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l'effetto obbligatorio a carico del compratore di pagare il prezzo, il che, nel caso in cui non si

realizzi uno degli effetti obbligatori a carico del venditore o di effetti obbligatori a carico del

compratore, dà luogo alla possibilità di risoluzione del contratto. Dà luogo dunque ad

un'operazione da cui scaturisce lo scioglimento del vincolo contrattuale: la risoluzione del

contratto è relativa al momento della stipula del contratto, questo almeno se non siamo in

presenza dei contratti a prestazione continuata o periodica perché in questi casi è fatto salvo il

momento in cui si è realizzato il perfetto svolgimento della situazione obbligatoria a carico

dell'uno e dall'altro; ma lo scioglimento del contratto significa il passaggio dalla situazione

obbligatoria che scaturisce dal contratto, al nulla, questo significa lo scioglimento

contrattuale, eliminate poi le relative conseguenze che si sono realizzate a seguito della

situazione dell'inadempienza.

Ora naturalmente che cosa significa tutto questo? Significa che siamo nella possibilità di

liberarsi dalla situazione contrattuale a seguito dell'inadempienza della controparte, questa

però è solo una delle possibilità che può scaturire dall'inadempienza, si può avere l'altra

possibilità in cui la parte che adempie fedelmente al contenuto contrattuale o che adempierà

fedelmente al contenuto contrattuale chieda la condanna della controparte ad adempiere, e se

non lo fa spontaneamente lo faranno altri al suo posto. Quel contratto viene mantenuto in vita,

attraverso la necessità dell'adempimento. Nell'ambito di queste ipotesi, che cosa si può

realizzare a carico del debitore? L'inadempienza all'obbligazione di consegna, o inadempienza

alla garanzia per evizione o per vizi o mancata consegna.

È la fattispecie acquisitiva che determina la reale conclusione del contratto? Una volta che si

è realizzato il consenso e che Tizio è divenuto proprietario, è contento quando il bene rimane

nella proprietà del venditore? Non si può pensare che sia soddisfatto e che abbia il controllo

della situazione. Potrà chiedere la condanna della controparte ad adempiere e su questo siamo

perfettamente d'accordo, ma potrà anche chiedere la risoluzione del contratto, perché

controparte ha realizzato qualche cosa che non è perfettamente conforme a ciò che lui voleva:

fintanto che il compratore non realizza il possesso reale del bene venduto, quel titolo di

proprietà può affiggerlo ad una porta, ma più di quello non può fare, perché non ha

effettivamente la disponibilità del bene, non può basarsi sulla reale disponibilità del bene, per

agire successivamente ai sensi del preventivo compimento dell'obbligazione. Questa ipotesi,

la risoluzione, che determina lo scioglimento, implica la necessità di collocarsi in una logica

di carattere ulteriore rispetto a ciò che è proprio dell'art.1376, la logica realistica, l'attualità

degli interessi.

La risoluzione può essere, oltre che per inadempimento, anche per impossibilità sopravvenuta, Res  perit  

e qui vi è una disciplina che ci complica la vita, perché nell'ipotesi di impossibilità domino  come  

sopravvenuta, si suole dire res perit domino, vale a dire, la cosa viene meno a carico del eccezione  

soggetto che ne ha acquisito la proprietà, e visto e considerato che esiste l'art. 1376, questa

proprietà viene riferita nelle mani dell'acquirente, in virtù del consenso: se la cosa viene meno

successivamente alla stipulazione del contratto, ma prima della consegna, questa situazione

non determina l'estinzione dell'obbligo a carico dell'acquirente a pagare il prezzo anche se lui

non è il soggetto che è nel possesso del bene. Questo determina una complicazione perché

anche nel caso in cui diventi impossibile consegnare il bene, ad esempio un appartamento che

esplode, un cavallo che muore prima della consegna perché rimasto nelle mani del venditore,

il compratore ha sempre l'obbligo di pagare il prezzo perché in testa al compratore grava

sempre questa obbligazione in forza del principio res perit domino. Questa è una

complicazione del discorso perché parrebbe il frutto di un'impostazione alla cui base c'è l'art.

1376, io credo che quest'articolo determini un qualche cosa in una logica prevalentemente di

carattere di politica del diritto: si è voluto cioè dare la prevalenza non tanto a ragioni

tipicamente giuridiche quanto a ragioni di tipo economico, in virtù delle quali la conclusione

della situazione traslativa, determina il passaggio immediato dei rischi, cioè non è la

sconfessione di ciò che parrebbe voler dire da un punto di vista delle situazioni proprie del

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trasferimento, quindi della tipicità degli effetti e così via, ma è una regola di carattere

particolare ed ha una sua sostanziale eccezionalità.

Un'altra situazione, sempre nell'ambito della risoluzione, è quella della risoluzione per Risoluzione  

eccessiva onerosità sopravvenuta. È evidente che l'eccessiva onerosità sopravvenuta, per  eccessiva  

normalmente determina un qualche cosa che è a vantaggio, in termini risolutivi, del onerosità  

compratore (se si ha una svalutazione, un qualcosa che incide sul prezzo, si ha la possibilità di sopravvenuta  

sciogliersi dalla situazione di carattere contrattuale), non è detto però che possa avvenire

anche a vantaggio del venditore (es. costi eccessivi nell'operazione di consegna, un'operazione

che diventa impossibile perché diretta in un posto lontano prevedendo costi particolari), in

questo caso si può avere anche la risoluzione. Ora nell'ambito di questo discorso che cosa

vuol dire risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta? È la necessità di liberarsi dal

costo relativo ad un'operazione contrattuale, quando si abbia una modifica delle situazioni

economiche, in presenza delle quali è stato stipulato il contratto: ciò determina una caduta del

diritto di proprietà e soprattutto l'importanza delle condizioni economiche in presenza delle

quali è stato stipulato il contratto, la modifica di quelle situazioni economiche che determina

una possibilità a vantaggio del soggetto a carico del quale si hanno certe situazioni, la

possibilità di liberarsi dalla situazione di carattere contrattuale. Tutto ciò rappresenta

un'apertura: risoluzione per inadempimento e per eccessiva onerosità sopravvenuta, il che

rende la possibilità di valutare le cose dal punto di vista di specifiche situazioni relative al

possesso in un caso o al costo dell'obbligazione nell'altro caso.

Il discorso non termina qua, anzi, c'è la possibilità di riaprire le considerazioni in ordine a Art.  1153  cc  

quelle ipotesi, di acquisti a non domino di cui abbiamo fatto cenno più volte dal punto di vista

degli acquisti a titolo originario rinviandone la considerazione. Quali sono questi articoli, qual

è il senso della disciplina egli articoli relativi agli acquisti a non domino: Art. 1153 Effetti

dell'acquisto del possesso “Colui al quale sono alienati beni mobili da parte di chi non è

proprietario, ne acquista la proprietà mediante il possesso, purché sia in buona fede al

momento della consegna e sussista un titolo idoneo al trasferimento della proprietà. La

proprietà si acquista libera da diritti altrui sulla cosa, se questi non risultano dal titolo e vi è

la buona fede dell'acquirente. Nello stesso modo si acquistano i diritti di usufrutto, di uso e di

pegno.” L'oggetto della disciplina dell'articolo 1153, è una situazione contrattuale,

stipulazione di un contratto di compravendita, da parte di chi non è proprietario, quindi il

contratto di compravendita è stipulato arbitrariamente o comunque in una situazione in ordine

alla quale, colui che figura come venditore, non è legittimato a disporre del bene, non ha il

diritto di proprietà. Ci può essere però anche la situazione in cui colui che stipula il contratto

ignori di non essere proprietario, e che quindi non sia in colpa. Il dato oggettivo è ciò che

determina l'applicazione dell'art. 1153. Nell'ambito di questa ipotesi, la conclusione quale

dovrebbe essere? Se prevalesse la logica dettata dell'etica e dalla morale: hai fatto un contratto

da cui non può scaturire il conferimento della proprietà, Tizio non acquista. La fattispecie

traslativa non si può realizzare, ergo l'acquirente non può acquistare, perché l'operazione

traslativa è posta in essere da un soggetto che non ha il potere di compierla. In virtù però della

magia giuridica, in virtù dell'art. 1153, colui al quale sono trasferiti i beni mobili acquista la

proprietà mediante il possesso purché sia in buona fede al momento della consegna e sussista

un titolo astrattamente idoneo al trasferimento della proprietà, si deve realizzare una

situazione che può essere considerata in termini di quella che costituisce, una fattispecie

complessa dal punto di vista normativo. Si deve essere realizzata una situazione contrattuale

di compravendita, ma anche la consegna, quindi la presa di possesso del bene da parte

dell'acquirente unita alla buona fede nel momento in cui si prende possesso. In virtù di questi

tre elementi di cui è composta questa fattispecie, titolo idoneo, consegna e buona fede,

l'acquirente acquista la proprietà. Una situazione traslativa indebita può far perdere la

proprietà. Questa ipotesi determina, la soluzione del rapporto che intercorre tra alienante non

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proprietario ed acquirente, prevale la possibilità dell'acquirente di divenire proprietario,

purché però la cosa sia consegnata. Altro poi sarà l'eventuale rapporto tra proprietario e

venditore, ma il proprietario che cosa può fare se non avere la minima soddisfazione di un

risarcimento per danno? Il proprietario perde la proprietà perché prevale la situazione

dell'acquirente. Precisiamo: l'art 1153 determina questa soluzione del rapporto tra alienante

non proprietario ed acquirente, non è detto però che l'acquirente non abbia anche a suo favore

un'altra possibilità, se è una persona corretta, può cioè rinunziare alla proprietà, e se rinunzia

alla proprietà, quel bene che spetta al soggetto che ne è davvero titolare ricade nelle mani del

titolare che potrà averne la consegna, si può avere anche una rinunzia, ma se però non si

realizza questo tipo di situazione, il cui compimento spetta ad una scelta di cui l'acquirente

solo è responsabile, nei casi di questo genere, dal punto di vista giuridico il discorso è

concluso: si è realizzata una situazione di apparente compravendita, non reale, si è realizzata

la consegna, l'effettiva presa di possesso, si ha la buona fede, quindi una perfetta situazione di

ignoranza (non è tanto la buona fede oggettiva, ma è quella soggettiva, in una situazione di

questo tipo), in tale situazione la fattispecie complessa da cui scaturisce il diritto di proprietà a

vantaggio dell'acquirente si realizza. Il 2° comma dell'art. 1153 dice che la proprietà si

acquista libera dai diritti altrui sulla cosa: tale articolo osservato nella logica della situazione

dell'usucapione implica che il possesso debba avere caratteristiche tali da escludere l'esistenza

di ulteriori diritti reali. Il 2° comma nel dirci che “Nello stesso modo si acquistano i diritti di

usufrutto, di uso e di pegno“ amplia il discorso. Quindi questo articolo è determinante

nell'ambito degli acquisti a titolo originario perché la situazione acquisitiva che si realizza a

vantaggio dell'acquirente è indipendente dal diritto di proprietà che spetta al soggetto, non

solo, ma è anche indifferente alle ulteriori limitazioni del diritto di proprietà sulla base del 2°

comma a meno che non ci siano ragioni che sussistano dal titolo o non vi sia la buona fede da

parte dell'acquirente. Questo è il senso di particolare gravità nel determinare le vicende in

ordine alla circolazione. Le vicende in ordine alla circolazione prevalgono da un punto di

vista di situazioni normative che determinano l'acquisto del diritto di proprietà, sono

situazioni normative che possono dipendere certamente dalla legittimità di un contratto di

compravendita ma che possono anche prescindere da tutto ciò. L'art. 1153 è dettato, in una

logica che tutela, prevalentemente, il fatto circolatorio più che la giuridicità del suo

compimento. Sono situazioni che determinano vicende traslative a prescindere dalla

legittimità del compimento della situazione traslativa di compravendita, purché sia parte di

una fattispecie complessa ex art. 1153, ciò è alla base del trasferimento del diritto di proprietà.

Trasferimento o, meglio, acquisto del diritto di proprietà, poiché si ha la circolazione, ma non

il trasferimento. È un acquisto a titolo originario a vantaggio dell'acquirente.

Art. 1155 Acquisto di buona fede e precedente alienazione ad altri. “Se taluno con successivi Art.  1155  cc  

contratti aliena a più persone un bene mobile, quella tra esse che ne ha acquistato in buona

fede il possesso è preferita alle altre, anche se il suo titolo è di data posteriore.” Un’altra

ipotesi è quella di cui all’art.1155 “acquisto di buona fede e precedente alienazione ad altri”;

che cosa fa questo individuo? Fa più contratti, tutti quanti con un analogo oggetto sempre

relativo ad un bene mobile. Il soggetto si comporta in maniera eticamente scorretta, attua una

condotta truffaldina, nel senso che stipula più contratti di compravendita in ordine ad uno

stesso bene, stipula un contratto con più persone avente lo stesso oggetto. La soluzione

eticamente e, sotto certi profili, corretta, quale dovrebbe essere? Che prevale la prima vendita

e che quindi prevale il primo acquisto. Non è così. La soluzione che viene dettata premia non

l'anteriorità della stipulazione del contratto di compravendita, né l'anteriorità dell'acquisto del

bene, né tanto meno l'anteriorità del consenso perché non è dettata nella logica dell'art. 1376,

ma per la quale è favorita la parte che ne ha acquistato in buona fede il possesso, anche se il

suo titolo è di data posteriore. Quindi determina la vicenda di carattere circolatorio non la data

della stipulazione del contratto, ma il momento dell'acquisizione del possesso e della buona

fede, quindi l'art. 1155 risolve un problema che nella logica dell'art. 1376 non aveva nessuna

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possibilità di nascere perché l'art. 1376 è dettato nella logica del consenso contrattuale; se il

consenso contrattuale ha un valore è il momento in cui si raggiunge questo tipo di operazione

che dovrebbe determinare gli effetti di carattere traslativo, viceversa non è così; l'art. 1155

immagina un problema che l'art. 1376, non avrebbe dato luogo a configurarsi, in ordine alla

necessità di valutare tra varie posizioni di acquisto, un conflitto tra le stesse e sciogliere il

dilemma di questo tipo di operazione apparente, che non sussiste in linea di fatto, ma che

sussiste in virtù della regola giuridica dettata dall'art. 1155 a vantaggio del possessore in

buona fede. Quando si ragiona in questa maniera, ci si pone più realisticamente nella necessità

di valutare i problemi giuridici che scaturiscono dall'esistenza di questo complesso di norme.

Certamente vi è la compravendita che è alla base, ma non è la sola alla logica dell'art. 1376.

Vi è dell'altro. Valutiamo l'usucapione. Art. 1158 Usucapione dei beni immobili e dei diritti Usucapioni  

reali immobiliari. “La proprietà dei beni immobili e gli altri diritti reali di godimento sui beni speciali  

medesimi si acquistano in virtù del possesso continuato per venti anni.” Art.1158, questa è la

situazione che costituisce uno dei modi di acquisto a titolo originario. Nell'ambito della

disciplina che viene dettata in ordine all'usucapione, ci sono tutta una serie di situazioni che

prevedono termini diversi in presenza di situazioni particolari. Art.1159. Usucapione

decennale. “Colui che acquista in buona fede da chi non è proprietario un immobile, in forza

di un titolo che sia idoneo a trasferire la proprietà e che sia stato debitamente trascritto, ne

compie l'usucapione in suo favore col decorso di dieci anni dalla data della trascrizione.” La

stessa disposizione si applica nel caso di acquisto degli altri diritti reali di godimento sopra un

immobile. Il soggetto acquista in buona fede, la buona fede quindi è richiesta nel momento

della stipulazione del contratto, che sarà stato debitamente trascritto, ne compie l'usucapione:

qui si ha la stipulazione di un contratto, la buona fede è richiesta nel momento in cui viene

stipulato il contratto, nel momento in cui esso è concluso, non nel momento in cui viene

trascritto; una cosa è la stipulazione, un'altra la trascrizione. Nulla esclude che ci possa essere

un'ipotesi in cui nel periodo di tempo che intercorre tra la stipulazione del contratto e la

trascrizione, il compratore venga a sapere del difetto di proprietà in ordine alla titolarità dei

beni, ma la buona fede rileva nel momento in cui è stato concluso il contratto, nel momento

della stipulazione; la stipulazione in buona fede del contratto di acquisto di un bene immobile,

nella sostanza costituisce titolo idoneo a trascrivere. E attraverso la stipulazione quindi di un

contratto di questo tipo, si ha il presupposto per potersi avere l'usucapione, quindi possesso

continuato del bene per un periodo di tempo di dieci anni, in quell'ambito di ipotesi, questa

operazione di carattere acquisitivo, accompagnata dalla buona fede e dalla trascrizione,

costituisce uno degli elementi complessi da cui scaturisce il diritto di proprietà in testa

all'acquirente. Si ha poi un'altra ipotesi, l’art. 1159 bis, di carattere particolare, poi si hanno

altre situazioni come l'usucapione di un'universalità di beni mobili ex art. 1161

sull’usucapione di beni mobili e così via.

Vi è una norma fondamentale, l'art. 2644. È una norma che appartiene alla disciplina in Art.  2644  cc  

materia di trascrizione: la trascrizione è un momento fondamentale per il realizzarsi della

fattispecie acquisitiva. L’articolo 2643 offre un'elencazione dei cd. atti soggetti a trascrizione

quindi la compravendita etc. C'è un articolo che apre le porte alla trattazione di una situazione

di carattere particolare, ovvero gli effetti della trascrizione. La trascrizione è un meccanismo

che deve essere realizzato, ma perché? Quali sono gli effetti che scaturiscono dal meccanismo

della trascrizione? Un contratto di compravendita, in virtù dell'art. 1376, parrebbe dare vita

all'effetto traslativo, in virtù del consenso, poiché è solo il consenso che determina il

trasferimento sulla base di tale articolo (quando siamo in presenza di beni mobili abbiamo

visto che le cose si complicano), ma la trascrizione perché è necessaria? I suoi effetti in ordine

a determinate categorie di atti, risultano leggendo l’art.2644: Effetti della Trascrizione “Gli

atti enunciati nell'articolo precedente non hanno effetto riguardo ai terzi che a qualunque

titolo hanno acquistato diritti sugli immobili in base a un atto trascritto o iscritto

anteriormente alla trascrizione degli atti medesimi. Seguita la trascrizione, non può avere

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AUTORE

Atreyu

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Civile, tenute nell'anno accademico dal Prof. Giovanni Furgiuele nell'anno accademico 2011.
Il documento affronta il tema dell'acquisto di proprietà a titolo derivativo e analizza i seguenti istituti: vendita di cosa futura, vendita di cosa altrui, risoluzione per inadempimento, risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta, usucapioni speciali.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Furgiuele Giovanni.

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