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Standard nutrizionali

• Per l’elaborazione di standard ed indicazioni nutrizionali per la popolazione sana,

sono utilizzati, da organismi scientifici nazionali ed internazionali, gruppi di esperti

selezionati .

• Poiché esistono differenze rilevanti nei comportamenti dei gruppi di popolazioni che

vivono in Paesi diversi, l’elaborazione dei dati e la valutazione degli studi esistenti

possono portare a valori ed indicazioni quantitativamente e qualitativamente diversi

fra i vari Paesi.

• Se ci si limita ai Paesi sviluppati dell’Occidente, il confronto e i parallelismi sono più

stretti rispetto ai Paesi con abitudini alimentari e livelli socio-economici sensibilmente

distanti, quali quelli esistenti nei Paesi del mondo orientale e nei Paesi sottosviluppati.

• Il requisito di uno standard nutrizionale riguarda le raccomandazioni in energia e

nutrienti per gruppi di popolazione in specifiche condizioni ambientali e di vita,

essenzialmente al fine:

• di proteggere l’intera popolazione dal rischio di carenze nutrizionali;

• per valutare l’adeguatezza nutrizionale della dieta media della popolazione rispetto ai

valori proposti;

• di pianificare la politica degli approvvigionamenti alimentari nazionali.

• Sono state realizzate altre applicazioni delle raccomandazioni come ad esempio

l’informazione e l’educazione alimentare, l’etichettatura dei prodotti alimentari e la

formulazione di arricchimenti alimentari o alimenti dietetici.

Standard nutrizionali

• Le più note raccomandazioni nutrizionali sono quelle valide per la popolazione

’40

americana degli anni elaborate dal Food and Nutrition Board (FNB) del Consiglio

Nazionale delle Ricerche degli USA.

• La prima raccomandazione ufficiale nella storia dell’alimentazione fu inglese, in

considerazione dei successi ottenuti nella prevenzione dello scorbuto della Marina

inglese dopo l’introduzione nelle razioni degli equipaggi del succo di limone.

• Un passo fondamentale per la definizione di standard nutrizionali fu, inoltre, compiuto

intorno al 1860, quando, come parte di un’azione volta a prevenire la fame e le

malattie ad essa associate, Edward Smith fu incaricato dal Consiglio della Corona

Inglese di determinare il tipo di dieta capace di mantenere la salute al più basso costo.

• Egli arrivò a proporre una dieta di 3000kcal, di cui l’11% fornito da proteine e il

rimanente in proporzione variabile da grassi e da carboidrati.

• Intorno a 3000kcal/die si allinearono altri autori, che elevarono la razione proteica a

118-125 g/die.

• Il livello di 125g/die di proteine fu condiviso da Atwater che portò la razione

energetica a 3400kcal/die per coprire i bisogni alimentari della popolazione rurale

americana.

• Molte delle proposte si fondavano su osservazioni delle abitudini correnti, più che su

studi di effettive necessità biologiche.

• Infatti il riconoscimento di alcune sostanze minerali, si instaurò nei primi decenni di

questo secolo.

• Emersero così i concetti di essenzialità di alcuni bisogni e di protezione da parte di

alcuni alimenti o sostanze.

Standard nutrizionali

• Su questa linea la British Royal Society nel 1918 istituì un comitato che alla luce dei

problemi e delle esperienze maturate nel corso della prima guerra mondiale, oltre a

stabilire i livelli di energia e proteine, raccomandava l’assunzione di una certa misura

di vegetali verdi e frutta, consigliando di limitare l’uso di alimenti trattati.

• Nel 1933 entrarono a far parte nel primo assetto di standard nutrizionale le necessità

relative anche di minerali e vitamine.

• Quindi si passò dagli standard osservazionali a quelli fondati su evidenze

sperimentali.

• In Italia le prime raccomandazioni nutrizionali sono quelle elaborate dalla Società

Italiana di Nutrizione Umana nel 1976 e pubblicate come livelli di assunzione

giornalieri raccomandati di energia e nutrienti per la popolazione italiana (LARN).

• Tutte le raccomandazioni nutrizionali elaborate dagli esperti si basano sui valori dei

fabbisogni fisiologici dei singoli nutrienti, determinati a partire da studi sperimentali,

ma non corrispondono esattamente a questi.

Standard nutrizionali

• La determinazione degli effettivi bisogni di nutrienti, costituisce un problema tuttora

aperto per la ricerca, particolarmente per quanto riguarda i livelli di assunzione.

• Le raccomandazioni invece indicano gli apporti di energia e nutrienti che appaiono

più idonei ad assicurare la copertura delle necessità nutrizionali di tutte le diverse

componenti di una popolazione. ’

• I valori dei fabbisogni variano a seconda dell età, del sesso, della condizione

fisiologica e del livello di attività fisica e quindi vengono distinti diversi gruppi di

individui il più possibile omogenei ai quali va riferito il valore medio.

• Ad esempio, per le raccomandazioni italiane sono stati scelti come gruppi omogenei

di popolazione quello dei lattanti di 0,5-1 anno e quello di bambini di 1-3 anni, 4-6

anni e 7-10 anni, indipendentemente dal sesso.

• Dopo 10 anni sono stati distinti i due sessi con classi di età di 11-14,15-17, 18-29, 30-

59 e +60 per i maschi e 11-14, 15-17, 18-29,30-49 e +50 per le femmine.

• Tali raggruppamenti non sono gli stessi per tutti i Paesi in considerazione delle

possibili divergenze di opinioni e di criteri adottati dagli esperti, oltre che dalle reali

stratificazioni della popolazione nei diversi casi.

Standard nutrizionali

• La prima tappa per stabilire la raccomandazione di un nutriente per la popolazione è

quella di determinare il fabbisogno fisiologico medio di un segmento rappresentativo

di ciascun gruppo di età e sesso, secondo i criteri stabiliti.

• La conoscenza della variabilità fra gli individui all’interno di ciascun gruppo dovrebbe

rendere possibile il calcolo del valore per il quale il fabbisogno medio deve essere

aumentato per soddisfare le necessità di quasi tutti gli individui.

• Gli esperimenti sull’uomo sono lunghi e costosi perciò le stime dei bisogni e la loro

variabilità derivano spesso da informazioni limitate.

• Le raccomandazioni di energia sono invece stabilite in maniera differente rispetto a

quelle per i singoli nutrienti.

• Infatti le necessità in energia variano da persona a persona e l’aggiunta di una

quantità che voglia coprire le variazioni individuali (come nel caso dei nutrienti)

potrebbe portare a lungo termine allo sviluppo del soprappeso e di obesità.

• Per questi motivi nella recente revisione delle raccomandazioni nutrizionali per la

popolazione italiana (LARN,1996) non vengono riportati in tabella finale i livelli di

energia per classi di età.

Standard nutrizionali

• Nelle tabelle vengono indicati degli intervalli di raccomandazione per gruppi ristretti e

ben definiti di popolazione di ciascun anno di vita fino all’età adulta e di qui in avanti

valori differenti a seconda del peso corporeo e del tipo di attività fisica svolta.

• Le raccomandazioni in energia ed in nutrienti sono cambiate nel corso degli anni sia

sul piano del livello quantitativo che sul tipo e numero di nutrienti considerati.

• Così negli USA si è passati dalle prime raccomandazioni del 1943 che prendevano in

considerazione solo i livelli di energia, di proteine, calcio, ferro, vitamina B1, vitamina

C, riboflavina, acido nicotinico e vitamina D alle attuali raccomandazioni (10°

edizione 1989) che invece riportano nella tabella finale oltre alle proteine, 11 vitamine

e 7 minerali.

• Così pure nella popolazione italiana si è passati dal riportare le raccomandazioni di

energia, di proteine, lipidi, calcio, ferro, iodio, magnesio, zinco, tiamina, riboflavina,

niacina, folacina, vitamina B12, acido ascorbico, vitamina A e vitamina D a riportare

nell’ultima edizione (LARN, 1996), i livelli raccomandati per proteine, acidi grassi

essenziali, calcio, fosforo, potassio, ferro, zinco, rame, selenio, sodio, tiamina,

riboflavina, niacina, vitamina B6, vitamina B12, vitamina C, folati, vitamina A e

vitamina D. Standard nutrizionali

• Questi cambiamenti nelle tabelle, si ottengono grazie agli studi e alle evidenze

scientifiche, sia teoriche che sperimentali, che nel corso degli anni si sono andati

accumulando e che hanno permesso di stabilire livelli di raccomandazione per un

numero sempre maggiore di nutrienti.

• Fra le discussioni degli esperti è particolarmente importante quella che riguarda la

capacità del nutriente assunto di coprire le necessità fisiologiche dell individuo

assicurandogli un buono stato di nutrizione, oppure la sua capacità di assicurare un

adeguato grado di protezione dalle malattie associate all’alimentazione.

• Notevoli divergenze si sono avute fra i diversi Paesi per quanto riguarda le

raccomandazioni sulla vitamina C e sul calcio (osteoporosi e denti).

• Se si guarda infatti alla quantità di vitamina C da assumere come a quella

corrispondente al fabbisogno fisiologico in grado di coprire le necessità nutrizionali

dei diversi gruppi di popolazione si arriva a calcolare un livello dell’ordine di 35

mg/die.

• Tali livelli di raccomandazione aumentano fino a 60 mg/die per la popolazione

generale e fino a 100 mg/die per i fumatori di sigarette nel momento in cui si

considerano le azioni protettive che la vitamina C può esercitare in diverse condizioni

fisiologiche nei riguardi di alcune malattie per le sue attività antiossidanti e quindi di

protezione nei confronti della formazione di composti cancerogeni.


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AUTORE

Teemo92

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze biologiche
SSD:
Università: Calabria - Unical
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Teemo92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fisiologia della nutrizione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Calabria - Unical o del prof Martino Guglielmo.

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