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ESTRATTO DOCUMENTO

Preliminarmente la Corte dispone la riunione dei due procedimenti

separatamente proposti avverso la stessa sentenza;

udito l'Avvocato Luigi PAGANO, con delega depositata in udienza

dell'Avvocato PAGANO Pietro, difensore dei ricorrenti che si riporta

agli atti;

udito l'Avvocato ACCIAI Costanza, difensore dei resistenti che si

riporta agli atti;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Rosario Giovanni che ha concluso per il rigetto di entrambi i

ricorsi.

FATTO

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione del 13.11.85 la A.R.M.E. s.r.l., P. F. e P.V.D., proprietari di un fondo edificato in

Messina, convennero al giudizio del locale Tribunale la BlS.CO.SA. s.a.s., S.P., S.O., B.M. e C.M.L.,

proprietari di un suolo confinante, derivato dal frazionamento del primo, ed ascrivendo agli stessi,

nell'edificazione di un fabbricato adibito ad albergo, sconfinamenti e violazioni varie di obblighi di

distanze, sia convenzionali, derivanti dall'atto di acquisto del 18.12.1968, sia legali, anche di edilizia

antisismica, ne chiesero la condanna all'arretramento delle relative parti di fabbricato, all'eliminazione di

vedute e tubazioni ed al risarcimento dei danni, con dichiarazione del diritto degli istanti a recintare una

striscia di terreno larga m. 6 interposta tra i due fabbricati e di loro asserita proprietà.

Costituitisi i convenuti, contestarono il fondamento delle avverse richieste, tra l'altro eccependo la

prescrizione degli obblighi convenzionali ex adverso invocati, conseguentemente chiedendone il rigetto,

ed in via riconvenzionale chiesero la condanna degli attori alla eliminazione di tubazioni ed aperture

realizzate a distanza non legale, oltre che alla demolizione di altre opere eventualmente sconfinanti nel

loro fondo.

All'esito della disposta consulenza tecnica e degli acquisiti chiarimenti resi dal c.t.u., con sentenza non

definitiva del 16.1 - 12.2.97 l'adito Tribunale accoglieva alcune delle reciproche richieste (eliminazione

di vedute, regolarizzazione di luci, rimozione di tubi e scarichi, arretramento del pozzo a m. 6 dal

confine, quanto a quelle di parte attrice, rimozione di tubi e scarichi ed eliminazione di tre vedute,

quanto a quelle di parte convenuta), rimetteva al prosieguo l'istruttoria in ordine alle eventuali

violazioni delle norme antisismiche, alle reciproche doglianze di sconfinamento ed alla pretesa

risarcitoria attrice, rigettava altre richieste, principali e riconvenzionali, e riservava al definitivo il

regolamento delle spese. Proposti appelli, principale dal P. e dall'ARME, incidentale dai S., C., B. e dalla

BISCOSA, con sentenza del 7.19-11.2002 la Corte d'Appello di Messina, dichiarata, in via preliminare, la

contumacia della società BISCOSA s.r.l., in parziale accoglimento del gravame principale, dichiarava la

solidarietà della condanna, all'eliminazione o regolarizzazione delle aperture, irrogata ai convenuti, in

parziale accoglimento di quello incidentale, dichiarava "prescritti i diritti di credito derivanti dal contratto

stipulato in data 18.12.1968..." con conseguente rigetto della "domanda di arretramento del pozzo",

sospendeva "la causa relativamente alla condanna, emessa nei confronti degli appellati, alla rimozione

delle tubazioni; confermava nel resto la sentenza impugnata e compensava interamente le spese del

grado. Le argomentazioni essenziali della suesposta decisione, per quel che ancora rileva nella presente

sede, possono come di seguito riassumersi:

a) la mancata specificazione, nella sottoscrizione del mandato difensivo a margine della comparsa di

risposta di secondo grado (così come in quella di primo), della qualità dei S. di legali rappresentanti

della società BISCOSA, oltre che di rispettivi procuratori della C. e della B. comportava la non riferibilità

della relativa costituzione anche alla predetta società;

b) risalendo al 1971 l'ultimazione della costruzione dell'albergo dei convenuti ed essendo stata la

domanda giudiziale proposta nel 1985, in mancanza di prove di altri eventuali precedenti atti

interruttivi, i diritti degli attori, al rispetto delle distanze, derivanti dall'atto di acquisto del 1968 di C.D.,

dante causa dei convenuti, in quanto di natura obbligatoria, si erano estinti per prescrizione decennale;

c) la pendenza, derivata dalla prosecuzione disposta in primo grado, del giudizio di accertamento in

ordine alle reciproche denunce di usurpazione di terreno, imponeva, ai sensi dell'art. 295 c.p.c. la

sospensione del giudizio, in relazione al capo concernente la rimozione delle tubazioni collocate dai

convenuti, tenuto conto della pregiudizialità della determinazione del confine, ancora incerto, e della

breve distanza (cm. 0,67) di tali tubazioni da quello apparente;

d) il rigetto, anche se non espressamente motivato dal Tribunale, della domanda di "accessione

invertita" ex art. 938 c.c. proposta dai convenuti, meritava conferma, non essendo stata provata la

buona fede, nè al riguardo addotto, nel gravame incidentale, alcun elemento, sia pure indiziario, idoneo

a farla presumere con conseguente inammissibilità del mezzo d'impugnazione, per la sua genericità.

Avverso la suddetta sentenza hanno proposto ricorso per Cassazione l'ARME s.r.l. ed i P., deducendo

quattro motivi di censura.

Resistono congiuntamente la s.a.s. BISCOSA ed i S., anche nelle rispettive qualità di procuratori della B.

e della C., con controricorso, contenente ricorso incidentale, articolato su due motivi. Entrambe le parti

hanno depositato memoria illustrativa.

DIRITTO

MOTIVI DELLA DECISIONE

Va preliminarmente disposta la riunione dei reciproci ricorsi, avverso la medesima sentenza, ai sensi

dell'art. 335 c.p.c. Con il primo motivo di quello principale viene dedotta violazione degli artt. 329, 291,

171 e 324 c.p.c., con connesse carenze di motivazione, lamentandosi che la Corte di merito, pur

avendo rilevato la mancanza di procura difensiva, per effetto della quale l'atto di appello non era

riferibile alla s.r.l. BISCOSA, si sia limitata alla dichiarazione di contumacia di tale società, senza anche

dichiarare, come pur eccepito e richiesto dalle controparti, che la sentenza impugnata era passata in

giudicato nei confronti della stessa, per mancanza di valida impugnazione.

Pregiudiziale all'esame del suesposto mezzo d'impugnazione è quello del primo motivo del ricorso

incidentale, con il quale si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 347 e 350 c.p.c.

sostenendosi che la qualità di legali rappresentanti della società suddetta, rivestita dai S., era stata

chiaramente indicata nell'intestazione della comparsa di costituzione e risposta in appello e che,

pertanto, irrilevante, a termini di giurisprudenza di legittimità, sarebbe stata la mancata spendita della

denominazione della rappresentata anche nella sottoscrizione del mandato a margine dell'atto.

Le censure esposte nel ricorso incidentale sono fondate e vanno accolte, restando conseguentemente

assorbite quelle dei ricorrenti principali.

Dall'esame della comparsa di costituzione e risposta degli appellati - appellanti incidentali nel giudizio di

secondo grado, reso necessario dalla natura processuale delle suesposte questioni, si rileva che da

parte dei S. fu espressamente precisato, nell'intestazione di tale atto, che i medesimi si costituivano,

oltre che in proprio e nelle rispettive qualità di procuratori di C. M.L. e di B.M., anche per la "soc.

BIS.COSA. S.a.s., in persona dei suoi soci e legali rappresentanti S. P. ed O.", e che il mandato

difensivo a margine venne sottoscritto da entrambi i predetti; a ciascuna di tali sottoscrizioni,

debitamente autenticate dal nominato difensore, risulta aggiunta la dizioni "in proprio e quale

procuratore", rispettivamente, della C. e della B., mentre invece viene omessa, in entrambe,

l'indicazione della qualità di legale rappresentante della suddetta società. Ma tale omissione non può

comportare, contrariamente a quanto ritenuto dai giudici di appello, l'inesistenza o invalidità della

costituzione della s.a.s.

BIS.COSA., non essendo idonea ingenerare dubbi in ordine alla effettiva intenzione dei sottoscriventi

testualmente desumibile dall'epigrafe dell'atto nella quale vi è l'inequivoca spendita della qualità in

questione, di volersi costituire anche per conto della rappresentata società, dovendosi al riguardo

applicare l'ormai concorde indirizzo della giurisprudenza di legittimità, a termini del quale ai fini della

riferibilità della costituzione da parte del rappresentante al soggetto rappresentato, sia esso persona

fisica o giuridica, non è strettamente necessaria una dichiarazione espressa, mediante formule più o

meno sacramentali, essendo invece sufficiente che la volontà della spendita del nome risulti anche

indirettamente o da fatti concludenti, purchè in modo certo ed univoco, dalle circostanze del caso

concreto o dalla struttura dell'atto (v. Cass. 2^ n. 8249/97, conf. n. 11885/95, n. 287/80, n. 2973/77).

Tali condizioni risultano palesemente ricorrenti nel caso di specie, in cui la contestualità della spendita

della qualità di organi rappresentativi della società e delle sottoscrizioni del mandato ad litem contenuti

nello stesso atto e nel medesimo foglio, non consentiva dubbi di sorta in ordine alla volontà dei S. di

costituirsi anche per conto della società, a nulla rilevando l'omessa ripetizione della predetta qualità a

fianco delle rispettive firme.

Deve pertanto ritenersi regolarmente costituita nel giudizio di secondo grado la società BIS.COSA. Con

il secondo motivo del ricorso principale vengono dedotte violazione degli art. 813 p.p., artt. 2946, 1073,

2938 cod. civ. e art. 112 c.p.c., con connesse carenze ed illogicità di motivazione, in relazione alla

dichiarata prescrizione dei "diritti di credito derivanti dal contratto stipulato in data 18.12.1968 " a

favore degli attori (capo 3 della sentenza impugnata).

Dalle diffuse argomentazioni esposte nel mezzo di impugnazione possono enuclearsi i seguenti profili di

censura:

1) la Corte di merito non avrebbe considerato che l'eccezione al riguardo sollevata dai convenuti,

rinnovata nell'accolto capo dell'appello incidentale, sarebbe stata inammissibile per genericità, non

avendo gli eccipienti specificato quale fosse il tipo di prescrizione applicabile, nè indicato le relative

norme pertinenti al caso; conseguentemente la decisione sarebbe, in tale capo, viziata da ultrapetizione

avendo il giudice, nel qualificare di natura obbligatoria i diritti in questione e nel dichiararli estinti per

prescrizione decennale, emesso una statuizione non richiesta, applicando un istituto non invocato dagli

appellanti incidentali;

2) la qualificazione in termini di "diritti di credito" degli obblighi di distanza assunti dalle controparti con

l'atto sopra menzionato, sarebbe erronea, trattandosi di diritti reali, e comunque immotivata;

3) anche a voler applicare i principi dettati dalla sentenza 27.11.85 n. 5890 di questa S.C. (secondo la

quale in siffatti casi il diritto avrebbe natura obbligatoria, fino realizzazione dell'edificio a favore o a

carico del quale l'obbligo la limitazione è prevista, e dopo la stessa assumerebbe natura reale), i giudici


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AUTORE

Atreyu

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+1 anno fa


DESCRIZIONE DISPENSA

La dispensa fa riferimento alle lezioni di Diritto Civile, tenute dal Prof. Giovanni Furgiuele nell'anno accademico 2011.
Il documento riporta il testo della sentenza n. 10268 emessa dalla Corte di Cassazione nel 2006 in tema di accessione con particolare riferimento all'occupazione di fondo attiguo, buona fede dell'occupante, accessione invertita.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Atreyu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Furgiuele Giovanni.

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