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N. 10333/2008 REG.RIC. Page 5 of 13

indiscriminato ai contenuti della proposta progettuale presentata

dalla medesima ricorrente.

Si riporta, poi, alla nozione di “know how” contenuta negli artt. 98 e

99 del d. lgs. 10.2.2005, n, 30 onde individuare i limiti all’accesso,

trattandosi, nella specie, di informazioni relative a procedimenti di

sviluppo di tecnologie specialistiche, la cui conoscenza è riservata.

Con un unico ed articolato motivo deduce:

1. violazione dell’art. 3 della legge n, 241 del 1990 per carenza di

motivazione, nonché dell’art. 24 della stessa legge in relazione agli

artt. 98 e 99 del d. lgs. n. 30 del 2005 – eccesso di potere sotto

molteplici profili.

La Commissione per l’accesso ha, infatti, espresso il proprio parere

in modo del tutto generico e senza un’adeguata istruttoria, mentre ha

rimesso al Ministero una valutazione sostanziale delle richieste

inoltrate dalla controinteressata Sorgenia, senza tener conto che

l’Enel Trade si è premurata, con nota del 23 luglio 2008, reiterata in

data 14.10.2008, di specificare le ragioni per sottrarre all’accesso due

documenti contenenti parti significative del “know-how” aziendale

nonché i risultati del lavoro condotto da propri consulenti. Si tratta

dei seguenti documenti: Campo Marengo – Progetto preliminare di

Stoccaggio di gas naturale Executive Summary – 3 settembre 2007 e

del progetto preliminare di stoccaggio nel campo di Romanengo –

Agosto 2007. l’Amministrazione, tuttavia, non ha tenuto conto delle

ragioni addotte dalla ricorrente.

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Quanto al merito del parere viene osservato che oggetto della

selezione era la comparazione di progetti ben distinti tra loro, in

particolare con riferimento ai livelli geologici, oggetto di attenta

valutazione da parte dell’UNMIG di Bologna e del CIRM. Sottolinea

parte ricorrente che le diversità progettuali sono il risultato delle

diverse conoscenze ed esperienze dei tecnici di ciascuna società

partecipante alla selezione, con la conseguenza che il progetto della

Enel Trade presenta peculiarità che costituiscono il “know-how”

specifico non assoggettabile all’accesso da parte di soggetti terzi. In

caso contrario si consentirebbe a terzi di appropriarsi di conoscenze

tecniche da riutilizzare in eventuali prossime selezioni.

In conclusione, aggiunge parte ricorrente, che le informazioni

relative al progetto Enel Trade oggetto di accesso non risultano

assolutamente necessarie per consentire la difesa in giudizio della

società Sorgenia, avendo il solo effetto di divulgare conoscenze

ottenute tramite il lavoro dei propri esperti e protette ai sensi di

legge. Gli artt. 98 e 99 del d. lgs. 10.2.2005, n. 30 specificano la

portata del “know-how” che può sostanziarsi in quei procedimenti di

sviluppo di tecnologie specialistiche la cui conoscenza è riservata alla

stessa società e che abbiano un valore economico.

Ha spiegato intervento ad adiuvandum la F21 (Fondi Italiani per le

Infrastrutture SGR), la quale – in forza di un memorandum of

understanding finalizzato a valutare ed implementare progetti

congiunti nel settore dello stoccaggio del gas in Italia – ha acquistato

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da Ener Trade il 49% di Enel Stoccaggi (costituita da Enel Trade il

19.9.2008 per porre in essere l’operazione de qua) per un importo di

6,2 milioni di euro. Il valore di acquisito di codesta Società è

rappresentato essenzialmente dalla perfezionanda concessione di

stoccaggio di Romanengo e dal “know-how” conferito alla predetta

da Enel, che sono posti a rischio sia dal ricorso della Sorgenia sia

dalla conoscenza e, quindi, acquisizione, del “know-how” attraverso

l’accesso.

All’Udienza pubblica del 25 giugno 2009 la causa è stata trattenuta in

decisione. DIRITTO

Il ricorso merita accoglimento.

Come più diffusamente esposto in fatto, oggetto dell’impugnativa è il

provvedimento con cui il Ministero dello Sviluppo Economico,

nell’ambito di un procedimento selettivo per il rilascio della

concessione di stoccaggio di gas naturale relativa al giacimento in

coltivazione di Romanengo, ha assentito alla Società Sorgenia S.p.a.

l’accesso ad atti, finora esclusi, inerenti il progetto presentato,

nell’ambito della predetta procedura selettiva, dalla ricorrente ENEL

Trade S.p.a..

Giova premettere che la Società Sorgenia ha ottenuto un primo

accesso agli atti della procedura, da cui sono stati sottratti, a richiesta

di Enel Trade, quei documenti che presentavano dati sensibili,

ritenuti dall’odierna ricorrente non divulgabili, in quanto contenenti

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informazioni tecnico/commerciali relative al progetto selezionato

dall’Amministrazione.

La Sorgenia ha impugnato il predetto accesso parziale, rivendicando

il diritto alla piena conoscenza dei contenuti del progetto di Enel

Trade selezionato. A seguito di tale impugnativa, l’Amministrazione

ha richiesto parere alla Commissione per l’accesso ai documenti

amministrativi presso la Presidenza del consiglio dei Ministri e, in

base a tale parere, ha inteso garantire il diritto di accesso anche alla

documentazione finora esclusa di tutte le Società che hanno

partecipato alla selezione, malgrado la ricorrente, con nota del 14

ottobre 2008 avesse ribadito sostanzialmente un interesse non

generico che giustificava il diniego di accesso indiscriminato dei

soggetti concorrenti, depositando, nel contempo, un documento che

poteva essere oggetto di conoscenza da parte delle altre Società, fatta

eccezione per alcune parti contenenti dati sensibili.

Ciò premesso, il Collegio condivide le deduzioni di parte ricorrente

finalizzate a garantire l’esigenza di riservatezza relativamente a beni

specifici riconosciuti e tutelati anche da altre norme (come il “know-

how” industriale) a fronte di un diritto di acceso indiscriminato.

E’ noto che la partecipazione ad una gara comporta che l’offerta

tecnico progettuale presentata fuoriesca dalla sfera di dominio

riservato dell’impresa per porsi sul piano della valutazione

comparativa rispetto alle offerte presentate da altri concorrenti, con

la conseguenza che la società non aggiudicataria ha interesse ad

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accedere alla documentazione afferente le offerte presentate per la

tutela dei propri interessi (Cons. Stato, ez. IV, n. 4078 del 2002).

Sussiste, tuttavia, il problema di stabilire se il diritto alla riservatezza

dei terzi costituisca o meno un ostacolo all’esercizio del diritto di

accesso ai documenti amministrativi. Questo problema, come è noto,

è stato risolto dall’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato e dalla

successiva giurisprudenza nel senso che l’interesse alla riservatezza,

tutelato dalla normativa mediante una limitazione del diritto di

accesso, recede quando l’accesso stesso sia esercitato per la difesa di

un interesse giuridico, nei limiti in cui esso è necessario alla difesa di

quell’interesse.

Ciò non di meno, va osservato che le disposizioni in materia di

accesso sono finalizzate a coniugare la ratio dell’istituto, quale

elemento di trasparenza e garanzia dell’imparzialità

dell’amministrazione, con il bilanciamento da effettuare rispetto ad

interessi contrapposti e, più in particolare, a quelli dei soggetti

“individuati o facilmente individuabili” che dall’esercizio dell’accesso

vedrebbero compromesso il loro diritto alla riservatezza (art. 22,

comma 1, lett. c, della legge n. 241 del 1990).

Ed invero, il successivo art. 24 della medesima legge disciplina i casi

di esclusione dal diritto di accesso ed al comma 6 prevede ipotesi di

possibile sottrazione all’accesso in via regolamentare e fra queste, al

punto d), quelle che riguardano “la vita privata di persone fisiche,

persone giuridiche, gruppi, imprese e associazioni, con particolare

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riferimento agli interessi..…industriali e commerciali di cui siano in

concreto titolari, ancorché i relativi dati siano forniti

all’amministrazione dagli stessi soggetti cui si riferiscono”.

Ora, nel caso di specie, ciò che la ricorrente vorrebbe sottrarre

all’accesso riguarda dati che attengono al c.d. “know-how”

industriale, vale a dire a quella esperienza tecnico-industriale, frutto

di sviluppo di tecnologie specialistiche che devono rimanere

nell’ambito del legittimo detentore e rimanere sottratte alla

conoscenza altrui, poiché, in caso contrario, ciò si tradurrebbe in un

chiaro vantaggio illecito.

Del resto la comparazione dei progetti delle singole società

partecipanti è stato oggetto di valutazione da parte degli Organi a ciò

preposti, che hanno dovuto tener conto della razionalità di ciascun

progetto in rapporto agli investimenti previsti ed al metodo proposto

da ciascuna impresa per garantire il massimo riutilizzo dei giacimenti

per lo stoccaggio, sicché la diversità dei progetti emerge in

particolare con riferimento ai livelli geologici ritenuti idonei ed alle

prestazioni di stoccaggio. Ciò determina diversità di conoscenze ed

esperienze di ciascuna società, che costituiscono il patrimonio

tecnico specifico dell’impresa ricorrente, non assoggettabile

all’accesso di soggetti terzi.

Non è da sottovalutare, in proposito, il giudizio formulato al termine

dell’istruttoria sia da parte dell’UNMIG che della CIRM, laddove

viene posto in evidenza che il progetto della Sorgenia appare

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“minimale rispetto alle potenzialità del giacimento di Romanengo e

rispetto ai progetti presentati dagli altri concorrenti “ e tale giudizio è

stato espresso su una base oggettiva di dati tecnici del progetto

Sorgenia. La CIRM, invero, ha condiviso il parere istruttorio tecnico

dell’UNMIG del 7 maggio 2008, rilevando che “il progetto della

Sorgenia si differenzia molto dagli altri due per i livelli considerati e

per le diverse prestazioni di stoccaggio (valore di working gas

previsto da Sorgenia 90 MSm).

Essendo tale il giudizio degli Organi tecnici dell’Amministrazione

con riferimento al contenuto “minimale” del progetto della Sorgenia,

è ragionevole ritenere che esso non sia stato neppure comparato su

elementi specifici, perché carenti, con i progetti presentati dalle altre

concorrenti.

Può, quindi, osservarsi, in armonia con la prevalente giurisprudenza,

che in presenza di un contrapposto diritto alla riservatezza, come nel

caso di specie, relativo a beni della vita tutelati da altre norme

dell’ordinamento, come il “know-how” industriale, il diritto di

accesso ha ottenuto riconoscimento nella forma attenuata della

visione degli atti solo in relazione a quelli la cui conoscenza è

necessaria per curare o per difendere gli interessi giuridici del

richiedente.

All’Impresa controinteressata è stata quindi garantita la possibilità di

curare i propri interessi giuridici mediante l’accesso agli atti già

ottenuto.

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A sostegno di quanto sinora detto, non è fuor di luogo il riferimento

all’art. 13 del decreto legislativo n. 163 del 2006 applicabile nel

campo dei contratti pubblici, i cui principi per analogia possono

essere utilmente richiamati anche nella fattispecie all’esame.

Detta disposizione costituisce una sorta di microsistema normativo

pur all’interno della cornice delle regole generali in materia di accesso

dettate dalla legge n. 241 del 1990 ed introduce particolari limiti

oggettivi e soggettivi all’accessibilità degli atti concernenti le

procedure di affidamento dei contratti pubblici.

In sostanza, dal combinato disposto dei commi 5 e 6 della

menzionata disposizione deriva che non è consentito esercitare

l’accesso alla documentazione posta a corredo dell’offerta selezionata

ove l’impresa aggiudicataria abbia dichiarato che sussistano esigenze

di tutela del segreto tecnico o commerciale ed il richiedente non

abbia dimostrato la concreta necessità di utilizzare tale

documentazione in uno specifico giudizio.

Ed è ciò che si è verificato nella vicenda in esame, laddove la Società

ricorrente ha dichiarato e dimostrato l’esigenza di sottrarre

all’accesso determinate parti del progetto selezionato e la richiedente

ha prospettato vaghe esigenze di tutela dei propri interessi.

Per le argomentazioni che precedono, il ricorso deve essere accolto,

con conseguente annullamento dell’atto impugnato, con cui è stato

assentito l’accesso ad atti in precedenza esclusi.

Quanto alle spese, le stesse possono essere integralmente

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compensate fra le parti in causa.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sez. III Ter,

definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo accoglie e,

per l’effetto, annulla gli atti impugnati.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità

amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 25 giugno

2009 con l'intervento dei Magistrati:

Italo Riggio, Presidente

Maria Luisa De Leoni, Consigliere, Estensore

Giulia Ferrari, Consigliere

L'ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 03/08/2009

(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)

IL SEGRETARIO

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N. 01724/2010 REG.SEN.

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R E P U B B L I C A I T A L I A N A

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria

Sezione Staccata di Reggio Calabria

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 496 del 2010, proposto da:

Daniela Cormaci, rappresentata e difesa dall'avv. Marco Irali, con

domicilio eletto presso Marco Irali in Reggio Calabria, via Mattia

Preti N.1; contro

Comune di Reggio di Calabria in persona del Sindaco pro tempore;

per l’accesso

agli atti concernenti la depurazione delle acque dell’utenza idrica della

parte ricorrente, in applicazione del Decreto Leg.vo n. 195/2005 in

materia di informazione ambientale.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

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Relatore nella camera di consiglio del giorno 17 novembre 2010 il

dott. Ettore Leotta e uditi per le parti i difensori come specificato nel

verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

La Sig.ra Daniela Cormaci ha stipulato con il Comune di Reggio

Calabria un contratto di somministrazione d’acqua potabile, relativo

all’utenza idrica n. 904100, ubicata in Reggio Calabria, Via Francesco

Baracca n. 27.

Il canone ha previsto, oltre al pagamento dell’acqua potabile, ulteriori

voci, tra cui quella inerente la depurazione.

Con istanza depositata il 26 maggio 2010 l’interessata ha chiesto di

accedere agli atti relativi alla propria utenza idrica, al fine di accertare

la funzionalità e/o assenza degli impianti di depurazione a partire

dall’anno 2001 fino all’anno 2010, invocando la sentenza della Corte

Costituzionale n. 335 dell’8 ottobre 2008 (con la quale è stata

dichiarata la parziale illegittimità costituzionale dell’art. 14, comma 1,

della L. 5 gennaio 1994, n. 36 e dell’art. 155, comma 1, primo

periodo, del Decreto Leg.vo 3 aprile 2006, n. 152).

Il Comune intimato non ha fornito alcuna informazione al riguardo.

Con ricorso notificato il 19 luglio 2010, depositato il 13 agosto 2010,

l’interessata ha adito questo Tribunale, chiedendo che sia ordinato al

Comune di Reggio Calabria di esibire le informazioni ed i documenti

richiesti.

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Alla Camera di consiglio del 17 novembre 2010 la causa è passata in

decisione.

2) Il ricorso è fondato.

Come già statuito con sentenza 3 novembre 2009 n. 818 di questo

Tribunale, l'art. 3 del D.L.vo 19 agosto 2005 n. 195, con il quale è

stata data attuazione alla Direttiva 2003/4/CE sull'accesso del

pubblico all'informazione ambientale, ha introdotto, come prima

aveva fatto il D.L. vo 24 febbraio 1997 n. 39 (abrogato dall'art. 12 del

cit. D.L.vo n. 39 del 1997), una fattispecie speciale di accesso in

materia ambientale, che si connota, rispetto a quella generale prevista

nella L n. 241 del 1990, per due particolarità:

- l'estensione del novero dei soggetti legittimati all'accesso;

- il contenuto delle cognizioni accessibili.

Sotto il primo profilo, l'art. 3 del D.L. vo n. 195/2005 chiarisce che

le informazioni ambientali spettano a chiunque le richieda, senza

necessità, in deroga alla disciplina generale sull'accesso ai documenti

amministrativi, di dimostrare un suo particolare e qualificato

interesse.

Quanto al secondo aspetto, la medesima disposizione estende il

contenuto delle notizie accessibili alle «informazioni ambientali» (che

implicano anche un'attività elaborativa da parte dell'Amministrazione

debitrice delle comunicazioni richieste), assicurando, così, al

richiedente una tutela più ampia di quella garantita dall'art. 22 L. n.

241 del 1990, oggettivamente circoscritta ai soli documenti

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amministrativi già formati e nella disponibilità dell'Amministrazione.

Detta disciplina speciale della libertà d'accesso alle informazioni

ambientali risulta, quindi, preordinata, in coerenza con le finalità

della direttiva comunitaria di cui costituisce attuazione, a garantire la

massima trasparenza sulla situazione ambientale e a consentire un

controllo diffuso sulla qualità ambientale.

Tale esigenza viene, in particolare, realizzata mediante la deliberata

eliminazione, resa palese dal tenore letterale dell'art. 3, di ogni

ostacolo, soggettivo od oggettivo, al completo ed esauriente accesso

alle informazioni sullo stato dell'ambiente.

Così precisati gli estremi ed il contenuto del diritto di accesso in

materia ambientale, risulta agevole concludere che ogni indebita

limitazione, per via ermeneutica, della legittimazione a pretendere

l'accesso alle informazioni ambientali risulta preclusa sia dal tenore

letterale della disposizione, sia dalla sua finalità. (così anche T.A.R.

Lazio Roma, sez. III, 28 giugno 2006 , n. 5272).

Ciò posto, non vi è alcun elemento per escludere le informazioni

richieste dal novero di quelle ambientali, così come nessuna

valutazione in tema di interesse e, conseguentemente di

legittimazione attiva, osta all’accoglimento dell’istanza.

Stimasi equo disporre l’integrale compensazione tra le parti delle

spese e degli onorari del giudizio, tenuto conto della serialità del

ricorso. P.Q.M.

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Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria Sezione

Staccata di Reggio Calabria

accoglie il ricorso in epigrafe e, per l’effetto, ordina al Comune

intimato di fornire alla parte ricorrente le informazioni ed i

documenti richiesti.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità

amministrativa.

Così deciso in Reggio Calabria nella camera di consiglio del giorno

17 novembre 2010 con l'intervento dei magistrati:

Ettore Leotta, Presidente, Estensore

Giuseppe Caruso, Consigliere

Caterina Criscenti, Consigliere

IL PRESIDENTE, ESTENSORE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 16/12/2010

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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N. 00024/2010 REG.DEC.

N. 05581/2009 REG.RIC.

R E P U B B L I C A I T A L I A N A

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)

ha pronunciato la presente

DECISIONE

Sul ricorso numero di registro generale 5581 del 2009, proposto da:

Silp - Sindacato Italiano Lavoratori di Polizia per la Cgil, Segreteria

Provinciale di Genova, rappresentato e difeso dall'avv. Matteo

Repetti, con domicilio eletto presso Maria Carla Vecchi in Roma,

viale Giulio Cesare, 118; contro

Ministero dell'Interno, in persona del Ministro pro-tempore,

rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato e presso

quest’ultima domiciliato per legge in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per

la riforma

della sentenza del T.A.R. LIGURIA , SEZIONE II, 3 aprile 2009, n.

585.

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Visto il ricorso in appello con i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'Interno;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore, nella camera di consiglio del giorno 31 luglio 2009, il

Consigliere Fabio Taormina e uditi per le parti gli avvocati come da

verbale d’udienza;

Ritenuto e considerato, in fatto e diritto, quanto segue:

FATTO

Con l'impugnata sentenza il Tar della Liguria ha respinto il ricorso di

primo grado proposto dalla odierna parte appellante e finalizzato ad

ottenere l’accertamento del proprio diritto all’accesso ai documenti di

cui alla istanza presentata il 15 dicembre 2008.

Tale richiesta era stata avanzata dalla qui appellante associazione

sindacale in relazione alla circostanza che il poligono di tiro esistente

presso al Caserma della P.S. “Ilardi” di Genova era ormai chiuso da

tre anni per la necessità di svolgere lavori di adeguamento alla

normativa vigente. Stante il protrarsi dei lavori, era stato chiesto di

ottenere dall’appellata amministrazione copia degli atti adottati per

l’affidamento dei lavori di adeguamento e/o manutenzione del

Poligono (in particolare: nome dell’impresa e il termine previsto per

la conclusione dei lavori, copia di tutti gli atti relativi alla interruzione

dei lavori e gli eventuali provvedimenti adottati successivamente,

nonché lo stato del procedimento relativo alla riapertura del

poligono di tiro).

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L’odierna parte appellante aveva impugnato il provvedimento

reiettivo, sostenendo che sussisteva l’interesse del sindacato a

conoscere i documenti richiesti atteso che gli stessi hanno attinenza

alla propria attività in quanto si riverberano direttamente sulle

modalità di svolgimento delle esercitazioni di tiro degli appartenenti

alla Polizia di Stato di Genova.

I primi Giudici hanno respinto il ricorso rilevando che i documenti

di cui alla richiesta di accesso non erano collegati direttamente ad una

situazione giuridicamente tutelata propria del sindacato e neppure ad

una situazione propria degli iscritti al sindacato stesso.

In particolare, è stato osservato dal Tar che il collegamento tra il

ritardo nella conclusione dei lavori nella caserma “Ilardi” e la

sicurezza dei lavoratori della polizia appariva indiretto.

Si sosteneva infatti, nel ricorso di primo grado, che la necessità di

recarsi fuori Genova per l’espletamento delle esercitazioni di tiro

limitasse la possibilità degli appartenenti alla Polizia di Stato di potere

accedere alle esercitazioni: i primi Giudici hanno rilevato che tale

conseguenza, ove anche fondata, dipendeva dall’amministrazione che

non organizzava con sufficiente frequenza le trasferte per le

esercitazioni.

Secondo il Tar della Liguria, (pur sconoscendosi esistenza e

contenuto della normativa interna relativa al numero e alla frequenza

delle esercitazioni di tiro) la chiusura del poligono non influiva

negativamente sulla possibilità che il sindacato aveva di fare valere

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l’eventuale inosservanza, da parte dell’amministrazione, della relativa

normativa: la conoscenza delle cause del ritardo, inoltre, non influiva

sulla possibilità per l’associazione sindacale di fare valere i diritti degli

iscritti e neppure consentiva all’associazione una più agevole tutela

degli stessi.

Anche il versante relativo alla prospettazione secondo cui la necessità

di recarsi fuori Genova comportava l’espletamento di trasferte anche

pericolose (con possibilità di incidenti stradali) non appariva

decisivo: l’incidenza causale della chiusura del poligono sulla

possibilità di incidenti durante le trasferte era solo indiretta in quanto

tali incidenti, quando non accidentali, derivavano dal mancato

rispetto durante la trasferta delle normativa sulla sicurezza stradale e

non certo dalla chiusura del poligono: il sindacato potrebbe

interloquire sulle modalità di effettuazione delle trasferte ma non già

non sulle vicende relative all’appalto dei lavori.

Conclusivamente, ha osservato il Tar, la richiesta di accesso per cui è

causa configurava un tentativo di controllo generalizzato sull’operato

della amministrazione e meritava pertanto di essere disattesa.

Avverso detta decisione ha proposto un articolato appello l’

originaria parte ricorrente chiedendo l’annullamento della decisione

appellata, in quanto contraddittoria ed erronea.

L’appellante sindacato ha sottolineato che si è in presenza di un

interesse tutelato che pertiene sia alla formazione sociale, che ai

propri iscritti, che alla intera collettività: l’addestramento all’uso delle

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armi degli operatori di polizia, infatti, costituisce precipuo interesse

della collettività, integrando momento fondamentale per garantire

che i medesimi maneggino le armi con padronanza ed evitando

inutili rischi.

La irragionevolezza di costringere gli operatori a lunghe e costose

trasferte è evidente; i lavori di adeguamento del poligono erano stati

disposti su specifica segnalazione del sindacato odierno appellante ed

avevano formato oggetto di accordo con le organizzazioni sindacali:

erroneamente si era escluso da parte dei primi Giudici che il

sindacato non avesse legittimazione.

Sotto altro profilo, nessun apprezzabile interesse poteva essere

sotteso alla mancata ostensione degli atti.

L’ appellata amministrazione si è costituita nell’odierno giudizio non

depositando difese scritte. DIRITTO

L’appello è infondato.

Ritiene il Collegio di condividere la ricostruzione sistematica secondo

cui “quale che sia la natura del diritto d' accesso lo stesso è

strumentale rispetto alla protezione di un'ulteriore o sottesa

situazione soggettiva che non necessariamente è di interesse

legittimo o di diritto soggettivo, ma che può avere la consistenza di

un interesse collettivo o diffuso o di un interesse semplice o di

fatto” (Consiglio Stato , sez. V, 10 agosto 2007, n. 4411).

Tale posizione giuridica attiva, tuttavia, in qualsiasi modo la si voglia

http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Consiglio%20di%20Stato/Sezi... 21/03/2011

N. 05581/2009 REG.RIC. Page 6 of 13

qualificare, deve sussistere affinchè la pretesa all’accesso agli atti

possa trovare protezione.

E ciò vale laddove l’istante agisca in proprio, ma anche allorchè la

richiesta (congiunta od isolata) venga articolata da associazioni

esponenziali.

Non sussistono elementi per discostarsi dall’orientamento in passato

espresso dalla Sezione secondo cui “il diritto di accesso non si

configura mai come un'azione popolare (fatta eccezione per il

peculiare settore dell' accesso ambientale), ma postula sempre un

accertamento concreto dell'esistenza di un interesse differenziato

della parte che richiede i documenti. La titolarità (o la

rappresentatività) degli interessi diffusi non giustifica un

generalizzato e pluricomprensivo diritto alla conoscenza di tutti i

documenti riferiti all'attività di un gestore del servizio e non collegati

alla prestazione dei servizi all'utenza, ma solo al più limitato diritto

alla conoscenza di atti, relativi a servizi rivolti ai consumatori, che

incidono in via diretta e immediata, e non in via meramente ipotetica

e riflessa, sugli interessi dei consumatori.” (Consiglio Stato , sez. VI,

10 febbraio 2006, n. 555).

Anche in materia di “accesso ambientale”, peraltro, (laddove

maggiormente si è assistito ad una dilatazione, in primis legislativa,

del concetto di interesse sotteso all’accesso), si è avuto modo di

sottolineare in senso definitorio che “la domanda di accesso alle

informazioni ambientali può consistere anche in una generica

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N. 05581/2009 REG.RIC. Page 7 of 13

richiesta di informazioni sulle condizioni di un determinato contesto

ambientale, a condizione che questo sia specificato e che la richiesta

non sia mirata ad un mero sindacato ispettivo sull'attività del

comune.”(Consiglio Stato , sez. VI, 16 febbraio 2007, n. 668, e n.

555 del 10.2.2006).

Con particolare riferimento alla legittimazione attiva delle

organizzazioni sindacali, è stato condivisibilmente rilevato che

“l'organizzazione sindacale può essere titolare di un interesse

giuridicamente rilevante all'accesso di atti e documenti

amministrativi, sia in relazione alla posizione di singoli iscritti, con

necessaria esclusione di ogni ipotesi di pur potenziale conflitto di

interessi, sia in relazione a un interesse proprio dell'organizzazione, il

quale sia rapportabile - secondo la terminologia giuslavoristica - a

una posizione di parte del conflitto collettivo che intercorre

istituzionalmente tra sindacato e datore di lavoro e quindi, nel settore

pubblico, tra sindacato e amministrazione che agisca nella veste di

datore di lavoro.” (Consiglio Stato , sez. IV, 30 dicembre 2003, n.

9158)

A tal proposito, invero, in passato è stato affermato dalla Sezione

che il principio della trasparenza amministrativa accolto dal nostro

ordinamento non è affatto assoluto e incondizionato, ma subisce

alcuni temperamenti, basati, fra l'altro, sulla limitazione dei soggetti

attivi del diritto di accesso. La posizione legittimante l'accesso è

costituita da una situazione giuridicamente rilevante (comprensiva

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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa riporta i temi trattati nella lezione del 23 marzo 2011 nell'ambito del corso di preparazione agli esami di Diritto Amministrativo I e II svolti dalla Dott. ssa Alessandra Battaglia.
Nel documento è affrontato il tema del diritto all'accesso dei documenti amministrativi; si riportano gli artt. 22-23-24-25-26 e 27 della legge 241/90 , gli artt. 3,4,5,6,7 del d.lgs. 195/05 e l'art. 43 del d.lgs. 267/00, tutti corredati dai commenti della giurisprudenza.
Successivamente sono riportate tre sentenze del giudice amministrativo che affrontano lo stesso argomento.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (PALERMO, ROMA)
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Amministrativo I-II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Maria SS. Assunta - Lumsa o del prof Battaglia Alessandra.

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