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6. Nel caso di richiesta d'accesso concernente i fattori di cui all'articolo 2,

comma 1, lettera a), numero 2), l'autorità pubblica indica al richiedente, se

da questi espressamente richiesto, dove possono essere reperite, se

disponibili, le informazioni relative al procedimento di misurazione, ivi

compresi i metodi d'analisi, di prelievo di campioni e di preparazione degli

stessi, utilizzato per raccogliere l'informazione ovvero fa riferimento alla

metodologia normalizzata utilizzata.

7. L'autorità pubblica mantiene l'informazione ambientale detenuta in forme

o formati facilmente riproducibili e, per quanto possibile, consultabili tramite

reti di telecomunicazione informatica o altri mezzi elettronici.

4. Cataloghi e punti d'informazione.

1. Al fine di fornire al pubblico tutte le notizie utili al reperimento

dell'informazione ambientale, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore

del presente decreto, l'autorità pubblica istituisce e aggiorna almeno

annualmente appositi cataloghi pubblici dell'informazione ambientale

contenenti l'elenco delle tipologie dell'informazione ambientale detenuta

ovvero si avvale degli uffici per le relazioni con il pubblico già esistenti.

2. L'autorità pubblica può evidenziare nei cataloghi di cui al comma 1 le

informazioni ambientali detenute che non possono essere diffuse al pubblico

ai sensi dell'articolo 5.

3. L'autorità pubblica informa in maniera adeguata il pubblico sul diritto di

accesso alle informazioni ambientali disciplinato dal presente decreto.

5. Casi di esclusione del diritto di accesso.

1. L'accesso all'informazione ambientale è negato nel caso in cui:

a) l'informazione richiesta non è detenuta dall'autorità pubblica alla quale

è rivolta la richiesta di accesso. In tale caso l'autorità pubblica, se conosce

quale autorità detiene l'informazione, trasmette rapidamente la richiesta a

quest'ultima e ne informa il richiedente ovvero comunica allo stesso quale

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sia l'autorità pubblica dalla quale è possibile ottenere l'informazione

richiesta;

b) la richiesta è manifestamente irragionevole avuto riguardo alle finalità

di cui all'articolo 1;

c) la richiesta è espressa in termini eccessivamente generici;

d) la richiesta concerne materiali, documenti o dati incompleti o in corso

di completamento. In tale caso, l'autorità pubblica informa il richiedente

circa l'autorità che prepara il materiale e la data approssimativa entro la

quale detto materiale sarà disponibile;

e) la richiesta riguarda comunicazioni interne, tenuto, in ogni caso, conto

dell'interesse pubblico tutelato dal diritto di accesso.

2. L'accesso all'informazione ambientale è negato quando la divulgazione

dell'informazione reca pregiudizio:

a) alla riservatezza delle deliberazioni interne delle autorità pubbliche,

secondo quanto stabilito dalle disposizioni vigenti in materia;

b) alle relazioni internazionali, all'ordine e sicurezza pubblica o alla difesa

nazionale;

c) allo svolgimento di procedimenti giudiziari o alla possibilità per

l'autorità pubblica di svolgere indagini per l'accertamento di illeciti;

d) alla riservatezza delle informazioni commerciali o industriali, secondo

quanto stabilito dalle disposizioni vigenti in materia, per la tutela di un

legittimo interesse economico e pubblico, ivi compresa la riservatezza

statistica ed il segreto fiscale, nonché ai diritti di proprietà industriale, di cui

al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30;

e) ai diritti di proprietà intellettuale;

f) alla riservatezza dei dati personali o riguardanti una persona fisica, nel

caso in cui essa non abbia acconsentito alla divulgazione dell'informazione al

pubblico, tenuto conto di quanto stabilito dal decreto legislativo 30 giugno

2003, n. 196;

g) agli interessi o alla protezione di chiunque abbia fornito di sua volontà

le informazioni richieste, in assenza di un obbligo di legge, a meno che la

persona interessata abbia acconsentito alla divulgazione delle informazioni in

questione;

h) alla tutela dell'ambiente e del paesaggio, cui si riferisce l'informazione,

come nel caso dell'ubicazione di specie rare.

3. L'autorità pubblica applica le disposizioni dei commi 1 e 2 in modo

restrittivo, effettuando, in relazione a ciascuna richiesta di accesso, una

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valutazione ponderata fra l'interesse pubblico all'informazione ambientale e

l'interesse tutelato dall'esclusione dall'accesso.

4. Nei casi di cui al comma 2, lettere a), d), f), g) e h), la richiesta di

accesso non può essere respinta qualora riguardi informazioni su emissioni

nell'ambiente.

5. Nei casi di cui al comma 1, lettere d) ed e), ed al comma 2, l'autorità

pubblica dispone un accesso parziale, a favore del richiedente, qualora sia

possibile espungere dall'informazione richiesta le informazioni escluse dal

diritto di accesso ai sensi dei citati commi 1 e 2.

6. Nei casi in cui il diritto di accesso è rifiutato in tutto o in parte, l'autorità

pubblica ne informa il richiedente per iscritto o, se richiesto, in via

informatica, entro i termini previsti all'articolo 3, comma 2, precisando i

motivi del rifiuto ed informando il richiedente della procedura di riesame

prevista all'articolo 7.

6. Tariffe.

1. L'accesso ai cataloghi previsti all'articolo 4 e l'esame presso il detentore

dell'informazione richiesta sono gratuiti, fatto salvo quanto stabilito

all'articolo 25, comma 1, della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive

modificazioni, relativamente al rilascio di copie.

2. Fermo restando quanto previsto al comma 1, l'autorità pubblica può, in

casi specifici, applicare una tariffa per rendere disponibile l'informazione

ambientale, dalla stessa determinata sulla base del costo effettivo del

servizio. In tali casi il pubblico è adeguatamente informato sulla entità della

tariffa e sulle circostanze nelle quali può essere applicata.

3. Nei casi in cui l'autorità pubblica mette a disposizione l'informazione

ambientale a titolo commerciale e l'esigenza di garantire la continuazione

della raccolta e della pubblicazione dell'informazione l'impone, può essere

prevista una tariffa calcolata sulla base del mercato. Detta tariffa è

predeterminata e pubblica.

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7. Tutela del diritto di accesso.

1. Contro le determinazioni dell'autorità pubblica concernenti il diritto di

accesso e nel caso di mancata risposta entro i termini di cui all'articolo 3,

comma 2, il richiedente può presentare ricorso in sede giurisdizionale

secondo la procedura di cui all'articolo 25, commi 5, 5-bis e 6 della legge 7

agosto 1990, n. 241, ovvero può chiedere il riesame delle suddette

determinazioni, secondo la procedura stabilita all'articolo 25, comma 4, della

stessa legge n. 241 del 1990, al difensore civico competente per territorio,

nel caso di atti delle amministrazioni comunali, provinciali e regionali, o alla

Commissione per l'accesso di cui all'articolo 27 della citata legge n. 241 del

1990, nel caso di atti delle amministrazioni centrali o periferiche dello Stato.

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Leggi d'Italia

D.Lgs. 18-8-2000 n. 267

Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali.

Pubblicato nella Gazz. Uff. 28 settembre 2000, n. 227, S.O. (commento di giurisprudenza)

43. Diritti dei consiglieri.

1. I consiglieri comunali e provinciali hanno diritto di iniziativa su ogni

questione sottoposta alla deliberazione del consiglio. Hanno inoltre il diritto

di chiedere la convocazione del consiglio secondo le modalità dettate

dall'articolo 39, comma 2, e di presentare interrogazioni e mozioni.

2. I consiglieri comunali e provinciali hanno diritto di ottenere dagli uffici,

rispettivamente, del comune e della provincia, nonché dalle loro aziende ed

enti dipendenti, tutte le notizie e le informazioni in loro possesso, utili

all'espletamento del proprio mandato. Essi sono tenuti al segreto nei casi

specificamente determinati dalla legge.

3. Il sindaco o il presidente della provincia o gli assessori da essi delegati

rispondono, entro 30 giorni, alle interrogazioni e ad ogni altra istanza di

sindacato ispettivo presentata dai consiglieri. Le modalità della

presentazione di tali atti e delle relative risposte sono disciplinate dallo

statuto e dal regolamento consiliare.

4. Lo statuto stabilisce i casi di decadenza per la mancata partecipazione alle

sedute e le relative procedure, garantendo il diritto del consigliere a far

(55)

valere le cause giustificative .

(55) Il presente articolo corrisponde all'art. 31, commi 5, 6 e 6-bis, L. 8

giugno 1990, n. 142, e all'art. 19, comma 1, L. 25 marzo 1993, n. 81, ora

abrogato.

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N. 10333/2008 REG.RIC. Page 1 of 13

N. 07797/2009 REG.SEN.

N. 10333/2008 REG.RIC.

R E P U B B L I C A I T A L I A N A

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Terza Ter)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 10333 del 2008, proposto da:

Soc. ENEL TRADE S.p.a., in persona del legale rappresentante pro-

tempore, e dalla Soc. ENEL STOCCAGGI S.r.l., in persona del

legale rappresentante pro-tempore, rappresentate e difese dall'avv.

Giuseppe De Vergottini, con domicilio eletto presso il suo studio in

Roma, via Antonio Bertoloni, n. 44;

contro

Ministero dello Sviluppo Economico, in persona del Ministro pro-

tempore, non costituito;

Presidenza del Consiglio dei Ministri, in persona del Presidente pro-

tempore;

Commissione per Accesso ai Documenti Amministrativi, in persona

del Presidente pro-tempore;

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nei confronti di

Soc. Sorgenia Spa, in persona del legale rappresentante pro-tempore,

non costituita; e con l'intervento di

ad adiuvandum:

F2i - Fondi Italiani per le Infrastrutture SGR, in persona del legale

rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso dagli avv.

Ernesto Stajano e Giovanni Caputi, con domicilio eletto presso il

primo di questi, in Roma, viale Mazzini, n. 113;

per l'annullamento

previa sospensione dell'efficacia,

della nota del Ministero dello Sviluppo Economico – Dipartimento

per la competitività – Direzione Generale per l’Energia e le Risorse

Minerarie – UNMIG Ufficio XVIII, del 4 11.2008, con cui è stato

assentito alle Società aventi interesse l’accesso ad atti finora esclusi a

partire del 24.11.2008, nonché per quanto occorra, di ogni altro atto

presupposto, antecedente o comunque connesso, anche non cognito

alla ricorrente ed in particolare del parere prot. DICA 0015067-

2.4.5.2.4 del 2.10.2008 della Presidenza del Consiglio dei Ministri –

Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi relativi alla

concessione di stoccaggio “San benedetto del Tronto e Romanengo”

formulata da Sorgenia S.p.a. e della nota ministeriale del 10.10.2008

con cui è stato trasmesso detto parere .

Visto il ricorso con i relativi allegati;

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Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 25 giugno 2009 il dott.

Maria Luisa De Leoni e uditi per le parti i difensori come specificato

nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:

FATTO

Con ricorso notificato il 21 novembre 2008 e depositato il successivo

22 novembre, la Soc. Enel Trade S.p.a. impugna la nota indicata in

epigrafe, con cui il Ministero dello Sviluppo economico ha assentito

alla Soc. Sorgenia l’accesso ad atti finora sottratti.

Espone in fatto che con avviso del 26.9.2006 il Ministero dello

Sviluppo economico ha comunicato la selezione di alcuni giacimenti

in terraferma in fase avanzata di coltivazione suscettibili di essere

tecnicamente ed economicamente adibiti a stoccaggi e dopo aver

concluso la fase di consultazione dei documenti relativi ai giacimenti

selezionati, ha fissato le modalità per la predisposizione dell’istanza

di concessione e della relativa documentazione, specificando che la

selezione delle domande sarebbe avvenuta secondo i criteri

individuati dall’art. 2, comma 10 del D.M. 26 agosto 2005.

Il progetto dalla stessa presentato è stato selezionato al fine del

rilascio della concessione di stoccaggio di gas naturale relativa al

giacimento di Romanengo, essendo stato valutato migliore di quello

depositato dalla odierna controinteressata Sorgenia e dall’altra

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concorrente .

A sua volta la Sorgenia , avverso il provvedimento di ammissione del

progetto dell’odierna ricorrente, ha proposto ricorso e contestuale

atto di accesso.

All’accesso sono stati sottratti, su richiesta dell’ENEL, quei

documenti che presentavano dati sensibili o comunque soggetti a

segreto industriale non divulgabili, poiché contenenti informazioni

tecnico/commerciali relative al progetto selezionato. La Sorgenia ha

proposto istanza istruttoria al TAR al fine di ottenere il completo

acceso agli atti, ditalché l’amministrazione ha richiesto parere alla

Commissione accessi della Presidenza del Consiglio dei Ministri e, in

base a tale parere, ha comunicato l’intenzione di garantire l’accesso

alla documentazione finora esclusa, ritenendo generiche le

motivazioni addotte ai fini della non ostensione di alcuni atti

presentate dall’ENEL.

La ricorrente censura il parere della Commissione e si riporta ad un

indirizzo giurisprudenziale che pur riconoscendo il diritto di accesso

pieno, riserva all’amministrazione l’adozione di adeguate misure di

tutela della riservatezza (cancellature, omissis..) in relazione alle

eventuali parti idonee a rivelare procedimenti industriali di carattere

riservato.

La ricorrente pone in luce la diversità sostanziale ed oggettiva dei

progetti, quello proprio e quello della controinteressata, per escludere

qualsiasi esigenza di tutela da giustificare un accesso pieno ed

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indiscriminato ai contenuti della proposta progettuale presentata

dalla medesima ricorrente.

Si riporta, poi, alla nozione di “know how” contenuta negli artt. 98 e

99 del d. lgs. 10.2.2005, n, 30 onde individuare i limiti all’accesso,

trattandosi, nella specie, di informazioni relative a procedimenti di

sviluppo di tecnologie specialistiche, la cui conoscenza è riservata.

Con un unico ed articolato motivo deduce:

1. violazione dell’art. 3 della legge n, 241 del 1990 per carenza di

motivazione, nonché dell’art. 24 della stessa legge in relazione agli

artt. 98 e 99 del d. lgs. n. 30 del 2005 – eccesso di potere sotto

molteplici profili.

La Commissione per l’accesso ha, infatti, espresso il proprio parere

in modo del tutto generico e senza un’adeguata istruttoria, mentre ha

rimesso al Ministero una valutazione sostanziale delle richieste

inoltrate dalla controinteressata Sorgenia, senza tener conto che

l’Enel Trade si è premurata, con nota del 23 luglio 2008, reiterata in

data 14.10.2008, di specificare le ragioni per sottrarre all’accesso due

documenti contenenti parti significative del “know-how” aziendale

nonché i risultati del lavoro condotto da propri consulenti. Si tratta

dei seguenti documenti: Campo Marengo – Progetto preliminare di

Stoccaggio di gas naturale Executive Summary – 3 settembre 2007 e

del progetto preliminare di stoccaggio nel campo di Romanengo –

Agosto 2007. l’Amministrazione, tuttavia, non ha tenuto conto delle

ragioni addotte dalla ricorrente.

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Quanto al merito del parere viene osservato che oggetto della

selezione era la comparazione di progetti ben distinti tra loro, in

particolare con riferimento ai livelli geologici, oggetto di attenta

valutazione da parte dell’UNMIG di Bologna e del CIRM. Sottolinea

parte ricorrente che le diversità progettuali sono il risultato delle

diverse conoscenze ed esperienze dei tecnici di ciascuna società

partecipante alla selezione, con la conseguenza che il progetto della

Enel Trade presenta peculiarità che costituiscono il “know-how”

specifico non assoggettabile all’accesso da parte di soggetti terzi. In

caso contrario si consentirebbe a terzi di appropriarsi di conoscenze

tecniche da riutilizzare in eventuali prossime selezioni.

In conclusione, aggiunge parte ricorrente, che le informazioni

relative al progetto Enel Trade oggetto di accesso non risultano

assolutamente necessarie per consentire la difesa in giudizio della

società Sorgenia, avendo il solo effetto di divulgare conoscenze

ottenute tramite il lavoro dei propri esperti e protette ai sensi di

legge. Gli artt. 98 e 99 del d. lgs. 10.2.2005, n. 30 specificano la

portata del “know-how” che può sostanziarsi in quei procedimenti di

sviluppo di tecnologie specialistiche la cui conoscenza è riservata alla

stessa società e che abbiano un valore economico.

Ha spiegato intervento ad adiuvandum la F21 (Fondi Italiani per le

Infrastrutture SGR), la quale – in forza di un memorandum of

understanding finalizzato a valutare ed implementare progetti

congiunti nel settore dello stoccaggio del gas in Italia – ha acquistato

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da Ener Trade il 49% di Enel Stoccaggi (costituita da Enel Trade il

19.9.2008 per porre in essere l’operazione de qua) per un importo di

6,2 milioni di euro. Il valore di acquisito di codesta Società è

rappresentato essenzialmente dalla perfezionanda concessione di

stoccaggio di Romanengo e dal “know-how” conferito alla predetta

da Enel, che sono posti a rischio sia dal ricorso della Sorgenia sia

dalla conoscenza e, quindi, acquisizione, del “know-how” attraverso

l’accesso.

All’Udienza pubblica del 25 giugno 2009 la causa è stata trattenuta in

decisione. DIRITTO

Il ricorso merita accoglimento.

Come più diffusamente esposto in fatto, oggetto dell’impugnativa è il

provvedimento con cui il Ministero dello Sviluppo Economico,

nell’ambito di un procedimento selettivo per il rilascio della

concessione di stoccaggio di gas naturale relativa al giacimento in

coltivazione di Romanengo, ha assentito alla Società Sorgenia S.p.a.

l’accesso ad atti, finora esclusi, inerenti il progetto presentato,

nell’ambito della predetta procedura selettiva, dalla ricorrente ENEL

Trade S.p.a..

Giova premettere che la Società Sorgenia ha ottenuto un primo

accesso agli atti della procedura, da cui sono stati sottratti, a richiesta

di Enel Trade, quei documenti che presentavano dati sensibili,

ritenuti dall’odierna ricorrente non divulgabili, in quanto contenenti

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informazioni tecnico/commerciali relative al progetto selezionato

dall’Amministrazione.

La Sorgenia ha impugnato il predetto accesso parziale, rivendicando

il diritto alla piena conoscenza dei contenuti del progetto di Enel

Trade selezionato. A seguito di tale impugnativa, l’Amministrazione

ha richiesto parere alla Commissione per l’accesso ai documenti

amministrativi presso la Presidenza del consiglio dei Ministri e, in

base a tale parere, ha inteso garantire il diritto di accesso anche alla

documentazione finora esclusa di tutte le Società che hanno

partecipato alla selezione, malgrado la ricorrente, con nota del 14

ottobre 2008 avesse ribadito sostanzialmente un interesse non

generico che giustificava il diniego di accesso indiscriminato dei

soggetti concorrenti, depositando, nel contempo, un documento che

poteva essere oggetto di conoscenza da parte delle altre Società, fatta

eccezione per alcune parti contenenti dati sensibili.

Ciò premesso, il Collegio condivide le deduzioni di parte ricorrente

finalizzate a garantire l’esigenza di riservatezza relativamente a beni

specifici riconosciuti e tutelati anche da altre norme (come il “know-

how” industriale) a fronte di un diritto di acceso indiscriminato.

E’ noto che la partecipazione ad una gara comporta che l’offerta

tecnico progettuale presentata fuoriesca dalla sfera di dominio

riservato dell’impresa per porsi sul piano della valutazione

comparativa rispetto alle offerte presentate da altri concorrenti, con

la conseguenza che la società non aggiudicataria ha interesse ad

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accedere alla documentazione afferente le offerte presentate per la

tutela dei propri interessi (Cons. Stato, ez. IV, n. 4078 del 2002).

Sussiste, tuttavia, il problema di stabilire se il diritto alla riservatezza

dei terzi costituisca o meno un ostacolo all’esercizio del diritto di

accesso ai documenti amministrativi. Questo problema, come è noto,

è stato risolto dall’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato e dalla

successiva giurisprudenza nel senso che l’interesse alla riservatezza,

tutelato dalla normativa mediante una limitazione del diritto di

accesso, recede quando l’accesso stesso sia esercitato per la difesa di

un interesse giuridico, nei limiti in cui esso è necessario alla difesa di

quell’interesse.

Ciò non di meno, va osservato che le disposizioni in materia di

accesso sono finalizzate a coniugare la ratio dell’istituto, quale

elemento di trasparenza e garanzia dell’imparzialità

dell’amministrazione, con il bilanciamento da effettuare rispetto ad

interessi contrapposti e, più in particolare, a quelli dei soggetti

“individuati o facilmente individuabili” che dall’esercizio dell’accesso

vedrebbero compromesso il loro diritto alla riservatezza (art. 22,

comma 1, lett. c, della legge n. 241 del 1990).

Ed invero, il successivo art. 24 della medesima legge disciplina i casi

di esclusione dal diritto di accesso ed al comma 6 prevede ipotesi di

possibile sottrazione all’accesso in via regolamentare e fra queste, al

punto d), quelle che riguardano “la vita privata di persone fisiche,

persone giuridiche, gruppi, imprese e associazioni, con particolare

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riferimento agli interessi..…industriali e commerciali di cui siano in

concreto titolari, ancorché i relativi dati siano forniti

all’amministrazione dagli stessi soggetti cui si riferiscono”.

Ora, nel caso di specie, ciò che la ricorrente vorrebbe sottrarre

all’accesso riguarda dati che attengono al c.d. “know-how”

industriale, vale a dire a quella esperienza tecnico-industriale, frutto

di sviluppo di tecnologie specialistiche che devono rimanere

nell’ambito del legittimo detentore e rimanere sottratte alla

conoscenza altrui, poiché, in caso contrario, ciò si tradurrebbe in un

chiaro vantaggio illecito.

Del resto la comparazione dei progetti delle singole società

partecipanti è stato oggetto di valutazione da parte degli Organi a ciò

preposti, che hanno dovuto tener conto della razionalità di ciascun

progetto in rapporto agli investimenti previsti ed al metodo proposto

da ciascuna impresa per garantire il massimo riutilizzo dei giacimenti

per lo stoccaggio, sicché la diversità dei progetti emerge in

particolare con riferimento ai livelli geologici ritenuti idonei ed alle

prestazioni di stoccaggio. Ciò determina diversità di conoscenze ed

esperienze di ciascuna società, che costituiscono il patrimonio

tecnico specifico dell’impresa ricorrente, non assoggettabile

all’accesso di soggetti terzi.

Non è da sottovalutare, in proposito, il giudizio formulato al termine

dell’istruttoria sia da parte dell’UNMIG che della CIRM, laddove

viene posto in evidenza che il progetto della Sorgenia appare

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“minimale rispetto alle potenzialità del giacimento di Romanengo e

rispetto ai progetti presentati dagli altri concorrenti “ e tale giudizio è

stato espresso su una base oggettiva di dati tecnici del progetto

Sorgenia. La CIRM, invero, ha condiviso il parere istruttorio tecnico

dell’UNMIG del 7 maggio 2008, rilevando che “il progetto della

Sorgenia si differenzia molto dagli altri due per i livelli considerati e

per le diverse prestazioni di stoccaggio (valore di working gas

previsto da Sorgenia 90 MSm).

Essendo tale il giudizio degli Organi tecnici dell’Amministrazione

con riferimento al contenuto “minimale” del progetto della Sorgenia,

è ragionevole ritenere che esso non sia stato neppure comparato su

elementi specifici, perché carenti, con i progetti presentati dalle altre

concorrenti.

Può, quindi, osservarsi, in armonia con la prevalente giurisprudenza,

che in presenza di un contrapposto diritto alla riservatezza, come nel

caso di specie, relativo a beni della vita tutelati da altre norme

dell’ordinamento, come il “know-how” industriale, il diritto di

accesso ha ottenuto riconoscimento nella forma attenuata della

visione degli atti solo in relazione a quelli la cui conoscenza è

necessaria per curare o per difendere gli interessi giuridici del

richiedente.

All’Impresa controinteressata è stata quindi garantita la possibilità di

curare i propri interessi giuridici mediante l’accesso agli atti già

ottenuto.

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A sostegno di quanto sinora detto, non è fuor di luogo il riferimento

all’art. 13 del decreto legislativo n. 163 del 2006 applicabile nel

campo dei contratti pubblici, i cui principi per analogia possono

essere utilmente richiamati anche nella fattispecie all’esame.

Detta disposizione costituisce una sorta di microsistema normativo

pur all’interno della cornice delle regole generali in materia di accesso

dettate dalla legge n. 241 del 1990 ed introduce particolari limiti

oggettivi e soggettivi all’accessibilità degli atti concernenti le

procedure di affidamento dei contratti pubblici.

In sostanza, dal combinato disposto dei commi 5 e 6 della

menzionata disposizione deriva che non è consentito esercitare

l’accesso alla documentazione posta a corredo dell’offerta selezionata

ove l’impresa aggiudicataria abbia dichiarato che sussistano esigenze

di tutela del segreto tecnico o commerciale ed il richiedente non

abbia dimostrato la concreta necessità di utilizzare tale

documentazione in uno specifico giudizio.

Ed è ciò che si è verificato nella vicenda in esame, laddove la Società

ricorrente ha dichiarato e dimostrato l’esigenza di sottrarre

all’accesso determinate parti del progetto selezionato e la richiedente

ha prospettato vaghe esigenze di tutela dei propri interessi.

Per le argomentazioni che precedono, il ricorso deve essere accolto,

con conseguente annullamento dell’atto impugnato, con cui è stato

assentito l’accesso ad atti in precedenza esclusi.

Quanto alle spese, le stesse possono essere integralmente

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compensate fra le parti in causa.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sez. III Ter,

definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo accoglie e,

per l’effetto, annulla gli atti impugnati.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità

amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 25 giugno

2009 con l'intervento dei Magistrati:

Italo Riggio, Presidente

Maria Luisa De Leoni, Consigliere, Estensore

Giulia Ferrari, Consigliere

L'ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 03/08/2009

(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)

IL SEGRETARIO

http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Roma/Sezione%203T/2008/200... 21/03/2011

N. 00496/2010 REG.RIC. Page 1 of 5

N. 01724/2010 REG.SEN.

N. 00496/2010 REG.RIC.

R E P U B B L I C A I T A L I A N A

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria

Sezione Staccata di Reggio Calabria

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 496 del 2010, proposto da:

Daniela Cormaci, rappresentata e difesa dall'avv. Marco Irali, con

domicilio eletto presso Marco Irali in Reggio Calabria, via Mattia

Preti N.1; contro

Comune di Reggio di Calabria in persona del Sindaco pro tempore;

per l’accesso

agli atti concernenti la depurazione delle acque dell’utenza idrica della

parte ricorrente, in applicazione del Decreto Leg.vo n. 195/2005 in

materia di informazione ambientale.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/ReggioCalabria/Sezione%201/2... 21/03/2011

N. 00496/2010 REG.RIC. Page 2 of 5

Relatore nella camera di consiglio del giorno 17 novembre 2010 il

dott. Ettore Leotta e uditi per le parti i difensori come specificato nel

verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

La Sig.ra Daniela Cormaci ha stipulato con il Comune di Reggio

Calabria un contratto di somministrazione d’acqua potabile, relativo

all’utenza idrica n. 904100, ubicata in Reggio Calabria, Via Francesco

Baracca n. 27.

Il canone ha previsto, oltre al pagamento dell’acqua potabile, ulteriori

voci, tra cui quella inerente la depurazione.

Con istanza depositata il 26 maggio 2010 l’interessata ha chiesto di

accedere agli atti relativi alla propria utenza idrica, al fine di accertare

la funzionalità e/o assenza degli impianti di depurazione a partire

dall’anno 2001 fino all’anno 2010, invocando la sentenza della Corte

Costituzionale n. 335 dell’8 ottobre 2008 (con la quale è stata

dichiarata la parziale illegittimità costituzionale dell’art. 14, comma 1,

della L. 5 gennaio 1994, n. 36 e dell’art. 155, comma 1, primo

periodo, del Decreto Leg.vo 3 aprile 2006, n. 152).

Il Comune intimato non ha fornito alcuna informazione al riguardo.

Con ricorso notificato il 19 luglio 2010, depositato il 13 agosto 2010,

l’interessata ha adito questo Tribunale, chiedendo che sia ordinato al

Comune di Reggio Calabria di esibire le informazioni ed i documenti

richiesti.

http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/ReggioCalabria/Sezione%201/2... 21/03/2011

N. 00496/2010 REG.RIC. Page 3 of 5

Alla Camera di consiglio del 17 novembre 2010 la causa è passata in

decisione.

2) Il ricorso è fondato.

Come già statuito con sentenza 3 novembre 2009 n. 818 di questo

Tribunale, l'art. 3 del D.L.vo 19 agosto 2005 n. 195, con il quale è

stata data attuazione alla Direttiva 2003/4/CE sull'accesso del

pubblico all'informazione ambientale, ha introdotto, come prima

aveva fatto il D.L. vo 24 febbraio 1997 n. 39 (abrogato dall'art. 12 del

cit. D.L.vo n. 39 del 1997), una fattispecie speciale di accesso in

materia ambientale, che si connota, rispetto a quella generale prevista

nella L n. 241 del 1990, per due particolarità:

- l'estensione del novero dei soggetti legittimati all'accesso;

- il contenuto delle cognizioni accessibili.

Sotto il primo profilo, l'art. 3 del D.L. vo n. 195/2005 chiarisce che

le informazioni ambientali spettano a chiunque le richieda, senza

necessità, in deroga alla disciplina generale sull'accesso ai documenti

amministrativi, di dimostrare un suo particolare e qualificato

interesse.

Quanto al secondo aspetto, la medesima disposizione estende il

contenuto delle notizie accessibili alle «informazioni ambientali» (che

implicano anche un'attività elaborativa da parte dell'Amministrazione

debitrice delle comunicazioni richieste), assicurando, così, al

richiedente una tutela più ampia di quella garantita dall'art. 22 L. n.

241 del 1990, oggettivamente circoscritta ai soli documenti

http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/ReggioCalabria/Sezione%201/2... 21/03/2011


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Atreyu

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DESCRIZIONE DISPENSA

Questa dispensa riporta i temi trattati nella lezione del 23 marzo 2011 nell'ambito del corso di preparazione agli esami di Diritto Amministrativo I e II svolti dalla Dott. ssa Alessandra Battaglia.
Nel documento è affrontato il tema del diritto all'accesso dei documenti amministrativi; si riportano gli artt. 22-23-24-25-26 e 27 della legge 241/90 , gli artt. 3,4,5,6,7 del d.lgs. 195/05 e l'art. 43 del d.lgs. 267/00, tutti corredati dai commenti della giurisprudenza.
Successivamente sono riportate tre sentenze del giudice amministrativo che affrontano lo stesso argomento.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (PALERMO, ROMA)
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Amministrativo I-II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Maria SS. Assunta - Lumsa o del prof Battaglia Alessandra.

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