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L’art 930 apre un’ulteriore possibilità, qualora il proprietario richieda la restituzione del bene Premio  al  

entro l’anno deve pagare a titolo di premio al ritrovatore il decimo del valore della cosa o del ritrovatore  

prezzo della cosa ritrovata , se il ritrovatore lo chiede. E perciò qualora il ritrovatore perda il

diritto a divenire proprietario ha comunque il diritto al decimo del valore del bene smarrito

come premio per il suo ritrovamento qualora lo chieda(potrebbe non farlo). Tale premio non è

condizione per la conferma dell’originario diritto di proprietà. Di chi ha smarrito la cosa

Infatti, se esso non paga il premio al ritrovatore egli resta comunque proprietario del bene. Il

ritrovatore gode nei confronti del proprietario di un diritto di credito. Avrà il ritrovatore allora

la possibilità di esercitare un’azione per avere corrisposto il premio, che al limite condurrà ad

una esecuzione forzata .

Il tesoro: definizione tecnica ex art. 932 c.c. “qualunque cosa mobile di pregio nascosta o Ipotesi  

sotterrata di cui nessuno può provare di essere proprietario”, la qualificazione di un bene speciali  

come tesoro è oggettiva ed esula da considerazioni soggettive. La cosa mobile di pregio ha un

valore economico oggettivamente rilevabile come piuttosto elevato. Considerando il

ritrovamento del tesoro, le vicende ad esso legate sono disciplinate dal secondo comma

dell’art. 932. Il tesoro appartiene al soggetto proprietario del fondo in cui è stato rinvenuto. È

un’ipotesi particolare, collocata nell’ambito dell’invenzione, ma si tratta di un’ipotesi la cui

disciplina non si articola sulle vicende del ritrovamento e della conseguente consegna al

sindaco con attigua procedura di pubblicazioni. La proprietà del bene scaturisce dal diritto di

proprietà del fondo in cui il tesoro è trovato. Parrebbe configurarsi la figura dell’accessione

più che quella dell’invenzione; se il tesoro è trovato sul fondo altrui per caso, spetterà

rispettivamente per metà ad entrambi. Nel caso si trattasse un bene unitario ovvero

indivisibile il proprietario del fondo ne acquisisce la titolarità mentre al ritrovatore spetta una

compensazione economica pari alla metà del bene ritrovato. Tale principio è ricavabile

dall’interpretazione dell’art. 932.2 che attribuisce automaticamente la titolarità del bene al

proprietario e di conseguenza, nell’ipotesi che il tesoro sia ritrovato dal non proprietario,

nasce in capo al proprietario del fondo l’obbligo di corrispondere al ritrovatore la metà del

valore della cosa ritrovata. Ovviamente nasce in capo al ritrovante il diritto di credito relativo

a tale prestazione. Medesima norma si applica in caso di ritrovamento di tesoro all’interno di

cosa mobile altrui. L’ultimo comma dell’art. 932 c.c. tratta del ritrovamento di oggetti di

interesse storico, archeologico, paletnologico, paleontologico e artistico:in tali casi vanno

osservate le norme dettate dalle leggi speciali in materia. Quanto a tali norme, esse

contengono una serie di istituti che permettono allo Stato di divenire proprietario del bene, fra

cui il diritto di prelazione sulla vendita (lo Stato richiede di divenire proprietario e a parità di

prezzo ha il diritto preferito). L’art 933 tratta dei rigetti del mare e piante sul lido e dei relitti

aereonautici, ipotesi collocata all’interno delle eccezioni ai casi di invenzione poiché tratta di

casi in cui un oggetto smarrito non è soggetto a tale regime. Altro caso di eccezione al regime

ordinario dell’invenzione è quello del ritrovamento di un bene in seguito ad un contratto o ad

una promessa al pubblico, casi in cui il diritto di proprietà spetta al soggetto nel cui interesse è

stata effettuata la ricerca.

Il ritrovatore, comunque, si qualifica come quel soggetto che rinvenendo il bene ha diritto di Rilevanza  

diventarne proprietario, a condizione, però, che lo voglia, come si è visto anche per della  

l’occupazione. volontà  

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3. L’accessione

L’accessione è un fenomeno disciplinato dagli artt. da 934 a 947. La sezione due del titolo

due è titolato dell’accessione, della specificazione dell’unione e della commistione.

L’accessione è un fenomeno il quale può ricadere nell’ambito della figura possessoria ma non

per forza, la natura di tale fenomeno non è legata al possesso.

Art. 934: “qualunque piantagione costruzione od opera esistente sopra o sotto il suolo Estensione  

appartiene al proprietario di questo salvo quanto disposto dagli art. 935 936 937 938 e salvo della  

che risulti diversamente dal titolo o dalla legge”. La caratteristica del 934 è rinvenibile nel proprietà  

fenomeno dell’estensione del diritto di proprietà. La proprietà di un fondo si estende in

altezza e in profondità perciò è del titolare ciò che vi sta sopra e ciò che vi sta sotto ad

eccezione delle ipotesi citate dall’art. 934. Un esempio di titolo diverso è quello della

superficie: diritto reale minore costituito dal proprietario del fondo a favore di un altro

soggetto che può fare e mantenere sopra il fondo del proprietario opere la cui titolarità non è

del proprietario del fondo. Tale ipotesi realizza la possibilità di vendere separatamente la

proprietà del fondo e quella dell’opera costruita.

Accessione indica un fenomeno di unione di due cose, una appartenente ad un proprietario ed Incorporazio

un'altra appartenente ad altro proprietario, eventualmente utilizzata da un terzo ulteriore. È un ne  

fenomeno di unione di un bene rispetto ad un altro bene: tale bene ulteriore appartiene ad un

altro titolare o viene utilizzato da un terzo per realizzare un opera su un fondo che appartiene

ad un terzo proprietario. Non tutti i fenomeni ricadono nell’accessione perché alcuni casi

fuoriescono dal dettato normativo previsto dagli art 934 ss poiché trattano di situazioni

perfettamente reversibili (caso di imbiancatura dell’appartamento). Si tratta solo di quei

fenomeni di unione, in sostanza quei di casi di unione configurati in termini unitari e compatti

non reversibili.

L’accessione può essere di bene mobile a bene immobile (artt. da 935 a 938), di mobile e a Classificazio

mobile (artt. 939 e 940), oppure di immobile a immobile (artt. da 941 a 947). Inizieremo ne  

l’analisi a partire dalle figure di accessione di mobile a immobile.

Art 935, opere fatte dal proprietario del suolo con materiale altrui: “il proprietario del suolo Art.  935  c.c.  

che ha fatto costruzioni piantagioni od opere con materiale altrui deve pagarne il valore se la

separazione non è chiesta dal proprietario del materiale ovvero non può farsi senza che si

rechi grave danno all’opera costruita o senza che perisca la piantagione. Deve inoltre,

anche nel caso che si faccia la separazione, il risarcimento dei danni se è in colpa grave”. È

il caso in cui si forma da una duplicità di oggetti una figura unitaria. Vi è quindi una

realizzazione di qualcosa di effettivamente rilevante con materiale altrui. Qui si può verificare

che il titolare del materiale altrui chieda la separazione che deve essere ovviamente

suscettibile di realizzarsi. La separazione si deve realizzare in senso economicamente

ammissibile, ovvero non può farsi senza che si rechi grave danno all’opera costruita o senza

che perisca la piantagione.

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“In ogni caso la rivendicazione dei materiali non è ammessa trascorsi sei mesi dal giorno in

cui il proprietario ha avuto notizia dell’incorporazione”. Questo comma pone un problema

con riferimento al regime ordinario dell’azione di rivendicazione a tutela del diritto di Rapporto  

proprietà. Un’azione di questo tipo sembra possa essere proposta dal proprietario dei materiali con  la  

ma solo entro sei mesi dall’avuta notizia dell’incorporazione. La rivendicazione è un’azione rivendica  

imprescrittibile che quindi, fatti salvi gli effetti dell’usucapione, assicura tutela perpetua al

diritto di proprietà. Il proprietario del bene può agire, infatti, contro l’arbitrario possessore in

ogni tempo (art.948). È il regime di quest’azione che rende imprescrittibile il diritto di

proprietà. Stando così le cose è necessario interrogarsi sulla vera natura dell’azione riservata

al titolare dei materiali utilizzati dal proprietario del fondo di cui all’art 935 II°. Se dovessimo

intenderla come rivendica dovrebbe essere imprescrittibile mentre è chiaro dal dettato

normativo che entro sei mesi decade. A questo punto si può configurare tale azione non come

la rivendica del proprietario ma come un’azione riservata a un ex proprietario che in sei mesi

può rientrare in proprietà dei suoi beni, non oltre. Se egli fosse ancora proprietario

disporrebbe di un’azione imprescrittibile, ma non lo è più. L’acquisto a titolo originario del

diritto di proprietà in capo al proprietario del fondo avviene con l’atto d’incorporazione, non

allo scadere dei sei mesi. Tale riflessione è particolarmente importante nell’ipotesi di un

danno arrecato all’opera realizzata. Se la proprietà dei materiali fosse ancora del titolare

originario, nei sei mesi di decorso del termine, solo questi avrebbe possibilità di agire contro

il danneggiante, mentre è più razionale che sia il proprietario del fondo beneficiante

dell’opera a disporre di una tutela. Quindi interpretando in base al dato contraddittorio che

emerge confrontando il dettato degli artt. 939 e 948, conviene considerare che si formano due

situazioni giuridiche precise in seguito al primo atto di incorporazione: il diritto di proprietà in

capo al proprietario del fondo sui materiali utilizzati; il diritto, decadente in sei mesi dalla

notizia dell’incorporazione di far cessare la proprietà in capo al proprietario del fondo e di

rientrare in proprietà dei materiali Lo Stato attribuisce la proprietà del nuovo bene sorto sul

fondo al proprietario dello stesso, lo privilegia al proprietario dei materiali. E’ scelta del

legislatore, di privilegiare la proprietà del fondo.

Art 936 Opere fatte da un terzo con materiali propri. “Quando le piantagioni, costruzioni od Art.  936  c.c.  

opere sono state fatte da un terzo con suoi materiali il proprietario del fondo ha diritto di

ritenerle o di obbligare colui che le ha fatte a levarle.” Dal dettato normativo emerge che il

soggetto da favorire è ancora una volta il proprietario del fondo, poiché è chiaro che non si

privilegia l’esecutore dell’opera, difatti il titolare del fondo ha il chiaro diritto di ritenere

l’opera realizzata sul suo fondo dal terzo con materiali propri. Al proprietario del fondo si

aprono più possibilità

Art. 936 II° e III° “Se il proprietario preferisce di ritenerle deve pagare a sua scelta il valore

dei materiali e il prezzo della mano d’opera oppure l’aumento di valore recato al fondo. Se il

proprietario del fondo domanda che siano tolte esse devono togliersi a spese di colui che le

ha fatte. Questi può essere condannato al risarcimento dei danni.” La norma configura una

duplice possibilità: l’esercizio da parte del proprietario del fondo del diritto di ritenere le

opere, che si accompagna al dovere di pagare alternativamente o valore dei materiali e mano

d’opera oppure il valore aggiunto al fondo. Altrimenti il proprietario del fondo può ordinare

che le opere siano tolte a spese di chi le costruì.

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Art. 936 IV° e V° “Il proprietario non può obbligare il terzo a togliere le piantagioni,

costruzioni od opere quando sono state fatte a sua scienza e senza opposizione oppure sono

state fatte dal terzo in buona fede. La rimozione non può essere domandata trascorsi sei mesi

dal giorno in cui il proprietario ha avuto notizia dell’incorporazione.” Ancora una volta ci

troviamo davanti ad’azione vincolata nei limiti di tempo. È da notare che il pagamento di

mano d’opera e materiali o del valore aggiunto del fondo non è condizione alla nascita del

diritto di proprietà sull’opera in capo al proprietario del fondo. Esso, infatti, sorge

immediatamente e perdura. In capo all’ex titolare dei materiali c’è solo un diritto di credito

che come tale può essere tutelato.

Art. 937 I°, Opere fatte da un terzo con materiali altrui. “Se le piantagioni, costruzioni o altre

opere sono state fatte da un terzo con materiali altrui, il proprietario di questi può Art.  937  c.c.  

rivendicarli, previa separazione a spese del terzo, se la separazione può ottenersi senza grave

danno delle opere e del fondo. La rivendicazione non è ammessa trascorsi sei mesi dal giorno

in cui il proprietario ha avuto notizia dell'incorporazione.” La situazione si è complicata

giacché i soggetti presenti nella fattispecie sono tre: proprietario del fondo, proprietario dei

materiali e realizzatore dell’opera. Il primo comma ammette l’esercizio di una sorta di

rivendica in capo al terzo proprietario dei materiali, non si tratta però dell’azione di rivendica

di cui all’art. 948 poiché al secondo comma dell’art. 937 si pone il limite di sei mesi dalla data

della notizia dell’incorporazione. Ancora una volta abbiamo un’azione per rientrare in

proprietà ma non per tutelarla.

Art. 937 III°. “Nel caso che la separazione dei materiali non sia richiesta o che i materiali

siano inseparabili, il terzo che ne ha fatto uso e il proprietario del suolo che sia stato in mala

fede sono tenuti in solido al pagamento di una indennità pari al valore dei materiali stessi. Il

proprietario dei materiali può anche esigere tale indennità dal proprietario del suolo,

ancorché in buona fede, limitatamente al prezzo che da questo fosse ancora dovuto. Può

altresì chiedere il risarcimento dei danni, tanto nei confronti del terzo che ne abbia fatto uso

senza il suo consenso, quanto nei confronti del proprietario del suolo che in mala fede abbia

autorizzato l'uso.” Inseparabile vuol dire che pur se non è fisicamente inseparabile (davvero

poche cose in natura lo sono) è inseparabile economicamente, ovvero la separazione è

contraria ad una logica economica. Qualora la separazione sia impossibile, il terzo che ne ha

fatto uso e il proprietario del suolo che sia stato in mala fede sono tenuti in solido a pagare un

indennità pari al valore dei materiali stessi.

Si analizzano ora i fenomeni di accessione di bene mobile ad altro separato bene mobile, essi

sono: unione, commistione e specificazione. Si tratta dell’unione di due beni mobili che ne Accessione  

formano uno solo. di  mobile  a  

mobile  

Unione e commistione sono regolate dall’art. 939 primo comma. Qualora i due beni siano

separabili, entrambi i proprietari dei rispettivi beni godono del diritto di chiedere la

separazione e di far riprendere forma originaria ai loro rispettivi beni. Se la separazione risulta

impossibile essi diventano comproprietari del bene originato dall’unione, ciascuno per la

quota di valore del suo bene precedente. Nasce perciò un diritto di contitolarità e non di

proprietà individuale.

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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Furgiuele Giovanni.

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