e della rappresentazione offrono la possibilità di

analizzare quanto le politiche possano irrigidire “regimi discorsivi”, individuare “spazi” e

normalizzare l’inquietante ricerca di uno spazio per gli anziani.

L’uso di strumenti di ricerca responsivi, in grado cioè, nel momento stesso in cui

sono utilizzati per raccogliere informazioni di “riconoscere” i soggetti, ci ha permesso di

registrare quanto il quartiere sia da considerarsi come spazio vitale in cui possono essere

valorizzati la qualità della vita, la vecchiaia attiva, la vita comunitaria, i bisogni di

integrazione e di appartenenza che in qualche modo risparmiano all’anziano l’emergenza

di doversi adeguare ad un nuovo ambiente.

Nel caso in cui le persone che necessitano di aiuto nelle attività di base di mobilità

e di cura (muoversi, mangiare, lavarsi, vestirsi, lavori in casa, etc.) dovessero essere

supportate nelle proprie case (o spostati in posti specifici): in che modo potrebbero

migliorarsi il mix di servizi e le politiche per permettere al sempre più vasto numero di

anziani di stare nelle proprie case?

Iniziando dal concetto di qualità della vita bisogna avvertire che questo trova la sua

prima trattazione in ambito economico, disciplina che si concentra sugli standard di vita

“misurati” rispetto all’accesso al reddito e ai beni materiali. 168

Il nostro lavoro è ben lontano da un approccio economico, infatti il concetto di

qualità della vita in ambito prettamente sociologico si riferisce a tutta una serie di

indicatori sociali come la salute, l’educazione, l’integrazione sociale e le reti di supporto.

Abbiamo prescelto tuttavia un approccio e una visione diretta del rapporto tra

qualità della vita e processi di invecchiamento guardando direttamente all’esperienza

personale della vita e la percezione soggettiva del benessere degli intervistati, prediligendo

una prospettiva che valorizzasse un approccio dal basso verso l’alto, sottolineando cosa

fosse importante per le persone (intervistate).

È chiaro che le condizioni “oggettive” non possano essere slegate dalle percezioni

dei soggetti e che lo stesso benessere sia fortemente influenzato dalle condizioni di vita:

infatti le condizioni di vita oggettive hanno un impatto sul benessere individuale per

mezzo delle modalità attraverso le quali i soggetti percepiscono e valutano queste

situazioni. I nostri anziani hanno considerato il loro benessere soggettivo all’interno del

contesto di opportunità e vincoli rappresentati dalle risorse individuali e sociali a loro

disposizione.

Per operazionalizzare il concetto di benessere soggettivo abbiamo tenuto conto sia

della dimensione emotiva (aspetti positivi e negativi) che di quella cognitiva (valutazioni

razionali su quanto si è soddisfatti della vita nella sua interezza o rispetto ad alcuni aspetti

33

quali la famiglia, il reddito, il lavoro, se stessi, etc.) .

La soddisfazione si basa su valutazioni dell’attuale rispetto alle condizioni attese:

ogni deviazione dalle aspettative è causa di deprivazione relativa che mina alla base il

benessere dell’individuo.

33 Zapf (1984: 377) illustra alcune relazioni tra differenti livelli di

benessere inteso in termini oggetti e soggettivi ed arriva a definire

una tipologia di posizioni di benessere: 1) se le condizioni sono

oggettivamente buone e apprezzabili anche soggettivamente possiamo

riferirci al “benessere”; 2) se entrambe le dimensioni sono negative,

siamo in presenza di “deprivazione”; 3) se vi è insoddisfazione verso

condizioni di vita buone avremo casi di “dissonanza”; 4) se vi è

soddisfazione in condizione di vita povere avremo “adattamento”.

Quest’ultimo caso è il più ricorrente tra i nostri intervistati:

mantenere una percezione alta nella propria vecchiaia nonostante la

perdita e l’indisponibilità di risorse (salute, condizioni sociali e d

economiche) viene interpretata come evidenza di e capacità

resilience

adattiva tra gli anziani: strategie per mantenere autostima quando

l’autostima è fortemente minacciata da condizioni individuali ed

esterne. 169


PAGINE

270

PESO

1.47 MB

AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Sociologia della Devianza, tenute dal Prof. Cirus Rinaldi, nell'anno accademico 2011.
Il documento contiene un report dell'analisi sociologica riguardo la condizione degli anziani a Palermo.
Parole chiave: emarginazione sociale, isolamento, contesto urbano palermitano, rapporti intrafamiliari, paura del crimine, vittimizzazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della Devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Rinaldi Cirus.

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